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Il fuoco che distrugge e rigenera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Qualcosa che noi vorremmo paragonare dal passaggio dal fuoco elettronico o prometeico al fuoco nucleare. Di là, dal nucleo, deriva la “forza forte”. Di là dalla legge genetica della vita deriva la forza corrispondente ed emergente nel corso dell’evoluzione. Fra l’uomo ingiusto che si fa legge da sé e l’uomo che si affida alla legge, secondo il principio di organicità, si può rilevare un passaggio verso una superiore efficienza. Mi riferisco a quell’efficienza di carattere, non più emozionale ma razionale, che vediamo realizzato su larga misura a livello della tecnologia universale.
La ragione di questo mutamento verso l’alto possiamo già coglierla a livello biologico, a livello organico. C’è una rettitudine che guida dall’interno la vita. C’è una forma di selezione che, partendo dai livelli dell’animalità, si riaffaccia in ben diversa configurazione a livello della spiritualità: a livello noetico. Qui la lotta non avviene più per via dell’arma da taglio, bensì per via dell’intelligenza. Una lotta sempre meno cruenta. Per rendercene conto basta pensare a quell’organica società di cellule che è il corpo umano. Tutto si basa sulla legge fondamentale della vita. Ma a livello di coscienza e di autocoscienza il principio di rettitudine e di superiore giustizia, passando dalla osservazione alla convinzione, si affaccia quale pozione fondamentale sulle soglie della volontà. Il flusso, per così dire, della corrente evolutiva, viene a trovarsi nell’orizzonte definito evangelicamente della “buona volontà”.
D’altra parte, osserva l’Ubaldi: “Non si può fare a meno di nascere vivere e morire e di nuovo nascere, vivere e morire e nel frattempo non si può fare a meno d’imparare a evolverci”. Ciò significa che, a un certo punto, l’analisi delle forze della personalità ci porta a individuare alcuni processi finali di sintesi. Uno di questi processi induce a prevedere la fine generale delle guerre. La traiettoria del fenomeno, la vediamo lanciata dal male verso il bene. Questa tendenza all’unificazione politica mondiale, colta sull’orizzonte della fine del fenomeno guerra, dà luogo a una riflessione di carattere generale. Basta un interrogativo ben comprensibile a tutti. Che cosa succederebbe nel pianeta se nel giro di qualche decennio l’intera forza logistica militare fosse convertita in forza logistica pacifica, in senso umanistico e organico? In altre parole, come ci apparirebbe la geosfera se, dall’oggi al domani, tutta la sua varietà si coagulasse a guida di un corpo organico, a guida del corpo umano?
Potremmo, forse, dare al riguardo solo una risposta in chiave evolutiva? Come dire che vi è stato un tempo in cui l’uomo primitivo isolato, individualista ed egocentrico viveva la sua vita in modo non molto diverso da certi primati mentre oggi siamo più portati a sentire il fascino dell’universale sotto il richiamo dell’organicità, della collaborazione, della solidarietà con tutti i viventi.
Abbiamo vissuto il tempo, e nel suo riflesso odierno continuiamo a viverlo pur mescolato con una diversa consapevolezza, critica, della lotta, della furbizia, dell’astuzia. Si apre, in tal modo, uno spiraglio verso la negazione delle forme autoritarie e imperialiste, verso un ordine non più imposto dal capo e per capire che la volontà di potenza si scontra fatalmente con l’impotenza.
Da tale consapevolezza può nascere un processo di unificazione sempre più vasto. Da ciò l’esigenza di una crescita sul piano conoscitivo. Crescita che la tecnologia più avanzata sarebbe in grado di promuovere se la gestione della comunicazione sociale fosse in mano a gente intelligente. Parlo naturalmente di un’intelligenza di tipo olistico. Pietro Ubaldi scrivendo la “Grande sintesi” e volgendo lo sguardo verso la civiltà del terzo millennio si indirizza alle intelligenze migliori, dicendo: “La via è libera. Il banchetto è pronto e siamo invitati. Ma dobbiamo capire il significato di questo invito”. (Riccardo Alfonso)

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Il fuoco che distrugge e rigenera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Qualcosa che noi vorremmo paragonare dal passaggio dal fuoco elettronico o prometeico al fuoco nucleare. Di là, dal nucleo, deriva la “forza forte”. Di là dalla legge genetica della vita deriva la forza corrispondente ed emergente nel corso dell’evoluzione. Fra l’uomo ingiusto che si fa legge da sé e l’uomo che si affida alla legge, secondo il principio di organicità, si può rilevare un passaggio verso una superiore efficienza. Mi riferisco a quell’efficienza di carattere, non più emozionale ma razionale, che vediamo realizzato su larga misura a livello della tecnologia universale.
La ragione di questo mutamento verso l’alto possiamo già coglierla a livello biologico, a livello organico. C’è una rettitudine che guida dall’interno la vita. C’è una forma di selezione che, partendo dai livelli dell’animalità, si riaffaccia in ben diversa configurazione a livello della spiritualità: a livello noetico. Qui la lotta non avviene più per via dell’arma da taglio, bensì per via dell’intelligenza. Una lotta sempre meno cruenta. Per rendercene conto basta pensare a quell’organica società di cellule che è il corpo umano. Tutto si basa sulla legge fondamentale della vita. Ma a livello di coscienza e di autocoscienza il principio di rettitudine e di superiore giustizia, passando dalla osservazione alla convinzione, si affaccia quale pozione fondamentale sulle soglie della volontà. Il flusso, per così dire, della corrente evolutiva, viene a trovarsi nell’orizzonte definito evangelicamente della “buona volontà”.
D’altra parte, osserva l’Ubaldi: “Non si può fare a meno di nascere vivere e morire e di nuovo nascere, vivere e morire e nel frattempo non si può fare a meno d’imparare a evolverci”. Ciò significa che, a un certo punto, l’analisi delle forze della personalità ci porta a individuare alcuni processi finali di sintesi. Uno di questi processi induce a prevedere la fine generale delle guerre. La traiettoria del fenomeno, la vediamo lanciata dal male verso il bene. Questa tendenza all’unificazione politica mondiale, colta sull’orizzonte della fine del fenomeno guerra, dà luogo a una riflessione di carattere generale. Basta un interrogativo ben comprensibile a tutti. Che cosa succederebbe nel pianeta se nel giro di qualche decennio l’intera forza logistica militare fosse convertita in forza logistica pacifica, in senso umanistico e organico? In altre parole, come ci apparirebbe la geosfera se, dall’oggi al domani, tutta la sua varietà si coagulasse a guida di un corpo organico, a guida del corpo umano?
Potremmo, forse, dare al riguardo solo una risposta in chiave evolutiva? Come dire che vi è stato un tempo in cui l’uomo primitivo isolato, individualista ed egocentrico viveva la sua vita in modo non molto diverso da certi primati mentre oggi siamo più portati a sentire il fascino dell’universale sotto il richiamo dell’organicità, della collaborazione, della solidarietà con tutti i viventi.
Abbiamo vissuto il tempo, e nel suo riflesso odierno continuiamo a viverlo pur mescolato con una diversa consapevolezza, critica, della lotta, della furbizia, dell’astuzia. Si apre, in tal modo, uno spiraglio verso la negazione delle forme autoritarie e imperialiste, verso un ordine non più imposto dal capo e per capire che la volontà di potenza si scontra fatalmente con l’impotenza.
Da tale consapevolezza può nascere un processo di unificazione sempre più vasto. Da ciò l’esigenza di una crescita sul piano conoscitivo. Crescita che la tecnologia più avanzata sarebbe in grado di promuovere se la gestione della comunicazione sociale fosse in mano a gente intelligente. Parlo naturalmente di un’intelligenza di tipo olistico. Pietro Ubaldi scrivendo la “Grande sintesi” e vol-gendo lo sguardo verso la civiltà del terzo millennio si volge alle intelligenze migliori, dicendo: “La via è libera. Il banchetto è pronto e siamo invitati. Ma dobbiamo capire il significato di questo invito”. (Riccardo Alfonso)

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Rigenera SmART City – Festival delle Periferie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Rigenera (Bari) giovedì 6 a domenica 9 settembre a Laboratorio Urbano, Palo del Colle annuncia che MANNARINO, COSMO e SELTON e CLEMENTINO arricchiranno la line up della manifestazione aggiungendosi ai già annunciati live di MOTTA, MINISTRI E LEMANDORLE. La periferia al centro, fulcro propulsivo di musica, arte, creatività e cultura. Cuore pulsante di processi sociali, economici e culturali, non più luogo di marginalità, esclusione e degrado.Sono questi i temi della quarta edizione del festival che oltre alla musica vedrà alternarsi teatro, mostre, incontri tematici di approfondimento, performance di live painting e dibattiti con l’obbiettivo di dare nuova vita a spazi abbandonati, per ripopolarli creando un ponte di bellezza tra periferia e centro città, un punto di raccordo tra situazioni di conflitto.Ospite speciale sarà Carlo Massarini, celebre autore e conduttore radiotelevisivo, che avrà il compito di raccontare questa esperienza alternandosi tra palco e backstage.
Si parte il 6 settembre con la performance di Alessandra Gaeta “IN & OUT of Borders”, il vernissage della mostra di Michele Cremaschi “GEO-HAPPINESS MEASURING – Può l’arte misurare la felicità?” ed un talk su arte e periferie moderato da Carlo Massarini con Cremaschi, Renzo Francabandera e Corrado d’Elia.In serata spazio al teatro con “Iliade” spettacolo di Corrado d’Elia arricchito dagli interventi live painting di Renzo Francabandera, artista, live painter e critico della scena contemporanea. Una performance che riporterà sotto gli occhi degli spettatori immagini e icone ispirate al mito classico e alla sua declinazione moderna, coniugandosi con la restituzione di un’epopea che ricorda di quando la periferia del nostro continente era al centro della storia.
Dal 7 settembre inizieranno i grandi live: sul palco di Rigenera arriva uno dei nomi di punta del nuovo cantautorato italiano, MOTTA. Polistrumentista, cantante e autore, neo vincitore della Targa Tenco 2018 come miglior disco in assoluto, canterà i brani di “Vivere o Morire”, il secondo album pubblicato ad aprile, insieme alle canzoni de “La fine dei vent’anni”, il disco d’esordio che nel 2016 lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Apre la serata Matteo Palermo. Al termine del concerto di Motta si balla con COSMO, alias Jacopo Bianchi, reduce dal successo a colpi di sold out nei principali club europei e festival italiani del tour “Cosmotronic”, l’ultimo album uscito a gennaio. Un disco doppio che gioca sulle due anime artistiche del dj e producer, ovvero la canzone d’autore e musica da club fusi in uno stile unico e originale. Un live “particolarissimo” enfatizzato da un set up di luci molto diverso da quello dei normali concerti pop. Chiude la serata il dj set di DEEP INSIDE.
L’8 settembre la serata inizia con le note leggere e i ritmi multiculturali dei SELTON, “una band capace di unire in pochi istanti Italia e Brasile in modo affascinate” come ha scritto Rolling Stone. “Manifesto tropicale”, uno dei migliori album del 2017 secondo la nota rivista, è un mix di influenze, lingue e culture in cui convergono con facilità folk, pop, cantautorato ed elettronica, rock, ballad e chitarre acustiche. L’apertura è affidata a Giuliana Tecce e al duo Uramawashi. Chiude la serata il dj set di DEEP INSIDE.
A seguire uno degli eventi più attesi del festival: dopo il grande successo del concerto di fine tour al Rock in Roma con più di 10.000 spettatori, sul palco di Rigenera arriva MANNARINO, uno dei pochi cantautori contemporanei capaci di condurre una profonda ricerca artistica facendo numeri da artista mainstream. Dal nonno che gli ha insegnato ad amare la poesia al suo rapporto con Roma e la periferia dove è cresciuto, dal giovane poeta in cerca della sua strada alla laurea in antropologia “mai ritirata”, fino ad arrivare al grande successo di pubblico, l’artista si racconterà durante un incontro intimo tra viaggi, letteratura, musica e parole fino ad imbracciare, accompagnato da alcuni tra i suoi fidati musicisti, la chitarra e mettere in scena, in un set acustico pensato ad hoc per Rigenera, le canzoni più rappresentative dai suoi quattro album.
Il Festival chiude in bellezza il 9 settembre con una delle rock band più amate, i MINISTRI. Federico Dragogna (paroliere, chitarra e cori), Davide Autelitano, detto “Divi” (voce e basso) e Michele Esposito (batteria), presenteranno le canzoni di “Fidatevi”, l’ultimo disco pubblicato a marzo, e promettono di far ascoltare un live suonato dalla prima all’ultima nota, senza l’ausilio della tecnologia. L’apertura del concerto è affidata a Mason La Notte e a LEMANDORLE progetto che con i suoi singoli ha conquistato i maggiori network radiofonici, mescolando con disinvoltura musica da club, pop e cantautorato. La serata prosegue con il dj set di CLEMENTINO, l’alieno del rap italiano, che con le sue partecipazioni al festival di Sanremo si è fatto conoscere e apprezzare dal grande pubblico. Al termine il Dj set di SHANTY CREW.

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