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Incendio in un campo della Nigeria orientale: morte due persone e a migliaia rimaste senza riparo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner umanitari stanno intensificando l’assistenza a favore di quasi 4.000 sfollati che hanno perso tutti i propri averi in un incendio di vaste dimensioni diffusosi rapidamente in un insediamento di Maiduguri, Stato di Borno, nella Nigeria orientale.Le fiamme hanno provocato la morte di due persone e distrutto gli alloggi di centinaia di famiglie.L’incendio è scoppiato alla vigilia della festa musulmana dell’Eid-al-Fitr, che celebra la fine del Ramadan, presso un insediamento informale che attualmente accoglie circa 40.000 sfollati interni. Le fiamme si sono diffuse a partire da un fuoco acceso per cucinare, alimentando un incendio che ha rapidamente avvolto gli alloggi di tutto il campo. Gli alloggi sono stati rasi al suolo danneggiando altre strutture.
Sono quasi 300.000 gli sfollati sparsi all’interno e al di fuori di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, tra insediamenti organizzati e alloggi di fortuna. Negli ultimi mesi, in diverse aree della Nigeria nordorientale sono scoppiati numerosi incendi all’interno di campi sovraffollati nei quali gli alloggi sono troppo vicini l’uno all’altro per garantire condizioni di sicurezza.L’UNHCR sta lavorando con autorità, agenzie umanitarie e partner locali per assicurare l’assegnazione di alloggi e beni di prima necessità, dal momento che, ancora una volta, le persone colpite sono dovute fuggire all’interno e all’esterno del campo. Molti, compresi bambini piccoli, attualmente vivono all’aperto e necessitano con urgenza di alloggio, cibo e vestiti.Circa 2,5 milioni di persone sono sfollati nella regione del Lago Ciad, dei quali 1,8 milioni in Nigeria e i restanti in Camerun e Ciad. A causa delle continue violenze perpetrate da Boko Haram e da altri gruppi armati, ulteriori migliaia di persone sono costrette a fuggire quotidianamente per mettersi in salvo. Giovani ragazze, donne anziane e operatori umanitari continuano a pagare il prezzo più caro per l’acuirsi delle violenze. In una fase in cui le violenze sono in aumento, la minaccia di diffusione del COVID19 espone a nuovi rischi gli sfollati interni che vivono in campi e insediamenti sovraffollati nei quali è impossibile praticare distanziamento sociale. In risposta all’emergenza, l’UNHCR sta lavorando col Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) per ampliare l’estensione di numerosi campi e costruire alloggi ulteriori.

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Bisogna assicurare protezione e riparo ai nuovi sfollati in Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione in relazione alla sicurezza e al benessere dei civili nella Siria nordoccidentale. La crisi umanitaria sta assumendo contorni sempre più disperati e costringendo un numero elevatissimo di persone alla fuga. L’UNHCR, nell’ambito della risposta umanitaria delle Nazioni Unite, sta intensificando gli sforzi per assicurare assistenza a quanti ne hanno bisogno.A partire da inizio dicembre 2019, circa 700.000 persone sono fuggite internamente o al di fuori delle aree interessate dal conflitto nei governatorati di Idlib e di Aleppo. L’urgente necessità di trovare riparo è aggravata dalle dure condizioni climatiche invernali. Molti civili sono già stati costretti alla fuga più volte e hanno dovuto abbandonare i propri beni, spesso senza poter avere accesso ad altri alloggi in cui vivere.I campi e gli insediamenti di sfollati interni sono sovraffollati, e la disponibilità di spazi nelle abitazioni esistenti è sempre più scarsa. Numerose scuole e moschee sono sovraffollate da famiglie sfollate, e perfino trovare spazi in edifici diroccati è divenuto quasi impossibile.L’UNHCR intende assicurare assistenza a tutte le persone che ne hanno necessità, ovunque esse si trovino e mediante tutti i canali disponibili. L’UNHCR sta fornendo i beni di prima necessità di cui vi è più urgente bisogno, quali tende e coperte, in collaborazione coi propri partner umanitari. Tuttavia, la distribuzione di tali articoli soddisferà solo una piccola parte delle esigenze complessive, dato che i recenti esodi forzati hanno reso ancor più inadeguate le capacità di risposta. È necessario assicurare con urgenza maggiori risorse e finanziamenti.Anche i servizi per la protezione rivolti agli sfollati più vulnerabili sono stati ampliati. Tra questi si registrano quelli di consulenza psicosociale e di sostegno nelle emergenze, compresi quelli destinati a un numero elevato di bambini.Il conflitto in Siria ha causato la crisi migratoria di più vasta portata a livello mondiale. Oltre 5,5 milioni di siriani sono rifugiati nella regione e oltre sei milioni sono sfollati internamente al proprio Paese.

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Una proposta passata sotto silenzio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2011

Fiore nello Stagno

Image via Wikipedia

Abbiamo scritto giorni fa una lunga lettera al Presidente Monti proponendogli la costituzione di un dipartimento nell’ambito della Presidenza del Consiglio avente come solo obiettivo quello di recuperare le risorse e di individuare gli sprechi per porvi riparo. Un compito non difficile se si pensa che come ha già fatto “striscia la notizia” di casi del genere ve ne sono ad iosa: ospedali, metropolitane, centri assistenziali, carceri ecc., costruiti e poi abbandonati ma anche uffici pubblici nella Capitale, per non dire altrove, che sono sotto utilizzati o che usano personale in eccedenza o mal distribuito. Un dipartimento che secondo il nostro orientamento nascerebbe a costo zero riguardo il personale e che potrebbe autofinanziarsi per potenziare il suo ruolo “indagatore” riscuotendo il 10% delle somme introitate dal recupero degli sprechi. Non avrebbe altro compito che quello di individuare e segnalare alle autorità competenti le anomalie accertate e seguire i correttivi che potranno essere adottati per favorire il recupero delle strutture o il miglior utilizzo dei servizi e del personale. Nello stesso tempo potrebbe diventare un mezzo per accogliere le segnalazioni che provenissero dai cittadini e per accertare in loco la veridicità e l’eventuale gravità de fatti indicati. Questo segnificherebbe anche rendere più sensibile il governo alle istanze che provenissero dal territorio e dimostrare la sensibilità nel dare loro un certo riscontro attraverso una verifica adeguata. Un tempo, ma non molti anni fa, bastava un articolo di giornale che segnalasse una disfunzione nei servizi resi al pubblico della amministrazioni centrali per far intervenire un ispettore del ministero competente per accertare la situazione. Oggi si possono scrivere decine di articoli, formulare migliaia di proteste ma il risultato è l’assenza totale dello Stato e delle amministrazioni locali. Questa insensibilità, alla fine, si ritorce a danno delle istituzioni e che il cittadino vede sempre più come uno strumento repressivo e vessatorio. Un esempio classico lo riscontriamo proprio con la nostra proposta, considerato che il Presidente del consiglio o chi per esso si è guardato bene da accennare a un qualche riscontro sia pure interlocutorio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il “dogma” del celibato

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2009

Il celibato dei preti cattolici va, prima o poi, risolto ed è meglio prima che poi. Oggi in Italia si calcola che sono per lo meno 700 coloro che ogni anno abbandonano l’abito talare per indossare quello dello sposo mentre le richieste di dispensa papale sono a quota 57.000. Nella sola Italia i preti sposati sono seimila su 33.000 sacerdoti diocesani. Gli addetti ai lavori ci assicurano che queste cifre sono indicative di un fenomeno di più vaste proporzioni e che interessano tutte le parti del mondo. A questo punto per evitare che la situazione sfugga di mano alla Chiesa di Roma occorre porvi riparo anche perché non si tratta di un dogma. Del resto esistono già “politiche di recupero” per far rientrare in qualche modo i preti sposati. E’ il caso della diocesi di Serra Aurunca dove il vescovo ha nominato direttore dell’ufficio diocesano, per la pastorale sociale e del lavoro, l’ex-sacerdote sposato Giovanni Monteasi. Non è, ovviamente, un caso isolato anche se le autorità ecclesiastiche cercano di mettere sotto silenzio tali iniziative. E’ anche una situazione che i fedeli non riescono a comprendere e genera, più delle volte, incomprensioni e domande imbarazzanti.

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