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Scuola: Ritorno in classe a settembre? Il Governo incontra tutti ma il vero nodo rimangono le risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Invocato da Regioni, Comuni e Province per rispondere alle indicazioni del Comitato scientifico sul rispetto del distanziamento sociale nelle classi pollaio italiane, si è svolto l’incontro in video-conferenza con il presidente del Consiglio sulla ripresa delle attività scolastiche a settembre. Anief ha indicato al premier dove reperire i fondi utili: si tratta di almeno 12 miliardi dei 172 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund perché la salute di tutta la comunità educante deve essere considerata alla pari dell’emergenza sanitaria. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “in questo modo si recupererebbero i dieci miliardi tagliati negli ultimi anni di tempo scuola, plessi cancellati, sedi di dirigenza e di personale. E si sbloccherebbe l’assunzione di 150 mila docenti, da raggiungere con le nuove graduatorie di istituto ad agosto per ottemperare alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti relativi all’abuso dei contratti a termine, oltre che per stabilizzare altri 40 mila lavoratori precari tra personale Ata, educativo e Dsga facenti funzione: una misura peraltro necessaria per gestire anche igienizzazione, senza più colpevolizzare insegnanti, presidi e amministrativi sullo stato di insicurezza dei nostri edifici”.Il Governo continua ad operare per far tornare in classe in sicurezza a settembre oltre otto milioni di alunni e un milione e 300 mila lavoratori della scuola: durante l’incontro del 4 giugno tra il presidente del Consiglio ed alcuni ministri, tra cui quello dell’Istruzione, con gli enti locali, le parti sociali e le associazioni, Anief era rappresentata dal suo presidente nazionale: “Il lavoro fatto per realizzare il protocollo sulla sicurezza e l’intesa sugli esami di Stato è stato condiviso – ha detto il professor Marcello Pacifico -: abbiamo ricevuto i documenti, quindi va spesa una lancia a favore della ministra Lucia Azzolina e del Governo, perché ha reso partecipe il sindacato dei processi decisionali. Il fatto che oggi siamo tutti qui riuniti significa che il Governo c’è e vuole interloquire con tutte le forze sociali, con la società civile, con le associazioni”.
Il sindacalista autonomo ha detto di avere “studiato il documento tecnico-scientifico: abbiamo letto, nella parte centrale, che c’è un confronto tra quello che sta avvenendo in Italia e in Europa. Ma la parola chiave è ‘distanziamento’: noi abbiamo un numero ridotto di classi in Italia, dopo un dimensionamento che negli ultimi 12 anni ha falcidiato 4 mila istituti, tagliato 300 mila posti nel settore scuola, università e ricerca e dismesso 15 mila edifici scolastici: edifici che appartengono allo Stato, ma non sono più utilizzati. Quindi, se volessimo sdoppiare le classi, il posto dove mettere gli alunni che non entrano nelle scuole lo Stato ce l’ha”.
“Il problema è che lo Stato sembra volere ridurre le lezioni a 40 minuti e fare orari scaglionati: una eventualità, questa, però molto difficile, perché dovrebbe prevedere una elasticità oraria anche nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, in questo momento impensabile. Al momento, comunque, è bene ragionare sulla grandezza delle classi: se vogliamo mantenere il distanziamento sociale, se noi abbiamo un’aula media di 35 metri quadri, più di 15-16 alunni allora non ci possono entrare. In questo modo, limitando il numero degli allievi, non ci sarebbe bisogno di applicare i turni.
Su questo punto, il presidente Anief ha fornito un suggerimento: “Siccome sono in arrivo 172 miliardi per Recovery Fund, bisognerebbe riuscire a recuperare 10-12 miliardi di quei soldi per la Scuola, legandoli anche alla Sanità e alla Sicurezza. In questo modo, quindi uscendo dagli altri vincoli di bilancio, si andrebbe a ridare alla scuola, considerandole spese di funzionamento, quello che ha perso negli ultimi dodici anni. È un concetto che porteremo avanti anche con le sigle europee che Anief si accinge ad incontrare in Commissione UE nelle prossime ore”.Pacifico ha ricordato anche che la spesa per la sicurezza nelle scuole è un investimento: “Per cancellare le classi ‘pollaio’, portando gli iscritti a non oltre 20 per classe, servirebbero 4 miliardi di euro. Poi, giustamente, ne servirebbero altri per il personale: è bene ricordare, a questo proposito, che il 50% dei lavoratori della scuola sono ‘fragili’, perché over 55 anni: c’è quindi un evidente problema di tutela della salute del personale della scuola”.Gli edifici per evitare rischi epidemiologici, però, li abbiamo: “Riprendiamo e adattiamo quelli dismessi, abbiamo tre mesi di tempo per farlo – ha esortato il leader dell’Anief -. Bisogna quindi intervenire sulla Legge tagli-scuola n. 133 del 2008 che ha imposto il dimensionamento.

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Ma a settembre si tornerà a scuola?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Si ritornerà a scuola solo quando si avrà la certezza che gli studenti italiani siano al sicuro. Mai metteremmo a rischio la loro salute”. Lo ha dichiarato la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, intervenuta a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Cosa si può dedurre, mettendo insieme anche altri fattori? In primo luogo che è altamente probabile che in quest’anno scolastico le aule resteranno vuote. E poi che lo stop potrebbe riguardare anche il prossimo anno scolastico. Vediamo perché.Per l’emergenza del Covid-19 si parla di possibile Fase 2 che potrebbe iniziare dopo il 13 aprile o a maggio, in dipendenza dell’evolversi del contagio.
Ma fase 2 non significa un ritorno alla vita sociale a cui eravamo abituati mesi fa. E probabilmente neanche un ritorno a scuola.
Il premier Conte ha dichiarato che con la Fase 2 “si comincerà con le prime autorizzazioni per le aziende che fanno da supporto alla filiera alimentare e farmaceutica. E poi prevederà un’apertura scaglionata per tutte le altre attività che dovrebbe cominciare a maggio. Si tratta di una serie di misure che tutti dovranno seguire per continuare a fermare il contagio da coronavirus che comunque non potrà dirsi definitivamente sconfitto. E la premessa è una regola fondamentale: obbligo di mantenere il metro di distanza tra le persone e usare quanto più possibile le mascherine”.Insomma la fase 2 certamente non vuole dire possibilità di assembramento. Cosa comporta questo per la scuola, che è un luogo naturale di assembramento?Ben difficilmente la “fase 2″ potrà sbloccare l’ordinaria vita scolastica in presenza di 8,5 milioni di alunni e 1 milione e 200 mila tra docenti e personale Ata, nelle talvolta anguste aule delle scuole italiane.Benché – come ha ricordato la Azzolina – si stiano valutando più scenari (uno anche con ipotesi di riapertura fisica delle scuole entro il 18 maggio), è difficile non solo che si rientri a scuola entro la fine dell’anno scolastico, ma anche che i portoni della scuola si riaprano a settembre 2020, da quanto si comincia a dedurre.Il ritorno alla normalità anche per la scuola potrà avvenire verosimilmente soltanto con il vaccino che neutralizzi il Covid-19. La auspicata sicurezza si potrà ottenere solo con il vaccino.Ma il vaccino quando potrà arrivare?”La mia speranza è che arrivi nel primo trimestre dell’anno prossimo”, ha detto il professor Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms, intervistato da Il Messaggero.La comunità scientifica internazionale è da tempo alla ricerca del vaccino che potrà debellare l’epidemia. Ma non sarà vicina la data della riuscita.”Sono oltre 30 le case farmaceutiche e i laboratori in tutto il mondo che stanno lavorando sulla ricerca di un vaccino contro il SARS-CoV-2 -si legge su https://www.fanpage.it/ – ma per vederne uno in commercio ci vorranno almeno dai 12 ai 18 mesi secondo l’OMS e il Ministero della Salute”.Andrea Gambotto un ricercatore barese che sta lavorando nel team dell’University of Pittsburgh School of Medicine per realizzare il vaccino anti Covid-19 dichiara che il team è pronto per partire con la fase 1, ovvero la sperimentazione sull’uomo grazie a dei volontari. “L’obiettivo primario è valutare se c’è tossicità – spiega Gambotto – poi in caso di esiti positivi possiamo iniziare a ragionare sull’efficacia del prodotto”. I tempi? “Almeno 6-8 mesi per avere i risultati della sperimentazione sull’uomo, se non ci sono intoppi. Per avere il vaccino perciò bisognerà aspettare ancora molto tempo”.Secondo un’inchiesta de L’Espresso, si ipotizza che in autunno potrebbe esser pronto un vaccino per personale sanitario e anziani, e successivamente l’anno prossimo inizierebbe la distribuzione di massa. A dare queste notizie è il dott. Andrea Carfì, capo del team di ricerca sulle malattie infettive dell’azienda americana Moderna di Cambridge, Massachusetts, che per prima ha elaborato un vaccino di tipo sperimentale contro il COVID-19, e che attualmente lo sta testando su circa 45 volontari.
Senza vaccino a settembre cosa faranno le scuole? Apriranno comunque? Sembra improbabile.Come sarà possibile tenere a distanza di sicurezza per 4-5 ore 20-25 (e più) alunni senza che abbiano contatti fisici? Entreranno e usciranno da scuola uno alla volta? E in bagno? I più piccoli come faranno a starsene tranquilli?Provate a immaginare tutti i momenti di vita a scuola e capirete che la scuola, senza vaccino, realisticamente non potrà funzionare in presenza.Ma nell’attesa occorre agire per tempo e prepararsi per questa nuova emergenza.Occorre, da subito, prepararsi adottando soluzioni strutturali. La ministra Azzolina a “Che tempo che fa” ha dichiarato che il Ministero ci sta pensando.La didattica a distanza, utilizzata in emergenza, da soluzione congiunturale dovrà probabilmente diventare strutturale, continua, programmata, obbligatoria per tutti gli insegnanti.Sarà necessario assicurare una formazione adeguata per i docenti che dovranno anche disporre di adeguate strumentazioni tecnologiche.Per questa nuova forma di lavoro a distanza non si potrà prescindere dalla condivisione dei sindacati eventualmente con una sequenza contrattuale apposita nella quale si definiscano con chiarezza, modalità, tempi, carichi di lavoro, programmazione di team, ecc.
Per rendere efficaci le connessioni dovrà essere assicurata la banda larga ovunque.Sono ancora molte le famiglie prive di strumentazioni adeguate: va potenziato il finanziamento per l’assegnazione in tempo utile in vista del nuovo anno.Nella prospettiva di questo anno straordinario il Ministero potrebbe costituire una commissione di lavoro che, operando on line, con flessibilità e rapidità, metta in campo le linee operative per questo, nuovo davvero, anno scolastico. Di più su http://www.tuttoscuola.com/ma-a-settembre-si-tornera-a-scuola/

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Ritorno dell’etica nel lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Torino 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Garibaldi Torino per riflettere su cosa sia l’etica e come portarla nelle aziende e negli uffici. A cura di Carla Bertuzzi, Business Development and Strategic Partnerships, CopernicoPer anni dimenticata a favore dell’estetica e della funzionalità, oggi l’etica sul lavoro è tornata a ricoprire un ruolo centrale. Il primo giorno l’appuntamento è alle ore 13.00 con Metodo T.R.E., il giorno seguente alla stessa ora ci sarà una lezione di Mindful Yoga e venerdì sarà la volta di Tai Chi. Tutte e tre le tecniche hanno lo scopo di rilassare e di insegnare ad avere una migliore consapevolezza di sé, necessaria per essere felici al lavoro.
Non per ultimo come preoccupazione per i rischi della rivoluzione industriale 4.0: possono le macchine intelligenti sostituire l’uomo? La tecnologia eliminerà il confine tra vita professionale e vita privata? Chi non sarà al passo resterà senza lavoro? Basti pensare che secondo uno studio di McKinsey del 2017, entro il 2030 si accentuerà la battaglia tra le aziende per reclutare i lavoratori più altamente qualificati: la domanda di competenze tecnologiche aumenterà del 55%. E contemporaneamente diminuiranno i posti di lavoro che richiedono competenze cognitive di base.Dal campo dell’automazione, il discorso sull’etica del lavoro si è esteso ed evoluto. Perché l’etica rende felici e, in due parole, fa bene. A tutti, all’azienda, a chi lavora e, soprattutto, fa bene alla società. Per questo è stata scelta come tema, come filo conduttore, per gli incontri Etica e Felicità del Lavoro all’interno degli Stati Generali del Mondo del Lavoro che si svolgeranno dal 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Torino Garibaldi.
Ma cos’è l’etica? E come può essere etico il lavoro? L’etica è la branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte. Questa definizione pone un’altra domanda a cui ogni azienda, ogni professionista e ogni datore di lavoro deve rispondere: “Cosa fa valutare positivamente il lavoro e, ancora di più, gli spazi di lavoro oggi?”. Il lavoro si è trasformato, chiedendo ai lavoratori e agli uffici di cambiare insieme a lui. Per essere felici sul lavoro, infatti, non bastano scrivanie condivise, rete Wi-Fi unica e una caffetteria. Serve un habitat ibrido, flessibile dove competenze, culture e abitudini diverse si incontrano e si confrontano, scoprendo che la diversità non solo è bella, ma è anche una ricchezza. L’etica del lavoro si traduce quindi in contesti fertili, in spazi personalizzati e scalabili dove le aziende possono crescere, contaminandosi a vicenda. Il workplace non è solo un luogo fisico, ma anche immateriale: open space, luoghi di condivisione, tecnologie, ma anche caratteristiche non visibili come fiducia, trasparenza e responsabilità che, insieme, contribuiscono a rendere etico un posto di lavoro. Nei workplace di oggi convivono imprenditori, professionisti e giovani, a volte giovanissimi, “startupper”, che condividono gli spazi, risparmiano sugli affitti e si incontrano, creando sinergie.È la dimensione umana che conta. Ed è applicando l’etica al lavoro che questa può essere valorizzata. Innovazione oggi non vuol dire solo “nuove tecnologie” e non può riguardare solo l’industria o i servizi: innovazione è soprattutto un fattore umano. L’uomo è al centro.

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Turismo di ritorno a partire dall’Argentina

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

AIG accoglie con entusiasmo la recente iniziativa del ministro dell’Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio e il protocollo sottoscritto col suo omologo argentino Gustavo Santos, per un’attiva cooperazione a favore del turismo di “ritorno” degli italiani di Argentina, parte cospicua di quel “tesoretto” potenziale di 80 milioni di turisti (numero così calcolato dallo studio dell’Enit) a livello mondiale, con la massima concentrazione di italiani in Brasile, Argentina appunto, Canada, Usa, seguiti da Francia, Svizzera, Germania e Australia.
80 milioni di nostri connazionali fortemente interessati a fare ritorno, seppur anche solo vacanziero ed episodico, nel Paese delle origini, per riscoprire le proprie radici e gli elementi portanti e distintivi, alla ricerca di itinerari antropologici, storici, ambientali. Con un movimento economico e un introito potenziale per le casse italiane di oltre 650 milioni di euro. “Il viaggiatore di ‘ritorno’- sottolinea il presidente nazionale di AIG, Filippo Capellupo, una vita nel turismo, nelle istituzioni e nel sociale, e tra l’altro presidente delle Pro loco calabresi, territorio dal quale proprio in Argentina sono emigrate centinaia di migliaia, se non milioni di persone, e sicuramente di origine calabrese sono la gran parte degli italiani della sterminata terra andina – è indubbiamente più sensibile alle origini, al territorio suoi e degli avi: dunque ai piccoli borghi e ai luoghi lontani dal turismo di massa e da quelli solitamente battuti dai tour operators. L’occasione di riportare gli italiani emigrati, a cominciare da quelli di Argentina, in Italia, senza dimenticare che nei confronti degli emigrati italiani esiste sempre un ‘debito’ che il Paese dovrebbe colmare, partendo da questo accordo di governo e col favore delle rispettive compagnie aeree di bandiera, è una preziosa e intelligente iniziativa che può dare grossi e concreti frutti. Auspichiamo, perciò, una nuova e più stretta collaborazione col Ministero, per i ‘ritorni’ dall’Argentina e da altrove, e per iniziative che riescano effettivamente ad incidere sul presente e il futuro del turismo in Italia”. AIG è presente su tutto il territorio italiano con circa 80 tra Ostelli e “punti AIG” e conta su 40.000 soci. Nel 2017, si sono registrate nelle sue strutture oltre 480.000 presenze, il 75% delle quali costituito da giovani viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. E’ poi membro ed unico rappresentante per l’Italia della Federazione Internazionale degli Ostelli per la Gioventù (HI – Hostelling International), massimo organismo mondiale competente per la ricettività dei giovani, con status consultivo presso l’Unesco. Confluiscono in Hostelling International, 90 organizzazioni presenti in ogni continente, con oltre 4000 strutture in tutto il mondo, 32 milioni di pernottamenti annuali, e oltre 3 milioni di associati.“Siamo, insomma, un vero, grande network– chiarisce Carmelo Lentino, segretario nazionale di AIG, anche lui lunga esperienza nel turismo e nel mondo della rappresentanza giovanile – di cui si può beneficiare per costruire ogni interazione possibile e ogni utile partnership. Ci sono, appunto, organizzazioni nazionali gemelle di AIG in ogni parte del mondo, a cominciare da Argentina, Canada, Usa, Brasile, Francia, Svizzera, Germania e Australia: i Paesi dove, come evidenziato, è più alta la concentrazione di italiani e di italiani pronti a fare turismo ‘di ritorno’. La nostra disponibilità organizzativa, tecnica e logistica è totale, e siamo prontissimi appunto a dare il nostro contributo a cominciare dall’Argentina, per generare, favorire e accogliere questi nuovi flussi, anche in ottica di reciprocità e di scambio”.

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La sfida: Il ritorno di Berlusconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

Silvio BerlusconiOramai è una certezza: Berlusconi for Presidential election, del Consiglio, per intenderci. Qualcuno, pensando agli anni che ha, ironizza, ma non dovrebbe, in quel senso intendiamoci. Lasciamo perdere cosa potrebbe dirci la Corte europea dei diritti dell’uomo, oramai è già deciso e nessuno potrà ostacolarlo. L’uomo che più degli altri ha varcato la soglia delle aule giudiziarie subendo qualche condanna, varie assoluzioni e giudizi sospesi per prescrizione è riuscito, nonostante tutto, ad entrare nel cuore, e dicono nelle menti degli italiani, tanto che il suo fido amico e collaboratore Renato Brunetta ci fa notare che in tutta la sua carriera l’illuminato ha accumulato ben 200 milioni di voti da parte dei suoi elettori. E quello che di certo non guasta è diventato un Paperon dei Paperoni nella galassia dei ricconi del nostro tempo passando da palazzinaro in quel di Milano a patron delle televisioni private e dell’editoria, dai libri, con la Mondadori, ai giornali diventando persino il socio “occulto” di quel quotidiano “La repubblica” che tanto lo ha criticato ma che ora per bocca di un altro ottuagenario, Scalfari per la cronaca, gli promette il voto e quello dei suoi lettori. Tutto questo, presumo, è dettato dalla logica del nostro tempo che lo considera un vincente mentre a noi tocca il ruolo non certo esaltante di perdenti.
Ed è davvero un’ironia della sorte che a dargli fama e onori non sono i suoi compagnucci miliardari ma proprio il popolo dei perdenti che si chiamano modesti pensionati, giovani precari, disoccupati, lavoratori in nero e le massaie alle prese con i magri bilanci familiari.
A tutti costoro da venti anni ha promesso pensioni più alte, milioni di nuovi posti di lavoro, tasse più basse per tutti e la gioia di vederlo sorridere con la sua aria di eterno giovane.
E noi da vent’anni e ora per altri cinque continueremo a crederci: E’ Berlusconi. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Scuola: Un popolo di analfabeti di ritorno

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

scuolaCosì ci potremmo definire, stando ai risultati dell’indagine promossa dall’OCSE sulle competenze alfabetiche e matematiche delle persone tra 15 e 65 anni, in 24 Paesi nel mondo. Siamo ultimi per quelle alfabetiche e penultimi in quelle matematiche. Insomma non siamo in grado di accedere, utilizzare, interpretare e comunicare le informazioni numeriche nè sappiamo comprendere, valutare e usare testi scritti per sviluppare conoscenze e potenzialita’. Non va meglio per le nuove generazioni, poiche’, secondo un’indagine internazionale, promossa dall’OCSE-OECD, gli studenti italiani sono penultimi in Europa per la capacità di comprensione di un testo, penultimi nelle cognizioni scientifiche e terzultimi in quelle matematiche. In una lettera al governo, del febbraio scorso, 600 docenti universitari denunciavano le carenze linguistiche dei loro studenti universitari, con errori appena tollerabili in terza elementare (grammatica, sintassi, lessico). Secondo il linguista Tullio De Mauro, scomparso recentemente, il 70 per cento degli italiani sono analfabeti funzionali, cioè hanno gravi difficoltà nella comprensione di un testo. “Il 70 per cento degli italiani non capisce quello che legge” sintetizzava il professor De Mauro.
Si capisce perché siamo diventati un popolo di creduloni (scie chimiche, teoria dei complotti, vaccini, ogm, ecc.). La paura cresce dove c’e’ ignoranza. Un compito arduo attende il prossimo governo e l’intera classe docente (a giorni inizia l’anno scolastico). Ce la faranno? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il centrodestra rappresenta un ritorno al futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

renato-brunetta“Perché la formula di Berlusconi del ‘94 del centrodestra unito di governo fu allora la formula del futuro, che fu sempre maggioritaria dal ’94 fino a ieri”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni di “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Ricordiamo che quella formula ha vinto tutte le elezioni, anche quando le ha perse nel ‘96 per la defezione della Lega o come con la vicenda Prodi del 2006 o nel 2013, per poche migliaia di voti. Il centrodestra ha perso quando si è presentato disunito come nel ’96. Ha perso una volta per 24 mila voti, una volta per 138 mila. E la sinistra quasi vinse, ma non vinse, perché non si vince con 24 mila voti di differenza.L’elettorato di centrodestra, che nelle sue varie formulazioni è un elettorato moderato, è sempre stato maggioranza in Italia dal secondo dopoguerra. E non è stato maggioranza solo quando si è diviso.E’ stato, nella seconda Repubblica, Berlusconi a inventarsi la doppia alleanza con la Lega e con Fini e da allora questa formula, che è sempre la stessa, è maggioritaria nel Paese. Non è maggioritaria solo quando si divide oppure quando ci sono, come nel 2011, congiure internazionali.Non dimentichiamo che nel 2008 il centrodestra vinse quasi con il 48% dei voti. Quindi quando il centrodestra vince, vince alla grande e quando vince la sinistra o il centrosinistra vince per 24 mila voti”.

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Ritorno dal coma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

ritorno dal coma(Fantascienza) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “L’insondabile mondo, che molti di noi pensano ci possa essere di là della vita, e che carichiamo di particolari significati solo per cercare di togliere il velo da questo grande mistero che ci circonda e ci compenetra, resta immutabile nel tempo che abbiamo vissuto e per le generazioni venienti.
Per quanto mi riguarda, e così hanno fatto e continueranno a procedere molti altri, ho già cercato una spiegazione avvalendomi di quanto la scienza possa avermi offerto, con una ricerca ardita e appassionata al tempo stesso, e per quanto mi abbia consentito la fantascienza e l’esoterismo con le sue storie fantastiche ma anche inquietanti sul comportamento umano e sulla capacità della mente d’influire sul soma.
Devo dire che già due volte ci ho provato. La prima con il mio libro “Vulnus”, nel quale ho descritto la vita di un umano che ha abitato la terra nel tremila d.C., ma che, per effetto di alcuni flash-back, ricorda una sua precedente vita nel XX secolo. Il confronto è diventato, in questo modo, inevitabile. Eppure per quanto il ricordo, che ho riesumato nelle sue rimembranze, fosse nitido e circostanziato, non mi ha consentito di trovare una spiegazione al lunghissimo tempo che è intercorso tra l’essere stato e la sua nuova identità. Questo vuoto non si è rivelato né è mutata la comprensione per ciò che l’avrebbe atteso, oltre la vita, anche se il suo nuovo permanere sulla terra, senza passioni e particolari interessi e stimoli emozionali, lo ha reso un essere passivo, quasi un meccano nelle mani di un creatore che sembra aver perso ogni interesse per la sua creatura. Nella seconda ipotesi creativa, con “Le ombre”, ho descritto una mia personale esperienza con un’entità che potrei definire extraterrestre, ma umana nell’aspetto e nel comportamento, anche se misteriosa nel suo agire e tessere i rapporti con me.
Ora ci riprovo e questa volta vorrei dimostrare come sia possibile, dopo la morte, assumere nuove sembianze, ma questa volta senza ricominciare dall’inizio, per ripetere la propria esperienza terrena. E per questo sono già pronto a cimentarmi con i “Sette cavalieri dello spazio”.Si tratta di reincarnazione? Non esattamente, almeno secondo una certa letteratura in proposito.Nella reincarnazione, infatti, si muore e si torna a vivere in un altro corpo, ma questo deve essere, necessariamente, in fase di formazione nel ventre della genitrice e non, com’è nel mio caso, “in corso d’opera” sebbene in particolari condizioni da parte del ricevente. Un’altra ipotesi da me considerata, e alternativa alla reincarnazione, è la teoria degli iperspazi che prevede un passaggio che oggi è oltremodo arduo immaginare. Nella teoria degli iperspazi , infatti, il discorso è più complesso. Ho previsto, infatti ne “Le ombre” la presenza di un ologramma che viaggiando nello spazio fosse in grado di superare le diversità esistenti, dal suo punto di partenza, per passare da uno spazio all’altro e di materializzarsi sino ad essere non solo visibile, ma anche di comportarsi alla stessa stregua di un umano adulto e d’invecchiare salvo poi dissolversi, prima della morte fisica, per ritornare nella sua quarta o quinta o sesta dimensione”. (foto: ritorno dal coma)

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Il ritorno del “cavaliere”?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 maggio 2017

berlusconi-di-spalle“Con la discesa in campo di Berlusconi, dopo che la Cedu gli ridarà l’onore, non c’è trippa per gatti. Già adesso il centrodestra unito supera tranquillamente il 30%, con Berlusconi riabilitato e in campo vinciamo. E in queste amministrative il centrodestra è unito, abbiamo candidati unitari praticamente ovunque. Allo stesso tempo il Pd dimezza i suoi partecipanti alle primarie. Il Pd e Renzi sono in stato comatoso”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo ad una manifestazione a Jesolo per sostenere Valerio Zoggia sindaco.
“Il centrodestra deve essere unito e tenersi pronto a governare. Dobbiamo vincere al centro, non si vince con il lepenismo o con il sovranismo. Abbiamo una grande occasione e un grande dovere. Il programma, l’unità, le personalità.Nel 2011 siamo stati oggetto di un colpo di Stato, ci hanno portato via la vittoria e il governo. Abbiamo il dovere di tornare a guidare questo Paese. Ne abbiamo viste troppe dal 2011 ad oggi. Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, e adesso Renzi che vuol far fuori Gentiloni.Tocca a noi, no ad egoismi, no a personalismi, sì all’unità. Siamo qui, forti e coesi, il nucleo storico di Forza Italia e del centrodestra è ancora forte. Barra dritta: centrodestra unito di governo, con perno centrale Forza Italia. Ormai da mesi per tutti i sondaggi siamo il primo partito del centrodestra. Con Berlusconi in campo possiamo puntare al 20%, e con una Lega forte e con Fratelli d’Italia forte, più il civismo vincente, torniamo al governo. La mia teoria del quadrifoglio. Questo è il modello vincente. Abbiamo di fronte una grandissima occasione. Vinciamo ovunque si vota alle amministrative e con questa vittoria creiamo il sentiero per vincere le elezioni politiche. Centrodestra unito di governo”.

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Una mitologia contemporanea: Il ritorno della forza

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

popsophia.1popsophiaDal 7 al 10 luglio a Rocca Costanza (Pesaro) “È vero, tutto vero, il lato oscuro e lo Jedi sono reali” annuncia Jan Solo/Harrison Ford nel trailer del nuovo capitolo di Star Wars diretto da J.J. Abrams. Il settimo episodio della saga ideata da George Lucas, ambientato trent’anni dopo i fatti narrati nell’ultimo episodio della trilogia originale Il ritorno dello Jedi, uscirà in Italia il prossimo 16 dicembre. “È vero, tutto vero”: dopo quindici anni di attesa, si è risvegliata una passione globale che era soltanto temporaneamente sopita, scatenando una nuova ondata di ossessione di massa.
Infatti, se la cultura pop costituisce la mitologia contemporanea, Star Wars è il suo poema epico fondativo. È riuscito a plasmare una mitologia, a creare personaggi diventati figure emblematiche, a incarnare valori universali con la forza dell’allegoria, a dare forma a un’epopea che si situa tra il passato e futuro, mediante la quale si conservano e tramandano gli archetipi identitari della civiltà occidentale e orientale. Secolo il filosofo berlinese Heinz Wismann, Star Wars “è l’Iliade con un po’ di Freud e di western”.
E questo mito pop ha la forza della verità – “è vero, tutto vero”– perché veicola un messaggio filosofico tramite la forza di un racconto cinematografico appassionante e inquietante, con la forma del pastiche post-moderno che mescola riferimenti cross-mediatici. Perché, come aveva già compreso Aristotele, con le immagini (anche quelle in movimento dell’opera cinematografica) “capita di apprendere contemplando”.
Star Wars è un’opera d’arte totale: capace di “aprire un mondo”, di rendere abitabile per lo spettatore un universo coerente che ha un proprio linguaggio, una definita fisionomia estetica e un pervasivo codice etico e spirituale. La forza di questa epopea, infatti, è il suo carattere di “opera aperta”. Star Wars non è un testo scritto una volta per sempre, ma una forma plastica in perenne trasformazione, analizzata, ripensata e vissuta dai milioni di fan raggiunti in ogni angolo del globo dal martellante incedere delle saga.
Il regno dei fan – non è un caso che la parola inglese fandom faccia riferimento al potere di impero – ha continuato a costruire connessioni, riletture e riscritture al di là delle intenzioni dell’autore. “Universo espanso”, infatti, è stato definito l’insieme di film, serie, cartoni animati, video-giochi, fumetti, libri, gadget che è stato generato da questa immortale saga.
(fonte: di Lucrezia Ercoli Parte dell’articolo dedicato al nuovo tema di Popsophia 2016 “Il ritorno della forza”, apparso sull’Unità del 24 ottobre 2015)

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Liberazione: tornate subito

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

liberazione quotidiano

Image by agenziami via Flickr

“Quando i giornali torneranno in edicola “Liberazione” non ci sarà. “Torno subito” titola oggi il quotidiano diretto da Dino Greco. E noi ce lo auguriamo. Speriamo che l’assenza dalle edicole sia solo temporanea, che verranno individuate tutte le modalità affinchè questa testata possa tornare nelle rotative, per essere sfogliata e letta, ripiegata nella tasca della giacca o lasciata in autobus o in treno affinchè qualcun altro possa sapere cosa Dino, Fabio, Frida, Roberta, Checchino, Vincenzo, Daniele, Raffaele, Annamaria, Nicola, Tonino, Boris, Carla, Alessandro… hanno da dire sulle cose del mondo. Con un corsivo tagliente, un’analisi sul cedimento della politica (e anche di tanta partedella sinistra) alle lusinghe del mercato, un’inchiesta su una delle tante guerre dimenticate ai margini del mondo”. Così scrive il direttore di Articolo21 Stefano Corradino in un editoriale sull’omonimo sito. “Giornali storici come “Liberazione”, “il Manifesto” e pochi altri hanno il merito di essere molto più di un quotidiano, che esaurisce la sua funzione nelle 24 ore ma sono strumenti di riflessione e di dibattito; luoghi (rari) in cui si esercitano ancora punti di vista critici nei confronti di un’idea cinica del mercato che tutto avviluppa, imbarbarisce, disumanizza. Per
questo vogliamo sperare, anzi siamo sicuri che quello di “Liberazione” sia solo un arrivederci e non un addio e che al più presto ci ritroveremo in edicola per condividere battaglie di giustizia e di libertà; e con il quotidiano sotto braccio nelle manifestazioni, come se fosse una baguette. Perchè l’informazione, soprattutto quella vera e sana è come il pane. E non possiamo nè vogliamo farne a meno”.

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“Er palletta” è tornato a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2011

Il “testaccino”, uomo fidato di Enrico De Pedis, ha convinto con la sua buona condotta e con le informative che sono arrivate da Roma, circa la sua non più pericolosità, i giudici: Niro, Mirani, Lorenzoni e Masini. La storia giudiziaria di Pernasetti parla di omicidio, spaccio di stupefacenti,associazione a delinquere, detenzione e porto illegale di armi ed evasione. Non si è fatto mancare niente nel suo curriculum. E’ detenuto dal 21 Ottobre del 2002 a fronte di una pena residua complessiva di più di 18 anni, ne aveva già scontati 8 precedentemente e 3 sono stati abbonati con l’indulto del 2006 . Doveva uscire nel 2017 ma la sua buona condotta e la sua autocritica per il passato hanno convinto tutti.Insomma, niente di strano se uno dei personaggi più pericolosi della famosa banda ottiene la semilibertà a Roma. In uno dei momenti più “caldi” degli ultimi 20 anni, nella città dove lo ha visto come uno dei re del mondo criminale. Il potere e il lusso in cui ha vissuto nel decennio ‘80/’90 sono un ricordo lontano, lavorerà come lavapiatti in una trattoria, fine di una parabola discendente.E’ stato accusato di 6 omicidi e condannato per uno. Si diceva fosse la “pistola di Renatino De Pedis”. Raffaele Pernasetti è stato un protagonista della “banda” della prima ora. Quella che alcuni definiscono l’Originale. Era di Testaccio, chiamato “er palletta” per il suo sovrappeso ed è stato anche presidente della squadra del quartiere. Secondo i pentiti Sicilia e Abbatino partecipò, tra gli altri, all’assassinio di Orazio Benedetti detto “Orazietto”, a quello di Domenico Balducci, il “segretario” di Pippo Calò, di Massimo Barbieri piccolo spacciatore e tossico. Dietro l’aria paciosa della sua foto in bianco e nero era un nome che metteva paura nella capitale.Oggi esce dal carcere di Prato per tornare tra i vicoli che l’hanno visto nascere. Esce in un momento storico dove a Roma si spara per uccidere o nei migliori dei casi per gambizzare. E’ un momento in cui sarebbe facile mischiare lo scontro tra “bande” con vecchi rancori da vendicare. E’ un momento pericoloso, dove non ci sono equilibri e non ci sono status quo da preservare nel mondo criminale. continua SU NOTTECRIMINALE.IT

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Un grande ritorno per Max Pezzali

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

“Terraferma”(Atlantic/Warner Music), il suo nuovo album, pubblicato a quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro di studio, raggiunge subito le vette della classifica di vendita. “Terraferma”, infatti, è il secondo disco più venduto tra gli artisti del Festival di Sanremo e quarto nella classifica generale. “Il mio secondo tempo”, brano che Pezzali che ha presentato sul palco dell’Ariston, è tra le canzoni più trasmesse delle radio. Prodotto da Claudio Cecchetto e Pierpaolo Peroni, “Terraferma” si avvale di sound designer collaudati quali Claudio Guidetti, Sergio Maggioni e Roberto Vernetti. Il progetto grafico è di Paolo De Franceco Multimedia.it. 11 sono le tracce del disco (su iTunes l’album è disponibile in versione Deluxe, con digital booklet e il brano “Un omino incredibile“ in esclusiva”) tutte scritte da Max Pezzali con il  suo caratteristico modo di raccontare e descrivere la realtà e il mondo intorno a sé. È un disco sulla vita, in cui le canzoni fanno, come sempre, poesia sulla quotidianità. Musicalmente, elettronica e strumentazione tradizionale si fondono perfettamente mostrando nei suoni una rinata voglia di divertimento pop, echi anni ’80 e rock’n’roll. Dal 16 febbraio è attivo il sito ufficiale http://www.maxpezzali.it. Il sito prevede anche un’area riservata, dedicata ai soli utenti registrati, che consente l’accesso a contenuti esclusiviquali anteprime audio e video, foto e materiale inedito e eventi dedicati.Dal 30 aprile Max Pezzali porterà il suo nuovo album e i suoi più grandi successi in tour. Sarà il 30 aprile a Roma e il 5 maggio a Milano.

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Barbareschi smentisce Passaggio a PDL

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Si rincorrono sui giornali le notizie relative al passaggio dell’onorevole Luca Barbareschi da Futuro e Liberta’ al gruppo dei Riformisti.Ma il diretto interessato smentisce al Clandestinoweb. Quanto c’è di vero nelle notizie che corrono in queste ore?”Il clamore con il quale i giornali celebrano il mio ritorno nel PDL si basa esclusivamente su illazioni. La notizia vera è che ieri pomeriggio sono stato ad Arcore per incontrare il Premier, e sono contento di questo incontro, visto che in Parlamento ho sottolineato più volte come mancasse in questa legislatura un confronto con la leadership del Governo, che troppo spesso ha demandato a colonnelli e portaborse il rapporto con i parlamentari. All’incontro con Berlusconi ho parlato della situazione politica e dei diversi problemi che seguo in particolare la cultura in tutte le sue espressioni e le telecomunicazioni. Il clima avvelenato che viviamo ci fa scordare i problemi del Paese, viceversa rivendico con forza l’urgenza di affrontare questioni determinanti per il nostro futuro. Già in occasione della sfiducia a Bondi avevo confermato la mia indipendenza di giudizio, pensare con preoccupazione e con spirito costruttivo ai problemi del Paese non significa cambiare casacca. Ho visto dunque volentieri il Capo del Governo alla vigilia di scadenze importanti, quali il decreto Milleproroghe determinante per il futuro del mondo dello spettacolo e una tornata di nomine strategiche per il mondo delle telecomunicazioni”. Conferma quindi la sua permanenza in Futuro e Liberta’? “Il mio passaggio in Futuro e Libertà, fin dalla sua fondazione, è stato convinto e chiaro, e ancora oggi credo che quanto annunciato nel Manifesto degli italiani sia ancor di più attuale, solo mi interrogo su alcune scelte successive che sono avvenute in modo repentino e soprattutto troppo poco condiviso.

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Il ritorno di “Rugantino”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Roma 15 novembre, alle ore 12.30, presso la Sala delle Bandiere in Campidoglio, il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, partecipa alla conferenza stampa di presentazione della commedia musicale “Rugantino”, prodotta da Il Sistina e da Artifex, con il patrocinio di Roma Capitale. Parteciperanno all’incontro i protagonisti: Enrico Brignano, Maurizio Mattioli, Emy Bergamo, Paola Tiziana Cruciani, Armando Trovajoli, autore delle musiche e Gino Landi, autore delle coreografie. Durante la conferenza il Sindaco conferirà un riconoscimento al Maestro Trovajoli.

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Il ritorno della sifilide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

E’ la più classica delle malattie a trasmissione sessuale, per secoli considerata una condanna definitiva. Stiamo parlando della sifilide, patologia quasi scomparsa fino all’inizio del nuovo millennio, ma che oggi sta pericolosamente ricomparendo sia in Europa che negli Stati Uniti. Secondo le stime più recenti, in Italia si è passati nell’ultimo decennio da 150-200 casi all’anno a oltre 1.500. A Bergamo nei primi dieci mesi del 2010 i casi trattati all’Ambulatorio per le malattie sessualmente trasmissibili degli Ospedali Riuniti sono stati già 90, tra cui 15 donne in gravidanza, dieci giovani con meno di 25 anni e tre con meno di venti. Per questo l’Ospedale di Bergamo si è fatto promotore di un convegno aperto a tutti, in programma sabato 13 novembre alla Casa del Giovane di Via Gavazzeni, sotto la direzione scientifica di Anna Di Landro, dermatologa referente dell’Ambulatorio Malattie Trasmesse Sessualmente (MTS) della Dermatologia degli Ospedali Riuniti.
La sifilide colpisce senza distinzioni d’età o di nazionalità, anche se risulta più frequente nei soggetti sieropositivi e nelle giovani donne straniere, che scoprono di averla contratta soprattutto in occasione dei controlli eseguiti durante la gravidanza, quando può diventare molto pericolosa sia per la mamma che per il piccolo. La Spirocheta pallida, agente eziologico della sifilide, viene infatti trasmessa al feto in ogni fase della gestazione. Il mancato trattamento della malattia durante la gravidanza può portare ad aborti, a morte neonatale, a gravi handicap con danni neurologici o deformità ossee. Per questo all’incontro è stata invitata anche Antonietta D’Antuono, dell’Ospedale S. Orsola di Bologna, tra i maggiori esperti italiani di sifilide in gravidanza. La sua presenza si aggiungerà a quella di altri esperti, come Marco Cusini, responsabile dell’ambulatorio MTS di Milano, una delle città dove si registrano più casi di sifilide in Italia, Piero Fontana, oculista dei Riuniti, e Marco Poloni, primario della Neurologia di Bergamo, che spiegheranno le possibili complicanze della malattia trascurata.  “Le armi per combattere la malattia restano sempre le stesse – conclude Anna Di Landro -: l’educazione dei giovani a comportamenti responsabili e alla consapevolezza del rischio e l’attenzione da parte dei medici per una diagnosi precoce. Basta un semplice prelievo di sangue per identificare con precisione la malattia, che può essere eseguito in forma gratuita e anonima recandosi agli ambulatori MTS, senza bisogno di prendere appuntamento né di presentare prescrizioni mediche”.

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L’educazione civica nelle scuole non ritorna

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

«Il nuovo anno scolastico inizia con un’amara sorpresa: la reintroduzione dell’educazione civica, a lungo sbandierata dalla Gelmini, è rimasta nel cassetto. Mentre in tutto il Paese si preparano le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, il ministro dell’Istruzione dimentica l’impegno preso per favorire le conoscenze degli alunni su diritti e doveri. Non solo: a fronte di tagli di ogni tipo – che incideranno pesantemente sulla preparazione degli alunni – si consente alla scuola di Adro di adottare  il simbolo leghista (il Sole delle Alpi) su finestre, ingressi e persino sugli zerbini. Sono questi i cittadini consapevoli che il ministro punta a formare?». Così Alessia Mosca, deputato del Pd, segretario della Commissione Lavoro e vicepresidente di Trecentosessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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Il ritorno di Sofia Loren

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2010

“A Salsomaggiore è cominciata la mia carriera di attrice: proprio lì ho capito che dovevo fare qualcosa per mia madre, ma anche che non potevo tornare a Pozzuoli a mani vuote”. Parla così l’attrice, ricordando la sua partecipazione a Miss Italia, nel 1950, quando fu eletta Miss Eleganza.  “E’ stato un momento splendido, vissuto pienamente con mia madre. Ma quel titolo inventato per me non lo meritavo”, ha ricordato così più volte l’attrice che domani tornerà in questa città per incoronare Miss Italia. Sofia aveva già presieduto la giuria nel 2001, quando premiò Daniela Ferolla. È tornata nello stesso ruolo tre anni dopo, a Miss Italia nel Mondo. Il nome di Sofia è legato ad Enzo Mirigliani che per tanti anni ha cercato di riportarla a Salsomaggiore: “io e lei ci parliamo con gli occhi, con lo sguardo: facciamo parte della stessa storia”.

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Esportare democrazia e non averla in casa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2010

(avv. Giorgio Carta) Siamo inopinabilmente un Paese (impegnato) in guerra, visto che impieghiamo con regolarità nostri connazionali armati all’estero e, non di rado, qualcuno fa ritorno dentro una bara addobbata col tricolore; senza contare le vittime avversarie e civili che inevitabilmente – per interposta persona – disseminiamo nel nostro peculiare intento di esportare la democrazia a suon di carri armati. Ma rilevarlo non è elegante, stona in qualsiasi contesto e, soprattutto, rischia di urtare trasversalmente troppe coscienze sporche. Tanto più che, come disse Jean Paul Sartre, quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri che muoiono e, quindi, l’argomento si rivela ulteriormente poco chic. Meglio parlare d’altro o, all’occorrenza, servirsi di collaudati artifici linguistici quali quello della “guerra preventiva” (coniato negli USA e, malauguratamente per noi, configgente con quel testo desueto chiamato Costituzione) o della “missione di pace”, espressione di un talento glottologico che rinuncia al sinonimo di un temine e si affida, con insperato successo, al suo contrario. Ma non è questo il punto che vorrei trattare.
Piuttosto parlerei di un fenomeno sociale non a caso sconosciuto ai più, ma assai rilevante e remunerativo sullo scacchiere internazionale: i militari italiani che utilizziamo nelle missioni denominate “di pace”, ma in cui, però – fatalmente – si spara e si è sparati.
Per i media e gli stati maggiori, i militari si distinguono in due categorie: quelli che tornano morti e quelli, di notevole minore rilevanza, che rientrano vivi. I primi sono notoriamente molto celebrati ed apprezzati, anche se per il tempo strettamente necessario a far defluire l’ultima troupe televisiva. Successivamente, cala il silenzio e continueranno ad occuparsi di loro i soli parenti, come quel genitore di un caduto in Nassyria che, di passaggio a Roma per ritirare una medaglia al Quirinale, mi chiese di rassicurarlo che le carte ricevute dal Ministero della difesa non comportassero per lui una spesa. Poi, ci sono gli altri militari, quelli che anonimamente e banalmente rientrano in Patria vivi e che non fanno notizia, come quell’Ufficiale saltato su una bomba in Afghanistan, ma sopravvissuto (seppure con qualche osso da ricomporre), e che, al rientro in patria, mi esibì sgomento le sue note caratteristiche declinate dai superiori e chiedendomi di impugnarle gerarchicamente. O come quei 300 Carabinieri impiegati in Kosovo che ora sono in causa con il Comando generale per reclamare di essere pagati come i poliziotti impiegati nella stessa missione e non la metà. Questi nostri eroi silenziosi, o meglio silenziati da una stampa svagata e da una legge di disciplina militare emergenziale che risale al 1978, vivono in una condizione di malessere e di negazione dei diritti che non fa capolino in alcun discorso pubblico, ma che sovente li conduce a gesti estremi se si considera che, secondo una statistica, ogni mese in Italia si suicida un Carabiniere. Molti ignorano che alcuni caduti delle missioni internazionali erano semplici lavoratori precari, personale cioè chiamato ad una prestazione professionale rischiosissima (difatti sono stati ammazzati), senza nemmeno contare sulla stabilità del proprio posto di lavoro. Non solo, molti degli odierni disoccupati sono ragazzi che ci hanno (si fa per dire) rappresentato all’estero: loro con un mitragliatore in mano, noi col telecomando a casa. Usati dallo Stato e gettati via dopo l’uso, magari con qualche particella di uranio impoverito in corpo che, a breve, li divorerà.
Ho conosciuto giovani militari contaminati che hanno preferito curarsi tumori alla tiroide in silenzio (e, quindi, rinunciando ad ogni risarcimento) per non essere dichiarati non idonei nei concorsi di stabilizzazione del loro rapporto di lavoro. L’abolizione (o, meglio, la sospensione) della leva obbligatoria era stata trionfalmente acclamata nel 2005 come il passaggio ad un esercito di professionisti, efficiente ed economico, salvo poi servirsi di lavoratori a tempo determinato che prestano indossano la divisa per un anno o per quattro e poi sono restituiti alle loro famiglie. Me lo ricordava quel genitore pugliese che, spaventato, mi chiedeva la settimana scorsa se l’imminente partenza del figlio per l’Afghanistan gli avrebbe quanto meno assicurato il posto fisso. E’ stato imbarazzante spiegargli che il ragazzo né avrebbe potuto rifiutarsi di partire, né avrebbe conseguito il passaggio al servizio permanente. Soprattutto, però, pochi sanno che i militari italiani sono i più bistrattati d’Europa. Difatti, non hanno diritto ad organizzarsi in sindacato e anche solo per associarsi o riunirsi in circolo devono chiedere l’autorizzazione al Ministro. Un’illegittima circolare del ministero gli vieta di accedere a qualsiasi edificio parlamentare senza esserne previamente autorizzati gerarchicamente in riferimento allo specifico motivo della loro iniziativa. Il loro diritto ad iscriversi a partiti politici, pur riconosciuto dalla Costituzione, viene loro sovente associato alla minaccia di eventuali sanzioni disciplinari. La vetusta disciplina militare fa di loro dei sudditi ed i loro diritti elementari di tutela della salute, di opinione e di parola sono negati, visto che abbiamo militari sottoposti a procedimento disciplinare di rigore per essersi rifiutati di sottoporsi al vaccino influenzale, di dubbia efficacia e di sospetta pericolosità.  Ancora nel 2000, abbiamo Carabinieri trasferiti perché sospettati di avere relazioni extraconiugali o perché la coniuge invano si candida alle elezioni comunali e riceve la bellezza di 4 voti. Altri carabinieri sono sottoposti a procedimento disciplinare perché durante una ripresa televisiva hanno osato guardare verso la telecamera o perché, nella concitazione di un intervento in strada, non hanno prima indossato il berretto (noblesse oblige!). Non a caso, l’Italia si è distinta per essere l’unico Stato europeo che non ha risposto al questionario predisposto dall’ODHIR – un’istituzione specializzata dell’OSCE che si occupa di elezioni, diritti umani e democratizzazione – mediante il quale è stato realizzato il manuale per i diritti umani e le libertà fondamentali del Personale delle Forze armate.
Ebbene, sono proprio questi uomini in divisa, senza diritti e spesso precari, che noi inviamo in giro per il mondo ad esportare, armi in pugno, la democrazia ed ha instaurare la cultura dei diritti civili in terre lontane. Quei diritti che, però, loro stessi non conoscono né possono esercitare in Patria. La coerenza di un Paese, è il caso di dirlo, si misura anche da questo. (articolo pubblicato su “PAENACQUA – Appunti di idee progressiste” e rilevato da GrNet.it)   Avv. Giorgio Carta  (Presidente del Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa)

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Napolitano: un monito per il ritorno alla normalità

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

“Il presidente della Repubblica, Napolitano, riporta oggi la giusta attenzione sui temi che interessano chi ogni giorno deve fare i conti con le difficoltà della vita quotidiana: la situazione economica, la debole ripresa, la precarietà del lavoro. Questa e’ e dovrebbe essere la nostra principale preoccupazione, non inseguire le urla, gli insulti, i tentativi di destabilizzazione istituzionale che si susseguono per finalità altre rispetto al bene del Paese. Torna in mente una riflessione di uno dei maestri del giornalismo, Enzo Biagi, che così scriveva nel 1992, anno che rappresentò il passaggio da un’era politica all’altra, similmente a quanto sta avvenendo oggi: ‘Le polemiche si risolvono con l’insulto o con la fuga. Gli urlatori sono sempre attuali. (…) Sembra che il pubblico non aspetti altro che lo scandalo, il putiferio: ma forse oggi quello che fa veramente scandalo è la normalità’. E’ quello che il PD sta cercando di perseguire: il ritorno alla normalità dopo anni di  sguaiata e immorale volgarità”. Così Alessia Mosca, deputato PD e vicepresidente di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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