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Riscaldamento climatico e irresponsabilita’ istituzionale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

onu assembleaSi’, proprio irresponsabilita’ istituzionale si puo’ chiamare quella a cui stiamo assistendo in questo periodo da parte di chi, preposto alla nostra amministrazione e tutela, sta solo prendendo fatalisticamente atto della situazione da lui stesso determinata. Sulla carta, per carita’, ne scrivono e ne dicono tante, ma i fatti vanno in direzione opposta. Stiamo parlando degli effetti del riscaldamento climatico, con aumenti di temperature e sconvolgimento degli assetti di ogni livello, che ci stanno portando a malattie e morte piu’ velocemente di quanto ci dicono.
Centinaia di iniziative in sede ONU, impegni sottoscritti o da sottoscrivere, accordi bilaterali e multilaterali, una marea di incontri con dispiego di mezzi ed energie che, visti i risultati degli studi che per fortuna continuano ad essere fatti, smentendo il piu’ autorevoli dei capi di governo nel mondo, il neo-presidente Usa, continuano a non servire a niente…. Perche’ alla drammaticita’ della situazione le iniziative che vengono prese sono tutt’altro che radicali; o meglio: lo sembrano, ma solo in una logica emergenziale, quindi tamponi di falle che nessuno al momento sembra abbia voglia di estirpare. Il prezzo per l’estirpazione sarebbe molto alto, ma non ci sono alternative. Stiamo parlando di provvedimenti restrittivi di molte liberta’ di fare male agli altri di cui ci siamo abituati e fanno parte del nostro DNA: dai nostri consumi quotidiani in alimenti, energie, divertimenti alle politiche (e incentivi verso le stesse) da parte dei singoli governi e Stati.L’ultimo campanello d’allarme, se ancora non fossero bastati quelli delle settimane scorse in diverse singole citta’ italiane e di tutto il mondo (Pechino e’ proprio oggi in condizioni pietose), ci viene sempre da dentro casa, dall’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea) che, sostanzialmente ci dice che e’ ancora lontano il tempo di trasporti puliti ed intelligenti in Europa: smog, traffico e rumore continueranno a mettere sotto pressione l’ambiente e gli ecosistemi oltre ad essere una conclamata minaccia per la salute delle persone (nell’ultimo decennio più di 400mila morti premature all’anno sono ascrivibili all’inquinamento dei trasporti).
E noi -individui e governi- fatalisticamente continuiamo a comprare autovetture inquinanti (pur con le burlette degli euroX, con le “x” che aumentano a vista d’occhio)… E tutti gli altri fatalismi dei nostri suicidi comportamenti quotidiani, mentre amministratori e responsabili si assolvono ogni giorno e/o continuano nelle scaramucce politiche (ladri, non ladri, farabutti, corruzione, disonesti, finti-onesti etc.) con tanto di rilievo mediatico offuscato da una sorte di sindrome di gazzettiere del potere (maggioranza od opposizione, poco rileva).Noi, quelli del 2+2=4, restiamo a bocca aperta col pericolo di farcela riempire dallo smog e dalle parole che occultano lo stesso mettendolo sotto il tappeto. Quando ci facciamo una ferita, indipendentemente da come e dove, il primo e immediato istinto e’ quello di curarcela. Invece assistiamo a ferite sempre piu’ lacere che vengono lasciate verso la cancrena e l’estensione in tutto il corpo (civile, ambientale, politico, sociale ed economico, nella fattispecie); invece del benefico disinfettante o dei punti di sutura, tutto rimane li’. C’e’ qualcosa che non torna, e quindi ecco la tendenza a far da se’, quasi sempre in modo suicida, cioe’ fregandosene dei propri figli e nipoti e ballando e festeggiando come fosse stata gia’ annunciata la fine del mondo e non avessimo altro da fare che godercela fino all’ultimo secondo. Un far da se’ la cui responsbailita’ e’ individuale e collettiva, dove quest’ultima si manifesta nei modi che abbiamo evidenziato, con la non-informazione e l’incoscienza istituzionale.
E quindi, ecco che ci dicono: non circolate in auto il giorno x ma solo il giorno y, abbassate la temperatura del termosifone in casa a 18 (ma chi lo fa?), mentre continuano a produrre automobili inquinanti e a venderle come se nulla fosse, continuano a non fare piste ciclabili, continuano a non incentivare la mobilita’ ecologica, continuano a non organizzare bene le raccolte differenziate dei rifiuti, continuano ad investire nell’energia fossile e se ti azzardi a fare qualcosa di diverso individualmente, ti arrivano delle staffilate economiche che difficilmente puoi reggere (la “moda” bio o simile, ha un costo economico e sociale).
Il nostro e’ un appello disperato? Puo’ darsi. Ma non vogliamo essere complici. Candide volteriano? No! Piccoli messaggi agli individui. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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COP21 contro il riscaldamento climatico. L’assenza dell’Italia e i giri a vuoto dell’Eni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2016

Philippine climateL’accordo di Parigi sul clima (COP21) siglato lo scorso dicembre e’ a buon punto per essere ratificato ed entrare in vigore: il mondo dovrebbe essere impegnato a non superare il livello di riscaldamento di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preinsdutriali. Diversi Paesi vi hanno gia’ provveduto, inclusi i giganti Cina, Usa, India e Unione Europea (che decide di per se’ lasciando poi ogni singolo Stato perche’ faccia altrettanto). Ma mentre il numero minimo di Stati che vi devono aderire e’ stato raggiunto (55 su 195 che erano al summit di Parigi), non si e’ ancora arrivati a quel 55% di inquinamento che i singoli Paesi tutti insieme dovrebbero raggiungere (ognuno con la propria percentuale di inquinatore) perche’ l’accordo divenga realta’. A novembre ci sara’ a Marrakech (Marocco) la COP22, ma in diversi ritengono che sara’ una cosa formale e non sostanziale. Tra i Paesi che mancano all’appello c’e’ l’Italia che, nonostante la buona volonta’ di alcuni
parlamentari ed associazioni ambientaliste che si stanno dando da fare (e che sono politicamente vicine all’attuale maggioranza che ci governa), la ratifica non si intravede; a livello internazionale, gli esperti “dicono” che dovremmo farlo entro la fine dell’anno.
Nel contempo, le nostre citta’ continuano ad essere delle camere a gas nonostante gli impegni di tristi amministratori locali buoni solo a fare promesse e dichiarazioni ma latitanti sul piano della realizzazione di infrastrutture che garantiscano la mobilita’ alternativa (quella ciclabile per eccellenza). Son questi i momenti in cui ci sfugge quel ritrovato ruolo internazionale che il governo del nostro Paese dice di aver ritrovato dopo tanto tempo e che -in qualche modo- mette positivamente in atto a livello di Unione Europea.
E cosa fa l’industria italiana? Si fa ovviamente i fatti suoi, quelli cioe’ che devono fare tutte le industrie, che sono societa’ di capitali e non centri di progresso civico e ambientale. E lo fanno anche perche’ mancano indirizzi ad hoc da parte di Parlamento e Governo, indirizzi dove il segnale del ritardo (ci auguriamo sia solo questo) della ratifica delle decisioni del summit di Parigi, oltre che una figuraccia di politica internazionale fa male anche ai nostri polmoni e alle nostre tasche: senza i minimi di cui sopra (il cui non raggiungimento e’ anche colpa dell’Italia) le decisioni di COP21 non possono essere esecutive, e siccome lo saranno solo dopo 30 giorni da questo raggiungimento, ogni giorno di ritardo non fa altro che accumulare veleno: visto che a Marrakech non ci sara’ questo minimo, bisognera’ aspettare un prossimo vertice che prenda atto del necessario… e il pianeta e l’Italia continueranno a farsi male.
Dicevamo dell’industria italiana. E’ di oggi il grande risalto che Eni ha dato al proprio ultimo ritrovato in materia di carburanti meno inquinati in uno dei settori che piu’ contribuiscono a farci male, il diesel. Il gigante petrolifero ci fa sapere che, in attesa di cambiamenti radicali nei sistemi di trasporto (e di indirizzo politico degli stessi -aggiungiamo noi), Eni Diesel+ (il carburante che ha -come dicono loro- il maggiore contenuto di componente biologica e rinnovabile -15 per cento) fornisce un contributo immediato alla riduzione delle emissioni sull’intero parco veicolare a gasolio: e’ stato calcolato che se in Italia tutte le auto diesel utilizzassero Eni Diesel+ le emissioni di anidride carbonica si ridurrebbero di 2,7 milioni di tonnellate, circa il 5 per cento del totale, e cio’ equivarrebbe ad azzerare le emissioni di tutte le auto circolanti a Milano e Torino.
E’ come curare il cancro con un cachet contro il mal di testa. Ci dobbiamo accontentare di questo confermando di essere la provincia della provincia del Pianeta? Noi no, e per questo denunciamo e facciamo appello per una ratifica in tempi strettissimi degli accordi sulla diminuzione dei gas ad effetto serra. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Arresti a Copenhagen

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Copenhagen, Sono oltre un centinaio di persone tra attivisti, comunità indigene e delegati dei Paesi poveri e hanno appena lasciato il Bella Center per unirsi all’assemblea dei popoli. Tra i volti noti Naomi Klein, José Bove, Christophe Aguitton. L’azione simbolica pacifica, organizzata da Climate Justice Now! e Climate Justice Now ha beffato le imponenti misure di sicurezza e portato la protesta dritto dentro al vertice COP15. “La chiamata ha funzionato – spiega Alberto Zoratti di Fair – perché la lotta di fronti contrapposti che si è ripetuta anche stanotte sta esasperando le delegazioni”. Nonostante gli arresti preventivi in corso tra gli autoconvocati dell’Assemblea dei popoli, che all’esterno del Bella Center vuole presentare le proposte dal basso per salvare il pianeta dal riscaldamento climatico “stiamo andando ad unirci all’Assemblea permanente dei popoli. Ci aspettiamo un segnale significativo da quei leader – ha concluso Zoratti – come Evo Morales della Bolivia, che tra poco interverrà in conferenza stampa e che ci hanno chiesto esplicitamente di aiutarli a resistere a qualsiasi accordo-truffa ed a spingere per un accordo vero”.

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