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Posts Tagged ‘risonanza magnetica’

Apre a Genova il nuovo Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica per sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Il Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari nasce Genova, grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e di AISM (proprio quest’anno ricorre il cinquantenario della sua fondazione), dell’Ospedale PoliclinicoSan Martino e dell’Università degli studi di Genova. Si trova presso il Padiglione Specialità –Neuroradiologia del San Martino. Il Centro è dotato di un Tomografo a Risonanza Magnetica di fascia alta 3 tesla, SIEMENSMAGNETOM Prisma – System da dedicare alla ricerca scientifica. Si tratta di un macchinario di risonanza magnetica altamente innovativo, primo in Italia. E’ stato acquistato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e da domani sarà a disposizione dei gruppi di ricerca degli enti fondatori, il loro accordo è stato firmato lo scorso aprile 2017, alla presenza di Sonia Viale, vicepresidente ed assessore alla Sanità della Regione Liguria.Negli ultimi anni, l’impegno strategico di AISM, e della sua fondazione FISM, si è intensificato proprio verso la promozione di reti di eccellenza, nella creazione e nel finanziamento di infrastrutture di ricerca come i centri di risonanza magnetica, nella promozione di iniziative di‘Data Sharing’ quale ad esempio il Networking Italiano di Neuroimaging (“INNI”), composto da centri di eccellenza italiana per la ricerca scientifica di risonanza magnetica, dotati di macchinari3T, per l’ottimizzazione dell’utilizzo di tecniche avanzate di risonanza magnetica. Il Centro di Ricerca genovese farà parte di questo network.
Il Centro di Ricerca di Risonanza Magnetica è diretto da un comitato di gestione, presieduto da Mario Alberto Battaglia, presidente di FISM. Ne fanno parte Gianluigi Mancardi, direttore DINOGMI Università degli Studi di Genova, Lucio Castellan, direttore Dipartimento della diagnostica della patologia e delle cure ad alta complessità tecnologica Ospedale Policlinico San Martino; Paolo Bandiera, avvocato e direttore affari generali di AISM.L’attività scientifica del Centro di Ricerca sarà guidato da un comitato scientifico presieduto daMatilde Inglese, Professore Associato DINOGMI Università degli Studi di Genova; sarà composto da Carlo Serrati, Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso Ospedale Policlinico San Martino, Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica AISM – FISM Onlus, Giampaolo Brichetto, Direttore Sanitario Servizio Riabilitazione AISM Liguria.

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Ecocardiografia e risonanza magnetica per diagnosticare le malattie del cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

risonanza magneticaPadova eccellenza mondiale nelle tecniche di imaging per la diagnosi di patologie cardiache. Se ne è parlato durante un simposio dedicato esclusivamente alla parte destra del cuore e alle patologie associate. In primo piano l’insufficienza cardiaca ma soprattutto le cardiomiopatie, responsabili di numerosi morti giovanili, e l’ipertensione polmonare, malattia spesso fatale in giovane età ma che oggi può essere tenuta sotto controllo con nuove terapie. Il simposio, dal titolo “The right heart. The new frontier” è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari dell’Università di Padova e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Abbiamo superato l’errata convinzione del passato che la parte destra del cuore giocasse un ruolo meno importante nella genesi delle malattie e che fosse più difficile da studiare» spiega Sabino Iliceto, Presidente del simposio e Direttore della Clinica cardiologica dell’Università di di Padova. «Molto spesso sono patologie che presentano un riflesso di ciò che avviene nel cuore sinistro, per esempio importanti patologie della valvola mitrale, oppure malattie che colpiscono il circolo polmonare, come l’ipertensione polmonare. Oppure sono malattie che possono colpire elettivamente il cuore destro, come le endocarditi o i traumi. Oggi disponiamo di strumenti di indagine, come l’ecocardiografia tridimensionale e la risonanza magnetica cardiaca, che ci consentono una ricerca accurata, dettagliata e totalmente non invasiva delle patologie che colpirono il cuore, compresa la parte destra. Sono metodiche nelle quali Padova è tra i primi in Italia».
Un primato ribadito anche da Luigi Badano, Docente di Cardiologia dell’Università di di Padova: «Abbiamo una tradizione molto forte nell’ecocardiografia tridimensionale e negli ultimi anni sono stati compiuti notevoli progressi nella diagnosi delle cardiomiopatie. Agli strumenti di imaging si è affiancata l’indagine genetica. Abbiamo imparato, anche dalla storia naturale di questi pazienti, come fare una migliore stratificazione prognostica. Dopo un evento, per esempio un infarto, eseguiamo una ricerca genetica del paziente e dei familiari, perché molte patologie del cuore destro sono geneticamente determinate. Possiamo identificare tra i parenti quelli che sono portatori della modificazione genica e che potrebbero evolvere verso il fenotipo della malattia. In questo modo riusciamo a suddividere i pazienti a seconda del tipo di patologia e della sua gravità, per utilizzare trattamenti mirati e personalizzati, e quindi più efficaci».
Progressi significativi sono sono stati raggiunti anche nella chirurgia cardiaca. «I pazienti che più frequentemente devono essere sottoposti a un intervento chirurgico sono quelli che hanno subìto un precedente intervento della valvola del cuore sinistro e che dopo tempo sviluppano un’insufficienza tricuspidale, oppure sono pazienti anziani che hanno sviluppano fibrillazione atriale e ingrandimento dell’atrio destro, e che sviluppano un’insufficienza della valvola tricuspidale del lato destro. In queste patologie abbiamo osservato che i pazienti operati presentano una migliore prognosi rispetto ai pazienti che vengono trattati medicalmente e che non dobbiamo aspettare che i pazienti si aggravino altrimenti la chirurgia non è ugualmente efficace» avverte Badano. «Altri progressi che stanno avvenendo proprio in questi mesi riguardano lo sviluppo di device per il trattamento percutaneo e transcatetere per i pazienti che presentano un aumentato rischio chirurgico».

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Sclerosi multipla e riabilitazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

sclerosi_multiplaNon bastano tre cicli di poche sedute di riabilitazione, è ora di cambiare: la ricerca dimostra che una riabilitazione costante e personalizzata funziona come una terapia e cambia la storia quotidiana della sclerosi multipla.Unica tra le associazioni di persone con malattie neurologiche, AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ha proposto al Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) un workshop scientifico centrato sulla «neuro-riabilitazione» che mette al centro «la persona e le cure integrate».Luca Prosperini (Università La Sapienza – Dipartimento Neurologia e Psichiatria Ospedale Sant’Andrea –, Roma), vincitore del Premio Rita Levi Montalcini 2015, ha evidenziato che «in una recente revisione della letteratura scientifica sulla riabilitazione, sono stati individuati 16 studi secondo i quali la riabilitazione motoria e cognitiva innesca un cambiamento funzionale e strutturale della plasticità cerebrale, con una correlazione diretta tra quanto una persona migliora funzionalmente dopo il trattamento e quanto migliora anche la funzionalità e la struttura cerebrale misurata attraverso risonanza magnetica».Proprio l’utilizzo della risonanza magnetica nella ricerca, per cui AISM è stata tra i pionieri in Italia, sta dunque segnando un cambio di paradigma, un salto di qualità nella capacità di misurare effettivamente non solo quanto la riabilitazione consente di migliorare nell’uso di una mano o di una gamba, ma anche il correlato cambiamento che un trattamento può indurre nella plasticità del sistema nervoso centrale e nella capacità di ogni persona, a qualsiasi età e in qualsiasi situazione di disabilità già acquisita, di recuperare i danni prodotti dalla sclerosi multipla.La professoressa Matilde Inglese (Mount Sinai School of Medicine, New York) ha presentato le diverse tecniche con cui la ricerca svolta con risonanza magnetica sta ‘imparando’ ad evidenziare I cambiamenti introdotti dalla riabilitazione. Inglese ha mostrato come «sia soprattutto una riabilitazione attiva, orientata a compiti precisi e ad alta intensità» ad ottenere i migliori risultati.
«Ogni traning riabiliativo – ha spiegato Prosperini – è utile se viene ripetuto con costanza e trova il giusto equilibrio di intensità e fatica: se è troppo facile non serve, se è troppo difficile è frustrante e la persona si ferma. In ogni caso – ha aggiunto – la riabilitazione non fa sconti: ogni persona con SM dovrebbe poter seguire una riabilitazione costante. Come capita a un calciatore che torna da un infortunio e non è immediatamente in grado di ripetere le prestazioni cui era abituato, così, ogni interruzione nel percorso riabilitativo comporta la perdita dei livelli di abilità raggiunti con il trattamento e induce nella funzionalità cerebrale una plasticità mal adattativa che risulta dannosa».La via per una riabilitazione efficace come una vera e propria terapia è dunque tracciata, ma la meta è ancora da conquistare, come hanno riconosciuto all’unanimità i relatori del workshop. Matilde Inglese, in particolare, ha concluso il suo intervento ricordando come « bisogna ancora verificare su studi più ampi, eseguiti con gruppi di controllo, quale sia la durata e l’intensità ottimale di un trattamento; bisogna identificare quali sono i predittori su chi risponderà meglio ai trattamenti ed effettuare nuovi studi in particolare sulle persone con forme progressive di SM, coloro che forse hanno più necessità di interventi riabilitativi adeguati. Infine, sarà importante indagare come la riabilitazione interagisca con i trattamenti farmacologici e con le nuove tecniche di stimolazione cerebrale».Durante il workshop i ricercatori della Fondazione di AISM, Giampaolo Brichetto e Andrea Tacchino, hanno presentato interessanti sviluppi di progetti di ricerca che l’Associazione sta realizzando nel campo del monitoraggio della malattia attraverso le applicazioni mobili come smartphone e tablet (Mobile Healthcare) e nella messa a punto di applicazioni innovative per effettuare a domicilio una riabilitazione cognitiva intensiva, che si calibra progressivamente sulla risposta fornita da ciascuna persona e, dunque, consente di personalizzare ciascun trattamento in vista di una maggiore efficacia.Presentati, infine, da Brichetto alcuni interessanti preliminari ottenuti con il progetto «PROMOPROMS» che, su un campione di circa 800 persone seguite dai Centri riabilitativi AISM, sta individuando un nuovo profilo di indicatori per monitorare, prevedere e trattare in anticipo la progressione della disabilità nella SM, prevenendone il più possibile l’aggravamento.La ricerca in neuro riabilitazione, come sta avvenendo per le terapie farmacologiche, sta dimostrando dunque che la personalizzazione, il corretto monitoraggio, la capacità di anticipare le scelte terapeutiche ed effettuare adeguati esercizi e trattamenti terapeutici neuro riabilitativi il più precocemente possibile possa essere un punto di svolta nella cura della sclerosi multipla.
«Questo simposio – ha concluso Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica della Fondazione di AISM – conferma che la ricerca in riabilitazione sta individuando concretamente le evidenze scientifiche che consentono, come vuole l’Agenda della Sclerosi Multipla 2020, di riconoscere «la valenza di cura dell’intervento riabilitativo»e , dunque, di rendere migliore la vita reale delle persone con SM».

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Artrosi al ginocchio

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2015

Ginocchio-sano-e-artrosicoMilano. Risultati incoraggianti per il trattamento del dolore acuto al ginocchio nei casi di artrosi in cui la risonanza magnetica rilevi un edema midollare, arrivano da uno studio condotto da alcuni medici dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano. La ricerca, svolta da un gruppo di lavoro composto dal dottor Massimo Varenna insieme alla dottoressa Simonetta Failoni e al dottor Massimo Berruto, è stata pubblicata sulla rivista Rheumatology il 20 maggio. “Si tratta di uno studio, in doppio cieco, randomizzato contro placebo, svolto su 68 pazienti affetti da artrosi al ginocchio – spiega il dottor Varenna, responsabile del centro per la diagnosi e il trattamento delle patologie osteometaboliche dell’Istituto Pini -. I risultati hanno dimostrato l’efficacia del neridronato, molecola della famiglia dei bisfosfonati, anche per questa patologia: somministrato per via endovenosa, infatti, ha permesso di diminuire il dolore acuto già al termine del ciclo terapeutico (10 giorni) e con risultati ancora più evidenti alla successiva valutazione, due mesi dopo il trattamento”. L’artrosi del ginocchio è una malattia molto frequente ed è una grave sorgente di disabilità. Può portare forte dolore e deambulazione limitata, difficoltà a salire e scendere le scale e limitare significativamente tutte le normali attività della vita quotidiana. La risonanza magnetica può mostrare, nei casi in cui il dolore insorge acutamente, i motivi del dolore, ovvero la presenza di un edema midollare osseo. “Del gruppo di 68 pazienti, una metà è stata trattata con placebo mentre l’altra metà è stata sottoposta a quattro infusioni con neridronato. Nei pazienti trattati con il farmaco, il dolore al ginocchio diminuiva già dopo dieci giorni, cioè al termine della terapia e soprattutto tutti i parametri funzionali mostravano un miglioramento significativo, corrispondente a una migliore qualità di vita – aggiunge il dottor Varenna –. Inoltre, la successiva risonanza magnetica mostrava che l’estensione dell’edema osseo si era ridotta grazie all’utilizzo di questo farmaco. I pazienti con questa patologia, soprattutto anziani, che solitamente vengono sottoposti a cure con anti-infiammatori, con questa terapia potrebbero riprendere a fare una vita normale, come quella che conducevano prima della fase dolorosa acuta ”. Questo studio mette le basi per importanti novità nella cura dell’artrosi del ginocchio. Già lo scorso anno il dottor Varenna e il suo team avevano testato il neridronato per la sindrome algodistrofica: è stato così individuato come primo farmaco al mondo per la cura di questa patologia con l’indicazione ufficiale di AIFA in Gazzetta Ufficiale a febbraio 2014.

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Inaugurazione Risonanza Magnetica Nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2011

Lanciano 5 luglio 2011 – ore 11.00 presso la Radiologia Ospedale “F. Renzetti” Il programma prevede una breve presentazione e la visita all’area radiologica dedicata alla nuova metodica, alla presenza del Presidente della Giunta Regionale, Gianni Chiodi.

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Liste attesa per risonanza magnetica

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2010

In gran parte d’Italia, specie nelle regioni meridionali, le liste di attesa per la risonanza magnetica, è noto, se sono lunghe a volte lunghissime per i normodotati, figuriamoci per i pazienti obesi, claustrofobici o intolleranti in genere ad eseguire un esame nel tunnel chiuso di un apparecchio tradizionale. Le apparecchiature per la risonanza magnetica sono particolarmente opprimenti. Molti pazienti vivono con estrema sofferenza l’esecuzione di uno studio di RMN per il notevole fastidio legato all’avere il capo completamente circondato dal magnete; alcuni non riescono a sopportare l’esame e non possono eseguirlo. Da poco esiste, ed è presente anche sul mercato italiano, un apparecchio di RMN aperto, appositamente studiato per migliorare il comfort del paziente, senza per questo ridurre le prestazioni dell’indagine.  Ed infatti, ci è giunta segnalazione da parte di alcuni cittadini che già alle prese con le difficoltà  quotidiane dell’obesità, sono stati costretti a rivolgersi a proprie spese a centri diagnostici privati per poter effettuare una semplice RMN, spesso a distanza di centinaia di chilometri dalla propria residenza con i conseguenti aggravi in termini di costi, di tempi e le inevitabili ricadute sulla stessa salute che si dovrebbe andare a preservare.All’imbarazzo di certe situazioni può sommarsi, evidentemente, il dramma di una diagnosi improvvisamente fuori portata. Per Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, non è retorico affermare che anche nel 2010 non sempre le politiche sanitarie siano rivolte indistintamente a tutti i cittadini, ma ciò che risalta con lampante evidenza è che anche in questi casi le carenze strutturali della sanità pubblica debbano avvantaggiare inevitabilmente quella privata a scapito dei soggetti più deboli.Sempre secondo Giovanni D’AGATA, la battaglia per una sanità più giusta deve partire non solo da una corretta redistribuzione delle risorse pubbliche ma anche dal riequilibrio sui territori delle attrezzature ed infrastrutture poiché le cure non sono concepite per accogliere tutte le forme dell’essere umano. Nel caso di specie, quindi, ogni ASL dovrebbe dotarsi di almeno un’apparecchiatura per Risonanza Magnetica aperta visto che in Italia si possono contare sul palmo della mano e tutte in uso di strutture private

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“Dati UGL sui tempi di attesa non sono drogati”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2010

Rimaniamo sorpresi della reazione del responsabile dell’unità operativa di radiologia Asl Viterbo Enrico Pofi in cui ci accusa di aver comunicato dati non corretti o peggio “drogati” come è stato citato su alcuni quotidiani locali del Viterbese.  Lo dichiara in una nota il Dirigente Regionale Ugl Sanità Lazio Pietro Bardoscia. Purtroppo tutti i dati riportati nel comunicato, frutto della nostra indagine, corrispondono a verità; vorremmo chiarire al dott. Pofi che  i tempi di attesa si calcolano sulle sole prenotazioni pubbliche e non sui  ricoveri e sulle urgenze ( anche se vogliamo sottolineare l’importanza dei dati forniti dall’Asl Viterbese). Per cui il dato incontestabile è che ad oggi se un cittadino prova a prenotarsi un esame di risonanza magnetica dell’addome superiore a Bel Colle  avrà come risposta quella di attendere ben 8 mesi (22 Settembre 2010) prima di poterla eseguire. Vorremmo chiarire che il nostro comunicato non voleva essere un accusa contro le nostre strutture pubbliche laziali che hanno tutto il nostro rispetto e stima, in primis l’Ospedale Bel Colle di Viterbo, ma è una denuncia su una problematica che riguarda milioni di cittadini laziali e che potrebbe essere risolta nei modi che la UGL Sanità ha già indicato in passato, offrendo come sempre il nostro contributo quando si discuterà il prossimo Piano di Contenimento dei Tempi di Attesa previsto nel 2010. La Ugl Sanità, conclude Bardoscia, non sta facendo campagna elettorale per nessuno; stiamo solo portando avanti, da molti mesi, molte battaglie a difesa dei lavoratori e dei cittadini laziali.

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Brain imaging: uno sguardo nel cervello

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Trieste 17 dicembre Via Beirut 2/4 Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati  SISSA.  È davvero possibile leggere nella mente altrui mediante la misurazione dell’attività cerebrale? E come devono essere gestiti e interpretati i risultati di esperimenti neuroscientifici? Negli ultimi decenni, le tecniche di visualizzazione cerebrale hanno favorito un enorme progresso degli studi sul cervello, sollevando contemporaneamente, però, non pochi interrogativi sugli aspetti etici e filosofici connessi alla gestione delle informazioni derivate dalle ricerche di brain imaging. Le metodiche di neuroimmagine funzionale consentono di indagare l’attività cerebrale in soggetti impegnati nello svolgimento di compiti cognitivi. “La risonanza magnetica funzionale, che consente per esempio di localizzare le aree coinvolte in un compito cognitivo” Uno degli aspetti più discussi in relazione alla sempre maggiore diffusione delle metodiche di neuroimmagine cerebrale riguarda proprio la possibilità da parte di soggetti esterni di accedere direttamente ai contenuti mentali di un altro soggetto, mediante la “lettura” dei correlati neurali delle attività mentali. Le prospettive “applicative” di questo tipo di studi, con tutte le implicazioni etiche e sociali connesse, appaiono ancora lontane dalla loro effettiva realizzabilità, a causa soprattutto di limitazioni di tipo metodologico. Tuttavia, la possibilità di analizzare in gruppi di soggetti impegnati in compiti cognitivi l?attività cerebrale correlata, da un lato, sta fornendo una massa di informazioni che consentono di ipotizzare la presenza di processi di cui il soggetto non è necessariamente consapevole. E dall’altro, determina scenari futuri in cui è plausibile supporre che queste metodiche possano essere applicate in contesti di vita reale, a partire dal marketing e dall’economia.
Raffaella I. Rumiati. Laurea in filosofia all’Università di Bologna, dottorato in psicologia all’Università di Birmingham, post-doc alla Sissa di Trieste. Attualmente è professore di neuroscienze cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, dove si occupa soprattutto del rapporto tra sistemi motori e cognizione, in particolare di imitazione e uso degli oggetti. Ha circa 70 lavori tra articoli scientifici, capitoli, review e commentaries.Lettura della mente/lettura del cervello.
Stefano F. Cappa. Si è laureato in medicina e specializzato in neurologia presso l’Università degli Studi di Milano. È attualmente professore ordinario di neuropsicologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è stato uno dei fondatori del Centro di neuroscienze cognitive, e dirige la Divisione neurologica del San Raffaele Turro. I risultati delle sue ricerche, dedicate in particolare alle basi neurologiche del linguaggio e alle malattie neurodegenerative sono stati pubblicati sulle principali riviste neurologiche e neuropsicologiche internazionali. (Simona Regina)

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“La nuova risonanza magnetica”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

Roma 17 novembre Presidio ospedaliero San Giovanni – Sala Folchi – Piazza San Giovanni in Laterano, 76 il Complesso ospedaliero San Giovanni – Addolorata si arricchisce di un ulteriore Tomografo a Risonanza Magnetica di ultima generazione (Philips Medical System modello Achieva 1,5T).  In altri termini, accanto alla prima RM installata nel Presidio ospedaliero Addolorata nel 1999 ancora pienamente in esercizio H12 e alla successiva RM, installata nel Presidio San Giovanni nel 2005 in piena attività H24, si avvierà, il 1° dicembre p.v., l’attività, anche in regime libero professionale, de “La nuova RM”, in ambienti ristrutturati, umanizzati, cablati e inseriti nella rete informatica aziendale anche per il trasferimento di immagini. I pazienti ne trarranno, quindi, grande beneficio sul piano organizzativo funzionale; sotto il profilo dell’appropriatezza dell’esame, sia esso neurologico e/o addominale e/o toracico e/o vascolare e/o rivolto a studi in campo oncologico (possibile acquisizione di tipo spettroscopico e di total body con immagini senza contrasto). Potranno essere soddisfatte, quindi, tutte le esigenze specialistiche. Anche le pazienti della “Nuova Senologia per Immagini” (inaugurazione intervenuta il 29 settembre 2009) ne trarranno vantaggi: sarà possibile effettuare con “La nuova RM” lo studio del distretto della mammella nel caso in cui l’esame mammografico e/o l’esame ecografico ne evidenzino le indicazioni a completamento nel percorso diagnostico della Breast Unit. E’ stato possibile effettuare la realizzazione dell’opera con i fondi stanziati dalla Regione Lazio pari a euro 1.262.000 compresi i lavori di ristrutturazione degli ambienti. Con l’avvio ad esercizio de “la nuova RM”, il Complesso ospedaliero San Giovanni – Addolorata si arricchisce di un modello operativo dotato di soluzioni progettuali, tecnologiche, funzionali ed organizzative pensate per ottimizzare il benessere psicofisico del paziente, innalzando i livelli di sicurezza, riducendo i rischi, favorendo i tempi di recupero e per ottimizzare il benessere psicofisico degli operatori, processando il flusso di lavoro dei medici, degli infermieri, dei tecnici sanitari e degli altri operatori che partecipano, e sono orgogliosi di partecipare tutti, al risultato per una “qualità totale”.

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