Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘rinuncia’

Le penali per la rinuncia alla TAV non esistono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Riproduciamo, a proposito di fake news, la lettera di Livio Pepino, magistrato, pubblicata sul Fatto Quotidiano: “Caro direttore, la mia lettera sulle fake news relative alle penali dovute in caso di rinuncia al Tav Torino-Lione, ha evidentemente toccato un nervo scoperto. Non solo è stata ignorata dai direttori di Stampa e Repubblica ai quali era diretta, ma mi ha meritato un rimbrotto via twitter da parte di un noto giornalista del Corriere della sera (che, colpevolmente, non avevo citato tra i diffusori di bufale). Il rimprovero che mi muove Marco Imarisio è di “aver letto tutte le carte, tranne l’accordo Italia-Francia e i 24 appalti firmati finora, tutti con penali”. Effettivamente non ho letto i 24 contratti di appalto relativi al tunnel di base tra Italia e Francia (con o senza penali) perché, come confermato da tutti i protagonisti, non esistono: sono solo previsti e, per ora, congelati. Se poi Imarisio si riferisce agli appalti già conclusi o in corso per studi, progetti o lavori propedeutici al tunnel di base scopre l’acqua calda. Solo non c’entrano nulla con le asserite penali per la rinuncia all’opera di cui stiamo parlando.
Ma veniamo a quello che il giornalista del Corriere chiama l’accordo Italia-Francia, forse ignorando che di accordi ce ne sono almeno cinque. Una foto allegata al suo cinguettio sembra peraltro chiarire che il riferimento è al Grant Agreement del 25 novembre 2015, sottoscritto da Italia, Francia e Unione europea. Qui l’infortunio si fa clamoroso. L’accordo citato, infatti, dice esattamente il contrario di quanto sostiene Imarisio. Il testo è di una chiarezza rara nella normativa pattizia internazionale. Nell’allegato II, articoli 14,15 e 16 (da pagina 38 in poi), esso prende in esame le possibili vicende dell’infrastruttura per cui è previsto un finanziamento dell’Unione, considerando le varie possibili evenienze (forza maggiore, sospensione o completamento dei lavori e via elencando), e conclude in modo perentorio (articolo 16.4.3, pagina 45) che “neither part shall be entitled to claim compensation on account of a termination by other party” (ovvero, “nessuna delle parti ha diritto di chiedere un risarcimento in seguito alla risoluzione ad opera di un’altra parte”).
Imarisio lo ignora e passa al successivo articolo 17.1, che si trova nella riga successiva della stessa pagina 45, dedicato alle “sanzioni amministrative e pecuniarie”, in cui si legge: “il beneficiario che abbia commesso errori sostanziali, irregolarità o frodi, abbia reso false attestazioni nel fornire le informazioni richieste o non abbia fornito tali informazioni al momento della presentazione della domanda o durante l’esecuzione della sovvenzione, o sia stato riscontrato in grave violazione degli obblighi derivanti dall’accordo può essere assoggettato: a) a sanzioni amministrative consistenti nell’esclusione da tutti i contratti e le sovvenzioni finanziate dal bilancio dell’Unione per un massimo di cinque anni a decorrere dalla data in cui l’infrazione è accertata in contraddittorio e/o b) a sanzioni pecuniarie dal 2 al 10% del contributo CEF che ha diritto a ricevere (…)”.Chi tiene comportamenti scorretti, irregolari o fraudolenti per procurarsi dei vantaggi economici è soggetto a sanzioni amministrative e pecuniarie (oltre – aggiungo io – a quelle penali). Ci mancherebbe che così non fosse! Ma cosa c’entra con l’eventuale rinuncia all’opera dell’Italia, della Francia o di altri eventuali partner? Con buona pace di Imarisio il testo dell’accordo e il suo senso sono chiarissimi e ovvi: le scelte politiche non sono soggette a sanzioni (ma solo alle conseguenze stabilite da accordi politici tra gli Stati e le realtà sovranazionali interessate) mentre lo sono le scorrettezze, le irregolarità, le frodi, consumate o tentate”. (fonte: blog delle stelle)

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Il ministero della pubblica istruzione rinuncia all’uso della lingua italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

respect-costituzione“Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con un bando pubblicato il 27 dicembre scorso ha imposto la compilazione, esclusivamente in lingua inglese, delle domande per ottenere il finanziamento dei progetti universitari di ‘interesse nazionale’. Sostanzialmente, una domanda rivolta alla PA abolisce l’uso della lingua italiana e costringe al solo utilizzo di una lingua straniera. Ma la lingua italiana è, nella sua ufficialità, vettore della cultura e della tradizione immanenti nella comunità nazionale, tutelate anche dall’articolo 9 della Costituzione”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“La Corte Costituzionale (Sentenza 21 febbraio 2017, n. 42), anche con riguardo ai corsi di studio in lingua straniera, ha chiarito che: – l’obiettivo dell’internazionalizzazione deve essere soddisfatto senza pregiudicare i principi costituzionali del primato della lingua italiana, della parità nell’accesso all’istruzione universitaria e della libertà d’insegnamento.L’autonomia universitaria riconosciuta dall’articolo 33 della Costituzione, infatti, deve pur sempre svilupparsi ’nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato’ e, prima ancora, dai diversi principi costituzionali che nell’ambito dell’istruzione vengono in rilievo. Ancor più rilevante appare, in questa prospettiva, il trattamento giuridico riservato alle procedure del MIUR ai fini della partecipazione a bandi pubblici che deve egualmente ispirarsi a criteri di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza.Sempre la giurisprudenza costituzionale in materia, ferma la tutela delle minoranze linguistiche, ha infatti ribadito – in via generale – come la lingua sia ‘elemento fondamentale di identità culturale e […] mezzo primario di trasmissione dei relativi valori’, ’elemento di identità individuale e collettiva di importanza basilare’. Ciò che del pari vale per l’’unica lingua ufficiale’ del sistema costituzionale: la lingua italiana.La soluzione più ragionevole appare dunque quella di consentire la presentazione della domanda nella lingua nazionale e/o in lingua inglese, riservando la scelta a coloro che presentano le domande in base all’opzione più conveniente ed adeguata alla disciplina per la quale si propone un progetto di ricerca. Ogni altra soluzione appare semplicemente irrazionale e, forse, frutto di un orientamento meramente politico che pare caratterizzare non solo il MIUR ma l’intero Governo Gentiloni: la dismissione culturale dell’identità nazionale e l’abbandono, in ogni occasione, degli elementi fondanti della cultura nazionale e della trasmissione dei relativi valori.Anche il messaggio distorto che deriva dalla errata ed irragionevole decisione del MIUR, richiede una immediata precisazione del Ministro che, peraltro, non appare certamente il migliore esempio di difesa della lingua italiana”, conclude Brunetta.

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Meloni: rinuncio auto servizio

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

auto d'epocaRoma. «Non ho voluto l’auto blu quando ero vicepresidente della Camera nel 2006, sono stata il primo ministro italiano a non usarla nel 2008 e non la voglio oggi per il mio ruolo di capogruppo in Assemblea capitolina. Chi mi conosce sa che su questo punto sono irremovibile: dire che rinuncio a questo servizio è pleonastico e con soddisfazione ho preso atto che anche i consiglieri di Fratelli d’Italia a Roma faranno la stessa cosa. Sono tre le auto di servizio che rimettiamo a disposizione dell’Amministrazione con l’auspicio che vengano destinate ad attività e scopi sociali. Intendo fare bene il mio lavoro di consigliere e capogruppo in Assemblea capitolina e intendo farlo senza benefit e ovviamente senza percepire stipendi o gettoni di presenza. E colgo l’occasione per chiedere al sindaco Raggi, che almeno sulla carta dovrebbe condividere la battaglia di Fratelli d’Italia contro i privilegi, di rinunciare alla sua auto di servizio e chiedere ai suoi assessori di fare lo stesso». Lo scrive su facebook il presidente di Fratelli d’Italia e capogruppo della lista civica “Con Giorgia” in Campidoglio, Giorgia Meloni.

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Di Pietro: un tempo il ladro faceva il latitante oggi va in parlamento

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2012

“Nel ’92 i ladri, male che andava, facevano i latitanti. Oggi il ladro, male che vada, fa il parlamentare”. Così Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, ospite di “24 Mattino” di Radio 24 attacca il Parlamento sul tema della corruzione. “Non è cambiato nulla rispetto al ’92 se non l’ingegnerizzazione del sistema – ha aggiunto Di Pietro a Radio 24 -. Nel ’92 trovavamo la mazzetta nello sciacquone del cesso e nel pouf di casa Poggiolini. Oggi si fa la consulenza, si fa la nomina a Fincantieri come a Belsito, vengono utilizzati strumenti formalmente leciti per raggiungere fini illeciti. Una volta nella guerra tra guardie e ladri, la guardia aveva possibilità di raggiungere il ladro e male che andava il ladro faceva il latitante, oggi il ladro, male che vada, fa il parlamentare. Ci sono in Parlamento oltre 150 tra inquisiti da una parte e avvocati di inquisiti dall’altra. Voi immaginate che questo Parlamento faccia provvedimenti per far funzionare la giustizia? Questi sono tutto tranne che masochisti. Ci sono persone in Parlamento che hanno provvedimenti di cattura a carico”. Di Pietro è tornato sull’accusa già fatta in Parlamento al premier Monti di avere sulla coscienza i suicidi delle persone che si tolgono la vita per disperazione. “Io facevo un discorso all’interno della Camera durante un voto di fiducia che per l’ennesima volta indebitava le famiglie e costringeva le imprese a chiudere mentre non proponeva nulla per la crescita. Non estrapoliamo una frase detta in Parlamento, non in un bar di periferia. Questo sistema sta portando alla disperazione migliaia di famiglie e di lavoratori e imprenditori. E’ una fotografia, non si devono arrabbiare con me se faccio il fotografo. Chi si ammazza non è che si ammazza perché gli fa piacere, ma perché non ce la fa più. Affrontiamo il toro per le corna, invece di dire ‘non mi devi dire questo’”. Di Pietro ha criticato la riforma del mercato del lavoro: “Soprattutto puntiamo al mantenimento fermo dell’articolo 18 che, come direbbe il vecchio Di Pietro, non c’azzecca assolutamente niente con la causa della situazione economica del Paese”. Infine sui rimborsi elettorali, il leader Idv ha ribadito che il suo partito rinuncerà all’ultima tranche in arrivo a luglio di circa 4 milioni: “Noi ritireremo la quota e la gireremo seduta stante con un assegno circolare a Elsa Fornero, il ministro che ha più necessità di venire incontro alle fasce sociali più deboli. Se non li ritirassimo verrebbero ridivisi tra gli altri partiti. Faremo un bell’assegno, poi chiederemo dove li mette e che cosa ci fa”. (maria Luisa Chioda)

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Il sonno dei giusti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

Corso Italia, Cortina d'Ampezzo, Belluno, Vene...

Image via Wikipedia

Da anni gli italiani sembrano in letargo. Le passioni, le lotte, le rivendicazioni li hanno coinvolti ma da persone comodamente sedute in poltrona davanti ad un monitor televisivo o, al più, con quello del computer. Sta di fatto che se non dormono di certo sono imbambolati su quanto accade loro mentre sulle loro teste si addensa la cultura della rinuncia, della rassegnazione, del fatalismo, della disinformazione. E’ che in un certo senso si sentono in trappola. Il tutto è iniziato nel lontano 1989 con la caduta del muro di Berlino. Da quel momento l’Italia perse la centralità degli interessi occidentali e dei loro timori per l’avvento dei comunisti al governo del Paese, essendo il più forte partito di opposizione. Fu lasciata a se stessa e ben pochi se ne accorsero o, peggio ancora, finsero di non accorgersene, per lucrarvi. Nemmeno la giustizia di “mani pulite” servì a rinsavire i tediati italiani. Si lasciarono in questo modo trascinare nel sogno berlusconiano come se tutto si potesse risolvere con la bacchetta magica dell’imbonitore di turno. Del resto un’alternativa non sembrava a portata di mano. E ora un po’ tutti si chiedono sconsolati: che possiamo fare se non dormire? Almeno il sonno non ci è stato ancora tassato. Siamo stati, del resto, traditi da tutti. Persino il presidente della Repubblica osannando il sacrificio dei poveri italiani ha mostrato le sue preferenze in quanto ha escluso quelli che i soldi, e tanti, li hanno per davvero. Ora persino i sindacati sembrano propensi a cedere per quello che si vuol far passare per la salvezza del paese. Significa lasciare inalterati i costi della politica, la possibilità di spendere oltre 13 miliardi di euro per acquistare aerei di prestigio ma non di necessità, la possibilità di continuare gli sprechi che secondo la corte dei conti ci costano ben 70 miliardi di euro all’anno, significa prenderci in giro con il blitz del fisco a Cortina d’Ampezzo per cercare i “ricchi italiani” come se non li conoscessero, mentre aumentano le evasioni raggiungendo la cifra record di 200 miliardi di euro. E poi si negano 50 euro mensili ai pensionati per il riallineamento delle loro rendite all’ultima inflazione che ha portato ad una riduzione complessiva del potere d’acquisto del 40% e si umiliano le famiglie monoreddito aumentando tutto: dalla benzina, alla luce, al gas, con l’addizionale irpef, ecc. A questo punto non ci resta che continuare a dormire. L’alternativa sarebbe drammatica anche se salutare per tutti tranne, ovviamente, per il 10% della popolazione italiana che non dorme perché è troppo intenta a succhiare il sangue della povera gente, come una sanguisuga. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Bondi e il governo Berlusconi

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2010

Il “Corriere della sera” di stamani ha pubblicato una lettera del ministro per i Beni culturali e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi nella quale ribadisce il suo convincimento che “solo il Pdl di Berlusconi e la Lega di Bossi possono guidare oggi l’Italia attraverso i marosi dell’attuale crisi e garantire una politica di modernizzazione. E so per certo che non vi è un’alternativa a questa politica e a questo governo. L’unica alternativa è il caos e il ritorno alla palude della vecchia politica, che porterebbe rapidamente l’Italia verso il baratro e la rinuncia definitiva al cambiamento”.
Per quanto possa apparire indigesto ai suoi critici una dichiarazione del genere anche noi “ab torto collo” dobbiamo riconoscerla realistica. Il punto, credo, meno critico non sarebbe tanto auspicare un ribaltamento degli schieramenti politici quanto la necessità di un cambio della leadership. E’ questo il vero nocciolo del dibattito politico in atto. Se immaginiamo solo per un momento le dimissioni di Berlusconi e l’avvicendarsi contestuale di Gianfranco Fini non credo che dovremmo parlare di ribaltone se la maggioranza resta compatta sul fronte del Centro destra. Diversamente si dovrebbe parlare di una coalizione trasversale che, inevitabilmente, comporterebbe il coinvolgimento delle opposizioni. La verità è che Fini nel Pdl è visto, da molti, come il “fumo negli occhi” mentre restano fortemente ostili i leghisti e che, per giunta, in forza del loro crescente peso elettorale, possono oggi accettare Berlusconi come presidente del consiglio ma non la vedono allo stesso modo con un successore che non fosse uno dei loro. In altri termini ciò che si vuole sostenere, e a ragione, è che allo stato con tutti i veti incrociati ci ritroviamo con una lotta interna al centro destra per stabilire il delfino del capo. E a complicare le cose vi è la diffidenza di Berlusconi nei confronti di chi potrebbe sostituirlo. Come fidarsi? Persino i leghisti con un loro candidato potrebbero tradirlo alla prova dei fatti. Oggi, sia chiaro, la politica di modernizzazione non si potrà fare senza un impegno congiunto della maggioranza e delle opposizioni. Occorre contrastare un nemico potente: le corporazione, alias “poteri forti”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pena di morte

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Lettera al direttore. Si fa l’abitudine a tutto,  compresa l’uccisione fredda e programmata di esseri umani. Hitler aveva creato strutture idonee per uccidere moltitudini d’innocenti. Gli stati in cui vige la pena di morte, hanno creato strutture idonee per uccidere persone colpevoli, ed ogni tanto, magari per errore, qualche innocente. C’è un’enorme differenza; però ci sono anche innegabili analogie. Ciò che sconcerta in coloro che sostengono ancora oggi la pena di morte, è la confusione tra sentimenti e ragione, nonché la rinuncia totale a quest’ultima. Chiedono, per mettere in imbarazzo chi non è d’accordo: «Saresti dello stesso parere, se avessero ucciso un tuo familiare?». E cadono così nella confusione tra sentimento e ragione. Calpestano quest’ultima, invece, quando di un principio assoluto – la sacralità della vita – fanno un principio relativo: inviolabile la vita dell’innocente; violabile la vita del colpevole. Il colmo della stoltezza è quando tale assurdo concetto del valore della vita viene tranquillamente attribuito al dio in cui si crede. Vale la pena ricordare che l’unico caso in cui l’omicidio diventa lecito, pur restando oggettivamente azione non buona, è la legittima difesa; solo però, ed unicamente, se l’azione è rivolta verso l’ingiusto aggressore e non esiste altra possiblità per fermarlo. Diventa lecito perché è la scelta obbligata, necessaria, del male minore. (Francesca Ribeiro)

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Persona umana

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

Lettera al direttore. Un mio caro fratello perduto anzi tempo, che insegnava greco e latino nei licei classici, mi diceva che aggiungere l’aggettivo “umana” al sostantivo “persona” è perfettamente inutile, giacché non c’è alcun rischio di fare confusione. Aveva ragione. Impossibile, infatti, confondere gli uomini con le Persone della Trinità. Eppure difficilmente qualcuno  rinuncia all’aggettivo. Piace troppo. L’articolo tre della Costituzione recita: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E di quale altra persona potrebbe essere impedito lo sviluppo? Il Catechismo della Chiesa cattolica reca un capitolo così intitolato: “La dignità della persona umana”,  e comincia: “La dignità della persona umana si radica nella creazione ad immagine e somiglianza di Dio”. Ecco: si provi a togliere l’aggettivo e si vedrà che il senso del discorso non cambia. Ma gli esempi a riguardo sono infiniti. (Renato Pierri)

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Sui generi il linguaggio delle relazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Milano 28 gennaio 2010 ore 18.00 C.so di Porta Vittoria 32,Unione Femminile Nazionale Presentazione del libro Sui generi il linguaggio delle relazioni (Stripes edizioni) Intervengono Eleonora Cirant Chiara Martucci Alessio Miceli (pp. 180, € 14,00) Può il potere della parola – scritta, parlata, ascoltata, omessa – cambiare il modo con cui uomini e donne entrano in relazione tra di loro? Si possono superare gli stereotipi e gli insegnamenti appresi e incorporati, su come è una donna, come è un uomo e come uomo e donna possono vivere insieme? Si può immaginare una relazione tra uomo e donna che accetti il conflitto, il fraintendimento, la reciproca vulnerabilità, senza che tutto ciò comporti violenza, incomunicabilità e rinuncia? Il testo, frutto del lavoro comune di donne e uomini del gruppo Sui Generi, esplora questi interrogativi attraverso scritture, narrazioni di sé e riflessioni. Parole che sono la trama sulla quale essi hanno costruito i loro incontri e che dovrebbero entrare nel progetto (ideale?) di un nuovo linguaggio delle relazioni tra donne e uomini, nuove pratiche, esperienze, vissuti e politiche. Anche se i diversi contributi sono opera di singoli e singole, pensiamo che siano l’esito di un impegno collettivo, emotivo, intellettuale e fisico insieme. Questo libro rappresenta anche un esperimento: verificare quanto può essere tradotto all’esterno di quel territorio, di quel luogo fisico e simbolico che è stato in questi anni un riferimento, Anghiari ed in particolare il Castello di Sorci e la Libera Università dell’Autobiografia che fin dall’inizio ospita il gruppo.
Autore del volume è un soggetto collettivo, il gruppo di donne e uomini Sui Generi nato nel 2004 nell’ambito dei gruppi di studio della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Il gruppo si propone come uno spazio di riflessione e di elaborazione rispetto alla tematiche emergenti nelle relazioni tra uomini e donne. Patrimonio comune, le pratiche e le teorie femministe: il “partire da sé” come punto di partenza, l’autonarrazione condivisa come pratica, le letture sulla decostruzione dei significati tradizionalmente attribuiti al maschile e al femminile e le riflessioni sulla differenza sessuale.

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Polizze dormienti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2010

Alcune decine di milioni di euro sono stati acquisiti dal Ministero dell’Economia sui conti e sulle polizze dormienti. Come si ricorderà la prescrizione prevista dalla legge è di 2 anni per le polizze vita e di 10 anni per i conti dormienti. Due tutele notevolmente diverse. Perché una causa collettiva nei confronti di Poste Vita e INA? Nel contratto di Poste Vita si precisa  in merito alla prescrizione “tuttavia Poste Vita S.p.A. rinuncia a tale diritto (prescrizione di due anni ) e corrisponde il capitale in caso di morte, purché la richiesta sia inoltrata entro il termine di 10 anni” (termine della prescrizione ordinaria di cui all’art 2946 del Codice Civile che stabilisce 10 anni di prescrizione per i casi di eredità). Nei confronti di Poste Vita e Ina, quindi, esistono i presupposti perché le famiglie possano recuperare gli importi delle polizze dormienti trasferiti al Ministero dell’Economia. Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori propongono una causa collettiva piuttosto che una class action:• perché la procedura è più semplice, • perché non sono previsti costi di pubblicità,  • perché il risultato giuridico è lo stesso,  • perché la causa collettiva è già disciplinata dal Codice di Procedura Civile. Prima ci siamo rivolti al ministro Tremonti chiedendo un provvedimento del Governo che correggesse la normativa, unificando a 10 anni la prescrizione per tutti, ma senza ottenere alcun risultato. Poi ci siamo rivolti al sottosegretario Saglia con un emendamento che lo stesso si era impegnato a presentare nel Milleproroghe relativo alle polizze dormienti sottoscritte da titolari defunti, ma senza ottenere, anche in questo caso, alcun risultato. Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori propongono a tutte le famiglie interessate alle polizze dormienti di Poste Vita e INA (che sono oltre 10.000) di aderire all’iniziativa di una causa collettiva per il recupero degli importi che oscillano mediamente dai 5 ai 15.000 euro. Già oggi oltre 200 famiglie si sono rivolte alle associazioni consumatori.

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L’uomo sacrificabile

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Editoriale fidest. Nella storia dell’umanità di tutti i tempi esiste una regola non scritta ma ampiamente condivisa che si esprime con il rito della rinuncia quale alternativa ad iniziative più radicali. Facciamo solo qualche esempio: Se Giulio Cesare avesse rinunciato al suo “sogno imperiale”, reale o supposto che fosse, non ci sarebbe stata la celeberrima esclamazione: Tu quoque, Brute, fili mi! In alternativa lo avrebbero mandato in esilio o a svernare in una sperduta provincia della repubblica romana. Lo stesso è accaduto a Napoleone Bonaparte che la magnanimità del vincitori aveva confinato all’isola d’Elba ma non seppe approfittarne. In tempi più recenti, e con procedure più “democratiche”, si fece da parte Churchill e lo stesso De Gasperi dopo essere stati il primo “l’archetipo” della resistenza britannica all’aggressione nazista e, il secondo l’artefice della ricostruzione dell’Italia ma incapace di resistere alla “congiura” dei suoi “cavalli di razza”. Ma così come si parla dei grandi della storia lo stesso accade a livelli minori. E più si scende dalla scala dei valori del personaggio e della sua collocazione storica e più non si hanno scrupoli a mettere da parte l’incomodo, secondo un disegno arcano e insondabile per l’uomo della strada, ma non certo per gli addetti ai lavori. Anche chi scrive questa nota è stato testimone di un preavviso per un giornalista scomodo: Mino Pecorelli. Gli mandarono diversi segnali premonitori per scoraggiarlo, ma lui imperterrito seguì a “picconare” gli uomini di potere e alla fine fu firmata la sua condanna a morte. A distanza di tanti anni la beffa è che si conoscono gli esecutori materiali del delitto ma il mandante, per le carte processuali, resta ignoto. E qui dovremmo aprire un capitolo a parte sugli uomini delle istituzioni che pagarono un prezzo molto alto, con morti violente, per essere stati coerenti con la loro dirittura morale. Essi sono per noi degni d’essere ricordati anche perché ci hanno lasciato un’altra dimostrazione del come l’idea di stato che ci siamo data è del tutto dissonante dalla realtà. Abbiamo appreso fin dai banchi di scuola che la giustizia, il rispetto delle leggi, la democrazia hanno un sacrario che si chiama Stato e coloro che sono chiamati a rappresentarlo sono uomini onesti e degni della nostra stima. Dobbiamo invece constatare che esiste un partito trasversale che cerca d’inquinare lo stato, di screditarlo, d’indebolirlo in tutti i modi poiché chi vuole governare non teme i suoi pari ma gli onesti, quelli che non hanno “scheletri nell’armadio”. Sono gli uomini sacrificabili del nostro tempo. Sono le vittime di sempre. E per arrivare a questa “purga di massa” si parla sempre di più di genocidio, di “pulizia etnica”, di guerre e di distruzioni e persino di calunnie infamanti per indebolire lo spirito combattivo delle vittime. Siamo avvisati. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il turismo “mordi e fuggi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

Adiconsum chiede a Confindustria, Confcommercio, Confedilizia e Confesercenti un tavolo comune per l’individuazione di soluzioni condivise per il Turismo Tutti gli indicatori, dal calo dei consumi ai tassi d’inflazione dell’Eurozona, secondo Adiconsum, sono un chiaro segno di un prossimo autunno, particolarmente difficile per i redditi e la vita di molte famiglie italiane. Vi è senz’altro un mutamento del modo di vivere e distribuire durante l’anno le vacanze – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale di Adiconsum – ma certamente la grande crescita dei contratti weekend, il forte crescendo dell’utilizzo dei Bed & Breakfast per una durata massima di tre giorni, la crescita esponenziale dello “scambio di casa”, come risulta dai dati di Confedilizia, sono chiari segni della crescente difficoltà economica delle famiglie Non si rinuncia alla vacanza – continua Giordano – anche di breve durata, perchè necessaria alla propria serenità ed al proprio riposo, ma la precarietà del futuro è ben evidente ai consumatori” Adiconsum crede sia necessario uno sforzo comune per uscire positivamente dalla crisi e per questo chiede un incontro con Confindustria, Confcommercio, Confedilizia e Confesercenti, per individuare soluzioni condivise, per ridare fiducia al Paese sia per il bene delle aziende che dei consumatori del turismo.

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Per un mondo senza guerre

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2009

Roma  4 agosto, dalle 19:00 alle 23:30, nei splendidi giardini di Castel Sant’Angelo, le associazioni romane promotrici della prima Marcia Mondiale della Pace e della Nonviolenza, si riuniranno nello stand di “Mondo senza guerre” per discutere sui temi della pace e sull’importanza di questo primo evento mondiale che attraverserà tutti i continenti.  L’intento di questa manifestazione mondiale, che durerà 90 giorni e passerà per più di 100 paesi dei 5 continenti, è di chiedere il disarmo nucleare a livello mondiale, il ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati, la riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali, la firma di trattati di non aggressione tra paesi e la rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti.   Programma:  ore 19:00: Drum Circle facilitato da Lorenzo Rampato  ore 21:00: tavola rotonda (prima parte) con Edoardo Marino, Presidente di CooperAction Onlus, Shahrzad Shahbazy di Onda verde Iran, Sergio Mazzanti di Per il bene comune e Federica Fratini di Mondo senza guerre. L’evento costituirà un’ulteriore tappa di avvicinamento alla Marcia mondiale della Pace e Nonviolenza che passerà a Roma il 12 novembre 2009.  ore 22:00: musica iraniana e lettura di poesie in farsi-dari tratte dal libro di Vincenzo La Salandra “Florilegio afgano” accompagnata da musica tradizionale  ore 22:30: tavola rotonda (seconda parte) con le associazioni promotrici che si racconteranno con la proiezione di video e di fotografie mostrando il loro impegno e le loro proposte per la costruzione della pace e della non violenza.

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