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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘risparmi’

400 milioni di risparmi per gli enti locali

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

“E’ in corso di pubblicazione il Decreto Ministeriale, attuativo dei commi 961, 962, 963 e 964 dell’art. 1 della Legge di “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”, che definisce le modalità attraverso le quali giungere alla rinegoziazione dei mutui concessi da Cassa depositi e prestiti S.p.A. a comuni, province e città metropolitane e trasferiti al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Un’operazione che materialmente sarà avviata nei prossimi giorni e che porterà, se i tassi sui titoli di stato dovessero essere quelli attuali, ad un risparmi aggregato di 35 milioni di euro nei primi 5 anni e di 400 milioni sul totale della vita dei mutui.
Sono molto contenta di questo risultato, perché si tratta di un provvedimento, cui abbiamo lavorato in questi mesi, che libera risorse importanti per gli enti locali, a beneficio dei cittadini e dei servizi che vanno loro resi”. Così, in un post su Facebook, Laura Castelli.

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Risparmi della Camera deputati ai terremotati

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

“Oggi in coerenza con quanto accaduto negli scorsi anni, abbiamo approvato all’unanimità, con il sostegno dell’intera commissione Bilancio della Camera, un emendamento che destina 85 milioni di risparmi degli esercizi precedenti della Camera, ai terremotati. L’emendamento a prima firma Baldelli, è stato sottoscritto da tutti i rappresentanti dei gruppi ed ha avuto l’ok della maggioranza e del Governo. Sono convinto che sia importante per le istituzioni sapersi rappresentare compatte e per questo motivo, in accordo con il collega Baldelli e gli altri di tutti i gruppi, ho definito questo come emendamento della Camera”. Lo ha dichiarato Guido Crosetto, deputato e coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia.

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Open Banking: principale piattaforma internazionale per i depositi a risparmio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

Amburgo, 16 ottobre 2018 – Deposit Solutions, pioniere dell’Open Banking e principale piattaforma internazionale per i depositi a risparmio, è entrata a far parte del World Economic Forum Center di San Francisco con focus sulla Quarta Rivoluzione Industriale. Il Centro collabora con primarie aziende, governi, società civile ed esperti di tutto il mondo con l’ambizione di supportare la definizione della governance della Quarta Rivoluzione Industriale. Deposit Solutions, che ha appena chiuso un nuovo round di investimento da 100 milioni di dollari, è la prima società Fintech europea a diventare membro di questo hub globale.Con la sua piattaforma di Open Banking, Deposit Solutions ha introdotto un’importante innovazione nel settore bancario retail. Infatti, il modello Banking-as-a-Service di Deposit Solutions per i depositi consente alle banche sia di accedere ai depositi dei clienti di altri partner senza dover implementare alcuna infrastruttura proprietaria, sia di offrire ai propri clienti una selezione di depositi di terze parti. A loro volta, i clienti delle banche possono accedere facilmente alle migliori offerte di deposito e massimizzare i loro risparmi, senza dover aprire nuovi conti bancari. Deposit Solutions sta creando un mercato internazionale per il risparmio che avvantaggia banche, risparmiatori e sistema finanziario in generale, eliminando le inefficienze nella catena del valore.
Deposit Solutions è una società FinTech riconosciuta a livello mondiale e una piattaforma Open Banking per i depositi.La sua tecnologia proprietaria Open Banking fornisce un’infrastruttura per il mercato dei depositi globale, stimato in circa $ 50 trilioni, che avvantaggia banche e risparmiatori allo stesso tempo che sta trasformando. Deposit Solutions oggi collega oltre 70 banche dislocate in 16 Paesi e opera attraverso i Points-of-Sale B2C proprietari (ZINSPILOT e SAVEDO) che offrono direttamente ai risparmiatori le offerte di deposito delle banche partner.

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Alle falde del …Kilimangiaro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ho scritto non molto tempo fa che gli italiani, a mio avviso, sono dei “rassegnati e cinici”. Resto dello stesso avviso aggiungendo che ora si comportano come un malato terminale: sa di morire e reagisce staccando la spina, rifiutando di curarsi e preferendo spendere gli ultimi giorni che gli restano, utilizzando i pochi risparmi che ancora possiede, per darsi alla bella vita o spendendo ciò che ha al gioco nella speranza di una grossa vincita. I giovani si sentono in trappola. C’è ancora chi resiste, ovviamente, e s’ingegna a trovare uno sbocco esistenziale, anche modesto, ma gli altri rinunciano a cercarsi un lavoro, restano in famiglia, si chiudono nella loro ristretta cerchia degli amici. I precari si affannano ma sanno di combattere la stessa battaglia del cavaliere don Chisciotte contro i mulini a vento. I disoccupati sono avvelenati, ma cercano di barcamenarsi alla bell’è meglio: “ciò famiglia”, paiono dire, non possono permettersi colpi di testa, devono giocoforza sperare e arrangiarsi in qualche modo. E tutti gli altri dalla casalinga ai lavoratori dipendenti e autonomi sentono di trovarsi in una situazione migliore della disperazione e si attaccano a questa fragile ancora di salvezza. Poi vi sono i pensionati. Sono quelli che chiedono poco e ottengono nulla. Sono quelli che riescono ancora a finanziare i figli e i nipoti disoccupati o in cassa integrazione o precari. Sono quelli che continuano a essere osservati con diffidenza e già qualcuno si chiede se non sono un “peso morto”. Solo la pietà cristiana li salva dalla lapidazione. E tutti insieme ci chiediamo cosa stanno a fare 55 milioni di italiani a raccattare le briciole dei restanti 5 milioni che hanno i soldi ma non disdegnano a raschiare il barile degli altri pur di continuare ad arraffare ciò che resta della miseria altrui. Mi chiedo se non siamo ritornati ai tempi dei patrizi e dei plebei. Allora, per lo meno, vi erano dei tribuni del popolo che riuscivano ad arringare il popolo. Oggi se qualcuno lo fa è per poi essere assunto nel partito dei patrizi. Altro che potere dal basso da “popolo sovrano”. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e i loro risparmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 Mag 2018

(fonte: Assemblea della Banca d’Italia – Dichiarazione “a margine” di Alessandro Carretta) “Per valutare i rischi sul risparmio derivanti dalle forti incertezze politiche di queste ore occorre entrare nelle specifiche scelte operate dalle famiglie e distinguere tra i rischi immediati e quelli attesi nel medio termine.Le famiglie italiane continuano ad avere una buona propensione al risparmio, specie nel confronto con altri paesi. Anche nel 2017 la ricchezza finanziaria delle famiglie è aumentata. I nostri risparmiatori investono principalmente in liquidità (conti correnti e contanti), in titoli azionari, prodotti assicurativi e fondi comuni. Di minore rilievo, e un po’ in calo nei tempi più recenti, l’investimento in obbligazioni, che comprende anche i titoli pubblici. Questi ultimi sono infatti detenuti per quasi un terzo circa da investitori stranieri, per lo più europei.Ecco i principali rischi per i risparmiatori italiani: se si alzano i tassi d’interesse in Italia, a seguito di un aumento dello spread e delle altre tipologie di tassi d’interesse, paradossalmente i nostri risparmiatori percepiranno subito un effetto positivo, potendo investire subito a tassi più alti la propria liquidità disponibile, senza probabilmente valutare l’aumento del rischio. Decisamente meno favorevoli gli effetti per chi già detiene titoli pubblici e più in generale obbligazioni, che subirebbero un calo dei prezzi che ne renderebbe meno conveniente l’eventuale vendita prima della naturale scadenza. Un discorso a parte meritano gli investimenti immobiliari che, se sostenuti da mutui e altre forme di indebitamento, subirebbero in modo diretto e immediato l’aumento dei tassi d’interesse.Nel medio termine gli investitori istituzionali – fondi e compagnie di assicurazione – che, come si è visto, gestiscono una parte consistente dei nostri risparmi, cercheranno di riposizionarsi per cogliere le opportunità derivanti da un aumento dei tassi, limitando gli effetti negativi sugli investimenti finanziari delle famiglie. Quanto alle imprese, le cui azioni sono nei nostri portafogli, c’è da chiedersi se usciranno indenni dall’attuale fase di bassi tassi di interesse.Se immaginiamo scenari meno soft di un “semplice” aumento dei tassi, quali una ripresa virulenta dell’inflazione e/o l’uscita dall’area euro, emerge ancora di più il “rischio paese”: al quale i nostri risparmiatori certo non sono preparati ma al tempo stesso sono, come è naturale, fortemente esposti. In questo caso diventerebbe più difficile in prospettiva per lo Stato finanziare il debito pubblico: chi comprerà i Btp in un simile scenario, e quali rendimenti pretenderà per il proprio investimento? I nostri risparmiatori sono abitudinari, hanno convinzioni spesso non razionali e si sono rivelati in alcune occasioni influenzabili e soggetti a fenomeni di imitazione collettiva (si pensi al caso delle obbligazioni bancarie): togliere loro le poche certezze rimaste o peggio pensare che prendano decisioni improntate ad un rigore economico degno di un premio Nobel potrebbe essere molto pericoloso. Il risparmio è alla base degli investimenti e dunque è fondamentale per lo sviluppo economico di cui abbiamo tanto bisogno.”
ALESSANDRO CARRETTA – Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari – Università Tor Vergata di Roma. Accademico onorario dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale (AIDEA), di cui è stato Presidente dal 2011 al 2014. Membro dello Steering Committee di FINEST, Financial Intermediation Network of European Studies, e del Consiglio di amministrazione dell’Università di Roma Tor Vergata. Membro della European Association of University Teachers of Banking and Finance, con sede a Bangor, Università del Galles (UK). Collabora con la Banca d’Italia e il MEF nelle procedure di gestione delle crisi bancarie. Ricopre inoltre numerosi incarichi presso istituti di credito tra cui: componente del Comitato di sorveglianza della Banca Padovana e socio fondatore dell’Associazione italiana per la pianificazione ed il controllo di gestione in banca e nelle istituzioni finanziarie. Consigliere della Banca Popolare di Sondrio. Segretario Generale dell’Associazione Italiana per il Factoring. Membro del Consiglio Direttivo di NED Community, Associazione degli amministratori non esecutivi e indipendenti, e Presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione Italiana Leasing (Assilea).

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Studio “I Piani Individuali di Risparmio”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2018

Intermonte – investment bank indipendente, specializzata in intermediazione istituzionale, ricerca, capital markets ed advisory sul mercato italiano – ha presentato oggi lo studio “I Piani Individuali di Risparmio (PIR): gli effetti su domanda e offerta di capitale nel mercato borsistico italiano”, condotto grazie alla collaborazione ormai pluriennale con il Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Gestionale).L’analisi ha esaminato, a un anno dall’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio, il loro impatto sul listino azionario italiano ed in particolare sui prezzi e rendimenti dei titoli quotati, sui volumi scambiati, sulla liquidità dell’intero mercato, sullo stimolo al mercato primario tramite nuove IPO e sull’eventuale ricorso a forme alternative di raccolta di capitale per le imprese (con particolare attenzione alle conseguenze sui titoli che non appartengono all’indice FTSE MIB, in cui deve essere investito almeno il 21% delle risorse a disposizione dei PIR).
In linea generale, l’introduzione dei PIR ha consentito di mobilitare, nel solo primo anno, circa € 10,9 miliardi (secondo i dati di Assogestioni), dando così ulteriore linfa al risparmio gestito in Italia. Secondo le stime di Intermonte SIM, l’industria dei PIR potrebbe raccogliere risorse per € 60,1 miliardi entro il 2021, di cui € 11,5 miliardi specificatamente a vantaggio delle mid-small cap quotate.Di seguito, le principali evidenze emerse dalla ricerca:
EFFETTO SUI PREZZI E RENDIMENTI: è vero che i PIR hanno indotto un aumento dei prezzi sul mercato azionario?Si in valore assoluto, e si evince che:
nel 2017 le small cap italiane hanno performato tanto quanto le loro ‘gemelle’ in Francia e in Germania (se non peggio, soprattutto a fine anno);
sono andate comparativamente meglio le mid cap e soprattutto il segmento STAR;
l’AIM Italia ha offerto rendimenti in media positivi ma meno accentuati (Figura 3.1);
Se si considerano poi fattori specifici, come il rapporto M/B e la capitalizzazione di mercato, per isolare l’effetto PIR, si nota nel 2017:
un rendimento ‘anomalo’ medio significativo compreso fra il 12% e il 18%, per i titoli non compresi nel FTSE MIB;
un’ottima performance ‘anomala’ del segmento STAR (già dal 2016);
i titoli quotati sull’AIM hanno reagito allo stimolo dei PIR con un certo ritardo, solo a partire da maggio 2017;
non vi è invece alcun impatto ‘anomalo’ significativo sulle blue chip.
E’ vero che i PIR hanno generato un aumento degli scambi?
Sì, ma con un certo effetto di ‘cannibalizzazione’ sui titoli del FTSE MIB a vantaggio degli altri titoli, soprattutto quelli dell’AIM Italia. L’analisi stima un calo medio dell’8% per i volumi di scambio dei titoli FTSE MIB e un aumento del 71% per gli altri titoli, con elevata variabilità. Il controvalore totale degli scambi registrati nel 2017 non è significativamente diverso rispetto a quello del 2016.
Su Aim la media mensile degli scambi nel 2016 era €27milioni e €165 milioni nel 2017, ossia più di 6 volte tanto;
anche lo STAR passa da €977 milioni a €1.775 milioni, raddoppiando i suoi scambi;
a fine 2016 la capitalizzazione dell’intero listino dedicato alle medie e piccole imprese era pari a meno di € 2,9 miliardi; un anno dopo valeva quasi il doppio.

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Poste e i risparmi degli italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

posteSe ancora una volta i risparmi degli italiani andranno in fumo, saranno inevitabili nuove azioni risarcitorie da parte del Codacons a tutela dei piccoli investitori. Lo annuncia oggi la stessa associazione dei consumatori, che rappresenta in Italia il maggior numero di risparmiatori traditi tra Mps, Banca Etruria, e altre vicende finanziarie che hanno coinvolto il settore del risparmio.“Chiediamo a Poste Italiane di fornire adeguate garanzie a coloro che hanno acquistato i fondi immobiliari a rischio, ossia Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha – spiega il Codacons – Il Codacons è pronto ad aprire con l’azienda una trattativa affinché i risparmi dei soggetti coinvolti siano pienamente tutelati ma, al tempo stesso, non esiterà ad avviare le dovute azioni risarcitorie qualora dovessero registrarsi perdite a danno dei piccoli investitori”.“Ci chiediamo inoltre cosa abbiano fatto in questi anni Consob e Banca d’Italia sul fronte del controllo sulla vendita al pubblico dei fondi immobiliari ad elevato rischio, e quali misure abbiano messo in campo per difendere i risparmi degli italiani”.Il Codacons invita infine tutti i cittadini che tramite Poste Italiane hanno investito risparmi nei fondi immobiliari Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha, a rivolgersi all’associazione dei consumatori – inviando una mail all’indirizzo info@codacons.it – al fine di tutelare i propri diritti e i propri soldi.

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Referendum: Non produce risparmi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

costituzione1“La riforma ridurrebbe i parlamentari da 315 a 100? Si, per il fantasmagorico risparmio dello 0,010% sul bilancio nazionale”. Lo dice Anna Falcone, avvocato e vicepresidente del Comitato del NO, oggi al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Renzi, però, sostiene che con questa mossa si risparmierebbero 490 milioni.. ”Dice una sciocchezza. La ragioneria generale dello Stato ha detto che se ne risparmierebbero meno di cinquanta. Ossia un caffé all’anno per ogni italiano. Glielo regalavamo noi…” Lei ha spesso lamentato di non esser invitata per confronti con membri del governo. Chi vorrebbe ‘sfidare’? “Vorrei incontrare la Boschi”. Faccia un appello, allora. “Signora Ministro – ha detto la Falcone a Rai Radio1 -, le prometto di fare la buona. Ma la prego incontriamoci per discutere della riforma, nella maniera più serena, pacifica e costruttiva possibile”.

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Se non mi posso fidare delle banche, come faccio a scegliere dove mettere i miei risparmi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

salva bancheSempre più persone ormai, hanno capito (finalmente!) che non ci si può fidare delle banche e dei loro venditori, ma dopo questa considerazione ne segue subito un’altra: “i miei risparmi da qualche parte dovrò pur metterli, se non mi posso fidare del bancario o del promotore finanziario, come faccio a scegliere?Questo interrogativo, più o meno direttamente esplicitato, ce lo sentiamo formulare ormai da anni quasi quotidianamente.
Sul piano sistemico, la proposta dell’Aduc è quella di riprogettare da capo il sistema di norme a tutela dell’investitore, ne abbiamo parlato diverse volte, un articolo fra i tanti che abbiamo pubblicato potrebbe essere questo: Una riforma radicale per una vera tutela del risparmio. La domanda però richiede una risposta nel qui ed ora, anche perché è abbastanza evidente che una riforma come quella che noi proponiamo ha zero possibilità di realizzarsi nel breve termine perché gli interessi del sistema finanziario sono troppo forti.Nell’immediato le possibilità sono solo due: 1) accrescere le proprie competenze finanziarie e fare da soli o 2) rivolgersi ad un consulente finanziario indipendente.Ci rendiamo perfettamente conto che la scelta di fare da soli, concretamente, è praticabile da una percentuale ridotta della popolazione. Noi la incoraggiamo, cerchiamo, per quanto possiamo, di fornire le informazioni, un supporto anche attraverso il servizio on-line di risposte alle domande, ma ci rendiamo conto che la maggioranza delle persone non si sente in grado di fare scelte in autonomia.Se la strada di una riforma normativa a tutela dell’investitore è una chimera e del sistema bancario è ormai chiarissimo che non ci si possa fidare, la strada dei consulenti finanziari indipendenti sembrerebbe un’opzione valida, ma come sceglierli? Quando vale la pena pagare un professionista per farsi dare consigli su come investire?
Nel resto di questo articolo vorrei fare alcune considerazioni un po’ scomode sul mondo della consulenza finanziaria in Italia.
Preciso, per trasparenza, che chi scrive è un consulente finanziario indipendente ormai da circa 15 anni, uno dei più “anziani” in Italia, in termini di anni di professione, attualmente in esercizio (ne conosco soltanto uno, in attività, che ha iniziato prima).
Consulenza o vendita? Il termine “consulente finanziario” è già molto ambiguo e lo diventerà sempre di più in futuro dal momento che con un colpo di mano parlamentare la lobby dei promotori finanziari (ovvero agenti di commercio che sono retribuiti dalle reti di vendita degli intermediari finanziari) sono riusciti a far passare una norma la quale prevede che vengano denominati, all’interno dell’albo, come “Consulenti Finanziari abilitati all’offerta fuori sede”, mentre i consulenti finanziari indipendenti (cioè i liberi professionisti retribuiti esclusivamente dalla parcella) dovrebbero essere chiamati “Consulenti Finanziari Autonomi”. E’ ovvio che questo renderà ancora più difficile l’orientamento dell’investitore non esperto.Sia chiaro: non c’è assolutamente niente di male nell’essere agenti di commercio e sarebbe sbagliato generalizzare sostenendo che tutti i promotori finanziari fanno danni per i loro clienti mentre basta essere indipendenti per essere utili agli investitori. Personalmente conoscono promotori finanziari che sono persone veramente oneste e preparate e conosco consulenti finanziari indipendenti che erano promotori finanziari ed in larga parte lo sono rimasti sia come formazione professionale che come forma mentis.Il problema è che, in finanza, l’attività di vendita implica maggiori distorsioni rispetto a molti altri campi. Chi vende in finanza, vende servizi/prodotti che i clienti non sono minimamente, ma proprio minimamente, in grado di valutare.Se si vendono aspirapolveri, pentole, macchine, computer, ecc. il cliente è in grado di avere almeno un’idea vaga di cosa sta comprando e di come valutarlo rispetto alle proprie esigenze.
In finanza, nel 99% dei casi, chi sta acquistando un prodotto/servizio finanziario – se non è un professionista – non ha la più pallida idea di quello che gli serve e non è minimamente in grado di giudicare se un prodotto/servizio è migliore di un altro e neppure se è realmente ciò di cui ha bisogno. Ecco perché l’attività dei promotori finanziari (adesso ribattezzati “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”) è intrinsecamente molto pericolosa per gli investitori. Chiunque abbia fatto dei corsi per diventare promotore finanziario sa benissimo che la formazione tecnico-finanziaria è semplicemente risibile. L’esame di abilitazione è sostanzialmente un esame volto a verificare alcune nozioni di tipo giuridico sul Testo Unico della Finanza. La formazione che fanno gli intermediari finanziari è sostanzialmente una formazione legata a competenze di vendita (come fissare gli appuntamenti, come superare le obiezioni, come essere convincenti, ecc.). Alcune società, poi, fanno anche corsi sull’asset allocation e qualche nozione finanziaria, ma – in genere – sono sempre nozioni molto basilari che comunque non devono rendere il venditore troppo esperto semplicemente perché un venditore che conosce troppo bene la tecnica perde di capacità di vendita.
La prima scomoda verità sulla “consulenza finanziaria” in Italia, quindi è che nella quasi totalità dei casi, quando un risparmiatore si trova davanti un “consulente finanziario” in realtà sta parlando con un agente di commercio che ha lo scopo di vendere un prodotto/servizio dell’intermediario che lo retribuisce.
Per questo la prima domanda nello scegliere un consulente finanziario dovrebbe essere: come vieni retribuito?
Ma la consulenza indipendente in Italia esiste? Una verità scomoda, purtroppo, è che in Italia, di fatto, la consulenza finanziaria indipendente è stata quasi uccisa da circa 10 anni di blocco legislativo. Il recepimento della direttiva comunitaria che introduceva la figura del consulente finanziario indipendente è del 2007. Si aspetta da allora l’istituzione dell’albo che avrebbe consentito a chi voleva avviare questa professione di farlo.
Ad oggi, chi fa consulenza finanziaria indipendente sono solo coloro che, dal 2007 usufruiscono di una proroga. Si parla di pochissime centinaia di persone in tutt’Italia, quando i promotori finanziari sono decine di migliaia di persone e gli sportelli bancari sono circa 30 mila.
Trovare un consulente finanziario indipendente è veramente un fatto raro. Recentemente l’organismo dei consulenti finanziari, ovvero il vecchio albo dei promotori finanziari che dovrà trasformarsi nell’organismo che gestirà il nascente albo unico dei consulenti finanziari, ha indetto un’indagine conoscitiva per sapere quanti sono gli interessati a registrarsi nell’albo dei consulenti finanziari autonomi (cioè indipendenti). L’indagine si concluderà il 30 Settembre prossimo, ma sembra che le risposte siano veramente poche, nell’ordine di poche centinaia. Questo è un risultato più che scontato dal momento che nessuna professione può svilupparsi in presenza di un blocco normativo di 10 anni.
La seconda scomoda verità, quindi, è che ci intende rivolgersi ad un vero consulente finanziario indipendente (cioè non retribuito da un intermediario finanziario, ma direttamente dal cliente) deve armarsi di santa pazienza e difficilmente lo troverà sotto casa, ma dovrà essere disponibile a muoversi e/o usare la nuove tecnologie per una comunicazione a distanza.
Quali sono le competenze dei consulenti finanziari indipendenti? Se è vero, come è vero, che l’esame di promotore finanziario non è minimamente sufficiente a valutare le competenze minime per poter fare una reale consulenza finanziaria (d’altra parte, il promotore finanziario non fa la consulenza, ma vende il servizio di consulenza offerto dall’intermediario) è anche vero che i consulenti finanziari indipendenti oggi in attività non hanno svolto nessun tipo di abilitazione.
Cosa cercano i clienti dai consulenti finanziari? Ma la più scomoda verità nel settore della consulenza finanziaria riguarda il rapporto cliente-professionista. Spesso c’è un fraintendimento sostanziale al quale molti consulenti finanziari (indipendenti o venditori che siano) sottostanno per mera convenienza economica.I clienti ritengono che il mestiere del consulente sia quello, in parole semplici, di far rendere il gruzzoletto sotto la loro consulenza. Il fraintendimento consiste nel fatto che il cliente da per scontato che il consulente finanziario sappia cose che nessun consulente può sapere.Un buon consulente finanziario indipendente può fare molto cose positive, la maggioranza delle quali rientrano nella sfera di evitare aspetti negativi (costi e rischi inutili). Sul piano del rendimento, ciò che può fare il consulente è cercare di adeguare il profilo rischio/rendimento del portafoglio del cliente alle caratteristiche economico-patrimoniali e psicologiche dello stesso.Nessun consulente finanziario è in grado di sapere come andranno i mercati in futuro. I mercati finanziari sono impossibili da prevedere per chiunque.Se un consulente finanziario (indipendente o venditore che sia) focalizza l’attenzione sul possibile rendimento, questo dovrebbe essere un indice di allarme per il potenziale cliente.Il problema è che questo è esattamente quello che la maggioranza dei potenziali clienti vorrebbe sentirsi dire. L’ideale, per il cliente medio, è trovare il consulente che sostenga di saper “far fruttare” i propri soldi al meglio senza scocciare con il profilo di rischio, le necessità finanziarie, senza imporre riflessioni, dover conoscere cose noiose, fare scelte ecc. “Se vado da un professionista, dovrà pur essere lui a dirmi cosa fare, no? Altrimenti facevo da solo.”Purtroppo, quando parliamo di finanza, parliamo del “regno dell’incerto”.I consulenti possono eliminare le inefficienze, cioè i costi ed i rischi inutili, ma non le incertezze. L’ultima scomoda verità, quindi, riguarda gli investitori. Gli esseri umani hanno una perniciosa propensione a scambiare i desideri con le verità. E’ più facile credere ad una persona che ci dice che può fare ciò che non può fare, ma che noi vorremmo che facesse, rispetto ad una persona che ci dice una verità la quale implica per noi qualcosa di sgradevole. L’ultima scomoda verità, in sintesi, è questa: se abbiamo dei risparmi da parte dobbiamo rimboccarci le mani ed occuparcene, un bravo consulente finanziario indipendente può aiutarci, ma non può fare tutto. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Gestione del risparmio e investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2016

milanodavedereMilano Martedì 31 maggio 2016, a partire dalle 18.30, presso il Talent Garden in Via Arcivescovo Calabiana, 6 sarà l’occasione per approfondire il rapporto esistente tra la gestione del risparmio e gli investimenti, con l’aiuto della tecnologia e dell’innovazione. L’evento, a cura di MoneyFarm, completamente gratuito ed aperto al pubblico, si rivolge a chi ama i temi legati agli investimenti finanziari e all’innovazione. Francesco Zola, Head of Sales and Business Development di MoneyFarm, svelerà i segreti di una gestione del risparmio efficiente e proficua, con particolare attenzione per gli accorgimenti da prendere quando si intende investire. La società di intermediazione mobiliare con sedi a Milano, Cagliari e Londra condividerà la propria esperienza e racconterà come attraverso l’apporto tecnologico è riuscita a creare delle soluzioni di investimento e gestione del risparmio innovative e alla portata di tutti, piccoli e grandi investitori Diversificazione, tecnologia, costi bassi, flessibilità e semplicità d’uso saranno le parole chiave della serata. Il tema della gestione dei risparmi è, infatti, da sempre sottovalutato anche nei migliori corsi accademici. Scopriamo allora insieme i pregiudizi psicologici e comportamentali degli investitori, i rischi nei quali incorrono, le soluzioni offerte dal mercato, ed il rapporto fra innovazione e investimenti che i risparmiatori si trovano ad affrontare – a volte inconsciamente – quando devono gestire il proprio capitale. MoneyFarm avrà il piacere di ospitarvi per questa serata all’insegna dell’innovazione e degli investimenti.
Inoltre, dal 16 Maggio all’8 Luglio è aperta al pubblico la MoneyFarm Investment Boutique, nel cuore di Milano in Via Fiori Chiari. Questo spazio, allestito come un vero e proprio museo dell’educazione finanziaria, permetterà ai visitatori di scoprire – interagendo con installazioni, altamente metaforiche, realizzate in legno e con il sapore di giochi d’antan – il valore della diversificazione negli investimenti, una serie di luoghi comuni, errati, sulla finanza e la propria attitudine come investitore.
MoneyFarm è una Società di Intermediazione Mobiliare nata a marzo 2011, con sede a Cagliari, Milano e Londra. E’ l’unica SIM italiana di consulenza finanziaria indipendente online, remunerata esclusivamente dal cliente: non riceve retrocessioni da banche o altri intermediari. Autorizzata e vigilata da Consob, Banca d’Italia ed FCA, ha un approccio fortemente digitale: contribuisce ad ottimizzare il costo dell’investimento facendo leva su internet e sulle nuove tecnologie mobile. La mission aziendale è quella di aiutare i piccoli risparmiatori a gestire consapevolmente ed in modo efficiente i propri risparmi, offrendo servizi di consulenza personalizzata economici e trasparenti. Dopo un primo investimento ricevuto inizialmente, durante il 2015 ha ottenuto un secondo round di finanziamenti da investitori istituzionali per 16 milioni di euro, i quali verranno destinati all’ulteriore espansione del mercato italiano e all’apertura di quello del Regno Unito.

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Pensioni d’oro

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2013

«Ci chiediamo come possano definirsi “responsabili” un Governo e una maggioranza incapaci di opporsi a una vergogna nazionale come quella delle pensioni d’oro. Abbiamo votato a favore dell’emendamento al dl ecobonus presentato dalla Lega Nord e invitiamo i deputati del Carroccio e quelli del M5S a sottoscrivere la proposta già depositata da Fratelli d’Italia, che fissa un tetto alle pensioni d’oro oltre il quale vengono calcolati i contributi versati e che nel caso questi non ci siano, taglia la parte eccedente e destina i soldi risparmiati alle pensioni minime e di invalidità».È quanto dichiara il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
«Consideriamo quella sulle pensioni d’oro una battaglia di civiltà, l’emblema di una politica dei privilegi e della casta che ha portato l’Italia a questa insostenibile situazione economica. Ma l’unico modo per vincerla è portarla avanti insieme, perché come hanno dimostrato prima la Consulta dichiarando incostituzionale il prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro oltre i 90 mila euro e oggi il Governo, la sua maggioranza e altre insospettabili forze politiche all’opposizione, ce la metteranno tutta per difendere questo intollerabile privilegio», conclude Meloni.

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Personale presidenza e risparmi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 Mag 2012

Di Eduardo Di Blasi Alla Presidenza del Consiglio i fatti sono sempre più persistenti degli annunci. Per farsene un’idea basta vedere i dati usciti dall’ultima “spending review” del Palazzo di governo, quella che mirava al taglio dei dipendenti non più funzionali alla pianta organica e alla mutata missione del nuovo esecutivo dei tecnici.
Nel novembre 2011, governo Berlusconi, tra le diverse sedi di Palazzo Chigi si contavano 4.456 dipendenti, che, si annunciava, sarebbero diventati circa 3 mila attraverso il taglio degli incarichi fiduciari dati dal passato governo (una sorta di spoil System con pochi rimpiazzi), da quello dei pensionati ancora attivi in Presidenza con ruoli dirigenziali, da quello sovrabbondante delle forze di polizia che a Palazzo Chigi dovrebbero avere semplicemente due ruoli: verificare gli accessi alle sedi di governo (l’ufficio passi) e guidare le auto blu. Faccende per cui forse potrebbero essere meno dei 560 che erano nel 2011.
Al 5 di marzo, questa la data limite che il governo Monti aveva fissato per procedere al taglio (i contratti dei dirigenti erano stati prorogati per l’appunto fino a quel giorno, in attesa di capire dove poter operare risparmi), il provvedimento non si è dimostrato all’altezza dell’annuncio, tanto che da 4.456 i dipendenti dell’amministrazione sono diventati, più sobriamente, 4.129, circa mille in più rispetto alla pianta organica prevista. Il conto, del resto, dovrebbe essere presto fatto: i 5mila dovrebbero essere la somma dei dipendenti di Presidenza e Protezione Civile, cui si sommano i circa cinquecento dirigenti. Il resto, consulenti, forze dell’ordine, e strutture di missione (spesso doppioni del lavoro dei dipartimenti e veicolo di clientele), potrebbero essere potate.
Il taglio maggiore si è registrato alla voce “estranei alla pubblica amministrazione”, vale a dire tra coloro che sono arrivati in Presidenza per via fiduciaria, non provenendo da nessun ufficio pubblico. Nel 2011 la pattuglia contava 357 dipendenti. Secondo le stime iniziali era questo uno degli “sprechi” cui porre rimedio, e qualcuno supponeva che la truppa andasse rimandata a casa tutta assieme. Invece ne è rimasta in piedi metà: oggi gli esterni alla pubblica amministrazione che lavorano negli uffici di governo sono 179, 178 in meno di qualche mese fa.
Sulla vicenda dei pensionati il 5 marzo il governo Monti in una nota “ha deciso di non confermare coloro che, pur essendo in pensione, svolgevano ancora attività . A essi non potranno essere conferiti incarichi di consulenza”. Hanno quindi fatto le valigie Antonio Ragusa, che teneva i cordoni della borsa “alle risorse strumentali ed Eugenio Ficorilli, al cerimoniale. Giancarlo Bravi invece continua ad occuparsi della struttura di Missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia. La struttura medesima, infatti, resterà in funzione almeno fino a luglio.
Non compare più sul sito internet del governo nemmeno Raffaele Di Loreto, che, da 64enne pensionato dell’aeronautica, era al timone dell’ufficio per i voli di Stato e umanitari. Ufficio in cui è¨ passata la buona usanza di pubblicare i report mensili di chi, per motivi istituzionali, viaggia sui velivoli del 31esimo stormo dell’Aeronautica Militare.
Sulla presenza di una nutrita truppa di militari e forze di polizia, la “sforbiciata” è stata ancora minore: sui 560 in servizio a novembre scorso, oggi ne sono presenti 546: quattordici in meno. Oltre ai 52 dell’Aeronautica, che curano un settore specifico, ci sono 25 impiegati dell’esercito, 11 della Marina e 128 appartenenti alla Guardia di Finanza, la polizia presidia l’area con 150 addetti, i Carabinieri seguono con 135. Ci sono anche 36 della Penitenziaria, 2 forestali, due dipendenti delle Capitanerie di Porto e un vigile urbano (nel novembre scorso erano tre).
C`è infine la questione mai affrontata dei dirigenti. In Presidenza ce ne sono oltre 500: uno ogni quattro dipendenti. Tra dicembre e febbraio, Palazzo Chigi ha deciso di assorbirne altri sedici, attingendo a una graduatoria interna prorogata per l’occasione sino al dicembre 2012. Il risparmio, a detta della Presidenza del Consiglio, è data dal fatto che, attingendo a graduatorie interne, senza bandire alcun concorso pubblico come prevede la la legge, invece di 12 dirigenti se ne possono fare 16.

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Federconsumatori, risparmi da farmaci monodose

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2012

Dispensare tutti i farmaci di fascia C in parafarmacie e corner salute e avviare l’entrata in produzione delle confezioni conformi e monouso. Tutte proposte, queste, che dovrebbero permettere un risparmio per i cittadini e che Federconsumatori ha rilanciato all’indomani della pubblicazione delle elaborazioni di Federfarma sui dati sulla spesa farmaceutica. «Dal consuntivo emerge una forte riduzione della spesa per il 2011», che però «non è andata a vantaggio dai cittadini a causa dell’aumento del ticket. Ora ci aspettiamo che il ministero della Salute operi in maniera decisa perché si riducano i costi che i cittadini sostengono per i farmaci di cui hanno bisogno». E così, tra i progetti che potrebbero avere un’incidenza in questo senso, per Federconsumatori c’è la vendita in parafarmacia e corner salute di tutti i farmaci di fascia C, «che comporterebbe possibili risparmi di oltre 42 euro annui a famiglia» e poi «una riforma strutturale, che avvii finalmente l’entrata in produzione e in commercio delle confezioni conformi e monouso, dando applicazione a norme già esistenti». Tale provvedimento garantirebbe «minori sprechi e farebbe evitare avanzi che poi devono essere eliminati, con ulteriori costi di smaltimento, consentendo complessivamente un importante risparmio ai cittadini, pari a 600-700 milioni di euri annui».(fonte farmacista33)

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Farmindustria e Aduc: monodose non risolve i problemi

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2012

Fa discutere la norma inserita nel decreto sulle liberalizzazione che introduce i farmaci in monodose. «Mi sembra un falso problema, ma oramai siamo abituati, ogni volta sulla farmaceutica ne esce una nuova, come se fosse la causa di tutti i mali» ha commentato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Secondo il presidente, la possibilità di rivedere le modalità di confezionamento dei farmaci, introducendo farmaci monodose in funzione di alcune tipologie, introdotta dalla riformulazione dell’articolo 11 porterà «costi aggiuntivi a carico delle imprese», che in alcuni casi dovranno «variare le linee di produzione, con conseguenti costi aggiuntivi di adeguamento». Tuttavia, conclude: «Il fatto che questa revisione delle confezioni avverrà sotto il controllo dell’Agenzia italiana del farmaco, ci dà la garanzia che tutta l’operazione sarà gestita in maniera seria e trasparente». La norma non è vista di buon occhio nemmeno da Vincenzo Donvito presidente dell’Aduc, associazione consumatori che la considera «l’ennesima fregatura economica per il consumatore e il Servizio sanitario nazionale». In una nota, l’associazione spiega che nel decreto sarebbe stato più corretto parlare di «farmaci venduti sfusi, cioè esatti rispetto alla terapia. Non è una novità, infatti, che per quasi tutti i prodotti la confezione costi e venga pagata più del prodotto stesso e così potrebbe accadere anche per molti farmaci in confezione monodose, aggravio che sarebbe per il singolo consumatore come per il Servizio Sanitario Nazionale». In sintesi, conclude Donvito, «la cosa migliore sarebbe la vendita del prodotto sfuso che, con le dovute accortezza sanitarie che proprio in una farmacia non dovrebbero essere assenti, darebbe un colpo secco a sprechi e prezzi».(fonte farmacista33)

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Governo favorevole a farmaci monodose

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2012

Il decreto liberalizzazioni potrebbe essere un’occasione per il via libera alla distribuzione di confezioni monodose di farmaci. La proposta sarebbe contenuta in un emendamento presentato giovedì dal terzo polo, che avrebbe già ricevuto l’ok dal Governo. Il provvedimento, secondo il terzo polo, potrebbe portare risparmi non indifferenti visto che «ogni anno vengono sprecati medicinali per 4 miliardi». Stando a quanto riporta Agenparl, il relatore Giuseppe Valditara ha spiegato che mediamente ogni famiglia ha in casa una giacenza di 200 euro annui di farmaci inutilizzati, mentre la norma potrebbe far sì che il cittadino acquisti direttamente la dose di farmaco prescritta dal medico. L’emendamento prevede anche che la metà dei risparmi ottenuti venga destinato alla ricerca farmaceutica.(fonte farmacista33)

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I costi della politica e non solo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2012

Italiano: L'interno del Palazzo di Montecitori...

Image via Wikipedia

Editoriale fidest. La recente polemica che è montata in questi giorni sui costi della politica e che hanno riguardato in primo luogo le indennità dei parlamentari e, in decrescendo, quelle degli amministratori locali con i casi “limite” della Regione Sicilia dove sembra che i compensi siano superiori ai parlamentari nazionali, ci rende consapevoli di un qualcosa di anormale che nel tempo si è incancrenito. Di certo l’abilità dei “contabili” italiani è imbattibile nel mondo. Noi riusciamo ad assegnare una indennità base mensile ai parlamentari di 5.500 euro, mentre sotto altre forme si arriva sino a 20 mila euro mensili e restando fermi sulla prima cifra si grida ai quattro venti che tali compensi sono addirittura inferiori alla media dei colleghi parlamentari europei. Ma è anche vero che hanno ragione i nostri deputati quanto dicono di non essere soli se si pensa che un usciere della Camera dei deputati dopo 20 anni di servizio può raggiungere una retribuzione lorda di 150mila euro mentre il suo omologo ministeriale può contare solo su 25.000. Ma l’usciere della Camera ci fa subito notare che lui ha una preparazione ben superiore a quella del Ministeriale e svolge, tra l’altro, funzioni molto delicate. Se pure diamo atto di questa diversità ci sembra, tuttavia, esagerata la differenza di trattamento, dal punto di vista economico, tanto è vero che non ha pari nemmeno confrontandola con un direttivo ministeriale. Ma non finisce qui. Se si sale di livello entriamo in fasce retributive che ci portano da 200 a 450 mila euro annui e in taluni casi superano di gran lunga l’indennità parlamentare. Lo stesso dicasi per i funzionari e gli esecutivi della Presidenza della Repubblica e degli altri Palazzi del Governo.
Questa “anomalia” fu fatta notare a più riprese in passato e si scrissero numerosi articoli in proposito ma alla fine tutto finì come dicono i toscani in “brodo di giuggiole”. Ora si riprende e siamo certi che passata la buriana il tutto sarà messo nuovamente a tacere. Eppure vorremmo tenere, in qualche modo, desta l’attenzione degli italiani al riguardo perché ci pare oggi, più che in passato, ingiusto vedere tanti quattrini spesi indebitamente e in modo così palesemente sperequativo a vantaggio di una pur sempre categoria di lavoratori. E la circostanza stride ancora di più se si pensa ai milioni di italiani costretti a vivere con pensioni da fame, a giovani disoccupati, ai cassa integrati e alle famiglie monoreddito composte di 3-4 persone che sono costrette a vivere con una retribuzione di chi lavora che spesso non va oltre i 1400 euro mensili e che il solo fitto dell’abitazione ne assorbe, se va bene, il 60%. Ma la vergogna è anche un’altra: per fare la oramai famosa manovra “lacrime e sangue” con la benedizione del Presidente della Repubblica, ci hanno messo poco meno di una settimana mentre per ridurre il costo della politica si calcola che ci vorranno non meno di due anni. E questi dovrebbero essere i rappresentanti eletti dal cosiddetto popolo sovrano. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Biosimilari e risparmi

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

Singularity University Banner - Biotecnology a...

Image by david.orban via Flickr

Farmaci biotecnologici biosimilari consentono un risparmio del 30% rispetto a quelli originari. È quanto emerso da un incontro promosso da Teva Italia sulle opportunità della diffusione di questi farmaci che, al momento, in Italia hanno una quota di mercato pari al 10%. In Germania e Inghilterra, invece, la penetrazione è molto più ampia. «Per le Regioni potrebbe esserci un risparmio superiore» afferma Armando Genazzani, farmacologo dell’università del Piemonte Orientale. «Con le gare d’appalto per la forniture agli ospedali si può arrivare a spendere il 70-85% in meno». Per realizzare i biosimilari biotecnologici si parte da un farmaco originario di cui è scaduto il brevetto (dopo 20 anni), si realizza una molecola simile e un farmaco che, dal punto di vista fisico e chimico, secondo Genazzani, «non si può provare che sia identico all’originale» ma «che ha la stessa efficacia terapeutica». «Attualmente sono disponibili farmaci per tre categorie, un ormone della crescita, le eritropoietine e fattori di crescita granulocitari» aggiunge Paolo Marchetti, direttore della U.o.c. di Oncologia Medica dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. «Nei prossimi 5 anni decadranno brevetti per 45 farmaci biotecnologici». Per il 2014-205 è previsto l’arrivo in commercio di anticorpi monoclonali oncologici e per il trattamento dell’artrite reumatoide.

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Manovra Tremonti e spese inutili

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

“Da oltre due anni chiediamo di sospendere fino al 2014 il programma di acquisizione dei 131 caccia JSF – F35 e poi successivamente ridurlo almeno del 50%. Dare seguito a questa nostra richiesta consentirebbe di ottenere risparmi per 3,6 miliardi di Euro che non sono una risorsa da trascurare in un momento di crisi, come è quello attuale.” -Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) – “Per il Governo questa volta sarà molto difficile giustificare i tagli che imporrà sui trattamenti economici del personale dei comparti difesa e sicurezza.” “Mentre gli altri Paesi tagliano le spese per gli armamenti, proprio perché non più sostenibili, come ad esempio ha fatto l’America decidendo di ridurre del 15% il budget per le armi del Pentagono per riuscire a tenere in piedi il bilancio federale Usa, in Italia si vogliono continuare a spendere risorse che non ci sono. La mia preoccupazione – prosegue – è che, come al solito, verrà riservata una certa attenzione solo a determinate categorie di cittadini come , nell’ambito dei Comparti Difesa e Sicurezza, alte gerarchie e non alla truppa, che poi è quella che maggiormente e quotidianamente rischia la vita per servire lo Stato. Non credo che il Ministro La Russa – conclude Comellini – riuscirebbe a comprendere che non vi è alcuna ragione plausibile per far gravare l’intero ammontare dei tagli che si preannunciano con questa ennesima manovra ai ministeri della Difesa e dell’Interno, sugli stipendi del personale e che basterebbe rinunciare ad acquistare il 50% degli armamenti, come ad esempio i caccia JSF che nel triennio costeranno alle casse dello Stato oltre 3,6 miliardi di euro. Se non si inverte la rotta il disastro è certo.”

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Banche: insofferenza alle regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

La solita insofferenza alle regole da parte dell’ABI”. Commenta così, Massimiliano Dona la reazione manifestata dall’Associazione Bancaria Italiana dopo l’annuncio del Garante per il controllo sui prezzi di un’indagine sulla commissione sul prelievo di contante. Secondo il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), “affermare, come ha fatto l’ABI, che ‘l’indagine su un comportamento chiaramente vessatorio, sia finalizzata ad introdurre nuovi vincoli all’operatività del sistema bancario’ è l’ennesima occasione perduta dall’ABI per dimostrare la volontà di contribuire alla rimozione dei vincoli che lo stesso sistema ha introdotto e persevera a mantenere, a danno dei consumatori”. “E’ spudorato da parte degli istituti di credito far pagare ai clienti tre euro per prelevare il proprio denaro -afferma l’avvocato Dona- anche perché occorre tenere presente che il deposito di questo danaro consente alle banche di impiegarlo a tassi redditizi, senza riconoscere in pratica alcun compenso ai depositanti”. “Ci saremmo aspettati -conclude Dona- un atteggiamento più collaborativo da parte dell’Associazione guidata da Giuseppe Mussari per aprire un confronto alla ricerca di soluzioni idonee ad incentivare l’utilizzo delle carte di plastica, senza dimenticare il rispetto per i consumatori e per i loro risparmi”.

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Possibili risparmi per le famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

Per il 2011 si prevede una maggiore spesa per le famiglie sia per il carrello della spesa sia per le tariffe.Nonostante ciò, alcune concrete possibilità di risparmio ci sono. Vediamone alcune:
Assicurazioni: le differenze di costo fra una compagnia e l’altra possono essere rilevanti, anche di 50-100 euro. È consigliabile, pertanto, prima di rinnovare la propria assicurazione chiedere un preventivo anche alle altre compagnie. Per un confronto lo strumento del Preventivatore Unico Rc auto dell’Isvap (www.isvap.it)  può essere d’aiuto.
Carburanti: fare il pieno durante l’orario di chiusura del distributore può essere più conveniente. Infatti i c.d. iperself arrivano a sconti anche di 7-8 centesimi. Considerato che nell’arco dell’anno si utilizzano circa 1000 litri a veicolo, il risparmio per una famiglia con due veicoli può arrivare a 100 euro l’anno.
Saldi: la spesa per l’abbigliamento incide per circa l’8% sul bilancio della famiglia. Fare gli acquisti quindi nel corso dei saldi (facendo attenzione ai falsi sconti e ai falsi saldi) può portare a un risparmio significativo.
Tariffe: con la tariffa bioraria è possibile risparmiare sulla bolletta elettrica. Occorre spostare l’utilizzo di alcuni elettrodomestici (ad es. boiler, lavastoviglie, lavatrice, ferro da stiro, ecc.) nelle ore serali e nelle giornate del sabato e della domenica. Per risparmiare invece sul riscaldamento è indispensabile fare attenzione alla temperatura e agli orari di accensione/spegnimento. Per risparmiare sulla tariffa dell’acqua privilegiare la doccia rispetto al bagno e dotare i rubinetti dei c.d. flussometri.
Viaggi: la prenotazione anticipata del viaggio consente significativi sconti sia sui treni che sugli aerei. Occorre tuttavia essere certi delle date di partenza e di ritorno, poiché in caso contrario si perde il biglietto. Il costo dei c.d. voli low cost può abbattere in modo rilevante la spesa. Anche in questo caso non bisogna modificare le prenotazioni e non eccedere nel peso previsto per i bagagli.
Banche: un possibile risparmio può venire dalla rinegoziazione del proprio conto corrente e dall’apertura di un conto online.
Alimentazione: sfruttare al meglio le promozioni dei vari supermercati. Nel caso dell’ortofrutta il ricorso ai mercati rionali o ai mercati generali può consentire risparmi di spesa.

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