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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘rincari’

Rincari: Cia, si specula su prezzi materie prime

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2021

I prezzi di concimi, gasolio ed energia, ma anche di plastiche per il confezionamento, sono arrivati alle stelle, raddoppiati e portati anche oltre il 50%. Cavalcando la crisi economica per l’emergenza sanitaria, si sta speculando sulle materie prime, mettendo in seria difficoltà la produzione agricola e zootecnica di un intero Paese, quando in realtà è il motore agroalimentare su cui si è sostenuta l’Italia per quasi due anni di pandemia. Così Cia-Agricoltori Italiani in merito ai rincari vertiginosi che stanno impattando, pesantemente, sui costi di produzione di milioni di imprese agricole nazionali, spinte al limite della sostenibilità e, quindi, a rischio interruzione attività. In tutta Italia, dichiara Cia, non c’è settore al riparo. La semina e la pre-semina di grano e, quindi, la produzione 2021-2022 è in forte discussione per molte aziende. L’aumento dei prezzi della materia prima, infatti, non arriverà mai a pareggiare quello dei costi di produzione e nello specifico di concimi come il nitrato ammonico, salito a +30% (da 46 euro/qt a 75 euro/qt) e dell’urea aumentato del 40% (da 55 euro/qt a 88 euro/qt). Sostanze che sono, ovviamente, altrettanto importanti per la preparazione di gran parte dei terreni agricoli e per molte altre colture di stagione, fino a incidere su quantità e qualità del prodotto finale. Stesso discorso può farsi per il comparto zootecnico e allevatoriale. I rialzi su mais (+50%) e soia (+80%) rendono decisamente poco remunerativa la produzione di carne di qualità controllata, soprattutto dove ci sono contratti di filiera con le principali catene della Grande distribuzione. E ancora, i rincari fino al 50% su gasolio, energia e plastiche, oltre quelli sugli alimenti per gli animali, mettono ko gli allevatori di vacche da latte per i quali è già una sfida, la conquista di un aumento di almeno 5 cent al litro sul prezzo del latte.

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Benzina: rincari vertiginosi fanno schizzare il prezzo oltre i 2 Euro al litro

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

Prezzi che, come denunciamo da tempo, sono ben al di sopra del livello a cui dovrebbero attestarsi: dalle analisi dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina dovrebbe essere inferiore di almeno 14 centesimi rispetto a quello attuale. Il sovrapprezzo applicato, in termini annui, porta ad un aggravio di circa +168 Euro ad automobilista per i pieni di carburante. Gli aumenti in termini indiretti, dovuti ai rincari dei beni di consumo trasportati in larga parte su gomma, saranno di +118,80 Euro annui a famiglia.A conti fatti, questi aumenti, se non arginati presto, potranno costare ai cittadini ben +286,80 Euro l’anno.Aumenti che si aggiungono, tra l’altro, a quelli sulle bollette di luce e gas, nonché per il gasolio riscaldamento.“È evidente la necessità di prendere provvedimenti urgenti per contrastare tali rincari e, soprattutto, per combattere i gravi fenomeni speculativi in atto.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.Per calmierare i prezzi è necessario intervenire sul sistema di tassazione che pesa in maniera eccessiva sui carburanti. Su 1,66 Euro al litro di benzina, oltre 73 centesimi sono di accisa, 29 di IVA. Imposta che viene applicata anche sull’accisa: tassando quella che è già una tassa. Un primo passo fondamentale è evitare di applicare imposte su importi già comprensivi di altre tasse, inoltre sarebbe opportuno adottare, come rivendichiamo da tempo, un meccanismo capace di far abbassare automaticamente l’accisa ogni volta che il costo della materia prima cresce oltre la soglia di guardia.

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Energia: ancora rincari in vista

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

Le parole del presidente dell’Arera sugli ulteriori rincari dell’energia in vista nel primo quadrimestre 2022 gettano nuove ombre su un settore già afflitto da numerose turbolenze. Ecco perché si fa sempre più urgente l’adozione di misure destinate da un lato a contenere i costi, dall’altro a proteggere i nuclei più vulnerabili e garantire loro un adeguato accesso alle risorse energetiche.Sul primo versante, come affermato ieri anche dal presidente Draghi, è indispensabile agire in maniera coordinata a livello europeo, per l’acquisto e lo stoccaggio delle materie prime nel settore dell’energia, in modo da aumentare la capacità di contrattazione di ciascuno stato.Altro aspetto fondamentale ed irrinunciabile è l’equità del processo di transizione ecologica: riteniamo del tutto controproducente e dannoso alimentare il contrasto e l’opposizione al passaggio verso fonti di energia rinnovabili. Il progressivo abbandono della produzione di energia da fonti fossili è un passo obbligato che non può e non deve essere messo in discussione: gli aumenti non sono ricollegabili alla transizione ecologica, bensì a una convergenza di fattori tra cui l’aumento del costo delle materie prime e l’aumento della domanda di energia all’indomani del rallentamento delle attività e della produzione determinato dalla pandemia.Non si possono fare passi indietro sul campo della sostenibilità, piuttosto bisogna gestire la transizione in modo che non pesi sui nuclei più fragili e non aggravi il fenomeno della povertà energetica già molto diffuso nel nostro Paese. Ecco perché è necessario definire un piano che garantisca l’accesso alle risorse energetiche a tutti i soggetti fragili e a chi si trova in una condizione di povertà energetica.Per questi soggetti e per i morosi inconsapevoli, in questa delicata fase di rincari e difficoltà, è indispensabile disporre la sospensione dei distacchi da parte delle aziende, così come fatto nei primi mesi della pandemia. È inoltre indispensabile, come sosteniamo da tempo, rimodulare gli oneri di sistema, eliminandone alcuni e spostandone altri sulla fiscalità generale: in tal modo la bolletta registrerebbe mediamente una riduzione di oltre il 19,2% dell’importo.Saranno questi alcuni dei punti della piattaforma che presenteremo al Governo e al Parlamento unitamente ad altre Associazioni.Siamo di fronte ad una situazione straordinaria, che richiede misure eccezionali per tutelare le fasce più deboli, ma anche una lotta senza quartiere a fenomeni speculativi, abusi e condotte scorrette. Monitoreremo attentamente questi fenomeni e siamo pronti a raccogliere tutte le segnalazioni che gli utenti ci invieranno.

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Rincari bollette energia. Provvedimenti tampone e non per la benzina

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2021

Il premier Mario Draghi lo ha detto: “… abbiamo deciso di eliminare per l’ultimo trimestre dell’anno gli oneri di sistema del gas per tutti, e quelli dell’elettricità per le famiglie e le piccole imprese”. 3 miliardi i fondi che saranno presi dai proventi delle aste CO2. Poi aumento del bonus luce e gas, allargando la fascia dei beneficiari o aumentando gli importi per chi già ne gode. Rimandati, in luogo e modi da eventualmente definire, i tagli imposte (13% e oltre) e riforma degli oneri di sistema. Provvedimenti tampone in cui non rientra la regina dei consumi energetici, la benzina (oggi alle stelle). Si sa, per la benzina siamo abituati ad aumenti continui, oggi fanno più “scalpore” gli aumenti del 40% di luce e 31% di gas, e quindi è su questi che si interviene. Provvedimenti che daranno forse qualche respiro, ma che non saranno duraturi nel tempo. I problemi sono solo rimandati. Nessuna volontà di riforme radicali che rendano i prodotti energetici economici in assoluto, e non soggetti a diventare un dramma tutte le volte che aumentano i costi delle materie prime.La radicalità di partenza sarebbe la defiscalizzazione (-13% per luce e gas e -60/70% per la benzina): punto fermo che renderebbe permanentemente bassi i costi, e che renderebbe più incisive le altre riduzioni come quelle odierne su luce e gas. Un rovesciamento dell’attuale politica: da priorità assistenziali/tampone a priorità di stimolo, con consumatori e produttori attori principali. Sembra che questo non interessi. Al prossimo allarme/aumento.

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Prezzi: Unc, stangata vacanze, la top ten dei rincari

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2021

Non c’è tregua per chi vuole andare in ferie. Dopo i rialzi record di giugno, non si arresta a luglio il rincaro dei beni e servizi legati all’estate, alla villeggiatura e allo svago. Lo denuncia l’Unione Nazionale Consumatori che ha elaborato i dati Istat resi noti ieri stilando la classifica dei prezzi più lievitati nel mese di luglio.In testa il Traporto marittimo, che vince la top ten sia degli aumenti mensili, con un astronomico +24,7% rispetto a giugno, sia nel confronto con luglio 2020, con +18,2%. Una speculazione bella e buona consentita dalla scarsa concorrenza nel settore.Al secondo posto della graduatoria mensile, il Voli nazionali, balzati del 17% rispetto al mese già vacanziero di giugno scorso, al terzo, Villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili con un incremento del 15,4%. Fuori dal podio, ma per poco, i Voli internazionali letteralmente decollati del 12,3% sul mese precedente.In quinta posizione la voce che forse rappresenta più le vacanze, il pacchetto turistico: quelli internazionali sono rincarati dell’8,1%. Una mazzata anche per chi vuole fare finalmente sport dopo un anno chiuso in casa: i Servizi ricreativi e sportivi – partecipazione (piscine, palestre, impianti sportivi, stabilimenti balneari) salgono del 7,5%, mentre gli Articoli sportivi (palloni, racchette, maschere subacquee ecc. ecc.) del 4,1%. Non va molto meglio per chi vuole noleggiare un mezzo di trasporto o affittare un garage per il mese di vacanza, +3,9% sullo scorso mese. Dopo i carburanti, in nona posizione (+2,6% gasolio, +2,4% benzina), chiudono al decimo posto gli alberghi che segnano un aumento mensile dell’1,6%. Appena fuori dalla classifica i climatizzatori, con +1,5%.Nella top ten dei rincari annui, dopo il Trasporto marittimo con +18,2% e i carburanti (+16,5% la benzina, +16,2% il gasolio), che incideranno sulle tasche degli italiani che raggiungeranno la meta delle vacanze con la propria auto, in terza posizione chi ama fotografare e riprendere il luogo di villeggiatura, +8,4% le Macchine fotografiche e le videocamere.Se ne approfittano anche i musei che evidentemente intendono recuperare i giorni di chiusura e che, rispetto a luglio dello scorso anno, hanno maggiorato i prezzi del 7,4%.In quinta posizione Servizi ricreativi e sportivi – partecipazione (+5,5%), poi Alberghi, motel, pensioni e simili (+3,8%), Trasporto ferroviario passeggeri (+3,2%), in ottava posizione Trasporto aereo passeggeri (+2,3%), Ristoranti, bar e simili (+2%) e in decima posizione, gli amati gelati, che salgono dell’1,9% rispetto all’estate scorsa. “Preoccupano molto i rincari di luglio, anche perché si sommano a quelli di giugno. Inoltre va considerato che si tratta di aumenti medi. Nelle località turistiche, quindi, per alcune voci come alberghi e ristoranti i rialzi possono essere anche il triplo” commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Carburanti sempre più cari

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

Prezzi che, come abbiamo più volte sottolineato, sono ben al di sopra di quanto dovrebbe. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 10 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +120 Euro ad automobilista.Ma quello che, da anni, non smette di sconcertarci, è il sistema di tassazione che pesa sui carburanti. Su 1,58 Euro al litro di benzina, oltre 72 centesimi sono di accisa, 28 di IVA. IVA che viene applicata anche sull’accisa: tassando ulteriormente, cioè, quella che già di per sé è una tassa. Al netto delle tasse un litro di benzina costerebbe 0,573 Euro al litro. Non va meglio per il gasolio, che al netto della tassazione costerebbe 0,568 Euro al litro, ma con il carico di accisa (0,617) e IVA (0,26), arriva a costare 1,447 Euro al litro.Una vera e propria assurdità, dal momento che, come rivela una recente analisi di Unem, il prezzo italiano della benzina al netto delle tasse si attesterebbe al di sotto della media europea di 3-4 centesimi.È ora di dare un taglio netto a questi costi, che pesano in maniera notevole sulle tasche dei cittadini, soprattutto ora che molti di essi hanno intensificato l’utilizzo dell’auto o dei mezzi privati alla luce della pandemia. Si stima che mediamente l’utilizzo dell’automobile rispetto al periodo pre-pandemia è aumentato del +26%, il che si traduce in un maggiore esborso, per i cittadini che ricorrono a mezzi privati, di circa 41 Euro al mese (tenendo conto del prezzo attuale della benzina).Sarebbe necessario, per abbattere tali costi divenuti insostenibili, adottare una seria azione di contrasto alle speculazioni e ricorrere ad un sistema di tassazione più sostenibile, attraverso una rimodulazione delle accise, adottando, in caso di rialzo del costo della materia prima, un meccanismo in grado di ridurre il livello della tassazione.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari durante pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio sui prodotti più rincarati durante la pandemia, facendo il confronto con i prezzi di febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, ossia prima che scattassero i rialzi avvenuti durante l’emergenza Covid, elaborando i dati Istat. Il record spetta alla voce E-book download, con i prezzi che sono più che raddoppiati dal febbraio 2020, con un’impennata del 54,4%. Si è approfittato, insomma, dell’esigenza di trascorrere il tempo libero in casa per far lievitare i listini.Al secondo posto il prodotto simbolo dello smart working e della didattica a distanza, ossia Computer portatile, palmare e tablet, con un balzo del 20,6%. I rincari a danno dei lavoratori e degli studenti sono anche al quinto posto con gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, saliti del 12,8%, e al settimo posto, con gli Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini, come le cuffie con microfono, indispensabili per webinar e webmeeting, e gli E-book reader, con un incremento del 10,3%..Al terzo posto un altro bene utile per intrattenere i ragazzi a casa nel tempo libero, i giochi elettronici, con +16,9%. Un altro gruppo che ha registrato rialzi lunari è quello dei trasporti: trasporto ferroviario appena giù dal podio con +15% (per fortuna le compagnie ferroviarie avevano sostenuto di non aver aumentato i prezzi…..), voli intercontinentali al sesto posto con +10,9%.Altri segmenti di consumo per i quali si è sfruttata l’esigenza di dover stare in casa sono gli Altri piccoli apparecchi elettrici per la casa, come le centrifughe che segnano un +8,6% e, appena fuori dalla top ten, all’undicesimo posto, gli Apparecchi per la telefonia fissa, +4,9% (i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era durante il giorno tra le quattro mura di casa).Al nono posto le spese bancarie, che salgono del 7% e al decimo posto le Macchine fotografiche e videocamere, +6,8%.”C’è chi si è approfittato del fatto che gli italiani erano costretti ad acquistare alcuni prodotti per via dell’emergenza Covid, in particolare lockdown, smart working e Dad, per lucrare. Gli aumenti sono talmente stratosferici che appaiono ingiustificati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Materie prime: “Anche nel 2021 non si arresta la corsa dei prezzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

L’aumento delle quotazioni di cereali e farine proteiche vegetali, le principali materie prime agricole per il settore zootecnico, che ha caratterizzato gli ultimi mesi del 2020, prosegue anche nel nuovo anno. Un effetto a cascata sugli approvvigionamenti e sui prezzi dei prodotti agro-alimentari-zootecnici a danno delle imprese di trasformazione e dei consumatori finali è concreto. Nell’arco di tre mesi, dal 20 ottobre 2020 al 19 gennaio 2021, il prezzo del mais ha fatto registrare un incremento del 22%; il grano tenero del 20%. Nello stesso periodo le quotazioni della farina di soia sono cresciute del 26% e quelle della crusca addirittura del 41%. Aumenti che sono ancor più elevati se raffrontati allo stesso mese dell’anno precedente, rispettivamente 23%, 25%, 45% e 68%. “Nei mesi scorsi il settore mangimistico italiano ha già assorbito il rincaro delle commodities agricole e dei costi dovuti all’emergenza sanitaria. Ma in un contesto di prolungato rialzo dei prezzi, di incertezza produttiva e di consumi stagnanti, è fondamentale gestire al meglio e senza speculazioni una situazione che avrà inevitabili ricadute a valle della filiera, e pertanto sui consumatori, destinatari finali di quei prodotti sani, sicuri e di qualità che l’industria di trasformazione continua a garantire”. “Ed è per tale ragione che è importante aprire un tavolo di confronto per far funzionare meglio i mercati, le relazioni e la catena del valore all’interno delle filiere con il fondamentale contributo della GDO affinché ogni anello abbia la corretta remunerazione senza intimorire il consumatore finale”, conclude il presidente di ASSALZOO

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Prezzi: Unc, la top ten dei prodotti più rincarati in ottobre

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat di ieri per stilare la classifica dei prodotti più rincarati. Mentre l’Italia è in deflazione e in media a ottobre i prezzi scendono su base annua dello 0,3%, alcuni prodotti registrano rialzi a due cifre.A preoccupare maggiormente sono le speculazioni che gravano sui lavoratori in smart working e sugli studenti costretti alla didattica a distanza. Computer portatili palmari, tablet, computer desktop (Apparecchi per il trattamento dell’informazione) subiscono un balzo annuo del 12,4% (+1,3% su settembre) collocandosi al 3° posto della classifica, Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini, come le cuffie con microfono, indispensabili per webinar, webmeeting e per seguire le lezioni di casa, sono al 4° posto con +10,2% e salgono del 4,4% in un solo mese, piazzandosi al 6° posto della top ten mensile. Monitor e stampanti (Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione) sono al 6° posto, registrando un rincaro del 9,8% rispetto ad ottobre 2019.In testa alla classifica annua, comunque, i pacchetti vacanza nazionali, +14,8%, indicativo di un spostamento delle ferie rispetto ai mesi tradizionali estivi per via della pandemia, al 2° posto la gioielleria, +12,7%. Ad allarmare anche i rialzi annui di frutta fresca, al 5° posto con +10%, tariffe amministrative al 9° con +7,3%, spese bancarie che chiude la top ten con +6,6% (+2% rispetto al mese precedente), vegetali freschi appena fuori dalla classifica, all’11° posto con +5,4%. Rispetto a settembre 2020, preoccupano gli aumenti stratosferici dei Servizi di rilegatura testi ed E-book download, in testa alla top ten mensile con +11,4%, una speculazione bella e buona sul tempo libero degli italiani costretti a ridurre gli spostamenti, trasporto marittimo, al 2° posto con +10,8%, al 3° energia elettrica con +6,2%, al 4° vegetali freschi +5,3%, al 5° il gas con +5%.

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Prezzi: Unc, la top ten dei prodotti più rincarati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri, per stilare la classifica dei prodotti e servizi più rincarati durante l’emergenza Covid, ossia da febbraio, mese dove non c’era ancora il lockdown, a maggio, scoprendo vere e proprie speculazioni dei prezzi.Il record spetta alla voce E-book download, con un rialzo, in soli 3 mesi, del 30,4%. Un aumento a dir poco vergognoso, che ha sfruttato l’esigenza di trascorrere il tempo con una buona lettura mentre si era chiusi in casa.
Al secondo posto la frutta fresca, +12,8% e al terzo gli Apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia computer portatili e fissi, palmari, tablet, notebook con un incremento del 12%. In pratica, si è approfittato dello smart working e dell’obbligo degli studenti di seguire le lezioni a distanza, per fare rialzi a danno di lavoratori e famiglie. Analoga sorte per gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, che si collocano al quarto posto di questa classifica, salendo dell’11,3%. Sfruttamento simile per la quinta voce, Apparecchi per la telefonia fissa, +7,7%. Evidentemente i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era “reclusa” tra le quattro mura di casa e c’è chi ha pensato bene di cogliere questa necessità per guadagnarci.Insomma, a fronte di un indice generale aumentato da febbraio a maggio solo dello 0,1%, c’è chi ha approfittato dei beni che gli italiani hanno dovuto prendere o acquistare maggiormente per via dell’emergenza Coronavirus, per lucrare.E’ così che si spiega il sesto posto, vegetali surgelati (+4,8%), bene sostituto dei vegetali freschi, ed il settimo, le patate, ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo (+4,4%) e, alla pari, Altri articoli di cancelleria, ossia evidenziatori, matite, penne e cartucce a getto d’inchiostro e toner, anche queste collegate allo smart working (+4,4%). In ottava posizione cacao e cioccolato in polvere, tipico comfort food, +4,3%, in nona posizione un ex aequo, Pasta e couscous (+4,2%) e Apparecchi per cottura cibi, come forni, forni a microonde, piani cottura (+4,2%). Chiude la top ten la farina (+3,8%). Insomma, la voglia di pizza e di dolci fatti in casa ha influito sulle ultime due voci della graduatoria.Si specifica che i dati Istat di maggio sono ancora provvisori e che non sono ancora disponibili tutti i prezzi che si avranno poi con il dato definitivo.

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Prezzi: Rincari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 Maggio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Istat per stilare la classifica dei prodotti più rincarati durante l’emergenza Covid. Purtroppo, come non era difficile immaginare, sono quei beni che sono stati maggiormente ricercati dai consumatori per affrontare nel migliore dei modi il lockdown e rafforzare le precauzioni igieniche, sia personali che relativamente alla propria abitazione. A fronte di un’inflazione che nel mese di aprile ha registrato una variazione nulla su base tendenziale e dello 0,1% su base mensile, la farina è rincarata dell’1,5% in un solo mese, le patate, molto ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo, si collocano in terza posizione con +3,7% (+5,7% su base annua), il pane confezionato, le cui vendite sono aumentate per non uscire tutti i giorni ad acquistare pane fresco, è in quinta posizione dell’1,7% (+3,8% su aprile 2019), detergenti e prodotti per la pulizia della casa in sesta posizione con +1,6% (+3,3% nei dodici mesi), uova in ottava posizione, con +1,3% (+3,1% annuo), latte conservato in nona posizione con +1,2% (+3,8% su anno), altri prodotti medicali come i disinfettanti in decima posizione, con +1%.
“Non è un caso se l’Antitrust ha avviato un’indagine preistruttoria sull’andamento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, detergenti e disinfettanti. Certo per questi prodotti si è registrato un aumento della domanda, ma questo non può spiegare incrementi dei prezzi così elevati, specie se si considera che si tratta di dati medi e che molti commercianti e supermercati hanno responsabilmente tenuto fermi i listini” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Alcuni consumatori ci hanno segnalato una novità. Alcuni centri estetici e parrucchieri avrebbero introdotto un contributo extra, una sorta di tassa di solidarietà per le varie spese aggiuntive, come quelle di sanificazione. Per ora si tratta di singoli casi isolati. Li invitiamo, comunque, a ripensarci spontaneamente. Ci sono, infatti, forti dubbi sulla legittimità di una tale pratica, anche nel caso la “sovrattassa” fosse segnalata in modo chiaro e trasparente, considerato che il consumatore deve pagare per il servizio reso, non dare contributi per le spese sostenute, salvo siano su base volontaria” conclude Dona.

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Codici: rincari ingiustificati e truffe, raffica di segnalazioni a Agcm e Gdf

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

“Stiamo ricevendo numerose segnalazioni relative a speculazioni sulla vendita di prodotti, non solo le ormai famose mascherine, sempre più care ed introvabili, ma anche beni di prima necessità, tra cui i generi alimentari”. È quanto dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli, che fa il punto sul servizio di assistenza ai consumatori avviato dall’associazione per tutelarli in questo difficile momento di emergenza.“Abbiamo attivato uno Sportello online per poter continuare a fornire il nostro aiuto ai consumatori – spiega l’avvocato Giacomelli – e purtroppo stiamo registrando un invio incessante di segnalazioni relative a rincari ingiustificati, soprattutto nel settore e-commerce. Invitiamo i cittadini a prestare la massima attenzione, perché non si tratta soltanto di singoli utenti che mettono in vendita prodotti a prezzi esagerati, ma abbiamo anche casi di società. Il nostro consiglio è quello di verificare sempre l’affidabilità del venditore, il prezzo del prodotto e in caso di anomalie di segnalarcelo, così da poter allertare le autorità, come stiamo facendo ormai da diverse settimane. Attenzione anche ai messaggi promozionali che si ricevono via SMS o WhatsApp, perché spesso si tratta di truffe, quindi non bisogna rispondere e tantomeno chiamare eventuali numeri che vengono forniti”.I consumatori possono inviare le loro segnalazioni a segreteria.sportello@codici.org, dove sono arrivate anche email su aumenti spropositati dei prezzi di beni di prima necessità. Emblematico il caso registrato in Sicilia. “Diversi cittadini – afferma l’avvocato Vincenzo Maltese, Dirigente di Codici Sicilia e Presidente dell’Osservatorio per la Legalità – ci hanno contattato per denunciare i rincari soprattutto di frutta e verdura, ma anche di carne e pesce. Dopo aver accertato attraverso alcuni colleghi che tali pratiche sarebbero state segnalate e poste in essere da esercizi commerciali in altre città italiane, abbiamo inoltrato una segnalazione all’Antitrust al fine di procedere con l’avvio di un’istruttoria. In questo momento che vede in grande difficoltà tante famiglie, alle prese con bollette di luce, acqua e gas che arrivano lo stesso nonostante l’emergenza, con rate di prestiti personali non sospesi, come i mutui ipotecari, rivolgiamo un invito alla Polizia Municipale ad aumentare i controlli e soprattutto ai commercianti a non approfittare del delicato momento di necessità correlato alle limitazioni di transito”.

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Conti correnti: oltre un titolare su quattro ha subito rincari

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Milano. Molti lo avevano intuito, ma ora un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* certifica un numero; i titolari di conto corrente che, nel corso degli ultimi 12 mesi hanno visto aumentarne i costi sono circa 11.000.000, pari al 26,8% dei possessori di conto corrente. Il numero, già molto alto di per sé, potrebbe crescere ulteriormente se si considera che, fra chi ha risposto all’indagine, il 16,6% (6.800.000 individui) ha dichiarato di non sapere se i costi del proprio conto corrente siano o meno aumentati e, addirittura, quasi il 20% delle famiglie ignora del tutto quali siano i costi.Se da un lato l’indagine ha messo in evidenza come il 17,5% degli intervistati dichiari che vorrebbe risparmiare sul conto corrente, dall’altro ha anche certificato come chi trasformi il desiderio in realtà e si impegni a cercare una soluzione diversa sia appena l’8% dei possessori di conto corrente, dato più basso in assoluto fra i settori monitorati dall’indagine (assicurazioni, mutui, telefonia, energia).
Chi ha cambiato conto corrente, sempre secondo quanto rilevato per Facile.it da mUp Research e Norstat, ha preso questa decisione principalmente per ragioni di costo (67%), ma anche perché non soddisfatto del servizio che gli veniva offerto (40%).
I più inclini a cambiare conto corrente sono stati gli uomini (9,5% vs 6,6% delle donne), i giovani con età compresa fra 18 e 24 anni (14,4%) e i residenti nel Sud e nelle Isole (9,3%).
Ma come scegliamo il conto corrente in cui depositare i nostri risparmi? La prossimità, fisica o “familiare”, sembra essere il primo criterio di decisione; quasi un correntista su 3 (32,8%) sceglie di aprire il conto nella filiale più comoda per sé, mentre il 15,2% decide di diventare cliente della banca in cui hanno già il conto i propri genitori.Sempre più importante, però, il ruolo svolto dal web visto che, in base all’indagine, addirittura il 15% dei rispondenti ha dichiarato che la scelta è stata fatta servendosi di un comparatore online o, più in generale, attraverso internet.Un altro dato emerso dall’analisi è degno di nota; anche se il possedere un conto sembra essere ormai indispensabile, c’è ancora chi ne fa a meno e il 4,9% degli intervistati dichiara che nella propria famiglia non è presente un conto corrente. Spostando l’analisi sui rispondenti emerge che chi vive senza conto è residente principalmente nel Meridione (13%), ha fra i 18 ed i 24 anni (30%) e non è occupato (13,6%). Alta, comunque, anche la percentuale di chi non è titolare di conto corrente, ma ha un’età in cui di solito si percepisce uno stipendio; fra i “senza conto” l’8,2% ha tra i 25 ed i 34 anni.

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Inflazione: Rincari per le famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

L’Istat ad Agosto rivede l’inflazione al ribasso: il tasso si attesta allo 0,4%, lo stesso livello di luglio. Rivisitazione in discesa, rispetto alla stima iniziale del +1%, anche per i prezzi relativi al carrello della spesa, che sale del +0,7% su base annua, segnando comunque un’accelerata rispetto al +0,6% di luglio.Tale andamento si traduce, per le famiglie, in un aumento generalizzato dei costi, in termini annui, di +118,40 Euro.Solo nel settore alimentare, invece, gli aumenti ammonteranno a +39,20 Euro. Costi senza dubbio onerosi, che si aggiungono a quelli “di routine” in questa stagione, che vede il sommarsi del rientro tra i banchi di scuola e scadenze tariffarie e fiscali. Secondo quanto calcolato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tra Settembre e Novembre, tra libri, zaini, bollette, TARI e riscaldamento le famiglie dovranno far fronte ad una stangata autunnale di 1.845,19 Euro.È evidente che, di fronte a una situazione simile, che mette a dura prova i bilanci familiari, è di primaria importanza avviare ogni misura necessaria per scongiurare l’aumento dell’IVA dal prossimo anno. Le conseguenze di tale incremento sarebbero disastrose per l’intera economia e per le famiglie, che si troverebbero a far fronte ad un rincaro, a regime, di 831,27 Euro annui.Alla luce di questi dati è sempre più evidente la necessità di un’azione concreta e incisiva da parte del nuovo Governo che, oltre al taglio del cuneo fiscale, dovrebbe disporre investimenti per la crescita, lo sviluppo, la ricerca e la modernizzazione delle infrastrutture. Operazioni fondamentali per dare un nuovo slancio all’intero sistema economico e restituire fiducia alle famiglie.

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Prezzi: rincari

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a luglio, che si attesta al +0,5% su base annua, il minimo da 15 mesi.Il tasso relativo al carrello della spesa si ferma al +0,2%.Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 148,00 Euro, che incidono su bilanci familiari in un momento particolarmente delicato, in cui le famiglie si preparano a far fronte ai costi per la scuola (voce particolarmente onerosa, con spese che raggiungono anche i 1.000 Euro) ed alle spese per le vacanze (per chi potrà permettersi di partire).È importante sottolineare, inoltre, come sia proprio il settore alimentare, frutta e verdure fresche in testa, a trainare i rincari del carrello della spesa. Non dimentichiamo, infatti, che la crescita dei costi dei beni di largo consumo incide notevolmente soprattutto sulle famiglie meno abbienti. “Questo andamento non fa altro che accrescere le disuguaglianze nel nostro Paese, determinando una situazione a cui è sempre più urgente fornire risposte concrete, attraverso misure di carattere strutturale e duraturo, che facciano ripartire la crescita dell’economia in modo stabile.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Prezzi all’ingrosso: ancora rincari per il latte. Si fermano i ribassi per l’olio di oliva

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Accelerano a giugno i prezzi del latte nel mercato italiano, a causa della minore disponibilità di prodotto, dovuta anche al calo della produzione fisiologico con la crescita delle temperature estive. Dopo il +5,7% messo a segno a maggio, l’indice dei prezzi all’ingrosso, elaborato da Unioncamere e BMTI sui listini delle Camere di Commercio, ha registrato per il latte spot un balzo del +19,4% rispetto al mese precedente. I valori attuali rimangono però più bassi rispetto allo scorso anno (-7,7%), complice il confronto con i prezzi elevati registrati nell’estate del 2017. Ai rincari sul fronte della materia prima si è continuata a contrapporre la stabilità per i formaggi, i cui listini all’ingrosso sono rimasti invariati su base mensile. Resta di segno “meno”, invece, la variazione anno su anno per i formaggi stagionati (-1,9%).Nel comparto delle carni, giugno ha visto interrompersi il calo in atto da aprile per le carni suine, i cui prezzi all’ingrosso sono tornati a crescere (+4,9%), grazie alla riduzione delle macellazioni di suini e alla conseguente minor offerta di prodotto. Rimane negativo comunque il confronto rispetto a dodici mesi fa (-1,9%). Ulteriore ridimensionamento per le carni di coniglio, in un mercato che rimane dominato dalla contrazione dei consumi, tipica durante la stagione estiva. I prezzi all’ingrosso hanno accusato infatti un calo mensile del 7,4%, dopo il forte decremento già rilevato ad aprile e maggio. I prezzi attuali si mantengono però in linea rispetto allo scorso anno. Scendono a giugno anche i listini delle carni di pollo (-3,3%), su cui ha pesato la minore domanda nella seconda parte del mese. Tuttavia, nonostante la congiuntura negativa, le carni di pollo mettono a segno un robusto incremento rispetto allo scorso anno, pari ad un +10,6%, il più alto tra le carni. Stabilità, dopo la flessione di aprile e maggio, per i prezzi delle uova, la cui tendenza rimane comunque inflattiva, con un +17,2% rispetto a giugno 2017.Prezzi in crescita nel comparto degli oli e grassi (+1,6% su base mensile), sostenuti dal nuovo aumento del burro (+7,4%) e dalla ripresa per gli oli alimentari (+3,1%). Da registrare, inoltre, l’arresto della fase di ribasso per gli oli di oliva, grazie ad un mercato maggiormente attivo sotto il profilo degli scambi. Rispetto allo scorso anno il prezzo evidenzia però una discesa del 27,3%.Mentre nel mercato cerealicolo, come di consueto in questo periodo dell’anno, si attendono i responsi su qualità e quantità del raccolto dei grani ed i conseguenti effetti sui prezzi, a giugno gli sfarinati di grano duro hanno registrato un leggero calo dei listini all’ingrosso (-1,3%). Stabili le farine di grano tenero e il riso, per il quale si è fermata la risalita dei prezzi osservata ad aprile e maggio.

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Autostrade più care: arrivano nuovi aumenti nel 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

  1. autostradeAmara sorpresa per chi è partito in vacanza nei giorni scorsi. Al rientro dalle ferie, in gennaio, troverà un inaspettato regalo da parte delle autorità italiane. A partire con il nuovo anno, infatti, le tariffe saranno “adeguate” dal Ministero dei Trasporti con ritocchi, diverse volte, decisamente consistenti. A titolo d’esempio, sulla tratta tra Aosta ovest e Morgex la tariffa crescerà del 52,69% (oltre 3 euro in più), mentre la tratta Milano-Torino aumenta di oltre l’8% rispetto al 2017. La Pedemontana lombarda, registrerà un aumento dell’1,7%, mentre chi andrà da Milano a Bergamo pagherà quasi il 5% in più, da 3,50 a 3,60 euro. Sulle vecchie autostrade il traffico è in netta crescita, gli addetti sono in continua diminuzione, gli ammortamenti completati, gli investimenti promessi (in cambio degli aumenti tariffari) non sono mai stati realizzati e nonostante questo il Governo autorizza aumenti consistenti. Critiche da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, contro la politica lobbystica dei concessionari che sta letteralmente impoverendo tutta la mobilità del Paese: “Così si tagliano le gambe alla ripresa”. E’ inaccettabile dover sostenere nuovi aumenti dei pedaggi autostradali perché lo vogliono le lobby a scapito dei cittadini, che già devono affrontare una crisi economica generale.

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Caro libri e aumenti ingiustificati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

scuola-libriMilioni di studenti, in tutta la penisola, di nuovo alle prese con le lezioni scolastiche e milioni di famiglie che tornano a fare i conti con gli esosi costi dei libri di testo. I prezzi sembrano salire di anno in anno e risulta sempre più difficile fronteggiare una spesa tanto elevata quanto ingiustificata. L’industria dell’editoria scolastica vale un quarto del mercato dei libri, circa 600 milioni di euro annui di fatturato contro i quasi 3 mercati del mercato totale. Ci rendiamo conto degli interessi che ruotano intorno a questo specifico settore e sorgono spontanee una serie di domande.
Per quale motivo ogni anno i libri di testo adottati sono diversi da quelli dell’anno precedente?
E’ realmente necessario?
Quanto sono riscontrabili reali aggiornamenti e integrazioni e quanto invece il contenuto resta immutato?
Perché i professori, quasi all’unanimità, prediligono sempre la stessa casa editrice con l’80% dei libri di testo dello stesso editore?
Nell’adozione dei libri di testo i docenti hanno piena autonomia: il Ministero fissa un tetto di spesa massimo per ogni tipologia di classe e la somma dei libri adottati non può superare tale tetto. Il docente può anche decidere di non adottare libri di testo nuovi, venendo incontro alle esigenze delle famiglie.Perché, invece, si opta nella totalità dei casi per questo celere ricambio? E’ realmente necessario adottare ogni anno libri di testo diversi? Certo, per le materie tecniche l’aggiornamento è d’obbligo, ma per le materie letterarie, per i testi di greco e latino, per la Divina Commedia non vediamo cosa può cambiare rispetto all’anno precedente o quali integrazioni siano così imprescindibili.Il paragone con altre nazioni europee rende il tutto ancora più immotivato: in Svezia, ad esempio, i libri di testi vengono sostituiti ogni 10 anni, in Germania ogni 6, in Spagna e in Francia ogni 4 e tra l’altro sono gratuiti fino al liceo.In Germania, inoltre, i libri vengono acquistati dalla scuola e messi a disposizione degli alunni per diversi anni. La scuola da in prestito il libro all’alunno, che lo utilizza per tutto l’anno, dopodichè lo restituisce in modo che possa essere nuovamente dato in prestito l’anno successivo. In tale modo, il libro resta utilizzabile per almeno 6anni. Il Ministero dell’Istruzione non sembra voler dare risposte e parla di una spesa annua media di 300/400 euro. I dati reali mostrerebbero, invece, un aumento pari al 2-3% per l’anno 2017/18. Tali aumenti potrebbero diventare un ostacolo all’accessibilità all’istruzione, già provata dai continui tagli perpetrati ormai da anni.
Se le case editrici continuano ad abusare della loro posizione dominante sul mercato dei libri scolastici, si viene a creare un ulteriore barriera all’accesso.
Per le famiglie con un ISEE sotto una determinata soglia, valore (comunque al di sotto dei 13.000 euro) che varia a seconda del Comune di appartenenza, sono stati stanziati dei contributi per sostenere tali spese. Non tutti, infatti, possono permettersi di sostenere tali costi e sono ancora alti i numeri di chi è costretto a rinunciare agli studi superiori per motivi economici.
E’ chiaro che, in Italia invece, l’atteggiamento delle case editrici che ogni anno cambiano codici ISBN, cambiano il titolo dei libri, ma mantengono invariato il contenuto, è totalmente ingiustificato nonché lesivo del diritto allo studio. Codici – dichiara Luigi Gabriele Affari Istituzionali Codici – ritiene necessario un intervento del Ministero dell’Istruzione in primis e dell’Antitrust poi, per vigilare su quanto, ogni anno, avviene e scongiurare l’ipotesi che esistano eventuali «cartelli» fra le case editrici che non permettano prezzi più ridotti.

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Caro scuola: libri +1,4%, mense +0,7%

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

scuola_01Secondo le stime dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha analizzato gli aumenti relativi alla scuola effettivamente registrati dall’Istat dal settembre 2011 al settembre 2016, stimando il trend di quest’anno, i rialzi per il 2017 sono abbastanza contenuti.
Secondo l’associazione, i prezzi dei libri scolastici salgono dell’1,4%, un incremento inferiore al +1,8% dello scorso anno.La crescita dei prezzi maggiore si osserva per l’Istruzione primaria, che segna una variazione positiva dell’1,9 per cento.Per quanto riguarda le mense scolastiche, rincarano dello 0,7%, un peggioramento rispetto al 2016 quando ci si era fermati a +0,6 per cento.
Stabili i prezzi relativi agli articoli di cartoleria, ma va precisato che la voce non comprende solo i prodotti relativi alla scuola. “Anche se i rialzi sembrano abbastanza contenuti, non dobbiamo dimenticare che i rincari sono relativi ad un solo mese e che si tratta di spese obbligate per le famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Prezzi: Istat: inflazione febbraio 1,5%, top da 4 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

istatSecondo i dati provvisori di febbraio resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un rialzo dell’1,5% su base annua, il tasso più alto da marzo 2013.
“Il balzo dell’inflazione all’1,5% significa, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, avere una maggior spesa annua di 570 euro. Nulla di buono, insomma! Anche perché il rialzo dei prezzi non dipende da una ripresa della domanda, ma dalle speculazioni su frutta e verdura e dal rialzo dei beni energetici non regolamentati. Insomma abbiamo importato inflazione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Secondo i calcoli dell’associazione, se l’incremento dei prezzi dell’1,5% significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, per l’inesistente famiglia media Istat da 2,4 componenti, 450 euro in più nei dodici mesi, per la tradizionale famiglia con 2 figli significa sborsare 570 euro in più su base annua.
Per un coppia con 1 figlio, la maggior spesa è pari a 535 euro, 295 per un pensionato con più di 65 anni, 301 euro per un single con meno di 35 anni, 436 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni.

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