Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘rischio’

Dirigenti scolastici: Rischio burnout

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

I presidi italiani sono sempre più oberati da mansioni e responsabilità. Ne ha parlato anche il ministro dell’istruzione; infatti, Patrizio Bianchi ha affermato, come rileva la rivista specializzata Orizzonte scuola, che bisogna riconoscere la Scuola come istituzione. “Nella legge di Bilancio sono stanziati 240 mln e altri 18 mld nel PNRR, di cui 13 mld per l’edilizia e 5 mld per la riorganizzazione. Il 30 novembre, con il presidente del consiglio, presenteremo il programma di 5 mld, di cui 3 mld destinati ad asili e infanzia, 900 mln per le persone, 400 mln per creare delle scuole innovative, digitali e sostenibili e 500 mln per le ristrutturazioni. I fondi ci sono e la scuola è tra i 4 pilastri fondamentali per il Paese”.Come ha riportato Tutto scuola, “la scuola italiana sta affrontando un’emergenza di cui non si parla”, che è rappresentata dal livello di stress e di disagio tra chi lavora nella scuola”. Tale fenomeno è in salita; infatti il 52% del personale ha un alto rischio di esaurimento emotivo e il 23% di depersonalizzazione”. Del problema aveva fatto riflettere Tutto scuola attraverso il documentato dossier “La scuola che soffre/1. DIRIGENTI, CHE STRESS. Allarme presidi: troppi alunni e troppe incombenze”.Il sindacato Udir da sempre lotta affinché il ruolo dei dirigenti scolastici sia valorizzato, che vengano riconosciute le giuste tutele, a partire dallo scudo penale. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Udir, ha ribadito come “in tema di sicurezza c’è un problema grande che riguarda anche la responsabilità dei dirigenti scolastici, che Udir ha sempre denunciato e sempre visto come un problema non risolto. Sin dalla sua fondazione – spiega il leader del sindacato – Udir ha presentato delle proposte di modifica del testo unico sulla sicurezza, perché il dirigente scolastico è un datore di lavoro, ma non ha ancora oggi i poteri di spesa. E in un momento come questo, con la pandemia ancora nelle nostre vite, è evidente che i rischi diventano maggiori”.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Agricoltura:Incentivare una gestione del rischio omogenea su tutto il territorio nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

“Nonostante l’escalation di eventi estremi in Italia, il numero di aziende agricole assicurate appare in marginale flessione. Sebbene nel 2020 siano aumentate le risorse per la gestione del rischio, le variazioni operate dalle regioni sono prevalentemente in diminuzione, poi compensate dagli incrementi di spesa di due sole regioni: Emilia-Romagna e Sicilia. Per questo riteniamo importante che si intervenga per adottare ogni iniziativa utile a garantire una diffusione uniforme sul territorio nazionale degli strumenti di polizza assicurativa a copertura delle perdite di produzione causate da eventi atmosferici avversi nel settore agricolo, anche considerando l’importanza sempre maggiore di strategie di prevenzione dei rischi, sia climatici sia economico-finanziari, da cui larga parte dipende la crescita stessa del sistema Paese”. Lo dichiara il deputato Dedalo Pignatone (M5S), primo firmatario di un question time sulla gestione del rischio nel comparto primario che sarà discusso domani in commissione Agricoltura a Montecitorio. “Secondo il rapporto Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare del Ministero delle Politiche agricole – aggiunge -, il primato delle assicurazioni spetta alle regioni settentrionali dove si registra il 79,5% del totale nazionale dei valori assicurati, lo 0,6% in meno rispetto all’anno precedente. La graduatoria nazionale vede in testa il Veneto (20%), seguito da Emilia-Romagna (17,3%), Lombardia (15%), Trentino-Alto Adige (11,4%) e Piemonte (11%): le prime quattro regioni concentrano il 60% del mercato. Al Sud il primato resta alla Puglia (5%), seguita a distanza da Sicilia, Abruzzo e Campania, che insieme cumulano il 3,5%”.“Auspichiamo che il Mipaaf possa intervenire per invertire questa tendenza, facendo in modo tale che lo strumento assicurativo si diffonda in maniera uniforme sul territorio nazionale” conclude.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Evergrande: rischio idiosincratico o sistematico?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

A cura di Mario Amabile, Investment Specialist di Pictet Asset Management. La recente stretta normativa da parte delle autorità cinesi su telecomunicazioni, istruzione e settore immobiliare ha innescato una fase di forte vendite sui mercati finanziari cinesi, in particolare tra le attività più rischiose. Le dimensioni complessive dell’intervento governativo e il suo impatto sulle prospettive di crescita dei settori menzionati sono ancora difficili da prevedere, ma pare chiaro che l’aumento del controllo normativo abbia a che fare con l’intenzione delle autorità cinesi di raggiungere l’obiettivo di lungo termine di trasformarsi in una “economia socialista moderna”. Dopo 30 anni di riforme economiche, infatti, la Cina è ora entrata in una nuova fase di sviluppo che enfatizza la “prosperità comune” (la fase precedente potrebbe essere definita come “prima di tutto lasciare che la popolazione si arricchisca” e ha portato all’eliminazione pressoché totale della povertà).Il recente cambio di direzione non implica una repressione delle imprese private, considerate parte integrante dell’economia, ma indica che le autorità cercheranno di trovare un migliore equilibrio tra crescita e uguaglianza. In tal senso, le istituzioni cinesi potrebbero aver osservato le loro controparti sviluppate e capito che affidarsi esclusivamente a sistemi convenzionali come la tassazione per affrontare la disuguaglianza sociale non è sufficiente. Hanno deciso, invece, di imporre rigide micropolitiche per indurre le aziende ad assumersi responsabilità sociali. Una scelta che potrebbe rivelarsi controproducente nel breve termine ma dovrebbe portare sicuri benefici a lungo termine. Internamente, la Cina si trova a dover fare i conti con il basso tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione, mentre le tensioni con gli Stati Uniti e alcuni altri Paesi sviluppati continuano a rappresentare problemi esterni strutturali. Di fronte a queste sfide, le autorità hanno compreso che la via da percorrere consiste nel migliorare i mezzi di sussistenza e il benessere della popolazione in modo tale che la struttura demografica migliori e la stabilità sociale venga mantenuta. Da questa impostazione di fondo deriva la decisione di regolamentare settori chiave per il benessere della massa di persone, come telecomunicazioni, istruzione e settore immobiliare. Oltre a ciò, le autorità introdurranno sempre più politiche volte a sostenere le tecnologie verdi, motivo per cui gli investitori dovrebbero sviluppare un quadro ESG applicabile in modo specifico alla Cina.Uno dei potenziali effetti positivi del contesto attuale è che, visto l’impatto negativo che la stretta normativa ha avuto sul sentiment degli investitori e, almeno nel breve termine, sulla crescita, ci sono oggi meno probabilità di un inasprimento aggressivo delle politiche economiche.Al contrario, le autorità hanno preparato le misure per contrastare il vento economico contrario nel caso in cui la crescita dovesse ulteriormente deteriorarsi in modo significativo. Con l’accelerazione nell’emissione di titoli dei governi locali, la spesa fiscale dovrebbe sostenere gli investimenti infrastrutturali nei prossimi trimestri. Nel frattempo, la politica monetaria rimarrà accomodante e utilizzerà anzi più strumenti per sostenere l’economia reale (sono stati già tagliati i tassi di riserva obbligatoria, RRR).La regolamentazione introdotta, inoltre, porterà alla riduzione della leva finanziaria in alcuni settori, il che nel lungo periodo avrà l’effetto di migliorare i fondamentali di credito delle aziende che ne fanno parte.Sul fronte azionario, invece, le difficoltà per i titoli cinesi quotati all’estero potrebbero portare a un maggiore sostegno agli investimenti diretti nella Cina onshore, ad esempio tramite la continua apertura del settore bancario/assicurativo o con la quotazione delle aziende tech sui listini domestici o di Hong Kong. Infine, come nota di colore politico, il controllo sulle aziende cresciute “in misura eccessiva” a beneficio dell’intera popolazione e in favore di una maggiore uguaglianza non fa altro che incrementare la popolarità del Partito Comunista Cinese, aumentando la stabilità sociale e politica del Paese.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Rischio inflazione. Fipe: “Servono controlli per evitare speculazioni”

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

“Registriamo con preoccupazione le forti tensioni inflattive che riguardano materie prime, energia utenze e servizi vari, che rischiano di pregiudicare la ripresa economica in atto con pericolose ripercussioni sui prezzi dei listini delle attività di pubblico esercizio. In una situazione in cui il Paese sta correndo per tornare al punto di partenza, e cioè ai livelli di consumi pre-Covid, queste tensioni minano la fiducia dei consumatori e riducono il potere d’acquisto delle famiglie. È necessario, quindi, che il Governo attivi presidi di monitoraggio e controllo, soprattutto per contrastare le forti componenti speculative che stanno pericolosamente alimentando gli aumenti su prodotti e servizi e che, se non contrastati, produrranno una inevitabile e forte crescita dei prezzi.” Così il Presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, sui rischi legati all’inflazione e al conseguente aumento dei prezzi al consumo.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La gestione proattiva del rischio COVID-19 mitiga l’impatto sul business

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Studio “Global Risk Landscape” realizzato da BDO su un campione di 500 C-level in tutto il mondo (e 200 in Europa) per capire come abbiano gestito durante lo scorso anno la prolungata situazione di incertezza causata dalla pandemia, quali siano stati gli adattamenti effettuati sul loro modello di business per adeguarsi alle circostanze eccezionali e quali ostacoli abbiano dovuto superare per garantire continuità alle loro attività. Queste le principali evidenze: A livello globale, il 53% delle aziende che hanno deciso di affrontare i rischi derivati dalla crisi pandemica ha registrato impatti minori sul business rispetto a chi ha preferito evitarli Solo poco più della metà (il 53%) dei rispondenti nel 2020 contemplava una “crisi sanitaria globale” all’interno dei fattori di rischio e, di questi, il 58% ha affermato che questo è stato di aiuto nella gestione della pandemia. In ogni caso, ben il 90% dei rispondenti ha ammesso che quanto accaduto lo scorso anno ha portato a una rivalutazione complessiva dei fattori di rischio per l’azienda. Il Covid-19 ha portato a un aumento degli investimenti aziendali nella trasformazione digitale (per il 57% del campione) e a una maggiore focalizzazione sugli aspetti ESG: il 24% dei rispondenti ha infatti migliorato le proprie performance di sostenibilità ambientale, per esempio riducendo la loro “carbon footprint”, mentre il 20% ha ridefinito l’impatto sulla comunità del proprio business, diventando maggiormente responsabile dal punto di vista sociale. Nel prossimo futuro, il rischio maggiore è quello di un rallentamento dell’economia e di una ripresa più lenta del previsto, indicato dal 41% degli intervistati In Europa, il 25% dei manager coinvolti ha dichiarato un impatto della pandemia “minore” o “molto minore” rispetto alle stime iniziali, ma solo il 52% delle aziende prevedeva una crisi sanitaria tra gli scenari di rischio La tecnologia è stata indicata come un fattore importante per prevedere future fonti di rischio: tuttavia solo il 16% delle aziende in Europa utilizza questo tipo di strumenti. Per questo motivo, il 34% del campione ha aumentato gli investimenti in nuove tecnologie e nella trasformazione digitale, accompagnando questa strategia ad altri cambiamenti come l’adattamento del proprio modello di business al nuovo scenario (per il 30%) e il consolidamento della supply chain (per il 27%).https://www.bcw-global.com/

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Evergrande, un altro mattone nel muro del rischio?

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2021

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. I mercati finanziari sono stati questa settimana un po’ in agitazione per Evergrande, società immobiliare cinese, esplosa sulla cresta del boom del Dragone. È molto grande, molto indebitata (circa 300 miliardi di dollari, secondo le notizie) e possiede una squadra di calcio, il che di certo suggerisce qualcosa sul suo approccio agli investimenti e sulle ragioni per cui oggi si trova in una posizione finanziaria scomoda. La società sta avendo alcuni problemi di flusso di cassa e potrebbe essere insolvente, almeno per quanto riguarda una parte del suo debito. Si tratta di un tipico caso di mala gestione aziendale sfociata in una crisi di liquidità. Nell’ultimo esercizio di mercato la società aveva fatto registrare profitti ragguardevoli. Adesso, complice un eccessivo ricorso ai prestiti, qualche investimento sbagliato e gli effetti della pandemia, il colosso potrebbe essere in difficoltà a ripagare parte dei suoi debiti e ciò porterebbe la società al fallimento per mancanza di liquidità. La storia poi è condita dall’emissione incontrollata dei titoli di debito a privati e aziende finanziarie, alcuni dei quali rifilati anche a fornitori e comuni cittadini che rischiano ora di doversi mettere in fila per sperare di vedere ripagati i propri crediti. I bond dell’azienda sono già di fatto considerati come carta straccia e vengono scambiati per cifre vicine ai 20 centesimi al dollaro, i valori di un’azienda praticamente in default. Insomma, in questa storia sembrano darsi appuntamento tanti dei vizi strutturali del capitalismo cinese: In primis un settore immobiliare cresciuto in maniera ipertrofica e diventato troppo grande anche rispetto alle dimensioni abnormi dell’economia cinese.Il tutto in un contesto in cui il governo di Xi sta intervenendo per ridefinire la scala di potere tra pubblico e privato e cercare di porre rimedio agli eccessi della crescita economica, ponendo anche limiti regolamentari alla possibilità di crescere a debito. Negli ultimi mesi abbiamo visto lo Stato agire contro, tra le altre cose, l’istruzione privata, i videogiochi e la cultura della celebrità. Nel caso del settore immobiliare, lo Stato ha agito per cercare di frenare l’eccessiva leva finanziaria attraverso una serie di regole. Si potrebbe obiettare che Evergrande sia un banco di prova per l’efficacia di tali regole.Tutte queste decisioni hanno avuto un impatto negativo sui prezzi delle azioni in vari settori dell’economia cinese (aziende private operanti nel settore dell’educazione, casinò di Macao), ma soprattutto le grandi aziende tecnologiche. Anche lato obbligazionario avevamo cominciato a notare della turbolenza e a fine agosto avevamo messo in evidenza la vicenda di ​​Huarong. A questo substrato di incertezza regolamentare si è aggiunto il tema del rallentamento di un’economia che ha bisogno di continuare a correre a tutta velocità per non ingolfarsi nei rischi, piccoli e grandi, legati inevitabilmente al suo processo di maturazione.Al di là delle considerazioni macroeconomiche generali, ciò che veramente preoccupa i mercati nel breve sono, in primo luogo, il potenziale valore sistemico di un eventuale fallimento di Evergrande e, in secondo luogo, i segnali che questa crisi industriale ci manda sulla salute dell’economia cinese.Per quanto riguarda il primo punto, molti commentatori si sono spinti a immaginare un paragone con la vicenda di Lehman Brothers: ci sembra un confronto azzardato per vari motivi. Primo fra tutti le dimensioni dell’esposizione (300 miliardi contro gli oltre 500 miliardi della banca d’affari americana). Secondo, la maggior interdipendenza del sistema finanziario americano nei confronti del sistema industriale cinese, ricordando l’effetto perverso degli strumenti strutturati che servirono a mandare in tilt il sistema finanziario. Il clima politico, con un governo – quello cinese – che ha oggi molte più opzioni e una maggiore capacità di agire del governo Usa nel 2008. Anche se, proprio ieri, il governo centrale cinese è apparso poco incline a salvataggi in grande stile e ha chiesto ai funzionari locali nel Paese di prepararsi a una “possibile tempesta”. Dal canto suo, in una nota, il presidente e fondatore Hui Ka Yan ha assicurato che «l’azienda farà del suo meglio per riprendere lavoro e produzione». Evergrande ha 20 miliardi di obbligazioni emessi in dollari in circolazione ed è il più grande emittente di obbligazioni in dollari high yield in Asia. Per quanto riguarda il mercato onshore l’azienda ha circa 7 miliardi di euro di bond in circolazione. Evergrande è poi esposta per oltre 50 miliardi di dollari verso il sistema bancario cinese. Si tratta di una quota relativamente piccola rispetto alla posizione debitoria totale nel quale la fanno da padrone debiti commerciali verso fornitori. In questo senso, i rischi maggiori potrebbero riversarsi più sull’economia reale che sul sistema finanziario.Evidentemente qualsiasi evento che possa rallentare l’economia cinese è per tutti gli investitori un motivo di preoccupazione. L’incertezza Evergrande si inserisce giá in un quadro che vede l’attività del settore real estate rallentare nel secondo semestre, insieme al resto dell’economia, che dopo aver superato meglio di altri Paesi il 2020, si trova in uno stato di affaticamento. Da parte nostra continuiamo dunque a ritenere, nonostante un outlook positivo per l’economia cinese, che una scommessa decisa sull’azionario del Dragone sia ancora prematura. D’altra parte continuiamo a restare soddisfatti dell’andamento dell’obbligazionario governativo che abbiamo incluso nei nostri portafogli a gennaio e che si è mosso in controtendenza rispetto all’aumento del rischio di mercato (agendo come un porto sicuro) a ulteriore riprova della maturità di questa asset class. In generale, anche alla luce del posizionamento del mercato con valutazioni relativamente alte, il caso di Evergrande è un altro mattone che va ad arricchire il muro del rischio. Sicuramente sarà un elemento da considerare nel posizionamento dei portafogli da qui in avanti.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Rischio patrimoniale con la riforma del catasto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

“La riforma del catasto, che ci chiede l’Europa, è illogica per almeno quattro motivi. Il primo: l’aumento degli estimi catastali coinciderebbe, per paradosso, con il lungo periodo di crollo del valore delle abitazioni e soprattutto dei locali commerciali, sempre più danneggiati dal commercio elettronico; il mercato immobiliare, che in futuro soffrirà anche il decremento strutturale della popolazione, e il Molise ne sa qualcosa, ne uscirebbe ulteriormente a pezzi e ciò renderebbe più poveri gli italiani, per i quali il mattone resta la primaria ricchezza. Il secondo motivo: aumentare la tassazione sugli immobili, a cominciare dall’Imu sulle seconde case detenute da un italiano su cinque, accentuerebbe la desertificazione dell’entroterra e delle zone montane del nostro Paese, Molise compreso, dove le abitazioni nei paesi d’origine rappresentano già un costo insostenibile di cui moltissimi italiani si vorrebbero liberare. Sappiamo come in tantissimi comuni molisani, ridotti a meno di mille abitanti, ci sono oltre un centinaio di abitazioni in vendita, vedi Capracotta, Frosolone o Sant’Elena Sannita, come mi fanno sapere dall’associazione “Forche Caudine” qui a Roma; un fenomeno che avrebbe ricadute negative anche sul turismo. Il terzo: l’aumento del prelievo fiscale penalizzerebbe le nuove generazioni che ereditano immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione; è noto, infatti, come oggi, a differenza degli anni Sessanta, molti figli non riescano ad eguagliare i genitori per qualità del lavoro e reddito. Quarto motivo: l’aumento della tassazione cadrebbe in una crisi economica determinata dal periodo pandemico che mostra ancora evidenti ferite economiche e sociali; con la riforma catastale varierebbe anche l’Isee, con pesanti ripercussioni sociali, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie ”.È quanto spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic con oltre tremila uffici in tutta Italia, a proposito della riforma del fisco, che comprende anche quella del catasto, inserita nel cronoprogramma del Pnrr. L’ultima variazione del valore catastale degli immobili risale al 1989, cioè in un periodo ben diverso per il mercato immobiliare. Nei giorni scorsi contro l’aumento della tassazione sulle case si è scagliato anche Giuseppe De Rita, fondatore del Censis ed ex presidente del Cnel, affermando che “l’abitazione è il fondamento della convivenza, della stabilità e del radicamento, per cui è anche un tabù: guai a chi la tocca. L’Imu è la tassa più odiata, una patrimoniale di fatto”. Il sociologo ha ricordato che per riequilibrare la distanza tra poveri e ricchi la casa è un elemento ormai desueto: “Questa distanza passa ormai per il digitale, per la finanza internazionale, per i risparmi collocati all’estero”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Pillola ‘multi-tasking’ per trattare il fattore di rischio ‘occulto’

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

La scarsa aderenza alla terapia va considerata come un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare. Ma è un fattore di rischio ‘occulto’, del quale il medico spesso non si rende conto. Si tende infatti a non considerare l’eventualità che il paziente possa non prendere i farmaci o non li assuma regolarmente. “Una possibile soluzionecontroil fattore di rischio ‘occulto’ è la polipillola – afferma il professor Massimo Volpe, Presidente della SIPREC – cioè una combinazione fissa di farmaci appartenenti a diverse categorie (ad esempio antipertensivi, anti-colesterolo, magari anche con l’aggiunta di aspirina) all’interno di un’unica pillola. Numerosi studi e una recentissima metanalisi di Lancet hanno dimostrato come la terapia di combinazione inserita in una polipillolapossa garantire un’efficace protezione cardiovascolare,determinando una riduzione di quasi il 40% degli eventi e mortalitàcardiovascolari nei pazienti in prevenzione primaria”. “Può sembrare lapalissiano – afferma il professor Giovambattista Desideri, direttore Cattedra di Geriatria Università de L’Aquila, ordinario di Medicina Interna e Geriatra – ma il cuore del problema è che i farmaci funzionano solo in chi li prende. Se parliamo ancora di problema dell’aderenza è perché la non adeguata osservanza da parte del paziente della prescrizione del medico, in termini di numero di farmaci e di tempi di assunzione, rappresenta ancora uno dei principali determinanti del non completo successo terapeutico degli interventi di prevenzione. Si stima che meno della metà dei pazienti con problematiche croniche, quali ipertensione o dislipidemia,sia adeguatamente aderente ai trattamenti prescritti e, dopo un anno dalla prima prescrizione, meno del 50% dei pazienti continui ad assumere con regolarità il trattamento, come dimostrano i dati l’Osservatorio sull’Uso dei Farmaci in Italia.Ma la ‘colpa’ non è certo solo del paziente. Oltre alla scarsa disponibilità e convinzione del paziente, c’è anche la scarsa disponibilità del medico a spiegare l’importanza di un’adeguata prevenzione e la sua inerzia nell’adeguare il trattamento. “Solo una parte, una quota insoddisfacente, dei nostri pazienti– ammette il professor Desideri – raggiungere il target di trattamento. In Italia, dove si contano 18 milioni di ipertesi, molti non assumono alcun farmaco e molti altri sono trattati in maniera non soddisfacente;mediamente nel nostro Paese circa il 60% dei pazienti ipertesi raggiunge l’obiettivo terapeutico (inferiore a 140/90 mmHg). Stesso discorso vale per la colesterolemia,meno diun terzo dei pazienti ad alto rischio raggiunge il target terapeutico (inferiore a 70 mg/dl di colesterolo LDL)”.Il terzo determinante della mancata aderenza, forse il più importante, è la complessità dello schema farmacologico. “Se mettiamo il paziente in condizione di dover assumere una manciata di farmaci al giorno – riflette il professor Desideri – è piuttosto improbabile che possa seguirelo schema con precisione”. Ma la novità degli ultimi anni è la possibilità di avere all’interno della stessa compressa farmaci di categorie di diverse, come quelli che riducono la pressione e la colesterolemia. E questo è il concetto di polipillola. “Queste combinazioni di farmaci di classi diverse (antipertensivi e ipolipemizzanti)– afferma il professor Desideri – hanno ormai profonde evidenze di efficacia e semplificano la gestione terapeutica del paziente. Dunque una soluzione ottima, ma non per tutti. Nonpossiamo trattare un paziente che non abbia mai assunto un farmaco antipertensivo o ipolipemizzante con unapolipillola; questa è invece un’ottima soluzione per i pazienti che stiano già assumendo quei principi attivi; riunire quei farmaci nella stessa compressa, semplificalo schema terapeutico e garantisce una maggior aderenza. I risultati di una meta-analisi presentata all’ultimo congresso della European Society of Cardiology e pubblicata su Lancetdimostrano che una polipillolacontenente almeno 2 farmaci antipertensivi, una statina ed eventualmente aspirina a basse dosi, riduce del 48% il rischio di infarto miocardico, dell’ictus del 41% e della morte per cause cardiovascolari del 35% in prevenzione primaria (cioè in soggetti che non avevano ancora avuto eventi cardiovascolari).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il meeting BCE e il rischio pandemico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management. Nonostante il recente incremento dell’inflazione e le esternazioni di alcuni falchi del board della BCE come Holzmann e Weidmann, riteniamo che possano ancora prevalere le colombe del direttorio (almeno nella riunione della settimana prossima), nel contesto di un potenziale aumento del rischio pandemico in autunno. Il rafforzamento dell’Euro sulla scia di un possibile annuncio di tapering da parte della BCE (in anticipo su quello ancora incerto della FED), rappresenterebbe peraltro un rischio non gradito in questa fase iniziale di ripartenza dell’economia. La fiammata inflazionistica, con ogni probabilità di natura transitoria, osservata nei mesi recenti non rappresenta infatti un elemento che possa giustificare un cambio di rotta durante la riunione di giovedì prossimo. Per quanto riguarda il PEPP, si tratta di un programma specifico creato per fronteggiare la crisi innescata dalla Pandemia. Fintanto che i “dowside risk” legati al Covid 19 e alle sue varianti non siano superati, gli argomenti per definire il termine di tale programma sono prematuri. La fase invernale sarà sicuramente decisiva per valutare se i rischi legati alla Pandemia si possano descrivere come superati e, pertanto, una valutazione circa la possibile conclusione del PEPP a marzo prossimo potrà essere fatta solo in prossimità di tale scadenza. Gli acquisti della BCE sotto il programma del Pepp (“generosi” per i Paesi periferici) rappresentano una variabile importante anche per i mercati obbligazionari europei. Altrettanto importante sarà l’esito delle elezioni di fine settembre in Germania. Dovesse prevalere una maggioranza di centro-sinistra (come i recenti sondaggi sembrano indicare), politiche fiscali espansive in Germania ed altrove spingerebbero i rendimenti al rialzo in assoluto, ma con spread periferici in restringimento. Questo scenario, accompagnato da un PEPP ancora a pieno regime, andrebbe a premiare posizioni in acquisto della periferia europea (BTP in testa) e in vendita di Bund tedeschi.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Covid-19, la variante Delta raddoppia il rischio di ricovero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

La variante Delta di Sars-CoV-2 raddoppia il rischio di ricovero per Covid-19 rispetto alla variante Alfa. A confermarlo è un nuovo studio britannico, il più ampio finora condotto, che ha analizzato più di 40mila casi confermati dal sequenziamento in Inghilterra tra il 29 marzo e il 23 maggio 2021. La probabilità di aver bisogno di visite di emergenza o di ricovero ospedaliero era anche 1,5 volte maggiore per le persone infette dalla Delta rispetto a quelle colpite da Alfa. I risultati del lavoro suggeriscono che le epidemie sostenute da questa variante, ormai prevalente in Europa, “possono portare a un onere maggiore sui servizi sanitari” rispetto a quelle provocate dal mutante Alfa ormai scalzato dalla sua posizione dominante, “in particolare nelle persone non vaccinate e in altre popolazioni vulnerabili”, è l’allarme lanciato dagli autori dello studio. I ricercatori mettono in guardia soprattutto dall’aumento del rischio di ospedalizzazione tra le persone non vaccinate o parzialmente vaccinate, poiché questi costituivano la maggior parte dei casi esaminati nello studio. La variante Delta è stata segnalata per la prima volta in India nel dicembre 2020 e i primi studi avevano subito rilevato che è fino al 50% più trasmissibile rispetto alla variante Alfa, identificata per la prima volta nel Kent, Regno Unito. Ora questo lavoro conferma un rischio di ricovero all’incirca doppio per i contagiati da Delta rispetto a chi si è infettato con l’Alfa. Anche il rischio di andare in ospedale per cure di emergenza o di essere ricoverati entro 14 giorni dall’infezione è una volta e mezzo maggiore rispetto alla variante Alfa (1,45 volte).Questo nuovo studio si basa sui casi “confermati da sequenziamento dell’intero genoma, che è il modo più accurato per determinare la variante virale”. Le sue conclusioni sono in linea con risultati precedenti, arrivati per esempio da uno studio preliminare condotto in Scozia che già aveva segnalato un raddoppio del rischio di ospedalizzazione e supportava il sospetto che la Delta fosse associata a una malattia più grave. “La maggior parte dei casi inclusi nell’analisi erano non vaccinati – precisa Gavi Dabrera, del National Infection Service, Public Health England (Phe), uno degli autori principali dello studio -. Sappiamo già che la vaccinazione offre un’eccellente protezione contro Delta e poiché questa variante rappresenta oltre il 98% dei casi di Covid nel Regno Unito, è fondamentale che coloro che non hanno ricevuto due dosi di vaccino lo facciano il prima possibile. È comunque importante in caso di sintomi rimanere a casa e fare un tampone il prima possibile”. Durante il periodo di studio, ci sono stati in totale 34.656 casi della variante Alfa (80%) e 8.682 casi della Delta (20%). Ma la proporzione di casi Delta è andata crescendo fino ad arrivare a pesare per circa i due terzi dei nuovi casi nella settimana a partire dal 17 maggio 2021 (65%, 3.973/6.090), e segnando il sorpasso sull’Alfa in Inghilterra. Circa un paziente su 50 è stato ricoverato in ospedale entro 14 giorni dal primo test positivo (2,2% dei casi Alfa, 2,3% dei Delta). E, tenendo conto di tutti i fattori noti per influenzare la suscettibilità a Covid grave, hanno calcolato un rischio più che raddoppiato di ricovero con la variante Delta (2,26 volte più alto). In questo studio solo l’1,8% dei casi (con entrambe le varianti) aveva ricevuto entrambe le dosi di vaccino; il 74% non era vaccinato e il 24% aveva solo una dose. Gli autori fanno notare che non è quindi possibile trarre conclusioni statisticamente significative su come il rischio di ospedalizzazione differisca tra le persone vaccinate che successivamente sviluppano infezioni Alfa e Delta. I risultati di questo studio ci parlano quindi principalmente del rischio di ricovero ospedaliero per coloro che sono non vaccinati o parzialmente vaccinati. “La nostra analisi evidenzia che, in assenza di vaccinazione, qualsiasi epidemia Delta imporrà un onere maggiore all’assistenza sanitaria rispetto a un’epidemia di Alfa”, conclude Anne Presanis, statistico senior dell’università di Cambridge e uno degli autori principali dello studio, che è stato condotto da ricercatori della Public Health England e dell’Università di Cambridge e finanziato da UK Research and Innovation, Medical Research Council, Department of Health and Social Care del governo britannico e National Institute for Health Research. (fonte: DoctorNews33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Rischio d’inflazione oppure no?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Il rischio di una ripresa dell’inflazione c’è oppure no? Non si tratta di una questione accademica che tiene impegnati economisti e giornalisti del settore. E’ in gioco la tenuta del sistema già provato da due pesantissime crisi economiche e finanziarie in poco più di un decennio. La discussione si è aperta anche all’interno del G30, il gruppo di esperti che hanno coperto le più alte cariche delle istituzioni monetarie e finanziarie internazionali. L’ex governatore della Bank of England, Mervyn King, senior member del G30, sostiene che “per la prima volta dagli anni ottanta coesistono due fattori che rendono l’inflazione un rischio serio: un eccessivo stimolo monetario e fiscale e una debole resistenza politica alla minaccia inflattiva”. E’ la stessa analisi espressa anche da Larry Summers, ex segretario al Tesoro americano, per quanto riguarda la situazione negli Usa e non solo. I lockdown hanno avuto un forte impatto sulla domanda e sull’offerta. I dati raccolti dal 2019 indicano che in UK la fluttuazione della produzione è stata grande, ma si è mantenuta in linea con l’andamento in calo della domanda. Oggi si stima che il gap di produzione sia dell’1% nel primo trimestre del 2021 e dovrebbe azzerarsi all’inizio del 2022. Sia chiaro. Nessuno mette in discussione il fatto che i governi e le banche centrali intervengano a sostegno delle economie, delle imprese e dei lavoratori. Se non fosse stato fatto il mondo sarebbe sprofondato in una crisi economica e sociale senza precedenti. La questione è come gestire gli interventi futuri senza compromettere lo sforzo fatto finora. Il livello d’inflazione tollerabile è, quindi, cruciale. Si ricordi che l’aumento della spesa pubblica è finanziato non da tasse ma dalla creazione di moneta da parte delle banche centrali, tanto che da marzo 2020 a giugno 2021 il bilancio della Bce è cresciuto da 5.000 a 7.900 miliardi di euro e quello della Fed è raddoppiato, passando da 4.200 a 8.100 miliardi di dollari. E’ vero quanto sostiene Draghi circa la differenza tra il debito buono, che crea nuova ricchezza, e quello cattivo, che copre le spese correnti e i buchi di bilancio. La questione si porrà quando si avranno dei tassi d’interesse più elevati e un’inevitabile contrazione dei bilanci delle banche centrali. Senza un aumento delle tasse, che nessun governo vorrebbe fare, come si finanzieranno i disavanzi? Si rischia una risposta troppo lenta ai segnali di aumento dell’inflazione. Anche un’eventuale brusca correzione del mercato avrebbe effetti preoccupanti per l’economia. Negli Usa il tasso d’inflazione di aprile su base annua è stato del 3,1%. I responsabili delle politiche della Federal Reserve hanno più volte affermato che considerano qualsiasi picco d’inflazione sopra la gamma accettabile, cioè il cosiddetto target del 2%, come puramente “transitorio”. Tenendo presente le valutazioni sbagliate e le negative esperienze passate, “transitorio” è un aggettivo si dovrebbe attentamente evitare. Se la Fed si sbaglia nel ritenere che l'attuale aumento dell'inflazione sia transitorio, il resto del mondo non rimarrà incolume. Un rapido aumento dei tassi d’interesse statunitensi si tradurrà in un dollaro attraente rispetto ad altre valute. Le economie emergenti potrebbero sperimentare un rapido deflusso di capitali verso i mercati americani in cerca di rendimenti più elevati, creando una maggiore volatilità nei loro mercati, con tassi più elevati, una crescita più lenta e il rischio di una nuova recessione. I debiti in dollari diventeranno più costosi e cresceranno le difficoltà dei rimborsi. C’è anche chi, come l’ex economista capo del Fmi, Kenneth Rogoff della Harvard University, anche lui membro del G30, da anni sostiene che il toccasana per l’economia e per l’abbassamento del debito sarebbe un forte tasso di “inflazione controllata” del 4-6 % annuo per diversi anni per abbreviare il periodo di «doloroso deleveraging (riduzione del debito) e di crescita lenta». Ricette un po’ superficiali ma molto rischiose. Un vecchio proverbio popolare dice che a giocare con il fuoco ci si scotta. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

L’assistenza medica di base è già a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

“Da Palermo ad Agrigento, passando per Trapani, si assiste ad uno scenario surreale. Quasi la metà delle guardie mediche ordinarie sono senza medici titolari e quelle turistiche senza medici, mettendo a serio rischio l’assistenza sanitaria di base. E’ uno degli effetti della mancata rimodulazione e smantellamento delle Unità speciali di continuità assistenziale del territorio (Usca) deciso in solitudine dall’assessorato regionale della Salute e dal commissario per l’emergenza Costa. Personale Usca peraltro in esubero rispetto alle percentuali ministeriali stabilite per numero di abitanti”. Lo hanno detto il segretario regionale generale Fimmg Sicilia Luigi Galvano e il segretario Ca Luigi Tramonte, ascoltato ieri pomeriggio in Commissione Sanità dell’Ars sulle criticità della riorganizzazione delle Usca. “Pensare di tracciare i positivi – hanno spiegato i rappresentanti regionali della Federazione italiana dei medici di famiglia – concentrando all’hub alla Fiera del Mediterraneo tutti i medici, sanitari e amministrativi dei distretti di un’area metropolitana così grande come quella della provincia di Palermo, significa spogliare la medicina del territorio e costringere le persone a percorrere anche più di 150 chilometri di strada per arrivare ad un hub, oggi semivuoto e dove già operano circa 1200 operatori contrattualizzati”.“Una rimodulazione delle Usca così centralizzata – secondo la Fimmg – sconfessa ancora una volta il tracciamento di prossimità dei positivi e dei contatti stretti stabilito dal Commissario Figliuolo. Il risultato è che ad oggi la Sicilia resta inchiodata all’ultimo posto per copertura vaccinale e, al di là delle piccole oscillazioni giornaliere, quasi sempre resta la prima regione del Paese per nuovi casi di contagio. Tutto questo, in un momento in cui cresce e preoccupa, soprattutto nelle zone turistiche, la variante Delta, già diffusa in Italia per oltre il 25%, e l’aumento dei contagi per la crescita dei contatti sociali, viaggi e l’allentamento delle restrizioni sociali”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Le valutazioni aggiornate sul rischio di default delle imprese italiane”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

“Esse evidenziano un impatto severo della pandemia, soprattutto in alcuni settori, ma con un quadro migliore rispetto a quello previsto negli scorsi mesi. Il miglioramento riflette il buon ritmo della campagna vaccinale, che ha ridotto l’incertezza sui tempi di una piena riapertura della nostra economia. Sono i risultati di elaborazioni condotte su un campione molto ampio di 640 mila società di capitali non finanziarie, indebitate per 846 miliardi di euro con il sistema finanziario nel 2019, impiegando le valutazioni del Cerved Group Score, un indice di rischio ampiamente utilizzato sul mercato per valutare la probabilità di default delle controparti e proiezioni dei bilanci per il 2020. Secondo le analisi, quasi la metà delle imprese analizzate (il 49,5%) ha avuto un downgrade del proprio score dopo la pandemia, la quota più alta registrata dal 2009. Il numero di società “rischiose”, con un’alta probabilità di default a 12 mesi, è passato da 75 mila nel 2019 (l’11,8% del campione) a 120 mila (il 18,7%). In uno scenario severo, la quota di imprese rischiose salirebbe al 20,7%, una percentuale sensibilmente più bassa rispetto al 32,3% stimato lo scorso anno, quando l’incertezza sull’evoluzione della pandemia, sui suoi effetti sulle imprese e sul successo delle misure emergenziali per mitigarne l’impatto era molto maggiore. Secondo le proiezioni sui bilanci del 2020, ka liquidità garantita immessa nel sistema ha fatto aumentare i debiti finanziari delle società analizzate di oltre 90 miliardi, portandoli a 937 miliardi di euro (+10,7%). Questo è coinciso con uno spostamento delle imprese verso le classi più rischiose, con il risultato che il volume di debiti finanziari nelle società a maggiore rischio di default è più che raddoppiato, passando da 63,2 miliardi di euro (il 7,5%) a 135 miliardi (il 14,4%).Secondo le proiezioni sui bilanci del 2020, la liquidità garantita immessa nel sistema ha fatto aumentare i debiti finanziari delle società analizzate di oltre 90 miliardi, portandoli a 937 miliardi di euro (+10,7%). Questo è coinciso con uno spostamento delle imprese verso le classi più rischiose, con il risultato che il volume di debiti finanziari nelle società a maggiore rischio di default è più che raddoppiato, passando da 63,2 miliardi di euro (il 7,5%) a 135 miliardi (il 14,4%). Il rischio è aumentato in tutte le dimensioni di impresa, ampliando ulteriormente il gap tra le imprese minori e quelle più grandi: la quota di società rischiose scende dal 20,5% delle microimprese al 14,5% delle piccole, al 12,1% delle medie fino all’8,3% delle grandi società. Le società di maggiore dimensione sono le più solide, ma anche quelle che ricorrono più al mercato finanziario ed è tra queste che si concentra il volume maggiore di debiti con più alta probabilità di insolvenza: nei bilanci di 515 grandi società ad alto rischio i debiti finanziari nel 2020 ammontano infatti a 56,5 miliardi di euro, una cifra che supera i debiti a rischio delle micro (32 miliardi), delle piccole (22) e delle medie (24) a più alta probabilità di default. La particolare natura asimmetrica della crisi indotta dal Covid-19 ha determinato effetti fortemente diversificati tra i settori. A livello aggregato, gli impatti sono stati più forti nel settore dei servizi alle imprese e alle famiglie; conseguenze solo marginali nella filiera agroalimentare e soprattutto nella chimico-farmaceutica. Le quote più alte di debiti finanziari nei bilanci di imprese rischiose, nel 2020, si osservano nel comparto dei servizi B2B e B2C (25,3%) e nel real estate (30%). Un’analisi di maggiore dettaglio indica che in alcuni settori gli impatti del Covid rischiano di essere devastanti. La quasi totalità dei debiti finanziari delle società che organizzano fiere e convegni (il 95%) sono nei bilanci di imprese “rischiose”, in aumento dal 17,3% del periodo pre-Covid. Situazione difficile anche per le agenzie di viaggio e per i club sportivi, per cui i debiti a rischio ammontano circa all’80%; nel caso dei club sportivi, pesano soprattutto le difficoltà delle società di serie A. In forte crescita anche il numero di imprese rischiose nella ristorazione, con una percentuale che è passata dal 17,3% al 43,1% (pari a circa 14 mila ristoranti). Il rischio di default è aumentato in tutta la Penisola, con un ulteriore ampliamento dei divari territoriali, dovuto alla maggiore presenza di società di minore dimensione nel Centro-Sud. La quota di società rischiose è più bassa in Friuli Venezia Giulia (13,3%), Veneto (13,5%) e Trentino (13,7%), mentre supera il 20% nel Lazio e in tutte le regioni meridionali, tra le quali le quote risultano particolarmente elevate in Calabria (28%), Molise (26,8%) e Sardegna (26,2%).” Così nel report “Up&Down – Come cambia il rischio delle imprese” rilasciato nel Giugno 2021 da Cerved.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tumore al polmone: ridotto del 28% il rischio morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Nei pazienti colpiti dalla forma più comune di tumore del polmone, quella non a piccole cellule, l’immunoterapia associata a cicli limitati di chemioterapia, cioè due invece dei “classici” quattro, riduce del 28% il rischio di morte e del 33% il rischio di progressione della malattia. Non solo, il 38% dei pazienti che hanno ricevuto la duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con 2 cicli di chemioterapia, era vivo a due anni rispetto al 26% di quelli trattati con la sola chemioterapia. Sono i dati principali dello studio di fase 3 CheckMate -9LA, presentato oggi in una sessione orale al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), in corso fino all’8 giugno in forma virtuale.“Nel 2020 in Italia sono state stimate quasi 41.000 nuove diagnosi di tumore del polmone – afferma Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino -. È una neoplasia particolarmente difficile da trattare, perché circa il 70% dei casi è scoperto in fase avanzata. E la sopravvivenza a 5 anni per le persone con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non supera il 6%. Da qui l’importanza di nuove opzioni terapeutiche. Lo studio CheckMate -9LA ha coinvolto più di 700 pazienti ed ha un disegno innovativo. Innanzitutto la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, consente di ottenere un meccanismo d’azione completo e sinergico, perché diretto verso due diversi checkpoint (PD-1 e CTLA-4). L’ulteriore vantaggio di questo schema terapeutico è rappresentato dall’utilizzo di cicli limitati di chemioterapia, che permette di ridurre gli effetti collaterali. Si tratta di un grande beneficio per i pazienti, anche da un punto di vista psicologico, perché la chemioterapia fa ancora paura. Il paziente, in meno di un mese, termina la chemioterapia e prosegue il trattamento con l’immunoterapia”. “La duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con due cicli di chemioterapia, in prima linea nel tumore metastatico – spiega il Prof. Gridelli -, ha evidenziato miglioramenti sia nella sopravvivenza globale che in quella libera da progressione di malattia. In particolare, a un follow up esteso a due anni, l’associazione ha continuato a mostrare un miglioramento duraturo della sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia, con una mediana di 15,8 mesi rispetto a 11 mesi. Anche la durata della risposta ha raggiunto 13 mesi rispetto a 5,6 mesi con la sola chemioterapia. E questi benefici si sono mantenuti indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1 e dall’istotipo, squamoso o non squamoso”. Proprio oggi l’ASCO premia il Prof. Gridelli con il “B.J. Kennedy Award for Scientific Exellence in Geriatric Oncology”, prestigioso riconoscimento che attesta il contributo decisivo nella ricerca, diagnosi e trattamento dei tumori negli anziani. Cesare Gridelli dedica la sua lettura alla gestione del tumore del polmone non a piccole cellule avanzato nel paziente anziano. Il valore della produzione scientifica del Prof. Gridelli è testimoniato da un parametro molto elevato, che si basa sul numero di pubblicazioni e di citazioni ricevute (H-index pari a 69).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Yemen: si amplia il sostegno del WFP nelle aree a rischio carestia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 Maggio 2021

L’agenzia ONU World Food Programme (WFP) sta aumentando il ivello di assistenza alimentare nei luoghi di maggiore fame in Yemen nello sforzo di prevenire una devastante carestia. Tuttavia, rimane incerta la capacità dell’agenzia di mantenere questo livello di risposta fino alla fine dell’anno a causa delle limitate previsioni di finanziamento.“La continua fragilità in Yemen, associata ai fattori persistenti alla base dell’insicurezza alimentare, ha messo lo Yemen in condizioni di acuta vulnerabilità ad un peggioramento dei livelli della fame, e delle condizioni per la carestia”, ha detto Laurent Bukera, Direttore WFP in Yemen. “L’escalation del conflitto, il declino economico, l’aumento dei prezzi mondiali dei beni e il COVID-19 hanno tutti insieme contribuito all’allarmante aumento della fame acuta nell’ultimo anno”.Quasi 50.000 persone vivono già in condizioni simili alla carestia e 5 milioni di persone vi sono pericolosamente vicine, con un bambino che muore ogni 10 minuti per malattie prevenibili come la diarrea, la malnutrizione ed infezioni del tratto respiratorio.Per rispondere a questi bisogni acuti, il WFP a febbraio ha ripreso le distribuzioni mensili per 350.000 persone in 11 distretti che vedono condizioni simili alla carestia (livello 5, il massimo, dell’Integrated Phase Classification*).Ad aprile e maggio di quest’anno, dopo la conferma di nuovi finanziamenti, il WFP ha iniziato ad aumentare l’assistenza a circa 6 milioni di persone nei 9 governatorati con i tassi più alti di “insicurezza alimentare emergenziale” (IPC4): Hajjah, Al Jawf, Amran, Al Hodeidah, Raymah, Al Mahwit, Sa’ada, Dhamar e Taiz. A partire da giugno, queste persone riceveranno di nuovo razioni alimentari complete ogni mese.Il WFP sostiene un totale di 12,9 milioni di persone con assistenza alimentare in Yemen, dando priorità alle aree con i tassi più alti di insicuezza alimentare e fornendo sostegno rapido a famiglie sfollate a causa del conflitto, come nel governatorato di Marib. Tuttavia, ad aprile 2020, in un contesto operativo difficile e tenuto conto dei ridotti finanziamenti, il WFP è stato costretto a fornire assistenza ogni due mesi invece che ogni mese, nelle aree settentrionali dello Yemen.Quest’anno, i donatori hanno finora contribuito con quasi 947 milioni di dollari agli sforzi del WFP nella prevenzione della fame in Yemen, incluso un forte sostegno da Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Germania e Unione europea. Il servizio di monitoraggio del WFP della sicurezza alimentare, che registra i consumi di cibo, la varietà alimentare e strategie di adattamento a livello alimentare, mostrerà presto l’impatto del graduale potenziamento dell’assistenza, come già successo con il significativo aumento di assistenza nel 2019 nel momento dell’ultima minaccia di carestia.“Inizieremo a vedere gli effetti nei prossimi mesi, ma i primi miglioramenti saranno fragili”, è l’allarme di Bukera. “La capacità del WFP di mantenere una risposta di questo livello fino alla fine dell’anno rimane incerta. Sono necessari, immediatamente, finanziamenti continuati, prevedibili e flessibili, altrimenti vedremo sfumare ogni progresso fatto e i bisogni cresceranno rapidamente in quello che è un contesto operativo difficile ed imprevedibile”.La fame è aumentata in Yemen con il deteriorarsi del conflitto, che costringe le famiglie ad abbandonare le proprie case per la terza o addirittura la quarta volta con la guerra che entra nel suo settimo anno. Con gli aumenti dei prezzi alimentari – fino al 200 per cento rispetto a prima del conflitto –il cibo è fuori dalla portata per milioni di persone. In aggiunta, una seconda mortale ondata di Covid-19 sta attraversando il paese e il sistema sanitario non riesce a farvi fronte.Come chiaramente espresso nella Risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – votata esattamente tre anni fa – il ciclo corrosivo di fame e conflitti segnala come solo la pace può essere una soluzione duratura alla crisi della fame in Yemen. Fino a quando ciò non avverrà, l’assistenza umanitaria sarà vitale mentre devastanti potrebbero essere, per i yemeniti, le conseguenze di un altro deficit di finanziamenti.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La gestione del rischio legato al cambiamento climatico: considerazioni e ostacoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Cosa devono chiedersi i proprietari di attivi prima di adottare una politica efficace di gestione del rischio legato al cambiamento climatico? Quali sono gli ostacoli da superare in fase di attuazione? Il cambiamento climatico è un rischio sistemico globale che riveste un ruolo sempre più importante ai fini della gestione del rischio. Ma nel formulare e quindi adottare una politica di gestione del rischio legato al cambiamento climatico, i proprietari di attivi devono porsi alcune domande chiave e considerare una serie di aspetti fondamentali. Tra questi figurano: Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.Se allineare o meno i portafogli agli obiettivi dell’Accordo di Parigi,come hanno cominciato a fare molti titolari di attivi, anche in vista di una probabile evoluzione in tale direzione del quadro normativo. Non si tratta di un compito facile in quanto non esiste un unico approccio riconosciuto per misurare e valutare l’allineamento delle temperature e, di fatto, la stessa intensità di carbonio di un portafoglio. Per non parlare dei percorsi di transizione delle posizioni di un portafoglio avendo a disposizione dati per lo più circoscritti ad azioni, obbligazioni societarie e titoli di Stato. Fortunatamente, la pubblicazione della Paris Aligned Investment Initiative dell’IIGCC aiuterà i gestori patrimoniali e i proprietari di attivi ad adottare politiche d’investimento in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici.Tenendo presente quanto sopra, i proprietari di attivi (coadiuvati dai loro consulenti d’investimento e gestori patrimoniali) devono aggirare tre grandi ostacoli per valutare l’esposizione al carbonio e alle emissioni di gas serra dei loro portafogli. Si tratta di: scarsità di analisi dei dati di qualità sulle emissioni di gas serra di Ambito 1, 2 e, soprattutto, 3; disomogeneità dei dati ESG (ambientali, sociali e di governance), nell’ambito dei quali il rischio climatico è un fattore di rischio chiave della componente “E”; infine le informative carenti delle aziende sulle emissioni di gas serra. L’ultimo punto compromette fortemente l’accuratezza sia dei dati ESG che di quelli sulle emissioni di gas serra compilati dai fornitori di dati e quindi analizzati dai gestori patrimoniali. Misurare le emissioni non è una scienza esatta. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Adottando idealmente target basati sulla scienza e allineati agli obiettivi di Parigi, i gestori e i proprietari di attivi potranno sostenere in maniera più efficiente i “vincitori”, ossia le imprese dotate delle tecnologie e dei vantaggi competitivi atti a prosperare grazie alla transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio. Potranno inoltre utilizzare queste informazioni per prendere decisioni informate sull’esclusione o l’allontanamento del portafoglio da determinati settori o titoli.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2).Parimenti, l’analisi del rischio fisico può essere condotta da diverse angolature. Per esempio, se gli attivi di un portafoglio sono “geolocalizzabili”, è possibile misurare l’esposizione al rischio fisico associato al cambiamento climatico usando direttamente gli strumenti di modellizzazione del rischio catastrofale, analizzando i rischi fisici del portafoglio dovuti a pericoli come inondazioni, terremoti e incendi. Ciò, a sua volta, può far scattare analisi più dettagliate su come gestire o assicurare tale esposizione al rischio. Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract da http://www.columbiathreadneedle.it)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Rivascolarizzazione miocardica ad alto rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

Tra alcuni giorni sarà mostrato e discusso in diretta un caso di rivascolarizzazione miocardica ad alto rischio (high risk PCI) gestita con l’utilizzo (per la prima volta in Italia) di Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori, nel corso del webinar- promosso e organizzato dalla Fondazione De Gasperis – che si terrà in modalità FAD asincrona giovedì 22 aprile dalle 17 alle 19:30. La partecipazione al convegno, accreditato presso la Commissione Nazionale ECM per l’acquisizione di 2 crediti formativi per la figura di medico chirurgo, è gratuita, previa iscrizione al sito http://www.victoryproject.it/eventi.php per poter ricevere le credenziali di accesso alla piattaforma. «Fino ad oggi la tipologia di pazienti CHIP (higher-risk and clinically indicated patients), ovvero una categoria di persone ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e/o valvulopatia ed infine severa coronaropatia, non poteva essere trattata per l’elevato rischio di mortalità periprocedurale. La persistenza di una disfunzione della pompa cardiaca espone il paziente ad un maggior rischio di riospedalizzazioni e di mortalità a distanza ma anche ad una peggiore qualità di vita» spiega il direttore di S.C. Cardiologia 1- Emodinamica, Unità di Cure Intensive Cardiologiche del Dipartimento Cardiotoracovascolare “A. De Gasperis”, Fabrizio Oliva, che aprirà il meeting virtuale. «Oggi il trattamento è possibile grazie al miglioramento delle tecniche e dei device come il sistema di supporto temporaneo al circolo Impella, una pompa microassiale intracardiaca che supporta il ventricolo sinistro, che si può posizionare facilmente per via percutanea attraverso un accesso 14F e permette di ottenere una gittata fino a 4.3L/min. Oggi, dunque, per la prima volta in Italia sarà utilizzato il sistema Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche, per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori e quindi una migliore gestione clinica del paziente ad alto rischio» aggiunge Jacopo Oreglia, responsabile della S.S. Emodinamica del Dipartimento “A. De Gasperis”, sostenuto dalla fondazione De Gasperis.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’ipercolesterolemia rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

(Basti pensare che delle 224.000 morti per malattia cardiovascolare, circa 50.000 sono da ascrivere al mancato controllo del colesterolo) ma è ormai annoverata anche tra i fattori di rischio modificabili per l’ictus ischemico. Più della metà della popolazione europea ha livelli di colesterolo troppo elevati e su oltre un milione di persone a potenziale alto rischio, più di 8 su 10 hanno valori di colesterolo superiori a quelli indicati dalle linee guida europee. Sono diversi i fattori che possono determinare alti livelli di colesterolo, tra questi una dieta poco sana (caratterizzata da grandi quantità di grassi saturi), la presenza di diabete mellito, la sedentarietà e una storia familiare di elevati valori di colesterolo. Su alcuni di questi fattori, possiamo intervenire in modo semplice. Il colesterolo è una sostanza grassa che circola nel sangue, viene prodotta prevalentemente dal fegato, e solo in minima parte introdotta con l’alimentazione; in quantità normali, svolge un compito fondamentale per alcuni processi biologici (ad esempio è un costituente delle membrane cellulari e partecipa alla produzione della vitamina D), ma, se si superano i valori standard, diventa un fattore di rischio per ictus e infarto. È necessario innanzitutto distinguere tra colesterolo “buono” e colesterolo “cattivo”, nomi che comunemente si danno rispettivamente alle lipoproteine HDL (High Density Lipoproteins) e alle lipoproteine LDL (Low Density Lipoproteins): in individui sani, il valore di colesterolo totale è considerato corretto se inferiore ai 200 mg/dl. I livelli di HDL, il colesterolo “buono”, non devono essere inferiori ai 40 mg/dl; il valore ottimale di LDL, il colesterolo “cattivo”, è invece tra i 100 e i 130 mg/dl. La ricerca scientifica di questi anni ha consentito di dimostrare come il valore di LDL sia direttamente correlato al rischio di ictus e deve pertanto essere mantenuto basso nei soggetti ad alto rischio. Per ottenere questo risultato, il medico ha oggi a disposizione una serie di trattamenti farmacologici, per programmare una terapia preventiva “su misura” della persona. È quindi di particolare importanza l’aderenza terapeutica, seguire cioè scrupolosamente le indicazioni di trattamento prescritte dal proprio medico. Oggi i medici hanno a disposizione diverse opzioni terapeutiche efficaci nel mantenere sotto controllo il colesterolo, ma obiettivo di A.L.I.Ce. Italia è quello di sensibilizzare le persone su due elementi fondamentali che costituiscono un’arma molto potente nelle mani di ciascuno di noi: la prevenzione, che passa attraverso una modifica al proprio stile di vita (non fumare, fare attività fisica costante, non abusare di alcol, seguire una dieta sana ed equilibrata) e la diagnosi precoce (fare gli esami del sangue una volta all’anno per controllare i valori del colesterolo può evitare l’insorgenza improvvisa di patologie gravi come ictus e infarti).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il rischio dell’imbarbarimento culturale

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Non sembra vi possa essere spazio a quel metodo che si rifaceva al sistema degli “attriti tra contrari”. Esso si dispiegava in una sorta di distributore del sapere per minorenni ignoranti che aspettano l’imbeccata e a precettori che esigevano obbedienza, quasi cieca. Si risolveva in un principio di autorità che imponeva dall’alto e di fuori. Ora niente è imposto di fuori. Qui c’è soltanto da capire.E’ il punto fondamentale rispetto al principio di totalità. Come funziona una nave? La nave ci parla di esocibernetica: pilota e timone sono due cose diverse. La vita di ciascuno di noi ci parla di endocibernetica. Il pilota, infatti, è di dentro, è fatto di conoscenza e volontà, di esperienza e di parametri d’ordine superiore. Non più eterodiretti, ma autodiretti. Per far questo bisogna aver capito il funzionamento. Non è possibile fermarsi a una sola parte: il motore senza timone. Non si può frammentare il viaggio come Ulisse nella grotta di Circe. Il principio di totalità si rifà al principio di ortogenesi. Tutti abbiamo in testa l’idea della giustezza; e quando pilotiamo la nave tra gli scogli e quando ascoltiamo un motore che perde colpi, dobbiamo ricorrere al confronto con gli altri e con l’ambiente. Dal confronto, dalla dimostrazione razionale e positiva, nasce una convinzione. Convinzione significa che restiamo avvinti, non contro la nostra libertà, ma mediante la nostra libertà. La vita è una serie di problemi da risolvere. Da piccoli si risolvono con l’aiuto e l’insegnamento degli altri. Crescendo, il comando esteriore s’interiorizza sino alla convinzione. E nella convinzione facciamo tutt’uno con la legge. Un tutt’uno felice, nel momento in cui questo tutt’uno si chiama amore. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

Sostenere imprese a rischio default

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

“Iniziano ad emergere, con chiarezza, i numeri della crisi lato imprese. Quello che più ci deve preoccupare in questo frangente, secondo me, è l’aumentare vertiginoso del peso del debito che hanno contratto, anche a causa della pandemia.La domanda, per le imprese che saranno riuscite a non chiudere, proseguendo nella loro attività, è: quanti anni in più di cash flow (differenza costi ricavi) varrà l’indebitamento delle imprese, dopo che saremo usciti dal Covid? Nel 2021 le stime dicono che le aziende del commercio, per esempio, che pre-crisi avevano un debito mediamente corrispondente a 2 anni di ricavi meno costi, nel 2021, avranno un debito che potrebbe arrivare a rappresentare oltre 11 anni di cash flow. In altri settori questa stima porta a dati più bassi ma tutti i settori duplicano, almeno, il livello di debito in relazione al cash flow.Se osserviamo le imprese, e sono oltre un milione, affidate al Fondo centrale di garanzia negli ultimi anni e fino a gennaio 2021, il 70% di loro oggi risulta vulnerabile, o a rischio, rispetto ad un eventuale default. Delle circa 500 mila imprese classificate come sicure, prima della pandemia, quasi due quinti sono passate ad un profilo di rischio più alto. Circa 166 mila imprese, invece, che erano già vulnerabili, prima del Covid, sono invece diventate rischiose. Cosa fare, dunque? Tre sono le priorità:
1. intervenire sul debito fiscale, mettendo a punto strumenti come il “saldo e stralcio”, la cancellazione del magazzino e una nuova rottamazione;
2. intervenire sulle norme del diritto fallimentare, prevedendo – per le imprese che hanno visto un aggravamento della crisi a causa del Covid – tempi più lunghi per i concordati e i piani di riequilibrio;
3. prorogare quelle le misure, introdotte lo scorso anno con il Decreto Liquidità, che sono state più proficuamente accolte dal sistema, sia per la parte prestiti che per la parte sostegno alle ricapitalizzazioni.
Sono temi su cui, come MoVimento 5 Stelle, stiamo lavorando da tempo e che porteremo avanti nel confronto con la maggioranza di Governo”. Lo scrive, in un post, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »