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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

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L’Italia e la ripresa economica

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

frutta“I dati congiunturali sul 2016 dicono che l’Italia non ripartirà davvero senza il volano dell’estero, senza una robusta ripresa del mercato interno, e se la ripresa non si diffonde tra imprese e territori. Ma rispetto al passato la ripresa di oggi dipende più da NOI che dagli altri. Nel bene e nel male” questo quanto conclude il Prof. Francesco Daveri, professore ordinario di Politica Economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, in riferimento all’analisi “Italia 2016: la ripresa minacciata e le sue implicazioni” presentata durante il convegno di Fruitimprese “Quali politiche per un futuro sostenibile della filiera ortofrutticola” tenutosi oggi a Roma.
Il Prof. Daveri ha evidenziato che nel 2015 in tutta l’economia italiana è tornato il segno più: quattro trimestri consecutivi di crescita.
A fine 2015 la crescita tendenziale del prodotti interno lordo (variazioni tendenziali su dati concatenati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (2010) si è attestata all’1%.
In l’Italia l’importazione di beni e servizi nel 2015 è cresciuta del +6%mentre l’export ha avuto una crescita più contenuta, pari al +4,3% (in volume).
Il governo vede il Pil in accelerazione a +1,2 nel 2016: l’accelerazione arriverà soprattutto dagli investimenti.
Tuttavia la ripresa sta dando segnali di stasi nel 2016: l’Istat prevede un +0,1 di crescita di Pil nel primo trimestre 2016, che riprende quanto accaduto nell’ultimo trimestre 2015.
Il mondo rallenta la corsa: secondo IMF World Economic Outlook aprile 2016 nell’anno in corso la crescita non si discosterà molto rispetto all’anno precedente. A livello mondiale la proiezione prevede +3,2% (+3,1% nel 2015), nei paesi avanzati +1,9% (+1,9% nel 2015), nei paesi emergenti +4,1% (+4,0% nel 2015) e in Italia +1,0% (+0,8% nel 2015). Il pessimismo deriva in particolare dal fatto che il commercio globale non stia ripartendo, che il petrolio e le materie prime siano ancora a livello bassi e che l’inflazione sia verso lo zero. Dal novembre 2015 stagnazione dei consumi: la modesta ripresa nella spesa delle famiglie del 2015 si è interrotta dal novembre 2015. Per quanto riguarda le vendite al dettaglio dopo l’estate si è inceppata anche la ripresa degli alimentari (2015 su 2014 volumi: +0,1 alimentari vs +0,4 non alimentari). Il 2016 della grande distribuzione è cominciato con il segno meno.
L’indice dei prezzi al consumo in febbraio 2016 è risultato pari a -0,3 per cento rispetto al febbraio 2015: un calo spiegato interamente dal calo dei prezzi dei beni energetici. Con l’inflazione quasi a zero, il potere d’acquisto degli stipendi è salito di 1 punto nel 2014 e nel 2015, compensando calo del 2011-12. La ripresa in atto rimane molto diseguale:
– tra settori: l’industria ha fatto registrare un +1,0 rispetto al 2014 e -24,5 rispetto al 2008. I beni durevoli e i beni intermedi sono i più colpiti, sui quali non si registra alcuna ripresa; i beni di investimento e i prodotti energetici sono in ripresa; i beni non durevoli sono i meno colpiti dalla crisi ma la loro ripresa è stata solo decimale
– tra territori: con distretti in netta ripresa (i.e. metalmeccanica di Lecco,ortofrutta del barese)

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Puntare sul Far East per uscire dalla crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2009

«La ripresa economica mondiale partirà dai Paesi asiatici, trainati dallo sviluppo della Cina. È a questi mercati che si deve puntare, ora, per rilanciare la produttività». Lo ha affermato Alessandro Terzulli, economista di Sace (gruppo italiano che si occupa della gestione del credito), nel corso del seminario rivolto alle imprese e organizzato dall’Azienda Speciale Imprese e Territorio-I.Ter della Cciaa di Udine in occasione della prima settimana europea delle Pmi. Evento promosso dalla Direzione generale Imprese e Industria della Commissione europea per promuovere lo spirito imprenditoriale in tutta Europa, la “Sme Week” «si prefigge di fornire – ha specificato il vicepresidente della Cciaa di Udine, Marco Bruseschi – un’informazione puntuale alle piccole e medie imprese, stimolandone il potenziale. È importante che il piccolo tessuto produttivo, che caratterizza la nostra regione, sia efficacemente preparato ad affrontare i mercati internazionali». Un concetto, quello dell’internazionalizzazione, «su cui la Cciaa sta investendo parecchio – ha sottolineato il direttore dell’Azienda Speciale I.Ter, Maria Lucia Pilutti -. Le imprese provinciali possono anche contare sui contributi a fondo perduto (i cosiddetti voucher per l’internazionalizzazione), messi a disposizione dalla Camera di Commercio, per “abbattere” fino al 70% le spese sostenute per la partecipazione alle attività di apertura ai mercati esteri». L’approccio internazionale, però, deve seguire un’attenta pianificazione: secondo il consulente Nicola Minervini, direttore dell’International Marketing Consulting di Bergamo, «le Pmi devono innovare il prodotto e l’immagine aziendale, puntare a nuovi mercati con un approccio creativo e aggregarsi il più possibile nei rapporti con l’estero. Solo così si può uscire dalla crisi e migliorare la propria capacità operativa nelle esportazioni». «Sono 4 le leve fondamentali da seguire – ha concluso l’esperto – : promozione dell’immagine aziendale e qualificazione della rete di vendita; informazione preventiva sulle dinamiche del commercio estero; selezione creativa del mercato di riferimento; gestione personalizzata degli ordini». Pietro Petrucci, di Sace Mestre, ha concluso l’incontro illustrando le soluzioni offerte dal gruppo per reagire alla crisi.

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