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Tumore al polmone: ridotto del 28% il rischio morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Nei pazienti colpiti dalla forma più comune di tumore del polmone, quella non a piccole cellule, l’immunoterapia associata a cicli limitati di chemioterapia, cioè due invece dei “classici” quattro, riduce del 28% il rischio di morte e del 33% il rischio di progressione della malattia. Non solo, il 38% dei pazienti che hanno ricevuto la duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con 2 cicli di chemioterapia, era vivo a due anni rispetto al 26% di quelli trattati con la sola chemioterapia. Sono i dati principali dello studio di fase 3 CheckMate -9LA, presentato oggi in una sessione orale al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), in corso fino all’8 giugno in forma virtuale.“Nel 2020 in Italia sono state stimate quasi 41.000 nuove diagnosi di tumore del polmone – afferma Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino -. È una neoplasia particolarmente difficile da trattare, perché circa il 70% dei casi è scoperto in fase avanzata. E la sopravvivenza a 5 anni per le persone con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non supera il 6%. Da qui l’importanza di nuove opzioni terapeutiche. Lo studio CheckMate -9LA ha coinvolto più di 700 pazienti ed ha un disegno innovativo. Innanzitutto la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, consente di ottenere un meccanismo d’azione completo e sinergico, perché diretto verso due diversi checkpoint (PD-1 e CTLA-4). L’ulteriore vantaggio di questo schema terapeutico è rappresentato dall’utilizzo di cicli limitati di chemioterapia, che permette di ridurre gli effetti collaterali. Si tratta di un grande beneficio per i pazienti, anche da un punto di vista psicologico, perché la chemioterapia fa ancora paura. Il paziente, in meno di un mese, termina la chemioterapia e prosegue il trattamento con l’immunoterapia”. “La duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con due cicli di chemioterapia, in prima linea nel tumore metastatico – spiega il Prof. Gridelli -, ha evidenziato miglioramenti sia nella sopravvivenza globale che in quella libera da progressione di malattia. In particolare, a un follow up esteso a due anni, l’associazione ha continuato a mostrare un miglioramento duraturo della sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia, con una mediana di 15,8 mesi rispetto a 11 mesi. Anche la durata della risposta ha raggiunto 13 mesi rispetto a 5,6 mesi con la sola chemioterapia. E questi benefici si sono mantenuti indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1 e dall’istotipo, squamoso o non squamoso”. Proprio oggi l’ASCO premia il Prof. Gridelli con il “B.J. Kennedy Award for Scientific Exellence in Geriatric Oncology”, prestigioso riconoscimento che attesta il contributo decisivo nella ricerca, diagnosi e trattamento dei tumori negli anziani. Cesare Gridelli dedica la sua lettura alla gestione del tumore del polmone non a piccole cellule avanzato nel paziente anziano. Il valore della produzione scientifica del Prof. Gridelli è testimoniato da un parametro molto elevato, che si basa sul numero di pubblicazioni e di citazioni ricevute (H-index pari a 69).

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Yemen: si amplia il sostegno del WFP nelle aree a rischio carestia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 maggio 2021

L’agenzia ONU World Food Programme (WFP) sta aumentando il ivello di assistenza alimentare nei luoghi di maggiore fame in Yemen nello sforzo di prevenire una devastante carestia. Tuttavia, rimane incerta la capacità dell’agenzia di mantenere questo livello di risposta fino alla fine dell’anno a causa delle limitate previsioni di finanziamento.“La continua fragilità in Yemen, associata ai fattori persistenti alla base dell’insicurezza alimentare, ha messo lo Yemen in condizioni di acuta vulnerabilità ad un peggioramento dei livelli della fame, e delle condizioni per la carestia”, ha detto Laurent Bukera, Direttore WFP in Yemen. “L’escalation del conflitto, il declino economico, l’aumento dei prezzi mondiali dei beni e il COVID-19 hanno tutti insieme contribuito all’allarmante aumento della fame acuta nell’ultimo anno”.Quasi 50.000 persone vivono già in condizioni simili alla carestia e 5 milioni di persone vi sono pericolosamente vicine, con un bambino che muore ogni 10 minuti per malattie prevenibili come la diarrea, la malnutrizione ed infezioni del tratto respiratorio.Per rispondere a questi bisogni acuti, il WFP a febbraio ha ripreso le distribuzioni mensili per 350.000 persone in 11 distretti che vedono condizioni simili alla carestia (livello 5, il massimo, dell’Integrated Phase Classification*).Ad aprile e maggio di quest’anno, dopo la conferma di nuovi finanziamenti, il WFP ha iniziato ad aumentare l’assistenza a circa 6 milioni di persone nei 9 governatorati con i tassi più alti di “insicurezza alimentare emergenziale” (IPC4): Hajjah, Al Jawf, Amran, Al Hodeidah, Raymah, Al Mahwit, Sa’ada, Dhamar e Taiz. A partire da giugno, queste persone riceveranno di nuovo razioni alimentari complete ogni mese.Il WFP sostiene un totale di 12,9 milioni di persone con assistenza alimentare in Yemen, dando priorità alle aree con i tassi più alti di insicuezza alimentare e fornendo sostegno rapido a famiglie sfollate a causa del conflitto, come nel governatorato di Marib. Tuttavia, ad aprile 2020, in un contesto operativo difficile e tenuto conto dei ridotti finanziamenti, il WFP è stato costretto a fornire assistenza ogni due mesi invece che ogni mese, nelle aree settentrionali dello Yemen.Quest’anno, i donatori hanno finora contribuito con quasi 947 milioni di dollari agli sforzi del WFP nella prevenzione della fame in Yemen, incluso un forte sostegno da Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Germania e Unione europea. Il servizio di monitoraggio del WFP della sicurezza alimentare, che registra i consumi di cibo, la varietà alimentare e strategie di adattamento a livello alimentare, mostrerà presto l’impatto del graduale potenziamento dell’assistenza, come già successo con il significativo aumento di assistenza nel 2019 nel momento dell’ultima minaccia di carestia.“Inizieremo a vedere gli effetti nei prossimi mesi, ma i primi miglioramenti saranno fragili”, è l’allarme di Bukera. “La capacità del WFP di mantenere una risposta di questo livello fino alla fine dell’anno rimane incerta. Sono necessari, immediatamente, finanziamenti continuati, prevedibili e flessibili, altrimenti vedremo sfumare ogni progresso fatto e i bisogni cresceranno rapidamente in quello che è un contesto operativo difficile ed imprevedibile”.La fame è aumentata in Yemen con il deteriorarsi del conflitto, che costringe le famiglie ad abbandonare le proprie case per la terza o addirittura la quarta volta con la guerra che entra nel suo settimo anno. Con gli aumenti dei prezzi alimentari – fino al 200 per cento rispetto a prima del conflitto –il cibo è fuori dalla portata per milioni di persone. In aggiunta, una seconda mortale ondata di Covid-19 sta attraversando il paese e il sistema sanitario non riesce a farvi fronte.Come chiaramente espresso nella Risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – votata esattamente tre anni fa – il ciclo corrosivo di fame e conflitti segnala come solo la pace può essere una soluzione duratura alla crisi della fame in Yemen. Fino a quando ciò non avverrà, l’assistenza umanitaria sarà vitale mentre devastanti potrebbero essere, per i yemeniti, le conseguenze di un altro deficit di finanziamenti.

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La gestione del rischio legato al cambiamento climatico: considerazioni e ostacoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Cosa devono chiedersi i proprietari di attivi prima di adottare una politica efficace di gestione del rischio legato al cambiamento climatico? Quali sono gli ostacoli da superare in fase di attuazione? Il cambiamento climatico è un rischio sistemico globale che riveste un ruolo sempre più importante ai fini della gestione del rischio. Ma nel formulare e quindi adottare una politica di gestione del rischio legato al cambiamento climatico, i proprietari di attivi devono porsi alcune domande chiave e considerare una serie di aspetti fondamentali. Tra questi figurano: Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.Se allineare o meno i portafogli agli obiettivi dell’Accordo di Parigi,come hanno cominciato a fare molti titolari di attivi, anche in vista di una probabile evoluzione in tale direzione del quadro normativo. Non si tratta di un compito facile in quanto non esiste un unico approccio riconosciuto per misurare e valutare l’allineamento delle temperature e, di fatto, la stessa intensità di carbonio di un portafoglio. Per non parlare dei percorsi di transizione delle posizioni di un portafoglio avendo a disposizione dati per lo più circoscritti ad azioni, obbligazioni societarie e titoli di Stato. Fortunatamente, la pubblicazione della Paris Aligned Investment Initiative dell’IIGCC aiuterà i gestori patrimoniali e i proprietari di attivi ad adottare politiche d’investimento in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici.Tenendo presente quanto sopra, i proprietari di attivi (coadiuvati dai loro consulenti d’investimento e gestori patrimoniali) devono aggirare tre grandi ostacoli per valutare l’esposizione al carbonio e alle emissioni di gas serra dei loro portafogli. Si tratta di: scarsità di analisi dei dati di qualità sulle emissioni di gas serra di Ambito 1, 2 e, soprattutto, 3; disomogeneità dei dati ESG (ambientali, sociali e di governance), nell’ambito dei quali il rischio climatico è un fattore di rischio chiave della componente “E”; infine le informative carenti delle aziende sulle emissioni di gas serra. L’ultimo punto compromette fortemente l’accuratezza sia dei dati ESG che di quelli sulle emissioni di gas serra compilati dai fornitori di dati e quindi analizzati dai gestori patrimoniali. Misurare le emissioni non è una scienza esatta. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Adottando idealmente target basati sulla scienza e allineati agli obiettivi di Parigi, i gestori e i proprietari di attivi potranno sostenere in maniera più efficiente i “vincitori”, ossia le imprese dotate delle tecnologie e dei vantaggi competitivi atti a prosperare grazie alla transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio. Potranno inoltre utilizzare queste informazioni per prendere decisioni informate sull’esclusione o l’allontanamento del portafoglio da determinati settori o titoli.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2).Parimenti, l’analisi del rischio fisico può essere condotta da diverse angolature. Per esempio, se gli attivi di un portafoglio sono “geolocalizzabili”, è possibile misurare l’esposizione al rischio fisico associato al cambiamento climatico usando direttamente gli strumenti di modellizzazione del rischio catastrofale, analizzando i rischi fisici del portafoglio dovuti a pericoli come inondazioni, terremoti e incendi. Ciò, a sua volta, può far scattare analisi più dettagliate su come gestire o assicurare tale esposizione al rischio. Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract da http://www.columbiathreadneedle.it)

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Rivascolarizzazione miocardica ad alto rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

Tra alcuni giorni sarà mostrato e discusso in diretta un caso di rivascolarizzazione miocardica ad alto rischio (high risk PCI) gestita con l’utilizzo (per la prima volta in Italia) di Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori, nel corso del webinar- promosso e organizzato dalla Fondazione De Gasperis – che si terrà in modalità FAD asincrona giovedì 22 aprile dalle 17 alle 19:30. La partecipazione al convegno, accreditato presso la Commissione Nazionale ECM per l’acquisizione di 2 crediti formativi per la figura di medico chirurgo, è gratuita, previa iscrizione al sito http://www.victoryproject.it/eventi.php per poter ricevere le credenziali di accesso alla piattaforma. «Fino ad oggi la tipologia di pazienti CHIP (higher-risk and clinically indicated patients), ovvero una categoria di persone ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e/o valvulopatia ed infine severa coronaropatia, non poteva essere trattata per l’elevato rischio di mortalità periprocedurale. La persistenza di una disfunzione della pompa cardiaca espone il paziente ad un maggior rischio di riospedalizzazioni e di mortalità a distanza ma anche ad una peggiore qualità di vita» spiega il direttore di S.C. Cardiologia 1- Emodinamica, Unità di Cure Intensive Cardiologiche del Dipartimento Cardiotoracovascolare “A. De Gasperis”, Fabrizio Oliva, che aprirà il meeting virtuale. «Oggi il trattamento è possibile grazie al miglioramento delle tecniche e dei device come il sistema di supporto temporaneo al circolo Impella, una pompa microassiale intracardiaca che supporta il ventricolo sinistro, che si può posizionare facilmente per via percutanea attraverso un accesso 14F e permette di ottenere una gittata fino a 4.3L/min. Oggi, dunque, per la prima volta in Italia sarà utilizzato il sistema Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche, per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori e quindi una migliore gestione clinica del paziente ad alto rischio» aggiunge Jacopo Oreglia, responsabile della S.S. Emodinamica del Dipartimento “A. De Gasperis”, sostenuto dalla fondazione De Gasperis.

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L’ipercolesterolemia rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

(Basti pensare che delle 224.000 morti per malattia cardiovascolare, circa 50.000 sono da ascrivere al mancato controllo del colesterolo) ma è ormai annoverata anche tra i fattori di rischio modificabili per l’ictus ischemico. Più della metà della popolazione europea ha livelli di colesterolo troppo elevati e su oltre un milione di persone a potenziale alto rischio, più di 8 su 10 hanno valori di colesterolo superiori a quelli indicati dalle linee guida europee. Sono diversi i fattori che possono determinare alti livelli di colesterolo, tra questi una dieta poco sana (caratterizzata da grandi quantità di grassi saturi), la presenza di diabete mellito, la sedentarietà e una storia familiare di elevati valori di colesterolo. Su alcuni di questi fattori, possiamo intervenire in modo semplice. Il colesterolo è una sostanza grassa che circola nel sangue, viene prodotta prevalentemente dal fegato, e solo in minima parte introdotta con l’alimentazione; in quantità normali, svolge un compito fondamentale per alcuni processi biologici (ad esempio è un costituente delle membrane cellulari e partecipa alla produzione della vitamina D), ma, se si superano i valori standard, diventa un fattore di rischio per ictus e infarto. È necessario innanzitutto distinguere tra colesterolo “buono” e colesterolo “cattivo”, nomi che comunemente si danno rispettivamente alle lipoproteine HDL (High Density Lipoproteins) e alle lipoproteine LDL (Low Density Lipoproteins): in individui sani, il valore di colesterolo totale è considerato corretto se inferiore ai 200 mg/dl. I livelli di HDL, il colesterolo “buono”, non devono essere inferiori ai 40 mg/dl; il valore ottimale di LDL, il colesterolo “cattivo”, è invece tra i 100 e i 130 mg/dl. La ricerca scientifica di questi anni ha consentito di dimostrare come il valore di LDL sia direttamente correlato al rischio di ictus e deve pertanto essere mantenuto basso nei soggetti ad alto rischio. Per ottenere questo risultato, il medico ha oggi a disposizione una serie di trattamenti farmacologici, per programmare una terapia preventiva “su misura” della persona. È quindi di particolare importanza l’aderenza terapeutica, seguire cioè scrupolosamente le indicazioni di trattamento prescritte dal proprio medico. Oggi i medici hanno a disposizione diverse opzioni terapeutiche efficaci nel mantenere sotto controllo il colesterolo, ma obiettivo di A.L.I.Ce. Italia è quello di sensibilizzare le persone su due elementi fondamentali che costituiscono un’arma molto potente nelle mani di ciascuno di noi: la prevenzione, che passa attraverso una modifica al proprio stile di vita (non fumare, fare attività fisica costante, non abusare di alcol, seguire una dieta sana ed equilibrata) e la diagnosi precoce (fare gli esami del sangue una volta all’anno per controllare i valori del colesterolo può evitare l’insorgenza improvvisa di patologie gravi come ictus e infarti).

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Il rischio dell’imbarbarimento culturale

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Non sembra vi possa essere spazio a quel metodo che si rifaceva al sistema degli “attriti tra contrari”. Esso si dispiegava in una sorta di distributore del sapere per minorenni ignoranti che aspettano l’imbeccata e a precettori che esigevano obbedienza, quasi cieca. Si risolveva in un principio di autorità che imponeva dall’alto e di fuori. Ora niente è imposto di fuori. Qui c’è soltanto da capire.E’ il punto fondamentale rispetto al principio di totalità. Come funziona una nave? La nave ci parla di esocibernetica: pilota e timone sono due cose diverse. La vita di ciascuno di noi ci parla di endocibernetica. Il pilota, infatti, è di dentro, è fatto di conoscenza e volontà, di esperienza e di parametri d’ordine superiore. Non più eterodiretti, ma autodiretti. Per far questo bisogna aver capito il funzionamento. Non è possibile fermarsi a una sola parte: il motore senza timone. Non si può frammentare il viaggio come Ulisse nella grotta di Circe. Il principio di totalità si rifà al principio di ortogenesi. Tutti abbiamo in testa l’idea della giustezza; e quando pilotiamo la nave tra gli scogli e quando ascoltiamo un motore che perde colpi, dobbiamo ricorrere al confronto con gli altri e con l’ambiente. Dal confronto, dalla dimostrazione razionale e positiva, nasce una convinzione. Convinzione significa che restiamo avvinti, non contro la nostra libertà, ma mediante la nostra libertà. La vita è una serie di problemi da risolvere. Da piccoli si risolvono con l’aiuto e l’insegnamento degli altri. Crescendo, il comando esteriore s’interiorizza sino alla convinzione. E nella convinzione facciamo tutt’uno con la legge. Un tutt’uno felice, nel momento in cui questo tutt’uno si chiama amore. (Riccardo Alfonso)

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Sostenere imprese a rischio default

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

“Iniziano ad emergere, con chiarezza, i numeri della crisi lato imprese. Quello che più ci deve preoccupare in questo frangente, secondo me, è l’aumentare vertiginoso del peso del debito che hanno contratto, anche a causa della pandemia.La domanda, per le imprese che saranno riuscite a non chiudere, proseguendo nella loro attività, è: quanti anni in più di cash flow (differenza costi ricavi) varrà l’indebitamento delle imprese, dopo che saremo usciti dal Covid? Nel 2021 le stime dicono che le aziende del commercio, per esempio, che pre-crisi avevano un debito mediamente corrispondente a 2 anni di ricavi meno costi, nel 2021, avranno un debito che potrebbe arrivare a rappresentare oltre 11 anni di cash flow. In altri settori questa stima porta a dati più bassi ma tutti i settori duplicano, almeno, il livello di debito in relazione al cash flow.Se osserviamo le imprese, e sono oltre un milione, affidate al Fondo centrale di garanzia negli ultimi anni e fino a gennaio 2021, il 70% di loro oggi risulta vulnerabile, o a rischio, rispetto ad un eventuale default. Delle circa 500 mila imprese classificate come sicure, prima della pandemia, quasi due quinti sono passate ad un profilo di rischio più alto. Circa 166 mila imprese, invece, che erano già vulnerabili, prima del Covid, sono invece diventate rischiose. Cosa fare, dunque? Tre sono le priorità:
1. intervenire sul debito fiscale, mettendo a punto strumenti come il “saldo e stralcio”, la cancellazione del magazzino e una nuova rottamazione;
2. intervenire sulle norme del diritto fallimentare, prevedendo – per le imprese che hanno visto un aggravamento della crisi a causa del Covid – tempi più lunghi per i concordati e i piani di riequilibrio;
3. prorogare quelle le misure, introdotte lo scorso anno con il Decreto Liquidità, che sono state più proficuamente accolte dal sistema, sia per la parte prestiti che per la parte sostegno alle ricapitalizzazioni.
Sono temi su cui, come MoVimento 5 Stelle, stiamo lavorando da tempo e che porteremo avanti nel confronto con la maggioranza di Governo”. Lo scrive, in un post, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Covid, Gelli “Rischio terza ondata dietro l’angolo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

“Bene Speranza nella sua informativa a richiamare alla prudenza. Purtroppo non possiamo permetterci di abbassare la guardia in un momento molto delicato dal punto di vista epidemiologico. La curva dei contagi sta tornando a salire, e le varianti iniziano a diffondersi sempre più sull’intero territorio nazionale. Il rischio terza ondata è dietro l’angolo. Nel prossimo Dpcm si dovranno mantenere chiusure mirate e tempestive, magari anche a livello sub-regionale, per contrastare in maniera decisa la comparsa di queste varianti, in particolar modo quella brasiliana e sudafricana”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute.”Anche le notizie emerse questa mattina dal confronto tra Governo e Regioni sembrano confortanti. L’intento è quello di mantenere il sistema di classificazione del rischio a ‘colori’, evitando nuove rischiose aperture nell’attuale contesto epidemiologico. Trovo inoltre molto condivisibili diversi punti della relazione di maggioranza approvati ieri in Parlamento. Tra questi segnalo la possibilità di deroga sui brevetti per liberalizzare la produzione dei vaccini contro il Covid in modo da renderli universalmente disponibili a tutti, e la possibilità di vaccinare familiari e caregiver dei pazienti fragili in modo da proteggerli a 360°. Il primo obiettivo della campagna deve essere quello della salvaguardia della vita e della protezione dei più deboli”, conclude Gelli.

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Scuola: Gli uffici Inail riconoscono l’infortunio da Covid ma non l’indennità da rischio biologico

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Anche gli uffici dell’Inail non fanno più resistenze: il diritto dei lavoratori ad avere riconosciuto l’infortunio sul lavoro in occasione di lavoro o in itinere nei casi di contagio per coronavirus è ormai assodato. Dalle sezioni regionali dell’Istituto nazionale di previdenza giungono delle note esplicative piuttosto chiare: le ultime sono state prodotte dall’Inail Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Inoltre, lo stesso istituto ha pubblicato delle FAQ sul tema ammettendo anche che “l’infezione da Covid-19 tutelabile può essere derivata anche da infortunio in itinere”. A tal proposito, oggi Orizzonte Scuola scrive che “nella scuola, luogo a rischio, e non meno rischioso di altri luoghi di lavoro, visto il fatto che l’INAIL riconosce l’esistenza dell’infortunio sul lavoro non ci sono ragioni che non possano determinare l’indennità di rischio biologico per il personale scolastico che in presenza svolge ed ha svolto la propria attività”. Ci si domanda, quindi, per quale motivo al personale scolastico non venga invece riconosciuta l’indennità di rischio biologico, come rivendicato dall’Anief dalla scorsa estate.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Durante la pandemia da Covid-19 il personale della scuola ha confermato tutto il suo attaccamento agli alunni e alla professionale, si è continuamente esposto al rischio Covid-19, quindi a minacce per la salute derivanti da scambi ravvicinati di contatti con decine di individui, soprattutto alunni. Ecco perché sono diversi mesi che chiediamo con insistenza di assegnare un forfait di 10 euro al giorno a questi dipendenti che si sottopongono a rischi e stress notevoli, all’interno di istituti scolastici che nella metà dei casi sono stati costruiti prima del 1971, risultano quasi sempre privi di aeratori e di aria condizionata, spesso pure fatiscenti e in perenne ristrutturazione. Per operare in queste condizione, il minimo che si possa fare è riconoscere loro questa indennità, tra l’altro da collocare a stipendi letteralmente divorati dall’inflazione, tanto da essere ormai sotto di 9 mila euro rispetto alle media europea e legati a un contratto scaduto da 26 mesi”.Per quale motivo i lavoratori della scuola non percepiscono compensi per il rischio biologico a cui sono sottoposti professionalmente? L’interrogativo, dopo le ripetute denunce del giovane sindacato, comincia a prendere consistenza. Del resto, scrive la stampa specializzata, “i principali riferimenti legislativi vigenti in tema di prevenzione e protezione del rischio biologico nei luoghi di lavoro sono normati dal D. Lgvo 81/2008”, con l’articolo 267 che ben definisce da tempo “cosa si intenda per agente biologico, microrganismo e coltura cellulare ed è l’articolo 268 quello più interessante che è dedicato alla classificazione degli agenti biologici”.

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Agricoltura: Crisi economica e rischio infiltrazioni mafiose

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

Tra le conseguenze della crisi economica c’è anche l’avanzata della criminalità organizzata, che grazie a grandi disponibilità di liquidità e al potere esercitato in alcune aree del Paese minaccia le piccole e medie imprese agricole – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Proprio in questi giorni, le denunce della Direzione Investigativa Antimafia e gli arresti nelle province di Caltanissetta e Agrigento hanno acceso i riflettori su un fenomeno che non è certo nuovo, ma che rischia di aggravarsi in un momento delicato come quello attuale.L’agricoltura sana, che si prende cura del territorio e funge da motore del nostro sistema economico, va salvaguardata con tutti i mezzi a disposizione soprattutto ora – continua Tiso. Le istituzioni sono perciò chiamate a vigilare con la massima attenzione, coinvolgendo la magistratura e le forze dell’ordine affinché le infiltrazioni della malavita siano stroncate sul nascere e sia garantita la piena libertà d’impresa. L’attività di repressione tuttavia non basta. Bisogna proteggere le imprese più fragili, quelle più a rischio di diventare preda della criminalità, con sussidi mirati. Altrettanto indispensabile è la promozione della cooperazione tra i piccoli agricoltori attraverso le Organizzazioni dei produttori e altre forme di mutualità, che permettano loro di difendersi non solo dalle insidie del mercato ma anche da una malavita che ha messo da tempo nel mirino l’agricoltura e i suoi lavoratori.

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Vaccini Covid e rischio infertilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Non ci sono prove che i vaccini contro il Covid-19 causino infertilità. Eppure, questa preoccupazione ha portato diversi professionisti sanitari negli Stati Uniti a essere riluttati verso la vaccinazione. Una reazione non sorprendente, secondo Jill Foster, della University of Minnesota, in quanto alcune persone credono che il Covid-19 non esista o che non sia peggio dell’influenza e hanno diffuso teorie di complotto all’uscita dei vaccini. Pare che l’idea che i vaccini contro il Covid-19 causino infertilità arrivi da Wolfgang Wodarg, medico ed epidemiologo tedesco, che insieme a un ex impiegato della Pfizer ha chiesto all’Ema con una petizione (diffusa su blog e siti anti-vaccinisti e social media poi rimossa da Facebook) di ritardare lo studio e l’approvazione del vaccino Pfizer/Biontech.
Alla base della richiesta il fatto che un componente importante della placenta dei mammiferi, la proteina sincitina-1, ha tratti genetici simili a una parte della proteina Spike. Se si formano anticorpi contro la sincitina-1, secondo Wodarg, il corpo la attacca rendendo la donna non fertile. Ma, come spiega Foster, le due proteine non condividono sufficiente codice genetico per renderle appaiabili (match). Non ci sono inoltre dati che avvalorino la tesi di Wodarg negli studi del vaccino Pfizer condotti su oltre 37.000 persone, in cui le donne incinte sono state escluse e dove 23 hanno concepito, 12 nel gruppo che aveva ricevuto il vaccino e 11 in quello placebo, tuttora seguite. Per Paul Offit, del Children’s Hospital of Philadelphia, bisogna considerare che 70 milioni di americani, il 20% della popolazione, hanno contratto l’infezione e dalle statistiche di infertilità non risulta la produzione dei suddetti anticorpi. «Se l’infezione naturale non altera la fertilità, perché dovrebbe farlo un vaccino?» ha affermato Offit, che ha spiegato come per alcuni vaccini è ciò che accade: per esempio quello contro il morbillo può portare la rottura di piccoli vasi sanguigni rotti, come la malattia. Si ammette però la mancanza di dati di sicurezza a lungo termine, anche se fino ad oggi sembra che il peggio possano essere le gravi reazioni allergiche, rare e trattabili. Motivo per cui i Cdc consigliano di evitare di vaccinarsi alle persone allergiche a qualche componente, come il polisorbato e il Peg. Resta poco chiaro se la sindrome di Bell, che negli studi si è manifestata leggermente più spesso nei vaccinati, sia un effetto del vaccino, a seguito del quale si sa che, per la reazione dell’organismo, si può avere affaticamento e febbre. (fonte Doctor33)

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“In questo momento riaprire le scuole è un rischio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato rappresentativo Anief, in diretta al Tgcom24, si è espresso sul tema del rientro a scuola. Il sindacalista autonomo ha affermato che, “così come detto già a metà dicembre, non è possibile tornare in classe senza screening obbligatori per personale e studenti. Ad agosto lo abbiamo fatto su base volontaria e a maggior ragione oggi, con picchi anche di 20mila contagi al giorno, deve essere previsto un periodo ‘cuscinetto’ in cui procedere coi test e valutare di aprire in sicurezza a febbraio. Le scuole di per sé sono luoghi sicuri, abbiamo firmato i protocolli di sicurezza, ma sappiamo per certo che la curva dei contagi è aumentata durante le vacanze, all’interno delle nostre famiglie, dunque riaprire in questo momento gli istituti è un rischio”. Sulla questione dei vaccini, Pacifico ha detto che “bisognerebbe prevederli per l’ambito scolastico, poiché oltre alla sanità è l’unico luogo in cui si concentrano circa 9 milioni di persone. È necessario dare priorità alla vaccinazione”. Sui trasporti, Pacifico ha affermato che “spesso i piccoli comuni non hanno le risorse da destinare a corse pensate solo agli studenti. Ma i problemi sono anche altri: le scuole sarebbero ancora più sicure se ci fossero più organici e se scomparisse il fenomeno delle classi pollaio”. In conclusione il presidente dell’Anief ha ricordato come anche ad agosto si sia appellato a un “patto educativo tra famiglie e scuola, affinché il distanziamento sociale sia rispettato e onorato pure fuori dalle classi. Se durante le vacanze natalizie gli adolescenti si sono riuniti per festeggiare, eludendo le regole da rispettare, non possono tornare a scuola senza che prima si abbia la percezione di quello che è successo. Dovrà poi essere l’istituto, dati alla mano, a decidere di aprire o meno la scuola”.

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Le varianti del Cov-19 che possono costituire un rischio per la salute umana

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

A partire dalla fine del mese di settembre si è diffusa nel sud-est della Gran Bretagna una nuova variante del virus denominata VUI-202012/01 o B.1.1.7, che ha causato allarme e indotto il governo inglese ad assumere significative misure di contenimento nell’area, dove questa nuova variante si è diffusa in misura notevole sino a rappresentare a dicembre oltre il 50% dei nuovi casi, e dove in contemporanea l’incidenza dei casi positivi è aumentata in maniera significativa. Secondo un modello matematico elaborato dalla London School of Hygyene and Tropical Medicine, questa nuova variante sarebbe tra il 50% e il 74% più trasmissibile rispetto agli altri ceppi più diffusi. Sempre nel mese di dicembre, il Sudafrica ha segnalato un’altra variante della SARS-CoV-2, designata come 501.V2, anch’essa potenzialmente preoccupante. Questa variante è stata osservata per la prima volta in campioni prelevati nel mese di ottobre, e da allora più di 300 casi con la variante 501.V2 sono stati confermati dal sequenziamento del genoma virale in Sud Africa, dove è diventata la forma dominante del virus e dove, secondo analisi preliminari, anche questa variante avrebbe una maggiore trasmissibilità. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che varianti come la B.1.1.7 possano essersi originate da pazienti immunocompromessi con un’infezione di lunga durata11, che permetterebbero al virus di evolversi più a lungo all’interno dell’ospite umano. Un recente studio ha analizzato il caso di un paziente oncologico trattato con un farmaco che riduce la produzione di linfociti B, deceduto 101 giorni dopo aver contratto l’infezione. Per i primi due mesi dall’infezione il virus si è replicato senza significative mutazioni. Dopo un ciclo di trattamento con plasma di convalescente, tuttavia, il virus ha sviluppato significative mutazioni, una delle quali è presente anche nella variante “inglese” B.1.1.7. In una corrispondenza alla rivista New England Journal of Medicine13 è documentato un caso simile, un paziente immunocompromesso deceduto dopo 154 giorni dall’infezione, che durante il decorso clinico è stato trattato tra l’altro con corticosteroidi, idrossiclorochina, remdesivir, immunoglobuline per endovena e un cocktail sperimentale di anticorpi monoclonali. L’analisi filogenetica dei campioni prelevati al paziente ha evidenziato una evoluzione accelerata del virus, con la maggior parte delle mutazioni intervenute nella proteina spike, alcune delle quali presenti anche nella variante B.1.1.7. Una terza case history14, riguardante una paziente oncologica che ha risolto l’infezione dopo 105 giorni, ha confermato la presenza di numerose variazioni genetiche sviluppate all’interno dell’ospite umano tra due isolamenti virali effettuati al giorno 49 e al giorno 70 dell’infezione, prima che il paziente ricevesse due infusioni di plasma di convalescente.(fonte: Istituto Nazionale Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS – Roma a cura di Salvatore Curiale)

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Cerved, cresce il pericolo di riciclaggio: ristoranti a rischio

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Sono circa 9.000 i ristoranti che le restrizioni dovute alla pandemia da Covid19 hanno reso vulnerabili alle infiltrazioni criminali, e vanno ad aggiungersi ai 6.000 che già prima del lockdown erano molto fragili finanziariamente: in tutto 15.000 imprese della ristorazione, quasi la metà delle 33.000 che operano come società di capitale. Ed è una stima prudente. In cifra assoluta, i ristoranti oggi a rischio si trovano soprattutto nel Lazio (2.116), in Lombardia (1.370) e in Campania (1.098), mentre in percentuale le regioni più colpite sono Calabria (40%) e Sicilia (38%), dove maggiori sono le infiltrazioni della criminalità organizzata. La percentuale di mancati pagamenti nel comparto, infatti, ha raggiunto il 73% contro il 45% di media (nel picco di maggio) del resto delle PMI, e secondo le stime i ricavi subiranno quest’anno un crollo del 56%. A dirlo è Cerved, tra i principali operatori italiani nel fornire ad aziende e istituzioni strumenti e competenze per lo sviluppo del business e la gestione del rischio di credito, che rafforza la propria offerta di servizi di antiriciclaggio attraverso l’acquisizione di Hawk, società già partner di Cerved specializzata in soluzioni modulari per soddisfare tutti i requisiti previsti dalla normativa italiana.La combinazione dei dati e delle conoscenze di Hawk e di Cerved ha permesso di mappare i ristoranti che potrebbero avere maggiori problemi di liquidità ed essere dunque più facile preda di usurai e di organizzazioni dedite al riciclaggio di denaro sporco. Cerved può infatti contare su un database di informazioni e di analytics per monitorare il tessuto imprenditoriale italiano anche in ottica antiriciclaggio, rilevando segnali di allarme dalle variazioni anomale nelle strutture societarie, dalle verifiche sul titolare effettivo e da altri database, come quello relativo a individui politicamente esposti (PEP o PIL) o blacklist e watchlist che includono persone indicate da autorità giudiziarie o agenzie governative nazionali e internazionali (Crime). Forte del know how dei suoi team specialistici, dell’enorme database di cui dispone e di una infrastruttura tecnologica sempre più sofisticata, Cerved ha infatti implementato le suite Hawk AML e un service BPO dedicato all’attività di KYC, studiati per adempiere a tutti gli obblighi antiriciclaggio previsti dalla normativa in vigore. Modulari, personalizzabili e integrabili con i sistemi aziendali, le suite Hawk e il service BPO permettono di verificare i dati dichiarati dal cliente con una fonte affidabile e indipendente e di effettuare il monitoraggio continuo previsto dalle norme, segnalano operazioni sospette (SOS), inviano segnalazioni all’Agenzia dell’entrate, gestiscono work flow autorizzativi, consentono di predisporre la relazione annuale di autovalutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo e di adempiere agli obblighi di costituzione, gestione e mantenimento dell’Archivio Unico Informatico. I servizi sono erogati da team composti da specialisti di prodotto ed esperti antiriciclaggio, con specifiche competenze di tipo normativo.

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Trump e i presunti brogli elettorali: subbuglio in Georgia e Senato a rischio per i repubblicani?

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

Domenico Maceri, PhD Nei suoi quattro anni di mandato Donald Trump si è riferito ai media come i nemici del popolo. Adesso però è andato oltre accusando anche Brad Raffensperger, segretario di Stato della Georgia, di essere anche lui nemico del popolo. Il reato di Raffensperger? Il leader politico repubblicano del Peach State ha avuto la “temerità” di certificare i risultati dell’elezione che hanno determinato la sconfitta dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Trump aveva insistito che i brogli elettorali avevano favorito Joe Biden, il quale è stato dichiarato presidente eletto, considerando non solo il voto popolare (più di 80 milioni) ma ovviamente il numero dei grandi elettori (totale 306, 36 più dei 270 richiesti per la vittoria). Trump non ha limitato le sue frecce al segretario di Stato della Georgia, scoccandole anche al governatore Brian Kemp, anche lui repubblicano, per non avere bloccato la certificazione del voto.Kemp e Raffensperger hanno asserito che nonostante la campagna di Trump di mettere in dubbio l’elezione del 2020 per i presunti brogli, il loro Stato ha fatto tutto per bene. Anche con il riconteggio, Biden ha vinto in Georgia con un margine di più di 12mila voti. I tweet velenosi di Trump hanno però causato non pochi grattacapi a Kemp e Raffensperger che hanno ricevuto minacce da alcuni degli 80 milioni di seguaci dell’attuale inquilino della Casa Bianca. I problemi sono stati così preoccupanti che Gabriel Sterling, uno stretto collaboratore di Raffensperger, ha recentemente fatto un’accesissima conferenza stampa nella quale ha accusato direttamente Trump di fomentare la violenza. Sterling ha implorato di smetterla con la questione dei brogli perché potrebbe condurre a esiti tragici. Sterling ha citato l’avvocato Joseph diGenova, noto sostenitore di Trump, il quale avrebbe detto che Chris Krebs, ex direttore di cybersicurezza nazionale, meriterebbe la morte. Il reato di Krebs? La sua asserzione che l’elezione del 2020 è stata condotta in modo professionale senza nessun broglio. Va ricordato che dopo questo annuncio Trump lo ha licenziato come spesso fa con collaboratori che non seguono le sue direttive, vere o false che siano. Proprio adesso veniamo a sapere che anche William Barr, ministro della Giustizia e grande “soldato” di Trump, ha anche lui detto che il suo dipartimento non ha identificato brogli elettorali. Lo licenzierà anche? Nella sua accesa conferenza stampa Sterling ha anche incoraggiato i senatori del Suo stato a intervenire per calmare le acque. Non si è diretto a Mitch McConnell, attuale presidente del Senato, ma ovviamente il monito di Sterling era indirizzato a tutti i leader repubblicani ad abbassare i toni poiché i leader del suo Stato continuano a ricevere minacce. Simili tensioni si sono manifestate verso altri leader repubblicani in Arizona e Nevada che hanno anche loro certificato l’elezione.McConnell, da parte sua, è rimasto quasi silenzioso sull’esito dell’elezione, preoccupato di più per il ballottaggio del 5 gennaio nel Peach State che dovrà determinare non solo i due senatori ma anche quale partito conquisterà la maggioranza nella Camera Alta. Attualmente i repubblicani hanno 50 senatori, i democratici 48, e McConnell ha bisogno di almeno una vittoria repubblicana in Georgia per potere mantenere le redini del Senato. Nel caso in cui ambedui i nuovi senatori della Georgia fossero democratici si avrebbe un pareggio di 50 e 50. Con la vicepresidente eletta Kamala Harris, che avrebbe il voto decisivo, i democratici prenderebbero ovviamente il comando al Senato.La preoccupazione di McConnell sull’elezione del 5 gennaio viene aumentata dalla continua campagna dei brogli elettorali di Trump. Il presidente uscente continua ad asserire che non si può avere fiducia nelle elezioni in Georgia. In effetti, il 45esimo presidente sta indirettamente incoraggiando i suoi sostenitori del Peach State a non presentarsi alle urne il 5 gennaio. A caldeggiare questa tesi due avvocati sostenitori di Trump, Lin Wood e Sidney Powell, hanno fatto un discorso in Georgia incoraggiando i presenti a non presentarsi alle urne e di recarsi a protestare davanti la casa del governatore Kemp. Astenersi dal voto sarebbe disastroso per i due candidati repubblicani David Perdue e Kelly Loeffler i quali sono stati attaccati dai sostenitori di Trump per non avere fatto abbastanza per ribaltare l’elezione della Georgia e favorire il loro leader. I due candidati hanno però seguito le direttive di Trump e hanno chiesto le dimissioni di Raffensperger per presunte malefatte. Nonostante tutto, Trump ha promesso che si recherà in Georgia per fare campagna politica in supporto dei due candidati repubblicani.La campagna di Trump di mettere in dubbio l’elezione del 5 gennaio in un certo senso si rifà alle obiezioni tipiche dei democratici in Georgia. La differenza è che il Peach State ha una lunga storia di “soppressione” al voto, specialmente degli elettori afro-americani. Va ricordato che nell’elezione a governatore del 2018 il segretario di Stato, responsabile dell’elezione, era proprio Kemp, il quale fra l’altro aveva ricevuto l’endorsement di Trump. L’avversaria di Kemp, Stacy Abrams gli ha dato filo da torcere e la sua campagna di incoraggiare gli elettori, soprattutto gli afro-americani, a presentarsi alle urne nel 2020 ha contribuito notevolmente a determinare la vittoria democratica nello Stato. L’importanza dell’esito del ballottaggio del 5 gennaio non va sottovalutata. Ecco perché una montagna di soldi da altri Stati sta entrando nella campagna elettorale. I sondaggi ci dicono che solo il 4 percento degli elettori in Georgia è indeciso, facendoci pensare a esiti elettorali molti vicini, che potrebbero essere determinati da una piccola percentuale dell’elettorato. Al momento sembra che i democratici siano più uniti specialmente perché Trump continua con la sua campagna dei brogli nell’elezione del 2020. Il presidente uscente sembra già dare segnali di prepararsi ad abbandonare la Casa Bianca come ci rivelano i suoi piani di concedere la grazia preventiva ai suoi tre figli adulti Donald Junior, Eric e Ivanka oltre che al genero Jared Kushner e al suo avvocato personale Rudy Giuliani. Secondo il New York Times, Trump sarebbe preoccupato che la nuova amministrazione di Biden potrebbe vendicarsi accanendosi su di loro. Il presidente uscente però avrà anche lui preoccupazioni legali ed ecco perché starebbe considerando di concedersi la grazia, decisione che la costituzione non rende chiara e che probabilmente sarebbe però illegittima. Un presidente che si può concedere la grazia non avrebbe solo immensi poteri ma diverrebbe in effetti un monarca. Si potrebbe concedere la grazia dal primo giorno di mandato e commettere qualunque reato, contraddicendo la costituzione che nessuno è al di sopra della legge. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Scuola: il rischio biologico di chi opera nella scuola va riconosciuto

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

È un intervento che va attuato per dare una risposta ai reali pericoli per la salute a cui si espongono insegnanti e personale Ata, che in questa fase di emergenza epidemiologica hanno toccato l’apice. L’adozione del provvedimento è stata chiesta in questi giorni dal giovane sindacato anche alla V Commissione della Camera, attraverso un apposito emendamento, impegnata nella valutazione del Disegno di Legge di Bilancio 2021già approvato dal Governo.Nella richiesta di modifica del testo, l’organizzazione sindacale chiede che entro il corrente anno scolastico di proceda con “l’avvio di una nuova sessione contrattuale per l’assegnazione a tutto il personale scolastico, di un’indennità per il rischio biologico e di un’indennità specifica per i videoterminalisti. Nella motivazione dell’emendamento, Anief ricorda che quello “del docente, dell’educatore e di buona parte del personale Tecnico, Amministrativo e Ausiliario, è un lavoro relazionale, che ogni giorno prevede lo scambio ravvicinato di contatti con decine di alunni. In un contesto di continua preoccupazione per il contenimento dell’epidemia diventa pertinente il conferimento di un’indennità di rischio”. L’Anief continua la sua battaglia per la salvaguardia dei diritti del lavoratori della Scuola. Secondo il sindacato è ragionevole pianificare una riapertura della contrattazione per assegnare un forfait di 10 euro al giorno a quel personale che si sottopone a rischi per la salute e stress non indifferenti, che sfociano in alto numero nel burnout, poiché a contatto con tanti alunni, all’interno di edifici che nella metà dei casi sono stati costruiti prima del 1971, oggi in alto numero fatiscenti e in perenne ristrutturazione. Anief ricorda che lo stesso Inail nel suo documento “Il rischio biologico nei luoghi di lavoro. Schede tecnico-informative”, già nel 2011 affermava che le scuole sono annoverate tra i cosiddetti “ambienti indoor” (ambienti confinati di vita e di lavoro). In esse si svolgono sia attività didattiche in aula, in palestra, e/o in laboratorio, sia attività amministrative. Per il rischio biologico, un’attenzione particolare meritano gli istituti che hanno indirizzi particolari quali quello microbiologico o agrario. In tali scuole, infatti, spesso vengono svolte attività in laboratorio che richiedono il contatto con colture microbiologiche o esercitazioni nel settore agricolo e zootecnico. Ma è anche da segnalare in particolare la situazione dei convitti e del relativo personale educativo che anche in caso di chiusura delle Istituzioni scolastiche proseguono le attività didattiche in presenza.

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Pluralismo a rischio a causa di un’eccessiva concentrazione dei media

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. Nella risoluzione, si osserva che quando la proprietà dei media è concentrata nelle mani di pochissimi si mette a rischio il pluralismo e diventa più difficile contrastare la diffusione della disinformazione. Il Parlamento chiede ai Paesi dell’UE di agire per evitare l’eccessiva concentrazione dei media e garantire la trasparenza. I deputati condannano inoltre l’eccessiva interferenza dei governi esercitata attraverso la concessione di pubblicità pubblica e sottolineano che il denaro dell’UE non può essere speso per i media controllati dallo Stato o per la propaganda politica.Il Parlamento invita inoltre la Commissione europea a esaminare, nella sua valutazione annuale dello Stato di diritto, il livello di trasparenza della proprietà degli strumenti mediatici, così come l’interferenza privata e governativa in questo settore, in ogni Stato membro. Ribadisce inoltre che i tentativi di danneggiare la libertà e il pluralismo dei media costituiscono un grave e sistematico abuso di potere, che contrasta con i valori fondamentali dell’UE.I deputati chiedono di potenziare il quadro giuridico per prevenire e contrastare l’incitamento all’odio online, nonché una maggiore collaborazione tra le piattaforme online e le autorità di contrasto. Riconoscono “l’impatto, promettente e necessario, sebbene ancora insufficiente, delle azioni volontarie” adottate dalle piattaforme online “per contrastare la disinformazione, i contenuti illeciti e l’ingerenza estera”. Tuttavia esse “non devono diventare organi di censura privati” e l’attività di rimozione dei contenuti illegali “deve essere soggetta a garanzie”.Infine il testo approvato sottolinea le preoccupazioni relative all’influenza estera che cerca di polarizzare e annientare il pluralismo e mette in guardia dalle conseguenze potenzialmente pericolose della manipolazione delle informazioni concernenti la pandemia di COVID-19.

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Rischio furti del vaccino anti-Covid-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2020

Tra alcuni mesi – forse già a gennaio – arriveranno le prime dosi dei vaccini contro l’infezione da SARS-CoV2 e la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie sta già ponendo la massima attenzione alle problematiche connesse all’arrivo di ingenti quantitativi di vaccino. Già nei giorni scorsi SIFO ha sottolineato la necessità di organizzare correttamente e per tempo tutta la filiera della cold chain (con particolare riferimento alla crioconservazione.“Come società scientifica siamo molto attenti al fenomeno”, precisa Arturo Cavaliere, presidente SIFO, “il valore economico, clinico e sociale dei vaccini è così alto, che potrebbe richiamare l’attenzione di soggetti della criminalità organizzata, gli stessi che già negli anni scorsi si sono fatti protagonisti di furti in tante farmacie ospedaliere del nostro Paese. Non possiamo rischiare oggi di rivivere quelle situazioni inserite in un contesto ben più drammatico e diffuso, e per questo abbiamo deciso di alzare il livello di attenzione di tutto il sistema per non farci trovare impreparati”. Negli anni scorsi la SIFO per far fronte ai numerosissimi furti di farmaci e medical devices aveva collaborato con i NAS e poi con AIFA. Con l’Agenzia del Farmaco aveva avviato il progetto PADLOCK che, grazie anche alla collaborazione di Scuola Superiore Sant’Anna, Farmindustria, Ania e Aiba, aveva messo a punto le Linee guida per fornire tutte le indicazioni necessarie per progettare e valutare il sistema di gestione per la garanzia della sicurezza del farmaco nella farmacia ospedaliera, consentendo agli agenti delle amministrazioni di controllare la corretta implementazione e gestione del sistema messo in opera (www.sifoweb.it/images/pdf/attivita/attivita-scientifica/aree_scientifiche/Logistica/SIFO_LINEE_GUIDA_def.pdf). Quel documento oggi ritorna di grande attualità. (fonte Agenzia Dire)

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Governo. Recovery Fund: il rischio è che non riusciremo a impegnare e spendere i 209 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Il rischio concreto è che non riusciremo ad avere e a spendere i 209 miliardi del Recovery Fund (Next Generation EU), dei quali 81 a fondo perduto, cioè senza obbligo di restituzione.C’è un vincolo per usufruire dei 209 miliardi: presentare i progetti e, finora, di progetti concreti non se ne è vista l’ombra. Dopo le linee programmatiche del giugno scorso, con la passerella a villa Pamphili a Roma e l’elenco della spesa per i titoli di 557 progetti, ora siamo al dunque: la Commissione europea agli Affari economici vuole progetti concreti per finanziarli. Il Governo li ha? No. La preoccupazione è tale che la Commissione europea ha pubblicato un documento che invita il Governo a predisporre un insieme limitato di progetti, che risponda a priorità strategiche e assorba il grosso delle risorse. Per raggiungere questo obiettivo, ricorda la nota europea, occorre una cabina di regia politica che sia accentrata e funga da contraltare rispetto alla cabina di regia della Commissione europea. La cabina di regia italiana dovrebbe avere poteri decisionali e una struttura tecnica adeguata. Fatto tutto questo dal Governo? No. Il rischio concreto è che il Governo si ritroverà a dover chiedere finanziamenti comunitari per spese correnti e non di investimento, il che troverà l’avversione dei paesi comunitari.Sentiremo, allora, le critiche dei nostri sovranisti alla cattiva Europa, che ci vuole negare l’aiuto richiesto. E’ che i soldi arriveranno a presentazione di progetti concreti, non prima.La tradizione italiota di non saper utilizzare i fondi comunitari è nota: negli ultimi 6 anni l’Italia ha utilizzato solo il 30% dei fondi strutturali messi a disposizione dalla Ue.Abbiamo il “vago” presentimento che rivedremo il film della incapacità di spesa, perchè i 209 miliardi dovranno essere impegnati in 6 anni. Altrimenti, rimarranno a Bruxelles. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Istituzionali: puntare sul credito distressed per abbattere il rischio di portafoglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Nel mondo a tassi zero in cui navighiamo da qualche tempo – e che sembra essere diventato strutturale – gli istituzionali hanno imparato a investire in corporate per aumentare il rendimento. Oggi, però, la mole di obbligazioni che hanno nei portafogli – sia titoli di Stato sia credito – rischia di essere indigesta. E allora, per mitigare il rischio salvaguardando il rendimento, secondo Pictet AM, non resta che puntare sulle special situation. Ovvero acquistare il debito sottovalutato di aziende in crisi, ma con buoni fondamentali (o andare short sul debito sopravvalutato di imprese con elevata possibilità di default): anticipando il mercato e guadagnando su qualcosa che non è ancora nei prezzi.Partiamo dai numeri che riguardano gli istituzionali italiani. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie risulta molto elevata, in particolare per i fondi pensione negoziali (pari al 67,17% secondo Itinerari Previdenziali). In generale, come informa una survey di Mercer Italia, per gli istituzionali la quota di asset allocation destinata all’obbligazionario è del 37% (contro il 25% dell’azionario). Intanto, lo stock dei titoli obbligazionari a tasso negativo nel mondo è tornato in prossimità del record storico di circa 17mila miliardi di dollari dell’agosto 2019, in base al Bloomberg Barclays Global Aggregate: trovare occasioni nel mondo del debito è diventato sfidante. Per questo, gli investitori istituzionali hanno incrementato nei mesi passati la quota di corporate – ritenuto più redditizio – tanto che, come rileva ancora Itinerari Previdenziali per l’Italia, il peso delle obbligazioni societarie oscilla tra il 5% e il 15% a seconda della categoria di investitore – Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni Bancarie e Compagnie d’Assicurazione – e delle scelte strategiche. Oggi, però complice anche la seconda ondata della pandemia, le obbligazioni societarie presentano bassi rendimenti attesi a fronte di potenziali perdite dovute a una variazione negativa del rating o, peggio, a causa di un aumento dei tassi di default (oggi sui minimi grazie alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti di famiglie e imprese). Dunque, i portafogli istituzionali hanno bisogno di ridurre il rischio complessivo di questa classe di attivi diventata pesante dal punto di vista dimensionale, senza però rinunciare a quel poco di rendimento aggiuntivo che riesce a offrire rispetto ai titoli di Stato. Pictet AM ritiene che una possibile soluzione risieda nell’investire nelle cosiddette ‘special situations’, ovvero nel debito societario in fase di stress. Il credito societario è in condizioni di stress quando viene scambiato al di sotto del suo valore nominale e il suo rendimento sale a 10 punti percentuali al di sopra dei titoli di Stato di riferimento con le stesse scadenze. La diversificazione avviene sia tramite l’acquisto di debito di aziende che il mercato già valuta in forte stress finanziario, sia tramite la vendita allo scoperto del debito di aziende che è sopravalutato rispetto ai fondamentali. Nel primo caso, quando la società emittente è insolvente o fallisce – in altre parole quando il debito diventa distressed – gli investitori qualificati possono guadagnare rendimenti riacquistando il debito se prevedono che la società sarà ristrutturata con successo o se le sue attività rimanenti sono sottovalutate. Nel secondo caso, se per esempio il mercato deve ancora valutare completamente quanto un’azienda sia posizionata rispetto al ciclo e possa a breve affrontare difficoltà finanziarie, è possibile ottenere un ritorno andando short sul suo debito: questa vendita copre il rischio del capitale investito in aziende per le quali il mercato ha già espresso un voto negativo in termini di spread di rendimento.Storicamente, questo stile di investimento ha generato interessanti rendimenti. Negli ultimi 20 anni, l’investimento nel reddito fisso distressed ha ottenuto rendimenti annui del 7,2% contro il 6,8% delle obbligazioni globali ad alto rendimento. Gli asset distressed possono anche aggiungere stabilità a un portafoglio diversificato. In contrasto con le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rating che tendono a dare risultati negativi durante le fasi recessive, questo è in realtà il momento in cui questo approccio diventa particolarmente attraente, presentando una forte decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali. La decorrelazione è un tema rilevante per gli investitori, soprattutto se obbligati a detenere posizioni long-only in obbligazioni aziendali. Includere attività i cui rendimenti seguono un percorso diverso può ridurre i rischi: abbattendo la volatilità dei rendimenti e preservando il capitale quando l’economia rallenta o si contrae.In Europa, oggi, le occasioni di investimento sono quanto mai numerose. Il 24% delle aziende europee dell’indice Russell 2000 sono zombie, il che significa che i loro guadagni non riescono a coprire i costi degli interessi: man mano che i tassi si normalizzeranno e per esse sarà sempre più difficile ripagare il proprio debito, molte diventeranno oggetto di strategie distressed sia long sia short. Ciononostante, l’idea di Pictet AM è che solo con un approccio attivo e con una approfondita analisi fondamentale sarà possibile individuare le occasioni migliori.Nella crisi da pandemia che stiamo vivendo, per esempio, sono sempre di più le opportunità di investimento nel retail, nella cantieristica navale, nei servizi petroliferi. (abstract)

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