Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘rincorsa’

Inflazione: La rincorsa dei prezzi

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

“A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm”. Negli ultimi mesi chi abbia fatto la spesa o sia titolare di un’utenza energetica si sarà accorto nelle proprie tasche dell’aumento dei prezzi. In Italia il tasso generale di inflazione è stato stimato dall’Istat al 2,5% a settembre e l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentato dell’1,3% su base mensile e del 2,9% su base annua. Entrambi i dati sono i più alti dal 2013. Al di là del significato delle varie metodologie di misura dell’inflazione (che si differenziano per i beni e i servizi di cui monitorano il prezzo), il dato evidente è che il livello dei prezzi è tornato a correre. Se questa tendenza è evidente in Italia, lo stesso si può dire anche per le economie dove la ripresa economica e gli interventi pubblici a sostegno dell’economia sono stati più decisi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito. Negli Stati Uniti l’inflazione generale è al 5,4% e quella core si è attestata sopra il 4,0% e non sembra più diminuire. Ovviamente questi numeri ci interessano non solo perché siamo preoccupati dell’aumento dei prezzi in Italia o altrove, ma per le conseguenze profonde che possono avere sui mercati finanziari e sul prezzo degli asset. Come abbiamo avuto modo di spiegare, uno degli aspetti che oggi maggiormente preoccupa gli investitori riguarda le Banche Centrali e la loro capacità di tenere in piedi le misure a sostegno dell’economia anche di fronte a un risveglio dell’inflazione. I banchieri centrali nei mercati sviluppati, in genere, vogliono un’inflazione di circa il 2% all’anno e utilizzano vari strumenti (in particolare i tassi di interesse) per cercare di raggiungere questo obiettivo. Attualmente l’inflazione è ben al di sopra di questa soglia in economie chiave come gli Stati Uniti e il Regno Unito – in parte a causa di shock della catena di approvvigionamento, in parte a causa della domanda repressa di prodotti specifici. Normalmente ciò indurrebbe i banchieri centrali a inasprire la politica monetaria. Finora hanno in gran parte resistito a farlo e hanno sostenuto che gli attuali livelli di inflazione più alti del normale siano “transitori”. Cosa vuol dire? Il manuale del banchiere centrale sostiene che se l’inflazione aumenta a causa di uno shock all’offerta (ad esempio una grande nave porta container che blocca il Canale di Suez), le autorità di politica monetaria non dovrebbero agire perché anche un aumento dei tassi avrebbe effetti limitati sull’offerta di beni e servizi. Ma (c’è sempre un “ma”) se gli shock dell’offerta diventano così strutturali (colli di bottiglia diffusi nella logistica globale) da iniziare a incorporarsi nelle aspettative di inflazione, i banchieri centrali potrebbero allora cambiare strategia. Questo pensiero è stato ben articolato dal governatore della Banca d’Inghilterra in un discorso la scorsa settimana alla Society of Professional Economists (intitolato “The Hard Yards”). Il discorso è stato seguito con molta attenzione perché avrebbe lasciato degli indizi sul fatto che il Governatore stia architettando una via d’uscita dall’idea “inflazione transitoria”. Uno dei canali è il mercato del lavoro. Ne abbiamo già parlato in precedenza, ma vale la pena ripeterlo. La domanda di lavoro è piuttosto alta in questo momento un po’ ovunque e i datori di lavoro hanno spesso difficoltà a trovare candidati qualificati. Ciò ha portato i salari ad aumentare e una maggiore crescita dei salari è esattamente il tipo di cosa che può essere incorporata nelle aspettative di inflazione e spingere le Banche Centrali ad agire. Un altro aspetto da tenere d’occhio è quello legato al costo delle materie prime: gli investimenti in questo campo sono in rallentamento ma, come hanno notato alcuni analisti, la transizione verde, se si verifica, i) non eliminerà la necessità di combustibili fossili dal giorno alla notte e ii) potrebbe richiedere quantità maggiori di determinate materie prime (es. rame). Almeno per ora, continuiamo a credere ai banchieri centrali, in quanto pensiamo che l’inflazione si rivelerà “transitoria”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Terzo polo: campagna acquisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2010

«Con l’avvio della collaborazione dei gruppi parlamentari di Fli, Udc e ApI – dichiara l’on. Gianni Vernetti – si apre una nuova fase della politica italiana. Il Nuovo polo che sta nascendo è la risposta liberale e popolare a un bipolarismo in forte crisi.   L’Italia merita di meglio  – continua l’esponete di Alleanza per l’Italia – del continuo scontro tra il populismo di Bossi e Berlusconi da un parte e a un partito Democratico sempre più confinato nello spazio politico della sinistra tradizionale e spesso alla rincorsa del giustizialismo di Di Pietro. E ora necessario unire le migliori energie del Paese e le porte del nuovo Polo sono aperte a tutti quei liberali e popolari che sono oggi a disagio nel Pd e nel Pdl e che vogliono impegnarsi – conclude Vernetti – in una nuova stagione di riforme per far ripartire il Paese».

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Fiat meglio senza Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

“Non mi sorprende assolutamente quello che dice Marchionne, lui è pagato per dirlo. L’unico criterio di guida delle corporation è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario, nella rincorsa continua al profitto, meglio se extra per dare soddisfazioni trimestrali agli azionisti”. Questo il severo commento di Emanuela Ferrari, viceresponsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti, dopo le parole pronunciate nella trasmissione televisiva “Che tempo che fa” dall’amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, il quale ha dichiarato polemico che “la Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia”. Questa frase ha innescato immediatamente un acceso dibattito politico nel quale sono intervenuti i maggiori leader di partiti e sindacati italiani, divisi tra chi condivide e chi critica aspramente le posizioni espresse dal numero uno del Lingotto.
“Fin dai secondi anni ’70  – prosegue la Ferrari approfondendo la sua analisi – la principale forza propulsiva dell’economia mondiale è stata l’incessante tentativo delle grandi imprese di riportare con tutti i mezzi possibili il tasso di profitto ai maggiori livelli di vent’anni prima. Tra questi mezzi rientrano la riduzione del costo del lavoro, l’aumento dei prezzi rispetto alle retribuzioni, l’attacco ai sindacati condotto direttamente dallo Stato, che ha reso questi ultimi parte del sistema, passivi e conniventi, e la delocalizzazione delle unità produttive in zone del mondo dove i salari sono minori. Quindi – si domanda ironica l’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro – dov’è la novità? Solo il fatto che Marchionne lo abbia detto in televisione chiaro e tondo davanti a milioni di italiani, dando il benservito al Paese senza andare molto per il sottile?”.
Emanuela Ferrari indica la via da seguire: “Il Governo la smetta di pensare ai Marchionne di turno e investa il proprio tempo e le proprie energie per combattere la corruzione e l’evasione fiscale, affinché si possa imprimere fiducia agli investimenti esteri, ricreare occupazione e soprattutto dare ossigeno alle Pmi,  che sono in apnea a causa della crisi, senza perdere tempo ulteriore a rincorrere una gratitudine morale che non ci sarà”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »