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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘rinnovabili’

Accelerare la diffusione delle energie rinnovabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2022

Il Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG), organismo nazionale di rappresentanza istituzionale della categoria professionale esprime grande soddisfazione per la proposta di abbattimento delle barriere normative emersa durante il Consiglio informale dei Paesi europei che si è svolto ieri a Praga.“Promuovere e accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, in particolare rimuovendo immediatamente le barriere normative” è infatti uno dei punti presenti nel documento redatto dai 27 Paesi europei nel corso del Consiglio di ieri, che ha fissato, per il semestre invernale, un obiettivo “volontario” di riduzione della domanda di gas pari al 15%. “Dall’Europa si alza un coro unanime che dichiara la necessità di semplificare al massimo l’accesso alle rinnovabili. Come CNG siamo favorevolissimi ad un maggiore snellimento burocratico e normativo, che porterebbe sia l’Italia che l’intera Europa ad un maggiore allontanamento dalle fonti fossili” dichiara il Segretario Generale del CNG Domenico Angelone. Da un lato di accelerare sull’impiego di fonti rinnovabili anche per i Paesi più virtuosi dell’UE, dall’altro di favorire un importante recupero da parte di quelli in cui l’impiego delle fonti fossili è ancora prevalente – si evidenzia proprio nel giorno della ricorrenza della “Giornata Internazionale per la Riduzione dei Disastri Ambientali”, ponendo la questione Energia e rispetto del territorio e dell’ambiente sullo stesso livello di priorità. Intanto in Italia l’accelerazione imposta dal costo dell’energia ha determinato una importante svolta: il recente Decreto Ministeriale ha uniformato le procedure per l’utilizzo delle sonde geotermiche (fino a 50kW e 80 metri di profondità) per la produzione di energia rinnovabile: si tratta di un importante presupposto che, però, “Non deve costituire un punto di arrivo, in quanto l’auspicio è che il nuovo Governo percepisca sin da ora le prime indicazioni europee che arrivano dal vertice di Praga. C’è bisogno di velocizzare le procedure e consentire al più presto l’accesso ad ogni forma di energia rinnovabile che possa contribuire a combattere la crisi energetica e il rincaro dei prezzi delle bollette, sempre con occhio vigile alla salvaguardia del territorio” conclude Angelone.

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Rinnovabili: Cia, tassa su extra-profitti fotovoltaico beffa imprese agricole

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Una brusca frenata alla svolta green italiana con conseguenze irreversibili rispetto agli sforzi economici fatti dagli agricoltori che hanno investito in passato nelle energie rinnovabili. E’ questo il commento di Cia-Agricoltori Italiani dopo la decisione del Governo di intervenire sugli extra-profitti generati dagli impianti fotovoltaici agricoli. Così il presidente Cia, Cristiano Fini: “Non è possibile accomunare i piccoli impianti fotovoltaici realizzati in connessione con l’attività agricola -mediamente di piccole dimensioni- ai grandi impianti industriali, che hanno per core business la produzione di energia elettrica”. Cia chiede, dunque, con urgenza un incontro con i ministri Franco, Cingolani e Patuanelli per trovare insieme una soluzione al grave problema”. Secondo Cia, la decisione del Governo rappresenta un atto d’incoerenza rispetto all’obiettivo di autoproduzione energetica con fonti rinnovabili per il settore rurale. La legge 25/2022, convertendo il decreto-legge 4/2022, cambia di fatto le carte in gioco, cancellando con un tratto di penna tutti i diritti acquisiti, in un momento storico in cui gli agricoltori italiani sono vittime dei folli rincari dei costi delle materie prime e dei presidi tecnici sostenuti per mantenere le proprie aziende. “Questa decisione contrasta fortemente con gli obiettivi primari dell’intervento, che fu colto con grande interesse dalle imprese agricole ed in particolare le zootecniche -prosegue Fini- mentre ora, con la nuova normativa, il prezzo calmierato dell’energia si ridurrebbe a un decimo di quello di mercato”. Per Cia, la marginalità prodotta con la vendita di energia in eccesso da impianti fotovoltaici avrebbe, invece, permesso agli agricoltori che hanno investito nelle rinnovabili di integrare il loro reddito e assorbire i costi sempre più alti dei fattori di produzione, assicurando alle aziende la sostenibilità economica. Cia ricorda che gli imprenditori agricoli si sono prodigati durante il biennio della pandemia per garantire la produttività e la tenuta competitiva del Paese. Dopo questa decisione del Governo sarebbero, invece, privati delle poche risorse utili a non indebitarsi per non dichiarare fallimento o a chiudere definitivamente le loro aziende.

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Fonti rinnovabili restino al servizio dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2022

Con l’approvazione degli aiuti europei per il fotovoltaico agricolo, il primo settore italiano può compiere un ulteriore passo avanti verso la sostenibilità – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Le fonti di energia alternative, come quelle ricavate dal sole, sono giustamente una priorità ma devono essere sviluppate senza stravolgere il paesaggio agricolo. In modo particolare, occorre evitare che la crescita del fotovoltaico finisca per sottrarre terreni alle attività di coltivazione. Solo così la sua diffusione potrà contribuire al Green Deal europeo nel rispetto degli equilibri esistenti.Da Bruxelles sono in arrivo 1,2 miliardi di euro attraverso il Pnrr per il raggiungimento degli obiettivi climatici – continua Tiso. È essenziale che i nuovi pannelli fotovoltaici siano installati per fornire energia in primis alle attività legate alla terra, evitando che gli incentivi spingano i coltivatori a impiegare la superficie agricola utilizzabile per la produzione di energia da vendere in rete.Serviranno pertanto regole chiare e controlli adeguati da parte degli enti competenti, affinché gli impianti fotovoltaici siano impiegati al servizio dell’agricoltura utilizzando tetti e coperture. Sarà altrettanto importante prevedere procedure semplici per l’erogazione degli incentivi. In un momento in cui il costo delle fonti tradizionali si è impennato a causa della crisi politica internazionale, le aziende agricole devono poter contare quanto prima su fonti energetiche alternative.

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La geotermia fra le rinnovabili maggiormente innovative

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

La necessità di allontanarsi sempre più dalle fonti fossili a favore delle rinnovabili, costituisce l’obiettivo principale tra quelli fissati nell’agenda 2030 dell’ONU e fatti propri dalla Commissione Europea nel Green Deal, da cui poi sono derivate le iniziative del Next Generation UE. Azioni condivise da tutti i componenti della Piattaforma, vale a dire Enti che a vario titolo si occupano di geotermia come: ENEA, CNR, ISPRA, GSE, RSE, ITACA e le Associazioni che operano in questo ambito (AICARR, ANIGhp, ANIM, ANIPA, ANISIG, IAH, AIRU, FINCO, UGI, COSVIG, Ass.ne Acque Sotterranee), che hanno partecipato agli Stati Generali della Geotermia con un comune obiettivo finale, quello della decarbonizzazione. All’evento è intervenuto, tra gli altri, il Ministro dell’Energia Roberto Cingolani, che si è soffermato a lungo sul fatto che “la decarbonizzazione costituisce un obiettivo facilmente raggiungibile entro il 2030 per il 55% rispetto al 1990”, precisando come “le richieste di nuovi allacci da energie rinnovabili pervenute al 31 maggio 2022 siano state pari a circa 5.6 Gigawatt/ora”. “È necessario – ha proseguito Cingolani – operare su due diverse direzioni, quella di diversificare il più possibile l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili e quello di accelerare maggiormente le procedure; non è pensabile concentrarsi solo ed esclusivamente su una delle risorse trascurandone altre, anche perché l’Italia è un Paese geologicamente, morfologicamente e geograficamente assai vario, che offre diverse opportunità di approvvigionamento energetico in maniera non omogenea”.Il calore interno della terra quindi, si candida come importante fonte di energia del futuro che concorrerà entro 2030 al raggiungimento della soglia dei 230 Terawatt/ora da rinnovabili che, secondo il Ministro Cingolani, costituisce la soglia oltre la quale “è possibile iniziare a parlare di mobilità elettrica e di elettrificazione industriale”.Il programma passa ovviamente per un importante impegno economico pari a complessivi 360 miliardi di euro, suddivisi in 230 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare, da impiegare entro il 2026, e 130 miliardi di euro per i fondi strutturali europei della programmazione 2021-2027 ed il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), utilizzabili anche oltre la scadenza del 2026 fissata per il PNRR.

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Energie rinnovabili, per l’Italia il 2021 è stato un altro anno sprecato

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Il 2021 è stato un altro anno sprecato: il mercato delle rinnovabili in Italia è cresciuto rispetto all’annus horribilis 2020, ma non quanto avrebbe potuto e dovuto, e a ogni anno che passa questo “spreco” diviene sempre più impattante, allontanando decisamente il raggiungimento degli obiettivi al 2030 (72% di fonti rinnovabili nella generazione elettrica secondo le ultime indicazioni del Piano per la transizione ecologica) e ancora di più quelli al 2050. Le installazioni sono in effetti ripartite con la ripresa post-pandemica, ma la quantità di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici è solo di poco superiore a quella del 2019. A differenza dell’Europa, che procede a passi molto più spediti ed è ormai prossima al traguardo complessivo dei 700 GW. La capacità di rinnovabili installata in Italia durante il 2021 è stata complessivamente di 1.351 MW (+70% di potenza rispetto ai 790 MW del 2020, quando era diminuita del 35%) e questo ha portato il Paese a superare la soglia dei 60 GW: l’aumento è stato trainato dalla nuova capacità di fotovoltaico (+935 MW, +30% rispetto al 2020), seguito dall’eolico, che ha registrato la crescita più marcata (+404 MW, +30%) e, ben distanziato, dall’idroelettrico (+11 MW), mentre le bioenergie sono addirittura in diminuzione (-14 MW). Sono alcuni dei risultati contenuti nel Rapporto sulle energie rinnovabili (RER) realizzato dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e presentato questa mattina in un convegno che ha visto protagoniste anche le molte aziende del settore partner della ricerca. “Il 2021 è stato un anno complesso, con i colpi di coda della pandemia a cui si sono aggiunte tensioni per certi versi inattese sul mercato dell’energia – ammette Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy & Strategy – ma è davvero urgente riprendere a intensificare l’installazione di nuovi impianti alimentati da energie rinnovabili, così come gestire correttamente le strutture esistenti, per evitare di allontanarci ancora di più dal percorso verso la decarbonizzazione”. Ma gli impianti alimentati da energie rinnovabili sono sempre meglio delle fonti fossili, se si considera la CO2eq prodotta durante l’intero ciclo di vita di queste tecnologie? Decisamente sì, anche se impianti prodotti in Cina hanno un impatto in termini di CO2eq emessa ben superiore a quelli realizzati in Europa: dal confronto tra le fonti per la generazione di energia elettrica risulta infatti evidente come alle tecnologie rinnovabili sia associata in ogni caso una quota inferiore di emissioni al kWh di elettricità prodotta rispetto alle fonti fossili. Le emissioni minori riguardano l’energia nucleare, ma bisogna considerarne tutte le ricadute ambientali e sociali, oltre al fatto che non rappresenta una soluzione utile al raggiungimento degli obiettivi al 2030 laddove non via siano già impianti in funzionamento. Per la gestione del fine vita di questi dispositivi si stanno poi sviluppando diverse possibilità, supportate dalla normativa dell’Unione Europea secondo cui prevenzione e riutilizzo sono le alternative preferibili, seguite da repurpose e riciclaggio: grazie alle tecnologie attuali, quest’ultima opzione risulta applicabile almeno all’80% degli impianti fotovoltaici ed eolici e si punta ad aumentarne ancora la quota.

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Elica ha scelto Iberdrola per la fornitura del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Elica, azienda leader globale nella produzione e commercializzazione di cappe e piani aspiranti e motori elettrici per elettrodomestici e per caldaie da riscaldamento, muove un altro importante passo nella direzione delle energie rinnovabili e di una produzione sempre più sostenibile. Dopo l’annuncio, nel gennaio scorso, dell’ottenimento della certificazione di idoneità al funzionamento a idrogeno dei motori della controllata EMC FIME, Elica prosegue il percorso di riduzione dell’impatto ambientale attraverso un nuovo accordo per la fornitura di energia elettrica con Iberdrola, uno dei leader mondiali dell’energia rinnovabile: nel 2022 Elica sarà in grado di abbattere le proprie emissioni di oltre 4.000 tonnellate in Italia, pari a circa il 20% delle emissioni totali di Gruppo. Elica genera un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, con un’imponente piattaforma produttiva articolata in sette siti tra Italia, Polonia, Messico e Cina, impiegando oltre 3.200 dipendenti. In Italia, dove Elica ha il suo polo di riferimento per le produzioni alto di gamma, l’azienda utilizza circa il 50,4% dell’energia consumata a livello di Gruppo.“Elica è per natura un’azienda sostenibile, da sempre perseguiamo una strategia che accoglie i principi ESG, che negli anni ci ha portato a individuare le aree di miglioramento e mettere in campo azioni concrete verso la riduzione del nostro impatto ambientale. È proprio in questo quadro che si inserisce l’accordo con Iberdrola, abbiamo iniziato dai plant produttivi italiani e ridurremmo in maniera significativa le emissioni nel nostro Paese.” ha dichiarato Giulio Cocci, CEO di Elica. “Come leader globali nel nostro comparto sentiamo la responsabilità di ridurre l’impatto ambientale e siamo determinati a esportare questo approccio a tutti i livelli del business, in tutte le aree geografiche in cui siamo presenti: la sostenibilità non è solo un imperativo che intendiamo perseguire con impegno e concretezza, ma stiamo lavorando perché diventi un driver di crescita”. Elica al fine di perseguire questi obiettivi nel lungo periodo ha di recente costituito un “Comitato per la Sostenibilità”, composto da un team interno, rappresentativo di tutte le principali aree di business, con lo scopo di identificare le aree di impatto e i target di sviluppo sostenibile per i prossimi anni. Sempre in riferimento alla riduzione dell’impatto ambientale e alla creazione di efficienza energetica, nei piani di sviluppo di Elica c’è anche quello di investire in nuovi impianti fotovoltaici, già implementati negli stabilimenti italiani.

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Mercato elettrico: elettrificazione dei consumi e diffusione delle rinnovabili

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

La diffusione delle energie rinnovabili, la riduzione del parco di generazione termoelettrica e l’elettrificazione dei consumi sono i tre fattori principali che hanno caratterizzato negli ultimi anni l’evoluzione del sistema elettrico in Italia, promuovendone la progressiva decarbonizzazione. Tuttavia, l’elettrificazione dei consumi (utilizzo del vettore elettrico invece di altri vettori energetici) e le installazioni di impianti a fonte rinnovabile crescono con tassi insufficienti per il raggiungimento degli obiettivi nazionali al 2030, benché gli scenari evolutivi e le politiche energetiche disegnino una prospettiva in ascesa, a partire dall’immatricolazione di 100.000 auto elettriche nei primi nove mesi del 2021, tanto da raddoppiare il parco circolante rispetto alla fine del 2020. A dirlo è l’Electricity Market Report dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. Le cifre insomma non sono esaltanti, tuttavia si respira un clima di fiducia. Il sistema elettrico infatti sta attraversando una repentina evoluzione in seguito all’effetto delle politiche di decarbonizzazione, tuttavia il raggiungimento della neutralità climatica al 2050 (e la riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030 del 55% rispetto ai livelli del 1990, come delineato nel pacchetto Fit for 55) richiede un’importante accelerazione rispetto ai tassi registrati negli ultimi anni: al 2030 le fonti rinnovabili dovrebbero coprire il 40% del mix energetico europeo, l’efficienza energetica sul consumo di energia finale dovrebbe salire al 36% (e al 39% quella sul consumo di energia primaria), ogni anno andrebbe riqualificato almeno il 3% della superficie complessiva degli edifici pubblici e le emissioni delle nuove auto andrebbero ridotte del 55% rispetto ai livelli del 2021, per poi diventare il 100% entro il 2035, quando sarà vietata la vendita di nuove auto termiche. A febbraio 2021 sono state approvate le proposte di modifica al Regolamento sulle modalità per la creazione, qualificazione e gestione di UVAM sul Mercato dei servizi di dispacciamento, tra cui l’introduzione del test di affidabilità, che ha incontrato il favore degli operatori perché in grado di far emergere le risorse dotate di flessibilità reale a discapito di quelle che sarebbero in difficoltà nell’assolvere correttamente gli ordini di dispacciamento ricevuti. Inoltre, con l’approvazione della nuova Procedura per l’approvvigionamento a termine, dal 1° maggio 2021 le aste si svolgono secondo nuove regole. I risultati delle aste mostrano che, anche con il nuovo regolamento, vi è una saturazione quasi totale dei contingenti nelle due Aree di assegnazione, peraltro con primi medi assegnati notevolmente inferiori alle basi d’asta. A inizio agosto 2021 vi erano 272 UVAM abilitate (173 con contrattualizzazione a termine), il 10,6% in più rispetto alle 246 di luglio 2020. Il 61% delle UVAM è composto da un unico POD, in linea con lo scorso anno, il 18% da 2 POD (50 in tutto), ma si assiste alle prime abilitazioni di UVAM con un ampio numero di POD aggregati: 4 ne hanno tra 10 e 100, e 3 più di 100 (riferite in particolare a impianti di storage elettrochimico, 765 in totale, abbinati a impianti fotovoltaici in ambito domestico). Complessivamente, il numero di POD coinvolti è di 1274, quasi il triplo rispetto a luglio 2020.Nel 2020 è stata avviata in Italia la fase pilota di recepimento della Renewable Energy Directive 2018/2001 (RED II), introducendo per la prima volta nella legislazione italiana le definizioni di «Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente» e di «Comunità di Energia Rinnovabile» (REC). Nel Rapporto si analizza un campione di casi reali di comunità energetiche e gruppi di autoconsumatori collettivi nati in Italia nel corso degli ultimi mesi.Nel complesso sono state valutate 33 iniziative – 21 comunità energetiche rinnovabili e 12 gruppi di autoconsumo collettivo – caratterizzate da una potenza media degli impianti di produzione di circa 32 kW per autoconsumo collettivo e di circa 48 kW per comunità energetiche rinnovabili. Sono emersi tre cluster principali che si stanno sviluppando nel mercato delle comunità energetiche: il Cluster 1 (“Enti pubblici e terzo settore”) è il più diffuso e si basa sulla relazione diretta tra cittadini ed ente pubblico locale, che funge da catalizzatore dell’iniziativa, e sulla possibilità di beneficiare di finanziamenti a fondo perduto o agevolati. Queste iniziative nascono per mitigare la povertà energetica e generare valore economico sul territorio, e sono anche un possibile strumento di riqualificazione di edilizia popolare. Gli impianti vengono posizionati su edifici pubblici e connessi fisicamente alle utenze dell’ente. Le risultanze economiche che emergono dai business case analizzati sono interessanti, soprattutto per i player energy, perché non si esauriscono con l’investimento in nuovi impianti di generazione rinnovabili diffusi e con la rinnovata spinta sul mercato residenziale, fermo da anni ai soli utenti che vivono in edifici monofamiliari: oltre a consumare, accumulare e vendere l’energia autoprodotta, questi nuovi soggetti possono offrire servizi ancillari e di flessibilità, sfruttare altre forme di energia da fonti rinnovabili finalizzate all’utilizzo da parte dei membri, promuovere interventi integrati di domotica ed efficienza energetica, offrire la ricarica dei veicoli elettrici, assumere il ruolo di società di vendita al dettaglio, ed infine, solo per le Comunità Energetiche di Cittadini, distribuire e fornire energia elettrica ed essere aggregatore. (abstract E&S Group PoliMi, Electricity Market Report21)

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Rinnovabili: la risposta alla crisi energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Client Portfolio Manager del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. Nelle scorse settimane i leader mondiali si sono riuniti alla conferenza COP26 di Glasgow al fine di stabilire i prossimi passi per l’azzeramento delle emissioni nette globali di gas serra entro il 2050. Nel frattempo, però, la carenza di gas naturale a livello mondiale, riconducibile alla scarsità delle scorte, ha innescato una contrazione dell’offerta in tutto il mondo. Un fenomeno che ha portato all’innalzamento dei prezzi e che verosimilmente renderà le bollette dell’elettricità estremamente salate nei mesi invernali. Sebbene storicamente i prezzi di petrolio e gas siano sempre stati volatili e gli analisti prevedano una loro normalizzazione in primavera, ci si chiede quale impatto avranno i recenti rincari sulla transizione energetica.Molti fornitori di combustibili fossili stanno sfruttando l’attuale crisi per mettersi in guardia dai pericoli di una transizione energetica troppo frettolosa. In effetti, è essenziale coordinare il potenziamento della capacità di generazione e stoccaggio di energia pulita con l’abbandono dei combustibili fossili al fine di evitare ulteriori shock sistemici e nuove impennate della volatilità. In ogni caso, i dati scientifici sono chiari: la transizione green a scapito dei combustibili fossili dovrà avvenire nel minor tempo possibile se vogliamo scongiurare le ripercussioni più gravi del cambiamento climatico, che potrebbero comportare costi e danni a carico della collettività molto più elevati rispetto al rincaro dell’energia. Dal World Energy Outlook, pubblicato di recente dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, emerge che l’incremento annuo della capacità di produzione di energia pulita dovrà quadruplicare dai livelli attuali per consentire l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Inoltre, Kadri Simson, Commissario europeo per l’energia, ha chiarito che “l’impennata del prezzo dell’energia non è riconducibile alla politica sul clima o ai costi delle rinnovabili, bensì al significativo rincaro dei combustibili fossili in una fase in cui l’energia pulita disponibile a prezzi convenienti non è ancora sufficiente a soddisfare la domanda complessiva. È necessario accelerare la transizione green, non rallentarla”. Per arginare la volatilità durante la transizione energetica, aumentare la capacità di stoccaggio dell’energia deve essere in cima alla lista delle priorità. Di certo la variazione delle condizioni atmosferiche può causare l’instabilità delle forniture energetiche, dovuta per esempio all’assenza di vento o sole. In effetti, l’impennata dei prezzi in Europa deriva non solo dalla solidità della domanda e da un’offerta di gas più contenuta del previsto, ma anche da una disponibilità di energia eolica inferiore alla norma. È in situazioni come questa che risulta evidente l’importanza di incrementare e sviluppare la capacità di stoccaggio a breve e lungo termine. Se per lo stoccaggio a breve termine esistono già alcune soluzioni efficienti (ad esempio, oggi i parchi fotovoltaici di nuova costruzione sono già dotati di strutture di stoccaggio a batterie al fine di contenere gli effetti del ciclo giornaliero di produzione dell’energia rinnovabile), invece lo stoccaggio a lungo termine rappresenta tuttora una sfida, pur in presenza di nuove opportunità e potenziali soluzioni. Il gas naturale potrebbe rappresentare ancora una strada temporanea da percorrere per qualche tempo, ma nel lungo periodo lo stoccaggio a costi contenuti ed emissioni zero (mediante pompaggio, biogas, e-gas o idrogeno green) contribuirà in modo determinante al raggiungimento dei target di azzeramento delle emissioni nette. In conclusione, malgrado gli inevitabili scossoni lungo la via, le ragioni economiche e ambientali alla base della transizione energetica non sono mai state così lampanti. La crisi energetica odierna ha confermato una volta di più che se vogliamo sistemi energetici più ecologici, economici e stabili non possiamo prescindere dalla transizione verso forme di energia più verdi. Pertanto, è lecito attendersi maggiori interventi da parte di governi ed enti di settore nei mesi e negli anni a venire al fine di favorire una transizione all’energia pulita che, in presenza di migliori economie di scala per numerose tecnologie ambientali (rinnovabili, batterie per la rete elettrica o per i veicoli elettrici) e dispositivi a basso consumo energetico, creerà un contesto più favorevole all’universo di investimento di Pictet-Clean Energy. Come affermato a settembre dal Direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia: ”Una transizione all’energia pulita adeguatamente gestita è la soluzione agli attuali problemi sul mercato del gas e dell’elettricità, non la loro causa”. (abstract)

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Transizione dall’era fossile a quella rinnovabile nell’industria chimica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

I membri della Renewable Carbon Initiative (RCI) (www.renewable-carbon-initiative.com), fondata nel settembre 2020, hanno unito le forze per dare forma alla transizione dall’era fossile a quella rinnovabile nell’industria chimica e dei materiali. Questo significa diffondere il concetto di carbonio rinnovabile e sviluppare nuove catene di valore basate sul carbonio rinnovabile come materia prima.Nel frattempo, sono iniziate diverse attività di cui possono beneficiare anche i membri futuri. La prima e più importante è l’avvio di un’analisi politica ad ampio raggio. Quali saranno gli effetti della prossima regolamentazione dei prodotti chimici, della plastica e di altri materiali? Quando e dove è opportuno enfatizzare e citare l’idea del carbonio rinnovabile? L’analisi politica esaminerà le politiche attuali nell’Unione Europea – ed è prevista una successiva espansione anche in America e in Asia. Verrà posta un’attenzione particolare alle politiche e alle regolamentazioni in via di attuazione e sul loro impatto sul carbonio rinnovabile. I membri stanno attualmente decidendo da dove iniziare esattamente, ma le questioni che possono essere prese in considerazione sono: cosa significa la nuova legge sul clima e il “Fit for 55-Package” per le sostanze chimiche e i materiali? Cosa ci si può aspettare dal regolamento REACH e dalle restrizioni sulle microplastiche? Quanto è rilevante la “Sustainable Products Initiative” e le prossime restrizioni per i Green Claims? Economia circolare, inquinamento zero e finanziamento sostenibile sono parole chiave del futuro panorama europeo, che nei prossimi anni potrebbero diventare molto concrete per la chimica e i materiali. Fino a che punto il concetto di carbonio rinnovabile per i materiali è già stato considerato nelle politiche attuali e come potrebbe essere ulteriormente introdotto nella legislazione futura, sono due dei temi principali su cui indaga il gruppo di lavoro “Politica”.A questo gruppo di lavoro possono partecipare tutti i membri dell’RCI. Gli esperti di politica forniscono la loro analisi come base, organizzando discussioni tra i membri del gruppo di politica e pianificando incontri con i responsabili politici per introdurre il concetto di carbonio rinnovabile Sono stati creati altri gruppi di lavoro, uno dei quali si concentra sulla comunicazione e l’altro sullo sviluppo di un marchio per il carbonio rinnovabile. All’inizio di settembre verrà introdotta una comunità del carbonio rinnovabile come punto di partenza per un’interazione ancora maggiore tra i membri, per discutere strategie, creare nuove catene di valore e avviare consorzi di progetto. La Renewable Carbon Initiative (RCI) è un gruppo dinamico e ambizioso di parti interessate. Da quando è stato formato, quasi un anno fa, il numero dei membri è più che raddoppiato e ora fanno parte dell’RCI 25 membri, 6 partner e oltre 200 sostenitori. L’iniziativa accoglie tutte le aziende che hanno intrapreso il percorso di trasformazione della loro base di risorse da fossili a rinnovabili.

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Energia: Rotta, accelerare su rinnovabili ma dati dicono Ue su strada giusta

Posted by fidest press agency su sabato, 3 luglio 2021

“Bisogna accelerare il processo di transizione verso la produzione da fonti rinnovabili ma i dati odierni che siamo sulla buona strada e che l’Unione europea può essere leader e guida di questa trasformazione”. Così la presidente della commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, commenta i dati forniti da Eurostat secondo cui, in Ue nel 2020, per la prima volta, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha superato quella da combustibili fossili. “E’ un traguardo importante nella transizione del settore elettrico europeo, dove meno di dieci anni fa i combustibili fossili generavano il doppio dell’elettricità rispetto alle fonti rinnovabili. Il segnale è arrivato con il primo sorpasso avvenuto un anno fa, a luglio 2020″, ricorda Rotta.”Abbiamo l’opportunità di utilizzare il bilancio settennale dell’Ue, insieme alle risorse del Next generation Ue, per accelerare la transizione dai combustibili fossili e centrare gli obiettivi in materia di clima. In particolare, serve uno sforzo maggiore sui settori eolico e solare, che hanno subito incrementi, ma ancora insufficienti rispetto ai livelli che dobbiamo raggiungere nel prossimo decennio”, esorta.

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Energie rinnovabili: no alle “terre rubate all’agricoltura”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

Apprezziamo fortemente l’impegno di questo Governo per la transizione energetica e lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, non vorremmo però che questo si traduca, come sta avvenendo in alcune parti d’Italia a partire dal Veneto, nell’annientamento delle produzioni agricole. Alcuni hanno frainteso, infatti, lo scopo e lo spirito che sta dietro all’incentivo a tale disegno, accaparrandosi centinaia di ettari di terreni agricoli per installare enormi impianti fotovoltaici a terra. Impianti che non richiedono, come pare ovvio, terreno fertile, né pianeggiante. Quella che potrebbe essere l’occasione per la riqualificazione di aree dismesse, terreni abbandonati o per effettuare il repowering degli impianti esistenti, rischia di diventare, così, un danno enorme al settore agricolo, in primis alla biodiversità, ma anche agli allevamenti e alle produzioni caratteristiche del Made in Italy. Per non parlare delle ripercussioni sulle falde acquifere, determinate dalla copertura di un’area così vasta di terreno, nonché del problema legato al futuro smaltimento dei rifiuti a fine ciclo degli impianti. A promuovere tali installazioni sono grandi società, spesso finanziarie, che investono sul settore fotovoltaico nella speranza di fare grandi utili in vista del suo forte sviluppo. La logica non è quella di promuovere un settore per stroncarne un altro. A farne le spese non è solo il comparto agricolo: distese così vaste e invadenti di pannelli fotovoltaici creano un grave danno paesaggistico, con profili e vedute caratteristiche dei nostri territori profondamente trasformati. È necessario, alla luce delle prevaricazioni che si stanno verificando, che il Governo prenda provvedimenti immediati per conciliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con le esigenze degli agricoltori. Bisogna creare le condizioni affinché gli impianti fotovoltaici possano essere installati anche su terreni agricoli che non presentano una attività particolarmente redditizia e soprattutto non hanno caratteristiche di pregio sotto il profilo ambientale. Ecco perché riteniamo prioritario che nella legge di delegazione europea in materia sia inserita la possibilità di rendere compatibili fotovoltaico e attività agricola e di silvicoltura, senza che uno pregiudichi l’altro.

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Labomar sempre più sostenibile punta sulle energie rinnovabili

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2021

Istrana (TV), 15 gennaio 2021 —A partire dal 2021 Labomar utilizzerà solo energia prodotta da fonti rinnovabili. La società di Istrana ha infatti sottoscritto un contratto con A2A Energia S.p.A che garantisce a Labomar forniture di energia prodotta da impianti alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili. Labomar potrà inoltre utilizzare il segno distintivo “Energia A2A Rinnovabile 100%”, che certifica la sostenibilità dell’energia prodotta, utilizzando le garanzie d’origine di cui alla Direttiva 2009/28/CE e alle disposizioni relative alle garanzie di origine previste dal Decreto Ministeriale 6 luglio 2012, attuativo del Decreto Legislativo n. 28/11. Una scelta che conferma l’interesse di Labomar per le tematiche ESG-Environmental, Social and Governance (ambiente, sociale e governance). Diventata una Benefit Company con un cambio di statuto nel 2020, Labomar ha reso ufficiale l’impegno a esercitare la propria attività economica operando secondo un modello di sviluppo responsabile, sostenibile e trasparente che integra gli obiettivi economico-reddituali con aspetti di natura sociale e ambientale. Lo status giuridico di Benefit Company, introdotto in Italia nel 2016, ridefinisce infatti in termini statutari le finalità delle aziende con forte vocazione sociale e ambientale. Obiettivo di una Società Benefit è il miglioramento della vita dei propri stakeholder attraverso la creazione di valore per tutti gli attori coinvolti lungo l’intera filiera produttiva, nel rispetto dell’ambiente. Il cambio di statuto si inserisce per Labomar in un progetto di più ampio respiro che ha portato l’azienda a rivedere, in ottica di sostenibilità, tutti gli aspetti della propria attività aziendale. Da sempre vicina alle esigenze del territorio e della comunità locale, di cui si considera parte integrante, Labomar ha intrapreso un percorso a tutto tondo verso una sempre maggiore sostenibilità, nella convinzione che questo impegno verso l’ambiente e la comunità rappresenti una delle principali sfide di un futuro sempre più prossimo. L’azienda di Istrana (TV), che produce farmaci, dispositivi medici, integratori alimentari e cosmetici in conto terzi dalla forte vocazione innovativa, conta 200 dipendenti dislocati su 5 stabilimenti produttivi e ha registrato 13 brevetti. Durante i mesi della pandemia da Covid-19 non ha mai interrotto la propria attività per la filiera farmaceutica e ha convertito i propri stabilimenti per la produzione di presidi di protezione individuale e di gel igienizzante, per donarli a enti, strutture sanitarie e forze dell’ordine. L’azienda ha chiuso il primo semestre del 2020 con un fatturato consolidato di 33 milioni di euro (di cui 5,4 realizzati da Enterprise Importfab Inc., la società canadese acquisita da Labomar nell’ottobre del 2019) e un incremento del 18,4 rispetto all’anno precedente. Nel luglio 2020 i suoi stabilimenti hanno festeggiato il traguardo del trecentomilionesimo prodotto.

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Rinnovabili: la Regione Lazio fa marcia indietro sul fotovoltaico

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Il nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) della Regione Lazio, che andrà in discussione il 29 luglio prossimo in Consiglio regionale, rischia di essere la pietra tombale del fotovoltaico. Noncurante degli impegni assunti con l’Ue per allacciare alla rete elettrica nazionale circa 4 GW l’anno di nuovi impianti fotovoltaici fino al 2030, con il nuovo PTPR nel Lazio sarà molto più complicato fare fotovoltaico a terra, buttando così le basi per un non raggiungimento dei già limitati obiettivi per le rinnovabili. La notizia è un’anteprima del quotidiano online QualEnergia.it a firma del Direttore Sergio Ferraris.
Il documento, modificato rispetto alla sua prima versione, prevede una chiusura per gli impianti fotovoltaici a terra in tre diverse categorie di suolo (“agricolo”, “di valore” e “di continuità”) e prevede la possibilità di installazione degli impianti solo sulle serre e sulle pensiline per le aree di parcheggio.
Una cattiva notizia, vista la potenzialità della regione, che ha una superficie complessiva di 1.723.600 ettari dei quali 1.070.308 ettari di superficie agricola generale, di cui solo 648.472 di superficie agricola utilizzata.

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Energia: l’Italia deve puntare di più sulle rinnovabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Commentando le raccomandazioni pubblicate oggi dalla Commissione Europea in relazione al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) presentato dal governo Conte, Luca Iacoboni – responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia – dichiara:
«Nonostante nel commentare i piani energetici dei diversi Paesi europei si sia mantenuta su livelli limitati di ambizione, la Commissione ha messo comunque nero su bianco che la direzione presa dall’Italia non è adeguata a contrastare i cambiamenti climatici. In particolare, come scritto chiaramente, la centralità data al gas nel piano presentato dall’Italia è in contraddizione con gli obiettivi di decarbonizzazione, ovvero la riduzione della CO2».Greenpeace da tempo critica la scelta dell’Italia di voler puntare in modo importante sul gas, con enormi investimenti previsti per nuove infrastrutture da destinare nel nostro Paese a questa fonte inquinante. L’organizzazione ambientalista critica inoltre la scarsa ambizione sull’obiettivo legato alle rinnovabili, in particolare quelle elettriche.«L’obiettivo relativo alle rinnovabili è appena al di sopra di quello europeo», continua Iacoboni. «Ma il governo non tiene conto che questo target comunitario verrà presto rivisto al rialzo, e l’Italia si troverà presto dunque in una situazione inadeguata. Si prevede invece un sostegno ai combustibili fossili, in particolare tramite il meccanismo del capacity market, che il governo sta cercando di approvare proprio in questi giorni. Uno strumento che avrà un costo probabilmente superiore al miliardo di euro ogni anno e i cui effetti, anche a detta della Commissione, non sono chiari sul prezzo dell’elettricità e, dunque, per le tasche dei cittadini», conclude.

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Energia: nuovi obiettivi per le rinnovabili e l’efficienza energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Martedì il Parlamento ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto in giugno con il Consiglio sull’efficienza energetica (434 voti in favore,104 voti contrari e 37 astensioni), le energie rinnovabili (495 voti in favore, 68 voti contrari e 61 astensioni) e la governance dell’Unione dell’energia (475 voti in favore, 100 voti contrari e 33 astensioni) – tre importanti dossier legislativi che fanno parte del pacchetto Energia pulita per tutti gli europei. La legislazione stabilisce che l’efficienza energetica nell’UE dovrebbe essere migliorata del 32,5% entro il 2030, mentre la quota di energia da fonti rinnovabili deve rappresentare almeno il 32% del consumo finale lordo dell’UE. Entrambi gli obiettivi saranno rivisti entro il 2023 e potranno solo essere innalzati, non abbassati.

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IREX Annual Report 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Roma 18 aprile 2018 – ore 9.00 Auditorium GSE – Viale Maresciallo Pilsudski, 92 Torna a Roma il tradizionale appuntamento con l’Irex Annual Report, il rapporto annuale curato da Althesys sulle tendenze e le strategie del comparto delle rinnovabili, che da un decennio fornisce il quadro più ampio e dettagliato disponibile in Italia sul settore e analizza gli investimenti, la situazione internazionale e gli scenari energetici futuri.
Dopo i saluti del Presidente del GSE Francesco Sperandini, Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, presenterà il rapporto 2018 dal titolo “L’evoluzione del settore elettrico tra nuovi modelli di business e policy nazionali”. Seguirà una serie di tavole rotonde moderate da Giancarlo Loquenzi, giornalista RAI.La prima sarà dedicata a “Le strategie delle imprese: dal rinnovamento ai nuovi investimenti al 2030”. Ne discutono Marco Peruzzi e2i Energie Speciali, Toni Volpe Falck Renewables, Eugenio De Blasio Green Arrow, Diego Percopo EF Solare Italia, Giuseppe De Beni Italgen.Poi “Innovazione tra mercato e regole, quale futuro?”. Ne discutono Paolo Giachino CVA, Michele Scandellari Seci Energia, Carlo Pignoloni Enel Green Power, Pietro Tittoni Erg, Paolo Grossi Innogy.In conclusione, “Oltre la SEN, dalla teoria alla pratica: come?”. Ne discutono Simone Togni ANEV, Piero Gattoni Consorzio italiano Biogas, Francesco Sperandini GSE, Simone Mori Elettricità Futura, Fabio Bulgarelli Terna.

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Aumenta il target sulle rinnovabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 gennaio 2018

strasburgoStrasburgo. Il Parlamento europeo ha votato per aumentare il target Ue sulle rinnovabili dal 27 al 35 percento. Secondo alcune proiezioni, infatti, l’attuale obiettivo – supportato da Consiglio europeo e Commissione – non sarebbe sufficiente per rispettare gli impegni presi dall’Ue con l’Accordo di Parigi.Il Parlamento europeo ha inoltre rafforzato le normative a supporto delle persone che autoproducono energia in casa o unendosi ad una cooperativa. Tra queste, anche regole che renderebbero l’elettricità autoprodotta priva di oneri, prelievi e tasse punitive.«Il Parlamento ha giustamente riconosciuto che l’Ue deve aumentare la quota di rinnovabili se vuole rispettare i suoi impegni sul clima, ma avrebbe dovuto mantenere il focus sulle soluzioni reali, e non su quelle false come i biocombustibili», dichiara Sebastian Mang di Greenpeace Eu. «Nonostante molti governi europei stiano tenendo ancorati i propri Paesi a nucleare e carbone, invece di puntare sulle rinnovabili, il Parlamento sostiene fermamente il diritto dei cittadini di ottenere e vendere energia prodotta dal sole e dal vento».Uno studio redatto da CE Delft e diffuso da Greenpeace nel 2016 mostra come, con il giusto supporto, metà dei cittadini dell’Unione europea potrebbe autoprodurre energia da fonti rinnovabili entro il 2050, coprendo circa il 50 percento della domanda elettrica dell’Ue. Le società elettriche fornirebbero invece il resto dell’elettricità rinnovabile di cui ci sarebbe bisogno.Nonostante i passi in avanti sul target rinnovabili, il Parlamento europeo continua però a sostenere il continuo ricorso in Ue ai biocombustibili. La proposta del Parlamento, ad esempio, consentirebbe agli Stati membri di bruciare interi alberi, abbattuti per essere sfruttati a fini energetici e raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili. Questo nonostante gli scienziati concordino sul fatto che aumenterebbero le emissioni per decenni, contribuendo in modo significativo al degrado delle foreste.I ministri dell’Energia, che avevano raggiunto il loro accordo preliminare sul pacchetto completo di riforma energetica lo scorso 18 dicembre, hanno sin qui sostenuto controverse sovvenzioni per carbone, nucleare e gas e hanno indebolito le proposte per consentire a famiglie, cooperative e municipalità di produrre e vendere la propria energia rinnovabile. I negoziati a tre sui provvedimenti energetici tra Consiglio, Parlamento e Commissione inizieranno nei prossimi mesi.

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Energie fossili e rinnovabili. Abolire i sussidi e diminuire le tasse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

fossiliUn programma che punti sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili non puo’ che essere condiviso, considerato l’impatto che le fonti fossili (carbone e petrolio) hanno sull’ambiente e sulla nostra salute.
La presenza dello Stato attraverso le istituzioni pubbliche (Universita’, CNR, ecc.) di ricerca e’ auspicabile, anche in collaborazione con istituti privati, dopodiche’ le imprese dovrebbero camminare sulle proprie gambe senza i sussidi, diretti o indiretti, delle finanze pubbliche.I sussidi pubblici, soldi del contribuente, ammontano a 15 miliardi per le fonti fossili e 13 miliardi per le rinnovabili. In totale 28 miliardi che escono dalle tasche del cittadino contribuente ai quali si aggiungono quelli del cittadino utente quando paga il consumo elettrico con la bolletta. I 28 miliardi di sussidi potrebbero essere utilizzati per diminuire le tasse o il debito pubblico, con beneficio per il cittadini e le casse dello Stato, che poi siamo noi, ma l’attuale, e i precedenti governi, non sono orientati in questo senso, sicche’ siamo oberati di tasse e di debito pubblico.Leggiamo sul blog di Beppe Grillo, che il Movimento5stelle ha predisposto un programma che si riassume nella domanda “Sei d’accordo con lo spostamento degli incentivi statali dalle fonti fossili alla efficienza energetica e alle fonti rinnovabili?”(1).
La proposta e’ illustrato da Paolo Rocco Visentini, presidente di Italia Solare. Visto lo scetticismo che ci pervade, siamo andati a vedere chi e’ il signor Visentini e abbiamo scoperto che e’ anche presidente della societa’ Enerpoint che vende pannelli e impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e pompe di calore. Questa informazione non la troviamo sul blog di Beppe Grillo di cui sopra.
Insomma, il signor Visentini illustra un programma per trasferire i sussidi statali, cioe’ i nostri soldi, dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, settore nel quale opera la sua azienda. Si chiama conflitto d’interessi. A spese del contribuente. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Successione in banca: la dichiarazione integrale è contro la privacy

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

Banca d'ItaliaNei casi di successione nei contratti bancari, assicurativi e finanziari, gli intermediari esigono -tra gli altri- la copia integrale della dichiarazione di successione, non accontentandosi della sola parte di questa che riguarda i rapporti da essi intrattenuti col de cuius. La dichiarazione di successione contiene però tutta una serie di dati personali, a volte anche sensibili, la cui acquisizione da parte dell’intermediario non ha alcuna logica in funzione della procedura da attuare.
L’articolo 48 comma 4 del Testo Unico dell’imposta in materia di successioni e donazioni prevede che “le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all’articolo 27, 4° comma, della dichiarazione di successione o integrativa con l’indicazione dei suddetti titoli, o dell’intervenuto accertamento in rettifica o d’ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall’interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione” .
Se è vero, quindi che senza dichiarazione di successione oppure dichiarazione che non ne sussiste l’obbligo la banca non può sbloccare la somma, la norma non dispone che occorra presentare la copia integrale, prevedendo bensì che l’intermediario debba acquisire la prova della sua presentazione o, in alternativa, la dichiarazione di insussistenza dell’obbligo di farlo. Da notare come le Sezioni Unite della Cassazione, nella Sentenza 14088 del 27 luglio 2004, abbiano sancito il principio secondo cui la dichiarazione di successione costituisce un momento dell’iter procedurale finalizzato all’accertamento dell’obbligazione tributaria che si conclude con l’emissione, da parte dell’ufficio, dell’atto impositivo, sulla base dei dati emergenti dalla dichiarazione, che avrà, per ciò stesso, esaurito la sua funzione. In base a tutto ciò, lo scorso 13 giugno un cittadino supportato dall’Aduc ha presentato una segnalazione al Garante Privacy. Chissà non sia la volta giusta per mettere in chiaro ciò che già appare non solo per legge, ma anche per la concreta inutilità del comunicare ad un soggetto estraneo dati personali e sensibili che niente hanno a che fare con lo scopo della procedura. (Anna D’Antuono, legale Aduc)

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Boom delle rinnovabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

energie rinnovabili«Il record fatto registrare dalle rinnovabili nel 2015 è un’ottima notizia. Ci siamo arrivati nonostante il persistere dei sussidi alle fonti fossili, il prezzo basso del petrolio, i problemi di collegamento alla rete e la timidezza dei governi. Alla base di questo successo c’è la crescente competitività economica delle rinnovabili. Ora però occorre accelerare la rivoluzione energetica in corso con politiche incentivanti: il contrario di quello che sta facendo il governo in Italia dove gli investimenti sulle rinnovabili sono in drammatica diminuzione. In un contesto internazionale generalmente positivo, l’Europa segna il passo e ancor più l’Italia che nel 2015 si è sostanzialmente fermata, per colpa delle politiche anti-rinnovabili messe in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, da quello di Monti a quello Renzi». «D’altra parte, per investire ulteriormente sul settore dell’energia rinnovabile, creando posti di lavoro e benefici per la collettività, è necessario azzerare i sussidi alle fonti fossili. Questa è l’unica strada che ci permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Conferenza di Parigi, e mantenere così l’aumento della temperatura globale sotto 1,5°C. Il G7 ha promesso di eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2025. Non basta, perché dobbiamo smettere di sfruttare queste fonti vecchie e inquinanti entro il 2050. L’eliminazione dei sussidi alle fossili deve essere più rapida per raggiungere un futuro 100 per cento rinnovabile prima che sia troppo tardi», conclude Iacoboni.

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