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Diamoci una mossa per le riforme strutturali a partire dalla riforma fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Irpef e relative addizionali stanno erodendo le retribuzioni e le pensioni dei lavoratori soprattutto dipendenti poiché il loro prelievo è alla fonte. Per stemperare il clima di così severa “austerità” è stata fatta circolare la possibilità di realizzare a breve una riforma fiscale che avrebbe potuto alleviare la situazione resa sempre più gravida d’incognite per via dell’aumento delle voci come quella delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, e dei rifiuti che presentano un crescendo che mediamente è il doppio se non il triplo dell’indice medio del costo della vita in un anno.
A questo punto sappiamo bene che l’unica arma che rimane nelle mani del contribuente è di “evadere” e sembra che lo facciano molto bene soprattutto chi non ha introiti tassabili alla fonte come gli artigiani, i commercianti, i professionisti.
Un governo che come il nostro si dice votato all’interesse generale del paese e costituito da “tecnici” che, tradotto in termini “volgari”, vuol dire saperne di più sia dei politici sia dell’uomo della strada, dovrebbe rendersi conto che se la riforma del fisco richiede tempi lunghi vi è un’altra strada ben più breve e altrettanto efficace che è delle detrazioni d’imposta. Questa leva è stata già adottata all’estero da anni e funziona molto bene (pensiamo ai paesi anglosassoni ma anche alla Germania ecc.) Questi sgravi, per essere validi, devono focalizzarsi su tre direttrici: vitto, servizi, alloggio. In pratica si devono riconoscere e sostenere quelle parti che sono da considerarsi beni di prima necessità e ai quali l’accesso deve essere garantito a tutti, a prescindere dalle rispettive disponibilità economiche. Se percorressimo questa strada noi lanceremmo un forte segnale a quella parte della società che misura l’azione governativa in rapporto alle risposte che sa dare in tempo reale e per non rendere più sentita la contrarietà di chi si è visto ridurre la pensione e lo stipendio nel giro di qualche giorno mentre per gli altri provvedimenti, promessi per indorare la pillola del sacrificio, se ne discute ancora e molti pensano che alla fine vadano a brodo di giuggiole. “La potenza scrive Honoré de Balzac non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto”. (Riccardo Alfonso)

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Diamoci una mossa per le riforme strutturali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

fisco2005aPer stemperare il clima di così severa “austerità” è stata fatta circolare la possibilità di realizzare a breve una riforma fiscale che avrebbe potuto alleviare la situazione resa sempre più gravida d’incognite per via delle voci come quella delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, e dei rifiuti che tendono ad assorbire una grossa fetta dei nostri redditi che tra l’altro, nonostante la bassa inflazione, tendono a perdere potere d’acquisto in modo significativo. A questo punto sappiamo bene che l’unica arma che rimane nelle mani del contribuente è di “evadere” e sembra che lo facciano molto bene soprattutto chi non ha introiti tassabili alla fonte come gli artigiani, i commercianti, i professionisti. Un governo che come il nostro si dice votato all’interesse generale del paese e costituito da “tecnici” che, tradotto in termini “volgari”, vuol dire saperne di più sia dei politici sia dell’uomo della strada, dovrebbe rendersi conto che se la riforma del fisco richiede tempi lunghi vi è un’altra strada ben più breve e altrettanto efficace che è delle detrazioni d’imposta. Questa leva è stata già adottata all’estero da anni e funziona molto bene (pensiamo ai paesi anglosassoni ma anche alla Germania ecc.) Questi sgravi, per essere validi, devono focalizzarsi su tre direttrici: vitto, servizi, alloggio. In pratica si devono riconoscere e sostenere quelle parti che sono da considerarsi beni di prima necessità e ai quali l’accesso deve essere garantito a tutti, a prescindere dalle rispettive disponibilità economiche. Se percorressimo questa strada noi lanceremmo un forte segnale a quella fetta della società che misura l’azione governativa in rapporto alle risposte che sa dare in tempo reale e per non rendere più sentita la contrarietà di chi si è visto ridurre la pensione e lo stipendio nel giro di qualche giorno mentre per gli altri provvedimenti, promessi per indorare la pillola del sacrificio, se ne discute ancora e molti pensano che alla fine vadano a brodo di giuggiole. “La potenza scrive Honoré de Balzac non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto”. (Riccardo Alfonso)

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La competitività imprenditoriale passa attraverso le riforme strutturali

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

confineIn questi giorni si fa un gran parlare della perdita di competitività a livello internazionale delle nostre imprese ma si sottace sull’incapacità del nostro sistema di costruire un modello di crescita al passo con i tempi. La ricetta, se vogliamo, è così semplice da apparire in una certa misura ovvia anche se per nostra natura siamo più propensi a scegliere strade più complesse ed elaborate. Da quando tempo noi parliamo di crescita economica del nostro Mezzogiorno e ci siamo inventati, persino, un ministero (Cassa del Mezzogiorno) per erogare in pratica capitali pubblici a fondo perduto pur di favorire lo sviluppo imprenditoriale nel Sud del Paese. L’insuccesso mostrato per questa formula non ci ha scoraggiato del tutto. Eppure esiste un diverso approccio per raggiungere l’obiettivo desiderato come ad esempio migliorare la rete dei trasporti e rendere competitive quelle imprese che sono in grado di reggere il rapporto con le consorelle di altri Paesi del mondo. Pensiamo all’industria del turismo e a quella agro-alimentare. Abbiamo fatto, in proposito, qualcosa per migliorare il trasporto delle merci e delle persone sia per via terrestre sia per via aerea e marittima? Ben poco, purtroppo. I nostri porti non sono attrezzati, ad esempio, ad accogliere il naviglio da diporto e la nostra rete stradale e ferroviaria presenta delle evidenti strozzature che rendono sommamente difficoltoso l’accesso alle aree turistiche più attraenti. In pratica dobbiamo renderci sempre più conto che non si possono raggiungere determinati obiettivi senza l’utilizzo di strumenti adeguati. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi economici e finanziari della Fidest da “Lezioni di economia”)

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Fidest: riforme strutturali

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2011

In questi giorni, dopo il varo del decreto sulla manovra del Governo, si fa un gran parlare di tagli a partire da quelli della politica ma poco si discute sulle riforme strutturali che possono da sole mettere in ordine i conti dello Stato andando ad aggredire proprio la fonte di tutti gli sprechi, gli abusi, le truffe e quanto altro.
Partiamo dalla riforma più temuta ed esorcizzata: le pensioni. Oggi l’attuale sistema segna il suo inevitabile destino se pensiamo che la speranza di vita si allunga e la stessa qualità migliora. Nello stesso tempo appare uno spreco mettere “fuori servizio” energie ancora valide anche se per farle rendere al meglio potrebbero cambiare “mestiere”. L’esempio classico lo possiamo fare con il giocatore di calcio professionista. Di solito a 35 anni appende gli scarpini al chiodo ma non è certo un pensionato. Si cercherà un altro lavoro, ovviamente. E nel coso della vita di ciascuno di noi, un lavoro usurante deve pur avere un limite ed essere alternato, se si vuole, a qualcosa d’altro. A questo riguardo anni fa i Centri studi della Fidest prepararono uno “studio di fattibilità” dove la parola “pensione” fu sostituita con “rendita assicurativa” e stabilita una cadenza decennale al termine della quale il lavoratore avrebbe potuto percepire il 20% della media delle retribuzioni del decennio in questione. In 40 anni avrebbe potuto godere di una rendita pari all’80% di quanto mediamente percepito nel corso di detto periodo ma non è detto che potesse andare oltre e raggiunga i 50 ed anche i 60 anni. Quindi nessun sbarramento di “vecchiaia” ma solo l’opportunità di cambiare modulo lavorativo, di scegliere quello che potrebbe essergli più congeniale in base all’età e al suo stato di salute e anche d’aderire al progetto “Cittadella del sapere” dove potrebbe offrire la sua esperienza lavorativa in favore dei giovani.
L’altra riforma è quella della sanità. Il modulo conduttore è dato da una constatazione. Oggi la salute è in mille modi insidiata e la possibilità di vivere più a lungo pone problemi seri sulla tenuta delle nostre forze e del come gestirle. Ecco perché in luogo dell’assistenza generalista che prevede un intervento durante e post il nascere di un male la logica del “pre” ovvero della “prevenzione” lo anticipa all’occorrenza o ne controlla la performance in corso d’opera. Può apparire strano ai non addetti ai lavori ma una prevenzione generalista comporta, a regime, un forte risparmio di risorse e di metodi di lavoro sanitario e assistenziale oltre a razionalizzare i vari tempi di risoluzione. Faccio un solo esempio, tra i tanti: se si pianifica un intervento chirurgico è possibile anzitempo prelevare il sangue del paziente per utilizzarlo all’occorrenza oltre a stabilire il giorno più adatto e la struttura più disponibile e lo specialista più indicato. Ma la prevenzione vuole dire, ovviamente, molto di più e toccare tutta la filiera assistenziale. Un paziente dotato di un chip nel quale sia compresa la cartella clinica e la sua anamnesi può significare, in caso di un intervento d’emergenza (infarto, ictus), più rapide risposte sanitarie. Ma vi è anche l’altro discorso che coinvolge direttamente la prevenzione con un check-up periodico che possa monitorare lo stato fisico della popolazione e poter intervenire all’insorgenza del male. Lo studio, nei dettagli è stato pconcretizzato da una ricerca condotta dai Centri studi della Fidest.
Un altro tema di più ampia portata, e tende a coinvolgere interi continenti, è quello denominato “cittadelle del sapere” e che prevede la costruzione di piccole cittadine (massimo 50 mila abitanti) nelle aree del terzo mondo dove si possono misurare le competenze e le esperienze di operatori occidentali della terza età con i giovani locali per avviarli a professioni utili e più richieste sul mercato del lavoro ma anche un modo per restare nel proprio paese rendendosi disponibili nei servizi e quanto altro. Un’altra riforma è quella della giustizia. E anche qui i Centri studi della fidest hanno messo a punto una soluzione adeguata. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Patto di stabilità e crisi greca

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2010

Il profondo disagio che attraversa la società greca è il risultato di una società europea fragile ed esposta a diversi rischi per mancanza di un disegno politico che vada oltre le intese finanziarie sulle quali si è voluto fissare l’unità continentale. Ma la Grecia non è la sola ad essere esposta a un possibile tracollo economico e sociale. Lo dobbiamo all’incapacità di esprimere la propria solidarietà “corale” degli altri stati. Agli egoismi che ciascuno di essi mostra di nutrire a danno degli altri se si pensa che lo stesso prestito concesso alla Grecia ha degli interessi alquanto alti. Faceva osservare giustamente giorni fa, in un suo intervento alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che se non si riforma il patto di stabilità e si rafforza il governo economico dell’Unione il caso della Grecia è destinato a moltiplicarsi. In altre parole non basta avere un meccanismo di osservazione dei bilanci ma occorre poter intervenire per imporre le riforme strutturali dei bilanci pubblici, renderle più incisive, perché su di loro pesa la mancata crescita di alcuni paesi e l’Italia è tra questi. D’altra parte è impensabile prescindere dalla solidità del sistema finanziario e questo non si rafforza se il tessuto sociale è incapace di essere virtuoso e, nel caso italiano, significa anche evitare gli sprechi e non fare le riforme onerose perché non si è in grado di eliminare le fonti degli sperperi pubblici e privati a vantaggio di settori imprenditoriali che puntano solo alla speculazione e a facili guadagni. (ar)

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Le riforme strutturali che la politica non osa affrontare

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

La capacità di mediazione che è tipica della politica in una sistema come quello occidentale dove è continuo il confronto, la dialettica, la ricerca di compromessi e di equilibri tra interessi diversi e sovente conflittuali tra di loro, sembra non sortire i suoi effetti benefici o, per lo meno, ricercare quei punti di convergenza comuni che possono rendere al meglio i contrappesi esistenti o che si intendono stabilire. Ed è questo il nodo irrisolto del nostro sistema. Facciamo solo qualche esempio tra quelli di maggiore attualità: la giustizia ed il sistema assistenziale. Nel primo caso si è troppo protesi verso soluzioni che vorrebbero far valere ora quelli corporativi degli avvocati e dei magistrati ed ora quelli volti a garantire certe “immunità” di natura clientelare affaristica, per cercare di trovare una risposta convincente al bisogno di giustizia che l’opinione pubblica richiede. Nel secondo caso tutti sappiamo bene che la spesa sanitaria è fuori controllo e conosciamo altrettanto bene le disfunzioni che potrebbero essere evitate. Ma anche in questo caso prevalgono gli interessi lobbistici, i voti di scambio ed altre diavolerie del genere che rendono impraticabili soluzioni che pure sono possibili ed auspicabili e che ridurrebbero il costo dell’assistenza pubblica di almeno il 30% rispetto ai costi attuali e tutto questo senza ridurre la quantità e la qualità delle prestazioni ma armonizzandole tra di loro. Ed è proprio nell’impotenza della politica di darsi un “potere” super partes e che sia autorevole al punto giusto per imporre riforme strutturali valide e durevoli nel tempo, sta il nostro tallone di Achille. E non ci illudiamo che ciò possa avvenire in futuro. Non lo garantisce l’attuale governo e nemmeno quello eventuale delle opposizioni di oggi. I loro programmi sono per la conservazione e non per l’innovazione e se si innova si fa solo per motivi di facciata, ovvero nel senso più formale che sostanziale. E’ un male, purtroppo, che non riguarda unicamente l’Italia, ma tutto il sistema politico occidentale. Questo sistema ha avuto la prima “scossa” con l’avvento del socialismo reale, ma non è servito abbastanza per farci cambiare musica. Ora dovremmo aspettarci qualche correzione di rotta del capitalismo di fronte al terrorismo integralista di marca islamica? Forse, ma nutriamo seriamente dei dubbi. Per noi è una questione di civiltà, di cultura, di osmosi tra generazioni, tra modi di vedere e di partecipare alla vita politica ed associativa. Se la politica diventasse per tutti come il pane che ci nutre ed il companatico che lo arricchisce forse allora sapremmo meglio rivolgerla alla realtà che ci circonda e che spesso vogliamo o ignorare o negarne l’evidenza.

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Le riforme strutturali in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Da decenni, oramai, questa parola “magica” che si annette alle riforme accompagnata dal termine aggiunto di “strutturale” sta diventando un tutt’uno nel nostro codice genetico. Per essa si fanno compiere sacrifici che alla prova dei fatti restano tali senza che delle riforme strutturali si veda in realtà nemmeno l’ombra. Ora l’attuale Governo ha ripreso il termine per aprire una nuova stagione di dibattiti tra le forze politiche e sociali del Paese. Diventerà un’altra cortina fumogena per far pagare a chi ha poco tanto e poco a chi ha tanto. E’ questo quanto emerge dall’esperienza dei fatti sin qui verificatesi. Sarebbe, invece, il momento per dare consistenza a questo richiamo alle riforme strutturali affrontandole con coraggio e senza lasciarsi prendere la mano dalle spinte partigiane dei lobbisti. Vogliamo veramente la riforma del welfare? Bene! Aboliamo le pensioni. Ciò non significa, ovviamente, non pagarle, ma più semplicemente, lasciare aperto il mercato del lavoro senza condizionarlo da scadenze fisse legate all’anagrafe più che all’età biologica. Nessuno si è chiesto in Italia perché è nato l’istituto della pensione d’anzianità? La verità è che essa è scaturita dalla “stanchezza” del lavoratore nell’essere intrappolato in un sistema lavorativo dal quale si sentiva oppresso o meglio prigioniero. Come sarebbe stato possibile ad un cinquantenne o un sessantenne dire: cambio lavoro. La prospettiva sarebbe stata quella della disoccupazione. Chi avrebbe assunto un “vecchio” cinquantenne? Se noi individuassimo nuove forme di lavoro adatte per una certa età, e da effettuare a richiesta in part-time, ci troveremmo a impiegare di nuovo una unità che per molti versi resta efficiente e capace di disporre risorse preziose. Questo è, ovviamente, solo il titolo di un tema che gli esperti potrebbero sviluppare a loro piacimento e trovarvi indubbi elementi d’interesse e preziose indicazioni per una vera ed efficace riforma strutturale del settore.

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E.U.: La debolezza della crescita economica

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Essa è fatta risalire dagli esperti alla mancanza di ambiziose riforme strutturali e di bilancio in grado di migliorare ulteriormente le condizioni per gli investimenti e l’occupazione. Un importante contributo al miglioramento del clima di fiducia proverrebbe da un forte impegno a rispettare il patto di stabilità e crescita e dall’aderenza a chiare strategie di risanamento dei conti pubblici a medio termine nei paesi che affrontano attualmente crescenti squilibri di bilancio. Nella situazione attuale, caratterizzata da una modesta espansione economica e da un basso livello di fiducia, rivestono la massima priorità le riforme strutturali e la realizzazione di un corso costante e affidabile della politica di bilancio, in linea con il quadro di riferimento stabilito a livello europeo.

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Le riforme strutturali della regione Sicilia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2009

L’On. Cateno De Luca in occasione del suo intervento in Aula sulla discussione generale delle  Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2009 e del Bilancio di previsione della Regione siciliana per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011”, ha evidenziato per conto del Gruppo Parlamentare MPA i numerosi  aspetti di discontinuità contenuti nel provvedimento proposto dal Governo Lombardo ed approdato in Aula dopo l’esame della Commissione Bilancio. I punti affrontati dall’On. De Luca riguardano principalmente la drammaticità finanziaria nella quale il Governo Lombardo sta operando con particolare riferimento al deficit strutturale di oltre 3 miliardi di euro che le precedenti gestioni hanno lasciato in eredità a questo governo. L’On. De Luca ha evidenziato la inderogabilità di provvedimenti che puntano a liberare il bilancio regionale di alcune ingenti spese che legittimamente  con una nuova strategia potrebbero essere sostenute con i fondi comunitari. Per tale motivo l’On. De Luca nel suo intervento ha preannunciato la presentazione di alcuni emendamenti che tendono a rafforzare la strategia di risanamento del bilancio regionale avviata dal Governo Lombardo finalizzati anche a liberare risorse del bilancio regionale per destinarle a concrete politiche di sviluppo e di rilancio dell’economia siciliana. Uno di questi emendamenti riguarda l’istituzione dell’agenzia regionale per la formazione professionale AREFOP per affidare ad un unico Ente pubblico una nuova strategia in un settore fondamentale per la riqualificazione e l’aggiornamento dei lavoratori dipendenti e soprattutto per garantire una formazione spendibile sul mercato del lavoro ai centinaia di migliaia di giovani siciliani. L’attuale personale assunto a tempo indeterminato degli enti di formazione professionale transiterebbe in questa agenzia e si concluderebbe definitivamente l’era degli enti di formazione improvvisati. Con l’istituzione dell’AREFOP – dichiara l’On. De Luca – la Regione Siciliana libererà annualmente circa 300 milioni di euro dal proprio bilancio utilizzando le risorse nazionali e comunitarie con un affidamento in house di tutti i servizi formativi per i prossimi 5 anni. La Regione Siciliana – continua l’On. De Luca – potrebbe utilizzare così oltre 1 miliardo e mezzo di euro da destinare alle politiche di sviluppo e di risanamento del bilancio regionale che in più occasioni non ho avuto esitazioni nel definire “un falso storico”. Il governo del Presidente Lombardo – conclude l’On. De Luca – ha ormai avviato una nuova era di riforme strutturali evitando così il saccheggio permanente delle casse della Regione Siciliana.

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