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Posts Tagged ‘rimpatrio’

Rimpatrio volontario in Myanmar

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Attraverso il Gruppo di Lavoro Congiunto sul rimpatrio, il Governo del Myanmar ha fornito al Governo del Bangladesh i nomi di 3.450 rifugiati Rohingya autorizzati a fare ritorno nello stato di Rakhine, in Myanmar. L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, considera l’impegno del Myanmar in questo processo un positivo passo avanti nell’affermazione del diritto al ritorno nel proprio paese per i rifugiati Rohingya.
L’UNHCR ha assistito il Governo del Bangladesh nel processo di conduzione di sondaggi per stabilire se i rifugiati volessero fare ritorno in Myanmar e per assicurarsi che ogni decisione individuale presa in questo senso fosse effettivamente volontaria.
Negli ultimi giorni l’UNHCR ha fatto visita insieme a funzionari del Bangladesh ad alcune famiglie di rifugiati per stabilire se intendessero tornare in Myanmar. Per il momento, nessuno degli intervistati ha espresso la volontà di farvi ritorno. L’UNHCR continuerà ad assistere il Governo del Bangladesh in questo processo per assicurarsi che tutti coloro che hanno ottenuto l’autorizzazione per il rimpatrio siano intervistati. L’Agenzia esprime inoltre apprezzamento per l’impegno significativo dimostrato dal Governo del Bangladesh affinché sia garantito il rispetto delle decisioni dei rifugiati.
L’UNHCR ha concordato con i governi di Bangladesh e Myanmar che il rimpatrio dei rifugiati dev’essere di natura volontaria, oltre che sicuro e dignitoso. Il rispetto di tali principi permetterà inoltre di garantire la sostenibilità del processo di rimpatrio. Ciò è stato confermato in discussioni che le autorità del Bangladesh e l’UNHCR hanno avuto questa settimana con i rifugiati Rohingya. Molti hanno dichiarato che sperano di poter fare ritorno in Myanmar non appena le condizioni lo permetteranno e verranno fornite garanzie in materia di cittadinanza, libertà di movimento e sicurezza.Costruire fiducia è essenziale. Alla fine di luglio, alti funzionari del Myanmar hanno incontrato dei rifugiati Rohingya negli insediamenti in Bangladesh. Si è trattato di un primo passo significativo, ed è importante che il dialogo continui. Insieme all’UNDP, l’UNHCR sostiene gli sforzi del Governo del Myanmar attraverso la realizzazione di progetti a impatto rapido volti a migliorare le condizioni di tutte le comunità nello Stato di Rakhine e a promuovere la coesione sociale tra esse, in modo da rendere possibile il ritorno volontario e la reintegrazione dei rifugiati. Tuttavia, è fondamentale che l’UNHCR e l’UNDP abbiano accesso prevedibile ed efficace ai luoghi di origine dei rifugiati e alle aree cui potrebbero fare ritorno nello Stato di Rakhine.Il rimpatrio volontario dei rifugiati richiederà l’impegno continuo di tutte le parti coinvolte al fine di costruire la fiducia dei rifugiati; è un vero e proprio processo, non un evento isolato. E in tale processo l’UNHCR ribadisce il suo impegno nel sostenere i governi di entrambi i paesi.

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L’UNHCR esprime seria preoccupazione per il rimpatrio di cittadini del Myanmar dall’India

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime seria preoccupazione per la sicurezza di sette cittadini del Myanmar a seguito del loro rimpatrio dall’India eseguito questo giovedì.Secondo le informazioni pervenute all’UNHCR, prima dell’esecuzione del rimpatrio i sette sono stati trasferiti nello Stato del Manipur, al confine con il Myanmar, dal carcere centrale di Silchar, nello Stato di Assam, dove erano detenuti dal 2012. Venuta a conoscenza della detenzione e delle disposizioni relative al rimpatrio, e sulla base di rapporti affidabili secondo i quali i sette uomini appartengono alla minoranza Rohingya, l’UNHCR ha chiesto alle autorità indiane di garantire l’accesso al gruppo al fine di valutarne i bisogni di protezione internazionale. L’UNHCR si rammarica di non aver ricevuto risposta a questa richiesta e che non abbia pertanto potuto garantire l’accesso ad un avvocato dei servizi legali statali.L’UNHCR continua a chiedere chiarimenti alle autorità sulle circostanze nelle quali queste persone sono state rimpatriate in Myanmar. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati è preoccupata del mancato accesso alla consulenza legale e alla procedura d’asilo per la valutazione della loro domanda di protezione internazionale in India.Centinaia di migliaia di persone Rohingya sono fuggite dal Myanmar negli ultimi decenni. Nella crisi più recente, dal 25 agosto 2017, più di 720.000 rifugiati Rohingya sono stati accolti in Bangladesh. Le condizioni attuali nello stato di Rakhine in Myanmar non permettono un rientro sicuro, dignitoso e sostenibile ai rifugiati apolidi Rohingya.
Sono circa 18.000 i rifugiati e richiedenti asilo Rohingya registrati presso l’UNHCR in India, dislocati in diverse zone del Paese. L’UNHCR rilascia una carta d’identità ai rifugiati registrati e un documento ai richiedenti asilo, aiutando così a prevenire arresti arbitrari, detenzione e deportazione. L’UNHCR collabora con le autorità dei servizi legali statali e con una rete di partner per offrire assistenza legale alle persone detenute in India che rientrano nel mandato dell’Agenzia.

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Violenze migranti clandestini contro poliziotti

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

fuga migranti1“Gli ultimi fatti di cronaca dimostrano che le aggressioni da parte di migranti che dovevano essere espulsi stanno aumentando. A farne le spese, le forze dell’ordine vittime sempre più frequenti di questi criminali che scorazzano indisturbati nelle nostre città. Abbiamo purtroppo la constatazione che mentre il Governo e la maggioranza con il reato di tortura hanno decuplicato le pene contro le forze di polizia, questo genere di violenze contro i pubblici ufficiali ha ancora una pena ridicola che comporta l’immediata remissione in libertà . Il governo deve incentivare le azioni di controllo contro chi è stato espulso e contravviene all’obbligo di rimpatrio. Sul piano internazionale, vista l’assenza – non solo fisica del ministro Alfano- è urgente denunciare ogni forma di accordo con quei Paesi che non rimpatria chi è stato espulso dal nostro territorio. Sollecito il ministro Minniti a promuovere sul ministro Alfano quest’azione e a invitarlo a fare il suo dovere”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Edmondo Cirielli intervenendo in aula durante question time al ministro dell’Interno Marco Minniti sulle violenze dei migranti clandestini contro le forze dell’ordine.

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I profughi non riconosciuti vanno immediatamente rimpatriati

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

fabio_rampelli_daticamera“Abbiamo sempre denunciato le condizioni abominevoli nelle quali vivono i migranti. La responsabilità è solo della sinistra, in salsa Letta, Renzi o Gentiloni che, per dare ospitalità a tutti, anche a chi ha ricevuto risposta contraria dalle commissioni prefettizie, alimenta in modo direttamente proporzionale le morti nel Mediterraneo, il business dell’accoglienza, il degrado nelle città e l’insicurezza. Mentre chiediamo un’immediata ispezione al Cara di Mineo e la chiusura di ogni lager per disperati pretendiamo che i richiedenti asilo che non hanno visto riconosciuto lo status di profughi vengano immediatamente rimpatriati”. È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Nuovo documento di viaggio UE per facilitare il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

european commissionLa proposta della Commissione europea per un documento europeo di viaggio standard che acceleri le procedure di rimpatrio di cittadini non UE che soggiornano irregolarmente negli Stati membri, e senza un documento d’identità valido, è stata approvata in via definitiva giovedì dal Parlamento.Nel testo si afferma che i Paesi terzi sono attualmente riluttanti nell’accettare i documenti di ritorno forniti dagli Stati membri, a causa dei diversi formati e di standard di sicurezza inadeguati.Durante i lavori legislativi, i deputati hanno rafforzato gli standard di sicurezza del documento e le garanzie tecniche, in modo da meglio garantire la sua accettazione da parte dei Paesi terzi.Il testo, redatto da Jussi Halla-aho (ECR, FI), è stato approvato con 494 voti favorevoli, 112 contrari e 50 astensioni.
Halla-aho ha dichiarato che “il basso tasso di applicazione delle decisioni di rimpatrio mina seriamente la credibilità e la legittimità, agli occhi dei nostri cittadini, delle politiche europee di asilo e immigrazione. Incoraggia inoltre l’abuso dei sistemi di asilo in Europa. Mentre un modulo uniforme per il documento di viaggio europeo, per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente, non è una soluzione magica ma un passo nella giusta direzione, nel far rispettare la legislazione e le decisioni vigenti”.I dati della Commissione europea, inoltre, indicano che meno del 40% delle decisioni prese dall’UE per il rimpatrio di cittadini di Paesi terzi sono state effettivamente portate a termine nel 2014.

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Il 14 Settembre ci sarà un nuovo vertice dei ministri dell’interno dell’Unione europea sulla questione migratoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

Con le tragedie di questo ultimo mese si è finalmente capito che la questione migratoria non è solo italiana ma bensì europea: dalla Grecia ai paesi balcanici, all’Austria, Ungheria, Germania, Francia e Gran Bretagna, fino ai paesi del Nord. La situazione di emergenza ha portato a degli scontri politici a tutti i livelli e a decisioni che impongono un nuovo accordo europeo: più solidarietà con piùcontrolli, senza mettere in pericolo lo spazio Shengen. Il trattato di Dublino non è più un tabù a causa della decisione tedesca di sospenderlo per i migranti siriani, ma la sua eventuale revisione andrà anticipata dalla creazione di centri di identificazione e registrazione dei migranti (i cosiddetti hotspots) che funzionino realmente lungo le frontiere esterne dell’UE. Più accoglienza con più re insediamenti (vedi l’impegno di Cameron mosso da un rigurgito di pietas dei parlamentari conservatori) e redistribuzione dei richiedenti asilo tra i paesi membri, ma solo di alcune nazionalità (in primis siriani), e difficilmente con impegniobbligatori visto il deciso dissenso dei paesi dell’Est. Intanto continuano ad edificarsi muri reali e cultural-religiosi con le dichiarazioni dei primi ministri ungherese e slovacco contro l’accoglienza di musulmani. La politica di accesso sarà molto selettiva e verranno aumentate le operazioni di rimpatrio. I migranti “senza pedigree”, ovvero quelli che non rientreranno negli standard stretti di nazionalità e motivazioni per l’asilo, verranno ricacciati nei loro paesi (sempre che la cosa sia in realtà fattibile). Si rischia quindi di creare una situazione nella quale i migranti non accettati ingrosseranno le fila degli irregolari, vittime del mercato nero e della criminalità, mentre continueranno i viaggi della morte di tutti quelli “fuori standard”.A fronte di questa situazione, date le attuali condizioni politiche, una visione alternativa praticabile è necessaria per dare voce ai principi umanisti e cristiani, perché tutto si gioca sulla pelle dei migranti. Questi alcuni punti di orientamento.
Il diritto all’asilo non può essere discriminatorio sulla base della nazionalità, ma deve esserericonosciuto ad ogni singola persona.
La creazione del cordone di hotspots rischia di creare un Mediterraneo di centri di detenzione. L’identificazione deve essere garantita con alti standard di rispetto dei diritti umani. Questi centri possono essere creati solo laddove esistono queste condizioni e con l’accesso delle organizzazioni di difesa dei diritti umani.
La ricollocazione dei richiedenti asilo può avvenire solo se l’identificazione avviene in tempi celeri e se si può applicare il mutuo riconoscimento dello status di rifugiati per assicurare la volontà del migrante di poter circolare liberamente dentro l’UE.
E’ condivisibile la proposta di potenziare l’EASO (Ufficio europeo di sostegno all’asilo) creando una vera e propria agenzia europea per i rifugiati per assicurare il rispetto dei loro diritti e condizioni comparabili di accoglienza ed integrazione nei diversi paesi membri.
Occorre potenziare le operazioni di reinsediamento assieme ai sistemi diffusi di accoglienza come lo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Ma restano le questioni di fondo dei migranti “fuori standard”, dello sviluppo e dei conflitti, tanto all’interno quanto all’esterno dell’UE.L’accoglienza senza integrazione, lavoro e un sistema di welfare adeguato rischia di creare, e sta già creando, situazioni esplosive a livello sociale e politico. Il problemademografico europeo e l’importanza dei flussi per motivi di lavoro esigono un piano di lungo termine, oltre l’attuale crisi. Non si può ridurre tutto al diritto d’asilo. L’integrazione è intrecciata al rilancio dello sviluppo europeo, e va di pari passo con una politica di investimenti economici e sociali orientati all’inclusione. La finanza è inondata di liquidità, ma le politiche di austerità e una imprenditoria asfittica non smuovono l’economia reale. E’ su questo che ci si deve concentrare per uno sguardo più profondo e a medio-lungo periodo sulle migrazioni. La questione migratoria deve essere affrontata nel quadro del rilancio dello sviluppo europeo.Il governo dei flussi migratori deve essere realizzato in stretta cooperazione con i paesi di origine e di transito, avendo come riferimento uno sviluppo condiviso. La cooperazione allo sviluppo ha un ruolo centrale che deve essere maggiormente riconosciuto, non in termini strumentali rispetto all’esigenza di controllare i flussi, ma in quanto contributo importante ai bisogni economici e sociali dei paesi del Sud. Sapendo che una loro crescita non riduce i flussi ma li rende maggiormente praticabili. Ecco allora che la crescita del Sud deve andare di pari passo con misure di mobilità verso l’Europa in un’ottica di co-sviluppo. Solo in un orizzonte di sviluppo reciproco è possibile far fronte alla questione migratoria. E questo significa mettere al centro il raggiungimento dei nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, la riforma della finanza per l’economia reale, la sua trasformazione per garantire lavoro dignitoso per tutti e il rispetto dell’ambiente.Nei paesi in conflitto vanno sostenute le iniziative di soluzione pacifica, non dimenticando le responsabilità che hanno avuto alcuni paesi europei nell’accendere la miccia. La politica europea di sicurezza e difesa va riformata in chiave nonviolenta. I programmi di protezione e sviluppo regionale sono uno strumento importante, ma devono prevedere tra le possibili soluzioni durevoli per i profughi, oltre all’integrazione locale, al reinsediamento e al ritorno quando possibile, anche la mobilità a livello locale e internazionale. Infine non vanno scartate lediverse possibilità che si aprono per condurre a risoluzione i conflitti: ad esempio potrebbe essere accettata la proposta del governo di Tripoli (quello non riconosciuto dalla comunità internazionale) di realizzare una conferenza regionale sulle migrazioni, considerando l’obiettivo di arrivare ad un governo unitario di transizione per la Libia.

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Immigrazione e marketing politico

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Il binomio immigrazione-sicurezza segna scelte di marketing politico dell’esecutivo sin dall’inizio della legislatura. Questo provvedimento “sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio di quelli irregolari” conferma una strategia non certo finalizzata a ripristinare l’ordine, bensì a lucrare sul disordine; infatti, di fronte ad una crisi di consenso si è scelto – ancora una volta – di resuscitare il tema dell’immigrazione. In questo decreto non si è provveduto a sostituire il criterio giusto con quello sbagliato, compiendo, invece, una scelta destinata ad autorizzare meccanismi ancora più restrittivi nei confronti dei cittadini comunitari, ma anche problemi irrisolvibili in sede interpretativa. Per quanto riguarda gli extracomunitari, si è scelto di estendere il trattenimento fino al termine massimo di 18 mesi quando, malgrado ogni ragionevole sforzo, non si riuscisse a procedere all’allontanamento. Anche in questa occasione la maggioranza ha dimostrato che sui temi dell’immigrazione preferisce la convenienza all’efficienza, l’esemplarità alla concretezza. Lo afferma l’on. Giorgio Conte, vicepresidente dei Deputati di FLI, nel corso della dichiarazione di voto finale sul decreto sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio di quelli irregolari.

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Il rimpatrio volontario

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Milano 9 giugno, ore 9.30 – Regione Lombardia – Sala riunioni, via M. Gioia angolo via Cardano L’incontro è una delle attività informative previste dal progetto “NIRVA. Networking Italiano per il Rimpatrio Volontario Assistito – RVA” che ha promosso e gestisce una Rete nazionale di organizzazioni pubbliche e private che, lavorando a diretto contatto con cittadini stranieri, possono informarli su questa opzione e facilitarne l’accesso, nel rispetto del diritto del migrante a ritornare nel Paese di origine con dignità e sicurezza. Il progetto è promosso da AICCRE (Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa), OIM (International Organization for Migration) e CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati), in collaborazione con la Fondazione Ismu, e co-finanziato dal Fondo europeo Rimpatri ed il Ministero dell’Interno. Ad oggi la Rete NIRVA è composta da oltre 230 realtà pubbliche e private rappresentative di tutto il territorio nazionale. In Lombardia la Rete è guidata dalla Fondazione ISMU che svolge il ruolo di “Antenna regionale della Rete NIRVA” con il supporto della Federazione AICCRE Lombardia e delle altre realtà aderenti il cui elenco è visionabile sul sito di progettowww.retenirva.it al link “La Rete NIRVA”. Anche la Regione Lombardia, considerate le finalità della Rete ha deciso di sostenerne le attività inserendo nell’attuale programmazione dell’Osservatorio Regionale per l’Immigrazione (ORIM) interventi di informazione sulla misura del Rimpatrio volontario Assistito e delle azioni che lo attuano, tra cui appunto la Rete NIRVA e la Campagna informativa nazionale. Pertanto la sessione è promossa congiuntamente con l’obiettivo di informare gli attori territoriali di tutta la Regione Lombardia, aderenti e non alla Rete, sulle opportunità offerte ai migranti e sui progetti attivi in Italia (azione di rete, attuazione percorsi di RVA, campagna informativa nazionale, percorsi formativi). All’incontro interverranno: Enrico Boyer, Direzione Generale Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale, Regione Lombardia; Vincenzo Cesareo, Segretario generale Fondazione ISMU, Antenna Rete NIRVA in Lombardia per l’informazione ai migranti e cittadinanza della misura del Rimpatrio Volontario Assistito; Luciano Valaguzza, Presidente AICCRE Federazione Lombardia che ha sottoscritto il protocollo di intesa per sostenere le attività dell’Antenna regionale della Rete NIRVA. I temi saranno sviluppati da Carla Olivieri, AICCRE, responsabile progetto NIRVA e Valeria Alliata di Villafranca, ref. ISMU Antenna regionale Rete NIRVA in Lombardia.

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Crisi in Libia: riconoscimento Consiglio nazionale?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Il Parlamento europeo chiede ai governi UE di riconoscere il Consiglio nazionale della transizione come l’autorità che rappresenta ufficialmente l’opposizione libica. La risoluzione approvata invita l’UE a prepararsi alla possibile istituzione di una “no-fly zone” per impedire a Gheddafi di colpire la popolazione e aiutare il rimpatrio di chi fugge dalla violenza. I deputati chiedono anche l’applicazione del principio di solidarietà nel controllo delle frontiere.Preoccupato per la forte crisi umanitaria che ha già costretto più di 200.000 persone a fuggire dalla Libia, il Parlamento chiede ai governi nazionali di garantire trasporto marittimo e aereo per aiutare il rimpatrio o l’accoglienza degli emigrati, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, e anche assistenza per le persone che fuggono in Tunisia, cosi come richiesto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Su richiesta dei deputati italiani e maltesi, e nonostante alcune perplessità iniziali provenienti da altre delegazioni nazionali, la risoluzione alla fine chiede l’applicazione del principio di solidarietà, stabilito nel Trattato, e quindi la condivisione della responsabilità nel controllo delle frontiere.  La Commissione dovrebbe pertanto predisporre le risorse umane, finanziarie e tecniche per assistere i paesi di confine dell’UE in caso di migrazioni di massa, aggiungono i deputati.I deputati hanno accolto con favore la recente decisione, presa all’unanimità dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, di sospendere la Libia dal Consiglio ONU per i diritti umani, che si trova in sessione a Ginevra fino al 25 marzo. In un’altra votazione, l’Aula ha approvato una risoluzione sulla 16a sessione del Consiglio ONU per i diritti umani, nella quale si condannano le sistematiche violazioni commesse in Libia, sottolineando la possibilità che ci siano casi di crimini contro l’umanità e chiedendo l’istituzione di un’inchiesta indipendente e internazionale nel paese. I deputati hanno anche proposto ai governi UE di prendere le seguenti decisioni durante il prossimo Vertice europeo straordinario di venerdì: il congelamento dei beni di Gheddafi e del suo regime deve anche includere quello dei fondi controllati dall’Autorità libica per gli investimenti e i ricavi delle vendite di gas e petrolio, cosi come i beni ottenuti illegalmente, che dovrebbero essere restituiti al popolo libico; la predisposizione di una nuova e più ambiziosa politica di vicinato che abbia come priorità l’indipendenza del potere giudiziario, la lotta alla corruzione, la libertà di stampa e il rispetto dei diritti fondamentali.

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Immigrazione e rom

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

Intervento della sen. Donatella Poretti, parlamentare Radicali In corso i pesanti interventi del Governo francese che “espelle” dal suo territorio cittadini comunitari che non sono in regola con le norme nazionali sull’immigrazione, il nostro ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in un’intervista al quotidiano “Corriere della Sera” ha detto che da noi si fara’ altrettanto visto che i suoi colleghi d’oltralpe stanno solo “copiando dall’Italia”. I cittadini comunitari non possono essere espulsi, ma solo invitati ad andarsene, per cui, costretto di fatto dalle autorità, ogni adulto che ha accettato il “rimpatrio volontario” parte con 300 euro in tasca ed ogni minorenne con 100.
Se si tratta di applicare la legge, ben venga un governante che dichiara di volerlo fare… sarebbe anomalo il contrario,  ma tant’e’, uno degli sport di chi governa, soprattutto nel periodo estivo, e’ voler apparire piu’ realista del re, cioe’, nel nostro caso, voler far paura perche’ si pretende e si dice di voler applicare la legge. Quindi il ministro Maroni ammette che c’è e c’è stato lassismo, irregolarità, incapacità, mancanza di strumenti… perchè questo non ce lo precisa? Perchè bisogna aspettare l’eco di favore e di indignazione per cio’ che e’ in corso in Francia per evidenziare che anche in Italia si farà altrettanto e non solo, cioè dire che al più presto in sede Ue verrà riproposta l’abolizione del divieto di espulsione per un cittadino comunitario. Qualcuno, come il musicista e professore universitario Alexian Santino Spinelli, ha parlato di genocidio culturale e non mi sento di dargli torto. Perchè quello che è in atto contro i popoli rom e sinti, sulla cui accettazione poco si fa mentre si alimenta la loro assimilazione a vagabondaggio e piccola delinquenza: fenomeni che certamente esistono ma essenzialmente come reazione alla mancanza di politiche di ospitalita’ e convivenza. E’ in questo senso l’annuncio di Maroni di proporre la modifica delle norme europee sulla libera circolazione dei cittadini Ue, volendo creare cittadini comunitari di serie B che -ma guarda un po’- sono proprio quelli che hanno le stimmate di “zingari”. E’ in questo senso anche la spettacolarita’ -per ora francese- con cui si inventano i “rimpatri volontari” a suon di euro, da parte di chi dovrebbe solo fare il proprio dovere applicando la legge. Se questo non e’ genocidio culturale, non saprei come altro chiamarlo.

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Progetto Nirva: Rimpatrio Volontario Assistito

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Ambasciate e Consolati di molti Paesi, tra cui: Bangladesh, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Marocco, Turchia, Cina, Sri Lanka, Pakistan e Serbia, hanno partecipato alla sede dell’AICCRE, agli incontri informativi del Progetto Nirva – Networking Italiano per il Rimpatrio Volontario Assistito. Nirva è co-finanziato dal Fondo Europeo per i Rimpatri della Commissione europea e del Ministero dell’Interno, e promosso dall’AICCRE, CIR e OIM. L’intervento è finalizzato a formare e informare sul tema del Rimpatrio volontario assistito rafforzando e organizzando in un’unica rete tutte le organizzazioni pubbliche e del privato sociale che lavorano con i migranti e le migranti. Le Ambasciate e i Consolati intervenuti sono quelli dei Paesi da cui sono pervenute le maggiori richieste di RVA Ambasciate e Consolati hanno assicurato ai promotori del progetto Nirva sia una maggiore collaborazione nella segnalazione di migranti che vivono particolari casi di vulnerabilità; sia un ruolo di cooperazione per il rilascio dei documenti di viaggio per quei migranti che scelgono il rimpatrio assistito e volontario. L’AICCRE, insieme a CIR e OIM, ha garantito che le Ambasciate e i Consolati nel nostro Paese saranno prontamente informati in tutte le loro sedi territoriali sull’opzione del Rimpatrio Volontario Assistito. Per l’Occasione l’OIM ha anche presentato la modalità di attuazione dell’RVA e il progetto “Partir” che consiste nel fornire consulenza e assistenza al migrante o alla migrante che intende accedere al Rimpatrio Volontario assistito assicurando anche la sua integrazione nel Paese di origine. Grande soddisfazione per gli incontri con le Ambasciate e i Consolati è stata espressa da Carla Olivieri (Responsabile dell’Area Sociale dell’Associazione) e da Piero Fabretti (Responsabile della Segretaria Politica) che hanno sottolineato che “l’imprescindibile premessa dello strumento del ‘Rimpatrio Volontario Assistito’ è la scelta del migrante o della migrante di ritornare nel proprio Paese d’origine come possibile opzione del processo migratorio”. Olivieri e Fabretti hanno sostenuto che l’obiettivo generale dell’AICCRE, impegnata anche in questo progetto, è quello di “rafforzare la sensibilità e l’impegno democratico ed istituzionale degli enti italiani ed europei alla costruzione di politiche sociali per un’Europa unita politicamente e attenta alla promozione dei diritti umani”.

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Le modifiche al decreto anticrisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

Ripristinato il “ruolo” del ministero dell’Ambiente per gli interventi riguardanti la trasmissione e la distribuzione dell’energia e delimitati i poteri dei commissari straordinari che, per la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche, interverranno nel caso non siano rispettati i termini dell’iter ordinario. Queste alcune delle misure introdotte dal nuovo decreto legge, approvato il primo agosto dal Consiglio dei ministri appositamente convocato, che ha modificato il precedente provvedimento immediatamente dopo che questo era stato convertito in legge dal Parlamento. Le altre modifiche riguardano l’esercizio dell’azione di danno erariale da parte della Corte dei conti, la nomina del Commissario delegato per lo Stretto di Messina che non necessariamente deve essere l’attuale amministratore della società e il rimpatrio di capitali detenuti all’estero, cosiddetto scudo fiscale, che esclude i procedimenti in corso dall’ambito di applicazione della norma. Le modifiche al decreto legge n. 78 del 1° luglio 2009, recante disposizioni di contrasto all’attuale congiuntura economica, vanno di pari passo con l’entrata in vigore della legge di conversione e delle modifiche al decreto introdotte nel corso dell’iter parlamentare.

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Pakistan: sfollati

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Il governo del Pakistan ha annunciato l’avvio della prima delle quattro fasi di un programma per il rimpatrio degli sfollati interni in alcune aree dei distretti di Buner e Swat.  Oltre 2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni dall’inizio di maggio, in seguito al conflitto tra forze governative e militanti nei distretti di Swat, Buner e Lower Dir, nella Provincia della Frontiera di Nord Ovest (NWFP). Circa 260.000sfollati sono alloggiati nei campi dei distretti Mardan, Swabi, Nowshera, Peshawar e Charsadda, mentre la maggior parte delle persone è ospitata da altre famiglie, oppure in case in affitto o in edifici scolastici. Il governo ha confermato che i rimpatri si svolgeranno in conformità alle recenti linee guida sviluppate da governo, ONU e agenzie partner. Queste linee guida si basano sul principio di rimpatri volontari, sicuri
e dignitosi. La volontà degli sfollati di rimpatriare dovrà essere accertata e poi si procederà a stilare una lista di candidati per il rimpatrio presso un “ufficio per le domande di rimpatrio”. Sarà stilata anche una lista di persone più vulnerabili. Prima di decidere volontariamente per il rimpatrio, gli sfollati interni dovranno avere accesso a informazioni esaurienti sulla situazione di sicurezza nelle loro zone d’origine; l’entità della distruzione verificatasi; e la disponibilità di servizi e infrastrutture di base. In alcune aree del conflitto i danni sono stati ingenti. Un’altra questione importante riguarda la presenza di mine e ordigni inesplosi, che costituiscono una minaccia reale per la popolazione, soprattutto per i bambini. Gli accertamenti congiunti effettuati nelle aree colpite saranno utilizzati per confermare le condizioni per un ritorno sostenibile. Nel frattempo, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e i suoi partner stanno continuando la distribuzione di kit di aiuti alle persone ospitate da famiglie locali o negli edifici scolastici. Dallo scorso 4 giugno, l’UNHCR ha dato assistenza a 34.000 famiglie (221.000 persone) nei distretti di Nowshera, Charsadda e Mardan. La distribuzione di aiuti è quasi completa a Charsadda e Nowshera. A Mardan l’UNHCR prevede di dare assistenza a 62.000 famiglie (4.200 hanno già ricevuto assistenza) che sono alloggiate fuori dai campi, mentre altre agenzie umanitarie forniranno articoli d’emergenza ad altre 42.000 famiglie. Queste attività fanno parte di un programma di distribuzione organizzato congiuntamente tra varie agenzie. http://www.unhcr.it

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Esodo di profughi dalla Birmania

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa i paesi del sudest asiatico di negare ogni tutela ai profughi politici provenienti dalla Birmania nonostante le pesanti persecuzioni in corso nel paese. Particolarmente colpiti dalle persecuzioni sono gli appartenenti al gruppo etnico di fede musulmana dei Rohingya, la cui fuga dal paese ha ormai raggiunto le dimensioni di un vero e proprio esodo. I paesi vicini quali il Bangladesh e la Tailandia violano palesemente la Convenzione di Ginevra e rimpatriano forzatamente i profughi Rohingya esponendoli così a nuove e ulteriori persecuzioni. La comunità internazionale non può continuare a tacere di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani compiuti dalla Birmania che non riconosce come cittadini i circa 720.000 Rohingya. Di conseguenza essi non hanno diritto a documenti basilari come carta d’identità, passaporti, certificati di nascita o certificati di matrimonio. Essi non possono quindi muoversi liberamente all’interno del paese e non hanno diritto ad alcun servizio. I Rohingya sono inoltre vittime di ripetuti omicidi politici, lavori forzati e persecuzione religiosa. La creazione di una base dell’esercito birmano nello stato federale di Arakhan ha provocato una nuova ondata di profughi tra i Rohingya. Solamente nella prima settimana di giugno sono stati 83 i profughi sorpresi e deportati dall’esercito del Bangladesh nel tentativo di varcare la frontiera rappresentata dal fiume Naf. Nell’ultima settimana di maggio lo stesso destino era toccato a 245 Rohingya. A metà maggio sono stati quasi 300 i membri della minoranza catturati alla frontiera e subito deportati. Inoltre, il Bangladesh sta preparando la deportazione di 25.000 rifugiati Rohingya ufficialmente registrati in due campi profughi nella regione di Cox Bazaar. In un campo profughi nella provincia indonesiana di Aceh 277 Rohingya sopravvivono in condizioni catastrofiche nell’attesa che uno stato decida di accettarli sul proprio territorio. Altri 114 Rohingya nei prossimi giorni potrebbero essere espulsi dall’Indonesia verso il Bangladesh perché si presume che siano cittadini bangla. Nel gennaio 2009 il destino di 1190 profughi Rohingya che tentavano la fuga per mare dalla Birmania aveva fatto notizia in tutto il mondo. Centinaia di rifugiati erano stati uccisi dopo che la polizia militare thailandese aveva respinto le barche dei richiedenti asilo in mare aperto, poiché il regno tailandese non aveva nessuna intenzione di concedere loro asilo. I responsabili delle forze di sicurezza sono stati oggetto di un’indagine interna della polizia militare tailandese nel maggio 2009 e sono stati assolti da ogni accusa relativa all’aggressione ai profughi Rohingya.

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Rimpatrio di rifugiati burundesi dal Rwanda

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2009

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso preoccupazione per il ritorno in Burundi di un vasto numero di rifugiati provenienti dal campo di Kigeme in Rwanda. Non se ne conosce il numero preciso, ma si stima che siano più di 400. Il rimpatrio è avvenuto martedì 2 giugno. L’UNHCR riconosce gli sviluppi positivi della situazione in Burundi ed il fatto che la maggioranza dei rifugiati burundesi non ha alcuna preoccupazione che gli impedisca di tornare a casa. Da quando sono iniziate le operazioni di rimpatrio volontario nel 2002, quasi 480.000 rifugiati burundesi sono rimpatriati volontariamente dai paesi confinanti in condizioni di dignità e sicurezza. Ad aprile Rwanda, Burundi e UNHCR hanno congiuntamente deciso di rilanciare campagne di sensibilizzazione e di informare i circa 2.000 rifugiati burundesi rimasti nel campo di Kigeme sull’assistenza disponibile per il rimpatrio. Dal 18 maggio 2009, più di 1.500 di questi hanno optato per il rimpatrio volontario. L’UNHCR esprime disapprovazione nel constatare come, contrariamente all’accordo raggiunto durante la recente sessione della Commissione Tripartita, ai rifugiati del campo di Kigeme non è stata offerta alcun’altra possibilità se non quella del rimpatrio immediato. Molti di coloro che sono stati obbligati a rimpatriare lo avrebbero fatto volontariamente ma nei tempi dovuti per organizzarsi, considerando i tanti anni passati in esilio e il forte legame ormai stabilito con il Rwanda. Per alcuni rifugiati il rimpatrio potrebbe non rappresentare la soluzione più adeguata. Il rimpatrio dei rifugiati non dovrebbe mai essere forzato. L’uso della forza e della violenza per costringere al rimpatrio è inaccettabile.

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