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Posts Tagged ‘rischio’

Dapagliflozin nello studio di Fase III Deliver ha ridotto significativamente il rischio di morte cardiovascolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

I risultati dello studio di Fase III DELIVER hanno mostrato come dapagliflozin abbia ridotto significativamente il composito di morte cardiovascolare (CV) o peggioramento dell’insufficienza cardiaca nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione (EF) lievemente ridotta o preservata, rispetto a placebo. I risultati sono stati presentati al Congresso 2022 della European Society of Cardiology (ESC) a Barcellona, Spagna, e pubblicati contestualmente sul The New England Journal of Medicine1.Dapagliflozin ha ridotto l’outcome composito di morte cardiovascolare o peggioramento dell’insufficienza cardiaca del 18% [p<0.001, 16,4% nel gruppo dapagliflozin e 19,5% (riduzione del rischio assoluto [ARR] 3,1%) nel gruppo placebo ad un follow-up mediano di 2,3 anni]. Tutte le singole componenti hanno contribuito alla superiorità dell’endpoint primario. I risultati sono stati coerenti nei principali sottogruppi esaminati ed estendono i benefici di dapagliflozin all’intero spettro di pazienti con insufficienza cardiaca indipendentemente dal valore della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF). I risultati dello studio hanno inoltre mostrato un beneficio sui sintomi riportati dai pazienti, misurati attraverso il punteggio della sintomatologia del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ)1. Inoltre è stata confermata la sicurezza dell’utilizzo di dapagliflozin anche in questa popolazione di pazienti non essendoci state differenze tra dapagliflozin e placebo per quanto riguarda gli eventi avversi. L’insufficienza cardiaca è una malattia cronica e progressiva che colpisce circa 64 milioni di persone nel mondo. Per informazioni http://www.astrazeneca.it e su LinkedIn.

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Esiste un rischio Italia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager Moneyfarm. L’affidabilità dell’Italia dal punto di vista del debito ha svolto un ruolo centrale all’interno del dibattito politico degli ultimi anni. Uno dei compiti principali di ogni governo è quello di rappresentare il Paese, a livello internazionale, come un soggetto economico affidabile e in grado di gestire le proprie finanze in maniera responsabile, compito oggi più che mai fondamentale alla luce del rischio di crisi finanziaria e dell’elevato stock di debito, che ha superato il 150% del Pil durante la pandemia. Con l’inversione di marcia della politica monetaria e la graduale rimozione delle coperture della Bce (che negli ultimi anni ha rappresentato il principale acquirente del debito pubblico italiano), occorre chiarire se l’Italia si trovi esposta o meno al rischio di una nuova crisi finanziaria e come le prossime elezioni possano influenzare questa eventualità.Quando gli investitori cominciano a nutrire dei dubbi sulla capacità di un Paese di ripagare il proprio debito, diminuisce la domanda di titoli di Stato e aumenta il costo del servizio del debito, poiché lo Stato, per attirare investitori, deve pagare un premio al rischio sui titoli di Stato emessi. Per quanto riguarda l’Italia, tale premio si esprime generalmente attraverso lo spread tra Btp e Bund, ovvero il differenziale tra quanto paga lo stato tedesco per i propri bond decennali e quanto paga invece l’Italia. Questo indicatore finanziario è ormai diventato il “termometro” del rischio percepito nell’Eurozona e, in particolare, intorno all’Italia; basti ricordare quando, tra il 2011 e il 2012, la speculazione sul tasso Btp si abbatté sul sistema Italia e lo spread arrivò a oltre 500 punti base.L’Italia ha un ingente debito pubblico che necessita del sostegno degli investitori internazionali: quando questo sostegno, per qualunque motivo, cala, lo spread aumenta rendendo il servizio del debito italiano ancora più costoso e mettendo il Paese a rischio di perdere la capacità di finanziarsi. Quando questo avviene, solo scelte drastiche di politica economica o un intervento della Banca Centrale possono riportare il debito sotto controllo. Le implicazioni sono evidenti, dal momento che avere un ampio debito, in un certo senso, limita la sovranità del Paese e la sua libertà di autodeterminazione.Un’analisi di come si è mosso lo spread negli ultimi anni può essere utile per capire quali sono i fattori che ne determinano l’andamento. Se guardiamo agli spread di una selezione di Paesi europei con una prospettiva di lungo termine, notiamo come essi abbiano cominciato a divergere a partire dalla crisi finanziaria del 2008 per poi subire un’impennata in occasione della crisi della crisi finanziaria del debito europeo del 2011 e del 2012.Il tema della percezione internazionale del Paese sarà centrale nei prossimi mesi, quando la Bce andrà a ridurre gradualmente l’acquisto di titoli di Stato e quando i tassi di interesse cominceranno gradualmente a crescere. In questo contesto l’Italia sembra oggi occupare la scomoda poltrona di Paese “sotto osservazione speciale”.

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L’Italia è ad alto rischio idrogeologico

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Le violente precipitazioni localmente registrate su alcune zone italiane sono solo l’anticipazione di quanto, secondo gli esperti, potrebbe registrarsi con l’avvicinarsi dell’autunno in condizioni climatiche ancora sconosciute per il nostro habitat. “Concentrati sulle gravi conseguenze della siccità e distratti dalle cronache del periodo, non si percepisce l’altra faccia della medaglia idrica: il territorio italiano, oggi più che mai, è ad altissimo rischio idrogeologico, schiacciato tra un’inarrestabile cementificazione, pari ad una media annuale di 77 chilometri quadrati ed un suolo inaridito dalla lunga assenza di piogge, che lo rende impermeabile ad improvvisi rovesci, accentuando il fenomeno del ruscellamento – segnala Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) Consci di questa situazione di conclamato pericolo, invitiamo a dedicare qualche ora delle nostre vacanze per mettere in sicurezza affetti e valori familiari, togliendoli dagli scantinati, dove spesso sono custoditi. Una delle conseguenze meno evidenti, quanto profonde, di un allagamento è la perdita delle memorie di una vita: un elettrodomestico si può ricomperare, i ricordi di una famiglia sono, invece, persi per sempre.” “Quasi il 94% dei comuni italiani è ormai interessato da fenomeni di dissesto del territorio ed oltre 8 milioni di persone vivono in zone ad alta pericolosità, spesso non avendone coscienza – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Per questo, ribadiamo l’invito a consultare le mappe ed a frequentare la cultura del rischio idrogeologico, di cui sono custodi i Consorzi di bonifica ed irrigazione. Nel corso del tempo è stata persa la cognizione del territorio e la toponomastica identitaria, come via Acquette o zona Stagni, è stata sostituita con nomi più moderni, ma che cancellano l’indicazione delle caratteristiche dell’area. Questa non conoscenza è spesso un aggravante nei momenti di emergenza. Da tempo segnaliamo l’inadeguatezza della rete idraulica del Paese di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici, conseguenza dei cambiamenti climatici; da anni non si investe adeguatamente in questo settore ed il Piano ANBI di efficientamento, finora disatteso, prevede un primo stralcio di 858 interventi per un investimento di oltre 4 miliardi di euro, capaci di attivare circa 21.000 posti di lavoro. Per quanto paradossale possa sembrare – conclude Gargano- la siccità è il prologo ad una stagione ad alto rischio di frane ed alluvioni.”

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A rischio l’avvio dell’anno scolastico 2022/23

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2022

A cura degli uffici provinciali dell’USR per il Lazio (ATP), sono state pubblicate in questi giorni le graduatorie per le supplenze (GPS) del personale docente, compilate sulla base delle disposizioni dell’OM 112 del 6 maggio 2022. Si conferma il caos dello scorso anno in merito ai punteggi attribuiti a numerosi aspiranti supplenti che si sono inseriti per la prima volta o hanno aggiornato il punteggio entro fine maggio e continuano le perplessità sulle modalità con cui il MI ha gestito tali procedure, la cui validazione, senza alcuna reiterata formazione preliminare, è stata scaricata alle scuole, sulle segreterie storicamente sotto-organico e composte in gran parte da personale non stabilizzato e su DGSA che, ove presenti e titolari, stanno rinunciando alle loro meritate ferie stante il ritardo di pubblicazione degli avvisi e di apertura delle funzioni per le scuole polo. I problemi procedurali e organizzativi degli ATP a suo tempo già denunciati dalle organizzazioni sindacali unitariamente agiscono anche in quanto gli uffici sono anch’essi cronicamente a corto di personale e alle prese con l’avvio del nuovo anno scolastico, in un territorio particolarmente difficile, complesso e vasto come quello laziale. Le GPS di prima fascia sostegno inoltre saranno riutilizzate sia per le immissioni in ruolo, sia per il conferimento degli incarichi annuali. Il grande numero di errori che le caratterizza sin dall’inizio, aggravato da quelli che si sono sommati nell’avvio della procedura del 2020, secondo molte segnalazioni ricevute, rischia di dar luogo a un ampio contenzioso, al cui esito sarà necessario provvedere al cambio dei docenti assegnati alle singole scuole, anche in posizione di assunzione a tempo indeterminato.La FLC CGIL è in campo in queste settimane a tutela delle precarie e dei precari della scuola di Roma e del Lazio e nella costante attività di assistenza per la compilazione dell’istanza informatizzata in corso sino al 16 agosto. A pagare l’inefficienza del Ministero, i ritardi degli ATP in particolare su Roma sono ad oggi migliaia di aspiranti docenti, costretti per ore sulla piattaforma POLIS a compilare un’istanza complicatissima e farraginosa con la beffa di vedere la propria posizione totalmente sballata e in assenza di un quadro di disponibilità di posti per le immissioni in ruolo e per le supplenze dell’anno scolastico 2022/23, al netto di errori di aggiornamento comunque presenti in casi isolati. Mentre il Governo indicizza investimenti su “docenti esperti” a seguito dell’approvazione dell’irricevibile Dl 79, la FLC CGIL Roma Lazio chiede al MI di recedere da disposizioni calate dall’alto senza un preventivo studio di fattibilità e da una gestione improvvisata e non sistematica del reclutamento dei docenti e chiede alle ATP del Lazio di intervenire ritirando le pubblicazioni delle GPS e in tempi rapidissimi rettificare gli elenchi correggendo gli errori che rischiano di incidere sulla vita di migliaia di lavoratori precari e sul corretto inizio delle lezioni a settembre. La FLC CGIL Roma Lazio, in assenza di risposte rapide e risolutive, prenderà tutte le iniziative a tutela dei lavoratori precari.

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Governo. La Pietra (FdI): senza Draghi nessun rischio per PNRR

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2022

“Il rischio di perdere i fondi del PNRR se Draghi dovesse dimettersi è la solita bufala della sinistra. Ormai le procedure sono avviate e incanalate in un percorso stabilito, confermato peraltro dallo stesso Draghi.Il vero rischio, piuttosto, è esattamente il contrario: è la continuità di cui sono legate i fondi sono essenziali e una maggioranza arcobaleno dove tutto è il contrario di tutto non garantisce di certo le condizioni per fare riforme serie e strutturalmente necessarie al paese.Inoltre il fatto che nello stesso ministero, ministri, viceministri e sottosegretari la pensino in maniera totalmente opposta fra loro, non facilita di certo l’attuazione dei progetti, ne sono prova i tanti decreti attuativi incagliati all’interno dei ministeri. Insomma, ogni scusa è buona per non votare e per non avere un governo serio che possa fare le riforme. Saremo noiosi o analfabeti, come qualcuno sostiene, ma prima o poi le urne si apriranno e vedremo quale sarà il giudizio degli elettori”. Lo dichiara in una nota il senatore di Fratelli d’ Italia Patrizio La Pietra.

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ESG e istituzionali: la gestione attiva può migliorare la sostenibilità del portafoglio mantenendo un elevato profilo rischio/rendimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

A cura di Marco Ghilotti, Senior Manager Institutional Clients e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager QUEST Global Equities, Pictet Asset Management. Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello attuale, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Ne consegue che qualsiasi cashflow proveniente da una acquisizione o da un progetto di un’impresa ricompresa nel benchmark ha, per l’azionista, un valore attuale superiore a quello che avrebbe se l’azienda non fosse inclusa in un benchmark. Lo stesso fenomeno di amplificazione si osserva nella valutazione di fusioni e acquisizioni, spin-off e IPO. Se ciò fosse confermato, capovolgerebbe il risultato standard della finanza aziendale secondo cui il valore di un investimento è indipendente dall’entità che lo valuta. Alcuni manager attivi potrebbero non volere o essere invitati a non deviare troppo dall’indice, per evitare risultati difficilmente spiegabili; nell’ottica di una adeguata diversificazione, un manager attivo che pensasse, per qualsiasi ragione, che le aziende Apple, Tesla o Microsoft siano le migliori opportunità, ma non riflesse nelle valutazioni di mercato, difficilmente potrà far fruttare quell’intuizione rispetto all’indice, a meno che non acquisti una quantità eccessivamente importante di quelle stesse azioni.Con il passare del tempo, la “moda passiva” ha accumulato rischi sistemici amplificati e ha reso gli investitori attivi una buona fonte di diversificazione, in particolare contro selloff futuri. Nel tempo, infatti, il rischio di concentrazione si materializza in un’instabilità sistemica realmente messa alla prova dal rallentamento del ciclo economico. Rialzo dei tassi, inflazione ai massimi storici degli ultimi quaranta anni e inversione della correlazione tra obbligazioni e azioni stanno mettendo a dura prova i paradigmi di investimento consolidati nei primi decenni del terzo millennio.Tra le strategie utilizzate spiccano l’integrazione ESG (25.000 miliardi) e il negative screening (15.000 miliardi). Se guardiamo però ai tassi composti di crescita, l’integrazione dal 2016 è aumentata del 25% su base annua, mentre il negative screening è rimasto fermo (0%).Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement e di selezione attiva, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Per quanto attiene gli investitori istituzionali italiani, la pandemia ha avuto un ulteriore impatto sulla sensibilità agli aspetti ESG. Il mercato, infatti, considera sempre di più gli impatti sociali e ambientali dei prodotti finanziari e degli approcci di investimento, oltre alle performance finanziarie. Secondo la terza indagine “Esg ed Sri, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”, i gestori hanno dichiarato di voler investire maggiormente in quest’ambito attraverso i fondi d’investimento alternativi (il 91% dichiara che aumenterà l’esposizione), ma anche con fondi d’investimento tradizionali (34%), Fia immobiliari (20%) ed Etf (20%).Il 56% degli enti ha dichiarato di adottare una politica d’investimento sostenibile. Al momento i dati sulla ripartizione tra attivo e passivo non sono noti, in particolare per quanto riguarda la componente azionaria dei portafogli istituzionali, ma è ragionevole stimare che l’approccio passivo abbia superato quello attivo e sia in continua crescita. Ne risulta che, di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello iniziato nel 2022 e molto probabilmente destinato a proseguire nel 2023, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Crescita dell’inflazione, andamento del settore delle commodity, rischi geopolitici e protrarsi del conflitto in Ucraina, senza dimenticare il persistente rischio legato della pandemia, sono solo alcune delle variabili che stanno sempre più entrando in gioco in questo scorcio d’anno.È pertanto interessante notare la tendenza in corso verso la costruzione di portafogli che assumono la configurazione, ove possibile e permesso agli investitori istituzionali, degli endowment internazionali. Come detto, sarà necessario assumere maggiori rischi privilegiando la ricerca dell’alfa, più che del beta. (abstract by http://www.bc-communication.it)

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Covid-19, qual è il rischio da infezioni asintomatiche?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2022

Secondo una revisione della letteratura pubblicata su PLOS Medicine, le infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 sono relativamente poche, e sono meno infettive di quelle sintomatiche. Il dibattito sul livello e sui rischi delle infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 è sempre molto attuale. «Gli studi che valutano le persone in un solo momento possono sovrastimare la proporzione di vere infezioni asintomatiche perché coloro che in seguito sviluppano sintomi sono classificati erroneamente come asintomatici piuttosto che come pre-sintomatici. Altri studi invece possono sottovalutare le infezioni asintomatiche con progetti di ricerca che hanno maggiori probabilità di includere partecipanti sintomatici» esordisce Diana Buitrago-Garcia dell’Università di Berna, Svizzera, che ha diretto il gruppo di lavoro. «Questo documento è un aggiornamento di una revisione sistematica regolarmente aggiornata pubblicata per la prima volta nell’aprile 2020. L’aggiornamento include studi aggiuntivi e più recenti fino a luglio 2021» prosegue l’esperta. I ricercatori hanno incluso 130 studi, con dati su 28.426 persone con SARS-CoV-2 in 42 paesi, tra cui 11.923 individui definiti come asintomatici. A causa dell’estrema variabilità tra gli studi inclusi, la metanalisi non ha calcolato una singola stima del tasso di infezione asintomatica, ma ha stimato che questo si attesti tra il 14% e il 50% delle infezioni. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che il tasso di attacco secondario, una misura del rischio di trasmissione di SARS-CoV-2, era di circa due terzi inferiore nelle persone senza sintomi rispetto a quelle con sintomi. «Se sia la percentuale di infezioni asintomatiche che la loro trasmissibilità sono relativamente basse, le persone con infezione da SARS-CoV-2 asintomatica dovrebbero rappresentare una percentuale minore della trasmissione complessiva rispetto agli individui pre-sintomatici» sostengono gli autori. Gli esperti sottolineano che quando i livelli di trasmissione in comunità di SARS-CoV-2 sono elevati, tuttavia, le misure di distanziamento fisico e l’uso di mascherine devono essere mantenuti per prevenire la trasmissione da stretto contatto con persone sia con infezione asintomatica che pre-sintomatica. (fonte Doctor33)

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Miopericardite, ecco il livello di rischio dopo vaccino anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Il rischio di miopericardite dopo vaccino contro COVID-19 è basso, non maggiore, ma in alcuni casi addirittura inferiore, a quello osservato dopo altre vaccinazioni. Ecco quanto conclude Ryan Ruiyang Ling, studente della Yong Loo Lin School of Medicine dell’Università Nazionale di Singapore, che assieme ai colleghi ha valutato su The Lancet Respiratory Medicine i dati di quattro database internazionali.«Fino a marzo 2022 sono state somministrate nel mondo oltre 10 miliardi di dosi di vaccini contro COVID-19 e, nonostante gli effetti collaterali siano generalmente lievi e autolimitanti, la miopericardite è un evento avverso sempre più segnalato» scrivono i ricercatori, che hanno svolto una revisione sistematica e una meta-analisi confrontando l’incidenza di miopericardite dopo la vaccinazione contro COVID-19 con quella successiva al vaccino per altre malattie.Lo scopo era esplorare il rischio di miopericardite negli individui vaccinati per COVID-19 e quantificare l’incidenza di miocardite e pericardite dopo aver ricevuto altri vaccini. Oltre alle vaccinazioni anti-COVID-19 (395 milioni, di cui 300 a mRNA), sono stati esaminati di i dati relativi al vaccino contro il vaiolo (2,9 milioni), l’influenza (1,5 milioni) e altre malattie infettive (5,5 milioni) somministrati tra gennaio 1947 e dicembre 2021. E tirando le somme, l’incidenza totale di miopericardite per milione di dosi di vaccino contro COVID-19 è risultata di 18 casi, un tasso significativamente inferiore rispetto ad altri vaccini per i quali la media era di 56 casi per milione di dosi, con un picco a 132 casi per milione della vaccinazione contro il vaiolo. «Va segnalata un’incidenza di miopericardite leggermente superiore nei maschi con età media di 25 anni, specie in associazione ai vaccini mRNA» riprende Ling, precisando che l’analisi ha incluso una bassa percentuale di persone sotto i 12 anni, cosa che mette in discussione la trasferibilità dei risultati per questa fascia di età.E in un editoriale di commento Margaret Ryan, professore di sanità pubblica all’Università di California San Diego, scrive: «Le probabilità di sviluppare la malattia, comunque, non sembrano maggiori per i vaccinati con più di 12 anni rispetto ad altri vaccini e i benefici superano di molto il rischio di miopericardite che, anche con altri vaccini, potrebbe dipendere una reazione infiammatoria post-vaccinale, che in rari casi può colpire il cuore». (fonte doctor33)

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Teologia e rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

In apparenza sembrano argomenti lontani tra di loro. Ma non è così. Il teologo padre Francesco Giordano e il valutatore del rischio Professore Luigi Pastorelli hanno voluto gettare un ponte intellettuale tra due discipline ritenute erroneamente distanti, contrastanti, per comprendere ed esaminare la realtà nelle sue varie configurazioni. Dal punto di vista della teoria del rischio serve recuperare e utilizzare un approccio teologico e al tempo stesso l’approccio di teoria del rischio potrebbe permettere di dare nuovo slancio agli studi di teologia. Una conversazione tra due intellettuali che può stimolare il dibattito sulla crisi e su come affrontarla.Il Padre Giordano e il professor Pastorelli hanno proposto argomenti di un’attualità incredibile. Hanno riportato l’uomo al centro. Un incontro tra discipline diverse che può generare una concezione dell’economia sana e solidale.Francesco Giordano, prete diocesano, dal 2015 è direttore di Human Life International (ufficio di Roma), organizzazione per la difesa della vita umana e della famiglia. Docente di Teologia alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) di Roma.Luigi Pastorelli, esperto di analisi e valutazione dei rischi, è direttore tecnico del Gruppo Schult’z, società di Risk Management. Svolge attività accademica presso diverse università in qualità di docente incaricato di Teoria del Rischio.Cantagalli 2022 | pp. 96 | euro 12,00 Edizioni Cantagalli

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Covid-19, rischio di reinfezione con Omicron è alto

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

Il rischio di reinfezione esiste anche con tre dosi di vaccino. Un fatto accertato da tempo per dovuta alla variante Alfa e Delta, ma anche con Omicron il rischio è significativo fino a 10 volte maggiore che con la variante delta. È quanto si evince dall’indagine intitolata “Covid-19 Infection Survey” e condotta dall’Ufficio Nazionale di Statistica (Ons) britannico. Gli esperti hanno stimato le reinfezioni avvenute nel Regno Unito tra Giugno 2020 e 20 marzo 2022. È emerso che tra 20 dicembre 2021 e 20 marzo 2022 – quando la variante Omicron è divenuta dominante – il rischio di reinfezione è stato 10 volte più alto rispetto al periodo in cui era dominante Delta, grosso modo da metà maggio 2021 al 19 dicembre. L’immunità al SARS-CoV-2, sia naturale sia indotta dai vaccini, declina nel tempo. Omicron si è dimostrato molto più capace di altre varianti di eludere il sistema immunitario. “Il rischio di reinfezione da omicron è di gran lunga maggiore rispetto alle precedenti varianti, e coloro che non sono vaccinati sono molto più a rischio di essere infettati nuovamente rispetto ai vaccinati”, ha dichiarato Sarah Crofts dell’Ons. Per quel che riguarda i dati italiani, nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità si evidenzia un aumento del rischio di reinfezione — a partire dal 6 dicembre 2021, data considerata di riferimento per l’inizio della diffusione della variante Omicron — nei non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni. La possibilità di riammalarsi è maggiore nelle donne. Questo viene attribuito alla maggiore presenza di insegnanti di sesso femminile in ambito scolastico dove viene effettuata un’intensa attività di screening. Anche le fasce di età più giovani, 12-49 anni, rischiano maggiormente di contrarre di nuovo la malattia probabilmente a causa di comportamenti meno controllati. (fonte Doctor33)

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In Italia un’azienda su tre è a rischio “infinanziabilità”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

La situazione delle imprese italiane mostra non solo ombre ma anche luci. Dall’analisi effettuata dalla società di consulenza finanziaria Hoshin Corporate Finance, sui bilanci di un campione di 28.341 aziende italiane con un fatturato superiore a dieci milioni di euro, emerge che se da un lato una parte ha visto migliorare il proprio profilo finanziario, dall’altro molte aziende si sono trovate ad affrontare importanti cali di marginalità. Le imprese in difficoltà nel 2020, ovvero quelle con un rating negativo e quindi a rischio “infinanziabilità”, rappresentano ben il 33% del totale[1], un dato in linea con l’anno precedente. E la quota di quelle maggiormente in affanno, che hanno un Ebitda totalmente negativo, sono aumentate dal 2019 al 2020 del +48%, passando dal 6% al 9% sul totale delle imprese analizzate. Se si guarda al settore, la percentuale più alta di aziende infinanziabili si registra nelle “Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione”, pari al 54% sul totale del comparto. Seguono “l’Agricoltura, silvicoltura e pesca” (47%) e “Sanità e assistenza sociale” (46%). Dal punto di vista quantitativo, invece, il numero più alto di aziende critiche si registra nell’industria manifatturiera (13,1%), seguito dal commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli (10,3%). Eppure, le imprese italiane sono veramente in difficoltà? Nonostante i quasi €289,6 mld di debiti accumulati verso il sistema bancario -di cui quasi €153,3 mld a breve termine e quasi €136,3 mld a medio lungo termine-, che rendono difficilmente finanziabile la loro attività, queste imprese vantano un capitale “positivo” importante da poter sfruttare, pari a €240,1 mld di crediti verso i loro clienti. In altre parole, debiti verso le banche e crediti verso clienti quasi si equivalgono, e gli imprenditori, potendo contare sulle risorse dei crediti, avrebbero così nel complesso la soluzione teorica per ridurre consistentemente la propria esposizione con il sistema bancario e migliorare il proprio profilo finanziario. Come? Attraverso il factoring, uno strumento già storicamente utilizzato dalle grandi aziende più strutturate ma che nel tempo si sta trasferendo anche alle imprese di piccole e medie dimensioni. Una soluzione che permette agli imprenditori di potersi finanziare a costi inferiori e indipendentemente dal loro rating, adatta quindi a tutte le imprese, sia con profili finanziari positivi, dove il factoring è comunque utile, sia negativi, dove invece è necessario.In cosa consiste? Il factoring permette di ottenere liquidità immediata semplicemente cedendo a una società specializzata i crediti verso i propri clienti. E questo vale non solo per le aziende “virtuose” senza o con pochi debiti (da loro già ampiamente utilizzato) che vogliono ulteriormente migliorare il proprio profilo finanziario, ma anche per le imprese considerate “meno meritevoli”, in quanto si valuta il valore dei crediti dei clienti e non dell’impresa in sé come avviene invece normalmente attraverso il canale bancario con l’anticipo fattura.In sintesi, la banca guarda il bilancio dell’azienda, le società di factoring, invece, il portafoglio clienti. Ma il factoring ha anche altri vantaggi: spesso ha minori costi, si pagano le commissioni e gli interessi solo se si utilizza la linea di credito e permette di abbassare i debiti con un miglioramento del rating.

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Covid-19, ecco come funziona il rischio di trasmissione familiare

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

Secondo uno studio condotto in Tennessee e Wisconsin (Stati Uniti), sia i bambini che gli adulti di tutte le età possono trasmettere il SARS-CoV-2 e sono suscettibili all’infezione.Una suscettibilità che, come mostrano i dati, non varia tra le diverse età. Ciò che appare un po’ diversa invece, è la probabilità di un ulteriore contagio nel nucleo familiare, e cioè il rischio di trasmissione a seconda dei membri della famiglia infettati. In breve, se a infettarsi è un adolescente (12-17 anni), le probabilità di un ulteriore contagio sono le più basse osservate, se invece il primo caso di infezione è una persona anziana (65 anni o più), le probabilità sono le più alte.«Questo studio prospettico ha esaminato l’associazione dell’età con la trasmissione domestica di SARS-CoV-2, affrontando sia l’età del caso primario (rischio di trasmissione) sia le età dei contatti domestici (suscettibilità)» scrivono i ricercatori su Pediatrics. Nello studio, effettuato tra aprile 2020 e aprile 2021, sono stati identificati 226 casi primari di infezione da SARS-CoV-2, seguiti per 14 giorni per valutarne i sintomi e gli eventi di trasmissione secondaria. In seguito ai casi primari, si sono verificate 198 altre infezioni tra i 404 contatti familiari. Si è osservato che quando si ammalava un adolescente tra i 12 e i 17 anni, le probabilità che il virus si diffondesse, e cioè il rischio di infezione secondario (SIR), erano del 26%. Quando il contatto primario era una persona di 65 anni o più, le probabilità arrivavano al 76%. Il SIR nei contatti familiari era significativamente più basso quando il caso primario aveva tra i 12 e i 17 anni rispetto a quando aveva tra i 18 e i 49 anni (risk ratio 0,42). Non sono state osservate differenze significative nel SIR a seconda dell’età dei contatti. Il SIR variava dal 36%, tra i contatti con età di almeno 65 anni, al 53%, tra quelli di 5-11 anni. Inoltre, vi erano probabilità maggiori che il contagio avvenisse tra coetanei che tra individui con diversa età. Infine, la frequenza e la durata dei sintomi risultava simile tra i gruppi di età considerati.«Abbiamo osservato che bambini e adulti di tutte le età possono trasmettere e sono suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2. Non c’erano differenze significative nella suscettibilità al SARS-CoV-2 a seconda del gruppo d’età, dai bambini in età prescolare agli adulti anziani» scrivono gli autori, i quali ammettono i diversi limiti dello studio. «Sono necessarie ulteriori ricerche per capire i comportamenti e le interazioni correlate all’età nei nuclei familiari in relazione alla probabilità di trasmissione per età concludono. (Fonte Doctor33)»

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E’ possibile predire il rischio di gravi complicazioni neonatali?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

È possibile predire il rischio di gravi complicazioni neonatali nei bimbi nati dopo ipossia intrapartum? Questa la domanda all’origine di uno studio condotto dal gruppo di ricerca della Clinica ostetrica dell’Università di Parma, con il coordinamento di Tullio Ghi, docente di Ginecologia e Ostetricia.Utilizzando un approccio innovativo nell’analisi dei tracciati del cuore fetale registrati in sala parto, è stato dimostrato che se il feto giunge al parto in condizioni di buona ossigenazione ha la capacità di tollerare molto bene un’eventuale ipossia del travaglio di parto, e pur se presenta acidosi metabolica alla nascita il rischio di danni cerebrali o di morte è molto basso. Viceversa, il bimbo nato con ipossia e acidosi sul cordone che presentava sul tracciato di ammissione al travaglio dei segnali di ridotta ossigenazione ha una probabilità molto più alta di andare incontro a gravi complicazioni dopo la nascita. Questo studio rappresenta un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi responsabili della tolleranza del feto alla grave ipossia intrapartum, un’evenienza che si realizza in circa 2 parti su 1000 e che può essere responsabile della morte o della paralisi cerebrale infantile.Per prevenire queste gravi complicazioni i feti durante il parto vengono sottoposti a controllo della frequenza cardiaca mediante registrazione continua, ma la lettura del tracciato con i sistemi classificativi tradizionali non è semplice e non consente di identificare con accuratezza i casi che presentano realmente un’ipossia, e tra questi quelli che sono a maggior rischio di complicazioni.Una recente classificazione dell’analisi dei tracciati cardiotocografici basata sulla conoscenza della fisiologia del cuore e del cervello fetale sembra più accurata nell’identificazione dei bimbi che presentano una sofferenza ipossica durante il parto. Lo studio multicentrico condotto dal gruppo coordinato dal prof Ghi, pubblicato sulla più importante rivista internazionale di Ostetricia (“BJOG: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology”), dimostra che grazie a questa nuova classificazione è possibile predire gli esiti dei bimbi nati con ipossia e fornire importanti informazioni prognostiche ai genitori e ai neonatologi. L’ampia casistica “arruolata” (più di 400 neonati) e la partecipazione di alcuni tra i più importanti punti nascita italiani (oltre a Parma, Torino e Varese) sono tra i punti di forza del lavoro.Inoltre la collaborazione clinica e scientifica tra ginecologi, neonatologi e neuropsichiatri infantili del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma è un esempio virtuoso di come la trasversalità delle competenze sui temi di salute più importanti porti al raggiungimento di traguardi di rilievo. Sul tema dell’ipossia intrapartum e della sua prevenzione mediante l’uso della cardiotocografia la Maternità di Parma è tra i centri all’avanguardia in Europa, sia per i risultati clinici (bassissimo numero di bimbi con complicazioni da grave ipossia e bassa percentuale di tagli cesarei) sia per l’attività scientifica (numerose pubblicazioni su riviste di alto impatto e organizzazione di master, corsi e congressi di respiro nazionale e internazionale).

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Coronavirus. Covid: a rischio cardiaco chi lo ha avuto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2022

Lo studio è imponente e non lascia alcun dubbio: coloro che sono stati infettati dal Coronavirus (Sars-Cov2) rischiano patologie cardiovascolari. L’indagine, pubblicata su Nature Medicine, è stata condotta su 150 mila persone guarite dal Covid, confrontate con 5 milioni di persone che non lo hanno avuto. Il risultato è che i positivi hanno il 72% di probabilità in più di avere scompensi cardiaci e il 52% in più di avere un ictus. Il problema riguarda anche persone al di sotto dei 65 anni e senza fattori di rischio noti (diabete, obesità). La correlazione Covid-scompensi cardiaci-ictus era già stata evidenziata nel 2020 da uno studio dei ricercatori della Università della California (USA) e pubblicato dalla rivista scientifica Stoke. Ora la conferma. Per molti italiani il Covid era poco più di una influenza, bastava un fazzoletto e una soffiata di naso. Non proprio. Primo Mastrantoni, Aduc

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Florovivaismo: Cia, 30% imprese a rischio “switch-off”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

Contro costi di produzione insostenibili per l’impennata dei prezzi delle materie prime e, soprattutto, per il caro energia, serve accelerare l’ammodernamento della coltivazione floricola in serra che, sul territorio nazionale, è rappresentata da quasi il 50% della superficie totale del settore che è di circa 30 mila ettari. Così, non solo si avvia una reale transizione ecologica del florovivaismo italiano puntando sulle energie rinnovabili, ma si scongiura il rischio “switch-off” per il 30% delle 24 mila aziende del settore, uscite già penalizzate da due anni di pandemia. Sono queste le sollecitazioni di Cia con l’Associazione Florovivaisti Italiani, lanciate a Milano dal convegno promosso a Myplant & Garden 2022 per cogliere le opportunità di PNRR e Green Deal Ue sul fronte delle agroenergie. La primavera è alle porte, fanno presente Cia e Florovivaisti Italiani, ma i fiori che fanno gran parte del mercato di stagione, dai tulipani alle azalee, comprese le orchidee, fino ai gerani e alle piante ornamentali per il verde pubblico, potrebbero non rispondere in tempo alla domanda, forte di un trend positivo del gardening con stime di crescita media annua del 2,3%. Questo accade, sottolineano Cia e Florovivaisti Italiani, perché tenere in piedi l’attività e, in particolare, accese le serre per riscaldamento e illuminazione costa sempre di più. La spesa energetica è salita del 50% e potrebbe aumentare ancora, andando a compromettere pure la fase di raffrescamento artificiale nei mesi più caldi e che incide fino al 15% sui consumi energetici totali. A questi si aggiungono gli aumenti del 10% su torbe e prodotti fitosanitari, del 30% su imballaggi e trasporti. Le serre, dunque, un tempo strategia lungimirante per essere competitivi, senza rinunciare a sostenibilità e prodotti di eccellenza per il Made in Italy, adesso non bastano più, strette tra climate change e crisi economica. Occorre, sottolineano Cia e Florovivaisti Italiani, incentivare con rapidità lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili per la gestione colturale e climatica, favorendo la riduzione dell’impatto sull’ambiente e il passaggio a strutture di produzione e di condivisione dell’energia.Il richiamo di Cia e Florovivaisti Italiani è alle potenzialità del fotovoltaico senza consumo di suolo e, quindi, alle risorse per la misura “Parco Agrisolare” con il bando da 1,5 miliardi di euro in pubblicazione entro il 31 marzo, come anche a tutti gli interventi per l’efficientamento energetico del settore primario con incidenza via via totale sulla bolletta.

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Gestione del rischio a favore degli agricoltori

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2022

“Dal 2022 gli agricoltori potranno contare sia sulle polizze agevolate a copertura dei rischi climatici e delle fitopatie, infestazioni parassitarie ed epizoozie sia sugli strumenti per la stabilizzazione dei prezzi in caso di fluttuazioni di mercato nonché sull’innovativo ‘Fondo di Mutualizzazione nazionale’ a copertura delle avversità catastrofali, gelo, brina, alluvioni e siccità attivato con il prelievo del 3 per cento a valere sugli aiuti diretti. Come ho sempre fortemente richiesto, tale fondo entra in vigore già quest’anno con un finanziamento di ben 621,5 milioni di euro, in anticipo su quanto previsto con la nuova Politica Agricola Comune (PAC). Queste risorse si aggiungono ai 250 milioni delle assicurazioni agevolate e ai 50 milioni destinati alle Regioni per coprire gli anticipi a valere sul credito di soccorso. Le imprese agricole potranno così essere sostenute con maggiore celerità, efficacia e immediatezza, in modo tale da non dover affrontare con forze proprie le avversità atmosferiche che mettono a repentaglio le produzioni e la redditività”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella, presidente della commissione Agricoltura, durante il XIV Convegno Nazionale Gestione del Rischio in Agricoltura organizzato da Ce.S.A.R. (Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale), ISMEA, Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali) e ASNACODI Italia (Associazione Nazionale dei Consorzi di Difesa) a cui ha partecipato con Chiara Gagnarli, capogruppo M5S in commissione Agricoltura, e al ministro Stefano Patuanelli (Mipaaf).“I fondi di mutualizzazione – prosegue – dovranno coprire i rischi non assicurati dalle compagnie per l’assenza di informazioni sufficienti alla quantificazione del rischio e integrare le coperture quando siano solo parzialmente assunte dalle compagnie. L’introduzione dello standard value sulla misura assicurativa, invece, ha al contempo permesso di ridurre i tempi di istruttoria, facendo sì che il Ministero delle Politiche agricole possa liquidare quasi il 90 per cento degli importi richiesti e riducendo in maniera considerevole le anticipazioni finanziarie dei Condifesa e dei singoli agricoltori. Se i valori assicurati dalle aziende rientrano nello standard value, non sarà necessario presentare documenti per dimostrare la veridicità dei valori assicurati”.“Infine, il Mipaaf, che ringrazio per l’operato, è già al lavoro con Agea sulla possibilità di istruire digitalmente le circa 160mila domande annuali, agevolando ulteriormente gli agricoltori” conclude Gallinella.

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Inflazione: “Rischio corto circuito tra aumento dei costi e consumi in stallo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

Nel corso dell’ultimo anno i prezzi nel settore della ristorazione sono cresciuti del 4,1%, meno rispetto all’aumento complessivo che, complice l’impennata dell’energia, ha raggiunto il 4,8%. Un dato messo in luce dall’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, che ha rielaborato i dati diffusi oggi dall’Istat.“Le imprese della ristorazione continuano a mantenere un profilo inflazionistico accorto anche per accompagnare una ripresa dei consumi – sottolinea la Federazione – che stenta a decollare. Tuttavia anche sui listini di bar e ristoranti cominciano a scaricarsi le tensioni sui prezzi di acquisto delle materie prime e dell’energia che da qualche mese hanno toccato livelli record. Con i locali che faticano a riempirsi e bollette quasi raddoppiate, gli imprenditori sono allo stremo. Occorre anzitutto dare un impulso ai consumi allentando le maglie della burocrazia sanitaria e dall’altro intervenire subito per attenuare i rincari dei costi per le aziende”. “Se poi si guarda ai dati sull’inflazione degli ultimi 20 anni – prosegue la Fipe – si scopre che il luogo comune secondo il quale ristoranti e bar hanno per lungo tempo gonfiato i prezzi altro non era se non una fake news. Da quando è entrata in vigore la moneta unica, infatti, nella ristorazione i prezzi sono cresciuti più o meno in linea con l’inflazione generale.”

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Causa Covid a rischio la chirurgia programmata

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2022

“Sono trascorsi due anni di pandemia senza individuare adeguate soluzioni per garantire l’assistenza ai pazienti più fragili come quelli oncologici, cardiologici e ematologici. Siamo molto preoccupati per il blocco, di fatto, dell’attività chirurgica programmata determinato dalla nuova ondata pandemica causata dalla variante Omicron. Questa paralisi rischia di provocare gravi danni ai nostri pazienti, che sono circa 11 milioni in Italia. Ricordiamo infatti che il rinvio degli interventi chirurgici può favorire lo sviluppo di tumori in fasi più avanzate, con minori possibilità di guarigione. Serve un’urgente ridefinizione del Sistema sanitario nazionale, modernizzando e rafforzando gli ospedali, rifondando la medicina territoriale, con una netta separazione fra ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e non Covid”. È l’appello di FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), che esprime forte preoccupazione per uno scenario che sembra ricalcare quello dei primi mesi del 2020. “In questi due anni abbiamo proposto documenti operativi alle Istituzioni con continui confronti, ma non è stato realizzato nulla per proteggere i pazienti fragili – spiega Francesco Cognetti, Presidente FOCE -. Nel 2020 sono stati oltre 1,3 milioni i ricoveri in meno rispetto al 2019, sono saltati anche quelli urgenti. I ricoveri di chirurgia oncologica hanno visto una contrazione vistosa ed una diminuzione di circa il 50-80% dell’attività elettiva, cioè programmata, come comunicato dalla Società Italiana di Chirurgia”. Nel 2021 era stata recuperata una parte di queste attività. Ma la situazione attuale segna una drammatica regressione. Anche in ambito cardiovascolare nel 2020 il calo dei ricoveri è stato di circa il 20% (per impianti di defibrillatori, pacemaker ed interventi cardiochirurgici rilevanti) e ancora maggiore per infarto del miocardio con aumento della mortalità. La Società Italiana di Cardiologia (SIC) sta realizzando un’indagine per aggiornare questi dati, ma ad un’analisi preliminare sembra che la situazione non sia migliorata. “Abbiamo più volte chiesto anche il riavvio degli screening anticancro su tutto il territorio nazionale – afferma il prof. Cognetti -. Nel 2020 rispetto al 2019, sono stati eseguiti circa 2 milioni e mezzo di screening in meno. La riduzione degli esami è stata pari al 45,5% per lo screening colorettale (-1.110.414 test), al 43,4% per quello cervicale (-669.742), al 37,6% per le mammografie (-751.879). Nell’autunno 2020 alcune Regioni sono riuscite ad erogare più test rispetto al 2019. Mancano però i dati del 2021 per fotografare lo stato dei programmi di prevenzione secondaria. Serve un aggiornamento almeno semestrale per capire in tempo reale le criticità da affrontare. Gli screening sono fondamentali per individuare le neoplasie in fase iniziale e migliorare la sopravvivenza”. Nel 2019 i posti letto di degenza ordinaria erano 314 per 100mila abitanti, rispetto a una media europea di 500, collocando il nostro Paese al 22° posto in Europa per questo parametro. Anche per i posti letto in terapia intensiva esisteva un gap molto evidente, con 9 posti letto ogni 100mila abitanti in Italia, rispetto, ad esempio ai 33 della Germania. Poco o nulla è cambiato in questi due anni. “Le carenze del settore ospedaliero, come spiegato nel documento programmatico stilato dalle società scientifiche riunite nel ‘Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post Covid’ – conclude il prof. Cognetti -, sono tra le cause principali che stanno provocando effetti estremamente dannosi durante la pandemia. Serve quanto prima una revisione del DM 70 sugli standard ospedalieri. È necessario assegnare più risorse all’assistenza nosocomiale, attingendo anche dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e non solo”.

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Scuola: Ritorno ad alto rischio contagio

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2022

“I presidi – dichiara Pacifico a Italia Stampa – dicono che non ci sono le condizioni, i sindaci sono pronti a interdire l’uso degli edifici qualora si utilizzino per la didattica in presenza, anche gli studenti vogliono le lezioni da casa perché sanno di essere collocati in classi sovraffollate” e si rendono conto dei rischi che questo comporta. La verità, secondo il sindacalista autonomo, è che “il Governo non ha fatto niente in tal senso: gli spazi delle aule sono sempre gli stessi, avrebbe dovuto investire 10 miliardi, invece” con la Legge di Bilancio “sono stati stanziati appena 40 milioni”. “Intanto – continua Pacifico – rispetto all’anno scorso l’organico Covid è stato addirittura dimezzato, come se la vaccinazione del 95% del personale e la sospensione dal servizio del 5% restante potesse risolvere il problema del possibile contagio nelle scuole. Non è così, le scuole non sono sicure e qualcuno dovrà spiegare agli italiani perché i loro figli non sono sicuri rientrando a scuola e sempre qualcuno dovrà assumersi le responsabilità del personale che si contagerà al rientro dalle vacanze natalizie”.

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Dirigenti scolastici: Rischio burnout

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

I presidi italiani sono sempre più oberati da mansioni e responsabilità. Ne ha parlato anche il ministro dell’istruzione; infatti, Patrizio Bianchi ha affermato, come rileva la rivista specializzata Orizzonte scuola, che bisogna riconoscere la Scuola come istituzione. “Nella legge di Bilancio sono stanziati 240 mln e altri 18 mld nel PNRR, di cui 13 mld per l’edilizia e 5 mld per la riorganizzazione. Il 30 novembre, con il presidente del consiglio, presenteremo il programma di 5 mld, di cui 3 mld destinati ad asili e infanzia, 900 mln per le persone, 400 mln per creare delle scuole innovative, digitali e sostenibili e 500 mln per le ristrutturazioni. I fondi ci sono e la scuola è tra i 4 pilastri fondamentali per il Paese”.Come ha riportato Tutto scuola, “la scuola italiana sta affrontando un’emergenza di cui non si parla”, che è rappresentata dal livello di stress e di disagio tra chi lavora nella scuola”. Tale fenomeno è in salita; infatti il 52% del personale ha un alto rischio di esaurimento emotivo e il 23% di depersonalizzazione”. Del problema aveva fatto riflettere Tutto scuola attraverso il documentato dossier “La scuola che soffre/1. DIRIGENTI, CHE STRESS. Allarme presidi: troppi alunni e troppe incombenze”.Il sindacato Udir da sempre lotta affinché il ruolo dei dirigenti scolastici sia valorizzato, che vengano riconosciute le giuste tutele, a partire dallo scudo penale. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Udir, ha ribadito come “in tema di sicurezza c’è un problema grande che riguarda anche la responsabilità dei dirigenti scolastici, che Udir ha sempre denunciato e sempre visto come un problema non risolto. Sin dalla sua fondazione – spiega il leader del sindacato – Udir ha presentato delle proposte di modifica del testo unico sulla sicurezza, perché il dirigente scolastico è un datore di lavoro, ma non ha ancora oggi i poteri di spesa. E in un momento come questo, con la pandemia ancora nelle nostre vite, è evidente che i rischi diventano maggiori”.

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