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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘rischio’

Ciclo di incontri sul tema del rischio

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Parma Martedì 19 novembre, alle 17.30, nell’Aula Bandiera del Palazzo Centrale dell’Università di Parma, si terrà il primo dei tre incontri organizzati da Centro Studi in Affari Europei e Internazionali – CSEIA per illustrare i risultati del contest rivolto ai ricercatori dell’Ateneo di Parma sul tema del rischio.Nei mesi scorsi CSEIA, centro di ricerca multidisciplinare che raggruppa gli studiosi dell’Università di Parma che lavorano su tematiche europee e internazionali, ha indetto un concorso rivolto ai ricercatori dell’Ateneo al fine di fornire un supporto nella pubblicazione dei risultati della loro ricerca. CSEIA si impegnava a contribuire al finanziamento della pubblicazione, in forma open access, di review della letteratura o di saggi su riviste scientifiche nazionali o internazionali, o la pubblicazione di monografie, su temi legati al concetto di rischio, nelle sue varie declinazioni. Ciò allo scopo di contribuire alla diffusione dell’attività di ricerca scientifica dell’Università di Parma su tematiche di rilievo per CSEIA, riducendo gli oneri a carico del personale docente e ricercatore e favorendo pubblicazioni di elevato livello. Il bando ha riscosso un notevole successo tra i ricercatori dell’Ateneo: sono state numerose le proposte ricevute dagli organizzatori, e solo le migliori sono state selezionate da un board di esperti nazionali.Tra i requisiti per poter presentare la domanda, il tema inerente al “rischio”, la prospettiva europea o internazionale e l’originalità della proposta. Il bando OPEN-UP (Outgoing Publications, Essays and Networks – University of Parma) è stato ideato da CSEIA proprio con l’obiettivo di “aprire” la ricerca UNIPR sia alla cittadinanza sia alla più ampia comunità scientifica internazionale. Gli studiosi che hanno pubblicato i risultati del loro progetto con il contributo finanziario di CSEIA sono pronti a presentarli alla cittadinanza attraverso una serie di incontri, che si terranno in Ateneo e in altre location suggestive della città: ad aprire il programma sarà Stefano Rossi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, che martedì 19 novembre alle 17.30 (Aula Bandiera del Palazzo Centrale dell’Università), descriverà l’impatto delle nanoparticelle sulla funzionalità cardiaca. Sarà poi la volta di Giovanni Ceccarelli (Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali) che parlerà del sistema assicurativo nella Firenze rinascimentale (martedì 10 dicembre, ore 17.30, Sala APE – Parma Museo di Via Farini 32/A). Chiuderà questo primo ciclo di incontri Luca Dellafiora, del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco, che illustrerà gli effetti delle micotossine negli alimenti (martedì 17 dicembre, ore 17.30, Gastronomy Hub, ex Palazzo della Provincia, piazza della Pace 1). Diversi altri progetti sono ancora in corso (su Big Data, realtà aumentata, rischio idrogeologico, lotta alla povertà e su altri temi). Una volta conclusi, tutte le ricerche verranno presentate alla cittadinanza in analoghe iniziative.

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Gomme e catene da neve: 1,7 milioni di italiani a rischio multa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Dal 15 novembre al 15 aprile scatta l’obbligo di montare pneumatici invernali o di avere a bordo catene da neve; ma gli italiani rispettano questa regola? Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, nell’ultimo anno 1,2 milioni di automobilisti hanno guidato senza dotarsi dei dispositivi prescritti dalla legge e, più in generale, la platea di automobilisti a rischio multa potrebbe essere addirittura più ampia, arrivando a 1,7 milioni di persone.È questo il numero di automobilisti che alla domanda “come ti comporti prima di partire per un viaggio in auto al di fuori della tua città” hanno dichiarato di mettersi tranquillamente al volante senza essere in regola con la norma. Limitandoci al solo ultimo anno, però, per quale motivo così tanti italiani non hanno guidato con dispositivi di sicurezza tanto fondamentali? L’8% ha detto di essersene dimenticato, il 7% ha dichiarato di non poterselo permettere economicamente e il 6% ha addirittura ammesso che non si è adeguato perché ritiene questi dispositivi di poca utilità. Eppure, i rischi nel non utilizzare gomme adatte alle intemperie o catene da neve sono molto alti; non solo per la propria incolumità, ma anche per l’RC auto, che potrebbe perdere di validità in caso di sinistro.

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Prevenzione del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Milano, 14 novembre 2019 – ore 10.00 Belvedere 39° piano – Palazzo Lombardia – Nucleo 1 Piazza Città di Lombardia, 1 In occasione della giornata mondiale del diabete, arriva a Milano la campagna di informazione nazionale “Al Cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes per informare le persone con diabete sulla gestione della malattia al fine di ridurre le complicanze ad essa correlate. Questo evento sarà un’occasione di confronto tra rappresentanti di Istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari e associazioni di pazienti per delineare azioni efficaci per arginare la crescente diffusione del diabete e per sensibilizzare sull’importanza del controllo glicemico, del peso corporeo e di tutti gli altri fattori di rischio che concorrono allo sviluppo di complicanze, in particolare di quelle cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte e disabilità nelle persone con diabete tipo 2.

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Cristiani a rischio nella Siria Nord orientale

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

«Almeno trecento cristiani hanno lasciato le città di Ras al-Ain, Derbasiyah, Tall Tamr ed una parte di al-Malikiyah e temiamo che se gli scontri proseguiranno, un esodo perfino maggiore di fedeli potrebbe interessare anche Qamishli, dove attualmente vivono 2300 famiglie cristiane». È il racconto disperato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre di monsignor Nidal Thomas, rappresentante episcopale della Chiesa caldea ad Hassaké.Il sacerdote descrive una situazione critica. «Non sappiamo quanto sta succedendo. Ogni ora sentiamo parlare di vittime e di dispersi nelle dichiarazioni di curdi, turchi, americani e russi. Ma noi non conosciamo la verità. L’unica certezza è che i bombardamenti e soprattutto i massacri commessi dai turchi contro la nostra comunità, spingono sempre più cristiani a fuggire». Al momento sono poche le famiglie di fedeli che si sono rifugiate nel Kurdistan iracheno, ma monsignor Thomas ritiene che difficilmente i cristiani in fuga potrebbero scegliere come meta la regione semi-autonoma nel nord dell’Iraq. «La vita lì è troppo costosa per i poveri cristiani siriani. Senza contare che il popolo iracheno non ha fatto nulla per evitare il drammatico scenario che purtroppo si è concretizzato in Siria. Nel nostro Paese c’erano migliaia di famiglie cristiane. Nessuno ha cercato di difenderci».
Oggi i cristiani nella Siria nordorientale, nonostante la conferma dell’uccisione di Abu Bakr al Baghdadi, temono anche un ritorno del jihadismo. «È purtroppo un’eventualità con la quale dobbiamo fare i conti», afferma monsignor Thomas, secondo il quale molti degli uomini di ISIS sarebbero ora riuniti nell’Esercito libero siriano che è entrato nella regione di Ras al-Ain. Il sacerdote, tramite Aiuto alla Chiesa che Soffre, si appella quindi alla comunità internazionale per chiedere un sostegno a nome della propria comunità. «Abbiamo bisogno di aiuto. Noi cristiani siamo il popolo che più ha sofferto a causa di questo interminabile conflitto. Siamo l’anello debole, perché vogliamo vivere in pace e rifiutiamo la guerra. Due terzi dei cristiani hanno lasciato il Paese e il restante terzo rischia di non sopravvivere. E nel frattempo i Paesi occidentali si scontrano tra loro per spartirsi la Siria, ridotta in ginocchio anche a causa delle sanzioni internazionali».

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Europa occidentale: a rischio la stabilità finanziaria delle aziende secondo Atradius

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

In aumento quest’anno i casi d’insolvenza in Europa occidentale, dopo anni di sostanziale stabilità. Si prevede che il 2019 si chiuda con un incremento delle insolvenze al 2,7%, un trend di crescita che dovrebbe confermarsi anche nel 2020.ll rallentamento della crescita economica globale, il protrarsi della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, nonché l’incertezza relativa ai futuri rapporti tra Regno Unito ed Unione Europea sono considerati i fattori principali alla base di un atteso aumento dei casi d’insolvenza in Europa occidentale.Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, ha dichiarato: “Per quest’anno non s’intravede la fine della difficile situazione congiunturale, e anche per il prossimo anno le previsioni non sono positive. Il contesto economico globale è peggiorato, e dovrebbe rimanere instabile nei prossimi mesi. Le previsioni indicano un ulteriore aumento delle insolvenze nel 2020, che metterà a dura prova la stabilità finanziaria delle imprese”.Secondo quanto emerge dall’edizione 2019 del “Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento a livello internazionale – Focus: Europa Occidentale”, le transazioni commerciali tra aziende vedono un più frequente ricorso alla concessione di credito commerciale rispetto allo scorso anno, verosimilmente per sostenere la crescita della domanda interna e rimanere competitive sui mercati esteri.In media, il 60,4% del valore totale delle transazioni commerciali tra aziende in Europa occidentale è stato effettuato a credito (lo scorso anno il dato si attestava al 41,4%). Questo dato raggiunge il 67,2% in Europa orientale, il 50,9% nelle Americhe e il 55,5% in Asia-Pacifico (passando rispettivamente dal 38,8%, 45,8% e 48,1% dello scorso anno).Nel dettaglio, le aziende danesi sono le più propense a concedere credito ai propri clienti (75,5% di vendite a credito) e quelle francesi le meno convinte (44,6%). Nel mezzo il dato relativo alle vendite a credito degli intervistati italiani pari al 52,9% del totale delle vendite tra aziende, al di sotto della media europea del 60,4%.Restano sostanzialmente stabili le tempistiche medie concesse dai fornitori ai clienti per saldare le fatture. Non sorprende il fatto che la continua incertezza sulle relazioni future tra il Regno Unito e l’Unione Europea abbia sensibilmente acuito la percezione del rischio di credito da parte delle aziende del Regno Unito (dilazioni di pagamento medie concesse pari a 20 giorni, rispetto ai 24 giorni dello scorso anno) e dell’Irlanda (28 giorni, rispetto ai 31 giorni di un anno fa). Restano, invece, superiori alla media per l’Europa occidentale (pari a 34 giorni) le dilazioni di pagamento medie concesse dalle aziende italiane, che si attestano a 51 giorni dalla data di emissione della fattura.Per quanto riguarda i crediti insoluti, circa il 30% del valore totale delle fatture B2B emesse dagli intervistati in Europa occidentale nell’ultimo anno è rimasto non pagato alla scadenza. Il dato sale al 35,1% nel Regno Unito, si attesta al 31,3% in Italia, e tocca il minimo al 20,3% in Danimarca.
La valutazione della solvibilità degli acquirenti, unitamente all’invio di solleciti di pagamento, sono le attività di gestione del credito commerciale più frequentemente utilizzate in Europa occidentale. La Grecia è la più attiva in tal senso (39% di media degli intervistati) mentre l’Italia si posiziona al 42%, contro una media del 35% per l’Europa occidentale.
L’edizione di ottobre 2019 del “Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento tra imprese a livello internazionale – Focus: Europa occidentale” è il risultato del sondaggio condotto in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Spain, Svezia, Svizzera, Olandai e Regno Unito. I report possono essere scaricati dal sito web Atradius all’indirizzo https://group.atradius.com (sezione Publications/Payment Practices Barometer).

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La Fed arranca di fronte a un sistema bancario sempre più a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Giorni fa un pericoloso corto circuito ha messo in crisi il sistema finanziario e bancario americano. Improvvisamente è venuta a mancare una grande quantità di liquidità, facendo, di conseguenza, alzare a oltre il 10% il costo del denaro a brevissimo termine, il cosiddetto overnight. In situazioni normali non si discosta di molto dal tasso di sconto applicato dalla Federal Reserve che in quel momento era di 2,15-2,30%. La Fed, inoltre, per la prima volta dopo gli anni della Grande Crisi, ha iniziato a muoversi sul mercato interbancario con operazioni cosiddette repo (repurchase agreement operation). In generale trattasi di strumenti del mercato monetario, di “pronti contro termine”, in cui il venditore cede, in cambio di denaro, un certo numero di titoli a un acquirente che s’impegna a riacquistarli a un determinato prezzo e a una determinata data. Sono, di fatto, una specie di crediti a brevissimo termine che servono a coprire mancanze monetarie per soddisfare pagamenti urgenti. L’accaduto è stato riportato dalla stampa come un evento speciale, sorprendente. Ma, perché si è verificata una tale scarsità di dollari? Vi sono forse nuovi e più grandi rischi per il sistema? Queste domande, purtroppo, non sono state poste.
Il presidente della Fed di New York, che è dovuta intervenire urgentemente con 75 miliardi di dollari al giorno, aumentati poi a 100 miliardi, si è limitato a dire che la colpa è delle grandi banche americane. Esse, pur essendo piene di liquidità, non l’avrebbero messa a disposizione. Ha ammesso, però, l’esistenza di falle nel sistema. Ha aggiunto che “il problema non è il livello delle riserve della Fed, ma il funzionamento del mercato”. Affermazione pesante. Però, in realtà si stima che alla Fed mancherebbero almeno 400 miliardi di dollari di riserve. E’ proprio questo livello a determinare le tensioni sul mercato del credito overnight. Tali tensioni si verificano soprattutto nei giorni precedenti la chiusura del trimestre, quando la domanda di liquidità aumenta significativamente. Ma è compito della Fed anticipare i flussi di liquidità e sapere se e perché le banche non la mettano a disposizione. Non si può scherzare con il gioco delle responsabilità quando il sistema finanziario, come nel nostro caso, è da tempo in fibrillazione. Com’è stato recentemente documentato, le politiche monetarie americane hanno, infatti, generato grossi problemi economici, commerciali e valutari soprattutto nei paesi emergenti che, per proteggersi da eventuali evoluzioni negative, hanno dovuto aumentare le loro riserve in dollari. Ora ci sembra rilevante capire in particolare perché le banche “too big to fail” abbiano concentrato nelle loro mani crescenti quantità di liquidità. Che cosa temono e per quale evenienza? Si ricordi che una delle cause del fallimento della Lehman Brothers e del grave rischio d’implosione del sistema bancario americano fu proprio la mancanza di liquidità, necessaria per coprire le perdite generate dai derivati finanziari speculativi in sofferenza, soprattutto quelli legati al settore immobiliare. Si è cercato di spiegare che la riluttanza a concedere i crediti fosse dovuta alla qualità dei titoli dati in garanzia. Ma i titoli usati sono solitamente obbligazioni del Tesoro Usa e garantiti, quindi, dallo Stato. Una spiegazione plausibile sarebbe, invece, la paura di concedere crediti ad altre banche e imprese considerate a rischio. Infatti, ci sono molti settori in difficoltà, quali, per esempio, quello del debito corporate, quello del credito al consumo e quello dell’energia ottenuta dalle scisti bituminose, il cosiddetto shale gas. Si consideri che solo il corporate debt, il debito delle imprese americane, ai margini di rischio, sarebbe di oltre 7.500 miliardi di dollari. Intanto la Banca dei Regolamenti Internazionali ha evidenziato come la prolungata politica dei tassi d’interesse zero abbia destabilizzato l’intero sistema finanziario con effetti nuovi, senza precedenti. Ha quantificato a livello mondiale intorno a 17.000 miliardi di dollari i titoli pubblici e privati con un tasso negativo. E’ circa il 20% del pil mondiale! Inoltre, negli Usa e in altri paesi i tassi d’interesse a lungo termine sono addirittura inferiori a quelli a breve. Mai successo nella storia economica. Adesso ci si aspetta che, dopo gli annunci della Bce, anche la Fed inizi il suo nuovo Quantitative easing, comprando almeno 15 miliardi di dollari di obbligazioni del Tesoro Usa al mese attraverso l’immissione di nuova liquidità. Purtroppo, secondo noi, a livello globale lo spazio di manovra delle politiche monetarie si sta ristringendo ulteriormente e i rischi di nuove crisi aumentano. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Polipillola antipertensiva e ipolipemizzante riduce di un quarto il rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Una sola compressa con basse dosi di tre farmaci antipertensivi e uno per abbassare il colesterolo riduce di un quarto il rischio di malattie cardiovascolari, secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. «Nonostante la cosiddetta polipillola in prevenzione cardiovascolare sia già stata studiata, ci sono pochi dati sull’omogeneità dei suoi effetti in differenti popolazioni di pazienti. Resta infatti da chiarire se i benefici ottenuti siano a solo vantaggio degli individui con elevati fattori di rischio individuale, mentre quelli a rischio normale ne subiscano invece solo gli effetti collaterali con poco vantaggio in termini di prevenzione cardiovascolare» afferma Thomas Wang, coordinatore dello studio e capo della divisione di medicina cardiovascolare presso il Vanderbilt University Medical Center (VUMC), spiegando che la polipillola potrebbe contribuire al superamento delle disparità sanitarie basate sulla residenzialità disagiata e sulla classe socioeconomica che esistono in questo e in altri paesi. Allo studio, controllato e randomizzato hanno preso parte 303 adulti senza malattie cardiovascolari, 96% neri, 60% donne e 75% con un reddito annuo inferiore a $ 15.000 seguiti presso i centri sanitari di comunità, metà dei quali sono stati assegnati per 12 mesi alla terapia con una polipillola giornaliera che conteneva quattro farmaci a basso dosaggio noti per ridurre la pressione e il colesterolo LDL: atorvastatina (10 mg), amlodipina (2,5 mg), losartan (25 mg) e idroclorotiazide (12,5 mg), mentre l’altra metà ha continuato le cure consuete. E i risultati parlano chiaro: al termine dei 12 mesi di follow up, nel gruppo polipillola sia i valori pressori sia i livelli di colesterolo LDL si erano abbassati in modo significativo rispetto al gruppo di controllo, traducendosi in una riduzione stimata del 25% del rischio di un evento cardiovascolare. Conclude Wang: «Molti pazienti, specie i più svantaggiati dal punto di vista sociale, devono affrontare una serie di barriere per ottenere le cure di cui hanno bisogno. Tali barriere includono costi e complessità dei regimi terapeutici, quindi sono necessarie strategie innovative per migliorare la fornitura di cure preventive, specialmente quando si tratta di individui socio-economicamente vulnerabili. (fonte Doctor33)

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Regione mediterranea a rischio di inaridimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Roma. Un nuovo studio internazionale, a cui ha preso parte un team tutto al femminile del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, ha ricostruito la storia dei cambiamenti climatici dell’area del Mediterraneo a partire dall’analisi dei fondali di uno dei laghi più antichi d’Europa (1 milione e 360 mila anni). Il team scientifico internazionale SCOPSCO (Scientific COllaboration on Past Spectation Conditions in lake Ohrid) ha pubblicato sulla rivista Nature i risultati di uno studio paleoambientale sul Lago Ocrida (Ohrid in inglese), il più antico d’Europa, situato al confine tra Albania e Macedonia del Nord, noto per la sua eccezionale biodiversità con oltre 300 specie animali e vegetali endemiche. Obiettivo della ricerca è studiare il clima della regione mediterranea afflitta da un progressivo inaridimento, probabilmente collegato all’andamento delle precipitazioni dalle quali dipende la disponibilità idrica e la qualità della vita di oltre 450 milioni di persone.In particolare lo studio ha descritto i cambiamenti ambientali del passato avvenuti in risposta all’alternanza di periodi glaciali e interglaciali. Le analisi geochimiche e polliniche hanno permesso di capire che durante i periodi caldi e a maggior contenuto di CO2 nell’atmosfera si osserva un aumento del contrasto stagionale con estati molto più aride e autunni con forti precipitazioni. Lo studio ha inoltre documentato importanti connessioni tra il sistema climatico mediterraneo e quello monsonico africano mettendo in evidenza la stretta relazione tra clima regionale e globale. Il confronto tra i dati e i modelli climatici sviluppati nell’articolo mostra un intensificarsi dei cicloni sul Mediterraneo occidentale, soprattutto in autunno. L’aumento della ciclogenesi sarebbe legato, secondo questa ricerca, al riscaldamento anomalo della superficie del mare durante l’estate. Effetti simili potrebbero derivare dal recente riscaldamento climatico di origine antropica, e in questo contesto, le ricerche sul Lago di Ocrida potranno essere utili per risolvere alcune delle incertezze presenti nel rapporto della commissione intergovernativa sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) e migliorare le proiezioni future.Il lavoro di perforazione dei sedimenti del fondo del Lago Ocrida, effettuato grazie a uno dei progetti di maggior successo del consorzio ICDP (International Continental Scientific Drilling Program) e cofinanziato da enti di ricerca nazionali, tra cui, per l’Italia, l’Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha raggiunto una profondità di 568 m e superando una colonna d’acqua di 245 m. Gli studiosi hanno impiegato cinque anni, tramite l’analisi delle diverse proprietà delle carote di sedimento recuperato, per rivelare che il lago si è originato 1,36 milioni di anni fa e che è esistito senza soluzione di continuità.Il team SCOPSCO, diretto da Bernd Wagner dell’Università di Colonia (Germania), coordinato per l’Italia da Giovanni Zanchetta dell’Università di Pisa, vede Laura Sadori del Dipartimento di Biologia ambientale come coordinatrice del gruppo di palinologia.Tra i dati ottenuti, di gran rilievo è quello del polline fossile, che è stato studiato da un gruppo internazionale di palinologi (SCOPSCO Polle Group, https://web.uniroma1.it/dip_dba302/ricerca/scopsco-pollen-group),primo a vedere un così alto numero di esperti lavorare in sinergia su un unico archivio. Per Sapienza ne fanno parte, oltre a Laura Sadori, Alessia Masi, data manager, e Gaia Sinopoli che ha svolto la sua ricerca su questo argomento nell’ambito del Dottorato in Scienze della Terra, curriculum in Ambiente e Beni Culturali.

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Rischio cardiovascolare aumenta se la pressione supera le soglie delle linee guida

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

L’ipertensione sistolica e quella diastolica influenzano indipendentemente il rischio di eventi cardiovascolari avversi, tra cui infarto miocardico, ictus emorragico e ictus ischemico, indipendentemente dal fatto che l’ipertensione stessa sia definita come pressione arteriosa di almeno 140/90 mm Hg o di almeno 130/80 mm Hg, secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. «La relazione tra la pressione sistolica e diastolica e gli eventi cardiovascolari rimane piuttosto oscura nei pazienti ambulatoriali. Inoltre, la recente revisione delle linee guida, con due differenti soglie per il trattamento dell’ipertensione, complica le cose. Per chiarire la questione abbiamo analizzato i dati di 1.316.363 pazienti registrati presso la Kaiser Permanente Northern California, che avessero a disposizione almeno una misurazione della pressione arteriosa al basale e due misurazioni durante il periodo di osservazione» spiega Alexander Flint, del Permanente Medical Group a Redwood City, in California, primo nome dello studio. Tra i pazienti, 533.353 hanno mostrato una pressione arteriosa media di almeno 130/80 mm Hg e 118.159 di almeno 140/90 mm Hg. L’esito composito preso in considerazione comprendeva ictus ischemico, ictus emorragico o infarto miocardico durante un periodo di osservazione di otto anni. Sono state valutate diverse covariate, tra cui sesso, età, razza ed etnia, comorbilità e indice di massa corporea. Un carico continuo di ipertensione sistolica definita come almeno 140 mm Hg e un carico continuo di ipertensione diastolica definita come almeno 90 mm Hg sono risultati predittori indipendenti dell’esito composito. Risultati simili sono stati ottenuti quando l’ipertensione sistolica è stata definita come pressione di almeno 130 mm Hg e l’ipertensione diastolica come pressione di almeno 80 mm Hg. Gli esperti hanno notato la presenza di una relazione di curva a J tra la pressione diastolica e l’esito composito, che trova una spiegazione almeno in parte nell’età e altre covariate, ma può anche essere spiegata da un più alto effetto dell’ipertensione sistolica nei pazienti nel più basso quartile della pressione diastolica. «Abbiamo osservato che la relazione tra pressione arteriosa sistolica, pressione diastolica ed esiti cardiovascolari avversi non è stata alterata dalla scelta della soglia (140/90 mm Hg rispetto a 130/80 mm Hg), e questa scoperta supporta i recenti cambiamenti delle linee guida che hanno rafforzato gli obiettivi di pressione sanguigna per i pazienti ad alto rischio» concludono gli esperti. (fonte doctor33)

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E’ a rischio la difesa in tribunale di coloro che denunciano reati di mafia

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Il Comitato di Solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, istituito presso il ministero dell’Interno, avrebbe infatti sospeso il pagamento degli avvocati difensori che per legge avviene dal Fondo di rotazione in favore delle vittime di mafia istituito nel 1999, sulla base di un controverso parere dell’Avvocatura. E’ quanto denuncia il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori del Pd e capogruppo dem nella commissione Antimafia, che sulla questione ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Salvini.”Per sostenere le vittime di mafia che denunciano – spiega Mirabelli – la legge ha previsto la possibilità per loro di ottenere la liquidazione anticipata dal Fondo sia del risarcimento dei danni, sia delle spese legali per la loro difesa nel processo penale, come stabiliti in sentenza, garantendo così tempi più celeri in relazione alla particolare situazione economica in cui versano. E’ da gennaio, tuttavia, che il Comitato di Solidarietà ha sospeso il pagamento degli avvocatori difensori, che lavorano per associazioni come il Comitato Addiopizzo e la Federazione delle associazioni antiracket ed antiusura italiane, sulla base di un parere che aveva richiesto all’Avvocatura di Stato. L’impossibilità per gli avvocati che si occupano prevalentemente di difesa delle vittime di mafia di ottenere il pagamento dallo Stato implicherà per loro la necessità di richiedere alle vittime stesse l’onorario e le spese. Questo avrà un impatto anche sulle denunce e sull’attività delle associazioni antimafia. Per questo, con l’interrogazione chiedo a Salvini: è a conoscenza di questi fatti gravi? Cosa intende fare?”.

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La dieta fattore di rischio per il tumore del colon retto?

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 luglio 2019

Parlando di tumore e, nello specifico, di tumore del colon, la dieta rappresenta un’arma a doppio taglio, un Giano bifronte: se è infatti vero che una dieta sbagliata può favorire l’insorgenza del cancro del colon, è altrettanto vero che un adeguato stile alimentare può fare molto per prevenire questo tipo di tumore. E’ dunque importante imparare a riconoscere gli epic fail della dieta, le ‘bucce di banana’ che possono far levitare il rischio di tumore; ma altrettanto importante è familiarizzare con gli alimenti amici della salute, scudo e difesa contro il tumore. A questo riguardo, possono venire in aiuto alcuni importanti lavori scientifici di recente pubblicazione che hanno permesso di calcolare la percentuale di nuovi casi di tumore attribuibile ad un’assunzione inadeguata di alcuni alimenti. E’ il caso ad esempio di uno studio pubblicato su JNCI Cancer Spectrum (JNCI Cancer Spectrum 2019. Doi: 10.1093/jncics/pkz034 https://doi.org/10.1093/jncics/pkz034) che giunge alla conclusione che ben il 5,2 per cento (cioè 80.110 casi) di tutti i tumori registrati nel 2015 negli Usa, possono essere attribuibili ad una dieta inadeguata. Di questi, il 4.4 per cento è correlabile direttamente ad una dieta sbagliata, mentre nello 0.82 per cento dei casi il fattore di rischio dieta, è mediato dall’obesità (anch’essa frutto di una dieta sbagliata).
I fattori dietetici a maggiore impatto sul rischio di tumore sono risultati essere: uno scarso consumo di cereali integrali e di latticini da una parte e l’elevato consumo di carni processate (dagli insaccati alle salsicce e i wurstel) dall’altra. E’ proprio il tumore del colon retto quello che risulta maggiormente correlato alla dieta (ben il 38,3 per cento del totale dei casi), in particolare tra i maschi di mezza età (45-64 anni). Il cancro del colon-retto è il terzo tumore più comune in Italia ed in Europa e rappresenta globalmente il 10.2 per cento di tutti i tumori; la maggior incidenza è dopo i 50 anni anche se, studi dell’ultimo decennio, indicano che l’incidenza e la mortalità per questa patologia sono in aumento anche in fasce di età più giovani. Le ragioni di questo fenomeno non sono ancora del tutto chiare ma lo stile alimentare e la prevalenza di obesità, in aumento nei giovani e negli adolescenti, potrebbero rappresentare una spiegazione almeno parziale del fenomeno. I meccanismi biomolecolari attraverso i quali gli alimenti favoriscono o proteggono dall’insorgenza di cancro sono stati finora poco studiati, sebbene sia ormai scientificamente appurato il ruolo protettivo nei confronti del tumore di alcune componenti bioattive quali ad esempio, le fibre, la vitamina E, il selenio, i polifenoli e gli omega-3. “In definitiva – afferma la professoressa Filomena Morisco, Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli ‘Federico II’ – dai risultati di questo studio epidemiologico emergono ulteriori conferme sull’importanza della dieta nella genesi delle malattie neoplastiche in generale, ma soprattutto di quelle che interessano l’apparato gastrointestinale. Ne consegue che la scienza della nutrizione si interfaccia con i meccanismi di cancerogenesi e suggerisce sempre più la necessità di un approccio multidisciplinare alla malattia, con il gastroenterologo in posizione sempre più centrale. Purtroppo ad oggi – prosegue la professoressa Morisco – la popolazione percepisce il messaggio di una corretta e sana alimentazione in maniera generica e superficiale, mentre questo studio appena pubblicato stabilisce in maniera precisa il tipo e l’entità del rischio di tumore attribuibile alla dieta. Sebbene siano necessari ulteriori studi per conoscere le peculiari correlazioni tra componenti della dieta ed il rischio di sviluppare una specifica neoplasia, questo studio dà indicazioni chiare circa lo stile alimentare da adottare per prevenire il cancro del colon-retto. Inoltre – conclude l’esperta – la stima precisa del numero di casi di tumore attribuibili ad una dieta sbagliata (che è bene ricordare, rappresenta un fattore di rischio modificabile) può essere utile per indirizzare le politiche nutrizionali su larga scala per ridurre l’impatto sanitario, sociale ed economico di questi tumori”. “E’ scientificamente dimostrato – sottolinea il professor Domenico Alvaro, presidente della Sige – che adottare sane abitudini e seguire i consigli che provengono dai recenti studi può prevenire la comparsa di tumore. Insomma, ormai non ci sono dubbi: l’alimentazione è un’arma di prevenzione straordinariamente potente, soprattutto se iniziata in giovane età. Questa, associata ai programmi di screening, potrebbe abbattere considerevolmente il numero di nuovi casi nei prossimi anni”.

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Esposizione azionaria riportata a neutrale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

A cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Ogni rischio ha un prezzo. Negli ultimi tempi la situazione è cambiata, perlopiù in negativo: le guerre commerciali sono riemerse, i rischi di una Brexit senza accordo sono tornati in primo piano e da alcune aree dei mercati finanziari giungono segnali d’allarme sulla dinamica futura della crescita economica e degli utili. Le banche centrali mondiali hanno assunto un orientamento più accomodante, motivato da questo mix di sfide. Ciononostante, i prezzi degli attivi hanno registrato un’impennata e alcuni mercati hanno sfiorato i massimi. “Quando cambiano i fatti io cambio le mie opinioni, e voi?”. Nei portafogli multi-asset, da fine febbraio abbiamo assunto un orientamento meno favorevole al rischio azionario e più ottimista sulle obbligazioni societarie. La comunità degli analisti sembra condividere queste opinioni poiché, ad esempio, le aspettative sugli utili (in termini aggregati e in prospettiva bottom-up) per le azioni globali sono calate del 9% rispetto a un anno fa, sia per il 2019 sia per il 2020. Oggi la crescita degli utili attesa per le azioni globali per il 2019 è pari a zero, rispetto al 10% nel quarto trimestre dello scorso anno. Anche i segnali provenienti dai mercati dei titoli di Stato globali sono allarmanti: tenuto conto dell’esperienza degli ultimi 40 anni, una curva dei rendimenti USA invertita su oltre la metà delle scadenze e spread non superiori a 10 pb su quasi il 70% dei tratti segnalano un rischio crescente di recessione. Le curve dei rendimenti sono un indicatore imperfetto dell’attività reale e sebbene gli indicatori economici risultino più sottotono che in passato, i segnali indicanti una recessione sono scarsi, ragion per cui non anticipiamo una contrazione economica né per questo né per il prossimo anno. Tuttavia, non si può ignorare l’inversione delle curve: è uno dei principali driver del modello Probit che la Fed di New York monitora da vicino e che, al momento, indica una probabilità su tre che una recessione si verifichi nei prossimi 12 mesi. La Fed e i mercati finanziari ne tengono conto.Si pensi alle banche centrali globali, la cui recente “svolta” in senso più accomodante è stata motivata da una combinazione di modelli (come quello della Fed di New York) e di rischi esterni in aumento connessi alla perturbazione dei flussi commerciali. Oggi i mercati scontano tagli dei tassi per oltre 100 punti base negli Stati Uniti entro la fine del 2020 e maggiori probabilità di altri tassi d’interesse negativi in Europa, forse già a partire da quest’anno. Come discusso nell’aggiornamento del mese scorso (Aggiornamento multi-asset mensile, Maggio 2019), finché il calo dei tassi di attualizzazione rimarrà sufficiente a controbilanciare la debolezza degli utili o dei flussi di cassa, gli attivi di rischio come le azioni dovrebbero continuare a essere supportati. Ma è un equilibrio fragile, più adatto alle obbligazioni societarie.Giunti a questo punto, non farlo comporterebbe, presumibilmente, un inasprimento indesiderato delle condizioni finanziarie. Ciò potrebbe sostenere le aspettative legate alle crescita e agli utili societari. È anche possibile che i rischi collegati alle guerre commerciali e alla Brexit svaniscano, oppure che i premi al rischio tornino su livelli medi, ripristinando così un margine di valutazione in grado di proteggere da tali rischi.
Al momento le nostre previsioni indicano un numero inferiore di tagli dei tassi rispetto a quanto attualmente scontato dai mercati, sia negli Stati Uniti sia in Europa, e restiamo convinti che la Bank of England incrementerà i tassi d’interesse, nonostante i recenti sviluppi abbiano indebolito le nostre convinzioni.
Prevediamo che la minaccia di guerre commerciali proseguirà almeno fino a novembre 2019, data limite per la decisione sui dazi auto, mentre la Brexit si trascinerà fino al 2020. I Tory possono cambiare leader ma non la composizione parlamentare che rimane profondamente divisa su tutti gli scenari di uscita. Tutto sommato, considerando lo stato attuale dei fatti e in assenza di segnali provenienti dalle valutazioni, ci sembra appropriato portare a neutrale l’esposizione azionaria e ridurre la propensione al rischio complessiva. La politica monetaria accomodante e la crescita mediocre ma non recessiva dovrebbero continuare a sostenere le obbligazioni societarie.

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Disturbi cardiaci, alti livelli di calcio coronarico nella mezza età si associano a un rischio più elevato

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Secondo uno studio appena pubblicato su Circulation: Cardiovascular Imaging, elevati livelli di calcio coronarico nella mezza età si associano ad anomalie strutturali miocardiche che, specie tra i neri, possono portare a un futuro scompenso di cuore. Il calcio presente nell’arteria coronaria (CAC) esprime l’accumulo di grassi, calcio e colesterolo nelle arterie del cuore ed è un importante fattore di rischio per le patologie cardiache, avendo un potere predittivo positivo e negativo rispettivamente tra il 20% e il 35% e di poco inferiore al 100%. Tant’è che lo screening CAC è stato aggiunto alle linee guida per la gestione del colesterolo dell’American Heart Association nel 2018 per migliorare ulteriormente la diagnosi precoce di cardiopatie. Allo studio, coordinato da Henrique Turin Moreira dell’Hospital das Clínicas de Ribeirão Preto presso l’Università di San Paolo in Brasile, hanno preso parte 2.449 persone (52% bianche, 57% donne), sottoposte a tomografia computerizzata per valutarne la salute vascolare anche tramite i punteggi CAC. Al 25mo anno di follow-up l’età media dei partecipanti era circa 50 anni, e il 72% di loro aveva un punteggio CAC pari a zero rispetto al 77% un decennio prima. «Abbiamo esaminato una coorte di adulti di mezza età perché questa è una finestra in cui possono essere riscontrate anomalie asintomatiche ma indicative di un rischio maggiore di disturbi cardiaci» spiega Moreira, che assieme ai colleghi ha scoperto che l’aumento dei punteggi CAC era correlato in modo indipendente all’età, al genere, all’etnia, alla pressione sistolica, al colesterolo totale, al diabete mellito, al fumo e all’uso di antipertensivi e ipolipemizzanti. «In termini di malattie cardiache e ictus i neri hanno già un rischio maggiore: il 60% degli uomini adulti e il 57% delle donne adulte hanno una qualche forma di malattia cardiovascolare, rispetto al 50% dei maschi bianchi e al 43% delle donne bianche» riprende l’autore. E conclude: «Dai nostri dati emerge che i punteggi CAC più elevati possono associarsi alla positività subclinica dei marcatori ecocardiografici di disfunzione ventricolare sistolica e diastolica, un aspetto che dovrà certamente essere approfondito da studi successivi». (Circ Cardiovasc Imaging. 2019. doi: 10.1161/CIRCIMAGING.119.009228 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31195818 By doctor33)

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Scuola: Aumento stipendi a rischio per colpa dei sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Il Governo è pronto da aprile, a seguito dell’accordo, ad incrementare la retribuzione di un milione di insegnanti ed Ata, ma i ritardi nella definizione del contratto quadro sulla rappresentatività e le nuove risorse che devono essere approntate per evitare la procedura d’infrazione dell’Europa potrebbero far saltare tutto: diventa a rischio persino l’indennità di vacanza contrattuale riattivata dalla Legge 145/2018, se confermate le stime della crescita zero del Pil. Unica soluzione, siglare il CCNQ su aree, comparti e rappresentanza mercoledì prossimo – 26 giugno – per firmare il CCNL 2019/2021 in estate prima della prossima legge di stabilità? La stessa sorte potrebbe accadere agli altri 2 milioni di dipendenti pubblici. Ma le confederazioni rappresentative firmeranno, perché senza la certificazione della nuova rappresentatività non si possono firmare i contratti di settore e fino ad oggi, per paura di far sedere Anief ai tavoli, in Aran si è perso soltanto tempo, con opposizioni strumentali, al punto che la vicenda potrebbe finire in tribunale. Anief ha diffidato tutte le confederazioni presenti al tavolo affinché venga firmato il Ccnq.

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Libia: “Italia sta sottovalutando situazione. Rischio di una nuova Siria”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Convegno di Lettera22 oggi in Senato. “L’Italia sta sottovalutando quanto sta accadendo in Libia. La Libia ormai è in balia di sé stessa e rischia di diventare una nuova Siria. È necessaria un’iniziativa strategica che vada oltre l’intervento militare e che coinvolga politicamente l’Italia e l’Unione europea”. Questo il messaggio che giunge dal convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi” che si è tenuto oggi in Senato. Sullo sfondo il libro di Fausto Biloslavo “Libia Kaputt”, che attraverso i fumetti racconta i recenti momenti più drammatici della storia libica, dalla caduta di Gheddafi all’esplosione della bomba migranti.Crisi in Libia, che come ha fatto notare il generale, già comandante del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Marco Bertolini “è stata una sveglia per l’Italia, nel senso che si ha fatto capire che la guerra è nel nostro giardino di casa e non possiamo fare finta di nulla”. Da qui però a pensare a un intervento diretto delle forze militari italiane ce ne passa. “Lo strumento militare – continua Bertolini – è importante ma ha un costo finanziario e militare. Ma soprattutto impone uno sforzo corale e una compattezza del cosiddetto fronte interno che al momento non c’è. Basti pensare alle divisioni che nella nostra Nazione esistono su altri temi fondamentali, come ad esempio sulla definizione di famiglia”. Ma dal punto di vista diplomatico l’Italia ha commesso numerosi errori, come sottolinea il corrispondente di guerra de La Stampa, Francesco Semprini: “Il nostro Paese in Libia era in una posizione di privilegio ma l’aver richiamato l’ambasciatore, ha garantito una posizione di vantaggio alle altre Nazioni, tra cui in particolare la Francia, con la conseguenza di penalizzare l’Italia. Oggi la Libia è in balia di sé stessa. Bisogna creare un partenariato, superare l’atteggiamento miope di questi anni e mettere in campo politiche strategiche che vadano oltre l’emergenza, e che fronteggino la questione migratoria del Sud del Paese”. E sul fronte politico sia il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri, Andrea Delmastro, e il senatore di FdI, Adolfo Urso, vicepresidente Copasir, ribadiscono la necessità di un più serio e concreto impegno politico del nostro governo direttamente in Libia, pur non confidando nelle capacità del ‘Governo del Cambiamento’, e nel Parlamento europeo dove “il nostro eccellente gruppo di europarlamentari saprà indicare le scelte migliori” soprattutto nella difesa dei nostri interessi contro Parigi “il cui obiettivo è rimpiazziare Eni con Total e scatenare una tempesta di migranti che si riversi sull’Italia”. È necessario realizzare il blocco navale, sottolineando, che questo “rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perché è la stessa Europa ad aver previsto l’ipotesi “blocco navale” al Consiglio Europeo del giugno 2017. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel nel contrasto all’immigrazione”. E su un’azione più efficace dell’Italia è convinto anche il giornalista corrispondente di guerra de Il Giornale, Fausto Biloslavo che concludendo i lavori rilancia: “L’Italia dovrebbe intervenire di più e anche da sola se non c’è l’Europa. Abbiamo una presenza militare che potrebbe obbligare i contendenti a sedersi attorno ad un tavolo, e potrebbe anche farlo come forza di intermediazione, che fa da cuscinetto fra il governo e Haftar. La situazione è disastrosa. Rischiamo di avere uno scenario siriano ma alle porte di casa, e con l’ingerenza straniera di tutti gli attori regionali. Per questo non possiamo continuare a voltarci dall’altro lato”.

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Arera: rischio aumento bollette per Alitalia UNC: una vergogna!

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 Mag 2019

Secondo la segnalazione di Arera a Governo e Parlamento il decreto crescita conterrebbe il rischio di un aumento delle bollette di luce e gas.”Una vergogna! E’ già il colmo che si buttino soldi pubblici dalla finestra per l’ennesimo inutile salvataggio della compagnia aerea Alitalia, ma ha dell’incredibile che il costo di questa operazione, invece di gravare sulla fiscalità generale, sia caricato sul sistema elettrico, con il rischio di aumenti delle bollette di luce e gas, che sono già tra le più care d’Europa” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma, gli oneri, come abbiamo sempre chiesto, dovrebbero semmai scendere, non certo aumentare” conclude Vignola.

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Scuola: Diplomati magistrale assunti con riserva a rischio continuità didattica e diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

Il prossimo anno scolastico si aprirà con mille problemi, ma quello della scuola dell’infanzia e primaria si prevede il più complicato di tutti: il problema deriva dalla situazione di limbo che stanno vivendo circa 50 mila maestri con diploma magistrale, a seguito delle ultime due pronunce dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che non consentono ai docenti abilitati dopo il 2012 o con un diploma abilitante d’inserirsi nelle GaE. Una parte di loro è stata addirittura immessa in ruolo con la modalità della “riserva” ed ora sta trepidando perché da un momento all’altro, a seguito di quel doppio pronunciamento dell’organo di legittimità e correttezza degli atti amministrativi nonostante otto sentenze del tenore diverso e passate in giudicato, il tribunale potrebbe emettere la sentenza di merito e farle perdere l’assunzione, per ricacciarla addirittura nelle graduatorie d’istituto. Secondo Anief, si tratta di un’ipotesi aberrante, che infatti il sindacato sta combattendo in tutte le sedi, avviando, in loro difesa, la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato per violazione della normativa comunitaria presso il tribunale di Roma con richieste di quote risarcitorio individuali importanti. Inoltre, il sindacato sta rivendicando la riapertura della GaE, ma anche la stabilizzazione automatica di chi ha effettuato già 36 mesi di supplenze e l’assegnazione di risarcimenti adeguati, in presenza dei abusi verso il personale precario o anche quello già di ruolo.
In attesa di comprendere come si evolverà la situazione, il tempo passa. E un altro anno scolastico sta volgendo al termine. Quindi, già si lavora per il nuovo: “dal prossimo primo settembre – scrive Orizzonte Scuola – , i diplomati magistrale ancora in GaE con riserva potranno accettare eventuali incarichi di supplenza annuale (31/08) o al termine delle attività didattiche (30/06) e l’immissione in ruolo, salvo che non arrivino prima le sentenze di merito (che dopo le due sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sono state sempre negative)”.“Per il corrente anno scolastico, la continuità didattica è stata salvaguardata dal decreto dignità, convertito in legge n. 96/2018, che ha previsto” per i “diplomati magistrale assunti in ruolo con riserva: dopo l’esecuzione delle sentenze, il loro contratto sarà trasformato in una supplenza al 30/06/2019”; per quelli assunti “con supplenza annuale (al 31/08)”, invece, “dopo l’esecuzione delle sentenze, il loro contratto sarà trasformato in una supplenza al 30/06/2019. La nota sulle supplenze a.s. 2018/19 ha poi precisato che i diplomati magistrale con supplenza al 30/06 avrebbero mantenuto il contratto sino alla naturale scadenza (30 giugno)”. Da settembre prossimo, però, il quadro si complicherà. Perché, continua la rivista specializzata, “le sentenze di merito non ancora emesse potrebbero arrivare nel corso dell’anno scolastico (2019/20) e quindi far decadere l’eventuale supplenza o ruolo ottenuti. La suddetta legge infatti ha limitato la misura, volta a salvaguardare la continuità didattica, al solo anno scolastico 2018/19”.
Infine, è bene chiarire che tutto questo “non solo i diplomati magistrale che otterranno una supplenza o il ruolo nel 2019/20, ma anche quelli già assunti con riserva che potrebbero lasciare il posto nel corso del prossimo anno scolastico. Sarebbe auspicabile che il Miur decidesse se e come salvaguardare la continuità didattica per l’a.s. 2019/20”, conclude la rivista.

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Ipertensione in età pediatrica, nuove linee guida predicono meglio il rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

L’American Academy of Pediatrics (AAP) ha pubblicato nel 2017 nuove linee guida che hanno incluso un maggior numero di bambini nella classificazione con pressione sanguigna elevata rispetto all’edizione del 2004 e sono risultate migliori nel predire chi più facilmente svilupperà malattie cardiache una volta raggiunta l’età adulta. Sono le conclusioni di uno studio che ha coinvolto 3.940 bambini (47% maschi, età compresa tra 3 e 18 anni, 35% afro-americani) seguendoli per 36 anni, pubblicato su Hypertension. «Dopo aver esaminato le informazioni, abbiamo concluso era più probabile che i bambini classificati con pressione arteriosa elevata secondo le nuove linee guida sviluppassero ipertensione arteriosa, ispessimento della parete del cuore e sindrome metabolica da adulti, tutti fattori di rischio per le malattie cardiache, rispetto ai bambini con pressione arteriosa normale» afferma Lydia Bazzano, della Tulane School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans, autrice senior dello studio. L’11% dei partecipanti è stato incluso nel gruppo affetto da pressione alta secondo le linee guida 2017, rispetto al 7% utilizzando le linee guida del 2004. I dati hanno mostrato che il 19% dei bambini con pressione sanguigna alta secondo le linee guida 2017 ha sviluppato ispessimento del muscolo cardiaco durante il periodo di follow-up, rispetto al 12% di quelli considerati con pressione sanguigna alta secondo le linee guida del 2004. I ricercatori sottolineano che non tutti i bambini considerati ipertesi dalle nuove linee guida richiedono una cura farmacologica. «Per la maggior parte dei bambini con pressione alta non causata da una patologia o da un farmaco, i cambiamenti dello stile di vita sono la pietra angolare del trattamento. È importante mantenere un peso normale, evitare l’eccesso di sale, fare un’attività fisica regolare e mangiare una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, noci, cereali integrali, proteine magre e limitare sale, zuccheri aggiunti, grassi saturi e trans per ridurre la pressione sanguigna» spiega Bazzano. Lo studio è però limitato dalla mancanza di dati su effettivi infarti e ictus durante l’età adulta, e dal fatto di essere stato svolto in una singola comunità in Louisiana. (fonte: doctor33 – Hypertension. 2019. Doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.118.12469 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31006329)

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Rischio caos voli dal 6 all’11 maggio per e dalla Francia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

Lo annuncia oggi la principale sigla sindacale francese dei piloti, ovvero Snpl (Syndicat National des Pilotes de Ligne), in sostegno alle loro richieste rivolte al governo di rivedere la legge sul trasporto aereo e in particolare di bloccare la legge che ridurrebbe il potere di rappresentanza dei sindacati nel settore dei trasporti. Una settimana, dunque, di astensione dal lavoro che interesserebbe tutte le compagnie aeree con sede e base in Francia che giunge dopo gli scioperi che hanno caratterizzato i primi mesi del 2018 e che hanno provocato una serie di difficoltà e forti perdite economiche alla principale compagnia del Paese,Air France. Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” avvisa i passeggeri delle grandi difficoltà che l’eventuale astensione, se confermata, causerà al regolare funzionamento del servizio di trasporto. Prima di mettersi in viaggio è, pertanto, consigliabile controllare lo stato del proprio volo sul sito della compagnia aerea per restare indenni. Lo “Sportello dei Diritti” ricorda che il Regolamento CE n. 261/2004 all’art. 5, comma 3, pone una deroga al principio generale di responsabilità del vettore aereo stabilendo che “il vettore aereo operativo non è tenuto a pagare una compensazione pecuniaria a norma dell’art.7, se può dimostrare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso“ e che lo sciopero, in linea di principio, rappresenta una circostanza eccezionale. E’ tuttavia diritto del passeggero ottenere assistenza ed il rimborso del biglietto se non gli viene offerto un volo alternativo o se lo stesso diviene inutile rispetto al suo programma di viaggio iniziale.

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Area Mind: spostare l’azienda a rischio di Incidente Rilevante per la sicurezza di studenti e lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

Un tavolo tecnico finalizzato al trasferimento di un’azienda di trattamento di rifiuti pericolosi per scongiurare possibili ripercussioni da incidente rilevante nell’area Mind. Lo chiede il M5S Lombardia con una mozione (in allegato) depositata nella giornata di ieri dalla consigliera regionale Monica Forte.Forte dichiara: “La mozione è la sintesi di un lavoro documentale, di confronto e di analisi minuziosa che portiamo avanti da diversi anni sul futuro dell’area Expo con l’obiettivo di tutelare al massimo i futuri fruitori dell’area ora denominata Mind.Al confine, a poche decine di metri, c’è infatti un impianto che tratta una media di 150 mila tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno, la ditta Ecoltecnica, a rischio d’incidente rilevante per le normative vigenti.L’impianto negli ultimi anni, a dimostrazione della sua pericolosità, è stato interessato da due incidenti. Un incendio di vernici, diluenti e olii usati occorso nel 2004 ha costretto alla chiusura dell’autostrada con l’intervento di oltre 100 vigili del fuoco. Nel gennaio del 2018 è scoppiato un camino dell’impianto tritarifiuti per il quale intervenne il gruppo nucleare batteriologico radiologico e chimico dei Vigili del fuoco. Voglio ricordare che nell’area la concentrazione di aziende a rischio è molto elevata e, in caso di incidenti, può verificarsi un effetto domino. Proprio per questo sono necessari interventi immediati: l’urbanizzazione dell’area va guidata garantendo la totale sicurezza di chi vivrà o lavorerà a Mind e ovviamente nelle aree limitrofe”.

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