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Posts Tagged ‘rimesse’

Rimesse degli immigrati in continuo aumento

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Maggio 2020

Secondo lo studio della Fondazione Leone Moressa su dati Banca d’Italia, dopo il crollo del 2013 e alcuni anni di sostanziale stabilizzazione, nel 2019 si conferma la crescita già registrata l’anno precedente. Dopo 7 anni, dunque, si torna sopra quota 6 miliardi.
Per il secondo anno, il Bangladesh è il primo paese di destinazione delle rimesse, con 856 milioni di euro complessivi (14,1% delle rimesse totali). Il Bangladesh nell’ultimo anno ha registrato un +20,6%, mentre negli ultimi dieci anni ha più che triplicato il volume.
Il secondo paese di destinazione è la Romania, con un andamento opposto: -10,4% nell’ultimo anno e -35,7% negli ultimi dieci. Da notare come tra i primi dieci paesi ben cinque siano asiatici: oltre al Bangladesh, anche Filippine, Pakistan, India e Sri Lanka. Proprio i paesi dell’Asia meridionale sono quelli che negli ultimi anni hanno registrato il maggiore incremento di rimesse inviate. Il Pakistan ad esempio ha registrato un aumento del +15,6% nell’ultimo anno. Praticamente scomparsa la Cina (oggi in 47^ posizione, con 11 milioni inviati), che fino a pochi anni fa rappresentava il primo paese di destinazione.Rapportando il volume delle rimesse con il numero di residenti in Italia, si ottiene il valore pro-capite. Mediamente, ciascun immigrato in Italia ha inviato in patria poco meno di 1.200 euro nel corso del 2019 (quasi 100 euro al mese). Valore che varia fortemente a seconda del paese di destinazione: molto basso per le due nazionalità più numerose (Romania 42,37 euro mensili e Marocco 64,66 euro). Tra le comunità principali, invece, il valore più alto è quello del Bangladesh: mediamente, ciascun cittadino ha inviato oltre 500 euro al mese. Anche Senegal, Filippine, Pakistan e Sri Lanka registrano oltre 200 euro mensili pro-capite.Un quarto si concentra a Roma e Milano. A livello locale, le regioni con il maggior volume di rimesse inviate sono Lombardia (1,4 miliardi) e Lazio (939 milioni). Entrambe hanno registrato un lieve aumento nell’ultimo anno (rispettivamente +1,7% e +2,7%). Seguono Emilia Romagna e Veneto, entrambe con oltre 500 milioni di euro inviati.A livello provinciale, i volumi più significativi sono quelli di Roma (815 milioni) e Milano (694 milioni), che insieme concentrano quasi il 25% del volume complessivo. Tra le prime province si ha una forte concentrazione di province del Centro-Nord, in cui si ha la maggiore incidenza di residenti stranieri.Secondo Michele Furlan, presidente della Fondazione Leone Moressa, “le rimesse rappresentano la prima forma di sostegno degli immigrati allo sviluppo dei paesi d’origine. Tuttavia si prestano a varie letture. Da un lato, evidenziano la disponibilità finanziaria degli immigrati, legata alla ripresa economica. Dall’altro lato sono mancati consumi e investimenti in loco. Una maggiore integrazione, dunque, dovrebbe portare ad un minor legame col paese d’origine.
Sarà inoltre interessante osservare, a partire dai dati del primo semestre 2020, l’impatto dell’emergenza COVID-19: è molto probabile che la ridotta disponibilità finanziaria incida anche sui flussi finanziari verso l’estero e quindi sui comportamenti degli immigrati in termini di risparmio e consumo”.

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Rimesse in Italia: il denaro in entrata supera quello in uscita

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Fondazione ISMU rende noto che, secondo gli ultimi dati della World Bank, durante il 2017, l’Italia ha ricevuto 9,8 miliardi di dollari in rimesse dall’estero e – a sorpresa – ne ha inviate verso l’estero di meno: 9,3 miliardi. È chiaro che non si tratti solamente di rimesse di migranti e che i dati includano anche gli italiani temporaneamente all’estero (e gli stranieri temporaneamente in Italia); è tuttavia interessante notare come dal punto di vista degli scambi monetari tramite le rimesse, per l’Italia si sia registrato un guadagno. Tale trend a vantaggio dell’Italia in realtà dura da un triennio: nel 2016 infatti furono contabilizzate in 9,5 miliardi di dollari le rimesse percepite dall’Italia e in 9,2 miliardi quelle inviate, nel 2015 rispettivamente in 9,6 e 9,4 miliardi. Tale cambiamento è dovuto probabilmente sia a una minore disponibilità economica della popolazione immigrata a causa della crisi, sia al fatto che gli immigrati con maggiore anzianità migratoria hanno spostato il centro dei loro interessi, anche affettivi, dal Paese d’origine all’Italia, dove spendono e fanno investimenti economici. Inoltre non bisogna sottovalutare le maggiori recenti emigrazioni dall’Italia sia di italiani sia di stranieri con cittadinanza italiana, che hanno senz’altro contribuito ad aumentare il flusso di rimesse verso il territorio nazionale.
Dal 2008 al 2017 in Italia il saldo netto delle rimesse rimane comunque negativo. Ma nonostante l’inversione di tendenza degli ultimi tre anni, in cui le rimesse ricevute hanno sempre superato quelle inviate per un totale di un miliardo di dollari, nell’ultimo decennio il saldo netto delle rimesse per l’Italia è stato comunque negativo per 30 miliardi di dollari. Sempre secondo i più recenti dati della World Bank (2017), sebbene in termini assoluti l’Italia sia al 15° posto nel mondo per rimesse percepite e al 17° per rimesse inviate, in termini relativi scende al 133° posto per incidenza delle rimesse percepite sul totale del prodotto interno lordo (0,5%), mentre è al 104° per quelle inviate. In base ai dati del 2017 all’incirca un duecentesimo del prodotto interno lordo italiano viene oggi annualmente inviato all’estero. Chi “perde” di più secondo i dati del 2017, sotto il profilo delle rimesse inviate, sono invece il Lussemburgo (il 20,3%, ovvero più di un quinto del proprio prodotto interno lordo viene inviato all’estero dai migranti) e poi i tre Paesi del golfo persico: Oman (13,9%), Emirati Arabi Uniti (11,6%) e Kuwait (11,4%). Chi guadagna invece di più dalle rimesse – prescindendo da alcuni Paesi più piccoli – sono l’Egitto (il cui 11,6% del pil deriva dalle rimesse dei migranti), l’Ucraina (11,4%), le Filippine (10,2%) e più a distanza il Pakistan (6,8%). Mentre in termini assoluti i Paesi da cui sono partite più rimesse nel 2017 sono stati ‒ nell’ordine ‒ Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Svizzera e Germania.
In base alle stime della World Bank risulta che lo stato da cui partono più rimesse per l’Italia sono gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Francia e Canada. Per quanto riguarda le rimesse in uscita dall’Italia, i dati della World Bank pongono al primo posto a sorpresa la Francia davanti alla Romania e alla Cina, a cui seguono Nigeria e Marocco.Rimesse dall’Italia verso l’estero: nel 2017 il primato va ai nigeriani. Nel 2017, tra i 25 Paesi con maggiore numero di residenti in Italia, al primo posto per invio di rimesse dall’Italia verso l’estero si colloca la Nigeria con il valore quasi inspiegabile – se non con il sommarsi di forti flussi finanziari a quelli di pure rimesse dei migranti – di ben 478 dollari medi mensili procapite, davanti all’Egitto (219), alla Serbia (190), alla Cina e al Senegal (182 entrambi); e con in coda Macedonia (23), Albania (50), Bangladesh e Romania (54), Ucraina (61), Bulgaria (69), Russia (75) e Kosovo (94).

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Immigrazione. Balboni (FdI): fare chiarezza su super rimesse nigeriane

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Fare chiarezza sulle super rimesse annue che i cittadini nigeriani versano alle loro famiglie di origine, tre volte superiori a quelle dei cittadini degli Stati subsahariani”. A chiederlo in un’interrogazione ai ministri dell’Interno e dell’Economia è il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, che fa notare come oggi “la stragrande maggioranza delle famiglie italiane non è in grado di risparmiare quasi 12 mila $ all’anno” e quindi come “sia possibile che stranieri a malapena integrati nel nostro Paesi siano in grado di produrre un reddito che consenta loro di risparmiare quasi 12 mila $”. Perciò, continua il senatore di FdI, “o gli stranieri residenti in Italia di origine nigeriana sono mediamente più laboriosi o godono di entrate extra che sarebbe opportuno verificare e che potrebbero provenire da attività illecite”. Da qui la richiesta di “accertare in particolare le fonti di una tale disponibilità di danaro, tenuto conto che si tratta in gran parte di richiedenti asilo, con particolare riferimento a possibili attività illecite e alla presenza ormai consolidata della mafia nigeriana in Italia” conclude il senatore Balboni.

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Rimesse – un motore di sviluppo che deve ancora ingranare bene la marcia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 Maggio 2018

Kuala Lumpur. i relatori illustri che a Kuala Lumpur, hanno tenuto i discorsi di apertura alla prima sessione del Foro mondiale su rimesse, investimenti e sviluppo hanno trasmesso un messaggio comune: il settore pubblico e quello privato devono collaborare maggiormente per riuscire a sfruttare l’immenso potenziale di sviluppo rappresentato dalle rimesse nella regione dell’Asia e del Pacifico.
L’evento ha attratto oltre 400 partecipanti da ogni parte del mondo, è stato inaugurato dai discorsi introduttivi di Jessica Chew Cheng Lian, vice governatore della Banca centrale della Malesia; Charlotte Salford, vicepresidente associato del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo; e Ceyla Pazarbasioglu, direttore presso il Gruppo della Banca Mondiale. Insieme, i partecipanti valuteranno soluzioni volte ad aumentare l’efficienza dei mercati e dei servizi delle rimesse, migliorare l’inclusione finanziaria e promuovere investimenti finanziati tramite le rimesse.
Le rimesse – il denaro che i lavoratori migranti spediscono a casa alle loro famiglie – inviate in paesi a basso e medio reddito nella regione dell’Asia e del Pacifico nel 2017 ammontavano a 256 miliardi di dollari. Tale somma è 10 volte superiore al valore netto degli aiuti ufficiali allo sviluppo forniti alla regione.Circa il 70 per cento delle rimesse viene speso per necessità essenziali, quali cibo, alloggio e cure mediche, mentre il restante 30 per cento – che nella regione ammonta a oltre 77 miliardi di dollari – è usato per costruire un futuro più sicuro e autonomo, attraverso una migliore istruzione, risparmi, acquisizione di beni patrimoniali e investimenti in attività generatrici di reddito.“Dato il consenso universalmente diffuso sul potenziale delle rimesse come promotori di sviluppo, è davvero tempo di spingersi oltre le mere raccomandazioni e mettere in campo iniziative su larga scala. Iniziative che devono diventare parte integrante della nostra stategia per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030”, ha dichiarato Charlotte Salford, vicepresidente associato dell’IFAD.I costi elevati per spedire denaro a casa, l’accesso limitato a servizi finanziari di base e mercati che operano ancora sulla base di trasferimenti di denaro contante piuttosto che utilizzare strumenti digitali limitano il flusso delle rimesse e le somme di cui i destinatari possono disporre effettivamente, nonché lo sviluppo e l’impatto economico a livello della comunità nel suo insieme. Le tecnologie della telefonia mobile e il denaro digitale avrebbero il potenziale per trasformare i mercati e ridurre i costi e i tempi per la spedizione di rimesse, ma il loro sviluppo è ancora ostacolato dalla mancanza di armonizzazione tra i quadri normativi dei vari paesi.Il costo medio per spedire rimesse a casa nella regione dell’Asia e del Pacifico è del 6,86 per cento, leggermente al di sotto della media mondiale del 7,13 per cento, ma ancora lontano dall’obiettivo del 3 per cento stabilito dalla comunità internazionale nel decimo Obiettivo di sviluppo sostenibile: ridurre le disuguaglianze.Inoltre, i benefici per le famiglie destinatarie delle rimesse potrebbero essere molto maggiori, se queste avessero accesso a servizi finanziari mirati che le aiutassero a risparmiare e/o investire i loro fondi e ad avere accesso al credito. Almeno due terzi delle famiglie che ricevono rimesse nell’Asia e nel Pacifico vivono ancora al di fuori dei circuiti finanziari formali.I risultati del Foro contribuiranno agli sforzi attualmente in corso, a livello nazionale, regionale e mondiale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché ai negoziati per approvare, verso la fine del 2018, un Accordo globale delle Nazioni Unite per migrazioni sicure, ordinate e regolari.Questo Foro apre la strada all’iniziativa di organizzare periodicamente Fori nella regione, che mettano a frutto le sinergie e valutino i risultati ottenuti.

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Nuovo calo delle rimesse degli immigrati dall’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 Maggio 2017

rimesseLa Fondazione ISMU segnala che nel 2016 si è registrato un ulteriore calo dell’ammontare delle rimesse verso l’estero da parte dei migranti che vivono nel nostro Paese: poco più di 5 miliardi di euro, il 3,4% in meno rispetto all’anno precedente.In Italia il flusso di denaro verso l’estero, inviato tramite i canali formali rilevato dalla Banca d’Italia, è risultato in forte crescita tra il 2005 e il 2011 – da 3,9 a 7,4 miliardi di euro – ma si è successivamente registrata una diminuzione delle rimesse a partire dal 2012. Con il brusco calo verificatosi nel 2013 – quasi un quinto in meno di denaro inviato all’estero rispetto all’anno precedente – sembra quindi avviata una fase di decrescita dell’ammontare delle rimesse verso i paesi di origine dei migranti presenti in Italia.
rimesse1Crolla la Cina, mentre al primo posto in graduatoria c’è la Romania. La lettura dei dati per Paese di destinazione risulta particolarmente interessante: la Cina, che per anni è stato il primo Paese per rimesse ricevute dall’Italia (con oltre un quarto del denaro in uscita e punte del 39% nel 2012), oggi è crollata all’ottavo posto in graduatoria. Nel 2016 la Cina ha ricevuto solo 238 milioni di euro dall’Italia con un calo del 57% rispetto all’anno precedente: la diminuzione più importante tra i principali paesi di destinazione, se si confronta inoltre col 2012, anno in cui i cittadini cinesi hanno inviato la cifra record di 2,7 miliardi di euro al proprio paese di origine. Al primo posto in graduatoria si conferma la Romania, che dal 2014 costituisce il principale paese di destinazione del denaro inviato, e oggi rappresenta il 15% di tutte le destinazioni. Un paese che registra aumenti è il Bangladesh, che nel 2016, con 487 milioni di euro di rimesse, è diventato il secondo per ammontare di denaro ricevuto dai propri concittadini in Italia. Al terzo posto troviamo le Filippine che ricevono in modo piuttosto stabile dal 2012 rimesse per 340 milioni di euro mediamente ogni anno. Aumenti importanti nell’ultimo anno si registrano per altri Paesi dell’Asia meridionale come Sri Lanka (+39%), Pakistan (+20%), India (+11%), e cresce nell’Europa dell’Est l’Ucraina (+16%).
rimesse2La regione dalla quale partono più rimesse verso l’estero è la Lombardia. ISMU evidenzia che quasi un quinto delle rimesse proviene dalla Lombardia, regione che detiene il primato con oltre 1 miliardo e 167 milioni di euro inviato all’estero nel 2016. Tre territori regionali, Lombardia, Lazio e Toscana, rappresentano da soli poco meno del 50% del volume di rimesse totale in uscita dal nostro Paese.
La provincia di Roma, che nel 2005 inviava il 29% delle rimesse, nel 2016 con quasi 670 milioni di euro ha ridotto notevolmente il suo peso percentuale rispetto al territorio nazionale (13%) e ha perso in un anno il 18% delle rimesse inviate nel 2015. Dalla provincia di Milano, seconda in graduatoria, sono stati spediti all’estero 587 milioni di euro, l’11% del totale. Seguono, su livelli più bassi, le province di Napoli e Torino. (fonte: fondazione ismu) (foto: rimesse)

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Rimesse immigrati

Posted by fidest press agency su domenica, 6 Maggio 2012

Gli stranieri che vivono in Italia hanno fatto defluire nel 2011 7,4 miliardi di euro di rimesse, registrando un aumento del 12,5% rispetto all’anno precedente. Mediamente ogni straniero in Italia invia nel proprio paese 1.618 euro all’anno, destinati per lo più in Asia e in Cina per la precisione. Si stima che i cinesi che risiedono in Italia riescono a mantenere 800mila connazionali in Patria. Roma, Milano, Napoli e Prato sono le province da cui defluisce il maggior importo di rimesse verso l’estero. Questi i risultati principali di uno studio della Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha analizzato i flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita dall’Italia da parte degli stranieri che vivono nel nostro paese.Il volume delle rimesse. Nel 2011 il flusso monetario in uscita dall’Italia è stato pari a 7,4 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno precedente del 12,5%. In aumento anche il valore delle rimesse calcolate a livello procapite: mediamente ciascuno straniero invia nel proprio Paese di origine poco più di 1.600 euro annui, in aumento rispetto ai 1.552 euro registrati nel 2010. Per riuscire a quantificare il volume delle rimesse basti pensare che l’ammontare complessivo del denaro in uscita dall’Italia equivale allo 0,47% del Pil nazionale: anche in questo caso tale incidenza è aumentata rispetto allo 0,42% rilevato l’anno precedente.
Destinazione delle rimesse. L’Asia è il continente maggiormente beneficiario delle rimesse che escono dall’Italia. Infatti con quasi 4 miliardi di euro, la macroarea asiatica concentra il 52% di tutti i flussi monetari; della rimanente parte, il 24,4% rimane all’interno dei confini europei, il 12,1% prende la via americana e l’11,5% quella africana. Rispetto al 2010 quasi tutte le destinazioni hanno subito un aumento in termini di rimesse inviate: il continente asiatico ha ricevuto dagli stranieri in Italia il 23,4% in più di denaro, le Americhe il 5,2% in più, l’Africa il 3,1% e il continente europeo l’1,6%.
Tra tutti i Paesi, la Cina è quello a cui viene inviato il maggior volume di rimesse con 2,5 miliardi di euro, seguito da Romania (894 milioni di euro), Filippine (601 milioni di euro) e Marocco (299 milioni di euro). Le principali nazioni di destinazione mostrano un aumento nell’ultimo anno, ad eccezione delle Filippine che mostrano un -19,1%. Per la Cina la variazione si attesta addirittura al +39,7%, per la Romania si tratta del +3% e per il Marocco il +5,8%. In quanto a rimesse procapite, ciascun cinese residente in Italia invia in Patria poco più di 12mila euro a testa, valore più elevato tra tutte le nazionalità. Questo significa che ogni cinese in Italia “mantiene” 3,9 cinesi in Patria e che a livello complessivo si tratta di oltre 800mila di cinesi. Con 4.484 euro di rimesse procapite i filippini sostengono una comunità in patria di 394 mila concittadini, i bengalesi di 629 mila soggetti, i senegalesi di 348 mila persone.Il dettaglio provinciale. Roma è la provincia dalla quale defluisce il maggior volume di rimesse verso l’estero: si tratta di 2 miliardi di euro, pari a oltre un quarto di tutte le rimesse che escono dall’Italia. Seguono a ruota Milano, Napoli e Prato. Per tali province la prima nazionalità di destinazione è la Cina, ma tra tutte è Prato l’area in cui la quasi totalità delle rimesse defluisce verso il paese asiatico: il 91% di tutte le rimesse della provincia. La Romania è invece il primo paese di destinazione delle rimesse di Torino e Treviso, mentre per le Filippine si tratta di Bologna (solo per citare le prime città).

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Rimesse immigrati in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2012

L’immigrazione fonte di arricchimento culturale, ma anche fonte di ricchezza per l’economia italiana per l’Italia, perché se è vero quanto dice il rapporto della Fondazione Leone Moressa, specializzata in economia dell’immigrazione, che nel 2011 le rimesse ufficiali sono state di 7 miliardi e 400 milioni, del 12,5% in più rispetto al 2010, è anche vero che ciò sta a significare che una parte sempre crescente della nostra economia gira intorno al grande apporto che gli stranieri in Italia stanno compiendo al sistema economico nazionale, nonostante la recessione in cui da tempo si trova il Bel paese e quindi in controtendenza con tutti i parametri economici che segnano solo aspetti negativi. Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, tali dati, quindi, contribuiscono a gettare totale discredito in tutta quella fetta della popolazione, che ci auguriamo sempre più minoritaria, che vede nell’immigrazione un fenomeno negativo, senza considerarne i sicuri e conclamati effetti positivi per il sistema socio economico del nostro Paese. È chiaro, però per evitare di dare man forte alla xenofobia ed a tendenze razziste, che i flussi migratori devono essere regolati invertendo la pericolosa spirale avviata con l’entrata in vigore della legge Bossi – Fini che ha in parte criminalizzato il fenomeno migratorio e, quindi, partendo dalla sua abrogazione bisogna avviare un percorso virtuoso d’investimento sociale ma anche economico per l’integrazione.

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Tassazione rimesse immigrati

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

“La proposta del leghista Gianluca Buonanno di tassare le rimesse degli immigrati, ovvero il denaro che inviano nei loro Paesi d’origine, potrebbe essere definita come l’ennesima boutade a cui il partito di Bossi ci ha abituato, basta ricordare la recente idea degli eserciti regionali. Purtroppo siamo in presenza di una proposta ingiustificabile alla luce del principio di uguaglianza, nonché perversa nei suoi effetti. Gli stranieri che vivono e lavorano in Italia e che inviano le rimesse ai loro familiari all’estero pagano già le tasse come tutti gli altri cittadini, pertanto è iniquo pensare di tassare ulteriormente il denaro da loro trasferito.  Inoltre, le rimesse degli immigrati rappresentano un fattore fondamentale per le economie disastrate di tanti Paesi e senza quei soldi, probabilmente, il flusso dei migranti verso l’Italia sarebbe ancora maggiore. Piuttosto, la Lega e tutto il centrodestra dovrebbero sostenere la proposta del Parlamento europeo di tassare le transazioni speculative. Anziché colpire cittadini immigrati che lavorano regolarmente o gestiscono imprese, si comincino a tassare in modo equo le rendite finanziarie che nel nostro Paese godono di un regime fiscale ben più favorevole dei redditi dei pensionati o dei lavoratori a basso salario”. Dichiarazione dell’On. Luigi BOBBA (PD)

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