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Le insofferenze del presidente del consiglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2009

Il cronista politico in due differenti occasioni ha rilevato un giudizio critico del presidente del consiglio riguardo le lentezze procedurali del parlamento nel legiferare e la verbosità dei dibattiti tanto da paventare la possibilità che vadano al voto solo i capigruppo. In entrambi i casi si è gridato allo scandalo e si è insinuata una deriva autoritaria del proponente. Ma dobbiamo ritenere tanto sprovveduto un uomo politico, per quanto sia considerato in tale veste un parvenu, da gettare in pasto ai critici argomenti di così delicato rilievo istituzionale? La verità è che lo stesso pensiero ha attraversato non pochi italiani anche se sinceramente democratici. In effetti ciò che tutti noi vogliamo è un parlamento che sappia decidere in tempi brevi sgrossando quei passaggi decisamente superflui come la doppia lettura dei disegni di legge tra camera e senato e la farraginosità dei percorsi tra le varie commissioni per i pareri di competenza prima di portare in aula la proposta legislativa. A questo punto diventa giusta e opportuna una “provocazione” pur di scuotere i parlamentari per indurli a rivedere quella parte della costituzione che parla di bicameralismo e i regolamenti parlamentari per dare più scioltezza alla parte legislativa senza per questo cadere nel pressapochismo e nella superficialità. Non dimentichiamo, per altro, che quanto accade in parlamento non è un aspetto isolato. Registriamo le stesse “ingolfature” sia nelle amministrazioni locali sia negli altri poteri dello stato. Pensiamo alla giustizia e ai suoi tempi biblici per giungere a una sentenza definitiva nel civile come nel penale. Non parliamo poi delle “devianze” provocate da una sbagliata messa a punto di talune soluzioni prospettate come quella della sicurezza dei cittadini. Si parte dalla constatazione che il territorio è poco controllato ma si affronta il problema in modo errato pensando alle ronde e persino a quelle “rosa” e “verdi” (in quanto formate da donne e da minorenni). In proposito faccio un solo esempio pratico. Ci siamo mai chiesti il perché l’Italia, rispetto a molti altri paesi dell’Ue, ha il più alto numero di “tutori dell’ordine” (carabinieri, poliziotti, guardia di finanza, vigili urbani, ecc.) in rapporto alla popolazione e nonostante ciò lamenta una forte carenza di effettivi? Per il semplice fatto che sono migliaia coloro che pur indossando una divisa sono demandati ad altri compiti. Mi chiedo cosa ci “azzeccano” i poliziotti dattilografi nelle procure? Non sarebbe meglio assumere del personale amministrativo per tali adempimenti? Si calcola che sono ben diecimila le unità di polizia distratte per questi e altri incarichi. E quando il presidente del consiglio continua ad esternare le sue “trovate” è perchè diventa un’ennesima dimostrazione dell’incapacità dell’esecutivo di saper governare senza la palla di piombo al piede delle forze conservatrici che ne rallentano il cammino e costringono gli uomini politici ad aggirare l’ostacolo con proposte tra il provocatorio e il destabilizzante pur di governare in qualche modo l’onda di ritorno emozionale dell’opinione pubblica. Se siamo giunti a questo punto non dobbiamo dire se piove governo ladro ma cercare i ladri altrove. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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