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Autonomie: Rampelli invita la classe politica a una scelta ragionata

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Il vice presidente della Camera Fabio Rampelli è stato intervistato dal Secolo d’Italia diretto da Francesco Storace. Cogliamo l’occasione per proporlo anche ai nostri lettori: “Non siamo affatto contrari a ridefinire il sistema delle autonomie, ma non si può trattare una materia così delicata come fosse la legittima difesa o il taglio del finanziamento ai partiti. Non si può fare propaganda su temi costituzionali da cui dipenderà il futuro andamento sociale, economico e culturale dell’Italia. È stato positivo l’allarme lanciato dalle regioni del Nord con i loro referendum, anche se nessuno ricorda che la percentuale dei votanti è stata scarsa, la metà degli aventi diritto in Veneto e ancora meno in Lombardia… Anche questo è un indicatore di cui la politica e i media dovrebbero tenere conto. Diciamo che occorre studiare soluzioni equilibrate che diano al sistema delle autonomie strumenti efficaci per rispondere ai bisogni dei cittadini”. E precisa: Le Regioni sono nate per la fondamentale funzione di programmazione e infatti dispongono di ampi poteri legislativi. Non avrebbero dovuto trasformarsi in enti di gestione multi disciplinare, trasformarsi in micidiali centri di spesa cui oggi attribuire parte rilevante del nostro debito pubblico. Continuo a ritenere che ci si dovrebbe confrontare partendo dal basso e iniziando dalla domanda di poteri e risorse che viene dai Comuni, incalzati dai bisogni dei cittadini. E poi occorre restaurare e rilanciare il ruolo delle province, insostituibile in una nazione formata da 8000 comuni di cui la gran parte piccoli e piccolissimi. Le Regioni incarnano già oggi l’idea di un nuovo centralismo, esattamente ciò di cui imprese e famiglie vorrebbero liberarsi. Dunque, non è in discussione la domanda di maggiore efficienza, ma la risposta più concreta e meno ideologica da fornire ai cittadini”.
Alla domanda su una convergenza alle posizioni di Fdi del pres. Conte sull’autonomia scolastica, Rampelli risponde:
“Mi sembra evidente che il medesimo livello di istruzione, gli stessi programmi nazionali e la circolarità interregionale degli insegnanti siano un pezzetto dell’ossatura della nostra nazione. Altro conto è aggiungere ai programmi del MIUR la conoscenza delle caratteristiche del proprio territorio, questione legittima e condivisa se realizzata con equilibrio. Perché alla storia della Repubblica di Venezia teniamo tutti, veneti, padovani e siciliani..”
E sulla centralità delle Camere, ribadisce: “La questione sembrerebbe sostanzialmente superata, la pensiamo al riguardo come Fico e la Casellati, ma resta il problema formale. Se domani altri due presidenti di Camere non ritenessero necessario il passaggio in Parlamento di nuove autonomie richieste dalle regioni? Fico e la Casellati devono pretendere che si normi il 116 della Costituzione e si stabilisca una procedura oggettiva che preveda ogni passaggio per approvare le istanze del sistema delle autonomie. Il passaggio in Parlamento non può essere una gentile concessione di qualcuno, ma un diritto inalienabile”
Sui poteri a Roma Capitale Rampelli insiste: Lo Stato italiano deve mettere la sua capitale nelle condizioni di competere con Berlino, Londra e Parigi le cui rispettive nazioni hanno effettuato investimenti multimiliardari per renderle all’avanguardia e farle partecipare significativamente alla costruzione del Pil. Non sono gli altri bellissimi comuni italiani il parametro per misurare Roma. E comunque se si vuole andare avanti con il Monopoli delle autonomie differenziate si deve immediatamente introdurre nell’agenda del Governo il tema dei poteri, dei beni, delle risorse di Roma. Ricordo che anche la capitale, come la Lombardia e il Veneto, ha un residuo fiscale, conferisce cioè allo Stato italiano più risorse di quante ne riceva indietro. Non si possono certo fare due pesi e due misure.
Ma Zingaretti e Raggi dormono in piedi, non capiscono che la grande opportunità per Roma è questa, è ora.
Mentre sul divario tra nord e sud d’Italia e la protesta del governatore Zaia, osserva: “A Zaia, che stimiamo in molti, voglio dire che da una figura di spessore come la sua, governatore oggi e ministro della Repubblica ieri, il popolo italiano si aspetta una posizione politica e non geografica. La logica del campanile era insufficiente perfino in epoca medievale. Zaia sa bene che il Nord ha potuto realizzare infrastrutture strategiche perché confinante con la Baviera e la Renania, mentre a Sud della Sicilia e della Calabria c’è l’Africa. Già dagli anni in cui non c’erano le Regioni lo Stato centrale ha realizzato opere meravigliose al Nord e ha ripagato il Sud con l’assistenzialismo, perché costava meno dello sviluppo e non sarebbe stato improduttivo come un ipotetico tunnel sottomarino di collegamento con Tunisi, metafora di uno dei tanti e costosissimi trafori realizzati nella pancia delle Alpi. Il divario nord/sud generato, con l’aggiunta di una mentalità meridionale senz’altro meno performante, oggi va ripianato. Non c’è solo il tema dei poteri, c’è anche quello del riequilibrio delle infrastrutture e stavolta è urgente. Infatti per il Mediterraneo passa oggi imprevedibilmente una enorme ricchezza che l’Italia deve saper intercettare modernizzando il Mezzogiorno, portando subito l’Alta velocità a Palermo, realizzando il ponte sullo stretto, dotando il meridione di una rete logistica utile a impedire alle centinaia di navi merci provenienti dall’Asia di superare Gibilterra per risalire fino ai porti del nord Europa”. (n.r. Vorremmo che queste parole fossero motivo di riflessione più approfondita per i politici e per tutti gli italiani in quanto sono dettate da buon senso e pragmatismo. Dobbiamo mettere da parte la propaganda e il campanilismo di maniera e di pensare che l’Italia è una e indivisibile e che il meridione ne fa parte a pieno titolo e una efficiente rete di collegamenti intermodali e tecnologici, estensibili in quell’area, sono un passo indispensabile verso una reale via di rinnovamento del sistema paese.)

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La questione meridionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

La prima domanda che mi pongo è: da quando tempo ne parliamo? E ancora: Se è stata materia di tanti studi, di numerose e dotte concioni, frutto di corpose pubblicazioni, di polemiche e di riflessioni critiche che non hanno solo attraversato le piazze ma sono entrate nei Palazzi, nelle aule parlamentari e nei dibattiti privati, perché siamo ancora a parlarne? E se continuiamo a discuterne chi ci dice che tra dieci o venti o anche più anni altri dopo di noi riprenderanno questi stessi discorsi per la speranza di un rinnovamento che rimane tale e mai si acqueta? La Sicilia, in questo contesto, e il “sicilianismo” di tale impostazione, assume un aspetto cruciale in quanto da quest’isola è partita la scintilla, è nata la grande speranza di un rinnovamento, la convinzione che la diversità degli stadi di sviluppo, delle due Italie, all’atto dell’unificazione politica avrebbe attenuato la disparità e sconfitte le cause del divario sia istituzionale e politico sia economico e sociale. Non è stato così, ovviamente, ma il tempo dell’attesa ha raggiunto, oramai, un punto critico, ai limiti della rottura e non è possibile indugiare oltre. I siciliani sono rimasti troppo a lungo in attesa. Per quanto possa essere difficile stabilire l’inizio di questo disagio esistenziale di certo risale alla metà del XVIII secolo quando si inserì nelle regioni meridionali la dinastia dei Borboni e il Villari ci ricorda che “cominciarono a porsi alla coscienza politica e civile i temi del rinnovamento del Mezzogiorno. Allora cominciò a svilupparsi, dalla crisi e dalla disgregazione del regime feudale, quel complesso di rapporti che costituirono la base e la premessa del contributo meridionale al compimento della rivoluzione nazionale e insieme il fondamento storico della questione meridionale.” Iniziarono i tempi del risveglio. Ricordo, tra i tanti, il genovesiano Domenico Caracciolo. Egli tentò d’inserire nella vita siciliana i germi della libertà partendo da uno studio sistematico dei più perfezionati sistemi economici in vigore nell’Europa continentale. Egli ebbe il merito, a detta di Falzone, di “far conoscere al di fuori del breve cerchio degli uomini di cultura problemi economici e sociali siciliani in maniera viva e penetrante, nonostante le difficoltà delle condizioni culturali.” Non fu, ovviamente, un caso isolato. Ricordo, ad esempio, negli anni successivi le indagini del Genovesi, del Filangieri del Galiani fino alle grandi e sistematiche inchieste del Galanti. Fu, pertanto, costante oggetto di studio la condizione ambientale e geografica di quelle regioni che si innestava nella ricerca delle cause del suo immobilismo agrario (latifondo) e delle conseguenti condizioni di vita. A questo riguardo vale per tutti il giudizio dato dal Saraceno sull’agricoltura meridionale all’atto dell’unificazione del Regno: “… Espressione principale e notoria delle province meridionali era la posizione dell’agricoltura, che si presentava pressoché come la sola fonte di reddito; (…) quest’agricoltura era notevolmente più arretrata in confronto a quella della maggior parte degli stati italiani.”  Tale notevole ristagno si registrò anche nelle attività economiche sia se connesse con la proprietà terriera sia con la produzione industriale e che tendeva, alla fine, con l’essere assimilata alle iniziative più tipicamente e limitatamente artigianali. “Un discorso a parte – rileva il Carrà – meriterebbe l’analisi della consistenza finanziaria e dell’aggravio fiscale del Regno. La questione interessò a diverso livello alcuni fra i più grandi meridionalisti, dal Franchetti al Jacini, che si occuparono prevalentemente della inefficacia delle provvidenze finanziarie in pro dell’agricoltura e ancora al Fortunato e al Pantaleoni che posero l’accento sul carico tributario considerato del tutto sproporzionato alle entrate delle varie parti d’Italia. Per il lucano Nitti l’unità era stata fatta a scapito delle regioni meridionali e tanto che prima dell’unità il regno di Napoli era quello che dal punto di vista finanziario si trovava in condizioni migliori degli altri. Questa poco lungimirante azione fiscale del nuovo Regno, insieme all’acquisto dei beni già demaniali e ecclesiastici avevano praticamente esaurito le risorse economiche del Meridione proprio in un momento in cui per l’abolizione delle tariffe doganali e per l’esigenza di un’economia agraria concorrenziale, sarebbe stata necessaria per tali ragioni una larga erogazione di capitali di facile concessione e di sostenibile costo. “La verità – lo sottolinea un statista e uomo di governo della levatura di un Nitti – è che l’Italia meridionale ha dato dal 1860 assai più di ogni parte d’Italia in rapporto alla sua ricchezza, che paga quanto non potrebbe pagare (…) che lo Stato ha speso per essa, per ogni cosa, assai meno.” Devo, quindi convenire, sul fatto, provato e ben documentato, che l’Unità d’Italia sia costata ai meridionali, e ai siciliani in particolare, più di quanto non si è verificato per le altre regioni italiane, compreso, ovviamente, il Piemonte e che, anzi, è stata la regione che ne ha tratto maggiori benefici. Questo sacrificio economico è stato ancora più grave proprio perché il Meridione aveva un bisogno crescente di solidarietà e di contributi per crescere e prosperare. Si maturò, invece, un cinico calcolo teso a lasciare il degrado, a scoraggiare lo sviluppo, a umiliare lo spirito delle menti forti per una crescita culturale diffusa delle regioni che dall’unità d’Italia avrebbero potuto cogliere la magica occasione di riprendere il loro cammino sul solco delle antiche e nobili tradizioni. Ma allo scorno si aggiunse la beffa con il passaggio dal Regno alla Repubblica. Si fecero, indubbiamente, dei passi avanti ma molto pochi in specie se li compariamo a quelli compiuti dalle regioni del Nord e del Centro Italia. Sarebbe bastato negli anni della ricostruzione post-bellica degli anni ’50 potenziare la rete intermodale dei trasporti per via terra, marittima e aerea. Sarebbe bastato potenziare l’agricoltura per rendere i suoi prodotti sempre più competitivi sui mercati nazionali e internazionali. Sarebbe bastato sviluppare il turismo e ad associarlo all’agriturismo e all’artigianato locale. Sarebbe bastato potenziare settori quali l’industria agro alimentare, casearia, vinicola e olearia. Sarebbero bastati più fatti e meno parole. Tutto questo privare il Meridione del suo progresso civile, economico e sociale oggi diventa ancora più amaro al cospetto di governi che si sono proclamati a più riprese sostenitori del meridionalismo, delle sue legittime aspettative e che hanno portato al governo delle massime cariche dello Stato, come a volerli indicare alla stregua di garanti, per poi servirsene da copertura per lasciare che i problemi rimanessero insoluti e con il tempo finissero con l’aggravarsi. Ma vi è anche un’altra aspetto da rilevare e che forse sfugge a una parte, almeno, dei siciliani. E’ che se la Sicilia in particolare e più in generale il Meridione è cresciuto è un merito di coloro che vi abitano con i loro sacrifici e il sudore delle loro fatiche e che lo stato ha solo fatto da spettatore se non peggio con l’esosità delle varie gabelle fiscali. A Napoli direbbero: “cornuti e mazziati”. Ora siamo qui per celebrare un altro rituale, l’ennesimo. Quella della protesta. Ma vorremmo che non restasse solo un rituale e che attraverso questo messaggio si risvegliassero le coscienze, Non vogliamo essere una minoranza. Non vogliamo essere catalogati come quelli che gridano al vento. Non vogliamo essere definiti dei nostalgici o peggio. Noi vorremmo che ai siciliani e ai meridionali restasse la consapevolezza di aver dato tanto e che è ora che lo stato riconoscesse i nostri crediti e facesse ammenda dei suoi errori. E che questo messaggio sia forte e chiaro e perché a partire dai politici di estrazione meridionale si capisse senza equivoci che “cà nisciuno è fesso” e la nostra pazienza non va scambiata con la stupidità e l’ingenuità ma con la saggezza di un popolo antico e che sa rispettare la nobiltà e la dignità che ne derivano. E la strada, a questo punto, si traduce, a mio avviso, solo in un messaggio da trasmettere soprattutto ai giovani, dalle scuole alla società civile perché vi sono siciliani e meridionali in genere che ci conducono a piccole e grandi cose ma è importante che nelle piccole come nelle grandi cose si sappia trarre un grande insegnamento con la forza della ragione, con la costanza della fede, con l’animo affrancato dalle debolezze umane. Viva la Sicilia e i siciliani. Viva il meridione e i Meridionali, viva l’Italia e che possa essere fatta di italiani con un solo campanile.  (Riccardo Alfonso)

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Ripopolamento ittico e innovazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2015

triesteTrieste. Una splendida giornata di sole sta facendo da magnifica cornice a Fish Very Good – Il Salone organizzato da GAC FVG, cui capofila è Aries – Camera di commercio di Trieste. Migliaia di triestini e turisti hanno animato il salone sul Molo Audace dedicato al mare e ai suoi tesori tra workshop, scuola di cucina e opportunità di degustare il pesce ‘povero’ in modo nuovo e gustoso.Sul fronte degli approfondimenti di questa mattina l’incontro a cura di OGS ha presentato i risultati del progetto Trecorala, finanziato dal programma Interreg Italia Slovenia. È stato evidenziato il ruolo degli affioramenti rocciosi per il mantenimento della biodiversità. Le trezze, infatti, rappresentano luoghi ideali sia per il ripopolamento sia per il mantenimento dei riproduttori. Sono siti scelti dagli organismi che cercano un riparo, una tana sia per proteggersi dai predatori sia per deporre le uova.
Il tema è stato introdotto da Paola Del Negro di OGS, responsabile del progetto Trecorala, mentre Saul Ciriaco della cooperativa Shoreline, ha fatto vedere la ricca biodiversità ittica che popola gli affioreamenti, e Diego Borme di OGS ha descritto i risultati relativi agli effetti delle trezze sul mercato ittico e sulla dispersione dei molluschi di interesse commerciale.Modernità e innovazione nel settore della pesca sono state le protagoniste dell’approfondimento coordinato da Walter Macovaz, costruttore navale e già docente di disegno e laboratorio di costruzioni navali e da Paolo Richiardi, esperto di programmi di innovazione per la cantieristica. Il tema, particolarmente affascinante, ha avuto come protagonista il modellino di uno scafo in legno lamellare da 12 m, che il professor Macovaz propone quale moderno peschereccio a basso impatto sull’ambiente. “Una visione nuova per questo settore – ha detto Macovaz – che andrebbe a sostituire barche ormai anche con 40-50 anni di servizio sulle spalle e quindi costruite con tecnologie e attrezzature ormai obsolete. Motori e dotazioni elettriche ed elettroniche in grado di ottimizzare costi e risultati dell’attività di pesca”.

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Politica: le ragioni del rinnovamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Rita Borsellino, ativista italiana anti-máfia....

Image via Wikipedia

Editoriale Fidest. Le primarie del Pd a Palermo sono, a mio avviso, un chiaro segnale rivolto al popolo del centro sinistra per un rinnovamento radicale della classe dirigente del partito e delle sue candidature nelle amministrazioni locali e politiche. Questo non significa che Rita Borsellino con la sua storia e il suo prestigio debba essere considerata perdente. Tutt’altro. A lei va il rispetto che le si deve, ma in queste cose occorre distinguere i ruoli che si devono assegnare e i compiti che ne sono conseguenti. Palermo come città, come amministratori non ha bisogno di “icone” ma di giovani intraprendenti e volitivi. La città non è facile da governare. Occorre riservarle un impegno che richiede forza, costanza, visione di un futuro che non possono prescindere da un ruolo dinamico della vita stessa che pulsa nelle vie, nelle piazze, tra i monumenti e il sociale.
Sul piano più generale ho già da tempo scritto che esiste un malessere generalizzato dell’opinione pubblica nei confronti di quella classe dirigente di tutti i partiti che in qualche modo si richiama al passato e, nella fattispecie, Bersani è figlio di quella stirpe. Lo ha compreso Berlusconi, sia pure tardivamente, candidando a segretario Alfano ed è stato persino profetico nell’affermare che gli altri segretari gli devono fare le scarpe perché è il migliore in assoluto. Traducendo il suo pensiero possiamo dire che lo ha detto riferendosi al “vecchiume” che caratterizza la classe dirigente degli altri partiti e, in special modo, del Pd. Alfano, di certo, non è il meglio, tutt’altro, ma nonostante ciò riesce a fare la differenza.
Per il Pd è una lezione che viene da lontano: pensiamo ai sindaci di Milano, di Napoli e di Firenze. Non tutti giovani ma con un identico comune denominatore: niente che li collegasse con la vecchia nomenclatura. Forse Ferrandelli non è frutto di una garanzia, al di sopra delle parti, considerato il filone dal quale discende, ma gli elettori del centro sinistra nelle primarie lo hanno visto il solo capace di portare una ventata di rinnovamento, nonostante tutto. Ed anche tale circostanza dimostra la miopia della classe dirigente del Pd nazionale e locale nel non aver colto dalla società civile quelle identità, che di certo ci sono, per farle emergere e portarle all’attenzione del proprio popolo.
A questo punto riprendo la proposta che feci: azzerate la classe dirigente del Pd. Portate avanti “facce nuove” sia pure non anagraficamente giovani, ma credibili, serie, preparate e soprattutto onesti e vi ritroverete con un elettorato riconquistato, fiducioso e recettivo. Ma temo, come in passato, che quanto affermo sia e resti una vox clamantis in deserto, purtroppo. E che si voglia licenziare una regola come se fosse un’eccezione, quella della continuità senza diversità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Libro: Glenans

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2011

Corso di navigazione, Nuova edizione 2011 La bibbia dei velisti in una nuova edizione riveduta e aggiornata. Dal 1961 il Corso di navigazione dei Glénans si è imposto come il manuale di riferimento per tutti gli appassionati del mare, dal principiante al diportista esperto, senza dimenticare l’istruttore, il regatante, il curioso e i professionisti del mare. Frutto dell’esperienza e della passione per il rinnovamento che l’associazione «les Glénans», la più importante scuola di vela e di crociera d’Europa, continua ad accumulare da più di cinquant’anni nelle acque di Atlantico e Mediterraneo. Uno strumento indispensabile con tutte le informazioni necessarie su attrezzatura, vele, tecniche, meteo, sicurezza.
Pagine 1056 Euro 63,00 Codice 18294P EAN 978-88-425-4939-0

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16° Congresso della Federazione Sindacale Mondiale

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Atene 6 Aprile e si concludera’ domenica 10 ad Atene il 16° Congresso mondiale della Federazione Sindacale Mondiale. Tra gli oltre 700 delegati in rappresentanza di oltre 200 milioni di iscritti saranno presenti, ancora in qualità di osservatori, due esponenti dell’Unione Sindacale di Base (USB). “Ad Atene proseguirà il rilancio dell’FSM avviato all’ Havana nel 15° Congresso del 2007 e che in questi cinque anni ha visto un profondo rinnovamento politico e organizzativo e l’adesione di centinaia di nuove organizzazioni di tutto il mondo” dichiara Pierpaolo Leonardi dell’esecutivo nazionale USB .   “Siamo molto interessati a stabilire relazioni formali con la Federazione Sindacale Mondiale perché riteniamo indispensabile connettere le lotte non solo a livello nazionale ma anche internazionale per favorire lo sviluppo e l’affermazione del movimento internazionale dei lavoratori” conclude Leonardi.

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“Vita consacrata. 15 anni dopo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

”Roma 25 marzo alle ore 17.00 presso l’Aula magna Benedetto XVI della Pontificia Università Lateranense.  L’evento intende riflettere sull’Esortazione apostolica post sinodale scritta da Giovanni Paolo II nel 1996 circa la vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo, documento ancora oggi fondamentale per guidare il cammino di fedeltà e di rinnovamento degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Introdurrà l’iniziativa il saluto del Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense il vescovo Enrico dal Covolo. Presieduti dal Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica l’arcivescovo Joao Braz De Aviz, relazioneranno il Prefetto della stessa Congregazione l’arcivescovo Joseph William Tobin e i due sottosegretari, Suor Enrica Rosanna e Sebastiano Paciolla. Modererà il convegno il missionario clarettiano Josu Mirena Alday.

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I cattolici e l’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 gennaio 2011

Nel mentre ci apprestiamo a festeggiare i 150 anni dall’Unità d’Italia è d’obbligo, a mio avviso, pensare al ruolo svolto non tanto dai cattolici quanto dalla chiesa di Roma. La prima impressione è che essa ha affrontato con un certo ritardo i nuovi problemi posti dalla trasformazione della società al momento dell’unità. Ma va poi, doverosamente, aggiunto che alla vecchia querelle risorgimentale si pose rimedio da ambo le parti allorchè il gruppo finanziario del Vaticano trovò modo d’allearsi con i gruppi di “aristocrazia finanziaria” del triangolo ligure-toscano-piemontese, con cui iniziò un lungo e cordiale confronto. Fu il tempo del Galliera, del Bomprini, della Società generale di credito mobiliare, ecc. Parliamo di un gruppo che dominerà la finanza italiana fino al 1893. E’ il tempo in cui furono costruite ferrovie, imprese siderurgiche, ci fu il controllo delle compagnie di navigazione, l’appalto delle imposte, l’attività edilizia e mineraria e anche la “aristocrazia nera” delle banche romane e della campagna laziale. Fu anche il tempo in cui il capitalismo italiano, ammantato di provincialismo, indirizzò il suo principale interesse alla speculazione edilizia e al monopolio industriale. Un periodo di discutibili manovre creditizie e di conseguenti scandali bancari. Nel frattempo esplodeva la questione sociale che vide come maggiore attore proprio il Sud mentre la borghesia stava alla finestra non riuscendo a rendere stabile la propria egemonia. In questa serie di eventi balzò palese la questione contadina che fu in un certo senso monopolizzata dalla Chiesa e che si poneva come contro altare all’insorgenza della questione operaia e al pericolo del socialismo “urbano” anche se quest’ultimo seppe poi infiltrarsi abilmente nel mondo contadino attraverso l’anello più debole, quello dei braccianti. (il tema è stato approfondito dal libro di Riccardo Alfonso e Raffaele Ferraris dal titolo “Gli umili figli della terra” dove si parla ampiamente della lotta dei braccianti agricoli e delle mondine nel vercellese a cavallo dei due secoli) Il clero, in questa fase commise, a mio avviso, un primo grosso errore cercando di costituire una sorta di “cordone sanitario” nel mondo agricolo ma senza aprirsi al nuovo che avanzava sia in agricoltura sia nella classe operaia delle città. Ma il movimento operaio, pur rafforzandosi, fu incapace, essendo mal guidato, di sprigionare una iniziativa che sapesse esercitare una sorta di egemonia o di attrazione nei confronti dei gruppi sociali intermedi, o altrimenti detti piccola e media borghesia. Per fortuna dei cattolici ci fu l’iniziativa di Luigi Sturzo che preparò un programma di rinnovamento della società italiana mediante quello che fu definito il “pluralismo” cattolico attraverso una serie infinita di “corpi intermedi”: comuni, banche, scuole cattoliche, parrocchie, associazioni di categoria, ecc. Un programma che fu definito ardito e tradizionale poichè si collegava ad un certo indirizzo di stampo liberistico e autonomistico. Sturzo ebbe il merito di coniugare la tradizione risorgimentale liberale con il mondo cattolico, ma perse la possibilità di una “fuga in avanti” in chiave riformista per evitare di chiudersi a riccio nei confronti delle masse socialiste e marxiste. Il massimo di concessione sturziana venne con la dottrina del “dualismo” per non confondere le sue posizioni con i “clerico-fascisti” e per rivendicare una concezione laica dello Stato. Queste sono le premesse di una costruzione politica che nel periodo fascista lo condusse all’esilio e per la Chiesa l’accettazione più completa del capitalismo e dei suoi effetti distorsivi. (prima parte del saggio di Riccardo Alfonso “I cattolici e l’Unità d’Italia” edito dalla Fidest per conto dei suoi centri studi)

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Comunità rinnovamento Spirito Santo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2010

Eboli (Sa), 10 ottobre p.v., presso il Palasele si svolgerà la XXXIII Convocazione Regionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo in Campania (RnS) sul tema “Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona” (Ap. 3.11b). Oltre 6mila persone parteciperanno all’ormai abituale appuntamento annuale del Movimento, che in Italia conta più di 200mila aderenti, raggruppati in 1.900 gruppi e comunità. La Celebrazione Eucaristica sarà presieduta da S.E. Mons. Luigi Moretti, arcivescovo metropolita, attualmente è assistente ecclesiastico nazionale dell’Unitalsi, membro della Commissione Famiglia e Vita della Conferenza Episcopale Italiana, già vicegerente di Roma, presidente della Commissione Famiglia e Vita della Conferenza Episcopale Laziale e direttore del Centro diocesano per la pastorale familiare della diocesi di Roma. Relatore della giornata sarà Dott. Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito, nonché consultore del Pontificio Consiglio per i Laici, consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia, membro della segreteria di RETINOPERA, presidente della Fondazione Istituto di Promozione Umana “Mons.F. Di Vincenzo” e del RnS per il Polo di Eccellenza “Mario e Luigi Sturzo”.Saranno presenti anche rappresentanti della società civile, di associazioni e movimenti cattolici.  Non mancheranno naturalmente anche gli spazi dedicati ai più giovani, con il tradizionale Meeting per i bambini che, parallelamente alla convocazione, potranno fare la loro esperienza di fede e di preghiera comunitaria. (Rosario Mangione)

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5 maggio: giornata dell’ostetrica

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Mag 2010

Mercoledì 5 maggio è la giornata internazionale della professione ostetrica. Nata negli anni ’80 su idea dell’International Confederation of Midwives per sottolineare il ruolo di accompagnamento e sostegno alla donna svolto dall’ostetrica e l’importanza di questa professione, la ricorrenza, nelle province di Udine e Pordenone, verrà celebrata da 250 operatori. Questo è, infatti, attualmente il numero degli iscritti (249 donne e un “ostetrico”) al collegio interprovinciale con sede nel capoluogo friulano. Un numero in costante aumento e rinnovamento (sono 9 le iscrizioni effettuate dall’inizio dell’anno e 15 quelle registrate nel 2009) grazie ai nuovi inserimenti dei laureati in ostetricia. Il percorso accademico triennale a numero chiuso (15 posti disponibili nell’ateneo friulano di cui 5 riservati agli studenti della provincia di Trento) è obbligatorio dal 1997 per accedere alla professione ed è previsto nell’offerta didattica dei due atenei regionali. Sulla figura e sulle competenze dell’ostetrica, si sofferma la giornata celebrativa del 5 maggio. «Un occasione – aggiunge la presidente – per ricordare a tutte le donne anche alle più giovani, gli ambiti in cui agisce l’ostetrica che assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, parto e puerperio ma non solo. L’ostetrica – sottolinea Toninato – è la figura di riferimento nelle attività di counselling svolta sia nei consultori familiari e nei distretti, per sensibilizzare l’utenza in merito alla contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili anche attraverso interventi di educazione all’affettività ed alla sessualità negli istituti scolastici sia nel contesto ospedaliero; l’ostetrica, inoltre, promuove la salute anche attraverso lo screening pap-test e le consulenze in menopausa».
Organizzazione professionale di categoria istituzionalmente riconosciuta, il Collegio delle Ostetriche di Udine e Pordenone è attivo dal 1935 e, tra gli obiettivi perseguiti, particolare attenzione viene riservata all’organizzazione di incontri di aggiornamento professionale e di approfondimenti sulle tematiche eticamente rilevanti. Nel 2009 sono state organizzate tre edizioni del corso sulla gestione in autonomia della gravidanza fisiologica secondo linee guida internazionali e per il mese di settembre 2010 intende proporre un approfondimento su normativa e offerta assistenziale alle donne immigrate nella Regione Friuli Venezia Giulia.  Oltre alla presidente, del consiglio direttivo del Collegio fanno parte: Francesca Croatto (vicepresidente); Cristina Piazzi (segretaria); Patrizia Milia (tesoriere); Jessica Fasan, Maria Luisa Del Frari, Daniela Zavarise (consiglieri); Luigina Drigo, Raffaella Gobbo, Francesco Sfiligoi (revisori; Consuelo Galluzzo, membro supplente).  (ostetrica)

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Idv e le elezioni in Toscana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

“La missione di Italia dei Valori è governare bene la Toscana, sbiancare la politica dalle macchie lasciate da coloro che la sporcano per fare affari e costruire carriere personali, dare ai giovani un futuro felice, valorizzare le eccellenze produttive, culturali e sociali, difendere la Costituzione e le istituzioni dall’assalto del centrodestra. Il risultato che abbiamo raggiunto in queste elezioni permetterà al presidente Enrico Rossi di realizzare pienamente il necessario rinnovamento della politica, a partire dalla legge elettorale, liberandola da lobby, gruppi di pressione ed inciuci, nell’interesse generale e soprattutto per tutelare i più deboli. Qui partiamo da un’elevata qualità dell’amministrazione pubblica ed in due anni riusciremo in quest’operazione riformista, in modo da essere un’alternativa concreta e totale al berlusconismo ed al leghismo”. Così Fabio Evangelisti, vice-presidente di IDV alla Camera e capolista alle elezioni regionali toscane, commenta il risultato del 9,4% dei voti ottenuti (con l’incremento più alto in Italia rispetto al 2005), indicando l’alleanza con il PD il fulcro centrale per fare della Toscana la Regione capofila del buongoverno italiano.

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I radicali sul federalismo fiscale di Alemanno

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2009

Roma. “Vorremmo ricordare ad Alemanno scrivono i radicali Demetrio Bacaro e Riccardo Magi – che i pilastri di un autentico federalismo, politico e non solo riduttivamente fiscale, sono autonomia, condivisione dei poteri, partecipazione e trasparenza. In quest’ottica l’operato del Sindaco, della Giunta in carica e del Consiglio nel suo complesso non si è finora distinto da quanto prodotto dalle precedenti amministrazioni. La proposta per l’istituzione di un’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati avanzata da quasi 7000 cittadini romani (e sottoscritta dal sindaco stesso) sotto forma di proposta di delibera di iniziativa popolare, qualora approvata rappresenterebbe un vero rinnovamento della politica iniziando a realizzare quella trasparenza sulla condotta e sull’operato delle istituzioni comunali e delle aziende da esse dipendenti senza della quale anche il monitoraggio auspicato dal Sindaco appare di difficile attuazione e di dubbia efficacia. Ad oggi invece il Consiglio comunale non solo, in palese violazione dello statuto del Comune di Roma, ha mortificato e di fatto negato la possibilità di partecipazione diretta dei cittadini romani alla vita pubblica della comunità, non votando nei termini previsti dalla legge la proposta da essi avanzata, ma così facendo, nel merito, si rivela insensibile e di fatto contrario ad una maggiore trasparenza sull’operato proprio e della Giunta. Per questo dobbiamo invitare ancora una volta il Sindaco Alemanno a far sentire la sua voce di primo cittadino firmatario della proposta e nel frattempo non possiamo non affermare “Roma ladrona di legalità e di diritto” ad opera degli stessi rappresentanti dei cittadini.”

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Nuovo direttore editoriale Elledici

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2009

Rivoli (Torino) Don Giuseppe Pelizza è da questo mese di settembre il nuovo direttore editoriale dell’Editrice salesiana Elledici. Succede a don Bruno Ferrero. Giuseppe Pelizza, piemontese, è un sacerdote salesiano con una lunga esperienza di educatore e di giornalista. Laureato in lettere (Letteratura americana), ha studiato Filosofia a Roma e Teologia a Torino.  Ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’Ufficio catechistico dell’Arcidiocesi di Tirana, in Albania, ha diretto la torinese Radio proposta ed è stato vicedirettore di Mondo Erre, la rivista della Elledici per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni. Dal 2005 è direttore di Dimensioni Nuove, la storica rivista giovanile dell’Editrice.  La nomina di don Pelizza a direttore editoriale completa il rinnovamento della struttura organizzativa della Elledici avviato nel gennaio 2009 con la nomina di don Valerio Bocci a direttore generale, per rispondere alle mutate esigenze del mondo dell’editoria e della società in particolare nei campi della “nuova evangelizzazione” e dell’educazione.
Da oltre 60 anni l’Editrice Elledici, che ha la propria sede centrale a Rivoli (Torino) e 14 librerie filiali sparse su tutto il territorio nazionale, opera nel campo della catechesi e dell’insegnamento della religione, dell’educazione e dell’evangelizzazione, rivolgendosi con particolare riguardo ai bambini, ai ragazzi, ai giovani e ai loro educatori. Il tema dell’educazione, oggi fra i più attuali e dibattuti, occupa buona parte del catalogo dell’Editrice che comprende, oltre a migliaia di testi, saggi e sussidi, numerose collane di prodotti multimediali. La Elledici inoltre edita 10 riviste, promuove qualificate iniziative di tipo catechistico, pastorale ed educativo in coordinamento con il Centro evangelizzazione e catechesi “Don Bosco” e offre da anni servizi informativi e commerciali sul sito Internet

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Difesa: Carta (pdm), i militari credano in loro stessi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2009

“La critica espressa dalla Senatrice Pinotti verso la nostra iniziativa – dichiara l’Avvocato Giorgio Carta, Presidente del neonato Partito per la difesa dei Diritti dei Militari (PDM) – conferma la prassi della nostra classe politica di disinteressarsi permanentemente dei militari, salvo però attivarsi per paralizzare e dichiarare sovversiva l’eventuale iniziativa di coloro che si battono per il loro rinnovamento e progresso”. “Al disinteresse bipartisan verso le istanze dei militari da sempre espresso dal Parlamento – prosegue Giorgio Carta – intendiamo oggi opporre un impegno bipartisan e, a tal fine, invitiamo formalmente i deputati di tutti gli schieramenti, compresa la senatrice Pinotti,  ad aderire alla nostra proposta riformatrice. I militari credano in loro stessi e diano fiducia al PDM, del quale probabilmente non ci sarebbe bisogno se oggi fossero riconosciuti loro i basilari diritti democratici, in primis quelli di associarsi liberamente e di riunirsi in sindacato”.

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Educare alla fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

Procida 03 giugno p.v., in occasione della preparazione della solennità del Corpo e Sangue di Cristo, presso l’Abbazia di San Michele arcangelo, centro storico culturale dell’isola di Procida, con inizio alle ore 18.00, si svolgerà il Convegno sul Tema: “Educare alla fede”. Interverrà come relatore ed animatore dell’adorazione eucaristica, il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Salvatore Martinez, Consultore del Pontificio Consiglio per i Laici, presidente della Fondazione Istituto di Promozione Umana “Mons.Francesco Di Vincenzo”, Nello specifico, il Polo di Eccellenza, intitolato ai fratelli Sturzo, ha realizzato, a Caltagirone (CT), presso un Fondo rurale storico appartenuto agli Sturzo, una ‘cittadella’ dove i detenuti con le loro famiglie vivono, lavorano e si reinseriscono nella società seguendo un cammino di redenzione umana, morale e spirituale, nonché tra i soci fondatori del Comitato “Scienza e Vita.

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Badou boy e Contras’ city

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2009

Badou boyIl Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo presenta le prime due opere, considerate il manifesto della ‘nouvelle vague’ africana, oltre a essere le più apertamente autobiografiche di Djibril Diop Mambety: poliedrico autore e cineasta senegalese che, attraverso la sua opera, ha contribuito fortemente al rinnovamento espressivo del cinema africano. La terza pubblicazione della collana Illegal & Wanted, curata da Roberto Silvestri, è tutta dedicata al cinema africano.  Il cinema africano, il più giovane del mondo, ha già espresso sommi maestri, come il senegalese Djibril Diop Mambety (1945-1998) appunto, il più marginale, poetico, radicale e eretico. Ostile a ogni  controllo produttivo, commerciale o neocoloniale, e indifferente al cinema africano fino ad allora realizzato, che accusava di mediocrità formale e ambizioni esclusivamente didattiche, ‘Djibi’, come lo chiamavano dagli amici, o il ‘Godard di Kolobane’, come è stato soprannominato dai critici, realizzò pochissimi film, ma tutti esplovisi, misteriosi, grondanti umorismo. E girati dalla parte dei senza nome, dei senza identità, dei cittadini maledetti dei quartieri poveri di Dakar. Proprio quelli da cui proveniva questo artista del mondo, di grande rigore epicureo, che partecipò come attore anche alla esplosiva stagione del western spaghetti a Cinecittà. Alla sua gente e alla sua città dedicò anche i primi due film, inediti in Italia, che presentiamo in questo primo omaggio. Il documentario satirico di 22 minuti Contras’ City (ovvero “Contrast City”) del 1968, girato in 16mm, è uno dei primi film comici africani oltre che un’analisi urbanistica rigorosa delle “due Dakar”. È considerato il primo film comico africano. È una satira di Dakar, città in cui gli stili, le diverse culture e i modi di essere si mescolano in uno spazio estremamente cosmopolita. Diop Mambety manipola i dispositivi classici del documentario per attuare un’esplorazione soggettiva, e sarcastica, di alcuni luoghi della capitale, sede di contrasti sociali dirompenti. Il lungometraggio a colori del 1970 Badou Boy, un “guardie e ladri” del sub-sahara, «è una parte della mia giovinezza, ma molti africani si ritroveranno nel personaggio di questo monello un po’ amorale, che mi rassomiglia così tanto» ha dichiarato il regista. Sempre girato in 16 millimetri, vinse la “Medaglia d’Oro” al MIFED di Milano e il Tanit d’oro al Festival di Carthage nel 1970. In autunno la RaroVideo pubblicherà altre due imperdibili opere di Mambety: Parlons Grand-Mère, documentario del 1989, girato sul set di “Yaaba” di Idrissa Ouedraogo (uno dei più famosi registi del Burkina Faso), e Hyenes del 1992, tratto dal romanzo di Friedrich Dürrenmatt, i cui diritti di sfruttamento gli furono donati dalla vedova dello scrittore svizzero. (foto Badou boy)

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Annuncio kerigmatico

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2009

L’ufficio di Pastorale giovani di Pompei insieme al Rinnovamento nello Spirito Santo, Regione Campania, ha organizzato per il  28 marzo, presso il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei (NA), un pomeriggio all’insegna dell’annuncio kerigmatico e di una solenne adorazione eucaristica.  Saranno presenti Don Giovanni Russo, direttore dell’ufficio di pastorale giovanile di Pompei, Amabile Guzzo, Coordinatore regionale RnS della Campania, Luciana Leone Martinez, Capo Redattore Rivista Rinnovamento nello Spirito Santo, che animerà l’annuncio kerigmatico, e il Delegato Nazionale Giovani RnS Tiziano De Gregorio.  L’incontro si articolerà in tre momenti: uno di accoglienza presso la sala Marianna De Fusco; gli altri due, in contemporanea, si svolgeranno rispettivamente fuori dal Santuario, per l’annuncio kerigmatico “dalle tenebre alla luce”, e dentro la Basilica dove ci sarà Gesù ad attenderci per adorarlo.  L’adorazione sarà guidata da Don Vincenzo Apicella, con la partecipazione del Vescovo di Pompei S.E.R. mons. Carlo Liberati. (Rosario Mangione)

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