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Posts Tagged ‘rimborsi’

Rimborsi fatturazione a 28 giorni: i gestori rispettino le disposizioni AGCom

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

La annosa vicenda della fatturazione a 28 giorni sembrava in via di risoluzione con il pronunciamento con cui, nel luglio scorso, il Consiglio di Stato ha confermato l’automatismo dei rimborsi stabilito da AGCom per Fastweb, Vodafone e WindTre. Purtroppo, però, i gestori telefonici hanno dimostrato di non voler rispettare il criterio stabilito dall’Authority e continuano imperterriti ad esortare i clienti a presentare – tramite una telefonata, un fax, una PEC, una mail, un messaggio di posta ordinaria o attraverso il sito web – specifica richiesta per la restituzione dei giorni illegittimamente erosi. Vogliamo ribadire che non è necessario presentare alcuna richiesta per ottenere il rimborso e vogliamo anzi dissuadere gli utenti ad aderire ad una indicazione non corretta degli operatori, in merito alla quale è peraltro in corso un processo sanzionatorio proprio da parte dell’Autorità Garante per le Comunicazioni.Infatti assecondando la logica che subordina il rimborso alla presentazione di una richiesta si rischia di legittimare questa inaccettabile procedura.La diffusione di indicazioni inesatte sulla questione costituisce potenzialmente un enorme vantaggio economico per le aziende: la presunta necessità di presentare richiesta di rimborso può finire di fatto per indurre molti utenti a desistere.Gli sportelli della Federconsumatori continuano a ricevere richieste di informazioni e di assistenza, anche perché la vicenda si è ormai trascinata oltre ogni ragionevole ed accettabile tempo di attesa. Per non venire meno al giusto principio della restituzione automatica noi continuiamo a dire loro di aspettare.A tale proposito ricordiamo che si attende ancora la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di luglio del Consiglio di Stato nonché il pronunciamento analogo in merito ai rimborsi per i clienti TIM.Quanto tempo devono ancora aspettare gli utenti per ottenere il rimborso dei milioni di Euro incassati dalle aziende con questo comportamento?

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Tlc. Bollette 28 gg. Gestori devono rimborsare. Come non farsi fregare

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Il Consiglio di Stato sulla vicenda delle bollette con cadenza ogni 28 giorni e non mensile, ha dato ragione all’Autorità delle Comunicazioni (AGCOM) contro Fastweb, Wind Tre e Vodafone: ora i gestori devono rimborsare quanto prelevato illegalmente agli utenti stornando il numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti (https://www.aduc.it/notizia/tlc+bollette+28+gg+consiglio+ stato+ragione+agcom_135972.php). Gli indennizzi dovrebbero essere automatici… ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo visto con chi abbiamo a che fare. Questi ultimi sono le compagnie Tlc che già da alcun mesi stanno cercando di fregare gli utenti proponendo loro servizi che, per il loro costo, dovrebbero essere economicamente compensativi di quanto hanno illegalmente prelevato con la vicenda dei 28 giorni. Servizi che, a parte la valutazione individuale sulla utilità e sul gradimento (spesso si tratta di aumento di Ciga per servizi di Rete in cui gli utenti sono già ampiamente soddisfatti di quelli che hanno a disposizione), vengono proposti in bolletta dicendo che se non arriva la disdetta entro un tot tempo saranno automaticamente approvati. Metodo che non va affatto bene, sia per la delibera AGCOM che a suo tempo aveva rilevato l’illegalità e, a maggior ragione, per la sentenza odierna del Consiglio di Stato. Occorrerà quindi essere molto vigili sulle prossime bollette e rispedire al mittente queste proposte indecenti, chiedendo anche di essere rimborsati per i danni. Questo, nel caso, ciò che dovrebbe essere fatto, nell’ordine:
1. inviare un’intimazione al gestore con raccomandata a/r chiedendo eventualmente anche i danni: http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
2. se alla lettera riceve risposta negativa oppure non si riceve risposta alcuna, fare un tentativo di conciliazione presso il Corecom della propria Regione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php
3. se neanche la conciliazione va a buon fine, fare causa presso il proprio giudice di pace oppure presentare istanza di definizione della controversia al proprio Corecom regionale, se abilitato, oppure direttamente all’Agcom utilizzando il formulario GU14.

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Banche. Balboni (FdI): dopo sentenza Corte giustizia Ue governo avvii rimborsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“L’intervento del Fondo Interbancario a sostegno delle banche in difficoltà non è aiuto di Stato. Lo stabilisce una volte per tutte la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con l’importante sentenza di oggi che ha accolto il ricorso dell’Italia e della Banca Popolare di Bari. Adesso nessuno può mettere ancora in discussione quello che abbiamo sempre sostenuto e cioè che l’UE non aveva alcun diritto di opporsi all’intervento programmato dal FITD per contribuire a superare la crisi di Carife e che la decisione del governo Renzi di procedere alla risoluzione delle 4 banche era fondata su presupposti erronei e illegittimi. Entro oggi depositerò un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Tria di prendere atto di questa importantissima sentenza e di procedere quindi senza ulteriori indugi ad emanare i decreti attuativi necessari a rimborsare i risparmiatori danneggiati da quelle decisioni tanto improvvide. Chiederò inoltre quali iniziative intenda assumere per ottenere dall’UE il rimborso dei gravissimi danni provocati ai risparmiatori, ai dipendenti e all’economia di intere comunità locali, tra le più colpite delle quali va senz’altro annoverata Ferrara”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, eletto a Ferrara, Alberto Balboni.

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TLC: Consiglio di Stato blocca rimborsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

“Una vergogna nazionale”, afferma Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la decisione del Consiglio di Stato di sospendere l’ordine dell’Agcom di rimborsare. “Non c’è limite al peggio, dopo il Tar ora ci si mette anche il Consiglio di Stato a sospendere un sacrosanto diritto dei consumatori: riavere quello che le compagnie telefoniche hanno indebitamente percepito violando le delibere dell’Authority”, prosegue Dona.”Ancora una volta le compagnie senza alcun pudore si arrampicano sugli specchi cercando di rinviare i rimborsi dovuti agli utenti”, conclude il Presidente di UNC.

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Tlc: Tar conferma entro 31/12 in bolletta rimborsi 28 giorni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Il Tar del Lazio, nel giudizio di merito, ha confermato che entro il 31 dicembre 2018 le società telefoniche dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni decisa in violazione della delibera Agcom.
“Anche se é una vergogna che il Tar abbia annullato la multa alle compagnie telefoniche, resta una vittoria per i consumatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale consumatori.”Se le compagnie telefoniche, senza alcun pudore, decideranno di ricorrere al Consiglio di Stato, ora non riusciranno più ad evitare i rimborsi entro il 31 dicembre ed i clienti potranno finalmente riavere il maltolto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Vigileremo perché ogni consumatore riceva quanto indebitamente percepito dalle compagnie telefoniche” conclude Dona.L’associazione ricorda che i giorni di rimborso che ciascun operatore dovrà riconoscere in fattura ai propri utenti dovrà riguardare il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile, ossia i primi giorni di aprile 2018.Gli operatori dovranno posticipare la data di decorrenza della fattura per un numero di giorni pari a quelli illegittimamente erosi (eventualmente spalmati su più fatture).

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Buoni fruttiferi postali: per Poste Italiane arriva un’altra batosta dal Tribunale di Lecce

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Altro importante risultato dello “Sportello dei Diritti”, sull’annosa questione dei Buoni Fruttiferi Postali di vecchia emissione. È stato pubblicato lo scorso 30 ottobre dal Tribunale di Lecce, nella persona del magistrato togato dottor Sergio Memmo, un decreto ingiuntivo a carico di Poste Italiane per l’esorbitante importo di più di 60mila euro, oltre interessi e spese, a seguito del deposito del ricorso di due utenti possessori di buoni fruttiferi postali in vecchie lire non ancora riscossi appartenenti ad un prossimo congiunto deceduto da tempo. Alla scadenza prevista, figlio e madre novantenne si recavano presso lo sportello di Poste Italiane per chiedere il pagamento dell’importo che doveva essere liquidato alla scadenza che sarebbe dovuto essere pari ad un controvalore in euro di 61.277,84. Il direttore dell’ufficio, come accade ormai abitualmente, opponeva la disponibilità a liquidare solo la metà dell’importo, in ragione del famigerato decreto ministeriale 148 del 1986, noto come Gava-Goria, secondo cui con effetto retroattivo e in spregio a quanto indicato nei Buoni Fruttiferi, venivano dimezzati rendimenti anche per quelli emessi dal 1974 in poi. Come tanti altri cittadini, quindi, i due beneficiari non demordevano e si rivolgevano allo “Sportello dei Diritti”, che da anni continua ad affrontare una battaglia di giustizia e legalità per la tutela dei risparmiatori che hanno optato per l’acquisto di Buoni Fruttiferi Postali contro l’ingiusta e illegittima volontà manifestata da Poste Italiane di pagare importi solo pari alla metà di quelli previsti alla sottoscrizione. Il giudice del tribunale di Lecce ha ritenuto fondate le motivazioni addotte dai risparmiatori assistiti dall’avvocato Donato Maruccia e ha, di fatto, condannato Poste Italiane a pagare l’intero importo di euro 61.277,84, oltre ad interessi, onorari e spese di procedura a fronte del modesto investimento in lire, versate all’atto della sottoscrizione. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un altro precedente molto significativo non solo per il notevole importo dell’investimento, sicuramente tra i più elevati a livello nazionale sinora mai riconosciuti dall’autorità giudiziaria, ma anche perché rende giustizia a coloro che si sono sacrificati una vita per risparmiare somme anche molto ingenti e non si sono visti rimborsare quanto promesso allo scadere con gli interessi effettivamente maturati. Al contempo, continueremo ad invitare tutti coloro che sono in possesso di Buoni Fruttiferi Postali scaduti, a non perdere tempo perché, come abbiamo ripetuto più volte: «vi è il concreto rischio di perdere per sempre gli investimenti di una vita se non si agisce entro il giusto termine perché la prescrizione del diritto è dietro l’angolo e né Poste Italiane né Cassa Depositi e Prestiti avviseranno voi o i vostri, nonni, genitori e vecchi zii che quel foglietto di carta conservato in un cassetto indicante una cifra in vecchie lire può rappresentare un tesoretto che perderete per sempre». (fonte: sportello dei diritti)

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Tariffe a 28 giorni, entro il 31 dicembre arrivano i rimborsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 luglio 2018

Il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha intimato agli operatori di telefonia Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb di restituire in bolletta i giorni illegittimamente sottratti agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa entro il prossimo 31 dicembre 2018. L’Adoc è soddisfatta dalla decisione ma chiede che siano rimborsi veri e che non vengano tramutati in servizi gratuiti o sconti commerciali.“Bene l’Autorità sui rimborsi agli utenti, è una battaglia che Adoc sta portando avanti da anni e che adesso possiamo considerare vinta – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – è fondamentale, però, che i rimborsi promessi ai consumatori siano rimborsi veri e non “trovate commerciali”, traducibili in sconti o servizi offerti gratuitamente, a compensazione di quanto indebitamente sottratto con il cambio di fatturazione a 28 giorni. È inoltre importante che anche chi ha cambiato gestore nel periodo che va dal 27 giugno 2017 al momento in cui l’operatore è tornato alla fatturazione mensile venga giustamente rimborsato, in attesa della sentenza del Tar del Lazio prevista per il prossimo novembre, che ci auguriamo possa dare maggiore soddisfazione e certezza ai consumatori. Invitiamo comunque l’Autorità a vigilare sulla correttezza dei rimborsi che verranno erogati e i consumatori a segnalarci ogni eventuale anomalia che riscontreranno. Ad ogni modo riteniamo che, alla luce di quanto accaduto, sia necessario introdurre il principio dell’invarianza di spesa per il consumatore a fronte di ogni modifica della tempistica di fatturazione e prevedere la possibilità, per l’Agcom, di poter esprimere un parere vincolante prima dell’applicazione delle modifiche unilaterali del contratto da parte degli operatori. Altrimenti ci potremmo ritrovare, a breve, in situazione simili, con i consumatori che continueranno ad essere vessati.” (Flavio Mollicone)

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Agcom: fatturazione a 28 gg, entro il 31 i rimborsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

L’Agcom ha deciso che entro il 31 dicembre 2018 gli operatori di telefonia TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa.”Bene, ottima notizia! Era ora! Vittoria dei consumatori! Basta con i soprusi perpetuati dalle compagnie telefoniche” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ora nessuno potrà più accampare scuse e finalmente potranno essere rispettati i diritti degli utenti. Adesso si spera che le compagnie telefoniche non si arrampichino ancora sugli specchi ricorrendo al Tar, che comunque non avrà più motivi per impedire i legittimi rimborsi che i consumatori stanno aspettando oramai dal 23 giugno 2017” conclude Dona.

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“Stato rimborsi tasse a proprietari immobili occupati”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Firenze. “Il Governo rimborsi ai proprietari di immobili oggetto di occupazioni abusive le tasse pagate durante il periodo di inutilizzo. Si tratterebbe di un gesto di civiltà, un risarcimento non sufficiente, ma sicuramente dovuto da parte dello Stato, che non può negare la tutela di una legittima proprietà privata”. E’ quanto chiede il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che ha presentato alla Camera un’interrogazione per chiedere al governo spiegazioni sull’immobile di via Bronzino a Firenze, per cui, spiega il deputato, “i proprietari stimano una perdita annua di circa 100 mila euro per un’occupazione che prosegue da tre anni e mezzo e sulla quale pende una denuncia il cui processo vedrà la sua prossima udienza lunedì 11 giugno”, spiega il deputato.”Vogliamo sapere cosa sta facendo l’amministrazione comunale fiorentina sul caso – sottolinea Donzelli – l’ultimo sopralluogo ufficiale che risulta agli atti risale al febbraio 2015: è gravissimo che le istituzioni non verifichino se in quell’edificio vivano criminali, clandestini oppure persone con disagio. Non è stato fatto più niente dopo che, all’epoca, furono rilevate ‘pessime condizioni di manutenzione generali’, ‘impianti elettrici palesemente fatiscenti’, ‘rischi per la salute pubblica’ e per gli stessi occupanti. Per di più l’assessore Funaro negli ultimi due anni e mezzo si è dileguata dagli incontri richiesti a più riprese dalla proprietà. Non possiamo accettare di vivere in città in cui, oltre ai diritti, viene negata la sicurezza dei suoi abitanti – conclude Donzelli – le istituzioni attivino immediatamente gli strumenti per ripristinare la legalità”.

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Risarcimenti ai risparmiatori danneggiati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

“Fratelli d’Italia chiede di sapere quali siano le misure previste per provvedere tempestivamente all’emanazione del decreto attuativo, scaduto il 30 marzo 2018, necessario a garantire ai risparmiatori danneggiati, gli adeguati risarcimenti, e se non ritenga opportuno incrementare la dotazione del ‘fondo ristoro’ ad oggi insufficiente a compensare le perdite subite anche da azionisti e obbligazionisti”.Così in una interrogazione al ministro dell’Economia Giovanni Tria i deputati di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, Marco Osnato, Maria Cristina Caretta, Ciro Maschio e Walter Rizzetto che chiedono inoltre “una adeguata regolamentazione della procedura Anac per standardizzare ed agevolare l’accesso al fondo da parte dei risparmiatori traditi”. “In passato – aggiunge il deputato di FDI, Luca De Carlo – si è abusato della grandissima fiducia che i veneti, specialmente quelli di una certa età, nutrivano per le banche che sentivano proprie. Ai risparmiatori truffati dobbiamo dare risposte immediate e per questo motivo vogliamo sapere a che punto sono i decreti attuativi e se il governo Conte intende ampliare la dotazione di risorse visto che i 25 milioni previsti all’anno sono davvero ben poca cosa. Centinaia di migliaia di risparmiatori sono stati depredati dei loro risparmi e ad oggi non hanno ancora ottenuto alcun sostegno”.

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Canone Rai: emanato decreto Agenzia entrate

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile il nuovo modello che i contribuenti con più di 75 anni di età e con un reddito fino a 8mila euro possono utilizzare per richiedere l’esenzione dal pagamento del canone tv. “Ottima notizia, sia perché il provvedimento è stato fatto a tempo di record, considerato che il decreto del ministero dell’Economia era del 16 febbraio 2018, sia perché è già previsto il modello per il rimborso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Chi, infatti, nel 2018 aveva un reddito tra 6.713,98 euro ed 8000 euro ha già pagato in bolletta le prime rate del canone Rai, pur avendo diritto all’esenzione. Ora, quindi, dovrà chiedere la restituzione dei soldi” prosegue Dona.”Chiediamo che il prossimo Governo renda permanente l’innalzamento della soglia reddituale, attualmente previsto per il solo 2018. Sarebbe assurdo se nel 2019 si tornasse alla vecchia esenzione di 6.713,98 euro. Infine, chiediamo il rispetto della legge di Stabilità 2016 e di estendere, quindi, anche al 2016 e al 2017 questa misura” conclude Dona.L’associazione di consumatori ricorda che la Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208), all’art. 1 comma 160, prevedeva che le eventuali maggiori entrate per gli anni dal 2016 al 2018 fossero destinate all’ampliamento della soglia di esenzione per gli over 75.Il decreto, invece, lo prevede solo “per l’anno 2018”, nonostante ci siano state maggiori entrate più che sufficienti per estendere l’esenzione anche agli anni 2016 e 2017.

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Canone Rai: va restituito ai 75enni che hanno versato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

Il Premier Paolo Gentiloni ha annunciato ora che è appena stato firmato da parte del ministro dell’Economia e del ministro dello Sviluppo economico il decreto per l’aumento della fascia di reddito di esenzione del canone RAI per gli over 75.”Ottimo, era ora! Lo stiamo chiedendo, infatti, da quasi due anni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dobbiamo ancora vedere il decreto, ma diciamo subito che deve contenere la restituzione del canone per quei 75enni che dal 2016 ad oggi avevano una soglia di reddito superiore a 6.713,98 euro ma inferiore a 8000 euro e che, quindi, sono stati costretti a pagare per colpa della mancanza di questo decreto attuativo” conclude Dona.L’associazione ricorda, infatti, che la Legge di stabilità 2016, prevedeva, al comma 160, che le eventuali maggiori entrate per gli anni dal 2016 al 2018, fossero destinate all’ampliamento sino ad 8.000 euro della soglia reddituale di esenzione per chi ha un’età pari o superiore a 75 anni.Quindi chi ha pagato il canone in questi 3 anni, 2016, 2017 e 2018, pur avendo un reddito complessivo familiare non superiore a 8.000 euro, ha diritto ora alla restituzione del canone versato.

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Codici: su fatturazioni a 28 giorni e rimborsi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

vecchio telefonoI consumatori, dopo la vittoria storica dell’obbligo per le Telco di tornare alla fatturazione mensile, possono stare più tranquilli certo, ma devono sapere che c’è sempre qualcuno che prova a tutelare gli interessi degli operatori e delle lobby che costellano il nostro Paese. Se poi questo qualcuno in passato avrebbe dovuto difendere i consumatori e non lo ha fatto e persiste ostacolandoci, attraverso il goffo tentativo di affossare l’emendamento appena passato con un sub-emendamento, allora bisogna tenere alta la guardia.“La fatturazione a 28 giorni era una procedura inaccettabile: il ripristino della fatturazione mensile è un’ottima notizia per i consumatori”. Cosí la senatrice di AP Simona Vicari, salvo poi lanciare la solita ciambella di salvataggio alle società, con la proposta di limitare il ritorno al passato solo ed esclusivamente ai contratti telefonici consumer in abbonamento e non a quelli con prepagata – il 90% del mercato – e i business. Una voragine, considerato che in Italia ci sono 4,4 milioni di partita IVA.Questi comportamenti devono essere smascherati e i consumatori devono sapere e giudicare il comportamento dei politici che dovrebbero tutelare i loro interessi.
La Senatrice Vicari, ex delegata alla tutela dei consumatori, se proprio non se la sente di schierarsi in nostro favore, e nemmeno di agevolarci, almeno non si presenti come paladina dei consumatori perché fa una doppia brutta figura.

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Rimborso voli cancellati

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 Mag 2017

corte di giustizia europeaLa Corte di Giustizia Europea ha stabilito che un vettore aereo che non sia in grado di dimostrare che un passeggero è stato informato della cancellazione del suo volo più di due settimane prima dell’orario di partenza previsto, è tenuto a versargli una compensazione pecuniaria. Ciò vale non solo quando il contratto di trasporto sia stato stipulato direttamente tra il passeggero e il vettore aereo, ma anche qualora sia stato stipulato per il tramite di un’agenzia di viaggi on-line.
Questa decisione apre le porte ad una nuova possibilità per il passeggero di richiedere la compensazione pecuniaria in caso di volo cancellato. Si ricorda, infatti, che tale decisione vincola egualmente tutti i giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile. Da oggi, quindi, si potrà richiedere la compensazione pecuniaria per il caso di cancellazione del volo, anche qualora la compagnia aerea asserisca di aver dato un preavviso di oltre due settimane ma il vettore aereo non sia comunque in grado di dimostrare che il passeggero è stato informato della cancellazione più di due settimane prima. Ciò anche nel caso in cui la compagnia aerea abbia comunicato la cancellazione del volo con congruo preavviso all’agenzia di viaggi ma l’agenzia abbia tardivamente inoltrato la comunicazione al passeggero. In questo ultimo caso sarà comunque il vettore aereo a dover corrispondere al passeggero la compensazione pecuniaria e a dover poi richiedere il risarcimento danni all’agenzia di viaggi inadempiente. (Smeralda Cappetti, legale, consulente Aduc)

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Fondi immobiliari sottoscritti alle Poste, fissati i criteri per i risarcimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

posteLe associazioni dei consumatori hanno incontrato giovedì 16 febbraio Poste Italiane per fissare i criteri di rimborso previsti per i risparmiatori che avevano investito nel fondo immobiliare Irs (Invest Real Security), venuto a scadenza a fine dicembre 2016 con forti penalizzazioni rispetto alla cifra inizialmente investita. Si tratta di circa 25mila clienti, titolari di oltre 14mila depositi titoli (talvolta erano cointestati), che nel 2003 avevano investito complessivamente 141 milioni di euro, sottoscrivendo 56.400 quote con un taglio di 2.500 euro l’una, a fronte dei quali se ne sono visti riconoscere riconoscere 390.
L’accordo in via formale verrà firmato, probabilmente, nei prossimi giorni. Maria Stella Anastasi, vicepresidente nazionale della Lega Consumatori, ha intanto già anticipato ai microfoni di Cuore e denari su Radio 24 quali sarebbero i criteri, definiti – appunto – nell’incontro di giovedì.«La procedura di conciliazione sarà riservata ai clienti investitori del Irs che hanno una serie di criteri di “disagio economico-sociale”, mentre per tutti gli altri è stata prevista la possibilità di riavere le quote attraverso la sottoscrizione di una polizza ad hoc creata da Poste Italiane che, portata a scadenza naturale, farà recuperare l’intera quota investita», ha premesso Anastasi, precisando che «per chi rientra in queste situazioni di disagio ci sarà possibilità di fare domanda di conciliazione da marzo a giugno prossimi. Sarà possibile trovare la modulistica relativa alla domanda sul sito di Poste e sui siti delle associazioni dei consumatori. Rispetto ai criteri sui quali ci si è confrontati, sarebbero «una “situazione economica disagiata” (è il caso dei possessori della “social card” versione 2016-2017), la perdita del lavoro (licenziamento, cassa integrazione, chiusura di partita Iva) e soglia ISEE INPS Fascia 1». Rientrerebbero inoltre le “condizioni di salute precarie”: invalidità al 100%, indennità di accompagnamento o presenza di patologie gravi e i residenti nei comuni interessati dal sisma del 2016. «Noi suggeriamo comunque anche a chi, tra i sottoscrittori di questi fondi, non si vedesse rientrare in questi requisiti», ha aggiunto Maria Stella Anastasi, «di venire agli sportelli delle associazioni dei consumatori e di verificare con i nostri operatori, perché non è detto che di fronte a situazioni che apparentemente non rientrano in maniera stringente nei criteri non si possano verificare, invece, situazioni di difficoltà, invalidità, perdita della casa che si possano far rientrare nella procedura di conciliazione. Le associazioni valuteranno se portarle al tavolo di conciliazione e provare a discutere con Poste queste singole posizioni».

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Rimborsi Poste, Adoc chiede conciliazione per i casi più difficili e under 80

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

uffici postaliE’ stata presentata ai consumatori da Poste Italiane l’offerta di rimborso per gli investitori dei fondi immobiliari IRS. L’azienda ha offerto di rimborsare integralmente gli investitori che hanno compiuto 80 entro il 31 dicembre 2016, mentre per tutti gli altri soggetti che hanno acquistato i fondi immobiliari IRS venduti da Poste la proposta è di una polizza assicurativa della durata di 5 anni, tesa a coprire le perdite subite dagli investitori.“Abbiamo apprezzato in parte l’offerta di Poste – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – siamo soddisfatti, ad ogni modo, che l’azienda abbia accolto la nostra proposta di costituire una commissione paritetica che individui una griglia di criteri, dal reddito alle condizioni generali e patrimoniali dei sottoscrittori dei fondi immobiliari, al fine di riconoscere un rimborso immediato a tutti quei risparmiatori, under 80, che versano in situazioni di difficoltà. A tal fine crediamo sia opportuno prevedere e utilizzare lo strumento della conciliazione paritetica per la risoluzione di tali casi, in particolare per gli investitori che presentavano un profilo di rischio non adeguato all’offerta lanciata in questi anni da Poste Italiane.”

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Popolare Vicenza e Veneto Banca: la strada dell’Arbitro Consob

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

BANCA

Come avevamo previsto tre mesi fa, le offerte di ristoro comunicate da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza rappresentano un contentino.Per entrambe le oramai ex popolari venete l’offerta riguarda gli acquisti (di titoli già emessi) e le sottoscrizioni (di titoli di nuova emissione) avvenuti a partire dal 2007 tramite le banche dei due gruppi.
Per Veneto Banca l’offerta prevede un risarcimento pari al 15% delle perdite subite al netto delle vendite effettuate e dei dividendi percepiti: il prezzo offerto varia quindi da 4.50 a 6.00 euro per azione a seconda della data di acquisto. Più questa è recente, maggiore è il prezzo offerto per via dei dividendi che non vengono detratti.Per Banca Popolare di Vicenza il prezzo è invece fissato a 9.00 euro per azione.Le azioni restano di proprietà del cliente. La somma erogata non è assoggettata a tassazione, trattandosi di indennizzo forfettario, come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione 3/E del 12 gennaio scorso. Si può decidere fino al 15 marzo, salvo proroghe. Esiste una condizione: le adesioni devono essere pari ad almeno l’80%. Questa condizione è pressoché impossibile da realizzare, e lo sanno anche loro. Accetteranno di pagare ugualmente gli aderenti, quindi.
Sono trattati separatamente i casi di acquisti/sottoscrizioni di azioni agganciati a finanziamenti e quelli di mancato rispetto dell’ordine cronologico nelle richieste di vendita dei titoli. Questi ultimi, i cosiddetti “scavalcati” riceveranno una raccomandata entro fine mese. Popolare Vicenza offre 30 euro. Mancano ancora i dettagli del prezzo di offerta agli scavalcati di Veneto Banca e quelli dell’altrettanto specifica offerta per le azioni prese in abbinamento con scoperti di conto, finanziamenti, ecc. Saranno trattate caso per caso anche le posizioni dei soci che versano in condizioni disagiate, ai cui ristori viene destinato un importo specifico extra di 30 milioni per ciascuna banca. Le condizioni per accedervi devono ancora essere stabilite.
Gli aderenti potranno accedere anche a “ricchi premi e cotillons” con offerte di depositi vincolati a tre (con tasso annuo lordo al 3%) e cinque anni (tasso al 5%) a cui destinare le cifre ottenute a titolo di ristoro più altro denaro per un massimo pari a 5 volte la somma ricevuta, fino a 200mila euro. Previsti anche un mutuo casa agevolato (ma stavolta non dovete comprare azioni come per i mutui passati) e un conto corrente senza canone (si sono sprecati). Sono esclusi dall’offerta le società di capitali, gli investitori istituzionali, gli azionisti che hanno già avviato cause civili, chi è rimasto coinvolto in operazioni di capitale finanziato, soggetti che abbiano ricoperto o ricoprono ruoli rilevanti all’interno dei due gruppi. Per gli azionisti che non volessero accettare l’offerta, la strada al momento più agevole è quella del neonato Arbitro per le Controversie Finanziarie, Acf, al cui Collegio si potranno sottoporre i ricorsi riguardanti la vendita delle azioni dei due istituti. Ricordiamo che l’Acf è competente fino a 500mila euro per ciascun soggetto, quindi chi lamentasse danni di importo superiore farà bene ad avviare il tentativo obbligatorio di mediazione con la banca, in modo da guadagnare tempo. Le due banche non si stanno presentando alle mediazioni, quindi si sopporta il solo della spesa fissa di avvio istruttoria presso l’Organismo di Mediazione.Aduc sta seguendo da tempo un cospicuo numero di azionisti. Chi fosse interessato all’assistenza, o anche solo a ricevere maggiori informazioni, può contattare Aduc sul canale Investire Informati del sito web http://investire.aduc.it (Anna D’antuono, legale, consulente Aduc)

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Canone Rai: Agenzia entrate deve emanare il decreto sui rimborsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

Rai: sede di romaL’Agenzia delle entrate ha integrato oggi sul sito le Faq sul canone Rai. “Bene, ma non basta. La gran parte delle nuove Faq chiariscono solo un po’ meglio quello che avrebbero dovuto fare i consumatori entro il 16 maggio, per inviare la dichiarazione di non possesso. Per quanto i chiarimenti siano sempre graditi ed utili, sono tardivi. Quello che serve ora, invece, è chiarire cosa devono fare i contribuenti in caso di richiesta indebita del canone Rai” dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”L’Agenzia delle entrate deve emanare subito il provvedimento sui rimborsi previsto dall’art. 6 comma 2 del decreto Mise n. 94 del 13/5/2016, anche se legalmente ha 60 giorni di tempo dall’entrata in vigore del decreto stesso, avvenuta il 5 giugno 2016″ conclude Dona. “Chiediamo che il decreto non preveda solo come chiedere il rimborso dopo che i soldi sono già stati indebitamente riscossi, ma anche cosa devono fare gli utenti per evitare il prelievo del canone non dovuto e per presentare reclamo. Ecco perché il decreto è già in ritardo” conclude Dona.

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Voragine fiorentina. Tutto come “temuto”: di rimborsi per ora non se ne parla e chissà quando…

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

firenzeLa voragine fiorentina dello scorso 25 maggio sta portando come conseguenze quelle che avevamo temuto per i danneggiati che devono avere un rimborso per rimettersi in sesto il prima possibile: calende greche.Fin dal primo momento abbiamo sempre detto che la responsabilita’ sarebbe stato un rimpallo tra Publiacqua e il Comune e che probabilmente le vittime sarebbero stati i danneggiati. In termini giuridici abbiamo inviato questi danneggiati a pretendere il rimborso da entrambi, ma questo non ferma il fatto che nessuno per ora scuce un centesimo. Ieri i presidente di Publiacqua ha detto esplicitamente che chi ha avuto l’auto distrutta deve aspettare che si stabiliscano le responsabilita’, perche’ se il gestore idrico dovesse rimborsare il dovuto e poi viene fuori che non avrebbe dovuto farlo, la Corte dei Conti potrebbe condannarla per spreco di denaro…. e sicuramente altrettanto crediamo pensi l’amministrazione di Palazzo Vecchio. L’inchiesta della magistratura va avanti, ma non siamo nati ieri per sapere che questo puo’ significare anche anni ed anni, ricorsi di uno contro l’altro…. e i danneggiati? Si “attaccano al tram”, per l’appunto. Chi per esempio ha avuto l’auto danneggiata e con questa ci andava a lavorare, continua a doversi arrangiare. Sembrava che per il danneggiato il principale problema da affrontare dovesse essere che con la vecchia auto distrutta (e per lui ben funzionante), siccome la stessa aveva un valore di mercato oltre il quale il rimborso non poteva andare, con questo rimborso al massimo si comprava un motorino usato, ma grazie ad una sentenza di Cassazione, con la via giudiziale, avrebbe potuto pretendere un rimborso tale da consentirgli la medesima mobilita’ precedente al danno. Ma ora questo problema diventa una bazzecola di fronte al macigno dell’interlocutore che, chiunque esso sia, sta per ora letteralmente lasciando a se stessi i danneggiati: tanto il primo -Publiacqua- ha il suo monopolio del settore e nessuno ne puo’ fare a meno, mentre il secondo -l’amministrazione comunale- almeno fino alle prossime elezioni e’ quella che e’ e non si cambia (e non crediamo che si possano ipotizzare crisi) mentre l’utente -danneggiato in questo caso- rimane col cerino in mano, in attesa che, dopo essersi copiosamente lavate le mani in Arno, i due contendenti della responsabilita’ si degnino di pensare non solo alla propria immagine (importante, ma non solo) ma anche al rispetto civico dei propri sudditi.Lo avevamo gia’ scritto nei giorni a ridosso della tragedia: “Ripristinare e risarcire subito”:
“…il grado di civiltà di un Paese non si misuri solo nell’assenza di voragini, purtroppo mai del tutto evitabili, non essendo mai l’agire umano “perfetto”. Il grado di civilità si misura soprattutto nella reazione a questi episodi, ed in particolare:
1. quanto tempo viene impiegato per ripristinare i luoghi;
2. quanto tempo per individuare cause ed eventuali colpevoli;
3. quanto tempo per risarcire i danneggiati, senza che vengano opposti ostacoli e scaricabarili;
4. quali lezioni possiamo imparare per prevenire, nei limiti del possibile, analoghe situazioni.”
Sembra che sul ripristino si stia marciando, ma sui rimborsi…. aspettiamo un atto e un guizzo di geniale disponibilita’ da parte del responsabile politico, cioe’ il Comune, anche se non c’e’ un accertamento ufficiale di questa responsabilita’: il problema della Corte dei Conti e’ secondario, perche’ a rimborsare dopo, per le istituzioni, c’e’ sempre tempo, mentre siamo gia’ oltre il tempo decente per rimborsare i danneggiati. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Banche fallite e rimborsi obbligazionisti: Renzi racconta frottole

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Mag 2016

Banca europea per gli investimentiIl Presidente del Consiglio, in una trasmissione radiofonica nazionale, in merito alla questione degli investitori coinvolti nelle 4 banche “salvate” dal suo Governo, ha pronunciato la seguente dichiarazione: “Queste 10 mila persone hanno messo dei soldi in operazioni che erano a rischio. 3-4 anni fa se mettevamo i soldi in un conto corrente ci davano tra lo 0,5 e l’1%, questi signori prendevano il 7-8%, avevano assunto obbligazioni subordinate a rischio che rendevano di più. Erano stati truffati? Siccome è stata la prima volta, diamo loro una mano, restituiamo a chi ha i titoli l’80%, poi naturalmente se hanno da protestare vadano a fare l’arbitrato e vediamo se hanno ragione loro. Non sono così convinto che gli meriti fare l’arbitrato. Ma agli altri 60 milioni italiani evitiamo di fare racconti non esatti.”Ci corre l’obbligo di smentire quanto pronunciato dal premier, numeri alla mano.Renzi dice che queste 10 mila persone avrebbero messo dei soldi in operazioni a rischio. Questo è falso! Al momento in cui questi titoli erano stati emessi, la grande maggioranza delle obbligazioni subordinate erano considerati titoli con un grado di rischio contenuto anche se leggermente superiore alle obbligazioni senior (differenze, comunque, che non sono mai state spiegate alla quasi totalità dei sottoscrittori). Non è affatto vero che i rendimenti erano del 7-8% quando i tassi sui conti bancari erano lo 0,5% e l’1%. Facciamo dei casi concreti. L’obbligazione subordinata di Banca Etruria avente codice ISIN IT0004931405 emessa il 28/06/2013 e scadente del 2018 aveva un rendimento del 3,5%. Si trattava di rendimenti in linea con i rendimenti della media delle obbligazioni bancarie non subordinate a pari scadenza. Per la precisione, secondo i dati di Bloomberg, al 28/06/2013 la curva dei tassi a 5 anni delle obbligazioni bancarie italiane senior (quindi NON subordinate) con rating tripla B era pari al 3,74%. Alla stessa data, il rendimento a 5 anni dei titoli di stato italiani era pari al 3,4%, quindi in linea con quello delle obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria!
Renzi quindi racconta frottole agli italiani e conclude pure dicendo “evitiamo di fare racconti non esatti.” Siamo alla beffa!
Ma oltre a dire cose false, in questa dichiarazione del Presidente del Consiglio c’è un’altra beffa. Ricordiamo che le norme per tutelare i risparmiatori coinvolti in questa vicenda sono attese da mesi e mesi. Inizialmente le promisero per l’inizio dell’anno.
Il 9 Febbraio fu lo stesso Presidente del consiglio a dire pubblicamente che per il giorno dopo ci sarebbe stato il decreto per definire le modalità di rimborso. Poi il giorno successivo dissero che il decreto legge non era lo strumento tecnico adatto per queste norme e che avrebbero fatto dei Decreti Ministeriali entro pochi giorni. Passarono le settimane senza vedere niente ed infine hanno fatto il decreto legge che a Febbraio pareva non essere la modalità appropriata…
Ma la beffa nella beffa è che mentre il Presidente del Consiglio si permette di dire: “vadano a fare l’arbitrato e vediamo se hanno ragione loro” questo benedetto decreto legge non stabilisce le modalità di accesso all’arbitrato! Per questo siamo ancora in attesa, dall’anno scorso, di Decreti Ministeriali di Economia e Giustizia nonché di un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) previsto dalla legge di Stabilità approvata l’anno scorso.
Ricapitolando, quindi, abbiamo un Presidente del Consiglio inadempiente, perché il suo Governo non ha emanato i provvedimenti per dare attuazione all’arbitrato, il quale va in una radio nazionale a sbeffeggiare i risparmiatori che ha direttamente danneggiato, dipingendoli fra l’altro come speculatori e dicendogli di andare a chiedere giustizia all’arbitrato quando lui è il primo responsabile che lo impedisce.Che dire? senzavergogna (Alessandro Pedone – Responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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