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Empagliflozin: il primo farmaco che protegge il cuore delle persone con diabete di tipo 2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

diabeteRiccione. Nel mondo una persona su due con diabete di tipo 2 muore per un evento cardiovascolare. Nei diabetici, infatti, il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare è da 2 a 4 volte superiore rispetto a chi non è affetto da questa patologia 1-2. Oggi, tuttavia, la comunità medico-scientifica ha a disposizione per le persone con diabete di tipo 2 un’opzione terapeutica in grado di coniugare l’azione antidiabetica con i benefici dimostrati sulla riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare.Recentemente, infatti, l’Autorità Regolatoria Europea EMA ha approvato un aggiornamento dell’indicazione per l’antidiabetico orale empagliflozin (inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 -SGLT2) e per la sua associazione con metformina. Per la prima volta nella scheda tecnica di un farmaco antidiabetico viene riportata la possibilità di riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare in adulti con diabete di tipo 2, come obiettivo di trattamento.L’aggiornamento è fondato sulle evidenze ottenute nello studio EMPA-REG OUTCOME® in cui empagliflozin ha dimostrato di ridurre il rischio di mortalità cardiovascolare del 38% rispetto a placebo in adulti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare accertata, quando aggiunto a terapia standard. Il farmaco ha dimostrato, inoltre, di ridurre il rischio sull’endpoint composito primario (3P-MACE: decesso per causa cardiovascolare, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale) del 14% rispetto a placebo3.
Alla luce di queste importanti evidenze scientifiche Boehringer Ingelheim Italia ed Eli Lilly Italia, hanno deciso di supportare un innovativo progetto di formazione, rivolto alla classe medica, chiamato “Andiamo al cuore del Diabete”, finalizzato a divulgare l’importanza della correlazione tra diabete e rischio cardiovascolare.
Il progetto prevede un tour itinerante di 15 tappe, che partirà da Roma il 25 marzo prossimo, per terminare a Napoli il 17 giugno 2017, transitando in diverse Regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.In alcune delle tappe verrà utilizzato un mezzo mobile “Cell Explorer” posizionato in punti strategici delle città che ospiterà al proprio interno aule didattiche preposte a sessioni formative rivolte a medici specialisti. Nelle diverse tappe del progetto vi sarà anche il coinvolgimento delle associazioni pazienti locali.Il progetto “Andiamo al cuore del Diabete” rientra nell’ambito dell’incessante impegno di Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly nei confronti delle persone con diabete, attraverso un’attività educativa e formativa sul legame che esiste tra diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Le sessioni formative rivolte ai medici hanno la finalità di fornire loro gli elementi per conoscere e gestire al meglio queste complicanze del diabete, a beneficio dei soggetti affetti da questa patologia.Senza tralasciare, poi, il fatto che la riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto miocardico acuto, rivascolarizzazione coronarica, ictus ischemico acuto e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca), comporta un impatto positivo anche sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale
Empagliflozin è un inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) orale, altamente selettivo, in monosomministrazione giornaliera, approvato in Europa, Stati Uniti e altri paesi del mondo come terapia per adulti con diabete di tipo 2.Empagliflozin riduce la glicemia in soggetti con diabete di tipo 2, inibendo il riassorbimento renale del glucosio, con conseguente eliminazione del glucosio nelle urine. L’inibizione del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 agisce indipendentemente dalla funzionalità delle cellule beta pancreatiche e dal rilascio di insulina.

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Metropoli italiane a rischio salute

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

porta nuova milanoCartellino giallo per la salute alle metropoli italiane: i cittadini non se la passano così tanto bene. Lo dimostrano gli indicatori analizzati da Istat in Urbes 2015, il rapporto sul benessere equo e sostenibile nelle città che offre una panoramica multidimensionale dello stato e delle tendenze del benessere nelle realtà urbane. Sotto la lente di ingrandimento sono 14 città metropolitane paragonate a 15 comuni di grandi dimensioni.Nonostante un trend in miglioramento rispetto al passato, in generale le città, soprattutto quelle metropolitane, sono svantaggiate in termini di mortalità per tumori e demenze senili. Napoli ad esempio, rispetto alla media nazionale che si afferma intorno a 9,1 per 10.000 abitanti, registra un tasso di mortalità per tumori di 10,9 per 10.000 abitanti, Cagliari 9,9 e Venezia 9,7. Anche Roma (9,6) risulta sopra la media, mentre Milano (9,1) è in linea con il resto del territorio. D’altro canto la situazione negli altri comuni presi in considerazione nel rapporto risulta più rosea, attestandosi per lo più sotto la media nazionale.
Per quanto riguarda la mortalità per demenze senili e malattie del sistema nervoso tra gli anziani hanno la peggio le città metropolitane del Nord, tutte ben al di sopra della media nazionale di 26,2 per 10.000 abitanti.Ma le metropoli non riservano solo brutte sorprese. Quelle del Nord sono anche quelle dove si vive più a lungo. La speranza di vita alla nascita in Italia, ai primi posti tra i paesi europei, è di 84,6 anni per le femmine e 79,8 anni per i maschi. Valori della speranza di vita più alti si riscontrano anche a Firenze, Bologna, Bari e Milano, con livelli superiori a 80 anni per i maschi e a 85 per le femmine, più bassi a Napoli, Palermo e Catania – maschi sotto 79 anni e femmine sotto 84 anni.L’indagine rivolta alle maggiori 29 realtà urbane del nostro Paese ha evidenziato diseguaglianze molto forti tra le diverse realtà con una dicotomia tra Centro-Nord e Mezzogiorno che caratterizza non solo l’Italia ma anche il contesto urbano.Questa difformità, unita all’aumento della popolazione urbana che rappresenterà il 70% della popolazione globale e in Italia, dove già il 37% della popolazione risiede nelle 14 città metropolitane, rende evidente la necessità di sviluppare strumenti, come FareRete Citylab, volti a valutare tutte le variabili da tenere in considerazione per stare meglio in città.
“L’aumento a livello globale dell’incidenza di malattie non trasmissibili, quali il diabete e l’obesità, sono da attribuire ai maggiori livelli di inurbamento, evoluzione e innovazione tecnologica, causa di stili di vita più sedentari e di diete non salutari, oltre che favorenti una maggiore aspettativa di vita e conseguentemente l’invecchiamento della popolazione” sostiene Andrea Lenzi, coordinatore dell’Health City Institute e presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La Città può rappresentare una grande opportunità, grazie all’integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali, servizi culturali e ricreativi, contribuendo a garantire il futuro della sostenibilità dei sistemi sanitari nel mondo. Per questo l’Health City Institute ha promosso il manifesto “La salute nelle Città: bene comune”, la cui approvazione verrà proposta al Parlamento europeo da parte della delegazione italiana del Comitato delle Regioni, che si propone di offrire alle istituzioni e alle amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio dei determinanti della salute nei propri contesti urbani e fare leva su di essi per mettere a punto strategie per migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino. L’obiettivo è quello di rendere le città più “Healthy”, ovvero consce dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mettono in atto politiche chiare per tutelarla e migliorarla, in accordo con l’invito rivolto dall’Oms ai governi ad adoperarsi responsabilmente, attraverso programmi di educazione alla salute, a promuovere uno stile di vita sano e a garantire ai cittadini un alto livello di benessere.

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L’ipertensione è il singolo fattore di rischio più elevato per ictus

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

saloniccoSalonicco (Grecia) il 10 e 11 marzo 2017 Palazzo dei Concerti, Odos 25 Martiou & Paralia simposio internazionale dal titolo “From risk factors to target organ damage: how to diagnose and how to treat” è organizzato dal Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Asklepeion di Atene, con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini e in collaborazione con l’Università Aristotele di Salonicco, la Società Ellenica di Cardiologia e la Società Ellenica di Ipertensione. L’ipertensione è il singolo fattore di rischio più elevato per ictus, insufficienza renale e infarto. Livelli di pressione fuori controllo per un periodo prolungato possono provocare diverse mutazioni nella strutture del miocardio, nelle coronarie e in generale al sistema cardiocircolatorio. Mutazioni che determinano lo sviluppo di diverse malattie e condizioni patologiche.
«Durante il simposio saranno affrontati diversi temi, tra cui la fibrillazione atriale, l’embolismo polmonare, le disfunzioni sessuali, i nuovi fattori di rischio cardiologici» annuncia Athanasios J. Manolis, Responsabile del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Asklepeion di Atene e Presidente del simposio. «Le sessioni del simposio saranno interattive e i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi con gli esperti riguardo a casi clinici reali»

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1,4 milioni di bambini a rischio di morte in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

unicefSecondo l’UNICEF, quest’anno, circa 1,4 milioni di bambini sono a rischio di morte imminente per malnutrizione acuta grave, viste le incombenti carestie in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen.“Il tempo sta per finire per oltre 1 milione di bambini”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Possiamo ancora salvare tante vite. La malnutrizione acuta e l’incombente carestia sono principalmente causate dall’uomo. Il nostro comune sentire richiede azioni più veloci. Non dobbiamo ripetere la tragedia della carestia nel Corno d’Africa del 2011.”
In Sud Sudan, un paese colpito da conflitti, povertà e insicurezza, oltre 270.000 bambini sono gravemente malnutriti. La carestia è stata recentemente dichiarata in alcune zone dello Stato di Unity nella parte centrosettentrionale del Paese, dove vivono 20.000 bambini. Se non sarà fatto nulla per bloccare la gravità e la diffusione della crisi alimentare, il numero totale di persone colpite nel paese ci si aspetta crescerà da 4,9 a 5,5 milioni con il culminare della stagione secca a luglio.
In Somalia, la siccità sta minacciando una già fragile popolazione danneggiata da anni di conflitto. Circa la metà della popolazione, 6,2 milioni di persone, stanno affrontando una grave situazione di insicurezza alimentare e hanno bisogno di assistenza umanitaria. Quest’anno si prevede che circa 185.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, nei prossimi mesi questo dato ci si aspetta arriverà a 270.000.
Nel Nordest della Nigeria, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave ci si aspetta che quest’anno arriverà a 450.000 negli stati colpiti dal conflitto di Adamawa, Borno e Yobi. Secondo il Fews Net- il Sistema di allerta precoce della carestia che monitora l’insicurezza alimentare – l’anno scorso la carestia probabilmente era presente in alcune delle aree precedentemente inaccessibili degli Stati del Borno, è probabilmente in corso e si espanderà in altre aree che non sono ancora state raggiunte dagli aiuti umanitari.
In Yemen, a causa degli ultimi due anni di violenti conflitti, 462.000 bambini sono attualmente colpiti da malnutrizione acuta grave – con un aumento dal 2014 di circa il 200%.
Quest’anno, l’UNICEF sta lavorando con i suoi partner per garantire cure terapeutiche a 220.000 bambini gravemente malnutriti in Nigeria; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Sud Sudan; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Somalia e 320.000 bambini in Yemen.

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Pesticidi: deputati europei chiedono una rapida approvazione di prodotti a basso rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

I pesticidi biologici a basso rischio, compresi quelli a base di bio-organismi come i feromoni o gli oli essenziali, potrebbero sostituire quelli convenzionali, sospettati di danneggiare l’ambiente e la salute umana. I deputati si chiedono il motivo per il quale alcuni Stati membri esitano o rifiutano la loro omologazione e vogliono che la Commissione proponga una revisione delle norme per accelerare il processo di approvazione.In una risoluzione votata mercoledì, i deputati hanno fatto notare che l’utilizzo di prodotti fitosanitari tradizionali è sempre più oggetto di pubblico dibattito, a causa dei potenziali rischi che presentano per la salute umana, gli animali e l’ambiente. Eppure solo sette sostanze attive classificate come alternative “a basso rischio” sono state approvate nell’Unione europea.Inoltre, alcuni Stati membri dell’UE hanno rifiutato l’autorizzazione di questi prodotti alternativi a basso rischio, a causa della loro efficacia che viene percepita come inferiore, senza tener conto dei benefici in termini di efficienza delle risorse per l’agricoltura biologica e senza considerare i costi agricoli, sanitari e ambientali di certi altri prodotti fitosanitari.I deputati hanno invitato la Commissione a proporre una proposta legislativa, prima della fine del 2018, al fine di istituire una procedura accelerata per la valutazione, l’autorizzazione e la registrazione dei pesticidi a basso rischio.

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Ictus e infarto: quanto rischio? Anche in Italia un’app lo calcola per aiutarci a prevenirli

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

ictus cerebraleCalcolare e ridurre il rischio di ictus e infarto attraverso l’utilizzo di una semplice “app”. L’applicazione è stata ideata dal Prof. Valery Feigin dell’Università di Auckland, Nuova Zelanda, patrocinata da World Stroke Organization (WSO), International Association of Neurology & Epidemiology (IANE) e European Stroke Organization (ESO), è stata tradotta nelle principali lingue in tutto il mondo. La versione italiana è stata curata e finanziata interamente da ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari- Onlus (www.trombosi.org). La app è un vero e proprio “riskometro”, cioè uno strumento che misura il rischio di andare incontro alle due malattie vascolari più probabili, più gravi ma anche più evitabili: infarto e ictus cerebrale. In Italia, ci sono circa 736.600 persone che sopravvivono a un ictus. 144.000 sono i nuovi casi di persone colpite da ictus ogni anno, di cui 79.000 muoiono poco dopo l’attacco con un numero totale di anni persi per la malattia.
L’app, disponibile sia per Apple che per Android, funziona in modo semplice e intuitivo: registra le abitudini di coloro che la utilizzano e monitorizza eventuali cambiamenti nel corso dell’anno sia nello stile di vita che nello stato di salute. L’app insegna a riconoscere tempestivamente i sintomi dell’ictus che non devono essere sottovalutati nel momento in cui si presentano: riconoscere i sintomi dell’ictus e chiamare il 118 senza perdere tempo può salvare la vita di chiunque, delle persone care intorno a noi. Nella cura dell’ictus il tempo è cervello, agire rapidamente può fare la differenza fra l’invalidità o il recupero della salute.
Come spiega la dottoressa Paola Santalucia, neurologa, cardiologa e vice-presidente ALT: “I dati raccolti attraverso l’app permetteranno a chi la utilizzerà, previo consenso e in forma anonima, di partecipare a una ricerca mondiale che coinvolge 160 Paesi, finalizzata a comprendere sempre più a fondo i fattori di rischio che causano ictus e infarto. Il progetto aiuterà ricercatori e clinici a tracciare in modo molto accurato strategie di prevenzione e cura basandosi sull’esame di un grande numero di profili di rischio individuali, che, considerati nel loro insieme, avranno una ricaduta fondamentale sulla salute cardio e cerebrovascolare di tutti in Italia e nel mondo”.
infarto miocardico acutoL’ictus è causato da una squadra di complici, che noi dobbiamo conoscere e neutralizzare uno per uno, perché si potenziano a vicenda per tendere la trappola di un evento cardio o cerebrovascolare. Fanno parte di questa squadra molti componenti in qualche modo eliminabili o neutralizzabili che si potenziano tra di loro e che ben conosciamo: fumo, alimentazione sbilanciata per quantità o qualità, pigrizia, stress, diabete, pressione alta, livelli di colesterolo elevati per lungo tempo nel sangue e abuso di droghe.
L’app fornisce i consigli “salvavita”: è sufficiente cliccare sulle informazioni relative a ciascun fattore di rischio incluse nell’applicazione. La versione “Pro” dell’app contiene inoltre una serie di video nei quali esperti internazionali forniscono spiegazioni sui sintomi, sui fattori di rischio e sui provvedimenti necessari per evitare l’ictus cerebrale. Sono informazioni che ognuno di noi dovrebbe possedere e usare, perché sapere “che fare in caso di..” può cambiare la nostra vita e di molte persone intorno a noi. Per saperne di più su: WFN – Word Federation of Neurology, organizzazione leader nel mondo per la promozione dell’eccellenza in neurologia nel mondo https://www.wfneurology.org/

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Fondazione Italiana Per Il Cuore: Prevenzione Rischio Cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

cardiologiaRoma 18 gennaio 2017, ore 10.00-11.30 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Sala D’Antona – via Flavia n. 6. L’impatto socio-economico delle patologie cardiovascolari, che restano la prima causa di morte in Italia, è in costante aumento, con un ruolo sempre più incisivo sulla produttività. Un segnale forte può e deve arrivare, oltre che dall’ambito medico scientifico, anche dal mondo del lavoro, con azioni e iniziative adeguatamente inserite in una logica di welfare aziendale, come la Campagna “Lavora con il cuore”. Un tema di salute pubblica che se affrontato con specifiche politiche di prevenzione, con il tempo potrà portare a ricadute positive sui singoli cittadini e sull’intero Sistema Sanitario Nazionale. Durante l’incontro verranno analizzati e commentati i risultati e le prospettive della campagna “Lavora con il Cuore”, che nel periodo Dicembre 2015 – Febbraio 2016 ha coinvolto oltre 550 persone, valutando i principali fattori di rischio cardiovascolare dei lavoratori delle sedi centrali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a Roma che si sono sottoposti a tale indagine, con l’obiettivo di informarli e sensibilizzarli sull’importanza della prevenzione di detti fattori di rischio.

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Rottamazione Equitalia: “Attenti alla trappola, aderire potrebbe essere un rischio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

equitalia1Rocco Guerriero, Presidente CesConsumatori, in base alle recenti disposizioni di abolizione di Equitalia lancia un grido di allarme:”Attenti alla trappola. Aderire alla rottamazione delle cartelle Equitalia senza un’attenta valutazione potrebbe essere un rischio”. Il D.L. n. 193/2016 (collegato alla legge di Bilancio 2017) all’articolo 6 individua termini e modalità per addivenire alla c.d. “definizione agevolata” dei ruoli esattoriali. In estrema sintesi viene data la possibilità di provvedere all’estinzione di un proprio debito con il Fisco, senza versare le sanzioni e gli interessi mora. C’è tempo fino al 31 marzo 2017 per presentare l’istanza e ieri Equitalia ha informato che in meno di due mesi sono state già presentate oltre 100 mila domande. Approfondiamo l’argomento con Rocco Guerriero, presidente nazionale della Cesconsumatori, associazione specializzata in materia di indebitamento che subito avverte “Aderire senza un’attenta valutazione potrebbe essere un rischio. Dietro la rottamazione si nascondono mille insidie e nella maggior parte dei casi non è affatto conveniente”. Rottamare. A chi conviene? “Conviene certamente a chi ha piccoli debiti o chi ha già perso in giudizio. In tutti gli altri casi consigliamo di fare un calcolo preventivo sulla somma che realmente si andrà a rottamare”. Quali sono gli elementi negativi della rottamazione? “E’ pur vero che si avrà un risparmio, non sempre consistente, ma è altrettanto vero che il debito dovrà essere pagato in soli 14 mesi versando il 70% del debito già entro novembre 2017. Inoltre chi ha giudizi pendenti dovrà rinunciare a tutte le azioni in corso. In ultimo confermo che verranno eliminate sanzioni e interessi ma nel contempo verranno conservati interessi di ritardata iscrizione a ruolo, l’aggio, le eventuali spese maturate a seguito di avvio di procedura esecutiva, le spese di notifica”. Altri punti a sfavore? “Se ho una rateizzazione in corso a 72 o a 120 mesi e verso la 1° rata della rottamazione senza riuscire a pagare le restanti rate, decadrò sia dalla rottamazione che equitaliadalla precedente rateizzazione. Inoltre le scadenze sono perentorie: ritardare anche solo di un giorno il pagamento di una delle 5 rate vorrà dire decadere immediatamente dalla rottamazione”. In conclusione qual’è il suo consiglio? “Il contribuente ha tempo fino al 31 marzo per inviare la domanda ed Equitalia avrà tempo fino al 31 maggio per comunicare la somma che andrà pagata. Se il calcolo non sarà conveniente non ci si potrà più tirare indietro. Quindi consiglio di aderire solo se la somma abbattuta è davvero notevole e per saperlo è fondamentale affidarsi ad esperti che faranno prima un calcolo della somma che si andrà realmente ad abbattere”. Come funziona il vostro servizio? “In queste settimane ho notato il proliferare di associazioni e di nuove società che eseguono i calcoli richiedendo somme fuori mercato. CesConsumatori, da anni attenta alla tutela del contribuente, ha deciso di proseguire per la propria strada eseguendo il calcolo in forma totalmente gratuita per gli associati. Chi non è associato potrà farlo pagando una quota annua di soli 10 euro che oltre a questa pratica garantiranno una tutela, assistenza e consulenze gratuite su qualsiasi problema per 365 giorni”. Inoltre non ci limitiamo solo al calcolo per la rottamazione ma prima analizziamo tutta la posizione debitoria con Equitalia evidenziando eventuali cartelle invalide (es. prescritte) dove riteniamo non debba farsi domanda di rottamazione. Successivamente solo sulle cartelle valide eseguiremo il calcolo e solo se l’associato riterrà la rottamazione conveniente presenteremo la relativa istanza”. (foto: equitalia)

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Poliziotto sparò a rom che tentò di investirlo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

maccari-cie-kr5Ora sarà processato mentre lo zingaro ha continuato a delinquere “Dover pagare, letteralmente, tutta la vita solo per aver fatto il proprio lavoro è qualcosa che rischia di sovrastare e annegare nello sconforto ogni motivazione, ogni spinta ideale, ogni senso del dovere, di chiunque vesta una divisa. Un Poliziotto che per quindici anni ha svolto i suoi compiti in maniera assolutamente corretta e fedele, e che ha ricevuto un encomio per il suo lavoro, non può vedere spazzata via la sua serenità e marchiata senza pietà la sua carriera per aver tentato di difendere se stesso e gli altri. Sappiamo che le sentenze si rispettano – e questa comunque è solo quella di primo grado -, ma non si può tacere su quanto, nei fatti, tutto ciò sia avvertito da migliaia di tutori dell’ordine come una sconfitta atroce, e come il segno tangibile di una spada di Damocle con cui nessuno, con un po’ di sale in zucca, si sentirebbe di convivere preferendo piuttosto ‘girarsi dall’altra parte al momento giusto’. Non si può sopportare prima di vedersi arrivare addosso un’auto a tutta velocità e poi di vedersi condannare per aver tentato di fermare dei fuggitivi dopo aver rischiato di morire per il proprio lavoro. Oggi, come il giorno che decisero di processare il collega di Torino, gli diciamo che siamo con lui”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la notizia della condanna a nove mesi di reclusione e 60mila euro di provvisionale (da pagare in solido con il Ministero dell’interno) inflitta a un poliziotto di 42 anni accusato di lesioni colpose dopo che a Torino, il 15 dicembre del 2013, sparò contro due auto in fuga poi risultate rubate, una delle quali tentò di investirlo, poiché un ladro fu raggiunto da un colpo e ferito. Il poliziotto aveva 15 anni di servizio senza alcuna “macchia” e, anzi, aveva ricevuto un encomio. Per lo stesso fatto il nomade, Megaiver Sulejmanovic di 24 anni, che ha ammesso il furto dell’auto ed è stato accusato anche di resistenza aggravata, è stato condannato a un anno e un mese di reclusione. Il rom, che secondo la ricostruzione del PM subì “la perdita irreversibile dell’uso degli arti inferiori”, ad aprile del 2015 è stato poi fermato ancora alla guida di un’auto senza assicurazione, e nel novembre seguente è stato protagonista di un altro rocambolesco inseguimento, protrattosi per ben 28 chilometri, come accuratamente documentato dalla stampa nazionale. La pubblica accusa, per parte sua, nello scorso gennaio ha chiesto di processare il Poliziotto che avrebbe “agito con imprudenza e imperizia” poiché avrebbe “indirizzato i colpi in rapida successione su bersagli di ridotte dimensioni (i pneumatici) in repentino allontanamento ed in direzione obliqua rispetto alla sua posizione di tiro”, con l’aggravante di “aver agito nonostante la previsione dell’evento dal momento che le condizioni sopra descritte (orario notturno, illuminazione insufficiente) rendevano probabile il verificarsi del ferimento di qualcuno degli occupanti dei veicoli”. “Abbiamo detto allora e ribadiamo adesso che queste accuse rasentano l’incredibile. Non è stato il collega a scegliere di farsi quasi investire in piena notte – insiste Maccari -, tentare di fermare un’auto in fuga, sparare agli pneumatici, sembra uno scherzo di pessimo gusto ma davvero si contesta ai poliziotti di fare ciò per cui vanno in strada. Ma la risposta egualmente severa di uno Stato talmente intransigente da pretendere che fermiamo le auto che ci vogliono investire a mani nude dov’è quando si tratta di punire chi ci vuole ammazzare? Quale credibilità può mai avere un sistema che condanna un Poliziotto dalla carriera encomiabile a versare il proprio stipendio a vita solo per aver tentato di fermare un delinquente che, per tutta risposta, dopo aver subito questi danni ‘così gravi’ continua ad andare in giro continuando imperterrito a compiere allegramente i suoi crimini preferiti”.

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Sicilia: scuole paritarie a rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

sicilia“Le scuole paritarie della Regione Sicilia versano in uno stato di disagio dovuto alla mancanza di risorse economiche necessarie ad espletare la loro attività didattica. Tale situazione ha, inevitabilmente, compromesso il diritto degli studenti delle stesse scuole alla fruizione del servizio educativo e formativo che dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. Le istituzioni scolastiche paritarie offrono un servizio pubblico che determina un notevole risparmio per il bilancio statale occupandosi dell’ istruzione degli alunni che altrimenti dovrebbero frequentare le scuole pubbliche. Le risorse economiche per le scuole paritarie nella Regione Sicilia hanno subito “un taglio” soprattutto nell’anno scolastico 2014/2015 determinando una progressiva crisi economica delle stesse istituzioni molte delle quali hanno chiuso determinando gravi disagi sia per il personale delle stesse sia per gli alunni che frequentavano le scuole”. Lo dichiara il deputato di Area popolare, Nino Minardo che continua: “La situazione è drammatica e mi è stata illustrata nei giorni scorsi nel corso di un incontro con la direttrice scolastica, i docenti ed il personale amministrativo di un istituto paritario locale. Rilevata la sperequazione di cui sono vittime queste scuole rispetto alle “colleghe” del resto d’Italia. Mentre da Reggio Calabria in su le primarie paritarie ricevono dallo Stato 19mila euro ad Istituto, in Sicilia il contributo (un tempo vantaggioso) si è andato pian piano prosciugando, fino a prevedere 7mila euro negli ultimi anni, mentre, caso emblematico, per l’anno 2014/2015 sono stati concessi circa 2.400,00 euro ad ogni istituto che ospita in media 5 classi. Per questi motivi ho interessato della questione il Ministro dell’Istruzione chiedendo l’opportunità di verificare, nell’ambito delle sue competenze, se siano state garantite le prestazioni attinenti ai diritti civili e sociali nella Regione Sicilia che devono riguardare la fruizione del servizio educativo, scolastico e formativo degli studenti della stessa Regione e che devono essere uniformi su tutto il territorio nazionale. Una situazione penalizzante che non dà attuazione piena alla legislazione sulla parità scolastica e sulla libertà educativa”, conclude Minardo.

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Medico di famiglia a rischio scomparsa: Appello su stampa internazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

medico_famigliaIl medico di famiglia in Italia rischia di scomparire. Le regioni nelle bozze parlano di aggregazioni funzionali e unità di cure primarie, meno di medico di medicina generale. E il Patto per la Salute parla di formazione post laurea in “medicina di comunità e cure primarie”, non prevedendo più un percorso specialistico per i futuri “Mmg”. “Da un concetto di cura mirata a individui e famiglie si passa a uno di cure per una comunità; con obiettivi assurdi come ridurre l’accesso ai pronti soccorso o centrare “target distrettuali”. Lo scrive in un Editoriale sulla rivista internazionale di settore, The European Research Journal, Francesco Carelli dell’Executive del Consiglio di Euract la Società che unisce tutor e docenti in medicina generale. L’articolo spiega che nella bozza di accordo in discussione tra Sisac e sindacati è in gioco il concetto di “personal care”. “Ci si concentra sul ruolo unico e sulla copertura giornaliera che i medici devono garantire, H16 o H24, ma la semplice scomparsa della parola “medicina di famiglia” può prefigurare un cambiamento dei target”. In che modo è in pericolo l’antico “baluardo” del servizio sanitario pubblico? L’editoriale cita il ruolo unico con medici pagati a ore ed altri a scelte, l’istituzione delle aggregazioni e delle unità di cure primarie “con un coordinatore i cui poteri sui colleghi potrebbero contribuire a sanzioni in caso di inappropriatezze nell’applicare linee guida prescrittive o di errori meramente burocratici”. E cita le norme anticorruzione che impongono al medico di astenersi dal partecipare a funzioni, decisioni o attività che possono coinvolgere interessi suoi, del consorte e dei parenti fino al IV grado. «Ma all’estero il problema si combatte in modo diverso, in Gran Bretagna ed in altri paesi europei il medico può anche distribuire farmaci e non vi sono situazioni emergenti di corruzione o spreco», aggiunge Carelli a DoctorNews.
Forse però la vera breccia aperta nel cuore della medicina generale sono il corso di formazione, e i pochi corsi pre-laurea, dove sono scomparse per tutor e docenti le conoscenze – competenze e i curriculum selettivi chiesti come prerequisito dall’European Definition del Wonca e dallo Statement on Selection of Teachers and Practices. “Abbiamo 20 regioni ma solo alcune organizzano corsi specifici di medicina generale per i laureati in medicina (…) in molte i candidati discenti devono superare un test a quiz su materie cliniche senza alcun controllo vocazionale né colloqui, il sistema è in pratica aperto ad esempio a specialisti falliti”. Esempi? «In Lombardia – dice Carelli -per l’insegnamento a studenti, non si distingue tra tutor e docenti di Mg (i primi devono avere attività di studio come usa in Europa) e non si tiene conto del curriculum sostanziale didattico ma si assegnano i gradi di tutor se si è in convenzione da 5 anni e se non si hanno pendenze con l’ordine dei medici. Inoltre siccome nel pre-laurea -malgrado i criteri largheggianti – le ore di tutoraggio non sono pagate e non si è raggiunto neppure così un numero sufficiente di “precettori” per i giovani medici, le maglie si allenteranno ancora». Per Carelli si rischia di avere a breve mmg tutor che non hanno mai preso il diploma né conseguito titoli coerenti con le richieste della medicina generale europea. «Di qui il possibile svuotamento dell’assistenza primaria, il suo appiattimento verso principi dell’ex guardia medica, e non viceversa: argomenti – dice Carelli – che, evidentemente, fanno riflettere anche fuori dai confini italiani». (Mauro Miserendino by doctor33)

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Le pensioni di “reversibilità” a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 16 ottobre 2016

inpsDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Nonostante le rassicurazioni fornite dal sottosegretario Tommaso Nannicini, continuiamo a ribadire che le pensioni di reversibilità degli italiani sono a rischio. Alla fine il taglio ci sarà, per effetto delle nuove regole di calcolo dei redditi dei soggetti beneficiari delle pensioni ai superstiti introdotte dall’Inps con la circolare n. 195 del 2015.Queste nuove regole prevedono che, d’ora in poi, l’assegno pensionistico venga legato al Tfr e al possesso di Btp e case, utilizzando il sistema di verifica annuale dei modelli RED.Il governo Renzi sta nuovamente prendendo in giro i pensionati. In un primo momento ha tentato di trasformare, tramite un truffaldino cambio di nome, le pensioni di reversibilità da ‘prestazioni a carattere previdenziale’ a ‘prestazioni assistenziali’.Secondariamente, ha modificato le modalità di calcolo del cumulo dei redditi. Aggiungendo altre fonti di reddito come Tfr e titoli di Stato, il parametro reddituale di calcolo è così aumentato e, quindi, la prestazione pensionistica potrà essere più facilmente tagliata, con efficacia retroattiva”.

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Bimbi in auto, a rischio in 4 casi su 10

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

autostradeGli italiani sono consapevoli dei rischi che i bambini corrono in auto ma oltre il 40% di loro ammette di non seguire sempre in maniera corretta le norme prescritte per trasportarli in sicurezza, soprattutto dopo i 6 anni di età. In occasione dell’ultimo fine settimana di rientri, a fotografare l’atteggiamento degli automobilisti italiani quando viaggiano con minori al seguito è l’indagine “Stetoscopio – Il sentire degli assicurati italiani”, promossa dalla compagnia assicurativa online QUIXA e condotta dall’istituto di ricerca MPS Evolving Marketing Research. In generale, viaggiare con un bambino a bordo sembra stimolare almeno in via teorica una maggiore prudenza nei guidatori: il 78% degli intervistati afferma di essere più attento al volante se trasporta un minore. Un atteggiamento che diminuisce, però, con il passare degli anni: l’85% degli automobilisti che viaggiano con bimbi fino a 5 anni si dichiara prudente alla guida, mentre la percentuale scende al 65% dopo i 6 anni di età. Quando si indaga nello specifico l’utilizzo dei sistemi di ritenuta previsti dalla normativa, però, il 41% degli italiani confessa di non utilizzare sempre i seggiolini o di non avere a disposizione quelli corretti per le diverse fasce di peso. Anche in questo caso, a fare la differenza è l’età: fino ai 5 anni oltre l’80% degli automobilisti si attiene scrupolosamente alle regole, mentre dai 6 anni la percentuale crolla al 56%. Con l’avanzare della crescita, infatti, si tende a minimizzare il rischio, spesso omettendo per esempio l’utilizzo dei rialzi previsti dalla normativa per i bambini più grandi. Dalla ricerca emerge, inoltre, una maggiore attenzione tra gli automobilisti del Nord Italia, che nel 67% dei casi dichiarano di utilizzare sempre correttamente gli strumenti idonei al trasporto dei minori. Nelle regioni del Sud, al contrario, ben il 41% degli intervistati ha ammesso di non utilizzare seggiolini e sedute, limitandosi eventualmente solo ad allacciare le cinture di sicurezza. Dati che diventano ancora più allarmanti alle porte dell’ultimo weekend di rientro dalle vacanze che vedrà sulle strade milioni di famiglie. Basti pensare che nel corso del 2014, il numero di bambini deceduti in incidenti è aumentato del 12,7%: sono stati registrati, infatti, 62 decessi contro i 55 del 2013 e oltre 12.217 feriti tra i ragazzi fino a 14 anni (fonte: rapporto ACI-Istat sugli incidenti stradali in Italia). A livello qualitativo, l’indagine di Quixa ha evidenziato anche alcune curiosità. Più che la propria condotta di guida, a preoccupare gli automobilisti che trasportano minori è spesso il comportamento dei bambini stessi in auto, che viene riconosciuto come fonte di apprensione, distrazione e possibile rischio. Dalla ricerca emerge, infine, che tra i papà di bambini piccoli e le donne – che risultano essere la categoria che più spesso trasporta i bimbi in auto – è maggiore la consapevolezza dei pericoli sulle strade.

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Cervello a rischio se la pressione è alta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma. Il declino cognitivo è, per alcuni, il prezzo che pagano alla longevità, ma un mix di fattori genetici, ambientali e personali a mantenere una mente lucida anche in tarda età è una vera conquista. Ecco perché è così importante conoscere e analizzare ogni elemento che possa interferire con il buon funzionamento del cervello.
“Studi sull’ipertensione hanno messo questo disturbo sul banco degli imputati” – spiega Franco Romeo – Local Press Coordinator dell’ESC e Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – “nonostante diversi studi abbiano cercato di analizzare l’impatto della pressione alta sulle funzioni cognitive, la maggior parte ha confrontato i pazienti non trattati con quelli in terapia mentre sono più scarse le ricerche che hanno messo in relazione soggetti in terapia con i normotesi”.
La nuova ricerca presentata all’ESC 2016 ha preso in esame 48 adulti di età compresa tra 65 e 85 anni, divisi poi in due gruppi: 26 normotesi e 22 con ipertensione controllata da farmaci. Ogni partecipante ha accettato a sottoporsi ad una valutazione neuropsicologica orientata a determinare i livelli di memoria, attenzione, linguaggio e funzioni esecutive, insieme ad un monitoraggio pressorio delle 24 ore e ad analisi del sangue (sodio, potassio, calcio, creatinina, glucosio, trigliceridi, funzionalità tiroidea). Per ogni valore è stata condotta l’analisi di varianza (una tecnica che permette di confrontare gruppi di dati con la variabilità interna ai gruppi e tra i gruppi, nota con l’acronimo ANOVAs).
cervelloI risultati hanno rilevato una differenza significativa tra i due gruppi nei tempi di risposta al Color Word Interference Test (CWIT) in cui bisogna leggere il nome del colore con cui è dipinto il nome di un colore (es. YELLOW scritto con inchiostro ROSSO, quindi la risposta giusta è ROSSO, in psicologia viene chiamato ‘effetto stroop’).
“E’ interessante notare come in questo test i pazienti in trattamento mostravano performance peggiori rispetto a quelli del gruppo con pressione nella norma. La ricerca ha anche evidenziato una correlazione positiva tra valori pressori di 135mmHg e i risultati del Trail Making Test parte B che valuta la capacità di pianificazione spaziale in un compito di tipo visuo-motorio: consiste ad esempio nell’unire con una linea lettere e numeri sparsi su un foglio in una sequenza definita A1,B2,C3 ecc e il punteggio è basato sul numero di secondi impiegati a completare il test” aggiunge il dottor Michele Gulizia, Local Press Coordinator dell’ESC e Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – che aggiunge “Il gruppo di ricercatori canadesi ha quindi preso atto che una pressione sistolica maggiore di 135 mmHg è un fattore di rischio per prestazioni cognitive, rinforzando l’ipotesi che l’ipertensione debba essere attentamente monitorata e controllata per proteggere anche il cervello”.
“Problema non di poco conto se pensiamo che l’ipertensione interessa milioni di connazionali ed è causa di numerose complicazioni cardiovascolari e non” avverte Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator di ESC “l’hanno definita il killer silenzioso che ha lasciato una scia di 240mila morti solo nel nostro Paese, pari al 40% di tutte le cause. La correlazione con la funzione cerebrale risiede nel fatto che nonostante esistano terapie efficaci, solo 1 paziente su 4 riceve un trattamento adeguato e controlla i valori efficacemente. La compliance infatti è un ‘nodo gordiano’ molti soggetti non assumono la terapia in modo corretto, altri non la assumono affatto, che spiega come alcuni casi definiti ‘resistenti’ dipendono invece da problemi di aderenza”.
Controllare l’instabilità pressoria (e non solo il valore medio) è una strategia per proteggere le funzioni cognitive, così come sottolineato anche da una ricerca pubblicata quest’anno su Hypertension. Da ricordare inoltre è che la pressione alta è il fattore di rischio numero uno per l’ictus e nei soggetti tra 40 e 61 anni il rischio di mortalità cardiovascolare raddoppia ogni 10/20 mmHg in più.

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Banca Mps: ad alto rischio e contagiosa

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

monte dei paschi di siena“Secondo i risultati degli stress test compiuti dall’Eba, Monte dei Paschi di Siena risulta essere la banca più fragile d`Europa e occorrono 5 miliardi di euro di capitali freschi per salvare l`istituto dal fallimento, oltre alla necessità di smaltire 10 miliardi di Npl entro il prossimo anno, come richiesto dalla Bce”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, su ‘il Giornale’. “I soldi necessari per effettuare l`aumento di capitale – continua – sono tanti e nessuna banca italiana in questo momento ne dispone. Anche perché se Mps piange, il sistema bancario italiano nel suo complesso non ride. Se salvataggio privato deve essere, questo dovrà essere fatto da istituti stranieri”. Brunetta evidenzia come “i partecipanti al salvataggio andrebbero sicuramente incontro a perdite miliardarie. Perché mai dovrebbero fare una operazione perdente in partenza? Se Mps è davvero la banca peggiore d`Europa non c`è un vero motivo di mercato per cui qualcuno la dovrebbe comprare. C`è un ovvio interesse politico da parte del governo a sovrastimare il valore reale della banca ma questo atteggiamento irresponsabile rischia di trasferire i crediti spazzature nei portafogli di banche sane, generando un forte rischio contagio. Vengano signori, vengano: è il mondo della finanza piddina – aggiunge –, la giostra infernale che ha girato per anni indisturbata elargendo soldi agli amici, strapagando banche, armeggiando con derivati sempre più complessi di cui gli unici beneficiari sono i soliti noti, cioè le grandi griffe della finanza globale. Il risultato: gonfiare all`inverosimile di rischio il proprio bilancio, aspettando che a pagare sia sempre qualcun altro. Pantalone, come vuole il detto popolare”.

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Referendum costituzionale: dobbiamo spacchettarlo?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

referendum“Il dibattito sul Referendum sta entrando sempre più intensamente nel vivo di un confronto serrato, a tratti aspro e minaccioso, ma comunque efficace per risvegliare da una certa sonnolenza estiva gli italiani. I recenti sondaggi mostrano come la questione tra sostenitori e oppositori sia praticamente alla pari; ma gli uni e gli altri in gran maggioranza non hanno spesso argomenti per convincere chi sta dall’altra parte. Il rischio, terribile per la tenuta e la stabilità del governo, ma anche dello stesso parlamento, è che ci si attesti su volontà di mantenimento dello status quo e necessità di cambiamento.”
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Ma attenzione, mantenimento e cambiamento hanno profondamente mutato i parametri di riferimento. E qui c’è tutto il paradosso della situazione che stiamo vivendo. Per Renzi mantenimento e cambiamento di riferiscono all’attuale Carta Costituzionale; ma per gli altri mantenimento e cambiamento si riferiscono proprio al governo Renzi. Per entrambi si tratta di cambiare il sistema in cui siamo immersi, ma per cui per alcuni la domanda suona così: vuoi cambiare ciò che hai vissuto nell’epoca pre-renziana perchè ritieni che i tempi sono mutati, mentre per altri la domanda è: vuoi cambiare questa fase renziana, perchè non ti convince e ti ha deluso? Ecco chiarire e spiegare i termini della scelta sta diventando sempre più urgente. Anche se a noi piacerebbe molto di più scendere nel dettaglio della riforma, sia pure spacchettandola per metterne a fuoco luci ed ombre, Perchè indubbiamente ci sono le una e le altre e forse per Renzi allora ci sarebbe la certezza di vincere, almeno su qualche quesito senza lasciare troppi cadaveri per terra”, conclude la Binetti.

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Equitalia: Scomparirà?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

Equitalia“Meglio un morto a casa che Equitalia all’uscio”, si sente dire. Equitalia e’ sinonimo di fisco, o meglio di agente che riscuote le tasse. Uno spauracchio per i contribuenti che paventano ipoteche immobiliari e intromissioni nei propri conti correnti, insomma una sciagura. Figuriamoci con quanta gioia e’ stata accolta la notizia, data dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dell’ abolizione di Equitalia. Cerchiamo di ragionare.
Equitalia e’ il braccio armato della Agenzia delle Entrate per le tasse e, di altri enti, per esempio, i Comuni per le multe e le Regioni per il bollo auto. Non scompariranno le tasse, ne’ le multe, ne il bollo auto (almeno che quest’ultimo diventi accisa, cioe’ tassa sui carburanti). E’ possibile che Equitalia si trasformi in una articolazione interna alla Agenzia delle Entrate, ma un struttura di riscossione rimarra’, probabilmente cambiera’ nome. Quanto ai rapporti con i contribuenti non ci sembra che siano dei migliori, ma di questo ne abbiamo gia’ scritto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Rischio Idrogeologico:anniversario alluvioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

rovigoRovigo. Le due alluvioni che sconvolsero il Polesine nel 1951 e nel 1966 sono ancora vive nella memoria di chi visse quei momenti drammatici. Soprattutto la catastrofe del 1951, che ebbe ripercussioni enormi non solo per il Polesine, è ancora un pesante monito che ci obbliga a guardare al futuro con una rinnovata consapevolezza sull’importanza fondamentale della difesa del nostro territorio.
Ed è proprio in occasione di questo duplice anniversario che gli Ingegneri vogliono mettere al centro della discussione pubblica la tutela del territorio e il problema del consumo di suolo, temi ancora oggi attualissimi e che vedono gli ingegneri impegnati in prima linea.“Gli ingegneri sono da sempre particolarmente attivi nella difesa e nella tutela del territorio – sottolinea Gian Pietro Napol, Presidente FOIV Veneto -. Basti dire che, sulla scorta di un protocollo d’intesa sottoscritto tra il CNI ed il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e di un analogo documento sottoscritto tra la FOIV ed il Nucleo di Protezione Civile Regionale, anche nel Veneto abbiamo costituito una “Task Force” di tecnici adeguatamente formati per il pronto intervento in caso di emergenza. Abbiamo già iniziato a formare i primi 46 ingegneri che, a titolo volontario e gratuito, presteranno la loro opera nel Nucleo Tecnico Nazionale e Regionale di protezione civile. Il primo corso è terminato da poco, in autunno comincerà il secondo”.L’Ordine degli Ingegneri della provincia di Rovigo, in collaborazione con FOIV Veneto e con il Consiglio Nazionale Ingegneri, ha organizzato dunque per il 27 maggio un “Seminario Commemorativo degli eventi alluvionali nel Polesine del 1951 e 1996, nella ricorrenza del 65° e 50° anniversario”.
L’evento, che è patrocinato dalla Regione Veneto, da AIPo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po) e dall’Autorità di bacino del fiume Po, si terrà al Museo Regionale della Bonifica di Ca’ Vendramin a Taglio di Po (Rovigo) dalle ore 9.00 fino alle 19.30.Un’intera giornata ricca di eventi, tavole rotonde, approfondimenti e discussioni per ricordare sì quei momenti drammatici, ma soprattutto per rilanciare il tema della difesa del territorio, come sottolinea l’Ing. Riccardo Zoppellaro, del Gruppo di Lavoro Ingegneria Geotecnica CNI – Ordine Ingegneri Rovigo: “In questi anni è stato fatto moltissimo per la difesa del nostro territorio, penso ad esempio ai bacini di laminazione che sono essenziali per garantire l’invarianza idraulica e per prevenire quindi le alluvioni. Ma la cementificazione selvaggia che ha investito la nostra regione non ha certo aiutato, anzi, in molti casi ha peggiorato l’equilibrio di un territorio che presenta molte criticità. Non dimentichiamo che il Polesine è stretto a nord dall’Adige e a sud dal Po e, di conseguenza, è una zona particolarmente a rischio. Un tempo gli argini erano più bassi, quindi le alluvioni più frequenti ma meno gravi, oggi che gli argini sono più alti anche a causa delle intense estrazioni metanifere ci sono meno rischi, ma quando poi si verificano episodi alluvionali i risultati sono peggiori. La gente del Polesine però ha una consapevolezza che l’ha portata ad imparare a reagire a questi fenomeni”.
Durante il seminario del 27 maggio verranno approfondite dunque le articolate tematiche del rischio idrogeologico della nostra regione e le peculiarità di un territorio particolarmente fragile come il Polesine di Rovigo, attraverso svariati contributi tra cui quelli dell’Ing. Carlo Rizzieri (Presidente Ordine Ing. Rovigo), dell’Ing. Gian Pietro Napol (Presidente FOIV), dell’Ing. Fabio Bonfà (Vice Presidente Vicario CNI Consiglio Nazionale Ingegneri) e di tanti altre ospiti e personalità del mondo accademico.

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A rischio l’agricoltura europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 maggio 2016

agricoltura europeaagricoltura europea1Pubblicato oggi in 17 Paesi europei il rapporto “Contadini europei in svendita – I rischi del Ttip per l’agricoltura europea” redatto da Friends of the Earth Europe in collaborazione, per l’edizione italiana, dell’associazione Fairwatch. Il controverso accordo commerciale TTIP in fase di negoziazione tra l’UE e gli Stati Uniti potrebbe portare al disastro l’agricoltura europea. E’ la conclusione del nuovo rapporto “Contadini europei in svendita – I rischi del Ttip per l’agricoltura europea” redatto da Friends of the Earth Europe e pubblicato in Italia in collaborazione con l’associazione Fairwatch. Il rapporto analizza tutti gli studi più recenti di impatto economico del Trattato di partenariato transatlantico TTIP sul settore agroalimentare europeo, e rivela come il TTIP possa rappresentare per esso una vera e propria minaccia. Il TTIP aumenterà le importazioni dagli Stati Uniti, con un vantaggio per le grandi imprese Usa fino a 4 miliardi di euro, mentre avrà pochi benefici e per pochissimi grandi produttori europei, la maggior parte del settore industriale Lo studio, lanciato il 28 aprile, mostra come mentre il contributo dell’agricoltura al Pil europeo potrebbe diminuire dello 0,8%, con conseguente perdita di posti di lavoro, quello statunitense aumenterebbe dell’1,9%. Una vera e propria ristrutturazione del mercato che avrebbe effetti anche sulla gestione del territorio e sulle caratteristiche del tessuto produttivo agricolo europeo e italiano. “Si prevede, infatti, che il TTIP porterà molti agricoltori in tutta l’UE a confrontarsi con una maggiore concorrenza e prezzi più bassi da parte dei competitor Usa – spiega la coordinatrice del rapporto per l’Italia Monica Di Sisto di Fairwatch, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP in Italia – minacciando le aziende agricole di tutta Europa, oltre ad avere un impatto negativo sulle aree rurali e sugli interessi dei consumatori”.
Per questo la Campagna Stop TTIP Italia sarà in piazza a Roma il 7 Maggio a partire dalle 14.00 (Concentramento Piazza della Repubblica) con una forte rappresentanza di associazioni di produttori, dei lavoratoti dei settori potenzialmente colpiti, e di consumatori, e organizzerà in città un “Free TTIP Market” dove sarà possibile assaggiare e acquistare il buon cibo tipico del nostro Paese, e parlare con i produttori dei rischi del TTIP (foto: agricoltura europea)

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Sclerosi multipla e tumore al seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

tumore al senoBergamo. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII, premiato anche lo scorso anno con 3 bollini rosa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donne per le attenzioni riservate al genere femminile, organizza – in occasione della prima Giornata nazionale per la salute della donna istituita dal Ministro Beatrice Lorenzin, in calendario il prossimo 22 aprile, – 5 incontri informativi sulla sclerosi multipla e l’alimentazione dopo un tumore al seno.
Si inizia venerdì 22 aprile alla 17, nella sala riunioni della torre 3 (ingresso 23, quarto piano), con un incontro dedicato alle donne con sclerosi multipla che intendono programmare una gravidanza. Neurologi e tossicologi del Papa Giovanni spiegheranno come gestire la terapia durante la gravidanza e l’allattamento per ridurre al minimo i rischi per mamma e bambino.
Martedì 26 aprile alle 10 nell’area della formazione (ingresso 55, piano terra) sarà invece la volta di un incontro gratuito e aperto a tutte le donne operate di cancro al seno e in terapia ormonale che vogliono tenere sotto controllo il peso. A tenere l’incontro e dare consigli preziosi per tenersi in forma senza rinunciare al gusto sarà Loredana Bresciani, biologa nutrizionista specialista in Scienze dell’alimentazione, dell’Ambulatorio “Curati col Cibo” della Dietologia clinica del Papa Giovanni XXIII.
“Molti tumori al seno hanno sulla superficie delle loro cellule recettori degli ormoni, responsabili della crescita del cancro stesso – spiega Loredana Bresciani -. In questi casi si consiglia alla donna di assumere, anche per molti anni consecutivi, farmaci in grado di tenere sotto controllo l’attività ormonale e quindi ridurre le probabilità che il tumore si ripresenti. Questi farmaci però possono causare degli effetti collaterali fastidiosi, a partire dalla menopausa precoce, con tutti i disturbi tipici associati a questa condizione, come l’aumento di peso. Ma come la menopausa precoce indotta da alcuni di questi trattamenti può essere reversibile, così è possibile prevenire e combattere quei chili in più adottando alcune semplici strategie per mangiare in modo corretto, senza eccessi e allo stesso tempo assicurando al corpo tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno”.
Sempre martedì 26 aprile, alle 17 (ingresso 23, quarto piano), gli specialisti del Papa Giovanni risponderanno ai dubbi delle donne sulle malattie neurologiche in un “Aperitivo con l’esperto”. A seguire, mercoledì 27 aprile (ore 17 – ingresso 23, quarto piano), si terrà un incontro dedicato al tema della sessualità nella sclerosi multipla, e giovedì 28 (ore 17 – ingresso 23, quarto piano) “Senti come mi sento”, un momento aperto a tutti coloro i quali vivono accanto a persone con sclerosi multipla, a casa, a scuola o sul posto di lavoro, per capire meglio le problematiche che i malati devono affrontare nella vita di tutti i giorni. Questo evento è organizzato in collaborazione con la sezione di Bergamo dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. “Nel primo incontro spiegheremo che, sotto controllo medico, la sclerosi multipla non è incompatibile con la gravidanza. Anzi, la maggioranza dei farmaci è sicura e garantisce un controllo adeguato dei sintomi anche in questa fase della vita delle nostre pazienti – spiega Maria Rosa Rottoli, direttore della Neurologia e responsabile del Centro sclerosi multipla del Papa Giovanni XXIII -. Il secondo incontro è pensato per tutte le donne, non solo a quelle malate di sclerosi multipla, che vogliono approfondire il legame tra il genere femminile e le malattie neurologiche. Il terzo invece sarà concentrato sui problemi della sfera sessuale connessi alla malattia e quindi ha un taglio molto specifico e pensato per le pazienti. Il quarto infine è pensato per tutti coloro i quali convivono con una persona malata e vogliono capire meglio le loro difficoltà, magari non sempre così evidenti, ma certamente presenti e capaci di influenzarne i comportamenti. E’ infatti fondamentale per la qualità di vita dei malati che anche i loro amici, parenti e colleghi conoscano la malattia per poter offrire un aiuto reale e concreto nelle piccole e grandi difficoltà quotidiane”. Il primo incontro è patrocinato dal Ministero della Salute, mentre gli altri sono stati promossi in occasione della (H)Open Week, organizzato dall’Osservatorio nazionale per la salute della donna. L’evento di Onda coinvolge 174 ospedali italiani che hanno ottenuto il riconoscimento dei Bollini Rosa come strutture a “misura di donna e che dal 22 al 28 aprile offriranno gratuitamente visite e consulti clinici, diagnostici e informativi sulle principali malattie femminili. L’iniziativa gode del patrocinio di numerose Società Scientifiche ed Associazioni di pazienti* ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato di Cosmetici Magistrali e Grunenthal Italia.
Il Centro antiveleni del Papa Giovanni XXIII, sotto l’egida del Ministero della salute, ha promosso anche uno studio di fattibilità per la creazione di una rete – integrata con le ATS di Bergamo e Milano, la Banca del latte della Clinica Mangiagalli e l’Associazione Chimica Farmaceutica Lombarda fra titolari di farmacia -, attiva anche a livello internazionale, con l’intento di potenziare i servizi di informazioni alle donne sull’uso dei farmaci in allattamento. Infine per il 14 maggio il Centro antiveleni ha organizzato a Bergamo, di concerto con la Società Italiana Tossicodipendenze, il convegno per addetti ai lavori “Addiction and gender: differenze di genere e problematiche femminili”, dedicato al tema delle differenze tra uomini e donne che si trovano a fare i conti con la dipendenza da alcol o droghe.

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