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VentureEU: 2,1 miliardi di € per stimolare gli investimenti in capitale di rischio nelle start-up innovative europee

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

L’Europa vanta un’abbondanza di talenti, ricercatori di punta e imprenditori qualificati ma può fare di meglio per trasformare quest’eccellenza in storie di successo. L’accesso al capitale di rischio per l’innovazione ha un ruolo chiave in questo senso. La Commissione e il FEI annunciano oggi sei fondi partecipanti che riceveranno il sostegno dell’UE nella loro missione di investire nel mercato europeo dei capitali di rischio. Sostenuti da finanziamenti dell’UE per un valore di 410 milioni di €, i fondi sono finalizzati a raccogliere fino a 2,1 miliardi di € di investimenti pubblici e privati che a loro volta dovrebbero portare a circa 6,5 miliardi di € di nuovi investimenti nelle start-up e nelle scale-up innovative in tutta Europa, raddoppiando così il totale dei capitali di rischio attualmente disponibili nel continente.Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione e Commissario per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Per il capitale di rischio, le dimensioni contano!” Con VentureEU, i numerosi imprenditori innovativi europei potranno presto ricevere gli investimenti di cui hanno bisogno per innovare e trasformarsi in esempi di successo a livello mondiale. Ciò significa maggiore occupazione e crescita in Europa.” Carlos Moedas, Commissario per la Ricerca, la scienza e l’innovazione, ha affermato: “VentureEU è un elemento chiave della strategia Open innovation che abbiamo lanciato tre anni fa. È essenziale affinché l’Europa rimanga un leader industriale e una potenza economica.”
Elżbieta Bieńkowska, Commissaria per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: “VentureEU aumenterà l’importo e la dimensione media dei fondi di capitale di rischio. Farà sì che le nostre start-up ad alto potenziale rimangano e crescano in Europa, sfruttando appieno il mercato unico.” Pier Luigi Gilibert, Amministratore delegato del FEI, ha aggiunto: “VentureEU sarà un fattore importante nella scena UE del capitale proprio. Fino ad ora abbiamo sostenuto più di 500 fondi diversi ma con VentureEU l’UE ha creato un programma unico. Il FEI è fiero di partecipare a quest’iniziativa.”
Il capitale di rischio è fondamentale per il buon funzionamento dell’Unione dei mercati dei capitali, ma nonostante ciò rimane poco sviluppato in Europa. Nel 2016 il capitale di rischio investito nell’UE è stato di circa 6,5 miliardi di €, contro i 39,4 miliardi di € investiti negli Stati Uniti.
I fondi di capitale di rischio in Europa hanno inoltre dimensioni troppo ridotte: 56 milioni di € in media, rispetto ai 156 milioni di € negli Stati Uniti. Gli investitori di capitali di rischio si spostano di conseguenza verso ecosistemi nei quali hanno maggiori possibilità di crescere rapidamente. Alla fine del 2017, 26 società dell’UE avevano raggiunto una valutazione di mercato superiore a 1 miliardo di $, considerata eccezionale, contro le 109 degli Stati Uniti e le 59 della Cina.
VentureEU offrirà nuove fonti di finanziamento, permettendo agli innovatori europei di trasformarsi in imprese leader a livello mondiale. Si stima a 1 500 il numero di start-up e scale-up che vi avranno accesso in tutta l’UE.L’UE fornirà investimenti cardine fino a 410 milioni di € comprendenti 67 milioni di risorse proprie del FEI, 200 milioni provenienti da Orizzonte 2020 (strumento InnovFin per il capitale), 105 milioni da COSME (il programma europeo per le piccole e medie imprese) e 105 milioni dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) – il cosiddetto piano Juncker. Gestori di fondi selezionati si occuperanno di ottenere il resto dei finanziamenti da investitori indipendenti.I sei fondi investiranno in una serie di piccoli fondi e ognuno finanzierà progetti in almeno quattro paesi europei. Tali piccoli fondi di investimento contribuiranno al finanziamento di piccole e medie imprese (PMI) e imprese a media capitalizzazione in vari settori come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), il digitale, le scienze della vita, le tecnologie mediche e l’efficienza energetica e delle risorse.Gli investimenti dell’UE in VentureEU saranno gestiti dal FEI sotto la supervisione della Commissione e saranno dispiegati da sei gestori di fondi di provata professionalità ed esperienza che garantiranno un approccio pienamente orientato al mercato. In questo modo si attrarrà un numero maggiore di investimenti e si aumenterà significativamente la disponibilità nell’UE di finanziamenti in capitale di rischio per le start-up e le scale-up.

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Rischio svendita dei nostri titoli di Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

“Ai continui avvertimenti inviati nei giorni scorsi dai maggiori gestori di fondi internazionali sul rischio svendita dei nostri titoli di Stato, per effetto del rischio che si possa formare un governo Lega – Movimento 5 Stelle, oggi si è aggiunto anche il report redatto dalla direzione Ricerche e Studi di Intesa Sanpaolo, che ha lanciato l’allarme su possibili pressioni da parte delle agenzie di rating e dei mercati finanziari, già prima del 2019, nel caso l’Italia abbandonasse il “sentiero stretto” del rigore.Nel suo Focus sull’Italia, il centro studi di Banca Intesa, oltre a sottolineare la necessità di presentare subito in Parlamento il quadro tendenziale del Documento di Economia e Finanze, in attesa che il programmatico venga scritto dal futuro Esecutivo, suggerisce che le previsioni macroeconomiche e l’evoluzione del quadro di finanza pubblica del DEF dovrebbero risultare poco variate rispetto alle previsioni contenute nella Nota di Aggiornamento al DEF dello scorso Settembre, in maniera da proseguire sulla strada del risanamento dei conti pubblici. L’obiettivo finale deve essere quello del pareggio di bilancio strutturale, che dovrebbe essere raggiunto nel 2020, condizione necessaria per poter iniziare a ridurre sostanzialmente il nostro debito pubblico. Il risultato è ormai a portata di mano se però, ricorda lo studio, si evita di aggirare i vincoli di finanza pubblica, come vorrebbero fare gli economisti della Lega e del Movimento 5 Stelle. Una tale eventualità esporrebbe il nostro paese a uno scontro aperto con la Commissione Europea e un maggior deficit allontanerebbe i nostri conti pubblici dalle regole UE in maniera significativa, condannandoci alle sanzioni europee che potrebbero scattare già l’anno prossimo.
Lo studio afferma anche che non è solo delle conseguenze europee che il nuovo governo si dovrebbe preoccupare, quanto della pressione derivante dalle agenzie di rating e dagli investitori, che vedrebbero malissimo l’abbandono della disciplina fiscale, considerando che nel 2019 il Tesoro dovrà collocare sul mercato 45 miliardi di offerta netta, in un contesto in cui il contributo di famiglie e banche, per motivi diversi, non potrà che essere nullo o negativo. In pratica, il debito pubblico dovrà essere acquistato dagli investitori esteri per un importo stimato tra i 50 e i 60 miliardi di euro nel 2018 e più di 60 miliardi nel 2019. Per questi motivi, è bene non scherzare con il fuoco e mantenere la reputazione di un paese che tiene alla riduzione del suo debito. Altrimenti, l’emissione dei titoli di Stato avverrà a rendimenti molto più alti di quelli attuali, dal momento che gli investitori li valuterebbero più rischiosi, con conseguenze molto negative sulla spesa per interessi e, quindi, sul deficit”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputati di Forza Italia.

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Rapporto sul rischio idrogeologico a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

«La presentazione del Primo rapporto sul rischio idrogeologico a Roma ha il grande merito di accendere i riflettori su un tema troppo spesso sottovalutato e lasciato ai margini. Decoro, sicurezza, trasporti, turismo vengono costantemente indicati come le priorità, dimenticandosi che nella Capitale centinaia di migliaia di persone convivono quotidianamente con il rischio di frane, voragini, alluvioni. Le cronache degli ultimi mesi sono costellate di episodi che ci hanno impietosamente messo di fronte alle fragilità di una città in cui vengono mangiati 3 metri quadrati di suolo al minuto, che presenta un patrimonio infrastrutturale ed edilizio mediamente scadente, che avrebbe assoluto bisogno di un progetto organico di rigenerazione urbana e di inaugurare una stagione di profondi interventi di messa in sicurezza e riqualificazione».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«Accanto a un salto di qualità dal punto di vista dell’approccio e della sensibilità, non c’è dubbio che servano risorse adeguate. Imprescindibile un intervento diretto dello Stato centrale, ma anche il Comune di Roma può e deve fare la sua parte. L’ufficio condono, ad esempio, deve smaltire ancora poco meno di 200.000 richieste di sanatoria edilizia: ciò vuol dire un potenziale incasso stimabile in circa 800 milioni di euro tra oneri concessori, oblazioni, diritti di segreteria e di istruttoria, sanzioni per danno ambientale. L’evasione delle istanze, tra l’altro, permetterebbe una volta per tutte di individuare edifici e manufatti totalmente insanabili e di avviare una efficace campagna di abbattimenti.La prima legge sul condono edilizio è vecchia di oltre 30 anni – prosegue Simoncini – ed è intollerabile che a Roma un terzo delle domande rimanga ancora in attesa di essere lavorato. In questo modo non solo si continuano a tollerare situazioni di opacità, se non di conclamata illegalità, ma si rinuncia a sfruttare risorse finanziarie che risulterebbero preziosissime per la messa in sicurezza del territorio».

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Povera Italia! Il 23% delle famiglie a rischio povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Rimbalzano oggi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, e appena dopo la chiusura della campagna elettorale (casi della vita!), i risultati dell’ultima indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016. Con grande meraviglia di tutti coloro che la povertà non la vivono e non la vedono nemmeno da lontano, e che invece oggi riguarda tantissimi lavoratori, si scopre che in Italia una grande parte delle famiglie (23%) è a rischio povertà e che si tratta soprattutto di nuclei formati da giovani, stranieri e residenti al sud, quasi un quarto della popolazione in Italia, il livello più alto mai raggiunto (il precedente record si è registrato nel 2006 col 19,6%) e che ci fa tornare indietro di 30 anni. Contemporaneamente uno studio Censis-Confcooperative che leggeremo sui giornali domani avverte che quasi sei milioni di cosiddetti millennials nel 2050 ingrosseranno i ranghi dei poveri grazie alle pensioni da fame di cui, si fa per dire, godranno. Per l’esattezza si parla di 5,7 milioni di lavoratori tra precari, Neet e working poor.Non basta, poiché il dato che emerge da Bankitalia è anche quello che il 70 % della popolazione detiene solo il 25% del patrimonio complessivo: “È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi” e certifica che: il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510mila euro e di questo il 5% più ricco ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Al 30% delle famiglie più povere invece vengono lasciate briciole pari a ben l’1% della ricchezza.Viene da chiedersi come mai i commentatori non facciano alcun riferimento alle cause e al quadro internazionale, alle politiche UE e non solo. E’ fuor di dubbio che questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di aggressione dei poteri finanziari europei e mondiali che macinano lavoro, massacrano ricchezze aumentando divari, alimentano guerre di rapina e che non potrà che peggiorare grazie alla modifica dell’art.81 della Costituzione che ha inserito nella Carta Costituzionale il principio del pareggio di bilancio e alle continue richieste di sempre maggiore austerità che puntualmente arrivano dalla Commissione Europea come avverrà ancora di qui a poche settimane.Sì, questi dati evidenziano e ci si spiegano tante cose! Soprattutto fanno emergere sempre più pressante e irrinviabile la necessità che i lavoratori tornino protagonisti e si organizzino per dare la forte risposta sociale di lotta necessaria a mettere fine all’arroganza delle lobby economiche e sindacali e allo sfruttamento del lavoro.

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Rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

rischio cardiovascolareAlla tradizionale valutazione del rischio cardiovascolare o di un’arteriopatia periferica è il caso di aggiungere nuovi parametri come il calcio coronarico (CAC) e l’indice caviglia-braccio (ABI)? Alla domanda risponde la US Preventive Services Task Force (USPSTF) con due documenti pubblicati in bozza sul suo sito istituzionale lo scorso 16 gennaio, da cui emerge che gli studi finora svolti non sono sufficienti a validarne l’efficacia nella stima del rischio cardiovascolare (CVD). Inoltre, secondo gli esperti dell’USPSTF mancano prove che supportino con certezza l’uso dell’indice caviglia-braccio nello screening della malattia arteriosa periferica (PAD) in individui asintomatici. Le raccomandazioni dell’USPSTF, in attesa di commenti fino al prossimo 12 febbraio, si basano sui risultati di due studi. Nel primo, Jennifer Lin, del Kaiser Permanente Center for Health Research di Portland, Oregon, ha esaminato assieme ai colleghi l’uso dell’indice caviglia-braccio, della proteina C-reattiva ad alta sensibilità e del punteggio del calcio coronarico nella valutazione del rischio cardiovascolare in adulti asintomatici. «Dai risultati emerge un vantaggio nell’aggiungere questi fattori ai modelli esistenti di valutazione del rischio cardiovascolare» spiega la ricercatrice, precisando tuttavia che non è stato possibile valutare appieno l’efficacia del processo decisionale sul trattamento guidato da questi punteggi. Da qui le conclusioni dell’USPSTF: i dati attuali non bastano a valutare l’equilibrio tra danni e benefici derivanti dall’aggiunta di questi parametri alla valutazione del rischio cardiovascolare e della conseguente eventuale terapia. Nel secondo studio Janelle Guirguis-Blake, anch’essa del Kaiser Permanente Center for Health Research, ha svolto assieme ai colleghi una revisione sistematica sullo screening per malattia arteriosa periferica e rischio cardiovascolare basato sull’indice caviglia-braccio, concludendo che quest’ultimo è un test accurato per la rilevazione della malattia arteriosa periferica nei pazienti sintomatici. «Tuttavia, i dati disponibili sull’accuratezza dell’indice caviglia-braccio per l’identificazione di individui asintomatici che potrebbero trarre beneficio da un’eventuale terapia sono ancora insufficienti» spiegano gli autori. E anche in questo caso l’USPSTF conclude che gli studi attualmente disponibili sono insufficienti a validare l’efficacia dello screening per malattia arteriosa periferica e rischio cardiovascolare con l’indice caviglia-braccio, in termini di equilibrio rischi e benefici. (fonte: cardiologia33)

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Scenario globale in ripresa: in calo i rischi di mancato pagamento per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

reti impresaDei 198 Paesi analizzati, 32 migliorano e 156 restano stabili nella loro categoria di rischio SACE (questi insieme rappresentano il 91% dell’export italiano). Sono 10 i Paesi che peggiorano la propria categoria di rischio. Gli esportatori italiani si troveranno ad operare nel 2018 in un contesto in miglioramento, con una crescita diffusa ma ancora fragile. Fondamentale mitigare i rischi, diversificando le destinazioni dell’export e proteggendo il business con SACE SIMEST SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, pubblica la nuova edizione della Mappa dei Rischi e presenta lo scenario atteso in cui si muoveranno le imprese italiane nel Focus On “Mappa dei Rischi 2018: Adelante con juicio”.
Il quadro delineato dal nuovo studio è quello di un miglioramento complessivo dei livelli di rischiosità determinato da una crescita globale in ripresa, con effetti positivi sull’andamento degli scambi internazionali e sull’economia italiana, in particolare sull’export che nel 2017 ha segnato un balzo inaspettato. Permangono, tuttavia, alcuni elementi di instabilità: elevati livelli di indebitamento e incertezza sulla ripresa del ciclo delle commodity pesano soprattutto sugli emergenti, mentre instabilità e fenomeni di violenza politica si diffondono in aree nuove del globo. Le imprese italiane si troveranno quindi a operare in un contesto in miglioramento, che resta tuttavia fragile e in cui si dovranno muovere con cautela, diversificando le geografie e dotandosi di strumenti di mitigazione del rischio.“Il 2017 è stato un anno positivo per l’economia globale che ha spinto anche la ripresa del commercio internazionale – spiega Beniamino Quintieri, Presidente di SACE -. Prevediamo un 2018 ancora in crescita, ma non privo di rischi. Sarà importante tenere sotto stretto monitoraggio variabili esogene come l’evoluzione delle relazioni degli Stati Uniti con Russia, Medio Oriente e Corea del Nord, le scelte del governo cinese e gli esiti di alcune importanti tornate elettorali che potrebbero destabilizzare equilibri regionali in America Latina o in Africa. Export e internazionalizzazione continueranno a svolgere un ruolo chiave per la nostra economia, ma l’esperienza recente ci ha insegnato a non sottovalutare nessun indicatore. Diventa, quindi, sempre più importante per le imprese saper riconoscere e valutare i rischi, avere una buona diversificazione dei mercati di destinazione del loro export e ricorrere agli strumenti di copertura messi a disposizione dal Polo SACE SIMEST”.

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Istat: record storico per rischio di povertà, 20,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat sulle condizioni di vita degli italiani, nel 2016 si registra il record storico sia per le persone a rischio di povertà (20,6%) sia per quelle a rischio di povertà o esclusione sociale (30%)”Non solo i dati peggiorano rispetto al 2015, ma mai si era registrato un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sono dati da Terzo Mondo, non degni di un Paese civile. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola” prosegue Dona.”I dati di oggi ci dicono che non basta varare il Rei, cercando di tamponare l’emergenza. Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro” conclude Dona.L’associazione evidenzia che la percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale sale dall’11,5% del 2015 al 12,1% del 2016, con un rialzo del 5,2%, il rischio di povertà registra un incremento annuo del 3,5% (da 19,9% a 20,6%), mentre il rischio di povertà o esclusione sociale cresce del 4,5%, passando dal 28,7% al 30 per cento.

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L’emendamento tassa sul fumo per le cure sul cancro è a rischio

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

sigarette«L’emendamento sottoscritto dalla Commissione Sanità che istituiva una tassa sul fumo di circa 600 milioni per finanziare la classe dei farmaci oncologici innovativi e le cure palliative è a rischio». Così ha dichiarato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”.Secondo alcune fonti infatti il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrebbe essere contrario a nuove accise sul tabacco o, nella migliore delle ipotesi, quei proventi andrebbero a finanziare altre voci della spesa sanitaria, quali quella sul superticket. «Nello spirito della Commissione Sanità, che ha votato all’unanimità l’emendamento, la tassa sul fumo era una tassa di scopo destinata ai malati di cancro», ha aggiunto Annamaria Mancuso. «Negarla o destinare le risorse ad altri bisogni vorrebbe dire, a questo punto, annullare la sovranità del Parlamento e l’ampio dibattito durato anni su questa soluzione, che è moralmente giusta e che potrà aiutare anche la prevenzione, riducendo il consumo di sigarette. Nel nostro Forum del 29 novembre prossimo a Roma discuteremo di tutto questo. Nel frattempo lanciamo un appello al Ministro Padoan di rispettare la volontà del Parlamento e di non stravolgere lo spirito della norma votata all’unanimità dalla Commissione Sanità del Senato», ha concluso.

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Malattie aterosclerotiche, aumento della tiroxina libera associata a eccesso di rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

malattie ateroscleroticheLivelli elevati, ma anche ai limiti superiori della norma, di tiroxina libera (FT4) si associano a maggiori probabilità di decessi legati a vasculopatie aterosclerotiche nelle persone anziane e di mezza età, secondo uno studio appena pubblicato su Circulation Research. I ricercatori, coordinati da Arjola Bano dell’Erasmus University di Rotterdam in Olanda, hanno analizzato i dati di 9.420 partecipanti al Rotterdam Study (età media 65 anni, 57% donne) verificando eventuali correlazioni tra livelli di FT4 e ormone tireostimolante (TSH) con la presenza di aterosclerosi, malattie cerebrovascolari o altre vasculopatie correlate. E dopo un follow-up mediano di 8,8 anni, è emerso che aumentati livelli di FT4 si associano a un raddoppio delle probabilità di aumenti patologici delle calcificazioni coronariche, che indicano un’aterosclerosi subclinica. Inoltre un incremento dei valori di tiroxina libera si associa a un aumento dell’87% delle probabilità di eventi cardiovascolari da aterosclerosi e a un raddoppio del rischio di morte cardiovascolare aterosclerosi correlata.«Ci aspettavamo che la funzione tiroidea influenzasse il rischio di aterosclerosi attraverso fattori di rischio cardiovascolari tradizionali come l’ipertensione, ma i nostri dati suggeriscono un ruolo importante di meccanismi fisiopatologici diversi» scrivono i ricercatori, sottolineando che il dosaggio della tiroxina libera potrebbe aiutare a individuare gli individui a maggior rischio di aterosclerosi. «Crediamo che questo sia il primo studio di coorte a indagare il rapporto tra funzione tiroidea e aterosclerosi dalla fase subclinica a quella gravemente sintomatica o addirittura mortale» riprendono gli autori, precisando che limiti dello studio sono la mancanza di dosaggi ormonali seriati e la casistica limitata ad adulti caucasici anziani e di mezza età, cosa che impedisce l’estensione dei risultati ad altre popolazioni. «Questi dati aprono la strada a studi che chiariscano i meccanismi alla base del legame tra aterosclerosi e funzione tiroidea, permettendo di individuare potenziali obiettivi per strategie preventive future» conclude Bano. (fonte: doctor33) (foto: malattie aterosclerotiche)

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Esercitazione internazionale sul rischio maremoto

Posted by fidest press agency su sabato, 28 ottobre 2017

mediterraneoDal 31 ottobre al 3 novembre ci sarà anche l’Italia tra i Paesi coinvolti nell’ambito dell’esercitazione internazionale sul rischio maremoto del NEAMTWS (North-Eastern Atlantic, Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System) dell’IOC-UNESCO. Si tratta della prima esercitazione dopo l’istituzione del Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM), prevista dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio scorso (in G.U. il 5 giugno 2017). Il SiAM – creato per valutare la possibilità che in conseguenza di terremoti in mare o lungo la costa avvenga un maremoto e di quale entità e per diffondere messaggi di allerta – è composto da INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che opera attraverso il Centro Allerta Tsunami (CAT), ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e Dipartimento della Protezione civile. Nella giornata del 2 novembre, lo scenario che interesserà non solo l’Italia ma tutto il Mediterraneo si basa su un ipotetico terremoto di magnitudo 8.5 con epicentro a sud dell’isola di Zante, nel segmento occidentale dell’Arco Ellenico, e permetterà di effettuare una simulazione di un reale processo di allertamento su scala nazionale.L’esercitazione prevederà, quindi, l’analisi del potenziale tsunamigenico del sisma effettuata dal CAT-INGV, lo studio in tempo reale dei dati mareografici rilevati dall’ISPRA e l’applicazione delle procedure di allertamento rapido da parte del Dipartimento della Protezione Civile. Sarà, inoltre, l’occasione per testare la piattaforma tecnologica, realizzata ad hoc, per l’invio rapido della messaggistica di allerta, che ne permetterà la trasmissione simultanea attraverso tre canali: email, sms ed IVR (Interactive Voice Response). I messaggi di allerta saranno inoltrati a tutte le Sale Operative Regionali di protezione civile e per le Regioni Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia – quelle maggiormente interessate dallo scenario esercitativo – le comunicazioni raggiungeranno, sempre tramite la piattaforma, alcune amministrazioni comunali individuate dalle regioni stesse.

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Riduzione del rischio nelle aziende sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 ottobre 2017

Duomo_e_Battistero_di_ParmaParma Lunedì 23 ottobre a partire dalle ore 9.30, presso la Sala Congressi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma (via Abbeveratoia 4/a), si terrà il convegno “Ridurre il rischio: un obiettivo strategico del management sanitario – Il contributo della nuova normativa sul rischio (legge Gelli)”.
Dopo i saluti di Sergio Venturi, Assessore alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, interverrà Antonello Zangrandi, docente dell’Università di Parma, sulle politiche organizzative per la riduzione del rischio nella sanità, quindi l’On. Federico Gelli, Deputato della Repubblica Italiana, che illustrerà la legge che porta la sua firma. Quindi parleranno Carlo Signorelli e Antonio D’Aloia, docenti dell’Università di Parma, Davide Mozzanica e Ottavio Nicastro della Regione Emilia Romagna, Alessandra De Palma del Policlinico Sant’Orsola Malpighi, seguita da Massimiliano Raponi, Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. A conclusione dell’incontro i Direttori Generali Paolo Cantaro, Policlinico Vittorio Emanuele, Massimo Fabi, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Eugenio Porfido, ASL 2 di Savona ed Elena Saccenti, AUSL di Parma, si confronteranno sulle politiche per le aziende sanitarie.
Il convegno vuole invitare a riflettere, anche alla luce di molteplici esperienze e della recente innovazione normativa, su come le organizzazioni sanitarie possono contribuire alla riduzione del rischio attraverso la valorizzazione delle professionalità e costruendo sistemi organizzativi capaci di intervenire positivamente nel diffondere comportamenti efficaci. Il centro dell’attenzione è come promuovere e diffondere una seria cultura della riduzione del rischio.Il convegno è gratuito.

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Zurich sui rischi connessi alla perdita del reddito da lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

infortuni-lavoroIn Italia la domanda di prevenzione si conferma bassa soprattutto fra le categorie maggiormente esposte al rischio. Di seguito i principali risultati emersi dalla ricerca:
Migliori sono le condizioni economiche, maggiore è la consapevolezza e la propensione a cercare soluzioni per prevenire il rischio legato alla riduzione o alla perdita del reddito da lavoro; tra i giovani, anche a causa della precarietà delle condizioni lavorative, e tra i cittadini con reddito più basso, la domanda di assicurazione diminuisce sensibilmente, nonostante l’esposizione al rischio sia maggiore proprio per queste categorie;
aver vissuto in prima persona la perdita del reddito da lavoro è un elemento decisivo per avviare una formula di protezione; si tratta, tuttavia, di un comportamento reattivo meno efficace rispetto alla prevenzione. Il report sottolinea, difatti, l’importanza di diffondere una cultura di protezione volta ad anticipare il possibile rischio, sia attraverso la sottoscrizione di soluzioni assicurative ad hoc, che devono essere chiare e trasparenti, sia attraverso la diffusione di uno stile di vita sano, anche all’interno degli ambienti aziendali, che riduca le probabilità che il rischio si verifichi;
esiste un gap di genere nella propensione a proteggersi; la domanda di assicurazione è difatti superiore fra la popolazione maschile, trend motivato dal fatto che gli uomini sono ancora i principali percettori del reddito. Questo suona come un campanello d’allarme perché sono proprio le donne (insieme agli anziani) la fetta di popolazione maggiormente colpita da limiti funzionali che comportano una perdita o una riduzione del reddito. (foto: ThinkstockPhotos)

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Il MoVimento 5 Stelle in Sicilia ci sarà, non c’è nessun rischio caos

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

cancelleriIl tribunale ha semplicemente accolto il ricorso di un iscritto che vuole essere in lista e, come misura cautelare, ha sospeso le regionarie. Ciò non toglie che il MoVimento 5 Stelle parteciperà alle elezioni, come previsto, e lo farà seguendo le decisioni che verranno prese dal tribunale. Il tour in Sicilia continua oggi con il candidato presidente Giancarlo Cancelleri e Luigi Di Maio in visita nel messinese dove incontreranno allevatori e pescatori. Vogliamo raccontare a tutti il nostro programma per fare della Sicilia la prima regione a 5 Stelle. (fonte: blog5 stelle)

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Gravidanza a rischio, le nuove linee guida per la prevenzione delle complicanze

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

GravidanzaIn presenza di una gravidanza o di un parto a rischio, ecco cosa fare, quando, dove e come comunicarlo. Sono le indicazioni illustrate nelle Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza, elaborato dal Tavolo tecnico istituito presso AGENAS e composto da rappresentanti del Ministero della Salute, del CNPN (Comitato Nazionale Percorso Nascita), dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Società Scientifiche di settore.
La finalità del documento che analizza cinque patologie tra le più frequenti e importanti durante la gravidanza (Emorragia Post Partum, Sepsi, Ipertensione, Influenza e Obesità) è quello di ridurre la probabilità di errori decisionali di tipo prevalentemente organizzativo, realizzando uno strumento di supporto decisionale a disposizione dei professionisti per migliorare i contesti organizzativi e clinico-assistenziali del percorso nascita. Come identificare le donne a rischio di Emorragia Post partum durante il travaglio e il parto? E’ questo il primo dei quesiti che spiega come un precedente taglio cesareo possa rappresentare un fattore di rischio, in tal caso si raccomanda la necessità di un’ecografia per valutare la sede di impianto del sacco gestazionale come previsto dalla linea guida SIEOG, 2015 da effettuarsi in occasione dell’ecografia ostetrica del primo trimestre in Ambulatorio, Consultori familiari, Pronto soccorso. Attraverso un referto scritto in cui siano accuratamente descritti la localizzazione dell’impianto del sacco gestazionale, i rilievi sospetti o patologici, che devono costituire un motivo di approfondimento diagnostico (dei quali è opportuno allegare la documentazione fotografica) ed eventuali indicazioni per controlli successivi o esami di approfondimento. E ancora, informando la donna di quanto rilevato e riportato nel referto scritto, nonché in caso di diagnosi di scar pregnancy offrire un counseling alla donna per informarla dei rischi legati alla prosecuzione della gravidanza. Il documento è costruito sulla base di singoli Quesiti, a cui vengono fornite risposte attraverso Raccomandazioni, focalizzati sugli aspetti ritenuti più vulnerabili riguardo la sicurezza dei pazienti e degli stessi operatori sanitari. Il contenuto delle Linee di Indirizzo è rappresentato da Tabelle di sintesi agevolmente fruibili nella pratica clinica e organizzativa che analizzano le possibili criticità nelle fasi della gravidanza, del parto e post partum e in alcuni casi anche preconcezionale. Ad ogni Quesito corrispondono risposte sotto forma di Raccomandazioni che fanno esclusivo riferimento a Linee Guida nazionali e internazionali emanate da istituzioni pubbliche e comunque ad evidenze scientifiche fortemente consolidate.
Nel dettaglio, il documento comprende 8 Quesiti relativi all’Emorragia Post Partum con 34 Raccomandazioni correlate, 2 Quesiti relativi alla Sepsi con 4 Raccomandazioni, 9 Quesiti per l’Ipertensione con 24 Raccomandazioni, 3 Quesiti relativi all’Influenza con 15 Raccomandazioni e 14 Quesiti relativi all’Obesità con 26 Raccomandazioni.«Azzerare il verificarsi di eventi avversi, laddove prevenibili e prevedibili, individuando tempestivamente situazioni di alert di condizioni a maggior rischio di complicanze per la mamma e il bambino, garantendo così il trasferimento nel setting assistenziale più appropriato nell’ambito del percorso gravidanza e parto: sono le direttrici delle linee di indirizzo, elaborate da Agenas su mandato del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in seguito ai gravi eventi, avvenuti tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016» dichiara Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. «Uno strumento facilmente consultabile dai professionisti sanitari, fortemente voluto dal mondo clinico, il cui apporto è stato determinante nell’individuare e rafforzare eventuali aspetti della sicurezza dell’organizzazione e delle cure ritenuti più vulnerabili e per tracciare percorsi condivisibili, omogenei e replicabili in tutte le aziende sanitarie» prosegue Bevere. (fonte: Doctor33)

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Banche: un provvedimento che mette a rischio il risparmio italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banking“Il provvedimento sul salvataggio delle banche, oltre ad essere in deroga al testo unico bancario e totalmente appiattito sulle richieste di Banca Intesa, presenta gravi elementi di illegittimità e di spregio del dettato costituzionale sulla tutela del risparmio”. Lo dichiara l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “Infatti, tutti i rapporti – aggiunge la parlamentare e componente della Commissione Finanze – che sono sfociati in contenzioso pendente o che ancora possono trasformarsi in contenzioso tra azionisti e obbligazionisti nei confronti delle banche liquidate, non passano a Banca Intesa, che potrà scegliere gli asset migliori, ma continueranno a gravare sulle gestioni liquidatorie”. “Forza Italia dice no a questo modus operandi, al diverso trattamento dei risparmiatori, al rischio che gli italiani, perdendo definitivamente fiducia nel sistema bancario, tengano i soldi sotto il materasso, compromettendo così qualunque possibilità di ripartenza per un Paese già devastato dalla sinistra al Governo”, conclude l’esponente azzurra.

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Roma: Rischio idrogeologico e fondi europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

regione-lazio“Il Comune di Roma ha chiesto alla Regione Lazio di accedere alla procedura regionale di finanziamento con fondi europei, POR – FESR 2014/2010 per gli interventi contro il dissesto idrogeologico per il Lazio. L’assessorato all’Urbanistica ha ritenuto opportuno, chiedere alla Regione di considerare prioritari gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nelle aree certificate a rischio dal P.A.I..
L’accesso a questi fondi garantirà a Roma Capitale parecchi milioni di euro ripartiti tra:
– la messa in sicurezza idraulica dell’influente M del canale Palocco in località Infernetto;
– la sistemazione idraulica dei canali Bagnolo e Pantano;
– l’adeguamento idraulico dei fossi Pietra Pertusa e Monte Oliviero;
– la ricalibratura della rete scolante consortile (II stralcio del canale Dragoncello);
– Roma Ostia – intervento di ricalibratura e inversione di pendenza del canale Ostiense.
Ottimo lavoro dell’assessore Montuori e dell’amministrazione che hanno dato un forte impulso alla mitigazione del rischio idraulico presente in varie situazioni del territorio di Roma Capitale con varie iniziative di studio e predisposizione di interventi specifici con particolare riguardo al X Municipio.Un’importante opera di contrasto alle frane e alle alluvioni con una progressiva riduzione del rischio idrogeologico in tutto il territorio”.
E’ quanto dichiara in una nota Paolo Ferrara, Capogruppo M5S di Roma Capitale.

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Vivere in città aumenta rischio diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

diabete_21-300x224Nel mondo sono 2 su 3 le persone con diabete che vivono in ambiente urbano, secondo i dati dell’IDF – International Diabetes Federation, e diventeranno 3 su 4 nel giro di 25 anni. Ciò è vero anche per l’Italia, come testimonia l’analisi condotta da Health City Institute sul “diabete urbano” nella penisola: 22 milioni di persone, il 36 per cento della popolazione nazionale, vivono nelle 14 Città metropolitane, che ospitano 1,2 milioni di persone con diabete ossia oltre 1 diabetico su 3 in Italia; nel complesso, il 52 per cento dei 3,3 milioni di persone con diabete abita nei primi cento nuclei urbani italiani.
Il concetto di “diabete urbano o urban diabetes” è al centro dei lavori della due giorni organizzata a Roma, con la partecipazione dei massimi esperti nazionali, dei rappresentanti delle istituzioni e di ospiti internazionali, promossa da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation e da Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” per celebrare la decima edizione dell’Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum in svolgimento a Roma, con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Roma Capitale. “Con ‘diabete urbano’ si vuole definire la malattia diabetica che riguarda le persone che vivono nelle aree urbanizzate, ambiente che come è ben dimostrato influenza il modo in cui le persone vivono, mangiano, si muovono, tutti fattori che hanno un impatto sul rischio di sviluppare il diabete”, spiega Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute. “Anche gli aspetti demografici e sociali sono importanti – aggiunge -. Nelle città c’è maggior rischio di fragilità: soprattutto per gli anziani, il cui numero è sempre più elevato, spesso soli, in nuclei monofamiliari. E la fragilità è un fattore di rischio per un adeguato controllo della malattia.” Il termine “urban diabetes” è stato coniato dal programma Cities Changing Diabetes, una partnership tra lo University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center nata con l’obiettivo di creare un movimento di collaborazione internazionale che proponga e trovi soluzioni e best practice per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte ha in questo fenomeno. Al programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg e Roma, protagonista per il 2017. “Roma purtroppo non si sottrae alla regola che vede il diabete come emergenza nelle città – dice Simona Frontoni, Presidente del Comitato scientifico dell’Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum e diabetologa nella capitale -. Con il 6,5 per cento di persone con diabete sulla popolazione residente, Roma è ben oltre la media nazionale del 5,4, come ci dice Istat. Inoltre, all’interno della città c’è una grande variabilità tra zone centrali e periferiche, più o meno disagiate, con valori che vanno dal 5,9 al 7,3 per cento, anche questa una chiara evidenza dell’impatto che l’ambiente ha sullo sviluppo della malattia.” Il rapporto “Atlas 2017” del programma Cities Changing Diabetes per Roma conferma inoltre per la capitale le stesse fragilità tipiche dell’ambiente cittadino: il numero di anziani che vivono da soli, che rappresentano quasi il 30 per cento degli over-64, e la sedentarietà, dimostrata dal tempo passato in macchina per gli spostamenti – su 1 milione e 339 mila persone che ogni giorno si spostano per motivi di lavoro o studio, ben 1 su 5 impiega oltre 45 minuti per il viaggio e quasi il 60 per cento utilizza l’auto.
“Iniziative come il programma Cities Changing Diabetes per Roma e più in generale la conferenza Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum che IBDO organizza da ben 10 anni, hanno un grande merito: mettono a confronto clinici, accademici, decisori politici e Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, società civile e terzo settore e favoriscono il dialogo, facilitando la ricerca e l’affinamento di soluzioni condivise alle sfide di salute del terzo millennio,” conclude Renato Lauro, Presidente IBDO.

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Fibrillazione atriale, se il cardiologo tratta precocemente il rischio di ictus diminuisce

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

fibrillazione atrialeIl rischio di ictus in pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale che hanno ricevuto cure precoci da un cardiologo, con maggiore probabilità di ricevere la prescrizione di anticoagulanti, è inferiore rispetto a chi viene visto da un medico di base, secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. «Il messaggio importante qui è che l’assistenza precoce cardiologica è stata associata con l’inizio della somministrazione di farmaci specifici per prevenire l’ictus» ha dichiarato Mintu Turakhia, della Stanford University School of Medicine, che ha guidato il gruppo di studio. Per determinare le variazioni dei trattamenti e degli esiti in base al fatto che i pazienti fossero presi in carico da un medico generico o da un cardiologo, i ricercatori hanno individuato nei registri dello U.S. Department of Veterans Affairs health care system 184.161 individui con recente diagnosi di fibrillazione atriale tra il 2004 e il 2012. Entro 90 giorni dalla diagnosi, il 40% dei pazienti ha ricevuto cure da parte di un cardiologo e il 60% ha ricevuto cure da parte di un medico di base senza essere indirizzato a un cardiologo; le cure specialistiche entro tre mesi dalla diagnosi sono state associate a una riduzione del 9% del rischio di ictus e dell’11% del rischio di morte.I pazienti che hanno ricevuto cure cardiologiche erano più malati al basale; inoltre, i pazienti che sono stati trattati dallo specialista sono stati ricoverati a un tasso più elevato, forse proprio per la maggiore compromissione della salute, o forse per effettuare terapie che richiedono l’ospedalizzazione e che hanno apportato benefici. I ricercatori hanno osservato che molti pazienti vivevano in aree rurali e che i pazienti che hanno ricevuto cure da un cardiologo vivevano più vicini agli specialisti che in genere sono nelle aree metropolitane rispetto a coloro che hanno ricevuto solo l’assistenza primaria.Lo studio è osservazionale e non fornisce prove sul fatto che i cardiologi dovrebbero trattare tutti i pazienti con fibrillazione atriale al posto dei medici di cura primaria. «Non stiamo dicendo che abbiamo bisogno di clonare più cardiologi» concludono gli autori. «Piuttosto, questa ricerca indica che abbiamo bisogno di trovare le lacune nella cura e di rilevare modi più intelligenti per effettuarla, in modo che non sia importante chi vede un paziente o dove il paziente vive». (fonte doctor33)

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Tumore al seno, nelle donne con Brca mutato: ecco cosa influenza il rischio

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

tumore-al-senoI risultati di uno studio pubblicato su Jama indicano che la storia familiare è un fattore di rischio per le donne portatrici delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 e che il rischio di sviluppare il cancro varia in base alla posizione della mutazione, suggerendo che la consulenza individuale dovrebbe quindi incorporare sia i profili di storia familiare che la posizione della mutazione. «Abbiamo condotto un’analisi che comprendeva quasi 10.000 donne con mutazioni genetiche BRCA1 o BRCA2 per stimare il rischio specifico per età del cancro al seno o ovarico per le portatrici di queste mutazioni» spiega Antonis Antoniou, della University of Cambridge, nel Regno Unito, autore principale dello studio. Le partecipanti allo studio comprendevano 6.036 portatrici di mutazioni BRCA1 e 3.820 di mutazioni BRCA2, tra cui 5.046 erano sane e 4.810 presentavano cancro al seno o ovarico o entrambi all’ingresso nello studio. Durante un follow-up mediano di 5 anni, 426 donne hanno ricevuto diagnosi di cancro della mammella, 109 di cancro ovarico e 245 di tumore della mammella controlaterale. I risultati hanno mostrato che il rischio di cancro al seno cumulativo fino all’età di 80 anni è stato del 72% per le portatrici di BRCA1 e del 69% per le portatrici di BRCA2; in particolare, l’incidenza del cancro al seno è aumentata rapidamente in giovane età fino a 30-40 anni per le portatrici di BRCA1 e fino a 40-50 anni perle portatrici di BRCA2, poi è rimasto simile, con incidenza costante fino all’età di 80 anni. Per il cancro al seno controlaterale, il rischio cumulativo 20 anni dopo la diagnosi di cancro al seno era del 40% in caso di mutazione BRCA1 e il 26% in caso di mutazione BRCA2, mentre il rischio di cancro ovarico cumulativo all’età di 80 anni è stato del 44% per BRCA1 e del 17% per BRCA2. Il rischio di cancro al seno è aumentato con un numero crescente di parenti di primo e secondo grado con diagnosi di cancro al seno sia per le portatrici di BRCA1 che di BRCA2 e il rischio del cancro variava in base alla posizione della mutazione all’interno del gene BRCA1 o BRCA2. (fonte doctor33)

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Ischemia e infarto, i nuovi test per prevenire il rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

infarto-miocardico-acutoRoma dal 5 al 7 luglio 2017 Villa Aurelia, Largo di Porta S. Pancrazio 2 L’ischemia cardiaca e il conseguente infarto rappresentano la principale causa di morte nel mondo. Negli ultimi decenni i progressi della scienza hanno consentito di ridurre la mortalità cardiovascolare, ma si può fare ancora molto per il futuro. È con questi presupposti che a Roma si svolge in simposio internazionale dal titolo “Ischemic heart disease: the main cause of morbidity and mortality worldwide. What can we improve?” organizzato dal Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale A. Gemelli-Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.«Ricercatori e cardiologi di fama internazionale e provenienti da tutto il mondo affronteranno diversi temi, a iniziare dai recenti progressi per diagnosticare tempestivamente i problemi cardiaci» spiega Filippo Crea, Direttore dell’Instituto di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Presidente del simposio. «Si parlerà, tra l’altro, delle nuove tecniche di imaging non invasive per individuare le placche trombotiche che possono provocare l’infarto, ma anche delle indagini sull’RNA (l’acido nucleico coinvolto nei processi di codifica, decodifica, regolazione ed espressione dei geni) presente nel sangue per individuare malattie coronariche in pazienti con angina. E ancora, parleremo delle disfunzioni del microcircolo coronarico, i vasi sanguigni più piccoli che non sono visibili alla coronarografia e che scorrono all’interno della parete del cuore stesso. Disfunzioni che spesso non sono visibili alla coronarografia ma che possono precedere la malattia coronarica “classica”». Sono questi alcuni tra i temi in discussione durante tre giorni di relazioni, letture e tavole rotonde.

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