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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘rimborso’

Bollette tlc 28 giorni: Il rimborso non lo vedremo mai

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Il Consiglio di Stato si pronuncerà almeno il prossimo 21 maggio. Avrebbe dovuto farlo entro il 31 marzo sulla misura cautelare che sospende i rimborsi da parte di Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per i giorni erosi ai consumatori con il meccanismo della fatturazione a 28 giorni, così come aveva stabilito il Tar a novembre scorso. Motivo: non si conoscono ancora le motivazioni del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Quindi le bollette tlc che avevano trasformato l’anno in 13 mesi dovranno ancora aspettare per eventualmente essere rimborsate. Eventualmente, perché niente è sicuro. Visto anche l’andazzo di questa vicenda, che ha tutte le caratteristiche di beffa per gli utenti. Prevenuti? Non più di tanto.
Ammesso che il Consiglio di Stato decida a favore degli utenti, i rimborsi saranno di importi contenuti per questi ultimi, ma milionari per i gestori. Rimborsi che chissà quali meccanismi (tempi e denaro) verranno inventati per ottenerli…. Quanto se ne perderanno per strada? … Ammesso che il Consiglio di Stato decida pro-utenti….
Intanto i soldi (tantissimi) sono stati incassati dai gestori, che li hanno usati come profitti e come partite di giro per le loro attività e con ritorni molto probabilmente più alti di quanto fossero questi introiti aggiuntivi. E, quand’anche fossero restituiti con gli interessi (legali), per i singoli utenti sarebbe un di più ridicolo. Questo per sottolineare come l’eventuale pronuncia del Consiglio di Stato a favore degli utenti, senza nessuna sanzione (ormai cancellata) sarebbe per i gestori come il FASTIDIO DI UN CAPELLO SU UNA GIACCA: li hanno incassati senza doverli pagare (come dovrebbe fare un comune mortale per un qualunque prestito), li hanno usati, ne hanno tratto profitto, casomai dovessero restituirli sarebbe sicuramente meno di quelli incassati …. operazione che, pur se riconosciuta illecita, avrà dato i suoi frutti. E quindi: avanti con la prossima operazione del genere!! Perché no? Un meccanismo tritacarne per i diritti e per le tasche degli utenti, nonché ben architettato per incassi e utili dei gestori.
Allo stato dei fatti, l’unica arma che esisterebbe per farli pagare per il maltolto e farli desistere da simili progetti futuri, sarebbero multe non di importi fissi come quelli che esistono oggi, ma commisurate percentualmente ai bilanci (non agli utili), multe che non dovrebbero inoltre essere soppresse di fronte alla presunta disponibilità dei gestori di rimettere le cose come dovrebbero essere. Troppo severi? Suvvia, il meccanismo che abbiamo spiegato prima con l’uso di proventi illeciti (a costo zero) per ricavi leciti…. Non è una fantasia matematica di marketing sconclusionato, ma realtà quotidiana!! Perchè, riconosciuti colpevoli, non farglielo pagare? Nel frattempo ci potrebbe anche essere una pronuncia di un’altra Autorità, l’Antitrust, che ha ipotizzato un cartello tra i gestori che si sarebbero messi d’accordo per questo tipo di prestiti a costo zero a danno degli utenti. Vedremo. Ma anche con l’Antitrust si pone il problema degli importi delle multe e della loro potenziale soppressione a fronte degli impegni di redenzione da parte dei gestori.Siamo strani quando diciamo che siamo di fronte ad una beffa a danno di diritti e tasche degli utenti? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Pensionati: Nodo rimborso

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionatiL’associazione Asso-Consum, rappresentata dal presidente Aldo Perrotta, ha presentato tempestivamente un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per appropriazione indebita nei confronti ministro delle Finanze per il caso della mancata corresponsione della rivalutazione Istat. Un altro esposto di Asso-Consum, invece, è stato inviato alla Corte dei Conti in merito al danno erariale per la mancata corresponsione degli interessi maturati.L’incostituzionalità di questo blocco era già stata riscontrata dall’allora sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo – sottolinea il presidente Perrotta – per questo ci siamo mossi per primi in quest’azione di denuncia. L’affermazione del sottosegretario all’Economia e leader di Scelta Civica – Enrico Zanetti ad Agorà sui Rai tre «Impensabile restituire a tutti l’indicizzazione delle pensioni desta forti preoccupazioni tra i numerosi pensionati colpiti dal blocco dell’indicizzazione voluto dalla Legge Fornero sull’adeguamento all’inflazione. Oggi la Corte Costituzionale si è pronunciata con una sentenza che fugge ogni dubbio, il blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni è incostituzionale. Così Aldo Perrotta, presidente dell’associazione Asso-Consum commenta la notizia diffusa il 6 maggio dopo l’intervento di Zanetti. Non è possibile che gli anziani pensionati attendano ulteriormente gli assegni relativi al 2012 e il 2013, questo produrrà un effetto a cascata anche sulle corresponsioni per il 2014 e 2015. Invito tutti i cittadini a rivolgersi presso i nostri centri per procedere alla causa restitutiva delle spettanze, così conclude il presidente Aldo Perrotta.

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Diabetici: rimborso incretine

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 settembre 2014

diabete_21-300x224La Gazzetta ufficiale del 29 agosto ha pubblicato il decreto che modifica il piano terapeutico delle incretine, con l’estensione della rimborsabilità ai farmaci appartenenti alla classe degli inibitori del DPP4 in caso di prescrizione in associazione all’insulina e a metformina ed insulina. La decisione è stata assunta dall’Agenzia italiana del farmaco AIFA, sotto la spinta della denuncia a suo tempo resa pubblica da FAND-Associazione Italiana Diabetici, a tutela della salute e dei diritti dei milioni di italiani con diabete.“La decisione che era stata presa, e che abbiamo duramente contestato, limitava prescrizione e rimborsabilità delle incretine, comportando un peggioramento della qualità della cura, esposizione a complicanze e limitazione della capacità lavorativa di molte persone con diabete”, spiega Egidio Archero, Presidente FAND. “Grazie anche al nostro sollecito intervento e a quello di Diabete Italia e delle Società Scientifiche dei medici diabetologi, che hanno puntualmente confutato scientificamente le motivazioni addotte da AIFA circa la loro precedente decisione, è stato possibile giungere a questo primo positivo risultato. Il nostro auspicio è che ora si possa concludere questo percorso, consentendo anche la possibilità di ricorrere a tutti i farmaci incretinici – anche ai cosiddetti agonisti del GLP1 – in associazione all’insulina. Stando ai dati economici resi noti la scorsa settimana in occasione del congresso europeo di diabetologia EASD, la terapia con l’utilizzo di queste due classi di farmaci unisce alla sicura appropriatezza terapeutica risparmi considerevoli: con i DPP4 600mila euro annui ogni mille persone con diabete rispetto alla terapia convenzionale, mentre l’impiego dei GLP1 garantirebbe un risparmio di 200mila euro ogni mille persone con diabete”, conclude Archero.

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Tassa rifiuti: modulo rimborso iva

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Modulo predisposto dall’Aduc: Raccomandata A/R
Al legale rappresentante pro tempore del Gestore del servizio Con sede legale in………., via………..
e p.c. al Comune di residenza
Aduc – Associazione per i diritti degli utenti e consumatori via Cavour 68, 50129 Firenze
(questa e’ sufficiente per posta ordinaria)
Oggetto: Richiesta di ripetizione per indebito oggettivo ai sensi degli artt. 2033 c.c. e seguenti – Iva corrisposta e non dovuta
Premesso che:
– Dal…..al……[specificare gli anni per i quali si chiede il rimborso, che possono retroagire fino a 10, termine di prescrizione dell’azione di ripetizione dell’azione di ripetizione dell’indebito] ho effettuato il pagamento della Tia1 (Tariffa d’Igiene Ambientale) da Voi erroneamente maggiorata dell’Iva per l’immobile sito in ……[città, via, interno, piano];
– Che l’Iva in questione non è dovuta, stante la natura “tributaria” delle somme corrisposte e non “corrispettiva”, secondo quanto ormai chiarito dall’intervento della Corte Costituzionale prima (sent. 238/2009) e dalla recente sentenza della Cassazione n. 3756 del 9 marzo 2012;
– Che pertanto quanto pagato in eccesso è di……………euro e costituisce indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c. ripetibile, entro 10 anni dal pagamento;
intima la ripetizione di euro……………. entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, da effettuarsi tramite bonifico bancario [ovvero altra modalità – indicare quale sin d’ora]. Laddove la presente rimanga inevasa, sarò mio malgrado costretto ad adire tutte le vie giudiziarie competenti (Giudice di Pace).
La presente valga quale messa in mora, interruttiva di ogni termine di prescrizione.
Data, luogo Firma (fonte: http://www.aduc.it)

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Tariffa rifiuti senza Iva

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2012

Buone notizie per i contribuenti italiani. La Cassazione, con sentenza 3756 depositata l’8 marzo 2012 ha chiuso per sempre la questione relativa all’applicazione dell’IVA sulla Tariffa rifiuti sentenziando che la TIA1, così come la TIA2 o la TARSU, è un tributo e non una entrata patrimoniale, come sostenuto erroneamente dall’Agenzia delle Entrate e, come tale, non assoggettabile all’IVA. Tutti i contribuenti, a partire dalle ore 10 di lunedì 12 marzo fino alle le ore 10 del 30 marzo potranno richiedere il modulo IRT per il rimborso dell’IVA pagata sulla Tariffa rifiuti inoltrando la domanda allo Sportello del Contribuente via email a info@contribuenti.it. Le richieste pervenute saranno valutare in ordine cronologico. L’istanza di rimborso (IRT) del 10% dell”IVA pagata sulla Tariffa rifiuti, mira a tutelare ed assistere i contribuenti che hanno pagato più del dovuto. Nel caso in cui i contribuenti italiani dovessero incontrare difficoltà nella compilazione del modulo, po tranno avvalersi dell’ assistenza del Team IRT presente presso le Direzioni Regionali di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani entro e non oltre il 30 marzo 2012. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani stima che tra famiglie e imprese la P.A. dovrà rimborsare oltre 300 milioni l’anno. Per le famiglie il rimborso è medio è di circa 520 euro, mentre per le imprese ammonta a circa 4.250 euro. Per il presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, il rimborso come sancito dalla Corte Cassazione dovrà erogato, entro 60 giorni dal ricevimento della istanza di rimborso, in un’unica soluzione. Ulteriori informazioni saranno disponibili sul sito http://www.contribuenti.it o su Contribuenti.it Magazine. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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Una terapia salvavita rifiutata

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

La ASL Napoli1 nega il rimborso per un ciclo di tomoterapia a un giovane napoletano di 33 anni, G. C., affetto da carcinoma al cardias: non rientrerebbe nei LEA, i livelli essenziali di assistenza. “E’ una violazione gravissima dei diritti dei malati – commenta Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) – visto che senza questa terapia il giovane, invalido al 100% e affetto da paraparesi spastica, rischia di perdere la vita. Dopo una serie di visite in vari centri oncologici, è stato operato all’Istituto San Raffaele di Milano che, entro il 17 luglio, chiede un anticipo per iniziare,dal 1 agosto, un ciclo di tomoterapia, che non è possibile effettuare in convenzione nelle strutture napoletane”.
La famiglia del giovane non può sostenere questa ulteriore spesa e si è rivolta all’Osservatorio per la tutela e lo Sviluppo Dei Diritti dell’Associazione Dossetti per far rispettare il diritto alla vita di G. “Abbiamo segnalato il caso al direttore del distretto 26 ASL Napoli1, dott. Vincenzo Di Raimondo e al Presidente della Regione Campania, on Stefano Caldoro – precisa Claudio Giustozzi – chiedendo di convenzionare al più presto la tomoterapia. Non è possibile negare al giovane l’unica possibilità di sopravvivenza legata a questo trattamento.”

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Adiconsum: diffida a Mediaset

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Adiconsum ha inviato a Mediaset una diffida per ottenere una modalità condivisa per i rimborsi relativi agli aumenti dell’abbonamento non previsti, come da sentenza Antitrust. Mediaset ha respinto la nostra richiesta, informandoci di non ritenere fondata la condanna dell’Antitrust e di aver fatto, quindi, ricorso al TAR. Attualmente la vicenda è in una fase di stallo. Per ogni singolo utente è sempre possibile avviare la via giudiziaria per ottenere il rimborso, però, con costi elevati. In attesa delle decisioni del Tribunale amministrativo proponiamo di tentare la richiesta di rimborso attraverso le speciale sportello, realizzato in esclusiva per Adiconsum, per la soluzione dei contenziosi. Tale modalità sarà gratuita solo per i rimborsi dell’aumento dell’abbonamento. Se vuole inoltrare tale richiesta deve nuovamente scrivere a questa mail dichiarando:
“Il sottoscritto: nome; cognome; domicilio, recapito telefonico (cellulare) dell’intestatario dell’abbonamento n:., autorizza Adiconsum a richiedere per mio conto il rimborso relativo all’abbonamento easy pay dal… al… con tessera n:.. “ Dopo l’invio della mail i reclamanti saranno contattati per via telefonica e tenuti informati sull’avanzamento della richiesta.

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Maltempo: rimborso ai danneggiati

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2010

Adiconsum denuncia da tempo le inefficienze del trasporto ferroviario che, puntualmente, col maltempo si aggravano. Adiconsum si chiede anche come è possibile che in caso di eventi atmosferici previsti e prevedibili, le Istituzioni competenti non facciano nulla per prevenire ed alleviare i disagi dei consumatori, costretti a pernottare al freddo ed al gelo su un’autostrada o su un vagone o ad attendere per ore un treno che non arriva. Secondo Adiconsum, non è più possibile che Trenitalia continui a non pagare le proprie inefficienze ed al contempo pretendere che i consumatori paghino i suoi costi. Mentre nei momenti di maggior bisogno non si presta assistenza ai passeggeri, in caso di ritardi ed in condizioni atmosferiche  normali si continuano a rimborsare i consumatori solo parzialmente con indennità ridicole che vanno dal 25% dell’importo del biglietto per ritardi tra i 60 ed i 119 minuti al 50% dell’importo del biglietto per ritardi pari o superiori a 120 minuti. Giordano chiede l’immediata attivazione della Commissione di conciliazione istituita tra le Associazioni dei consumatori e Trenitalia per la risoluzione dei contenziosi e dei reclami dei passeggeri che hanno subito gli effetti dei disservizi aziendali di questi giorni di maltempo e la convocazione di un tavolo negoziale che determini un risarcimento per i passeggeri oltre che il rimborso pieno del costo del biglietto ferroviario. Il Ministero dei Trasporti deve intervenire per individuare responsabili e responsabilità per il caos e per i disservizi che su autostrade, stazioni e tratte ferroviarie, hanno fatto si che migliaia di consumatori  abbiano subito quella che non può essere che considerata una vergogna per un Paese civile. L’Antitrust fa bene ad intervenire e a multare chi non è intervenuto per evitare ed alleviare i disagi di questi giorni, soprattutto in settori nei quali non vi è concorrenza e le concessionarie operano in regime di monopolio.

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Quanto costa volare con Alitalia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

Nel marzo scorso avevamo denunciato l’ingannevolezza della procedura d’acquisto dei biglietti sul sito di Alitalia, che solo a fine iter, caricava di ulteriori 5 euro l’addebito. Ora l’Antitrust ha aperto un’indagine per verificare ed eventualmente sanzionare Alitalia, oggetto anche di altro procedimento relativo agli ostacoli che frappone al rimborso dei biglietti inutilizzati.
In attesa della pronuncia dell’Antitrust, dal nostro punto di vista ci sono pochi dubbi sull’ingannevolezza della procedura di acquisto dei biglietti online, in quanto l’aggravio di 5 euro -ancora oggi richiesto-, chiamato diritto amministrativo, altro non e’ che un balzello che resta nascosto fino al momento del pagamento: pagina principale del sito, regole tariffarie e condizioni generali di trasporto non ne fanno menzione. Non tutti i consumatori sono costretti a pagare la soprattassa: possessori di alcune carte di credito, ed altre categorie sono esentati dalla spesa. Stando cosi’ le cose non si capisce perche’ si debba chiamare diritto amministrativo un qualche cosa che del diritto non ha nemmeno l’ombra: magie Alitalia! L’istruttoria Antitrust valuterà anche un altro elemento, nello stesso procedimento d’acquisto, ha pubblicato le condizioni generali del contratto solo in inglese. Ricordiamo che il decreto Bersani, in materia di trasparenza delle tariffe aeree, oltre che il codice del consumo, vietano simili condotte. Il Garante della concorrenza, proprio in materia di tariffe aeree, in piu’ occasioni, ha avuto modo di affermare che “l’indicazione della tariffa deve includere ogni onere economico gravante sul consumatore, il cui ammontare sia determinabile ex ante, o presentare, contestualmente e con adeguata evidenza grafica e/o sonora, tutte le componenti che concorrono al computo del prezzo” (provvedimento Antitrust 23 novembre 2005 n. 14919).

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Rimborso Windows preinstallato sul pc.

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Con la sentenza 2526/2010 dello scorso 24 luglio la Corte d’Appello di Firenze ha confermato le ragioni dell’Aduc contro Hp per il rimborso del sistema Windows preinstallato (Eula) sul pc. Avevamo gia’ divulgato la notizia pur in assenza delle motivazioni della sentenza, motivazioni che ora sono giunte e che l’avv. Annamaria Fasulo, nostra legale nella causa insieme a Claudia Moretti, ha ampiamente commentato in un articolo pubblicato sul nostro sito web. Riportiamo le sintetiche conclusioni dell’analisi dell’avv. Fasulo, su una sentenza che, confermando quella di primo grado, puo’ anch’essa essere considerata storica e “rivoluzionaria” contro quegli abusi di potere delle multinazionali di hardware e software che quotidianamente i consumatori devono subire: “In conclusione, questi i principi salienti:
1) scindibilità dell’acquisto dell’hardware e del software, sia pure effettuato in unica operazione trattandosi di software OEM cioè preinstallato;
2) diversa natura e tipologia dei due contratti: il primo è di acquisto perfezionato secondi i dettami degli artt. 1510 e ss. c.c. ; il secondo è di locazione di bene immateriale non perfezionato se al momento della prima accensione del PC l’acquirente digita il rifiuto;
3) il secondo contratto si riporta alle norme sulla licenza d’uso e alle norme sul copyright cioè al diritto d’autore;
4) chiara e inequivocabile la natura giuridica di clausola di rimborso dell’EULA con conseguente diritto al rimborso medesimo;
5) piena libertà di scelta al consumatore di un PC con software OEM anche in presenza di PC vuoti sul mercato.”.

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Il ticket peggiora la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2010

Uno studio pubblicato sulla rivista dell’American Medical Association conferma che, se l’accesso al farmaco è reso più costoso per il paziente, diminuisce la compliance. E alla fine la spesa aumenta Per ridurre la spesa farmaceutica si può ricorrere a diversi sistemi. C’è la compartecipazione alla spesa, il ticket, c’è il ricorso al prezzo di riferimento, entrambe vie praticate in tempi diversi in Italia, e altri sistemi, come le limitazioni al rimborso, più praticate in sistemi in cui la copertura sanitaria di tipo privatistico. Negli Stati Uniti tutti questi sistemi sono utilizzati allo stesso tempo, dal momento che non tutti i fornitori di copertura sanitaria adottano gli stessi criteri. La rivista statunitense JAMA ha pubblicato questa settimana un articolo i cui autori hanno valutato tutti gli studi condotti sugli effetti che l’aumento del ticket o la riduzione della copertura farmaceutica hanno sull’adesione alla terapia del paziente (Goldman DP et al.Prescription Drug Cost Sharing. Associations With Medication and Medical Utilization and Spending and Health. JAMA. 2007;298:61-69). Gli studi considerati non riguardavano soltanto gli Stati Uniti, ma anche paesi europei e altri, come il Canada, che hanno comunque un servizio sanitario nazionale. La prima considerazione è che effettivamente la compartecipazione alla spesa fa diminuire i consumi.  Secondo alcuni studi soprattutto dei farmaci con indicazioni meno importanti, come gli antistaminici,  ma non con trattamenti più impegnativi (antipertensivi, per esempio). Tuttavia la revisione di tutti gli studi mostra un andamento differente. Anche nel trattamento di patologie croniche come l’iperlipidemia, l’ipertensione e anche il diabete Tipo 2, si ha una netta diminuzione dell’adesione alla terapia. Molti non la cominciano neppure, altri assumono irregolarmente i farmaci e altri ancora la interrompono. Secondo gli autori dell’articolo questi comportamenti si concentrano nelle fasce più anziane della popolazione e in quelle a reddito più basso. In definitiva, è stato anche possibile stabilire un rapporto tra l’entità della partecipazione alla spesa e l’acquisto dei farmaci: per ogni aumento del 10% del ticket si ha un calo dell’acquisto, valutato attraverso la spesa, che va dal 2 al 6% a seconda della classe terapeutica e della condizione del paziente. Se questo abbia conseguenze dirette sullo stato di salute dei pazienti, secondo l’articolo, non si hanno dati certi. O meglio, per alcune condizioni croniche, come l’insufficienza cardiaca, la schizophrenia, l’iperlipidemia si paga lo scotto di un maggior ricorso all’opedalizzazione o al pronto soccorso. A queste malattie si può anche aggiungere l’asma, nel quale la minore adesione alla prescrizione si traduce spesso in un sensibile peggioramento delle condizioni del paziente.  In sostanza, la tesi degli autori della revisione è che, per ora, le misure di riduzione della spesa farmaceutica, quando coinvolgono direttamente il paziente, tendono a tradursi in un maggiore esborso per altre prestazioni, di norma più costose.

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Società recupero crediti? Specializzate nel prendere…

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2010

L’ennesima vicenda paradossale ha interessato una signora residente in provincia di Viterbo, che tempo fa ha ricevuto la richiesta di pagamento delle tasse per i rifiuti dalla societa’ preposta alla riscossione riguardante una casa che possiede in Sicilia: la Serit Sicilia. La signora effettua tutti i pagamenti, anche se in ritardo. Improvvisamente si vede arrivare una richiesta di pagamento, questa volta dalla Gerit Equitalia di Viterbo. Non capendo cosa fosse, di fronte ad una richiesta ultimativa, paga. Successivamente si accorge che quel pagamento l’ha già fatto e richiede, perciò, il rimborso.  Le due società di riscossione scaricano l’una sull’altra l’onere del rimborso, sostenendo l’una di aver inviato un bonifico all’altra che nega di averlo ricevuto. Cosi’ non rimborsano nulla e  scaricano la responsabilita’ sulla malcapitata signora che si rivolge all’Aduc  che ha avviato le procedure di messa in mora ad entrambe le societa’. Tanta rapidita’ nel prendere e tanta lentezza nel restituire: e’ lo Stato che considera i cittadini dei sudditi. (Giulio Signorelli, delegato Aduc di Viterbo)

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Rimborso sistema operativo Windows pre-installato

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

Il Tribunale di Firenze, dott.ssa Isabella Mariani, ha rigettato l’appello della Hewlett Packard Italiana S.r.l. (HP) contro la sentenza del Giudice di Pace di Firenze, dott. Alberto Lo Tufo, che nell’ottobre 2007 aveva riconosciuto il diritto al rimborso per la licenza del sistema operativo Windows preistallato sul PC, mai attivata. Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, ma plaudiamo alla decisione che da’ ragione ai consumatori. Si ha diritto all’acquisto esclusivo dei soli prodotti che si scelgono, si vogliono e sopratutto si conoscono. Nella fattispecie il solo Pc senza il software. La causa, promossa dal nostro consulente informatico, Marco Pieraccioli, assistito dagli avvocati dell’Aduc Anna Maria Fasulo e Claudia Moretti, era fondata  sulla clausola contenuta nella licenza d’uso del sistema operativo Microsoft (Eula), che dice “qualora l’utente non accetti le condizioni del presente contratto, non potra’ utilizzare o duplicare il software e dovra’ contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o dei prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformita’ alle disposizioni stabilite dal produttore stesso”. HP si era difesa negando il rimborso in quanto il computer sarebbe stato inscindibile dal sistema operativo, non tanto per problemi tecnici ma commerciali. Non solo, l’Hp si era chiamato fuori dal “contratto” Eula, la cui titolarita’ attribuiva solo ed esclusivamente a Microsoft (ovviamente pero’ se ne e’ guardata bene dal chiamarla in causa!), secondo un meccanismo ben noto ai consumatori: il rimpallo. Il Giudice di primo grado prima, e oggi anche il Tribunale civile in secondo grado che ha confermato la sentenza, hanno accolto i nostri rilievi. (fonte aduc)

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Alitalia ancora una volta “indagata” dall’Antitrust

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2010

Alitalia ostacola le richieste di rimborso dei voli cancellati e -dopo la nostra denuncia (1)- l’Antitrust apre un’istruttoria, per verificare la rilevanza dei fatti segnalati.Non è l’unica istruttoria aperta dall’Autorita’ per la concorrenza ed il mercato per condotta commerciale scorretta a carico del vettore aereo.Nel marzo scorso avevamo denunciato l’ingannevolezza della procedura d’acquisto dei biglietti sul sito di Alitalia, che solo a fine procedura, caricava di ulteriori 5 euro l’addebito (3). Nell’ultimo caso è stato denunciato il rimbalzo ad altri soggetti (agenzie, fisiche o online) dei clienti cui spetta un rimborso. Ora valuterà l’Antitrust, anche se dal nostro punto di vista ci sono pochi dubbi. Se un volo è cancellato, ad esempio a causa dell’eruzione del vulcano islandese, la richiesta di rimborso del biglietto va inviata alla compagnia aerea, anche nel caso in cui il biglietto sia stato acquistato in un’agenzia di viaggio sotto casa o online. La compagnia aerea deve rifondere il costo delle tratte cancellate entro 7 giorni dal ricevimento della richiesta di rimborso. Questo prevede il Regolamento Ue 261/2004. Alitalia, pur conoscendo benissimo questo regolamento, sceglie di violarlo a scapito dei propri sfortunati utenti. Sul sito Web della compagnia aerea infatti si legge: in caso di cancellazione, “con biglietto elettronico o cartaceo acquistato presso un’agenzia di viaggio: rivolgiti esclusivamente a quest’ultima”. La stessa versione viene offerta dall’assistenza clienti Alitalia contattata telefonicamente. Naturalmente se il cliente si rivolge all’agenzia di viaggi, gli verrà giustamente detto di rivolgersi alla compagnia aerea. Nel caso dell’Alitalia, quel cliente si troverà quindi al centro di un rimpallo di responsabilità e, se non investirà del tempo per apprendere che Alitalia lo sta ingannando, potrebbe dover rinunciare ai suoi soldi. I consumatori non devono accettare questo rimpallo. Chi si è visto cancellare un volo Alitalia, faccia richiesta di rimborso direttamente alla compagnia tramite raccomandata A/R da inviare a: Alitalia – Compagnia Aerea Italiana S.p.A. Piazza Almerico da Schio Pal. RPU – 00054 Fiumicino (RM)

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Tariffa rifiuti e Iva

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2010

Il Governo lo scorso 25 maggio, nella manovra finanziaria, ha approvato una norma  in cui si afferma che la Tia è un corrispettivo e non una tassa. Quindi niente rimborso Iva e le contese vanno affrontate davanti al giudice ordinario e non tributario. Una situazione che, pero’ riguarderà un ipotetico futuro e non la situazione attuale. Infatti la norma riguarda la tariffa prevista dal codice dell’Ambiente (Dlgs 152/2006 art.238), tariffa che nessuno applica perche’ ad oggi mancano ancora i decreti attuativi. E’ invece la tariffa Ronchi quella oggi applicata (Dlgs 22/97 art.49), che è proprio quella che la Corte Costituzionale a luglio 2009 ha sentenziato (n.238) essere di natura tributaria, e su cui l’Iva non va pagata e il rimborso e’ legittimo averlo. Per cui, allo stato, nulla cambia: i rimborsi vanno chiesti al gestore del servizio (per il regresso e nel caso -quasi tutti- in cui faccia ancora pagare l’Iv)  tramite raccomandata A/R di messa in mora (2) e, in mancanza di rimborso occorre rivolgersi al giudice tributario. La maggioranza che sostiene il Governo sta facendo di tutto per non far venire meno l’introito del balzello e per evitare questi rimborsi. Sul fronte del continuare a pagare il balzello, la sen. Anna Cinzia Bonfrisco Pdl) ha cercato, con un emendamento, di legittimare gli importi pagati come Iva rispolverando un regio decreto del 1937 che istituiva l’Eca. Sul fronte di non rimborsare nulla, l’on. Maurizio Leo (Pdl), con un emendamento di “fiscalita’ creativa” voleva rendere retroattiva l’Iva dovuta da una nuova disposizione (3). Per tutte le informazioni del caso e consulenze specifiche, il servizio dell’Aduc e’ gratuitamente a disposizione: http://sosonline.aduc.it/

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Tassa rifiuti. Rimborso Iva e Corte Costituzionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Il rimborso dell’Iva pagata ingiustamente sulla tassa dei rifiuti non finisce di stupire. La Corte Costituzionale (sentenza n.238/2009) ha dichiarato il balzello Iva illegittimo perchè quando si paga una tassa non si dovrebbe pagare un’ulteriore tassa sulla stessa. Questo accadeva a  luglio dell’anno scorso. Ad ottobre la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl) presento’ in commissione Bilancio del Senato un emendamento al disegno di legge di conversione del dl 135/2009: per legittimare l’addebito non conforme alla Costituzione, rispolverò un regio decreto del 1937, che istituiva l’Eca, un tributo locale ante litteram e previde, guarda caso nella medesima percentuale dell’Iva dichiarata illegittima, che fosse versato da chi pagava la tassa sui rifiuti. Questo emendamento, contestato anche da molti consumatori che seguirono le nostre sollecitazioni a farlo via E-mail , e’ per ora rimasto li’. E poi non affrontava il problema del rimborso del regresso, oltre un miliardo di euro. Ora arriva l’on. Maurizio Leo (Pdl e anche assessore al Bilancio del Comune di Roma). In commissione Finanze della Camera ha depositato un emendamento al decreto incentivi. Le chance di questo emendamento sarebbero buone perche’ il sottosegretario all’Economia, Daniele Molgora, rispondendo ad un’interrogazione ha manifestato il proprio assenso al meccanismo proposto. Meccanismo che potremmo definire di “fiscalita’ creativa”: l’Iva pagata diventa una quota della tariffa di igiene ambientale e dunque non puo’ esserne richiesto il rimborso; per i detentori di partita Iva che hanno invece portato la stessa in detrazione, non dovranno rimborsarla ma quell’importo non potra’ essere computato in deduzione ai fini delle imposte sul reddito e dell’Irap. Dopo l’entrata in vigore di quanto previsto nell’emendamento, l’importo Iva non dovra’ essere piu’ aggiunto nelle bollette ma -non crediamo di essere estremamente malvagi nel crederlo visti anche i tentativi della sen.Bonfrisco- sarà una gabella che dovrà comunque essere versata dal consumatore. Forse siamo alla fine di questa brutta storia. Brutta dal punto di vista legislativo, fiscale, amministrativo, politico. La conferma di uno Stato ingordo. La conferma che gli istituti di garanzia del nostro sistema hanno sempre meno valore. In questo caso si tratta del massimo istituto, la Corte Costituzionale. Le cui pronunce sono solo occasione -mai riconoscendo l’errore di quanto applicato prima della sentenza- di adattare alle nuove esigenze, con nomi e forme diverse, ciò che è stato sentenziato come illegale.Anche solo per far sapere che siamo consapevoli, questo è il form sul sito della Camera dei deputati per inviare un messaggio all’on. Maurizio Leo, autore dell’emendamento che legalizza il furto del rimborso: http://www.camera.it (vedere i precedenti:  qui)

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Fermi amministrativi: illeciti della Gerit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

“La Gerit, come reso noto dal recente orientamento della Cassazione che ha confermato l’atteggiamento persecutorio tenuto ai danni dei cittadini, ha avuto un comportamento del tutto arbitrario, illegittimo e illegale, e come tale passibile di sanzione”. Così il Dipartimento Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti ha deciso di portare all’attenzione dei mass media la vicenda che ha visto contrapposti molti automobilisti capitolini alla Gerit, agente di riscossione a capitale pubblico delle multe stradali nelle province di Roma, Frosinone, Grosseto, L’Aquila, Latina, Livorno, Rieti, Siena e Viterbo. L’azienda avrebbe avviato una serie di costituzioni di ipoteche su beni immobili per cifre non corrisposte e derivanti da infrazioni del codice della strada. Secondo la giurisprudenza, tali provvedimenti non sarebbero possibili in casi del genere, bensì solo in situazioni in cui si configurino violazioni di leggi tributarie. “Come è noto – ha commentato Emiliano Varanini, esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – negli ultimi due mesi molti romani sono sfilati negli uffici della società a seguito di una convocazione ufficiale per stipulare un pagamento definito ‘agevolato’ e neanche in quel caso le somme sono state ridotte. Neppure il comune di Roma, nella recente delibera del dicembre 2009, ha fatto menzione della nullità e non debenza del denaro da corrispondere. Credo che, come è accaduto per l’Iva sulla Tarsu, ci siano gli estremi per richiedere un rimborso”.

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Class Action: verso il quasi totale impedimento all’uso

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2010

Firenze Dichiarazione rilasciata da Aduc associazione consumatori: Avevamo lanciato l’allarme sulle possibili modifiche alla normativa sulla class action, modifiche che prevedono l’esclusione delle aziende di servizi di pubblica utilita’ dal poter essere portate in giudizio per il rimborso dei danni (class action aziende), potendolo invece fare con la cosiddetta class action sulla Pubblica Amministrazione (decreto Brunetta che non prevede rimborso danni, ma solo ripristino del servizio -decreto non ancora attivo). La Confindustria era intervenuta chiedendo che questa esenzione riguardasse non tutte le aziende di servizi di pubblica utilita’, ma solo quelle che agiscono in regime di concessione (leggi: monopolio). L’evoluzione dei fatti e’ questa: il sen. Antonio Battaglia (Pdl) che aveva presentato un emendamento in materia al decreto “milleproroghe” ha ben accolto l’osservazione di Confindustria ed ha riformulato il suo testo: l’esenzione non e’ piu’ per i “gestori di servizi di pubblica utilita’” ma per i “concessionari di servizi pubblici”. Il sen. Battaglia ha fatto poi sapere che sulla nuova formulazione c’e’ gia’ il via libera del relatore del provvedimento, sen, Lucio Malan. Confindustria non e’ molto soddisfatta perche’ sostiene che le distorsioni e disparita’ tra imprese non saranno evitate, ma, da come ne parla oggi il suo “house organ” IlSole24Ore, sembra che potrebbe anche accontentarsi. Un patto di ferro, quindi, tra una delle principali corporazioni e il Parlamento. Patto che difficilmente potra’ essere scalfitto, soprattutto per come lo vorrebbe chi difende gli interessi dei consumatori e non solo delle imprese. A nostro avviso la legge sulla class action contro le aziende e’ molto imprecisa, vaga e -sostanzialmente- non facilmente fruibile da parte dei diretti interessati (3). L’esclusione delle aziende cosiddette private (quasi tutte spa con maggioranza di capitali di enti pubblici), anche nella versione edulcorata che sostanzialmente accoglie le richieste di Confindustria, e’ una ulteriore mazzata. Ad una legge che -ricordiamolo- pur se gia’ in vigore, non ha visto ancora l’apertura di un procedimento e quindi non e’ stata rodata: fatto non di poco conto in un sistema giudiziario dove spesso, piu’ che la legge, conta la giurisprudenza. Mazzata che fa meglio intendere il dato sintomatico di paura che l’affermazione dei diritti dei consumatori provoca in politici e industriali. Ci domandiamo se, oltre al Parlamento degli affari e delle corporazioni, esista anche quello del diritto, della liberta’ e della giustizia. Ed a questo Parlamento ci appelliamo, a partire da alcuni emendamenti che grazie alla sen. Donatella Poretti faremo presentare nei prossimi giorni, perche’ non si porti a buon fine questa ulteriore mortificazione dei diritti dei cittadini consumatori.

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Rifiuti: distribuiti 50.000 moduli di rimborso Iva

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Roma. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani annuncia che sono stati distribuiti, nel corso di Fisco Tour 2009, i primi 50.000 moduli per l’istanza di rimborso dell’IVA pari al 10% pagata sulla tassa igiene ambientale TIA, meglio nota come tassa sui rifiuti, in soli 7 giorni. Al centro dell’iniziativa legale è l’annosa questione legata alle recente sentenza n. 238/09 della Corte Costituzionale che ha sancito il diritto al rimborso dell’IVA pagata sulla tassa rifiuti in quanto la T.I.A. è una tassa e pertanto sulla stessa non può essere applicata l’I.V.A.. Ad oggi, basando la stima sulle medie tariffarie registrate nell’ultimo rapporto governativo sui rifiuti è possibile dedurre che tra famiglie e imprese la partita sui rimborsi viaggi intorno ai 200 milioni l’anno. Per le famiglie il rimborso è medio è di circa 360 euro, mentre per le imprese ammonta a circa 3.750 euro. Per il presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, il rimborso come sancito dalla Corte Costituzionale va erogato, entro 30 giorni dal ricevimento della istanza di rimborso, in un’unica soluzione. Il modulo per l’istanza di rimborso (mod. IRT), disponibile sul sito http://www.contribuenti.it , deve essere presentato entro le ore 10 del 30 settembre 2009 a “Lo Sportello del Contribuente” della propria città, per non pregiudicare i diritti acquisiti.

Ringraziamo la nostra lettrice Stefania per la segnalazione; per avere il modulo e poterlo direttamente stampare senza alcuna iscrizione/spesa, cliccate qui: Modello rimborso altroconsumo
Di recente abbiamo avuto anche un’altra comunicazione: IVA su TARSU La cassazione ha stabilito che la tassa dei rifiuti è di fatto una tassa e non una tariffa; di conseguenza hanno applicato l’iva su un importo dove non doveva essere applicata in quanto appunto “tassa”. Pertanto tutti gli utenti hanno diritto al rimborso del 10% dei 10 anni retroattivi, inoltre controllando sul sito “federconsumatori” si evince che chi richiede il rimborso (che come al solito arriverà, lentamente ma arriverà) bloccherà di fatto l’iva sulle prossime fatture. Chi non lo fa si troverà a continuare a pagare tutto come prima perché, come capita solo in Italia, gente come anziani o fasce inferiori che non sanno i loro diritti non ne usufruiscono “in automatico”, ma solo se se ne accorgono e fanno richiesta. Pertanto vi allego il modulo che contiene le spiegazioni per la compilazione, anche in formato word se volete compilarlo direttamente a video. Visitate anche questo sito http://www.consulenza-ricorsi.com/tarsu-tassa-rifiuti-ricorso-rimborso-iva/ Abbiamo ora un altro seguito: qui

Ora ci pensa anche il Parlamento a vanificare un diritto: La sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito in modo inequivocabile che la Tia, tariffa di igiene ambientale, è una tassa e come tale non vi va applicata alcuna maggiorazione del 10% di Iva. La questione riguarda in prevalenza le regioni del Centro Nord dove in questi ultimi anni si è passati dalla “tassa” rifiuti alla “tariffa”, con un aggravio dell’Iva a carico delle famiglie. Considerato mediamente un costo di 150-200 euro l’anno di tassa rifiuti – dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum – il credito accumulato dalle famiglie nei confronti dell’erario oscilla fra i 70 e i 150 euro. Complessivamente è stato stimato che l’Iva da restituire alle famiglie è di circa 1 miliardo. Tutte le pressioni esercitate per ottenere la restituzione di quanto pagato e non dovuto dalle famiglie sono state vane. Ancora una volta assistiamo ad un film già visto: quando c’è in ballo la restituzione di crediti a favore delle famiglie (v. telefonia e assicurazioni), il legislatore corre subito ai ripari per annullarli. Un film che rischia di ripetersi ancora oggi, poiché alla Commissione Finanze e alla Commissione Attività Produttive sono stai presentati da parte del deputato PDL e assessore al bilancio del comune di Roma, Maurizio Di Leo, emendamenti per azzerare questo credito nei confronti delle famiglie. Adiconsum – prosegue Paolo Landi – esprime la propria contrarietà a questo emendamento e invita il Parlamento a trovare formule alternative che prevedano comunque la restituzione alle famiglie, anche, ad es., attraverso la compensazione nella Dichiarazione dei redditi.Abbiamo un altro seguito: qui

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Il commercio in Italia e nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

Possiamo dire che da 15 anni a questa parte la struttura del commercio mondiale si è profondamente modificata in favore dei prodotti ad elevato contenuto tecnologico. Se valutiamo questo dato con la realtà dell’economia italiana, ci accorgiamo che i cambiamenti in atto hanno appena sfiorata questa “tendenza al cambiamento” che altre economie più forti e più deboli della nostra hanno recepito con maggiore tempestività ed i relativi governi hanno fatto la loro parte in pieno. Il commercio è, indubbiamente, un segnale importante per dirci dove sta andando un certo sistema paese e quali potrebbero essere le sue potenzialità di crescita di lungo periodo. In particolare, una specializzazione in settori poco avanzati tecnologicamente tende a ridurre le prospettive di sviluppo di un paese. Per contro, come si rileva da uno studio condotto da Guerrieri, Pianta e Dalum nel 2001, le specializzazioni in attività che presentano un alto tasso di apprendimento tecnologico e una crescita della produttività relativamente più elevata favoriscono tassi di crescita complessivi più elevati nel lungo periodo. Se poi andiamo a considerare l’altra circostanza che i beni prodotti ad alto contenuto tecnologico sono di difficile imitazione noi ne ricaviamo un vantaggio indiscusso in quei mercati dove abbondano merci imitate, ma scarsamente di qualità. Vi è, in ogni caso, un limite da non sottovalutare poiché i prodotti ad alto contenuto tecnologico sono meno elastici al prezzo e prevedono una nicchia di mercato particolare. Oggi assistiamo, ad esempio, a forme di concorrenza nell’import/export di beni di consumo e durevoli che tendono ad essere avvantaggiate nelle vendite nei confronti del consumatore finale non tanto dal fattore qualità quanto dalla capacità di spesa degli acquirenti. Se, ad esempio, un televisore, una lavatrice, una cucina a gas o elettrica, un deumidificatore e i piccoli elettrodomestici diventano un “necessaire” insostituibile per le famiglie più che uno status symbol, il loro acquisto è direttamente condizionato dal reddito che si  dispone. E se prevalgono redditi, medio bassi, modesti è evidente che si tende ad acquistare un bene che costi meno. In questo modo si ottengono effetti viziati in quanto il prodotto diventa utilizzabile in tempi mediamente più brevi di quello di qualità e, per giunta, una famiglia corre il rischio di indebitarsi più del dovuto per un qualcosa che potrebbe non superare il tempo di rimborso del debito.

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