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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘ritardo’

Scuola: dopo gli stipendi in ritardo anche il rinvio della Naspi, basta sfruttamento dei precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Da diverse città come Palermo, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Roma, Foggia, Catania i lavoratori precari della scuola segnalano difficoltà nel vedersi riconosciuto il sussidio di disoccupazione (Naspi) nei tempi e nei modi previsti dalla normativa vigente. Quest’anno le domande di disoccupazione sono addirittura respinte dalle sedi INPS che in alcuni casi denunciano la mancanza dei contributi versati già dal mese di settembre 2017, cosa che impedisce l’erogazione del sussidio di disoccupazione, mentre in altri casi si conferma una mancanza di contributi versati dal mese di gennaio 2018, cosa che potrebbe incidere su una forte riduzione delle somme erogate.Alcuni uffici che stanno incontrando i coordinamenti precari giustamente in mobilitazione, come avvenuto di recente a Bologna, stanno cercando di trovare delle soluzioni provvisorie per gestire le domande Naspi. USB Scuola pensa che le promesse di riesame della domanda Naspi rinviate a quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze disporrà per il meglio le somme spettanti contribuendo anche a una comunicazione tempestiva agli uffici INPS non possano bastare ai docenti precari:dopo mesi di stipendi ricevuti con innumerevoli ritardi;
dopo la vessazione della propaganda politica che promette e non mantiene provvedimenti tampone, mentre l’unica soluzione possibile rimane la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, unica misura che può consentire una reale assunzione di tutto il precariato attualmente esistente e una reale continuità didattica per gli studenti italiani;
dopo l’umiliazione del tentativo becero di creare divisioni e guerre tra poveri con una costante svilimento della categoria spinta attraverso la falsa retorica del merito a cercare il nemico internamente per la sopravvivenza precaria;
dopo il rinvio del concorso a cattedra e l’ulteriore dilatazione dei tempi di assunzione, mentre i 3 anni di servizio dovrebbero garantire a tutti i lavoratori precari il diritto all’assunzione.Vedersi negare anche il diritto alla disoccupazione estiva è davvero troppo. Reiterando nuovamente al ministro Bussetti la richiesta di un incontro, ribadiamo che porteremo in quell’occasione le istanze dei lavoratori precari doppiamente sfruttati e stanchi della burocrazia, dei meccanismi di controllo ridicoli e malfunzionanti visto che la digitalizzazione informatica non solo sta aggravando i problemi della pubblica amministrazione, ma viene usata anche come pretesto per negare diritti o erogarli con il contagocce nei tempi ricattatori utili solo al MEF che per questi ritardi non paga mai né interessi né alcun tipo di penale ai lavoratori. Non è possibile andare avanti così, sosterremo pertanto in piazza tutti i lavoratori che vorranno manifestare la propria rabbia per il trattamento indecoroso ricevuto anche alla fine di questo anno scolastico.

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EMA: lavoro agenzia a rischio se l’edificio di Amsterdam viene ritardato

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

Secondo i deputati europei in delegazione giovedì ad Amsterdam, i ritardi nella consegna del nuovo edificio Vivaldi potrebbero avere delle conseguenze sulla continuità dell’attività dell’agenzia.
Una delegazione della commissione ambiente e sanità pubblica del PE ha effettuato una missione conoscitiva ad Amsterdam, sede del trasferimento post Brexit dell’EMA.La delegazione è stata guidata dal relatore sulla ricollocazione, Giovanni La Via (PPE, IT). I deputati hanno visitato la sede temporanea e la futura sede dell’EMA e discusso il trasferimento con Guido Rasi, direttore esecutivo dell’agenzia, e con rappresentanti del ministero della salute olandese. Il Presidente della delegazione, Giovanni La Via, ha dichiarato: “Ringraziamo il governo olandese per averci accolto e per le informazioni fornite oggi. L’edificio temporaneo, in realtà, non sembra aver bisogno di molto lavoro per essere pronto”. “Siamo più preoccupati per il rischio di ritardi nella costruzione del nuovo edificio Vivaldi. Il personale dell’EMA ci ha detto oggi che un ritardo causerebbe un deterioramento dell’attività dell’agenzia, che è esattamente quello che vogliamo evitare”, ha aggiunto.Ha poi affermato: “Nutriamo inoltre seri dubbi sulla procedura seguita dal Consiglio: il Parlamento non può essere bypassato. Il Consiglio e la Commissione dovrebbero garantire che qualsiasi decisione futura riguardante le sedi delle agenzie venga presa in co-decisione”
“Prenderemo in esame tutte le informazioni, comprese quelle richieste dal Presidente del Parlamento europeo alla Commissione in una lettera inviata a Jean-Claude Juncker, in preparazione del nostro voto”, ha concluso.La relazione di Giovanni La Via sarà votata dalla commissione parlamentare per l’ambiente e la sanità pubblica il 12 marzo e dal Parlamento nel suo insieme nel corso della stessa settimana.

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Malattia di Fabry, rara e spesso diagnosticata in ritardo. Ecco come riconoscerla

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2016

malattia di fabry

Si tratta di una malattia rara, spesso diagnosticata in ritardo, in grado di compromettere sopravvivenza e qualità di vita. Queste alcune delle caratteristiche associate alla malattia di Fabry, una malattia da accumulo lisosomiale che viene trasmessa attraverso il cromosoma X. L’errore genetico alla base della malattia è a carico di un enzima normalmente presente all’interno dei lisosomi e che ha il compito di degradare una sostanza complessa, la globotriaosilceramide. In assenza dell’enzima questa sostanza si accumula nelle cellule producendo una serie di meccanismi a cascata che determinano la malattia. «È considerata una malattia rara nell’ambito delle malattie rare» sottolinea Rossella Parini, fra i maggiori esperti italiani di queste malattie. «Classicamente si parla di un’incidenza di 1 a 70-80mila persone. In realtà sono stati fatti degli screening neonatali, di cui uno anche in Italia, che davano un’incidenza molto più elevata, circa 1 su 3000 nati. Si è visto però che una parte di quelle che venivano considerate mutazioni erano in realtà dei polimorfismi, quindi delle varianti genetiche non patogene, e che altre, una buona parte, erano responsabili di una forma a esordio tardivo nell’adulto. Poiché, verosimilmente, il rapporto fra forma classica e forma a esordio tardivo è di circa 1 a 10, si può stimare che la malattia di Fabry nel suo complesso abbia un’incidenza di 1 a 8000/1 a 10.000 nati». Nonostante dunque sia meno rara di quanto si creda, la malattia viene spesso riconosciuta in ritardo anche di molti anni, circa 15. Probabilmente colpa del fatto che, almeno nel bambino, i sintomi non sono obiettivabili. Nel caso del bambino, infatti, uno dei sintomi più tipici è rappresentato dal dolore urente alle mani. «Ma se non si sospetta la malattia è difficile arrivare alla diagnosi anche facendo gli esami», prosegue l’esperta. «Il dolore è dovuto a una lesione neurologica delle piccole fibre nervose che vanno cercate: se si fa una velocità di conduzione nervosa piuttosto che l’EMG non si trova nulla».
Nell’adulto, in cui le manifestazioni sono soprattutto a carico del rene, del cuore e del sistema nervoso, il ritardo diagnostico è invece da ricondurre al fatto che i sintomi si sovrappongono a quelli di altre patologie più frequenti nella popolazione generale. «È vero che nella malattia di Fabry questi sintomi si presentano un po’ prima, però nelle forme più tardive si ha una sovrapposizione», sottolinea Parini. «La diagnosi va tenuta presente nella diagnostica differenziale. Così la nefropatia entra nella diagnosi differenziale delle cause di insufficienza renale e per il nefrologo non dovrebbe essere difficile identificarla grazie alla biopsia. Analogamente, nel caso in cui l’esordio sia rappresentato da un ictus prima dei 50 anni il quadro rientra nella diagnostica differenziale dell’ictus giovanile, mentre nel caso di una cardiopatia in quella della cardiomiopatia ipertrofica». Importante è dunque pensarci e considerare la possibilità che un quadro clinico particolare, magari per la giovane età del soggetto piuttosto che per le informazioni emerse raccogliendo l’anamnesi familiare o quella patologica remota, possa essere riconducibile alla presenza di una malattia definita “rara” come la malattia di Fabry. (fonte: doctor33) (foto: malattia di fabry)

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“50% medici in ritardo su obbligo formativo. Lorenzin indaghi”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

Lorenzin beatrice“Ennesimo segnale d’allarme nel mondo sanitario; dopo la drammatica relazione del Censis con parlava di 11 milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi in tempi di crisi, arriva l’allarme della Fnomceo, per cui il 50% dei medici italiani sono in ritardo sull’obbligo formativo. Nonostante l’82% dei medici consideri importante la formazione professionale, le difficoltà da superare per conseguire i 50 crediti annuali obbligatori appaiono davvero troppe. La criticità è emersa a pochi mesi dalla scadenza del triennio formativo, da cui si evince che la metà dei medici non ha completato il percorso ECM. Il ministro Lorenzin è intervenuto per ridimensionare i fatti denunciati, come aveva fatto in occasione della denuncia del Censis, e garantire una indagine ad hoc.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Eppure al Ministero della Salute dovrebbero avere in tempo reale i dati che si riferiscono all’ECM, perché per ogni credito formativo che i Provider concedono a chi si iscrive ai loro corsi, c’è l’obbligo da parte loro di un versamento in denaro al Ministero in tempo reale. Come è noto il medico per aggiornarsi paga a chi organizza la attività una quota che varia da attività ad attività. Gli organizzatori a loro volta versano una parte di questa quota al Provider che garantisce la possibilità di ottenere crediti formativi, frequentando quella attività formativa concreta. Il Provider a sua volta versa agli Uffici competenti del Ministero una parte della quota, a seconda del numero dei crediti per cui è stato chiesto l’accreditamento iniziale. In buona sostanza l’ECM ha importanti risvolti economici che vanno dai costi sostenuti dal singolo medico per iscriversi alle attività che ritiene necessarie per il suo aggiornamento, 50 crediti in tre anni, alla quota versata al Provider e dal provider al Ministero. Risulta quindi sorprendente che gli addetti ai lavori al Ministero non si siano resi conto che il previsto afflusso di risorse economiche si fosse fermato al 50% e non avesse sollevato il problema non solo in termini culturali ma anche sotto il profilo economico. Per questo abbiamo presentato una interrogazione al ministro per sapere quale sia il bilancio ECM previsto e come vengano investite le risorse proveniente da questa importante attività, obbligatoria per tutti i medici del Paese. Vorremmo che anche su questo aspetto il ministro Lorenzin indagasse, senza fermarsi solo alle presunte inadempienze dei medici”.

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Sicilia: ritardo nell’utilizzo dei fondi europei

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

crocetta“I dati, forniti dall’Agenzia per la coesione territoriale, sull’utilizzo dei fondi europei che registrano un gravissimo ritardo della spesa europea in Sicilia, sono allarmanti. E’ la fotografia impietosa dell’immobilismo del presidente della regione siciliana Rosario Crocetta che dovrebbe spiegare le ragioni di questo inaccettabile ritardo. Ancora una volta la Sicilia è fanalino di coda sia nell’utilizzo delle risorse disponibili sia per quelle programmate. Eppure, sono molti i settori che potrebbero trarre vantaggio dall’utilizzo delle risorse europee, a cominciare dall’agricoltura al turismo, dalla rete stradale e infrastutturale ma nonostante ciò tra pastoie burocratiche ed incapacità la Sicilia si troverà costretta a restituire i soldi non spesi. Il presidente Crocetta deve spiegare le ragioni di tale inaccettabile ritardo e perché ancora una volta si è riusciti nell’opera di mandare in fumo una montagna di contributi” lo dichiarano, in una nota congiunta, Nino Bosco, Vincenzo Garofalo e Nino Minardo, deputati siciliani di Area popolare.

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Roma foro italico: messa in sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2012

English: Foro Italico (Rome) Athlete

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“Finalmente il Dipartimento di Roma Capitale si è impegnato a mettere in sicurezza via del Foro Italico, installando il guard rail che avevo richiesto. Peccato che arriva con soli vent’ anni di ritardo e dopo l’ennesimo incidente mortale. Come al solito i tempi burocratici saranno lunghi e non si può prevedere l’ultimazione dei lavori, ma l’importante è iniziare. Naturalmente questo intervento riparatore non annullerà l’azione giudiziaria scaturita dalla mia denuncia, né fermerà la querela depositata dalla famiglia del giovane automobilista deceduto; se sul viadotto del Foro Italico ci fosse stato il guard rail come prevede la legge, sicuramente oggi Daniele Pietricola sarebbe ancora tra noi. Mi fermerò solo quando avrà ottenuto giustizia e vedrò i responsabili alla sbarra”

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Viaggiare in aereo e perdere i bagagli

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Terminate le vacanze si torna, si aspetta il bagaglio davanti al nastro trasportatore e, con un tonfo al cuore, si constata che la propria valigia non c’e’ o arriva con la maniglia divelta o il carrellino privo di ruote. Che fare? La prima cosa e’ quella di andare all’Ufficio oggetti smarriti (lost&found), presentare il proprio biglietto, il tagliando del bagaglio e compilare un modulo. Queste operazioni servono per avviare le ricerche del bagaglio perso. Il viaggiatore che vuole essere risarcito, per il bagaglio perso o danneggiato, deve presentare anche una denuncia alla compagnia aerea entro 21 giorni in caso di ritardo e entro 7 giorni in caso di danneggiamento. Spesso si dimentica di effettuare quest’operazione, confortati dalle assicurazioni degli addetti all’Ufficio oggetti smarriti che il bagaglio sara’ prontamente ritrovato e riconsegnato. Occorre pero’ fare attenzione ai tempi entro i quali fare la denuncia, poichè si rischia di non ricevere il risarcimento dovuto. La Convenzione di Montreal o di Varsavia stabiliscono valori diversi e prevedono un rimborso a bagaglio, indipendentemente dal valore del bene perduto (salvo il caso di maggiore dichiarazione di valore):
• Per gli Stati che aderiscono alla Convenzione di Montreal: in caso di distruzione, perdita, danno o ritardo si ha diritto ad un risarcimento fino a 1.134 euro;
• Per gli Stati che non aderiscono alla Convenzione di Montreal: per smarrimento o danno si ha diritto ad un risarcimento di 19 euro a kg di bagaglio.
Si può chiedere anche il rimborso degli abiti acquistati, allegando le ricevute e il risarcimento del danno “biologico” subìto, la cui quantificazione e’ lasciata alla valutazione del passeggero che, per avere soddisfazione, dovra’ con molta probabilita’ rivolgersi al Giudice di pace.

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Italia: perdita comando difesa aerea

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

“Ieri mattina il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm), ha presentato al Ministro della difesa una interrogazione per conoscere i motivi del ritardo dello stesso Ministro all’inizio dei lavori al vertice dei ministri della difesa della Nato che si è svolto lo scorso 8 giugno a Bruxelles. Assenza che ha determinato l’assegnazione del comando del Combined Air Operation Center (CAOC) per l’Europa meridionale agli spagnoli e quindi con lo spostamento della struttura in Spagna un grave danno per la difesa dello spazio aereo italiano. Già in passato il Ministro della difesa aveva disertato importanti vertici della Nato.” Comunicato del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Italia: amo la mia patria

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

Castro Pretorio - le mura a Porta Pia 1849

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Nella prima metà dell’800 l’Italia centro settentrionale era divisa in una moltitudine di statarelli arretrati e in profondo ritardo sulla rivoluzione industriale che, partendo dall’Inghilterra, stava cambiano il volto dell’Europa. Nel sud d’Italia la situazione era molto diversa. La rinascita del sud avvenne nel 1816 con la costituzione del Regno delle Due Sicilie, uno Stato italiano del tutto indipendente retto da sovrani italiani che riprese il cammino di modernizzazione e di progresso culturale avviato da Federico II, il più grande imperatore che l’Italia abbia mai avuto dai tempi di Roma. Sotto la dinastia dei Borboni (a tutti gli effetti napoletani) fu avviata la riorganizzazione delle amministrazioni locali cui fu data ampia autonomia (antesignana del federalismo municipale con cui oggi si baloccano i leghisti), fu dato grande impulso all’industria sia metallurgica che cantieristica, all’agricoltura, alla pesca ed anche al turismo, segno di un diffuso benessere. Le ferrovie, inventate nel 1820, ignote in Italia, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839). Nel 1837 arrivò il gas e nel 1852 il telegrafo elettrico. La riforma agraria pose fine alle leggi feudali e permise di bonificare paludi e di incrementare l’agricoltura. Grande impulso fu dato alla cultura, all’arte e alle scienze: il teatro San Carlo, primo al mondo, fu costruito in meno di un anno. In quegli anni sorsero il Museo archeologico, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico, l’Osservatorio Sismologico Vesuviano, la Biblioteca Nazionale, l’Accademia delle Belle Arti, l’Accademia Militare la Nunziatella.  Scuole pubbliche e conservatori musicali erano presenti in ogni città. L’Università di Napoli, divenne al pari della Sorbona di Parigi, il più grande polo culturale dell’Europa. Lo sviluppo industriale fu travolgente con 1 milione e 600mila addetti contro il milione e 100 del resto d’Italia. I primi ponti in ferro in Italia, opere d’alta ingegneria, furono realizzati in quegli anni. Le navi Mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari di tutto il mondo e la sua modernissima flotta, costruita interamente nei cantieri navali meridionali, era seconda solo a quella Inglese. Nel 1860 contava oltre 9.000 bastimenti e nel 1818 era stata varata la prima nave a vapore italiana. La Sicilia, la Campania ed il basso Lazio erano ricchissimi di reperti archeologici etruschi, greci e romani che affiancati da musei e biblioteche diedero un impulso alla costruzione di alberghi e pensioni per accogliere i numerosissimi visitatori. Sorsero così le prime agenzie turistiche italiane. Carlo III di Borbone fondò l’Accademia di Ercolano che diede l’avvio agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Oggi Pompei è una delle città più visitate al mondo. La sanità non era da meno con oltre 9mila medici usciti dalle Università meridionali che operavano in ospedali e ospizi sparsi in tutto il territorio. Il Regno delle Due Sicilie poteva vantare la più bassa mortalità infantile d’Italia. Le strade erano sicure e la mafia, che soprattutto oggi affligge il sud e non solo,  non esisteva neppure come parola. Dal punto di vista amministrativo il Regno del Sud godeva ottima salute, non a caso la Borsa di Parigi, allora la più grande al mondo, quotava il Regno al 120 per cento, ossia la più alta di tutti i Paesi. Nella conferenza internazionale di Parigi nel 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo, dopo Inghilterra e Francia, per lo sviluppo industriale.Come mai allora Garibaldi con soli mille uomini riuscì ad abbattere un Regno così ben organizzato e sostenuto dal suo popolo? Per dare risposta a questa domanda dobbiamo prima capire chi fece realmente L’Unità d’Italia. A partire dai fratelli Bandiera, che sbarcati a Cosenza il 16 giugno 1844 per organizzare la sollevazione popolare furono invece accolti dai forconi dei contadini, tutti i tentativi di insurrezione popolare, dalla Repubblica romana del 1849 di Mazzini ai moti carbonari, ebbero risultati effimeri perché il popolo era del tutto assente e disinteressato (a parte qualche malessere che sfociava in deboli rivolte). Al nord, dominato dagli austriaci, l’insofferenza era invece marcata, ma per motivi economici e non certo per idealismo patriottico. Di Italia Unita si parlava solo nei ristretti circoli intellettuali liberali e nei palazzi della politica piemontese. Il minuscolo regno dei Savoia era infatti smanioso di allargare i suoi confini e di contare sullo scacchiere europeo. La prima e unica guerra risorgimentale condotta in prima persona dai piemontesi contro l’Austria  –  comunque affiancati da regolari e volontari di altri stati italiani, tra i quali ben 16 mila napoletani guidati da Guglielmo Pepe – si trasformò in un disastro per le truppe sabaude. La seconda guerra d’indipendenza che portò all’annessione della Lombardia fu vinta grazie all’apporto della Francia di Napoleone III che a Magenta  il 4 giugno 1859 sconfisse gli austriaci costringendoli alla resa. Al generale francese Patrice De Mac Mahon, artefice della vittoria, a Magenta è stato  – giustamente – dedicato un monumento. La terza guerra per la conquista del Veneto fu vinta grazia agli accordi con la Prussia di Bismarck. La condotta delle truppe sabaude fu deludente e ancor di più quella della marina sonoramente battuta dagli austriaci nella battaglia di Lissa. Anche la tanto mitizzata presa di Roma avvenne grazie agli stranieri e non certo per il valore dei soldati piemontesi. I bersaglieri del generale La Marmora poterono infatti attraversare trionfanti la Breccia di Porta Pia e sconfiggere i pochi soldati svizzeri posti a protezione del Papa solo perchè seppero approfittare dei rovesci militari della Francia contro la Germania che costrinsero Napoleone III nel 1870 ritirare le sue truppe a difesa dello Stato Pontificio. Le Guerre d’Indipendenza furono pertanto vinte più dall’abile diplomazia di Cavour che dal sangue italiano e, cosa ancor più deprimente, senza alcun coinvolgimento popolare. A Parte le gloriose cinque giornate di Milano, fatto rimasto sostanzialmente isolato. Riunito sotto la corona Sabauda quasi tutto il nord, i Savoia volsero lo sguardo al ricco e prospero Regno del Sud contro il quale attivarono, ancor una volta, la loro spregiudicata diplomazia per ottenere il sostegno dell’Inghilterra. L’Inghilterra, che vedeva del Regno delle Due Sicilie un pericolosissimo concorrente marittimo, fu ben felice di assecondare le mire espansionistiche piemontesi.Si attivarono sopratutto i circoli massonici inglesi, a cui erano affiliati i padri del risorgimento da Mazzini a Garibaldi e lo stesso Cavour, per fornire quegli enormi finanziamenti necessari per corrompere generali e ammiragli borbonici e spingerli al tradimento. Una cifra enorme fu stanziata a tal scopo da Albert Pike, Gran Maestro Venerabile della massoneria di Londra, e da Lord Palmerson Primo Ministro della Regina Vittoria.   Ma erano veramente mille i garibaldini? Certamente! Ma ogni giorno sbarcavano sulle coste siciliane migliaia di soldati piemontesi congedati il giorno prima e protetti dalla flotta Inglese dell’ammiraglio Mundy, a questi si unirono i soldati borbonici passati al nemico per denaro insieme ai loro generali Landi e Anguissola. Da mille che erano i garibaldini divennero in pochissimi giorni oltre 20.000, una vera e propria armata d’invasione sotto mentite spoglie. Infatti non vi fu alcuna dichiarazione di guerra.Il 13 febbraio 1861 cadeva la fortezza di Gaeta, ultimo baluardo borbonico. Per tre mesi, tanto durò l’assedio dell’isola, la città fu martoriata dai bombardamenti navali. Eroico fu Francesco II, il giovane Re napoletano, ed eroica fu la sua consorte Regina Sofia e l’intera popolazione che si strinse attorno ai loro sovrani nella strenua difesa della loro libertà. Ignobile fu invece il comportamento del generale piemontese Cialdini che non esitò un istante a scagliare oltre 160 mila bombe per massacrare l’intera popolazione su ordine di Cavour. Con la capitolazione di Gaeta finì il glorioso Regno delle Due Sicilie che aveva fatto dell’Italia meridionale uno Stato autonomo ed indipendente, prospero e moderno. E da qual giorno iniziò l’inesorabile declino del sud reso possibile dalla incapacità e disinteresse dello Stato unitario prima e post fascista poi.Nel 1860 – e qui arriviamo al vero motivo che spinse lo statarello piemontese a inventarsi l’Unità d’Italia – il debito pubblico del Piemonte ammontava alla somma di oltre un miliardo di lire di allora, una voragine spaventosa che il piccolo Stato Sabaudo con i suoi 4 milioni di abitanti mai e poi mai sarebbe riuscito a colmare per l’arretratezza della sua economia montana. Nel 1861, quando avvenne l’unificazione del Nord con il sud, il Patrimonio aureo dell’Italia Unita era di 668 milioni di lire oro. Ebbene di questi ben 443 proveniva da Regno delle Due Sicilie e solo 8 alla Lombardia (il resto dagli altri stati annessi).  Questa enorme massa di denaro proveniente dal sud permise di rimpinguare le disastrate casse del Regno di Savoia e a dare vigore alla sua asfittica economia.   Appena sbarcato in Sicilia il primo obiettivo di Garibaldi fu…la zecca di Palermo per impossessarsi dei 5 milioni di ducati in oro depositati. Nei dieci anni successivi i piemontese effettuarono un vera e propria opera di spogliazione. Svuotarono le casse comunali, quelle delle banche, saccheggiarono le Chiese e smontarono i macchinari delle fabbriche per rimontarli al nord. Agevolati in questo dai molti notabili meridionali subito accasati, per denaro e potere, alla corte del nuovo sovrano. Nelle casse piemontesi finirono inoltre gli enormi proventi dalla vendita dei beni ecclesiastici confiscati e del demanio borbonico. Lasciando per sempre il suo Regno Francesco II disse profeticamente: “il nord non lascerà ai meridionali nemmeno gli occhi per piangere”. Quello che il giovane Re napoletano non poteva prevedere era l’ondata repressiva, i massacri di contadini, la fucilazione dei renitenti alla leva, i villaggi bruciati, le brutali violenze con tanto di esposizione di teste mozzate ad opera della soldataglia piemontese che per dieci anni avrebbero martoriato il suo ex-Regno. Spiace evidenziarlo, ma a macchiarsi le mani di sangue innocente furono in gran parte i bersaglieri. Alcuni giornali stranieri (la censura del governo al riguardo era rigorosa) pubblicarono delle cifre terrificanti nonostante fossero sottostimate: nel solo primo anno di occupazione vi furono 8.968 fucilati, 13.529 arrestati in gran parte deportati nei campi di concentramento e “rieducazione” al nord, 6 paesi dati alle fiamme, 12 chiese saccheggiate. Complessivamente si parla di un milione di contadini uccisi e decine di villaggi rasi al suolo. La chiusura per decreto di un numero imprecisato di scuole e di Chiese. (Vittorio Gleijeses: La Storia di Napoli, Napoli 1981 – Isala Sales: Leghisti e sudisti, Laterza Editore 1993 – Antonio Ciano: I Savoia ed il massacro del sud, ed. Granmelo, Roma 1996). Antonio Gramsci, nato in Sardegna ma originario di Gaeta, parlando della questione meridionale ebbe a dire”…lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori compiacenti tentarono di infamare con il marchio di briganti”. I briganti per l’appunto…tutti i figli maschi erano obbligati, pena la fucilazione, a prestare il servizio militare per sparare ai loro fratelli del sud. Per chi si rifiutava non restava altra via che quella dei monti, braccati con l’infamante etichetta di “briganti”.Per tentare di unire veramente l’Italia, per superare i contrasti con la Chiesa e per sradicare il fenomeno mafioso bisognerà attendere l’avvento del Fascismo: il Concordato del ’29 pose fine al contenzioso con la Chiesa di Roma, il grande programma di opere pubbliche e di bonifica diede lavoro ai giovani meridionali e la politica repressiva del Regime, con il Prefetto Mori, costrinse la mafia ad emigrare in America (per poi tornare al seguito delle truppe di liberazione).Oggi festeggiamo il centocinquantesimo anniversario della proclamazione del Regno d’Italia (e non dell’unità d’Italia, come viene erroneamente detto, che avverrà solo dopo la Prima Guerra mondiale e con l’annessione di Fiume del ’24). Brindiamo pure, caro Presidente della Repubblica, ma non dimentichiamoci della Storia, se volgiamo guardare al futuro. Nonostante tutto: Viva L’Italia, la nostra Patria! (Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur – Varese)

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Roma: Stato di agitazione a “Metro C”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Le organizzazioni sindacali FILLEA CGIL – FILCA CISL – FeNEAL UIL sono fortemente preoccupate per il rischio occupazione nei cantieri per la realizzazione della METRO C di Roma. Il ritardo dei finanziamenti per i lavori relativi alla TRATTA T3 e contestualmente le modifiche apportate al progetto, ha posto le due macchine escavatrici TBM al prossimo fermo per un tempo molto incerto. L’imminente fermo rischia di provocare una naturale ricaduta occupazionale per tutti i lavoratori impegnati a servizio delle “talpe”, che nel frattempo ha già subito un importante ridimensionamento non concordato con le OO.SS., con un conseguente squilibrio dei carichi di lavoro e ripercussioni inevitabili sul piano della sicurezza.  “Siamo fortemente preoccupati per le prospettive occupazionali di tutti i lavoratori impegnati nell’escavazione delle gallerie. Le nostre ripetute richieste d’incontro alla METRO C, utili per conoscere i tempi del prossimo fermo e per concordare le modalità di gestione degli eventuali esuberi, non hanno avuto esito positivo.”

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Cluster bomb

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

“Si chiude oggi a Vientane in Laos il Primo Meeting degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster. L’Italia, che pur avendo promesso un rapido percorso di ratifica è ferma alle discussioni preliminari, ha partecipato come semplice Stato osservatore, andando incontro all’ennesima figuraccia internazionale”. E’ quanto dichiara in una nota Andrea Sarubbi (Pd). “Dopo aver presentato a giugno insieme ad alcuni colleghi un’interrogazione parlamentare – rimasta peraltro senza risposta, come ormai è prassi – per far chiarezza sui motivi del ritardo, proprio ieri ho depositato alla Camera un progetto di legge di ratifica della Convenzione, firmato da quasi 100 parlamentari appartenenti a tutti i gruppi. Il testo mira ad introdurre anche da noi una normativa completa che accolga il concetto di disarmo umanitario ed introduca il principio del cosiddetto disinvestment, ovvero il meccanismo di disincentivazione degli investimenti nei Paesi che utilizzano ancora questo genere di armamenti. Il Parlamento colga l’occasione per salvare la faccia del nostro Paese di fronte alla comunità internazionale, predisponga l’immediata calendarizzazione del provvedimento e cancelli finalmente anche in Italia questo abominio”.

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Governo. Idv: Romani è ministro di Mediaset

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2010

“Romani è il ministro di Mediaset. Se fino a ieri curava gli interessi dell’azienda da dietro le quinte, da oggi lo fa seduto su una comoda poltrona”. Lo dice in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. “Che al Pdl piaccia o meno – aggiunge Borghesi – noi continueremo a denunciare la gravità di questa nomina, che, oltre ad essere arrivata con ingiustificabile ritardo, crea un nuovo problema di conflitto d’interessi”.

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Sanità: sottoscritto accordo biennale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Con un ritardo di quasi cinque anni è stato sottoscritto,  dall’Ugl Sanità e dalle altre organizzazioni sindacali, l’accordo economico per il biennio 2006-2007. Una lunga “pausa di riflessione” da parte dell’Aiop che non ha prodotto i risultati sperati. Restano ancora in sospeso le partite relative al rinnovo economico 2008-2009 e la corresponsione degli arretrati per tutto il quadriennio per poi finalmente mettere mano al rinnovo della parte normativa del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Un ritardo che la controparte giustifica con il comprensibile stato di crisi economico finanziaria legato alla difficoltà che alcune regioni hanno con i piani di rientro del debito ma che spesso diventa il paravento per mantenere in uno stato di insoddisfazione perenne i lavoratori del comparto i quali, malgrado tutto, hanno continuato a operare garantendo il massimo della professionalità. L’accordo prevede la decorrenza del tabellare 2006-2007 a partire dalla retribuzione di settembre 2010 e l’erogazione effettiva sarà corrisposta con la prima retribuzione utile mentre, in ragione delle difficoltà finanziarie differenziate da territorio a territorio si è convenuto (dove non sia stato già raggiunto un accordo in tal senso) di demandare la trattativa per l’eventuale “una tantum” relativa all’arco temporale 2006-2010 ai negoziati regionali che tengano conto della copertura dei costi. Un primo passo che non ci può soddisfare ma che riapre un negoziato fermo da troppo tempo. L’opportunità, in fondo, di dare ai lavoratori del comparto un segnale positivo in un periodo di crisi generalizzata. Certo i lavoratori non hanno ancora ottenuto quanto previsto ma l’Aiop, scavalcata dalle associazioni regionali attive sul fronte del rinnovo dell’accordo economico, sta mostrando crepe inquietanti. http://www.uglsanita.it

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Uve buone ma maturazione un po’ in ritardo

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

La produzione delle uve, in Friuli Venezia Giulia, si manterrà ai livelli del 2009, con una buona qualità dei vini grazie anche alle escursioni termiche di questi giorni d’agosto, uno stato fitosanitario della vegetazione altrettanto buono e una richiesta di Prosecco in sensibile crescita. È questo il quadro che emerge raccogliendo i pareri dei responsabili delle cantine di Confcooperative del Friuli Venezia Giulia, distribuite su tutto il territorio regionale e che offrono un quadro rappresentativo della situazione poiché trasformano il 40 per cento delle uve vendemmiate (80 per cento doc): dal Collio alle Grave.Anche dalla Cantina di Casarsa, le previsioni coincidono. «La quantità di uve raccolte sarà più o meno la stessa del 2009 – aggiunge Denis Ius, presidente de La Delizia -. Pure dalle nostre parti non segnaliamo problemi particolari relativi alle grandinate. Dal punto di vista del mercato, invece, in questi ultimi tempi c’è una continua riduzione della richiesta di vini rossi, una tenuta dei bianchi e una significativa crescita del Prosecco».Una diminuzione della produzione di uve a bacca rossa viene segnalata da Mauro Meneghin, direttore della Cantina produttori di Codroipo, da Johnni Turato, direttore della Cantina di Rauscedo e da Luigi Antiga, direttore delle cantine di Sacile e Ramuscello: «L’inverno freddo ha danneggiato sensibilmente parecchi vigneti di Pinot grigio e Merlot e, in modo particolare, i nuovi impianti in cui si è immediatamente provveduto a sostituire le barbatelle». Tutte le cantine, compresa la San Giorgio di San Giorgio alla Richinvelda (presieduta da Claudio Truant), segnalano la forte domanda di Prosecco che, in questo momento, è decisamente l’uva trainante. «Sicuramente è l’uva più pagata – sottolinea Mauro Meneghin -. Infatti, si trattano i grappoli a 0,75-0,90 euro al chilo: in assoluto il prezzo più alto del nostro mercato». A Confcooperative Fvg aderiscono 8 cantine sociali con 2.500 soci, per 5.500 ettari di vigneti, 630mila quintali di uve raccolte, 440mila ettolitri di vino (60 per cento doc), 148 addetti e 64 milioni di euro di fatturato.

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Ritardo dei voli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2010

La Corte di Giustizia Europea con una recentissima sentenza ha stabilito un punto fermo sui diritti dei passeggeri e i conseguenti obblighi dei vettori.  Un precedente regolamento europeo prevedeva un indennizzo per i passeggeri solo in caso di cancellazione del volo ma non in caso di ritardo.  La Corte di Giustizia ha ritenuto illegittima questa disparità di trattamento e fornendo un’interpretazione estensiva del regolamento, ha stabilito che sono risarcibili anche i ritardi. Per la Suprema Corte il ritardo prolungato del volo equivale alla cancellazione per cui ne derivano danni ai passeggeri che hanno diritto di ottenere dalla compagnia aerea il rimborso del prezzo del biglietto, una compensazione pecuniaria (da € 250 fino ad € 600) ed il risarcimento dei conseguenti danni subiti.  In virtù della normativa dettata a tutela dei viaggiatori, prima della sentenza la compagnia aerea non era tenuta a corrispondere l’indennizzo qualora poteva dimostrare che la cancellazione del volo era dovuta a “circostanze eccezionali” che non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso. Ebbene, in passato, le compagnie aeree, appellandosi a tale deroga normativa, sono riuscite spesso a sottrarsi ai propri obblighi risarcitori respingendo buona parte delle richieste risarcitorie.  La Corte di Giustizia europea ha, tuttavia, affermato che le compagnie aeree, al fine di poter essere validamente esonerate dal pagamento del suddetto indennizzo, devono provare di aver fatto tutto il possibile, in termini tecnici ed economici, per scongiurare la cancellazione del volo.  I giudici hanno precisato altresì nelle motivazioni della sentenza per evitare disguidi e malintesi che un guasto tecnico all’aereo non rientra nella nozione di “circostanze eccezionali” a meno che il problema derivi da eventi che, per la loro natura, sfuggono all’effettivo controllo da parte della compagnia aerea.  Infine i passeggeri devono essere informati sui propri diritti.  In caso di cancellazione, negato imbarco o ritardo superiore alle 2 ore, nell’aeroporto deve essere esposto un avviso che indichi dove rivolgersi per avere un testo che riporti chiaramente i diritti dei passeggeri e gli obblighi della compagnia. La compagnia deve anche fornire eventuali pasti e pernottamenti gratuiti e dare la possibilità di fare due telefonate. Secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA questa sentenza sicuramente non ci salverà dalla cancellazione dei voli, dalle code infinite al gate e dalle notti passate in aeroporto ma almeno le compagnie aeree non potranno più fare finta di nulla.

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Più diritti per chi viaggia in nave

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

Secondo le nuove regole, le imprese di trasporto marittimo dovranno rimborsare ai passeggeri il prezzo del biglietto o fornire loro un mezzo di trasporto alternativo se la partenza del viaggio è ritardata per oltre 90 minuti, a meno che la società dimostri che il ritardo è stato causato da condizioni meteorologiche o da circostanze eccezionali indipendenti dalla propria volontà. I passeggeri, qualora fattibile, dovrebbero anche ricevere cibo e bevande.  Inoltre, indipendentemente dal fatto che scelgano di viaggiare o no, i passeggeri avranno diritto a un risarcimento del 25% del prezzo del biglietto per:
– I viaggi programmati per durare fino a 4 ore che sono in ritardo all’arrivo di almeno un’ora;
– I viaggi di 4-8 ore con ritardo all’arrivo di almeno due ore;
– I viaggi di 8-24 ore con ritardo all’arrivo di almeno tre ore;
– I viaggi di oltre 24 ore con ritardo all’arrivo di almeno sei ore.
Se il ritardo è  superiore al doppio di questi tempi, i passeggeri avranno diritto ad un risarcimento pari alla metà del prezzo del biglietto, che dovrà essere pagato in denaro, su richiesta del passeggero. Inoltre, se a causa del ritardo i passeggeri devono pernottare prima di completare il loro viaggio, l’operatore dovrà pagare le spese in albergo fino a 80 € a notte (per non più di 3 notti).
Il regolamento stabilisce che la disabilità del passeggero non può essere usata come motivo per negare il diritto all’imbarco. Nei porti dovrà, infatti, essere fornita assistenza gratuita alle persone disabili, a condizione che l’operatore o il vettore sia avvisato al momento della prenotazione o al massimo 48 ore prima dell’imbarco. Le nuove norme entreranno in vigore dal 2012 e si applicheranno a chi viaggia su navi con più  di 12 passeggeri, con qualche eccezione per escursioni e visite guidate. I passeggeri di nave godranno così di maggiore diritti che quelli che viaggiano in aereo, poiché quest’ultimi non hanno diritto a compensazione in caso di ritardo (solo in caso di cancellazione del volo).

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Cartella esattoriale notificata in ritardo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

L’intimazione al versamento delle tasse non pagate deve avvenire entro termini certi. Se l’amministrazione ne richiede il pagamento in ritardo, è destinata incontrovertibilmente a perdere il diritto all’esazione. Secondo i giudici tributari della commissione tributaria provinciale di Catania con la sentenza 252/06/10, che ha accolto il ricorso del contribuente, la notifica di una cartella, verificatasi nel 2008, relativa ad imposte del 1997, è tardiva. La sentenza in materia tributaria, infatti, parte dal presupposto che il principio guida in materia di notifica è segnato inderogabilmente dal D.L. n. 106/2005 che obbliga uffici amministrativi e agenti della riscossione a seguirne le norme ivi dettate.  In conformità a queste norme, le cartelle devono essere notificate entro termini certi, a pena di decadenza. Inoltre i termini per la notifica valgono anche per il passato. Regola stabilita dalla Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 26104/2005, dove è statuito che la fissazione di specifici termini di notifica della cartella comportano l’applicazione di quegli stessi termini e di quelli dettati in via transitoria ai rapporti ancora pendenti.  In altre parole, poiché la norma introdotta nell’agosto del 2005 vale per il passato, nel 2008 non si sarebbe dovuta emettere alcuna cartella, per somme concernenti il 1997, che, in base alle predette norme, doveva poi essere annullata per decadenza dei termini. Secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA,  ancora un’importante decisione dei Giudici tributari che dovrebbe indurre maggiore attenzione sia nei confronti degli agenti della riscossione che della P.A. che dovranno verificare tassativamente la tempestività della notifica delle cartelle onde evitare in primo luogo la lesione dei diritti dei cittadini che saranno soggetti a termini certi anche per esercitare puntualmente il proprio diritto alla difesa in merito al recupero delle somme pretese e quindi a limitare il sovraccarico degli uffici giudiziari.

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La mappa delle zone sismiche

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2010

In media in Italia si registrano ogni anno 6-8.000 scosse con dei picchi, come quello abruzzese. «Se il terremoto de L’Aquila fosse capitato nell’area del Parco d’Abruzzo non avrebbe provocato gli stessi danni – ha spiegato Alessandro Amato, dirigente ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nell’intervista ad I AM – Non siamo ancora in grado di prevedere i terremoti, non ci sono ancora dei modelli che spiegano perché si modifica il gas radon». L’unica possibilità è intervenire preventivamente in alcune zone a rischio segnalandole. Il vero obiettivo, ha aggiunto il dottor Amato, è continuare a studiare i terremotio, ma «i problemi organizzativi legati alla mancanza di prospettive a lungo termine per i nostri giovani ricercatori, ha creato disagi soprattutto quando si vogliono fare programmi di lavoro più in là con il tempo». Nel numero di aprile anche il disastro del Lambro, un incidente doloso, che a causa di una modifica dell’articolo 137 del testo unico ambientale permetterà ai responsabili di cavarsela con poco. Il reato penale di contaminazione delle acque, infatti, è stato declassato a semplice multa da 3.000 a 30.000 euro. Le altre notizie: Leaf House, la casa ecologica e la comunità verde, realtà del Gruppo Loccioni ad Ancona, la superpatata Ogm con i pro e i contro, l’Italia dei graffiti tra regole e contraddizioni e infine l’approfondimento sul Salone di Ginevra, dove la case auto puntano sull’ibrido e sull’elettrico, ma sono ancora in forte ritardo.

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Copenaghen: persa occasione storica

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2009

L’accordo di oggi sancisce il trionfo delle parole sui fatti, dell’apparenza sulla sostanza. Per Oxfam International e Ucodep, i leader presenti al vertice di Copenaghen hanno trasformato un momento storico in un fallimento storico: le due organizzazioni chiedono che l’accordo non sia un punto di arrivo, ma solo la base di partenza dei colloqui sul clima nel 2010. Non è chiaro se ciò sarà possibile, perché la Conferenza delle parti, con un’acrobazia linguistica, non ha “adottato” il testo ma si è limitata “a prenderne nota”.  La rinuncia a siglare un trattato legalmente vincolante entro il 2010 è una duro colpo, soprattutto per le popolazioni più vulnerabili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 150mila persone muoiono ogni giorno a causa dei cambiamenti climatici. Ogni minuto di ritardo costa nuove vite umane.  La proposta contiene l’annuncio di 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a fronteggiare i cambiamenti climatici. In realtà, si tratta di un obiettivo e non di un risultato già assicurato: i paesi poveri non hanno infatti alcuna certezza di ricevere i fondi necessari per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni. La somma di 100 miliardi di dollari, inoltre, è solo metà di quella necessaria. Questa differenza può avere conseguenze drammatiche: solo nell’Asia del sud e nell’Africana subsahariana, per esempio, c’è bisogno di un miliardo e mezzo di dollari per impedire nuove morti per malaria e diarrea causate dal clima.  Non c’è poi certezza che i 100 miliardi saranno aggiuntivi rispetto agli impegni presi sull’Aiuto pubblico allo sviluppo. Ciò significa che, nei paesi in via di sviluppo, i fondi potrebbero essere sottratti all’istruzione e all’assistenza sanitaria per finanziarie difese contro le inondazioni o sostenere gli agricoltori più poveri. I 100 miliardi di dollari potrebbero infine non essere fondi pubblici, ed essere quindi erogati secondo l’agenda dei donatori privati più che sulla base delle reali emergenze.    Preoccupante anche l’assenza, nella bozza di accordo, di obiettivi specifici di riduzione delle emissioni entro il 2020, essenziali secondo gli scienziati per garantire che il riscaldamento globale non superi i due gradi.

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Viaggi in treno e garanzie per i cittadini

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

I viaggiatori che utilizzano il treno per i loro spostamenti all’interno dell’Unione europea sono più tutelati: è, infatti, entrato in vigore, il 3 dicembre 2009, il Regolamento CE 1371/2007 che stabilisce i diritti fondamentali delle persone che viaggiano e impone una serie di obblighi alle società ferroviarie. Le persone disabili o con mobilità ridotta devono vedersi garantire il loro diritto al trasporto, perciò le imprese ferroviarie e i gestori delle stazioni devono predisporre un’adeguata assistenza e un accesso non discriminatorio ai treni; viene rafforzato il diritto dei passeggeri a ottenere un risarcimento quando i loro bagagli vengono smarriti o danneggiati, o nel caso in cui il loro viaggio venga cancellato o subisca un ritardo. Il risarcimento minimo ammonta al 25% del prezzo del biglietto per ritardi da una a due ore e al 50% del prezzo del biglietto per ritardi superiori alle due ore; i passeggeri delle ferrovie devono essere informati in maniera esauriente prima e durante il loro viaggio, ad esempio in merito ad eventuali ritardi; deve essere reso più agevole l’acquisto dei biglietti ferroviari; le società ferroviarie e i gestori delle stazioni devono garantire la sicurezza personale dei passeggeri nelle stazioni ferroviarie e sui treni; gli Stati membri devono garantire ai passeggeri la possibilità di presentare una denuncia ad un organo indipendente, quando questi ultimi ritengano che i loro diritti non siano stati correttamente applicati. Imprese ferroviarie, gestori delle stazioni e tour operator devono informare i passeggeri in merito ai diritti e agli obblighi previsti dal Regolamento.

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