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‘Cattivi pagatori’, le nuove regole per le banche dati rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Il Garante della privacy ha recentemente approvato con un provvedimento il nuovo “Codice di Condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, ovvero le nuove regole gestionali degli archivi dei cosiddetti “cattivi pagatori”.Si tratta, come noto, di archivi che raccolgono i dati di chi paga in ritardo, o non paga affatto, le rate di prestiti, finanziamenti, contratti di credito al consumo, mutui, etc., a disposizione delle stesse banche/finanziarie segnalati per valutare l’affidabilità di potenziali nuovi clienti.
Il Codice non solo regolamenta le modalità di gestione dei dati ma sancisce anche i diritti degli iscritti in ambito privacy.La motivazione principale della riforma del Codice è stata proprio l’adeguamento alla nuova normativa europea sulla privacy adottata nel 2018 col Regolamento UE 2016/679 (GDPR).Le novità, in breve, sono:
– nuova informativa sul trattamento dei dati personali e diritti rafforzati;
– possibilità per il debitore segnalato di chiedere l’annotazione nell’archivio dell’invio di contestazioni al venditore di beni o servizi relativamente ad inadempimenti che riguardino il contratto sottostante il credito (per esempio la mancata consegna di un bene acquistato col finanziamento).
– ampliamento delle categorie di soggetti che possono segnalare, tra cui i gestori di piattaforme digitali dedicate ai prestiti tra privati (peer to peer lending);
– ampliamento delle modalità dell’invio del preavviso di iscrizione, con inclusione della chiamata telefonica o della messaggistica istantanea (sms), previo accordo col cliente/debitore;
– modifica di alcuni termini di conservazione dei dati, tra cui quelli che riguardano le informazioni positive che ora rimangono 5 anni anziché 2;
– istituzione di un organismo indipendente di vigilanza.
Per quanto riguarda l’entrata in vigore il Garante precisa che pur se la piena efficacia ci sarà solo quando sarà accreditato il nuovo organismo di monitoraggio, le nuove regole sono già applicate dai sottoscrittori/proponenti il Codice che si sono impegnati in tal senso (Ctc, Aisrec che comprende CRIF ed Expedian, Assilea). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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I fattori di rischio delle malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

Gli stili di vita sono dunque al centro dei messaggi che FIPC insieme a Conacuore rinnova il 29 settembre per la Giornata Mondiale per il Cuore, la campagna promossa in tutto il mondo dalla World Heart Federation e coordinata in Italia dalla FIPC. Nel corso del mese di settembre e anche oltre sono moltissime le iniziative aperte al pubblico in forma gratuita, organizzate da associazioni di pazienti, ospedali, aziende sanitarie locali, enti pubblici e privati per sensibilizzare le persone a prendersi cura del proprio cuore.
Si deve fare ancora molto per aumentare la consapevolezza degli italiani sui fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, e su quali siano le armi vincenti a disposizione per prevenirle. Questa è una priorità perché le malattie cardiovascolari rappresentano ancor oggi la prima causa di morte in Italia e nel mondo ed uccidono ogni anno 17,9 milioni di persone.
Un’indagine recente condotta a livello nazionale da Astra Ricerche per FIPC, conferma la buona notizia di quanto nel nostro Paese sia aumentata la consapevolezza dei danni legati al fumo (attivo e passivo) identificato dal 60% degli intervistati, quasi a pari merito (56%) con colesterolo, ipertensione e diabete. Per preservare la salute del cuore, stupisce che ancora meno di 1 italiano su 3 consideri come alleati quotidiani le corrette abitudini alimentari, quelle legate all’attività fisica e la gestione dello stress.
Lo sforzo che chiediamo è quello di preoccuparsi di cosa sia possibile fare per il proprio cuore – spiega Emanuela Folco, Presidente FIPC, Fondazione Italiana per il Cuore – Si tratta di piccoli gesti e modifiche del nostro stile di vita quotidiano, gli stessi che l’indagine sottolinea e che non sono ancora percepiti come utili per vivere più a lungo, meglio e con un cuore più sano. Occorre intervenire per ridurre il rischio delle malattie cardio-cerebrovascolari, tra cui infarto, scompenso e ictus, che in Italia colpiscono e uccidono ogni anno ben 127mila donne e 98mila uomini. Nella Giornata Mondiale per il Cuore chiediamo, quindi, di diventare un eroe del cuore, promettendo, per noi stessi e per i nostri cari, piccoli ma costanti accorgimenti quotidiani, fatti di quelle scelte legate al corretto stile di vita”.
“Diventa un eroe del cuore” è il razionale (e anche il titolo) dell’opuscolo della Giornata Mondiale per il Cuore di quest’anno, distribuito in 120.000 copie in tutta Italia. Inoltre, grazie alla collaborazione con Federfarma Lombardia, nelle farmacie di Milano e provincia, Monza e Lodi che aderiscono all’iniziativa, oltre a ricevere una copia dell’opuscolo della Giornata Mondiale per il Cuore 2019, sarà possibile effettuare gratuitamente un test a punteggio per valutare la salute del cuore e ricevere informazioni sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
L’elenco delle iniziative in tutta Italia è disponibile su fondazionecuore.it e conacuore.it
Una giornata, quella del 29 Settembre, che vuole essere un’opportunità per capire quanto siamo disposti a rinunciare o a impegnarci per la salute del nostro cuore.Basterà mangiare e bere con moderazione, fare più attività fisica e dire no al fumo? Potremmo davvero cominciare tutti da qui.

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Un sondaggio evidenzia i rischi a cui sono esposti i venezuelani vulnerabili in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Un sondaggio sui cittadini venezuelani fuggiti dal proprio Paese ha rilevato che nel corso del viaggio la metà (50,2%) delle famiglie intervistate è stata o continua a essere esposta a rischi specifici legati a età, genere, condizioni di salute o altre esigenze, o perché hanno dovuto compiere scelte drastiche per sopravvivere, fra cui chiedere l’elemosina, mandare i figli a lavorare o prostituirsi.Questi sono alcuni dei risultati del sondaggio pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. I risultati si basano su 7.846 interviste realizzate in diversi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi da gennaio a giugno 2019, in occasione delle quali è stato chiesto alle persone intervistate di riportare la propria esperienza e quella delle proprie famiglie.
Nonostante i governi della regione abbiano rilasciato numerosi permessi di soggiorno temporanei ai cittadini venezuelani, il 34% degli intervistati ha dichiarato di non possedere alcun tipo di documento, a causa del fatto di essere entrato irregolarmente in un determinato Paese o di possedere un permesso scaduto. Il resto era in possesso di visti turistici o temporanei, e solo il 4% aveva un documento di soggiorno permanente.
Circa il 66% degli intervistati ha dichiarato di essere disoccupato o di lavorare in nero, e il 43% di aver incontrato difficoltà per trovare alloggio, soprattutto a causa dell’assenza di fondi e di documenti, nonché per le discriminazioni legate alla propria nazionalità.La raccolta di informazioni dettagliate sulle esigenze di protezione è fondamentale per assicurare analisi e risposte coerenti, tempestive e basate su dati concreti, e per individuare lacune nell’assistenza e nei servizi forniti.Il sondaggio, condotto tramite uno strumento standardizzato di monitoraggio delle esigenze di protezione, ha già determinato l’adozione di misure concrete che permettono agli intervistati di segnalare le persone considerate a rischio affinché ricevano aiuto e supporto a lungo termine. Fra gennaio e giugno, con questa modalità oltre 1.500 persone sono state inviate ai servizi di consulenza o di altro tipo.Considerati i rischi derivanti dall’assenza di documenti, l’UNHCR accoglie con favore la strategia concordata dai governi della regione a Buenos Aires il 5 luglio scorso per facilitare l’integrazione di rifugiati e migranti venezuelani, grazie anche al rafforzamento dei processi di registrazione e di ottenimento dei documenti. La strategia rientra nel Processo di Quito, un’iniziativa condotta dai governi al fine di armonizzare le politiche e le prassi statali, coordinare la risposta umanitaria e migliorare l’accesso ai servizi e ai diritti per rifugiati e migranti venezuelani.A completamento di tali sforzi compiuti dagli Stati e al fine di rispondere alle esigenze di protezione, assistenza e integrazione di rifugiati e migranti venezuelani, ad aprile 2018 è stata istituita una Piattaforma regionale di coordinamento inter-agenzie (Regional Inter-Agency Coordination Platform), mentre lo scorso dicembre è stato lanciato un Piano Regionale di Risposta per rifugiati e migranti (Regional Refugee and Migrant Response Plan).

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I rischi dalle estrazioni minerarie in alto mare

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Gli oceani del Pianeta potrebbero subire gravi e irreversibili danni dall’avvio di estrazioni minerarie in alto mare. È quanto emerge da “In acque profonde”, report di Greenpeace International che rivela come l’industria dell’estrazione mineraria in alto mare sia consapevole e noncurante del fatto che queste attività potrebbero portare all’estinzione di specie uniche. Per questo Greenpeace invita le Nazioni Unite a stipulare un solido Trattato globale sugli Oceani, che sia in grado di dare priorità alla conservazione di questi ecosistemi e non al loro sfruttamento.«Gli abissi sono il più grande ecosistema del Pianeta, nonché la casa di creature uniche che a malapena conosciamo. L’avidità di questo nuovo settore industriale potrebbe distruggere le meraviglie presenti sui fondali degli oceani prima ancora di avere la possibilità di osservarle e studiarle» dichiara Louisa Casson, della campagna Protect the Oceans di Greenpeace. Ad oggi, solo circa lo 0,0001% dei fondali degli abissi è stato esplorato o campionato. Il report di Greenpeace mette in guardia dalle inevitabili minacce alla vita marina in vaste aree degli oceani del Pianeta che potrebbero derivare dalle operazioni minerarie e dall’inquinamento da sostanze tossiche, se i governi permetteranno che l’estrazione in acque profonde inizi. Le attività minerarie potrebbero inoltre amplificare il fenomeno del cambiamento climatico causando il rilascio di carbonio intrappolato nei sedimenti marini o interrompendo quei processi che facilitano la cattura di carbonio nei sedimenti marini profondi.Anche se le attività commerciali di estrazione mineraria non sono ancora iniziate, sono già state rilasciate 29 licenze di esplorazione a Paesi come Cina, Corea, Regno Unito, Francia, Germania e Russia, che hanno rivendicato vaste aree del Pacifico, dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano, per una copertura complessiva di circa un milione di kilometri quadrati, pari quasi a due volte la superficie della Spagna.Il report di Greenpeace sottolinea anche la debolezza dell’attuale governance oceanica, con l’International Seabed Authority (ISA), l’organismo delle Nazioni Unite incaricato di regolamentare l’industria dell’estrazione mineraria in alto mare, che dà priorità agli interessi delle imprese a discapito della protezione marina.
«È essenziale che i governi si accordino su un trattato ONU abbastanza forte da aprire la strada alla creazione di un network di santuari oceanici inaccessibili ad ogni forma di sfruttamento industriale, inclusa l’estrazione mineraria in alto mare», continua Casson. «È inoltre necessario imporre standard ambientali ben più alti per qualsiasi attività di questo tipo al di fuori di questi santuari».Per chiedere ai principali marchi tecnologici mondiali di prendere le distanze dall’estrazione mineraria in alto mare, Greenpeace ha di recente lanciato una campagna per chiedere agli utenti di marchi come Apple, Google, Microsoft e HP di invitare questi giganti tecnologici a escludere qualsiasi uso futuro di metalli e minerali estratti dalle profondità oceaniche per la fabbricazione dei propri prodotti.Greenpeace sostiene la transizione verso un mondo rinnovabile al 100 per cento entro il 2050 e incoraggia i governi, i produttori e i consumatori ad adottare modelli di economia circolare più sostenibili che riducano la necessità di estrarre metalli e minerali. I marchi e i produttori devono concentrarsi maggiormente sulla progettazione dei prodotti, riducendo la necessità di nuove materie prime rendendo i prodotti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili.

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Anziani e i rischi del caldo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

L’estate è cominciata, e con essa i disagi causati dalle alte temperature in tutte le città italiane. “Le ondate di calore non sono una novità, perché si possono prevedere, ma mancano le reti a protezione dei più vulnerabili”, ha detto Marco Impagliazzo durante la conferenza stampa dedicata alla condizione degli anziani a Roma e in Italia. Ricordando che secondo l’Istat, al 1° gennaio 2019, nel nostro paese ci sono circa 13 milioni di anziani, e di questi 4 milioni vivono da soli, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha osservato: “Siamo uno dei paesi più longevi al mondo e per far fronte all’invecchiamento della popolazione, c’è bisogno di unire le forze del welfare pubblico e privato. Sant’Egidio sta lavorando al contrasto dell’isolamento degli anziani, cercando di creare quelle reti che mancano o che si sono assottigliate, nella famiglia e nella società”.Di fronte ai dati sulla condizione degli anziani, in particolare ai 2,5 milioni di non autosufficienti, occorre rendersi conto che l’Italia non ha un numero adeguato di persone in grado di assistere gli anziani a casa o negli istituti”, ha detto Impagliazzo, che ha sottolineato l’esigenza di investire sulla formazione di figure professionali nel campo della cura della persona. “Quando questo paese non fa una politica di visti per motivi di lavoro, per formare le persone che assistano i nostri anziani, mi chiedo se il nostro paese non stia veramente dimenticando i cittadini”, ha osservato il presidente di Sant’Egidio. “Questo è un problema molto serio che la Comunità vuole porre all’attenzione del governo italiano e dei paesi dell’Unione Europea: non immaginare la presenza di persone straniere professioniste, per la cura delle persone è secondo noi una politica miope”, ha affermato.Da 16 anni, anche grazie al sostegno di Enel Cuore Onlus, è attivo il programma “Viva gli Anziani!”, una rete di monitoraggio ed interventi rivolti agli anziani over80 in diverse città italiane: Roma, Napoli, Catania, Genova, Novara, Brindisi, Sassari, Amatrice e Civitavecchia. A Roma il programma è attivo nei quartieri di Esquilino, Monti, Testaccio e Trastevere, con reti di prossimità che coinvolgono medici, operatori sociali, negozianti, vicini di casa, volontari, di cui numerosi in età avanzata. In complesso il Programma raggiunge più di 14.000 anziani ultraottantenni, di cui circa 6.500 a Roma, grazie al sostegno di 40.000 attivisti, di cui 25.000 a Roma. “La forza del Programma è la replicabilità e i costi assai contenuti, solo 81 euro a persona all’anno”, ha detto Impagliazzo, che ha elencato i risultati positivi: contenimento della mortalità, anche nei mesi più caldi, riduzione dell’ospedalizzazione e dei ricoveri in istituto e casa di riposo, con conseguente risparmio per i servizi pubblici di assistenza. “Mentre le politiche pubbliche non riescono a raggiungere i più isolati, il programma si rivolge proprio a loro e aumenta la loro possibilità di sopravvivenza con una buona qualità di vita. Se la società si individualizza, la risposta è vivere insieme”, ha concluso il presidente di Sant’Egidio.

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Servizi pubblici a rischio implosione

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Roma 8 giugno 2019 alle ore 9 in piazza della Repubblica, da lì direzione piazza del Popolo dove dalle ore 11 si terranno i comizi finali.presso la sede della Città metropolitana di Roma, i segretari nazionali delle quattro categorie di Cgil, Cisl e Uil, Fabrizio Rossetti, Franco Berardi, Daniele Ilari e Sandro Colombi, hanno elencato le ragioni della manifestazione. “Un appuntamento per cittadini e lavoratori perché quella dei servizi pubblici è una battaglia generale che riguarda l’idea di solidarietà e la garanzia dei diritti sociali per tutti”. Così le ragioni: “Scendiamo in Piazza chiedendo con forza lo sblocco immediato del turn-over, un Piano straordinario di assunzioni e la stabilizzazione di precari, perché le pubbliche amministrazioni sono al collasso ed avere meno personale significa non solo carichi di lavoro insostenibili ma anche una penalizzazione per la qualità e la quantità dei servizi che si è in grado di offrire ai cittadini”. Così come, sul fronte contratti, hanno aggiunto: “Scendiamo in Piazza per chiedere il rinnovo di tutti i contratti pubblici, per i quali ad oggi non ci sono risorse adeguate, e privati, alcuni dei quali non vengono rinnovati da più di 12 anni eppure parliamo di persone che si occupano della nostra Salute, della nostra assistenza e di quelli dei nostri cari e delle persone più fragili”.
Tra i temi, inoltre, “cancellare le iniquità e le disparità nel sistema previdenziale sia nel settore pubblico riguardo al trattamento di fine rapporto, sia su quota 100 e sui lavori gravosi nei nostri settori pubblici e privati; garantire una contrattazione piena sui processi di riorganizzazione e sulle questioni del personale per dare più valore alla contrattazione decentrata, per tutelare la dignità dei lavoratori e contro ogni forma di delegittimazione della funzione e del lavoro dei pubblici e contro ogni forma di controllo invasivo, dalle impronte alle telecamere; rivendicare più investimenti nei servizi pubblici e per il loro rafforzamento e per contrastare i processi di esternalizzazione che determinano dumping contrattuale e mancata universalità dei diritti per i cittadini”.
Tra le questioni, inoltre, “un taglio netto a consulenze e una revisione del codice degli appalti pubblici, soprattutto per rafforzare la clausola sociale e la parità di trattamento tra lavoratori del settore pubblico e del settore privato, insieme all’avvio di un vero processo di razionalizzazione della spesa pubblica e di lotta agli sprechi e alla corruzione, di investimenti seri per il potenziamento dei servizi ispettivi e maggiore tutela e garanzie per la sicurezza sul lavoro e per la lotta alla illegalità”. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa rivendicano inoltre “finanziamenti adeguati per il Servizio Sanitario Nazionale, per le Politiche Sociali, per un vero investimento a sostegno dell’infanzia e della non autosufficienza”.Infine, hanno aggiunto Rossetti, Berardi, Ilari e Colombi, “l’avvio di confronti con le istituzioni, sul tema contratti e welfare, e con le associazioni datoriali per il rinnovo dei contratti privati a partire a quello della Sanità Privata. In piazza perché cittadine e imprese hanno bisogno di una pubblica amministrazione efficace, di politiche che guardino alla dignità ed al benessere di tutti, perché i servizi pubblici garantiscono realmente equità nel nostro Paese se potenziati e garantiti”. Queste le ragioni della manifestazione di sabato a Roma ‘Il futuro è servizi pubblici’, “perché non c’è futuro senza lavoro, non c’è uguaglianza senza servizi pubblici”.

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Digiuno controllato per ridurre i rischi legati all’invecchiamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Mag 2019

Con l’estate alle porte proliferano le diete fai da te che prevedono regimi alimentari restrittivi o, nei casi estremi, periodi di digiuno arbitrario: soluzioni che possono risultare dannose per la salute e che spesso non portano a risultati concreti di dimagrimento o remise en form.La prova costume rappresenta una fonte di stress per la maggior parte delle persone, provocando disagio sia dal punto di vista estetico che emotivo. Un alleato in questo senso arriva dalla ricerca scientifica, che ha validato il ‘digiuno periodico’, ossia un digiuno controllato e a tempo, quale trattamento d’urto per depurarsi e riacquistare energia.
Il Programma Mima Digiuno (PMD) è un protocollo alimentare ipocalorico di 5 giorni che riproduce esattamente gli stessi risultati di un digiuno totale, senza però provocarne gli effetti collaterali. Gli studi preclinici e clinici hanno messo in evidenza un miglioramento significativo della salute, anche in termini di ottimizzazione dei marcatori metabolici e di riduzione del grasso addominale, con un impatto positivo sulla longevità. Non solo: i benefici vanno ben oltre il controllo del peso corporeo, provocando una reazione che implica effetti convalidati su longevità e riduzione dei fattori di rischio delle malattie legate all’invecchiamento, come Alzheimer, diabete, patologie cardiovascolari, autoimmuni e tumori.Il digiuno rappresenta una tradizione millenaria che abbiamo ereditato dai nostri avi e che viene osservato anche in molte religioni.“Gli animali, compresi gli umani – ha affermato il Prof. Giorgio Sesti, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università della Magna Grecia di Catanzaro – si sono evoluti in ambienti in cui il cibo era relativamente scarso, sviluppando numerosi adattamenti che hanno permesso loro di funzionare molto bene, sia fisicamente, sia cognitivamente, anche in situazioni di privazione di cibo o di digiuno”.Il PMD è stato studiato dal Prof. Valter Longo, inserito dal TIME nella lista dei 50 personaggi più influenti del 2018 nell’ambito della salute ed è il frutto di una lunga e meticolosa ricerca di base e clinica: attraverso questo programma il corpo viene resettato e riprogrammato, il processo di invecchiamento rallenta e l’organismo si rigenera attraverso la produzione di cellule staminali.“Il Programma Mima Digiuno – prosegue il Prof. Sesti – è stato condiviso anche dal Prof. Umberto Veronesi che ne apprezzava i benefici sulla riduzione dei fattori di rischio associati all’invecchiamento come, ad esempio, le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità e il cancro”. http://www.prolon.it

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Nuovi casi di melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 Mag 2019

Roma, 24 maggio 2019, ore 11.30 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Il progetto sarà presentato a Roma nell’Auditorium del Ministero della Salute in una conferenza stampa con gli interventi di Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica), Paola Queirolo (responsabile scientifico del progetto e Direttore Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova) e Monica Forchetta (Presidente Associazione Pazienti Italia Melanoma).
Nel 2018, in Italia, sono stati stimati circa 13.700 nuovi casi di melanoma. L’arma più efficace per combattere questa forma di cancro della pelle è la prevenzione. Con l’arrivo dell’estate, aumentano le occasioni per stare all’aria aperta. Ma attenzione all’abbronzatura “selvaggia”: i danni provocati da ripetute ed eccessive esposizioni solari si sommano ogni anno sulla pelle e aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare i giovani, in particolare gli adolescenti, sull’importanza di adottare comportamenti corretti quando si espongono al sole, Fondazione AIOM lancia una campagna nazionale che sarà realizzata nelle spiagge italiane e prevede una forte ricaduta sui social network.

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I rischi di una democrazia senza alternanza di governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 Mag 2019

di Giuseppe Bianchi (Nota Isril n. 19 – 2019) Come spiegare che Lega e 5 Stelle mantengono un elevato consenso almeno sulla base dei sondaggi, nonostante l’immobilismo di un Governo paralizzato dai reciproci veti tra i due partiti dell’attuale maggioranza? La spiegazione può essere data dal loro forte radicamento in due bacini elettorali di cui hanno assunto la rappresentanza politica. La Lega che si è fatta carico dei bisogni di sicurezza dei cittadini, sfidati dall’immigrazione clandestina e suggestionati da improbabili paure di invasione dello straniero; i 5 Stelle che si sono fatti portatori degli interessi di quanti, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese, hanno vissuto la globalizzazione dei mercati in termini di discriminazione economica e sociale. Un’operazione politica di grande efficacia che ha definito un campo di gioco per la prossima competizione elettorale europea, su misura delle due forze di maggioranza, con l’obiettivo di precludere l’accesso alla partita da parte delle forze di opposizione.È quanto sta avvenendo a pochi giorni dall’appuntamento elettorale europeo che rischia di divenire ancora una volta un macro-sondaggio a favore delle politiche del Governo rafforzate dal sovrapporsi di promesse. Un Paese che va alle urne disinformato della posta in gioco e illuso che la Nuova Europa, a cui strumentalmente aderiscono anche gli antieuropeisti di ieri, segnerà il passaggio a una fase di facile spesa pubblica con cui l’attuale maggioranza pensa di consolidare la fedeltà elettorale del proprio elettorato.
Che l’insicurezza dei cittadini, coincidente con il disagio sociale delle classi sociali più povere, sia gestibile al di fuori di una politica che ponga questi bisogni insoddisfatti dei cittadini all’interno di una strategia economica di sviluppo. L’Italia ha le risorse per riprendere la strada di un benessere diffuso. L’elevato risparmio delle famiglie, la capacità delle imprese più dinamiche di esportare e fare profitti, la qualità professionale del lavoro difficilmente riproducibile nei paesi emergenti, una diffusa propensione imprenditoriale delle giovani generazioni.Ma si tratta di un mondo frenato nelle sue potenzialità di sviluppo da un’altra Italia fatta di una classe politica, quale quella attuale, priva di progettualità di futuro, alla ricerca del consenso di breve periodo e da una classe burocratica tendenzialmente servile ‘terreno di pascolo”per quanti si affidano più alla ricerca della protezione dello Stato che alla propria capacità di competere in un mercato aperto.La prima Italia è quella che vuole più Europa, la seconda è quella che la teme perché la pacchia finirebbe usando il linguaggio del nostro forbito Ministro dell’Interno. È questa seconda Italia, che dietro il velo di ignoranza di un populismo ottuso, occupa una posizione centrale nel dibattito europeo, facendo del disagio sociale la leva del proprio prevedibile successo.Il rischio è quello di un’Italia subalterna nella nuova Europa perché indebolita nella crescita ed esposta ai condizionamenti degli investitori nel nostro debito pubblico. C’è poca speranza che nei pochi giorni che ci separano dalla prova elettorale l’Italia ritrovi la sua dignità di paese fondatore dell’Europa.Importante è considerare provvisorio questo periodo di oscuramento. Perché il nostro Paese trae dalla sua storia, oltre che dai suoi interessi, la vocazione europeistica e perché la democrazia ha la capacità di rigenerarsi potendo contare sull’alternanza della maggioranza. Un’alternanza che va creata perché la regola fondamentale della democrazia è che senza alternanza il rischio è di cedere il campo a forme di governo autoritario.

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Incontri occasionali e altri connessi rischi di Santino Mirabella

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

Santino Mirabella è Giudice per le indagini preliminari al Tribunale di Catania, ma, fuori dal suo contesto lavorativo, coltiva, come in un mondo parallelo, la passione per la scrittura, che lo ha portato a pubblicare, nel 2019, la sua seconda opera, dal titolo “Incontri occasionali e altri connessi rischi”, edito da Terre Sommerse.
Ogni strada ha le sue basole sconnesse, ed attraversandola si può scoprire che ad ogni incrocio è possibile incontrare chiunque. Si può scovare la Morte Buona, stanca del suo ruolo, della sua illogicità, desiderosa di amare e di essere amata; è possibile essere inseguiti e raggiunti dalla propria Ombra; si può sorprendere un giudice che si condanna a morte; si può incontrare un vecchio amore, una donna che fugge dal suo carnefice, un innamorato che sogna il battito di ciglia della sua amata. O è possibile, addirittura incontrare Dio, seduto e stanco, improvvisamente Uomo e solo.
Santino Mirabella racconta di percorsi impervi e spiazzanti, che fanno sbirciare il mondo nei suoi aspetti più profondi e (ir)reali.
A questi incontri è dedicato questo volume, impreziosito dagli allegati cd con le interpretazioni di Gino Astorina, Nanni Battista, Debora Bernardi, Edo Gari, Mariella Lo Giudice, Miko Magistro, Cristina Mirabella, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina.
Lo scrittore narra “Non so cosa sia un incrocio. So che il vento mi ci ha portato. Dietro quell’angolo, ogni giorno,vivo sempre il rischio d’un nuovo incontro”. Ma senza dare troppe anticipazioni vi invitiamo ad acquistare questa memorabile raccolta accompagnata da un dvd che narra passo passo le memorabili avventure ed incontri del nostro narratore ad un costo di soli 18 euro! Il volume è acquistabile sul sito http://www.terresommersegroup.com/store/p640/INCONTRI_OCCASIONALI_-_Santino_Mirabella_(libro_con_cd_audiolibro).html.

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Infermieri, con l’allarme carenza a rischio la sicurezza delle cure

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

Gli infermieri mancano in maniera più che allarmante. Senza contare ‘Quota 100’ al tavolo del fabbisogno di posti per i corsi di laurea, dove la FNOPI è presente con il ministero della Salute e le Regioni, la Federazione ha portato i suoi dati: oggi rispetto alla domanda dei cittadini ci sono circa 30.000 infermieri in meno che diventeranno – visto che le proiezioni vanno di moda – 58.000 in meno nel 2023; circa 71.000 in meno nel 2028 e quasi 90.000 in meno nel 2033. “Se ‘Quota 100’ oggi registra il rischio di abbandono a breve termine per almeno 22.000 infermieri – afferma Tonino Aceti, portavoce FNOPI – che si aggiungeranno alle carenze descritte dai fabbisogni, le proiezioni parlano chiaro: al 2023 potrebbero salire esponenzialmente anche oltre le 100mila unità.
Cosa significa tutto questo, dovrebbe farlo capire il buon senso, ma a parlare chiaro sono gli studi internazionali (ad esempio: RN4CAST, pubblicato su The Lancet) che hanno quantificato gli effetti della carenza di infermieri: ipotizzando che si riuscisse ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri laureati, potrebbero essere evitate 3.500 morti all’anno.
Nella dotazione organica – rapporto infermiere/pazienti – a ogni aumento di una unità-paziente per infermiere, la probabilità di morte del paziente aumenta del 7 per cento.
A ogni aumento del 10% di personale infermieristico laureato corrisponde una diminuzione del 7% di mortalità.
L’associazione dei due valori – continua Aceti – ha rivelato che, negli ospedali in cui il 60% degli infermieri è laureato e il rapporto infermiere/paziente è di 1:6, la probabilità di decesso a trenta giorni dalla dimissione è del 30% inferiore rispetto a strutture in cui gli infermieri laureati sono del 30% ed il rapporto infermieri/pazienti è di 1:8.
In Italia – spiega Aceti – il rapporto infermieri-pazienti era nel 2017 (quindi senza ‘Quota 100’ e le sue carenze future, ma con gli effetti del blocco del turn over) di uno a 8-9 nelle Regioni benchmark, quelle con l’assistenza migliore e si arrivava a fino a uno a 17 nella Campania, che con gli effetti di Quota 100 potrebbe superare a situazione invariata il rapporto di uno a 20, dove il turn over è da decenni un araba fenice e i piani di rientro guardano prevalentemente la spesa.
I numeri – conclude – parlano chiaro: è davvero allarme rosso per la carenza di infermieri e la salute dei cittadini e dei pazienti. Chiediamo ora che ministro, Governo e Regioni corrano ai ripari. Questa sarebbe una delle misure da introdurre per rafforzare la fiducia dei cittadini calabresi e di tutte le altre Regioni nel Servizio sanitario nazionale”.
“Mancano tanti professionisti – conclude Mangiacavalli -. Ma a mancare in modo allarmante sono gli infermieri, quei professionisti cioè che prendono in carico il malato dopo qualunque intervento abbia subìto e fino alle sue dimissioni. Quei professionisti che hanno il compito di seguirlo a domicilio per assicurare che si curi, lo faccia bene e non abbia complicazioni e se queste subentreranno allora proprio quei professionisti faranno scattare l’intervento del medico di medicina generale, dove necessario e possibile, per evitare code, intasamenti e liste di attesa ai pronto soccorso”.

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Scuola: Con la regionalizzazione si corrono gravi rischi

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Il primo partito di Governo, attraverso il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano, ha confermato la linea di scetticismo nei confronti del progetto leghista: “Ritengo la regionalizzazione della scuola un pericolo. Per quanto riguarda le bozze di autonomia circolate fino a oggi, restano molti i punti da chiarire e non fanno ben sperare. Ricordiamo che tra i compiti della scuola c’è quello di garantire un sistema nazionale d’istruzione, che si traduce nella garanzia di pari opportunità a tutti coloro che alla scuola si rivolgono, siano essi gli studenti, le loro famiglie e il personale che ci lavora. Preoccupa inoltre il reclutamento, oltre ai costi aggiuntivi che ne deriverebbero”, ha concluso il sottosegretario. Anche il sindacato Anief ribadisce che la regionalizzazione non è ciò di cui l’istruzione ha bisogno, alla luce anche degli innumerevoli problemi che affliggono il sistema scolastico: assieme alla mancanza di aumenti stipendiali adeguati, il precariato e le progressioni di carriera del personale Ata, rimane uno dei punti fermi alla base dello sciopero previsto per il prossimo 17 maggio. L’accordo sull’autonomia differenziata non convince Anief sin dalla sua prima proposta: secondo il presidente Anief, Marcello Pacifico, il testo attuale voluto dalla Lega sulla regionalizzazione dice l’esatto contrario di quello che è stato sottoscritto con i sindacati nell’intesa del 24 aprile. Inoltre, nell’accordo non sono chiari alcuni aspetti: da chi dipenderà il personale docente e Ata assunto? Si parla, quindi, di un sistema nazionale di reclutamento e di un unico stato giuridico che potrebbero dire cose divergenti.

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Sicurezza sul lavoro: la mappa dei rischi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Nel 2018 circa 641mila lavoratori hanno subito un incidente sul lavoro: l’84,6% di questi sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre il 15,4% durante il tragitto casa-lavoro. L’aumento più significativo è quello che riguarda gli incidenti con esito mortale (+10,1% nel 2018), soprattutto quando si utilizzano mezzi di trasporto per lavorare. Guardando alle province italiane, nel biennio 2017-2018 il maggior numero di infortuni mortali si registra nella provincia di Crotone (6,3 ogni mille). Nel solo 2018, invece, è la provincia di Gorizia che fa registrare il più alto tasso di malattie professionali tumorali (22,5%). La maglia nera, però, per il numero assoluto di malattie cancerogene imputabili al lavoro spetta a Taranto. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro che, in occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro del 28 aprile, ha analizzato gli open data Inail disegnando una mappa di province e settori produttivi in cui si è verificato il maggior numero di episodi.

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Banche: approvate le norme per ridurre i rischi e proteggere i contribuenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Le norme approvate dal Parlamento e già concordate in via informale con gli Stati membri, riguardano i requisiti prudenziali di capitale e la procedura da seguire dalle banche che devono affrontare perdite. Ciò dovrebbe contribuire a rilanciare l’economia dell’UE, aumentando la capacità di prestito e creando mercati dei capitali più liquidi, e rappresentare.Le banche di importanza sistemica dovranno disporre di un numero significativamente maggiore di fondi propri per coprire le loro perdite, al fine di rafforzare il principio del bail-in, ovvero le perdite imposte agli investitori bancari, ad esempio i detentori di obbligazioni, per evitare il fallimento e di ricorrere alla ricapitalizzazione finanziata con denaro pubblico.Per garantire che le banche siano trattate in modo proporzionale, in funzione del loro profilo di rischio e dell’importanza sistemica, i deputati hanno assicurato che gli “istituti piccoli e non complessi” saranno soggetti a requisiti semplificati, in particolare per quanto riguarda la segnalazione e l’accantonamento di fondi per coprire eventuali perdite.Poiché le piccole e medie imprese (PMI) presentano un rischio sistemico inferiore rispetto alle grandi imprese, i requisiti patrimoniali per le banche saranno inferiori quando erogano prestiti alle PMI. Ciò dovrebbe tradursi in un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese.Peter Simon (S&D, DE) relatore per i requisiti prudenziali (CRD-V/CRR-II), ha dichiarato: “In futuro, le banche saranno soggette a regole più severe sull’indebitamento e sulla liquidità a lungo termine. Anche la sostenibilità è importante, poiché le banche devono adattare la loro gestione del rischio a quelli relativi ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica”.Il Parlamento ha approvato la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) e il regolamento sul meccanismo unico di risoluzione (SRMR). Ciò significa che le norme internazionali sull’assorbimento delle perdite e sulla ricapitalizzazione saranno incorporate nel diritto comunitario.Per far fronte alle perdite, le banche dovranno istituire una tabella di marcia che consenta loro di detenere capitale e cauzioni sufficienti così da non ricorrere al salvataggio a spese dei contribuenti.Infine, il Parlamento ha fissato delle disposizioni per tutelare i piccoli investitori dal detenere debiti bancari ammessi al bail-in, come le obbligazioni emesse da una banca, quando non rappresentano uno strumento finanziario adatto per loro.Le nuove regole per l’applicazione di un “potere di moratoria” sospenderanno i pagamenti delle banche in difficoltà. Questo potere può essere attivato se viene accertato che la banca rischia il dissesto e se non sono immediatamente disponibili misure preventive. Consentirà inoltre all’autorità preposta alla risoluzione delle crisi di stabilire se sia nell’interesse pubblico mettere la banca in liquidazione o in insolvenza.Il campo di applicazione della moratoria sarebbe proporzionato e adattato a un caso concreto: se la risoluzione di una banca in dissesto, o che potrebbe fallire, non è nell’interesse pubblico, quest’ultima dovrebbe essere liquidata in modo ordinato e in conformità alle norme nazionali.

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Traveller italiani e viaggi d’affari in Paesi considerati rischiosi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

In Italia il 19% dei viaggiatori si è ritrovato a vivere situazioni pericolose durante i viaggi di lavoro nell’ultimo anno.
Il 50% dei business traveller italiani e di quelli europei prenderebbe in considerazione l’idea di non partire per destinazioni considerate pericolose sulla base della loro percezione del luogo o delle linee guida definite dai loro governi. Inoltre, il 19% a livello italiano e il 17,6% a livello europeo ha affermato di essersi trovato molto vicino a una situazione critica negli ultimi 12 mesi durante un proprio viaggio d’affari. Questi sono i dati presentati da SAP Concur nella ricerca “Concur Locate Research” che ha analizzato le abitudini di viaggio di 1050 business traveller italiani e 7395 a livello europeo nel corso dell’ultimo anno. Se gli avvertimenti dei Ministeri del turismo dei paesi europei venissero presi alla lettera, questo denoterebbe una situazione molto preoccupante per i business traveller su scala globale. Si evidenziano per esempio diversi pericoli in Turchia, dai disastri naturali al furto di passaporti; mentre i viaggiatori diretti in Cina vengono messi in guardia per le controversie commerciali che possono portare all’arresto. La preoccupazione riguardante i viaggi si può facilmente spiegare se si tiene conto che in Italia un business traveller su cinque (il 21,5%) ritiene che il proprio datore di lavoro non sarebbe in grado di fornire alcun supporto in caso di grave pericolo. Le organizzazioni non sarebbero dunque in grado, secondo gli intervistati, di comunicare in modo tempestivo in situazioni di pericolo o riportare in patria i propri dipendenti.I risultati della ricerca sono un’ulteriore prova che i datori di lavoro devono sempre più assicurare di applicare le migliori procedure di sicurezza possibili per i propri dipendenti. In caso di fallimento dei doveri di diligenza imposta alle organizzazioni si avrebbero ripercussioni sia nell’attrarre che nel trattenere i talenti all’interno delle aziende. Nonostante ciò, in generale, in Europa, i datori di lavoro stanno dimostrando una crescita di interesse al tema rispetto ai dati evidenziati da Sap Concur l’anno scorso. Il 39,4% dei viaggiatori italiani che hanno preso parte alla ricerca, ritiene che la loro società si stia impegnando in modo serio verso un miglioramento delle proprie policy in materia di viaggi di lavoro; il 22% ritiene invece che la propria organizzazione si mantenga neutra sul tema. Massimo Tripodi, Country Manager di Sap Concur Italia, ha commentato “Senza le giuste tecnologie le organizzazioni lascerebbero i loro dipendenti completamente alla cieca mentre sono in viaggio all’estero, senza sapere dove siano in un determinato momento. Le organizzazioni hanno bisogno di una soluzione che riesca ad avere traccia delle eventuali minacce e che permetta loro di localizzare, contattare e offrire assistenza ai loro dipendenti in caso di situazioni pericolose, che si tratti di una perdita del passaporto, un’emergenza sanitaria o fatti gravi come disastri naturali.” Questa ricerca mette in luce non solo la necessità di un impegno continuo e sempre maggiore di diligenza da parte delle imprese, ma anche gli effetti che si verificano se le società non si impegnano in tal senso. Le organizzazioni non possono dunque rimanere appoggiate sugli allori; devono continuare ad evolversi e adattarsi in questo mondo incredibilmente connesso e mutevole.

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Yemen: 120.000 bambini rischiano di morire di fame a causa della guerra

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

In Yemen, 120.000 bambini rischiano di morire di fame a causa del protrarsi degli scontri e dell’impossibilità di accedere a beni essenziali e medicine, e la malnutrizione priva 1 milione di donne in gravidanza o allattamento del sostentamento indispensabile per le loro condizioni[1]. Nel Paese martoriato da ormai quasi quattro anni di guerra, si stima che saranno 1,5 milioni in più i minori che nel 2019, rispetto all’anno precedente, avranno bisogno di assistenza umanitaria urgente. Questo l’allarme lanciato da Save the Children – l’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in concomitanza con la conferenza dei donatori per lo Yemen che si tiene oggi a Ginevra. “Parliamo con i bambini yemeniti ogni giorno. Ci raccontano della distruzione che vedono attorno a sé e ci dicono che hanno bisogno di pace, cibo, acqua pulita, assistenza sanitaria, e del loro desiderio di tornare a studiare tra i banchi di scuola. Eppure, purtroppo, le loro voci continuano a rimanere inascoltate”, ha dichiarato Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen.Per tenere alta l’attenzione sulla guerra in Yemen, dove più di 1 bambino su 10 vive in aree in cui l’intensità del conflitto è elevata e dove dall’inizio delle ostilità circa 6.500 minori hanno perso la vita o sono rimasti feriti dai bombardamenti, Save the Children, nell’ambito della nuova campagna “Stop alla guerra sui bambini”, ha lanciato una petizione pubblica on line per chiedere all’Italia di fermare immediatamente l’esportazione di armi italiane utilizzate in Yemen dalla coalizione saudita.Gli armamenti, in particolare, vengono prodotti nello stabilimento della RWM di Domusnovas, in Sardegna, e il loro utilizzo da parte dell’aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall’Onu.”Le Organizzazioni e le agenzie delle Nazioni Unite impegnate in Yemen stanno lavorando giorno e notte, nonostante le difficoltà, per garantire al popolo e ai bambini yemeniti il supporto e l’assistenza di cui ha bisogno. I leader riuniti a Ginevra hanno nelle loro mani le vite e il futuro di milioni di bambini vulnerabili e per questo chiediamo alla comunità internazionale di incrementare gli sforzi per garantire loro cibo, protezione, educazione e supporto psico-sociale. Soltanto investendo in queste aree si potranno ridurre i danni a lungo termine del conflitto sulla popolazione dello Yemen, e in particolare su donne e bambini”, ha concluso Tamer Kirolos.

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Sace: Mappa dei Rischi 2019 export italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Per il 2019 si delinea uno scenario internazionale più complesso ma non privo di opportunità per le imprese che si affacciano sui mercati esteri. Una conoscenza approfondita dei rischi corredata da un adeguato disvelamento delle opportunità è imprescindibile per indirizzare le imprese verso la crescita. Questo il vademecum che emerge dalla nuova edizione del Focus On “Mappa dei Rischi. I 6 ‘pericoli’ del 2019: conoscerli per gestirli”, in cui SACE SIMEST (Gruppo CDP) presenta lo scenario atteso in cui si muoveranno le imprese italiane nell’anno appena iniziato.
“L’export è il driver principale della nostra economia e una scelta strategica per le imprese italiane. Per chi opera sui mercati internazionali la conoscenza dei rischi è imprescindibile, ma è un esercizio solo parziale se non la si affianca a un’adeguata analisi delle opportunità – ha dichiarato Beniamino Quintieri, Presidente di SACE–. Se generalmente i mercati emergenti esibiscono maggiore vulnerabilità a possibili shock esogeni, nondimeno alcuni si configurano destinazioni strategiche delle nostre esportazioni, come la Cina e gli Emirati Arabi Uniti, mercati più noti, ma anche il Brasile, l’India e il Vietnam. SACE SIMEST è un partner chiave in grado di fornire alle nostre imprese la conoscenza e gli strumenti per continuare a crescere anche in questa nuova fase dell’economia globale.”
Il nuovo studio delinea un quadro dei rischi ancora più ampio per il 2019, con tensioni vecchie e nuove che, dall’economia alla politica, costituiranno nuove sfide per le imprese che operano sui mercati internazionali. I 6 principali pericoli per l’anno in corso derivano innanzitutto dall’incertezza su economia e mercato azionario degli Stati Uniti, guerra dei dazi e Brexit, nonché da leitmotiv quali la fragilità di alcuni paesi emergenti e il crescente indebitamento mondiale. È fondamentale però non lasciare che i rischi che si profilano sul mercato internazionale oscurino un quadro ancora ricco di opportunità per l’export italiano.

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I rischi del settore finanziario non bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

In un recente workshop organizzato a New York dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Italia su “Post crisis financial regulation: Experiences from the two sides of the Atlantic”, si è cercato di analizzare la situazione del sistema finanziario globale per capire se esso sia effettivamente sotto controllo o se vi siano ancora seri rischi e minacce di instabilità. Potrebbe sembrare strano, ma i documenti e gli interventi dei rappresentanti della nostra banca centrale sono stati i più precisi e concreti. Vi è una lunga lista di nuovi e pericolosi rischi che, dieci anni dopo la Grande Crisi, dovremo ancora affrontare. Prima di tutto vi è la vulnerabilità del “settore finanziario non bancario” che comprende una marea di istituzioni, quali le SIM, i gestori del risparmio, i fondi di investimento, gli hedge fund e altri organismi variamente propensi alla speculazione. Questi, di fatto, operano nell’intermediazione finanziaria come se fossero vere e proprie banche, senza, però, essere sottoposti alle regole e ai controlli bancari. Come sappiamo, dove le regole sono poche o mancanti, purtroppo, si fa strada il “sistema ombra”. Secondo il Financial Stability Board, l’organismo di controllo istituito dai governi e dalle banche centrali per cercare i rimedi agli sfaceli del 2008, gli intermediari finanziari non bancari alla fine del 2016 avevano asset, gli attivi, pari a 160.000 miliardi di dollari! Rispetto al livello del 2008 sono cresciuti una volta e mezzo, mentre gli attivi del sistema bancario sono rimasti più o meno gli stessi. Alcuni dei rischi succitati sono simili a quelli che devono affrontare anche le banche: quelli legati alla liquidità necessaria per far fronte alla scadenza dei titoli e al rapporto di indebitamento, cioè alla leva finanziaria, il cosiddetto leverage. Vi sono poi dei rischi derivanti dalla natura stessa del sistema finanziario non bancario, come l’utilizzo esagerato del sistema automatico di compravendita di titoli attraverso dei supercomputer che operano con logaritmi matematici sofisticatissimi. Il cosiddetto high frequency trading (hft). Sono meccanismi che possono far “detonare” l’intero sistema finanziario. Al riguardo è stato ricordato ciò che accadde lo scorso febbraio quando un’innocua notizia circa l’aumento dei salari negli Usa portò al tracollo di Wall Street. Simili situazioni possono creare vendite a raffica fino a provocare un vero e proprio contagio e a mettere in discussione la stessa solidità degli intermediari finanziari. Un’altra ragione di grande preoccupazione, secondo la Banca d’Italia, è data dalla forte crescita negli Stati Uniti del mercato dei cosiddetti collateralized loan obligation, cioè strumenti di debito emessi su un portafoglio di obbligazioni e altre forme di debito. Dal 2008 a oggi sono cresciuti del 130% per un totale di 600 miliardi di dollari. Da qualche tempo, inoltre, sulla scena degli operatori finanziari è apparso un nuovo e più grave rischio legato alla digitalizzazione e ai profondi cambiamenti nella tecnologia che mette nuovi organismi, che operano fuori del sistema bancario, e grandi imprese tecnologiche digitali, la cosiddetta FinTec, in condizioni di offrire servizi di natura bancaria. Sulla questione si è completamente in alto mare. Senza parametri e regole. Il sistema bancario, purtroppo, sta vivendo una crescente e pericolosa dipendenza dai gestori, i provider, di servizi para bancari e para finanziari. In questi campi la proposta condivisibile della Banca d’Italia è applicare il corretto principio di “stesso business, stesso rischio, stesse regole”. Non indifferenti sono le eccessive differenze nazionali nella realizzazione delle cosiddette riforme, creando così un’ulteriore frammentazione dei sistemi finanziari. Si ha la sensazione che finora sia stata persa l’occasione per una regolamentazione unitaria della finanza a livello globale, lasciando così mano libera a chi, invece, vorrebbe cancellare regole e controlli. Non si può, quindi, che concordare con la Banca d’Italia quando afferma che” ogni volta che le regole e i controlli sono stati deboli, si sono visti rischi eccessivi ed è aumentata la leva finanziaria, portando spesso a repentine svolte recessive nel ciclo finanziario”. Speriamo che tale appello non venga lasciato cadere perché, altrimenti, presto o tardi la storia ci presenterà un conto molto salato. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Rischi sul lavoro: voto finale sulla protezione dagli agenti cancerogeni

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

I deputati europei hanno aggiornato le norme sulla protezione dei lavoratori dall’esposizione a sostanze cancerogene e mutagene, compresi i fumi diesel.Al fine di proteggere i circa 3,6 milioni di lavoratori nell’UE potenzialmente esposti alle emissioni di gas di scarico dei motori diesel (DEEE), il Parlamento ha ottenuto l’inclusione dei fumi diesel fra le sostanze coperte dalla legislazione e di fissare il corrispondente valore limite di esposizione.Le nuove disposizioni fissano valori limite di esposizione (quantità massima di sostanza consentita nell’aria del luogo di lavoro) e annotazioni cutanee (la possibilità di assorbire significativamente la sostanza attraverso la pelle) per altri otto agenti cancerogeni (compresi i RAEE). Le nuove norme dovrebbero ridurre ulteriormente il rischio per i lavoratori di ammalarsi di cancro, che rimane la causa primaria di decessi per motivi di lavoro nell’UE.Ecco le sostanze aggiunte all’elenco delle sostanze cancerogene:
· Emissioni di gas di scarico dei motori diesel (DEEE)
· Epicloridrina
· Dibromuro di etilene
· Dicloruro di etilene
· 4,4′-metilendianilina
· Tricloroetilene
· Miscele di idrocarburi policiclici aromatici, in particolare quelli contenenti benzo[a]pirene
· Oli minerali che sono stati utilizzati in precedenza nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti in movimento all’interno del motore.

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Sicurezza alimentare: maggiore trasparenza e migliore prevenzione dei rischi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Una proposta legislativa per consentire all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di lavorare in modo più efficiente e trasparente è stata approvata dal Parlamento martedì con 427 voti in favore, 172 voti contrari e 67 astensioni. Il testo rappresenta il mandato negoziale del PE per raggiungere un accordo con i Ministri UE.Le nuove norme mirano a rendere più trasparente la valutazione del rischio e a garantire che gli studi utilizzati dall’EFSA per autorizzare l’immissione sul mercato di un prodotto siano affidabili, oggettivi e indipendenti.Studi supplementari a quelli presentati dalle aziende. Il testo propone:
l’accesso del pubblico a tutte le informazioni sulla valutazione di sicurezza;
la possibilità per EFSA di consigliare al richiedente su come fornire tutte le informazioni richieste per decidere sull’autorizzazione, per consentire di accelerare la procedura;
un registro comune europeo degli studi commissionati, per dissuadere le imprese che richiedono l’autorizzazione dal non presentare studi sfavorevoli alle loro domande;
in caso di dubbi sulle prove fornite dalle imprese, l’Agenzia potrebbe anche consultare enti terzi per verificare l’esistenza di altri dati scientifici o studi pertinenti.
Il Parlamento ha inoltre approvato una serie di criteri per decidere quali informazioni possano essere mantenute riservate, ad esempio il marchio con cui un prodotto sarà commercializzato o descrizioni dettagliate dei preparati.
Dopo la votazione, la relatrice Renate Sommer (PPE, DE) ha dichiarato di non poter sostenere l’esito della votazione e ha chiesto che il suo nome sia ritirato dal dossier.

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