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Posts Tagged ‘rimedi’

Thomas Hardy: Estremi rimedi

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

La trama: Le sfortunate vicende di una giovane donna, Cytherea Graye, sono il tema portante del romanzo. Già orfana di madre, Cytherea perde anche il padre e rimane da sola con il fratello Owen; insieme decidono di trasferirsi in un’altra città, per trovare una casa e un lavoro e ricominciare da capo. Qui conoscono Edward Springrove, di cui Cytherea si innamora, corrisposta. Dopo vari tentativi falliti, la ricerca di un lavoro va a buon fine anche per lei e viene assunta come dama di compagnia presso una ricca signora che scoprirà poi essere il grande e sfortunato amore che suo padre aveva avuto in gioventù. Proprio durante il soggiorno in casa della signora, Cytherea viene a sapere che non lontano da lì vive la famiglia del suo amato Edward, che però è già fidanzato con un’altra donna. Delusa e sconcertata decide di dimenticarlo. È a questo punto che entra in scena un personaggio misterioso, Manston, inspiegabilmente spalleggiato e protetto dalla signora, che si intuisce debba avere con lui un legame segreto e molto speciale. Dopo un lungo e poco chiaro corteggiamento Cytherea acconsente, suo malgrado, a sposarlo, ma sarà solo per scoprire – per fortuna prima che il matrimonio avvenga – che la prima moglie di Manston non è affatto morta e che il fidanzamento di Edward è stato sciolto e lui è, finalmente, libero.
Thomas Hardy Poeta e romanziere inglese, nasce a Higher Bockhampton, nel Dorset, vicino Dorchester, il 2 giugno 1840. All’età di ventidue anni si trasferisce a Londra e inizia a scrivere poesie che hanno come tema la vita rurale. Non riuscendo ad arrivare al pubblico con la poesia, decide di tentare maggior fortuna con la narrativa. Il suo primo successo fu Via dalla pazza folla, del 1874, cui seguirono Il ritorno al paese nel 1878 e Il sindaco di Casterbridge nel 1886. Dopo lo scalpore suscitato da altri suoi due libri pubblicati tra il 1891 e il 1895 (Tessdeid’ Uber vill eseJudel’ oscuro), in cui derideva le convenzioni dell’epoca vittoriana, Hardy dedicherà il resto della sua vita alla composizione di poesie. Muore a Dorchester l’11 gennaio 1928. Fazi Editore ha pubblicato Nel bosco , Via dalla pazza folla , Due occhi azzurri e Sotto gli alberi. Collana Le strade / Traduzione di Chiara Vatteroni/ pp. 550 ca. / Euro 18,00 In libreria dal 26 settembre.

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Arrivano le zanzare: che fare?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Con i primi tepori arrivano puntuali anche le fastidiose zanzare, che con il loro ronzio e le loro punture non ci tormentano soltanto nelle ore notturne ma anche di giorno. Da quasi 20 anni, infatti, alla zanzara comune (Culex pipiens molestus), che si fa vedere e soprattutto sentire dopo il tramonto, si è aggiunta l’aggressiva zanzara tigre (Aedes albopictus) attiva anche durante il giorno.Cosa possiamo fare per prevenire la proliferazione di questi insetti? Come possiamo difenderci? Quali sono i rischi dovuti allo loro presenza? A queste e a tante altre domande ha risposto il biologo Fabrizio Montarsi, entomologo del laboratorio di parassitologia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie intervenuto nell’ultima puntata di Radio Veneto Agricoltura, servizio informativo curato dall’Ufficio Stampa dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario (www.venetoagricoltura.org).Tanti i consigli pratici, rivolti sia alle pubbliche amministrazioni che ai cittadini, utili per affrontare questa sorta di “calamità” che negli ultimi anni ha fortemente peggiorato la qualità della vita all’aria aperta.Ricordando che l’uovo di zanzara per svilupparsi necessita di pochissima acqua, i primi consigli pratici sono quelli di non abbandonare oggetti sui quali possa ristagnare l’acqua piovana, togliere o capovolgere i sottovasi, pulire i tombini di scolo, controllare che le grondaie non siano intasate, ecc. Anche le amministrazioni comunali devono, comunque, fare la loro parte nella “battaglia” contro le zanzare intervenendo con frequenti interventi di pulizia dei fossati e dei tombini stradali e di tutti i siti che possono ospitare focolai di sviluppo di larve di zanzara.Infine, si ricorda che ormai tutti i Comuni forniscono gratuitamente dei prodotti insetticidi antilarvali, che tra l’altro possono essere acquistati anche nei negozi specializzati e nelle farmacie. Utili informazioni in tema di zanzare possono essere reperite sul sito internet dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie: https://www.izsvenezie.it/appunti-scienza-zanzara-tigre/

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Allergie stagionali: cause e consigli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Piante che fioriscono, clima mite, tripudio di colori e il risveglio della natura: è la primavera, una rinascita dopo il lungo periodo invernale che invita grandi e piccini a trascorrere maggior tempo all’aria aperta. Per molti, però, stare fuori può diventare un problema: sono infatti circa 20 milioni le persone che in Italia soffrono di disturbi legati alle allergie stagionali, di cui circa 1 milione e 200.000 sono bambini. Colpa dei pollini, che da marzo a giugno aumentano la loro concentrazione soprattutto nelle giornate soleggiate e ventose.Dal prurito al naso alla congestione nasale, dalla congiuntivite al mal di testa, dalla tosse fino all’asma. Sono questi i principali disturbi che caratterizzano l’allergia da polline, la più comune forma allergica che può insorgere a qualsiasi età, anche se più frequentemente durante l’età scolare e l’adolescenza. Ad aumentare il rischio di sviluppare allergie da pollini è la predisposizione genetica. Se mamma e papà sono soggetti sani, il rischio che un figlio sia allergico è pari al 10-15%. Ma se 1 genitore su 2 è allergico, la percentuale è pari al 30%. A far salite notevolmente la percentuale, poi, è la presenza di allergia in entrambi i genitori: in questo caso, infatti, il bambino rischia di diventare un soggetto allergico nel 60-80% dei casi1. Tra le principali piante responsabili di emettere pollini allergenici le graminacee, la parietaria, l’ambrosia e le betulle, ma anche il cipresso, la mimosa, l’ulivo e la quercia sono in grado di scatenare una risposta immunitaria nei soggetti predisposti.“A prima vista i sintomi delle allergie possono essere confusi con quelli di un innocuo raffreddore – ha dichiarato la Prof.ssa Susanna Esposito – Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – ma se persistono, occorre rivolgersi al medico o, nel caso di piccoli pazienti, al pediatra. Se trascurati, infatti, possono diventare cronici con conseguenze importanti come rinosinusite, crisi d’asma e difficoltà respiratorie. Adottare alcuni accorgimenti e seguire le indicazioni terapeutiche del proprio medico consentirà di tenere sotto controllo i fastidi tipici dell’allergia”.
I 10 consigli WAidid per difendersi dalle allergie:
Limitare il tempo trascorso all’aperto nelle ore centrali della giornata quando è più alta la concentrazione di pollini.
Evitare di aprire le finestre nelle ore più calde della giornata. Un buon ricambio d’aria degli ambienti è importante, ma è opportuno farlo al mattino presto o in tarda serata, quando la concentrazione di pollini è più bassa.
Evitare di stare all’aperto dopo la pioggia. Questa, infatti, riduce in frammenti più piccoli i pollini che possono raggiungere più facilmente le vie respiratorie
Consultare il calendario dei pollini può aiutare a calibrare il tempo che si può trascorrere all’aria aperta.
Viaggiare in auto tenendo i finestrini chiusi. Se possibile, utilizzare i filtri antiparticolato e sostituirli annualmente, preferibilmente alla fine dell’inverno
Fare la doccia e lavare i cappelli quotidianamente. I pollini, infatti, si depositano sui capelli con il rischio respirarli anche durante la notte
Indossare una mascherina e occhiali da sole durante le passeggiate in bicicletta e all’aria aperta
Mettere da parte tappeti e, se possibile, lavare frequentemente le tende in cui si depositano particelle allergizzanti
Evitare i luoghi in cui è stata da poco falciata l’erba. Se non è possibile, utilizzare una mascherina
Non assumere farmaci senza il consulto del medico. Evitare il fai-da-te e seguire scrupolosamente le indicazioni terapeutiche del medico.

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L’influenza sintomi e rimedi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

È una patologia respiratoria causata da virus che appartengono alla famiglia Orthomy-xoviridae, di cui si riconosco tre tipi: A, B e C. I virus A e B sono di maggior interesse anche da un punto di vista pandemico per l’uomo. Il virus A è distinto in 16 sottotipi in base alle caratteristiche antigeniche della nucleoproteina (sottotipo H) e della matrice proteica (sottotipo N). Il virus penetra nella cellula tramite endocitosi formando un endosoma. La neuroaminidasi degrada il recettore e gioca un ruolo essenziale sia per la replicazione virale sia la liberazione del virus dalle cellule infettate. La risposta immunitaria più importante che sviluppiamo è quella contro l’antigene H, quella contro lo N permette solo di limitare la diffusione. Le più estese e gravi pandemie sono state provocate dal virus A, in parte dovute a un riarrangiamento degli antigeni H e N. Le epidemie d’influenza A iniziano bruscamente nel periodo invernale per raggiungere il picco endemico in 3 settimane e una durata complessiva di 2-3 mesi. I sintomi principali comprendono: stato febbrile improvviso (38° sino 41°C), cefalea, malessere, mialgia, tosse e faringodinia. Nelle forme non complicate la fase acuta si risolve in 5-7 giorni, sebbene la tosse possa persistere per alcune settimane. Negli anziani, bambini e persone a rischio la complicanza principale è la polmonite. Ecco perché i medici consigliano la vaccinazione a partire dai soggetti più deboli: bambini e anziani. (Servizio Fidest)

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Infezioni ospedaliere e possibili rimedi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

Ospedale Spallanzani, RomaPisa 17 novembre 2017 – Ogni anno si verificano in Italia 450-700 mila[1] infezioni in pazienti ricoverati in ospedale. Un numero ancora molto alto per un fenomeno che potrebbe essere, almeno in parte, evitato e che grava pesantemente sui costi della sanità e sulla salute dei pazienti. Una soluzione è già “a portata di mano”: tra le infezioni correlate all’assistenza, quelle del sangue legate alla presenza di un catetere potrebbero diminuire infatti del 60%, con un risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale di circa 15 milioni di euro grazie a 1700 giorni di ricovero in meno l’anno, attraverso l’implementazione di una adeguata strategia di comportamenti e di strumenti (bundle). È quanto emerge da uno studio valutazione di impatto sul budget del sistema sanitario recentemente realizzato dal Gruppo interdisciplinare Azienda Sanitaria Firenze/Università degli Studi di Milano. Il risparmio potrebbe essere a maggior ragione ancora più rilevante se si considera che lo studio ha preso in esame un singolo aspetto della strategia di prevenzione ovvero l’impiego di un “cerotto” a protezione dell’accesso del catetere: si tratta di una medicazione antimicrobica trasparente (Tegaderm CHG prodotta da 3M) che è in grado di ridurre l’incidenza delle infezioni primarie del sangue.“Le infezioni connesse all’assistenza occupano una posizione delicata nell’ambito dell’incidenza degli eventi avversi in sanità, che spesso sono correlati a comportamenti clinico-assistenziali non idonei da parte degli operatori sanitari e a criticità sistemiche in ambito dei deficit organizzativi, – spiega il Dr. Francesco Venneri, Clinical Risk Manager, Direttore S.O.S. Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente Azienda USL Toscana Centro. – Come emerge da questo studio, la scelta nell’utilizzo dei dispositivi medici, in particolare delle medicazioni che sono ben delineate nel bundle di adesione alla best practice, è fondamentale per la prevenzione delle infezioni degli accessi vascolari; gli studi evidenziano come una buona adesione ai bundle da parte degli operatori e l’impiego di dispositivi idonei possa incidere sulla riduzione di eventi infettivi in sedi di accesso di dispositivi vascolari. È quindi fondamentale che il Clinical Risk Manager ed il management sanitario lavorino in sinergia per assicurare qualità e sicurezza delle cure ai cittadini e porre anche gli operatori sanitari in condizioni di essere compliant ed aderenti alle buone pratiche clinico-assistenziali. Si tratta di un dovere etico, morale, deontologico e sociale che non possiamo trascurare”.
Lo studio – recentemente realizzato dal Gruppo interdisciplinare del dottor Francesco Venneri, Risk Manager Azienda Sanitaria Firenze, e Carlotta Galeone dell’Università degli Studi di Milano – ha preso in esame i pazienti critici nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI) e l’incidenza delle infezioni correlate ai siti degli accessi vascolari. Considerando lo specifico contesto clinico delle UTI in Italia, è stato analizzato come una adeguata strategia di comportamenti e di strumenti (bundle) possa favorire il contenimento della spesa sanitaria. In particolare, è stato considerato un singolo aspetto della strategia di prevenzione, ovvero l’utilizzo di un “cerotto” a protezione dell’accesso del catetere (Tegaderm CHG prodotta da 3M) che è in grado di ridurre l’incidenza delle infezioni primarie del sangue.
Lo studio valuta l’impatto sul budget del Sistema Sanitario Nazionale dell’estensione dell’uso di una medicazione antimicrobica a tutti i pazienti adulti in terapia intensiva per più di 24 ore[3] in sostituzione di una medicazione standard (non antimicrobica). Nonostante il costo superiore della medicazione antimicrobica rispetto ad una medicazione standard, si calcola che se il cerotto venisse utilizzato su tutti i pazienti seguiti nelle UTI in Italia sarebbe possibile prevenire circa il 60% delle infezioni ed evitare circa 1700 giorni di ricovero all’anno, dando luogo ad un potenziale risparmio per il SSN complessivamente pari a circa 15mln di euro.

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E’ difficile pensare alla bellezza della terra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

obiettivo-terra4Se ci imbattiamo in una delle tante metropoli che la costellano. Le loro periferie spiccano per l’abbandono in cui sono lasciate tra cumuli di immondizie, strade dissestate, abitazioni fatiscenti. Si avvertono nell’aria miasmi che ci prendono alla gola e sembrano soffocarci. Lo stesso accade lungo alcune spiagge dove si trova di tutto: plastica, copertoni, cibi in decomposizione, pannolini sporchi, escrementi d’ogni genere. E il mare: sembra siano state individuate nuove isole formate da rifiuti. Eppure c’è ancora chi vi convive e con bambini e adulti che sguazzano tra le acque inquinate dalle fogne a cielo aperto e sembrano non far caso a tanto scempio e a volte vi concorrono lasciando altri rifiuti. E a tutto questo, come se non bastasse, si aggiungono i danni arrecati all’atmosfera con i gas di scarico delle auto e delle fornaci industriali e con l’estrazione di carbone e petrolio.
Ci stiamo avvitando su noi stessi. Molti disquisiscono sui possibili rimedi ma si rivelano altrettanti palliativi. Il perché è spiegabile con il fatto che non ci azzardiamo a riconoscere la circostanza che l’unico modo per un cambiamento radicale è mutare le logiche del capitalismo. Oggi si produce sempre di più e per trovare acquirenti si punta all’usa e getta. D’altra parte se non si produce aumenta la disoccupazione e si contrae il potere d’acquisto dei consumatori. E’ po’ come il serpente che si morde la coda. Se non riusciamo a spezzare questa spirale non sarà possibile ottenere risultati tangibili. Su un altro versante occorre provvedere ad un’equa ripartizione delle risorse, al calo delle nascite e a realizzare il diritto a vivere perché è inconcepibile che i nuovi venuti siano ancora vittime della povertà che impedisce loro l’accesso alle cure, ad un tetto sotto cui ripararsi, all’istruzione, a un lavoro e ad una vecchiaia serena. E per finire è possibile che non siamo tanto pragmatici nel riconosce che l’evoluzione tecnologica ci porta ad una riduzione del lavoro in specie quello non specialistico e di conseguenza ad un surplus della manodopera e la cui ricaduta diventa fatale se si continua a sostenere che solo il lavoro crea reddito? (Riccardo Alfonso)

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Caro scuola: Possibili rimedi

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2016

Anche quest’anno le famiglie italiane dovranno fare i conti con il caro-scuola. I veri aumenti dei listini per il corredo scolastico, tuttavia, scatteranno dopo Ferragosto, quando cioè molti negozi riapriranno i battenti o aggiorneranno gli scaffali con zaini, astucci, diari e tutto il materiale utile agli studenti. Lo denuncia oggi il Codacons, che ricorda come il caro-scuola possa raggiungere quota 1.100 euro a studente nel nostro paese.Anche supermercati e ipermercati nelle prossime settimane metteranno in commercio nuovi prodotti griffati, con loghi di cartoni animati o serie tv vicine ai giovani, e cambieranno i prezzi dei beni oggetto del corredo che, come sempre, aumenteranno all’avvicinarsi dell’apertura delle scuole.“Un vero e proprio salasso attende tra agosto e settembre le famiglie italiane – afferma il Presidente Marco Maria Donzelli – Basti pensare che tra corredo e libri di testo la spesa complessiva può raggiungere e superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche degli italiani, complice lo sforamento dei tetti sui testi scolastici”.Tuttavia anche sulla spesa scolastica è possibile risparmiare sensibilmente e abbattere i costi del 40% seguendo alcuni consigli utili diffusi dal Codacons:
• Non inseguite le mode. In questi giorni tutte le televisioni stanno bombardando i vostri figli con pubblicità mirate agli acquisti necessari per la scuola. Allontanateli dalla TV e non fatevi condizionare dal mercato pubblicitario. Non inseguendo le mode, per il corredo potreste spendere il 40% in meno, acquistando prodotti di identica qualità. Basta non comprare gli articoli legati ai personaggi dei cartoni animati o bambole famose.
• Supermercato? Nei supermercati si può arrivare a risparmiare fino al 30% rispetto alla cartolibreria. Andate con la lista dettagliata della spesa e obbligatevi a rispettarla. In questo periodo alcune catene di supermercati vendono i prodotti scolastici addirittura a prezzi stracciati: sono i cosiddetti prodotti “civetta”. Vengono venduti beni addirittura sottocosto, contando sul fatto che comunque finirete per acquistare anche tutto il resto. Approfittatene, acquistando solo i prodotti civetta! Poi cambiate supermercato!
• Rinviate gli acquisti. Abbiamo la pessima abitudine di acquistare subito tutto quello che servirà nel corso dell’anno. Le scorte di quaderni e penne si possono anche comprare in un momento successivo. Spesso, aspettando, si risparmia.
• Aspettate i professori. Per le cose più tecniche (dal compasso ai dizionari), poi, è bene attendere le disposizioni dei professori, onde evitare acquisti superflui o carenti.
• Offerte promozionali e kit a prezzo fisso. Ben vengano! Possono essere convenienti. Se non sono frutto di un accordo con le associazioni di consumatori, che fanno da garante, confrontate comunque i prezzi e controllate la qualità del prodotto, specie per lo zaino (per il quale sconsigliamo in ogni caso l’acquisto, dando la preferenza al trolley).

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Rifiuti a Roma: possibili rimedi

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2016

cassonettiAumentare la differenziata con l’estensione della raccolta porta a porta a tutta la città; costruire gli impianti di trattamento e riciclo dell’organico con la tecnologia della digestione anaerobica per produrre compost e biometano (ne servono 15 da 30mila tonnellate all’anno); realizzare centri di raccolta e di riuso per ognuno dei 15 municipi; pianificare l’attivazione della tariffa puntuale come già fatto a Parma da un anno. Sono questi per Legambiente i quattro punti fondamentali sui quali il Comune di Roma deve scommettere e puntare se vuole veramente uscire dall’ennesima situazione critica sui rifiuti, riducendo ai minimi termini lo smaltimento negli inceneritori e nelle discariche e l’esportazione fuori regione. Per farlo è fondamentale che il Comune e la Regione concretizzino le scelte in tale direzione che fino ad oggi sono mancate, e in particolare dopo la chiusura di Malagrotta ottenuta grazie alle forti pressioni dell’Europa. “La situazione che vive oggi Roma – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – è il risultato di una “non politica” dei rifiuti che ha contraddistinto le amministrazioni comunali e regionali degli ultimi 20 anni. Una situazione critica che deve essere affrontata una volta per tutte. Dopo la tanto agognata chiusura di Malagrotta, non è stato fatto un granché per diffondere la raccolta differenziata domiciliare a Roma e per costruire nuovi impianti di trattamento e riciclo dell’organico nella Capitale e nel resto della regione Lazio. I rifiuti romani continuano a viaggiare su gomma in tutta Italia. Ogni giorno escono da Roma 160 Tir pieni di organico differenziato che vanno negli impianti di compostaggio e digestione anaerobica in provincia di Padova e Pordenone, mentre almeno due terzi dei rifiuti romani vanno fuori regione in discarica, in primis in Emilia Romagna, e negli inceneritori, soprattutto a Colleferro (Rm) e San Vittore (Fr). A causa dell’assenza degli impianti di riciclo a Roma si raddoppiano i costi e alimentiamo una follia economica ed ambientale, che produce immensi consumi di gasolio e un pesante inquinamento, facendo spendere inutilmente agli abitanti di Roma, che pagano la tariffa sui rifiuti, tanti soldi che arricchiscono la categoria degli autotrasportatori e che potrebbero essere utilizzati più utilmente per realizzare gli impianti di riciclo”. “A Roma non esiste un sano ciclo integrato dei rifiuti, per avviarlo subito porta a porta dovunque e tariffa puntuale – aggiunge Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – Grazie alla sacrosanta chiusura di Malagrotta che chiedevamo da anni, siamo faticosamente usciti dalla dittatura delle discariche e del sistema Cerroni che aveva condizionato negativamente il ciclo dei rifiuti in tutta la regione, ma siamo passati a quella degli autotrasportatori che si è aggiunta a quella già consolidata dei produttori di cassonetti stradali. Ora la sindaca Virginia Raggi indichi, con la partecipazione della cittadinanza, i luoghi dove realizzare entro due anni tutti gli impianti necessari adottando una politica sana del riciclo, per affrontare nel breve e lungo periodo la complessa vicenda e fermare la girandola nazionale dei rifiuti romani. Intanto c’è un processo in corso per il disastro di Malagrotta e sono passate appena due settimane dal rinvio a giudizio della proprietà per disastro ambientale secondo la nuova legge sugli ecoreati: chi ha inquinato deve pagare e l’amministrazione comunale non deve avere mai più niente a che fare con le società che ha portato al grave inquinamento della Valle Galeria. Al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, oltre a sottolineare la positività e il nostro forte sostegno per l’inserimento della tariffa puntuale obbligatoria nel collegato, attualmente in discussione in Consiglio regionale, chiediamo di definire una volta per tutte il nuovo piano regionale dei rifiuti per avviare le politiche di riduzione, riuso e riciclo virtuoso di ogni frazione, velocizzando anche l’analisi dei progetti dei nuovi impianti, in primis di quelli necessari a trattare l’organico, ai fini di autorizzare o meno gli impianti nel più breve tempo possibile, evitando che i progetti giacciano in Regione per troppo tempo”.

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Arriva il grande caldo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Le previsioni meteo parlano chiaro. Il caldo di questi ultimi giorni annuncia un fine settimana, quello di sabato 27 e domenica 28 luglio prossimi, rovente con temperature che saliranno ben oltre le medie del periodo e che si protrarranno anche nella prossima settimana. Si registreranno sul territorio valori dai 31 ai 34 gradi centigradi soprattutto nelle ore centrali della giornata e fino a 13 ore giornaliere in cui potrebbe essere avvertito disagio dovuto al caldo.
L’attenzione si rivolge, quindi, alla fascia di popolazione più fragile costituita dagli anziani e dai bambini più esposti ai disturbi provocati dalle temperature elevate. A loro, in particolare, si ricordano gli accorgimenti necessari per contrastare gli effetti del caldo; consigli validi, comunque, anche per tutte le altre persone.
In casa
· scegli le prime ore del mattino per rinfrescare i locali dell’abitazione;
· impedisci l’ingresso dei raggi solari con tende alle finestre, persiane, veneziane e scuri per controllare la temperatura delle stanze;
· soggiorna nelle zone più fresche della casa e preferisci gli ambienti ventilati;
· cerca di trascorrere poco tempo ai piani alti delle abitazioni con tetti e solai non bene isolati e nelle zone esposte al sole: non ricevono la giusta areazione;
· limita l’uso dei fornelli e del forno che tendono a riscaldare l’ambiente domestico;
· lavati con acqua tiepida: rinfresca e dà una sensazione di benessere;
· privilegia l’uso di un condizionatore d’aria, ma è buona regola non abbassare eccessivamente la temperatura rispetto all’esterno per evitare bruschi sbalzi termici;
· se usi ventilatori meccanici non indirizzarli direttamente sulle persone e regolali in modo che l’aria circoli in tutto l’ambiente;
· bevi molti liquidi e preferisci bevande non alcoliche e senza caffeina. Adotta un’alimentazione leggera a base di frutta, verdura, pesce e conserva al fresco gli alimenti;
· a letto evita coperte e pigiami aderenti, meglio un lenzuolo.
Fuori casa
· evita di uscire nelle ore calde della giornata (dalle 11 alle 17) ed evita l’esposizione diretta al sole;
· preferisci i vestiti di colore chiaro, non aderenti e possibilmente di cotone e lino (evita fibre sintetiche). Non dimenticare occhiali da sole e cappello;
· se svolgi attività fisica, programmala al mattino presto o dopo il tramonto;
· trascorri più tempo possibile in ambienti climatizzati (negozi o altri luoghi pubblici).
In auto
· se l’auto non ha climatizzatore, evita di viaggiare nelle ore più calde della giornata;
· se hai parcheggiato l’auto al sole, prima di iniziare il viaggio, ventila l’abitacolo per abbassare la temperatura interna;
· se devi fare un lungo viaggio porta dell’acqua con te, potrà essere utile soprattutto nel caso di code o rallentamenti;
· non lasciare persone o animali, nemmeno per brevi periodi, nell’auto parcheggiata al sole;
· se l’auto è climatizzata, prima di fermarsi per la sosta, regola la temperatura su valori di circa 5°C inferiori a quella esterna;
· usa tendine parasole;
· evita di orientare le bocchette della climatizzazione verso il conducente e i passeggeri.
Uso dei farmaci
· leggi attentamente le modalità di conservazione riportate sulle confezioni dei farmaci. Qualora non fossero esplicitate, conserva i farmaci nella loro confezione, lontano da fonti di calore e da irradiazione solare diretta e, comunque, a temperatura inferiore ai 30°C;
· il caldo può potenziare l’effetto di molti farmaci utilizzati per la cura dell’ipertensione e di molte malattie cardiovascolari. E’ opportuno quindi effettuare un controllo più assiduo della pressione arteriosa ed eventualmente richiedere il parere del medico curante. Ogni decisione sulla terapia deve essere presa sempre in accordo con il medico alla luce di ogni singola situazione clinica.

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Obesità grave: rimedi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2012

Vivono un decennio meno della media e costano allo Stato ottantotto miliardi di euro l’anno. Sono gli obesi italiani, circa 6.000.000, il 10% della popolazione: di questi, almeno un milione potrebbe risolvere efficacemente i propri problemi di salute con interventi di chirurgia cosiddetta bariatrica (per ottenere una forte riduzione di peso scongiurandone le ovvie conseguenze). Ma solo poco più di 7000 persone vengono operate ogni anno. La mortalità correlabile all’eccesso di peso rappresenta un serio problema di salute pubblica in Europa, dove circa il 7,7% di tutte le cause di morte è legato a questa condizione, cui viene attribuito ogni anno almeno un decesso su 13. Nel nostro Paese, dove gli obesi sono aumentati del 25% dal 1994, manca una rete di centri a cui questi pazienti possano fare riferimento per essere curati al meglio e con successo, garantendo loro una più alta qualità di vita e meno rischi per le gravi malattie, come il diabete e i disturbi cardiovascolari, che li colpiscono nel 90% dei casi. Gli esperti riuniti nel Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB), che si svolgerà ad Abano Terme (PD) dal 18 al 20 aprile, chiedono alle Istituzioni di intervenire quanto prima perché la chirurgia bariatrica sia considerata un’operazione salvavita, quindi un investimento e non un costo. “È dimostrato, per esempio, che entro 3 anni dall’operazione – spiega Marcello Lucchese, presidente eletto della SICOB, Direttore della chirurgia bariatrica e metabolica del Policlinico di Firenze – l’intervento chirurgico consente al Servizio Sanitario Nazionale di risparmiare grandi quantità di risorse. È stato calcolato per esempio che in una Regione come la Lombardia, potrebbero essere trattati circa 42.000 pazienti: a fronte di un esborso di circa 233 milioni di euro si riscontrerebbe un risparmio pari a quasi 330 milioni di euro. Vogliamo realizzare un network di centri qualificati dotati delle più moderne attrezzature e di personale qualificato dedicato perché queste persone possano con sicurezza rivolgersi alla struttura più vicina a casa, eliminando il fenomeno della ‘migrazione sanitaria’. Nel 2011 sono stati eseguiti nei centri censiti dalla nostra società scientifica 7214 interventi di chirurgia bariatrica (nel 2008 erano 5974): 4093 al Nord, 1983 al Centro, 880 al Sud e 258 nelle isole. La rete rappresenta un progetto virtuoso di assistenza sanitaria che valorizza le risorse regionali a esclusivo vantaggio del paziente e della comunità scientifica”.
Il metodo più diffuso per misurare l’obesità è l’indice di massa corporea, in inglese Body Mass Index (BMI), ottenuto dal peso (in kg) diviso per la statura (in metri) elevata al quadrato. Il valore limite del BMI per il sovrappeso è 25 e per l’obesità è 30, stabiliti in base al rischio di patologie associate. Un BMI superiore a 40 è indice di obesità grave. “Le nostre linee guida – sottolinea il prof. Pietro Forestieri, presidente emerito della SICOB, Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli – stabiliscono un criterio di BMI minimo (superiore a 40 Kg/m2 o compreso tra 35 e 40 Kg/m2 in presenza di almeno una comorbilità), al di sotto del quale la terapia chirurgica non dovrebbe, in linea di massima, essere presa in considerazione, salvo casi eccezionali ed in Centri multidiscipilinari ad elevati volumi di attività che possano garantire trial clinici controllati. Purtroppo esiste una notevole diversità di trattamento economico tra le varie Regioni e, in genere, gli interventi sono sottopagati. L’attuale sistema dei DRG (il rimborso dei ricoveri ospedalieri) è, nella gran parte dei casi, non solo non remunerativo ma, spesso, non riesce nemmeno a coprire le spese vive dell’intervento e del ricovero. Chiediamo con forza alle Istituzioni sanitarie l’adozione di una remunerazione specifica per ogni intervento, diversificata sulla base dei costi diretti e indiretti, estremamente variabili e facilmente documentabili”. L’aspettativa di vita nella popolazione severamente obesa è ridotta di 9 anni nelle donne e di 12 negli uomini. Sono molteplici i problemi che i grandi obesi affrontano nella quotidianità: spaziano dall’acquisto dell’abbigliamento adatto, al salire le scale, all’uso dei servizi igienici, fino al poter entrare in un’automobile. Queste persone sono talvolta oggetto di emarginazione sociale e lavorativa. Spesso non trovano un’occupazione, ma non hanno i requisiti per essere considerati invalidi a causa di normative che appaiono anacronistiche. Vi sono casi di giovani che pesano oltre 150 kg, malati obiettivamente, non ritenuti invalidi, ma nemmeno protetti né aiutati socialmente in alcun modo. “A determinare una condizione di obesità – continua il prof. Lucchese – possono contribuire fattori genetici, endocrini e metabolici, ma sicuramente la causa principale è un’eccessiva introduzione di cibo altamente energetico per errate abitudini ambientali o per un disturbo del comportamento alimentare su base psicologica unita ad una carenza di attività fisica che diviene poi, con l’aumentare del peso, sempre più difficile. La frequenza statistica di incidenza dell’obesità in Italia è quasi sovrapponibile a quella degli Stati Uniti. Negli ospedali dovrebbero esserci bilance capaci di misurare oltre i 140 kg e le apparecchiature per la TAC o la risonanza magnetica dovrebbero poter accogliere utenti di peso molto elevato o fuori misura, cosa che al momento non è possibile, anche se il diritto alla salute deve essere garantito a tutti, anche alle minoranze. Di solito l’apparecchio per la TAC può sopportare un peso fino a 150 kg e quello per la risonanza magnetica è troppo stretto per rischiare di farvi entrare un grave obeso”. Oggi in Italia, nella popolazione adulta, la percentuale di persone in sovrappeso è pari al 36,6% (maschi 45,6%; femmine 28,1%), mentre gli obesi sono il 10,6% (uomini 11,6%; donne 9,5%). “Questi dati sono in preoccupante aumento – conclude il prof. Nicola Basso, presidente uscente SICOB, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Università Umberto I di Roma -. Per poter entrare nella rete ogni centro dovrebbe eseguire ogni anno almeno 150 interventi e garantire l’assistenza di un’equipe multidisciplinare, con adeguati mezzi per seguire i pazienti anche nella fase post-chirurgica, particolarmente complessa. Attualmente nel nostro Paese circa 100 strutture rispondono a questi requisiti ma non fanno parte di un network. Grazie alla rete potremmo operare un maggior numero di persone. Esiste infatti un enorme divario tra domanda ed offerta di terapia, a cui si somma un atteggiamento da parte di alcune Regioni di ostacolo alle richieste di aumento dell’attività chirurgica. È necessario cambiare la percezione del nostro operato da parte dei cittadini: non stiamo parlando di interventi estetici ma di una chirurgia potenzialmente salvavita per un milione di italiani”.

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Demenza: una priorità di salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2012

(Centro Maderna) Un rapporto diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Alzheimer’s Disease International (ADI), intitolato “Demenza: una priorità di salute pubblica”, invita governi, politici e le altre parti interessate a considerare le demenze una priorità mondiale di salute pubblica. Il testo fornisce una panoramica autorevole sull’impatto di questi disturbi in tutto il mondo, inclusi i Paesi a basso e medio reddito, oltre a dati sulle migliori pratiche e a studi di casi pratici provenienti da tutto il mondo.
Per preparare il rapporto, Oms e Adi hanno commissionato un report a 4 gruppi di esperti. Nella sua prefazione alla relazione, il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, ha definito il rapporto «un importante contributo alla nostra comprensione delle demenze e del loro impatto sugli individui, le famiglie e la società».
Il rapporto viene diffuso nel nostro Paese grazie alla Federazione Alzheimer Italia, che rappresenta nel nostro Paese l’Adi. La presidente Gabriella Salvini Porro ricorda che per l’Italia si stima che ci siano un milione di persone con demenza «di cui 600mila malate di Alzheimer. Il nostro Paese non possiede ancora un Piano nazionale per le demenze, urgenza espressa e richiesta non solo oggi dall’Oms ma dichiarata già 4 anni fa dal Parlamento Europeo con l’adozione della Dichiarazione Scritta 80/2008, in cui si riconosceva la malattia di Alzheimer come priorità pubblica e si auspicava lo sviluppo di un Piano d’azione comune. Paesi vicini al nostro come la Francia e la Gran Bretagna hanno varato nel tempo Piani nazionali per migliorare la vita dei malati e di chi li assiste, per aumentare la conoscenza della malattia, per garantire l’accesso a migliori servizi di assistenza e sostegno sul territorio. In Italia non è stato fatt o ancora nulla di tutto ciò, ma urge programmare iniziative concrete».

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Caro bollette

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2012

Adiconsum: basterebbero 50 centesimi su ogni bolletta, a carico delle aziende energetiche, per realizzare un Fondo di solidarietà paritetico capace di intervenire a sostegno di quelle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà” “Finalmente il Governo mostra sensibilità sociale”, dichiara Pietro Giordano Segretario generale di Adiconsum, “cominciando a rendersi conto del peso insostenibile sopportato dalle famiglie sui costi dell’energia”. E aggiunge: “fa bene il Ministro Clini, recependo parzialmente la proposta di Adiconsum, a proporre un tavolo tecnico con l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed il Ministero per lo Sviluppo economico per ridurre il costo della bolletta elettrica,” ma sottolinea Giordano, “è necessario che il tavolo tecnico sia aperto anche alle Associazioni dei Consumatori rappresentanti degli cittadini sui quali sono ricaduti e continuano a ricadere gli aumenti vertiginosi delle bollette”. “Nel nostro Paese”, continua Giordano, “su trenta miliardi di euro di crediti inesigibili, la metà riguardano le utenze domestiche non pagate, cioè bollette della luce, del gas, del telefono. Basterebbero 50 centesimi su ogni bolletta, a carico delle aziende energetiche, per realizzare un Fondo di solidarietà paritetico capace di intervenire a sostegno di quelle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà, sviluppando così il ruolo sociale di tali imprese che fino ad oggi hanno pensato solo al business e non ai clienti-consumatori, unica vera loro ricchezza”. “Adiconsum chiede che il tavolo tecnico”, conclude Giordano “affronti il vero tema dell’eliminazione degli oneri impropri che le famiglie pagano nelle bollette e soprattutto tempi rapidi e certi nelle decisioni.” Adiconsum nelle prossime settimane presenterà pubblicamente uno studio sui costi impropri delle bollette e le proposte per ridurle.

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Povertà e rimedi

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2012

Uganda

Uganda (Photo credit: uusc4all)

“Considerando che il mondo procede a passo costante verso la recessione, è chiaro che i Paesi poveri stanno soffrendo più di quelli sviluppati. A risentirne saranno soprattutto quelli che dipendono dalle risorse della cooperazione internazionale perché, essendo i Paesi ricchi alle prese con il compito di risanare i propri bilanci, i primi tagli investiranno proprio la spesa per la cooperazione”. Così la senatrice Barbara Contini, vicepresidente dalla Commissione Sviluppo sostenibile, Finanze e Commercio dell’Unione Interparlamentare riunita a Kampala (Uganda), durante la presentazione della risoluzione IPU sul tema della redistribuzione della ricchezza.“Se prima della recessione i paesi poveri potevano perlomeno sperare di essere agganciati al treno della globalizzazione e di entrare così nel circuito dell’economia mondiale, – prosegue la senatrice di Futuro e Libertà – ora questa via, almeno per i prossimi 5/10 anni rischia di essere preclusa; infatti, anche i paesi emergenti dell’Asia, come Cina e India, stanno rallentando la crescita perché la domanda mondiale è carente”.
“In un’ottica di drastica riduzione dei fondi alla cooperazione – aggiunge – è necessario assegnare delle priorità, che riguardino gli investimenti nelle infrastrutture e soprattutto nell’istruzione. I fondi destinati alla cooperazione dovrebbero essere vincolati almeno per il 30% o 40% nella formazione di capitale umano e bisognerebbe rendere più efficienti i meccanismi di attribuzione e di utilizzo degli aiuti finanziari internazionali, eliminando gli sprechi e le malversazioni” “In estrema sintesi per ottenere questi due obiettivi è ancor più necessario che questi paesi facciano uno sforzo ulteriore verso la democrazia. Per ottenere una redistribuzione mondiale della ricchezza questi paesi dovrebbero, quindi, prima fare redistribuzione dei soldi e del potere al proprio interno, conclude la Contini”

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Ordine militare e disordine normativo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

Esiste una regola generale comune a tutti gli Stati di diritto, secondo la quale qualsiasi autorità è subordinata alla legge e l’obbedienza è subordinata all’autorità. Ogni Stato, inoltre, ha previsto gli opportuni rimedi per i casi di violazione di questa regola generale, in ragione della filosofia giuridica che ha ispirato le sue scelte politiche. Analizziamo i rimedi italiani e quelli che ha previsto la Germania. Per farlo, poniamo in relazione l’articolo 47 del Codice Militare tedesco con l’articolo 51 del Codice Penale italiano, che, in virtù della Legge di Principio sulla Disciplina Militare, si applica anche ai militari. Il rimedio offerto dall’ordinamento giuridico italiano è stato elaborato nel clima che si respirava in Italia nel 1930, anno di emanazione del Codice Penale vigente; mentre la Germania ha scritto la sua norma dopo i processi di Norimberga, nei quali la difesa più ricorrente utilizzata dai collegi difensivi degli accusati era basata sulla seguente frase: “ordini superiori”.  L’art. 51 del codice penale italiano prevede che:1. L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità.2. Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’Autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.3. Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire ad un ordine legittimo.4. Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine”. Diversamente, l’art. 47 del codice militare tedesco prevede che:”Se l’esecuzione di un ordine militare porta alla violazione della legge criminale il superiore che ha impartito l’ordine sarà il solo responsabile. Comunque il subordinato che obbedisce condividerà la punizione se ha ecceduto l’ordine impartitogli o se avrebbe potuto rendersi conto che l’ordine concerneva un atto costituente reato civile o militare”. In buona sostanza, in Germania il militare che riceve un ordine “dubbio” deve semplicemente chiedersi: l’ordine che ho ricevuto viola qualche legge civile o militare? Se la risposta è affermativa non lo deve eseguire, in caso contrario, vi darà attuazione.In Italia, invece, il militare che riceve un ordine “dubbio” deve porsi le domande che seguono. Si tratta di un ordine lecito, di un ordine illecito (criminoso) oppure di un ordine illegittimo? Qui subentra un primo problema in quanto, se è vero che ogni ordine criminoso (illecito) è anche illegittimo, non vale l’inverso, non essendo ogni ordine illegittimo di per sé anche criminoso. Ammettiamo che il militare ritenga l’ordine, semplicemente, illegittimo, ma non già criminoso (illecito); in questo caso, il militare si dovrà, ulteriormente, chiedere: Si tratta di un ordine illegittimo sindacabile oppure di un ordine illegittimo insindacabile? (come quello impartito adUnodinoi). La dottrina più attenta ha introdotto l’ulteriore quesito che dovrebbe porsi l’esecutore italiano: Si tratta di illegittimità formale oppure di illegittimità sostanziale? Per far comprendere le difficoltà che incontra colui che deve eseguire l’ordine, faccio un esempio: l’ordine ricevuto dal superiore di punire un proprio inferiore, che tipo di ordine deve considerarsi? E’ un ordine illecito, legittimo o illegittimo? Se illegittimo, si tratta di illegittimità formale oppure sostanziale? E’ un ordine illegittimo insindacabile oppure illegittimo sindacabile? Se sindacabile, quando diventa insindacabile? Non finisce qui. Qualora, malauguratamente, il militare dovesse essere sottoposto ad un giudizio per aver eseguito l’ordine (dubbio), dovrà sperare che tutti i giudici chiamati a giudicarlo, ponendosi le stesse domande, rispondano allo stesso modo, il che non è scontato. Nel nostro caso, infatti, il secondo giudice ha dato alle domande una risposta che concorda con quella fornita daUnodinoi, mentre il primo ed il terzo giudice hanno dato risposte contrarie. Diciamo, quindi: L’ordinamento italiano, a differenza di quello tedesco, prevede un’eccezione alla regola secondo cui tutti gli organi dello Stato sono subordinati alla legge. Essa è contenuta nell’ultimo comma dell’art. 51 C.P., che prevede il caso in cui la legge non consenta al subordinato di sindacare la legittimità dell’ordine ricevuto. Ma in quali casi la legge non consente di sindacare la legittimità degli ordini? Cioè quali sono gli ordini illegittimi insindacabili? La legge succitata nulla dice sul punto della sindacabilità. Altra fonte normativa di rango inferiore si limita a dire che gli ordini che vengono confermati vanno eseguiti. Quindi nel caso in cui venga confermato un ordine che viola una norma di legge non penale, secondo l’ordinamento italiano va eseguito, secondo quello tedesco no. Tale convinzione si fonda sì sull’incertezza normativa, ma è sostenuta e rafforzata anche da altri elementi sinergicamente combinati tra di loro. Voglio così  sintetizzarli:il divieto imposto ai militari di riunirsi liberamente e di costituire associazioni professionali;le limitazioni imposte alla libera manifestazione del loro pensiero;l’impossibilità di accedere agli atti amministrativi in caso di violazione di interessi legittimi (la normativa vuole che i trasferimenti di reparto siano assimilati agli ordini militari, quindi possono avvenire per non meglio specificate esigenze di servizio);le sanzioni degli “arresti semplici” svincolate dal principio di legalità e di tassatività degli illeciti;la normativa che regola gli avanzamenti, soprattutto degli ufficiali;la normativa che regola i giudizi annuali caratteristici (che incidono pesantemente sulla progressione di carriera con ovvie ripercussioni stipendiali);gli organismi di rappresentanza che, oltre a non poter parlare di alcuni argomenti, non sono a base democratica in quanto presieduti dal più alto in grado.In tempo di guerra la convinzione che attiene al “quadrupede slegato”, certamente, è una formula vincente perché fa degli uomini armati un corpo unico con una volontà affievolita al fine di attuare le disposizioni ricevute da chi assume le decisioni strategiche. Ma in tempo di pace, quando i militari, deposte le armi, sono dei pubblici ufficiali (i cui atti fanno fede fino a querela di falso), possono rimanere con una volontà limitata o, quantomeno, condizionata se non addirittura intimidita?  Quando le domande sono difficili, le risposte vanno ricercate nei Sacri Testi che, oltre a contenere parole di vita eterna, offrono anche utili spunti di riflessione per regolare la vita di quaggiù. Si legge che quando i militari posti a guardia del Santo Sepolcro si recarono dai capi giudei a riferire ciò che, nell’adempimento delle loro consegne di servizio, avevano visto con i loro occhi, cioè che Gesù era risorto, i capi giudei, che rappresentavano il potere politico di allora, dissero ai militari: <<DICHIARATE: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa venisse all’orecchio del Governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione>>. (Mt 28, 13 – 14). A quell’epoca, i capi giudei erano interessati, principalmente, a difendere e consolidare il loro potere. Oggi, però, sono altri tempi. (Cleto IAFRATE associazione civica FICIESSE – in sintesi)

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Autovie venete: traffico e rimedi

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2010

Hanno funzionato le misure straordinarie adottate da Autovie Venete, di concerto con il vice commissario per l’emergenza in A4 Riccardo Riccardi, per rendere più fluido il traffico da esodo. Nonostante il notevole incremento dei transiti, rispetto allo scorso fine settimana, infatti, la coda è stata inferiore, raggiungendo il picco massimo di 20 chilometri nelle prime ore del mattino. Chiusura del Passante per alleggerire il traffico sull’autostrada A4, Venezia-Trieste,  by pass obbligatorio sulla A28, dirottamento dei veicoli diretti in Slovenia e Croazia all’uscita di Villesse, dove è stata attivata anche la pista di servizio, liberalizzazione del pedaggio alla barriera di Trieste Lisert durante la notte, nel momento di maggior concentrazione di auto i provvedimenti utilizzati da Autovie. “Dieci per cento di transiti in uscita in più a Trieste rispetto alla settimana scorsa, 100% in più a Villesse – segnala il vice commissario Riccardi –  e maggior utilizzo della A28, dove, al casello di Cordignano, i transiti sono raddoppiati”. “Il modello di gestione operativa messo in atto questa notte – precisa Riccardi – ci ha permesso di contenere la coda, che altrimenti sarebbe stata sicuramente superiore ai 25 chilometri della settimana scorsa, tenendo conto che l’elemento a maggiore impatto, per il formarsi degli incolonnamenti, è il flusso di mezzi pesanti, i quali rientrano in autostrada dopo la mezzanotte. Se fino alla mezzanotte le code non hanno superato i 5-6 chilometri, successivamente sono cresciute molto rapidamente. All’una avevano raggiunto i 13 chilometri per arrivare a 20 chilometri fra le 5 e le sei del mattino”.  “E’ chiaro – sottolinea il vice commissario – che tutte le misure adottate possono solo mitigare i disagi legati all’esodo perché, come non ci stanchiamo di ripetere, l’autostrada non è adeguata a reggere un flusso così elevato di veicoli. In ogni caso, devo riconoscere che in questa occasione gli automobilisti sono stati più disciplinati. Si sono verificati meno casi utilizzo improprio della corsia di emergenza e, in generale, il flusso è stato più ordinato”.

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Segnali d’allarme: una nuova rassegna culturale

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

Pavia 16 marzo alle ore 21 al Copernico Via Verdi 23/25 vedrà nelle vesti di relatore il tutor della Casa del Giovane Vincenzo Andraous per un dialogo sul tema “Vittime e carnefici, tutti intorno stanno gli indifferenti: pariamo di bullismo”. L’ospite della serata, che svolge la sua attività didattica usufruendo del regime di semilibertà carceraria, è autore di importanti saggi ed articoli sui temi della devianza e del carcere e in questa occasione approfondirà in particolare una vicenda drammatica per i giovani di oggi come il bullismo e la violenza ai danni dei più deboli. La Biblioteca Civica Carlo Bonetta, assieme all’associazione An.GE.LI.CO., composta dai genitori degli alunni del Liceo Scientifico Copernico e da alcuni anni attiva nella creazione di occasioni di incontro rivolte agli adulti e agli studenti, organizza con il patrocinio dell’Assessorato alle Biblioteche Civiche del Comune di Pavia, una rassegna culturale di nuova concezione dal titolo “Segnali d’allarme”: tre incontri compresi tra febbraio e maggio di quest’anno dedicati al tema del disagio giovanile e dedicati a un pubblico di studenti, genitori ed insegnanti per approfondire alcuni importanti aspetti dell’esperienza quotidiana degli adolescenti nei loro lati di maggior impatto sulle esperienze individuali e collettive, allo scopo di evidenziare i pericoli che la vita sociale presenta e quali siano i possibili rimedi.

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Visite omeopatiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2009

Reggio Calabria 22 Ottobre L’associazione Adimo – Associazione Di Informazione sulla Medicina Omeopatica non a fini di lucro terrà il trimestrale ciclo di visite omeopatiche riservate agli associati (associazione annuale Euro 20,00), grazie alla disponibilità dei medici dottor Mohamed Bahà El-Din Ghrewati e dottor Ahmed El Beick. Adimo si occupa di Omeopatia organizzando incontri, conferenze, discussioni e dibattiti centrati sui principi generali dell’Omeopatia e sui metodi di preparazione, di confezionamento e di distribuzione dei rimedi omeopatici, basati sui principi della farmacopea tedesca. Il loro fine è far conoscere tale disciplina a un pubblico sempre maggiore, contribuendo al risanamento della società: gli individui, quando sono malati, riflettono la propria patologia nel comportamento e, di conseguenza sulla società. Le visite sono riservate esclusivamente agli associati Adimo. Il contributo visita a carico di ogni socio è pari a euro 60,00. Per gli ulteriori componenti del nucleo familiare del tesserato il contributo è ridotto del 50%. A titolo esemplificativo il titolare della tessera: euro 60,00, il coniuge euro 30,00; il figlio euro 30,00; Totale euro 140,00. Per prenotare la propria visita, basta comunicare, entro Domenica 11 Ottobre, il proprio nominativo e un recapito telefonico a cui si verrà ricontattati,  all’indirizzo fax 0965.1870430, al numero di telefono 0965.895917 (non riceverà risposta chi chiama con numero privato o nascosto), via sms o telefonica al numero 388.1818910 (Gabriella Caputo).

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