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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘risarcimenti’

Scuola: Diplomati magistrali, la resa dei conti: tutti in GaE oppure risarcimenti milionari

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

Vale anche per gli altri precari abilitati, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Al decreto a cui sta lavorando con priorità il nuovo Ministro dell’Istruzione potrebbe però invece introdurre una graduatoria aggiuntiva dove fare confluire precari delle graduatorie ad esaurimento e anche gli altri abilitati. Solo che in questo modo si approverebbe l’espulsione dalle GaE, man mano che arriveranno le sentenze di merito di tantissimi maestri, addirittura di quelli assunti in ruolo con tanto di anno di prova. L’ipotesi, accreditata da diverse testate giornalistiche, è stata smentita dal Ministero dell’Istruzione che comunque ammette di stare a lavorare sul tema, spiegando che comunque la questione va risolta. Su questo punto non è solo il sindacato a chiedere a chi governa il sistema scolastico italiano di adeguarsi: anche l’UE ci ha detto, proprio in questi giorni, con una risoluzione del Parlamento UE che non ammette repliche, basata sulla storica sentenza Mascolo C-22/13 emessa a Lussemburgo il 26 novembre 2014 e sul rispetto del principio di uguaglianza, che dopo 36 mesi di servizio da precario il datore di lavoro deve per forza assumere.Marcello Pacifico (Anief-Cisal: Qualsiasi soluzione, governativa o parlamentare che sia, deve passare necessariamente per una riforma dell’attuale sistema di gestione delle graduatorie ad esaurimento. Le contraddizioni che persistono sono troppe. Basti pensare che i laureati di Scienze della formazione primaria esclusi nel 2006 dalle GaE sono stati poi accolti nel 2008 e nel 2012: oggi, invece, non si capisce perché non possono trovare spazio nello stesso canale. Quella della stabilizzazione dei lavoratori precari, una volta raggiunto il periodo-soglia, rappresenta la nuova frontiera dell’occupazione. Quello che dovrebbe essere il Governo del cambiamento non può che prenderne atto e agire di conseguenza. In caso contrario, Anief, che ha presentato un nuovo reclamo collettivo al Parlamento europeo, attiverà tutte le sue forze per avviare un ulteriore maxi-contenzioso, da condurre nelle aule dei tribunali. L’esito non potrà che andare ad aggravare i conti della collettività, con la striscia di effetti negativi che si ripercuoterebbe sulle tasche degli incolpevoli cittadini italiani, costretti a sovvenzionare all’erario milioni di risarcimenti complessivi. Anche perché al diritto negato alla stabilizzazione si aggiungeranno altre istanze, a partire dagli scatti d’anzianità da assicurare sempre ai precari, come indicato dalla Corte di Cassazione.

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Risarcimenti ai risparmiatori danneggiati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

“Fratelli d’Italia chiede di sapere quali siano le misure previste per provvedere tempestivamente all’emanazione del decreto attuativo, scaduto il 30 marzo 2018, necessario a garantire ai risparmiatori danneggiati, gli adeguati risarcimenti, e se non ritenga opportuno incrementare la dotazione del ‘fondo ristoro’ ad oggi insufficiente a compensare le perdite subite anche da azionisti e obbligazionisti”.Così in una interrogazione al ministro dell’Economia Giovanni Tria i deputati di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, Marco Osnato, Maria Cristina Caretta, Ciro Maschio e Walter Rizzetto che chiedono inoltre “una adeguata regolamentazione della procedura Anac per standardizzare ed agevolare l’accesso al fondo da parte dei risparmiatori traditi”. “In passato – aggiunge il deputato di FDI, Luca De Carlo – si è abusato della grandissima fiducia che i veneti, specialmente quelli di una certa età, nutrivano per le banche che sentivano proprie. Ai risparmiatori truffati dobbiamo dare risposte immediate e per questo motivo vogliamo sapere a che punto sono i decreti attuativi e se il governo Conte intende ampliare la dotazione di risorse visto che i 25 milioni previsti all’anno sono davvero ben poca cosa. Centinaia di migliaia di risparmiatori sono stati depredati dei loro risparmi e ad oggi non hanno ancora ottenuto alcun sostegno”.

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Risarcimenti per crack finanziari: tempus fugit… nei Tribunali

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Il Mattino di Napoli dello scorso 12 aprile ha riportato la notizia della Sentenza di Cassazione 9067 http://ilmattino.it/economia/cassazione_crac_de_asmundis_risarcimenti_consob_da_rivedere-3665708.html che ha parzialmente accolto il ricorso della Consob e ha rinviato alla Corte di Appello di Roma per la definizione del momento a partire dal quale l’organismo di vigilanza può essere ritenuto responsabile per omesso controllo sulla società di intermediazione mobiliare Professione e Finanza e l’agente di cambio De Asmundis, i cui titolari erano appunto i cugini Antonio e Guido De Asmundis. La storia fece, ai tempi, molto scalpore perché i clienti erano particolarmente facoltosi. Le indagini appurarono che l’impresa di investimento Professione e Finanza era stata costituita per occultare le perdite dello studio di agente di cambio. I De Asmundis, via via che il buco si allargava, offrivano interessi sempre più alti -e ben più alti del normale- per accalappiare investitori, al punto che, a causa del crescente passaparola, i loro concorrenti diretti, agenti di cambio e imprese di investimento come anche le banche, iniziarono a perdere clienti che li lasciavano per andare dai De Asmundis che “davano molto di più”.Il crack risale alla primavera del 1996 e costò 400 miliardi di lire a circa 3.000 clienti.
Solo circa un centinaio tra essi resistono ancora e sono giunti quasi al termine del percorso giudiziario. Parliamo quindi di ben 22 anni fa, e non è ancora finita.Ancora una volta si ha la dimostrazione che l’unico modo per evitare sorprese non sono i Tribunali ma la prevenzione. Molto spesso si risparmia per figli e nipoti, ma se non si presta attenzione, i figli e nipoti finiscono per ereditare non investimenti, bensì vertenze in Tribunale. (COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC)

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Omicidio stradale: E’ una cosa priva di senso?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

DavigoCon un’intervista a tutta pagina su “Il Corriere della Sera”, il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Dr. Piercamillo Davigo ha dichiarato che la recente approvazione della legge sull’omicidio stradale è una cosa “priva di senso”, aggiungendo che “.per l’omicidio stradale la pena è talmente alta che tra un po’ a qualcuno converrà dire che voleva ammazzare, per rispondere di omicidio volontario.”.”Ciò che risulta ancor più incomprensibile ed incoerente di tale nuova legge – commenta Giovanni Polato, Presidente A.N.E.I.S. (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale) – è che a fronte di tanto accanimento contro l’indagato per un reato riconducibile a condotte imprudenti, non risulta un equivalente accanimento nei confronti di chi deve riparare il danno con un giusto risarcimento. Ancora una volta – continua Polato – Governo e Parlamento non hanno inteso dedicare un solo articolo che garantisse alle vittime ed ai loro famigliari un adeguato e tempestivo risarcimento, lasciando così mano libera alle Compagnie di assicurazione, che potranno continuare a beneficiare dei tempi infiniti della malagiustizia italiana. E’ stata persa un’occasione – conclude Polato – per dare certezze e tempistiche inderogabili entro le quali i risarcimenti dovrebbero essere liquidati, stabilendo contemporaneamente pesanti sanzioni alle compagnie di assicurazione inadempienti”.

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Il Comune di Roma spende 20 milioni l’anno per risarcire i cittadini incidentati a causa delle buche

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

buche stradali romaRoma si sa, si porta dietro il problema delle buche da decenni. Cure palliative sono state propinate negli anni senza riuscire a risolvere il problema alla radice, ma tamponando qua e là veri e propri crateri grazie ai quali, le macchine normali danneggiano le sospensioni, i centauri spesso, cadono proprio dentro. Ma la Sindaca ha annunciato che da febbraio inizieranno i lavori completi. Finora sono state rattoppate 400 buche in varie zone della Capitale, ma a causa della pioggia si sono nuovamente espanse con i disguidi suddetti per i cittadini romani. Certo meglio di niente, la task force del Campidoglio antibuche, momentaneamente ce la facciamo andar bene, ma è palese che ci sia bisogno di interventi strutturali che consentano ai cittadini di non incorrere in un incidente, magari mentre si va a lavoro. Senza poi considerare che ogni buca è, o dovrebbe essere segnalata da un mini cantiere per la sicurezza, ma non sempre questo avviene.
Alcuni cittadini volontari hanno costituito l’Associazione “Tappami”, nata per riparare le strade. Intervengono su segnalazioni dei cittadini o dei vigili e riparano le buche in tutte le zone della città, utilizzando un bitume più costoso di quello utilizzato dal Comune. Sostengono che, oltre ad offrire un servizio utile per il cittadino, l’idea è nata per provocare, nel senso che se si vuole, si può intervenire tempestivamente, questo il messaggio rivolto all’Amministrazione.Il bitume utilizzato dall’Associazione “Tappami” è “particolare”: resistente all’acqua, si può utilizzare sotto la pioggia, è più costoso rispetto agli altri, ma più resistente.
Il costo? Venti euro per venticinque chili, sborsati di tasca propria, ma come ci pare sensato che sia, i cittadini non sono disposti a risparmiare sulla propria sicurezza.Ci chiediamo se con i 20 milioni annui spesi per risarcire i cittadini incidentati, non si possa acquistare un bel po’ di questo bitume speciale e risolvere in modo permanente, o quasi, il problema.

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La Cassazione apre ai risarcimenti di massa sui periodi di precariato

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

cassazioneÈ quanto scaturisce dal parere dei giudici dell’Organo supremo di Giustizia che, con una serie di sentenze “pilota” pubblicate in settimana, hanno fatto chiarezza sull’abuso dei contratti a termine, sui risarcimenti e sulle ricostruzioni di carriera del personale scolastico supplente o anche già di ruolo: chi ha avuto più di due anni di supplenza ha diritto al pagamento degli scatti di anzianità, oggi invece riconosciuti in parte. Il rispetto dei diritti dei lavoratori e la loro immediata stabilizzazione sono tra i punti-chiave dello sciopero nazionale organizzato dall’Anief per dopodomani 14 novembre con manifestazione a Roma in Piazza Montecitorio.Secondo Marcello Pacifico (presidente Anief) la cifra da recuperare per ogni lavoratore è di almeno uno stipendio in più all’anno per il periodo pre-ruolo, come per quelli successivi all’assunzione. Va specificato che lo Stato, per il risarcimento, pagherà solo chi ricorrerà o ha ricorso per dei contratti svolti dopo i 36 mesi su posto vacante e disponibile, comunque senza ragioni sostitutive.
“A partire da oggi, qualunque precario per i dieci anni precedenti può chiedere gli stessi scatti di anzianità del personale assunto a tempo indeterminato, mentre chi è di ruolo può ricorrere per ottenere per intero il riconoscimento di tutto il servizio pre-ruolo”: a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal che, in un’intervista ad Orizzonte Scuola, commenta la serie di sentenze “pilota” della Cassazione, pubblicate in settimana, sull’abuso dei contratti a termine, risarcimenti e ricostruzione di carriera del personale scolastico.
Ricordando l’articolo 3 della nostra Costituzione che richiama al diritto di uguaglianza tra tutti i cittadini, il sindacalista dice che “l’Anief fin dal primo anno della sua fondazione – dicembre 2008 – ha denunciato alla stampa la disparità di trattamento tra personale precario e di ruolo da sempre perpetrata dal legislatore e dal sindacato rappresentativo. La Cassazione ci ha dato, finalmente, ragione dopo che siamo riusciti a fare eleggere gli stessi precari alle ultime elezioni Rsu. È una battaglia che per noi deve concludersi con una piena equiparazione anche in termini di ferie, malattie e ogni diritto riconosciuto al lavoratore indipendentemente dalla scadenza del contratto. Temi che abbiamo sottoposto all’attenzione del Parlamento anche nell’ultima legge di stabilità (attraverso più di 70 emendamenti presentati alla Camera) e in occasione dello sciopero e del sit-in del 14 novembre prossimo”.Ma chi potrà decidere di presentare ricorso, avendo ora anche la Cassazione dalla sua parte? “Chiunque – risponde Pacifico – ha avuto più di due anni di supplenza ha diritto al pagamento degli scatti di anzianità riconosciuto al personale di ruolo per i contratti avuti negli ultimi 10 anni. Questo stesso diritto lo deve richiamare anche il personale di ruolo per il periodo pre-ruolo o, ancora, impugnando il decreto di ricostruzione di carriera laddove non venga riconosciuto per intero il servizio di precariato svolto dopo i primi 4 anni”.Il presidente Anief sottolinea che i risarcimenti non sono affatto figurativi: “la cifra da recuperare è di almeno uno stipendio in più all’anno per gli anni pre-ruolo come per quelli post-ruolo; sarebbe stupido non farlo dopo la sentenza della Cassazione”. Ma “lo Stato pagherà soltanto chi ricorrerà o ha ricorso per dei contratti svolti dopo i 36 mesi su posto vacante e disponibile (come previsto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del novembre 2014), comunque senza ragioni sostitutive, al di là che si tratti di 31 agosto o 30 giugno, per il risarcimento”. “Dopo 24 mesi, invece, scatta l’aumento anche retroattivo. Ci aspettiamo ricorsi di massa per dare ai precari e ai docenti di ruolo quanto dovuto per i periodi di precariato svolti, mentre stiamo valutando di adire la Cedu, convenzione europea dei diritti dell’uomo, per il personale Ata escluso dal piano straordinario di assunzioni, per il risarcimento spettante al personale di ruolo al di là della piena ricostruzione di carriera e della quantificazione dello stesso risarcimento che dovrebbe essere dissuasivo e non soltanto sostitutivo rispetto alla mancata stabilizzazione avvenuta”, conclude Pacifico.Nell’ultimo anno e mezzo, quindi prima della sentenza della Cassazione, sono state diverse le sentenze favorevoli alla riformulazione delle ricostruzioni di carriera con l’intero periodo di precariato. Nel maggio 2015, si è espressa così la sezione Lavoro di Bologna; il 25 febbraio scorso abbiamo assistito all’appello della sezione Lavoro di Trento; altre due sentenze positive per il riconoscimento intero del precariato sono arrivate dai giudici di Bari e Pordenone, rispettivamente l’11 maggio e l’8 agosto 2016. Ad inizio estate, altri 17 precari erano stati indennizzati, stavolta, dal tribunale di Roma. Pochi giorni prima, anche una docente emiliana, precaria da 14 anni, era stata risarcita, con ben 35mila euro. E una cifra leggermente minore era stata corrisposta il mese precedente ad un precario storico di Genova. Tutti i lavoratori della scuola che vogliono chiedere informazioni in merito possono collegarsi sul sito internet Anief sezione ricorsi per ricostruzioni di carriera oppure alla sezione relativa agli scatti stipendiali che tengono conto per intero del periodo di precariato.

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Banche: vendite scorrette e risarcimenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

salva bancheMargrethe Vestager, Commissaria europea alla Concorrenza, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che se c’è stata una “vendita scorretta” i risparmiatori vanno risarciti. Sempre oggi, invece, il presidente del Consiglio Renzi, ha confermato che “il rimborso totale non ci potrà essere”. “Il combinato disposto di queste due dichiarazioni ci dice che mentre per l’Europa i risparmiatori possono essere risarciti al 100%, il Governo italiano continua imperterrito a porre un assurdo tetto all’indennizzo pari all’80%. Una soglia inaccettabile, considerato che, a differenza di quanto dichiarato oggi dal Premier, non si tratta signori che hanno messo i soldi in operazioni a rischio, ma di persone truffate che, ingannate dalle banche, hanno comperato prodotti rischiosi a loro insaputa, con profili di rischio inventati” ha dichiarato Dona. “Senza contare che sia la Consob che la Banca d’Italia avevano chiesto, ben prima del tracollo, di vietare il collocamento presso gli sportelli delle obbligazioni subordinate, di per sé strumenti a complessità elevata, spesso opachi e poco comprensibili per i risparmiatori, ma il Governo non ha fatto nulla, contribuendo, con il suo comportamento omissivo, a determinare la situazione in cui si trovano oggi i risparmiatori truffati” ha concluso Dona.
L’Unione Nazionale Consumatori ribadisce, quindi, la richiesta di un indennizzo totale di quanto perso, possibilità oggi preclusa persino per chi ha perso tutto e ha un reddito lordo inferiore a 35.000 euro.

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Figli: risarcimenti e vuoti emotivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

English: The Palace of Justice in Rome, Italy,...

English: The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of the Supreme Court of Cassation. View from the opposite side of Umberto I bridge Français : Le Palais de Justice en Rome, Italie, siège de la Court de Cassation, vue de Pont Umberto I Deutsch: Die Justizpalast in Rom, die Oberster Kassationsgerichtshofs Palast Italiano: Il Palazzo di Giustizia, anche noto come Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, a Roma, visto dalla mezzeria di ponte Umberto I (Photo credit: Wikipedia)

Ancora una sentenza che mette di fronte alle proprie responsabilità quei padri che non hanno voluto riconoscere i propri figli.
È la prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 26205 pubblicata il 21 novembre che statuisce il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da illecito endofamiliare per quei figli non riconosciuti dal padre ritenuto responsabile per la sola consapevolezza del concepimento e non la certezza assoluta della paternità. La conseguenza è che il vuoto emotivo, relazionale e sociale causato dall’assenza paterna nella vita dei figli può essere liquidato economicamente. A darne notizia, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella tutela dei diritti dei figli e della famiglia.
Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di un uomo condannato dalla Corte d’Appello di Trieste, a corrispondere ai figli un risarcimento di ben 150mila euro caduno a titolo di danno non patrimoniale da illecito endofamiliare a seguito del riconoscimento giudiziale della paternità naturale.
Nella causa l’uomo aveva sostenuto di non essere stato a conoscenza del suo status prima del giudizio, e che peraltro l’azione intrapresa era tardiva ed il danno non patrimoniale non era dovuto in assenza di prova certa della sofferenza dei ricorrenti. Ed in più, il danno doveva essere escluso, almeno per il secondo figlio, perché al momento del concepimento la madre frequentava anche un altro uomo.
Ma i giudici del Palazzaccio hanno ben ritenuto di dover respingere tutte le doglianze formulate da questi rimarcando la circostanza che l’obbligo dei genitori di mantenere i figli sorge dalla nascita e discende dal mero fatto della generazione. Tale preciso obbligo direttamente desumibile dal sistema di protezione della filiazione stabilito nell’articolo 30 della Costituzione non viene meno quando il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, per il periodo anteriore alla dichiarazione giudiziale di paternità o maternità, essendo sorto sin dalla nascita nei confronti di entrambi i genitori. «Si determina, pertanto, un automatismo tra procreazione e responsabilità genitoriale che costituisce il fondamento della responsabilità aquiliana da illecito endofamiliare, nell’ipotesi in cui alla procreazione non segua il riconoscimento e l’assolvimento degli obblighi conseguenti alla condizione di genitore».
Peraltro – rilevano gli ermellini – che nella fattispecie “il ricorrente ha avuto la piena possibilità di essere del tutto consapevole della probabilità della propria paternità, ma ne ha ignorato tutti i segnali, lasciando i minori privi della figura paterna e delle cure necessarie”. Ed inoltre, sarebbe stato suo preciso onere ricorrere a un’indagine tecnica al fine di verificare l’effettiva paternità. In merito alla determinazione del risarcimento, i giudici di Piazza Cavour hanno concluso che il danno subito a causa della privazione della figura paterna è consistito per i figli nelle ripercussioni personali e sociali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stati desiderati ed accolti come figli. La mancanza del padre, in sostanza, ha segnato un tracciato di disagio e sofferenza nello sviluppo psico-fisico dei minori e ha creato una situazione di privazione affettiva e di ruolo sociale di natura stabile e definitiva, non suscettibile di mutamenti quanto meno fino al raggiungimento della maggiore età. Il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, con applicazione del criterio equitativo puro, ha concluso la Suprema corte, sorge quindi «dal vuoto emotivo, relazionale e sociale dettato dall’assenza paterna fin dalla nascita nella vita dei resistenti».

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Alitalia: risarcimenti piccoli azionisti

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2011

Alitalia Cargo 747-200F

Image by matt.hintsa via Flickr

La nebulosa vicenda inerente la privatizzazione di Alitalia, che per dirla a parole del capofila degli interessati, l’avvocato leccese Francesco Toto, sarebbe “la truffa del secolo magistralmente organizzata dall’on. Silvio Berlusconi in danno dei cittadini” non convince nessuno, men che meno moltissimi piccoli risparmiatori che investirono tutto dando fiducia alle promesse dell’allora premier in pectore on. Berlusconi alla vigilia delle scorse elezioni politiche del 2008 e che dopo la (a dir poco) farraginosa operazione si ritrovarono con un pugno di mosche in mano al posto delle azioni possedute e quindi dei risparmi investiti. È di poco inferiore a 25.000.000,00 di euro la somma che decine di azionisti di minoranza, rappresentati e difesi dall’avvocato Francesco D’Agata e dallo stesso avvocato Francesco Toto (anch’egli azionista Alitalia), chiedono all’on. Silvio Berlusconi, ed ora anche in solido al Ministero dell’Economia e delle Finanze, a titolo di risarcimento dei danni subiti per il ritenuto illecito smembramento ed il sostanziale fallimento dell’ex compagnia aerea di Stato. I legali hanno deciso di ricorrere all’istituto della mediazione introdotto di recente dal decreto legislativo 28/2010 sotto la forte spinta dell’ex Ministro di Giustizia on. Angelino Alfano, ed hanno provveduto a depositare le dettagliatissime e motivate istanze presso la sede di Lecce del “Centro Nazionale di Mediazione e Conciliazione –Aprile Group S.r.l.”. La questione, come è noto, si dipana tra un processo civile incardinato nel 2009 innanzi al tribunale monocratico di Lecce ed una denuncia-querela, trasmessa per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Roma (che attende udienza innanzi al GIP per la prevista discussione in camera di consiglio), nei confronti del premier Berlusconi, proposta dall’avv. Francesco Toto. Il mediatore incaricato di gestire la controversia, dott. Massimo Aprile, ha già fatto sapere che già da oggi provvederà a convocare le parti per l’incontro che quasi certamente si terrà entro la fine del mese corrente.

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Assemblea generale Aneis

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

Roma, 10 giugno, alle ore 15.00 presso l’Hotel Universo in Via Principe Amedeo 5/b si terrà un assemblea generale ordinaria convocata da Aneis Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale. Durante l’incontro si discuterà sull attuale stato della riforma forense, che rischia di mettere in pericolo migliaia di posti di lavoro del settore, e sulla normazione della Professione e certificazione del Patrocinatore Stragiudiziale. L’incontro offrirà, inoltre, l occasione di riflettere sulla situazione italiana dei risarcimenti in seguito a sinistri e sul ruolo delle Assicurazioni. Si discute molto di riforme e truffe assicurative, ma chi si cura del danneggiato? – dichiara Luigi Cipriano, Presidente Aneis – E arrivato il momento di tutelare i diritti del danneggiato, vittima di sinistri della strada, contrastando in maniera decisa il cartello delle compagnie assicurative e il potere che esse esprimono ne campo della RCA e delle norme collegate . Sarà presentata la nostra prima ricerca sulla percezione che gli assicurati RC Auto hanno della propria compagnia assicurativa. Sono emersi dati davvero indicativi: l 88% ha scarsa o poca fiducia nella propria compagnia assicurativa. Si tratta di un settore che deve obbligatoriamente riformarsi, cercando un nuovo patto di fiducia con i propri clienti ha proseguito Cipriano. All’assemblea interverranno anche il prof. dr. Lodovico Molinari, Presidente Onorario Aneis, il dr. Giampaolo Bizzarri, Vicepresidente Aneis, il geom. Luciano Dispendi, Presidente Collegio Periti Lazio e i rappresentanti di numerose associazioni di settore.

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Infortuni sul lavoro: risarcimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

Nel caso di gravi incidenti sul lavoro, il risarcimento spetta non solo al lavoratore ma anche all’intera famiglia. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione decretando che danni di questo genere determinano uno “sconvolgimento delle abitudini di vita” che incide anche in ambito familiare. Una decisione importante, secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, la recente sentenza della Terza sezione civile (sentenza n.19517/2010) che restituisce dignità alle famiglie confermando una condanna ad un risarcimento danni di complessivi 120.000 euro (per danni non patrimoniali) in favore della moglie e di due figlie di un dipendente telecom infortunato che aveva riportato una invalidità dell’80%.  La decisione è l’invalidità oltretutto aveva compromesso anche la sfera sessuale. E’ stato così confermata la condanna al risarimento dei danni non patrimoniali che i giudici di merito avevano accodato alla moglie (60mila euro) e alle due figlie (30mila euro ciascuna). Tra le altre cose la Cassazione (che non ha riconosciuto ulteriori danni morali) ha sottolineato che “il danno alla sfera sessuale conseguita all’infortunio e’ stata fonte di sconvogimento delle abitudini di vita in relazione all’esigenza di provvedere ai maturati gravi bisogni del familiare”. L’invalidita’ inoltre ha determinato una “corrispondente diminuzione del contributo relazione e di sostegno che a sua volta il familiare puo’ offrire agli altri”. Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti in conclusione i Supremi Giudici hanno riconosciuto che il totale risarcimento dei danni “conseguenti alla lesione dei diritti umani fondamentali, tra cui la salute e il diritto al lavoro va accordato anche alla famiglia”.

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Immobili: amministratori e risarcimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

Il Tribunale di Bari, con la sentenza 967 del 17 marzo 2010, conferma quello che e’ un consolidato orientamento giurisprudenziale: l’amministratore uscente (dimissionario o revocato) e’ obbligato a restituire la documentazione condominiale e la cassa in suo possesso; se dal ritardo ne consegue un danno, il condominio, che ne’ puo’ dare prova, e’ legittimato a chiedere il risarcimento. Secondo il giudice, infatti, ”l’amministratore del condominio configura un ufficio di diritto privato assimilabile al mandato con rappresentanza, con la conseguente applicabilita’, nei rapporti tra l’amministratore e ciascuno dei condomini, delle disposizioni sul mandato. Pertanto, a norma dell’art. 1713 c.c., alla scadenza l’amministratore e’ tenuto a restituire cio’ che ha ricevuto nell’esercizio del mandato per conto del condominio” (Trib. Bari 17 marzo 2010 n. 967). Come agire per tutelarsi? Il neo amministratore, d’ufficio, o anche uno dei condomini, nel caso d’inerzia del legale rappresentante, può agire in giudizio innanzitutto con un procedimento d’urgenza (il cosi’ detto ricorso ex art. 700 c.p.c.) per l’immediata restituzione di documenti e quanto di pertinenza del condominio e successivamente con una causa ordinaria per ottenere il  risarcimento del danno eventualmente subito. (Alessandro gallucci, legale Aduc)

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Risarcimenti: danno biologico e patrimoniale

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2010

Il 25 settembre del 2007 l’allora deputato di Italia dei Valori ed oggi capogruppo dei senatori Felice Belisario depositava un’interrogazione parlamentare riguardante la grave piaga sociale degli infortuni del lavoro, delle malattie professionali e delle tutele approntate dall’ordinamento in termini di indennizzi per i lavoratori danneggiati. L’interrogazione a risposta scritta rivolta ai Ministri della Salute e del Lavoro, che traeva spunto da uno studio dei leccesi prof. Giuseppe Cerfeda, medico–legale e già dirigente medico INAIL nonché dal collega dott. Ivano Marchello, rappresentava un importante passaggio per tentare di porre fine alla perdurante fase di sperimentazione prevista dall’art. 13 del D.L. n. 38/2000 e ad una modifica delle tabelle e dei criteri di valutazione medico – legale e quindi strumentalmente rivolta ad ampliare le garanzie per quei centinaia di migliaia di lavoratori infortunati sul lavoro. La breve durata della precedente legislatura non permise di dare una risposta alla sollecitazione che da più parti veniva, per la sistemazione definitiva della materia del “danno biologico” in ambito INAIL mentre nel frattempo a distanza di ulteriori due anni e mezzo nulla è cambiato ed il concetto di “danno biologico” si continua a prestare ad una serie ondivaga d’interpretazioni a tutti i livelli con differenziazioni a seconda degli ambiti e delle materie.Come è noto infatti, il citato articolo definiva e definisce in maniera assolutamente “sperimentale” sin dall’ormai lontano 2000 ai fini della tutela dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno biologico come “lesione dell’integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico-legale della persona”. Poiché  il significato giuridico e medico-legale di “danno biologico” è stato ampiamente illustrato sia dalla nota Sentenza della Corte Costituzionale, sia da quelle della Magistratura ad ogni livello, nonché dall’approfondimento scientifico delle scuole medico-legali, ma non ha trovato una concettualizzazione definitiva ex lege, lasciando spazio, come detto, ad interpretazioni differenti ed altalenanti, l’on. Belisario aveva chiesto al Governo quale era la finalità dell’aggettivo “sperimentale” e se tale sperimentazione iniziata nell’anno 2000, ove effettivamente giunta a conclusione, sia arrivata a dei risultati definitivi. Un’altra questione non ancora chiarita, peraltro, era quella relativa alla tabella promulgata successivamente per l’indennizzo delle menomazioni conseguenti le lesioni psico-somatiche da infortunio lavorativo, ritenuta dai più incongrua ed inaccettabile in particolare se anch’essa sia a carattere “sperimentale”. Alla luce della gravità del fenomeno degli infortuni dei lavoratori e degli indennizzi, che sono percepiti come irrisori dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e dei cittadini anche a fronte degli utili dell’ente previdenziale, dell’incertezza permanente sulla monetizzazione del “danno biologico” a tutti i livelli con differenziazioni tra materia civilistica e lavoristica, ed all’interno della prima categoria, disparità territoriali a seconda del luogo ove accade la lesione dell’integrità psico –fisica, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori chiede un intervento governativo che ordini la materia in un Testo Unico del risarcimento e dell’indennizzo del danno biologico e dei danni non patrimoniali tout court al fine di garantire maggiore certezza del diritto da una parte, ma soprattutto adeguate garanzie per i soggetti danneggiati.

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La Bayer condannata a risarcimenti milionari

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Greenpeace apprezza il verdetto della Corte Federale degli Stati Uniti con  il quale la Bayer Crop Science è stata condannata a pagare 2 milioni di dollari di risarcimento a due risicoltori del Missuri, che avevano subito nel 2006 la contaminazione dei propri raccolti da parte di una varietà sperimentale di riso transgenico. E’ solo l’inizio, la sentenza sarà un precedente vincolante per altre migliaia di cause di contadini contro la Bayer. “Questo verdetto – spiega Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace- conferma che la responsabilità dei danni causati dalla contaminazione genetica è dell’azienda che rilascia in ambiente gli OGM”. Bayer ha ammesso di non essere stata in grado di controllare la diffusione del proprio riso OGM nonostante abbia applicato tutte le cosiddette “buone prassi” per fermare la contaminazione. “Tutto ciò- continua Ferrario- dimostra per l’ennesima volta che le sperimentazioni in ambiente e la coltivazione di OGM vanno impedite prima che le nostre colture vengano contaminate in modo irreversibile. Dopo sarà troppo tardi”. Secondo il rapporto preparato di Greenpeace “Risky Business”, a livello mondiale i costi causati dalla contaminazione della Bayer si stimano tra 741 milioni e 1.285 miliardi di dollari. Il verdetto stabilisce chiaramente che la Bayer è responsabile per i danni che possono originarsi su larga scala a seguito della contaminazione degli OGM: questo risarcimento riguarda solo i primi due di oltre 1.000 agricoltori che hanno citato la Bayer in giudizio e, secondo la giurisprudenza statunitense, essa sarà utilizzata come precedente vincolante per tutte le cause relative agli agricoltori che hanno subito contaminazioni da OGM.

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Aerei: fonol per risarcire i passeggeri

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2009

Adiconsum ormai da tempo chiede norme più incisive a tutela dei tantissimi consumatori europei e italiani che subiscono vessazioni attraverso i disservizi in aeroporto. Perdita di bagagli, ritardi insopportabili, annullamenti dei voli, vacanze rovinate – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – sono vessazioni quotidiane che migliaia di consumatori in Italia ed in Europa subiscono senza ottenere poi i risarcimenti dovuti. Con la sentenza della Corte di Giustizia Europea si fa un ulteriore passo avanti nella tutela dei diritti dei passeggeri. Adiconsum è convinta che solo un Fondo bilaterale paritetico risarcitorio, realizzato tra Associazioni dei consumatori, Associazioni delle aziende di gestione degli aeroporti, Associazioni delle compagnie aeree. possa assicurare risarcimenti immediati e reali ai passeggeri, evitando contenziosi giudiziari con costi elevati per i consumatori. Adiconsum chiederà in questo senso, anche alla luce della sentenza della Corte europea, all’Unione europea ed al Governo italiano precise norme a tutela dei consumatori.

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Risarcimento danni da fumo passivo

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2009

Il Consiglio di Stato in tema di risarcibilità del danno da esposizione a fumo passivo sul luogo di lavoro come richiesto da un pubblico dipendente, considerando la rilevanza delle questioni sottoposte e la delicatezza del tema, ha rimesso l’intera controversia alla Adunanza Plenaria (Consiglio di Stato in adunanza plenaria), chiedendo la soluzione di talune problematiche, tenuto anche conto del fatto che il dipendente non aveva avanzato preventiva istanza di riconoscimento della “causa di servizio”. Il Supremo giudice amministrativo deferendo la controversia alla Adunanza Plenaria ha chiesto soluzione alle seguenti questioni: a) se i danni derivanti ad un pubblico dipendente per lesione dell’integrità psico-fisica, imputati all’amministrazione datrice di lavoro a titolo di responsabilità contrattuale, siano ristorabili unicamente mediante la concessione dell’equo indennizzo, o se sia esperibile anche o solo una azione di risarcimento; b) se ammessa l’esperibilità dell’azione risarcitoria, la previa attivazione del procedimento amministrativo per la concessione dell’equo indennizzo costituisca condizione preliminare e necessaria per chiedere il risarcimento dei danni; c) se le conclusioni cui l’Adunanza perverrà sui punti precedenti valgano anche in ipotesi di qualificazione della responsabilità come extracontrattuale, qualora si ritenga possibile tale qualificazione in relazione alla controversia in esame; d) se sia ammissibile nel processo amministrativo la condanna generica ai sensi dell’art. 278 c.p.c. o se, invece, il giudice amministrativo anche in caso di richiesta di condanna generica possa, o debba, procedere attivando il meccanismo di cui all’art. 35, comma 2, del D. Lgs. n. 80/1998. (Avv. Ennio Grassini -www.dirittosanitario.net)

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