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Posts Tagged ‘rischio’

Banconote da 500 euro destinate a sparire, ma la guerra al contante presenta rischi poco percepiti

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Dal prossimo 27 gennaio, la BCE non emetterà più banconote da 500 euro, motivandola col fatto che potrebbero facilitare attività illecite.
Anche tenuto conto del ruolo internazionale dell’euro e della diffusa fiducia nelle sue banconote, quella di maggior nominale resterà una valuta legale e potrà essere scambiata presso le Banche Centrali dell’Eurosistema a tempo illimitato, così come a tempo illimitato potrà essere usata come moneta di pagamento e riserva di valore.
Pur nel voler combattere le illegalità, la BCE dimostra di aver ben presenti i rischi che l’abbandono del taglio da 500 presenta. La guerra al contante, che poggia sul contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio, non può infatti non tenere conto dei vari pericoli in cui si incorre affidandosi in toto alla tecnologia e che sono sovente molto poco percepiti perché legati ad ipotesi “estreme” o perché “nascosti” in server appartenenti a soggetti privati. La Banca Centrale svedese, nazione in cui oramai si usa quasi esclusivamente danaro virtuale, ha di recente constatato la scarsità di monete e banconote specie nel nord del Paese, e ha evidenziato che ciò comporta rischi in caso di catastrofi naturali o tecnologiche. Se, come avvenuto lo scorso 1 giugno, sono sufficienti poche ore di blocco ad un singolo circuito di pagamento (Visa) per provocare forti disagi in mezza Europa, figurarsi cosa potrebbe accadere in scenari peggiori. Inoltre, i mezzi pubblici di pagamento sono controllati da soggetti privati, e ciò può diventare un problema specie in situazioni di crisi, dove il tempo costituisce un elemento fondamentale e non si può rischiare alcun genere di intralcio. Non solo: forte è anche il pericolo riguardo la gestione e l’archiviazione dei dati personali di tutti i soggetti che utilizzano tali mezzi di pagamento.
La Banca d’Italia, dopo atteggiamenti non sempre univoci, appare ora d’accordo e l’opuscolo “La Banca d’Italia. Funzioni e obiettivi” distribuito all’ultima assemblea annuale, riporta che “alla base della centralità del contante fra i mezzi di pagamento è che esso è l’unico mezzo di pagamento ad aver corso legale. Il suo impiego è gratuito e anonimo e la riservatezza viene garantita. Il contante può essere usato in casi di emergenza, ad esempio se le apparecchiature per i pagamenti con le carte non funzionano o se ne sono stati superati i limiti di utilizzo”. Inoltre “può essere utilizzato come riserva di valore”.
Insomma, è meglio osservare il denaro contante sotto più aspetti prima di chiedere di sancirne l’abolizione. (Giuseppe D’Orta Responsabile Aduc per la tutela del risparmio)

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“I nati pretermine, in particolare se estremamente prematuri, rischiano la vita ogni minuto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“In Italia, tuttavia, il tasso di mortalità per quelli di peso inferiore a 1500 grammi è tra i più bassi al mondo. Nel nostro paese gli ultimi dati disponibili evidenziano, infatti, una mortalità dell’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti Terapie Intensive Neonatali (TIN) del mondo (dati forniti dal Vermont Oxford Network) e continua a diminuire, grazie all’elevatissimo livello di assistenza raggiunto dalle nostre TIN.
Tuttavia, la fragilità di questi neonati e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave. La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare, come è accaduto nel caso del piccolo Marco a Brescia.”
Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, interviene sul caso dei neonati deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia, a causa di sepsi ed enterocolite necrotizzante, due tra le patologie più temibili per i neonati prematuri. Si attendono con fiducia gli esiti delle indagini del Ministero della Salute, attualmente in corso, per decretare in modo definitivo ed ufficiale i motivi dei decessi.Nel mondo le complicazioni legate alla prematurità sono la principale causa di morte dei bambini di età inferiore ai 5 anni (dati OMS) e il 40% dei circa tre milioni di decessi/anno in epoca neonatale è dovuto ad infezioni.I neonati prematuri sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario, dovuta alla precoce interruzione della gravidanza, li rende vulnerabili all’attacco di batteri e virus, anche di quelli considerati innocui per gli adulti. Più il neonato è prematuro e più risulta esposto alle infezioni, anche per il mancato trasferimento di fattori protettivi dalla mamma al feto, in particolare immunoglobine, che si verifica soprattutto nelle ultime settimane di gestazione.
Inoltre il neonato pretermine ha la necessità di procedure invasive, indispensabili per poter sopperire all’immaturità delle sue funzioni vitali, prime fra tutte quella gastro-intestinale e quella respiratoria (cateteri intravascolari, ventilazione meccanica, drenaggi), che ne garantiscono la sopravvivenza, ma che costituiscono ulteriori inevitabili fattori di rischio per le infezioni.La Società Italiana di Neonatologia esprime la sua vicinanza soprattutto ai genitori, ma anche ai medici e agli infermieri che si sono presi cura dei piccoli pazienti deceduti, perché conosce bene il dolore profondo che si prova quando, nonostante tutte le cure messe in atto, l’evoluzione della “malattia prematurità” non è favorevole.“Quando i genitori ci affidano i loro bambini li curiamo come fossero nostri figli, garantendo loro la massima attenzione e professionalità, perché consideriamo il benessere di ogni neonato e la sopravvivenza dei prematuri la prima ragione del nostro essere medici. Se vogliamo veramente mettere il neonato al centro del futuro” conclude Mosca, “dobbiamo innanzitutto mirare a ridurre le cause della prematurità e continuare a migliorare l’assistenza con l’obiettivo di rendere questa popolazione sempre meno vulnerabile.”

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Festività: maggiore attenzione sia ai soggetti a rischio ictus cerebrale sia ai pazienti già colpiti dalla patologia

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

I fattori di rischio per l’ictus cerebrale sono correlati principalmente a pressione alta, diabete, fibrillazione atriale, colesterolo aumentato, fumo di sigaretta, obesità con aumento della circonferenza addominale, valori e parametri che durante il Natale possono registrare un’alterazione.“Il periodo delle festività – sottolinea il Prof. Antonio Carolei, esperto nell’ambito delle malattie cerebrovascolari e membro della SIN, può comportare l’effettivo rischio di eccessi alimentari, non solo in termini del quantitativo di cibo ma anche della più facile disponibilità di alimenti generalmente proibiti per il contenuto elevato in carboidrati (zuccheri), grassi, sale, condimenti arricchiti da sostanze piccanti, oltre che per la disponibilità di bevande alcoliche. Nell’insieme, i pasti tra Natale e Capodanno si contraddistinguono per l’abbondanza, la non facile digeribilità e per l’interferenza di taluni dei cibi assunti con le terapie farmacologiche in atto, a volte potenziandone ed a volte riducendone gli effetti. Il maggior tempo trascorso intorno al tavolo da pranzo, inoltre, contribuisce alla sedentarietà e porta con sé anche il trascurare l’esercizio fisico”.Un recente studio scientifico inglese, pubblicato sul British Medical Journal, dimostra che ogni anno taluni individui possono registrare un piccolo aumento di peso causato per la maggior parte dalle vacanze come il Natale. Dai risultati emerge che il maggior peso acquisito durante le festività natalizie non viene successivamente smaltito.
La SIN raccomanda pertanto alcuni accorgimenti da seguire durante le festività: è indispensabile controllare la regolare assunzione delle terapie per la pressione, il diabete, i livelli elevati di colesterolo, la coagulazione del sangue nei soggetti con fibrillazione atriale cronica. Inoltre, è auspicabile prevenire il sovrappeso corporeo con un opportuno controllo della dieta e contrastare la sedentarietà con un livello di attività fisica ragionevolmente adeguato alle capacità motorie del soggetto: sarebbe opportuno alzarsi da tavola a fine pasto, muovere qualche passo per casa per favorire la digestione e, se le condizioni climatiche lo consentono, concedersi 20-30 minuti di cammino. Qualora invece le condizioni esterne siano proibitive, con temperature molto basse, bisogna evitare di uscire poiché il freddo esterno, per chi proviene da un ambiente riscaldato, può provocare un repentino aumento dei valori della pressione.Evitare il fumo, le bevande alcoliche e l’eccessivo ricorso al caffè completano il quadro delle raccomandazioni.Infine non bisogna dimenticare chi invece è allettato in conseguenza di postumi invalidanti accompagnati da problemi cognitivi, quindi soggetti impossibilitati a condividere con i propri cari le feste Natalizie. In questi casi bisogna prestare attenzione agli aspetti melanconici cercando di non fare mai mancare il sostegno con la propria presenza affiancata dall’aiuto spesso fornito da badanti o persone estranee al nucleo familiare.

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Rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate.
Ne parleranno:Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Ipertensione sotto i 40 anni e rischio di malattia cardiovascolare futura

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Due studi e due editoriali pubblicati su JAMA hanno analizzato la relazione tra la presenza di pressione alta in adulti di età inferiore ai 40 anni e l’aumento del rischio di successivi eventi legati a malattie cardiovascolari. Nel primo studio, i ricercatori, guidati da Yuichiro Yano, della Duke University di Durham, Stati Uniti, hanno sottoposto 4.800 adulti afroamericani e bianchi a misurazioni della pressione arteriosa prima dei 40 anni. I dati raccolti hanno mostrato che gli adulti con pressione arteriosa elevata (sistolica da 120 a 129 mmHg; diastolica inferiore a 80 mmHg), ipertensione di stadio 1 (sistolica da 130 a 139 mmHg; diastolica da 80 a 89 mmHg) o ipertensione di stadio 2 (sistolica di 140 mmHg o superiore; diastolica di 90 mmHg o superiore) prima dei 40 anni presentavano un rischio associato più alto di sviluppare malattie cardiovascolari come malattia cardiaca coronarica fatale e non fatale, insufficienza cardiaca o ictus rispetto agli adulti che avevano una pressione sanguigna normale durante un follow-up di circa 19 anni. In un secondo studio, Sang Min Park, della Seoul National University di Seoul, Corea del Sud, e il suo gruppo di lavoro, hanno analizzato i dati del Servizio nazionale di assicurazione sanitaria coreano relativi a circa 2,5 milioni di adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni che sono stati sottoposti a misurazioni della pressione arteriosa nell’arco di quattro anni e che sono stati seguiti per altri 10 anni per riscontrare eventuali malattie cardiovascolari. Anche in questo caso, i ricercatori hanno osservato che gli adulti con ipertensione di stadio 1 o 2 prima dei 40 anni di età mostravano un aumento del rischio di malattia cardiovascolare successiva rispetto agli adulti con pressione arteriosa normale. «Esistono grandi lacune nelle attuali conoscenze su epidemiologia, diagnosi, stratificazione del rischio e gestione della pressione sanguigna elevata nei giovani adulti. Saranno necessari studi anche per chiarire le origini dello sviluppo di pressione elevata nei bambini e l’impatto dei determinanti sociali» dice in un editoriale di accompagnamento Ramachandran Vasan, della Boston University School of Medicine. In un altro editoriale, Naomi Fisher, del Brigham and Women’s Hospital di Boston, e Gregory Curfman, redattore capo della rivista, affermano che saranno necessari sistemi innovativi di assistenza sanitaria per gestire l’innalzamento della pressione arteriosa nella popolazione giovane. (fonte: doctor33)

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Atlante dell’infanzia a rischio 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Roma giovedì 15 novembre alle ore 10 presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio – Piazza di Monte Citorio 1, Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, presenta l’Atlante dell’infanzia a rischio 2018 – Le periferie dei bambini, per il terzo anno consecutivo edito da Treccani.L’Atlante dell’infanzia a rischio, giunto alla sua nona edizione, rappresenta la fotografia in chiaroscuro dello stato dell’infanzia in Italia e quest’anno fa luce in particolare sulle periferie educative, analizzando dal punto di vista dei bambini i loro principali bisogni, gli ostacoli al loro sviluppo e al loro benessere ma anche le opportunità di riscatto grazie alle quali possono riscoprirsi protagonisti del proprio territorio e della propria vita.Nella pubblicazione curata da Giulio Cederna la periferia, spazio apparentemente condannato alle marginalità geografiche, sociali, economiche e politiche, viene raccontata come metafora stessa dell’infanzia e della condizione dei minori, in un viaggio che attaversa l’Italia da nord a sud, arricchito da dati inediti, mappe, interviste e dagli scatti del fotografo Riccardo Venturi.Interverranno alla presentazione: Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati; Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children; Massimo Bray, Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Italiana; Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children; Giulio Cederna, Curatore dell’Atlante dell’Infanzia a rischio 2018; Sandro Cruciani, Direttore della Direzione centrale per le statistiche ambientali e territoriali dell’Istat; Simona Rotondi, Impresa sociale Con i bambini; Giovanni Tizian, giornalista; Massimiliano Virgilio, giornalista e scrittore; Maria Elena Tramelli, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo di Teglia, Genova; Mariangela Di Gangi, Presidente Associazione Laboratorio Zen Insieme; i ragazzi di Sottosopra, Movimento Giovani per Save the Children.

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Sigarette Elettroniche: Un rischio ridotto per la salute

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

“Dopo anni in cui il nostro settore ha subito rallentamenti dovuti ad eccessive penalizzazioni fiscali, stiamo registrando finalmente una ripresa e confidiamo di raggiungere presto la competitività maturata in altri Paesi europei dove, in un’ottica di riduzione del danno, si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione finalizzate alla sostituzione delle sigarette tradizionali con prodotti di nuova generazione come, appunto, le sigarette elettroniche”.È quanto ha dichiarato Gianluca Giorgetti, Vicepresidente di ANAFE, l’associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria, intervenendo questa mattina alla tavola rotonda promossa a Roma da Unindustria dal titolo “Per un Lazio senza fumo: politiche sanitarie e riduzione del danno”.“L’Inghilterra, dove è lo stesso Ministero della Salute ad aver sottolineato che le sigarette elettroniche sono del 95% meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali, è il Paese più di tutti all’avanguardia per quanto riguarda l’informazione ai cittadini sui prodotti a rischio ridotto. Ciò che caratterizza questi prodotti è, infatti, l’assenza di combustione da cui deriva la gran parte delle sostanze tossiche delle sigarette tradizionali. È questo il motivo per cui le e-cig sono un’alternativa meno nociva che dovrebbe essere seguita per contrastare, in modo pragmatico, le malattie fumo correlate”.“Il divieto di pubblicità – conclude Giorgetti – rende l’attività di comunicazione sui nostri prodotti fortemente limitata. I dati scientifici ed economici sono chiari: se da un lato le accise sulle sigarette tradizionali garantiscono allo Stato un incasso di 14 miliardi l’anno, dall’altro sono ben 7 i miliardi assorbiti dai costi sociali per le cure delle malattie determinate dal fumo. I prodotti a rischio ridotto consentono, dunque, non solo un’opportunità per la tutela della salute degli attuali fumatori, ma anche un risparmio strutturale enorme per le casse dello Stato”.

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Attività fisica riduce rischio glaucoma

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Si allunga la liste dei benefici che si possono ottenere praticando un esercizio fisico costante, sino a comprendere la prevenzione del glaucoma. Uno studio americano ha svelato come il movimento possa prevenire la malattia che solo in Italia interessa almeno un milione di persone e 61 milioni negli Stati Uniti[1]. Informazioni da tenere in conto prima di scegliere l’attività fisica da praticare nei mesi invernali.Lo studio, coordinato da Victoria Tseng, dell’Università della California, ha rivelato che i soggetti che fanno attività più vigorosa e più frequente hanno il 73% di rischio in meno di sviluppare la malattia che rappresenta la seconda causa di cecità nel mondo secondo l’OMS.
La buona notizia è che corretti stili di vita possono diminuire il rischio: la ricerca americana ha evidenziato l’interessante correlazione rileggendo i dati del National Health and Nutrition Survey, una indagine che raccoglie e incrocia i dati sulla salute degli americani dal 1960. Il team guidato dalla professoressa Tseng, ha indagato le abitudini di tre gruppi di soggetti che svolgevano attività minima, moderata o vigorosa calcolate sulla velocità di cammino e il numero di passi al minuto. Il minimo era il livello raccomandato dall’American Heart Association che prevede 30 minuti di esercizio al dì per almeno 5 volte alla settimana pari a 7mila passi al giorno per 7 giorni. E dopo molti calcoli e altrettante misurazioni è emerso che ogni 10 unità di velocità o numero di passi al minuto, il rischio di glaucoma diminuiva in maniera lineare del 6%. E se al regime base i volontari aumentavano il movimento anche solo di 10 minuti al giorno – mantenendo un ritmo moderato/vigoroso – il rischio di vedersi diagnosticare il ‘ladro silenzioso della vista’ crollava di un significativo 25%.

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Evacuazione di 300 persone detenute a rischio nell’instabile capitale libica

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Tripoli. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in uno sforzo congiunto con l’OIM, Medici Senza Frontiere (MSF), UNOCHA e il Dipartimento libico per la lotta alla migrazione illegale (DCIM), martedì scorso ha organizzato l’urgente evacuazione di circa 300 rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione di Ain Zara, a Tripoli. Negli ultimi giorni è aumentata la tensione nella capitale e gruppi armati stanno combattendo nelle immediate vicinanze del centro. Centinaia di rifugiati e migranti detenuti ad Ain Zara rischiavano concretamente di diventare vittime dei conflitti.
Le persone evacuate sono principalmente cittadini eritrei, etiopi e somali e sono state tutte trasferite nel centro di detenzione di Abu Salim, situato in una posizione relativamente più sicura dove le organizzazioni internazionali possono fornire loro assistenza.L’UNHCR è impegnato a distribuire beni di prima necessità, tra cui coperte, mentre l’OIM fornisce materassi, cibo e acqua. MSF fornisce acqua, cibo e consulti medici preliminari.
In linea di principio, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo che necessitano di protezione internazionale, ma è presente ovunque siano i rifugiati, al fine di fornire loro assistenza salvavita e favorire il loro rilascio.Gli operatori dell’UNHCR, insieme ai loro partner di LibAid, hanno anche visitato una scuola a Tripoli dove oltre 35 famiglie libiche sfollate si sono rifugiate per sfuggire alle ostilità nelle aree di Ain Zara, Salah al-Din e Khallat al-Farrjan Sala (a sud di Tripoli). Queste famiglie sono traumatizzate e hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti di prima necessità. L’UNHCR sta lavorando in coordinamento con le autorità e i partner competenti per assistere queste famiglie.L’UNHCR continua inoltre a monitorare da vicino gli sviluppi della situazione ed è pronto a rispondere a nuovi e immediati bisogni umanitari.

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Immobiliare: il primo semestre 2018 influenzato dal rischio Italiexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Nel primo semestre 2018 il totale delle richieste effettuate nell’intervallo temporale 1°gennaio – 30 giugno, rispetto allo stesso semestre 2017, ha registrato +17.1%. Ma il mercato immobiliare italiano diretto agli stranieri è stato influenzato dall’ipotesi Italiexit, soprattutto dal rischio di abbandono della moneta unica. La Gate-away.com ha registrato un trend negativo di richieste dall’estero, nel mese di maggio. Erano anni che non succedeva.Se l’inizio dell’anno, a gennaio e febbraio, le istanze si erano attestate a +49,31% (rispetto agli stessi mesi del 2017), con l’avvicinarsi delle elezioni, la richiesta di immobili da parte degli stranieri è cominciata a scendere. Infatti nei 3 mesi di marzo, aprile e maggio, l’interesse verso il patrimonio immobiliare italiano si è attestato complessivamente a + 5.38%, ma, nel a maggio, a elezioni concluse e con la vittoria di coloro che si definivano “antieuropeisti”, la Gate-away.com ha registrato un -7.81% . Solo con l’arrivo di giugno, quando il rischio dell’uscita dall’Euro è parso accantonato, il trend è ricominciato a crescere (+0.91).“Dai dati in nostro possesso – ha precisato il General Manager, Simone Rossi – si evidenzia come la conferma di una collocazione europea dell’Italia abbia tranquillizzato gli investitori stranieri. La posta in gioco nelle scorse elezioni è stata molto alta e aveva generato un’incertezza tra i possibili compratori esteri, per i quali, investire in una seconda casa in un’Italia dal futuro monetario incerto sarebbe stato rischioso”.La top ten delle zone richieste da parte dello straniero vede in cima il Salento con un +12.91% a seguire il Lago di Como (-22.6%); la Lunigiana (+21.91% ); Valle d’Itria +9.44%; Lago Iseo (+76.98%); Maremma (+78.07%); Chianti (+25.5%); Lago Maggiore (+64.65%); Langhe (+41.35%); Lago Trasimento (+12.5%).Anche se la Puglia è in netta crescita (+32.12%) – con Ostuni (+7,5%), che è la prima città richiesta di Italia e Brindisi che con un +27.57% si attesta in capo alla classifica delle Province più ambite – a livello regionale la regina dell’immobiliare rimane sempre la Toscana (+14.19%).Il valore medio dell’immobile richiesto è di 362.053 mila euro e il 15.21% degli stranieri cerca case da 60 a 80 metri quadrati con almeno due stanze e un giardino. Mentre l’82.76% delle istanze non menzionano la piscina.In base a un sondaggio somministrato dalla Gate-away.com ai 40 mila utenti stranieri iscritti alla mailing list del portale, nel 2017 il 49% è venuto in Italia due o più volte e il 62,9% accompagnato dai famigliari (si spostano in più persone ogni volta). Il 30% che viene in vacanza è interessato a comprare una casa e approfitta della permanenza nella penisola per visitare case in vendita.“Quando gli stranieri acquistano una casa – continua Rossi – si crea un notevole indotto per il Comune che li ospita, soprattutto in quelli che negli anni hanno subito un drastico spopolamento. Lo straniero è innamorato delle bellezze architettoniche e paesaggistiche della nostra nazione, dello stile di vita e dell’enogastronomia. Una volta trasferitosi, per alcuni mesi l’anno o per tutto l’anno, il 99.4% degli stranieri (sondaggio Gate-away.com) è sempre alla ricerca le tipicità sia enogastronomiche, sia artigianali acquistate nelle botteghe del paese”.
Infine, tornando al report semestrale 2018 della Gate-away.com, le richieste provengono soprattutto da Stati Uniti +40.59%; Germania + 8.18%; Regno Unito +14.52%; Italia +24.73%; Francia +16.86%.Per l’estate 2018, si parla di arrivi turistici con un’ impennata degli Extraeuropei, tra cui spiccano australiani, giapponesi, cinesi, canadesi, russi e ovviamente statunitensi (sempre in crescita)“Se si lavorerà bene nell’ambito turistico e immobiliare – conclude Rossi – una percentuale di questi stranieri extraeuropei potranno convertirsi in compratori nel prossimo futuro”. (fonte: Emanuela Voltattorni PR and Media Relations ManagerGate-away.com- Report)

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Il rischio idrogeologico in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

«Il Rapporto annuale sul rischio idrogeologico dell’Ispra fotografa con la nitidezza e la precisione dei numeri le enormi criticità che riguardano la quasi totalità dei Comuni italiani. Gli allagamenti, le frane, gli smottamenti che anche in questi giorni hanno colpito diverse zone della Penisola sono effetti non riconducibili esclusivamente a fenomeni meteorologici di particolare intensità, ma più spesso il risultato impietoso degli sciagurati interventi dell’uomo. Anche una precipitazione di media intensità, infatti, può causare enormi problemi quando si abbatte su territori incapaci di assorbirla, impermeabilizzati e cementificati all’eccesso, in cui fiumi e torrenti sono stati costretti in letti troppo ristretti per far posto alla speculazione edilizia, dove manca la piantumazione o è assente qualsiasi attività di cura e manutenzione dell’esistente».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Pochi territori come quello italiano sono stati sfruttati, manomessi e sfregiati in nome di una cementificazione sregolata che ha generato e alimentato, ad esempio, il fenomeno della dispersione urbana. Le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non hanno perseguito serie politiche di riqualificazione dell’esistente, ma hanno teso senza sosta ad abbandonare i centri storici e a svilupparsi verso l’esterno, creando periferie e frazioni prive dei necessari requisiti di sicurezza come adeguati argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, zone dove far esondare in sicurezza i corsi d’acqua in caso di precipitazioni sovrabbondanti.Mentre la legge sul consumo di suolo è finita nel dimenticatoio dopo oltre quattro anni di lavori tra Camera e Senato, ci si riempie la bocca, spesso a sproposito, con il tema della rigenerazione urbana: trova fieramente posto nei programmi di qualsiasi forza politica, spesso si erge suo malgrado a protagonista nei dibattiti televisivi, a volte lo si tira fuori tanto per assicurarsi uno scontato gradimento. Almeno se ne parla, certo, e già è qualcosa. Ma in assenza di un’architettura legislativa nazionale, troppo spesso si lascia fare agli enti locali, che in nome della rigenerazione si spingono a varare provvedimenti e norme che rischiano di assumere i connotati di condoni edilizi mascherati».

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Universiadi 2019 a Napoli a rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

“Le Universiadi 2019 sono una straordinaria occasione, ma a meno di un anno l’organizzazione è in alto mare e gli scontri istituzionali tra il Governatore della Campania De Luca e il Sindaco di Napoli De Magistris sono all’ordine del giorno. Non poteva essere altrimenti con questi due profili caratteriali che si distinguono per gli stessi difetti istituzionali. Si rischia così di scrivere la storia di un flop annunciato, che ci esporrebbe tutti al racconto di un un Sud incapace di produrre soluzioni organizzative valide attraverso la collaborazione istituzionale. Un evento di ampia portata mediatica diventerebbe una vetrina negativa se non conoscesse una sua piena e decorosa realizzazione. Il Governo Nazionale deve prendere in maniera decisa il comando delle operazioni perché i ritardi e i pessimi rapporti tra Regione e Comune Capoluogo pesano come un macigno sulla riuscita. Tanto chiederò al Sottosegretario alla Presidenza con delega allo sport, On. Giancarlo Giorgetti, in occasione della sua prossima audizione con la settima commissione Pubblica Istruzione, Ricerca Scientifica, Beni Cultuali, Spettacolo e Sport di cui faccio parte al Senato. Non si può più indugiare se non si vuole essere compartecipi del fallimento”. E’ quanto dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Antonio Iannone.

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Yemen: 300 mila bambini a rischio nella città portuale di Hodeida

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta H. Fore: “Poiché Hodeida è minacciata da un attacco, sono estremamente preoccupata per l’impatto che avrà sui bambini di questa città portuale e non solo. L’UNICEF stima che almeno 300.000 bambini vivano attualmente nella città di Hodeida e nei dintorni – ragazzi e ragazze che soffrono già da tanto tempo.Milioni di bambini in tutto lo Yemen dipendono per la loro stessa sopravvivenza dai beni umanitari e commerciali che passano per quel porto ogni giorno. Senza importazioni alimentari, una delle peggiori crisi di malnutrizione al mondo non potrà che aggravarsi. Senza le importazioni di carburante, essenziali per pompare l’acqua, l’accesso all’acqua potabile si ridurrà ulteriormente, portando ad un numero ancora maggiore di casi di diarrea acuta e colera acquosa, che possono essere letali per i bambini piccoli.Ci sono 11 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto umanitario in questo paese dilaniato dalla guerra. Soffocare questa ancora di salvezza avrà conseguenze devastanti per ognuno di loro.Solo due giorni fa team dell’UNICEF hanno consegnato ai nostri partner locali di Hodeida antibiotici, siringhe, kit igienici e alimenti biologici e terapeutici pronti all’uso. Ma questo non potrà durare a lungo. Se la situazione della sicurezza dovesse peggiorare, la nostra capacità di risposta sarà gravemente compromessa.Esortiamo tutte le parti in conflitto e tutti coloro che hanno su di esse un’influenza a porre la protezione dei bambini al di sopra di ogni altra considerazione. Occorre compiere ogni sforzo per garantire la sicurezza dei bambini e fornire loro i servizi sanitari, di protezione, idrici, igienico-sanitari, nutrizionali ed educativi di cui hanno disperato bisogno.La distribuzione degli aiuti dovrebbe continuare senza ostacoli e i civili che desiderano trasferirsi in zone sicure dovrebbero poterlo fare.

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Scuola: Personale all’estero con l’indennità di rischio ridotta

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

I docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari alle dipendenze del Miur, in servizio presso le scuole italiane all’estero, sono costretti a subire un’ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori pubblici ugualmente distaccati fuori il confine italiano ed in servizio presso le ambasciate. Inspiegabilmente, il Ministero degli Affari Esteri, anziché allineare l’aliquota applicata ai vari stipendi italiani per calcolare la misura dell’Indennità di Servizio Estero (ISE) a quella applicata “sulla base del costo della vita e dei servizi” al personale delle Ambasciate, a dispetto dell’approvazione della nuova norma, ha illegittimamente ridotto la “percentuale di disagio” fissata dal MAECI per tutti gli Stati in cui il lavoratore ottiene il distacco, ponendo in essere, così, una vera e propria disparità di trattamento economico a discapito del solo personale scolastico in servizio all’estero. Eppure l’articolo 29 del D.lgs. 64/2017, nel ridefinire per il personale della scuola in servizio all’estero le basi di calcolo per i trattamenti economici e per le cosiddette “indennità di rischio e disagio”, ha correttamente disposto l’equiparazione tra tutti i lavoratori pubblici distaccati fuori confine. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’indennità di rischio va parametrata al costo della vita e discriminare il personale scolastico all’estero è una palese illegittimità. Pertanto per il personale scolastico in servizio all’estero le stesse situazioni di rischio e disagio presenti nella circoscrizione a cui sono assegnati vengono valutate in misura minore rispetto a quanto considerato per il calcolo percentuale del trattamento economico dei dipendenti pubblici italiani che non prestano servizio nella scuola. Per tale motivo, il nostro ufficio legale ha predisposto una specifica diffida e avviato il ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati nelle scuole italiane all’estero. L’indennità di ‘rischio e disagio’ determina, inoltre, non soltanto la base di calcolo dell’Indennità di Sevizio Estero (ISE), ma anche tutte le indennità accessorie correlate, come il contributo abitazione, la maggiorazione per coniuge e per figli a carico, l’indennità di prima sistemazione, anch’esse drasticamente diminuite a seguito della illegittima rideterminazione della percentuale di maggiorazione per rischio e disagio per il solo personale scolastico.
L’Ufficio Legale Anief ha predisposto una specifica diffida da inviare al Ministero degli Affari Esteri e avviato le preadesioni al ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati all’estero, ancora una volta discriminati rispetto al resto del personale della PA.

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Mangiare adeguate quantità di noci può ridurre il rischio di fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Secondo un ampio studio svedese pubblicato su Heart, il consumo di noci diverse volte alla settimana potrebbe aiutare a ridurre il rischio di fibrillazione atriale (FA) e forse anche di insufficienza cardiaca. «Precedenti studi hanno suggerito che mangiare noci potrebbe avere proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie e che potrebbe migliorare i valori dei lipidi nel sangue e la funzione endoteliale, oltre a prevenire l’aumento di peso. Finora però non si era mai studiato l’effetto su specifici eventi cardiovascolari» spiega Susanna Larsson, del Karolinska Institutet di Stoccolma, Svezia, che ha guidato il gruppo di lavoro. Per valutare il ruolo potenziale delle noci su questi specifici problemi, i ricercatori hanno preso in considerazione i dati di due studi di coorte nei quali 61.364 persone che avevano completato un questionario sulla frequenza di assunzione di determinati cibi sono state seguite per 17 anni. I risultati dell’analisi aggiustata per età e sesso hanno mostrato che il consumo di noci era inversamente associato al rischio di infarto miocardico, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma dell’aorta addominale. Le persone che mangiavano noci tendevano anche a essere più istruite e ad avere stili di vita più sani di quelle che non le includevano la loro dieta.
Erano inoltre meno propense a fumare o ad avere una storia di ipertensione, erano più magre, fisicamente più attive, bevevano più alcol e mangiavano più frutta e verdura. Dopo aggiustamento per questi e altri fattori, la maggior parte delle associazioni con gli esiti cardiovascolari è risultata attenuata: permaneva solo un’associazione lineare dose-risposta con la fibrillazione atriale e un’associazione non lineare con l’insufficienza cardiaca. In pratica, mangiare noci tre o più volte alla settimana era associato a un rischio di fibrillazione atriale ridotto del 18%. Il consumo di noci non è risultato associato a rischio di stenosi della valvola aortica, ictus ischemico o emorragia intracerebrale. I ricercatori sottolineano di non poter escludere la possibilità che le associazioni osservate siano dovute a ulteriori fattori confondenti non noti, come reddito e occupazione, ma si dicono convinti della forza dello studio date le grandi dimensioni e il numero elevato di casi di malattie cardiovascolari segnalati. (fonte: Doctor33)

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Rc-auto, novità su attestati di rischio e classe di merito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Due Provvedimenti dell’IVASS di Aprile 2018 hanno introdotto alcune modifiche alle regole riguardanti gli attestati di rischio e la classe di merito nell’ambito dei contratti di assicurazione obbligatoria r.c.auto.Per quanto riguarda gli attestati di rischio, i documenti che attestano la “storia” assicurativa del veicolo, viene introdotta una tabella di sinistrosità relativa ai 10 anni precedenti rispetto alla scadenza del contratto, con i sinistri pagati. Ciò al posto dell’attuale indicazione dei sinistri verificatisi negli ultimi cinque anni, indicazione che comunque per quanto risposto dall’IVASS resterà valida per tutto quest’anno con introduzione progressiva degli anni aggiuntivi a partire dal 2019.Altra novità è l’introduzione di un codice identificativo univoco del rischio (IUR), determinato abbinando il proprietario ai veicoli di suo possesso, che permetterà alle compagnie un’identificazione veloce e univoca del rischio in modo da poter subito assegnare al contratto la classe di merito corretta. Questo dato dovrebbe apparire sugli attestati relativi a contratti annuali in scadenza a partire dal 1 agosto 2018. Riguardo alle classi di merito universali (CU), l’IVASS ha aggiornato le tabelle di conversione e di variazione come previsto dal Regolamento 9/2015, un passo formale che le ha lasciate praticamente invariate.
Per le classi di merito la novità è invece la precisazione di una serie di casi di mantenimento delle stesse relativi al cambio di proprietà del veicolo, di acquisizione dello stesso in eredità, di riacquisto dopo rottamazione, furto, esportazione definitiva, consegna in conto vendita etc.
Rispetto a prima quindi, maggiore chiarezza e una categoria più ampia di casistiche a cui fare riferimento, in modo che le regole siano comuni e uniformi a livello nazionale a garanzia dell’assicurato che fino ad oggi in casi dubbi doveva affidarsi unicamente al contratto e quindi alla “disponibilità” della compagnia assicuratrice. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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VentureEU: 2,1 miliardi di € per stimolare gli investimenti in capitale di rischio nelle start-up innovative europee

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

L’Europa vanta un’abbondanza di talenti, ricercatori di punta e imprenditori qualificati ma può fare di meglio per trasformare quest’eccellenza in storie di successo. L’accesso al capitale di rischio per l’innovazione ha un ruolo chiave in questo senso. La Commissione e il FEI annunciano oggi sei fondi partecipanti che riceveranno il sostegno dell’UE nella loro missione di investire nel mercato europeo dei capitali di rischio. Sostenuti da finanziamenti dell’UE per un valore di 410 milioni di €, i fondi sono finalizzati a raccogliere fino a 2,1 miliardi di € di investimenti pubblici e privati che a loro volta dovrebbero portare a circa 6,5 miliardi di € di nuovi investimenti nelle start-up e nelle scale-up innovative in tutta Europa, raddoppiando così il totale dei capitali di rischio attualmente disponibili nel continente.Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione e Commissario per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Per il capitale di rischio, le dimensioni contano!” Con VentureEU, i numerosi imprenditori innovativi europei potranno presto ricevere gli investimenti di cui hanno bisogno per innovare e trasformarsi in esempi di successo a livello mondiale. Ciò significa maggiore occupazione e crescita in Europa.” Carlos Moedas, Commissario per la Ricerca, la scienza e l’innovazione, ha affermato: “VentureEU è un elemento chiave della strategia Open innovation che abbiamo lanciato tre anni fa. È essenziale affinché l’Europa rimanga un leader industriale e una potenza economica.”
Elżbieta Bieńkowska, Commissaria per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: “VentureEU aumenterà l’importo e la dimensione media dei fondi di capitale di rischio. Farà sì che le nostre start-up ad alto potenziale rimangano e crescano in Europa, sfruttando appieno il mercato unico.” Pier Luigi Gilibert, Amministratore delegato del FEI, ha aggiunto: “VentureEU sarà un fattore importante nella scena UE del capitale proprio. Fino ad ora abbiamo sostenuto più di 500 fondi diversi ma con VentureEU l’UE ha creato un programma unico. Il FEI è fiero di partecipare a quest’iniziativa.”
Il capitale di rischio è fondamentale per il buon funzionamento dell’Unione dei mercati dei capitali, ma nonostante ciò rimane poco sviluppato in Europa. Nel 2016 il capitale di rischio investito nell’UE è stato di circa 6,5 miliardi di €, contro i 39,4 miliardi di € investiti negli Stati Uniti.
I fondi di capitale di rischio in Europa hanno inoltre dimensioni troppo ridotte: 56 milioni di € in media, rispetto ai 156 milioni di € negli Stati Uniti. Gli investitori di capitali di rischio si spostano di conseguenza verso ecosistemi nei quali hanno maggiori possibilità di crescere rapidamente. Alla fine del 2017, 26 società dell’UE avevano raggiunto una valutazione di mercato superiore a 1 miliardo di $, considerata eccezionale, contro le 109 degli Stati Uniti e le 59 della Cina.
VentureEU offrirà nuove fonti di finanziamento, permettendo agli innovatori europei di trasformarsi in imprese leader a livello mondiale. Si stima a 1 500 il numero di start-up e scale-up che vi avranno accesso in tutta l’UE.L’UE fornirà investimenti cardine fino a 410 milioni di € comprendenti 67 milioni di risorse proprie del FEI, 200 milioni provenienti da Orizzonte 2020 (strumento InnovFin per il capitale), 105 milioni da COSME (il programma europeo per le piccole e medie imprese) e 105 milioni dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) – il cosiddetto piano Juncker. Gestori di fondi selezionati si occuperanno di ottenere il resto dei finanziamenti da investitori indipendenti.I sei fondi investiranno in una serie di piccoli fondi e ognuno finanzierà progetti in almeno quattro paesi europei. Tali piccoli fondi di investimento contribuiranno al finanziamento di piccole e medie imprese (PMI) e imprese a media capitalizzazione in vari settori come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), il digitale, le scienze della vita, le tecnologie mediche e l’efficienza energetica e delle risorse.Gli investimenti dell’UE in VentureEU saranno gestiti dal FEI sotto la supervisione della Commissione e saranno dispiegati da sei gestori di fondi di provata professionalità ed esperienza che garantiranno un approccio pienamente orientato al mercato. In questo modo si attrarrà un numero maggiore di investimenti e si aumenterà significativamente la disponibilità nell’UE di finanziamenti in capitale di rischio per le start-up e le scale-up.

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Rischio svendita dei nostri titoli di Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

“Ai continui avvertimenti inviati nei giorni scorsi dai maggiori gestori di fondi internazionali sul rischio svendita dei nostri titoli di Stato, per effetto del rischio che si possa formare un governo Lega – Movimento 5 Stelle, oggi si è aggiunto anche il report redatto dalla direzione Ricerche e Studi di Intesa Sanpaolo, che ha lanciato l’allarme su possibili pressioni da parte delle agenzie di rating e dei mercati finanziari, già prima del 2019, nel caso l’Italia abbandonasse il “sentiero stretto” del rigore.Nel suo Focus sull’Italia, il centro studi di Banca Intesa, oltre a sottolineare la necessità di presentare subito in Parlamento il quadro tendenziale del Documento di Economia e Finanze, in attesa che il programmatico venga scritto dal futuro Esecutivo, suggerisce che le previsioni macroeconomiche e l’evoluzione del quadro di finanza pubblica del DEF dovrebbero risultare poco variate rispetto alle previsioni contenute nella Nota di Aggiornamento al DEF dello scorso Settembre, in maniera da proseguire sulla strada del risanamento dei conti pubblici. L’obiettivo finale deve essere quello del pareggio di bilancio strutturale, che dovrebbe essere raggiunto nel 2020, condizione necessaria per poter iniziare a ridurre sostanzialmente il nostro debito pubblico. Il risultato è ormai a portata di mano se però, ricorda lo studio, si evita di aggirare i vincoli di finanza pubblica, come vorrebbero fare gli economisti della Lega e del Movimento 5 Stelle. Una tale eventualità esporrebbe il nostro paese a uno scontro aperto con la Commissione Europea e un maggior deficit allontanerebbe i nostri conti pubblici dalle regole UE in maniera significativa, condannandoci alle sanzioni europee che potrebbero scattare già l’anno prossimo.
Lo studio afferma anche che non è solo delle conseguenze europee che il nuovo governo si dovrebbe preoccupare, quanto della pressione derivante dalle agenzie di rating e dagli investitori, che vedrebbero malissimo l’abbandono della disciplina fiscale, considerando che nel 2019 il Tesoro dovrà collocare sul mercato 45 miliardi di offerta netta, in un contesto in cui il contributo di famiglie e banche, per motivi diversi, non potrà che essere nullo o negativo. In pratica, il debito pubblico dovrà essere acquistato dagli investitori esteri per un importo stimato tra i 50 e i 60 miliardi di euro nel 2018 e più di 60 miliardi nel 2019. Per questi motivi, è bene non scherzare con il fuoco e mantenere la reputazione di un paese che tiene alla riduzione del suo debito. Altrimenti, l’emissione dei titoli di Stato avverrà a rendimenti molto più alti di quelli attuali, dal momento che gli investitori li valuterebbero più rischiosi, con conseguenze molto negative sulla spesa per interessi e, quindi, sul deficit”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputati di Forza Italia.

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Rapporto sul rischio idrogeologico a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

«La presentazione del Primo rapporto sul rischio idrogeologico a Roma ha il grande merito di accendere i riflettori su un tema troppo spesso sottovalutato e lasciato ai margini. Decoro, sicurezza, trasporti, turismo vengono costantemente indicati come le priorità, dimenticandosi che nella Capitale centinaia di migliaia di persone convivono quotidianamente con il rischio di frane, voragini, alluvioni. Le cronache degli ultimi mesi sono costellate di episodi che ci hanno impietosamente messo di fronte alle fragilità di una città in cui vengono mangiati 3 metri quadrati di suolo al minuto, che presenta un patrimonio infrastrutturale ed edilizio mediamente scadente, che avrebbe assoluto bisogno di un progetto organico di rigenerazione urbana e di inaugurare una stagione di profondi interventi di messa in sicurezza e riqualificazione».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«Accanto a un salto di qualità dal punto di vista dell’approccio e della sensibilità, non c’è dubbio che servano risorse adeguate. Imprescindibile un intervento diretto dello Stato centrale, ma anche il Comune di Roma può e deve fare la sua parte. L’ufficio condono, ad esempio, deve smaltire ancora poco meno di 200.000 richieste di sanatoria edilizia: ciò vuol dire un potenziale incasso stimabile in circa 800 milioni di euro tra oneri concessori, oblazioni, diritti di segreteria e di istruttoria, sanzioni per danno ambientale. L’evasione delle istanze, tra l’altro, permetterebbe una volta per tutte di individuare edifici e manufatti totalmente insanabili e di avviare una efficace campagna di abbattimenti.La prima legge sul condono edilizio è vecchia di oltre 30 anni – prosegue Simoncini – ed è intollerabile che a Roma un terzo delle domande rimanga ancora in attesa di essere lavorato. In questo modo non solo si continuano a tollerare situazioni di opacità, se non di conclamata illegalità, ma si rinuncia a sfruttare risorse finanziarie che risulterebbero preziosissime per la messa in sicurezza del territorio».

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Povera Italia! Il 23% delle famiglie a rischio povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Rimbalzano oggi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, e appena dopo la chiusura della campagna elettorale (casi della vita!), i risultati dell’ultima indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016. Con grande meraviglia di tutti coloro che la povertà non la vivono e non la vedono nemmeno da lontano, e che invece oggi riguarda tantissimi lavoratori, si scopre che in Italia una grande parte delle famiglie (23%) è a rischio povertà e che si tratta soprattutto di nuclei formati da giovani, stranieri e residenti al sud, quasi un quarto della popolazione in Italia, il livello più alto mai raggiunto (il precedente record si è registrato nel 2006 col 19,6%) e che ci fa tornare indietro di 30 anni. Contemporaneamente uno studio Censis-Confcooperative che leggeremo sui giornali domani avverte che quasi sei milioni di cosiddetti millennials nel 2050 ingrosseranno i ranghi dei poveri grazie alle pensioni da fame di cui, si fa per dire, godranno. Per l’esattezza si parla di 5,7 milioni di lavoratori tra precari, Neet e working poor.Non basta, poiché il dato che emerge da Bankitalia è anche quello che il 70 % della popolazione detiene solo il 25% del patrimonio complessivo: “È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi” e certifica che: il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510mila euro e di questo il 5% più ricco ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Al 30% delle famiglie più povere invece vengono lasciate briciole pari a ben l’1% della ricchezza.Viene da chiedersi come mai i commentatori non facciano alcun riferimento alle cause e al quadro internazionale, alle politiche UE e non solo. E’ fuor di dubbio che questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di aggressione dei poteri finanziari europei e mondiali che macinano lavoro, massacrano ricchezze aumentando divari, alimentano guerre di rapina e che non potrà che peggiorare grazie alla modifica dell’art.81 della Costituzione che ha inserito nella Carta Costituzionale il principio del pareggio di bilancio e alle continue richieste di sempre maggiore austerità che puntualmente arrivano dalla Commissione Europea come avverrà ancora di qui a poche settimane.Sì, questi dati evidenziano e ci si spiegano tante cose! Soprattutto fanno emergere sempre più pressante e irrinviabile la necessità che i lavoratori tornino protagonisti e si organizzino per dare la forte risposta sociale di lotta necessaria a mettere fine all’arroganza delle lobby economiche e sindacali e allo sfruttamento del lavoro.

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