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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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Banche: un provvedimento che mette a rischio il risparmio italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banking“Il provvedimento sul salvataggio delle banche, oltre ad essere in deroga al testo unico bancario e totalmente appiattito sulle richieste di Banca Intesa, presenta gravi elementi di illegittimità e di spregio del dettato costituzionale sulla tutela del risparmio”. Lo dichiara l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “Infatti, tutti i rapporti – aggiunge la parlamentare e componente della Commissione Finanze – che sono sfociati in contenzioso pendente o che ancora possono trasformarsi in contenzioso tra azionisti e obbligazionisti nei confronti delle banche liquidate, non passano a Banca Intesa, che potrà scegliere gli asset migliori, ma continueranno a gravare sulle gestioni liquidatorie”. “Forza Italia dice no a questo modus operandi, al diverso trattamento dei risparmiatori, al rischio che gli italiani, perdendo definitivamente fiducia nel sistema bancario, tengano i soldi sotto il materasso, compromettendo così qualunque possibilità di ripartenza per un Paese già devastato dalla sinistra al Governo”, conclude l’esponente azzurra.

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Roma: Rischio idrogeologico e fondi europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

regione-lazio“Il Comune di Roma ha chiesto alla Regione Lazio di accedere alla procedura regionale di finanziamento con fondi europei, POR – FESR 2014/2010 per gli interventi contro il dissesto idrogeologico per il Lazio. L’assessorato all’Urbanistica ha ritenuto opportuno, chiedere alla Regione di considerare prioritari gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nelle aree certificate a rischio dal P.A.I..
L’accesso a questi fondi garantirà a Roma Capitale parecchi milioni di euro ripartiti tra:
– la messa in sicurezza idraulica dell’influente M del canale Palocco in località Infernetto;
– la sistemazione idraulica dei canali Bagnolo e Pantano;
– l’adeguamento idraulico dei fossi Pietra Pertusa e Monte Oliviero;
– la ricalibratura della rete scolante consortile (II stralcio del canale Dragoncello);
– Roma Ostia – intervento di ricalibratura e inversione di pendenza del canale Ostiense.
Ottimo lavoro dell’assessore Montuori e dell’amministrazione che hanno dato un forte impulso alla mitigazione del rischio idraulico presente in varie situazioni del territorio di Roma Capitale con varie iniziative di studio e predisposizione di interventi specifici con particolare riguardo al X Municipio.Un’importante opera di contrasto alle frane e alle alluvioni con una progressiva riduzione del rischio idrogeologico in tutto il territorio”.
E’ quanto dichiara in una nota Paolo Ferrara, Capogruppo M5S di Roma Capitale.

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Vivere in città aumenta rischio diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

diabete_21-300x224Nel mondo sono 2 su 3 le persone con diabete che vivono in ambiente urbano, secondo i dati dell’IDF – International Diabetes Federation, e diventeranno 3 su 4 nel giro di 25 anni. Ciò è vero anche per l’Italia, come testimonia l’analisi condotta da Health City Institute sul “diabete urbano” nella penisola: 22 milioni di persone, il 36 per cento della popolazione nazionale, vivono nelle 14 Città metropolitane, che ospitano 1,2 milioni di persone con diabete ossia oltre 1 diabetico su 3 in Italia; nel complesso, il 52 per cento dei 3,3 milioni di persone con diabete abita nei primi cento nuclei urbani italiani.
Il concetto di “diabete urbano o urban diabetes” è al centro dei lavori della due giorni organizzata a Roma, con la partecipazione dei massimi esperti nazionali, dei rappresentanti delle istituzioni e di ospiti internazionali, promossa da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation e da Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” per celebrare la decima edizione dell’Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum in svolgimento a Roma, con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Roma Capitale. “Con ‘diabete urbano’ si vuole definire la malattia diabetica che riguarda le persone che vivono nelle aree urbanizzate, ambiente che come è ben dimostrato influenza il modo in cui le persone vivono, mangiano, si muovono, tutti fattori che hanno un impatto sul rischio di sviluppare il diabete”, spiega Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute. “Anche gli aspetti demografici e sociali sono importanti – aggiunge -. Nelle città c’è maggior rischio di fragilità: soprattutto per gli anziani, il cui numero è sempre più elevato, spesso soli, in nuclei monofamiliari. E la fragilità è un fattore di rischio per un adeguato controllo della malattia.” Il termine “urban diabetes” è stato coniato dal programma Cities Changing Diabetes, una partnership tra lo University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center nata con l’obiettivo di creare un movimento di collaborazione internazionale che proponga e trovi soluzioni e best practice per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte ha in questo fenomeno. Al programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg e Roma, protagonista per il 2017. “Roma purtroppo non si sottrae alla regola che vede il diabete come emergenza nelle città – dice Simona Frontoni, Presidente del Comitato scientifico dell’Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum e diabetologa nella capitale -. Con il 6,5 per cento di persone con diabete sulla popolazione residente, Roma è ben oltre la media nazionale del 5,4, come ci dice Istat. Inoltre, all’interno della città c’è una grande variabilità tra zone centrali e periferiche, più o meno disagiate, con valori che vanno dal 5,9 al 7,3 per cento, anche questa una chiara evidenza dell’impatto che l’ambiente ha sullo sviluppo della malattia.” Il rapporto “Atlas 2017” del programma Cities Changing Diabetes per Roma conferma inoltre per la capitale le stesse fragilità tipiche dell’ambiente cittadino: il numero di anziani che vivono da soli, che rappresentano quasi il 30 per cento degli over-64, e la sedentarietà, dimostrata dal tempo passato in macchina per gli spostamenti – su 1 milione e 339 mila persone che ogni giorno si spostano per motivi di lavoro o studio, ben 1 su 5 impiega oltre 45 minuti per il viaggio e quasi il 60 per cento utilizza l’auto.
“Iniziative come il programma Cities Changing Diabetes per Roma e più in generale la conferenza Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum che IBDO organizza da ben 10 anni, hanno un grande merito: mettono a confronto clinici, accademici, decisori politici e Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, società civile e terzo settore e favoriscono il dialogo, facilitando la ricerca e l’affinamento di soluzioni condivise alle sfide di salute del terzo millennio,” conclude Renato Lauro, Presidente IBDO.

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Fibrillazione atriale, se il cardiologo tratta precocemente il rischio di ictus diminuisce

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

fibrillazione atrialeIl rischio di ictus in pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale che hanno ricevuto cure precoci da un cardiologo, con maggiore probabilità di ricevere la prescrizione di anticoagulanti, è inferiore rispetto a chi viene visto da un medico di base, secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. «Il messaggio importante qui è che l’assistenza precoce cardiologica è stata associata con l’inizio della somministrazione di farmaci specifici per prevenire l’ictus» ha dichiarato Mintu Turakhia, della Stanford University School of Medicine, che ha guidato il gruppo di studio. Per determinare le variazioni dei trattamenti e degli esiti in base al fatto che i pazienti fossero presi in carico da un medico generico o da un cardiologo, i ricercatori hanno individuato nei registri dello U.S. Department of Veterans Affairs health care system 184.161 individui con recente diagnosi di fibrillazione atriale tra il 2004 e il 2012. Entro 90 giorni dalla diagnosi, il 40% dei pazienti ha ricevuto cure da parte di un cardiologo e il 60% ha ricevuto cure da parte di un medico di base senza essere indirizzato a un cardiologo; le cure specialistiche entro tre mesi dalla diagnosi sono state associate a una riduzione del 9% del rischio di ictus e dell’11% del rischio di morte.I pazienti che hanno ricevuto cure cardiologiche erano più malati al basale; inoltre, i pazienti che sono stati trattati dallo specialista sono stati ricoverati a un tasso più elevato, forse proprio per la maggiore compromissione della salute, o forse per effettuare terapie che richiedono l’ospedalizzazione e che hanno apportato benefici. I ricercatori hanno osservato che molti pazienti vivevano in aree rurali e che i pazienti che hanno ricevuto cure da un cardiologo vivevano più vicini agli specialisti che in genere sono nelle aree metropolitane rispetto a coloro che hanno ricevuto solo l’assistenza primaria.Lo studio è osservazionale e non fornisce prove sul fatto che i cardiologi dovrebbero trattare tutti i pazienti con fibrillazione atriale al posto dei medici di cura primaria. «Non stiamo dicendo che abbiamo bisogno di clonare più cardiologi» concludono gli autori. «Piuttosto, questa ricerca indica che abbiamo bisogno di trovare le lacune nella cura e di rilevare modi più intelligenti per effettuarla, in modo che non sia importante chi vede un paziente o dove il paziente vive». (fonte doctor33)

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Tumore al seno, nelle donne con Brca mutato: ecco cosa influenza il rischio

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

tumore-al-senoI risultati di uno studio pubblicato su Jama indicano che la storia familiare è un fattore di rischio per le donne portatrici delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 e che il rischio di sviluppare il cancro varia in base alla posizione della mutazione, suggerendo che la consulenza individuale dovrebbe quindi incorporare sia i profili di storia familiare che la posizione della mutazione. «Abbiamo condotto un’analisi che comprendeva quasi 10.000 donne con mutazioni genetiche BRCA1 o BRCA2 per stimare il rischio specifico per età del cancro al seno o ovarico per le portatrici di queste mutazioni» spiega Antonis Antoniou, della University of Cambridge, nel Regno Unito, autore principale dello studio. Le partecipanti allo studio comprendevano 6.036 portatrici di mutazioni BRCA1 e 3.820 di mutazioni BRCA2, tra cui 5.046 erano sane e 4.810 presentavano cancro al seno o ovarico o entrambi all’ingresso nello studio. Durante un follow-up mediano di 5 anni, 426 donne hanno ricevuto diagnosi di cancro della mammella, 109 di cancro ovarico e 245 di tumore della mammella controlaterale. I risultati hanno mostrato che il rischio di cancro al seno cumulativo fino all’età di 80 anni è stato del 72% per le portatrici di BRCA1 e del 69% per le portatrici di BRCA2; in particolare, l’incidenza del cancro al seno è aumentata rapidamente in giovane età fino a 30-40 anni per le portatrici di BRCA1 e fino a 40-50 anni perle portatrici di BRCA2, poi è rimasto simile, con incidenza costante fino all’età di 80 anni. Per il cancro al seno controlaterale, il rischio cumulativo 20 anni dopo la diagnosi di cancro al seno era del 40% in caso di mutazione BRCA1 e il 26% in caso di mutazione BRCA2, mentre il rischio di cancro ovarico cumulativo all’età di 80 anni è stato del 44% per BRCA1 e del 17% per BRCA2. Il rischio di cancro al seno è aumentato con un numero crescente di parenti di primo e secondo grado con diagnosi di cancro al seno sia per le portatrici di BRCA1 che di BRCA2 e il rischio del cancro variava in base alla posizione della mutazione all’interno del gene BRCA1 o BRCA2. (fonte doctor33)

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Ischemia e infarto, i nuovi test per prevenire il rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

infarto-miocardico-acutoRoma dal 5 al 7 luglio 2017 Villa Aurelia, Largo di Porta S. Pancrazio 2 L’ischemia cardiaca e il conseguente infarto rappresentano la principale causa di morte nel mondo. Negli ultimi decenni i progressi della scienza hanno consentito di ridurre la mortalità cardiovascolare, ma si può fare ancora molto per il futuro. È con questi presupposti che a Roma si svolge in simposio internazionale dal titolo “Ischemic heart disease: the main cause of morbidity and mortality worldwide. What can we improve?” organizzato dal Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale A. Gemelli-Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.«Ricercatori e cardiologi di fama internazionale e provenienti da tutto il mondo affronteranno diversi temi, a iniziare dai recenti progressi per diagnosticare tempestivamente i problemi cardiaci» spiega Filippo Crea, Direttore dell’Instituto di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Presidente del simposio. «Si parlerà, tra l’altro, delle nuove tecniche di imaging non invasive per individuare le placche trombotiche che possono provocare l’infarto, ma anche delle indagini sull’RNA (l’acido nucleico coinvolto nei processi di codifica, decodifica, regolazione ed espressione dei geni) presente nel sangue per individuare malattie coronariche in pazienti con angina. E ancora, parleremo delle disfunzioni del microcircolo coronarico, i vasi sanguigni più piccoli che non sono visibili alla coronarografia e che scorrono all’interno della parete del cuore stesso. Disfunzioni che spesso non sono visibili alla coronarografia ma che possono precedere la malattia coronarica “classica”». Sono questi alcuni tra i temi in discussione durante tre giorni di relazioni, letture e tavole rotonde.

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Le donazioni aziendali forniscono formazione e protezione dalle zanzare alle famiglie a rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

zanzara tigreRACINE, Wisconsin, PRNewswire/ — Nell’ambito della sua preoccupazione per le malattie trasmesse dalle zanzare, in aumento in tutto il mondo, SC Johnson ha annunciato oggi di aver adempiuto il suo impegno globale di donare almeno 15 milioni di dollari. Le donazioni consistono in prodotti per il controllo degli insetti e nel supporto finanziario per l’aiuto delle famiglie a rischio nella lotta contro le zanzare che possono trasportare il virus Zika. Oggi, con il suo contributo di più di 480.000 unità del repellente personale per insetti OFF!® all’ente di beneficenza Feeding America, l’azienda ha superato la cifra promessa.Feeding America distribuirà i prodotti attraverso l’organizzazione affiliata Feeding Florida, per aiutare a proteggere le famiglie locali a rischio dalle malattie trasmesse dalle zanzare con il virus Zika.”Fare la cosa giusta è una parte importante della cultura SC Johnson. È nostra responsabilità utilizzare più di 60 anni di esperienza nella scienza degli insetti per aiutare le famiglie a proteggersi contro le zanzare e le malattie che trasmettono” ha detto Fisk Johnson, Presidente e Amministratore Delegato di SC Johnson. “Le persone che lavorano in SC Johnson sono orgogliose di poter offrire prodotti e formazione alle famiglie. Il nostro impegno resta il sostegno delle persone più vulnerabili”.Nel mese di febbraio 2016, SC Johnson ha annunciato che avrebbe donato almeno 15 milioni di dollari (USD) in prodotti per il controllo degli insetti e nel supporto finanziario agli enti di beneficenza, come risposta alla diffusione globale dei casi di Zika e dengue. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più di un milione di persone nel mondo muoiono ogni anno a causa di malattie trasmesse dalle zanzare.Nel suo ruolo di produttore leader mondiale di prodotti per il controllo degli insetti, SC Johnson ha unito i suoi sforzi a quelli delle organizzazioni non governative (ONG) e delle fondazioni sanitarie per fornire repellenti per insetti, repellenti ambientali e insetticidi casalinghi a milioni di famiglie in difficoltà. Come parte della donazione, l’azienda ha fornito anche dei contributi economici per coprire i costi logistici, la distribuzione e i materiali formativi.”Siamo entusiasti di poter lavorare con SC Johnson per fornire alle famiglie in Florida gli strumenti necessari a ridurre la diffusione di Zika e di altre malattie trasmesse dagli insetti” ha detto Robin Safley, Direttore esecutivo di Feeding Florida. “La rete di banchi alimentari a livello nazionale di Feeding Florida è fondamentale per mobilitare le risorse necessarie, studiate su misura per soddisfare le esigenze di ogni comunità. Questa donazione ci aiuterà a fornire a famiglie di tutta la Florida la possibilità di proteggersi dalle zanzare che possono trasmettere malattie”.

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La lotta alla povertà rischia di fallire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

poverta_mani-400x300E’ l’allarme che la rete internazionale Social Watch lancia nel rapporto “Crisi globale. La risposta: ripartire dai diritti”. I dati del Social Watch smentiscono i ripetuti annunci di una povertà globale in rapida diminuzione fatti da istituzioni come la Banca Mondiale. Tramite l’Indice delle Capacità di Base (BCI), il rapporto analizza lo stato di salute e il livello dell’istruzione elementare di 176 paesi. Si tratta di un indice alternativo per misurare la povertà, che prende in considerazione fattori direttamente legati alle capacità di base e ai diritti umani invece del reddito. Tra i paesi di cui è possibile misurare l’evoluzione rispetto ai dati del 2000, solo 21 registrano progressi degni di nota, altri 55 mostrano miglioramenti lenti e ridotti, mentre ben 77 sono fermi. Passi indietro si registrano invece in Asia Centrale, America latina, Caraibi e persino in Europa (Georgia). Il peggioramento più consistente degli indicatori sociali si osserva nei paesi dell’Africa sub sahariana. Un dato preoccupante, perché in questa regione già in precedenza si registravano i valori più bassi dell’indice. Non appena gli effetti della crisi alimentare, scoppiata nel 2006, cominceranno a esser inclusi nelle statistiche, i ricercatori del Social Watch prevedono che, con ogni probabilità, la situazione peggiorerà. L’indice mostra quindi che la maggioranza della popolazione mondiale vive in paesi con indicatori sociali immobili o che progrediscono troppo lentamente per raggiungere un livello di vita accettabile nel prossimo decennio. L’andamento degli indicatori sociali ha subito in tutto il mondo un rallentamento nel corso del 2007. Al ritmo attuale, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio concordati a livello internazionale non saranno raggiunti entro il 2015, a meno che non intervenga un cambiamento sostanziale. A queste velocità, per esempio, l’Africa sub-sahariana raggiungerebbe un punteggio accettabile dell’indice solo nel 23° secolo e l’Asia Centrale nel 2042. Ad eccezione di Europa e Nord America, nessuna delle altre regioni raggiungerà i livelli minimi prima del 2022. Solo 52 paesi vantano valori dell’indice BCI tra 98 e 99, che significano un accesso quasi universale all’istruzione di base e ai servizi sanitari. Un valore così alto può essere raggiunto solo vincendo la malnutrizione e assicurando i servizi essenziali in campo abitativo e sanitario. Il Social Watch ritiene che un valore dell’indice vicino ai massimi livelli sia sinonimo di quella “dignità per tutti” che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si propone di raggiungere. “Questa dignità non è l’obiettivo dello sviluppo sociale”, commenta il coordinatore e portavoce internazionale del Social Watch Roberto Bissio, “ma un indispensabile punto di partenza per ottenerlo”. Di fronte alle crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica, il Social Watch chiede un deciso cambiamento di rotta, proponendo un nuovo approccio basato sui diritti e la convocazione da parte delle Nazioni Unite di una conferenza internazionale allargata per rivedere il sistema di governo della finanza e dell’economia. “Nell’ultimo decennio del XX secolo e nei successivi due lustri di questo secolo il progresso di tutti gli indicatori sociali ha rallentato. Quegli obiettivi di sviluppo che sembravano facilmente raggiungibili se il trend precedente fosse stato mantenuto sono ora sempre più difficili da realizzare”, commenta Bissio. “Che cosa ha rallentato o fatto regredire gli indicatori sociali in tutto il mondo all’inizio degli anni Novanta? La risposta è semplice: deregolamentazione finanziaria; privatizzazione dei servizi; liberalizzazione del commercio internazionale; apertura delle economie nazionali ai flussi di capitali e agli investimenti. In una parola, globalizzazione”, conclude il portavoce del Social Watch. L’indice BCI risulta dalla media semplice di tre indicatori: percentuale di bambini che completano il quinto anno di istruzione elementare; mortalità tra i bambini con meno di 5 anni; percentuale di nascite assistite da personale medico qualificato. Grazie alle variabili prese in considerazione, l’indice è correlato in modo stretto agli altri fattori che determinano lo sviluppo sociale. L’indice BCI è coerente con la definizione di povertà basata sulle capacità e i diritti umani, ed è quindi privo delle imprecisioni tipiche delle stime fondate sul reddito. In particolare, il Social Watch ritiene che la soglia di povertà stabilita dalla Banca Mondiale – un dollaro al giorno – non sia affidabile. Il metodo adottato dalla Banca Mondiale porta infatti a sovrastimare i successi della lotta alla povertà, come dimostra la recente correzione apportata dalla stessa Banca alle sue stime nell’estate del 2008. In seguito alla rettifica, il numero stimato di persone sotto la soglia di povertà, per il 2005, è passato da un miliardo a 1,4 miliardi: una correzione di quasi il 50%. “I decisori politici devono comprendere che la credibilità dei loro impegni si basa, come nei Giochi Olimpici, sul raggiungimento onesto dei risultati, su giudici indipendenti e regole che non devono cambiare a metà gioco. Un risultato avverso a metà tempo può essere un duro colpo per l’allenatore, ma questo consente di cambiare strategie per il secondo tempo”, conclude Bissio. Sotto la lente del Social Watch c’è anche l’Italia, dove resistono elevati livelli di povertà in alcune aree geografiche e fasce sociali. Ciò incrementa la tendenza a una disuguaglianza sempre più accentuata.
(Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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Maurizio Compagnone: “Italia rischia di essere infoibata”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

la gazzettaRio de Janeiro. L’Italia non vuole capire che la Germania l’ha condannata a retrocedere. La proposta della Cancelliera Angela Merkel di rilanciare un’Europa a due velocità, ha aperto ufficialmente il dibattito sul superamento dell’attuale euro. Siamo un paese di mentecatti, l’Italia si rende disponibile a sostenere la proposta tedesca di una Europa a più velocità. Nulla viene detto dal mondo economico e finanziario, la Stampa sorvola presa dal dibattito sulla legge elettorale con il quale votare e sulla data delle prossime elezioni, ormai sicure in autunno. La Merkel si è sforzata a promuovere il superamento dell’Euro, senza soffermarsi sulle conseguenze che potranno derivare dal superamento della moneta unica e ancor peggio sulla nostra retrocessione nella “Serie Cadetta” o addirittura tra i dilettanti europei. Il nostro paese da Campione del Mondo relegato a campionati regionali. Dei nostri errori non possiamo dare colpa alla Cancelliera Merkel, la responsabilità è tutta italiota, di una classe dirigente irresponsabile e predatrice, come ha ben detto anche il presidente Donald Tramp, un paese culla di cultura, i cui uomini hanno fatto grande gli Stati Uniti non può meritare una classe politica di così basso spessore, si può dire di tutto a Trump che usa metodi poco urbani ma ha tutte le ragioni di questo mondo. La classe che ci ha governato negli ultimi 20 anni e che continua tutt’ora a governarci, ha il merito di essere riuscita a distruggere ciò che i padri hanno saputo creare, ha distrutto la creatività e lo spirito imprenditoriale che ha contraddistinto intere generazioni di imprenditori, ha soffocato le iniziative di tanti giovani meritocratici, ha tarpato le ali alla sua economia, portandola ad una economia da terzo mondo. Oggi sopravviviamo solo grazie alla bombola del “GAS” che il sig Draghi continua a riempire. La risposta contraria di Merkel a Trump per un maggiore sforzo economico dei paesi membri della UE per mantenere la NATO in Europa, ha liberato le mani della Germania, che ora si sentirà in diritto di promuovere un esercito che parlerà tedesco. Il sogno imperialista, mai nascosto di Angela Merkel, se fino ad oggi non lo ha potuto realizzare, è per la ferma opposizione del Regno Unito, oggi la Merkel non ha più le mani legate e sono convinto che imporrà agli altri paesi membri di aderire all’esercito europeo. La Merkel sa che non può convincere Italia, la Grecia e il Portogallo a correggere le finanze pubbliche, che sono indispensabili per evitare che la Germania sia costretta a tappare i buchi dei Paesi ribelli del Sud. L’euro, per queste economie è un nodo scorsoio che accentua la recessione economica. Con queste basi l’euro, rischia di coinvolgere il sistema economico tedesco, che fino ad oggi ha beneficiato di una valuta debole per far volare il proprio export. Ma tutto può cambiare in vista delle difficili elezioni tedesche in autunno. Un carico non indifferente per la Germania che se vuole rimanere fedele all’euro, si dovrà accollare i debiti dei 3 paesi deboli del sud Europa, Portogallo, Italia e Grecia e questo terrorizza l’opinione pubblica tedesca, e il mondo finanziario. Quello che più preoccupa è la grave crisi del sistema bancario italiano e l’ennesima crisi greca che rischia di trascinare nelle sabbie mobili, anche il sistema finanziario dei Paesi forti, che poi la realtà dice altro. Essi sono molto più fragili di quanto si pensi, basta ricordare i 1000 miliardi di crediti in sofferenza presenti in Eurolandia, di cui 250 miliardi sono solo in Italia. Ma c’è di più l’aumento del costo del denaro a livello internazionale, e il minore a acquisto mensile di titoli di stato da parte della BCE e l’aumento degli spread, il differenziale dei tassi di un Paese rispetto a quelli tedeschi, oltre alle endemiche incertezze politiche, fanno presagire un’accelerazione di una nuova crisi dell’euro. Berlino si prepara ad affrontare i tempi bui che si avvicinano, e prima del debacle prepara il terreno per uscire dall’Euro. Secondo mie fonti, a Malta si stanno stampando Marchi, a che pro? Io credo che ci sarà un divorzio consensuale, che è sicuramente meno traumatico e doloroso di uno scontro politico tra i Paesi europei. Il presidente della BCE però al superamento dell’euro non ci sta. Non è ancora chiaro su quali alleati possa contare Mario Draghi, ma non sorprende che la BCE, tutore dell’Euro, è estremamente preoccupata per la mancanza di sostegno del principale Paese dell’Unione. Segretamente la BCE sta studiando cosa può comportare la spaccatura dell’euro con benefici e costi. C’è chi ipotizza gli scenari, come il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, il quale è favorevole alla formazione di un euro di Serie A e di uno Cadetto. Alla massima serie partecipano Germania, Olanda, Belgio, Austria, Finlandia e Francia, relegate alla serie Cadetta Portogallo, Spagna Italia e Grecia. Una rottura concordata e ben pianificata dell’euro sarebbe la soluzione migliore: anche se non possiamo dimenticare che ci saranno stravolgimenti sui mercati finanziari. Ma nelle condizioni in cui è l’Italia, è sicuramente più conveniente finire nella serie Cadetta, Lettieripiuttosto che continuare a far parte di una moneta unica che sta portando al declino la sua economia. Si può prevedere che i costi iniziali saranno assorbiti dopo un certo lasso di tempo da economie, come quella italiana, che ritroverebbero la via dello sviluppo una volta liberatesi dalla camicia di forza dell’attuale Unione monetaria. È ovvio che tutto queste deve passare attraverso le forche della politica. Il paese del sole, del mare e della sua meravigliosa storia, deve capire, che è in uno stato comatoso e che il suo sistema bancario è sull’orlo del default, l’amministrazione pubblica è un elefante da ridimensionare al più presto, non possiamo più permetterci una macchina inefficiente e costosa, che non è in grado di far fronte anche alle più banali emergenze, terremoto di Norcia e nevicate in Abruzzo, hanno mostrato un paese che non può contare sulle sue istituzioni di protezione. Se a tutto questo aggiungiamo una classe politica incapace, costituita da ladrocinio istituzionalizzato, da una giustizia che ha le gomme bucate, da personalismi, da organi di stampa servili, non ci possiamo meravigliare che Governo, partiti e stampa fanno di tutto per nascondere che l’Italia è alla vigilia di una retrocessione che comporterà per i suoi cittadini lacrime e sangue. Solo con una classe dirigente competente con uomini giusti nei dicasteri giusti, può in prospettiva vedere ricrearsi quelle premesse per la rinascita del Paese. Ma questo solo dopo aver dato un calcio nel sedere all’attuale classe dirigente. Quello che mi lascia profondamente basito, il Paese delle meraviglie, non fa autocritica e non si interroga su quante tonnellate di macerie stanno per seppellirla. Solo con un nuovo Umanesimo e un nuovo Risorgimento si può tornare a sperare. (by Maurizio Compagnone Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana” Rua Sara Braune, 71 Braunes Nova Fribugo) (foto: la gazzetta, lettieri)

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Volare Alitalia? Cosa si rischia e cosa conviene fare

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

alitaliaLe piu’ che legittime preoccupazioni di chi ha gia’ acquistato un biglietto Alitalia, cominciano a diventare problematiche visto cosa sta succedendo all’ex vettore di bandiera.
A parte il nostro auspicio che la vicenda si chiuda con una parola fine per il bagno di soldi pubblici in merito, facciamo il punto della situazione dalla parte del cittadino utente dei servizi di questo vettore. il problema non ha una soluzione immediata e soddisfacente. A tutti gli effetti, in questo momento, Alitalia e’ operativa e quindi vigono norme e regole specifiche nazionali ed internazionali per l’acquisto di biglietti, nonche’ i diritti per l’utente previsti dal codice del consumo.
Il problema e’ politico e di opportunita’. Nel primo caso (politico) c’e’ da aspettare lo sviluppo dei fatti. Nel secondo (opportunita’), chi aveva intenzione di acquistare un biglietto Alitalia, dovra’ valutare, rispetto alle proprie esigenze ed aspettative, se “il gioco vale la candela”; mentre, chi ha gia’ acquistato un biglietto, si tenga informato anche rispetto a cosa scriviamo qui di seguito.
D. Che fare se ho gia’ acquistato un biglietto Alitalia?
R. Non c’e’ una risposta valida per tutti, perche’ dipende da chi deve volare grossomodo entro l’estate e chi deve volare successivamente.
Nel primo caso (volo entro l’estate), puo’ darsi che la compagnia onori il suo impegno. Con l’amministrazione straordinaria si tende a garantire il servizio e, quindi, avere piu’ soldi in cassa (da usare per una eventuale liquidazione) e il periodo estivo e’ quello in cui si incassa di piu’.
Nel secondo caso (volo dopo l’estate), se il biglietto e’ rimborsabile, consigliamo di procedere di conseguenza. Se non lo e’, vale il discorso del primo caso, ma con meno possibilita’ che poi possa essere utilizzato.
D. Se Alitalia sospende i voli, che succede per chi ha un biglietto?
R. Per chi ha solo un volo, acquistato direttamente o tramite agenzia, resterebbe solo l’iscrizione al passivo. E si potrebbe essere soddisfatti solo dopo che sono stati pagati tutti gli altri creditori; visiti i debiti di Alitalia e il patrimonio residuo a disposizione, significa in pratica che chi ha acquistato un biglietto verrebbe dopo tutti gli altri (fornitori, lavoratori, etc), quindi e’ quasi certo che non resterebbe nulla per questo tipo di rimborso.
Per chi ha un pacchetto viaggio che include un volo Alitalia, e’ bene intimare al tour operator di cambiare vettore (cambio che, abitualmente, avviene senza costi per l’organizzatore del pacchetto di viaggio).
D. Che succede per orari ed operativita’?
R. Abitualmente le modifiche sono comunicate in tempo utile perche’ il passeggero possa di conseguenza decidere. E’ probabile che salteranno i voli spesso meno pieni. Tra quelli nazionali sono quelli in tarda mattinata e nel primo pomeriggio; per i giorni, a parte il venerdi’ in cui spesso si registra il pieno, gli altri giorni sono tutti a rischio. Tra quelli extra-nazionali va valutato caso per caso, rispetto a concorrenza e periodi.
D. Si prevedono disagi in aeroporto?
R. E’ probabile che molti servizi specifici di Alitalia vengano soppressi. Gia’ ora, comunque, i servizi aeroportuali sono simili a quelli delle compagnie low cost. Dipende se gli aeroporti saranno disponibili a continuare a far loro credito.
D. C’e’ rischio di modifiche/cancellazioni all’ultimo minuto, anche per chi e’ gia’ in viaggio, e cosa accade ai propri biglietti?
R. Si’, c’e’ rischio. Se si sta per partire, il biglietto, specialmente se e’ a basso costo e non modificabile, difficilmente Alitalia (ammesso che il personale sia presente in aeroporto e sia disponibile) riuscirebbe a farlo accettare ad un altro vettore per la riprotezione. Sia quando si e’ gia’ in viaggio (per esempio per tornare). E’ bene essere pronti ad acquistare un altro biglietto, e cercare di farsi rimborsare (con poche speranze) cosi’ come indicato prima. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Empagliflozin: il primo farmaco che protegge il cuore delle persone con diabete di tipo 2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

diabeteRiccione. Nel mondo una persona su due con diabete di tipo 2 muore per un evento cardiovascolare. Nei diabetici, infatti, il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare è da 2 a 4 volte superiore rispetto a chi non è affetto da questa patologia 1-2. Oggi, tuttavia, la comunità medico-scientifica ha a disposizione per le persone con diabete di tipo 2 un’opzione terapeutica in grado di coniugare l’azione antidiabetica con i benefici dimostrati sulla riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare.Recentemente, infatti, l’Autorità Regolatoria Europea EMA ha approvato un aggiornamento dell’indicazione per l’antidiabetico orale empagliflozin (inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 -SGLT2) e per la sua associazione con metformina. Per la prima volta nella scheda tecnica di un farmaco antidiabetico viene riportata la possibilità di riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare in adulti con diabete di tipo 2, come obiettivo di trattamento.L’aggiornamento è fondato sulle evidenze ottenute nello studio EMPA-REG OUTCOME® in cui empagliflozin ha dimostrato di ridurre il rischio di mortalità cardiovascolare del 38% rispetto a placebo in adulti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare accertata, quando aggiunto a terapia standard. Il farmaco ha dimostrato, inoltre, di ridurre il rischio sull’endpoint composito primario (3P-MACE: decesso per causa cardiovascolare, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale) del 14% rispetto a placebo3.
Alla luce di queste importanti evidenze scientifiche Boehringer Ingelheim Italia ed Eli Lilly Italia, hanno deciso di supportare un innovativo progetto di formazione, rivolto alla classe medica, chiamato “Andiamo al cuore del Diabete”, finalizzato a divulgare l’importanza della correlazione tra diabete e rischio cardiovascolare.
Il progetto prevede un tour itinerante di 15 tappe, che partirà da Roma il 25 marzo prossimo, per terminare a Napoli il 17 giugno 2017, transitando in diverse Regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.In alcune delle tappe verrà utilizzato un mezzo mobile “Cell Explorer” posizionato in punti strategici delle città che ospiterà al proprio interno aule didattiche preposte a sessioni formative rivolte a medici specialisti. Nelle diverse tappe del progetto vi sarà anche il coinvolgimento delle associazioni pazienti locali.Il progetto “Andiamo al cuore del Diabete” rientra nell’ambito dell’incessante impegno di Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly nei confronti delle persone con diabete, attraverso un’attività educativa e formativa sul legame che esiste tra diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Le sessioni formative rivolte ai medici hanno la finalità di fornire loro gli elementi per conoscere e gestire al meglio queste complicanze del diabete, a beneficio dei soggetti affetti da questa patologia.Senza tralasciare, poi, il fatto che la riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto miocardico acuto, rivascolarizzazione coronarica, ictus ischemico acuto e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca), comporta un impatto positivo anche sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale
Empagliflozin è un inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) orale, altamente selettivo, in monosomministrazione giornaliera, approvato in Europa, Stati Uniti e altri paesi del mondo come terapia per adulti con diabete di tipo 2.Empagliflozin riduce la glicemia in soggetti con diabete di tipo 2, inibendo il riassorbimento renale del glucosio, con conseguente eliminazione del glucosio nelle urine. L’inibizione del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 agisce indipendentemente dalla funzionalità delle cellule beta pancreatiche e dal rilascio di insulina.

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Metropoli italiane a rischio salute

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

porta nuova milanoCartellino giallo per la salute alle metropoli italiane: i cittadini non se la passano così tanto bene. Lo dimostrano gli indicatori analizzati da Istat in Urbes 2015, il rapporto sul benessere equo e sostenibile nelle città che offre una panoramica multidimensionale dello stato e delle tendenze del benessere nelle realtà urbane. Sotto la lente di ingrandimento sono 14 città metropolitane paragonate a 15 comuni di grandi dimensioni.Nonostante un trend in miglioramento rispetto al passato, in generale le città, soprattutto quelle metropolitane, sono svantaggiate in termini di mortalità per tumori e demenze senili. Napoli ad esempio, rispetto alla media nazionale che si afferma intorno a 9,1 per 10.000 abitanti, registra un tasso di mortalità per tumori di 10,9 per 10.000 abitanti, Cagliari 9,9 e Venezia 9,7. Anche Roma (9,6) risulta sopra la media, mentre Milano (9,1) è in linea con il resto del territorio. D’altro canto la situazione negli altri comuni presi in considerazione nel rapporto risulta più rosea, attestandosi per lo più sotto la media nazionale.
Per quanto riguarda la mortalità per demenze senili e malattie del sistema nervoso tra gli anziani hanno la peggio le città metropolitane del Nord, tutte ben al di sopra della media nazionale di 26,2 per 10.000 abitanti.Ma le metropoli non riservano solo brutte sorprese. Quelle del Nord sono anche quelle dove si vive più a lungo. La speranza di vita alla nascita in Italia, ai primi posti tra i paesi europei, è di 84,6 anni per le femmine e 79,8 anni per i maschi. Valori della speranza di vita più alti si riscontrano anche a Firenze, Bologna, Bari e Milano, con livelli superiori a 80 anni per i maschi e a 85 per le femmine, più bassi a Napoli, Palermo e Catania – maschi sotto 79 anni e femmine sotto 84 anni.L’indagine rivolta alle maggiori 29 realtà urbane del nostro Paese ha evidenziato diseguaglianze molto forti tra le diverse realtà con una dicotomia tra Centro-Nord e Mezzogiorno che caratterizza non solo l’Italia ma anche il contesto urbano.Questa difformità, unita all’aumento della popolazione urbana che rappresenterà il 70% della popolazione globale e in Italia, dove già il 37% della popolazione risiede nelle 14 città metropolitane, rende evidente la necessità di sviluppare strumenti, come FareRete Citylab, volti a valutare tutte le variabili da tenere in considerazione per stare meglio in città.
“L’aumento a livello globale dell’incidenza di malattie non trasmissibili, quali il diabete e l’obesità, sono da attribuire ai maggiori livelli di inurbamento, evoluzione e innovazione tecnologica, causa di stili di vita più sedentari e di diete non salutari, oltre che favorenti una maggiore aspettativa di vita e conseguentemente l’invecchiamento della popolazione” sostiene Andrea Lenzi, coordinatore dell’Health City Institute e presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La Città può rappresentare una grande opportunità, grazie all’integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali, servizi culturali e ricreativi, contribuendo a garantire il futuro della sostenibilità dei sistemi sanitari nel mondo. Per questo l’Health City Institute ha promosso il manifesto “La salute nelle Città: bene comune”, la cui approvazione verrà proposta al Parlamento europeo da parte della delegazione italiana del Comitato delle Regioni, che si propone di offrire alle istituzioni e alle amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio dei determinanti della salute nei propri contesti urbani e fare leva su di essi per mettere a punto strategie per migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino. L’obiettivo è quello di rendere le città più “Healthy”, ovvero consce dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mettono in atto politiche chiare per tutelarla e migliorarla, in accordo con l’invito rivolto dall’Oms ai governi ad adoperarsi responsabilmente, attraverso programmi di educazione alla salute, a promuovere uno stile di vita sano e a garantire ai cittadini un alto livello di benessere.

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L’ipertensione è il singolo fattore di rischio più elevato per ictus

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

saloniccoSalonicco (Grecia) il 10 e 11 marzo 2017 Palazzo dei Concerti, Odos 25 Martiou & Paralia simposio internazionale dal titolo “From risk factors to target organ damage: how to diagnose and how to treat” è organizzato dal Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Asklepeion di Atene, con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini e in collaborazione con l’Università Aristotele di Salonicco, la Società Ellenica di Cardiologia e la Società Ellenica di Ipertensione. L’ipertensione è il singolo fattore di rischio più elevato per ictus, insufficienza renale e infarto. Livelli di pressione fuori controllo per un periodo prolungato possono provocare diverse mutazioni nella strutture del miocardio, nelle coronarie e in generale al sistema cardiocircolatorio. Mutazioni che determinano lo sviluppo di diverse malattie e condizioni patologiche.
«Durante il simposio saranno affrontati diversi temi, tra cui la fibrillazione atriale, l’embolismo polmonare, le disfunzioni sessuali, i nuovi fattori di rischio cardiologici» annuncia Athanasios J. Manolis, Responsabile del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Asklepeion di Atene e Presidente del simposio. «Le sessioni del simposio saranno interattive e i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi con gli esperti riguardo a casi clinici reali»

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1,4 milioni di bambini a rischio di morte in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

unicefSecondo l’UNICEF, quest’anno, circa 1,4 milioni di bambini sono a rischio di morte imminente per malnutrizione acuta grave, viste le incombenti carestie in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen.“Il tempo sta per finire per oltre 1 milione di bambini”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Possiamo ancora salvare tante vite. La malnutrizione acuta e l’incombente carestia sono principalmente causate dall’uomo. Il nostro comune sentire richiede azioni più veloci. Non dobbiamo ripetere la tragedia della carestia nel Corno d’Africa del 2011.”
In Sud Sudan, un paese colpito da conflitti, povertà e insicurezza, oltre 270.000 bambini sono gravemente malnutriti. La carestia è stata recentemente dichiarata in alcune zone dello Stato di Unity nella parte centrosettentrionale del Paese, dove vivono 20.000 bambini. Se non sarà fatto nulla per bloccare la gravità e la diffusione della crisi alimentare, il numero totale di persone colpite nel paese ci si aspetta crescerà da 4,9 a 5,5 milioni con il culminare della stagione secca a luglio.
In Somalia, la siccità sta minacciando una già fragile popolazione danneggiata da anni di conflitto. Circa la metà della popolazione, 6,2 milioni di persone, stanno affrontando una grave situazione di insicurezza alimentare e hanno bisogno di assistenza umanitaria. Quest’anno si prevede che circa 185.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, nei prossimi mesi questo dato ci si aspetta arriverà a 270.000.
Nel Nordest della Nigeria, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave ci si aspetta che quest’anno arriverà a 450.000 negli stati colpiti dal conflitto di Adamawa, Borno e Yobi. Secondo il Fews Net- il Sistema di allerta precoce della carestia che monitora l’insicurezza alimentare – l’anno scorso la carestia probabilmente era presente in alcune delle aree precedentemente inaccessibili degli Stati del Borno, è probabilmente in corso e si espanderà in altre aree che non sono ancora state raggiunte dagli aiuti umanitari.
In Yemen, a causa degli ultimi due anni di violenti conflitti, 462.000 bambini sono attualmente colpiti da malnutrizione acuta grave – con un aumento dal 2014 di circa il 200%.
Quest’anno, l’UNICEF sta lavorando con i suoi partner per garantire cure terapeutiche a 220.000 bambini gravemente malnutriti in Nigeria; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Sud Sudan; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Somalia e 320.000 bambini in Yemen.

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Pesticidi: deputati europei chiedono una rapida approvazione di prodotti a basso rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

I pesticidi biologici a basso rischio, compresi quelli a base di bio-organismi come i feromoni o gli oli essenziali, potrebbero sostituire quelli convenzionali, sospettati di danneggiare l’ambiente e la salute umana. I deputati si chiedono il motivo per il quale alcuni Stati membri esitano o rifiutano la loro omologazione e vogliono che la Commissione proponga una revisione delle norme per accelerare il processo di approvazione.In una risoluzione votata mercoledì, i deputati hanno fatto notare che l’utilizzo di prodotti fitosanitari tradizionali è sempre più oggetto di pubblico dibattito, a causa dei potenziali rischi che presentano per la salute umana, gli animali e l’ambiente. Eppure solo sette sostanze attive classificate come alternative “a basso rischio” sono state approvate nell’Unione europea.Inoltre, alcuni Stati membri dell’UE hanno rifiutato l’autorizzazione di questi prodotti alternativi a basso rischio, a causa della loro efficacia che viene percepita come inferiore, senza tener conto dei benefici in termini di efficienza delle risorse per l’agricoltura biologica e senza considerare i costi agricoli, sanitari e ambientali di certi altri prodotti fitosanitari.I deputati hanno invitato la Commissione a proporre una proposta legislativa, prima della fine del 2018, al fine di istituire una procedura accelerata per la valutazione, l’autorizzazione e la registrazione dei pesticidi a basso rischio.

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Ictus e infarto: quanto rischio? Anche in Italia un’app lo calcola per aiutarci a prevenirli

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

ictus cerebraleCalcolare e ridurre il rischio di ictus e infarto attraverso l’utilizzo di una semplice “app”. L’applicazione è stata ideata dal Prof. Valery Feigin dell’Università di Auckland, Nuova Zelanda, patrocinata da World Stroke Organization (WSO), International Association of Neurology & Epidemiology (IANE) e European Stroke Organization (ESO), è stata tradotta nelle principali lingue in tutto il mondo. La versione italiana è stata curata e finanziata interamente da ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari- Onlus (www.trombosi.org). La app è un vero e proprio “riskometro”, cioè uno strumento che misura il rischio di andare incontro alle due malattie vascolari più probabili, più gravi ma anche più evitabili: infarto e ictus cerebrale. In Italia, ci sono circa 736.600 persone che sopravvivono a un ictus. 144.000 sono i nuovi casi di persone colpite da ictus ogni anno, di cui 79.000 muoiono poco dopo l’attacco con un numero totale di anni persi per la malattia.
L’app, disponibile sia per Apple che per Android, funziona in modo semplice e intuitivo: registra le abitudini di coloro che la utilizzano e monitorizza eventuali cambiamenti nel corso dell’anno sia nello stile di vita che nello stato di salute. L’app insegna a riconoscere tempestivamente i sintomi dell’ictus che non devono essere sottovalutati nel momento in cui si presentano: riconoscere i sintomi dell’ictus e chiamare il 118 senza perdere tempo può salvare la vita di chiunque, delle persone care intorno a noi. Nella cura dell’ictus il tempo è cervello, agire rapidamente può fare la differenza fra l’invalidità o il recupero della salute.
Come spiega la dottoressa Paola Santalucia, neurologa, cardiologa e vice-presidente ALT: “I dati raccolti attraverso l’app permetteranno a chi la utilizzerà, previo consenso e in forma anonima, di partecipare a una ricerca mondiale che coinvolge 160 Paesi, finalizzata a comprendere sempre più a fondo i fattori di rischio che causano ictus e infarto. Il progetto aiuterà ricercatori e clinici a tracciare in modo molto accurato strategie di prevenzione e cura basandosi sull’esame di un grande numero di profili di rischio individuali, che, considerati nel loro insieme, avranno una ricaduta fondamentale sulla salute cardio e cerebrovascolare di tutti in Italia e nel mondo”.
infarto miocardico acutoL’ictus è causato da una squadra di complici, che noi dobbiamo conoscere e neutralizzare uno per uno, perché si potenziano a vicenda per tendere la trappola di un evento cardio o cerebrovascolare. Fanno parte di questa squadra molti componenti in qualche modo eliminabili o neutralizzabili che si potenziano tra di loro e che ben conosciamo: fumo, alimentazione sbilanciata per quantità o qualità, pigrizia, stress, diabete, pressione alta, livelli di colesterolo elevati per lungo tempo nel sangue e abuso di droghe.
L’app fornisce i consigli “salvavita”: è sufficiente cliccare sulle informazioni relative a ciascun fattore di rischio incluse nell’applicazione. La versione “Pro” dell’app contiene inoltre una serie di video nei quali esperti internazionali forniscono spiegazioni sui sintomi, sui fattori di rischio e sui provvedimenti necessari per evitare l’ictus cerebrale. Sono informazioni che ognuno di noi dovrebbe possedere e usare, perché sapere “che fare in caso di..” può cambiare la nostra vita e di molte persone intorno a noi. Per saperne di più su: WFN – Word Federation of Neurology, organizzazione leader nel mondo per la promozione dell’eccellenza in neurologia nel mondo https://www.wfneurology.org/

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Fondazione Italiana Per Il Cuore: Prevenzione Rischio Cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

cardiologiaRoma 18 gennaio 2017, ore 10.00-11.30 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Sala D’Antona – via Flavia n. 6. L’impatto socio-economico delle patologie cardiovascolari, che restano la prima causa di morte in Italia, è in costante aumento, con un ruolo sempre più incisivo sulla produttività. Un segnale forte può e deve arrivare, oltre che dall’ambito medico scientifico, anche dal mondo del lavoro, con azioni e iniziative adeguatamente inserite in una logica di welfare aziendale, come la Campagna “Lavora con il cuore”. Un tema di salute pubblica che se affrontato con specifiche politiche di prevenzione, con il tempo potrà portare a ricadute positive sui singoli cittadini e sull’intero Sistema Sanitario Nazionale. Durante l’incontro verranno analizzati e commentati i risultati e le prospettive della campagna “Lavora con il Cuore”, che nel periodo Dicembre 2015 – Febbraio 2016 ha coinvolto oltre 550 persone, valutando i principali fattori di rischio cardiovascolare dei lavoratori delle sedi centrali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a Roma che si sono sottoposti a tale indagine, con l’obiettivo di informarli e sensibilizzarli sull’importanza della prevenzione di detti fattori di rischio.

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Rottamazione Equitalia: “Attenti alla trappola, aderire potrebbe essere un rischio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

equitalia1Rocco Guerriero, Presidente CesConsumatori, in base alle recenti disposizioni di abolizione di Equitalia lancia un grido di allarme:”Attenti alla trappola. Aderire alla rottamazione delle cartelle Equitalia senza un’attenta valutazione potrebbe essere un rischio”. Il D.L. n. 193/2016 (collegato alla legge di Bilancio 2017) all’articolo 6 individua termini e modalità per addivenire alla c.d. “definizione agevolata” dei ruoli esattoriali. In estrema sintesi viene data la possibilità di provvedere all’estinzione di un proprio debito con il Fisco, senza versare le sanzioni e gli interessi mora. C’è tempo fino al 31 marzo 2017 per presentare l’istanza e ieri Equitalia ha informato che in meno di due mesi sono state già presentate oltre 100 mila domande. Approfondiamo l’argomento con Rocco Guerriero, presidente nazionale della Cesconsumatori, associazione specializzata in materia di indebitamento che subito avverte “Aderire senza un’attenta valutazione potrebbe essere un rischio. Dietro la rottamazione si nascondono mille insidie e nella maggior parte dei casi non è affatto conveniente”. Rottamare. A chi conviene? “Conviene certamente a chi ha piccoli debiti o chi ha già perso in giudizio. In tutti gli altri casi consigliamo di fare un calcolo preventivo sulla somma che realmente si andrà a rottamare”. Quali sono gli elementi negativi della rottamazione? “E’ pur vero che si avrà un risparmio, non sempre consistente, ma è altrettanto vero che il debito dovrà essere pagato in soli 14 mesi versando il 70% del debito già entro novembre 2017. Inoltre chi ha giudizi pendenti dovrà rinunciare a tutte le azioni in corso. In ultimo confermo che verranno eliminate sanzioni e interessi ma nel contempo verranno conservati interessi di ritardata iscrizione a ruolo, l’aggio, le eventuali spese maturate a seguito di avvio di procedura esecutiva, le spese di notifica”. Altri punti a sfavore? “Se ho una rateizzazione in corso a 72 o a 120 mesi e verso la 1° rata della rottamazione senza riuscire a pagare le restanti rate, decadrò sia dalla rottamazione che equitaliadalla precedente rateizzazione. Inoltre le scadenze sono perentorie: ritardare anche solo di un giorno il pagamento di una delle 5 rate vorrà dire decadere immediatamente dalla rottamazione”. In conclusione qual’è il suo consiglio? “Il contribuente ha tempo fino al 31 marzo per inviare la domanda ed Equitalia avrà tempo fino al 31 maggio per comunicare la somma che andrà pagata. Se il calcolo non sarà conveniente non ci si potrà più tirare indietro. Quindi consiglio di aderire solo se la somma abbattuta è davvero notevole e per saperlo è fondamentale affidarsi ad esperti che faranno prima un calcolo della somma che si andrà realmente ad abbattere”. Come funziona il vostro servizio? “In queste settimane ho notato il proliferare di associazioni e di nuove società che eseguono i calcoli richiedendo somme fuori mercato. CesConsumatori, da anni attenta alla tutela del contribuente, ha deciso di proseguire per la propria strada eseguendo il calcolo in forma totalmente gratuita per gli associati. Chi non è associato potrà farlo pagando una quota annua di soli 10 euro che oltre a questa pratica garantiranno una tutela, assistenza e consulenze gratuite su qualsiasi problema per 365 giorni”. Inoltre non ci limitiamo solo al calcolo per la rottamazione ma prima analizziamo tutta la posizione debitoria con Equitalia evidenziando eventuali cartelle invalide (es. prescritte) dove riteniamo non debba farsi domanda di rottamazione. Successivamente solo sulle cartelle valide eseguiremo il calcolo e solo se l’associato riterrà la rottamazione conveniente presenteremo la relativa istanza”. (foto: equitalia)

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Poliziotto sparò a rom che tentò di investirlo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

maccari-cie-kr5Ora sarà processato mentre lo zingaro ha continuato a delinquere “Dover pagare, letteralmente, tutta la vita solo per aver fatto il proprio lavoro è qualcosa che rischia di sovrastare e annegare nello sconforto ogni motivazione, ogni spinta ideale, ogni senso del dovere, di chiunque vesta una divisa. Un Poliziotto che per quindici anni ha svolto i suoi compiti in maniera assolutamente corretta e fedele, e che ha ricevuto un encomio per il suo lavoro, non può vedere spazzata via la sua serenità e marchiata senza pietà la sua carriera per aver tentato di difendere se stesso e gli altri. Sappiamo che le sentenze si rispettano – e questa comunque è solo quella di primo grado -, ma non si può tacere su quanto, nei fatti, tutto ciò sia avvertito da migliaia di tutori dell’ordine come una sconfitta atroce, e come il segno tangibile di una spada di Damocle con cui nessuno, con un po’ di sale in zucca, si sentirebbe di convivere preferendo piuttosto ‘girarsi dall’altra parte al momento giusto’. Non si può sopportare prima di vedersi arrivare addosso un’auto a tutta velocità e poi di vedersi condannare per aver tentato di fermare dei fuggitivi dopo aver rischiato di morire per il proprio lavoro. Oggi, come il giorno che decisero di processare il collega di Torino, gli diciamo che siamo con lui”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la notizia della condanna a nove mesi di reclusione e 60mila euro di provvisionale (da pagare in solido con il Ministero dell’interno) inflitta a un poliziotto di 42 anni accusato di lesioni colpose dopo che a Torino, il 15 dicembre del 2013, sparò contro due auto in fuga poi risultate rubate, una delle quali tentò di investirlo, poiché un ladro fu raggiunto da un colpo e ferito. Il poliziotto aveva 15 anni di servizio senza alcuna “macchia” e, anzi, aveva ricevuto un encomio. Per lo stesso fatto il nomade, Megaiver Sulejmanovic di 24 anni, che ha ammesso il furto dell’auto ed è stato accusato anche di resistenza aggravata, è stato condannato a un anno e un mese di reclusione. Il rom, che secondo la ricostruzione del PM subì “la perdita irreversibile dell’uso degli arti inferiori”, ad aprile del 2015 è stato poi fermato ancora alla guida di un’auto senza assicurazione, e nel novembre seguente è stato protagonista di un altro rocambolesco inseguimento, protrattosi per ben 28 chilometri, come accuratamente documentato dalla stampa nazionale. La pubblica accusa, per parte sua, nello scorso gennaio ha chiesto di processare il Poliziotto che avrebbe “agito con imprudenza e imperizia” poiché avrebbe “indirizzato i colpi in rapida successione su bersagli di ridotte dimensioni (i pneumatici) in repentino allontanamento ed in direzione obliqua rispetto alla sua posizione di tiro”, con l’aggravante di “aver agito nonostante la previsione dell’evento dal momento che le condizioni sopra descritte (orario notturno, illuminazione insufficiente) rendevano probabile il verificarsi del ferimento di qualcuno degli occupanti dei veicoli”. “Abbiamo detto allora e ribadiamo adesso che queste accuse rasentano l’incredibile. Non è stato il collega a scegliere di farsi quasi investire in piena notte – insiste Maccari -, tentare di fermare un’auto in fuga, sparare agli pneumatici, sembra uno scherzo di pessimo gusto ma davvero si contesta ai poliziotti di fare ciò per cui vanno in strada. Ma la risposta egualmente severa di uno Stato talmente intransigente da pretendere che fermiamo le auto che ci vogliono investire a mani nude dov’è quando si tratta di punire chi ci vuole ammazzare? Quale credibilità può mai avere un sistema che condanna un Poliziotto dalla carriera encomiabile a versare il proprio stipendio a vita solo per aver tentato di fermare un delinquente che, per tutta risposta, dopo aver subito questi danni ‘così gravi’ continua ad andare in giro continuando imperterrito a compiere allegramente i suoi crimini preferiti”.

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Sicilia: scuole paritarie a rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

sicilia“Le scuole paritarie della Regione Sicilia versano in uno stato di disagio dovuto alla mancanza di risorse economiche necessarie ad espletare la loro attività didattica. Tale situazione ha, inevitabilmente, compromesso il diritto degli studenti delle stesse scuole alla fruizione del servizio educativo e formativo che dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. Le istituzioni scolastiche paritarie offrono un servizio pubblico che determina un notevole risparmio per il bilancio statale occupandosi dell’ istruzione degli alunni che altrimenti dovrebbero frequentare le scuole pubbliche. Le risorse economiche per le scuole paritarie nella Regione Sicilia hanno subito “un taglio” soprattutto nell’anno scolastico 2014/2015 determinando una progressiva crisi economica delle stesse istituzioni molte delle quali hanno chiuso determinando gravi disagi sia per il personale delle stesse sia per gli alunni che frequentavano le scuole”. Lo dichiara il deputato di Area popolare, Nino Minardo che continua: “La situazione è drammatica e mi è stata illustrata nei giorni scorsi nel corso di un incontro con la direttrice scolastica, i docenti ed il personale amministrativo di un istituto paritario locale. Rilevata la sperequazione di cui sono vittime queste scuole rispetto alle “colleghe” del resto d’Italia. Mentre da Reggio Calabria in su le primarie paritarie ricevono dallo Stato 19mila euro ad Istituto, in Sicilia il contributo (un tempo vantaggioso) si è andato pian piano prosciugando, fino a prevedere 7mila euro negli ultimi anni, mentre, caso emblematico, per l’anno 2014/2015 sono stati concessi circa 2.400,00 euro ad ogni istituto che ospita in media 5 classi. Per questi motivi ho interessato della questione il Ministro dell’Istruzione chiedendo l’opportunità di verificare, nell’ambito delle sue competenze, se siano state garantite le prestazioni attinenti ai diritti civili e sociali nella Regione Sicilia che devono riguardare la fruizione del servizio educativo, scolastico e formativo degli studenti della stessa Regione e che devono essere uniformi su tutto il territorio nazionale. Una situazione penalizzante che non dà attuazione piena alla legislazione sulla parità scolastica e sulla libertà educativa”, conclude Minardo.

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