Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘ripresa’

Attivare fondi e progetti per la ripresa

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Non si può essere soddisfatti di riconoscere che l’economia italiana è fortemente peggiorata nei passati mesi, come ammette lo stesso Documento di economia e finanza appena presentato. Sarebbe, però, ancora più preoccupante se, di fronte a questa triste ed evidente realtà, il governo volesse continuare a “vivere sulle nuvole”, spargendo illusioni e promesse insostenibili. Palazzo Chigi ha messo nero su bianco che per il 2019 l’aumento del pil dovrebbe passare dall’1% allo 0,2% e che di conseguenza il deficit di bilancio dovrebbe crescere dal 2,04% al 2,4%. Sono stime ancora troppo benevoli che non tengono conto, purtroppo, degli effetti negativi a spirale che solitamente accompagnano la recessione economica. Di ciò siamo fortemente preoccupati, anche perché il confronto politico è soprattutto di natura ideologica ed elettorale e, a volte, anche di rivalsa. Riequilibrare il bilancio dello Stato richiede decisioni chiare e tempi medi poiché si basa sulla ripresa degli investimenti, della produzione, dell’innovazione e dell’occupazione nei settori dell’economia reale. Perciò, mantenere a tutti i costi le promesse fatte durante le campagne elettorali potrebbe sembrare positivo ma, in verità, non fa parte delle leggi che regolano il sano andamento e lo sviluppo dell’economia, sia nella teoria che nella prassi. Vale per tante iniziative, a cominciare dalla flat tax che ha fatto capolino nel Def. Per ora è una semplice enunciazione.Per serietà e credibilità, portare come esempio da seguire nel nostro paese il modello ungherese della flat tax, che sarebbe la ragione del buon andamento dell’economia di Budapest, è un errore.
Per chiarezza è opportuno ricordare, invece, che la recente ripresa economica dell’Ungheria si basa su tre condizioni convergenti: il contributo a fondo perduto di ben 3,5 miliardi di euro annui da parte dell’Unione europea, l’intensa partecipazione economica e industriale della Germania verso i paesi dell’Europa centrale e il basso costo della mano d’opera ungherese, con una qualifica tecnologica mediamente elevata, che ha attirato notevoli investimenti. Tutte condizioni che in Italia non ci sono.Ovviamente, il documento del Def non contempla aumenti nella tassazione: sarebbe una clamorosa ammissione di totale fallimento. Per i prossimi mesi, però, il governo dovrà dimostrare come “bilanciare” l’aumento delle uscite con le minori entrate. Naturalmente, per il bene degli italiani ci si augura che lo sappiano fare. Ma è indubbio che dal prossimo gennaio possa scattare l’aumento delle aliquote Iva. A nostro avviso la priorità dovrebbe essere la ripresa degli investimenti pubblici in infrastrutture per l’effettiva apertura dei cantieri, a partire dal Mezzogiorno dove la situazione economica e occupazionale è a dir poco disperata. Secondo varie stime, oltre ai fondi recuperabili dall’enorme evasione fiscale, ci sarebbero 140 miliardi di euro già stanziati nei bilanci degli anni passati per svariati progetti.
Attraverso un accordo già operativo con la Banca europea per gli investimenti essi potrebbero diventare subito spendibili. Il vero problema sono le lungaggini delle burocrazie statali, regionali e locali. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) si tratterebbe, tra l’altro, di 60 miliardi del Fondo investimenti e sviluppo infrastrutturale, di 27 miliardi del Fondo sviluppo e coesione, di 15 miliardi di Fondi strutturali europei, ecc. Se si riuscisse a spendere in tempi ragionevolmente brevi i soldi in questione, sarebbe una leva per la ripresa economica. Si ricordi che l’Istat sostiene che ogni euro pubblico investito nelle infrastrutture possa generare una crescita di investimenti diretti e indiretti di 3-4 volte. E’ il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), presso Palazzo Chigi, responsabile della gestione delle risorse sopra menzionate, che non ha svolto un’effettiva azione incisiva nei confronti degli enti e delle amministrazioni beneficiari dei progetti. Bisogna accelerare i processi decisionali, snellendo il codice degli appalti e affidando, contemporaneamente, alle autorità anti corruzione il compito di prevenire e colpire le infiltrazioni malavitose e le mazzette legate ai lavori pubblici. La situazione, nella sua complessità e urgenza, non può ancora essere lasciata alle lentezze burocratiche. Serve, invece, una chiara e netta assunzione di responsabilità da parte del governo e delle altre istituzioni. Il paese non può più aspettare. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Sostenere le grandi Città per la ripresa del Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Roma Mercoledì 17 aprile 2019 ore 16 – Ministero dell’Economia e delle Finanze A seguito del recente conferimento della delega agli enti locali, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, incontrerà i Comuni capoluogo di Città Metropolitana, Istituzioni che rappresentano il motore del PIL nazionale, sia per concentrazione di abitanti che per importanza del tessuto economico, produttivo, culturale e turistico.
Il Vice Ministro Castelli ritiene infatti che l’eterogeneità del nostro territorio debba essere valorizzata, anche attraverso l’individuazione di strumenti normativi validi, che si adattino alle diverse dimensioni demografiche ed organizzative di questi Enti.
In queste Città, dove il tessuto economico e sociale è vivace e produce ricchezza non possiamo avere Comuni spenti o rallentamenti dalle eredità del passato.
L’iniziativa è connessa alla riforma del Testo Unico degli Enti Locali, cui il Governo sta lavorando, ed alla volontà politica di attivare un Tavolo permanente di confronto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitane. All’incontro parteciperà anche il Sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni, Sen. Stefano Candiani.

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Castelli: “Segnali di ripresa concreti e reali”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Roma – “II dati sulla produzione industriale certificati dall’Istat (+0,8% su gennaio 2019 e +1,7% su dicembre 2018) nei giorni scorsi assumono maggiore rilevanza se rapportati con quello della produzione dell’area Euro, che invece vede una flessione del -0,2% nel mese di febbraio. Analogamente l’Ufficio Parlamentare di Bilanci, nella nota sulla congiuntura di aprile 2019, diramata oggi, prevede il PIL al +0,1% nel primo trimestre di quest’anno.
È evidente che si intravedono segnali di ripresa concreti e reali, e le misure contenute nella Legge di Bilancio devono ancora produrre compiutamente i loro effetti.
Il Paese sta rispondendo positivamente alle politiche che abbiamo messo in campo come Governo”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta i dati Eurostat sulla produzione industriale e la nota sulla congiuntura di UPB.

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Manutenzione stradale in ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

Nel 2018 i lavori stradali hanno fatto registrare una decisa inversione di tendenza rispetto agli ultimi 12 anni di continuo calo: la produzione di asfalto (conglomerato bituminoso), principale indicatore dello stato di manutenzione delle nostre strade, ha superato la soglia dei 26 milioni di tonnellate compiendo un balzo in avanti del 10,2% rispetto al 2017. Siamo ancora ben lontani dai valori del pre-crisi, quando, nel 2006, sulle nostre strade venivano impiegate 44 milioni di tonnellate che garantivano reti efficienti e in sicurezza, ma è un significativo passo in avanti verso quota 30 milioni, ritenuta oggi soglia minima per garantire strade in buono stato in tutta la Penisola. Resta il bollino rosso per le arterie comunali e provinciali.

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Case online: “Mercato in ripresa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

In Italia è aumentata la ricerca di case online, segno inequivocabile di una ripresa di vivacità del mercato immobiliare, sia residenziale che industriale. A registrarlo uno studio svolto sulle intenzioni di acquisto degli italiani in base alle ricerche effettuate in rete, realizzato da Homstate.it, piattaforma immobiliare per vendere e comprare casa online a tariffa fissa.Lo studio ha raccolto nel mese di ottobre attraverso alcune piattaforme specializzate nell’analisi del traffico, una serie di dati aggregati disponibili sui motori di ricerca, in collaborazione con il portale immobiliare Wikicasa.Lo studio ha analizzato l’andamento delle ricerche negli ultimi 12 mesi ed è emerso che la ricerca di case in vendita è aumentata del +23% e la keyword agenzia immobiliare del +22% rispetto al settembre 2017. Un dato che registra la maggiore propensione degli italiani all’acquisto di immobili e che fa prevedere una nuova ripartenza del mercato.Chiaro anche l’aumento di interesse per l’acquisto di capannoni industriali con un aumento del 123% di ricerche nel mese di settembre rispetto allo stesso periodo del 2017.In particolare le regioni più attive su questo genere di mercato sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana.
La Lombardia e il Veneto attraverso le ricerche correlate all’investimento in capannoni industriali si confermano anche nell’immobiliare le locomotive dell’economia italiana.
Secondo lo stesso studio di Homstate (disponibile in Pdf al link https://www.homstate.it/media/ricerche-immobiliari-2018.pdf), le ricerche più frequenti dei potenziali compratori alla ricerca dell’abitazione dei loro sogni sono case in vendita, case in affitto, appartamenti in affitto, agenzia immobiliare e appartamenti in vendita per un totale mensile medio di oltre 280.000 ricerche.Queste keyword raccolgono tutte le ricerche a ‘corrispondenza esatta’ ad esclusione di quelle a ‘coda lunga’. Si intende con ‘corrispondenza esatta’ le ricerche come ‘case in vendita’ senza ulteriori indicazioni mentre il termine ‘coda lunga’ viene usato per ricerche con termini aggiunti come per esempio ‘case in vendita milano’ oppure ‘case in vendita economiche Milano’.Il termine ‘case in vendita’ ad esempio è il più ricercato dagli italiani con oltre 4.500 ricerche al giorno, seguito a debita distanza da case in affitto con poco più di 3.000 ricerche al giorno.
In terza posizione troviamo il termine ‘agenzia immobiliare’ quasi allineato con il termine appartamenti in affitto. In quinta posizione la ricerca appartamenti in vendita.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Libri: il mercato nel 2017 segna la ripresa: +5,8%

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

libriIl 2017 segna l’anno della ripresa per il mercato del libro. E si chiude con un risultato importante per il settore nel suo complesso (libri di carta, ebook e audiolibri e stima di Amazon): +5,8% sull’anno precedente, pari a 1,485miliardi di euro nei canali trade (librerie, librerie on line e grande distribuzione organizzata). È questo il principale dato dell’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2017, che sarà presentata dal presidente di AIE Ricardo Franco Levi domani, 26 gennaio, nella giornata conclusiva del XXXV Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri in programma a Venezia. Il risultato, per la prima volta dopo 7 anni, è positivo anche a copie, pari a 88,6milioni (al netto di quelle vendute da Amazon), +1,2% sull’anno precedente.Cresce anche il mercato e-book e audiolibri, che ha ottenuto quota 64milioni di euro nel 2017 (+3,2% sul 2016).
Dove si comperano i libri? In libreria prima di tutto, ma avanza in modo importante l’e-commerce, in difficoltà il supermercato – Le librerie fisiche, indipendenti o di catena, restano il canale principale per l’acquisto di libri di varia nuovi, tanto da intercettare quasi tre quarti degli acquisti (il 69,6% per la precisione). Diminuiscono gli acquisti in librerie indipendenti (che pesano il 25,2%) e di catena (44,4%) a vantaggio dell’e-commerce, che nel 2017 ha fatto un vero e proprio balzo in avanti (oggi pesa il 21,3% dei libri venduti, era il 16,5% nel 2016). Proseguono le difficoltà per la grande distribuzione organizzata, che oggi pesa per il 9,1% del totale (solo lo scorso anno era il 10,7%).
Nel 2017 gli editori hanno pubblicato 66.757 titoli: la Narrativa (italiana e straniera) oggi conta 19.860 titoli, nel 1980 si fermava a 1.087 titoli. I libri per bambini, oggi stimati in 9.923 (erano 6.457 lo scorso anno), costituiscono un numero più che decuplicato rispetto a 17 anni fa.
L’Istat, nella sua indagine quinquennale, inserendo nelle sue indagini la lettura di narrativa di genere, guide e manuali (per la casa, collaterali, etc ), evidenziava come i lettori fossero il 59,4% della popolazione italiana. Ben di più di quel 40,5% che la stessa Istat ha stimato nella sua ultima analisi annuale, che esclude una quota importante di libri dal perimetro considerato. Questo dato del 59,4% trova conferma nell’Osservatorio AIE sui comportamenti di lettura (sui 15 – 75enni) che registra oggi come i lettori negli ultimi 12 mesi (anche solo in parte) di romanzi, saggi, gialli, fantasy, manuali e guide abbiano raggiunto quota 62%. I comportamenti di lettura si fanno infatti oggi sempre più articolati: legge libri di carta il 62% degli italiani, ma legge anche ebook il 27% e legge audiolibri l’11%. Considerate tutte queste modalità, legge il 65% popolazione italiana con più di 15 anni.

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Scenario globale in ripresa: in calo i rischi di mancato pagamento per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

reti impresaDei 198 Paesi analizzati, 32 migliorano e 156 restano stabili nella loro categoria di rischio SACE (questi insieme rappresentano il 91% dell’export italiano). Sono 10 i Paesi che peggiorano la propria categoria di rischio. Gli esportatori italiani si troveranno ad operare nel 2018 in un contesto in miglioramento, con una crescita diffusa ma ancora fragile. Fondamentale mitigare i rischi, diversificando le destinazioni dell’export e proteggendo il business con SACE SIMEST SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, pubblica la nuova edizione della Mappa dei Rischi e presenta lo scenario atteso in cui si muoveranno le imprese italiane nel Focus On “Mappa dei Rischi 2018: Adelante con juicio”.
Il quadro delineato dal nuovo studio è quello di un miglioramento complessivo dei livelli di rischiosità determinato da una crescita globale in ripresa, con effetti positivi sull’andamento degli scambi internazionali e sull’economia italiana, in particolare sull’export che nel 2017 ha segnato un balzo inaspettato. Permangono, tuttavia, alcuni elementi di instabilità: elevati livelli di indebitamento e incertezza sulla ripresa del ciclo delle commodity pesano soprattutto sugli emergenti, mentre instabilità e fenomeni di violenza politica si diffondono in aree nuove del globo. Le imprese italiane si troveranno quindi a operare in un contesto in miglioramento, che resta tuttavia fragile e in cui si dovranno muovere con cautela, diversificando le geografie e dotandosi di strumenti di mitigazione del rischio.“Il 2017 è stato un anno positivo per l’economia globale che ha spinto anche la ripresa del commercio internazionale – spiega Beniamino Quintieri, Presidente di SACE -. Prevediamo un 2018 ancora in crescita, ma non privo di rischi. Sarà importante tenere sotto stretto monitoraggio variabili esogene come l’evoluzione delle relazioni degli Stati Uniti con Russia, Medio Oriente e Corea del Nord, le scelte del governo cinese e gli esiti di alcune importanti tornate elettorali che potrebbero destabilizzare equilibri regionali in America Latina o in Africa. Export e internazionalizzazione continueranno a svolgere un ruolo chiave per la nostra economia, ma l’esperienza recente ci ha insegnato a non sottovalutare nessun indicatore. Diventa, quindi, sempre più importante per le imprese saper riconoscere e valutare i rischi, avere una buona diversificazione dei mercati di destinazione del loro export e ricorrere agli strumenti di copertura messi a disposizione dal Polo SACE SIMEST”.

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La ripresa non si riflette ancora sui prezzi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

elezioni in europaAnalisi di Ken Hsia, Portfolio manager dello European Equity Fund di Investec Asset Management. I rapporti societari pubblicati di recente continuano a indicare una ripresa degli utili delle società europee, trainata da un numero crescente di settori. Il consolidamento della situazione economica in Europa ha compensato gli effetti del rafforzamento dell’euro, un andamento in contrasto con l’indebolimento delle aspettative per il mercato statunitense.Il rendimento del capitale netto (ROE) storico in Europa è pari al 10%, un livello ancora più vicino ai valori minimi che a quelli massimi. Sarebbe auspicabile che gli utili delle società fossero ben superiori al costo del capitale proprio, concordato in genere intorno all’8%. In base ai dati storici, un ritorno del ROE al 14%, pari a un incremento degli utili del 40%, gioverebbe ai flussi di cassa che, se reinvestiti a tassi di rendimento discreti, incrementerebbero ulteriormente il ROE. Inoltre, gli stati patrimoniali si mantengono sui livelli più solidi dell’ultimo decennio, consentendo agli utili di potenziare le operazioni di fusione e acquisizione e il riacquisto di azioni.Il nostro screening 4Factor™ ha evidenziato una forte virata sostenuta verso i titoli finanziari e ci siamo dedicati con attenzione all’interpretazione dei segnali quantitativi. Ad esempio, la nostra analisi ci ha spinto verso i mercati immobiliari, ancora piuttosto depressi sia in Spagna che in Irlanda. I mercati spagnolo e irlandese, dopo uno dei maggiori boom dell’ultimo ciclo economico, hanno segnato una ripresa molto debole e protratta in quanto le scorte in eccesso sono escluse dal sistema. L’indice delle abitazioni di nuova costruzione è infatti ancora piuttosto depresso se raffrontato ai livelli normalizzati dei cicli precedenti – l’inflazione dei prezzi delle case pari al 5-10% indica un’effettiva richiesta di abitazioni di nuova costruzione.
Nell’ultimo anno, i mercati azionari hanno reperito nuovi capitali destinati a incrementare il patrimonio immobiliare dei costruttori irlandesi e spagnoli. Il nuovo capitale consente alle banche di mettere in ordine i libri dei crediti in sofferenza, nonché di incrementare i volumi complessivi di transazioni. Riteniamo che questa ripresa si esprima al meglio attraverso le banche, dal momento che le valutazioni non riflettono un ritorno a valori discreti di ROE, e vista la normalizzazione prevista dei tassi di interesse. Inoltre, il consolidamento dei settori bancari rende prevedibile una determinazione razionale dei prezzi in qualsiasi ripresa.
KenHsiaRavvisiamo, inoltre, opportunità in altri settori con valori ROE depressi ma che mostrano segnali di ripresa, come il settore delle risorse e dei servizi di pubblica utilità. I fattori macroeconomici sono trainanti per la ripresa, pertanto in questi settori è ragionevole aspettarsi un certo livello di volatilità. Dal punto di vista del portafoglio, compensiamo questa volatilità continuando a ricercare opportunità in settori che mostrano una crescita strutturale, nei quali veniamo pagati per assumere rischi. Queste opportunità sono sempre più difficili da trovare, ma siamo comunque in grado di coglierle.Riteniamo che il rischio politico percepito stia continuando a diminuire nonostante le crisi improvvise a livello regionale, come il caso Catalogna. Fatta eccezione per il Regno Unito, vi è un forte desiderio di partecipare al mercato unico europeo e riteniamo che vi sia un basso rischio di frammentazione per l’Europa.
Il 21 dicembre si terranno le elezioni regionali in Catalogna, mentre in Italia le elezioni politiche saranno nel 2018. In quest’ultimo caso, si prevede la formazione di un nuovo governo di coalizione, con politiche poco incisive. Continuiamo a monitorare il rischio politico seguendo i rendimenti dei titoli di Stato e le tensioni sociali.
A livello di portafoglio, una relativa concentrazione ci permette di schivare i rischi che potremmo non
essere intenzionati ad assumere. Il 2017 ci ha insegnato qualcosa, ovvero che gli avvenimenti politici creano un mercato più inefficiente, che quest’anno ci ha regalato due casi di acquisizione nel mercato azionario nazionale del Regno Unito.Pertanto, pensiamo che gli investitori debbano considerare il rischio in prospettiva e concentrarsi sul fatto che in Europa esistono anche numerose società leader a livello internazionale che continueranno a beneficiare di chiari vantaggi competitivi e opportunità globali. (foto: elezioni in europa, KenHsia)

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Il mercato del libro di carta conferma la sua ripresa

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

libriNei primi dieci mesi dell’anno registra nei canali trade (librerie, online con l’esclusione di Amazon e grande distribuzione) una crescita del fatturato del +1,5%, passando a 913,6milioni di euro (+13,4milioni rispetto allo scorso anno), rispetto allo stesso periodo del 2016.
E’ atteso per il periodo di Natale anche il recupero sul dato delle copie di libri venduti, -1% nei primi dieci mesi del 2017. Sono questi i primi dati dell’indagine, realizzata da Nielsen per l’Associazione Italiana Editori (AIE), sul mercato del libro e sulla piccola e media editoria in Italia che sarà presentata nell’ambito dell’incontro, organizzato da AIE in collaborazione con Aldus e Nielsen, Essere piccolo in un mondo sempre più grande, in programma il 6 dicembre alle 15.30 nella Aldus Room a Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria, in programma fino al 12 dicembre al Roma Convention Center La Nuvola. Le cifre saranno anche la base del confronto tra Alessandro Gallenzi (Alma Books Ltd), Renata Gorgani (Il Castoro), Petra Kavčič (BeletrinaAcademic Press), Monica Manzotti (Nielsen) e Urpu Strellman (Helsinki Literary Agency), introdotti da Gregorio Pellegrino (Effatà, Consiglio Piccoli editori AIE) su come la piccola e media editoria indipendente si sta muovendo in altri mercati europei.
Cambiamento è parola chiave anche per le librerie, sia italiane che straniere, indipendenti e di catena. Nell’incontro Quando le librerie cambiano il volto in programma sempre il 6 dicembre alle 16.30 nell’Aldus Room si parlerà di come le librerie possono trovare delle forme innovative per avviare la loro attività, per stare sul mercato e anche per valorizzare la produzione dei piccoli e medi editori. Ne discuteranno Mariana Marenghi (Il Covo della ladra, Milano), Rosario Marotta (Libreria La Scugnizzeria, Scampia-Napoli), Giovanni Peresson (AIE) e Barbara Pieralice (Libreria Nuova Europa), introdotti da Lorenzo Armando (Lexis Compagnia editoriale in Torino, Consiglio Piccoli editori AIE).
E come dovranno cambiare le politiche distributive e la qualità del servizio per una piccola e media editoria? La ricerca comune – di editori, distributori, promotori, librerie – di una maggiore efficienza rappresenta l’inevitabile percorso da seguire. Il tema verrà affrontato in un incontro/workshop Dalle condizioni commerciali alla ricerca dell’efficienza distributiva in programma il 6 dicembre alle 17.30 al quale parteciperanno Angela Di Biaso (Messaggerie), Cristina Giussani (Libreria Mare di Carta) e Diego Guida (Presidente Piccoli editori AIE).

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Qual è la condizione per una forte ripresa della politica?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

SEDE DEL SOLE 24 ORE

Giorgio Lombardi ha scritto qualche tempo fa sulle pagine del quotidiano “Il Sole 24 Ore” che essa “E’ il richiamo ai valori della tradizione, della visione, del progresso possibile ed è soprattutto la capacità di riconoscersi del popolo nelle istituzioni, che rappresenta il modo essenziale per recuperare la rappresentatività e la legittimità della politica. Non più soltanto rapporti tra le istituzioni ma anche e direi soprattutto nella relazione permanente di identificazione tra cittadino e Stato. Far sentire propria al popolo la sua storia, le sue tradizioni, le sue città, le sue radici.” Non si tratta, ovviamente, di una mera richiesta di ricostruire la memoria storica del paese quanto della necessità di entrare nel cuore delle grandi sfide del presente, anzi ne è la condizione. E il vissuto di oggi presenta una continuità che si riverbera immancabilmente sul futuro. E’ il cordone ombelicale che da una esistenza passa all’altra, ne riassume il legame ma anche l’inevitabile separazione per dar vita a quella creatura che fa parte degli eventi del poi ma non può nel contempo sottrarsi al pensiero di un legame che gli è appartenuto e ne assunto la sua porzione di Dna. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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Renzi: Più deficit per la ripresa

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

draghiQuando la politica (chiamiamola così) si fa con gli annunci estemporanei e slogan, il rischio di combinare guai è altissimo. Ne è un esempio l’ultima uscita di Matteo Renzi in tema di deficit pubblico, anche se prospettata per il suo ritorno (?) a palazzo Chigi anziché per il presente. Dice il segretario del Pd, in un libro dal nome improprio (“Avanti”) ora uscito, che occorre tornare al patto di Maastricht, e quindi prospetta un quinquennio di deficit corrente a ridosso della soglia del 3% per poter consolidare il rilancio dell’economia italiana. E pazienza se questo significa il tradimento degli impegni europei assunti con il Fiscal compact, e la conseguente apertura di una procedura d’infrazione. Diciamo subito che la proposta – pur in assenza di un’analisi che avrebbe dovuto precederla e sostanziarla, e pur essendone chiare le finalità strumentali, politiche ed elettorali – è perfettamente legittima. Ma con altrettanta nettezza, diciamo che non solo è doppiamente sbagliata, ma anche assai pericolosa. Partiamo proprio dal rischio che essa contiene, figlio di una clamorosa contraddizione. Renzi, da Presidente del Consiglio, ha sbandierato ai quattro venti una ripresa che non c’era, e che per quel poco che si è manifestata, è stata interamente frutto della politica monetaria della Bce di Draghi e della congiuntura internazionale, tant’è che è stata, ed è, tutta basata sull’export. Da quando ha lasciato palazzo Chigi, ha smesso con quello stucchevole ritornello – solo per non fare un (presunto) favore a Gentiloni – e ora, proprio quando la ripresa comincia ad essere un pochino più robusta, ci viene a dire che occorre ben altro, lui che ha bollato come “benaltristi”, oltre che come “gufi”, tutti coloro – noi tra questi – che si permettevano di obiettare che la politica economica del suo governo, basata su bonus che si sperava si traducessero in consumi, non dava frutti e non era quella giusta. Ma questa contraddizione sarebbe nient’altro che fastidiosa se non fosse che è potenzialmente assai infida. Perché sottende l’idea che la “crisi italiana” dipenda da fattori esogeni, come appunto gli orientamenti europei, e non già dalle politiche (e dalle non scelte) nazionali, e che non sia preesistente e prescindente rispetto alla grandi crisi mondiale del 2008 e alla recessione che ne è seguita. Sarebbe dunque ora che la politica e l’intera classe dirigente, si impegnassero in un lavoro di analisi puntuale delle origini distintive del nostro declino – prima di tutto ammettendone una volta per tutte l’esistenza – per poi declinare un piano rifondativo del Paese su cui basare alleanze e contrapposizioni politiche, finalmente scevre da motivazioni strumentali, ideologiche o peggio personalistiche, come è stato dal 1994 in poi. Finora solo il piano Calenda per una nuova rifondazione del nostro capitalismo sulla base delle sfide della grandi rivoluzioni tecnologiche in atto, ha seguito questa logica. Ma quello è un tassello di un puzzle ben più complesso, di cui non se ne vede traccia.Detto questo, all’Italia serve o no fare maggior deficit? Certo che sì, i lettori più affezionati sanno che sono anni che lo sosteniamo. La nostra non è una crisi congiunturale, ma strutturale, e come tale non può essere affrontata senza una dose massiccia di investimenti pubblici. Tanto più nell’ottica sia della rifondazione capitalistica di cui abbiamo detto, sia per soddisfare l’imprescindibile modernizzazione infrastrutturale (materiale e immateriale) di un paese troppo vetusto per immaginare di riuscire a tenere il ritmo di crescita dei paesi competitor, europei e non. Dunque, viva la proposta di Renzi e pazienza per le sue contraddizioni? Manco per idea. Intanto perché non bastano certo quei 30 miliardi in cinque anni che Renzi immagina di avere a disposizione grazie alla sua “trasgressione”. Mettersi dalla parte del torto – perché noi italiani il Fiscal compact mica lo abbiamo contestato: è stato approvato e tradotto in vincolo costituzionale senza che Renzi e il su partito abbiano speso una parola di diniego – per una cifra del tutto insufficiente è come farsi dare l’ergastolo per aver rapinato una vecchietta sull’autobus. Un errore sesquipedale. Tanto vale continuare ad elemosinare la cosiddetta “flessibilità”, cioè un po’ di sconto sui tempi di rientro verso il deficit zero, come abbiamo fatto in questi anni. È poco dignitoso, lo abbiamo sempre denunciato, ma meno peggio che rompere con Bruxelles per poco di più.Il secondo motivo per cui la “via Renzi alla crescita” non va bene è proprio legato all’inopportunità di una rottura in Europa in questa fase storica. Prima di tutto perché saremo l’ultimo paese importante ad avere elezioni politiche e l’unico in cui il rischio che i movimenti populistici e sovranisti prendano il sopravvento è alto, forse maggiore del suo contrario. Dunque, ora più che mai abbiamo bisogno dell’Europa e di alleanze con i più forti. Stare fuori dal ricostituendo asse franco-tedesco o, peggio, rischiare il cartellino rosso muovendoci sulla base della presunzione che tanto “siamo troppo grandi per essere messi fuori”, sarebbe esiziale. Certo che le rigidità europee sono un vincolo, spesso stupido, ma per combatterle occorre avere idee alternative forti e credibilità politica, istituzionale ed economica. Qualità che non si possiedono se si è il paese della spesa pubblica assistenziale e delle intemerate alla Renzi contro l’Europa per puri fini elettorali (senza nemmeno il lucro). Altrove chi avesse portato il proprio paese ad uno scontro epico su riforme costituzionali presentate come rivoluzionarie e lo avesse perso, non avrebbe più voce. Da noi si costituisce – ancora una volta – come lo spartiacque della politica, l’alfa e l’omega delle sorti nazionali. E non esita ad usare il paese come scudo per predisporre una campagna elettorale che, stante le premesse, sarà all’insegna dello scontro con Bruxelles, indicata come nemico da battere. Ma c’è, infine, anche un terzo motivo per cui la proposta Renzi è da respingere: non dice come sarà utilizzato quel tesoretto che vorrebbe costituire dribblando gli obblighi europei. Perché un conto è se quelle risorse vengono utilizzate per insistere sullo schema già fallito “+soldi=+consumi=+pil” o genericamente per un abbattimento delle tasse – che per essere efficace richiede somme ben più grandi – a parità di tutte le altre condizioni, o se invece sono messe al servizio di un progetto di rinascita con forti investimenti (anche) pubblici.Ma un grande piano di stampo liberal-keynesiano – di cui qui abbiamo delineato da tempo i contorni – richiede deficit almeno al 5-6%, e quindi va ben oltre la provocazione bullesca del segretario del Pd. E per reggere una simile forzatura, non solo nei rapporti con la Ue ma anche in termini di tenuta del nostro sistema economico, specie sui mercati finanziari (leggi spread), essa non può non essere accompagnata da un rigorosissimo piano di rientro del debito che vada ben oltre il miglioramento virtuoso del rapporto debito-pil per via dell’incremento del prodotto. Occorre, cioè, un piano di abbattimento una tantum dello stock di debito, attraverso una valorizzazione finanziaria del patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare, sia dello Stato che degli enti locali. Insomma, qualcosa di ben più sofisticato delle provocazioni fatte per guadagnare la scena mediatica e alimentare la paranoia (mai sopita) di elezioni autunnali anticipate. (by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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La ripresa del L’eco d’Italia…La sfida di non mollare mai

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

l'eco d'italiaBuenos Aires.  Dopo cinque anni, il L’eco d’Italia ha potuto riprendere la sua attivitá insieme alla comunità italiana in Argentina. Questo sogno tanto atteso, puó darsi oggi grazie non solo all’impegno della famiglia Cario, ma anche grazie allo sforzo e unità di tutto un gruppo di persone che non hanno mai abbassato le braccia. É Adriano Cario, oggi ad occupare il ruolo di Direttore, posto storico del suo padre e fondatore del giornale, Gaetano, 50 anni fa.…. E un giorno torniamo. Sebbene sia difficile descrivere le sensazioni e i sentimenti che proviamo in questo momento in fondo non ce ne siamo mai andati. Tornare a stampare oggi il giornale, per noi, é molto piú che riprendere l’attivitá sociale e política all’interno della nostra collettivitá. Come non farlo? é naturale, siamo figli di italiani nati in una famiglia che ci ha fatto crescere in questo meraviglioso mondo delle associazioni, delle canzonette, i balli e costumi, la lingua italiana, persino il dialetto e di amare, da bambini, la nostra cucina. Piuttosto, é l’unico modo che troviamo possibile di essere fedeli al sogno di mio padre. Essere quí, per me é molto speciale. Non solo per l’incontenibile emozione che provo insieme ai miei per avere un’altra volta, dopo 5 lunghissimi anni, una copia de L’ECO D’ITALIA tra le mie dita. É anche guardare, Teresa, mia madre, che mi spinge piú di prima, malgrado l’etá abbia provocato le sue inevitabili conseguenze. Ora i miei figli, grandi e consapevoli, cominciano a capire un po’ meglio chi é stato suo nonno, Gaetano. Ed io, dopo un lungo tempo durante il quale faceva male entrare a questa redazione, per i ricordi, per guardare i giornali storici, per i momenti vissuti, per le foto, ecc. , sono un’altra volta quí, con piú forza che mai. Perció, malgrado la nostra pena, e i nostri sentimenti familiari, come gruppo di persone che ha messo il meglio di se stesso per stampare un giornale da 50 anni, sarebbe dare un passo indientro parlare di rancori. E nostro dovere non guardare al passato ma al presente e il futuro, cercando di combattere contro coloro che ci hanno messo in questa situazione ed hanno isolato all’associazionismo italiano in Argentina. Perché aldilá delle crisi economiche, le spese da pagare, la naturale diminuzione dei connazionali, le associazioni continuano ad avere una mancanza di comunicazione tra di loro, e soprattutto al di fuori, con scarsi legami con la societá argentina, in un mondo che é ogni giorno piú dipendente dalla comunicazione grazie alle nuove tecnologie. Il mondo non é rosa, e a volte la stampa occupa questo ruolo amaro e pessimista di rendere chiaro il buio, insomma, realista. Dunque, questo ritorno de L’eco d’ Italia, non significa che siamo quí per assicurare che tutto andrá meglio, che le istituzioni si riempiranno di connazionali e le loro famiglie come prima, che le nuove generazioni accompagneranno i piú esperienti e andranno avanti con gli obiettivi sociali. Semplicemente ci offriamo volentieri per cambiare una situazione che ci fa male e fa male a tutti gli italiani. Soltanto bisogna leggere i giornali di appena cinque anni fa per osservare l’involuzione che abbiamo provato come comunitá italiana. Vedevamo feste, commemorazioni e tante associazioni piú attive e presenti ogni settimana nelle pagine principali de L’ECO, con le foto delle cerimonie e manifestazioni, con le sale piene, cenoni mensili e celebrazioni tipiche, corsi di lingua italiana ecc. Tuttavia, mentre tutto questo processo si precipitava, i politici sono rimasti muti. E la vita sociale é una catena, i politici rimangono in silenzio perche non ci sono istituzioni che siano in grado di esigere nulla. Non possono, non sanno, oppure ormai non hanno piú voglia di chiedere nulla a chi che, per decenni hanno soltanto mostrato le spalle. Una cosa é conseguenza dell’altra, e perció, sará rafforzando il nostro associazionismo, il potere di ogni presidente d’istituzione, la forza di ogni federazione, e promuovendo il protagonismo dei COMITES come potremo, un giorno, obbligare un’azione concreta di chi gode la particolare comoditá dei seggi. Torniamo per aiutare, torniamo per essere al vostro fianco in questo dificile momento. Torniamo…… anche se non ce ne siamo mai andati.

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“Finché le banche saranno in sofferenza, non potrà esserci né crescita né semplice ripresa per l’economia italiana”

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

padovaPadova. Ad aprire i lavori del convegno, in Aula Magna a Palazzo del Bo a Padova è Gilberto Muraro, professore emerito di scienza delle finanze all’Università di Padova e presidente di Cassa di Risparmio del Veneto, e Antonio Cortellazzo, cofondatore, nel 1967, dell’associazione di dottori commercialisti e avvocati Cortellazzo&Soatto insieme a Renzo Soatto, noto commercialista padovano alla cui memoria era dedicata l’iniziativa nel trentennale della sua prematura scomparsa.
Restano fondamentali la nomina di una commissione d’inchiesta che chiarisca le responsabilità, di sistema e individuali, e l’identificazione precisa dei grandi debitori». Parole forti e chiare quelle dell’economista LUIGI ZINGALES, in un convegno che oggi a Padova, all’indomani dell’entrata in vigore del decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio, lo ha visto a confronto con il viceministro dell’Economia e delle Finanze ENRICO MORANDO. “La tutela del risparmio e le prospettive del sistema bancario in Italia” il tema chiave dell’appuntamento, promosso dallo studio Cortellazzo&Soatto di Padova in memoria di Renzo Soatto, con la partnership della Cassa di Risparmio del Veneto e il patrocinio del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali “Marco Fanno” dell’Università degli studi di Padova e dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Padova.
Un monito, quello dell’economista di Chicago, che prende forza anche guardando ai dati di ripresa del Pil in Usa, dove la crisi è nata, in Germania e in altri Paesi, risaliti ormai alle loro soglie antecedenti al 2007. Così per la Spagna, uscita da una crisi edilizia molto più pesante di quella italiana, grazie soprattutto alla sua richiesta di aiuto al Fondo europeo di stabilità finanziaria.
«Non c’è motivo né giustificazione per non fare un’indagine seria e indipendente e rendere nota la lista dei grandi insolventi – ha continuato Zingales –, altrimenti si continuerà ad essere esposti al rischio di ripetere i medesimi errori con cui ora ci troviamo a fare i conti: occorre per questo avere il coraggio e la volontà di capire per bene quali sono questi errori e chi li ha fatti, perché un sistema bancario sano e forte è fondamentale per sostenere l’economia. La crisi delle banche è una crisi ulteriore e sistemica, solo in parte causata da quella più strettamente economica».Da qui Zingales si è poi focalizzato sulla situazione veneta. «Con metodi semplicemente “artigianali” ho voluto indagare la situazione dei primi trenta grandi debitori insolventi della Banca Popolare di Vicenza – la famosa lista ricostruita da La7 – risalendo indietro nel tempo: ebbene, si tratta per lo più di imprese di media e grande dimensione già ampiamente in difficoltà prima dell’esplodere della crisi, e i cui insoluti si trascinano da prima del 2007. Imprese che rappresentano ben il 29% delle sofferenze a bilancio dell’istituto vicentino (fine 2015): perché allora è stata concessa loro l’estensione del credito? Perché non si è intervenuti prima che la situazione si aggravasse?».Gli ha risposto il viceministro all’Economia e alle Finanze Enrico Morando: «È vero, i problemi del sistema del credito italiano risultavano già tutti evidenti, problemi che hanno cause profonde e nascono da molto lontano. Ma rispetto alle responsabilità politiche – replica all’economista il senatore – resta in realtà ancora poco da chiarire, perciò non trovo utile insistervi ancora». «La politica ha pensato per moltissimo di poter continuare a nascondere la sporcizia sotto il tappeto, però i tempi sono cambiati. Negli ultimi tre anni abbiamo finalmente dato attuazione a tre interventi di riforma attesi da lungo tempo: dalla riforma delle banche popolari a quella del credito cooperativo, fino alle azioni verso gli istituti di credito per convincerli a dar vita al Fondo Atlante per il salvataggio delle banche venete. Rimangono tre problemi rilevanti non ancora ben risolti – ha continuato Morando –. Senz’altro l’eccesso di sofferenza è talmente alto da non consentire ancora che la politica monetaria ultraespansiva europea si trasmetta, arrivi alle imprese. Ci vuole ora un’iniziativa europea, e il Governo italiano sostiene convintamente, ad esempio, l’ipotesi avanzata dall’Eba (l’autorità bancaria europea) di una “bad bank europea” che acquisti una quota di sofferenze delle banche di tutta Europa per alleggerirle dal peso delle vecchie sofferenze e consentire loro di far fluire nuovamente il credito verso le imprese». Secondo problema, ha spiegato, «serve rafforzare l’Unione bancaria europea: i primi passi sono fatti, ma è indispensabile riportare anche il meccanismo di garanzia sui depositi alla dimensione europea».
Terzo aspetto, la prassi tutta italiana che ha visto le banche finanziarsi attraverso operazioni organizzate ciascuna con la propria clientela: «Il meccanismo – ha sottolineato il viceministro – ha determinato un gigantesco conflitto di interessi che va risolto con un’innovazione normativa. Se la Commissione d’inchiesta, che sta per essere istituita per decisione del Parlamento (e il Governo appoggia), renderà chiaro che qui, al di là dei comportamenti fraudolenti, c’è un problema fondamentale di sistema, allora si potrà intervenire modificando la regolazione e impedendo che le banche continuino a realizzare queste operazioni».Fabio Buttignon, docente di finanza d’impresa dell’Università patavina, ha voluto dal suo punto di vista evidenziare: «Non credo si possa parlare di “sistema bancario” perché ogni istituto ha le proprie caratteristiche, ma resta indubbio che ci sia un problema di fondo da affrontare e per cui trovare soluzione. Personalmente preferisco soluzioni che tendono a essere un po’ più “di mercato”, ma quella pubblica potrebbe essere la strada giusta, anche se conservo alcuni dubbi».

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Istat Pil: consumi fermi per famiglie in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2016

istatSecondo l’Istat, l’economia italiana continua a crescere con un ritmo moderato ed i consumi sono il principale motore per la ripresa.
“Secondo l’Istat i consumi sono il principale motore per la crescita. Questa ripartenza, però, riguarda solo quel 50% di famiglie che, anche durante la crisi, riusciva comunque ad arrivare a fine mese oppure quei pochi che hanno trovato lavoro, secondo gli ultimi dati Istat 215 mila nuovi occupati in un anno. Sono ancora fermi, invece, i consumi di quel 50% della popolazione in difficoltà” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ecco perché questa spinta, che come dice anche l’Ocse è il driver della crescita, va incoraggiata con politiche fiscali mirate a sostenere il reddito disponibile del ceto medio e dei meno abbienti, che hanno una maggiore propensione marginale al consumo. Solo così avremo una ripresa degna di nota e la spesa delle famiglie potrà aumentare oltre gli zero virgola” ha concluso Dona.

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Usa: vera ripresa o nuove bolle finanziarie?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2016

wall streetNegli Usa ritorna la paura di nuove bolle simili a quella legata ai mutui subprime che nel 2008 fu la causa principale dello scatenamento della crisi finanziaria globale. Molti mutui furono concessi senza tenere in considerazione la reale capacità di pagamento di molti sottoscrittori. In seguito i titoli suddetti furono utilizzati come base per altre operazioni ad alto rischio, i derivati finanziari. La montagna di titoli virtuali, così creata, crollò su se stessa quando la percentuale dei mancati pagamenti e dei fallimenti individuali divenne insostenibile. Ormai è storia nota. Situazioni simili però si stanno ricreando anche oggi in vari settori economici, tra cui quello delle vendite di automobili e quello delle carte di credito. Anche in questo caso gli Usa precedono, indicano la strada che, anche se pericolosa, l’Europa non esita a percorrere. Negli anni passati chi ha acquistato un’auto lo ha fatto a debito. Così negli Usa gli acquirenti sono diventati ‘parte’della tanto sbandierata ripresa economica americana. La domanda, si è detto, è ripartita: il cavallo è tornato a bere. Il totale dei prestiti per l’acquisto di automobili ha raggiunto il trilione (mille miliardi) di dollari. Le banche e altri mediatori finanziari anche in questo caso hanno ‘impachettato’ tali debiti in apposite obbligazioni che sono state vendute sul mercato. Sulle stesse si sono moltiplicati i vari strumenti finanziari anche per darne copertura assicurativa. Intanto i media statunitensi hanno cominciato ad evidenziare che un numero crescente di acquirenti non è in grado di pagare le rate. Alcuni istituti finanziari hanno registrato un ritardo di pagamento di oltre 30 giorni per almeno il 12% dei prestiti da loro concessi. Anzi, per il 2,6% degli stessi è già stata attivata la procedura di fallimento e di sequestro del veicolo. Ancora una volta sono le agenzie di rating a valutare la sostenibilità delle obbligazioni e degli asset-backed security (derivati) emessi dalle banche sulla base dei mutui accesi per l’acquisto di auto. Fitch Ratings riporta che i titoli ‘impacchettati’ nei passati 5 anni con un ritardo di pagamento di 60 giorni hanno raggiunto complessivamente il livello del 5,16%. Il più alto degli ultimi 20 anni. Alla luce dei dati succitati si può dire che le vendite record di auto non riflettono il vero andamento dell’economia americana. Tutto al più rappresentano il più facile accesso al credito per l’acquisto di automobili.
Altro settore delicato ci sembra quello delle carte di credito, il cui debito negli Usa sta raggiungendo il livello di 1 trilione di dollari. Nell’ultimo trimestre del 2015 vi è stata un’impennata che ha superato la crescita totale avvenuta nel triennio 2009-11. E’ il caso di sottolineare che nel solo ultimo trimestre dell’anno scorso l’incremento è stato di ben 52 miliardi.
Purtroppo il rischio di una bolla si profila anche per i crediti concessi agli studenti. Sono prestiti garantiti dallo Stato che devono essere ripagati durante la futura vita lavorativa da chi ne ha usufruito nel periodo universitario. Si stima che l’ammontare complessivo sia oggi ben oltre 1 trilione di dollari e che possa raggiungere i 3,3 trilioni entro il 2024.
Naturalmente il timore è dovuto al fatto che anche su questi prestiti le banche hanno emesso una serie di titoli abs il cui valore è strettamente legato al flusso di cassa dei rimborsi continui. Questa situazione si sta aggravando tanto che il tema è diventato oggetto della campagna presidenziale in corso. In verità la lista potrebbe essere più lunga perché vi sono tante altre ‘piccole’ bolle. Trattasi comunque di trilioni anche se non di centinaia di trilioni come per i derivati otc. Sono dati che cominciano ad essere oggetto di valutazione e di discussione da parte degli addetti. Considerati i riverberi che oggettivamente la finanza globalizzata può determinare nei singoli Paesi, sarebbe opportuno che le autorità di governo e di vigilanza nazionali ed internazionali vi prestassero adeguata attenzione. A partire dal nostro Paese, dove, come è noto, il problema dei crediti deteriorati e delle sofferenze per 200 miliardi di euro è di prima grandezza. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Usa: vera ripresa o nuove bolle finanziarie?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2016

wall streetNegli Usa ritorna la paura di nuove bolle simili a quella legata ai mutui subprime che nel 2008 fu la causa principale dello scatenamento della crisi finanziaria globale. Molti mutui furono concessi senza tenere in considerazione la reale capacità di pagamento di molti sottoscrittori. In seguito i titoli suddetti furono utilizzati come base per altre operazioni ad alto rischio, i derivati finanziari. La montagna di titoli virtuali, così creata, crollò su se stessa quando la percentuale dei mancati pagamenti e dei fallimenti individuali divenne insostenibile. Ormai è storia nota.
Situazioni simili però si stanno ricreando anche oggi in vari settori economici, tra cui quello delle vendite di automobili e quello delle carte di credito. Anche in questo caso gli Usa precedono, indicano la strada che, anche se pericolosa, l’Europa non esita a percorrere.Negli anni passati chi ha acquistato un’auto lo ha fatto a debito. Così negli Usa gli acquirenti sono diventati ‘parte’della tanto sbandierata ripresa economica americana. La domanda, si è detto, è ripartita: il cavallo è tornato a bere. Il totale dei prestiti per l’acquisto di automobili ha raggiunto il trilione (mille miliardi) di dollari. Le banche e altri mediatori finanziari anche in questo caso hanno ‘impachettato’ tali debiti in apposite obbligazioni che sono state vendute sul mercato. Sulle stesse si sono moltiplicati i vari strumenti finanziari anche per darne copertura assicurativa.
Intanto i media statunitensi hanno cominciato ad evidenziare che un numero crescente di acquirenti non è in grado di pagare le rate. Alcuni istituti finanziari hanno registrato un ritardo di pagamento di oltre 30 giorni per almeno il 12% dei prestiti da loro concessi. Anzi, per il 2,6% degli stessi è già stata attivata la procedura di fallimento e di sequestro del veicolo.
Ancora una volta sono le agenzie di rating a valutare la sostenibilità delle obbligazioni e degli asset-backed security (derivati) emessi dalle banche sulla base dei mutui accesi per l’acquisto di auto. Fitch Ratings riporta che i titoli ‘impacchettati’ nei passati 5 anni con un ritardo di pagamento di 60 giorni hanno raggiunto complessivamente il livello del 5,16%. Il più alto degli ultimi 20 anni.Alla luce dei dati succitati si può dire che le vendite record di auto non riflettono il vero andamento dell’economia americana. Tutto al più rappresentano il più facile accesso al credito per l’acquisto di automobili.
Altro settore delicato ci sembra quello delle carte di credito, il cui debito negli Usa sta raggiungendo il livello di 1 trilione di dollari. Nell’ultimo trimestre del 2015 vi è stata un’impennata che ha superato la crescita totale avvenuta nel triennio 2009-11. E’ il caso di sottolineare che nel solo ultimo trimestre dell’anno scorso l’incremento è stato di ben 52 miliardi.
Purtroppo il rischio di una bolla si profila anche per i crediti concessi agli studenti. Sono prestiti garantiti dallo Stato che devono essere ripagati durante la futura vita lavorativa da chi ne ha usufruito nel periodo universitario. Si stima che l’ammontare complessivo sia oggi ben oltre 1 trilione di dollari e che possa raggiungere i 3,3 trilioni entro il 2024.
Naturalmente il timore è dovuto al fatto che anche su questi prestiti le banche hanno emesso una serie di titoli abs il cui valore è strettamente legato al flusso di cassa dei rimborsi continui. Questa situazione si sta aggravando tanto che il tema è diventato oggetto della campagna presidenziale in corso. In verità la lista potrebbe essere più lunga perché vi sono tante altre ‘piccole’ bolle. Trattasi comunque di trilioni anche se non di centinaia di trilioni come per i derivati otc. Sono dati che cominciano ad essere oggetto di valutazione e di discussione da parte degli addetti. Considerati i riverberi che oggettivamente la finanza globalizzata può determinare nei singoli Paesi, sarebbe opportuno che le autorità di governo e di vigilanza nazionali ed internazionali vi prestassero adeguata attenzione. A partire dal nostro Paese, dove, come è noto, il problema dei crediti deteriorati e delle sofferenze per 200 miliardi di euro è di prima grandezza. (Mario Lettieri e Paolo Raimondi)

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Il Futuro dell’Europa: La strada verso la ripresa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2015

francoforteFrancoforte 17 novembre 2015. I nuovi sviluppi e tendenze in ambito ambientale, economico, sociale e politico hanno sfidato l’Europa a ripensare le proprie strategie per il futuro. Con la nuova strategia di crescita ‘Europe 2020’ l’Unione Europea ha rinnovato il proprio impegno a diventare un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva entro i prossimi cinque anni. Nello studio rivoluzionario “The Future of Europe”, che sarà pubblicato nelle prossime settimane, Frost & Sullivan esplora i Mega Trend che porteranno l’Europa sulla strada della ripresa. “The Future of Europe” sarà presentato nel corso della prossima conferenza di Frost & Sullivan per la crescita, l’innovazione e la leadership GIL 2015: Germany che si terrà a Francoforte.
Secondo Frost & Sullivan, il 60% delle aziende in Europa non festeggerà il decimo anniversario. Pertanto, è fondamentale pianificare strategicamente. Archana Vidyasekar, Team Leader, Frost & Sullivan Visionary Innovation Research Group, non ha dubbi: “L’efficace pianificazione dei Mega Trend supporta la crescita sostenibile a lungo termine e guida una cultura dell’innovazione.” “La connettività sarà il fattore chiave per la crescita sostenibile a lungo termine nell’ambito dell’innovazione aziendale, – continua Vidyasekar. – L’UE ha in serbo piani ambiziosi: non solo ridurre le disparità nei livelli di banda larga ad alta velocità, con l’obiettivo di raggiungere una diffusione del 100% entro il 2020, ma anche attuare la roadmap dell’Unione Europea per il 5G. Attraverso questa visione per il 5G, la copertura della rete wireless aumenterà fino al 1000% entro il 2020, rispetto al 2010.” Il programma di trasformazione dell’Europa per l’era digitale vedrà la convergenza dei Mega Trend in tutti i settori: dall’energia verde alla e-health, dalla mobilità intelligente alla produzione sostenibile e alle industrie connesse. I Mega Trend porteranno un’importante trasformazione in diversi settori cruciali:
– Infrastruttura digitale e reti di prossima generazione: Poiché le informazioni memorizzate nel cloud schizzeranno fino al 40% entro il 2020, l’implementazione di servizi digitali interattivi attraverso il cloud computing sarà essenziale.
– Mercato unico del digitale: I consumatori europei potranno risparmiare 11,7 miliardi di euro ogni anno, grazie alla possibilità di accedere ad una gamma completa di prodotti e servizi online.
– Stampa 3D: Si prevede che l’Europa sarà la regione che produrrà il più alto fatturato, con una quota di mercato del 41% nel mercato della produzione di additivi entro il 2020.
– Vendite online: Sempre più consumatori faranno acquisti online, e le vendite online supereranno quota 1 trilione di dollari entro il 2025.
– “Smart” è il nuovo “Green”: In Europa si conteranno 10 città intelligenti entro il 2025, che attireranno il maggior numero di investimenti in progetti di Smart City a livello globale.
– La seconda economia della condivisione più grande al mondo: Paesi come il Regno Unito continueranno a guidare il mercato dell’economia della condivisione grazie a una maggiore concentrazione di aziende innovative basate sulla condivisione.
– Il volto futuro dell’Europa: I tassi di fertilità resteranno bassi portando a un rapporto di dipendenza di 2, in diminuzione rispetto all’attuale (e già insostenibile) 4; ciò porterà ad un aumento della spesa privata per sistemi di trasporto pubblico, istruzione superiore e assistenza medica e sociale, in seguito al restringimento dei budget.
GIL 2015: Germany offrirà anche un discorso programmatico sulle opportunità nell’emergente mercato africano, sulla clientela femminile e sulle prospettive a 360 gradi, facendo luce sui settori automobilistico, dell’automazione e dell’illuminazione. Una presentazione sulla convergenza nel settore IT aggiungerà ulteriore valore a una giornata già ricca di interattività, networking e approfondimenti delle tendenze tecnologiche e degli sviluppi rivoluzionari.
La conferenza di un giorno si concluderà con la cena di gala per l’assegnazione dei Frost & Sullivan Excellence in Best Practices Awards. Aziende sia locali sia globali di vari settori saranno premiate per i loro traguardi nell’ambito di leadership, innovazione tecnologica, servizio clienti e sviluppo di prodotti strategici.

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Possibile ripresa mercato immobiliare

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2015

paolo giorginiPaolo Giorgini, amministratore delegato della società che gestisce uno dei principali progetti in corso nelle Marche, a Porto Potenza Picena, vede segnali positivi. “Se verrà confermata la cancellazione di Imu e Tasi sulla casa, il 2016 potrebbe essere l’anno di svolta per il settore immobiliare”. A dirlo è Paolo Giorgini, amministratore delegato di Ecocittà Management, la società che gestisce uno dei progetti immobiliari più importanti e innovativi in corso oggi nelle Marche, con la realizzazione di un quartiere ecosostenibile sulla Rivera Adriatica, a Porto Potenza Picena. “La ripresa si intravede – dice Giorgini – c’è un rinnovato clima di fiducia che facilita l’acquisto di beni durevoli, c’è più disponibilità da parte delle banche a finanziare e sono cambiate le condizioni di accesso al credito; anche sul fronte occupazionale la situazione sta migliorando. A questi fattori si aggiungono gli effetti di dispositivi già avviati che cominciano a dare i loro frutti, come la garanzia di Stato per l’accesso al credito per le giovani coppie. Abbattere il peso fiscale sulla casa avrebbe l’importante effetto di irrobustire questa inversione di tendenza”.
Ecocittà nasce grazie ad un vasto intervento di recupero di un’area ex-industriale a ridosso del mare. Il progetto ha la particolarità di aver esteso i principi cardine della sostenibilità ambientale ad un intero quartiere; interessa un’area di 60mila metri quadrati e comprende la realizzazione di edifici in classe energetica A e A+, aree verdi, attività commerciali e servizi, una piazza, parcheggi e piste ciclabili. Al momento sono stati già completati 22mila metri cubi, con un primo lotto misto residenziale-commerciale oltre ad un’ampia area verde e le vie per la circolazione; a breve inizieranno ulteriori realizzazioni. Ad oggi, per il progetto sono stati già impiegati oltre 30 milioni di euro, di cui 4 per l’intervento di bonifica.
“Stiamo registrando un aumento di vendite già da alcuni mesi – prosegue Giorgini – crescono la quantità e la qualità dei contatti, che si concretizzano con più frequenza. In un contesto economico non favorevole e un’offerta immobiliare molto ampia, Ecocittà riesce a stare sul mercato perché punta sulla qualità e su un rapporto qualità-prezzo decisamente competitivo. Un altro punto di forza è dato dal supporto che diamo al cliente nel percorso di acquisto e dalla flessibilità che possiamo offrire di fronte alle diverse esigenze. Proprio per adattarci alle richieste del mercato, stiamo anche rivedendo la parte progettuale e potenziando le soluzioni indipendenti. Registriamo una crescita dell’interesse anche dall’estero: abbiamo di recente concluso con clienti russi e tedeschi e siamo in trattativa con statunitensi e olandesi. Ecocittà nasce come quartiere pienamente integrato nella vita della cittadina, con molto verde, spazi comuni e servizi, e per questo attira sia famiglie della zona, che vivono già qui stabilmente, sia turisti che scelgono Porto Potenza Picena per trascorrere le proprie vacanze”. (foto: paolo giorgini)

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Fmi: La ripresa dell’Italia è sempre più lontana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2015

fondo monetario internazionaleLa necessaria premessa è che non abbiamo particolare affinità con le politiche dell’Fmi e siamo ben consci del suo ruolo spesso negativo esercitato in questi anni, ma è altresì vero – dichiara il Sindacato Labor – che condividiamo con l’istituzione le critiche su quanto il governo italiano sta (o non sta) realizzando in questi mesi sul tema lavoro. La stima dell’Fmi secondo la quale si potrà tornare ai tempi pre-crisi entro 20 anni – continua l’organizzazione – equivale a dire che fino ad ora non si è fatto nulla. E tutto questo per non parlare dei rischi di “lost generation” che riguardano tanti ragazzi senza futuro.
La colpa di questa situazione però – conclude l’organizzazione – non è solo del governo e della sua infinita retorica, ma anche di tutti quei mezzi di comunicazione che raccolgono a braccia aperte ogni parola dell’esecutivo senza controllare la reale veridicità di queste affermazioni. Le voci critiche e costruttive in questi mesi si sono lentamente diradate a vantaggio di annunci, slide e promesse. Tutto questo però non ha solo il demerito di colpire la democrazia alle sue fondamenta, ma anche di lasciare campo aperto a tutti quei provvedimenti come i tagli alla sanità, il jobs act e “la buona scuola” che stanno riportando il Paese molti anni addietro.

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