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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘rispetto’

Crescere si può, anche rispettando i vincoli europei

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

A dimostrarlo è uno studio elaborato da NENS, il centro studi Nuova Economia Nuova Società, in collaborazione con Fondazione Inarcassa, la Fondazione Architetti e Ingegneri liberi professionisti iscritti Inarcassa, presentato nel corso di un evento tenuto presso la sede della Fondazione a Roma al quale hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente di NENS ed ex Ministro del Tesoro, Vicenzo Visco, l’On. Pierluigi Bersani e il Presidente dell’UPI – Unione Provincie Italiane, Achille Variati.Attraverso le misure proposte, il paper ha calcolato – a fronte di un’espansione fiscale quantificabile in circa 54 miliardi di euro in tre anni – la creazione di maggior reddito complessivo per 98 miliardi di euro, l’innalzamento del sentiero di espansione del Pil di circa 1 punto percentuale in media all’anno e un’accelerazione del cammino di risanamento delle finanze pubbliche tale da contrastare la spinta verso l’alto del rapporto indebitamento-Pil. In definitiva, la “ricetta” proposta dallo studio ipotizza un aumento del PIL di circa 3,2 punti percentuali in tre anni e la possibilità di raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2022. In che modo? Attraverso una manovra di politica economica con interventi sia dal lato delle entrate che delle spese, oltre a specifiche misure che vanno dall’ambito fiscale al sostegno al welfare. Ma è sul versante della spesa che lo studio riserva particolare attenzione con una proposta tanto ambiziosa quanto necessaria e sostenibile: riportare il livello degli investimenti pubblici agli standard pre-crisi.
Nello specifico, lo studio sottolinea la necessità di intervenire attraverso l’estensione per i prossimi tre esercizi di bilancio dell’attuale struttura di sgravi fiscali per interventi di riqualificazione energetica, ristrutturazione edilizia e messa in sicurezza delle abitazioni residenziali; l’estensione dei benefici fiscali anche alle spese di manutenzione ordinaria delle unità immobiliari residenziali, attualmente deducibili solo dai condomini; e infine, l’equiparazione delle spese per ristrutturazione delle unità abitative residenziali appartenenti ai centri storici dei comuni soggetti a spopolamento a quelle sostenute per la messa in sicurezza degli edifici posizionati in zone ad elevato rischio sismico.Nel complesso, considerate le detrazioni definite dall’attuale assetto normativo e dalle ultime leggi di stabilità, gli interventi suggeriti dallo studio comporterebbero un flusso finanziario a carico dello Stato pari a 900 milioni di euro nel 2019, 2,2 miliardi nel 2020 e 3,2 miliardi nel 2010 garantendo una dinamica del PIL sempre positiva e pari, in media, ad un decimo di punto per esercizio fiscale (0,1%). Inizialmente, il maggior contributo alla crescita sarebbe determinato dall’incremento degli investimenti pubblici per il potenziamento della rete infrastrutturale italiana e la messa in sicurezza del territorio. In un secondo momento, a questa fonte di crescita, si affiancherebbe anche il maggior reddito generato dall’incremento della domanda aggregata grazie al miglioramento del reddito disponibile delle famiglie con l’entrata a regime degli sgravi fiscali su IRPEF, IRES e IRAP previsti dal documento NENS – Fondazione Inarcassa.“Una crescita di qualità è raggiungibile unicamente attraverso la riattivazione di un programma serio di investimenti. Non occorrerà soltanto concentrarsi sul raggiungimento dei livelli pre-crisi, ma anche e soprattutto rafforzare le infrastrutture del Paese e riqualificare il patrimonio immobiliare italiano dal punto di vista energetico; mettere in sicurezza il territorio dal dissesto idrogeologico; intervenire sulla crisi delle aree interne attraverso la riqualificazione dei centri dei piccoli comuni colpiti dal fenomeno dello spopolamento. Il piano di fatto tenderà ad autofinanziarsi grazie all’elevato moltiplicatore scaturito da questo tipo di investimenti”. Ha dichiarato Vincenzo Visco, Presidente del NENS durante il dibattito.“Quel che ci vuole è un grande piano di piccole opere rivolte al territorio e agli edifici scolastici e pubblici con investimenti che partano subito, con certezza di finanziamento, potenziando strutture tecniche a scala provinciale e con meccanismi di gara che non facciano perno sul massimo ribasso e sulla umiliazione delle risorse professionali largamente presenti nel paese”, ha sottolineato l’On. Pierluigi Bersani nel suo intervento conclusivo.
“Il rilancio degli investimenti pubblici e privati rappresenta un elemento fondamentale per la crescita e il rilancio dell’economia italiana” ha dichiarato Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa. “Da questo punto di vista, assumono particolare rilievo iniziative finalizzati alla tutela e riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano, pubblico e privato, anche sotto il profilo della prevenzione sismica, e interventi di messa in sicurezza del territorio. Fondazione Inarcassa in questi anni si è distinta per l’impegno proprio in questi ambiti, con iniziative che vanno dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici, con il progetto FondAzione Scuola, alla prima edizione della Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, iniziativa dal grande spessore sociale che ha visto il coinvolgimento di 500 piazze in tutta Italia.” (Nicolò Marcon Ufficio Comunicazione & Media Relations)

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Turchia: tagliati 70 milioni di euro per il mancato rispetto dei valori UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Il PE ha deciso martedì di cancellare 70 milioni di euro in fondi di preadesione destinati alla Turchia, poiché non è migliorato il rispetto dello Stato di diritto nel paese.Lo scorso novembre, durante i negoziati sul bilancio 2018, il Parlamento e il Consiglio avevano deciso di porre in riserva 70 milioni di euro in fondi di preadesione per la Turchia (70 milioni di euro in impegni e 35 milioni di euro in pagamenti), da erogare a condizione che fossero conseguiti “miglioramenti tangibili nei settori dello Stato di diritto, della democrazia, dei diritti umani e della libertà di stampa, in base alla relazione annuale della Commissione”.Tuttavia, nella relazione annuale della Commissione europea sulla Turchia, pubblicata il 17 aprile 2018, si afferma che “la Turchia si è molto allontanata dall’Unione europea, specie per quanto riguarda lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e l’indebolimento del sistema di bilanciamento dei poteri.”. I deputati hanno perciò sottolineato come la condizione necessaria non sia stata soddisfatta.Di conseguenza, hanno sostenuto il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2018, nel quale la Commissione propone di trasferire i 70 milioni di euro destinati alla Turchia per rafforzare lo strumento europeo di vicinato. La somma finanzierà le azioni legate alla rotta migratoria del Mediterraneo centrale, gli impegni dell’UE a favore della Siria e il potenziamento dell’aiuto umanitario (quest’ultimo con i 35 milioni di euro in pagamenti).

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Rispetto delle regole e la tutela dei diritti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

In ogni Paese civile e democratico deve esistere una costante, quella del presidio della legalità. Solo attraverso questo processo è infatti possibile garantire il rispetto delle regole e la tutela dei diritti. Se invece tutto questo viene meno, pian piano le basi cominciano a sgretolarsi e si inizia ad intraprendere un sentiero estremamente pericoloso.Un rischio in tal senso arriva dai dati messi in evidenza dell’ispettorato nazionale del lavoro per la ‘Nuvola del lavoro’. In questi numeri, infatti, emerge il calo degli individui che si è accertato far parte del mondo del lavoro nero, ma solo perché è crollata in maniera vertiginosa la quantità di controlli effettuata in questi anni.Naturalmente garantire il presidio della legalità non significa mettere in piedi “uno Stato di polizia”, semmai il contrario, e cioè creare meccanismi collaborativi tra i datori di lavoro e i lavoratori.Il progresso e la crescita delle società si basano proprio sulla combinazione di diversi fattori, i quali, interagendo ognuno con la propria competenza, riescono a garantire che ogni passaggio venga fatto osservando criteri economici, sociali e culturali.E’ quindi compito del governo, anche in osservanza dell’enunciata volontà di un cambiamento rispetto al passato, combattere questa sorta di decadentismo che rischia di pregiudicare seriamente il futuro delle nuove generazioni, le quali, già sprovviste di numerosi diritti, rischiano un ulteriore e pericoloso passo indietro.

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La polizia merita rispetto e considerazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Rilanciamo la lettera aperta pervenutaci e indirizzata al dottor Gino Strada, medico fondatore della ONG Emergency. “Ho appreso dalla trasmissione “Mezz’ora in più” in onda su Rai Tre, che ha utilizzato in senso dispregiativo, il termine “sbirri”. Non è la prima volta che Lei utilizza con livore la parola ‘sbirro’ e di questo sono profondamente dispiaciuto. Vorrei ricordarle, innanzitutto, che con questa espressione offensiva, colpisce e svilisce la funzione istituzionale delle Forze dell’Ordine. Si, perché quando si utilizzano determinati appellativi, si colpiscono inevitabilmente quegli uomini e donne in divisa (che Lei dovrebbe conoscere bene), impegnati da anni in Sicilia a fornire aiuti umanitari durante gli sbarchi. Dottor Gino Strada, noi siamo orgogliosi di essere sbirri e la brava gente è orgogliosa di noi, perché svolgiamo il nostro lavoro con rischio, dedizione, umanità, ogni giorno per garantire una convivenza civile a tutti i cittadini nel rispetto della legge e dei valori democratici e soprattutto, senza guardare al colore politico del Governo in carica, né il colore della pelle di chi stiamo aiutando. Siamo orgogliosi di aver potuto contribuire con il nostro lavoro durante le operazioni di sbarco, rischiando spesso il contagio perché muniti esclusivamente di mascherine anti alito. Siamo orgogliosi di aver tenuto in braccio quei bambini appena scesi dai gommoni e con il terrore stampato in volto e aver dato loro un po’ di calore umano, un abbraccio paterno; una carezza ai loro genitori rassicurandoli che il peggio era passato e che erano in salvo. Questi sono gli ‘sbirri’, dottor Strada. E noi siamo fieri di esserlo. (Stefano Paoloni Segretario Generale Sindacato Autonomo di Polizia (Sap)

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Polizze: Per favore, potreste rispettare la legge?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

Banca d'ItaliaFirenze. Quando si estingue in anticipo un qualsiasi finanziamento, dai mutui ai prestiti personali ecc., si ha diritto alla restituzione della quota-parte non goduta dei premi assicurativi unici anticipati che si sono pagati all’inizio. Dal 2012 la restituzione è prevista per legge, ma anche in precedenza la Cassazione si era sempre espressa a favore della restituzione. La Banca d’Italia si è accorta che molto spesso le banche non restituiscono al debitore quanto spetta, nonostante il fatto che debbano farlo senza nemmeno che il cliente lo richieda.La Banca d’Italia ha quindi chiesto all’Abi (l’Associazione Bancaria Italiana) di “sensibilizzare” le banche sul tema, invitandole ad erogare il dovuto. L’Abi ha scritto agli istituti per evidenziare quanto richiesto dalla Vigilanza, invitando quindi ad attenersi alla norma.Insomma, esiste una legge da rispettare e loro “sensibilizzano”. Immaginiamo il testo: “Scusate l’intrusione, ci rendiamo conto che avete sempre tanto da fare, ma dato che la legge prevede di rimborsare la quota-parte di premio assicurativo, sempre la cosa non vi provochi troppa fatica o disturbo, potreste ricordarvi di rispettarla?” (fonte Aduc)

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Cultura del rispetto e violenza di genere

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

Boldrini lauraLunedì 19 dicembre, alle 16.30 nell’Aula Pessina della storica sede centrale dell’Ateneo federiciano, si svolgerà l’incontro “Cultura del rispetto e violenza di genere, nel web e nel mondo reale” promosso dal Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo. Con l’obiettivo di sostenere un’azione di informazione e formazione, all’interno dell’Ateneo e sul territorio, aiutando a comprendere le radici culturali che sono alla base della violenza di genere. Ospite dell’incontro la Presidente della Camera onorevole Laura Boldrini che discuterà dei temi della violenza contro le donne, in particolar modo sul web. Dopo i saluti del Rettore Gaetano Manfredi , interverranno Concetta Giancola, docente Federico II e Presidente del Comitato Unico di Garanzia e l’onorevole Valeria Valente Presidente del Comitato Pari Opportunità della Camera dei Deputati. Seguirà la tavola rotonda con la partecipazione di Fabiola Silvestri, Primo Dirigente Polizia Postale di Stato di Napoli, Cultura del rispetto e violenza di genere Maura Striano, Coordinatrice del Dottorato “Mind, Gender and Language”, Dipartimento Studi Umanistici Universita degli Studi di Napoli Federico II, Patrizia Esposito, Presidente del Tribunale per i Minorenni, Ester Siracusa, Avvocato penalista, Elvira Reale, Psicologa, Centro Dafne –Codice Rosa dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Modera l’incontro Patrizia Capua, giornalista de “La Repubblica”. L’evento si concluderà con una performance dell’attrice Cristina Donadio accompagnata dal musicista Marco Zurzolo.

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La volontà dei cittadini va rispettata: Voto Subito

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2016

quirinaledi Giulia Grillo e Luigi Gaetti, capigruppo M5S Camera e Senato. Oggi abbiamo portato all’attenzione del Presidente Mattarella tre questioni fondamentali:
1) Renzi, tutto il suo governo e l’intero PD hanno fallito. Questa non è una nostra asserzione ma un’affermazione certificata da 19.419.730 cittadini che hanno votato NO al referendum di domenica scorsa.
2) Qualunque nuovo governo, ancora una volta calato dall’alto, non avrebbe la legittimazione popolare per governare. E in continuità con quello precedente imporrebbe al Paese le solite ricette economiche, a base di lacrime e sangue, a danno di tutti i cittadini. E’ intollerabile che gli italiani debbano subire ancora una volta – impotenti – decisioni economiche che non hanno scelto e che non sono state legittimate dal loro voto.
3) Oggi in Italia ci ritroviamo con due leggi elettorali diverse per Camera e Senato. Una paralisi istituzionale dolosa, generata dall’irresponsabilità di questa classe politica, guidata da Renzi e dal Pd. Una situazione, questa, che il Movimento cinque stelle denunciò già il 26 febbraio 2015, quando i nostri garanti – Grillo e Casaleggio – incontrarono proprio il Presidente Mattarella. Per questo abbiamo chiesto a Mattarella di garantire il percorso istituzionale più rapido per andare al voto, con la legge elettorale che sarà certificata dalla Corte costituzionale nelle prossime settimane.
È impensabile che, di fronte alla sfiducia espressa dai cittadini italiani nei confronti di questa classe politica il 4 dicembre scorso, – e di fronte alla grave situazione economica in cui ci troviamo – questa stessa classe politica possa ancora sprecare tempo e denaro pubblico per ridiscutere una nuova legge elettorale. La quale, visti i precedenti, rischia una nuova pronuncia di incostituzionalità a Parlamento già eletto. Abbiamo ribadito al presidente Mattarella la nostra assoluta contrarietà al conferimento di un nuovo incarico di governo. In attesa che la Consulta si esprima sulla legge elettorale, il Governo dimissionario deve limitarsi ad essere mero strumento regolamentare al servizio del Parlamento e soprattutto della Corte costituzionale.Qualsiasi altra soluzione sarà un tradimento della volontà popolare. Non si può abusare oltre ogni misura della pazienza dei cittadini. La loro volontà va rispettata, non violata. (fonte: blog beppe grillo)

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Governo e maggioranza sordi rispetto alle richieste della Scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

ministero pubblica istruzioneGli emendamenti presentati dal sindacato e dall’opposizione, riportanti la “voce” di chi vive negli istituti scolastici tutti i giorni e ne conosce i problemi, non trovano il consenso della Commissione Bilancio della Camera: bocciate le modifiche su un nuovo piano di assunzioni straordinario e sul rifinanziamento del fondo nazionale per i ricorsi legati ai contratti dei docenti. Sembra che il premier Renzi abbia imposto un diktat: congelare per due settimane qualsiasi decisione su leggi delega alla L. 107/15 e sugli emendamenti alla Legge di Stabilità. Se ne riparla dal 5 dicembre. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Governo preferisce porsi a muso duro contro centinaia di migliaia di docenti e Ata: non comprende che, così facendo, volta le spalle ad oltre 600mila dipendenti della scuola che scioperano, come è accaduto un anno e mezzo fa, ignorando anche lo sciopero indetto dal sindacato il 14 novembre. L’esecutivo rifiuta, poi, l’esito delle tante sentenze che giungono da tribunali in merito all’assunzione dei precari che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, continuando a rimanere sordo alle indicazioni dell’Europa sulla piena parità di trattamento tra precari e docenti di ruolo, anche per il conferimento degli scatti di anzianità professionale con il pieno riconoscimento del periodo pre-ruolo, ribadito di recente dalla Cassazione. Allo stesso modo, si continua ad ignorare l’esclusione illegittima dei docenti abilitati dalle GaE, a partire dai diplomati magistrale; per non parlare dell’esclusione illegittima dal Concorso a cattedra. È inevitabile che l’imminente referendum rischi di diventare il luogo e lo strumento più immediato per sfogare il proprio malcontento contro lo stesso Governo che sta proponendo un provvedimento di riforma della Costituzione ma che, comunque, lascia la scuola nell’immobilismo, costringendo il personale a rivolgersi ancora una volta al giudice.

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Il rispetto

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2016

Giovanissimi che prendono a pugni i docenti, che denudano le coetanee e le violentano, che picchiano a sangue un compagno fino a renderlo più morto che vivo, un pari età diversamente abile preso a calci, tutto ciò senza un sussulto di vergogna, emozioni costantemente in apnea asfissiante. Non si tratta più di solo bullismo, oggi dovrebbe esser meglio conosciuto il disagio relazionale, attraverso questa inondazione mediatica travolgente, quanto inarrestabile. Eppure nonostante l’esposizione dirompente, l’impressione che se ne ricava, è che non c’è sufficiente consapevolezza della realtà che ci circonda, come se il moltiplicarsi di accadimenti e letterature più o meno sgangherate, spingano a una minore comprensione della drammaticità che ci investe tutti, al punto da condurci lontano dalla sostanza delle cose, la quale sembra più circondarci e restringerci, piuttosto che responsabilizzarci di fronte a un presente tutto da ricostruire, ma non con la paglia delle promesse facili a bruciare, come ha ben detto qualcuno. Forse è il caso di tentare di parlare comprensibilmente e correttamente su cosa è possibile dire a un adolescente imbizzarrito affinché s’arresti e impari a contare fino a dieci prima di ripartire per una guerra che spesso non fa prigionieri. E’ già importante riuscire a guardarlo negli occhi il guerriero in erba, trovare il tempo necessario per farlo, la pazienza occorrente per aspettarlo qualche metro prima delle conseguenze che ci saranno e avranno il fragore della montagna, soprattutto per chi si ritiene il più furbo, il più forte, il più scaltro. Credo convintamene che ai più giovani occorra spiegare con le parole della sofferenza ingiustamente imposta, cos’è il rispetto, questa ambita medaglietta da appuntarsi al petto come fosse il passaporto per ogni prossima avventura. Perché quando si parla con un giovanissimo, si nota il recinto, il luccichio del filo spinato delle abbreviazioni, degli acronimi, degli slogan-echi di rimbalzo, lo stesso linguaggio migra a spintoni dalla grammatica resa fantasma, qualcosa manca, è fuori posto, assente, una sorta di mutilazione non immediatamente avvertita.Ecco che allora diventa un’impresa dialogare e capirci, se non fa capolino l’urto e il fastidio di un’emozione. C’è necessità di spiegare ai ragazzi (come agli adulti), che il rispetto di cui vanno tanto fieri, di cui vanno a caccia con tanto di digrignar di denti, è quello tramandato dallo slang che straripa da una certa filmografia, dalla sub-cultura che dal basso bussa alle porte della città, messaggio sub-urbano mafioso che fa tendenza, ma che non preserva dal disfacimento che nel frattempo interverrà. E’ impellente raccontare bene e chiaro che quel rispetto che tanti proseliti fa l’osannare cortometraggi alla gomorra e suburra, non sta a condizione-dimensione per cui abbiamo considerazione di noi stessi prima, e degli altri subito appresso, perché sappiamo di valere qualcosa senza eccellere in presunzione. Quel rispetto tanto ricercato con il taglio seghettato del coltello, è sinonimo di prevaricazione, di prepotenza, di violenza usata senza alcuna conoscenza, quel rispetto è silenzio colpevole, sordità di un momento che diventa malattia del cuore. A quel ragazzino con le mani in tasca e le gambe larghe, con il tirapugni tra le dita, forse non è più rinviabile lo spiegargli che meritare rispetto significa guadagnarselo, perché rispetto e dignità sono facce della stessa medaglia, ma non rimangono avvinte alla nostra vita qualsiasi comportamento manterremo, dobbiamo averne cura e attenzione, altrimenti saremo destinati a perderli entrambi. Noi non siamo eroi di cartone, non siamo il centro del mondo a discapito degli altri, più semplicemente persone normali, dunque non siamo persone che fanno del sopruso la moneta di scambio con i più deboli, o che usano gli altri per raggiungere una meta a tutti i costi. Forse è bene rammentare al peggior sordo che non vuole sentire che:“Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto”. (vincenzo andraous)

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Immigrati e chi fa rispettare le leggi. Ma l’obbedienza è solo una virtù?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2015

ungheriaLe immagini che giungono dall’Ungheria sono epocali: reti di metallo e filo spinato per impedire che alcuni esseri umani possano trovare rifugio dalla malvagita’, dall’arroganza, dalla sete di potere, dal fanatismo, dall’incapacità di altrettanti esseri umani. Niente di nuovo. La storia e’ piena di vicende del genere. Solo che, a differenza dei secoli passati, oggi ci sono i media, c’è la Rete, c’e’ l’informazione in tempo reale e a 360 gradi. Prima si veniva a sapere quel che accadeva solo dopo mesi e anni, coi particolari narrati in qualche libro di qualche tenace e attento osservatore. Oggi è tutto immediato. Meglio cosi’? Credo di si’, anche perche’ mi stava stretto il passato e non so cosa potra’ essere in futuro… E quel che piu’ colpisce, a parte alcune isolate e “tagliate” voci che trovano poco spazio sui media, e’ quella sorta di compattezza che le istituzioni ungheresi sembrano presentare nell’assecondare le scelte del governo in carica. Istituzioni in cui includo anche i cosiddetti servitori delle stesse: autorita’ intermedie, amministrative, fino ai poliziotti.
Fin da bambino (sono nato nel 1953), quando piano piano mi sono reso conto cosa aveva significato il nazismo, avendo avuto la fortuna di aver sviluppato un alto senso civico, quello che piu’ mi lasciava “di stucco” era come mai tanti uomini e donne avessero potuto partecipare al tentativo di affermazione di quella ideologia. E restavo attonito quando ascoltavo e mi capitava di frequentare i cosiddetti fascisti locali che, al di la’ delle macchiette che avrebbero rimpianto qualunque cosa fosse appartenuto alla loro gioventu’, non facevano tagli netti con il pensiero e la pratica dei nazisti. Leggevo libri di storia, vedevo film, ascoltavo le storie vive di chi aveva partecipato alla seconda guerra mondiale (tra cui anche mio padre) e anche alcune mitizzazioni della cosiddetta guerra partigiana su cui -forse per fortuna e intuizione- ci facevo gia’ allora la tara. La mia centralita’ era l’essere umano, con un approccio che, andando avanti col tempo, era sempre meno confessionale. Come poteva un essere umano, figlio di un padre e di una madre, nipote di nonni, marito di donne che adoravano e con cui si riproducevano, amanti della musica e del vivere cordiale, obbedire ad ordini cosi’ raccapriccianti? Certo -mi rispondevo- chi fa il soldato o il servitore dello Stato ha come prioritario scopo l’obbedire, non importa a cosa: obbedire. E quante volte l’ho sentito da parte dei soldati di questo o quell’altro esercito (non necessariamente in armi). Non era un qualche pensatore dell’antica Roma che aveva esplicitato una frase che ancora oggi (pur -per fortuna- in modo diverso) viene ancora usata: dura lex, sed lex? Ma questo non mi convinceva mai, perche’ lo associavo all’altro detto latino medievale “mors tua vita mea”, che mi evocava (e mi evoca) barbarie e incivilta’. Da qui quanto evocato nel titolo di queste righe -l’obbedienza e’ solo una virtu’?-, grazie all’applicazione del quale, da parte di uomini e donne anche coraggiosi, in Italia e non solo abbiamo raggiunto livelli di civilta’ umana e giuridica in tempi che per velocita’ la storia ci aveva insegnato essere impensabili. E di muri, a partire da quello della Cina e d quello di Berlino, ne sono caduti, anche se altri, oltre a quello ungherese, ne sono stati costruiti.
Torniamo all’Ungheria. Dover parlare di nazismo et similia non e’ opportuno, e sarebbe fuorviante. Mentre mi sembra opportuno ricordare quei principi civici e umani che ispirano noi bipedi silenti; principi che, nella mia fattispecie, mi si sono formati come ho descritto sopra e, di conseguenza, non posso non evocarli per capire il presente e pormi alcune domande. Che sono:
Ma un poliziotto ungherese, come si sente quando pattuglia le reti e i reticolati con dall’altra parte persone che chiedono aiuto? Possibile che esiste solo il senso del dovere, lo stipendio a fine mese che probabilmente servira’ anche a dar da vivere a dei pargoli? Certo, se erano rarissimi i tedeschi che a meta’ del secolo scorso avevano avuto qualcosa da ridire sul nazismo, perche’ stupirsi? Sembra non siamo serviti quasi cento anni trascorsi, con l’umano che e’ andato sulla Luna, con quasi ovunque tutti gli esseri umani che hanno uguali diritti e doveri, anche se si continua a morire di fame ed e’ sopraggiunto l’avvelenamento da incuria, distruzione e avvelenamento ambientale. Ma i poliziotti ungheresi sono li’, a qualche centinaio di chilometri nelle nostre case, il loro governo fa parte integrante dell’Unione Europea, sulla loro pelle hanno vissuto tragedie note a tutti…. eppure, indefessi, vivono la loro obbedienza come una virtu’. Forse hanno dei mal di stomaco bincredibili quando fanno le loro pattuglie di fronte ai disperati che fuggono da guerra, fame e disperazione, ma probabilmente faranno buon uso di efficaci antidolorifici (premi sugli stipendi?). Sono fatto male io? Mi manca il senso dello Stato? Sono una persona “tutto diritti” e “niente doveri”? Non lo so. Comunque provo molto, ma proprio molto disagio che, piu’ si va avanti, si trasforma in arrabbiatura per meglio esserci, per invitare a disobbedire. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Diritti fondamentali: i deputati criticano gestione migranti e austerità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2015

parlamento europeoI diritti fondamentali dei richiedenti asilo potrebbero essere violati dalle condizioni dei centri di accoglienza, dalle cosiddette “procedure di espulsione a caldo” e dalle altre misure di dissuasione, affermano i deputati in una risoluzione non vincolante approvata martedì. Il testo sottolinea anche l’impatto negativo delle misure di austerità sui diritti economici, civili, sociali e culturali.
La risoluzione non legislativa, approvata da 369 voti a favore, 291 contrari e 58 astensioni, offre un quadro generale sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea per 2013-2014.I deputati affermano che l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero mettere la solidarietà e il rispetto dei diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo al centro delle politiche migratorie dell’UE. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure obbligatorie per prevenire ulteriori tragedie in mare, aggiungono. Essi chiedono inoltre l’istituzione di un sistema di asilo comune efficace e un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri.
I deputati criticano per le procedure di rimpatrio “a caldo”, per l’accoglienza offerta ai migranti nei centri di detenzione e per gli stereotipi negativi e la disinformazione sui migranti. La risoluzione condanna anche le misure di sicurezza alle frontiere dell’UE, che ” che può giungere fino alla costruzione di muri e di sbarramenti di filo spinato” e chiede “controlli alle frontiere rispettosi dei diritti fondamentali”.I deputati deplorano il modo in cui la crisi finanziaria ed economica, insieme alle restrizioni di bilancio, hanno influenzato negativamente i diritti economici, civili, sociali e culturali.Al momento di decidere e attuare misure correttive e tagli di bilancio, le istituzioni dell’UE e gli Stati membri dovrebbero eseguire una valutazione d’impatto sui diritti fondamentali e garantire che risorse sufficienti siano messe a disposizione per salvaguardarli, dicono i deputati. Essi aggiungono che si devono garantire “livelli minimi essenziali per il godimento dei diritti civili, economici, culturali e sociali, prestando particolare attenzione ai gruppi maggiormente vulnerabili e socialmente svantaggiati”.

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Cosa fare se il negoziante non rispetta la garanzia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 ottobre 2014

massimiliano_dona6“Il venditore è responsabile di tutte quelle situazioni in cui il prodotto è difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità: a lui il consumatore si deve rivolgere per far valere la garanzia”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), rispondendo alle centinaia di segnalazioni che arrivano agli sportelli dell’associazione in materia di garanzie post-vendita. “Quando il negoziante tenta di fare il furbo -afferma Dona (segui @massidona su Twitter)- e risponde al consumatore di rivolgersi al produttore, in caso di problemi con il prodotto acquistato, è bene essere consapevoli che si tratta di una grave scorrettezza che può essere segnalata alla Polizia municipale e anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In generale, ricordiamo, che i termini per far valere i diritti di garanzia sono: due anni dalla consegna del bene e due mesi dalla scoperta per denunciare al venditore il difetto. Il consumatore ha, quindi, complessivamente 26 mesi dalla consegna (24 mesi + 2 mesi per denunciare) per far valere i suoi diritti in giudizio. E’ opportuno, dunque -prosegue l’avvocato Dona- conservare tutti i documenti che attestino la data dell’acquisto (scontrino, fattura, ecc.) e quella di consegna del bene (in caso avvenga successivamente al perfezionamento dell’acquisto). E’ un buon consiglio quello di fotocopiare gli scontrini per evitare che la carta termica nella quale sono stampati si deteriori nel tempo”.
“Ricordiamo -aggiunge l’avvocato- che i rimedi previsti dalla garanzia legale sono la riparazione o la sostituzione del bene; quando questi ‘rimedi primari’ non danno esito favorevole per il consumatore, egli potrà richiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (e cioè dovrà restituire la merce con restituzione contestuale del prezzo pagato) o la riduzione del prezzo (il consumatore potrà tenere il bene ‘difettoso’, ma con il rimborso di una parte del prezzo). Nel caso della riduzione del prezzo, l’entità della somma da restituire sarà proporzionata all’uso che sia stato fatto della cosa, valutando il singolo caso”.

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Privatizzazione Poste. Tranquilli: le torture per gli utenti continueranno

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2014

uffici postaliLo scorso venerdi’, che faremo passare alla storia come “venerdi’ nero”, buona parte degli italiani si e messa in coda alle Poste per pagare la mini-Imu e qualcos’altro, dopo che ha fatto code al Caf o agli uffici del Comune per evitare di sbagliare gli importi da pagare. Le Poste, come succede per esempio ogni volta che i pensionati devono ritirare la pensione a fine mese, sono state all’altezza del loro servizio: una schifezza! Erogato in luoghi abituali di tortura in cui gli utenti sono violentati nel rispetto di uno dei propri diritti primari, la disponibilita’ e l’uso del proprio tempo.Poste che stanno diventando una novella Iri * rispetto al servizio universale postale. E lo fanno dedicando sempre piu’ energie ai servizi finanziari, telefonici, salvataggio di Alitalia… a discapito -a nostro avviso- della qualita’ del servizio postale: corrispondenza consegnata con sempre maggiori disservizi fino allo smarrimento della stessa, uffici sempre piu’ radi e sempre piu intasati, dove, a farne le spese, sono essenzialmente i soggetti piu’ deboli -tipo anziani- che non fruiscono di molti servizi che oggi si possono utilizzare anche attraverso la Rete.I nostri governanti, invece di affrontare il problema direttamente, hanno pensato che fosse meglio solo spendere meno soldi, ed hanno lanciato la “privatizzazione” della “privatizzazione”. Cioe’ la societa’ Poste Italiane che era gia’ una Spa privata, anche se a capitale pubblico, ora vendera’ il 40% delle sue azioni: il 60% restera’ quindi saldamente nelle mani del capitale pubblico, e alla dismissione finanziaria parziale non corrispondera’ la dismissione industriale. Un’operazione che, impropriamente sbandierata come privatizzazione, e’ solo un rastrellamento di soldi. Cosa faranno di questi soldi, al momento non e’ dato saperlo, ma abbiamo profondi dubbi che potranno servire a migliorare il servizio postale: l’interesse delle Poste sembra piu’ orientato alla diversificazione della loro presenza industriale e di servizi; il loro coinvolgimento nel “salvataggio” di Alitalia e’ sintomatico: gli utili non servono a far fare meno code agli italiani, ma a rimediare
allevoragini economiche di aziende mantenute in vita solo per il prurito di politici e sindacati.Chi paga? L’utente per i disservizi e il contribuente per l’uso di soldi pubblici, ovviamente!
L’alternativa ci sarebbe, quantomeno come tentativo: la totale privatizzazione. Per vedere se il mercato possa riuscire li’ dove il non-mercato pubblico sta torturando gli utenti. Ma questo sembra impossibile nel Belpaese dei veti incrociati di questa o quell’altra corporazione.
* Iri – Istituto per la ricostruzione Industriale. Istituito nel 1933 e liquidato nel 2002, era un gruppo di circa 1.000 societa’ che ha sovrinteso alla ricostruzione industriale del Paese dopo la II guerra mondiale. Si occupava, da ente statale, di moltissimi rami dell’industria e dei servizi.

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Omofobia in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2012

Bruxelles, Parlamento europeo.I deputati discuteranno la lotta contro l’omofobia in Europa con rappresentanti del Consiglio e della Commissione e voteranno una risoluzione giovedì. Una proposta di legge UE per garantire la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dall’orientamento sessuale, l’età, la religione o la disabilità è stata approvata dal Parlamento nell’aprile del 2009, ma è da allora bloccata dal Consiglio dei Ministri. La Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (IDAHO), che ha avutoluogo il 17
maggio, mira a promuovere il rispetto dei diritti di gay e lesbiche in tutto il mondo. La commissione per le libertà civili ha tenuto un’audizione su questo tema a marzo

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Il manifesto del libero pensiero

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Rome - Italy, Vittoriano Gruppo de "Il Pe...

Rome - Italy, Vittoriano Gruppo de "Il Pensiero", Giulio Monteverde. Photo taken from Piazza Venezia. (Photo credit: Wikipedia)

Lavoratori dipendenti, disoccupati, studenti, pensionati costituiscono la maggioranza assoluta degli italiani, ma quanto valgono elettoralmente? quanto un due di briscola, ovvero niente.
Vanno solo spremuti dal fisco, dal caro vita, dalle tasse locali. E questo perché? Perché sottostanno alla logica del “divide et impera” e molti di essi si accontentano di vivacchiare all’ombra dei potentati di turno compiacendosi di qualche briciola del loro pasto.
Niente di personale, ovviamente. Si sa bene che ognuno tira l’acqua al suo mulino, ma perché questa benedetta acqua non la “tiriamo anche noi?”
Ma come fare per essere credibili? E con quali partiti? A questi cruciali interrogativi la nostra proposta diventa ardita. La possiamo formulare a dispetto degli sbarramenti che si prevedono con la prossima legge elettorale se riusciamo ad essere uniti votando i movimenti che si riconoscono in questo manifesto non per fini ideologici ma in nome del diritto alla vita e a vivere.
Sono inscindibili. Se noi riconosciamo il diritto alla vita dobbiamo al tempo stesso considerare quel che ne segue: la tutela in tutti i nostri passaggi esistenziali: l’assistenza sanitaria, l’istruzione, il lavoro, la difesa delle categorie disagiate, per un tetto sotto cui ripararsi, il cibo per alimentarsi e la sicurezza ambientale e personale.
Una vita, quindi, che si deve spendere per la comunità e che la comunità ricambia con servizi considerati primari. Perché non è accettabile che il 20% degli abitanti possa beneficiare del 70% delle risorse mondiale mentre il restante 80% deve accontentarsi del 30%.
E’ questa la vera sfida che ci distingue e che sarebbe normale e scontata se non vi fossero i soliti approfittatori, speculatori, avidi e perversi che fanno del bene comune un bene ad personam ovvero esclusivo. Non crediamo più alle logiche partitiche che si assegnano ruoli di destra, di centro e di sinistra. Esistono, in realtà solo due linee di tendenza: tra chi ha e chi è.
E su questo ci giochiamo la partita del nostro essere. Se saremo in tanti, se diventiamo maggioranza potremo garantire sia la nostra scelta sia quella degli altri perché il diritto alla vita e al vivere appartiene a tutti. Sono gli altri che non ci credono. Sono gli altri che devono cedere il passo alla ragione.
(Il coordinatore dei promotori del Manifesto Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Occupazione giovanile

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Crotone railway station

Crotone railway station (Photo credit: Wikipedia)

Gli under 40 hanno pagato il prezzo più alto della crisi. Tra il 2008 e il 2011 i lavoratori con meno di 40 anni sono diminuiti dell’11,4%, facendo mancare all’appello 1.233.500 occupati. Contemporaneamente i lavoratori con più di 40 anni sono aumentati del 5,2%, pari a 663.700 unità. Ma sono le imprese più piccole a pagare il conto più salato: per quelle con meno di 50 addetti il costo del lavoro ammonta a 173,2 miliardi di euro ed è pari al 51,6% del valore aggiunto. Tra il 2003 e il 2009 l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto creato dalle imprese fino a 50 addetti è aumentato del 10,7%, passando dal 40,8% al 51,6%. Nello stesso arco di tempo, per le imprese medio-grandi l’incremento è stato inferiore (+6,6%). La grande recessione ha colpito anche l’imprenditoria giovanile. Tra il 2007 e il 2011 si registra una diminuzione del 17,1% di imprenditori italiani under 40, pari a 387.400 unità in meno. Nel nostro Paese la diminuzione è più accentuata rispetto al calo medio del 14,7% di giovani imprenditori verificatosi nell’Unione europea Nonostante questa flessione, l’Italia rimane sul gradino più alto del podio europeo per numero di imprenditori e di lavoratori autonomi tra i 15 e i 39 anni: sono 1.872.500 e staccano nettamente il Regno Unito che ne conta 1.303.700, la Polonia che ne conta 1.127.300 e la Germania che arriva a contarne 1.055.900. Nel nostro Paese, quindi, il 19,6% dei giovani occupati under 40 lavora in proprio, una percentuale quasi doppia rispetto al 10,3% della media europea.(Confartigianato imprese Crotone)

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Convivere nel rispetto e nella sicurezza per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2011

I tragici fatti di Firenze, con l’assassinio di due senegalesi e il ferimento di altri tre, e pochi giorni prima quelli di Torino, dove un campo Rom è stato incendiato dalla folla, segnalano che la crisi italiana non é solo economica, ma più profonda. La tenuta stessa della nostra società è a rischio. La Comunità di Sant’Egidio esprime la sua partecipazione e il suo dolore alle vittime di questi fatti criminali, condanna questi gesti e richiama tutti gli italiani a un maggior senso di responsabilità. E’ urgente una riflessione sulla qualità del nostro tessuto sociale, così come una reazione forte e condivisa a questa violenza assurda e razzista. Italiani, immigrati e Rom: siamo tutti nello stesso Paese e legati a un comune destino. Ogni spirito di cieco antagonismo è distruttivo e sterile e mina le basi stesse della comunità nazionale. Non si pensi che in questo momento difficile la ricerca del capro espiatorio possa essere una soluzione: ci si salva solo insieme. Razzismo e antigitanismo sono malattie che deturpano l’immagine dell’Italia e la rendono più brutta e più invivibile per tutti. L’immagine di una folla urlante e insensata che brucia un campo di Rom, fa tornare in mente tempi bui della nostra storia che portarono solo dolore e distruzione.Ciò di cui ha bisogno il nostro Paese è di una nuova cultura del dialogo, non del disprezzo. Nessuno deve cedere alla rabbia, allo spirito di vendetta o a ulteriore violenza. Occorre soprattutto una rinuncia totale alla violenza verbale: troppo spesso in questi ultimi anni le parole hanno contribuito a creare quella cultura del disprezzo che ha prodotto l’attuale clima sociale contaminato e pesante. In questo momento di grave crisi del Paese la presenza dei cittadini stranieri in Italia è fondamentale: essi partecipano pienamente allo sviluppo economico e lo sostengono. Le comunità straniere in Italia sono laboriose e impegnate ad integrarsi nel tessuto sociale, non solo con il lavoro, ma con il loro contributo umano, culturale e di valori. La Comunità di Sant’Egidio rinnova il proprio impegno per un dialogo costruttivo e pacificatore, e rivolge un appello affinché si realizzi nel nostro Paese una cultura del vivere insieme, nel rispetto e nella sicurezza per tutti.

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La geometria del viaggio

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2011

Esperto di marketing del food & beverage e giornalista enogastronomico, Piero Valdiserra dà alle stampe il suo nuovo libro: “La geometria del viaggio” (Este Edition, 48 pagine, 7 euro). Il testo concentra l’attenzione del lettore sul viaggio e sul viaggiare, in senso letterale ma anche traslato; e lo fa ricorrendo alla metafora della geometria. Come può venire in mente di scrivere una geometria del viaggio? “Da tanto tempo sono solito viaggiare per piacere e per diletto – sono le parole dell’autore – Ho un grande rispetto per l’attività del viaggiare, e per tutto ciò che vi si riferisce. Quel che non mi convince è sentire tante persone che parlano dei viaggi con superficialità, con approssimazione, per sentito dire, anche quando viaggiano spesso. Mentre i viaggi, il viaggiare, sono un’occupazione – oltre che bella – profonda, ricca, molteplice. Questa geometria del viaggio offre un aiuto a cogliere la meravigliosa molteplicità dell’itinerare, in tutti i sensi”. Scritto nella forma desueta del libello breve, e con una patina linguistica volutamente rétro, il testo è suddiviso in 43 “capi” (non capitoli), nei quali l’argomento viene esplorato nelle sue implicazioni fisiche, concettuali ed emozionali. Non mancano ovviamente i rimandi all’enogastronomia, tanto cara all’autore. Una scelta bibliografia ragionata chiude lo scritto. Piero Valdiserra è nato a Bologna nel 1957. Nella sua città ha fatto studi classici e si è laureato in Scienze Politiche. Ha poi conseguito il Master in Business Administration presso l’Università Bocconi di Milano. La sua esperienza professionale si è svolta interamente nel settore del marketing, nel quale ha operato per aziende del largo consumo, dei beni industriali e dei servizi. Dal 1998 è Direttore Marketing e Relazioni Esterne della Rinaldi Holding, uno dei maggiori gruppi italiani del beverage alcolico. Nel suo trentennale percorso professionale, ha acquisito competenze anche come ricercatore economico, come consulente di direzione, come formatore e come responsabile di uffici stampa.
Giornalista, sommelier, membro di diverse associazioni professionali e gastronomiche, Piero Valdiserra ha pubblicato nel 2007 il libro “50 calici di un bevitore curioso”, e nel 2010 ha curato per ASCOM Bologna il volume “Bologna la Grassa Bologna la Magra – Le Isole dei Sapori” (con Giulio Biasion).

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Università: studenti meritano rispetto

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2011

010212 C Colombo Regione Lazio

Image via Wikipedia

“Gli studenti meritano rispetto e la Regione Lazio deve fare la sua parte nel Diritto allo Studio universitario, che continua a fare buchi da tutte le parti. La Polverini e la sua giunta devono intervenire immediatamente per superare le reali criticità del corpo studentesco”. Con queste parole Matteo Guidoni – rappresentante degli studenti di Azione Universitaria all’Adisu Roma Tre – lancia un chiaro allarme sulla gestione inefficace del settore da parte dell’amministrazione regionale. “Il diritto allo studio – continua Guidoni – è una tematica centrale della vita universitaria e dalla Regione ci aspettiamo politiche serie ed efficaci, che mostrino una effettiva intenzione di invertire la rotta, dopo anni di immobilismo delle giunte di centro-sinistra. Alle deludenti nomine che hanno visto riconfermare i vertici nominati dalla giunta Marrazzo si aggiunge il ritardo ormai lungo più di un anno per la costituzione delle Adisu collegate agli Atenei pubblici della Regione che paralizza le attività, dalla gestione al controllo, fino alla proposta e alla vigilanza, rischia di essere un manifesto di un’inerzia dell’amministrazione nei confronti delle esigenze del corpo studentesco. Ad oggi non abbiamo avuto ancora risposte serie e concrete, ma manteniamo viva la speranza di ottenere un tempestivo segnale di discontinuità rispetto al passato”. Il Diritto allo studio – conclude Guidoni – sarà oggetto della prossima riforma da parte del Ministero dell’Università e gli studenti si aspettano davvero una struttura organizzativa nuova che faccia del merito, della trasparenza, dell’efficienza e della qualità, le sue migliori caratteristiche. L’immobilismo, unito alla scarsa sensibilità delle istituzioni verso un tema così delicato, non lascia presagire nulla di buono, insinuando il dubbio che ancora una volta gli studenti debbano pagare strategie e dinamiche politiche alle quali sono totalmente estranei, ma che provocano pericolosi ritardi ed inefficienze da pagare, però, sulla propria pelle”.

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The Economist in edicola

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Questa settimana segnalo nella sezione Leaders: La copertina si dedica all’ultimo volo della navetta spaziale, previsto per l’8 luglio, che segna la fine del programma spaziale americano. Questo non significa che l’uomo smetterà di avventurarsi nello spazio, ma sarà sempre più utilizzato lo spazio “interno”, grazie all’utilizzo di satelliti, rispetto a quello esterno. La corsa allo spazio è sempre stato simbolo distintivo della guerra fredda tra America e Russia, putroppo gli alti costi hanno portato questo sogno a sbiadirsi sempre più. Oggi c’è chi sostiene che la Cina o l’India possano prendere il testimone: The end of the Space Age – Inner space is useful. Outer space is history
L ‘articolo sulla necessità di intensificare, in Libia, la pressione nei confronti di Muammar Queddafi: Keep calm, keep going -The world must intensify the pressure against Muammar Qaddafi and help plan for the future
In questa sezione e nella sezione Europe ad essere analizzato è il tema della Grecia. Nei Leaders il nuovo piano per tagliare il debito della Grecia sembra destinata a fallire: The abuses of austerity – A new plan to cut Greece’s debt looks doomed to fail, mentre la sezione Europe titola: What have we become? – Some Greeks are angry about their paralysed, corrupt country. Others just want the good times to come back
L’articolo sulla Cina e sul suo interesse per gli investimenti in Europa, le conseguenze sono sia un cambiamento enorme nella bilancia del potere, e con esso come sempre, un rischio. Le opportunità però sembrano maggiori rispetto ai pericoli, e così l’Europa sta dando il benvenuto alla Cina, mentre l’America vi lotta contro: Welcome, bienvenue, willkommen -America needs to worry about the contrast between its attitude to China and Europe’s Mentre nella sezione Europe:
• L’articolo sull’entrata in politica di Mikhail Prokhorov, oligarca miliardario: A rich man’s game – Why is Russia’s third – wealthiest man entering politics?
• L’articolo sulla politica francese: Down, but far from out – The French president may be unpopular, but don’t write him off
• L’articolo sulla situazione turca dopo le elezioni, nulla è cambiato: Business as usual – It has not taken long for rancour to return to Turkish politics
• La rubrica Charlemagne: The sevenyearly war – There will be much blood and tears over the EU budget, but little will change. What a waste
Editor’s highlights
This week we look ahead to the last flight of the space shuttle, which is due on July 8th. It marks, we reckon, the end of the Space Age. Not that humanity is going to stop using space: inner space will increasingly be packed with satellites. But the dream of venturing ever further into outer space has faded. The space race between America and Russia was the product of the cold war, and the high costs and limited benefits have discouraged those countries from crossing the final frontier. It is possible that China and India may take up the baton; but we suspect that humanity will never recover its enthusiasm for space exploration Also in this week’s issue : China abroad: Red carpet in Europe, red mist in America Greece: Why the austerity plan is doomed Syria: Assad’s regime totters Who’s overheating: Our analysis of emerging markets Business books: Our new quarterly review appears (Beatrice Mozzi)

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