Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘rischio’

Pluralismo a rischio a causa di un’eccessiva concentrazione dei media

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. Nella risoluzione, si osserva che quando la proprietà dei media è concentrata nelle mani di pochissimi si mette a rischio il pluralismo e diventa più difficile contrastare la diffusione della disinformazione. Il Parlamento chiede ai Paesi dell’UE di agire per evitare l’eccessiva concentrazione dei media e garantire la trasparenza. I deputati condannano inoltre l’eccessiva interferenza dei governi esercitata attraverso la concessione di pubblicità pubblica e sottolineano che il denaro dell’UE non può essere speso per i media controllati dallo Stato o per la propaganda politica.Il Parlamento invita inoltre la Commissione europea a esaminare, nella sua valutazione annuale dello Stato di diritto, il livello di trasparenza della proprietà degli strumenti mediatici, così come l’interferenza privata e governativa in questo settore, in ogni Stato membro. Ribadisce inoltre che i tentativi di danneggiare la libertà e il pluralismo dei media costituiscono un grave e sistematico abuso di potere, che contrasta con i valori fondamentali dell’UE.I deputati chiedono di potenziare il quadro giuridico per prevenire e contrastare l’incitamento all’odio online, nonché una maggiore collaborazione tra le piattaforme online e le autorità di contrasto. Riconoscono “l’impatto, promettente e necessario, sebbene ancora insufficiente, delle azioni volontarie” adottate dalle piattaforme online “per contrastare la disinformazione, i contenuti illeciti e l’ingerenza estera”. Tuttavia esse “non devono diventare organi di censura privati” e l’attività di rimozione dei contenuti illegali “deve essere soggetta a garanzie”.Infine il testo approvato sottolinea le preoccupazioni relative all’influenza estera che cerca di polarizzare e annientare il pluralismo e mette in guardia dalle conseguenze potenzialmente pericolose della manipolazione delle informazioni concernenti la pandemia di COVID-19.

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Rischio furti del vaccino anti-Covid-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2020

Tra alcuni mesi – forse già a gennaio – arriveranno le prime dosi dei vaccini contro l’infezione da SARS-CoV2 e la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie sta già ponendo la massima attenzione alle problematiche connesse all’arrivo di ingenti quantitativi di vaccino. Già nei giorni scorsi SIFO ha sottolineato la necessità di organizzare correttamente e per tempo tutta la filiera della cold chain (con particolare riferimento alla crioconservazione.“Come società scientifica siamo molto attenti al fenomeno”, precisa Arturo Cavaliere, presidente SIFO, “il valore economico, clinico e sociale dei vaccini è così alto, che potrebbe richiamare l’attenzione di soggetti della criminalità organizzata, gli stessi che già negli anni scorsi si sono fatti protagonisti di furti in tante farmacie ospedaliere del nostro Paese. Non possiamo rischiare oggi di rivivere quelle situazioni inserite in un contesto ben più drammatico e diffuso, e per questo abbiamo deciso di alzare il livello di attenzione di tutto il sistema per non farci trovare impreparati”. Negli anni scorsi la SIFO per far fronte ai numerosissimi furti di farmaci e medical devices aveva collaborato con i NAS e poi con AIFA. Con l’Agenzia del Farmaco aveva avviato il progetto PADLOCK che, grazie anche alla collaborazione di Scuola Superiore Sant’Anna, Farmindustria, Ania e Aiba, aveva messo a punto le Linee guida per fornire tutte le indicazioni necessarie per progettare e valutare il sistema di gestione per la garanzia della sicurezza del farmaco nella farmacia ospedaliera, consentendo agli agenti delle amministrazioni di controllare la corretta implementazione e gestione del sistema messo in opera (www.sifoweb.it/images/pdf/attivita/attivita-scientifica/aree_scientifiche/Logistica/SIFO_LINEE_GUIDA_def.pdf). Quel documento oggi ritorna di grande attualità. (fonte Agenzia Dire)

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Governo. Recovery Fund: il rischio è che non riusciremo a impegnare e spendere i 209 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Il rischio concreto è che non riusciremo ad avere e a spendere i 209 miliardi del Recovery Fund (Next Generation EU), dei quali 81 a fondo perduto, cioè senza obbligo di restituzione.C’è un vincolo per usufruire dei 209 miliardi: presentare i progetti e, finora, di progetti concreti non se ne è vista l’ombra. Dopo le linee programmatiche del giugno scorso, con la passerella a villa Pamphili a Roma e l’elenco della spesa per i titoli di 557 progetti, ora siamo al dunque: la Commissione europea agli Affari economici vuole progetti concreti per finanziarli. Il Governo li ha? No. La preoccupazione è tale che la Commissione europea ha pubblicato un documento che invita il Governo a predisporre un insieme limitato di progetti, che risponda a priorità strategiche e assorba il grosso delle risorse. Per raggiungere questo obiettivo, ricorda la nota europea, occorre una cabina di regia politica che sia accentrata e funga da contraltare rispetto alla cabina di regia della Commissione europea. La cabina di regia italiana dovrebbe avere poteri decisionali e una struttura tecnica adeguata. Fatto tutto questo dal Governo? No. Il rischio concreto è che il Governo si ritroverà a dover chiedere finanziamenti comunitari per spese correnti e non di investimento, il che troverà l’avversione dei paesi comunitari.Sentiremo, allora, le critiche dei nostri sovranisti alla cattiva Europa, che ci vuole negare l’aiuto richiesto. E’ che i soldi arriveranno a presentazione di progetti concreti, non prima.La tradizione italiota di non saper utilizzare i fondi comunitari è nota: negli ultimi 6 anni l’Italia ha utilizzato solo il 30% dei fondi strutturali messi a disposizione dalla Ue.Abbiamo il “vago” presentimento che rivedremo il film della incapacità di spesa, perchè i 209 miliardi dovranno essere impegnati in 6 anni. Altrimenti, rimarranno a Bruxelles. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Istituzionali: puntare sul credito distressed per abbattere il rischio di portafoglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Nel mondo a tassi zero in cui navighiamo da qualche tempo – e che sembra essere diventato strutturale – gli istituzionali hanno imparato a investire in corporate per aumentare il rendimento. Oggi, però, la mole di obbligazioni che hanno nei portafogli – sia titoli di Stato sia credito – rischia di essere indigesta. E allora, per mitigare il rischio salvaguardando il rendimento, secondo Pictet AM, non resta che puntare sulle special situation. Ovvero acquistare il debito sottovalutato di aziende in crisi, ma con buoni fondamentali (o andare short sul debito sopravvalutato di imprese con elevata possibilità di default): anticipando il mercato e guadagnando su qualcosa che non è ancora nei prezzi.Partiamo dai numeri che riguardano gli istituzionali italiani. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie risulta molto elevata, in particolare per i fondi pensione negoziali (pari al 67,17% secondo Itinerari Previdenziali). In generale, come informa una survey di Mercer Italia, per gli istituzionali la quota di asset allocation destinata all’obbligazionario è del 37% (contro il 25% dell’azionario). Intanto, lo stock dei titoli obbligazionari a tasso negativo nel mondo è tornato in prossimità del record storico di circa 17mila miliardi di dollari dell’agosto 2019, in base al Bloomberg Barclays Global Aggregate: trovare occasioni nel mondo del debito è diventato sfidante. Per questo, gli investitori istituzionali hanno incrementato nei mesi passati la quota di corporate – ritenuto più redditizio – tanto che, come rileva ancora Itinerari Previdenziali per l’Italia, il peso delle obbligazioni societarie oscilla tra il 5% e il 15% a seconda della categoria di investitore – Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni Bancarie e Compagnie d’Assicurazione – e delle scelte strategiche. Oggi, però complice anche la seconda ondata della pandemia, le obbligazioni societarie presentano bassi rendimenti attesi a fronte di potenziali perdite dovute a una variazione negativa del rating o, peggio, a causa di un aumento dei tassi di default (oggi sui minimi grazie alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti di famiglie e imprese). Dunque, i portafogli istituzionali hanno bisogno di ridurre il rischio complessivo di questa classe di attivi diventata pesante dal punto di vista dimensionale, senza però rinunciare a quel poco di rendimento aggiuntivo che riesce a offrire rispetto ai titoli di Stato. Pictet AM ritiene che una possibile soluzione risieda nell’investire nelle cosiddette ‘special situations’, ovvero nel debito societario in fase di stress. Il credito societario è in condizioni di stress quando viene scambiato al di sotto del suo valore nominale e il suo rendimento sale a 10 punti percentuali al di sopra dei titoli di Stato di riferimento con le stesse scadenze. La diversificazione avviene sia tramite l’acquisto di debito di aziende che il mercato già valuta in forte stress finanziario, sia tramite la vendita allo scoperto del debito di aziende che è sopravalutato rispetto ai fondamentali. Nel primo caso, quando la società emittente è insolvente o fallisce – in altre parole quando il debito diventa distressed – gli investitori qualificati possono guadagnare rendimenti riacquistando il debito se prevedono che la società sarà ristrutturata con successo o se le sue attività rimanenti sono sottovalutate. Nel secondo caso, se per esempio il mercato deve ancora valutare completamente quanto un’azienda sia posizionata rispetto al ciclo e possa a breve affrontare difficoltà finanziarie, è possibile ottenere un ritorno andando short sul suo debito: questa vendita copre il rischio del capitale investito in aziende per le quali il mercato ha già espresso un voto negativo in termini di spread di rendimento.Storicamente, questo stile di investimento ha generato interessanti rendimenti. Negli ultimi 20 anni, l’investimento nel reddito fisso distressed ha ottenuto rendimenti annui del 7,2% contro il 6,8% delle obbligazioni globali ad alto rendimento. Gli asset distressed possono anche aggiungere stabilità a un portafoglio diversificato. In contrasto con le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rating che tendono a dare risultati negativi durante le fasi recessive, questo è in realtà il momento in cui questo approccio diventa particolarmente attraente, presentando una forte decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali. La decorrelazione è un tema rilevante per gli investitori, soprattutto se obbligati a detenere posizioni long-only in obbligazioni aziendali. Includere attività i cui rendimenti seguono un percorso diverso può ridurre i rischi: abbattendo la volatilità dei rendimenti e preservando il capitale quando l’economia rallenta o si contrae.In Europa, oggi, le occasioni di investimento sono quanto mai numerose. Il 24% delle aziende europee dell’indice Russell 2000 sono zombie, il che significa che i loro guadagni non riescono a coprire i costi degli interessi: man mano che i tassi si normalizzeranno e per esse sarà sempre più difficile ripagare il proprio debito, molte diventeranno oggetto di strategie distressed sia long sia short. Ciononostante, l’idea di Pictet AM è che solo con un approccio attivo e con una approfondita analisi fondamentale sarà possibile individuare le occasioni migliori.Nella crisi da pandemia che stiamo vivendo, per esempio, sono sempre di più le opportunità di investimento nel retail, nella cantieristica navale, nei servizi petroliferi. (abstract)

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Imprese italiane a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Bce: 20% Secondo lo studio riportato nel Bollettino della Bce, il 20 per cento delle imprese in Italia potrebbe essere a rischio. Fra tutte le imprese in difficoltà, ossia a rischio di carenze di liquidità o di capitale circolante, quelle fortemente indebitate potrebbero riscontrare problemi nel reperire finanziamenti esterni e potrebbero quindi trovarsi in situazione di insolvenza.”Previsioni inquietanti. Il rischio, se la stima fosse confermata, è che si inneschi una reazione a catena. La chiusura di molte imprese avrebbe conseguenze nefaste: la disoccupazione che schizza in alto, il reddito disponibile delle famiglie che crolla, i consumi che precipitano, il Pil che frana” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché servono politiche di sostegno serie. Il rischio è che i 2,5 mld del decreto Ristori bis non bastino, specie se proseguirà o peggiorerà il lockdown. I contributi a fondo perduto stavolta devono arrivare immediatamente. Lo Stato deve provvedere a pagare stipendi, bollette, affitti, mutui, sospendere tutte le tasse, congelando la crisi, così che il pericolo di carenza di liquidità sia scongiurato” conclude Dona.

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Obesità adolescenziale e rischio di cancro in età adulta

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

È noto come l’obesità sia un fattore di rischio per numerosi tipi di tumore, tanto che ci si aspetta che l’eccesso ponderale superi presto il fumo come principale fattore causale modificabile di neoplasie. È ancora incerto a quale età questo fattore debba iniziare a essere indagato e modificato (Furer A, et al. Lancet Diabetes Endocrinol 2020; Editorial. Lancet Diabetes Endocrinol 2020; Sung H, et al. Lancet Public Health 2019; Reinher T. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Furer et al. hanno condotto «uno studio di coorte che ha valutato 2.3 milioni di adolescenti (16-19 anni) durante la visita medica obbligatoria per il servizio militare in Israele (anni 1967-2010)» segnala Carla Micaela Cuttica, Ssd Endocrinologia, EO Ospedali Galliera, Genova.«Lo studio si poneva i seguenti obiettivi: 1) primario: possibile associazione fra Bmi nell’adolescenza e incidenza di cancro nell’età media adulta (prima dei 50 anni) tra il 1967 e il 2012 (dati tratti dal Registro oncologico nazionale israeliano); 2) secondario: mortalità per tutte le cause nei membri di questa coorte che avevano avuto una diagnosi di cancro tra il 1967 e il 2017». Hanno partecipato allo studio 2.298.130 soggetti (928.110 donne, 1.370.020 uomini). «I nuovi casi di tumore nel periodo 1967-2012 sono stati 29.488 nelle donne e 26.353 negli uomini» riporta Cuttica. «L’incidenza di cancro è risultata aumentare gradualmente con i percentili di Bmi: HR 1.26 (IC 1.18-1.35) fra gli uomini con obesità in età adolescenziale. Nelle donne non era evidente un’associazione tra obesità adolescenziale e diagnosi di cancro, ma l’associazione diventava significativa (HR 1.27, IC 1.13-1.44) se si escludevano i tumori della mammella e del collo dell’utero, che erano inversamente correlati all’obesità». È già stata descritta una correlazione inversa tra Bmi e carcinoma mammario nelle donne in pre-menopausa, rileva Cuttica, a differenza delle donne in post-menopausa in cui l’associazione è positiva, in relazione probabilmente ai diversi sottotipi tumorali con differente espressione dei recettori estrogenici (Kim JY, et al. Breast Cancer Res Treat 2019). «In entrambi i sessi» riporta l’endocrinologa «valori più elevati di BMI (≥ 85° percentile) erano associati con aumentato rischio oncologico dopo 10 anni. L’età media alla diagnosi di cancro era 43.2 ± 11.9 anni per gli uomini e 40 ± 10.4 anni per le donne. I tumori più frequenti sono stati: nell’uomo linfoma (Hodgkin e non Hodgkin) 17.4% (3878 casi), melanoma 11.9% (3139 casi) e tumori colon-retto 7.7% (2104 casi) e nella donna tumore mammario 32.7% (9639 casi) e del collo uterino 19.9% (5875 casi). L’associazione più forte fra Bmi adolescenziale e tipo di tumore è stata osservata nell’uomo per tumore mammario, pancreatico e renale, mentre nelle donne per i tumori di utero, fegato e vie biliari e pancreas». Per quanto riguarda l’associazione evidenziata fra Bmi e cancro della tiroide, gli autori sottolineano come possa essere stata influenzata dall’aumentato utilizzo dell’ecografia. «L’associazione fra aumentato Bmi in adolescenza e incidenza di cancro è stata più evidente nei soggetti entrati nello studio più tardivamente, a sottolineare il fatto che l’obesità è in aumento negli anni più recenti» fa notare Cuttica.«La percentuale di rischio proiettato attribuibile alla popolazione è risultata 5.1% (4.2-6.1) per gli uomini (ogni tipo di cancro) e 5.7% (4.2-7.3) per le donne (esclusi tumore mammario e del collo uterino). Le morti per cancro fra il 1967 e il 2017 sono state 8.351 per gli uomini e 5.218 per le donne. Il BMI adolescenziale è risultato essere positivamente associato a un aumentato rischio di mortalità, per tutti i tipi di cancro e per entrambi i sessi (inclusi mammella e carcinoma cervicale per le donne): a) uomini: HR 1.11 (1.02-1.21) se in sovrappeso e HR 1.33 (1.18-1.49) se obesi in adolescenza; b) donne: HR 1.26 (1.14-1.40) se in sovrappeso e HR 1.89 (1.56-2.28) se obese in adolescenza». Lo studio presenta vari limiti: a) il Bmi è stato registrato solo in età adolescenziale, perciò non ci sono dati sul tempo di esposizione all’eccesso di peso; tuttavia l’aumentato rischio di cancro prima dei 30 anni fra gli individui con alto Bmi in adolescenza ne sottolinea l’importanza; b) non ci sono dati sui fattori di rischio correlati allo stile di vita (es. consumo di alcol, abitudine al fumo); c) mancano dati sulle comorbilità che potrebbero interferire sull’incidenza di cancro e sulla mortalità; d) è ipotizzabile che possano esserci ulteriori fattori che influenzano sia il rischio di cancro che il Bmi (ad esempio scarsa attività fisica, fattori nutrizionali, esposizione a interferenti endocrini) (Reinher T. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Questi invece i punti di forza dello studio: a) numerosità dello studio; b) follow-up a lungo termine; c) lo studio corrobora l’aumento di cancro obesità-correlato riscontrato in una coorte di giovani negli Stati Uniti (Sung H, et al. Lancet Public Health 2019). «In conclusione» commenta Cuttica «l’associazione evidenziata fra Bmi adolescenziale e tumore può spingere a cambiamenti nelle metodiche di screening precoce del cancro. Interventi efficaci sul Bmi in adolescenza (Cardel MI, et al. Jama 2019) possono diventare un obiettivo importante per la prevenzione oncologica. Sono comunque necessari altri studi per confermare i dati su differenti popolazioni ed etnie e per cercare di comprendere le possibili complesse correlazioni fra i vari fattori predisponenti all’insorgenza di cancro». (fonte Doctor33)

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Nelle aree ad alto rischio che ricadono negli scenari 3 e 4 indicati nel documento dell’Iss

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

Sono quelle caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e quelle nelle quali ci sono situazioni di massima gravità – «è vietato ogni spostamento in entrata e uscita dai territori». Può riguardare intere «Regioni o parti di esse». La differenza tra le zone che ricadono nello scenario 3 e in quelle che rientrano nel 4 sta nel fatto che in queste ultime sono vietati anche gli spostamenti «all’interno dei medesimi territori», dunque a livello comunale e provinciale. Stop anche alle attività dei negozi e mercati nelle regioni, province e comuni a massimo rischio. Lo prevede la bozza del Dpcm all’articolo 1 ter. «Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari». Il provvedimento ferma anche i mercati, tutte le attività di bar e ristorazione (salvo la consegna a domicilio l’asporto consentito fino alle 22) e le attività sportive. Resta invece consentita l’attività motoria «in prossimità della propria abitazione» e con obbligo della mascherina e l’attività sportiva «esclusivamente all’aperto e in forma individuale». Per le aree ad alto rischio, dunque nelle zone arancioni, restano invece aperti i negozi ma chiudono bar e ristoranti. Limitato in queste zone anche «ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici e privati in un comune diverso da quello di residenza» salvo esigenze di lavoro, studio, salute e necessità. Ill nuovo Dpcm prevede che a bordo dei mezzi pubblici del trasporto locale e del trasporto ferroviario regionale sia consentito «un coefficiente di riempimento non superiore al 50%»; ciò con esclusione, però, del «trasporto scolastico dedicato». Nelle zone ad alto rischio contagio «sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale a condizione che vengano rispettai i protocolli o le linee guida diretti a prevenire o contenere il contagio». «Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze», prosegue la bozza. «Restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro». Per quanto concerne i centri commerciali, «nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, ad eccezione delle. La chiusura non è disposta per farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, e punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole», prevede il testo. (fonte: Doctor33)

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Rischio selezione dei ricoveri in terapia intensiva per età

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

L’associazione Codici sta predisponendo denunce penali in merito alla gestione dell’emergenza Coronavirus da parte delle strutture sanitarie. Nello specifico, si tratta dei ricoveri nelle terapie intensive.“A causa di una disorganizzazione gravissima – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – nella fase acuta della seconda ondata c’è il rischio che i posti vengano garantiti soltanto ai pazienti più giovani, condannando di fatto gli anziani. Questo è inaccettabile. Invitiamo i cittadini a segnalarci situazioni del genere, perché il diritto alla salute deve essere garantito a tutti e stiamo predisponendo denunce penali per tutelare i pazienti. Sono mesi che gli esperti mettono in guardia le istituzioni sul rischio di una seconda ondata della pandemia ed ora che questo scenario si è verificato, emerge un’impreparazione che lascia basiti. C’era tutto il tempo per prendere le adeguate contromisure ed invece è stato fatto poco o nulla, tant’è che ci ritroviamo a rincorrere nuovamente l’emergenza. Non è pensabile rifiutare il ricovero in terapia intensiva di un anziano che per anni ha pagato con le proprie tasse un servizio che gli viene negato ora che ne ha bisogno. La nostra attenzione sarà massima affinché il diritto alla salute venga garantito a tutti”.

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Comuni: Fp Cgil, a rischio servizi, servono risorse e assunzioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Il sistema delle autonomie soffre già da molti anni di una crisi finanziaria che rischia di compromettere gravemente la garanzia di servizi essenziali. Servono interventi urgenti, a partire dall’assunzione di personale”. Così la Fp Cgil commenta quanto emerge dal Rapporto Ca’ Foscari sui Comuni presentato oggi e che, per il sindacato, “offre uno spaccato drammatico di ciò che denunciamo da tempo”.Per la Funzione Pubblica Cgil, “se non si interviene subito, molti Enti saranno costretti a chiudere i servizi. Alle condizioni finanziarie drammatiche in cui versano tanti Enti si aggiunge purtroppo una dato drammatico che riguarda la carenza di personale. Negli ultimi dieci anni, infatti, si sono persi centomila lavoratori per effetto dei diversi blocchi delle assunzioni e tardano a mettersi in moto le procedure di selezione anche a causa della crisi sanitaria che stiamo attraversando”.Per queste ragioni, prosegue, “riteniamo urgente rimuovere con il primo provvedimento utile tutti i vincoli sulle assunzioni che oggi gravano sul sistema e che rischiano di ridurre le capacità assunzionali a causa delle minori entrate che, inevitabilmente, si riscontreranno nel corso del 2020. Servono risorse e personale per rendere efficaci le tante competenze demandate agli enti locali”, conclude la Fp Cgil.

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Covid-19, togliendo colesterolo le statine riducono il rischio di forme gravi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Secondo due studi condotti da ricercatori della UC San Diego Health, i pazienti che assumono statine rischiano meno di avere forme gravi di Covid-19 perché la rimozione del colesterolo dalle membrane cellulari rende difficile l’ingresso di Sars-CoV-2 nelle cellule stesse. Nel primo studio, pubblicato sull’American Journal of Cardiology, Lori Daniels e il suo gruppo di lavoro volevano capire se l’uso di statine avesse o meno un impatto sulla gravità dell’infezione da nuovo coronavirus. I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente 170 pazienti con Covid-19 e 5.281 pazienti di controllo Covid-negativi, valutando gravità della malattia, durata della degenza ospedaliera, esito e uso di statine, inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (Ace) e bloccanti del recettore dell’angiotensina II (Arb) entro 30 giorni prima del ricovero ospedaliero. Tra i pazienti con Covid-19, il 27% assumeva attivamente statine al momento del ricovero, mentre il 21% assumeva un Ace inibitore e il 12% un Arb. La durata mediana della degenza ospedaliera è stata di 9,7 giorni per i pazienti con Covid-19. I ricercatori hanno scoperto che l’uso di statine prima del ricovero ospedaliero era associato a una riduzione di oltre il 50% del rischio di sviluppare una forma grave della malattia, rispetto ai pazienti Covid che non le assumevano. Inoltre, i pazienti con Covid-19 che prendevano statine prima del ricovero si sono ripresi più rapidamente. Il secondo studio, pubblicato su The Embo Journal, è stato guidato da Tariq Rana che, cercando di vedere quali geni si attivassero nelle cellule polmonari umane in risposta all’infezione da Sars-CoV-2, ha individuato il gene CH25H, che codifica un enzima che modifica il colesterolo, e che è in grado di bloccare la capacità di Hiv, Zika e pochi altri virus di entrare nelle cellule umane. L’attività enzimatica di CH25H produce 25-idrossicolesterolo (25HC), che a sua volta attiva un altro enzima (Acat) che esaurisce il colesterolo accessibile sulla membrana cellulare. Gli esperti hanno valultato cosa succede alle cellule polmonari umane in laboratorio con e senza trattamento con 25HC quando incontrano Sars-CoV-2 e hanno visto che l’aggiunta di 25HC inibisce la capacità del virus di entrare nelle cellule, bloccando quasi completamente l’infezione. Gli esperti hanno concluso che Sars-CoV-2 ha bisogno anche di colesterolo per entrare nella cellula tramite il recettore Ace. (fonte Doctor33)

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Il colesterolo alto in giovane età aumenta il rischio cardiovascolare futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Secondo uno studio pubblicato su Journal of the American College of Cardiology, alti livelli di colesterolo Ldl in giovane età (adolescenti e ventenni) aumentano il rischio di incorrere in problemi cardiovascolari nella mezza età. Inoltre, il rischio elevato persiste anche in coloro che riescono a ridurre tali livelli verso la fine dei trent’anni. «Il danno fatto alle arterie in giovane età può essere irreversibile e sembra essere cumulativo» ha spiegato Michael Domanski, della University of Maryland School of Medicine negli Stati Uniti. «Per tale ragione i medici potrebbero voler considerare di prescrivere cambiamenti nello stile di vita e anche farmaci per abbassare gli alti livelli di colesterolo Ldl nei giovani adulti in modo da prevenire i problemi in futuro» ha continuato il primo autore.Per la ricerca, che ha incluso quasi 5.000 partecipanti tra i 18 e i 30 anni, sono stati analizzati i dati di uno studio in corso (CARDIA, Coronary Artery Risk Development in Young Adults) iniziato ben 35 anni fa. Un modello matematico è stato poi utilizzato per comprendere in che modo il rischio cardiovascolare (attacco cardiaco, ictus, ostruzione dei vasi sanguigni e morte per malattia cardiovascolare) aumenti con l’aumento cumulativo dell’esposizione al colesterolo Ldl in un tempo medio di 22 anni. Ebbene, i partecipanti avevano più probabilità di essere colpiti da un evento cardiovascolare quanto più grande era l’area sotto la curva Ldl, una misura del tempo di esposizione e dei livelli del colesterolo Ldl nel tempo. Ma, a rappresentare la differenza di rischio non era solo l’area sotto la curva ma anche l’andamento temporale dell’esposizione. Un risultato interessante e importante secondo l’autore Charles Hong, che ha spiegato come questo sottolinei l’importanza degli screening regolari del colesterolo a partire dalla prima età adulta, in modo da ridurre il tempo con un’alta esposizione. Da notare che non vi è consenso in merito a come intervenire per abbassare il colesterolo Ldl nei giovani. Le linee guida dell’American College of Cardiology raccomandano di operare attraverso misure sullo stile di vita nell’adolescenza e di prendere in considerazione l’uso di farmaci ipolipemizzanti nei giovani tra i 20 e i 39 anni, soprattutto se in famiglia ci sono casi di cardiopatie a esordio precoce. Secondo Albert Reece, non coinvolto nello studio, questi risultati possono salvare numerose vite. «La comunità medica dovrebbe sedersi, prendere atto e reagire a questa importante nuova prova» ha affermato. (fonte Doctor33)

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Rischio glaucoma

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Otto persone su dieci, seppure a rischio di glaucoma, non si sottopongono a visite oculistiche regolari con il rischio di perdere il campo visivo senza accorgersene. Il glaucoma, malattia oculare dovuta generalmente a una pressione dell’occhio troppo elevata, nelle sue fasi iniziali passa infatti spesso inosservato e quando iniziano a comparire i primi segnali l’integrità dell’occhio è già compromessa. In Italia ne sono affette oltre un milione di persone, ma una su due ancora non sa di esserlo. La patologia, seconda causa di cecità al mondo dopo la cataratta (ma prima a carattere irreversibile), ha una prevalenza di circa il 2,5% nella popolazione sopra i 40 anni di età. Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo il numero delle persone di età compresa tra i 40 e gli 80 anni colpite da glaucoma è attualmente di 64,3 milioni. Cifra, questa, destinata ad aumentare (sempre secondo le stime) a 112 milioni nel 2040. I dati sono emersi nel corso dell’XI Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO)

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LGIM aumenta la pressione sulle aziende affinché affrontino il rischio climatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei maggiori asset manager al mondo, ha pubblicato oggi il suo Climate Impact Pledge annuale, ampliando le ambizioni del suo programma di engagement.Utilizzando metriche quantitative, compreso il modello climatico proprietario di LGIMi, i rating climatici per oltre 1.000 aziende all’intero di settori chiave saranno pubblicamente disponibili attraverso un sistema a “semaforo” sul sito web di LGIM. Vi sarà un aumento di più di dieci volte delle società coperte: le aziende selezionate sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra provenienti da società quotate. Le aziende il cui punteggio sarà inferiore agli standard minimi di LGIM, ad esempio quelle che mancano di una disclosure completa sulle emissioni o delle principali certificazioni di sostenibilità – saranno soggette a voto contrario e alla possibilità di disinvestimento da fondi selezionati. LGIM intende “aumentare” il rigore dei suoi standard e delle sue sanzioni nel tempo. Questo annuncio arriva dopo che un’analisi indipendente ha evidenziato il forte ruolo di LGIM nell’esercizio dei diritti di voto: la società è uno dei principali sostenitori delle risoluzioni degli azionisti legate al cambiamento climatico rispetto ai 12 maggiori gestori patrimoniali al mondoii.Nel 2016, LGIM ha intrapreso azioni di engagement con circa 80 delle più grandi aziende nei settori dell’energia, dei trasporti, del food retail e finanziario, rispetto alla forza delle loro strategie per la sostenibilità. Le aziende con le migliori best practices sono state rese note pubblicamente, mentre LGIM ha votato contro e disinvestito dalle aziende con scarsi risultati sul clima, tra cui ExxonMobil, dalla sua gamma di fondi Future World. Il programma ha contribuito ai passi avanti intrapresi da aziende come Dominion Energy, inoltre LGIM ha annunciato che la casa automobilistica giapponese Subaru – precedentemente nella sua lista di esclusione – sarà ora reintegrata nei suoi fondi Future World a seguito dei miglioramenti negli obiettivi di emissione e nella disclosure.Dal 2016, è diventato sempre più evidente e riconosciuto che il raggiungimento di zero emissioni nette di carbonio a livello globale entro il 2050 sia il percorso ideale per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Alla crescente urgenza del tema si è dato risposta attraverso miglioramenti significativi nella disponibilità di dati e analisi sul clima nel mercato. Alla luce di questi cambiamenti, LGIM sta ora rafforzando il suo impegno sull’impatto climatico attraverso una copertura ampia e un commitment concentrato sia sulle politiche sia sulle aziende rispetto alla sfida delle emissioni nette zero.

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Super-ecografo per le gravidanze a rischio

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Bergamo. Anziché ricevere un regalo, sceglie di donare uno strumento ecografico all’avanguardia, completo di sonde, all’Ospedale della sua città. E’ questo il modo con cui un benefattore, che ha chiesto di restare anonimo, ha deciso di celebrare il giorno del compleanno. Il super-ecografo è entrato in funzione a febbraio nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Papa Giovanni XXIII e sono già decine le donne con gravidanza a rischio elevato che hanno beneficiato del dono. Il nuovo ecografo di ultima generazione, del valore di oltre 100.000 Euro, restituisce immagini ad altissima risoluzione, con sistema 3D/4D e la possibilità di elaborazione rapida ed accurata dei dati e delle immagini. Uno strumento che è stato fin da subito utilizzato per le ecografie ostetriche più complesse e negli ambulatori congiunti con i cardiologi e i chirurghi pediatrici. Sono esami che aiutano nella diagnosi, fin dallo stadio fetale, di patologie congenite e nella definizione delle cure specialistiche necessarie, inclusi gli interventi chirurgici post-natali o in fase perinatale, cioè sul feto in utero. Il Papa Giovanni XXIII è uno degli Ospedali con maggior numero di parti in Italia. Sono circa 4.000 ogni anno e durante il periodo dell’emergenza Covid, dal 23 febbraio ad oggi, sono state registrate più di 1.300 nascite. Grazie a un team multidisciplinare di ginecologi, neonatologi, chirurghi pediatrici, cardiologi, cardiochirurghi, genetisti e psicologi il Papa Giovanni è anche un centro per la diagnosi prenatale di terzo livello, in grado cioè di seguire gravidanze con fattori di rischio per feti affetti da una cardiopatia congenita o da una patologia malformativa. Grazie ad ambulatori dedicati, offre un inquadramento multidisciplinare per la definizione della prognosi per il feto, per la gestione di eventuali terapie in utero, per una corretta impostazione del percorso nascita e il supporto psicologico ai genitori. In casi selezionatissimi, e solo quando il beneficio ha reso preferibile affrontare il rischio, sono stati anche effettuati interventi cardiovascolari intrauterini. Queste competenze sono state anche riconosciute ufficialmente da Regione Lombardia, che ha inserito il Papa Giovanni XXIII tra gli 11 centri hub lombardi di Medicina materno-fetale.

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Covid-19: Basso rischio di diffusione da bambino a bambino e rara la trasmissione da bambino ad adulto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

A tranquillizzare insegnanti e genitori in occasione della riapertura del nuovo anno scolastico è l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) che in un articolo pubblicato su JAMA Pediatrics1 mette in evidenza come nei bambini la suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 sia dimezzata rispetto agli adulti e come essi non ricoprano un ruolo di rilievo nella circolazione del nuovo coronavirus.
A fotografare l’impatto psicofisico che la chiusura della scuola ha avuto sui bambini e ragazzi è un’indagine tutta italiana condotta su un campione di 2.064 studenti tra gli 11 e 19 anni. Angoscia e tristezza sono stati causati da un sentimento di solitudine avvertito dal 42,5% degli intervistati di sesso femminile e dal 32,5% di sesso maschile, per un totale del 75% dei casi. Altro fattore che ha tinto di grigio le giornate di bambini e adolescenti è stata la mancanza di senso di comunità, tipicamente generato dalla scuola, emersa nel 42,5% dei casi (26,5% femmine; 16% maschi) e lo stop delle attività sportive svolte a scuola nel 20% dei casi (6,7% femmine; 13,4% maschi). L’abbassamento del tono dell’umore non pare, invece, essere legato al virus: solo il 4%, infatti, ha dichiarato di sentirsi triste per paura della malattia.Inoltre, il 48,7% delle femmine ha riferito di piangere durante il giorno (13,4% nei maschi). Non solo tristezza: ansia e agitazione hanno colpito quasi il 40% degli intervistati (24.6% femmine; 14,6% maschi) a causa della separazione dai propri compagni, mentre oltre il 27% ha sviluppato sintomi di ansia per timore di non riuscire a stare dietro allo studio. La chiusura delle scuole ha, inoltre, provocato disturbi del sonno: a dormire meno il 43% delle femmine, mentre la percentuale di maschi che ha fatto le ore piccole si attesta al 24%. Il senso di affaticamento era più significativamente frequente nelle femmine (49%) rispetto ai maschi (35,3%) e nel gruppo di 14-19 anni.Disturbi emotivi di rilievo, dunque, quelli causati dalla chiusura della scuola a bambini e adolescenti, ancor di più se di sesso femminile. Da ultimo, il 51,5% delle femmine e il 44,7% dei maschi desidererebbe parlare di COVID-19 con un medico, informazione importante anche per i programmi formativi scolastici su tematiche relative alla salute.Secondo l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive gli istituti scolastici possono e devono rimanere aperti in virtù dello scarso ruolo del bambino nella trasmissione della malattia, sebbene con il mantenimento di tutte le misure igieniche e di distanza fisica per la prevenzione delle infezioni respiratorie e un monitoraggio epidemiologico continuo della circolazione di SARS-CoV-2.
Quanto all’uso delle mascherine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito alcune precise indicazioni: da zero a 5 anni non deve essere indossata e la motivazione è da ricercarsi nel ruolo minore del bambino piccolo nella diffusione della malattia e nella sua scarsa capacità di utilizzare in modo appropriato una mascherina; da 6 a 11 si valuta a seconda della situazione epidemiologica scolastica o cittadina e, quindi, se è presente una trasmissione diffusa di SARS-CoV-2 nell’area in cui risiede il bambino. Ai bambini di età pari o superiore a 12 anni è richiesto di indossare la mascherina come agli adulti, in particolare quando non possono garantire una distanza di almeno 1 metro dagli altri. In ogni caso, è importante assicurarsi che la mascherina sia della misura giusta per coprire naso e bocca, non toccarne la parte anteriore e non tirarla sotto il mento o nella bocca. Una volta sfilata dal volto, la mascherina deve essere riposta in una borsa o in un contenitore e non deve essere condivisa con altri o gettata per terra. È importante che insegnanti e genitori educhino il bambino che utilizza la mascherina e ne correggano comportamenti errati ogni qualvolta sia necessario.

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Il rischio dell’imbarbarimento culturale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Non sembra vi possa essere spazio a quel metodo che si rifaceva al sistema degli “attriti tra contrari”. Esso si dispiegava in una sorta di distributore del sapere per minorenni ignoranti che aspettano l’imbeccata e a precettori che esigevano obbedienza, quasi cieca. Si risolveva in un principio di autorità che imponeva dall’alto e di fuori. Ora niente è imposto di fuori. Qui c’è soltanto da capire.
E’ il punto fondamentale rispetto al principio di totalità. Come funziona una nave? La nave ci parla di esocibernetica: pilota e timone sono due cose diverse. La vita di ciascuno di noi ci parla di endocibernetica. Il pilota, infatti, è di dentro, è fatto di conoscenza e volontà, di esperienza e di parametri d’ordine superiore. Non più eterodiretti, ma autodiretti. Per far questo bisogna aver capito il funzionamento. Non è possibile fermarsi a una sola parte: il motore senza timone. Non si può frammentare il viaggio come Ulisse nella grotta di Circe. Il principio di totalità si rifà al principio di ortogenesi. Tutti abbiamo in testa l’idea della giustezza; e quando pilotiamo la nave tra gli scogli e quando ascoltiamo un motore che perde colpi, dobbiamo ricorrere al confronto con gli altri e con l’ambiente. Dal confronto, dalla dimostrazione razionale e positiva, nasce una convinzione. Convinzione significa che restiamo avvinti, non contro la nostra libertà, ma mediante la nostra libertà. La vita è una serie di problemi da risolvere. Da piccoli si risolvono con l’aiuto e l’insegnamento degli altri. Crescendo, il comando esteriore s’interiorizza sino alla convinzione. E nella convinzione facciamo tutt’uno con la legge. Un tutt’uno felice, nel momento in cui questo tutt’uno si chiama amore. (Riccardo Alfonso)

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L’Australia si conferma una meta a rischio per gli attacchi di squali sugli uomini

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

È vero, i più non sono letali, ma anche oggi, poco prima delle 14.00, ora australiana, una donna di 35 anni che stava facendo surf è stata gravemente ferita in un attacco di squali sabato a Shelley Beach, vicino a Port Macquarie, sulla costa orientale dell’Australia ea nord di Sydney. Lo riferisce ha dettol’agenzia Australian Press AAP e diversi media locali.La giovane donna è stata colpita dalla parte inferiore della gamba destra. Un surfista è intervenuto nell’attacco ed è saltato sulla schiena dell’animale e gli ha dato un pugno finché non ha lasciato andare la sua preda, secondo un racconto di Steven Pearce, capo del servizio di soccorso per surfisti, al quotidiano Daily Telegraph. “Lo squalo non voleva liberarla, quindi un surfista le è letteralmente saltato sulla schiena e l’ha picchiata per liberarla”, ha spiegato.La donna ha subito gravi lacerazioni alla gamba inferiore destra ed è stata ricoverata in ospedale. Le sue condizioni sono ora stabili. Secondo i testimoni, responsabile di questo attacco è uno squalo bianco. Gli squali seguono la migrazione delle balene che si muovono lungo l’Australia orientale dall’Oceano Antartico. Quest’anno, sei persone sono state uccise in attacchi e altre sei sono rimaste gravemente ferite, secondo i dati del Taronga Zoo di Sydney. Il 2020 è uno degli anni peggiori per gli attacchi di squali. Una nuova conferma della pericolosità delle acque australiane e, quindi, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti.” della necessità di prestare la massima attenzione da parte di chi viaggia nelle località dove c’è meno vigilanza e decide di fare una battuta di pesca subacquea o surfare.

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Vendemmia a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Col fisco 4.0 e lo smart working degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, servono 15 giorni per dotare di codice fiscale i lavoratori stranieri da contrattualizzare per la vendemmia. Negli anni passati bastava un’ora per sbrigare la pratica. E’ questo l’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani, a ridosso del periodo di raccolta delle uve. Le imprese agricole dopo aver presentato via e-mail la modulistica precompilata devono aspettare tempi troppo lunghi per il rilascio del codice, essenziale all’assunzione dei braccianti esteri per un regolare rapporto di lavoro.La lunga procedura non ha riscontri con il passato e suscita molti dubbi sull’efficienza delle piattaforme digitali della Pubblica Amministrazione, che in tempi di crisi come questo dovrebbero, invece, velocizzare le pratiche burocratiche per agevolare il rilancio dell’economia del Paese. Rispetto all’era pre-Covid, la digitalizzazione della richiesta dovrebbe essere persino più snella per gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, perché permette di bypassare ogni difficoltà di incomprensione linguistica con il lavoratore straniero, che prima era costretto a recarsi personalmente a eseguire la pratica. Un altro problema per le aziende riguarda l’indicazione degli sportelli digitali di non effettuare richieste di codici fiscali cumulativi: massimo dieci per singola e-mail. Cia ricorda come questi ostacoli si aggiungano alla difficoltà di reclutamento di manodopera straniera dopo l’esplosione della pandemia e si augura che la PA in smart working riesca a meglio utilizzare le risorse offerte dalla tecnologia, per dare un servizio davvero efficiente alle imprese agricole e vitivinicole italiane.

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Biodiversità: insetti a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Non può esserci agricoltura senza biodiversità, per questo bisogna agire in modo rapido per proteggere i nostri ecosistemi – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La crisi del coronavirus ha mostrato la nostra vulnerabilità e l’importanza di ripristinare il giusto equilibrio tra natura e attività umana. Le prove dell’impoverimento della biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici sono già evidenti. Una delle conseguenze più preoccupanti è la diminuzione degli insetti impollinatori, come le farfalle e le api, messe in pericolo da cattive pratiche quali l’uso indiscriminato di pesticidi e l’abbandono delle colture.Gli insetti sono i piccoli braccianti che la natura mette a disposizione dei coltivatori: senza di loro l’agricoltura non potrebbe produrre frutti. L’innalzamento delle temperature sta inoltre causando la scomparsa di alcune specie adatte ai climi freddi, a favore di altre che preferiscono temperature più calde – spiega Tiso.La nuova Strategia sulla Biodiversità 2030 dell’Unione Europea ha l’obiettivo di proteggere la natura e invertire il degrado degli ecosistemi. Per arrestare il declino degli uccelli e degli insetti si raccomanda in particolare di ridurre l’uso dei pesticidi chimici in genere, dimezzando quali più pericolosi.
Pochi giorni fa, tuttavia, la Corte dei conti europea ha avvertito che le attuali politiche non sono sufficienti per proteggere gli insetti impollinatori, sempre più a rischio per colpa dei pesticidi, mentre gli Stati membri fanno pressione per ridurre ulteriormente i vincoli ambientali. Ci troviamo ancora una volta di fronte al paradosso di un’Europa che si impegna a fare dell’agricoltura biologica una priorità, mentre gli Stati membri remano in direzione contraria rifiutando di adottare misure più stringenti. Per tradurre in realtà gli obiettivi della nuova strategia europea per la biodiversità, c’è bisogno di un deciso cambio di passo e di mentalità.

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Le statine si associano a un ridotto rischio di morte tra gli anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Uno studio su Jama firmato dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e VA Boston Healthcare System getta nuova luce sul ruolo che le statine possono svolgere negli anziani che non hanno avuto un infarto, un ictus o altri eventi cardiovascolari. Nella loro analisi retrospettiva dei dati dei Veterans Health Administration Services e dei Centers for Medicare & Medicaid Services, gli autori hanno osservato che il rischio di morte per qualsiasi causa era inferiore del 25% tra i veterani che usavano statine rispetto ai non trattati. Ma non solo: le probabilità di morire per eventi cardiovascolari, come un infarto o un ictus, era più bassa del 20%.«Le statine sono comunemente prescritte negli adulti di mezza età, ma sottovalutate nelle persone sopra i 75 anni» afferma la coautrice Ariela Orkaby del Brigham and Women’s Hospital, sottolineando che dai risultati dello studio emerge la persistenza del beneficio delle statine indipendentemente dall’età più anziana o più giovane e dalla presenza di condizioni come la demenza. I ricercatori hanno esaminato i dati sui veterani che hanno utilizzato i servizi Veterans Administration tra il 2002 e il 2012, che avevano 75 anni o più e che non avevano avuto in precedenza infarti, ictus o altri eventi cardiovascolari. Degli oltre 300.000 partecipanti, gli autori ne hanno identificati più di 57.000 che assumevano statine. «Nel complesso, l’assunzione di statine risulta significativamente legata a un minor rischio di morte per eventi cardiovascolari o per qualsiasi causa, con benefici persistenti anche nei veterani in età avanzata, compresi quelli che avevano 90 anni o più» riprende Orkaby, aggiungendo che i tassi di mortalità restavano bassi anche nei soggetti anziani affetti da patologie neurologiche come la demenza, esclusi da studi precedenti. «Analizzando ulteriormente i dati abbiamo scoperto che anche l’avvio del trattamento con statine si associa in modo significativo a un minor rischio di eventi cardiovascolari come infarti e ictus, ed è stato particolarmente interessante vedere un marcato declino del tasso di ictus tra i partecipanti neri» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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