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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘rischio’

Scuola: Diplomati magistrale assunti con riserva a rischio continuità didattica e diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

Il prossimo anno scolastico si aprirà con mille problemi, ma quello della scuola dell’infanzia e primaria si prevede il più complicato di tutti: il problema deriva dalla situazione di limbo che stanno vivendo circa 50 mila maestri con diploma magistrale, a seguito delle ultime due pronunce dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che non consentono ai docenti abilitati dopo il 2012 o con un diploma abilitante d’inserirsi nelle GaE. Una parte di loro è stata addirittura immessa in ruolo con la modalità della “riserva” ed ora sta trepidando perché da un momento all’altro, a seguito di quel doppio pronunciamento dell’organo di legittimità e correttezza degli atti amministrativi nonostante otto sentenze del tenore diverso e passate in giudicato, il tribunale potrebbe emettere la sentenza di merito e farle perdere l’assunzione, per ricacciarla addirittura nelle graduatorie d’istituto. Secondo Anief, si tratta di un’ipotesi aberrante, che infatti il sindacato sta combattendo in tutte le sedi, avviando, in loro difesa, la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato per violazione della normativa comunitaria presso il tribunale di Roma con richieste di quote risarcitorio individuali importanti. Inoltre, il sindacato sta rivendicando la riapertura della GaE, ma anche la stabilizzazione automatica di chi ha effettuato già 36 mesi di supplenze e l’assegnazione di risarcimenti adeguati, in presenza dei abusi verso il personale precario o anche quello già di ruolo.
In attesa di comprendere come si evolverà la situazione, il tempo passa. E un altro anno scolastico sta volgendo al termine. Quindi, già si lavora per il nuovo: “dal prossimo primo settembre – scrive Orizzonte Scuola – , i diplomati magistrale ancora in GaE con riserva potranno accettare eventuali incarichi di supplenza annuale (31/08) o al termine delle attività didattiche (30/06) e l’immissione in ruolo, salvo che non arrivino prima le sentenze di merito (che dopo le due sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sono state sempre negative)”.“Per il corrente anno scolastico, la continuità didattica è stata salvaguardata dal decreto dignità, convertito in legge n. 96/2018, che ha previsto” per i “diplomati magistrale assunti in ruolo con riserva: dopo l’esecuzione delle sentenze, il loro contratto sarà trasformato in una supplenza al 30/06/2019”; per quelli assunti “con supplenza annuale (al 31/08)”, invece, “dopo l’esecuzione delle sentenze, il loro contratto sarà trasformato in una supplenza al 30/06/2019. La nota sulle supplenze a.s. 2018/19 ha poi precisato che i diplomati magistrale con supplenza al 30/06 avrebbero mantenuto il contratto sino alla naturale scadenza (30 giugno)”. Da settembre prossimo, però, il quadro si complicherà. Perché, continua la rivista specializzata, “le sentenze di merito non ancora emesse potrebbero arrivare nel corso dell’anno scolastico (2019/20) e quindi far decadere l’eventuale supplenza o ruolo ottenuti. La suddetta legge infatti ha limitato la misura, volta a salvaguardare la continuità didattica, al solo anno scolastico 2018/19”.
Infine, è bene chiarire che tutto questo “non solo i diplomati magistrale che otterranno una supplenza o il ruolo nel 2019/20, ma anche quelli già assunti con riserva che potrebbero lasciare il posto nel corso del prossimo anno scolastico. Sarebbe auspicabile che il Miur decidesse se e come salvaguardare la continuità didattica per l’a.s. 2019/20”, conclude la rivista.

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Ipertensione in età pediatrica, nuove linee guida predicono meglio il rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

L’American Academy of Pediatrics (AAP) ha pubblicato nel 2017 nuove linee guida che hanno incluso un maggior numero di bambini nella classificazione con pressione sanguigna elevata rispetto all’edizione del 2004 e sono risultate migliori nel predire chi più facilmente svilupperà malattie cardiache una volta raggiunta l’età adulta. Sono le conclusioni di uno studio che ha coinvolto 3.940 bambini (47% maschi, età compresa tra 3 e 18 anni, 35% afro-americani) seguendoli per 36 anni, pubblicato su Hypertension. «Dopo aver esaminato le informazioni, abbiamo concluso era più probabile che i bambini classificati con pressione arteriosa elevata secondo le nuove linee guida sviluppassero ipertensione arteriosa, ispessimento della parete del cuore e sindrome metabolica da adulti, tutti fattori di rischio per le malattie cardiache, rispetto ai bambini con pressione arteriosa normale» afferma Lydia Bazzano, della Tulane School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans, autrice senior dello studio. L’11% dei partecipanti è stato incluso nel gruppo affetto da pressione alta secondo le linee guida 2017, rispetto al 7% utilizzando le linee guida del 2004. I dati hanno mostrato che il 19% dei bambini con pressione sanguigna alta secondo le linee guida 2017 ha sviluppato ispessimento del muscolo cardiaco durante il periodo di follow-up, rispetto al 12% di quelli considerati con pressione sanguigna alta secondo le linee guida del 2004. I ricercatori sottolineano che non tutti i bambini considerati ipertesi dalle nuove linee guida richiedono una cura farmacologica. «Per la maggior parte dei bambini con pressione alta non causata da una patologia o da un farmaco, i cambiamenti dello stile di vita sono la pietra angolare del trattamento. È importante mantenere un peso normale, evitare l’eccesso di sale, fare un’attività fisica regolare e mangiare una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, noci, cereali integrali, proteine magre e limitare sale, zuccheri aggiunti, grassi saturi e trans per ridurre la pressione sanguigna» spiega Bazzano. Lo studio è però limitato dalla mancanza di dati su effettivi infarti e ictus durante l’età adulta, e dal fatto di essere stato svolto in una singola comunità in Louisiana. (fonte: doctor33 – Hypertension. 2019. Doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.118.12469 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31006329)

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Rischio caos voli dal 6 all’11 maggio per e dalla Francia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

Lo annuncia oggi la principale sigla sindacale francese dei piloti, ovvero Snpl (Syndicat National des Pilotes de Ligne), in sostegno alle loro richieste rivolte al governo di rivedere la legge sul trasporto aereo e in particolare di bloccare la legge che ridurrebbe il potere di rappresentanza dei sindacati nel settore dei trasporti. Una settimana, dunque, di astensione dal lavoro che interesserebbe tutte le compagnie aeree con sede e base in Francia che giunge dopo gli scioperi che hanno caratterizzato i primi mesi del 2018 e che hanno provocato una serie di difficoltà e forti perdite economiche alla principale compagnia del Paese,Air France. Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” avvisa i passeggeri delle grandi difficoltà che l’eventuale astensione, se confermata, causerà al regolare funzionamento del servizio di trasporto. Prima di mettersi in viaggio è, pertanto, consigliabile controllare lo stato del proprio volo sul sito della compagnia aerea per restare indenni. Lo “Sportello dei Diritti” ricorda che il Regolamento CE n. 261/2004 all’art. 5, comma 3, pone una deroga al principio generale di responsabilità del vettore aereo stabilendo che “il vettore aereo operativo non è tenuto a pagare una compensazione pecuniaria a norma dell’art.7, se può dimostrare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso“ e che lo sciopero, in linea di principio, rappresenta una circostanza eccezionale. E’ tuttavia diritto del passeggero ottenere assistenza ed il rimborso del biglietto se non gli viene offerto un volo alternativo o se lo stesso diviene inutile rispetto al suo programma di viaggio iniziale.

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Area Mind: spostare l’azienda a rischio di Incidente Rilevante per la sicurezza di studenti e lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

Un tavolo tecnico finalizzato al trasferimento di un’azienda di trattamento di rifiuti pericolosi per scongiurare possibili ripercussioni da incidente rilevante nell’area Mind. Lo chiede il M5S Lombardia con una mozione (in allegato) depositata nella giornata di ieri dalla consigliera regionale Monica Forte.Forte dichiara: “La mozione è la sintesi di un lavoro documentale, di confronto e di analisi minuziosa che portiamo avanti da diversi anni sul futuro dell’area Expo con l’obiettivo di tutelare al massimo i futuri fruitori dell’area ora denominata Mind.Al confine, a poche decine di metri, c’è infatti un impianto che tratta una media di 150 mila tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno, la ditta Ecoltecnica, a rischio d’incidente rilevante per le normative vigenti.L’impianto negli ultimi anni, a dimostrazione della sua pericolosità, è stato interessato da due incidenti. Un incendio di vernici, diluenti e olii usati occorso nel 2004 ha costretto alla chiusura dell’autostrada con l’intervento di oltre 100 vigili del fuoco. Nel gennaio del 2018 è scoppiato un camino dell’impianto tritarifiuti per il quale intervenne il gruppo nucleare batteriologico radiologico e chimico dei Vigili del fuoco. Voglio ricordare che nell’area la concentrazione di aziende a rischio è molto elevata e, in caso di incidenti, può verificarsi un effetto domino. Proprio per questo sono necessari interventi immediati: l’urbanizzazione dell’area va guidata garantendo la totale sicurezza di chi vivrà o lavorerà a Mind e ovviamente nelle aree limitrofe”.

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Tromboembolismo venoso, individuato nuovo fattore per predire il rischio. Si apre la strada

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, alte concentrazioni plasmatiche di apolipoproteina CIII (apo CIII) possono predire un aumento del rischio di tromboembolismo venoso (TEV) in pazienti con malattia cardiovascolare. Era già noto che una presenza di livelli elevati di apo CIII potesse essere collegata all’arteriosclerosi e alle trombosi arteriose, ma non era ancora stato dimostrato che la molecola potesse aumentare anche il rischio di trombi nelle vene. «I cardiopatici mostrano una maggiore frequenza di trombi sia nelle vene (con pericolose embolie polmonari secondarie) che nelle arterie (trombosi sulla placca arteriosclerotica), tuttavia non erano finora mai state individuate con precisione le cause di questa doppia propensione» spiega Oliviero Olivieri, dell’Università di Verona, primo autore dello studio, in un comunicato stampa. Per chiarire meglio l’associazione, i ricercatori hanno valutato gli eventi di TEV non fatali in una popolazione composta da 1.020 pazienti, con età media di 63,3 anni, per il 79,1% con malattia coronarica e per il 20,9% senza malattia coronarica. Per tutti i pazienti erano disponibili i dati completi su lipidi e apolipoproteine plasmatiche. I risultati hanno mostrato che 45 pazienti (4,4%) sono andati incontro a eventi di TEV non fatali durante un periodo di follow-up medio di 144 mesi, e che la concentrazione plasmatica di apo CIII all’arruolamento è risultata più alta nei pazienti che poi hanno sviluppato TEV (12,2 mg/dL rispetto a 10,6 mg/dL per i pazienti senza TEV). I pazienti con livelli di apo CIII superiori al valore medio (10,6 mg/dL) hanno mostrato un aumento del rischio di TEV (tasso di incidenza: 6,0 rispetto a 1,8 eventi TEV per 1.000 anni-persona). Questa associazione è stata confermata dopo aggiustamento per fattori confondenti. «L’apo CIII può fornire informazioni sulla propensione dei procoagulanti individuali e il rischio correlato di tromboembolismo venoso, e può essere potenzialmente un indice utile per scelte terapeutiche personalizzate nella pratica clinica. Inoltre, i farmaci che riducono l’apo CIII, inclusi i nuovi oligonucleotidi antisenso anti-apo CIII, potrebbero mostrare effetti antitrombotici aggiuntivi inattesi» concludono gli autori. J Am Heart Assoc. 2019. doi: 10.1161/JAHA.118.010973 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30646800 (fonte Doctor33)

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Tumore colon retto: Asa a basse dosi riduce il rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Una nuova metanalisi pubblicata su JAMA, che ha raccolto i dati presenti in letteratura sull’asa utilizzata come prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e del cancro, non ha riscontrato un beneficio generale derivante da tale uso del farmaco. In realtà, infatti, aspirina in questo tipo di utilizzo è risultata associata a un rischio diminuito di eventi cardiovascolari, ma anche a un aumento del rischio di sanguinamento maggiore, e non è stato rilevato alcun effetto sul rischio di cancro. «Sono stati pubblicati recentemente tre studi altamente pubblicizzati che suggerivano che dall’utilizzo dell’aspirina in prevenzione primaria derivassero più danni che benefici. Per questo abbiamo pensato di valutare l’associazione tra aspirina in prevenzione primaria ed eventi cardiovascolari e sanguinamento» spiega Sean Zheng, dell’Imperial College di Londra, Regno Unito, primo autore dello studio.I ricercatori hanno esaminato 13 ricerche in cui circa 165.000 adulti senza malattia cardiovascolare sono stati randomizzati a ricevere o meno quotidianamente aspirina. Nel complesso, durante un follow-up medio di 5 anni, il farmaco è risultato associato a un rischio inferiore per i principali eventi cardiovascolari e a un più alto rischio di sanguinamento maggiore, tanto che i ricercatori hanno stimato che sarebbe necessario trattare 265 pazienti per prevenire un evento cardiovascolare, e 210 per causare un evento di sanguinamento. In un editoriale di accompagnamento, tuttavia, Michael Gaziano, del Brigham and Women’s Hospital di Boston, afferma che la questione non è ancora abbastanza chiara, sottolineando che il beneficio dell’aspirina sulla prevenzione del cancro sarebbe visibile solo dopo un follow-up molto più lungo e che il farmaco potrebbe avere un ruolo in alcuni pazienti per quanto riguarda la prevenzione cardiovascolare primaria. (fonte doctor33)

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Unc: Italia in recessione, ora rischio manovra correttiva

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2018 il Pil è sceso dello 0,2% sul trimestre precedente e salito dello 0,1% su base annua.”L’Italia è in recessione tecnica. E’ ufficiale! Il dato è ben peggiore del -0,1% preventivato da alcuni. Ora il rischio di una manovra correttiva è dietro l’angolo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se ieri sia Conte che Tria hanno cercato di minimizzare l’effetto sui conti pubblici, è evidente che, anche se la colpa del risultato fosse della Cina e della Germania, come sostenuto dal Premier, le stime vanno comunque rifatte. Anche prendendo per buono l’impatto sul Pil dovuto alle misure contenute nella Legge di Bilancio, pari a 0,4 punti percentuali, è chiaro che, partendo da un dato inferiore per il 2018, il risultato cambia anche per il 2019. Forse le stime di crescita del Fmi e di Bankitalia, per entrambi +0,6%, sono pessimistiche, ma certo a fine anno il Pil non potrà salire dell’1 per cento” prosegue Dona. “Di conseguenza vanno rivisti i rapporti tra deficit e Pil e tra debito e Pil che, alla luce dei dati di oggi, risultano sballati. Prima il Governo corregge il tiro, quindi, meglio è, altrimenti a fine anno la stangata sarà maggiore” conclude Dona.

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Banconote da 500 euro destinate a sparire, ma la guerra al contante presenta rischi poco percepiti

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Dal prossimo 27 gennaio, la BCE non emetterà più banconote da 500 euro, motivandola col fatto che potrebbero facilitare attività illecite.
Anche tenuto conto del ruolo internazionale dell’euro e della diffusa fiducia nelle sue banconote, quella di maggior nominale resterà una valuta legale e potrà essere scambiata presso le Banche Centrali dell’Eurosistema a tempo illimitato, così come a tempo illimitato potrà essere usata come moneta di pagamento e riserva di valore.
Pur nel voler combattere le illegalità, la BCE dimostra di aver ben presenti i rischi che l’abbandono del taglio da 500 presenta. La guerra al contante, che poggia sul contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio, non può infatti non tenere conto dei vari pericoli in cui si incorre affidandosi in toto alla tecnologia e che sono sovente molto poco percepiti perché legati ad ipotesi “estreme” o perché “nascosti” in server appartenenti a soggetti privati. La Banca Centrale svedese, nazione in cui oramai si usa quasi esclusivamente danaro virtuale, ha di recente constatato la scarsità di monete e banconote specie nel nord del Paese, e ha evidenziato che ciò comporta rischi in caso di catastrofi naturali o tecnologiche. Se, come avvenuto lo scorso 1 giugno, sono sufficienti poche ore di blocco ad un singolo circuito di pagamento (Visa) per provocare forti disagi in mezza Europa, figurarsi cosa potrebbe accadere in scenari peggiori. Inoltre, i mezzi pubblici di pagamento sono controllati da soggetti privati, e ciò può diventare un problema specie in situazioni di crisi, dove il tempo costituisce un elemento fondamentale e non si può rischiare alcun genere di intralcio. Non solo: forte è anche il pericolo riguardo la gestione e l’archiviazione dei dati personali di tutti i soggetti che utilizzano tali mezzi di pagamento.
La Banca d’Italia, dopo atteggiamenti non sempre univoci, appare ora d’accordo e l’opuscolo “La Banca d’Italia. Funzioni e obiettivi” distribuito all’ultima assemblea annuale, riporta che “alla base della centralità del contante fra i mezzi di pagamento è che esso è l’unico mezzo di pagamento ad aver corso legale. Il suo impiego è gratuito e anonimo e la riservatezza viene garantita. Il contante può essere usato in casi di emergenza, ad esempio se le apparecchiature per i pagamenti con le carte non funzionano o se ne sono stati superati i limiti di utilizzo”. Inoltre “può essere utilizzato come riserva di valore”.
Insomma, è meglio osservare il denaro contante sotto più aspetti prima di chiedere di sancirne l’abolizione. (Giuseppe D’Orta Responsabile Aduc per la tutela del risparmio)

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“I nati pretermine, in particolare se estremamente prematuri, rischiano la vita ogni minuto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“In Italia, tuttavia, il tasso di mortalità per quelli di peso inferiore a 1500 grammi è tra i più bassi al mondo. Nel nostro paese gli ultimi dati disponibili evidenziano, infatti, una mortalità dell’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti Terapie Intensive Neonatali (TIN) del mondo (dati forniti dal Vermont Oxford Network) e continua a diminuire, grazie all’elevatissimo livello di assistenza raggiunto dalle nostre TIN.
Tuttavia, la fragilità di questi neonati e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave. La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare, come è accaduto nel caso del piccolo Marco a Brescia.”
Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, interviene sul caso dei neonati deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia, a causa di sepsi ed enterocolite necrotizzante, due tra le patologie più temibili per i neonati prematuri. Si attendono con fiducia gli esiti delle indagini del Ministero della Salute, attualmente in corso, per decretare in modo definitivo ed ufficiale i motivi dei decessi.Nel mondo le complicazioni legate alla prematurità sono la principale causa di morte dei bambini di età inferiore ai 5 anni (dati OMS) e il 40% dei circa tre milioni di decessi/anno in epoca neonatale è dovuto ad infezioni.I neonati prematuri sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario, dovuta alla precoce interruzione della gravidanza, li rende vulnerabili all’attacco di batteri e virus, anche di quelli considerati innocui per gli adulti. Più il neonato è prematuro e più risulta esposto alle infezioni, anche per il mancato trasferimento di fattori protettivi dalla mamma al feto, in particolare immunoglobine, che si verifica soprattutto nelle ultime settimane di gestazione.
Inoltre il neonato pretermine ha la necessità di procedure invasive, indispensabili per poter sopperire all’immaturità delle sue funzioni vitali, prime fra tutte quella gastro-intestinale e quella respiratoria (cateteri intravascolari, ventilazione meccanica, drenaggi), che ne garantiscono la sopravvivenza, ma che costituiscono ulteriori inevitabili fattori di rischio per le infezioni.La Società Italiana di Neonatologia esprime la sua vicinanza soprattutto ai genitori, ma anche ai medici e agli infermieri che si sono presi cura dei piccoli pazienti deceduti, perché conosce bene il dolore profondo che si prova quando, nonostante tutte le cure messe in atto, l’evoluzione della “malattia prematurità” non è favorevole.“Quando i genitori ci affidano i loro bambini li curiamo come fossero nostri figli, garantendo loro la massima attenzione e professionalità, perché consideriamo il benessere di ogni neonato e la sopravvivenza dei prematuri la prima ragione del nostro essere medici. Se vogliamo veramente mettere il neonato al centro del futuro” conclude Mosca, “dobbiamo innanzitutto mirare a ridurre le cause della prematurità e continuare a migliorare l’assistenza con l’obiettivo di rendere questa popolazione sempre meno vulnerabile.”

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Festività: maggiore attenzione sia ai soggetti a rischio ictus cerebrale sia ai pazienti già colpiti dalla patologia

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

I fattori di rischio per l’ictus cerebrale sono correlati principalmente a pressione alta, diabete, fibrillazione atriale, colesterolo aumentato, fumo di sigaretta, obesità con aumento della circonferenza addominale, valori e parametri che durante il Natale possono registrare un’alterazione.“Il periodo delle festività – sottolinea il Prof. Antonio Carolei, esperto nell’ambito delle malattie cerebrovascolari e membro della SIN, può comportare l’effettivo rischio di eccessi alimentari, non solo in termini del quantitativo di cibo ma anche della più facile disponibilità di alimenti generalmente proibiti per il contenuto elevato in carboidrati (zuccheri), grassi, sale, condimenti arricchiti da sostanze piccanti, oltre che per la disponibilità di bevande alcoliche. Nell’insieme, i pasti tra Natale e Capodanno si contraddistinguono per l’abbondanza, la non facile digeribilità e per l’interferenza di taluni dei cibi assunti con le terapie farmacologiche in atto, a volte potenziandone ed a volte riducendone gli effetti. Il maggior tempo trascorso intorno al tavolo da pranzo, inoltre, contribuisce alla sedentarietà e porta con sé anche il trascurare l’esercizio fisico”.Un recente studio scientifico inglese, pubblicato sul British Medical Journal, dimostra che ogni anno taluni individui possono registrare un piccolo aumento di peso causato per la maggior parte dalle vacanze come il Natale. Dai risultati emerge che il maggior peso acquisito durante le festività natalizie non viene successivamente smaltito.
La SIN raccomanda pertanto alcuni accorgimenti da seguire durante le festività: è indispensabile controllare la regolare assunzione delle terapie per la pressione, il diabete, i livelli elevati di colesterolo, la coagulazione del sangue nei soggetti con fibrillazione atriale cronica. Inoltre, è auspicabile prevenire il sovrappeso corporeo con un opportuno controllo della dieta e contrastare la sedentarietà con un livello di attività fisica ragionevolmente adeguato alle capacità motorie del soggetto: sarebbe opportuno alzarsi da tavola a fine pasto, muovere qualche passo per casa per favorire la digestione e, se le condizioni climatiche lo consentono, concedersi 20-30 minuti di cammino. Qualora invece le condizioni esterne siano proibitive, con temperature molto basse, bisogna evitare di uscire poiché il freddo esterno, per chi proviene da un ambiente riscaldato, può provocare un repentino aumento dei valori della pressione.Evitare il fumo, le bevande alcoliche e l’eccessivo ricorso al caffè completano il quadro delle raccomandazioni.Infine non bisogna dimenticare chi invece è allettato in conseguenza di postumi invalidanti accompagnati da problemi cognitivi, quindi soggetti impossibilitati a condividere con i propri cari le feste Natalizie. In questi casi bisogna prestare attenzione agli aspetti melanconici cercando di non fare mai mancare il sostegno con la propria presenza affiancata dall’aiuto spesso fornito da badanti o persone estranee al nucleo familiare.

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Rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate.
Ne parleranno:Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Ipertensione sotto i 40 anni e rischio di malattia cardiovascolare futura

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Due studi e due editoriali pubblicati su JAMA hanno analizzato la relazione tra la presenza di pressione alta in adulti di età inferiore ai 40 anni e l’aumento del rischio di successivi eventi legati a malattie cardiovascolari. Nel primo studio, i ricercatori, guidati da Yuichiro Yano, della Duke University di Durham, Stati Uniti, hanno sottoposto 4.800 adulti afroamericani e bianchi a misurazioni della pressione arteriosa prima dei 40 anni. I dati raccolti hanno mostrato che gli adulti con pressione arteriosa elevata (sistolica da 120 a 129 mmHg; diastolica inferiore a 80 mmHg), ipertensione di stadio 1 (sistolica da 130 a 139 mmHg; diastolica da 80 a 89 mmHg) o ipertensione di stadio 2 (sistolica di 140 mmHg o superiore; diastolica di 90 mmHg o superiore) prima dei 40 anni presentavano un rischio associato più alto di sviluppare malattie cardiovascolari come malattia cardiaca coronarica fatale e non fatale, insufficienza cardiaca o ictus rispetto agli adulti che avevano una pressione sanguigna normale durante un follow-up di circa 19 anni. In un secondo studio, Sang Min Park, della Seoul National University di Seoul, Corea del Sud, e il suo gruppo di lavoro, hanno analizzato i dati del Servizio nazionale di assicurazione sanitaria coreano relativi a circa 2,5 milioni di adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni che sono stati sottoposti a misurazioni della pressione arteriosa nell’arco di quattro anni e che sono stati seguiti per altri 10 anni per riscontrare eventuali malattie cardiovascolari. Anche in questo caso, i ricercatori hanno osservato che gli adulti con ipertensione di stadio 1 o 2 prima dei 40 anni di età mostravano un aumento del rischio di malattia cardiovascolare successiva rispetto agli adulti con pressione arteriosa normale. «Esistono grandi lacune nelle attuali conoscenze su epidemiologia, diagnosi, stratificazione del rischio e gestione della pressione sanguigna elevata nei giovani adulti. Saranno necessari studi anche per chiarire le origini dello sviluppo di pressione elevata nei bambini e l’impatto dei determinanti sociali» dice in un editoriale di accompagnamento Ramachandran Vasan, della Boston University School of Medicine. In un altro editoriale, Naomi Fisher, del Brigham and Women’s Hospital di Boston, e Gregory Curfman, redattore capo della rivista, affermano che saranno necessari sistemi innovativi di assistenza sanitaria per gestire l’innalzamento della pressione arteriosa nella popolazione giovane. (fonte: doctor33)

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Atlante dell’infanzia a rischio 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Roma giovedì 15 novembre alle ore 10 presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio – Piazza di Monte Citorio 1, Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, presenta l’Atlante dell’infanzia a rischio 2018 – Le periferie dei bambini, per il terzo anno consecutivo edito da Treccani.L’Atlante dell’infanzia a rischio, giunto alla sua nona edizione, rappresenta la fotografia in chiaroscuro dello stato dell’infanzia in Italia e quest’anno fa luce in particolare sulle periferie educative, analizzando dal punto di vista dei bambini i loro principali bisogni, gli ostacoli al loro sviluppo e al loro benessere ma anche le opportunità di riscatto grazie alle quali possono riscoprirsi protagonisti del proprio territorio e della propria vita.Nella pubblicazione curata da Giulio Cederna la periferia, spazio apparentemente condannato alle marginalità geografiche, sociali, economiche e politiche, viene raccontata come metafora stessa dell’infanzia e della condizione dei minori, in un viaggio che attaversa l’Italia da nord a sud, arricchito da dati inediti, mappe, interviste e dagli scatti del fotografo Riccardo Venturi.Interverranno alla presentazione: Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati; Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children; Massimo Bray, Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Italiana; Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children; Giulio Cederna, Curatore dell’Atlante dell’Infanzia a rischio 2018; Sandro Cruciani, Direttore della Direzione centrale per le statistiche ambientali e territoriali dell’Istat; Simona Rotondi, Impresa sociale Con i bambini; Giovanni Tizian, giornalista; Massimiliano Virgilio, giornalista e scrittore; Maria Elena Tramelli, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo di Teglia, Genova; Mariangela Di Gangi, Presidente Associazione Laboratorio Zen Insieme; i ragazzi di Sottosopra, Movimento Giovani per Save the Children.

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Sigarette Elettroniche: Un rischio ridotto per la salute

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

“Dopo anni in cui il nostro settore ha subito rallentamenti dovuti ad eccessive penalizzazioni fiscali, stiamo registrando finalmente una ripresa e confidiamo di raggiungere presto la competitività maturata in altri Paesi europei dove, in un’ottica di riduzione del danno, si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione finalizzate alla sostituzione delle sigarette tradizionali con prodotti di nuova generazione come, appunto, le sigarette elettroniche”.È quanto ha dichiarato Gianluca Giorgetti, Vicepresidente di ANAFE, l’associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria, intervenendo questa mattina alla tavola rotonda promossa a Roma da Unindustria dal titolo “Per un Lazio senza fumo: politiche sanitarie e riduzione del danno”.“L’Inghilterra, dove è lo stesso Ministero della Salute ad aver sottolineato che le sigarette elettroniche sono del 95% meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali, è il Paese più di tutti all’avanguardia per quanto riguarda l’informazione ai cittadini sui prodotti a rischio ridotto. Ciò che caratterizza questi prodotti è, infatti, l’assenza di combustione da cui deriva la gran parte delle sostanze tossiche delle sigarette tradizionali. È questo il motivo per cui le e-cig sono un’alternativa meno nociva che dovrebbe essere seguita per contrastare, in modo pragmatico, le malattie fumo correlate”.“Il divieto di pubblicità – conclude Giorgetti – rende l’attività di comunicazione sui nostri prodotti fortemente limitata. I dati scientifici ed economici sono chiari: se da un lato le accise sulle sigarette tradizionali garantiscono allo Stato un incasso di 14 miliardi l’anno, dall’altro sono ben 7 i miliardi assorbiti dai costi sociali per le cure delle malattie determinate dal fumo. I prodotti a rischio ridotto consentono, dunque, non solo un’opportunità per la tutela della salute degli attuali fumatori, ma anche un risparmio strutturale enorme per le casse dello Stato”.

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Attività fisica riduce rischio glaucoma

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Si allunga la liste dei benefici che si possono ottenere praticando un esercizio fisico costante, sino a comprendere la prevenzione del glaucoma. Uno studio americano ha svelato come il movimento possa prevenire la malattia che solo in Italia interessa almeno un milione di persone e 61 milioni negli Stati Uniti[1]. Informazioni da tenere in conto prima di scegliere l’attività fisica da praticare nei mesi invernali.Lo studio, coordinato da Victoria Tseng, dell’Università della California, ha rivelato che i soggetti che fanno attività più vigorosa e più frequente hanno il 73% di rischio in meno di sviluppare la malattia che rappresenta la seconda causa di cecità nel mondo secondo l’OMS.
La buona notizia è che corretti stili di vita possono diminuire il rischio: la ricerca americana ha evidenziato l’interessante correlazione rileggendo i dati del National Health and Nutrition Survey, una indagine che raccoglie e incrocia i dati sulla salute degli americani dal 1960. Il team guidato dalla professoressa Tseng, ha indagato le abitudini di tre gruppi di soggetti che svolgevano attività minima, moderata o vigorosa calcolate sulla velocità di cammino e il numero di passi al minuto. Il minimo era il livello raccomandato dall’American Heart Association che prevede 30 minuti di esercizio al dì per almeno 5 volte alla settimana pari a 7mila passi al giorno per 7 giorni. E dopo molti calcoli e altrettante misurazioni è emerso che ogni 10 unità di velocità o numero di passi al minuto, il rischio di glaucoma diminuiva in maniera lineare del 6%. E se al regime base i volontari aumentavano il movimento anche solo di 10 minuti al giorno – mantenendo un ritmo moderato/vigoroso – il rischio di vedersi diagnosticare il ‘ladro silenzioso della vista’ crollava di un significativo 25%.

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Evacuazione di 300 persone detenute a rischio nell’instabile capitale libica

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Tripoli. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in uno sforzo congiunto con l’OIM, Medici Senza Frontiere (MSF), UNOCHA e il Dipartimento libico per la lotta alla migrazione illegale (DCIM), martedì scorso ha organizzato l’urgente evacuazione di circa 300 rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione di Ain Zara, a Tripoli. Negli ultimi giorni è aumentata la tensione nella capitale e gruppi armati stanno combattendo nelle immediate vicinanze del centro. Centinaia di rifugiati e migranti detenuti ad Ain Zara rischiavano concretamente di diventare vittime dei conflitti.
Le persone evacuate sono principalmente cittadini eritrei, etiopi e somali e sono state tutte trasferite nel centro di detenzione di Abu Salim, situato in una posizione relativamente più sicura dove le organizzazioni internazionali possono fornire loro assistenza.L’UNHCR è impegnato a distribuire beni di prima necessità, tra cui coperte, mentre l’OIM fornisce materassi, cibo e acqua. MSF fornisce acqua, cibo e consulti medici preliminari.
In linea di principio, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo che necessitano di protezione internazionale, ma è presente ovunque siano i rifugiati, al fine di fornire loro assistenza salvavita e favorire il loro rilascio.Gli operatori dell’UNHCR, insieme ai loro partner di LibAid, hanno anche visitato una scuola a Tripoli dove oltre 35 famiglie libiche sfollate si sono rifugiate per sfuggire alle ostilità nelle aree di Ain Zara, Salah al-Din e Khallat al-Farrjan Sala (a sud di Tripoli). Queste famiglie sono traumatizzate e hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti di prima necessità. L’UNHCR sta lavorando in coordinamento con le autorità e i partner competenti per assistere queste famiglie.L’UNHCR continua inoltre a monitorare da vicino gli sviluppi della situazione ed è pronto a rispondere a nuovi e immediati bisogni umanitari.

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Immobiliare: il primo semestre 2018 influenzato dal rischio Italiexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Nel primo semestre 2018 il totale delle richieste effettuate nell’intervallo temporale 1°gennaio – 30 giugno, rispetto allo stesso semestre 2017, ha registrato +17.1%. Ma il mercato immobiliare italiano diretto agli stranieri è stato influenzato dall’ipotesi Italiexit, soprattutto dal rischio di abbandono della moneta unica. La Gate-away.com ha registrato un trend negativo di richieste dall’estero, nel mese di maggio. Erano anni che non succedeva.Se l’inizio dell’anno, a gennaio e febbraio, le istanze si erano attestate a +49,31% (rispetto agli stessi mesi del 2017), con l’avvicinarsi delle elezioni, la richiesta di immobili da parte degli stranieri è cominciata a scendere. Infatti nei 3 mesi di marzo, aprile e maggio, l’interesse verso il patrimonio immobiliare italiano si è attestato complessivamente a + 5.38%, ma, nel a maggio, a elezioni concluse e con la vittoria di coloro che si definivano “antieuropeisti”, la Gate-away.com ha registrato un -7.81% . Solo con l’arrivo di giugno, quando il rischio dell’uscita dall’Euro è parso accantonato, il trend è ricominciato a crescere (+0.91).“Dai dati in nostro possesso – ha precisato il General Manager, Simone Rossi – si evidenzia come la conferma di una collocazione europea dell’Italia abbia tranquillizzato gli investitori stranieri. La posta in gioco nelle scorse elezioni è stata molto alta e aveva generato un’incertezza tra i possibili compratori esteri, per i quali, investire in una seconda casa in un’Italia dal futuro monetario incerto sarebbe stato rischioso”.La top ten delle zone richieste da parte dello straniero vede in cima il Salento con un +12.91% a seguire il Lago di Como (-22.6%); la Lunigiana (+21.91% ); Valle d’Itria +9.44%; Lago Iseo (+76.98%); Maremma (+78.07%); Chianti (+25.5%); Lago Maggiore (+64.65%); Langhe (+41.35%); Lago Trasimento (+12.5%).Anche se la Puglia è in netta crescita (+32.12%) – con Ostuni (+7,5%), che è la prima città richiesta di Italia e Brindisi che con un +27.57% si attesta in capo alla classifica delle Province più ambite – a livello regionale la regina dell’immobiliare rimane sempre la Toscana (+14.19%).Il valore medio dell’immobile richiesto è di 362.053 mila euro e il 15.21% degli stranieri cerca case da 60 a 80 metri quadrati con almeno due stanze e un giardino. Mentre l’82.76% delle istanze non menzionano la piscina.In base a un sondaggio somministrato dalla Gate-away.com ai 40 mila utenti stranieri iscritti alla mailing list del portale, nel 2017 il 49% è venuto in Italia due o più volte e il 62,9% accompagnato dai famigliari (si spostano in più persone ogni volta). Il 30% che viene in vacanza è interessato a comprare una casa e approfitta della permanenza nella penisola per visitare case in vendita.“Quando gli stranieri acquistano una casa – continua Rossi – si crea un notevole indotto per il Comune che li ospita, soprattutto in quelli che negli anni hanno subito un drastico spopolamento. Lo straniero è innamorato delle bellezze architettoniche e paesaggistiche della nostra nazione, dello stile di vita e dell’enogastronomia. Una volta trasferitosi, per alcuni mesi l’anno o per tutto l’anno, il 99.4% degli stranieri (sondaggio Gate-away.com) è sempre alla ricerca le tipicità sia enogastronomiche, sia artigianali acquistate nelle botteghe del paese”.
Infine, tornando al report semestrale 2018 della Gate-away.com, le richieste provengono soprattutto da Stati Uniti +40.59%; Germania + 8.18%; Regno Unito +14.52%; Italia +24.73%; Francia +16.86%.Per l’estate 2018, si parla di arrivi turistici con un’ impennata degli Extraeuropei, tra cui spiccano australiani, giapponesi, cinesi, canadesi, russi e ovviamente statunitensi (sempre in crescita)“Se si lavorerà bene nell’ambito turistico e immobiliare – conclude Rossi – una percentuale di questi stranieri extraeuropei potranno convertirsi in compratori nel prossimo futuro”. (fonte: Emanuela Voltattorni PR and Media Relations ManagerGate-away.com- Report)

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Il rischio idrogeologico in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

«Il Rapporto annuale sul rischio idrogeologico dell’Ispra fotografa con la nitidezza e la precisione dei numeri le enormi criticità che riguardano la quasi totalità dei Comuni italiani. Gli allagamenti, le frane, gli smottamenti che anche in questi giorni hanno colpito diverse zone della Penisola sono effetti non riconducibili esclusivamente a fenomeni meteorologici di particolare intensità, ma più spesso il risultato impietoso degli sciagurati interventi dell’uomo. Anche una precipitazione di media intensità, infatti, può causare enormi problemi quando si abbatte su territori incapaci di assorbirla, impermeabilizzati e cementificati all’eccesso, in cui fiumi e torrenti sono stati costretti in letti troppo ristretti per far posto alla speculazione edilizia, dove manca la piantumazione o è assente qualsiasi attività di cura e manutenzione dell’esistente».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Pochi territori come quello italiano sono stati sfruttati, manomessi e sfregiati in nome di una cementificazione sregolata che ha generato e alimentato, ad esempio, il fenomeno della dispersione urbana. Le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non hanno perseguito serie politiche di riqualificazione dell’esistente, ma hanno teso senza sosta ad abbandonare i centri storici e a svilupparsi verso l’esterno, creando periferie e frazioni prive dei necessari requisiti di sicurezza come adeguati argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, zone dove far esondare in sicurezza i corsi d’acqua in caso di precipitazioni sovrabbondanti.Mentre la legge sul consumo di suolo è finita nel dimenticatoio dopo oltre quattro anni di lavori tra Camera e Senato, ci si riempie la bocca, spesso a sproposito, con il tema della rigenerazione urbana: trova fieramente posto nei programmi di qualsiasi forza politica, spesso si erge suo malgrado a protagonista nei dibattiti televisivi, a volte lo si tira fuori tanto per assicurarsi uno scontato gradimento. Almeno se ne parla, certo, e già è qualcosa. Ma in assenza di un’architettura legislativa nazionale, troppo spesso si lascia fare agli enti locali, che in nome della rigenerazione si spingono a varare provvedimenti e norme che rischiano di assumere i connotati di condoni edilizi mascherati».

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Universiadi 2019 a Napoli a rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

“Le Universiadi 2019 sono una straordinaria occasione, ma a meno di un anno l’organizzazione è in alto mare e gli scontri istituzionali tra il Governatore della Campania De Luca e il Sindaco di Napoli De Magistris sono all’ordine del giorno. Non poteva essere altrimenti con questi due profili caratteriali che si distinguono per gli stessi difetti istituzionali. Si rischia così di scrivere la storia di un flop annunciato, che ci esporrebbe tutti al racconto di un un Sud incapace di produrre soluzioni organizzative valide attraverso la collaborazione istituzionale. Un evento di ampia portata mediatica diventerebbe una vetrina negativa se non conoscesse una sua piena e decorosa realizzazione. Il Governo Nazionale deve prendere in maniera decisa il comando delle operazioni perché i ritardi e i pessimi rapporti tra Regione e Comune Capoluogo pesano come un macigno sulla riuscita. Tanto chiederò al Sottosegretario alla Presidenza con delega allo sport, On. Giancarlo Giorgetti, in occasione della sua prossima audizione con la settima commissione Pubblica Istruzione, Ricerca Scientifica, Beni Cultuali, Spettacolo e Sport di cui faccio parte al Senato. Non si può più indugiare se non si vuole essere compartecipi del fallimento”. E’ quanto dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Antonio Iannone.

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Yemen: 300 mila bambini a rischio nella città portuale di Hodeida

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta H. Fore: “Poiché Hodeida è minacciata da un attacco, sono estremamente preoccupata per l’impatto che avrà sui bambini di questa città portuale e non solo. L’UNICEF stima che almeno 300.000 bambini vivano attualmente nella città di Hodeida e nei dintorni – ragazzi e ragazze che soffrono già da tanto tempo.Milioni di bambini in tutto lo Yemen dipendono per la loro stessa sopravvivenza dai beni umanitari e commerciali che passano per quel porto ogni giorno. Senza importazioni alimentari, una delle peggiori crisi di malnutrizione al mondo non potrà che aggravarsi. Senza le importazioni di carburante, essenziali per pompare l’acqua, l’accesso all’acqua potabile si ridurrà ulteriormente, portando ad un numero ancora maggiore di casi di diarrea acuta e colera acquosa, che possono essere letali per i bambini piccoli.Ci sono 11 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto umanitario in questo paese dilaniato dalla guerra. Soffocare questa ancora di salvezza avrà conseguenze devastanti per ognuno di loro.Solo due giorni fa team dell’UNICEF hanno consegnato ai nostri partner locali di Hodeida antibiotici, siringhe, kit igienici e alimenti biologici e terapeutici pronti all’uso. Ma questo non potrà durare a lungo. Se la situazione della sicurezza dovesse peggiorare, la nostra capacità di risposta sarà gravemente compromessa.Esortiamo tutte le parti in conflitto e tutti coloro che hanno su di esse un’influenza a porre la protezione dei bambini al di sopra di ogni altra considerazione. Occorre compiere ogni sforzo per garantire la sicurezza dei bambini e fornire loro i servizi sanitari, di protezione, idrici, igienico-sanitari, nutrizionali ed educativi di cui hanno disperato bisogno.La distribuzione degli aiuti dovrebbe continuare senza ostacoli e i civili che desiderano trasferirsi in zone sicure dovrebbero poterlo fare.

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