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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘riscossa’

Internet e lavoro: la riscossa delle donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

internetRoma “La donna è il motore della società nella battaglia quotidiana. Ogni giorno è alle prese con il problema di dover coniugare i molteplici impegni familiari e di lavoro. Pertanto, diventa più che mai strategico il ruolo della mobilità e della sicurezza in città, asset fondamentali di una smart city”. Non usa mezzi termini Simona Vicari, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, intervenuta al convegno dal titolo “Digital Women”, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Biblioteca della Camera dei deputati, insieme ad altre esponenti di spicco del mondo delle istituzioni, della ricerca e dell’imprenditoria. “E quando si parla di smart city al femminile – spiega ancora Vicari – intendo riferirmi, soprattutto come donna, all’inclusione sociale che non può prescindere da una progettualità ‘women based’, che veda nelle donne sia le promotrici sia le utilizzatrici dei servizi digitali. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per ridurre il digital gap tra uomini e donne e tra donne del Nord e del Sud. Per questo è fondamentale puntare sulla formazione digitale per avere cittadine consapevoli che possano sfruttare al meglio le nuove opportunità anche al fine di migliorare la propria qualità di vita”. Certo, ci sono realtà significative in quest’Italia digitale che stenta a risalire la china a livello europeo. E sono, in buona parte, tinte di rosa. A dimostrazione del fatto che la crescita del web offre alle donne opportunità di lavoro, oltre alla cancellazione di vecchi stereotipi in una rete che può rappresentare un’alleata al servizio del genere femminile nel processo di piena realizzazione delle pari opportunità. A beneficio anche della pubblica amministrazione. Riparte da qui dunque il dibattito sulle donne nell’universo multimediale ma, forse, in una chiave diversa dal recente passato. Nel senso che l’irruzione sulla scena di nuove professionalità sposta inevitabilmente in avanti il cuore del problema, rappresentato dal gender gap imperante anche nel settore delle competenze digitali. Risultato: ci sono sempre più donne preparate ed esperte in materia digitale, ma sono ancora poche quelle che ricoprono ruoli manageriali in istituzioni e in aziende tecnologiche. Si calcola infatti che in circa il 70% delle imprese meno del 25% delle donne ha incarichi tecnico-scientifici, alle quali viene riconosciuta maggiore capacità in termini di problem solving (la risoluzione di problemi concreti), di decision marking (lo studio dei processi di creazione delle decisioni) e di multitasking. “Siamo qui – afferma Milly Tucci, responsabile dell’osservatorio donne digitali dell’AIDR – per celebrare con quest’iniziativa, che si inserisce nell’agenda della settimana nazionale dell’amministrazione trasparente, un 8 marzo contemporaneo, fare il punto sull’uso di internet per migliorare la PA, il lavoro e anche la ricerca con alcune protagoniste di questa fase di cambiamento ‘disruption’. Sono infatti coraggiose le donne digitali e personalmente auguro una loro crescente presenza nei luoghi decisionali e di creazione di nuovi servizi, in quanto non perdendo la loro umanità e sensibilità le applicano al lavoro, alla tecnologia e alla politica per far fronte a problemi irrisolti”. Quali ad esempio la necessità di sconfiggere la resistenza culturale, ancora molto sentita, e di acquisire maggiori competenze con la scelta, da parte delle più giovani, di indirizzi di studio STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Un recente rapporto compilato da S&P Global Market Intelligence e pubblicato dal Financial Times indica che il numero delle donne con l’incarico di amministratore delegato nelle 350 più grandi società europee quotate in Borsa è raddoppiato negli ultimi sette anni, ma rappresentano soltanto il 4 per cento del totale: in sostanza, erano 7 nel 2009, sono circa 15 oggi. Tuttavia prosegue la marcia di avvicinamento all’eguaglianza tra i sessi nelle stanze dei bottoni, come dimostrano gli Stati Uniti, dove, dal 2009 al 2016, le donne Ceo sono passate da 18 a 27. “Dati incoraggianti – sostiene Rosangela Cesareo, blogger e socia dell’AIDR – e iniziative come questa, in un giorno speciale come l’8 marzo, sottolineano il ruolo che la donna ha assunto nella nostra società, tra mille discriminazioni e difficoltà. Il digitale in Italia è ormai di colore rosa perché sono tantissime le donne che occupano ruoli di primo piano in questo settore e rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Guardiamo ad esempio alle cosiddette ‘mamme digitali’: un fenomeno straordinario, testato tra l’altro dai numerosi studi eseguiti sull’argomento, che dimostra come le mamme italiane siano le più digitalizzate al mondo”.

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Premier si dimetta

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

“Le donne che, ieri, sono scese in piazza hanno scritto una pagina straordinaria di resistenza ed opposizione alla deriva etica e politica di questo governo” lo afferma in una nota Massimo Donadi, presidente dei deputati di Italia dei Valori. “Ora, i partiti ed in particolare le forze di opposizione, devono evitare tatticismi inutili e sterili e cogliere i segnali evidenti di questa riscossa civile per mandare a casa Berlusconi, il quale, ancora oggi, conferma la sua visione delle donne da utilizzatore finale. Il presidente del Consiglio si dimetta, se ancora ha una dignità e si vada al voto per restituire a questo paese quel decoro che il premier ha infangato” conclude Donadi.

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Il popolo del centro sinistra scende in piazza

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2010

Roma 13/3/2010 ore 14,30 Bersani (pd), Di Pietro (idv), Bonelli (verdi), Ferrero (rc) e altri rappresentanti di sigle minori, come il popolo viola, si sono ritrovati a Piazza del popolo per dare vita alla manifestazione principale per fare da volano alle altre indette nelle piazze di tutta Italia. A Roma erano, secondo gli organizzatori, non meno di duecentomila. Tutti sotto lo slogan: “Per la democrazia, la legalità e il lavoro. Sì alle regole, no ai trucchi. Per vincere”. Per Emma Bonino “E’ arrivato il tempo della riscossa democratica”. Secondo la Bonino quella di oggi è una “piazza di speranza e di proposta. Occorre essere alternativi al vecchio, a questo regime di basso impero”. Chiude la carrellata dei leader Bersani. Per lui “Un’altra Italia è possibile, noi combatteremo Berlusconi ma non ci rispecchieremo in Berlusconi perché lui non può più parlare al futuro, noi invece vogliamo rivolgerci al futuro”. Bersani ha poi, in una intervista post-comizio, sgomberato il terreno da chi paventava un distacco dall’Idv affermando che, al contrario, pensa a consolidare l’intesa con Di Pietro di là degli accenti diversi. Costruire l’alternativa è anche questo.

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Pourquoi Pie XI a-t-il condamné l’Action Française?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2010

È uscito nel mese di aprile un interessante libro di Yves Chiron e Èmile Poulat, Pourquoi Pie XI a-t-il condamné l’Action Française? (Niherne, Èditions BCM, 2009), in cui gli autori dimostrano che la condanna fu essenzialmente religiosa e non diplomatica, in quanto Pio XI non poteva tollerare la secolarizzazione della politica che morale sociale è oggetto della dottrina cattolica. Infatti, molti autori, e specialmente i maurrassiani, hanno sostenuto che Pio XI per diplomazia internazionale filo-germanica ha voluto indebolire la Francia di Aristide Briand e la sua politica, condannando un forte movimento di riscossa nazionale anti-tedesca come l’Action Française.  Yves Chiron cita a pagina 8 del libro suscritto l’abbé V.A. Berto (Une opinion sur l’Action Française, in “Itineraires”, aprile, 1986, p. 77-92; rist. Niherne, Edizioni BCM, 2009), il quale aveva sostenuto che la condanna era stata apportata “per motivi direttamente e specificatamente religiosi” e sempre l’abbé Berto commentava che “Pio XI giudicava inaccettabile una riduzione della filosofia politica a mera empiriologia con rapporti solamente estrinseci con la fede, la teologia, la morale cattolica in e in piena autonomia intrinseca” (p. 8 e 9). Lo Chiron fa notare che religione e politica (non partitica o azione diplomatica nazionale/internazionale) non sono separabili secondo la dottrina cattolica, la quale in ciò si distingue nettamente dal liberalismo, che propugna la piena separazione tra Chiesa e Stato (“libera Chiesa in libero Stato”), religione e politica. Onde la dottrina maurrassiana, paradossalmente, pecca di un certo naturalismo o liberalismo sociale e politico, pur essendo monarchica, antidemocratica e autoritaria. Di fronte a questa tendenza soprattutto di Maurras, poiché l’élite cattolica dell’Action Française, nata attorno al 1890, era stata falciata dalla prima grande guerra del ‘15-‘18, il Papa nel 1926 volle “unificare l’azione sociale dei laici cattolici francesi, sotto la direzione dottrinale dell’episcopato” (p. 13), per evitare una deriva naturalista e liberale, ossia di separazione tra temporale e spirituale della morale sociale. (Curzio Nitoglia) (mauras)

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