Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘rinvio’

Tav: Rinvio bandi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Abbiamo ottenuto il rinvio dei bandi per il Tav che partiranno tra 6 mesi solo se Italia e Francia raggiungeranno un accordo serio. Tutto questo senza nessun costo per lo Stato e senza toccare i soldi degli italiani. Questo Governo prosegue forte del rispetto del suo contratto fondatore per realizzare le cose che servono all’Italia”. Così il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post sul suo profilo Facebook.

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Inaccettabile rinvio assunzioni nella Pa

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

“Un segnale grave che ancora una volta penalizza la Pubblica amministrazione. Il governo ha costruito la sua propaganda proprio sulle assunzioni e ora fa marcia indietro. Non ci stiamo: pronti alla mobilitazione”. Queste le parole di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa in risposta a quanto affermato dal premier Giuseppe Conte nell’Aula del Senato, secondo il quale le assunzioni per le amministrazioni centrali saranno rinviate al 15 novembre 2019. “Il governo nel corso di questi mesi – affermano i sindacati – ha fatto molta propaganda sulle assunzioni nella pubblica amministrazione e ora, a dispetto di un ddl che ha voluto chiamare ‘concretezza’, fa un passo indietro negando se stesso. Dopo aver presentato, unitariamente, proposte per una Pa migliore, a partire dal varo di un piano straordinario di assunzioni, ora non staremo fermi: pronti alla mobilitazione”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa.

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Governo ottiene dalla Consulta il rinvio dell’udienza sulla legittimità del corso riservato voluto dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Avevamo già preannunciata la notizia del rinvio (link: https://fidest.wordpress.com/2018/11/18/governo-ottiene-dalla-consulta-il-rinvio-delludienza-sulla-legittimita-del-corso-riservato-voluto-dalla-buona-scuola/) ma da più parti ci è stato chiesto di confermare quanto scritto probabilmente perché increduli che l’iniziativa governativa fosse realmente avvenuta. Abbiamo rigirata la richiesta agli organi sindacali (Udir, Anief nello specifico) e il riscontro ha confermato quanto da noi già rilanciato e con la seguente precisazione:
“Tra le motivazioni della richiesta del governo alla Consulta la possibilità che alcuni ricorrenti possano superare l’attuale procedura e la volontà di modificare le regole dell’attuale concorso e d’intervenire per legge sull’argomento. Udir ricorda che ha presentato due emendamenti specifici per semplificare le future assunzioni e far partecipare al corso riservato gli attuali ricorrenti e i presidi incaricati per risolvere una volta per tutte la vertenza. 
La grande attesa si è arrestata improvvisamente: erano tantissimi i ricorrenti pronti ad assistere “all’udienza del 20 novembre in cui la Consulta avrebbe dovuto riunirsi per pronunciarsi in merito alla legittimità della legge 107, nella parte in cui al comma 88 discrimina i ricorrenti del concorso Ds 2011 rispetto ai ricorrenti del 2004 – 2006”. Tra le motivazioni, a quanto pare, ci sarebbero le nefaste conseguenze che deriverebbero dal riconoscimento, da parte della Corte, dell’illegittimità “costituzionale dei commi 87 e 88 della legge 107/2015”. Inoltre, “una pronuncia di accoglimento metterebbe a rischio tutti i dirigenti sanati dalla legge 107/2015 che dovrebbero fare ritorno ai ruoli di appartenenza, per non parlare dei posti disponibili, che spetterebbero ai ricorrenti del 2011 e non potrebbero essere più assegnati ai vincitori del concorso 2018”.
La questione risulta molto complessa e ingarbugliata: Udir, nato con l’intento di stare dalla parte dei DS, ha abbondantemente fatto riferimento alla giustezza di un sistema di reclutamento più snello, che permetta l’ottimo funzionamento degli istituti. Con l’intento di portare avanti tale progetto, all’Atto della Camera 1334 in discussione in questo momento presso la V Commissione Bilancio, il giovane sindacato ha presentato 7 emendamenti, tra i quali quello per l’ammissione dei ricorrenti 2011 e dei presidi incaricati a un nuovo corso riservato. Tale risoluzione consentirebbe la composizione della controversia giudiziaria ancora in corso prima del pronunciamento della Consulta sul tema, nonché la copertura dei posti vacanti all’esito delle domande di pensionamento che decorreranno dal 2019. Infatti, ‘per le assunzioni relative ai dirigenti scolastici, all’articolo 28, dopo il comma 1’, il sindacato ha proposto di aggiungere che è “estesa anche agli aspiranti che hanno in corso un contenzioso avverso il decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011”. Inoltre, “sono ammessi, altresì, tutti i soggetti non in quiescenza che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano svolto la funzione di dirigente scolastico per almeno un triennio a seguito di conferma degli incarichi di cui all’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43”. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, si provvederebbe attraverso l’impiego di “risorse destinate alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro in favore dei dirigenti scolastici integrate da quelle previste dall’articolo 1, comma 86, della legge 13 luglio 2015, n. 107, come modificata dall’articolo 1, comma 591, della legge 29 dicembre 2017, n. 205.” Inoltre, con l’altro emendamento rivolto alla semplificazione concorso DS 2018, “alle procedure di reclutamento dei dirigenti scolastici si applicano le disposizioni normative previgenti a quanto previsto dall’articolo 1, comma 217, della Legge 28 dicembre 2015 n. 208 di modifica dell’articolo 29, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165”: quindi, “con Decreto del Ministro dell’istruzione sono abolite le disposizioni relative all’obbligo di frequenza del corso di formazione dirigenziale di cui al Decreto ministeriale del 3 agosto 2017, n. 138 e disposta l’assunzione diretta dei vincitori all’esito della procedura concorsuale”.

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Alitalia: il rinvio dei tempi da parte del governo impongono più chiarezza e più coinvolgimento

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Le dichiarazioni rilasciate ieri al Senato dal Ministro Di Maio confermano la volontà del Governo di affrontare la questione spinosa Alitalia solo dopo un’istruttoria sulle cause del disastro industriale, con tanto di persecuzione degli eventuali responsabili, rinviando, di fatto, ad ottobre la soluzione industriale. Nella dichiarazione, soprattutto, non emerge alcuna indicazione sul progetto futuro, anche se si è parlato di spending review e di vendita. Nessuna notizia si ha dal rispetto l’incontro tenuto ieri al Mit tra i Commissari e il sottosegretario Siri se non le dichiarazioni dei commissari che sperano di avere indicazioni dal Governo su come s’intenderà proseguire. Condividiamo la richiesta di avere il quadro chiaro della situazione aziendale per affrontare al meglio il futuro, ma rimaniamo perplessi sulla durata di quest’analisi e sul merito emersi nelle dichiarazioni di ieri. Alitalia è un’azienda ferma da troppo tempo: da 15 mesi si trova in amministrazione straordinaria, bloccata da un bando esclusivo di vendita imposto dal precedente Governo; lo stesso bando – almeno formalmente – prorogato a ottobre e stare fermi per altri mesi rischia di peggiorare la situazione, anche per la valutazione attesa in autunno sul prestito ponte da parte della Commissione Europea. In questi anni si è regalato l’intero settore strategico ai competitori, ma il fattore tempo ci preoccupa ancor di più: non sciogliere i nodi politici alla base della vertenza Alitalia, continuare a parlare di una possibile vendita alle attuali condizioni, equivale ad accettare la svendita e lo smembramento dell’azienda. Su questo noi chiediamo che si faccia chiarezza una volta per tutte. Non solo, USB ha detto a chiare lettere che la questione Alitalia si deve risolvere dentro la riforma del trasporto aereo, settore martoriato da una deregolamentazione selvaggia. Tutte le vertenze dei vettori, dell’handling aeroportuale, delle manutenzioni, dei tecnici del controllo del traffico aereo, dell’indotto stanno aspettando mentre incombono i soliti nefasti effetti su occupazione, salari e diritti. USB sollecita di nuovo l’avvio di una sede di confronto presso il Governo con le parti sociali per porre le basi delle linee programmatiche e politiche sulle quali costruire un nuovo modello di sviluppo di Alitalia e di tutto il comparto. Saremo sempre al fianco di chi vuole punire le responsabilità del passato, ma ora serve un’azione efficace e immediata.

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Referendum e la “pezza” del rinvio

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2016

costituzione1Pericolo scampato, problemi persistenti. L’idea, senza paternità certa e destinata a rimanere orfana, di rinviare all’anno prossimo il referendum costituzionale, per fortuna non è passata ed è ormai archiviata, salvo sorprese (improbabili ma non impossibili, considerato che le argomentazioni sono tutt’altro che infondate) che dovessero arrivare dal ricorso dell’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida presso il Tribunale di Milano, che chiede di accogliere la richiesta di sollevare davanti alla Consulta l’eccezione di legittimità della legge istitutiva del referendum, laddove non prevede l’obbligo di scissione del quesito quando la riforma riguardi più temi. Non che l’idea fosse sbagliata in sé: fummo tra i pochi ad applaudire il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz quando nell’agosto scorso (prima del terremoto di Amatrice) suggerì a Matteo Renzi di “cancellare” la consultazione paventando che si sarebbe potuta rivelare un cataclisma per l’eurozona, figuriamoci se ci poteva spaventare l’ipotesi di un rinvio alla prossima primavera. Ma un conto era prendere decisioni drastiche – l’economista americano temeva non tanto il risultato quanto la speculazione finanziaria che sulla consultazione si poteva innestare, e quindi chiedeva che il governo rinunciasse al referendum adottando quelle decisioni politiche che l’avrebbe reso superfluo – e prenderle in quel momento, quando la prospettiva era ancora di votare ai primi di ottobre e sull’Italia pesavano “solo” 4 mesi di campagna elettorale (da aprile in poi, con le ferie estive di mezzo), e un altro conto sarebbe stato decidere un rinvio a 30 giorni dal 4 dicembre, dopo altri tre mesi di scontri furibondi.L’attesa infinita porta solo nuove incognite, ha scritto giustamente Massimo Franco sul Corriere della Sera. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum, aggiungiamo noi: fu un errore far slittare da ottobre a dicembre la data del referendum, ora sarebbe stato un orrore. Lo diciamo sapendo che ad oggi viene accreditata una vittoria del No, lo avremmo detto allo stesso modo se i sondaggi suggerissero il contrario. Senza contare che se si fosse voluto smontare l’effetto politico, per carità, la motivazione era anche nobile – ritrovare la coesione per far fronte ai drammi del terremoto – ma semplicemente si era ormai fuori tempo massimo. Perché quegli esiti che Stiglitz paventava si sono già in certa misura prodotti – il Paese bloccato in attesa del responso delle urne, con lo spread oltre i 160 punti e l’Istat che è costretta a certificare che i consumi e l’economia rallentano e che, soprattutto, non c’è nessuna prospettiva di accelerazione nei prossimi mesi – anche se per fortuna non (ancora) in misura così drammatica, e perché oggi il rinvio finirebbe con l’allungare i tempi della campagna elettorale, anziché pacificare gli animi, moltiplicando gli effetti perniciosi del referendum. Che, come abbiamo già detto nelle scorse settimane e che ribadiamo con forza, sono molto più legati alla lunghezza e alle modalità dello scontro elettorale – trasformato per colpa di tutti, ma di Renzi in primis, in una sorta di giudizio universale sul governo e sul primo ministro – piuttosto che alla prevalenza del Sì o del No.Detto questo, rimane la necessità di evitare che l’ultimo mese che ci separa dal voto finisca per dar ancor più fuoco alle polveri di quanto già non sia stato fin qui. L’altissimo numero di coloro che restano incerti sul da farsi – se andare a votare e quale delle due risposte eventualmente dare al quesito – ci conferma che è stato un errore madornale trasformare il referendum in un surrogato delle elezioni politiche, e che ora il rischio è che i cittadini frastornati e scocciati da questo scontro senza logica finiscano per restare a casa, nauseati. Così come il rischio post referendum, quale che ne sia l’esito, potrebbe rivelarsi quello di non riuscire a rimettere insieme i cocci del sistema politico – si pensi, per esempio, alla tenuta del Pd – a tutto vantaggio delle forze populiste.Dunque, se lo spirito pacificatore con cui è nata (e subito abortita) l’idea del rinvio era sincero, se ne recuperi l’essenza e si dia una svolta a questo ultimo mese di campagna elettorale. Prima di tutto ce lo aspettiamo da Renzi. E non solo perché porta le maggiori responsabilità di aver voluto per primo trasformare il referendum in un plebiscito politico, e perché è presidente del Consiglio. Noi ce lo aspettiamo perché dare una svolta a questa deriva sarebbe nel suo interesse personale. Sia che vinca il Sì, perché eviterebbe di drogarsi del risultato finendo per commettere gli stessi errori che ha commesso dopo l’inebriante ma fuorviante risultato delle elezioni europee (il famoso 40%, l’inizio della parabola discente del giovane premier), sia che vinca il No, che indubbiamente sarebbe per lui una sonora sconfitta anche se dovesse restare a palazzo Chigi.Come fare a sparigliare il gioco e mettere il referendum su un binario diverso da quello su cui sta camminando? Sprecata l’occasione della suddivisione in più quesiti della domanda referendaria, restano altre due possibilità. La prima è fare subito una proposta di radicale cambiamento dell’Italicum, che consenta di evitare la bocciatura della Corte Costituzionale e di catturare il consenso di Berlusconi e di quella parte del centro-destra che lo segue (tanto di guadagnato se Salvini si metterà di traverso). Qui non si tratta di prendere impegni, magari generici per il dopo voto, ma di prendere un’iniziativa che dia certezze prima di tutto agli italiani e poi al parlamento di dove s’intende andare a parare. Pensiamo che rifarsi al sistema tedesco sarebbe oltremodo saggio, ma ci metteremmo la firma anche se si facesse il copia e incolla del modello di voto (e quindi istituzionale) francese. Seconda possibilità: dire fin d’ora cosa Renzi intende fare, sul piano delle iniziative e delle alleanze politiche, sia nello scenario di prevalenza dei Sì che dei No. Difficile? Troppo poco tempo davanti? Certo, partendo prima sarebbe stato tutto più facile. Ma volendo, si può. E sarebbe – finalmente – la prima dimostrazione che Renzi si è trasformato da abile politico a statista. Ora o mai più. ( Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Comitato Dossetti: Rinviare il referendum sulle riforme costituzionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaI Comitati Dossetti per la Costituzione, visti i risultati delle elezioni amministrative in cui si sono variamente intrecciati un voto sui sindaci, un voto sul governo e un voto sulla Costituzione impropriamente chiamata in causa in ragione della sua riforma, esprimono un vivo allarme sul pericolo che il referendum costituzionale sia ora presentato e vissuto come una rivincita rispetto alla sconfitta di oggi, ciò che aggraverebbe la spaccatura del Paese e fomenterebbe il discredito della Costituzione, ridotta a trofeo della lotta per il potere. I Comitati rinnovano la richiesta già formulata il 10 gennaio 2015 e resa nota al presidente Mattarella, di un rinvio delle riforme costituzionali alla prossima legislatura, nella quale su punti specifici relativi al funzionamento dell’ordinamento vigente potranno essere introdotti opportuni emendamenti costituzionali. Il governo pertanto dovrebbe dichiarare la propria neutralità nel referendum oppositivo che sarà indetto ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, garantire in ogni tempo la piena e pari espressione anche delle ragioni contrarie alla riforma e predisporre una nuova legge elettorale, a Costituzione vigente, valida per le elezioni di ambedue le Camere e non gravata da vizi di costituzionalità come quelli già oggetto di pronunzie della Corte.
I Comitati per la Costituzione ricordano ciò che scriveva Giuseppe Dossetti in una analoga occasione di revisione costituzionale nel 1996, quando definiva “una contorsione violenta dell’urgente più urgente”, che si facesse ruotare per settimane intere tutto il dibattito politico intorno a problemi istituzionali, invece che sulla “soluzione politica di problemi attualissimi e preliminari, come l’avvio più deciso del risanamento delle finanze pubbliche, la crescente emergenza occupazionale soprattutto giovanile, la soluzione di certi nodi del tutto vitali del meridione, le regole per una disciplina antitrust e per una informazione pubblica oggettiva e paritaria”. I Comitati Dossetti per la Costituzione ricordano altresì il giudizio dell’Associazione fondata da Giuseppe Lazzati, secondo la quale la proposta riforma della Carta del ‘48 contiene “diversi errori di grammatica e di sintassi costituzionale”, e quello di chi ritiene che l’attuale riforma “non giovi alla Costituzione” e che “i problemi politici dell’Italia non si risolvono con una ingegneria istituzionale che tende a ridurre il pluralismo e a sacrificare il principio di rappresentanza”.

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Rinvio voto su Papa

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

“Le decisioni già prese all’unanimità dalla Giunta sono state oggi stracciate con miserandi tentativi di raggiro. Si è profanato, nella seduta odierna, il codice dell’etica comportamentale della giunta stessa”. Lo dice in una nota Federico palomba, capogruppo IdV in commissione Giustizia alla Camera e membro della giunta per le autorizzazioni. “L’inaffidabilità conclamata della maggioranza avrà effetti devastanti, ancora peggiori di quelli già in atto – aggiunge Palomba – Le cose non saranno più come prima. Quanto accaduto oggi è stato l’ennesimo bieco espediente per consentire alla Lega di stare dietro il cespuglio e di non dire agli italiani se vuole ancora una volta salvare la casta impelagata nel malaffare. Io ho dato la mia disponibilità a formulare una proposta e ad assumere il ruolo di relatore per consentire che in giunta vi fosse un voto con cui ognuno si esprimesse pubblicamente. Al partito del Carroccio, però, manca il coraggio di manifestare la propria posizione e, trincerandosi dietro i giochetti del Pdl, manifesta il tradimento dei valori di legalità di cui ha sempre parlato”. “Nessuno ci parli più di partito degli onesti – conclude il dipietrista – e nessuno ci venga a dire che si vuole salvare la credibilità dell’Italia. E’ anche per colpa del patto scellerato tra Pdl e Lega che il nostro paese è arrivato così in basso”.

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Università: Rinvio riforma?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

In merito agli apprezzamenti esternati da alcuni esponenti di Futuro e Libertà sul rinvio della riforma in Senato c’è da essere sconcertati – è quanto dichiara Luciano Cavaliere Dirigente Nazionale di Azione Universitaria. Ma la cosa che non capiamo sono alcune posizioni e vorremmo che ci fossero chiarite, quando l’on. Granata parla di “dare voce e ascolto alle imponenti manifestazioni di questi giorni”, eppure in questi giorni abbiamo assistito a due tipo di manifestazioni da una parte quella strumentale portata avanti da centri sociali, sindacati, organizzazioni di sinistra e baroni, dall’altro da studenti ignari del motivo per cui manifestavano, lo fa a titolo personale o a nome di tutto il suo partito e quindi di esponenti che vengono dall’esperienza politica giovanile del FUAN? è giusto avere delle risposte ed è giusto che lo dicessero non al partito ma a tutti quei ragazzi vittime della faziosità e dell’odio politico che giorno dopo giorno vivono l’università nonostante le intimidazioni e le aggressioni perchè hanno deciso di ereditare e continuare a tramandare quei valori che furono del FUAN e che oggi si incarnano in Azione Universitaria.

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Sudan: Elezioni generali

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2009

Le elezioni generali in Sudan sono state di nuovo rinviate, ma questa volta di una sola settimana. La Commissione elettorale nazionale ha spostato l’appuntamento dal 5 all’11 aprile 2010 per dare più tempo ai cittadini di registrarsi nelle liste dei votanti, una richiesta venuta anche dai partiti di opposizione, per cui il periodo per le operazioni di registrazione, che avrebbe dovuto completarsi il 30 novembre, è stato prolungato fino al 7 dicembre.  Gli accordi di pace del 2005, che hanno concluso una guerra civile tra Nord e Sud che durava da oltre venti anni e che hanno stabilito l’attuale governo di unità nazionale,  avevano fissato le elezioni per luglio 2009. Le difficoltà e la lentezza della preparazione delle elezioni e dello svolgimento del censimento hanno causato un primo rinvio a febbraio 2010, poi un secondo per aprile 2010. Si tratta di un appuntamento storico per il Sudan: le prime elezioni libere e generali da quando l’attuale presidente Bashir ha preso il potere con un colpo di stato, nel 1989. Tutto il Sudan è ormai in campagna elettorale [vedi newsletter 42 del 15 ottobre 2009]. Alcuni osservatori però hanno già iniziato ad esprimere dubbi sulla validità delle operazioni pre-elettorali; in particolare la fondazione Carter teme che milioni di sudanesi possano rimanere esclusi dal voto. Inoltre, sempre secondo gli accordi di pace, alle elezioni dovrebbe seguire nel 2011 un cruciale referendum per un’eventuale indipendenza del Sud Sudan.

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Rinvio pagamento della rata del mutuo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

Anche le famiglie avranno la possibilità a partire dal 1° gennaio 2010 di rinviare per 12 mesi il pagamento delle rate dovute a mutui o credito al consumo. È una decisione attesa da parte dei consumatori. Adiconsum negli ultimi mesi in più occasioni ha riproposto alll’Abi questa esigenza per venire incontro a quelle famiglie che colpite dalla crisi sono in serie difficoltà nel far fronte alla scadenza delle rate. Nelle nostre proposte la richiesta era per un periodo più lungo, ma l’importante è iniziare a rispondere con un provvedimento concreto. I criteri saranno perfezionati in un prossimo incontro tra Abi e Associazioni Consumatori, criteri che riguardano: i lavoratori in cassa integrazione, quelli che hanno perduto il lavoro, coloro che sono in gravi difficoltà, nonché quei lavoratori a partita Iva vittime della crisi. Adiconsum stima che al provvedimento sia interessata 1 famiglia su 5. Alcuni dati: regioni in cui le famiglie sono più indebitate: Sicilia, Campania, Calabria, Lazio e Puglia prestiti pro-capite: 6.507,00 euro sofferenze pro-capite: 180,00 euro (+17%) protesti su 1000 abitanti: 12% n° famiglie sotto il livello di povertà: 2.737.000 aumento Cassa Integrazione 2008 su 2009: +414%

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Negato il rinvio delle tasse per i terremotati

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2009

“Quanto accade non mi stupisce perché questa è l’ennesima manovra ‘scaltra’ di una sorta di campagna elettorale del premier in quanto, solo poche settimane fa, in televisione egli si adoperava nel dimostrare come venivano consegnate le chiavi delle nuove case agli aquilani”. Questo il primo commento del responsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti Emiliano D’Alessandro alla notizia della bocciatura degli emendamenti presentati dal Pd in Senato sul rinvio del pagamento delle tasse per i terremotati. Prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “In merito alla questione delle tasse, è proprio il caso di dire che gli aquilani subiscono, oltre il danno, la beffa: perché se gli emendamenti sono stati bocciati queste persone dovranno restituire al Fisco tutte le tasse arretrate e questo comporterebbe un onere troppo gravoso per chi è già stato duramente colpito sia economicamente che psicologicamente. Mi auguro si faccia chiarezza quanto prima – conclude polemico D’Alessandro – perché questa situazione accresce i già numerosi problemi dei terremotati e, quel che è peggio, tali voci vengono messe al silenzio dai notiziari televisivi nazionali, per cui faccio un appello affinché siano diffuse in televisione non solo le notizie propagandistiche ma anche quelle, e sono molte, che esprimono il disagio e il malcontento dei cittadini abruzzesi”.

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Rinviata inaugurazione polo natatorio Ostia

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

L’Ufficio stampa del Campidoglio comunica che l’inaugurazione del Polo Natatorio di Ostia prevista per, lunedì 6 luglio 2009 ore 10.30, è stata rinviata a data da destinarsi. Ulteriori informazioni saranno diffuse nei prossimi giorni.

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Saltano le elezioni Comunali

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2009

A Bernalda-Metaponto (MT): il 6 e 7 giugno non si vota più. Situazione più unica che rara a Bernalda-Metaponto, in provincia di Matera. Come preannunciato nei giorni scorsi il TAR di Basilicata ha fissato per il prossimo 24 giugno l’udienza camerale preliminare per discutere la sospensiva dei provvedimenti di ricusazione emessi dalla Commissione elettorale mandamentale di Pisticci (MT). Tali provvedimenti avevano entrambi riguardato le uniche due liste presentate nella cittadina jonica – di Centrodestra e Centrosinistra – elaborate con gravi vizi di forma per il rinnovo del Consiglio comunale e l’elezione del nuovo Sindaco. L’Udienza di merito si terrà invece sempre al Tar il prossimo 19 novembre.  Scontata la nomina del Commissario da parte del Prefetto di Matera, subito dopo il 7 giugno.  Salta inoltre anche la possibilità paventata nei giorni scorsi di poter effettuare le elezioni comunali nel corso dell’eventuale ballottaggio per le Provinciali fissato per il 22 giugno. Con il commissariamento di Bernalda, le prossime elezioni comunali dovrebbero dunque tenersi l’anno prossimo, in concomitanza con le Regionali previste per il 2010. (comunicato del Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto) http://www.cittadiniattivibernalda.it

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Ancora un rinvio per l’anagrafe pubblica degli eletti

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2009

Roma, Campidoglio. “ Il Consiglio Comunale di Roma ha deciso l’ennesimo rinvio della discussione sulla nostra delibera ad iniziativa popolare sull’Anagrafe Pubblica degli Eletti, posticipandola a lunedì. I termini statutari sono scaduti il  24 aprile, gli accordi del 30 aprile prevedevano entro lunedì la discussione in Aula, mentre oggi di nuovo, in un Consiglio semideserto di consiglieri per l’assenza del gruppo del PD (che verosimilmente ha questioni più importanti che svolgere il proprio compito istituzionale, per esempio chiarirsi sulle nomine nelle società partecipate del Comune), si è deciso di spostare a lunedì prossimo la discussione del provvedimento. Possibile che non si avverta fortissima l’esigenza di trasparenza? Come dare fiducia ad una maggioranza che rinnega un desiderio del suo stesso Sindaco, o ad un’opposizione che non riesce a farsi carico delle istanze dei cittadini? Non è forse scandaloso che l’illegalità, così ben documentata  a livello nazionale nel testo “La Peste Italiana” preparato da Radicali Italiani, stia permeando da tempo anche le istituzioni locali? Noi di Radicali Roma ci saremo ovviamente ancora lunedì in Aula, aspettando che vengano finalmente palesati i veri motivi, politici e di consociativismo, per i quali, con rinvii estenuanti, si tenta di negare l’approvazione di una norma richiesta a gran voce dai 7000 firmatari. Ma da subito annunciamo che non saremo disposti ad accettare altre posposizioni, senza ricorrere ai nostri abituali sistemi di lotta non violenta; vogliamo che la proposta sia discussa e auspichiamo che venga anche approvata all’unanimità, così come deve accadere per norme di utilità generale. Intanto continuiamo nella nostra raccolta firme sui referendum regionali, con il fermo proposito di smascherare la finta contrapposizione delle forze politiche locali, in realtà convergenti nel considerare la cosa pubblica come ambito privato, determinando un grave immobilismo nel progredire dei diritti e della legalità, a Roma come nel Lazio ”

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