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Le implicazioni del risultato del Referendum italiano sui titoli bancari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

banche americaneLa reazione dei mercati finanziari all’esito del referendum italiano è stata relativamente limitata fino ad ora. Pensiamo che questo impatto contenuto sia il riflesso del posizionamento pre-voto. Se da un lato i mercati non avevano probabilmente prezzato una vittoria così netta del “No”, cosi’ come le dimissioni di Renzi, dall’altro avevano identificato come materialmente possibile un rifiuto delle proposte referendarie. Gli elevati premi di rischio sugli spread dei titoli italiani sono stati evidenti, mentre il valore dell’euro e dei titoli bancari italiani si è dimezzato rispetto all’inizio dell’anno.Nel breve termine, è probabile che i mercati focalizzeranno l’attenzione sulla composizione e, allo stesso tempo, sulla credibilità economica di qualsiasi altro nuovo governo. Allo stesso tempo, ci aspettiamo che l’attuale coalizione dell’Esecutivo continui a governare, dal momento che questa può vantare la maggioranza in entrambe le Camere. Tuttavia, è possibile che il suo mandato sia di natura tecnocratica ed è probabile che il processo di ricapitalizzazione bancaria diventi la priorità assoluta prima delle elezioni generali del 2018. Un simile scenario si rivelerebbe relativamente positivo per i mercati finanziari, in quanto garantirebbe una certa continuità, limitando la principale fonte di rischio sistemico per l’Italia (rappresentata dalle banche).Detto questo, la probabilità di elezioni anticipate è certamente aumentata. Un potenziale voto però implica uno scenario più preoccupante, dal momento che solleva la possibilità di un Governo di estrema destra e mette in pericolo sia le ricapitalizzazioni bancarie sia, più in generale, il rapporto dell’Italia con l’Eurozona. Sebbene non sia lo scenario da noi ipotizzato, questo rimane un significativo rischio. Restiamo scettici rispetto all’ipotesi di un’uscita dell’Italia dall’UE sotto un governo di estrema destra; tuttavia qualsiasi ritardo e/o fallimento del processo di ricapitalizzazione delle banche potrebbe rappresentare una fonte di preoccupazione non poco rilevante.Per quanto riguarda le banche, la nostra opinione è che a rappresentare una minaccia sistemica a livello globale siano solo pochi istituti di credito. Mentre al momento il processo di ricapitalizzazione del Monte de Paschi sembra essersi arenato, la ricaduta globale di un mancato accordo sarebbe comunque limitata. In realtà, alcuni obbligazionisti potranno rimanerne colpiti, ma il problema ha una dimensione locale. Maggiori preoccupazioni potrebbero invece emergere in relazione alla situazione in cui versa Unicredit. Mentre gli spread dei CDS si sono allargati, la probabilità di un incidente di natura finanziaria rimane bassa. Il Governo e le principali istituzioni sono ben consapevoli del ruolo rivestito da Unicredit e la banca ha già iniziato a cedere asset per poter raccogliere più capitale.In definitiva, riteniamo che il referendum sia una tempesta che impatta a livello locale e non un evento di rilevanza mondiale. Tuttavia, monitoreremo la situazione in attesa di qualsiasi segnale tale da anticipare eventuali elezioni generali o un ulteriore deterioramento sistemico delle istituzioni finanziarie. (A cura del team Multi-Asset di Henderson Global Investors)

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Referendum fallito? Un’analisi impietosa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

referendumIl referendum anti-trivelle è stato un flop, avendo portato alle urne meno del 32 per cento degli elettori, ben al di sotto del quorum del 50 per cento. Di chi è la colpa? Il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva invitato all’astensione, come già avevano fatto in passato molti suoi predecessori. Da un’analisi superficiale, potremmo limitarci ad attribuirgli la colpa della bassa affluenza – implicitamente riconoscendogli la capacità di convincere la stragrande maggioranza degli aventi diritto a rimanere a casa.
Ma l’oggetto del quesito abrogativo era proprio una norma promossa dal Governo, e visto il perverso meccanismo costituzionale del quorum – previsto proprio dalla “Costituzione piu’ bella del mondo” – il fronte del “no” partiva come sempre in vantaggio. Gli ultimi decenni dimostrano come scoraggiare l’affluenza sia il modo più efficace per contrastare un referendum abrogativo. Non sorprende quindi che il Governo e un partito, per difendere una propria norma, si avvalga del quorum per sconfiggere i promotori, come hanno sempre fatto tutti da trent’anni a questa parte. Pretendere altrimenti è ormai un’illusione civica, e l’unico modo per ottenere che i “si'” e i “no” si confrontino alla pari è abolire il quorum: chi vota decide, chi non vota tace e subisce la decisione.
Di fronte a questo scenario, che in passato non ha sempre impedito il raggiungimento del quorum, i fautori del “si'” avrebbero dovuto rimanere sul merito, invitando gli elettori a recarsi al voto per esprimere un voto consapevole, bombardandoli di informazioni. Ma pur dichiarandosi paladini dell’istituto referendario (quasi tutti lo sono a fasi alterne), hanno deciso di svilirlo ancor più di quanto potesse fare Renzi invitando all’astensione. Hanno voluto trasformare il voto, anche il solo andare a votare, in un “no” a Renzi. Come con l’antiberlusconismo, l’antirenzismo ha prevalso su ogni ragione di merito. Si votava contro Renzi e i suoi seguaci, si votava contro il Governo, si votava per “lanciare un messaggio” e “riprendersi l’Italia”. Dal comunista al fascista, dal populista fino al democristiano, l’armata antirenziana si è unita per un malcelato tentativo di spallata al Governo. Sono volate denunce, ricorsi, inchieste, interecettazioni, insomma tutto l’arsenale della caciara politica italiana da decenni. Come altro poteva finire se non con il fallimento del referendum? Il voto è stato visto come l’ennesimo scontro tra ragioni estranee al merito. Ieri, mentre mettevo la crocetta sulla scheda, non riuscivo a non essere deluso soprattutto da chi aveva voluto trasformare quel mio incerto e faticoso “si'” nel merito, in un voto contro qualcosa e qualcuno. Per la prima volta in vita mia sono stato tentato di astenermi deliberatamente, perché non avevo idea di quale significato sarebbe stato attribuito al mio voto. Fra un po’ leggerò i giornali e forse lo capirò. Ecco come muore il referendum. (Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc)

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Hotels.com: prezzi degli hotel in crescita nella prima metà del 2015

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

hotel italianoMILANO.Secondo l’Hotel Price Index™ (HPI™) di Hotels.com™ per la prima volta i prezzi degli hotel pagati dai viaggiatori in tre regioni del mondo hanno superato i livelli del periodo che ha preceduto la crisi economica nel 2008/2009: l’America del Nord, i Caraibi e l’America Latina hanno segnato un nuovo record, nonostante la crescita registrata a livello globale sia stata solo dell’1%. Un numero crescente di viaggiatori, un potere di spesa maggiore nelle aree chiave e le forti fluttuazioni monetarie hanno contribuito a raggiungere questo risultato.
L’HPI è l’analisi condotta regolarmente sui prezzi degli hotel nelle principali mete di viaggio di tutto il mondo che monitora i movimenti dei prezzi che i clienti effettivamente pagano* per i propri soggiorni, fornendo autorevoli motivazioni che sono alla base di questi cambiamenti. I dati derivano dalle prenotazioni effettuate sul vasto numero di hotel disponibili sui siti mondiali di Hotels.com.
Sulla scia della crescita globale, anche i prezzi degli hotel in Italia hanno subito un rialzo del 4%. Nei primi sei mesi del 2015, i viaggiatori nazionali ed internazionali che hanno soggiornato negli alberghi italiani hanno infatti speso in media €134 per camera a notte, anche se emergono notevoli differenze tra le città prese in esame dall’analisi. Delle 49 destinazioni incluse nell’analisi, 36 hanno visto un aumento dei prezzi, 1 è rimasta stabile e 12 hanno fatto registrare un decremento delle tariffe pagate dagli ospiti.
Il maggiore aumento percentuale dei prezzi degli hotel è stato registrato, secondo l’HPI, a Milano, dove le tariffe medie pagate dai viaggiatori per una notte sono passate da €131 nei primi sei mesi del 2014 ai €153 nei primi sei mesi del 2015, un incremento del 17%. Nel capoluogo lombardo a maggio 2015 si è svolta l’inaugurazione di Expo 2015, l’esposizione universale che si svolge, fino a fine ottobre, proprio nella città meneghina. Seguono Ravello e Torino, dove i prezzi medi pagati dai viaggiatori sono aumentati rispettivamente del 16% e dell’11%, passando rispettivamente a €220 e €106 per camera a notte. Ravello, infatti, continua ad essere una delle località più gettonate della Costiera Amalfitana, mentre Torino è stata scelta come Capitale Europea dello Sport 2015, oltre ad aver aperto al pubblico l’esposizione della Sacra Sindone dal 19 aprile al 24 giugno presso il Duomo.
I cali più significativi si sono invece verificati a Parma, dove i prezzi sono scesi dell’8%; i viaggiatori hanno pagato in media €89 a notte per un soggiorno nella città emiliana. Segue a ruota Bellagio che, nonostante sia tra le città dove i viaggiatori hanno pagato di più, ha registrato un decremento del 6%, portando la spesa media a €191 a notte. Le tariffe sono scese del 4% a Viareggio, Verona e Garda. La città toscana ha consentito agli ospiti di pagare mediamente €133 a notte, mentre per una camera nelle due località venete, i viaggiatori hanno pagato rispettivamente €130 e €127 per camera a notte.
Le prime posizioni della classifica di Hotels.com sono occupate dalle località della Costiera Amalfitana, considerate da sempre tra le destinazioni più esclusive d’Italia, dove le tariffe pagate dai viaggiatori hanno superato i €200 per camera a notte. Positano è la destinazione dove i viaggiatori hanno pagato di più tra le destinazioni incluse nell’analisi nei primi sei mesi del 2015, una media di €243 a notte, in seguito ad un aumento dell’11% dei prezzi. Segue a ruota Capri, che con un rialzo del 7% occupa la seconda posizione, portando la spesa media fino a €235 a notte. A Ravello i viaggiatori hanno pagato mediamente €220 per camera a notte, in seguito ad un aumento dei prezzi del 16% rispetto ai primi sei mesi del 2014.
Chiudono la Top 5 Amalfi e Bellagio. L’altra perla della Costiera Amalfitana nota per le sue acque cristalline, dopo un aumento del 10% delle tariffe, ha portato i viaggiatori a soggiornare ad una tariffa media di €199 per camera a notte, distaccandosi di poco da Bellagio. La località del lago di Como, nonostante un decremento dei prezzi del 6%, si posiziona tra le città dove gli ospiti hanno pagato di più, consentendo di pernottare ad un costo medio di €191.

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Si chiude con un’ottima affluenza di pubblico la decima edizione del Festival delle Scienze dedicata all’Ignoto, un tema che ha suscitato l’interesse di 20 mila persone

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 gennaio 2015

festival delle scienzeRoma, 25 gennaio 2015. Oltre 20.000 presenze in quattro giorni e tanti incontri sold out: si chiude oggi con un nuovo successo la decima edizione del Festival delle Scienze all’Auditorium Parco della Musica.
Carlo Fuortes, Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, esprime grande soddisfazione: «Dieci edizioni fanno del Festival delle Scienze l’evento meritatamente più longevo dell’Auditorium. Una volta di più la sua formula ha conquistato il nostro pubblico che ha potuto condividere il piacere della conoscenza scientifica con grandi scienziati capaci di divulgare contenuti complessi in maniera semplice. L’undicesima edizione – programmata dal 21 al 24 gennaio 2016 con tema Il Cambiamento – si prefigura come una nuova e affascinante occasione per comprendere alcune delle sfide che la scienza sta affrontando per trasformare la crisi sistemica in opportunità di crescita».
Prodotto dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura, e la direzione scientifica di Vittorio Bo e Jacopo Romoli, il Festival è stato un’avventura tra lectio magistralis, incontri, dibattiti, eventi per le scuole, exhibit, spettacoli, con grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale che si sono confrontati sul tema dell’ignoto. Perché «Per la scienza non esistono “certezze assolute”» e proprio per questo «essa è il migliore strumento che abbiamo per raggiungere quanto di più certo è concesso a noi creature mortali», ha spiegato Carlo Rovelli durante la sua affollatissima lectio magistralis, che ha registrato il tutto esaurito.
Sold out anche la lectio magistralis del filosofo della New School for Social Research Simon Critchley sul pericolo delle certezze (introdotta Antonio Pascale), il dialogo tra il cosmologo John Barrow, professore di Scienze Matematiche a Cambridge, e Caleb Scharf, direttore del Centro di Astrobiologia della Columbia University, introdotti da Amedeo Balbi, su Cosa ancora non conosciamo e forse non potremmo mai conoscere nell’universo e la presentazione del libro Particelle familiari di Marco Delmastro, fisico del CERN. Al completo anche gli spettacoli Quello che non so, a cura INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha condotto il pubblico in un viaggio alla scoperta di alcuni dei misteri più affascinanti della ricerca contemporanea (a cui ha partecipato in collegamento video di Fabiola Gianotti) e Natura non facit saltus, scientia facit di e con Giovanni Bignami prodotto da Media INAF, dedicato alla costanza dell’evoluzione e ai repentini balzi avanti della conoscenza.
Molto affollate anche le lectio magistralis del grande matematico Marcus du Sautoy dell’Università di Oxford su Numeri e incertezza (introdotto da Claudio Bartocci) e di Melissa Franklin, direttrice del dipartimento di Fisica di Harvard, che ha condotto gli spettatori attraverso La misura dell’incertezza e l’incertezza della misura (introdotta da Mauro Dorato).
Sala piena e pubblico attento e motivato per la conferenza dello scrittore e accademico inglese Dylan Evans su Risk intelligence. Come calcoliamo (male) l’incerto (introdotto da Simona Morini) e per l’intervento di Peter Ludlow, professore di Filosofia alla Northwestern University sulla Guerra per la conoscenza (introdotto da Fabio Chiusi). Sala colma anche per il dialogo tra il paleontologo e biologo evoluzionista dell’Università del Kansas Bruce Lieberman e Telmo Pievani, esperto di teoria dell’evoluzione dell’Università di Padova, che si sono confrontati su Il caso e l’incertezza nell’evoluzione della vita.
Numerose le prenotazioni per gli appuntamenti conclusivi di oggi: la lectio di Angelika Kratzer, docente al Dipartimento di Linguistica all’Università del Massachussets, che affronta alle 17 il tema del linguaggio dell’incertezza (introdotta da Paolo Santorio), Mangiocomeparlo, la lezione di cucina di Carmelo Chiaramonte in programma alle 18.30 e il dialogo su (In)certezze su libertà e responsabilità tra i filosofi Erin Kelly e, in collegamento Skype, Daniel Dennett della Tufts University (introdotti da Mario De Caro) che chiuderà stasera alle 19 il Festival.
Molto apprezzati anche gli altri appuntamenti del Festival: il concerto Mare Ignotum. La paura della paura, con la partecipazione di Maurizio Ferraris e interpretato da Patrizia Polia e dall’orchestra PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) a cura di Oscar Pizzo, i dialoghi tra Jeff Leek, professore associato di Biostatistica e Oncologia alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, e David Hand, professore di Matematica all’Imperial College di Londra su come Calcolare l’incertezza con precisione, e quello tra Stuart Firestein, direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche della Columbia University, e Achille Varzi, professore di Filosofia alla Columbia University (introdotti da Matteo Morganti) su Ignoranza e conoscenza.
Grande successo anche per la serie di iniziative dedicate alle scuole, patrocinate da Roma Capitale – Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità: il laboratorio didattico Chi ha paura del buio?, a cura di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Roma, dove i ragazzi delle scuole elementari e medie hanno potuto fare nuove scoperte in compagnia degli scienziati di INAF – Osservatorio Astronomico di Roma. Gli studenti delle superiori hanno invece potuto assistere alla conferenza e proiezione Prossimamente… la scienza (a cura di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica e RAI Educational). Dedicato ai ragazzi delle scuole medie anche un laboratorio di giornalismo a cura di Agenzia Ansa in cui è stato possibile seguire tutte le fasi della lavorazione di una notizia.
Apprezzati anche gli exhibit nei foyer: Indovina che?, un grande gioco in cui il pubblico si è divertito a indovinare i volti dei protagonisti del Festival, e Tutto quello che non so, un dizionario interattivo dell’ignoto per esplorare contenuti sconosciuti (a cura di Davide Coero Borga, dmostra | la scienza prende forma). Grande successo anche per Meet LHC, piccola mostra dedicata ai 60 anni del CERN e al contributo italiano ai suoi successi, in cui si è potuto ripercorrere la storia dell’LHC, il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato (a cura di INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).
Anche quest’anno il Festival è stato trasmesso in diretta dall’Auditorium da Radio3 Scienza, il quotidiano scientifico della terza rete, con interviste ai protagonisti della manifestazione. L’audio delle conferenze sarà presto disponibile in podcast sul sito http://www.auditorium.com .
(festival scienze)

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Fibrillazione atriale sottoposta a cardioversione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 settembre 2014

cuore• X-VeRT è il primo studio prospettico su un nuovo anticoagulante orale, in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a cardioversione;
• X-VeRT fornisce informazioni importanti sull’utilità e i vantaggi pratici di rivaroxaban nella cardioversione immediata e ritardata, rispetto agli antagonisti della vitamina K;
• X-VeRT fa parte del vasto programma di valutazione di rivaroxaban in corso su oltre 275.000 pazienti, tra studi clinici e real life.
Tag consigliati: rivaroxaban; studio X-VeRT; Riccardo Cappato; fibrillazione atriale; cardioversione. Bayer HealthCare ha annunciato oggi i risultati dello studio X-VeRT, che dimostrano come rivaroxaban in monosomministrazione giornaliera è un’alternativa efficace e ben tollerata nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) non-valvolare sottoposti a cardioversione, rispetto agli antagonisti della vitamina K (AVK), come il warfarin che richiedono invece aggiustamenti di dosaggio.
X-VeRT, il primo trial prospettico su un nuovo anticoagulante orale, ha mostrato che, a differenza degli antagonisti della vitamina K, rivaroxaban comporta una riduzione del 50% del rischio di eventi cardiovascolari per l’endpoint primario di efficacia, che comprende: ictus, attacco ischemico transitorio, embolia periferica, infarto del miocardio e morte cardiovascolare, con un rischio inferiore di emorragia maggiore del 24% per l’endpoint primario di sicurezza.
Il vantaggio pratico dell’impiego di rivaroxaban è stato dimostrato dal minor tempo di attesa prima di procedere alla cardioversione rispetto agli antagonisti della vitamina K.Lo studio è stato disegnato per confermare i risultati ottenuti nello studio ROCKET AF, ma con scarsa potenza statistica, nei pazienti sottoposti a cardioversione. Questi risultati sono stati presentati oggi nella Sessione Hot Line dell’ESC Congress 2014 e pubblicati contemporaneamente sull’European Heart Journal.La cardioversione è una procedura, che viene praticata comunemente in pazienti con fibrillazione atriale, per ripristinare il ritmo sinusale. Senza adeguata terapia anticoagulante i pazienti sottoposti all’intervento rischiano complicanze tromboemboliche, con percentuali di rischio di ictus del 5-7%. Le attuali Linee Guida raccomandano almeno tre settimane di scoagulazione efficace con antagonisti della vitamina K (INR fra 2.0 e 3.0) prima della cardioversione (o un tempo inferiore se l’ecocardiografia transesofagea non ha evidenziato la presenza di trombi nell’atrio sinistro o nell’auricola sinistra) e quattro settimane di terapia anticoagulante orale dopo la procedura. Spesso, però, la cardioversione deve essere annullata o posticipata per l’instabilità dei valori di INR. E’ evidente, pertanto, la necessità di una terapia anticoagulante costantemente efficace, per prevenire la formazione di trombi che ne mettono a rischio la vita, prima, durante e dopo l’intervento.
“Sino ad ora mancavano risultati clinici specifici che guidassero i medici nell’impiego pratico dei nuovi anticoagulanti orali in pazienti con fibrillazione atriale per i quali è prevista una cardioversione” ha commentato il Dottor Riccardo Cappato del Centro di Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia dell’Università di Milano, IRCCS Policlinico San Donato, di San Donato Milanese e Co-Principal Investigator dello studio X-VeRT. “I risultati dello studio X-VeRT indicano che rivaroxaban in monosomministrazione giornaliera è in grado di offrire ai pazienti con fibrillazione atriale un’efficace protezione antitrombotica prima, durante e dopo la procedura di cardioversione, riducendo il rischio di instabilità della scoagulazione e consentendo interventi elettivi di cardioversione tempestivi”.“Questi importanti risultati contribuiscono ad aumentare le nostre conoscenze sull’utilità clinica di rivaroxaban in differenti contesti e popolazioni di pazienti” ha commentato il Dottor Michael Devoy, Membro del Comitato Esecutivo e Chief Medical Officer di Bayer HealthCare. “X-VeRT è uno studio importante del nostro esteso programma di trial clinici e fa parte dell’impegno di Bayer per un impiego responsabile delle terapie”.
Lo studio X-VeRT contribuisce alla estesa valutazione di rivaroxaban attualmente in corso, che comprenderà oltre 275.000 pazienti tra studi clinici e real life.

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Quinto Rapporto Nazionale Auser su Enti Locali e Terzo Settore

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Servizi sociali

Servizi sociali (Photo credit: Wikipedia)

(Centro Maderna) Organici comunali ridimensionati a vantaggio degli affidamenti esterni; aumento dei carichi di lavoro per gli addetti; forte coinvolgimento delle associazioni nell’erogazione dei servizi sociali. Questi sono alcuni dei risultati che emergono dalla “Quinta rilevazione nazionale sul rapporto fra Enti Locali e Terzo Settore” promossa dall’Auser e presentata a Roma il 17 aprile 2012, mostrano un welfare locale sempre meno pubblico, sempre meno comunale. Il V Rapporto Auser, scatta una chiara fotografia sulle modalità di gestione dei servizi socio-assistenziali da parte dei comuni e la realtà che emerge non è delle migliori, con il personale ridotto – diminuito del 6,6% negli ultimi 3 anni – e con una carico di richieste che si riversa sempre più sulle spalle del terzo settore. Gli interventi sociali realizzati da Auser soddisfano una domanda sociale in forte crescita, in genere non coperta dalle istituzioni pubbliche locali preposte; si tratta di una domanda variegata, al cui interno si intrecciano le necessità collegate alla povertà (soprattutto nelle grandi città del Nord, dove emerge la fragilità economica e relazionale delle donne vedove, sole e molto anziane), bisogni socio-sanitari collegati alle condizioni di non autosufficienza e di parziale non autosufficienza degli anziani, bisogni di compagnia, socialità e di “benessere”, le necessità di spostamento nel territorio. In particolare, la richiesta di servizi di mobilità e collegati ai trasporti è ormai un fenomeno in forte crescita, collegato non solo alla necessità, da parte degli anziani, di raggiungere uffici pubblici e presidi ospedalieri e ambulatoriali, ma anche al desiderio, espresso da una quota rilevante di utenti ultrasettantacinquenni soli, di spostarsi nel territorio per svolgere attività sociali e in modo particolare relazionali, e sbrigare in modo autonomo pratiche d’ufficio. In definitiva, le attività convenzionate svolte da Auser rispondono a un “nuova” domanda sociale espressa dagli anziani, che si indirizza verso l’uso “attivo” del territorio; domanda che può essere soddisfatta sempre meno attraverso il ricorso alla istituzionalizzazione, al contrario, richiede il potenziamento del sistema dei servizi reali e la creazione di nuove opportunità (integrazione sociale, promozione del benessere, invecchiamento ) nelle comunità locali.

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La vitamina D solare aumenta il livello di testosterone nell’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2012

chemical structure of testosterone

Image via Wikipedia

Veldhoven Una produzione sufficientemente elevata di vitamina D da parte del corpo umano maschile ha effetti positivi sui livelli di testosterone. È il risultato di uno studio svolto dall’Università di medicina di Graz. Secondo la ricerca, gli uomini con un livello di vitamina D di almeno 30 nanogrammi per millilitro di sangue possono contare su valori di testosterone superiori rispetto a uomini il cui livello di vitamina D è inferiore. Lo studio dimostra inoltre che il valore medio dell’ormone sessuale maschile più importante è soggetto nel corso dell’anno alle stesse oscillazioni del livello di vitamina D. Entrambi i valori iniziano a diminuire da ottobre, con l’inizio del periodo invernale, e raggiungono il livello più basso a marzo. Ad Brand, il portavoce del Sunlight Research Forum (SRF), spiega che “gli uomini che fanno in modo che la produzione di vitamina D del loro corpo sia quantomeno sufficiente favoriscono la produzione di testosterone, e questo va a vantaggio, tra le altre cose, anche della loro libido”. Brand prosegue affermando che la diminuzione dei valori di vitamina D in inverno dipende dall’irradiazione solare più debole tipica di questa stagione.Il testosterone è l’ormone sessuale maschile principale: negli uomini è responsabile in primo luogo dello sviluppo degli organi sessuali, della formazione e della conservazione dei tipici caratteri sessuali maschili, della produzione del seme e della regolazione del desiderio.La vitamina D, stimolata dall’esposizione ai raggi UV, viene prodotta per più del 90 percento nella cute. A parere degli esperti, un livello medio di vitamina D di 30 nanogrammi per millilitro di sangue (30 ng/ml) è il valore a partire dal quale la vitamina D riesce a sviluppare in modo sufficiente i suoi effetti positivi, mentre ottimale è considerato un valore da 40 a 60 ng/ml.Il Sunlight Research Forum (SRF) è un’organizzazione no profit con sede nei Paesi Bassi, il cui obiettivo consiste nel rendere accessibili a un ampio pubblico le conoscenze più recenti in ambito medico e scientifico relative agli effetti di una moderata esposizione ai raggi UV sul corpo umano.

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Manovra: La cosa giusta?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Prendo in mano l’Italia di oggi, Stato membro dell’Eurozona che usa una moneta straniera che si chiama Euro, che le viene fornita interamente da prestatori privati, senza alcun appoggio della Banca d’Italia. E in effetti questa Italia, così messa, deve, per sopravvivere, pareggiare i bilanci come minimo. Ma non solo. Deve arrivare al surplus di bilancio, cioè lo Stato dovrà tassarci molto di più di quello che ci dà come ricchezza finanziaria. Questo significa che dovremo tutti diventare più poveri, e soffrirne le orrende conseguenze sociali. Non si scappa. Monti e Draghi in questo hanno ragione, la loro ricetta non fa una grinza, è, tecnicamente parlando, un obbligo ineludibile. Anzi, è troppo tenera. E, di nuovo, non sto ironizzando. Esiste una regola aurea in economia che stabilisce questo, e ve lo spiego in sequenza:
– un Paese con moneta NON sovrana come siamo noi, per poter onorare gli interessi sui suoi titoli di Stato emessi (i BOT, BTP…) deve pagare un tasso d’interesse sui quei titoli non di molto superiore al tasso della sua crescita economica. Esempio: se quel Paese cresce al 2%, non può pagare tassi al 5, al 6, al 7,5 % ecc. Se no prima o poi fallisce. Noi stiamo crescendo quasi zero, e paghiamo tassi d’interesse dal 6 al 7%. Semplificando, è come se uno guadagnasse 1 soldo ma dovesse pagare un affitto di 6 soldi. Come fa?
– L’Italia dell’Euro non sovrano deve dunque trovare la differenza (soldi) in qualche modo, se no fallisce. E dove li può trovare? Monti, che non è un impreparato, lo sa bene: deve incassare tasse al netto, tagliare la spesa pubblica, e/o generare un forte aumento dell’export. Vediamoli:
– le tasse al netto sono prelievi da parte dello Stato sui nostri conti correnti, prelievi che devono essere superiori a ciò che lo Stato versa nei nostri conti correnti. I tagli alla spesa pubblica sono la logica conseguenza di quanto appena detto, poiché la spesa pubblica è proprio ciò che lo Stato che versa nei nostri conti correnti. L’aumento dell’export è la terza mossa, che però non elimina le altre due ovviamente. Vediamola:
– per esportare di più di quanto importiamo, quindi per incassare Euro al netto, l’Italia deve produrre cose a prezzi competitivi. Per essere competitiva ha tre strade: una non esiste più, perché necessitava di moneta sovrana (cosa che non abbiamo); la seconda è calare il costo del lavoro in fabbrica, così che i nostri prodotti costino un po’ meno di quelli dei rivali stranieri. La terza è di, ovviamente, far sì che gli italiani desiderino meno prodotti esteri (Iphone, Audi, Chanel, Sony, benzina…), perché se noi ne vogliamo invece tanti l’Italia non riuscirà mai a esportare più di quanto importa e quindi a incassare i soldi al netto che servono per il debito. E come si fa a convincere noi italiani a voler meno cose estere? Siamo troppo viziati, l’unica è impoverirci, punto. Monti lo sa, è un esperto, e questo fa.
Non voglio dipingere, qui, Mario Monti come un bravo e intelligente servo dello Stato. Si tratta semplicemente di un golpista. Ma tu, Susanna Camusso, devi capire che dato l’Euro, ripeto, CHE DATO L’EURO, dato il fatto che l’Italia oggi non può più onorare qualsiasi deficit semplicemente “facendosi staccare un assegno dalla propria Banca Centrale” (Wynne Godley, 1997) denominato nella sua moneta sovrana che era la Lira, dato questo orrendo arrangiamento monetario chiamato da tutti voi “la modernità” quando il tuo centrosinistra ce lo portò a Roma, non ci sono altre soluzioni cara Susanna. Monti fa l’unica cosa tecnicamente possibile, e anzi, dovrà imporre ancor più sacrifici, lacrime e sangue.
La tua, Camusso, è retorica. La cosa più vuota che il tuo vuoto scatolone affarista e mafioso chiamato CGIL abbia mai pronunciato nella sua storia. Prendi per i fondelli milioni di lavoratori facendo la scenetta dell’indignata che inorridisce di fronte all’iniqua manovra, e il tuo scatolone nazionale non dice una sola parola sull’unica reale causa di questa catastrofe d’impoverimento, che risponde al nome di Euro. Ma ditemi voi, con sindacati così chi ha bisogno dei capitalisti? Fanno tutto da soli. Il fatto è che le cose però si complicheranno anche per Monti, e lui lo sa benissimo già oggi. E per due motivi: detto e premesso tutto quanto spiegato sopra, e in particolare la necessità di portare gli interessi sui titoli di Stato italiani in parità (o quasi parità) con il tasso di crescita economica, il problema che si affaccerà per Mario sarà questo:
1) l’impoverimento generale di tutta l’Italia (risparmi, investimenti, produzione) dovuto all’austerità, porterà ad una prima entrata di liquidità in cassa, ma poi necessariamente a un calo della crescita economica, per forza. E allora Mario si troverà con quel maledetto coefficiente tassi d’interesse/crescita che si sballa di nuovo per via del calo del numerino relativo appunto alla crescita.
2) Lo stesso impoverimento generale causerà crollo dei redditi familiari e d’azienda, che significano però anche calo del gettito fiscale (tasse). Meno tasse significa meno soldi nelle casse di Roma per pagare il deficit. Risultato: Mario Monti si troverà con un cane che si morde la coda, e mentre da una parte darà un colpo per raddrizzare il cerchio, dall’altra il cerchio picchierà sul muro storcendosi di nuovo. E che farà a quel punto Mario? Ve lo metto per iscritto: farà quello che hanno sempre fatto tutti i robotizzati umanoidi della scuola economica Neoclassica e Neoliberista, cioè prescriverà ancor più dosi del veleno che ci starà ammazzando. Come fa Obama in USA, come fa il FMI in Estonia e in Irlanda, in Grecia, in Africa ecc. Fino a che saremo finiti. E pure lui, ma prima di quello si sarà fatto un passaggio da Nomura o alla JP Morgan per incassare una pensione multimilionaria con 3 o 4 anni di contributi (non 300 come chiede a te), tanto quanto sarà stato necessario per annientare l’Italia. (Paolo Barnard)

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Quasi 650.000 i minori in povertà assoluta in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Ci sono voluti 4.153 giorni dalla prima proposta del 22 luglio 1999 per giungere finalmente all’approvazione in via definitiva della legge S.2631 che istituisce in Italia il Garante Nazionale dell’Infanzia.Si tratta di un risultato positivo ma è fondamentale ora vigilare sulla sua attivazione, niente affatto scontata, come dimostra l’esperienza fin qui fatta a livello regionale. Basti pensare che in due grandi regioni come Lombardia e Toscana, infatti, dopo il varo delle rispettive leggi regionali non si è ancora provveduto, dopo 2 anni e 1 anno rispettivamente, alla nomina del Garante, mentre in Emilia Romagna l’incarico è attualmente svolto dal difensore civico che non ha ricevuto delega formale. Tre, secondo Save the Children, i pilastri per l’azione immediata del Garante:
• Attivare una rete in difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con istituzioni e organizzazioni della società civile avviando anche forme di partecipazione diretta dei minori
• Prendere contatto con la realtà dell’emergenza infanzia toccando con mano sul posto le situazioni più critiche in Italia
• Aprire i primi dossier sulle riforme più urgenti.
Partendo da Lampedusa, si possono incontrare alcuni tra i più di 1800 minori migranti non accompagnati transitati negli ultimi mesi sull’isola, dove hanno vissuto fasi di caos e sovraffollamento e dove si sono perse le tracce di alcuni di loro in assenza di identificazione o altri sono rimasti troppo a lungo in condizioni di vita assolutamente inaccettabili. Il viaggio prosegue in Sicilia, nel quartiere Zisa di Palermo, per visitare un’area da recuperare, i cantieri culturali – ex Officine Ducrot: 19 padiglioni e una sala cinema da 500 posti ristrutturati anni fa con ingenti investimenti che sarebbero dovuti diventare un punto di riferimento culturale e artistico per i giovani palermitani, e versano oggi in condizioni di degrado e di incuria.
Visitando Reggio Calabria invece ci si potrà rendere conto degli effetti negativi permanenti della spesa sociale pro-capite per l’infanzia più bassa d’Italia: 3 euro, contro i 109 spesi per lo stesso bambino a Trieste (dati 2007). In Calabria solo 3,5 bambini su 100 hanno un posto in asilo nido o in altri servizi socio educativi a fronte dei 29,5 su 100 dell’Emilia Romagna. L’occasione giusta per affrontare il paradosso di un paese dove la spesa sociale è più bassa proprio dove la povertà è più grave.
Più su, a Napoli, nei quartieri Avvocata e Mercato Pendino, si incontra il più alto tasso di dispersione scolastica della città (il 2,66%) nelle scuole secondarie di primo grado.
Poi si potrà raggiungere l’Aquila, dove nelle “new town” di Bazzano e Paganica, ad esempio, non ci sono spazi e centri di aggregazione per bambini e adolescenti e bisogna cercarli altrove. I ragazzi minori che lavorano si potranno incontrare ad esempio alle porte di Roma, alla rotonda di Setteville verso Tivoli, da dove entrano nei mercati generali dal retro, ricordandosi che l’ultima indagine nazionale Istat sul lavoro minorile in Italia risale al 2002, dopo il silenzio. Alcuni dei 1.500 minori che si prostituiscono e sono vittima di tratta sessuale in Italia si potranno invece incontrare anche accompagnando una unità di strada di Save the Children a Civitanova Marche e Porto S.Elpidio, nelle Marche, dove come in altri posti la rete di protezione locale (unità di strada, case di fuga,..) invece di rafforzarsi si indebolisce per la mancanza di finanziamenti anno dopo anno.
Gli esiti finali della ricerca, realizzata con il coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni territoriali, delle ONG, di ragazzi e ragazze, sono raccolti nel Rapporto “Politiche per l’infanzia, a che punto siamo?” presentato oggi in occasione della conferenza. Tra le carenze segnalate, il fondo nazionale infanzia, istituito con la legge 285 del 97 su base triennale, ma confluito successivamente – fatta eccezione per le città riservatarie – nel fondo nazionale sociale, oggi quasi azzerato.
Il Garante, che viene nominato dai Presidenti di Camera e Senato, avrà infatti il potere di intervenire su specifiche situazioni di violazione dei diritti dell’infanzia, di carattere generale e particolare, attraverso attività di verifica, richieste di informazione, accertamenti, controlli e segnalazioni. Nei rapporti con il Governo e il Parlamento, il Garante avrà la possibilità di esprimere pareri, osservazioni e proposte su atti normativi in materia di tutela dei diritti dell’infanzia. La legge prevede, tra l’altro, che il Garante assicuri forme di consultazione diretta e di ascolto dei minori e di collaborazione con tutti gli organismi e istituti che operano per la promozione e la tutela dell’infanzia, associazioni, organizzazioni non governative e altri soggetti impegnati in questo ambito. Il Garante, inoltre, dovrà lavorare in stretto contatto con i Garanti regionali, per promuovere l’adozione di linee comuni.

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CNPADC: approvazione Bilancio 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Anche quest’anno l’Assemblea dei Delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti ha approvato all’unanimità il Bilancio d’Esercizio, nonché l’assestamento al Budget 2011. Il bilancio registra un avanzo corrente di circa € 460 milioni, superiore rispetto alla previsione di budget e derivante per una parte significativa dal risultato positivo della gestione mobiliare. La Cassa Dottori Commercialisti raggiunge un patrimonio netto di 3,9 miliardi di Euro, in linea con le proiezioni di Bilancio Tecnico e pari, già da solo, a una copertura di 20,3 annualità dei trattamenti pensionistici correnti. L’area mobiliare ha conseguito un rendimento netto pari al 4,2% con proventi per circa € 120 milioni (superiori di € 35 ml alla previsione di budget). Alla positiva gestione degli investimenti corrispondono ottimali valori tecnico-previdenziali, con un incremento dei contributi – soggettivi e integrativi – e un trend in crescita del numero degli iscritti che, al 31 dicembre 2010, superano le 54mila unità con un aumento, al netto delle cancellazioni, di quasi 2.300 posizioni rispetto ai dati 2009, segno di una professione vitale e in crescita.

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Referendum: affluenza alle urne

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2011

“La curva torna a salire alle ore 22 si è superato la soglia del 40% che è quella che proietta per domani alla chiusura delle urne un dato tra il 53% e il 56% confermando la prima proiezione delle 12. Naturalmente la proiezione non tiene conto dei dati relativi agli italiani all’estero che saranno resi noti domani alle chiusura delle urne. Non pare che ci siano particolari differenze tra i quattro quesiti che appaiono veramente ad un passo dal clamoroso risultato che non si registrava in Italia dal 1995. È evidente che il clima nel nostro Paese è cambiato con grandissima rapidità, stiamo assistendo ad una rivoluzione nell’opinione pubblica che cambierà le chiavi di lettura con le quale si legge la nostra società”. L’ha detto il direttore di Crespi Ricerche, Luigi Crespi, al giornale online Clandestinoweb.com. ulteriori notizie qui

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L’ex pm conquista i voti dei napoletani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

De Magistris riporta al voto il 18,6% degli elettori che al primo turno era rimasto a casa. Trattiene il 61,8% dei voti di Morcone e il 25,3% di quelli di Pasquino. Lettieri, invece, riporta al voto solo il 60,3% dei suoi elettori e perde il 34% verso l’astensione Per il 60% dei napoletani De Magistris rappresenta il cambiamento e per il 59% è un sindaco migliore di Lettieri. È qui, in queste due semplici cifre registrate poco prima del voto, una delle spiegazioni del risultato al ballottaggio. L’ex pm ha saputo cogliere e rispondere all’esigenza di cambiamento della città. Ha saputo incarnare il senso di pulizia e di nuovo modo di stare in politica, di cui Napoli avvertiva il bisogno. La conferma di questa capacità si riscontra, anche, osservando i dati dell’avversario: al ballottaggio è rimasto a casa il 34% di quanti, al primo turno, avevano scelto Lettieri. Altro elemento indicativo è il comportamento di chi non aveva votato al primo turno. Il 25,2% ha deciso di votare al ballottaggio: il 18,6%, di questi, ha scelto De Magistris, mentre il 6,6% ha optato per Lettieri. L’analisi dei flussi di voto tra il primo e il secondo turno e quelli tra le regionali del 2010 e oggi, chiariscono ulteriormente quanto è accaduto nel capoluogo partenopeo. Il primo dato evidente è la tenuta di De Magistris rispetto al proprio elettorato: l’86% di quanti lo aveva votato al primo turno, lo ha fatto anche al ballottaggio. L’ex pm, inoltre, ha avuto pochi voti in uscita: lo 0,8% verso Lettieri e il 13,2% verso l’astensione. Il quadro del candidato di centrodestra non appare altrettanto solido. Lettieri ha avuto la riconferma dal 60,3% degli elettori del primo turno, mentre ha dovuto registrare un’emorragia di preferenze verso l’astensione (34,1%) e anche una piccola quota di fuga verso De Magistris (5,6%). Il dato finale, tuttavia, non è stato determinato solo dal comportamento del proprio elettorato di riferimento, ma è stato generato dai flussi di voto che sono transitati dagli altri candidati in corso al primo turno. L’ex pm è riuscito a fare il pieno nell’area degli elettori di Morcone (61,8%). Da questa vasta area, infatti, solo il 2,6% ha traslocato su Lettieri, mentre il 35,6% ha preferito astenersi. Gli elettori di Pasquino, a maggioranza, hanno preferito astenersi (64,7%). Tra quanti hanno deciso di votare al ballottaggio, il 10% ha scelto il candidato di centrodestra, mentre il 25,3% ha preferito l’ex pm. Per avere il quadro complessivo della situazione politica napoletana, è utile analizzare anche i flussi di voto e i mutamenti avvenuti nel corso dell’ultimo anno, rispetto alle elezioni regionali del 2010. Il candidato del Pdl, Stefano Caldoro, a Napoli aveva preso il 49,31% dei voti, mentre De Luca il 46,5%. Rispetto all’anno scorso la geografia elettorale è mutata in modo decisivo. Al ballottaggio hanno votato per Lettieri il 72% di quanti, nel 2010, avevano votato per il Pdl, mentre il 18% ha optato per De Magistris e il 10% si è astenuto. L’ex pm, per parte sua, ha riconquistato l’89% di quanti nel 2010 avevano votato per il Pd, mentre solo il 4% è transitato sul candidato di centrodestra e il 7% si è astenuto. Significativo, in questo quadro di mutamenti, analizzare il comportamento di voto degli elettori dell’Udc e dell’Udeur di Mastella. La maggioranza degli elettori del “Campanile” ha scelto l’astensione (65%), mentre il restante 35% si è equamente diviso tra i due contendenti. Gli elettori di Casini, invece, si sono schierati nettamente. Il 65% dei napoletani che, nel 2010, aveva votato per lo scudocrociato 2 centrista, ha dato il proprio voto a De Magistris, mentre solo l’11% ha optato per Lettieri e il 24% si è astenuto. La geografia elettorale napoletana, con le comunali e nonostante i venti anni di governo di centrosinistra, ha segnato una sorta di ricompattamento. Nonostante il basso, bassissimo livello di fiducia nella Jervolino, l’elettorato napoletano sembra essere rimasto, a maggioranza, di centrosinistra. Il quadro elettorale della disfida del 2011, infatti, porta alla luce alcune considerazioni finali:
a. Lettieri non è riuscito a convincere la base elettorale pidiellina, non l’ha saputa compattare e riportare al voto. Non è riuscito, inoltre, a instaurare un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica moderata locale e non ha saputo fiaccare la base elettorale del centrosinistra. Anzi, con l’onnipresenza berlusconiana ha rischiato di riattivare il senso di identità dell’elettorato di centrosinistra locale, offrendo materiale per il suo ricompattamento
b. De Magistris ha, invece, giocato fino in fondo la sua chance da outsider, riuscendo a incarnare quel bisogno di nuovo, di fuori dai giochi e dagli schemi, che ha mobilitato l’elettorato di centrosinistra al primo turno (anche se in modo separato e diviso) e ha ridestato la voglia di vittoria di questo elettorato al secondo turno, riportando al voto anche una parte di quanti, al primo turno, si erano disinteressati della competizione elettorale.
c. Il ballottaggio, infine, si è sviluppato, fino in fondo, come uno scontro di personalità. Un duello in cui la capacità evocativa e mobilitativa dell’ex pm è risultata ampiamente più motivante dell’avversario. Quest’ultimo, infatti, proprio nel rush finale, non ha saputo catalizzare quanto già acquisito al primo turno e, probabilmente, non gli è giovato (o forse, addirittura lo ha danneggiato) l’arrivo di Berlusconi in chiusura di campagna.
I flussi di voto sono stati calcolati sulla base dei dati relativi a 1.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nell’aprile 2011 e 2.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nel periodo tra il primo e il secondo turno delle elezioni comunali

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Pd: Cambiare ora si può. Insieme

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Mag 2011

Pier Luigi Bersani scrive: “A risultati definitivi possiamo dire vinciamo noi e perdono loro. Tra vittorie al primo turno e ballottaggi che si terranno tra due settimane su 35 candidati sono 28 quelli del PD. Hanno perso il PDL, la Lega, Berlusconi che ha voluto trasformare il voto in un referendum sul suo governo. Ho riso di gusto quando ho sentito i coordinatori del PDL dire che alle amministrative c’è stato ‘un pareggio’. Se per loro 3-0 è un pareggio, per me va bene così. Gli elettori hanno dato al PDL una scoppola micidiale, e non è solo il risultato ottenuto nelle grandi città a renderci orgogliosi: avevamo chiesto in questa campagna elettorale un segnale di cambiamento ed e è arrivato in maniera inequivocabile. Dal nord soffia un vento su tutto il Paese, come ho detto in conferenza stampa vinciamo a Torino e Bologna, andiamo al ballottaggio a Milano e Trieste e sono importanti le affermazioni ottenute dai candidati democratici negli altri centri della Lombardia ai danni della Lega, proprio a casa loro.
Sono felice per Piero Fassino e Virginio Merola, eletti al primo turno a Torino e a Bologna, dove l’ultima volta c’era stato il ballottaggio. Due rappresentanti del PD scelti dagli elettori del centrosinistra alle primarie. A Milano c’è stato uno straordinario successo di Giuliano Pisapia e al tempo stesso una straordinaria affermazione del Partito Democratico, primo partito in città. Non c’è niente di strano, le primarie si fanno apposta per scegliere il candidato che ha più possibilità di vincere. Ora nei ballottaggi di Milano e Napoli questo segnale va confermato per far capire a tutti che nell’azione di governo si può e si deve essere democratici, come in tutti i paesi del mondo che non si sono messi in vena il ‘ghe pensi mi’. Sono convinto che anche a Napoli e negli altri luoghi in cui non è stato possibile avere il centrosinistra unito al primo turno troveremo la chiave per compattarci e vincere”.

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Fisco: entrate tributarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Mag 2011

Nel primo trimestre 2011 le entrate tributarie, secondo i dati diffusi dall’Agenzia delle entrate, ammontano a 87,4 miliardi di euro con un 4,6 per cento sul primo trimestre 2010. Positivo il risultato delle imposte dirette, che sono cresciute del 4,3 per cento ( 1.959 milioni di euro) sul primo trimestre 2010. (fonte Buon Giorno Impresa)

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Amministrative: test politico

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Mag 2011

“Io penso che ormai la percezione di chi si recherà alle urne nel prossimo week end sia decisamente orientata verso l’espressione di un voto di stampo nazionale e quindi politico. Del resto si tratta di una cosa che hanno ribadito tutti i leader politici, da Berlusconi a Bersani. E’ un qualcosa che hanno voluto loro. E mi riferisco in particolar modo alle elezioni amministrative di Milano, città in cui vivo. Credo che il risultato che uscirà dalle urne di questo test che possiamo definire sicuramente ‘politico’, sia assolutamente importantissimo e in gradi di segnare il futuro scenario politico italiano”. Lo ha detto il sondaggista Renato Mannheimer al giornale online Clandestinoweb.com.

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Rincari cinema: passano di mano

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

Apprendiamo che con il decreto di oggi il Governo elimina la tassa di un euro sul biglietto del cinema finanziando il fondo unico dello spettacolo con le accise sulla benzina. Il comitato organizzatore della protesta nazionale del Boom day, prevista per il 16 aprile prossimo nelle sale cinematografiche d’Italia, esulta per il risultato che ha ottenuto. Nei giorni scorsi sono state migliaia le adesione alla giornata di protesta, che si è diffusa nei siti e su facebook in modo uniforme e in tutta Italia.  Il comitato organizzatore, ottenuto il risultato di eliminare questa odiosa tassa, pur non condividendo la sostituzione con altra tassa (l’accise sulla benzina), revoca la protesta nazionale del Boom day.

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Universita.it, il quotidiano on line

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

Un grande traguardo quello raggiunto da Universita.it, il sito che racchiude in sé tutto il mondo universitario, diventato oggi il quotidiano on line più letto e più visitato dai giovani studenti. Un portale fatto su misura per lo studente, ed è forse questo il segreto del suo successo che con la sua nuova interfaccia grafica è arrivato a contare fino a 6000 visite al giorno con una permanenza da parte dei lettori di più di 2 minuti. Un risultato  che pone il sito come punto di riferimento fra gli studenti italiani, uno strumento capace di rispondere a tutte le domande, in cui ogni sezione è pensata per creare un nuovo servizio che agevoli e accompagni gli studenti in tutto il percorso universitario: dalla scelta della facoltà alle opportunità di studio all’estero, dai bandi per le borse di studio fino al riscatto della laurea. Di grande livello anche le collaborazioni a cui Universita.it partecipa ogni anno. Prossima infatti la sua presenza come partner alla manifestazioni Rome Mun (Model United Nations) 2011 ovvero la conferenza per studenti creata dall’Associazione Giovani nel Mondo per favorire la comprensione da parte dei giovani dei problemi di politica internazionale che si terrà a Roma dal 7 all’11 Marzo. Il sito ha sempre avuto come obiettivo primario quello di aiutare le nuove generazioni ad avere tutte le informazioni necessarie per vivere a pieno la propria esperienza universitaria, ed è per questo che ha deciso di aumentare le proprie sezioni, create e rinnovate proprio in collaborzione con gli utenti che in questi anni hanno espresso le proprie esigenze. Al suo interno, infatti oltre ad accurati primi piani di attualità e di cronaca è possibile trovare anche sezioni specifiche quali:News e Rubriche: notizie aggiornate quotidianamente sul mondo universitario con rubriche su argomenti di interesse generale come i “Prestiti d’onore”.  La sezione delle news invece comprende: “Ammissione università, Eventi, Ricerca universitaria, Cronaca, Tecnologia, Curiosità, Università estere, Diritto allo studio, Sondaggi, Video, Leggi e offerta formativa, Orientamento, Indagini e editoriale”.Bandi: tutti i bandi per borse di studio, premi di laurea e concorsi che riguardano studenti e laureati, dove un alert di scadenza per la presentazione delle domane avvertirà lo studente delle selezioni ancora attive.Atenei: dedicata alla descrizione delle città e facoltà universitarie, con una maschera di ricerca per luogo e area di studi.Ammissione: Normativa, Bandi d’ammissione e, a breve, simulazione dei Test d’ammissione.Università si presenta: sezione di contenuti sponsorizzati dove le università presenteranno la propria offerta formativa.Istruzioni per l’Uso: consigli pratici e metodologici su “Laurea” (tesi di laurea, riscatto alla laurea, diploma di laurea) “Periodi di studio all’estero” (erasmus, sedi, borse di studio internazionali) “Curriculum” (consigli e compilazioni, allegati curriculum, certificazioni lingue straniere) “Lavoro” (tipologie,agevolazioni, ricercare e ottenere lavoro), “Sistema universitario” (offerta formativa universitaria, offerta post-universitaria, università telematica), “Percorsi professionali” (esami di abilitazione,  praticantato, abilitazione all’estero).

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Giovani e lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

La crisi ha portato nel 2009 a una forte diminuzione dei posti di lavoro per i più giovani. Il numero di giovani occupati è sceso di circa 300 mila unità, cifra che rappresenta il 79% del calo complessivo dell’occupazione. Tale rischio è esemplificato dal costante aumento dei cosiddetti Neet (Not in education, employment or training), i giovani che non lavorano e non frequentano nessun corso di studi o formazione. In Italia, il 21,2% dei giovani tra 15 e 29 anni può essere classificato come Neet. Si tratta del peggior risultato in Europa. Attualmente, sono oltre due milioni i giovani che in Italia non studiano e non lavorano, e la maggioranza di questi (65,8%) non è neppure alla ricerca di un’occupazione.

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REpower Systems AG: una performance totale

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2011

Nei primi nove mesi dell’anno fiscale 2010/11 REpower Systems AG ha fatto registrare una performance totale di 804.0 milioni, rispetto ai 936.3 dell’anno precedente. I ricavi per il periodo preso in considerazione ammontano a 758.0, rispetto ai 920.5 dello stesso periodo 2009/2010. Con 44.4 milioni di Euro, l’EBIT fa segnare un decremento del 21% (2009/2010 56.3 milioni). I guadagni al lordo delle tasse ammontano a 43.1 milioni, rispetto ai 47.2 dell’anno precedente. Il risultato netto scende del 18.4%, passando da 32.1 milioni a 26.2 milioni.
Nei primi nove mesi dell’anno fiscale 2010/2011 REpower Systems AG ha fornito o installato turbine per una capacità complessiva di 628 MW. 662 MW sono il dato relativo allo stesso periodo del 2009/2010. Il portafoglio ordini per i mesi presi in considerazione ha raggiunto i 2,458 MW, cifra che comparata con la fine del 2009 evidenzia una crescita del 77% (1,391 MW). Analogamente il volume cumulato degli ordini sottoscritti fino al 31 dicembre 2010 è di circa 2,9 miliardi di Euro, con un incremento del 71% rispetto agli 1.7 miliardi dell’anno precedente. Solo nel periodo compreso tra aprile e dicembre 2010, l’Azienda ha registrato ordini per una capacità complessiva di 1,019 MW (anno precedente: 701 MW), quantità che corrisponde a un volume superiore agli 1.1 miliardi di Euro. La crescita sostanziale degli ordini in entrata e degli ordini in portafoglio è dovuta in particolare alla chiusura di contratti relativi a progetti offshore ad alto margine e – in confronto con il 2009/2010 – alla vendita di un maggior numero di turbine REpower tipo 3.4M104. L’Azienda ha recentemente rivisto le previsioni per l’anno fiscale in corso, prospettando di realizzare una performance totale compresa tra 1.25 e 1.35 miliardi di Euro (previsione precedente: 1.5 -1.6 miliardi) e un margine operativo (margine EBIT) compreso tra il 5% e il 7% (precedente: 7.5%-8,5%). La revisione è imputabile al crescente numero di progetti posticipati, principalmente per il ritardo dei finanziamenti. A causa del lento sviluppo del mercato i progetti in stand-by sono stati compensati solo in parte dai nuovi ordini.

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Etichettatura alimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Adiconsum: Ora però occorre impegnarsi perché l’obbligo di indicazione dell’origine nell’etichetta dei prodotti alimentari diventi una norma europea. La definitiva approvazione del DDL “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari” da parte della Commissione Agricoltura della Camera in sessione legislativa – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – rappresenta sicuramente un importantissimo risultato. Con l’entrata in vigore della nuova legge – e dei successivi decreti attuativi – verrà, infatti, garantito ai consumatori il diritto di scegliere prodotti alimentari italiani. Fino ad oggi l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta era limitato soltanto ad alcuni prodotti, tra i quali le carni bovine, i prodotti ittici, le uova, l’olio d’oliva, ecc., ma per effetto di queste nuove disposizioni sarà esteso a tutti i prodotti alimentari italiani, siano essi non trasformati o trasformati. Altro importante obbligo di informazione sancito dalla legge etichettatura è quello relativo all’impiego di ingredienti geneticamente modificati. Nell’esprimere la propria soddisfazione per questo notevole passo avanti nel garantire il diritto del consumatore a scelte sempre più consapevoli  l’Adiconsum tuttavia sottolinea come quello di oggi debba considerarsi più un punto di partenza che un traguardo. La legge in questione, infatti – prosegue Giordano – ha una valenza tutta nazionale, e vincola quindi soltanto i produttori e i confezionatori italiani. Sul nostro mercato però continueranno a circolare ancora prodotti legittimamente fabbricati in altri paesi dell’UE privi di indicazione d’origine. È pertanto opportuno  – conclude Giordano – che ora le competenti istituzioni,  Ministro Galan in testa – anche approfittando delle recenti aperture della Commissione in tal senso, intensifichino la pressione su Bruxelles perché si arrivi quanto prima ad estendere a tutta l’Unione Europea l’indicazione d’origine obbligatoria nell’etichetta dei prodotti alimentari.

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