Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘ritiro’

“Ritiro Usa da Siria può avere conseguenze rischiose”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

“Il finanziamento delle missioni italiane all’Estero, nel nostro interesse, deve continuare con il rigore e l’attenzione che ha avuto in passato. In particolare Unifil è un elemento forte della politica estera italiana ma, affinché continui ad esserlo e conservi il suo significato strategico, non può essere svincolato da una visione molto più larga e interconnessa”. Sono concetti affermati dalla senatrice Tatjana Rojc, membro della commissione Difesa a Palazzo Madama, oggi a Trieste nell’ambito di un convegno dedicato alla missione Unifil e alla presenza militare italiana in Libano.
Dopo il saluto di Roberto Antonione, nuovo segretario dell’Iniziativa Centro Europea che ha ospitato l’evento promosso dal Vitale Istituto for geopolitical studies, la senatrice Rojc ha rivolto “un ringraziamento a tutti i militari italiani che sono impegnati in questi scenari: proprio dal Friuli Venezia Giulia partono regolarmente contingenti alla volta del Libano”. Rilevato che “dal 1989 in poi, le missioni internazionali hanno fatto assurgere a ruoli essenziali la componente civile, la ricostruzione del tessuto sociale e economico del territorio”, Rojc ha parlato della “sostenibilità del nostro sistema di difesa” indicando che “non è pensabile una partecipazione a pioggia agli impegni internazionali, ma è necessario individuare priorità e specifiche delle missioni, e con fermezza portarle avanti. Chiaramente – ha puntualizzato – il dispositivo militare di un Paese è condizionato dalle scelte politiche dei Governi in carica”.
Per la senatrice “lo sguardo verso il Mediterraneo, il vicino e Medio Oriente non deve essere reso opaco dalla necessità di un continuo assestamento politico interno al nostro Paese. La capacità di stabilizzare, infatti, è anche una proiezione della stabilità interna e della chiarezza degli obiettivi che il sistema Paese si propone di raggiungere, quale componente equilibrata ma non neutrale di uno schieramento identificato senza ambiguità”.
La senatrice ha inoltre sollevato il problema di un ritiro delle truppe Usa dalle aree controllate dai curdi nella Siria orientale e del venir meno di una “zona cuscinetto cruciale che impediva l’afflusso in Libano di armi moderne e potenti via terra” lungo il cosiddetto ‘arco sciita’, dall’Iraq, alla Siria al Libano. “C’è il rischio – ha sottolineato – di un innalzamento decisivo del potenziale bellico nelle mani di Hezbollah, con conseguenze sulla politica dello Stato di Israele”.

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L’Italia riconosca lo stato palestinese

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2011

Di Agostino Spatar. Mentre ri-esplodono gli scandali delle frequentazioni notturne e diurne di Silvio Berlusconi, permettetemi di ricordare che il suo governo si è assunto la grave responsabilità di votare contro la richiesta, avanzata all’Onu da Abu Mazen, per il riconoscimento pieno dello Stato del popolo martire di Palestina entro i territori del 1967 assegnati dall’Onu del 1947 e confermati dalla risoluzione n. 242/1967 del CdS dell’Onu che chiedeva l’immediato ritiro dai territori palestinesi delle forze d’occupazione israeliane. Credo che il “no” detto da Berlusconi ai palestinesi sia molto più grave di quello che egli avrebbe ricevuto da Emanuela Arcuri.
Il governo non può rifiutare, in nome del popolo italiano, una richiesta legittima e dolorosamente motivata da 63 anni (sì, sessantatre anni, avete letto bene!) di spoliazioni di beni, espulsioni, diaspore, massacri, occupazioni militari, distruzioni di abitazioni, repressione, incarceramenti, sfruttamento della forza lavoro,miseria, privazioni di ogni sorta e persino tentativi di distruzione della identità culturale ed etnica. Esagerazioni? Faziosità? Per una verifica di tali affermazioni, rimando agli scritti di diversi pacifisti israeliani che le documentano. Per tutti cito “Sacred Landscape” opera di Meron Benvenisti, esponente israeliano della prima ora, a lungo amministratore di Gerusalemme, ampiamente richiamato da Riccardo Cristiano nel suo “La speranza svanita” (Editori Riuniti, 2002). In questo testo, scritto non da un arabo facinoroso, fazioso, ma da uno “dei più grandi figli d’Israele”, troverete quello che mai nessun giornalista e commentatore occidentale ha detto sui metodi adottati dagli israeliani per cacciare dai loro villaggi, dalle loro terre gli arabi palestinesi e privarli di ogni diritto. Dopo è venuto il “terrorismo” palestinese, che personalmente condanno, ossia la risposta disperata di alcuni gruppi al permanere dell’occupazione israeliana.
Per altro, non bisognerebbe dimenticare che il terrorismo in Palestina l’ hanno introdotto e, sanguinosamente sperimentato, le bande armate di Begin (che diventerà primo ministro d’Israele) ai danni degli arabi e delle forze di garanzia inglesi che esercitavano il mandato internazionale.
Da notare che tale iniquo trattamento è stato applicato soltanto ai danni dei palestinesi. Mentre, cioè, l’intero terzo mondo si liberava dal giogo coloniale, nascevano nuovi Stati (l’ultimo, il Sud Sudan, è nato un mese fa) e confederazioni di stati, soltanto il popolo palestinese è rimasto senza Stato. Perché? Che cosa ha fatto di male? In realtà, i palestinesi il male lo hanno subito, nell’indifferenza generale del mondo, hanno perfino rischiato di essere cancellati dalla faccia della terra, di perdere la loro dignità di popolo che solo grazie all’opera di Yasser Arafat e dell’Olp è stata salvaguardata e rilanciata come una “questione” primaria della politica internazionale.
Di fronte a questo diritto, non reggono gli speciosi argomenti per aggirarlo e tanto meno le minacce di taluni esponenti israeliani che dimenticano che Israele è uno Stato creato dall’Onu per un risarcimento da altri dovuto, che ovviamente ha diritto di esistere e di vivere in pace con i suoi vicini, ma non di occuparli. Quanto è difficile fare capire le ragioni dei deboli! Soprattutto, a certi esponenti politici ed analisti, che, spesso, sbagliano l’analisi come l’ultima sulla “primavera araba” che per cacciare il tiranno ha, forse, aperto la porta del dragone.
Perciò, spiace che gli Stati Uniti di Obama, invece di dare corso alle speranze che egli stesso aveva acceso anche riguardo alla questione palestinese, continuano a minacciare incomprensibili veti.
Se oggi una piccola, ibrida minoranza di deputati chiede al governo di votare “no”, ricordo che nel 1982 presentammo al governo una richiesta unitaria, sottoscritta dalla stragrande maggioranza dei deputati (450, fra i quali i tre segretari di Dc, Pci, Psi: Zaccagnini, Berlinguer e Craxi ossia i rappresentanti di circa il 90% dell’elettorato italiano), con la quale si chiedeva il riconoscimento dei diritti nazionali del popolo palestinese. La mozione sarà approvata dalla Camera, ma il governo, allora presieduto dal troppo filo atlantico Spadolini, non volle dare seguito alla decisione parlamentare. Non so se si possa fare un confronto fra la maggioranza parlamentare di allora e la minoranza attuale. So di sicuro che il no annunciato dal governo Berlusconi è il vero errore che bisognerebbe evitare. (Agostino Spataro – in sintesi)

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Ritiro dell’Inter a Pinzolo

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2011

Dopo una settimana di preparazione dell’Inter a Pinzolo grande soddisfazione tra gli organizzatori per i risultati sin qui ottenuti in questa prima edizione del ritiro nerazzurro in val Rendena. “Stiamo raccogliendo grande soddisfazione tra i tifosi “ha dichiarato Maurizio Rossini, direttore marketing di Trentino S.p.A “grazie alla straordinaria offerta di iniziative realizzate con la collaborazione dell’ Inter, che fanno di questo ritiro un vero e proprio evento a 360°, il tutto gratuitamente, come gli allenamenti quotidiani della squadra, le serate con il mister Gasperini e i campioni nerazzurri e la Notte Nerazzurra con concerti ed eventi di piazza senza tralasciare tutto il divertimento che si può trovare presso l’Inter Village”. “Ed anche la politica di prezzi attuata per le amichevoli ” ha proseguito William Bonomi, sindaco di Pinzolo “con i biglietti che partono da 15 euro è stata una scelta premiante, visto che abbiamo esaurito sia i posti della prima amichevole e si preannuncia il tutto esaurito anche per quella di domani; un’attenzione particolare è stata riservata anche per questa partita al pubblico dei giovanissimi, con ingresso gratuito fino ai 6 anni e ridotto fino ai 12”. “Com’è noto, peraltro” ha proseguito il primo cittadino di Pinzolo “parte degli incassi delle amichevoli aiuteranno Inter Campus, il progetto sociale della famiglia Moratti che abbiamo ospitato con grande piacere in Val Rendena e con il quale contiamo di condividere anche in futuro nuove iniziative”

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Quarantesima bara dall’Afghanistan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Lettera al direttore I resti di un giovane italiano rientreranno in patria dall’Afghanistan, nella quarantesima bara. Aveva 28 anni. La famiglia adesso piangerà lacrime vere. Sì, perché c’è il dolore vero, quello dei familiari privati di una persona cara, e poi c’è il dolore di circostanza (eufemismo) degli uomini politici. Il Presidente Napolitano qualche giono fa ha affermato che il ritiro anche parziale dei nostri soldati era solo un’ipotesi. Io invece ho una certezza che ovviamente non vorrei avere: che il nostro caro Presidente dovrà continuare a tributare l’estremo saluto, assieme al suo profondissimo dolore, ad altre bare. Sino a che non ci sarà dato il pemesso di ritirare le nostre truppe da una terra straniera. (Attilio Doni)

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Misano: podio e punti per Team Lucidi Motors

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Nelle prove ufficiali di sabato scorso Kevin Giovesi aveva stabilito il quarto tempo (1’31.119) ad un solo decimo dalla pole position. Nella top-ten anche Edward Cheever, ottavo (1’31.461) e poleman di gara due, e Victor Guerin, decimo (1’31.723). In gara uno Giovesi, dopo essere stato ostacolato in partenza da un avversario e aver perso di conseguenza una posizione, nel finale è stato abile a recuperare concludendo al quarto posto sotto la bandiera a scacchi. Consistente anche la prestazione di Cheever, settimo dal primo all’ultimo giro, mentre Guerin è stato costretto al ritiro nel corso del dodicesimo passaggio a causa dei danni riportati dalla sua Dallara in un contatto nelle battute iniziali Nella classifica assoluta Cheever è ora quinto con 27 punti, a sole 10 lunghezze dal leader; Giovesi è settimo a quota 25, mentre Guerin è decimo con 13.Tra gli esordienti Cheever è invece terzo con 40 punti e con un gap di sei lunghezze; tra i team il Lucidi Motors è terzo quota 40, a soli nove punti dalla leadership. Il Campionato Italiano Formula 3 tornerà in pista il prossimo 17 Luglio a Imola.

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Per ritiro missione italiana in Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

“Non metto in dubbio che il nostro impegno in ambito internazionale sia meritevole, ma ritengo che oramai ci siamo mestamente abituati all’idea che giovani soldati vadano lì solo per morire”. Con queste parole, Gennaro Saltalamacchia, responsabile per la Difesa e gli Affari Militari dell’Italia dei Diritti, commenta la recente morte del caporalmaggiore Luca Sanna,  33 anni di Oristano, avvenuta nel corso di uno scontro a fuoco all’interno di un avamposto nei pressi della base italiana a Bala Murghab. Sale così a 36 il numero dei soldati italiani morti in Afghanistan, generando tra opinione pubblica e Governo non pochi dubbi sulla reale utilità di mantenere il contingente militare ancora sul posto. “Personalmente ritengo che non ci siano più le garanzie per la salvaguardia dei soldati – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, sicuramente siamo arrivati ad una spedizione al massacro, dove le condizioni di sicurezza sono minime”.  Saltalamacchia poi continua nel suo ragionamento affermando che il numero delle vittime della missione evidenzia la debolezza di un sistema che non è più in grado di ottenere gli obiettivi preposti: “L’impegno italiano in ambito internazionale è indispensabile, ma ritengo che le condizioni messe in atto debbano essere diverse. È più facile che si possa morire che aiutare, e quindi il Governo dovrebbe indirizzare le poche risorse a disposizione verso attività sociali ben più utili, e magari troppo spesso non considerate abbastanza”.

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Afghanistan: ritiro militari italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Il Ministro della difesa Ignazio La Russa alla fine si è fatto coraggio annunciando che le truppe italiane in Afghanistan potranno incominciare le operazioni di ritiro entro il prossimo anno. Lo ha fatto dopo che negli Usa cresce la protesta per una presenza militare nell’area che ne rivela tutti gli aspetti negativi: i talebani non sono stati sconfitti. Restano i padroni del paese. I campi di oppio non sono stati distrutti. Cresce l’ostilità per gli stranieri (armati e non) anche per le tanti “uccisioni” derivate dal cosiddetto “fuoco amico”. Cessa nel frattempo l’ipocrita definizione di “missione di pace” tante volte evocata per aggirare l’ostacolo costituzionale (art. 11) di un’Italia che ripudia la guerra. Diventa ora, ancora più assurdo il parere richiesto dal ministro alle commissioni difesa del parlamento sul dotare gli aerei italiani di bombe. Qui non parliamo di una escalation dell’interventismo militare ma di un ritiro con “coda fra le gambe” per una guerra persa già da tempo. Restano il dolore e anche la rabbia per le tante vittime militari e civili occidentali che hanno perso la vita o sono state ferite e mutilate, si parla di circa tremila, per un risultato, sul piano militare e politico di scarso significato interno e internazionale. E per carità di patria non continuiamo a parlare di “terrorismo d’esportazione” collegandolo al fatto che noi lo abbiamo bloccato impegnando le loro unità altrove. Potrebbe essere il contrario: abbiamo generato tanta rabbia e contrarietà che gli offesi, per vendicarsi, potrebbero rifarsi provocando un bagno di sangue in casa nostra.

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Università: chiesto ritiro riforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2010

Nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3687, recante la riforma del sistema universitario, una delegazione RdB USB e’ stata audita presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati.  Il testo del DDL approvato al Senato, che la Camera si appresta ad esaminare, è fondamento di una protesta generale i cui contenuti sono oggi motivo del rinvio dell’inizio del nuovo anno accademico cui i rettori delle università italiane devono far fronte a causa di criticità strutturali che il DDL in esame, così come si presenta oggi, peggiora e non risolve.  “E’ inaccettabile, per esempio  – afferma Pietro Di Gennaro della Direzione Nazionale RdB Pubblico Impiego – “la cancellazione della funzione di guida e responsabilità politica del Senato Accademico nel governo degli atenei. I senati accademici nelle università italiane non possono essere declassati ad meri organi di consulta. Condividiamo” – continua Di Gennaro – “la necessità di una profonda riforma delle nostre Università, siamo anche convinti che tale riforma debba essere strutturale: cioè prevedere importanti investimenti tesi a valorizzare il ruolo pubblico dell’Università italiana come motore dello sviluppo culturale, scientifico e anche sociale, oltre che economico, dell’intero paese”.
RdB/USB rivendica una riforma vera che sappia stabilizzare, allargare e gratificare l’ossatura che tiene in piedi l’Università italiana attraverso il lavoro del personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, degli insegnanti madrelingua sotto-inquadrati come CEL e dei ricercatori. Proprio ai ricercatori, il DDL in esame, riserva un trattamento talmente “persecutorio” da giustificare la protesta che sta realizzando il blocco della “produzione cognitiva” nelle università per il nuovo anno accademico.  Il DDL, inoltre, ignora il personale tecnico amministrativo delle Università Pubbliche. Questo personale annovera notevoli professionalità necessarie alla “vita” degli atenei, nel supporto alla formazione e alla ricerca. Difendiamo con forza l’esigenza strutturale per le università di poter contare su personale qualificato “stabile” e “pubblico” che in ogni ambito lavorativo non solo è sufficiente ma è condizione necessaria per raggiungere l’eccellenza che si pretendere dalle attività accademiche.  La riforma quindi va ritirata e riscritta ma prima bisogna risolvere questioni appunto strutturali che minacciano la vita degli atenei, su tutto: il finanziamento, il ritiro dei tagli e il ruolo unico della docenza con rapporto di lavoro a tempo indeterminato per i nuovi ricercatori.
“Abbiamo lasciato alla commissione” – conclude il sindacalista  USB – “una dettagliata memoria scritta. Si tratta di un documento fortemente critico che motiva il ritiro dalla discussione parlamentare del disegno di legge cosi’ come si presenta oggi. Noi chiediamo rispetto e dignita’ per i lavoratori e per tutta la comunità universitaria. Continueremo a connettere insieme le diverse vertenze per realizzare una mobilitazione generale che fermi questo tentativo golpista di smantellare l’Università Pubblica in Italia”.

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Uk: chiesto ritiro di rosiglitazone

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2010

A pochi giorni dalla riunione straordinaria del Comitato per i prodotti medicinali a uso umano (Chmp) europeo sul profilo rischio-beneficio di rosiglitazone (Avandia) di GlaxoSmithKline, l’Agenzia del farmaco inglese Mhra (Medicines and healthcare products regulatory agency), si è espressa in modo sfavorevole sul farmaco. «Non ha più un posto nel mercato britannico» sostiene l’ente e il portavoce Stephen Hallworth ricorda che questa posizione è gia stata sostenuta con forza e che sarà ribadita nell’incontro dell’8 settembre. Anche il British medical journal e alcuni medici esperti hanno chiesto l’immediata rimozione dal mercato aggiungendo che non sarebbe mai dovuto essere approvato fin dall’inizio. In risposta alle ultime notizie e il ministero della Salute inglese ha dichiarato: «L’Mhra ha inviato una guida a tutti gli operatori sanitari con chiari avvertimenti sui rischi associati per alcuni pazienti. I ministri non hanno avanzato richieste sulla licenza del farmaco in Gran Bretagna». (fonte doctor news)

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Afghanistan: l’Occidente pensa di ritirarsi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

Alcune cifre della guerra, secondo Asia Time (9). Per l’Icos, i Taliban controllano il 97% del paese (12). Alla regolarità delle elezioni non credono più neanche quelli che le hanno sponsorizzate (15). Le porno-iniziazioni dei mercenari ai dipendenti afgani. Denuncia del Project on Government Oversight (10). Il candidato socialdemocratico alla cancelleria tedesca, Frank-Walter Steinmeier, dice che bisogna preparare fin d’ora il terreno per il ritiro (fonte: http://www.rivistaindipendenza.org)

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Afghanistan: Ritiro dei militari italiani?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2009

“Leggo con estrema soddisfazione le dichiarazioni del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, riportate dalle agenzie di stampa nazionali, in merito al ritiro del contingente italiano dal fronte afghano, previsto per il prossimo mese di settembre.” – Lo afferma Luca Marco Comellini, segretario del partito per la tutela dei diritti dei militari (PDM). – “Sono certo che le sollecitazioni sulla “questione Afghanistan” che nei giorni scorsi abbiamo indirizzato al Ministro La Russa e agli altri esponenti di governo con numerosi comunicati stampa, circa un rapido ripensamento della natura della missione, anche verso una “exit strategy”,  verranno attentamente valutate così come è avvenuto per quanto ha riguardato le nostre segnalazioni sull’efficienza dei mezzi e delle dotazioni di sicurezza dei militari del contingente, nonché per la questione sull’impiego dei cannoncini di cui è dotato Tornado e – prosegue Comellini – sono certo  che lo convinceranno definitivamente a rivedere le posizioni e scelte che gli competono in materia d ipolitiche della difesa. Scelte – conclude Comellini – che, ormai, tutti gli italiani definiscono insostenibili dal punto di vista dei costi in termini economici e di vite umane che fino ad oggi sono stati sostenuti  per mascherare, dietro agli alti valori dei diritti umani e della democrazia, questioni di tutt’altro e ben più basso profilo.”

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