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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘rischio’

L’omocisteina e il rischio cerebrovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2023

Età, pressione alta, abitudine al fumo di sigaretta, obesità, diabete ed elevati livelli di colesterolo rappresentano fattori di rischio che aumentano la probabilità di essere colpiti da ictus cerebrale, patologia che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. E’ ormai ben noto come una alimentazione sana ed equilibrata, sia in termini di calorie introdotte che di nutrienti, che parta dunque dalla consolidata tradizione della nostra dieta mediterranea, possa ridurre fino al 20% la possibilità di essere colpiti da questa patologia. A.L.I.Ce. Italia Odv – Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale – vuole accendere i riflettori su un altro fattore di rischio, forse meno conosciuto al grande pubblico ma non ovviamente agli specialisti: l’omocisteina, un aminoacido presente in piccole quantità nell’organismo, derivato della metionina, altro aminoacido che si assume con i cibi, soprattutto attraverso carne, uova, latte e legumi. Nelle persone sane, questo aminoacido si trasforma grazie all’acido folico e alle vitamine B6 e B12. Può succedere, invece, che in caso di particolari patologie, di mutazione del gene MTHFR o di diete sbilanciate si verifichi un incremento dei valori plasmatici di omocisteina (iperomocisteinemia) che, oltre a costituire un fattore di rischio per le patologie cerebro-cardiovascolari, è associato anche all’insorgenza di malattie neurodegenerative e fragilità ossea. “L’incremento dei valori di omocisteina determina un danno alle pareti delle arterie, causando un ispessimento del loro rivestimento interno – dichiara il Dottor Massimo Del Sette, Direttore U.O.C. Neurologia Policlinico San Martino I.R.C.C.S. Uno studio pubblicato nel 2013 su Neural Regeneration Research ha dimostrato che chi registra alti livelli di omocisteina, di colesterolo e trigliceridi, a parità di altri fattori di rischio, ha il 40% in più di possibilità di andare incontro ad un ictus rispetto a chi ha valori nella norma. Inoltre, in una recente revisione della letteratura sull’argomento pubblicata su una prestigiosa rivista internazionale (Spence et al, Stroke 2020) viene riportato che la correzione della iperomocisteinemia comporta una riduzione del rischio dal 34% fino al 70%”.L’esame per il dosaggio dell’omocisteina è un semplice prelievo di sangue venoso, eseguito nella maggior parte dei laboratori, che deve avvenire dopo un digiuno di circa 10-12 ore. Vengono considerati normali i valori di omocisteina compresi tra 5-9 micromoli/L. Quando questi valori vengono superati, si parla invece di iperomocisteinemia e ne esistono diversi stadi: borderline (10-12 μmol/L), moderata (13-30 μmol/L), intermedia (31-100 μmol/L) e grave (>100 μmol/L). E’ fondamentale tenere periodicamente sotto controllo questo valore del sangue.I livelli di omocisteina possono essere abbassati efficacemente assumendo acido folico e le vitamine B6 e B16, attraverso una dieta ricca in vitamine e/o l’assunzione di integratori alimentari. Alimenti ricchi di vitamina B6 sono: pesce, carne, uova, frutta, verdura, latticini e frutta secca.

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A rischio il mercato dei cambi valutari

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi Il mercato dei cambi valutari, il cosiddetto foreign exchange FX, una parte importante della bolla finanziaria e dei derivati, vive una crescente fibrillazione. Il rischio di una grave crisi è grande. A dirlo è la Banca dei Regolamenti Internazionale di Basilea nel suo recente “Triennual Survey”. Il succitato mercato è caratterizzato da un’eccezionale volatilità, dovuta all’andamento dei tassi d’interesse, all’aumento dei prezzi delle materie prime, all’inflazione e alle tensioni geopolitiche. Il turnover nei mercati FX è, infatti, in forte rialzo a livello globale. Nell’aprile 2022 il fatturato è stato, in media, pari a 7.500 miliardi di dollari al giorno, un volume 30 volte superiore al pil globale giornaliero. Il 14% in più rispetto al 2019. Circa il 90% delle operazioni sono fatte con la valuta americana. L’euro – la seconda valuta più scambiata, anche in dollari – ha una quota del 31%, in forte calo rispetto al 39% del 2010. La valuta cinese è passata da meno dell’1% di venti anni fa a oltre il 7% di oggi. Si osservi che il predominio del dollaro nei mercati valutari globali è dovuto al fatto che solitamente due valute diverse non sono scambiate direttamente ma tramite il dollaro. Secondo la Bri, a rendere più difficile la gestione è la maggiore frammentazione del trading sui cambi perché si è passati a forme bilaterali di negoziazione elettronica. La Bri parla di uno spostamento da forme “visibili” ad altre più opache. E’ la stessa differenza tra i derivati finanziari gestiti su piattaforme riconosciute e gli otc, over the counter, anch’essi contratti bilaterali e tenuti fuori bilancio. Una delle principali fonti di vulnerabilità è l’indebitamento in dollari insito nei mercati valutari. A differenza della maggior parte dei derivati, quelli sulle valute comportano lo scambio di capitale e quindi danno luogo a obblighi di pagamento (debiti) pari all’intero importo del contratto. A metà del 2022 questo indebitamento in dollari ammontava globalmente a 85.000 miliardi. Essendo tenuto fuori bilancio, esso è perciò “mancante” nella contabilità dei bilanci. Se si aggiungono tutte le monete, i debiti arrivano a 97.000 miliardi di dollari, cioè pari al pil globale del 2021 e tre volte il commercio mondiale. Cifre enormi e preoccupanti. Per i soggetti non bancari fuori degli Usa, per esempio i fondi d’investimento, si stimano 26.000 miliardi di obblighi di pagamento tenuti fuori bilancio, il doppio del loro debito in dollari registrato in bilancio. Nel 2016 erano 17.000 miliardi. Le banche non statunitensi, quindi con un accesso limitato al credito della Federal Reserve, hanno circa 39.000 miliardi di tali obblighi fuori bilancio, rispetto a quelli registrati nei bilanci pari a 15.000. Sono più di 10 volte il loro capitale. Le operazioni sulle valute, quindi, creano obblighi di pagamento (debiti) in dollari a termine che non compaiono nei bilanci e mancano nelle statistiche sul debito. Gran parte di questo debito è a brevissimo termine. Di conseguenza le esigenze di rollover, cioè il processo di mantenere una posizione aperta oltre la sua scadenza, comportano una grande tensione rispetto alla reale disponibilità di finanziamenti in dollari. Lontano dagli occhi, afferma la Bri, non dovrebbe tuttavia significare lontano dalla mente. Il fatto che non si vedano non vuol dire che non esistano e che non possano provocare degli sconquassi. Durante la Grande Crisi Finanziaria del 2008 e durante le turbolenze del mercato di marzo 2020, sono stati necessari interventi straordinari della Fed per evitare il peggio. In tempi di crisi, le politiche volte a ripristinare il regolare flusso di dollari a breve termine nel sistema finanziario sono incerte, avvolte nella nebbia. La Bri afferma che ogni giorno dello scorso aprile, un terzo del fatturato FX, circa 2.200 miliardi di dollari, era a rischio. Un aumento del 16% in tre anni. Perciò, il rischio che una delle parti coinvolte in una negoziazione di valute non riesca a consegnare la valuta dovuta, può comportare perdite rilevanti per i partecipanti al mercato, a volte con conseguenze sistemiche. In passato ci sono stati persino casi di fallimento di alcuni attori coinvolti. In definitiva la Bri invita le banche centrali e i governi ad approntare con urgenza regole stringenti. Evidentemente ritiene che le parole e le danze degli sciamani della finanza non bastino. Ci sembra di stare seduti su un vulcano pronto a esplodere! Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Tiroidectomia per DTC a basso rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

I vantaggi derivanti dall’uso sistematico della terapia radiometabolica (RAI) nel paziente con carcinoma differenziato della tiroide (DTC) a basso rischio sottoposto a tiroidectomia totale risultano controversi. L’argomento è stato di recente affrontato dallo studio ESTIMABL2 randomizzato controllato di fase 3b. Questi i criteri di inclusione, riporta Marco Castellana, SC ASL BA, DSS 12, Poliambulatorio di Monopoli e ASL Taranto, DSS 6, Poliambulatorio di San Marzano: almeno 18 anni sottoposti a tiroidectomia totale (con o senza dissezione linfonodale) con diagnosi di DTC (papillare, follicolare, cellule di Hürthle); TNM: pT1a multi-focale (con diametro di ciascuna lesione ≤ 1 cm e somma del diametro maggiore delle lesioni ≤ 2 cm) oppure pT1b (> 1 cm e ≤ 2 cm); N0 (nessuna evidenza di interessamento dei linfonodi loco-regionali) o Nx (interessamento non noto in assenza di dissezione linfonodale); assenza di estensione extra-tiroidea. Criteri di esclusione: istotipi ad alto rischio (tall-cell, clear-cell, columnar-cell, sclerosante diffuso; poco differenziato). Bracci dello studio: braccio RAI (1.1 GBq = 30 mCi, in corso di terapia con LT4 dopo stimolo con rhTSH) versus braccio no-RAI. «Eventi registrati durante lo studio» specifica Castellana: «1) eventi funzionali: nel braccio RAI, captazione al di fuori del letto tiroideo alwhole-body scanning(WBS) osingle-photon-emission computed tomography (SPECT), con successiva RAI o chirurgia aggiuntiva; 2) eventi strutturali: in entrambi i bracci, linfonodi sospetti o massa tiroidea con esame citologico maligno o tireoglobulina (Tg) su eluato > 10 ng/mL; 3) eventi biologici: elevati livelli di Tg o Ab anti-Tg: a) in entrambi i bracci: in assenza di Ab un solo riscontro di Tg > 5 ng/mL o Ab superiore al limite superiore dell’intervallo di normalità o incremento Ab > 50% a distanza di 6 mesi; b) nel braccio RAI: in assenza di Ab due riscontri consecutivi a distanza di 6 mesi di Tg > 1 ng/mL; c) nel braccio no-RAI: in assenza di Ab due riscontri consecutivi a distanza di 6 mesi di Tg > 2 ng/mL».Questi gli obiettivi dello studio: «1) primario: non inferiorità in termini di percentuale di pazienti senza eventi funzionali, strutturali o biologici nei successivi 3 anni. La non inferiorità veniva definita come differenza tra i bracci < 5%; 2) secondari: qualità di vita, ansia, paura di recidiva, malattia delle ghiandole lacrimali e salivari». Sono stati inclusi 776 pazienti, di cui 730 con dati disponibili a 3 anni dalla randomizzazione. Questi i risultati, riportati da Castellana: «1) pazienti senza evento: 95.6% (IC 95% 93-97.5) nel braccio no-RAI vs 95.9% (IC 95% 93.3-97.7) nel braccio RAI; differenza tra i bracci -0.3% (IC 90% da -2.7 a +2.2), risultato che ha definito la non inferiorità tra le due strategie; 2) eventi registrati: in 16/367 pazienti (4.4%) nel braccio no-RAI vs 15/363 (4.1%) nel braccio RAI;eventi funzionali o strutturali in 8 pazienti ed eventi biologici in 23 pazienti; trattamenti successivi (RAI e/o chirurgia) eseguiti in 4 pazienti del braccio no-RAI e 10 pazienti del braccio RAI; 3) simili per tutti gli obiettivi secondari».«In pazienti con DTC pT1N0/Nx a basso rischio sottoposti a tiroidectomia totale lo studio ESTIMABL2 dimostra che una strategia di follow-up che non preveda RAI è non inferiore rispetto all'ablazione del residuo tiroideo mediante RAI 1.1 GBq (30 mCi)» osserva Castellana.«La prevalenza di eventi funzionali, strutturali o biologici nel periodo di osservazione di 3 anni è bassa in entrambi i bracci, in linea con i criteri di inclusione (basso rischio).Il principale limite dello studio è la breve durata del follow-up (3 anni). Lo studio si inserisce in un contesto clinicamente rilevante e con evidenze di qualità limitata. Le linee guida ATA 2015 suggeriscono di non considerare in modo sistematico la RAI in pazienti con DTC a basso rischio sottoposti a tiroidectomia totale. Tuttavia, questa indicazione si basa su una raccomandazione debole con bassa qualità di evidenza, nonostante il 50-70% dei tumori della tiroide siano classificati come pT1 e il 65-75% come N0/Nx (Haugen BR, et al. Thyroid 2016). La disponibilità di uno studio randomizzato controllato permette di basare questa decisione su evidenze più solide, permettendo una riduzione dell'utilizzo del RAI con maggior confidenza e un maggior risparmio in termini di giorni di assenza dal lavoro e costi sanitari» conclude Castellana. (fonte: Doctor33)

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Demenza, le variazioni del peso corporeo nella mezza età possono prevederne il rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

L’andamento del peso corporeo nell’arco della vita può predire la futura comparsa di demenza, almeno secondo quanto conclude un articolo pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia e firmato dai ricercatori della Boston University in collaborazione con il Peking Union Medical College.«A causa del numero globale di ammalati, attualmente stimato a 55 milioni ma previsto in aumento entro il 2050, la demenza è uno scottante argomento di salute pubblica globale» esordisce Jinlei Li, primo nome della ricerca, aggiungendo che l’indice di massa corporea (BMI), usato come misura dell’obesità, è stato associato a un aumentato rischio di demenza, ma che tale correlazione resta oggetto di dibattito. «Sebbene vi sia accordo sul fatto che il declino del BMI correli con un aumento delle probabilità di sviluppare demenza, abbiamo ipotizzato che gli individui il cui BMI aumenta nella mezza età per diminuire negli anni successivi abbiano maggiori probabilità di ammalarsi» scrivono gli autori, che per verificare l’ipotesi hanno analizzato i dati del Framingham Heart Study iniziato nel 1971, incrociando le valutazioni del BMI registrate ogni 2-4 anni con i tassi di demenza incidente raccolti in quattro decenni. E confrontando diversi modelli di peso (stabilità, incremento, riduzione) tra chi aveva ricevuto o no una diagnosi di demenza, i ricercatori hanno identificato un sottogruppo di pazienti con un BMI in aumento seguito da un calo, entrambi verificatisi nella mezza età, in cui l’associazione BMI-demenza era particolarmente significativa. «Se un costante aumento di peso, comune quando si invecchia, è seguito da una inaspettata perdita di peso dopo la mezza età, potrebbe essere utile consultare il proprio medico e individuarne il motivo» riprende Li. E conclude: «La demenza non è necessariamente inevitabile, e il monitoraggio di indicatori di rischio di facile rilevazione come il peso corporeo potrebbe offrire un’opportunità di diagnosi e intervento precoce in grado di modificare la storia naturale della malattia». (fonte Doctor33)

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Sanità, sicurezza delle cure e gestione del rischio: missione possibile (e doverosa)

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2022

La prevenzione e la gestione del rischio in ambito sanitario rimane un obiettivo fondamentale, tanto più in questa fase di costruzione dei sistemi sanitari del futuro. La nuova alleanza terapeutica passa attraverso la sicurezza delle cure, il recupero delle relazioni fiduciarie con i pazienti, la prevenzione dei conflitti e la copertura dei risarcimenti, nel caso di eventi avversi. La legge 24/2017 ha aperto la strada, dettato i principi e indicato la via: è questo il tempo di fare il punto su quel che è stato fatto e su ciò che resta da fare, anche nei mutati contesti post emergenziali. Perciò la Fondazione Italia in Salute è tornata ad alimentare il dibattito sul tema con un convegno dal titolo “La Gestione del Rischio Sanitario a cinque anni dalla Legge n. 24/2017: le attività del Centri Regionali per la sicurezza delle cure e dei Clinical Risk Manager a confronto”.Si è rivelato importante il contributo di una survey che ha visto coinvolti Coordinatori dei Centri regionali per il Rischio clinico e i Risk manager di diverse aziende sanitarie, che hanno avuto la possibilità di mettere a fattor comune le proprie esperienze, i traguardi raggiunti e gli ostacoli sin qui incontrati.”La gestione del rischio e della sicurezza delle cure, la responsabilità degli operatori e delle strutture sanitarie sono temi che è necessario portare ancora avanti – spiega Federico Gelli, presidente onorario della Fondazione -. La discussione non deve interrompersi, ma proseguire attraverso il confronto, poiché coinvolge professionisti di tutto il Paese. Il Servizio Sanitario Nazionale sta attraversando una fase di evoluzione e occorre mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione del rischio. Una forma di tutela tanto per gli operatori sanitari quanto per i cittadini”.

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La prevenzione del rischio cardiovascolare passa anche attraverso un corretto monitoraggio della pressione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 dicembre 2022

Peraltro, per confermare la diagnosi di ipertensione arteriosa non basta una singola misurazione ma occorrono due misurazioni in due occasioni diverse maggiori rispetto ai limiti prima citati. Inoltre la prima volta che viene valutata la pressione arteriosa è bene misurarla ad entrambi gli arti superiori (per escludere la presenza di pressione differenziale appunto diversa tra i due arti) ed anche da sdraiati ed in piede (orto e clinostatismo).Una volta posizionato il bracciale sul braccio (indifferente se destro o sinistro) all’altezza del cuore farete partire la misurazione. Normalmente vengono fatte due misurazioni tenendo come valida la seconda oppure facendone tre ed utilizzando la media delle ultime due. Molto importante è segnarsi tutte le misurazioni su un diario pressorio (o portare con se la macchinetta in caso presenti una memoria interna) da far poi valutare dal proprio medico di base. Ad oggi nessuno degli strumenti per l’automisurazione domiciliare da polso sia correttamente validato e studiato e quindi è necessario utilizzare quelli da braccio. La frequenza di auto-misurazione domiciliare dovrebbe essere circa di una volta a settimana (in caso di pressione ben controllata e di terapia stabile) ma il medico può chiedere di farlo più frequentemente anche fino a tre volte al giorno per alcune settimane, particolarmente in caso di scarso controllo dei valori pressori oppure in caso di modifiche recenti alla terapia. Infine esiste anche un ultima modalità di misurazione della pressione arteriosa che è il monitoraggio pressorio delle 24 h (in sigla MAP) che consiste nel mantenere un bracciale sfigmomanometrico per un intero giornata collegato ad un apparecchio portatile (alla cintura oppure a tracolla) che misurerà automaticamente la pressione ogni 15-20 minuti di giorno e meno frequentemente di notte. L’utilità di questo tipo di misura sta proprio nella valutazione della pressione durante l’abituale attività quotidiana; ha quindi più senso montarlo in settimana quando si lavora più che nel week-end. Infatti permetterà di valutare anche la risposta agli eventi stressanti della giornata ed inoltre permetterà di vedere come sono i valori pressori durante la notte. Questo, oltre a correlare con la qualità del sonno, darà importanti informazioni sulla fisiologica riduzione della pressione arteriosa nel passaggio dalla veglia al sonno. Verrà chiesto al paziente di compilare un diario delle attività giornaliere in modo da poterle correlare poi ai valori riscontrati. Cosa molto importante, quando si sente che il bracciale inizia a gonfiarsi si deve cercare di fermarsi (almeno con il braccio con su il bracciale) fino alla fine della misurazione. Se questo non fosse possibile (si sta guidando o facendo un attività per cui non ci si può fermare) la macchinetta emetterà un segnale di errore e ripartirà con un altra misurazione in 5 minuti circa. Pressione arteriosa: <140/90 mmHg dal medico, < 135/85 mmHg al domicilio, perfetto se si riescono a portare i valori sotto i 130/80 mmHg.

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Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2022

Quando parliamo di prevenzione dobbiamo sapere che l’ipertensione arteriosa è sicuramente uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. La campagna di prevenzione “Abbiamo a cuore l’Italia” punta a sensibilizzare la popolazione. L’ipertensione viene anche chiamata il killer silenzioso perché spesso non si fa individuare, decorrendo del tutto asintomatica anche per molti anni. E’ proprio per questo che è importante (specie dai 40 anni in su) farsi misurare la pressione dal proprio medico di medicina generale almeno una volta all’anno ed anche più precocemente qualora coesistesse un altro fattore di rischio cardiovascolare od anche se ci troviamo in quella fase di pre-ipertensione (piu correttamente definita ipertensione borderline o valori pressori normali-alti). Valori elevati di pressione arteriosa si definiscono infatti in caso di riscontro di valori di sistolica (comunemente chiamata massima) maggiori di 140 mmHg e/o di diastolica (la minima) maggiori di 90 mmHg. Come è noto basta la presenza di una sola delle due pressioni (la sistolica o la diastolica) maggiori del valore massimo a definire come elevati la presenza di valori pressori. Si parla invece di valori border-line per una sistolica tra i 130 e i 140 ed una diastolica tra gli 85 ed i 90 mmHg. In questo caso non si può parlare di ipertensione arteriosa ma bisogna aumentare i controlli perché il rischio di evolvere verso la vera e propria ipertensione arteriosa è alto. Pressione arteriosa: <140/90 mmHg dal medico, < 135/85 mmHg al domicilio; meglio se si riescono a portare i valori sotto i 130/80 mmHg.

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Il ransomware rimane il principale rischio cyber per le aziende, ma emergono nuove minacce

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2022

Monaco di Baviera. Il ransomware rimane il principale rischio informatico per le aziende a livello globale, mentre gli incidenti che compromettono le e-mail aziendali sono in aumento e cresceranno ulteriormente nell’era del “deep fake”. Allo stesso tempo, secondo un nuovo report di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), la guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche più ampie rappresentano una delle principali preoccupazioni, in quanto le ostilità potrebbero riversarsi nel cyber spazio e causare attacchi mirati contro aziende, infrastrutture o supply chain. L’analisi annuale di AGCS sul panorama del rischio informatico evidenzia anche le minacce emergenti poste dal crescente affidamento ai servizi cloud, da un panorama di responsabilità civile in evoluzione che comporta risarcimenti e sanzioni più elevati, nonché dall’impatto della carenza di professionisti della sicurezza informatica. Secondo il report, queste potenziali vulnerabilità fanno sì che oggi la resilienza della sicurezza informatica di un’azienda venga esaminata da un numero maggiore di soggetti rispetto al passato, compresi gli investitori globali, tanto che molte aziende la classificano come il loro principale rischio ambientale, sociale e di governance (ESG).In tutto il mondo, la frequenza degli attacchi ransomware rimane elevata, così come i relativi costi degli indennizzi. Nel 2021 si è registrato un record di 623 milioni di attacchi, il doppio rispetto al 2020. Sebbene la frequenza si sia ridotta del 23% a livello mondiale durante la prima metà del 2022, il totale ad oggi supera già quello degli interi anni 2017, 2018 e 2019, mentre in Europa gli attacchi hanno subito un’impennata in questo periodo. Dal punto di vista di AGCS, il valore delle richieste di risarcimento per ransomware in cui la compagnia è stata coinvolta insieme ad altri assicuratori, ha rappresentato ben oltre il 50% di tutti i costi dei sinistri cyber nel 2020 e 2021.Un numero sempre maggiore di piccole e medie imprese, che spesso non dispongono di controlli e risorse da destinare alla sicurezza informatica, viene preso di mira dai criminali, mentre le aziende più grandi investono maggiormente nella sicurezza. Gli estorsori utilizzano un’ampia gamma di tecniche di persecuzione, adattano le loro richieste di riscatto ad aziende specifiche e si avvalgono di negoziatori esperti per massimizzare i profitti.Gli attacchi stanno diventando sempre più sofisticati e mirati: i criminali ora utilizzano piattaforme di riunioni virtuali per ingannare i dipendenti e indurli a trasferire fondi o condividere informazioni sensibili. Sempre più spesso, questi attacchi sono consentiti dall’intelligenza artificiale che permette di creare audio o video “deep fake” che imitano i dirigenti. L’anno scorso, un dipendente di una banca degli Emirati Arabi Uniti ha effettuato un trasferimento di 35 milioni di dollari dopo essere stato ingannato dalla voce clonata di un direttore d’azienda.La guerra in Ucraina e le più ampie tensioni geopolitiche sono un fattore importante che sta ridisegnando il panorama delle minacce informatiche, in quanto aumentano il rischio di spionaggio, sabotaggio e attacchi cyber distruttivi contro le aziende legate alla Russia e all’Ucraina, oltre che agli alleati e ai paesi limitrofi. Atti cyber sponsorizzati dallo Stato potrebbero potenzialmente prendere di mira infrastrutture critiche, supply chain o aziende. “Per il momento la guerra tra Russia e Ucraina non ha portato a un notevole aumento delle richieste di risarcimento per la cyberassicurazione, ma indica un potenziale aumento del rischio da parte degli Stati nazionali”, spiega Sayce. Sebbene gli atti di guerra siano tipicamente esclusi dai prodotti assicurativi tradizionali, il rischio di una guerra cibernetica ibrida ha accelerato gli sforzi del mercato assicurativo per affrontare la questione della guerra e degli attacchi cyber sponsorizzati da uno Stato sia nella formulazione dei testi di polizza sia nel fornire chiarezza di copertura ai clienti. (abstract dal nuovo Report sul cyber risk di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS)

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Olio d’oliva: milioni di piante a rischio

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2022

L’olio di oliva non è solo una delle tante produzioni di eccellenza del nostro Paese, ma anche un esempio di quanto lavoro sia necessario per avvicinarci all’autosufficienza alimentare – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo i calcoli del Consorzio Olivicolo Italiano (Unaprol) sono 30 milioni gli ulivi a rischio, mentre il 9% delle aziende del settore lavora in perdita a causa dell’azione combinata dei cambiamenti climatici e del caro bollette. L’Italia è al primo posto in Europa per qualità della produzione, con ben 42 Dop e 7 Igp olivicole, pari al 40% delle certificazioni comunitarie – continua Tiso. Nonostante tutte le difficoltà, il valore degli scambi commerciali del settore è inoltre cresciuto del 55% negli ultimi cinque anni. Bastano questi pochi dati per comprendere quale capitale economico e culturale rappresenti il cosiddetto oro verde per i nostri territori.Il 20% del patrimonio nazionale di 150 milioni di piante di ulivo si trova però in stato di abbandono. Un quadro peggiorato anche in seguito alla Xylella, che ha colpito le piantagioni pugliesi, e che può essere considerato emblematico della situazione in cui versano molte delle nostre migliori produzioni. Al nuovo Governo spetta declinare il nuovo programma per la sovranità alimentare con l’obiettivo ultimo di salvare questa ricchezza e promuovere un vero e proprio rinascimento agricolo.

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Rischio di dipendenza dal web per l’82% dei giovani

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2022

Contro il cyberbullismo, l’hate speech e le insidie della rete è fondamentale attivare un percorso di prevenzione e formazione, che crei consapevolezza e senso di responsabilità. È l’obiettivo del progetto “Cittadinanza digitale, una partita da vincere”, creato da Synergie – tra le principali Agenzie per il lavoro in Italia – insieme alla società di formazione Risorse Italia e il Novara Football Club, con il patrocinio del CONI Piemonte. Il progetto – che vede anche il supporto del Banco BPM e il patrocinio del Comune di Novara e della Provincia – giunge alla sua seconda edizione, dopo che lo scorso anno ha coinvolto 500 ragazzi delle scuole superiori del territorio. Con una novità importante: l’ingresso della Fondazione Carolina, creata dalla famiglia della quattordicenne Carolina Picchio, vittima nel 2013 proprio di cyberbullismo e alla quale è dedicata la prima legge in Europa sul cyberbullismo (giugno 2018).16 ore, divise in 8 moduli da 2 ore l’uno, con classi formate da un minimo di 15 ad un massimo di 20 studenti: il percorso formativo previsto dal progetto è totalmente gratuito e vi possono partecipare tutti coloro che, compiuti 16 anni, risultino essere disoccupati. Quattro i pilastri su cui si struttura la formazione interattiva: 1. Internet delle cose – ambiente reale vs ambiente virtuale (4h), 2. Cittadinanza digitale (4h); 3. Felici di navigare – utilizzo etico e responsabile delle piattaforme (4h); 4. Il fenomeno del Cyberbullismo – prevenzione e contrasto (8h).“L’obiettivo è quello di riflettere con i ragazzi sulla possibilità di aprire i propri orizzonti a nuovi punti di vista, di vivere l’ambiente online nella sua potenzialità, evitando il più possibile di fare scelte disfunzionali, nell’ottica di costruire un percorso di cittadinanza digitale consapevole e responsabile.” – spiega il responsabile del Progetto per Synergie, Louis Arosio.Il percorso vuole coinvolgere i giovani e farli riflettere su come, cosa e perché condividono online, prendendo consapevolezza della necessità di integrare la vita in rete con quella offline. Ma anche di riflettere sulla potenza della parola nella costruzione, e nella distruzione, delle relazioni.

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Istat: a rischio povertà 25,4% popolazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2022

Secondo l’Istat, nel 2021 poco più di un quarto della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (25,4%). “Dati drammatici! Vergognosi! Anche se il rischio di povertà resta stabile non vuol dire che i valori siano degni di un Paese civile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre, nel 2022, con il caro bollette e il carovita, questa situazione già inquietante ed esplosiva è destinata a peggiorare. L’inflazione alle stelle, infatti, è una tassa invisibile che colpisce soprattutto i ceti meno abbienti. In questo caso, poi, riguardando spese obbligate come luce, benzina, gas e alimentari, impoverisce proprio chi è già a rischio povertà, trasformandolo in povero assoluto” conclude Dona.

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Dapagliflozin nello studio di Fase III Deliver ha ridotto significativamente il rischio di morte cardiovascolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

I risultati dello studio di Fase III DELIVER hanno mostrato come dapagliflozin abbia ridotto significativamente il composito di morte cardiovascolare (CV) o peggioramento dell’insufficienza cardiaca nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione (EF) lievemente ridotta o preservata, rispetto a placebo. I risultati sono stati presentati al Congresso 2022 della European Society of Cardiology (ESC) a Barcellona, Spagna, e pubblicati contestualmente sul The New England Journal of Medicine1.Dapagliflozin ha ridotto l’outcome composito di morte cardiovascolare o peggioramento dell’insufficienza cardiaca del 18% [p<0.001, 16,4% nel gruppo dapagliflozin e 19,5% (riduzione del rischio assoluto [ARR] 3,1%) nel gruppo placebo ad un follow-up mediano di 2,3 anni]. Tutte le singole componenti hanno contribuito alla superiorità dell’endpoint primario. I risultati sono stati coerenti nei principali sottogruppi esaminati ed estendono i benefici di dapagliflozin all’intero spettro di pazienti con insufficienza cardiaca indipendentemente dal valore della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF). I risultati dello studio hanno inoltre mostrato un beneficio sui sintomi riportati dai pazienti, misurati attraverso il punteggio della sintomatologia del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ)1. Inoltre è stata confermata la sicurezza dell’utilizzo di dapagliflozin anche in questa popolazione di pazienti non essendoci state differenze tra dapagliflozin e placebo per quanto riguarda gli eventi avversi. L’insufficienza cardiaca è una malattia cronica e progressiva che colpisce circa 64 milioni di persone nel mondo. Per informazioni http://www.astrazeneca.it e su LinkedIn.

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Esiste un rischio Italia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager Moneyfarm. L’affidabilità dell’Italia dal punto di vista del debito ha svolto un ruolo centrale all’interno del dibattito politico degli ultimi anni. Uno dei compiti principali di ogni governo è quello di rappresentare il Paese, a livello internazionale, come un soggetto economico affidabile e in grado di gestire le proprie finanze in maniera responsabile, compito oggi più che mai fondamentale alla luce del rischio di crisi finanziaria e dell’elevato stock di debito, che ha superato il 150% del Pil durante la pandemia. Con l’inversione di marcia della politica monetaria e la graduale rimozione delle coperture della Bce (che negli ultimi anni ha rappresentato il principale acquirente del debito pubblico italiano), occorre chiarire se l’Italia si trovi esposta o meno al rischio di una nuova crisi finanziaria e come le prossime elezioni possano influenzare questa eventualità.Quando gli investitori cominciano a nutrire dei dubbi sulla capacità di un Paese di ripagare il proprio debito, diminuisce la domanda di titoli di Stato e aumenta il costo del servizio del debito, poiché lo Stato, per attirare investitori, deve pagare un premio al rischio sui titoli di Stato emessi. Per quanto riguarda l’Italia, tale premio si esprime generalmente attraverso lo spread tra Btp e Bund, ovvero il differenziale tra quanto paga lo stato tedesco per i propri bond decennali e quanto paga invece l’Italia. Questo indicatore finanziario è ormai diventato il “termometro” del rischio percepito nell’Eurozona e, in particolare, intorno all’Italia; basti ricordare quando, tra il 2011 e il 2012, la speculazione sul tasso Btp si abbatté sul sistema Italia e lo spread arrivò a oltre 500 punti base.L’Italia ha un ingente debito pubblico che necessita del sostegno degli investitori internazionali: quando questo sostegno, per qualunque motivo, cala, lo spread aumenta rendendo il servizio del debito italiano ancora più costoso e mettendo il Paese a rischio di perdere la capacità di finanziarsi. Quando questo avviene, solo scelte drastiche di politica economica o un intervento della Banca Centrale possono riportare il debito sotto controllo. Le implicazioni sono evidenti, dal momento che avere un ampio debito, in un certo senso, limita la sovranità del Paese e la sua libertà di autodeterminazione.Un’analisi di come si è mosso lo spread negli ultimi anni può essere utile per capire quali sono i fattori che ne determinano l’andamento. Se guardiamo agli spread di una selezione di Paesi europei con una prospettiva di lungo termine, notiamo come essi abbiano cominciato a divergere a partire dalla crisi finanziaria del 2008 per poi subire un’impennata in occasione della crisi della crisi finanziaria del debito europeo del 2011 e del 2012.Il tema della percezione internazionale del Paese sarà centrale nei prossimi mesi, quando la Bce andrà a ridurre gradualmente l’acquisto di titoli di Stato e quando i tassi di interesse cominceranno gradualmente a crescere. In questo contesto l’Italia sembra oggi occupare la scomoda poltrona di Paese “sotto osservazione speciale”.

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L’Italia è ad alto rischio idrogeologico

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Le violente precipitazioni localmente registrate su alcune zone italiane sono solo l’anticipazione di quanto, secondo gli esperti, potrebbe registrarsi con l’avvicinarsi dell’autunno in condizioni climatiche ancora sconosciute per il nostro habitat. “Concentrati sulle gravi conseguenze della siccità e distratti dalle cronache del periodo, non si percepisce l’altra faccia della medaglia idrica: il territorio italiano, oggi più che mai, è ad altissimo rischio idrogeologico, schiacciato tra un’inarrestabile cementificazione, pari ad una media annuale di 77 chilometri quadrati ed un suolo inaridito dalla lunga assenza di piogge, che lo rende impermeabile ad improvvisi rovesci, accentuando il fenomeno del ruscellamento – segnala Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) Consci di questa situazione di conclamato pericolo, invitiamo a dedicare qualche ora delle nostre vacanze per mettere in sicurezza affetti e valori familiari, togliendoli dagli scantinati, dove spesso sono custoditi. Una delle conseguenze meno evidenti, quanto profonde, di un allagamento è la perdita delle memorie di una vita: un elettrodomestico si può ricomperare, i ricordi di una famiglia sono, invece, persi per sempre.” “Quasi il 94% dei comuni italiani è ormai interessato da fenomeni di dissesto del territorio ed oltre 8 milioni di persone vivono in zone ad alta pericolosità, spesso non avendone coscienza – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Per questo, ribadiamo l’invito a consultare le mappe ed a frequentare la cultura del rischio idrogeologico, di cui sono custodi i Consorzi di bonifica ed irrigazione. Nel corso del tempo è stata persa la cognizione del territorio e la toponomastica identitaria, come via Acquette o zona Stagni, è stata sostituita con nomi più moderni, ma che cancellano l’indicazione delle caratteristiche dell’area. Questa non conoscenza è spesso un aggravante nei momenti di emergenza. Da tempo segnaliamo l’inadeguatezza della rete idraulica del Paese di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici, conseguenza dei cambiamenti climatici; da anni non si investe adeguatamente in questo settore ed il Piano ANBI di efficientamento, finora disatteso, prevede un primo stralcio di 858 interventi per un investimento di oltre 4 miliardi di euro, capaci di attivare circa 21.000 posti di lavoro. Per quanto paradossale possa sembrare – conclude Gargano- la siccità è il prologo ad una stagione ad alto rischio di frane ed alluvioni.”

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A rischio l’avvio dell’anno scolastico 2022/23

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2022

A cura degli uffici provinciali dell’USR per il Lazio (ATP), sono state pubblicate in questi giorni le graduatorie per le supplenze (GPS) del personale docente, compilate sulla base delle disposizioni dell’OM 112 del 6 maggio 2022. Si conferma il caos dello scorso anno in merito ai punteggi attribuiti a numerosi aspiranti supplenti che si sono inseriti per la prima volta o hanno aggiornato il punteggio entro fine maggio e continuano le perplessità sulle modalità con cui il MI ha gestito tali procedure, la cui validazione, senza alcuna reiterata formazione preliminare, è stata scaricata alle scuole, sulle segreterie storicamente sotto-organico e composte in gran parte da personale non stabilizzato e su DGSA che, ove presenti e titolari, stanno rinunciando alle loro meritate ferie stante il ritardo di pubblicazione degli avvisi e di apertura delle funzioni per le scuole polo. I problemi procedurali e organizzativi degli ATP a suo tempo già denunciati dalle organizzazioni sindacali unitariamente agiscono anche in quanto gli uffici sono anch’essi cronicamente a corto di personale e alle prese con l’avvio del nuovo anno scolastico, in un territorio particolarmente difficile, complesso e vasto come quello laziale. Le GPS di prima fascia sostegno inoltre saranno riutilizzate sia per le immissioni in ruolo, sia per il conferimento degli incarichi annuali. Il grande numero di errori che le caratterizza sin dall’inizio, aggravato da quelli che si sono sommati nell’avvio della procedura del 2020, secondo molte segnalazioni ricevute, rischia di dar luogo a un ampio contenzioso, al cui esito sarà necessario provvedere al cambio dei docenti assegnati alle singole scuole, anche in posizione di assunzione a tempo indeterminato.La FLC CGIL è in campo in queste settimane a tutela delle precarie e dei precari della scuola di Roma e del Lazio e nella costante attività di assistenza per la compilazione dell’istanza informatizzata in corso sino al 16 agosto. A pagare l’inefficienza del Ministero, i ritardi degli ATP in particolare su Roma sono ad oggi migliaia di aspiranti docenti, costretti per ore sulla piattaforma POLIS a compilare un’istanza complicatissima e farraginosa con la beffa di vedere la propria posizione totalmente sballata e in assenza di un quadro di disponibilità di posti per le immissioni in ruolo e per le supplenze dell’anno scolastico 2022/23, al netto di errori di aggiornamento comunque presenti in casi isolati. Mentre il Governo indicizza investimenti su “docenti esperti” a seguito dell’approvazione dell’irricevibile Dl 79, la FLC CGIL Roma Lazio chiede al MI di recedere da disposizioni calate dall’alto senza un preventivo studio di fattibilità e da una gestione improvvisata e non sistematica del reclutamento dei docenti e chiede alle ATP del Lazio di intervenire ritirando le pubblicazioni delle GPS e in tempi rapidissimi rettificare gli elenchi correggendo gli errori che rischiano di incidere sulla vita di migliaia di lavoratori precari e sul corretto inizio delle lezioni a settembre. La FLC CGIL Roma Lazio, in assenza di risposte rapide e risolutive, prenderà tutte le iniziative a tutela dei lavoratori precari.

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Governo. La Pietra (FdI): senza Draghi nessun rischio per PNRR

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2022

“Il rischio di perdere i fondi del PNRR se Draghi dovesse dimettersi è la solita bufala della sinistra. Ormai le procedure sono avviate e incanalate in un percorso stabilito, confermato peraltro dallo stesso Draghi.Il vero rischio, piuttosto, è esattamente il contrario: è la continuità di cui sono legate i fondi sono essenziali e una maggioranza arcobaleno dove tutto è il contrario di tutto non garantisce di certo le condizioni per fare riforme serie e strutturalmente necessarie al paese.Inoltre il fatto che nello stesso ministero, ministri, viceministri e sottosegretari la pensino in maniera totalmente opposta fra loro, non facilita di certo l’attuazione dei progetti, ne sono prova i tanti decreti attuativi incagliati all’interno dei ministeri. Insomma, ogni scusa è buona per non votare e per non avere un governo serio che possa fare le riforme. Saremo noiosi o analfabeti, come qualcuno sostiene, ma prima o poi le urne si apriranno e vedremo quale sarà il giudizio degli elettori”. Lo dichiara in una nota il senatore di Fratelli d’ Italia Patrizio La Pietra.

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ESG e istituzionali: la gestione attiva può migliorare la sostenibilità del portafoglio mantenendo un elevato profilo rischio/rendimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

A cura di Marco Ghilotti, Senior Manager Institutional Clients e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager QUEST Global Equities, Pictet Asset Management. Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello attuale, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Ne consegue che qualsiasi cashflow proveniente da una acquisizione o da un progetto di un’impresa ricompresa nel benchmark ha, per l’azionista, un valore attuale superiore a quello che avrebbe se l’azienda non fosse inclusa in un benchmark. Lo stesso fenomeno di amplificazione si osserva nella valutazione di fusioni e acquisizioni, spin-off e IPO. Se ciò fosse confermato, capovolgerebbe il risultato standard della finanza aziendale secondo cui il valore di un investimento è indipendente dall’entità che lo valuta. Alcuni manager attivi potrebbero non volere o essere invitati a non deviare troppo dall’indice, per evitare risultati difficilmente spiegabili; nell’ottica di una adeguata diversificazione, un manager attivo che pensasse, per qualsiasi ragione, che le aziende Apple, Tesla o Microsoft siano le migliori opportunità, ma non riflesse nelle valutazioni di mercato, difficilmente potrà far fruttare quell’intuizione rispetto all’indice, a meno che non acquisti una quantità eccessivamente importante di quelle stesse azioni.Con il passare del tempo, la “moda passiva” ha accumulato rischi sistemici amplificati e ha reso gli investitori attivi una buona fonte di diversificazione, in particolare contro selloff futuri. Nel tempo, infatti, il rischio di concentrazione si materializza in un’instabilità sistemica realmente messa alla prova dal rallentamento del ciclo economico. Rialzo dei tassi, inflazione ai massimi storici degli ultimi quaranta anni e inversione della correlazione tra obbligazioni e azioni stanno mettendo a dura prova i paradigmi di investimento consolidati nei primi decenni del terzo millennio.Tra le strategie utilizzate spiccano l’integrazione ESG (25.000 miliardi) e il negative screening (15.000 miliardi). Se guardiamo però ai tassi composti di crescita, l’integrazione dal 2016 è aumentata del 25% su base annua, mentre il negative screening è rimasto fermo (0%).Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement e di selezione attiva, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Per quanto attiene gli investitori istituzionali italiani, la pandemia ha avuto un ulteriore impatto sulla sensibilità agli aspetti ESG. Il mercato, infatti, considera sempre di più gli impatti sociali e ambientali dei prodotti finanziari e degli approcci di investimento, oltre alle performance finanziarie. Secondo la terza indagine “Esg ed Sri, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”, i gestori hanno dichiarato di voler investire maggiormente in quest’ambito attraverso i fondi d’investimento alternativi (il 91% dichiara che aumenterà l’esposizione), ma anche con fondi d’investimento tradizionali (34%), Fia immobiliari (20%) ed Etf (20%).Il 56% degli enti ha dichiarato di adottare una politica d’investimento sostenibile. Al momento i dati sulla ripartizione tra attivo e passivo non sono noti, in particolare per quanto riguarda la componente azionaria dei portafogli istituzionali, ma è ragionevole stimare che l’approccio passivo abbia superato quello attivo e sia in continua crescita. Ne risulta che, di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello iniziato nel 2022 e molto probabilmente destinato a proseguire nel 2023, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Crescita dell’inflazione, andamento del settore delle commodity, rischi geopolitici e protrarsi del conflitto in Ucraina, senza dimenticare il persistente rischio legato della pandemia, sono solo alcune delle variabili che stanno sempre più entrando in gioco in questo scorcio d’anno.È pertanto interessante notare la tendenza in corso verso la costruzione di portafogli che assumono la configurazione, ove possibile e permesso agli investitori istituzionali, degli endowment internazionali. Come detto, sarà necessario assumere maggiori rischi privilegiando la ricerca dell’alfa, più che del beta. (abstract by http://www.bc-communication.it)

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Covid-19, qual è il rischio da infezioni asintomatiche?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2022

Secondo una revisione della letteratura pubblicata su PLOS Medicine, le infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 sono relativamente poche, e sono meno infettive di quelle sintomatiche. Il dibattito sul livello e sui rischi delle infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 è sempre molto attuale. «Gli studi che valutano le persone in un solo momento possono sovrastimare la proporzione di vere infezioni asintomatiche perché coloro che in seguito sviluppano sintomi sono classificati erroneamente come asintomatici piuttosto che come pre-sintomatici. Altri studi invece possono sottovalutare le infezioni asintomatiche con progetti di ricerca che hanno maggiori probabilità di includere partecipanti sintomatici» esordisce Diana Buitrago-Garcia dell’Università di Berna, Svizzera, che ha diretto il gruppo di lavoro. «Questo documento è un aggiornamento di una revisione sistematica regolarmente aggiornata pubblicata per la prima volta nell’aprile 2020. L’aggiornamento include studi aggiuntivi e più recenti fino a luglio 2021» prosegue l’esperta. I ricercatori hanno incluso 130 studi, con dati su 28.426 persone con SARS-CoV-2 in 42 paesi, tra cui 11.923 individui definiti come asintomatici. A causa dell’estrema variabilità tra gli studi inclusi, la metanalisi non ha calcolato una singola stima del tasso di infezione asintomatica, ma ha stimato che questo si attesti tra il 14% e il 50% delle infezioni. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che il tasso di attacco secondario, una misura del rischio di trasmissione di SARS-CoV-2, era di circa due terzi inferiore nelle persone senza sintomi rispetto a quelle con sintomi. «Se sia la percentuale di infezioni asintomatiche che la loro trasmissibilità sono relativamente basse, le persone con infezione da SARS-CoV-2 asintomatica dovrebbero rappresentare una percentuale minore della trasmissione complessiva rispetto agli individui pre-sintomatici» sostengono gli autori. Gli esperti sottolineano che quando i livelli di trasmissione in comunità di SARS-CoV-2 sono elevati, tuttavia, le misure di distanziamento fisico e l’uso di mascherine devono essere mantenuti per prevenire la trasmissione da stretto contatto con persone sia con infezione asintomatica che pre-sintomatica. (fonte Doctor33)

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Miopericardite, ecco il livello di rischio dopo vaccino anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Il rischio di miopericardite dopo vaccino contro COVID-19 è basso, non maggiore, ma in alcuni casi addirittura inferiore, a quello osservato dopo altre vaccinazioni. Ecco quanto conclude Ryan Ruiyang Ling, studente della Yong Loo Lin School of Medicine dell’Università Nazionale di Singapore, che assieme ai colleghi ha valutato su The Lancet Respiratory Medicine i dati di quattro database internazionali.«Fino a marzo 2022 sono state somministrate nel mondo oltre 10 miliardi di dosi di vaccini contro COVID-19 e, nonostante gli effetti collaterali siano generalmente lievi e autolimitanti, la miopericardite è un evento avverso sempre più segnalato» scrivono i ricercatori, che hanno svolto una revisione sistematica e una meta-analisi confrontando l’incidenza di miopericardite dopo la vaccinazione contro COVID-19 con quella successiva al vaccino per altre malattie.Lo scopo era esplorare il rischio di miopericardite negli individui vaccinati per COVID-19 e quantificare l’incidenza di miocardite e pericardite dopo aver ricevuto altri vaccini. Oltre alle vaccinazioni anti-COVID-19 (395 milioni, di cui 300 a mRNA), sono stati esaminati di i dati relativi al vaccino contro il vaiolo (2,9 milioni), l’influenza (1,5 milioni) e altre malattie infettive (5,5 milioni) somministrati tra gennaio 1947 e dicembre 2021. E tirando le somme, l’incidenza totale di miopericardite per milione di dosi di vaccino contro COVID-19 è risultata di 18 casi, un tasso significativamente inferiore rispetto ad altri vaccini per i quali la media era di 56 casi per milione di dosi, con un picco a 132 casi per milione della vaccinazione contro il vaiolo. «Va segnalata un’incidenza di miopericardite leggermente superiore nei maschi con età media di 25 anni, specie in associazione ai vaccini mRNA» riprende Ling, precisando che l’analisi ha incluso una bassa percentuale di persone sotto i 12 anni, cosa che mette in discussione la trasferibilità dei risultati per questa fascia di età.E in un editoriale di commento Margaret Ryan, professore di sanità pubblica all’Università di California San Diego, scrive: «Le probabilità di sviluppare la malattia, comunque, non sembrano maggiori per i vaccinati con più di 12 anni rispetto ad altri vaccini e i benefici superano di molto il rischio di miopericardite che, anche con altri vaccini, potrebbe dipendere una reazione infiammatoria post-vaccinale, che in rari casi può colpire il cuore». (fonte doctor33)

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Teologia e rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

In apparenza sembrano argomenti lontani tra di loro. Ma non è così. Il teologo padre Francesco Giordano e il valutatore del rischio Professore Luigi Pastorelli hanno voluto gettare un ponte intellettuale tra due discipline ritenute erroneamente distanti, contrastanti, per comprendere ed esaminare la realtà nelle sue varie configurazioni. Dal punto di vista della teoria del rischio serve recuperare e utilizzare un approccio teologico e al tempo stesso l’approccio di teoria del rischio potrebbe permettere di dare nuovo slancio agli studi di teologia. Una conversazione tra due intellettuali che può stimolare il dibattito sulla crisi e su come affrontarla.Il Padre Giordano e il professor Pastorelli hanno proposto argomenti di un’attualità incredibile. Hanno riportato l’uomo al centro. Un incontro tra discipline diverse che può generare una concezione dell’economia sana e solidale.Francesco Giordano, prete diocesano, dal 2015 è direttore di Human Life International (ufficio di Roma), organizzazione per la difesa della vita umana e della famiglia. Docente di Teologia alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) di Roma.Luigi Pastorelli, esperto di analisi e valutazione dei rischi, è direttore tecnico del Gruppo Schult’z, società di Risk Management. Svolge attività accademica presso diverse università in qualità di docente incaricato di Teoria del Rischio.Cantagalli 2022 | pp. 96 | euro 12,00 Edizioni Cantagalli

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