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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘risparmiatori’

Fondo indennizzo risparmiatori. Pubblicato il decreto, parte la macchina

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Dal 22 agosto 2019 e per i 180 gg previsti dalla normativa, i risparmiatori in possesso dei titoli indennizzabili potranno presentare apposita istanza, esclusivamente in via telematica, attraverso il PORTALE informatico reso disponibile sul sito fondoindennizzorisparmiatori.consap.it. Finalmente è arrivata la notizia tanto attesa da parte di oltre duecentomila azionisti ed obbligazionisti subordinati travolti dai fallimenti delle banche coinvolte nei crack finanziari nel periodo compreso tra il 17 novembre 2015 ed il 31 dicembre 2017. Sembrava essersi tutto fermato quando nei giorni scorsi giravano voci che la Corte dei Conti ha eccepito che i “conti dormienti”, da cui vogliono attingere i fondi per indennizzare i risparmiatori, non si possono toccare.
A questo si è poi aggiunto un ingiustificato ritardo da parte del Ministro Tria sulla firma dell’ultimo decreto (Decreto 8 agosto 2019), che sarebbe dovuta avvenire invece il 26 luglio scorso, secondo i termini dettati dal primo decreto attuativo dell’11 giugno.
Nessuno poi ci avrebbe scommesso visti i timori degli ultimi giorni legati alla caduta del Governo che avrebbe potuto bloccare definitivamente la procedura per rendere operativo il fondo e dare avvio agli indennizzi. Insomma si è trattato di un vero e proprio Limbo durato ben quattro anni e non scevro di ostacoli. L’attivazione del fondo al momento dà uno spiraglio di luce non solo ai risparmiatori, ma anche a tutte le associazioni che si sono poste a tutela dei loro diritti. L’auspicio è che il 30% di indennizzo previsto per gli azionisti venga elevato e che i tanti documenti richiesti per l’articolazione della domanda da presentare solo telematicamente non divengano un motivo per bocciare le istanze in caso di errori formali o carenze giustificabili di documenti.
Come riportato dall’articolo 1 del nuovo decreto, le istanze, corredate da tutta la documentazione necessaria, dovranno essere inviate esclusivamente in via telematica ento il termine di 180 giorni (a partire dal 22 agosto) compilando i moduli presenti sull’apposita piattaforma informatica gestita da Consap (https://fondoindennizzorisparmiatori.consap.it/), la società del Mef che si occuperà del supporto tecnico alla commissione indipendente di esperti che prenderà al vaglio invece le domande.Possono fare domanda i “risparmiatori” in possesso dei titoli indennizzabili, nonché i loro “successori” per causa di morte e i loro “familiari” (entro il secondo grado) che hanno acquisito la titolarità dei titoli indennizzabili. La domanda può essere presentata anche dai rappresentanti dagli aventi diritto.
Il Fir erogherà gli indennizzi per il 30% delle somme perdute agli ex azionisti e per il 95% agli ex obbligazionisti delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018. Gli indennizzi saranno automatici per una platea stimata del 90% del totale, ovvero, ricorda il Mef, per chi ha un reddito imponibile inferiore ai 35.000 euro o un patrimonio mobiliare inferiore ai 100.000 euro. Per gli altri è previsto un processo di verifica semplificata da parte di una Commissione tecnica istituita presso il ministero. Inoltre, nel nuovo decreto sono state apportate alcune modifiche:il valore inferiore ai 100mila euro posseduto al 31 dicembre 2018 dovrà essere calcolato al netto degli strumenti finanziari oggetto dei rimborsi, nonché dei contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita. Per quanto riguarda, poi, il requisito reddituale dei 35 mila euro dichiarati ai fini Irpef, dovranno essere escluse le eventuali prestazioni di previdenza complementare erogate sotto forme di rendita. (Simone Pirito, consulente Aduc per la tutela del risparmio)

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Ritardi dei decreti attuativi per il fondo a favore dei risparmiatori

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

“Dal Governo vorremmo sapere i motivi dei ritardi dei decreti attuativi per il fondo a favore dei risparmiatori e se considera sufficienti le risorse stanziate: si parla di 25 milioni annui a fronte di 2,8 miliardi di euro andati in fumo a causa del dl salva banche”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo.“Così com’è strutturato il fondo – ha sottolineato il deputato di FDI – è da ritenersi uno strumento assolutamente inadeguato per poter rendere giustizia agli oltre 200mila azionisti/risparmiatori. Parliamo di soldi di onesti cittadini, ai quali la banca di fiducia aveva consigliato di sottoscrivere azioni, ex obbligazioni subordinate da essa stesse emesse. Non solo: con il DL n. 99/2017 – che ha messo in liquidazione coatta amministrativa Veneto Banca e Popolare di Vicenza – è stato azzerato il valore delle azioni di circa 11 miliardi (già svalutato) e i risparmiatori sono stati, in sostanza, privati anche del diritto di agire per tentare di ottenere il risarcimento del danno subito. Praticamente le banche sono state prima spacchettate in diversi sotto insiemi e poi, solo alcuni di questi sotto insiemi, sono stati ceduti a Banca Intesa che di fatto si è presa la polpa senza assumersi nessuna responsabilità in merito alle posizioni dei risparmiatori”. “La campagna elettorale è finita – ha concluso De Carlo – per questo speriamo venga fatta luce al più presto, anche perché le indagini delle procure di Roma e Vicenza hanno evidenziato una truffa di massa a carico di più di 200mila persone che non troveranno ristoro nei patrimoni di dirigenti, sindaci o amministratori delle banche”.

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Risarcimenti ai risparmiatori danneggiati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

“Fratelli d’Italia chiede di sapere quali siano le misure previste per provvedere tempestivamente all’emanazione del decreto attuativo, scaduto il 30 marzo 2018, necessario a garantire ai risparmiatori danneggiati, gli adeguati risarcimenti, e se non ritenga opportuno incrementare la dotazione del ‘fondo ristoro’ ad oggi insufficiente a compensare le perdite subite anche da azionisti e obbligazionisti”.Così in una interrogazione al ministro dell’Economia Giovanni Tria i deputati di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, Marco Osnato, Maria Cristina Caretta, Ciro Maschio e Walter Rizzetto che chiedono inoltre “una adeguata regolamentazione della procedura Anac per standardizzare ed agevolare l’accesso al fondo da parte dei risparmiatori traditi”. “In passato – aggiunge il deputato di FDI, Luca De Carlo – si è abusato della grandissima fiducia che i veneti, specialmente quelli di una certa età, nutrivano per le banche che sentivano proprie. Ai risparmiatori truffati dobbiamo dare risposte immediate e per questo motivo vogliamo sapere a che punto sono i decreti attuativi e se il governo Conte intende ampliare la dotazione di risorse visto che i 25 milioni previsti all’anno sono davvero ben poca cosa. Centinaia di migliaia di risparmiatori sono stati depredati dei loro risparmi e ad oggi non hanno ancora ottenuto alcun sostegno”.

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L’irriverente si emoziona per tanta solerzia nel difendere i risparmiatori, e fa domande

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2018

La crisi istituzionale in corso é foriera di tanti spunti e riflessioni. L’ex-premier designato da due partiti che hanno avuto tanti voti alle scorse elezioni politiche, Giuseppe Conte, ci aveva emozionato perche’, oltre a promettere che sarebbe stato l’avvocato degli italiani, aveva messo ben in evidenza un suo prossimo intervento per far recuperare un po’ di soldi a tutti quei risparmiatori che in questi anni sono stati -sostanzialmente- vittime delle banche. Di soldi da recuperare ce ne sono a iosa, e tutti soldi che le banche (essenzialmente i loro manager, grazie ai loro sodali politici e amministrativi) si erano trattenuti in vario modo, dalle truffe esplicite agli arzigogolamenti piu’ raffinati o piu’ volgari per abbindolare risparmiatori che -non poche volte- sono anche sembrati contenti di farsi fregare.Ma il professor Conte é abortito, e proprio per quel ministero dell’Economia che, in linea di massima, avrebbe dovuto svolgere un ruolo primario in questo intento di risarcimento. Ascoltato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che motivava il suo rifiuto di accettare il ministro anti-euro Savona, ci ha colpito il suo motivo di fondo; difendere i soldi dei cittadini. Mattarella ha ragione? Vedremo. Visto che la politica non e’ fatta solo di cose giuste e cose sbagliate, ma anche di chi, come e quando fa queste cose. Ci viene in mente quello che mori’ prematuramente e all’improvviso, ma contento perché aveva ragione…Noi siamo irriverenti e guardiamo sempre l’aspetto beffardo e radicale delle vicende.Dov’era Mattarella, e i suoi predecessori di cui é degna e rispettosa tradizione, quando sono scoppiate le piu’ terribili fregature contro i risparmiatori (elenco a sfare, soprattutto in questi ultimi 20/30 anni)? Certo, lui era “solo” un parlamentare della maggioranza dell’epoca, insieme a tanti altri che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con le sue politiche. Ma era sodale, in un blocco di regime che ha governato questo Paese e amministrato queste istituzioni consentendo alle banche di fare cio’ che hanno fatto. Siamo paranoici e faziosi? Forse, ma da quando Aduc esiste (1990) c’é la fila di persone che tutti i giorni rivendicano giustizia per i torti subiti dalle banche, fila che in questi ultimi anni si é sempre più ingrossata.
E’ questo motivo per fare “di tutta l’erba un fascio”? No! Il populismo non riusciamo ad indossarlo, anche se in questo momento sembra che sia un vestitino adatto e molto seducente e attraente. Quindi non ci troverete ad ogni angolo a gridare “class action”, “banche ladre”, “ridateci i soldi”, “ti faccio causa”, e altre amenità del lessico populista, diffuse anche in ambiente consumeristico, lasciando poi spesso i risparmiatori solo contenti di aver protestato. Abbiamo il “vizio” di guardare sempre più lontano e alla radice dei problemi, rispettando i diritti dei presunti vinti e degli altrettanti presunti vincitori, degli sconfitti e dei trionfatori. Ma é proprio questi ultimi che non riusciamo a vedere, dovendoci accontentare di “parlatori”, piu’ o meno opportunisti e populisti, che cercano di cavalcare uno sdegno e una rivalsa che non riesce a trovare strumenti -di diritto comune- per affermarsi.Cogliamo quindi l’occasione del “populismo” del nostro presidente Mattarella per chiamare alla battaglia tutti coloro che tengono al diritto, all’economia, al risparmio… anche senza chiedere in cambio poltrone che poi -i fatti istituzionali di questi gironi sono una cartina al tornasole- non riescono ad onorare (non ce ne voglia, prof. Conte). Quindi:
– presidente Mattarella, ci dice come vuoi difendere i soldi dei cittadini, oltre alla sua generica (e razionale, per cairità) difesa del metodo e dei meccanismi comunitari?
– non-ministro Savona, lei come assolverebbe a tal compito?
– non-premier Conte, anche se ha già accennato qualcosa, ci illuminerebbe di come in pratica avrebbe fatto a costringere le banche, senza usare i soldi di tutti noi contribuenti, a risarcire i risparmiatori vittime delle loro malefatte?
– leader dei partiti che hanno preso più voti, oltre alle dichiarazioni di principio che avete incluso nel famoso “contratto”, voi cosa fareste? Ci va bene tutto: norme dell’Esecutivo, progetti di legge, referendum, etc… Siamo irriverenti per questo? Bah! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Truffe finanziarie. La colpa è anche dei risparmiatori, talvolta superficiali…

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2018

E’ emersa oggi la probabile ed ennesima truffa finanziaria che ha visto coinvolti centinaia di risparmiatori che avevano affidato i propri risparmi ad una setta religiosa con sede vicino Todi (. Vedremo se si tratterà di truffa o meno; i contorni ci sono tutti, con tanto di azione della Guardia di Finanza e i vani tentativi della Consob per avere informazioni.
Siamo in clima in cui il neo-capo del governo ha promesso ai risparmiatori presunti truffati dalle banche che farà di tutto per farli tornare in possesso dei loro soldi. Ed esistono ancora (e sempre più) risparmiatori che cadono in queste opportunita’ di guadagni mirabolanti, che anche “ad occhio nudo” e con scarsa conoscenza degli strumenti finanziari, sarebbero facilmente individuabili come trappole per allocchi. Nel caso degli arresti di oggi… va bene che la setta religiosa aveva anche un arcivescovo che teneva messa in quel di Todi, citta’ di una regione messianica (Umbria) e cattolica per eccellenza storica, cosa che avrebbe potuto convincere qualche bacchettone della estrema religiosita’ dell’azione…. ma ci sono ancora queste persone che credono a queste cose? Sembra proprio di sì. Noi in Aduc ne abbiamo collezioni e collezioni. Persone che ci scrivono ogni giorno cercando una strada per recuperare soldi dati a societa’ di broker con sedi nelle isole
Marshall o a Vanuatu nel Pacifico del sud, oppure Saint Vincent e Grenadine nei Caraibi, etc. Tutte societa’ che operano via web e che, promettendo grandi ricavi da investimenti piccoli e medi, riescono a farsi consegnare soldi che, puntualmente, si dissolvono.
Noi di Aduc crediamo di non essere dei pivellini in materia, ma spesso siamo presi da uno sconforto che, al momento (però e per fortuna), non ha ancora avuto il sopravvento. Sono più di 25 anni che diamo consulenza e consigli su come non farsi fregare o mettere i piedi in testa: decaloghi, comunicati, articoli, schede pratiche, call enter di consulenza, sedi con professionisti volontari, trasmissioni radio e tv…. Ma sembra di lottare contro i mulini a vento, dove questi ultimi sono proprio i risparmiatori che, talvolta anche quando hanno ricevuto da noi un qualche consiglio, ci cascano lo stesso. Certo, l’Italia (e non solo) é un Paese in cui il gioco d’azzardo di Stato (lotterie et similia) va per la maggiora, e quindi si capisce perche’ questo azzardo non si debba limitare solo a qualche decina di euro di speranze che si comprano dal tabacchino, ma anche a piccoli gruzzoletti magari messi da parte con qualche speranza di rendita per sé e per i propri eredi.
Noi non molliamo, ovviamente. Ma cogliamo l’occasione per ricordare all’”avvocato degli italiani”, il prof. Giuseppe Conte premier, che dovrà avere a che fare con questi cittadini risparmiatori. Spesso vittime di promotori finanziari e banche che li costringono, per esempio, a comprare azioni di cui non sanno nulla altrimenti non gli danno il mutuo per la casa, o prodotti finanziari che puzzano di truffa “lontani un miglio”. Ma spesso “sempliciotti”, superficiali che, pur essendo stati informati che la fiamma brucia, siccome con un sorriso o con una preghiera gli hanno detto che quel fuoco fa bene alla pelle, non esitano a metterci sopra la mano ad occhi chiusi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Banche: “Governo ingannò i risparmiatori, ristabilire giustizia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

“L’accoglimento da parte dell’arbitrato Anac della stragrande maggioranza dei ricorsi presentati ristabilisce la giustizia nei confronti delle vittime del decreto salva-banche. Fratelli d’Italia fin dal primo momento si è schierato a fianco dei risparmiatori truffati dal governo Renzi: ora si pensi anche a tutti i risparmiatori rimasti esclusi da ogni forma di ristoro dal decreto firmato da Renzi”. E’ quanto affermano il deputato Giovanni Donzelli e la presidente delle vittime del Salva-banche Letizia Giorgianni, commentando l’accoglimento dei ricorsi avvenuto oggi davanti all’arbitrato dell’Anac.”La decisione di oggi è una tappa importante verso la legittima restituzione dei soldi a coloro i quali sono stati ingiustamente azzerati – sottolineano Donzelli e Giorgianni – metteremo subito la questione all’ordine del giorno sul tavolo del prossimo governo. Noi lo abbiamo sempre sostenuto ed oggi è arrivata la conferma dell’organismo preposto: a pagare il salvataggio delle banche non avrebbero dovuto essere i risparmiatori. A questo punto i nuovi acquirenti delle banche salvate, che hanno acquistato gli attivi delle banche andate in risoluzione per un solo euro – concludono – garantiscano titoli infruttiferi agli esclusi da rimborso forfettario e arbitrato”.

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Banche: risparmiatori truffati

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

Banca d'Italia“A fronte di ben 11 banche fallite negli ultimi anni, migliaia di risparmiatori truffati, funzionari di Bankitalia che avrebbero dovuto vigilare ma che poi si sono fatti assumere dalle banche vigilate, prestiti milionari concessi agli amici degli amici con condizioni assolutamente negate ai cittadini comuni e gestioni a dir poco familistiche degli istituti di credito, oggi Bankitalia arriva in Commissione d’inchiesta sulle banche e dice, in sostanza, ‘abbiamo fatto bene il nostro lavoro’. Peccato che, dalla lettura delle stesse carte relative all’attività ispettiva di via Nazionale, ci si renda conto di quante cose non abbiano funzionato. La proposta di Fratelli d’Italia è: l’attività di vigilanza di Bankitalia sia resa pubblica e non più coperta da segreto d’ufficio. In questo modo, magari, i cittadini comuni si potranno rendere conto di quelle falle madornali di cui, a voler essere buoni, Bankitalia non si è accorta”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Banche: Busin (LN), no ad un governo incapace di difendere interesse nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

BANCA

“In questo quadro drammatico gli unici a pagare le conseguenze sono stati i risparmiatori che dal 2013 hanno perso 30 mld dei loro risparmi. Risparmiatori truffati da dirigenti mai chiamati a rispondere delle loro responsabilità. E la risposta del governo è stata intempestiva, estemporanea e senza una strategia economica mirata. Prova ne sono il fallimento di provvedimenti come il decreto sulle banche popolari, il salva banche o la riforma degli istituti di credito cooperativo e l’ultimo Dl sulle procedure esecutive. Palliativi inutili e costosi come la creazione la del Fondo Atlante che ha già bruciato più di 4 mld. E’ inutile continuare a immettere capitale se alla base manca la fiducia nel sistema e se il governo non è in grado di opporsi ai diktat della Commissione europea che ha condannato a morte nostro sistema di credito e il sistema produttivo con parametri impossibili da rispettare in una corsa senza fine agli aumenti di capitale che portano all’inevitabile default. Decreti come questo sono inutili e non risolutivi. Per questo la Lega vota no all’azione di un governo incompetente, intempestivo e incapace di difendere l’interesse nazionale”. Così in dichiarazione di voto Filippo Busin, vicepresidente alla Camera della Lega Nord.

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Banca Etruria: 180 milioni di prestiti concessi e mai rientrati. Sul lastrico 150 mila risparmiatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

salva bancheConcluse le indagini su Banca Etruria con 22 richieste di rinvio a giudizio per gli accusati di bancarotta fraudolenta. Ricordiamo che la principale causa del fallimento della popolare aretina, e quindi dell’avvio dell’inchiesta è stata l’erogazione di crediti contestati o l’agevolazione degli stessi. Nello specifico, le aperture sono state concesse: alla società Sacci per 60 milioni, alla Privilege Yard per 30 milioni e altri finanziamenti concessi alla San Carlo Borromeo, a Isoldi, a città Sant’Angelo a un cantiere navale a Civitavecchia, alla Pegasus, alla High Facing e alla Castelnuovese.Si parla di 180 milioni di prestiti concessi e mai rientrati. Il fallimento della banca ha polverizzato oltre 400 milioni di euro e mandato sul lastrico 150 mila risparmiatori. Per questo Codici ha deciso di invitare gli obbligazionisti che vogliono costituirsi parte civile nel processo a contattarci, in quanto offriremo loro assistenza legale gratuita.

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La Brexit non deve spaventare i risparmiatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2016

Banca d'ItaliaCome investire dopo la Brexit? Come prima, ovvero valutando la consistenza dei mercati (che in questi momenti consigliano azioni dell’Eurozona, Giappone, India, oro, settore energetico e dell’acqua). È la risposta, netta anche se apparentemente paradossale, degli esperti che hanno preso parte al secondo incontro di “Economia sotto l’ombrellone 2016”, dal titolo “Come investire dopo la Brexit”, svoltosi mercoledì 24 agosto al Hotel President di Lignano Sabbiadoro. «Chi per investire si è fatto e si fa condizionare dalla Grexit, dalla Brexit o da qualsiasi possibile exit futura, sbaglia – ha spiegato Gabriele Turissini consulente finanziario e direttore di Investors– perché, in realtà, nelle scelte di investimento di medio periodo i condizionamenti esterni non sono valori. È statisticamente provato che quando le scelte sono fatte in maniera razionale e coerente con gli obiettivi di investimento, gli eventi non fanno la differenza e possono essere sfruttati e non subiti».«I mercati –ha aggiunto Antonio Satta di Franklin Templeton Investments – purtroppo sin dall’11 settembre 2001 si sono abituati alle cattive notizie e alla volatilità. La volatilità dopo la Brexit è durata una giornata e l’unica conseguenza certa sembra l’aumento dell’inflazione inglese che probabilmente ci sarebbe stata comunque, anche se più lenta. Questo conferma che dopo eventi simili bisogna continuare a investire come prima, essendo preparati, avendo idee chiare sul proprio grado di rischio e sulle proprie prospettive di guadagno e, nel caso dei privati, affidandosi a consulenti esperti, perché oggi in finanza non è più possibile il fai da te». «La Brexit, se e quando ci sarà effettivamente –ha dichiarato Mario Fumei, consulente finanziario FinecoBank– potrebbe creare problemi nei rapporti fra Stati, in particolari quelli che hanno un forte interscambio con la Gran Bretagna come la Germania; per questo è probabile che il processo rallenti. Per il momento le conseguenze sono molto soft e gli effetti sui mercati saranno scarsi e si vedranno, forse, solo quando ci sarà l’effettiva richiesta di uscita da parte di Londra».«L’impatto della Brexit sulle stime di crescita non può che essere incerto nella sua entità –ha affermato Roberto Semolic di Bcc Risparmio Previdenza Sgr-: l’interazione tra effetti economici (relazioni commerciali Uk-Ue) e politici (rischio di proliferazione di movimenti anti Ue e anti-euro) può portare effetti amplificati. Non sembrano comunque esserci dubbi sulla direzione degli effetti: minore crescita economica. L’impressione, però, è che le risposte delle banche centrali potranno aiutare il contesto a stabilizzarsi nel breve termine, mentre nei prossimi 1-2 anni saranno le risposte dei governi quelle cruciali per impedire crisi di fiducia nel progetto europeo. Se queste risposte ci saranno si potrà essere ottimisti sul futuro, perché i dati macroeconomici mondiali confermano la prosecuzione del trend di crescita anche nell’area euro, grazie a economie meno squilibrate rispetto al periodo pre-crisi Lehman Brothers».Detto della Brexit e chiarito che la situazione è in continuo cambiamento, quali sono le direttrici di investimento sulle quali possono orientarsi gli investitori con un minimo di fiducia?«Le valutazioni azionarie -ha affermato Semolic- sono attraenti, in particolare per l’Eurozona. In termini di equity premium il valore è ampiamente sopra la media degli ultimi 10 anni (intorno al 6,75%). Il premio al rischio è elevato per l’Eurozona in virtù di un ciclo economico ancora incerto e per l’incertezza legata alle prospettive del progetto europeo. Se la Brexit sarà da stimolo per un salto di qualità nelle politiche europee, i mercati dell’Eurozona si mostreranno, dunque, migliori rispetto alle altre macro aree. Discorso a parte per il Giappone, che potrebbe essere la vera sorpresa positiva in quanto, dopo che il governo Abe ha acquisito una maggioranza più stabile, si sono create le condizioni per interventi di stimolo più aggressivi. Con riferimento ai settori, una normalizzazione del contesto, con curve dei rendimenti più ripide, potrebbe favorire il settore bancario europeo, le cui valutazioni rimangono notevolmente a sconto».«Noi adoperiamo un sistema quantitativo che misura la forza dei mercati– ha detto Turissini – e secondo il nostro sistema i primi quattro segmenti supportati dai dati sono, nell’ordine, i titoli minerari, compreso l’oro, i titoli indiani, il settore energetico e quello dell’acqua. Interessante, infine – ha concluso – è il tema del petrolio dove la capacità tecnologica di produzione è migliorata molto e, quindi, si avrà un equilibrio dei prezzi in ribasso, ma ciò non significa che non ci possano essere guadagni nel settore». (fonte: Info – Eo Ipso Srl)

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Banca Etica sale al 51% del capitale di Etica sgr

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2016

bancaBanca popolare Etica ha acquisito la maggioranza azionaria della società di gestione del risparmio del Gruppo, Etica sgr, passando dal 46,47% al 51,47% delle azioni.L’operazione è stata concordata con tutti i soci per consolidare l’appartenenza di Etica Sgr al Gruppo Banca Etica, fino ad oggi possibile grazie a specifici patti para sociali.Le azioni necessarie a raggiungere il 51,47% sono state acquisite dalla Banca popolare di Milano, che continua ad essere il secondo socio, con il 19,44% del capitale sociale. Restano invariate le quote degli altri soci: BpER Banca (10%); Banca popolare di Sondrio (9,87%); Cassa Centrale Banca (9,22%). “Banca Etica continua nel suo lavoro pionieristico di innovazione del mercato finanziario. Etica SGR è stata una novità assoluta per l’Italia quando è partita, tredici anni fa, introducendo nel nostro paese i fondi di investimento responsabili, che adattano ai mercati borsistici il principio fondante della finanza etica: rendere pienamente consapevoli i risparmiatori sull’uso che si fa del loro denaro. Oggi Etica SGR è leader per i fondi sostenibili in Italia e tra i principali player del mercato europeo. Vogliamo continuare a crescere, ma sempre con una forte attenzione alla coerenza tra mission e operatività. Per questo Banca Etica ha deciso di salire al 51% di Etica SGR: per sancire anche in termini azionari la leadership del progetto, che molto deve agli altri soci BPM, BPER, Popolare di Sondrio e Cassa Centrale, ma che nasce e si caratterizza, e si svilupperà, per l’azione guida del Gruppo Banca Popolare Etica”, spiega il direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina.Il Consiglio di Amministrazione di Etica Sgr ha inoltre nominato Luca Mattiazzi Consigliere Delegato della società. Entrato nel CdA della Sgr nell’aprile 2015, Mattiazzi è già stato Direttore di Etica sgr dal 2002 al 2006, guidando la società durante la fase di start-up e consolidamento. Mattiazzi è socio fondatore di Banca Etica, dove lavora dal 2006. Prima di entrare nel Gruppo Banca Etica ha maturato importanti esperienze nel settore finanziario in Italia e all’estero.Etica Sgr ha chiuso il Bilancio 2015 con un utile netto di 3,4 milioni di euro (+90% rispetto al 2014) e commissioni attive pari a 25 milioni di euro (+83%). Anche nel primo trimestre 2016 la società si è confermata leader di mercato nel settore dei fondi etici, con una quota pari al 49% (elaborazione su dati Assogestioni). A maggio 2016 il patrimonio in gestione dei fondi Valori Responsabili ha superato i 2,4 miliardi di euro (+16% rispetto a fine 2015), mentre la raccolta netta da inizio anno ha oltrepassato i 316 milioni di euro. Il numero di clienti ha raggiunto la soglia dei 139.000, registrando una crescita netta del 20% nei primi cinque mesi dell’anno.Banca Etica è la prima e tutt’ora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, opera su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di filiali, banchieri ambulanti e grazie ai servizi di home e mobile banking. Banca Etica raccoglie il risparmio di organizzazioni e cittadini responsabili e lo utilizza interamente per finanziare progetti finalizzati al benessere collettivo. Dalla nascita nel 1999 a oggi Banca Etica ha erogato finanziamenti per circa 30 milioni a favore di oltre 25 mila iniziative di organizzazioni, famiglie e imprese nei settori della cooperazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e qualità della vita, tutela dell’ambiente, diritto alla casa, legalità. Nel 2014 Banca Etica ha aperto la sua prima filiale all’estero, a Bilbao in Spagna.

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Banche: Governo pone fiducia su decreto

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

palazzo chigiIl Governo ha posto la fiducia sul decreto banche. “Un grave errore. Porre la fiducia su un testo inadeguato è sbagliato nel merito e nel metodo. Il maxiemendamento, che recepisce le modifiche arrivate dalla Commissione, è insufficiente per rispondere alle esigenze dei risparmiatori truffati. Speravamo che da un libero dibattito del Parlamento potessero giungere miglioramenti. Ma evidentemente manca la volontà politica” lo afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “L’allungamento da 4 a 6 mesi per chiedere i rimborsi è uno dei tanti ritocchi ridicoli. Quello che serve, è consentire a chi presenta la richiesta di indennizzo, di poter comunque sempre accedere all’arbitrato, sia se la domanda di indennizzo viene respinta sia per recuperare la parte rimanente di quanto ha perso che non viene rimborsata” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su banche: decreto rimborsi costrige a roulette russa i risparmiatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Mag 2016

salva bancheE’ stato pubblicato in Gazzetta il decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59 sui rimborsi ai risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Ebbene, il decreto costringe i risparmiatori a scegliere tra rimborso automatico e procedura arbitrale. All’art. 9 comma 6, infatti, si prevede che la presentazione dell’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario “non consente il ricorso alla procedura arbitrale di cui all’articolo 1, commi da 857 a 860 della legge 28 dicembre 2015, n. 208”, ossia all’arbitrato.
“E’ una pressione inaccettabile per il consumatore, che viene costretto a rinunciare ai suoi diritti, se accetta la via del rimborso automatico. Un dilemma del prigioniero intollerabile, che costringe il risparmiatore a dover scegliere tra accettare meno del dovuto, l’80%, se vuole certezza del risarcimento oppure giocare alla roulette russa dell’arbitrato” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Banche, risparmiatori e il bail in

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2016

salva bancheIl decreto legislativo emanato lo scorso 16 novembre che attraverso l’attuazione della direttiva2014/59/ UE introduceva nel nostro ordinamento il bail-in, ha creato una forte preoccupazione nei risparmiatori che si è riverberata sugli istituti di credito sommersi da centinaia di richieste di chiarimento. In particolare ha prodotto tensione la notizia che il Bail-in, quando applicato, colpirebbe i correntisti di una banca con depositi superiori ai centomila euro che sarebbero chiamati a colmare il dissesto dell’ente al quale avevano affidato il loro denaro. Si tratta di una semplificazione attraente che non tiene presente però tutta una serie di interventi che una banca deve attuare, così come chiede la legge, prima di entrare nel bail-in.
Unione Fiduciaria ha recepito il bisogno di chiarimento del decreto e ha così chiesto al dottor Stefano Capiello Head of Unit Registration. Recovery and Resolution – European Banking Autority (EBA), all’avvocato Fabrizio Vedana, Vicedirettore Generale di Unione Fiduciaria, al dottor Donato Varani Partner e Presidente AC service Srl, all’avvocato Davide Contini Responsabile dipartiment litigation e co-head dipartimento bancario-assicurativo e finanziario dello studio legale Grimaldi, all’avvocato Emanuele Spina responsabile affari UE-Federcasse e al Dottor Filippo Cappio, Direttore Generale di Unione Fiduciaria, di intervenire sui diversi aspetti della norma. Ne è scaturito un quadro complesso che non può, nonostante ciò, metter in discussione il valore innovativo della legge. Dagli interventi di tutti i relatori è emerso che, prima di far scattare l’opzione bail-in “salvataggio interno”, che appunto coinvolge anche chi ha depositi superiori ai centomila euro, la banca può e deve mettere in atto delle azioni di prevenzione affinché ciò non avvenga. In ogni caso è la Banca d’Italia il soggetto delegato alla vigilanza e all’intervento nel caso di istituti che nonostante i moniti preventivi non siano riusciti a sanare la loro posizione. I principali compiti della banca d’Italia, in questo caso, sono:
Il piano di risoluzione
• Predispone, sentita la Banca Centrale Europea se questa è l’autorità competente, un piano di risoluzione per ciascuna banca non sottoposta a vigilanza su base consolidata (piano individuale, art. 7, piano di gruppo art. 8 D.lgs. 180/2015);
• Valuta, sentita la Banca Centrale Europea quando questa è l’autorità competente se una banca non facente parte di un gruppo/se un gruppo è risolvibile. (artt. 12, 13 D.lgs. 180/2015);
Il piano di risanamento
• Entro sei mesi dalla presentazione del piano di risanamento e sentite, per le succursali significative, le autorità competenti degli Stati comunitari in cui esse siano stabilite, verifica la completezza e adeguatezza del piano in conformità dei criteri indicati nelle pertinenti disposizioni dell’Unione europea (art. 60-sexies TUB modificato dal D.lgs. 181/2015).
• Formula eventuali raccomandazioni sui profili rilevanti per la risoluzione della banca o del gruppo bancario(art. 60-sexies TUB modificato dal D.lgs. 181/2015).
• Può, se all’esito della verifica emergono carenze o impedimenti al conseguimento delle finalità del piano, fissando i relativi termini: a) richiedere alla banca o alla capogruppo di presentare un piano modificato; b) indicare modifiche specifiche da apportare al piano; c) ordinare modifiche da apportare all’attività, alla struttura organizzativa o alla forma societaria della banca o del gruppo bancario o ordinare altre misure necessarie per conseguire le finalità del piano(art. 60-sexies TUB modificato dal D.lgs. 181/2015).
Dispone la riduzione o la conversione con riferimento alle riserve, alle azioni, alle altre partecipazioni e gli strumenti di capitale emessi da una banca avente sede legale in Italia computabili nei fondi propri su base individuale, quando ciò consente di rimediare allo stato di dissesto o di rischio di dissesto (artt. 20 co. 1 lett. a, 28, 29 D.lgs. 180/2015)
Il bail-in entra in campo solo quando vengono esercitate su di una banca le misure di risoluzione che nell’ordine prevedono: la cessione di beni e rapporti giuridici a un soggetto terzo, la cessione di beni e rapporti giuridici ad un ente ponte, la cessione di beni e rapporti giuridici a un società veicolo per la gestione delle attività ed infine il bail-in.
Un altro dato emerso nel convegno può offrire un’interpretazione meno preoccupante per i correntisti di quanto non sia stato comunicato sino ad ora, riguarda le passività di una banca escluse dal piano di salvataggio interno:
I depositi protetti (cioè i depositi ammessi al rimborso da parte di un sistema di garanzia dei depositi, fino a 100.000 euro);
Le passività garantite (inclusi i covered bonds e le altre passività sotto forma di strumenti finanziari utilizzati a fini di copertura che costituiscono parte integrante delle «cover pool» che in base al diritto nazionale sono garantiti in modo simile alle obbligazioni garantite);
Le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente o in virtù di una relazione fiduciaria (per esempio il contenuto della cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito);
Le passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni;
I crediti da lavoro, nei confronti dei dipendenti, per quanto riguarda la retribuzione, i benefici pensionistici o altra remunerazione fissa dovute, ad eccezione della componente variabile della retribuzione che non sia disciplinata da un contratto collettivo;
I crediti per la fornitura di beni o servizi essenziali al funzionamento quotidiano delle operazioni dell’ente interessato;
I crediti nei confronti di autorità tributarie e previdenziali, a condizione che si tratti di passività privilegiate ai sensi del diritto applicabile.
Come si può leggere, quindi, la norma non può essere così semplicemente applicata divenendo solamente punitiva per chi ha la sventura di avere un conto in una banca colpita da dissesto. Vi sono ampie opportunità di comprensione preventiva dello stato economico/organizzativo dell’istituto bancario. Sicuramente il bail-in, come hanno sottolineato tutti i partecipanti al convegno è uno strumento che tende a rendere più trasparente il rapporto tra una banca ed i suoi clienti. A questi ultimi è richiesto un atteggiamento attivo com’è giusto che sia per chi affida i propri denari ad un terzo. Si tratta di costruire un nuovo tipo di relazioni peraltro già molto diffuse in Europa e nel mondo anglosassone. Queste norme non possono che essere positive per il sistema creditizio ed evitare vicende drammatiche come ci ha riportato la cronaca recente.

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Berlusconi e risparmiatori Alitalia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2011

Alitalia Cargo 747-200F

Image by matt.hintsa via Flickr

Ieri ha avuto luogo la mediazione richiesta dagli Avv.ti Francesco D’Agata e Francesco Toto in ordine al fallimento della vecchia compagnia di bandiera che ha prodotto ingenti danni agli azionisti, piccoli risparmiatori, ed alle casse dello Stato Italiano. A darne notizia è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”. Berlusconi è comparso rappresentato dall’Avv. Fabio Roscioli e rifiutando la conciliazione per bocca dello stesso avvocato sostiene : “E’ finita l’epoca delle indulgenze!”. L’Avv. Francesco Toto replica: “Non siamo intimiditi. Andremo avanti in ogni sede, civile e penale, per difendere i nostri diritti costituzionali”. Dalla sede di Lecce del “Centro Nazionale di Mediazione e Conciliazione –Aprile Group S.r.l.” hanno fatto sapere che la procedura conciliativa continua con il Ministero dell’Economia e delle finanze che verrà convocato per la data del 5 dicembre p.v.

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Salvare l’euro. La politica e la finanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

La grande crisi del 2008 è stata causata prioritariamente dalle istituzioni finanziarie americane le quali, complici regole carenti e grande liquidità, hanno posto in atto comportamenti scellerati innalzando fino all’inverosimile il livello di rischio delle loro operazioni finanziarie.
La crisi dei debiti sovrani dell’area Euro, crisi della quale l’Italia sta pagando in questi giorni le conseguenze, ha un’origine tutta politica. Mi riferisco in particolare ai politici europei. L’Italia certamente ha una classe politica complessivamente inqualificabile, ma le vere colpe politiche di questa situazione vanno ricercata nell’incredibile ignavia e miopia di chi realmente comanda in Europa, a cominciare dalla Merkel. L’intollerabile lentezza con la quale hanno affrontato il problema della Grecia, ha generato prima il contagio al Portogallo e l’Irlanda e adesso l’accatto all’Italia, che per il momento sembra fallito. Purtroppo, a giudicare dalle prime reazioni politiche di ieri e di oggi, bisogna ancora una volta costatare che questi politici stanno per l’ennesima volta sottostimando la dimensione del problema. Penso che possa essere utile far capire ai moltissimi risparmiatori italiani che possiedono titoli di stato alcuni concetti nel modo più chiaro possibile.
La nostra nazione ha un debito pubblico molto elevato, ma anche molto ben gestito ed è perfettamente sostenibile in condizioni finanziarie normali. Il problema più grande dell’Italia non è il suo debito pubblico, ma il basso livello di crescita dell’economica. Il debito deve diminuire, questo è ovvio, ma contemporaneamente si deve stimolare la crescita attraverso le molte “riforme a costo zero” che da troppi anni non si fanno.
1. Nessuna nazione (comprese: USA, Inghilterra, Giappone, Francia, Germania, ecc.) può reggere ad un attacco ai propri titoli di stato che si protrae per giorni o settimane. Se il debito è quindi sostenibile in condizioni normali, non lo diventa più se le vendite incontrollate non si placano immediatamente (mentre scrivo ci sono riacquisti importanti, ma non possiamo certo dire di essere fuori dal problema).
2. Vendere i titoli di stato per la paura di un successo dell’attacco speculativo è la cosa più sbagliata che si possa fare. I grandi investitori che hanno venduto titoli di stato italiani nei giorni passati sanno calcolare tutti i rischi e le alternative. Il risparmiatore normale che si fa prendere dalla paura rimarrà quasi certamente scottato. Accodarsi alla speculazione è quasi sempre una pessima idea.
3. Non ci sono alternative ad una soluzione politica. Questo è il punto fondamentale. Non possiamo aspettarci la fine del problema se non verranno prese incisive misure politiche (possibilissime, manca solo la volontà politica!) ma al tempo stesso non ci sono alternative possibili per gli investitori. La mancata soluzione del problema dell’Euro, infatti, condurrebbe ad una crisi tale che nessuna attività finanziaria alternativa verrebbe salvata. Avere i soldi sul conto corrente (o su altre obbligazioni) non metterebbe certo al riparo da un’uscita dell’Italia (e di molti altri Paesi) dall’Euro. Gli investitori non posso far altro che sperare che i politici europei si sveglino da questo incredibile torpore che li ha colpiti da oltre un anno.
• Ma cosa dovrebbero fare, esattamente? Ovviamente chi scrive non ha alcun titolo per dare consigli, ma le ricette sono state da tempo indicate da molte fonti autorevoli.
Fino ad oggi il problema principale è stata la tempistica. Non è stato fatto poco, ma è stato fatto troppo tardi. Questo ha ingigantito il problema e resa insufficiente la medicina che sarebbe stata adeguata se fosse stata assunta con tempismo. Quello che i politici sembrano non capire è che nei mercati finanziari i tempi non sono minimamente paragonabili a quelli della politica. In tre giorni può cambiare completamente lo scenario: o si agisce subito oppure bisogna reagire ad un scenario diverso. La crisi Greca andava bloccata immediatamente. Non si è fatto e quindi abbiamo avuto la crisi dei debiti periferici (Grecia, Irlanda e Portogallo). Si è risposto a questa seconda crisi con misure più incisive, ma sempre dello stesso tenore, come se fossero casi isolati. Il risultato è che adesso abbiamo un attacco diretto all’Euro. Adesso non potranno più rimandare. Se rimanderanno ancora, più presto che tardi si troveranno al bivio: mantenere l’Euro o no?
Non si può avere una moneta unica e diverse politiche di gestione del debito pubblico. I politici europei avrebbero almeno due strumenti in grado di porre immediatamente fine al problema:
• a) la BCE dichiara pubblicamente che acquisterà sul mercato secondario i titoli di stato dei Paesi che hanno dimostrato e di tenere politiche di bilancio virtuose, al preciso scopo di mantenere gli spread sui tassi entro determinati limiti stabiliti. Questa ipotesi è praticabilissima, non ci sono problemi di fondi. C’è solo il rischio (calcolato) di generare inflazione, ma davanti al baratro del fallimento dell’euro, il rischio di un innalzamento dell’inflazione è percorribile. Ricordiamo istituzionalmente la BCE ha due compiti: mantenere la stabilità dei prezzi e mantenere la stabilità del sistema finanziario. La BCE deve trovare un equilibrio tra le due cose. E’ ovvio che senza l’Euro, non c’è stabilità dei prezzi.
• b) gli Stati membri decidono di trasformare una parte consistente (ad esempio il 60%) dei loro debiti pubblici in debiti pubblici del complesso dell’Unione con l’emissione di EuroBond. Questo secondo punto implica, ovviamente, l’istituzione di un ministero della Finanze europeo che abbia stringenti poteri anche sulle finanze interne dei singoli Paesi, e quindi una serie di negoziati e tempi necessariamente lunghi. La trasformazione di parte dei debiti pubblici dei singoli Stati in debito europeo può essere fatto con diverse soluzioni tecniche e diversa gradualità, ma la strada non può che essere quella.
Il solo annuncio di queste due misure bloccherebbe immediatamente la crisi finanziaria.
Perché non si fa? Essenzialmente per la miope opposizione della Germania.La fine dell’Euro sarebbe un disastro per l’economia mondiale. Provocherebbe una nuova recessione e sarebbe un vero e proprio disastro per molte nazioni europee, ma la Germania sarebbe una di quelle che pagherebbe il conto più salato. Tanto per cominciare il proprio sistema bancario difficilmente reggerebbe il colpo. Le conseguenze sarebbero imprevedibili, ma non v’è dubbio che la Germania oggi è così forte grazie all’Euro e non nonostante l’euro. Altre nazioni che fino a 15 anni fa se la cavavano grazie alla svalutazione non possono dire altrettanto.Perché allora questa miopia della Germania? Francamente è incomprensibile.Se avessimo uno statista come Kohl, che impose il cambio alla pari all’epoca delle riunificazione della Germania, alla guida del Governo tedesco avremmo da tempo superato la crisi dell’euro. Il panorama dei leader politici europei invece è fatto di Merkel, Sarkozy, Berlusconi…Nonostante questo, personalmente sono convinto che avendo il baratro davanti agli occhi, anche dei miopi inetti come questi signori non potranno che fare la scelta obbliga di salvare l’Euro. I mezzi a disposizione dell’Europa per farlo ci sono tutti. Non si tratta affatto di un problema irrisolvibile, ma di un problema di volontà politica. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Manovra: la patrimoniale a tutti i risparmiatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

“Ancora una volta il governo tira fuori norme che danneggeranno i piccoli risparmiatori. Il cosiddetto ‘bollo annuale sulle comunicazioni relative al deposito titoli’ che oggi costa 34,20 euro aumenterà inesorabilmente, arrivando a costare anche 380 euro per coloro che hanno nel conto titoli della propria banca più di 50 mila euro. Il governo è nei guai con i conti e attinge alle casse delle persone oneste, aumentando l’imposta di bollo, una tassa che fa male a tutti i piccoli risparmiatori e non tocca gli speculatori. Noi, da tempo, abbiamo proposto la tassazione delle transazioni e l’adeguamento dell’imposizione fiscale sulle rendite agli standard europei. Un mezzo attraverso il quale rimodulare la tassazione sulla base del sano principio che chi ha di più paga di più. Il governo, invece, mette in campo una patrimoniale che inciderà, senza distinzioni, su tutti i tipi di risparmio e che tasserà i depositi anziché le transazioni. Di lineare, fino ad ora, la maggioranza ha partorito solo tasse e tagli. È la dimostrazione dell’immobilismo disastroso di questo governo. Siamo a una situazione inaccettabile, è ora che in Parlamento si cambi l’aria”. Lo dichiara Paola De Micheli, deputato e responsabile PMI del PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Ancora con la “finanza creativa”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2011

La chiusura settimanale della Borsa riserva talune sorprese che meritano una valutazione attenta. Emerge il calo delle azioni Mediaset e Mediolanum, entrambe troppo prossime ai 3 punti, dopo avere toccato, rispettivamente, il massimo in marzo con 5,46 Mediaset e 4,09 Mediolanum, con una perdita netta di oltre il 40% per la prima e del 26% della seconda. La corsa ai ripari vede un lancio pubblicitario di Mediolanum che invita a sottoscrivere conti correnti, offrendo un interesse del 3,5 % lordo, pari al 2,55 netto; ma c’è il trucco. Infatti il minimo da versare è di 15.000 euro e la somma deve rimanere immobile per almeno 12 mesi; in caso di utilizzo, anche parziale, il saggio di interessi scenderebbe all’1% lordo. E’ chiaro che si tratta di un lancio mirato ai piccoli risparmiatori; infatti tale lancio è eseguito presso i quotidiani a tiratura regionale, con acquisto di mezza pagina. Bisogna chiedersi cosa ne farà Madiolanum di tale raccolta così sollecitata? Due sono le ipotesi, non alternative, ma complementari, e riguardano entrambe il sostentamento di Mediaset che ha una capitalizzazione maggiore, attraverso acquisti effettuati al fine di evitare la barriera psicologica del > 3; scendendo sotto la quotazione di 3 punti il significato che ergerebbe sarebbe quello di una tendenza non suscettibile ad inversione. C’è da augurarsi un attento controllo da parte della CONSOB e della Banca d’Italia. Come mai in una situazione così allarmante non interviene l’altro gigante economico di casa Berlusconi, come la Mondadori? La risposta è molto semplice, la casa editrice non può esporsi più di tanto, in quanto già esposta con una fidejiussione di 805 milioni di euro a favore della CIR, a garanzia della somma che è già stata condannata a pagare, come penalità, in primo grado (750 milioni di euro, più gli interessi), mentre è in dirittura di arrivo la sentenza di secondo grado. I grandi investitori, quelli che hanno lucrati benefici dalle azioni del governo e dalle progettazioni futuribili, adesso si guardano bene dall’intervenire a causa della estrema debolezza del governo, reduce da tre sconfitte elettorali che hanno segnato il minimo storico della fiducia sia personale al premier che al governo che presiede. Affermare, come fa il premier, che la nazione è solida grazie al risparmio privato, è un controsenso, perché il governo dovrebbe riconoscere che la nazione è solida “malgrado” questo governo, che aveva invitato i piccoli risparmiatori a non cedere alla tentazione del risparmio e non cambiare le abitudini al consumo, in quanto la crisi sarebbe stata “più psicologia che reale”.
La gente, per fortuna, non ha creduto alle parole del premier, rinunziando al superfluo, per garantirsi, anche per il futuro, il necessario. Ora viene tentata la carta della finanza creativa, procedendo, come da 17 anni a questa parte, per tentativi, senza guardare alle ipotesi di programmazione a lungo e medio termine; intanto l’UE preme e invita ad un più attento controllo della spesa pubblica, mentre in questa italietta scoppiano quotidianamente gli scandali fiscali, favoriti dalla distrazione programmata dell’esecutivo. (Rosario Amico Roxas)

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Istat e potere d’acquisto

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

“Il potere d’acquisto sceso dello 0,6%, la capacità di risparmio delle famiglie erosa, la povertà in aumento. I dati economici diffusi questa mattina dall’Istat certificano quanto affermiamo da tempo: il governo non ha posto in essere mezzi seri per sostenere le famiglie italiane colpite dalla crisi che ha messo in ginocchio i risparmiatori, proprio quelli che fino a poco tempo fa erano la forza e il vanto del Paese. La verità è che esecutivo e maggioranza navigano a vista, schiacciati tra il lassaiz faire del presidente gaudente e le tentazioni di un ritorno all’interventismo veterostatalista da cui sembra attratto il ministro Tremonti. A farne le spese – e l’ISTAT, appunto, lo conferma – sono sempre le classi già disagiate, come gli anziani che alla fine del mese, dopo anni di lavoro, ricevono una pensione irrisoria,  e le famiglie “a rischio di povertà relativa” per le quali il  potere d’acquisto è doppio rispetto alla media nazionale. In una condizione del genere, come pretende, il nostro governo di rimettere in piedi l’economia, far partire nuove imprese, sostenere un recupero di competitività? Come si può chiedere agli italiani una spinta a fare di più, se il governo per primo, da tempo, non agisce?”. Così Paola De Micheli, deputato e responsabile PMI del PD, dal sito di TrecentoSessanta l’Associazione di Enrico Letta.

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Tutele ai risparmiatori truffati

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

Rivoluzione nell’ambito del risparmio con un’importantissima sentenza della Cassazione che amplia notevolmente le tutele per i risparmiatori truffati o vittime di qualche crack finanziario. Secondo la Suprema Corte, infatti, la Consob, la Commissione nazionale per le Società e la Borsa,  in quanto ente di controllo e vigilanza ha l’obbligo istituzionale di “tutela del pubblico risparmio” che dev’essere esercitato in concreto e non limitarsi ad un attività solo formale e pertanto può essere dichiarata responsabile nel caso dovesse essere venuta meno ai propri obblighi di vigilanza e condannata a risarcire i cittadini frodati dalle società finanziarie. Nella fattispecie che riguardava la Sfa, una Sim (società di intermediazione mobiliare) che tra il ’90 e il ’92 fece perdere consistenti quote di risparmio che le erano state affidate, facendole letteralmente sparire, i clienti truffati avviarono un giudizio al termine del quale è stato dimostrato che la Consob intervenne in ritardo a sospendere l’attività della società in questione e quindi ebbe una precisa responsabilità extracontrattuale (ai sensi dell’art. 2043 del Codice Civile) nei confronti dei risparmiatori. Gli ermellini hanno infatti confermato quanto già statuito dai giudici di secondo grado che avevano ritenuto insufficiente la motivazione secondo cui all’ente di vigilanza spetterebbe solo un potere di controllo formale sui prospetti di informazione ai clienti e non sostanziale. Secondo la Cassazione, al contrario, la Consob deve svolgere una reale funzione di garanzia con azioni volte ad impedire danni concreti nei confronti dei risparmiatori seguendo un normale principio di buon senso. Sulla scorta di un orientamento generale in materia di responsabilità aquiliana e comportamento della P.A., i giudici di piazza Cavour hanno ritenuto che “L’attività della pubblica amministrazione e in particolare della Consob deve svolgersi nei limiti e con l’esercizio dei poteri previsti dalle leggi speciali che la istituiscono, ma anche dalla norma primaria del neminem laedere”. La novità rappresentata dai principi espressi nella rilevante sentenza, va ricercata sia negli effetti diretti, in quanto consentirà ai risparmiatori truffati di poter agire contro la Consob nel caso in cui possano dimostrarsi carenze o omissioni nell’attività di vigilanza sostanziale sugli atti delle società finanziarie, che nel nuovo atteggiamento che dovrà tenere l’ente nazionale di controllo che avrà l’obbligo di adottare comportamenti volti ad una tutela più concreta dei cittadini – risparmiatori. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”.

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