Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘ripresa’

Piano di ripresa dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

Due settimane prima di un vertice europeo d’importanza cruciale, il Comitato europeo delle regioni – l’assemblea degli enti regionali e locali dell’UE – invita gli Stati membri a raggiungere un accordo tempestivo ed equo sul quadro finanziario pluriennale (QFP) e sul piano Next Generation EU . In una risoluzione e un dibattito con Johannes Hahn, Commissario europeo responsabile del Bilancio e dell’amministrazione, le regioni e le città hanno chiesto che la coesione diventi la bussola per tutte le politiche dell’UE e che l’attuazione dei programmi dell’UE si basi su responsabilità e partenariati condivisi.”Nonostante il ruolo riconosciuto alla politica di coesione nel piano di rilancio, esso funzionerà solo se ci sarà un ancoraggio territoriale. Ad oggi, la sua governance non contempla un vero coinvolgimento delle regioni nella definizione dei piani di investimento, che sono nazionali, e nella loro attuazione. Le risorse sono assegnate agli Stati membri senza alcun vincolo di destinazione territoriale, lasciando ai governi nazionali piena libertà di decidere a quali aree allocarle” ha dichiarato Enrico Rossi (IT/PSE), presidente della Regione Toscana.Il CdR ribadisce che sia il QFP che il piano di ripresa devono concentrarsi sulla coesione quale valore fondamentale e su una solida politica di investimenti a lungo termine dell’UE, che contribuisca a creare un’Unione più resiliente, più verde e orientata al futuro. Il CdR accoglie con favore il sostegno supplementare per la politica di coesione (55 miliardi di euro), lo sviluppo rurale (15 miliardi di euro) e il Fondo per una transizione giusta (30 miliardi di euro), il programma rafforzato Orizzonte (12,5 miliardi di euro) e il meccanismo per collegare l’Europa (1,5 miliardi di euro), nonché per il programma autonomo in materia di salute con una dotazione di 9,37 miliardi di euro.L’attuazione del nuovo bilancio e del nuovo piano di ripresa rappresenterà una sfida in termini di pianificazione strategica, coordinamento e capacità amministrativa. Il Comitato europeo delle regioni chiede di evitare qualsiasi processo di centralizzazione e di garantire che le regioni e le città possano aiutare a dirigere gli investimenti là dove sono più necessari. Il Comitato è pronto a contribuire al miglioramento del semestre europeo, che svolgerà un ruolo importante nel coordinamento strategico del piano di ripresa. Un nuovo partenariato tra UE, attori nazionali, regionali e locali contribuirà a ridurre l’attuale distanza tra il coordinamento delle politiche economiche e i bisogni reali dei cittadini e delle imprese, promuovendo l’attuazione e l’utilizzo dei programmi europei nelle città e nelle regioni.

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Istruzione: Piano per la ripresa a settembre, ancora troppe ombre

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Anief ha predisposto un documento di risposta, punto per punto, al Piano per la ripresa delle attività didattiche a settembre presentato oggi ai sindacati dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. L’organizzazione autonoma pone il problema della riconfigurazione del gruppo classe, dell’articolazione modulare di gruppi di alunni, della frequenza scolastica in turni differenziati è inattuabile, del diverso frazionamento del tempo di insegnamento, dell’aggregazione delle discipline, dell’attività da svolgere per i PAI, della sorveglianza e vigilanza degli alunni. Grossi dubbi sono stati posti sulla volontà di utilizzare spazi al di fuori degli edifici scolastici, poiché gli spostamenti di docenti e studenti incrementano i rischi di assembramento. Come viene data poca considerazione alla disabilità e all’inclusione. Il Piano necessita, inoltre, di una collaborazione programmatica maggiore tra Enti locali, ISA, Servizi socio sanitari e famiglie.Manca uno scenario sulla valorizzazione del personale, che va contrattualizzata, così da farla rientrare nei doveri retribuiti e disciplinati anche in materia di sicurezza e vigilanza sanitaria. Si richieda maggiore attenzione anche alla formazione sulle metodologie innovative di insegnamento e di apprendimento, nonché alla formazione degli studenti impegnati in didattica laboratoriale. Vi sono perplessità sull’indicazione in capo alle istituzioni scolastiche per gli interventi sulla “edilizia leggera” per la “manutenzione straordinaria”. Come non è stato affrontato il problema delle classi numerose e come è possibile avere sdoppiamenti di classi. E su come l’eventuale turnazione potrebbe comportare enormi problemi a livello familiare. Nella scuola dell’infanzia non è chiaro quale operatore dovrebbe occuparsi della frequente igienizzazione dei materiali, giocattoli e altro. Va fatta chiarezza pure sui turni della mensa e sull’obbligo del PTCO. Come sono necessari interventi per la messa in sicurezza del servizio convittuale. Per gli istituti di primo e secondo grado, come per gli ITS, viene concesso troppo spazio all’autonomia. Le aule e i refettori individuati per le attività d’assemblea degli studenti devono prevedere gli stessi standard previsti per le attività d’aula. La didattica digitale deve necessariamente partire dalla formalizzazione contrattuale degli obblighi dei lavoratori. Dubbi giungono anche dalle manutenzioni.Marcello Pacifico (Anief): “Il confronto con la ministra Lucia Azzolina è servito a chiarire diversi aspetti. Vi sono delle parti da migliorare. Confidiamo nella volontà dell’amministrazione di venire incontro alle nostre osservazioni, realizzate da dirigenti sindacali che conoscono la scuola e vogliono il bene della scuola, ancora di più per una ripresa a settembre il più possibile proficua”.

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Bilancio UE 2021: un bilancio annuale con al centro la ripresa europea

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

La Commissione ha proposto oggi un bilancio UE di 166,7 miliardi di € per il 2021, cui si aggiungono 211 miliardi di € in sovvenzioni e fino a 133 miliardi di € in prestiti nel quadro di Next Generation EU, lo strumento temporaneo per la ripresa il cui obiettivo è mobilitare gli investimenti e far ripartire l’economia europea.
Insieme il bilancio annuale e Next Generation EU mobiliteranno nel 2021 massicci investimenti per far fronte alle ripercussioni economiche e sociali immediate della pandemia di Covid-19, avviare una ripresa sostenibile, proteggere l’occupazione e creare posti di lavoro. Il bilancio è inoltre pienamente in linea con l’impegno di investire nel futuro per realizzare un’Europa più verde, più digitale e resiliente.Questo bilancio, una volta adottato, sarà il primo del nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e il primo bilancio annuale proposto dalla Commissione della Presidente von der Leyen.Il Commissario europeo per il Bilancio Johannes Hahn ha dichiarato: “Di fronte a questa situazione senza precedenti la proposta della Commissione europea mobilita un sostegno mai visto prima. Il bilancio annuale 2021 aiuterà centinaia di migliaia di persone, imprese e regioni a superare la crisi e a uscirne più forti di prima. Perché questo accada, occorre un accordo sul bilancio a lungo termine e su Next Generation EU in grado di trasmettere un segnale di fiducia a tutta l’Europa.”Il progetto di bilancio 2021, integrato da Next Generation EU, indirizza i fondi là dove possono fare maggiormente la differenza, in linea con le esigenze di ripresa più importanti degli Stati membri dell’UE e dei nostri partner nel mondo.I finanziamenti contribuiranno alla ricostruzione e alla modernizzazione dell’Unione promuovendo la duplice transizione verde e digitale, creando posti di lavoro e rafforzando il ruolo dell’Europa nel mondo.Il bilancio riflette le priorità dell’Europa che garantiscono una ripresa sostenibile. La Commissione propone per questo di stanziare:
– 1,34 miliardi di € per il programma Europa digitale allo scopo di potenziare le ciberdifese dell’Unione e favorire la transizione digitale;
– 3 miliardi di € a favore del meccanismo per collegare l’Europa allo scopo di investire in un’infrastruttura di trasporto aggiornata ad elevata efficienza per facilitare le connessioni transfrontaliere;
– 575 milioni di € a favore del programma per il mercato unico, e ancora 36,2 milioni di € e 127 milioni di € rispettivamente per i programmi che promuovono la cooperazione nei settori della fiscalità e delle dogane;
– 2,89 miliardi di € per Erasmus+ allo scopo di investire nei giovani e 306 milioni di € per i settori culturali e creativi attraverso Europa creativa;
– 1,1 miliardi di € per il Fondo asilo e migrazione e 1 miliardo di € per il Fondo per la gestione integrata delle frontiere, allo scopo di rafforzare la cooperazione per la protezione delle frontiere esterne e la politica di migrazione e asilo;
– 55,2 miliardi di € per la politica agricola comune e 813 milioni di € per il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, a beneficio degli agricoltori e dei pescatori europei, ma anche per rafforzare la resilienza del settore agroalimentare e di quello della pesca e dotarli dei mezzi necessari per gestire la crisi;
– 228 milioni di € per il Fondo sicurezza interna e 1,05 milioni di € per il Fondo europeo per la difesa a sostegno dell’autonomia strategica e della sicurezza dell’Europa;
– 1,9 miliardi di € per l’assistenza preadesione, a sostegno dei nostri partner, anche nei Balcani occidentali.
Una gran parte dei fondi sarà inoltre destinata alle azioni prioritarie individuate in relazione a Next Generation EU, in particolare:
– 131,5 miliardi di € di prestiti e fino a 133 miliardi di € di sovvenzioni potranno essere forniti agli Stati membri nel quadro del dispositivo per la ripresa e la resilienza, che rientra in Next Generation EU;
– 17,3 miliardi di €, 5 dei quali nel quadro di Next Generation EU, andranno a Orizzonte Europa per rafforzare il sostegno europeo alle attività di ricerca e innovazione nei settori della salute e del clima;
– 10,13 miliardi di € saranno destinati a InvestEU per investimenti in infrastrutture sostenibili, innovazione e digitalizzazione. Una parte dei fondi andrà al dispositivo per gli investimenti strategici per sviluppare l’autonomia strategica delle catene di approvvigionamento essenziali a livello europeo;
– 8,28 miliardi di € andranno allo strumento di sostegno alla solvibilità, secondo la proposta per Next Generation EU, per affrontare i problemi di solvibilità delle imprese economicamente sostenibili di tutti i settori economici;
– 47,15 miliardi di € saranno destinati alla politica di coesione e saranno integrati da altri 42,45 miliardi di € nel quadro di REACT-EU, secondo la proposta per Next Generation EU. I fondi saranno impiegati per sussidi all’occupazione, regimi di riduzione dell’orario di lavoro e misure a favore dell’occupazione giovanile, e della liquidità e solvibilità delle PMI;
– 9,47 miliardi di €, 7,96 dei quali nel quadro di Next Generation EU, saranno assegnati al Fondo per una transizione giusta in modo che la transizione verso la neutralità climatica non lasci indietro nessuno;
– 619 milioni di € saranno destinati a rescEU, il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea, in modo che l’Unione sia in grado di rispondere a emergenze su vasta scala;
– 1,19 miliardi di €, 1,17 dei quali nel quadro di Next Generation EU, andranno al nuovo programma per la salute EU4Health per attrezzare l’Unione contro future minacce sanitarie;
– 15,36 miliardi di €, 3,29 dei quali nel quadro di Next Generation EU, saranno destinati ai nostri partner esterni attraverso lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI);
– 2,8 miliardi di €, 1,3 dei quali nel quadro di Next Generation EU, andranno agli aiuti umanitari, per far fronte al crescente fabbisogno umanitario nelle zone più vulnerabili del mondo.
Il progetto di bilancio per il 2021 si basa sulla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE presentata il 27 maggio 2020. Una volta che il Parlamento europeo e il Consiglio avranno trovato l’accordo sul QFP 2021-2027, compreso il piano per la ripresa, la Commissione adeguerà di conseguenza la sua proposta di bilancio per il 2021 con una lettera rettificativa. L’adozione rapida del progetto di bilancio è essenziale per consentire a centinaia di migliaia di imprenditori, ricercatori, agricoltori e comuni in tutta Europa di beneficiare dei fondi, in modo da investire in un futuro migliore per le prossime generazioni.

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“Real Estate e ripresa economica: il ruolo di Milano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

Milano. Da alcune settimane, l’Italia è entrata nella fase di ripartenza, con la ripresa delle attività costrette a un periodo forzato di interruzione causa lockdown. Anche il settore Real Estate deve affrontare una serie di problematiche e di sfide per rimettere in moto le dinamiche delle varie asset class, in particolare in una città come Milano che, prima dell’emergenza COVID-19, era al centro dell’interesse dei grandi player e investitori nazionali ed esteri.Per analizzare la situazione attuale del comparto e pianificare una possibile ripartenza dal punto di vista di operatori sia pubblici che privati, American Chamber of Commerce in Italy ha organizzato il webinar “Real Estate e ripresa economica: il ruolo di Milano”. All’evento virtuale hanno partecipato Roberto Tasca, Assessore al Bilancio e Demanio del Comune di Milano, con un intervento sulle prospettive di valorizzazione economico-sociale post COVID-19 del patrimonio immobiliare della città con un’attenzione al tema ambientale, Mario Abbadessa, Senior Managing Director e Country Head Hines Italy, che si è focalizzato sui progetti real estate nell’area milanese legati alla rigenerazione in chiave di sostenibilità, al living e alla logistica, Giovanna Della Posta, AD di Invimit SGR, che ha portato la sua esperienza relativa a investimenti immobiliari su beni pubblici a Milano ma anche in altre città italiane e Paola Ricciardi, Country Managing Director Duff & Phelps in Italia.In particolare, durante il suo contributo, Paola Ricciardi ha commentato: “In questo momento, dare una view complessiva sul mercato immobiliare non è semplice, in quanto ci sono poche evidenze oggettive sulle quali basare delle previsioni. Il lockdown ha indubbiamente congelato la situazione per tre mesi, anche se a Milano le transazioni nel primo semestre hanno registrato una lieve flessione rispetto al periodo dello scorso anno. Molte operazioni sono state sospese e non cancellate, ma semplicemente rimandate. Le prospettive macro-economiche indicano per il 2020 una contrazione del PIL italiano di circa il 10%, con un impatto che si rifletterà inevitabilmente sulla salute delle imprese e indirettamente sul valore degli immobili.

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In merito alla ripresa delle attività religiose nei luoghi di culto

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

La possibilità di riaprire moschee e sale di preghiera, pur nel più scrupoloso rispetto delle norme indicate dal protocollo redatto dal Ministero dell’Interno, giunge a sanare un vulnus doloroso che era stato deciso nel quadro delle misure di contenimento della pandemia in atto. L’Unione infatti partecipa assieme alle altre sigle religiose non cattoliche al tavolo indetto dal Dipartimento per le Libertà Civili del Ministero dell’Interno per la definizione della nuova fase due per le organizzazioni religiose.L’UCOII, in attesa di sapere dal Governo la data per la riapertura delle sale preghiere e delle moschee, tuttavia sottolinea la specificità della comunità musulmana che prevede le modalità di culto congregazionali e che sta vivendo la sensibile e particolare ritualità del mese di Ramadan. Inoltre, sarà necessario al più presto dare delle risposte chiare sulla celebrazione dell’importante festività di Eid Al Fitr prevista per il 24 maggio. Per questo ci auguriamo che oltre alla celerità che dovrà avere questo percorso indetto dal Governo ci possa essere già da subito anche una più ampia collaborazione da parte delle autorità locali con le nostre realtà di base nel concedere quegli spazi esterni e guidare le stesse comunità alla realizzazione della libertà di culto nella massima tutela possibile.
Un altro invito di responsabilità invece, l’Unione lo rivolge a tutte le comunità di musulmani in Italia, per conformarsi diligentemente alle norme evidenziate nei protocolli governativi o a valutare, nel caso non fosse possibile, di mantenere chiuso il proprio centro.
Si tratta ancora una volta di una fase transitoria che ci auguriamo possa concludersi quanto prima e cogliamo l’occasione per porgere a tutta la comunità dei musulmani d’Italia i nostri rinnovati auguri.
https://fidest.wordpress.com/2020/04/30/islam-siamo-entrati-nel-mese-di-ramadan/
https://fidest.wordpress.com/2020/05/07/guardare-lislam-senza-preconcetti/
https://fidest.wordpress.com/2020/05/07/islamismo-immerso-in-una-miscela-di-laicismo-e-religiosita/

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Ripensare ad un nuovo modello di politiche attive del lavoro per la ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

L’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 ha imposto interrogativi profondi sul futuro del mercato del lavoro italiano e in particolar modo su quello delle politiche attive del lavoro. Queste ultime, in particolare, sono senza dubbio centrali perché consentono di accompagnare al lavoro il disoccupato e di provvedere alla formazione dei lavoratori adattando e riqualificando le loro competenze in base alle esigenze del mercato del lavoro. Un ruolo importante e che necessita di essere rafforzato. Il tema è stato discusso ieri nel corso del convegno in videoconferenza “Coronavirus e politiche attive del lavoro”, organizzato dalla Fondazione Consulenti del Lavoro con il patrocinio del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, alla presenza del Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, Vincenzo Silvestri, del Direttore della Fondazione, Enrico Limardo, del Direttore Generale dell’Anpal, Paola Nicastro, del Direttore dell’ente regionale Veneto Lavoro, Tiziano Barone, e del prof. ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università di Pisa, Pasqualino Albi.

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“Riprendiamo in sicurezza”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

È una strategia condivisa di crescita e successo commerciale quella che lega Viessmann ai propri installatori qualificati. Installatori e centri assistenza, insieme ai Partner per l’Efficienza Energetica Viessmann – la rete di installatori termoidraulici ed elettrici qualificati presente su tutto il territorio nazionale – sono da anni i protagonisti di un progetto di formazione professionale e di qualifica delle competenze che consente a queste aziende artigiane, parte viva e importante del tessuto economico nazionale, di distinguersi e affermarsi sul mercato.Il supporto di Viessmann ai propri Partner e agli installatori clienti non manca neanche nel delicato periodo di emergenza da Coronavirus, con misure di sostegno e seminari online per investire ulteriormente nella formazione professionale. Ora, insieme alle aziende installatrici, Viessmann prepara la ripresa delle attività, il ritorno al lavoro che, come sappiamo, comporterà nuove abitudini e modalità, perché è proprio adottando le misure e i dispositivi per la sicurezza personale che ciascuno di noi potrà tornare serenamente al proprio lavoro.
E’ stato avviato un nuovo ciclo di corsi di formazione online dedicati a installatori e manutentori con l’obiettivo di dare le corrette indicazioni per poter effettuare interventi lavorativi in condizioni di massima sicurezza, per l’installatore e per il cliente. Il corso è stato realizzato in collaborazione con Studio Essepi, società di consulenza e formazione in materia di sicurezza sul lavoro.
Viessmann lancia inoltre un nuovo progetto per conoscere da vicino chi sono i migliori installatori d’Italia: professionisti del comfort, consulenti per la climatizzazione e l’efficienza energetica.

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Piano di ripresa UE: per la maggior parte dei deputati occorre più ambizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Bruxelles. I deputati hanno incontrato Mario Centeno, Presidente dell’Eurogruppo, pochi giorni dopo l’adozione delle proposte per mitigare la crisi COVID-19. Nel corso dell’audizione della commissione parlamentare per i problemi economici e monetari, numerosi deputati hanno chiesto di proporre misure più incisive, sostenendo che quelle attualmente sul tavolo sono per lo più prestiti che lascerebbero i paesi più colpiti dal Coronavirus fortemente indebitati e aumenterebbero le divergenze economiche nell’Eurozona.Il Presidente Centeno si è detto d’accordo sul fatto che si dovrebbe puntare ad una maggiore ambizione, ma ha sottolineato che anche il pragmatismo dovrebbe essere all’ordine del giorno. In particolare, ha raccomandato di non esplorare strumenti che richiederebbero una revisione dei trattati.
Proposte sul tavolo: un buon primo passo o un mancato avvio? I deputati della commissione parlamentare hanno espresso opinioni divergenti. Markus Ferber (PPE, DE) ha chiesto come mai alcuni paesi hanno dichiarato che non si sarebbero avvalsi degli strumenti di assistenza attualmente proposti, ma chiedessero comunque l’elaborazione di ulteriori strumenti. Jonás Fernández (S&D, ES) ha sottolineato che le proposte attualmente sul tavolo prevedono solo liquidità attraverso prestiti e che i paesi già indebitati non possono permettersi di farsi carico di ulteriori prestiti. Diversi deputati che hanno preso la parola hanno condiviso l’opinione di Fernández.
Alcuni deputati hanno presentato le idee del loro gruppo politico per trovare soluzioni più audaci per mitigare la crisi. Stéphanie Yon-Courtin (Renew Europe, FR) ha proposto di istituire dei RecoveryBonds e ha chiesto in che modo potrebbero essere concepiti per coinvolgere gli Stati membri più reticenti. José Gusmão (GUE/NGL, PT) ha affermato che la BCE dovrebbe avere maggior raggio d’azione, modificando le regole che lo limitano. Antonio Rinaldi (ID, IT) ha sostenuto che è impossibile superare una crisi così grande con una BCE così limitata, aggiungendo che tutte le altre banche centrali hanno molte più opzioni a loro disposizione.
Alcuni deputati hanno sottolineato il pericolo degli squilibri economici che si creeranno a seguito della pandemia e il rischio che gli sforzi di ripresa, se non ben coordinati a livello europeo, aumenteranno effettivamente tali squilibri. Sven Giegold (Verdi, DE) ha sottolineato che gli stati membri con maggiore spazio fiscale dovrebbero essere in grado di sostenere le loro imprese molto più di quelli con meno capacità, a maggior ragione se gli strumenti di sostegno dell’UE sono solo prestiti. Roberts Zīle (ECR, LV) ha avvertito che se i fondi di ripresa dell’UE dovessero richiedere un certo tempo per essere istituiti, i fondi di sostegno nazionali, disponibili per lo più rapidamente, aumenterebbero le disparità nel mercato unico.

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Istat dicembre 2019: parziale ripresa della fiducia dei consumatori

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

L’Istat rileva, a Dicembre, un clima di fiducia di consumatori e imprese più favorevole.Un dato che va letto, però, tenendo a mente le ultime rilevazioni di Novembre e ottobre, entrambe in calo. Assistiamo pertanto a una parziale ripresa dopo il crollo di Novembre. Tale indicatore, forse pervaso dall’ottimismo in vista delle norme previste per il prossimo anno, si scontra ancora un andamento del sistema economico ancora incerto, che per crescere su basi stabili e durature necessita di interventi mirati, strutturali, improntati alla crescita e allo sviluppo.È questo ciò che manca al Paese: un coraggioso e incisivo programma di rilancio del mercato del lavoro, degli investimenti per la crescita, la ricerca, l’innovazione. Seppure le famiglie guardino con ottimismo, al prossimo anno, e il dato odierno lo conferma, in vista delle misure introdotte (quali il taglio del cuneo fiscale e il bonus famiglia), questa fiducia deve essere alimentata da interventi in grado di rilanciare il Paese sul piano internazionale, specialmente in prospettiva delle sfide sempre più complesse che si pongono nei mercati globali.

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La ripresa si è fermata, ma le aziende italiane restano solide

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Indici di redditività in calo, fatturato in aumento in termini nominali (+4,1%, l‘anno prima era 4,4) ma nella sostanza fermo ai livelli del 2017, valore aggiunto cresciuto (+4,1%) a ritmi più ridotti dei costi del lavoro (+5,6%), con effetti negativi sulla produttività e sui margini, tempi e ritardi nei pagamenti di nuovo peggiorati, dopo una lunga fase di miglioramento: la ripresa delle PMI, che durava dal 2013, nel 2018 ha perso slancio e ha continuato a perderlo anche nella prima parte del 2019. Eppure, nonostante la congiuntura non più favorevole, le aziende italiane sono finanziariamente sempre più solide.A dirlo è il Rapporto Cerved PMI 2019, presentato oggi a Osservitalia in collaborazione con Borsa Italiana, che fotografa lo stato di salute economico-finanziaria delle piccole e medie imprese italiane dal punto di vista dei bilanci, della demografia, del credito e del debito commerciale, del rischio di default, grazie al vasto patrimonio di informazioni di Cerved integrato con i sistemi di rating, di score e dai modelli previsionali sviluppati dall’azienda. Il focus quest’anno è dedicato al nuovo Codice della crisi, a cui Cerved ha contribuito in qualità di partner scientifico del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nell’elaborazione degli indici della crisi.Le procedure di allerta previste dal nuovo Codice mirano a un’emersione anticipata delle crisi aziendali, con lo scopo di risanare società per cui la difficoltà è temporanea e rendere più rapida e meno costosa l’uscita dal mercato per quelle in cui è invece irreversibile. Il rispetto degli ‘obblighi organizzativi’ previsto dalle nuove norme richiederà alle imprese di dotarsi di sistemi di autovalutazione per monitorare il proprio rischio di default. Ciò comporterà investimenti non trascurabili in sistemi di risk management, formazione e per nominare gli organi di controllo, con maggiori costi per ogni PMI compresi tra 20 e 40 mila euro all’anno. I benefici per il sistema potrebbero comunque superare i costi e raggiungere i 10 miliardi di euro (contro 6 miliardi di spesa) se le PMI coglieranno quest’opportunità per migliorare la loro gestione economico-finanziaria.Secondo il precedente Rapporto, in Italia nel 2017 la ripresa economica si era consolidata, con un’accelerazione dei ricavi e della redditività delle imprese, in un contesto di grande solidità finanziaria. I dati del nuovo Report di Cerved, giunto alla sesta edizione, indicano invece come nel 2018 e nella prima parte del 2019 la crescita del fatturato e dei profitti si sia fermata, senza però incidere negativamente sui profili di rischio delle aziende, ulteriormente migliorati rispetto all’anno precedente.Anche nel prossimo triennio, secondo l’analisi, le PMI italiane continueranno a evidenziare profili solidi, pur crescendo poco in ragione di una congiuntura economica debole, al di sotto di un punto percentuale in termini reali: nel 2019, infatti, i fatturati segneranno una netta frenata e accelereranno leggermente nel successivo biennio, mentre la redditività lorda sarà sostanzialmente ferma per poi crescere a ritmi lenti. Gli indici di redditività subiranno un’ulteriore flessione: nel 2021, al termine del periodo di previsione, il ROE si attesterà al 10,4% (dall’11% del 2018). Ciononostante, il rafforzamento patrimoniale e il calo della rischiosità dovrebbero proseguire, anche se più lentamente rispetto al passato.

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Willis Towers Watson: nessun segno di ripresa sul mercato M&A globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Il mercato M&A globale ha registrato la sua seconda peggiore performance da quando, nel 2008, sono cominciate le rilevazioni del Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM) di Willis Towers Watson, in collaborazione con la Cass Business School.In base all’andamento dei titoli azionari, gli acquirenti non sono riusciti ad incrementare il valore delle operazioni per otto trimestri consecutivi, registrando una performance negativa sul Global Index[1] del 6,4% negli ultimi tre mesi e del 4,6% nell’ultimo anno, riguardo alle operazioni del valore di oltre 100 milioni di dollari.L’Asia-Pacifico è l’unica regione al mondo ad aver registrato una performance positiva nel terzo trimestre del 2019, con i suoi operatori che hanno superato dello 0,8% l’indice locale, concludendo una serie di dieci trimestri negativi consecutivi.Gli acquirenti europei hanno invece interrotto una serie di nove trimestri consecutivi di risultati positivi, per una performance al di sotto dell’indice regionale del 6,7%. Gli sforzi del continente sono stati inevitabilmente influenzati dal peggior risultato del terzo trimestre mai ottenuto dagli acquirenti britannici, un calo del 20% (sulla base di sole sette operazioni completate).Allo stesso tempo le società nordamericane hanno faticato a incrementare il valore delle loro operazioni per l’ottavo trimestre consecutivo, registrando la peggiore performance tra tutte le regioni, con un andamento negativo del 6,9%.Per il quarto anno consecutivo si prevede un calo del volume annuale di transazioni, anche se si è verificato un leggero aumento nel terzo trimestre del 2019 rispetto a quello precedente, a causa di un incremento delle operazioni in Nord America e Asia-Pacifico. Il 59% degli accordi conclusi dall’inizio dell’anno non sono riusciti ad incrementare il valore delle operazioni.”Mentre il volume delle transazioni continua la tendenza annuale al ribasso, le difficili condizioni e l’intensificarsi della concorrenza per un gruppo sempre più ristretto di destinatari aumentano ulteriormente la posta in gioco per i CEO, sotto la pressione di azionisti sempre più esigenti” ha commentato Andrea Scaffidi, Head of Retirement Willis Towers Watson Italia. “Nonostante le operazioni di successo facili siano poche e isolate, la nostra ricerca mostra che due operazioni su cinque riescono a superare la volatilità del mercato, le valutazioni in calo e le incertezze macroeconomiche e politiche per superare il benchmark”.

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Attivare fondi e progetti per la ripresa

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Non si può essere soddisfatti di riconoscere che l’economia italiana è fortemente peggiorata nei passati mesi, come ammette lo stesso Documento di economia e finanza appena presentato. Sarebbe, però, ancora più preoccupante se, di fronte a questa triste ed evidente realtà, il governo volesse continuare a “vivere sulle nuvole”, spargendo illusioni e promesse insostenibili. Palazzo Chigi ha messo nero su bianco che per il 2019 l’aumento del pil dovrebbe passare dall’1% allo 0,2% e che di conseguenza il deficit di bilancio dovrebbe crescere dal 2,04% al 2,4%. Sono stime ancora troppo benevoli che non tengono conto, purtroppo, degli effetti negativi a spirale che solitamente accompagnano la recessione economica. Di ciò siamo fortemente preoccupati, anche perché il confronto politico è soprattutto di natura ideologica ed elettorale e, a volte, anche di rivalsa. Riequilibrare il bilancio dello Stato richiede decisioni chiare e tempi medi poiché si basa sulla ripresa degli investimenti, della produzione, dell’innovazione e dell’occupazione nei settori dell’economia reale. Perciò, mantenere a tutti i costi le promesse fatte durante le campagne elettorali potrebbe sembrare positivo ma, in verità, non fa parte delle leggi che regolano il sano andamento e lo sviluppo dell’economia, sia nella teoria che nella prassi. Vale per tante iniziative, a cominciare dalla flat tax che ha fatto capolino nel Def. Per ora è una semplice enunciazione.Per serietà e credibilità, portare come esempio da seguire nel nostro paese il modello ungherese della flat tax, che sarebbe la ragione del buon andamento dell’economia di Budapest, è un errore.
Per chiarezza è opportuno ricordare, invece, che la recente ripresa economica dell’Ungheria si basa su tre condizioni convergenti: il contributo a fondo perduto di ben 3,5 miliardi di euro annui da parte dell’Unione europea, l’intensa partecipazione economica e industriale della Germania verso i paesi dell’Europa centrale e il basso costo della mano d’opera ungherese, con una qualifica tecnologica mediamente elevata, che ha attirato notevoli investimenti. Tutte condizioni che in Italia non ci sono.Ovviamente, il documento del Def non contempla aumenti nella tassazione: sarebbe una clamorosa ammissione di totale fallimento. Per i prossimi mesi, però, il governo dovrà dimostrare come “bilanciare” l’aumento delle uscite con le minori entrate. Naturalmente, per il bene degli italiani ci si augura che lo sappiano fare. Ma è indubbio che dal prossimo gennaio possa scattare l’aumento delle aliquote Iva. A nostro avviso la priorità dovrebbe essere la ripresa degli investimenti pubblici in infrastrutture per l’effettiva apertura dei cantieri, a partire dal Mezzogiorno dove la situazione economica e occupazionale è a dir poco disperata. Secondo varie stime, oltre ai fondi recuperabili dall’enorme evasione fiscale, ci sarebbero 140 miliardi di euro già stanziati nei bilanci degli anni passati per svariati progetti.
Attraverso un accordo già operativo con la Banca europea per gli investimenti essi potrebbero diventare subito spendibili. Il vero problema sono le lungaggini delle burocrazie statali, regionali e locali. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) si tratterebbe, tra l’altro, di 60 miliardi del Fondo investimenti e sviluppo infrastrutturale, di 27 miliardi del Fondo sviluppo e coesione, di 15 miliardi di Fondi strutturali europei, ecc. Se si riuscisse a spendere in tempi ragionevolmente brevi i soldi in questione, sarebbe una leva per la ripresa economica. Si ricordi che l’Istat sostiene che ogni euro pubblico investito nelle infrastrutture possa generare una crescita di investimenti diretti e indiretti di 3-4 volte. E’ il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), presso Palazzo Chigi, responsabile della gestione delle risorse sopra menzionate, che non ha svolto un’effettiva azione incisiva nei confronti degli enti e delle amministrazioni beneficiari dei progetti. Bisogna accelerare i processi decisionali, snellendo il codice degli appalti e affidando, contemporaneamente, alle autorità anti corruzione il compito di prevenire e colpire le infiltrazioni malavitose e le mazzette legate ai lavori pubblici. La situazione, nella sua complessità e urgenza, non può ancora essere lasciata alle lentezze burocratiche. Serve, invece, una chiara e netta assunzione di responsabilità da parte del governo e delle altre istituzioni. Il paese non può più aspettare. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Sostenere le grandi Città per la ripresa del Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Roma Mercoledì 17 aprile 2019 ore 16 – Ministero dell’Economia e delle Finanze A seguito del recente conferimento della delega agli enti locali, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, incontrerà i Comuni capoluogo di Città Metropolitana, Istituzioni che rappresentano il motore del PIL nazionale, sia per concentrazione di abitanti che per importanza del tessuto economico, produttivo, culturale e turistico.
Il Vice Ministro Castelli ritiene infatti che l’eterogeneità del nostro territorio debba essere valorizzata, anche attraverso l’individuazione di strumenti normativi validi, che si adattino alle diverse dimensioni demografiche ed organizzative di questi Enti.
In queste Città, dove il tessuto economico e sociale è vivace e produce ricchezza non possiamo avere Comuni spenti o rallentamenti dalle eredità del passato.
L’iniziativa è connessa alla riforma del Testo Unico degli Enti Locali, cui il Governo sta lavorando, ed alla volontà politica di attivare un Tavolo permanente di confronto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitane. All’incontro parteciperà anche il Sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni, Sen. Stefano Candiani.

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Castelli: “Segnali di ripresa concreti e reali”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Roma – “II dati sulla produzione industriale certificati dall’Istat (+0,8% su gennaio 2019 e +1,7% su dicembre 2018) nei giorni scorsi assumono maggiore rilevanza se rapportati con quello della produzione dell’area Euro, che invece vede una flessione del -0,2% nel mese di febbraio. Analogamente l’Ufficio Parlamentare di Bilanci, nella nota sulla congiuntura di aprile 2019, diramata oggi, prevede il PIL al +0,1% nel primo trimestre di quest’anno.
È evidente che si intravedono segnali di ripresa concreti e reali, e le misure contenute nella Legge di Bilancio devono ancora produrre compiutamente i loro effetti.
Il Paese sta rispondendo positivamente alle politiche che abbiamo messo in campo come Governo”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta i dati Eurostat sulla produzione industriale e la nota sulla congiuntura di UPB.

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Manutenzione stradale in ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

Nel 2018 i lavori stradali hanno fatto registrare una decisa inversione di tendenza rispetto agli ultimi 12 anni di continuo calo: la produzione di asfalto (conglomerato bituminoso), principale indicatore dello stato di manutenzione delle nostre strade, ha superato la soglia dei 26 milioni di tonnellate compiendo un balzo in avanti del 10,2% rispetto al 2017. Siamo ancora ben lontani dai valori del pre-crisi, quando, nel 2006, sulle nostre strade venivano impiegate 44 milioni di tonnellate che garantivano reti efficienti e in sicurezza, ma è un significativo passo in avanti verso quota 30 milioni, ritenuta oggi soglia minima per garantire strade in buono stato in tutta la Penisola. Resta il bollino rosso per le arterie comunali e provinciali.

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Case online: “Mercato in ripresa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

In Italia è aumentata la ricerca di case online, segno inequivocabile di una ripresa di vivacità del mercato immobiliare, sia residenziale che industriale. A registrarlo uno studio svolto sulle intenzioni di acquisto degli italiani in base alle ricerche effettuate in rete, realizzato da Homstate.it, piattaforma immobiliare per vendere e comprare casa online a tariffa fissa.Lo studio ha raccolto nel mese di ottobre attraverso alcune piattaforme specializzate nell’analisi del traffico, una serie di dati aggregati disponibili sui motori di ricerca, in collaborazione con il portale immobiliare Wikicasa.Lo studio ha analizzato l’andamento delle ricerche negli ultimi 12 mesi ed è emerso che la ricerca di case in vendita è aumentata del +23% e la keyword agenzia immobiliare del +22% rispetto al settembre 2017. Un dato che registra la maggiore propensione degli italiani all’acquisto di immobili e che fa prevedere una nuova ripartenza del mercato.Chiaro anche l’aumento di interesse per l’acquisto di capannoni industriali con un aumento del 123% di ricerche nel mese di settembre rispetto allo stesso periodo del 2017.In particolare le regioni più attive su questo genere di mercato sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana.
La Lombardia e il Veneto attraverso le ricerche correlate all’investimento in capannoni industriali si confermano anche nell’immobiliare le locomotive dell’economia italiana.
Secondo lo stesso studio di Homstate (disponibile in Pdf al link https://www.homstate.it/media/ricerche-immobiliari-2018.pdf), le ricerche più frequenti dei potenziali compratori alla ricerca dell’abitazione dei loro sogni sono case in vendita, case in affitto, appartamenti in affitto, agenzia immobiliare e appartamenti in vendita per un totale mensile medio di oltre 280.000 ricerche.Queste keyword raccolgono tutte le ricerche a ‘corrispondenza esatta’ ad esclusione di quelle a ‘coda lunga’. Si intende con ‘corrispondenza esatta’ le ricerche come ‘case in vendita’ senza ulteriori indicazioni mentre il termine ‘coda lunga’ viene usato per ricerche con termini aggiunti come per esempio ‘case in vendita milano’ oppure ‘case in vendita economiche Milano’.Il termine ‘case in vendita’ ad esempio è il più ricercato dagli italiani con oltre 4.500 ricerche al giorno, seguito a debita distanza da case in affitto con poco più di 3.000 ricerche al giorno.
In terza posizione troviamo il termine ‘agenzia immobiliare’ quasi allineato con il termine appartamenti in affitto. In quinta posizione la ricerca appartamenti in vendita.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Libri: il mercato nel 2017 segna la ripresa: +5,8%

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

libriIl 2017 segna l’anno della ripresa per il mercato del libro. E si chiude con un risultato importante per il settore nel suo complesso (libri di carta, ebook e audiolibri e stima di Amazon): +5,8% sull’anno precedente, pari a 1,485miliardi di euro nei canali trade (librerie, librerie on line e grande distribuzione organizzata). È questo il principale dato dell’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2017, che sarà presentata dal presidente di AIE Ricardo Franco Levi domani, 26 gennaio, nella giornata conclusiva del XXXV Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri in programma a Venezia. Il risultato, per la prima volta dopo 7 anni, è positivo anche a copie, pari a 88,6milioni (al netto di quelle vendute da Amazon), +1,2% sull’anno precedente.Cresce anche il mercato e-book e audiolibri, che ha ottenuto quota 64milioni di euro nel 2017 (+3,2% sul 2016).
Dove si comperano i libri? In libreria prima di tutto, ma avanza in modo importante l’e-commerce, in difficoltà il supermercato – Le librerie fisiche, indipendenti o di catena, restano il canale principale per l’acquisto di libri di varia nuovi, tanto da intercettare quasi tre quarti degli acquisti (il 69,6% per la precisione). Diminuiscono gli acquisti in librerie indipendenti (che pesano il 25,2%) e di catena (44,4%) a vantaggio dell’e-commerce, che nel 2017 ha fatto un vero e proprio balzo in avanti (oggi pesa il 21,3% dei libri venduti, era il 16,5% nel 2016). Proseguono le difficoltà per la grande distribuzione organizzata, che oggi pesa per il 9,1% del totale (solo lo scorso anno era il 10,7%).
Nel 2017 gli editori hanno pubblicato 66.757 titoli: la Narrativa (italiana e straniera) oggi conta 19.860 titoli, nel 1980 si fermava a 1.087 titoli. I libri per bambini, oggi stimati in 9.923 (erano 6.457 lo scorso anno), costituiscono un numero più che decuplicato rispetto a 17 anni fa.
L’Istat, nella sua indagine quinquennale, inserendo nelle sue indagini la lettura di narrativa di genere, guide e manuali (per la casa, collaterali, etc ), evidenziava come i lettori fossero il 59,4% della popolazione italiana. Ben di più di quel 40,5% che la stessa Istat ha stimato nella sua ultima analisi annuale, che esclude una quota importante di libri dal perimetro considerato. Questo dato del 59,4% trova conferma nell’Osservatorio AIE sui comportamenti di lettura (sui 15 – 75enni) che registra oggi come i lettori negli ultimi 12 mesi (anche solo in parte) di romanzi, saggi, gialli, fantasy, manuali e guide abbiano raggiunto quota 62%. I comportamenti di lettura si fanno infatti oggi sempre più articolati: legge libri di carta il 62% degli italiani, ma legge anche ebook il 27% e legge audiolibri l’11%. Considerate tutte queste modalità, legge il 65% popolazione italiana con più di 15 anni.

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Scenario globale in ripresa: in calo i rischi di mancato pagamento per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

reti impresaDei 198 Paesi analizzati, 32 migliorano e 156 restano stabili nella loro categoria di rischio SACE (questi insieme rappresentano il 91% dell’export italiano). Sono 10 i Paesi che peggiorano la propria categoria di rischio. Gli esportatori italiani si troveranno ad operare nel 2018 in un contesto in miglioramento, con una crescita diffusa ma ancora fragile. Fondamentale mitigare i rischi, diversificando le destinazioni dell’export e proteggendo il business con SACE SIMEST SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, pubblica la nuova edizione della Mappa dei Rischi e presenta lo scenario atteso in cui si muoveranno le imprese italiane nel Focus On “Mappa dei Rischi 2018: Adelante con juicio”.
Il quadro delineato dal nuovo studio è quello di un miglioramento complessivo dei livelli di rischiosità determinato da una crescita globale in ripresa, con effetti positivi sull’andamento degli scambi internazionali e sull’economia italiana, in particolare sull’export che nel 2017 ha segnato un balzo inaspettato. Permangono, tuttavia, alcuni elementi di instabilità: elevati livelli di indebitamento e incertezza sulla ripresa del ciclo delle commodity pesano soprattutto sugli emergenti, mentre instabilità e fenomeni di violenza politica si diffondono in aree nuove del globo. Le imprese italiane si troveranno quindi a operare in un contesto in miglioramento, che resta tuttavia fragile e in cui si dovranno muovere con cautela, diversificando le geografie e dotandosi di strumenti di mitigazione del rischio.“Il 2017 è stato un anno positivo per l’economia globale che ha spinto anche la ripresa del commercio internazionale – spiega Beniamino Quintieri, Presidente di SACE -. Prevediamo un 2018 ancora in crescita, ma non privo di rischi. Sarà importante tenere sotto stretto monitoraggio variabili esogene come l’evoluzione delle relazioni degli Stati Uniti con Russia, Medio Oriente e Corea del Nord, le scelte del governo cinese e gli esiti di alcune importanti tornate elettorali che potrebbero destabilizzare equilibri regionali in America Latina o in Africa. Export e internazionalizzazione continueranno a svolgere un ruolo chiave per la nostra economia, ma l’esperienza recente ci ha insegnato a non sottovalutare nessun indicatore. Diventa, quindi, sempre più importante per le imprese saper riconoscere e valutare i rischi, avere una buona diversificazione dei mercati di destinazione del loro export e ricorrere agli strumenti di copertura messi a disposizione dal Polo SACE SIMEST”.

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La ripresa non si riflette ancora sui prezzi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

elezioni in europaAnalisi di Ken Hsia, Portfolio manager dello European Equity Fund di Investec Asset Management. I rapporti societari pubblicati di recente continuano a indicare una ripresa degli utili delle società europee, trainata da un numero crescente di settori. Il consolidamento della situazione economica in Europa ha compensato gli effetti del rafforzamento dell’euro, un andamento in contrasto con l’indebolimento delle aspettative per il mercato statunitense.Il rendimento del capitale netto (ROE) storico in Europa è pari al 10%, un livello ancora più vicino ai valori minimi che a quelli massimi. Sarebbe auspicabile che gli utili delle società fossero ben superiori al costo del capitale proprio, concordato in genere intorno all’8%. In base ai dati storici, un ritorno del ROE al 14%, pari a un incremento degli utili del 40%, gioverebbe ai flussi di cassa che, se reinvestiti a tassi di rendimento discreti, incrementerebbero ulteriormente il ROE. Inoltre, gli stati patrimoniali si mantengono sui livelli più solidi dell’ultimo decennio, consentendo agli utili di potenziare le operazioni di fusione e acquisizione e il riacquisto di azioni.Il nostro screening 4Factor™ ha evidenziato una forte virata sostenuta verso i titoli finanziari e ci siamo dedicati con attenzione all’interpretazione dei segnali quantitativi. Ad esempio, la nostra analisi ci ha spinto verso i mercati immobiliari, ancora piuttosto depressi sia in Spagna che in Irlanda. I mercati spagnolo e irlandese, dopo uno dei maggiori boom dell’ultimo ciclo economico, hanno segnato una ripresa molto debole e protratta in quanto le scorte in eccesso sono escluse dal sistema. L’indice delle abitazioni di nuova costruzione è infatti ancora piuttosto depresso se raffrontato ai livelli normalizzati dei cicli precedenti – l’inflazione dei prezzi delle case pari al 5-10% indica un’effettiva richiesta di abitazioni di nuova costruzione.
Nell’ultimo anno, i mercati azionari hanno reperito nuovi capitali destinati a incrementare il patrimonio immobiliare dei costruttori irlandesi e spagnoli. Il nuovo capitale consente alle banche di mettere in ordine i libri dei crediti in sofferenza, nonché di incrementare i volumi complessivi di transazioni. Riteniamo che questa ripresa si esprima al meglio attraverso le banche, dal momento che le valutazioni non riflettono un ritorno a valori discreti di ROE, e vista la normalizzazione prevista dei tassi di interesse. Inoltre, il consolidamento dei settori bancari rende prevedibile una determinazione razionale dei prezzi in qualsiasi ripresa.
KenHsiaRavvisiamo, inoltre, opportunità in altri settori con valori ROE depressi ma che mostrano segnali di ripresa, come il settore delle risorse e dei servizi di pubblica utilità. I fattori macroeconomici sono trainanti per la ripresa, pertanto in questi settori è ragionevole aspettarsi un certo livello di volatilità. Dal punto di vista del portafoglio, compensiamo questa volatilità continuando a ricercare opportunità in settori che mostrano una crescita strutturale, nei quali veniamo pagati per assumere rischi. Queste opportunità sono sempre più difficili da trovare, ma siamo comunque in grado di coglierle.Riteniamo che il rischio politico percepito stia continuando a diminuire nonostante le crisi improvvise a livello regionale, come il caso Catalogna. Fatta eccezione per il Regno Unito, vi è un forte desiderio di partecipare al mercato unico europeo e riteniamo che vi sia un basso rischio di frammentazione per l’Europa.
Il 21 dicembre si terranno le elezioni regionali in Catalogna, mentre in Italia le elezioni politiche saranno nel 2018. In quest’ultimo caso, si prevede la formazione di un nuovo governo di coalizione, con politiche poco incisive. Continuiamo a monitorare il rischio politico seguendo i rendimenti dei titoli di Stato e le tensioni sociali.
A livello di portafoglio, una relativa concentrazione ci permette di schivare i rischi che potremmo non
essere intenzionati ad assumere. Il 2017 ci ha insegnato qualcosa, ovvero che gli avvenimenti politici creano un mercato più inefficiente, che quest’anno ci ha regalato due casi di acquisizione nel mercato azionario nazionale del Regno Unito.Pertanto, pensiamo che gli investitori debbano considerare il rischio in prospettiva e concentrarsi sul fatto che in Europa esistono anche numerose società leader a livello internazionale che continueranno a beneficiare di chiari vantaggi competitivi e opportunità globali. (foto: elezioni in europa, KenHsia)

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