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Posts Tagged ‘ritorno’

Scuola: Ritorno in classe con il rischio focolaio

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2021

Continua la battaglia dell’Anief contro il Green Pass obbligatorio tra il personale della scuola e dell’Università, oltre che per gli studenti degli atenei. Secondo Marcello Pacifico, “la norma va disapplicata dai giudici: il ricorso d’urgenza è alla notifica – dice il sindacalista autonomo – sta per essere presentato al Tar Lazio”. Al ricorso hanno aderito già 3mila cittadini alla prima tranche dei ricorsi, ora ne stanno arrivando altri. “L’obiettivo del sindacato rimane quello di far disapplicare dal giudice il famoso articolo 9 ter del decreto 111 sull’obbligo del Green Pass tra il personale scolastico, universitario e tra gli studenti degli atenei. Una norma nata per far circolare i cittadini su territorio europeo e che invece in Italia ha trovato spazio per garantire la didattica in presenza”. Sempre a Italia Stampa, il presidente nazionale Anief ha ricordato che “con la Nota n. 1260, il ministero dell’Istruzione ha reso chiaro che da oggi i dirigenti scolastici non possono chiedere la certificazione relativa al Green Pass, né in presenza né a distanza o attraverso email. La certificazione è stata istituita per evitare assembramenti di persone che non sono vaccinate, al pari di chi non può stare al ristorante, prendere il treno o l’aereo”. Ecco perché Anief ha deciso di indire lo sciopero nazionale in occasione del primo giorno di scuola. Il giovane sindacato ricorda che è anche possibile visionare le FAQ predisposte sull’inizio dell’anno scolastico. È infine possibile aderire alla specifica petizione con la quale il sindacato chiede al Governo lo sdoppiamento delle classi e il raddoppio degli organici di docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari.

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Ritorno a scuola: sostegno dell’UE per alunni, studenti e insegnanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2021

La Commissione continua ad accompagnare e sostenere milioni di alunni e insegnanti che in Europa iniziano il nuovo anno scolastico. La pandemia ha messo in luce la capacità delle scuole di innovare, ma ha anche evidenziato notevoli difficoltà ad adattarsi e a garantire un’istruzione inclusiva e di qualità per tutti i discenti. L’UE sostiene collaborazioni e diverse forme di scambi di studenti e insegnanti in tutta Europa volte a promuovere la qualità e l’inclusione e a sostenere le transizioni verde e digitale.La Commissione ha presentato numerose azioni a livello dell’UE per le scuole, incentrate su vari temi: promuovere la collaborazione e la mobilità; investire nell’istruzione e nelle competenze; adoperarsi per il successo e l’inclusione nel campo dell’istruzione; fornire consulenza e piattaforme per la collaborazione online; sostenere la transizione verde attraverso l’istruzione e molto altro ancora. A partire da quest’anno, ad esempio, anche gli alunni dell’istruzione scolastica generale possono beneficiare pienamente di Erasmus+ e andare all’estero, individualmente o con la loro classe. Ciò significa che ora tutti i discenti hanno accesso alle stesse opportunità, che frequentino la scuola, l’istruzione e formazione professionale o l’istruzione superiore.Con oltre 28 miliardi di € per il periodo 2021-2027, il bilancio del nuovo programma Erasmus+ è quasi raddoppiato rispetto al periodo precedente. Oltre 3,1 miliardi di € sono destinati a progetti di mobilità e cooperazione nell’istruzione scolastica generale e più di 5,5 miliardi di € contribuiranno al cofinanziamento di tali progetti nel settore dell’istruzione e formazione professionale. Sono già stati approvati progetti per più di 7 000 scuole, e altri sono attesi per settembre e ottobre. Oltre all’aumento del bilancio di Erasmus+, circa 60 miliardi di € saranno destinati agli investimenti a favore di istruzione e competenze nei piani nazionali di ripresa, pari a oltre il 10% del bilancio totale del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Prima della fine dell’anno sono previste ulteriori iniziative, come il varo del premio europeo per l’insegnamento innovativo, che illustrerà le pratiche didattiche e di apprendimento innovative sviluppate nell’ambito di progetti di cooperazione transnazionale Erasmus+

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Valentina Ferranti: Ritorno ad Amtara

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

E’ stato scritto da Valentina Ferranti prima del febbraio 2020 e ora pubblicato da Edizioni NPE, presenta diversi punti in comune con l’attuale situazione globale.In un futuro distopico, la Terra diventa un pianeta deserto incompatibile con la vita a causa dello scellerato sfruttamento delle risorse naturali e dei disastri ambientali provocati da un’intera stirpe di uomini: i Destinati alla Grande Eternità Scura, casta eletta che da secoli domina il pianeta. Le uniche aree di sopravvivenza sono all’interno di zone create e presiedute da loro. Ed è qui che trova rifugio l’umanità inconsapevole, assoggettata al potere centrale. Ma un’altra comunità si nasconde tra le viscere della Terra: sono i Ribelli della Linea Bianca, che si oppongono al malefico dominio.È proprio in uno di questi gruppi che milita la giovane e audace Telesa che, durante una missione fallita, viene miracolosamente salvata e portata nel luogo più sacro di tutto il pianeta: Amtara. Qui Telesa ricostruirà il suo passato e si scoprirà dotata di enormi poteri. Nel frattempo il suo compagno di lotta e di vita, Adam, sarà catturato. Cosa si nasconde dietro la loro unione? Il loro destino diventerà quello del mondo intero…

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Mario Draghi. Il ritorno del Cavaliere bianco il nuovo libro di Roberto Napoletano

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

E’ edito da La nave di Teseo, un saggio per conoscere l’uomo a cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deciso di affidare le sorti del nostro Paese. Chi è Mario Draghi? Perché il Cavaliere bianco, che ha salvato l’euro e l’Italia dal suo Cigno nero del 2011, viene chiamato esattamente dieci anni dopo dal capo dello stato, Sergio Mattarella, a disincagliare il Titanic Italia? Perché viene indicato come il primo attore politico della nuova Europa e ha la stima dei grandi leader internazionali? Che cosa può signi care tutto questo per un paese che da vent’anni ha crescita zero? Avrà Draghi la forza persuasiva per cambiare il modello malato della politica italiana e il dibattito pubblico che lo ha generato? Per animare la ripartenza economica e sociale dopo la pandemia? Roberto Napoletano, che ha raccolto con Alessandro Merli l’unica intervista rilasciata a un giornale italiano da Draghi in otto anni di presidenza della BCE, ci restituisce la gura di un premier che vuole essere trattato alla pari, che ascolta tutti, ma che sa prendere le decisioni importanti al momento giusto. Roberto Napoletano è stato direttore del “Sole 24 Ore” (dal 2011 al 2017) e di tutte le testate del gruppo (Radio 24, l’agenzia di stampa Radiocor, l’informazione web e specializzata), e direttore editoriale del gruppo multimediale 24 Ore. Dal 2006 al 2011 è stato direttore del “Messaggero”. Dall’aprile 2019 è direttore del “Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’Italia”.

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“Il ritorno degli investitori”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

A cura di Richard Colwell Responsabile azioni britanniche di Columbia Threadneedle Investments. Nel 2020 ci sono stati momenti in cui investire nel Regno Unito era come assistere alle partite di calcio nell’ultimo anno: che desolazione quegli spalti deserti! Gli spiriti animali, già fiaccati dal protrarsi dei negoziati sulla Brexit e dalle conseguenti incertezze, sono stati messi fuori combattimento lo scorso marzo dal diffondersi della pandemia. Gli investitori si sono dileguati, le quotazioni azionarie esprimevano pessimismo e pochi sembravano attendersi che le aziende colpite dalla crisi sarebbero sopravvissute: bisognava agire, non farsi domande. Di conseguenza le azioni britanniche hanno ceduto il 20% circa. Conosciamo i pericoli del market timing, soprattutto quando lo si applica incorrettamente (Figura 1). Siamo lieti di aver mantenuto il sangue freddo, raccogliendo la sfida e incrementando la nostra esposizione a queste società apparentemente in difficoltà. I futuri sviluppi saranno sicuramente interessanti e non mancano spunti di discussione. Gli operatori hanno ritrovato l’ottimismo, ma cosa succederà quando gli stimoli fiscali e i programmi di cassa integrazione termineranno? Si avranno purtroppo più insolvenze di quelle registrate dopo la crisi finanziaria globale perché le banche hanno più capitali e possono permettersi di chiedere il rimborso dei crediti inesigibili. Un periodo prolungato di vero e proprio aumento dell’inflazione, non solo chiacchiere e lievi incrementi, ridurrebbe lo spazio di manovra della Federal Reserve statunitense. Si consentirà davvero al presidente della Fed, Jerome Powell, di surriscaldare l’economia e fino a quando le banche centrali globali continueranno a controllare i mercati? Nell’arco di tre anni la Fed ha fatto salire il disavanzo statunitense più di quanto fosse avvenuto complessivamente durante le recessioni del 1974, del 1982, dei primi anni ’90, del 2000 e del 2008. L’impatto di questi sviluppi svolgerà un ruolo cruciale.Il Regno Unito rappresenta tuttora un ricco terreno di caccia. Alcune delle aree più penalizzate hanno messo a segno un sostanzioso recupero, ma crediamo che sussista tuttora un notevole potenziale di rialzo. Questo non solo alla luce della rimonta del segmento value o della possibile ricomparsa dell’inflazione: in qualità di gestori attivi, riteniamo che il rally sia espressione di un più ampio apprezzamento delle società britanniche quotate sul mercato azionario del Regno Unito. In qualità di gestori esperti che hanno già affrontato cicli ribassisti, sappiamo che lasciandoci aperto un ventaglio di possibilità e mantenendo un atteggiamento di apertura nei confronti di settori in difficoltà possiamo ottenere buoni risultati.Sarebbe stata una mossa coraggiosa puntare tutto sulla ripresa dopo i lockdown, una strategia che con il senno di poi si è dimostrata vincente, ma siamo in ogni caso riusciti a beneficiare in misura non trascurabile della graduale riapertura delle economie. Così come sarebbe stato inopportuno giocarsi tutto sulla carta della resilienza, forse ora sarebbe troppo semplicistico continuare ad acquistare titoli di banche e materie prime e scommettere sulla reflazione.In futuro il mercato britannico presenterà un quadro più diversificato che premierà un’efficace selezione dei titoli, ambito in cui possiamo ottenere risultati brillanti facendo affidamento sulle competenze del nostro team e sulla nostra organizzazione. Possiamo contare su un processo di ricerca basato sui fondamentali in grado di scovare le gemme nascoste, sulla nostra abilità nel ravvisare società trascurate dagli operatori che presentano solide caratteristiche malgrado qualche problema, e sull’engagement attivo con i vertici delle società al fine di esaminare i motivi alla base delle performance aziendali.Possiamo inoltre esercitare un impatto in ambiti quali la stewardship e la governance, aspetti importanti di cui forse – per tornare un’ultima volta alla metafora calcistica – le Big Six del calcio britannico avrebbero dovuto tener conto prima di ritirarsi dal progetto europeo della Superlega, poi fallito. Possiamo essenzialmente fare leva su tutti i vantaggi offerti dalla gestione attiva. Adotteremo un atteggiamento pragmatico e aspetteremo con pazienza che, con la ripresa, il Regno Unito offra infine le opportunità promesse per gran parte dell’ultimo decennio.

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“Il ritorno dei titoli value, ma solo se sostenibili”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

A cura di Marco Ghilotti, Senior Business Development Manager, e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Gli istituzionali stanno progressivamente ruotando i portafogli verso titoli ciclici e value. Si tratterà di un trend che nel corso del 2021 si rafforzerà, con una forte attenzione verso la sostenibilità. Nelle ultime settimane sui mercati è tornata la volatilità mentre monta il timore di fiammate inflazionistiche e persiste l’incertezza sull’evoluzione della pandemia.La storia insegna che in questi frangenti, l’approccio da privilegiare è diversificazione e selezione attiva, ovvero scegliere con attenzione settori e società che sono esposti positivamente alla rotazione cyclical e Value garantendo al contempo gli aspetti ESG. Gli investitori istituzionali si stanno seriamente attrezzando in questa direzione, spinti non solo dai regolatori ma anche dall’impegno dei consigli di amministrazione che stanno trovando nell’engagement una delle soluzioni. Da parte nostra, si consolida sempre più la convinzione che non ci siano E e S senza G.Il 2020 ha esacerbato fattori sociali quali la capacità di sopravvivenza, la disillusione dei giovani e l’erosione della coesione sociale. La sostenibilità sta diventando l’opportunità di crescita del secolo. Diversi governi dell’OCSE stanno attivamente includendo misure a sostegno della transizione verso un’economia verde. I cambiamenti nei modelli di business e la fiducia dei consumatori accompagneranno l’ottimismo reflazionistico post-pandemico indotto dal policy mix in questa fase del ciclo. Le aspettative di maggiore crescita nominale, l’irripidimento della curva dei rendimenti, la maggiore leva operativa di alcuni favoriranno una rotazione della leadership rispetto alla precedente fase di mercato. Tutti alisei che sospingono favorevolmente i titoli ciclici, come industriali e materiali, esposti alla crescita attesa del Pil, e value, favoriti rispetto ai growth dalle aspettative di un aumento del rendimento reale. Caratteristiche che appaiono sempre più verificate nell’evoluzione che i mercati hanno mostrato da inizio anno. La ripresa degli utili rimane la chiave di lettura, in un contesto di valutazioni elevate e in presenza di un sentiment degli investitori saldamente rialzista.Durante il mese di febbraio, un portafoglio ponderato investito nei titoli più sottovalutati (ovvero nel quartile inferiore in termini di price to book ratio), ha battuto l’indice MSCI World del 6%. Dagli anni Novanta del secolo scorso, basandosi sulla stessa metrica, solo 5 mesi hanno assistito ad una sovra performance maggiore, il primo dei quali è novembre 2020. Per gli altri bisogna risalire al 2009 all’esplosione della bolla internet negli anni 2000-2001. Allora come oggi i settori value privilegiati sono l’Energy e i Financials. Il contesto resta favorevole per un’attenzione particolare alle valutazioni. Le ragioni sono diverse, la prima è la paura della recente forte corsa verso i risky assets, paura che segnala un potenziale cambiamento di paradigma nei modi di implementare l’ottimismo che le aspettative post-COVID ingenerano. Persistono comunque rischi in termini di potenziale ritorno di un’inflazione superiore alle attese o di un aumento della disoccupazione e di ulteriori difficoltà aziendali se la pandemia dovesse protrarsi più a lungo.Le ultime settimane hanno anche visto ritornare la volatilità sui mercati azionari con il movimento dei rendimenti obbligazionari. Ciò induce gli investitori a riconsiderare la composizione del proprio portafoglio. Ad esempio, il rendimento dei buoni del tesoro statunitensi a 10 anni è salito dallo 0,9% all’inizio dell’anno all’1,6% l’8 marzo, a causa delle preoccupazioni che un atteggiamento politico troppo espansivo e una forte ripresa economica possano scatenare pressioni inflazionistiche.Resta da capire come conciliare il ritorno del value con l’approccio ESG, dal momento che la maggior parte delle strategie di investimento ESG tende ad essere orientata verso settori in crescita come la tecnologia. L’intrinseca componente growth ha contribuito alla buona performance delle strategie ESG negli ultimi anni, poiché i titoli tecnologici growth e long duration hanno beneficiato dei bassi tassi di interesse e, più recentemente, delle perturbazioni causate dalla pandemia. La disparità di valutazione tra i settori è riportata nel grafico seguente.

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Perché non è stato scelto il ritorno alle urne?

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

“Abbiamo da settimane un Parlamento bloccato e una crisi che ogni ora che passa assume una declinazione peggiorativa.
E ancora rimane non chiarito il mancato incarico esplorativo alla presidente del Senato Casellati da parte del capo dello Stato che, di fatto, ha precluso a tutto il centrodestra la possibilità di portare il proprio contributo alla soluzione della crisi. Una sorta di riedizione malconcia dell’arco costituzionale.Ancora più improprio risulta in questa fase l’operato del Presidente della Camera Roberto Fico cui Sergio Mattarella non ha conferito l’incarico a comporre il governo ma solo quello esplorativo. Gioco forza è del tutto improprio che una figura terza con poteri costituzionali chiari e limitati, con sostanziale delega a rappresentare il Presidente della Repubblica, entri nel merito dei futuri programmi di un governo che non c’è, sottraendo al successore di Conte la facoltà di fare il programma da sottoporre alla fiducia del Parlamento.Domande: perché Roberto Fico sta tenendo un profilo di parte consultando solo una fazione e non tutte le forze politiche?Perché sta realizzando una bozza di programma di governo surrogando poteri che non gli appartengono? L’unica risposta lineare può venire da un eventuale incarico che vorrà affidargli Mattarella a formare il governo. Intanto alla crisi politica devastante che si sta prolungando oltre ogni limite si aggiunge una crisi istituzionale senza precedenti, due motivi validi per anticipare lo scioglimento della legislatura e dare il compito al prossimo Parlamento di indicare un governo autorevole e che si intesti una nuova stagione costituente”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Ritorno in classe? L’opinione dei sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2021

I rappresentanti dei sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda, Snals e Anief si sono riuniti per discutere di ritorno in classe, contagi e vaccini, didattica a distanza, stipendi, reclutamento e precariato. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato rappresentativo Anief, ha affermato che “prima di tornare in classe è necessario avviare un controllo con test per tutto il personale, visto che abbiamo mediamente dai 12mila ai 20mila contagi al giorno. Perché questi test erano auspicabili il 1° settembre e non adesso? Sono indispensabili per gestire questa tragica situazione. Necessario fare test obbligatori per sapere chi ha contratto il virus, per vedere come il Covid-19 si è mosso nelle nostre case in queste settimane. È un problema infatti chiudere e aprire le scuole in continuazione, stiamo parlando della salute di studenti e docenti, della probabile terza ondata, visto che a metà gennaio potrebbe esserci il picco”. Per quanto riguarda la didattica a distanza, Pacifico ha affermato che la “dad è stata la modalità esclusiva in occasione della chiusura delle scuole ma è un errore pensare che il rimedio possa essere la cura. È importante capire l’importanza della scuola nella nostra società e gli italiani lo hanno compreso. Gli insegnanti stanno facendo un ottimo lavoro con la dad, con ovvie difficoltà, soprattutto per i precari che non hanno accesso alla card, che permetterebbe loro di fornirsi degli strumenti necessari. Noi pensiamo a una didattica integrata, da accompagnamento a quella in presenza”. Sempre a proposito della didattica a distanza, il leader dell’Anief ha concluso affermando che “il contratto firmato ha permesso di tutelare i lavoratori della scuola”.Per quanto concerne la questione retributiva, Marcello Pacifico ha sottolineato come “gli stipendi degli insegnanti italiano siano di molto inferiori a quelli dei colleghi europei, risulta necessario adeguarsi. Inoltre noi ci stiamo battendo per far riconoscere il rischio biologico e quello burnout”.Per quanto riguarda poi la questione della mobilità, il presidente del giovane sindacato ha affermato che “è indispensabile garantire sia il diritto al lavoro che quello alla famiglia”. Per quanto riguarda poi il precariato, il sindacalista ha aggiunto che “la Legge 159/2019 non ha dato le giuste risposte, bisogna inserire i precari della scuola nel doppio canale di reclutamento. Necessario guardare alla soluzione, specie in questo periodo che registra un record di precari”. In conclusione Pacifico ha affermato che “bisogna ascoltare le parti sociali se non altro perché sono state scelte dai lavoratori, così come i politici sono stati scelti dagli italiani. Quindi bisogna cooperare” per il bene della scuola”.

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Scuola: Ritorno in classe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

La riapertura di tutte le scuole a gennaio per svolgere le lezioni in presenza è un fatto importante, ma bisogna adottare la massima cautela: perché quando all’inizio dell’anno scolastico sono tornati in classe oltre otto milioni di studenti c’erano 300 contagi al giorno, mentre oggi abbiamo quasi 10mila nuovi casi di Covid-19 al giorno. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: nel corso di una video-intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista ha detto che bisogna “riaprire sì” le scuole e tornare alle lezioni tradizionali, ma occorre farlo “in sicurezza”. Perché la “tutela della salute del personale e degli studenti resta la priorità assoluta”, soprattutto perché “non sono tra le categorie di quanti potranno vaccinarsi per prime”. Il leader dell’Anief è convinto che “dobbiamo soprattutto evitare che la scuola diventi ciò che non è mai stato, ossia un luogo di diffusione del contagio dopo queste vacanze”. Guai a commettere passi falsi e abbassare la guarda con il Covid-19, quindi, perché la terza ondata non è un’ipotesi così remota. “La scuola anche a distanza può andare avanti, non per sempre perché la dad non può certo sostituire l’attività in presenza: mai come ora – ha concluso il presidente Anief – dobbiamo evitare di mettere il Paese nelle condizioni in cui il virus possa prendere il largo con eventuali ulteriori chiusure che sarebbero il colpo di grazia per la nostra economia già in sofferenza”.

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Ritorno a scuola il 7 gennaio?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2020

La ripresa delle lezioni dopo l’Epifania deve essere valutata a fondo. Secondo il presidente del giovane sindacato Anief, Marcello Pacifico, la decisione definitiva sulla tempistica del rientro in classe sarebbe meglio prenderla “verso il 4 gennaio, per poter verificare che c’è una condizione diversa” e migliore “rispetto a quando siamo stati costretti a chiudere le scuole”. Il sindacalista autonomo ha detto che “nonostante tutti gli sforzi, i protocolli di sicurezza attivati e le nuove norme tese a rispettare il distanziamento sui trasporti” va verificato per bene se non vi siano ancora rischi di contagio. Per ridurre gli assembramenti si potrebbero anche attuare “convenzioni con i taxi che devono essere attivati in diversi comuni, anche pensando alla necessità di estenderle agli n.c.c.”.Anche all’interno degli istituti scolastici bisogna cercare di “mantenere il distanziamento sociale durante le lezioni, perché con gli spazi ridotti e con i banchi monoposto non si risolve comunque il problema: è solo una soluzione tampone. Bisognerebbe ritrovare, invece, quel giusto rapporto tra alunni, personale docente e amministrativo, e scuole autonome che avevamo 12 anni fa. Abbiamo utilizzato la scuola come un bancomat e questo è il risultato. Per questo, bisogna innanzitutto investire, affrontando le sfide del Recovery plan”.Pacifico punta il dito, inoltre, sul “problema dei trasporti: le prime misure sono state portate avanti, ma non bastano. Bisogna estendere il coinvolgimento a tutti coloro che possono aggiungere dei trasporti per i nostri studenti in sicurezza”. Ecco per quale motivo, conclude il presidente Anief, “bisogna aggiornarsi ai primi giorni del nuovo anno, per capire se le famiglie italiane sono state virtuose e hanno rispettato le regole, nonostante i giorni di festa, il distanziamento sociale. O se invece bisogna ripartire anche nel nuovo anno con una curva del Covid ancora troppa alta”.

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Proposta: “In classe non prima del 1° febbraio ma si valuti caso per caso”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2020

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista specializzata Orizzonte Scuola, sul rientro il 7 gennaio 2021 ha affermato che non è possibile. Infatti, il leader del sindacato ha detto che “regna tanta confusione. Non si può essere pronti in questa situazione”. Dunque, “l’unica proposta sensata, Anief l’ha avanzata nei giorni scorsi, è rendere obbligatorio dal 10 gennaio uno screening con tampone per tutti gli 8 milioni di studenti e il milione e mezzo di personale, docenti e ATA. E poi si dovrebbe estendere e rendere operativo non solo per i taxi ma anche per gli Ncc il sistema delle convenzioni per poter accompagnare gli studenti a scuola. Lo Stato deve utilizzare tutti i mezzi di trasporto che ha disponibili per mantenere quel 50% di distanziamento all’interno dei mezzi di trasporto pubblico. Ci risulta che già alcuni Comuni hanno fatto le convenzioni e i taxi sono stati esclusi. Quindi, sicuramente bisogna ripartire dai trasporti, ma sarà ogni istituzione scolastica a dover riaprire in base all’esito dello screening”.Per quanto riguarda la possibilità di tornare il classe tutti lo stesso giorno, Pacifico ha dichiarato che “bisogna valutare classe per classe dopo il tampone di studenti e personale. Dopo aver preso queste precauzioni e aver visto i contagi, sintomatici e asintomatici, si potrebbe prevedere il rientro a scuola per tutti il 1° febbraio. Non esistono cifre del 75% o 100%, esistono situazioni singole che devono essere verificate, che potrebbero permettere un rientro per esempio del 30 o 40%”.

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Ritorno a scuola, il Ministero scrive ai presidi: collaborate con Prefetti e Regioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Dal ministero, a firma del capo dipartimento Max Bruschi, si spiega che in vista del 7 gennaio occorre “modulare il piano di lavoro del personale ATA, gli orari delle attività didattiche per docenti e studenti, nonché degli uffici amministrativi, tenendo conto della frequenza a scuola del 75 per cento della popolazione scolastica. Resta inteso che il predetto limite può essere variamente modulato (anche per classi, classi parallele, indirizzi), in considerazione delle esigenze delle istituzioni scolastiche finalizzate a garantire un ottimale svolgimento del servizio e con riferimento alle necessità di garantire le condizioni di sicurezza”. A proposito del cosiddetto ‘organico Covid’, il capo dipartimento ha ricordato che “non si tratta di un peraltro inesistente “organico di potenziamento”, ma di risorse di personale destinate, per quanto riguarda i docenti, a garantire una migliore gestione dei gruppi classe, al fine di ottimizzarne la numerosità e, per quanto riguarda il personale ATA, volta ad attuare le attività necessarie alla garanzia del diritto allo studio nonché alla sicurezza e all’igiene degli ambienti. Il continuo mutamento della situazione ha richiesto alla dirigenza scolastica di operare con la necessaria flessibilità. Tuttavia, al predetto personale docente, va garantito un orario di servizio il più possibile stabile nonché, al pari dell’organico dell’autonomia, l’assegnazione prioritaria alle classi su orario curricolare”.

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Scuola: Covid-19 e ritorno a scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Si avvicina sempre più il giorno in cui il suono della campanella sancirà la riapertura delle scuole. Nella ricerca in rete, l’emergenza sanitaria ha toccato anche l’istruzione e il rientro in classe: su Google e Youtube infatti emergono sia l’incertezza su tematiche legate al Covid che curiosità sul corredo per la scuola. AvantGrade.com, agenzia di consulenza digital fondata e diretta da Ale Agostini, ha analizzato i trend di ricerca sul mondo Google legati al back to school.Emerge in particolar modo l’interesse per i trasporti, per l’adeguamento delle scuole e per l’utilizzo delle mascherine. Negli ultimi 3 mesi si è registrata un’impennata su una ricerca stagionale, “gps scuola” (GPS = Graduatorie Provinciali per le Supplenze), mentre “banchi scuola 2020” è una nuova ricerca legata al virus.Il tema è diventato ancor più caldo negli ultimi 30 giorni e le maggiori ricerche si sono concentrate al sud Italia, con Calabria, Sicilia e Molise fra le regioni più attive: le graduatorie per gli insegnanti potrebbero aver influito sulle ricerche legate all’argomento scuola, anche se i picchi si sono concentrati sui termini “linee guida scuola dell’infanzia”, “rientriamo a scuola”, “nuovi banchi di scuola” e “a settembre si va a scuola”. Spiccano però anche “come si tornerà a scuola a settembre” e “protocollo scuola”, segno dell’incertezza che regna tra adulti, genitori e addetti ai lavori.
Sono invece maggiormente interessati a “fare bella figura” i ragazzi, più attenti all’estetica e all’equipaggiamento necessario per le attività scolastiche. Per i più giovani l’analisi dei trend si sposta su Youtube, dove la ricerca mostra un deciso picco legato a “back to school” (+850% ).Su Youtube, l’interesse è tutto su video in cui giovani “studenti influencer nostrani“ mostrano/suggeriscono i loro acquisti per il ritorno a scuola: dalla cancelleria ai vestiti, dai trucchi ai consigli.Anche la parola chiave “scuola coronavirus” ha registrato un picco molto evidente nell’ultimo mese, ancora in Calabria, Sicilia e Molise. Restringendo il campo agli ultimi 7 giorni, invece, emerge una forte preoccupazione per la sicurezza sui trasporti, soprattutto al centro – nord. Tanta attenzione anche verso il tema mascherine: la parola chiave “mascherine scuola” ha fatto registrare un picco del 190%, così come “mascherine scuola primaria” (+90%). Umbria, Liguria e Piemonte le regioni più sensibili e le più attive su questo tema. Quello di quest’anno sarà un nuovo inizio, che non fa tramontare un grande classico fra le attività pre-scuola: la ricerca dei libri di testo per il nuovo anno è ben presente in rete.“Dalle ricerche Google emergono 2 Italie totalmente opposte: quella degli adulti molto attenti agli aspetti pratici di sicurezza e concorsi. Ma anche quella dei giovanissimi focalizzati sullo shopping per fare bella figura al ritorno a scuola – commenta Ale Agostini di AvantGrade.com -. Nel mercato USA il fenomeno di video per il “Haul back to school” (Shopping per il rientro a scuola) è ormai consolidato con livelli di interesse alti. Anche nel web italiano questa tendenza sta velocemente emergendo.“

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Ritorno a scuola: Dove andranno a finire i vecchi banchi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Due milioni e mezzo di nuovi banchi monoposto dovranno essere collocati nelle scuole prima dell’avvio delle lezioni e almeno la metà (1 milione e 250 mila) saranno i vecchi banchi biposto che dovranno di conseguenza essere rimossi.E’ un lavoro titanico quello che dovrà essere fatto entro il prossimo 14 settembre, giorno di ripresa delle lezioni. Secondo le stime di Tuttoscuola i banchi che dovranno essere portati dalle fabbriche alle scuole occuperanno complessivamente mezzo milione di metri cubi di spazio. Un volume analogo dovrà essere movimentato per stoccare o distruggere i vecchi banchi dismessi.
Serviranno centinaia, forse migliaia di mezzi di trasporto e diverse ore di lavoro per ogni consegna. Ma non è solo un problema di disponibilità di dotazioni e mezzi, ma anche di personale da coinvolgere. Non basteranno centinaia o migliaia di autisti, ma servirà anche altro personale preposto al carico e allo scarico di tonnellate e tonnellate di materiale presso le oltre 11 mila sedi scolastiche coinvolte. Il personale delle scuole dovrà poi occuparsi della sistemazione dei nuovi banchi nelle singole aule. Ci saranno collaboratori scolastici (una volta chiamati bidelli) sufficienti, tenuto conto degli organici ad oggi incompleti e del numeroso personale con mansioni ridotte per motivi di salute, per svolgere queste operazioni nei pochi giorni che certamente intercorreranno tra la consegna (termine ultimo fissato per sabato 12 settembre, per il quale si dovrà provvedere al pagamento di straordinari) e l’inizio delle lezioni? E ci sarà chi eccepirà che si tratta di un’attività non inclusa tra quelle ordinarie?Il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri (e con lui anche la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina) conta comunque di farcela, anche se l’impresa si presenta improba non solo per l’immensa area territoriale da servire, ma anche per i tempi drammaticamente ristretti. E c’è dell’altro.Secondo i calcoli di Tuttoscuola, poiché quei 2,5 milioni di banchi corrispondono ad altrettanti alunni (poco più del 38% della popolazione scolastica del primo e del secondo ciclo), si può stimare che le scuole in cui dovranno essere collocati i banchi monoposto siano circa il 40% delle 28.489 scuole presenti (escluse le scuole dell’infanzia, non interessate dall’operazione) cioè circa 11.400, distribuite sull’intero territorio nazionale, in città, nei piccoli e grandi centri, nei posti più disparati e non sempre di facile accesso, come, ad esempio, nei centri storici, in montagna, in pianura, nelle isole: ovunque.Normalmente ad occuparsi degli arredi scolastici e dei banchi sono gli Enti locali che agiscono direttamente sui territori di competenza, ma questa volta la responsabilità è in capo allo Stato che agisce tramite la ditta o le ditte aggiudicatrici (italiane o straniere), che il bando individua come responsabili della consegna e che, non disponendo di una presenza capillare sul territorio come quella degli Enti locali, saranno costrette a movimentare una distribuzione imponente per raggiungere tutte le migliaia di sedi da servire, attraverso automezzi pesanti (non è sufficiente certo un furgoncino per trasportare i banchi per intere classi).C’è anche un altro aspetto da considerare: la rimozione di 1 milione e 250 mila banchi biposto che dovranno essere sostituiti dai nuovi monoposto. I mezzi di trasporto dovranno scaricare i nuovi banchi e caricare i biposto da portare altrove: ore di lavoro che allungheranno i tempi di predisposizione per l’inizio delle lezioni.Mentre i singoli Enti Locali dispongono di magazzini per il ricovero di arredi, le ditte appaltatrici dovranno trovare soluzioni in proprio. Sistemare 1,250 milioni di banchi che occupano complessivamente mezzo milione di metri cubi di spazio non sarà facile.Non è ancora chiaro se le seggiole dei banchi biposto saranno utilizzate per i nuovi monoposto, ma, se non fosse, ci sarebbero anche da ritirare e collocare 2,5 milioni di sedie che, a loro volta, occupano complessivamente circa 150 mila metri cubi di spazio.Per non parlare poi del peso dei banchi da rimuovere e delle sedute: tonnellate e tonnellate di materiale da distruggere o riciclare e, comunque, da trasportare altrove.Insomma, affinché circa un terzo degli studenti italiani possano occupare i nuovi banchi a partire dalla prima campanella non si tratta solo di risolvere il problema della massiccia produzione ma anche della consegna e poi dello smaltimento dei vecchi banchi. Altre variabili che rendono ancora più alto il coefficiente di difficoltà per l’avvio del nuovo anno scolastico.

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Scuola: Ritorno in classe. Quanti spazi aggiuntivi occorrono?

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Monitorare ulteriormente le strutture scolastiche per determinare esigenze di spazi in vista della ripresa delle attività didattiche fissata per il prossimo 14 settembre: a chiederlo direttamente ai dirigenti scolastici, con la nota n. 1359 del 30 luglio 2020, è il ministero dell’Istruzione. Nella nota si chiede ai capi d’istituto di “compilare entro le ore 14.00 del giorno sabato 1° agosto” un apposito “sintetico questionario finalizzato a rilevare, a livello nazionale e alla data attuale, il fabbisogno di ulteriori spazi necessari alle istituzioni scolastiche per garantire la ripresa delle attività didattiche in presenza nel mese di settembre 2020”.
Il sindacato ritiene positiva l’iniziativa ministeriale, anche se tardiva perché attuata obiettivamente troppo a ridosso del nuovo anno scolastico. “A questo punto – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e Udir – considerando che manca solo un mese per intervenire sui locali alternativi, la scelta migliore, probabilmente obbligata, per non arrivare impreparati all’inizio delle lezioni – costringendo gli istituti a svolgere improbabili doppi turni, a ridurre il tempo scuola o a proporre la didattica digitale integrata – non può essere che quella di individuare i nuovi spazi ritenuti necessari dai presidi all’interno delle scuole dismesse negli ultimi 12 anni a causa del dimensionamento imposto dalla Legge 133 del 2008. Si tratta di ben 15 mila plessi che, naturalmente in accordo con enti e istituzioni locali, con pochissimi accorgimenti potrebbero essere immediatamente adibiti all’utilizzo scolastico”.

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Scuola: Ritorno in classe a settembre? Il Governo incontra tutti ma il vero nodo rimangono le risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Invocato da Regioni, Comuni e Province per rispondere alle indicazioni del Comitato scientifico sul rispetto del distanziamento sociale nelle classi pollaio italiane, si è svolto l’incontro in video-conferenza con il presidente del Consiglio sulla ripresa delle attività scolastiche a settembre. Anief ha indicato al premier dove reperire i fondi utili: si tratta di almeno 12 miliardi dei 172 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund perché la salute di tutta la comunità educante deve essere considerata alla pari dell’emergenza sanitaria. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “in questo modo si recupererebbero i dieci miliardi tagliati negli ultimi anni di tempo scuola, plessi cancellati, sedi di dirigenza e di personale. E si sbloccherebbe l’assunzione di 150 mila docenti, da raggiungere con le nuove graduatorie di istituto ad agosto per ottemperare alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti relativi all’abuso dei contratti a termine, oltre che per stabilizzare altri 40 mila lavoratori precari tra personale Ata, educativo e Dsga facenti funzione: una misura peraltro necessaria per gestire anche igienizzazione, senza più colpevolizzare insegnanti, presidi e amministrativi sullo stato di insicurezza dei nostri edifici”.Il Governo continua ad operare per far tornare in classe in sicurezza a settembre oltre otto milioni di alunni e un milione e 300 mila lavoratori della scuola: durante l’incontro del 4 giugno tra il presidente del Consiglio ed alcuni ministri, tra cui quello dell’Istruzione, con gli enti locali, le parti sociali e le associazioni, Anief era rappresentata dal suo presidente nazionale: “Il lavoro fatto per realizzare il protocollo sulla sicurezza e l’intesa sugli esami di Stato è stato condiviso – ha detto il professor Marcello Pacifico -: abbiamo ricevuto i documenti, quindi va spesa una lancia a favore della ministra Lucia Azzolina e del Governo, perché ha reso partecipe il sindacato dei processi decisionali. Il fatto che oggi siamo tutti qui riuniti significa che il Governo c’è e vuole interloquire con tutte le forze sociali, con la società civile, con le associazioni”.
Il sindacalista autonomo ha detto di avere “studiato il documento tecnico-scientifico: abbiamo letto, nella parte centrale, che c’è un confronto tra quello che sta avvenendo in Italia e in Europa. Ma la parola chiave è ‘distanziamento’: noi abbiamo un numero ridotto di classi in Italia, dopo un dimensionamento che negli ultimi 12 anni ha falcidiato 4 mila istituti, tagliato 300 mila posti nel settore scuola, università e ricerca e dismesso 15 mila edifici scolastici: edifici che appartengono allo Stato, ma non sono più utilizzati. Quindi, se volessimo sdoppiare le classi, il posto dove mettere gli alunni che non entrano nelle scuole lo Stato ce l’ha”.
“Il problema è che lo Stato sembra volere ridurre le lezioni a 40 minuti e fare orari scaglionati: una eventualità, questa, però molto difficile, perché dovrebbe prevedere una elasticità oraria anche nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, in questo momento impensabile. Al momento, comunque, è bene ragionare sulla grandezza delle classi: se vogliamo mantenere il distanziamento sociale, se noi abbiamo un’aula media di 35 metri quadri, più di 15-16 alunni allora non ci possono entrare. In questo modo, limitando il numero degli allievi, non ci sarebbe bisogno di applicare i turni.
Su questo punto, il presidente Anief ha fornito un suggerimento: “Siccome sono in arrivo 172 miliardi per Recovery Fund, bisognerebbe riuscire a recuperare 10-12 miliardi di quei soldi per la Scuola, legandoli anche alla Sanità e alla Sicurezza. In questo modo, quindi uscendo dagli altri vincoli di bilancio, si andrebbe a ridare alla scuola, considerandole spese di funzionamento, quello che ha perso negli ultimi dodici anni. È un concetto che porteremo avanti anche con le sigle europee che Anief si accinge ad incontrare in Commissione UE nelle prossime ore”.Pacifico ha ricordato anche che la spesa per la sicurezza nelle scuole è un investimento: “Per cancellare le classi ‘pollaio’, portando gli iscritti a non oltre 20 per classe, servirebbero 4 miliardi di euro. Poi, giustamente, ne servirebbero altri per il personale: è bene ricordare, a questo proposito, che il 50% dei lavoratori della scuola sono ‘fragili’, perché over 55 anni: c’è quindi un evidente problema di tutela della salute del personale della scuola”.Gli edifici per evitare rischi epidemiologici, però, li abbiamo: “Riprendiamo e adattiamo quelli dismessi, abbiamo tre mesi di tempo per farlo – ha esortato il leader dell’Anief -. Bisogna quindi intervenire sulla Legge tagli-scuola n. 133 del 2008 che ha imposto il dimensionamento.

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Ma a settembre si tornerà a scuola?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Si ritornerà a scuola solo quando si avrà la certezza che gli studenti italiani siano al sicuro. Mai metteremmo a rischio la loro salute”. Lo ha dichiarato la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, intervenuta a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Cosa si può dedurre, mettendo insieme anche altri fattori? In primo luogo che è altamente probabile che in quest’anno scolastico le aule resteranno vuote. E poi che lo stop potrebbe riguardare anche il prossimo anno scolastico. Vediamo perché.Per l’emergenza del Covid-19 si parla di possibile Fase 2 che potrebbe iniziare dopo il 13 aprile o a maggio, in dipendenza dell’evolversi del contagio.
Ma fase 2 non significa un ritorno alla vita sociale a cui eravamo abituati mesi fa. E probabilmente neanche un ritorno a scuola.
Il premier Conte ha dichiarato che con la Fase 2 “si comincerà con le prime autorizzazioni per le aziende che fanno da supporto alla filiera alimentare e farmaceutica. E poi prevederà un’apertura scaglionata per tutte le altre attività che dovrebbe cominciare a maggio. Si tratta di una serie di misure che tutti dovranno seguire per continuare a fermare il contagio da coronavirus che comunque non potrà dirsi definitivamente sconfitto. E la premessa è una regola fondamentale: obbligo di mantenere il metro di distanza tra le persone e usare quanto più possibile le mascherine”.Insomma la fase 2 certamente non vuole dire possibilità di assembramento. Cosa comporta questo per la scuola, che è un luogo naturale di assembramento?Ben difficilmente la “fase 2″ potrà sbloccare l’ordinaria vita scolastica in presenza di 8,5 milioni di alunni e 1 milione e 200 mila tra docenti e personale Ata, nelle talvolta anguste aule delle scuole italiane.Benché – come ha ricordato la Azzolina – si stiano valutando più scenari (uno anche con ipotesi di riapertura fisica delle scuole entro il 18 maggio), è difficile non solo che si rientri a scuola entro la fine dell’anno scolastico, ma anche che i portoni della scuola si riaprano a settembre 2020, da quanto si comincia a dedurre.Il ritorno alla normalità anche per la scuola potrà avvenire verosimilmente soltanto con il vaccino che neutralizzi il Covid-19. La auspicata sicurezza si potrà ottenere solo con il vaccino.Ma il vaccino quando potrà arrivare?”La mia speranza è che arrivi nel primo trimestre dell’anno prossimo”, ha detto il professor Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms, intervistato da Il Messaggero.La comunità scientifica internazionale è da tempo alla ricerca del vaccino che potrà debellare l’epidemia. Ma non sarà vicina la data della riuscita.”Sono oltre 30 le case farmaceutiche e i laboratori in tutto il mondo che stanno lavorando sulla ricerca di un vaccino contro il SARS-CoV-2 -si legge su https://www.fanpage.it/ – ma per vederne uno in commercio ci vorranno almeno dai 12 ai 18 mesi secondo l’OMS e il Ministero della Salute”.Andrea Gambotto un ricercatore barese che sta lavorando nel team dell’University of Pittsburgh School of Medicine per realizzare il vaccino anti Covid-19 dichiara che il team è pronto per partire con la fase 1, ovvero la sperimentazione sull’uomo grazie a dei volontari. “L’obiettivo primario è valutare se c’è tossicità – spiega Gambotto – poi in caso di esiti positivi possiamo iniziare a ragionare sull’efficacia del prodotto”. I tempi? “Almeno 6-8 mesi per avere i risultati della sperimentazione sull’uomo, se non ci sono intoppi. Per avere il vaccino perciò bisognerà aspettare ancora molto tempo”.Secondo un’inchiesta de L’Espresso, si ipotizza che in autunno potrebbe esser pronto un vaccino per personale sanitario e anziani, e successivamente l’anno prossimo inizierebbe la distribuzione di massa. A dare queste notizie è il dott. Andrea Carfì, capo del team di ricerca sulle malattie infettive dell’azienda americana Moderna di Cambridge, Massachusetts, che per prima ha elaborato un vaccino di tipo sperimentale contro il COVID-19, e che attualmente lo sta testando su circa 45 volontari.
Senza vaccino a settembre cosa faranno le scuole? Apriranno comunque? Sembra improbabile.Come sarà possibile tenere a distanza di sicurezza per 4-5 ore 20-25 (e più) alunni senza che abbiano contatti fisici? Entreranno e usciranno da scuola uno alla volta? E in bagno? I più piccoli come faranno a starsene tranquilli?Provate a immaginare tutti i momenti di vita a scuola e capirete che la scuola, senza vaccino, realisticamente non potrà funzionare in presenza.Ma nell’attesa occorre agire per tempo e prepararsi per questa nuova emergenza.Occorre, da subito, prepararsi adottando soluzioni strutturali. La ministra Azzolina a “Che tempo che fa” ha dichiarato che il Ministero ci sta pensando.La didattica a distanza, utilizzata in emergenza, da soluzione congiunturale dovrà probabilmente diventare strutturale, continua, programmata, obbligatoria per tutti gli insegnanti.Sarà necessario assicurare una formazione adeguata per i docenti che dovranno anche disporre di adeguate strumentazioni tecnologiche.Per questa nuova forma di lavoro a distanza non si potrà prescindere dalla condivisione dei sindacati eventualmente con una sequenza contrattuale apposita nella quale si definiscano con chiarezza, modalità, tempi, carichi di lavoro, programmazione di team, ecc.
Per rendere efficaci le connessioni dovrà essere assicurata la banda larga ovunque.Sono ancora molte le famiglie prive di strumentazioni adeguate: va potenziato il finanziamento per l’assegnazione in tempo utile in vista del nuovo anno.Nella prospettiva di questo anno straordinario il Ministero potrebbe costituire una commissione di lavoro che, operando on line, con flessibilità e rapidità, metta in campo le linee operative per questo, nuovo davvero, anno scolastico. Di più su http://www.tuttoscuola.com/ma-a-settembre-si-tornera-a-scuola/

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Ritorno dell’etica nel lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Torino 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Garibaldi Torino per riflettere su cosa sia l’etica e come portarla nelle aziende e negli uffici. A cura di Carla Bertuzzi, Business Development and Strategic Partnerships, CopernicoPer anni dimenticata a favore dell’estetica e della funzionalità, oggi l’etica sul lavoro è tornata a ricoprire un ruolo centrale. Il primo giorno l’appuntamento è alle ore 13.00 con Metodo T.R.E., il giorno seguente alla stessa ora ci sarà una lezione di Mindful Yoga e venerdì sarà la volta di Tai Chi. Tutte e tre le tecniche hanno lo scopo di rilassare e di insegnare ad avere una migliore consapevolezza di sé, necessaria per essere felici al lavoro.
Non per ultimo come preoccupazione per i rischi della rivoluzione industriale 4.0: possono le macchine intelligenti sostituire l’uomo? La tecnologia eliminerà il confine tra vita professionale e vita privata? Chi non sarà al passo resterà senza lavoro? Basti pensare che secondo uno studio di McKinsey del 2017, entro il 2030 si accentuerà la battaglia tra le aziende per reclutare i lavoratori più altamente qualificati: la domanda di competenze tecnologiche aumenterà del 55%. E contemporaneamente diminuiranno i posti di lavoro che richiedono competenze cognitive di base.Dal campo dell’automazione, il discorso sull’etica del lavoro si è esteso ed evoluto. Perché l’etica rende felici e, in due parole, fa bene. A tutti, all’azienda, a chi lavora e, soprattutto, fa bene alla società. Per questo è stata scelta come tema, come filo conduttore, per gli incontri Etica e Felicità del Lavoro all’interno degli Stati Generali del Mondo del Lavoro che si svolgeranno dal 25 al 27 settembre nella sede di Copernico Torino Garibaldi.
Ma cos’è l’etica? E come può essere etico il lavoro? L’etica è la branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte. Questa definizione pone un’altra domanda a cui ogni azienda, ogni professionista e ogni datore di lavoro deve rispondere: “Cosa fa valutare positivamente il lavoro e, ancora di più, gli spazi di lavoro oggi?”. Il lavoro si è trasformato, chiedendo ai lavoratori e agli uffici di cambiare insieme a lui. Per essere felici sul lavoro, infatti, non bastano scrivanie condivise, rete Wi-Fi unica e una caffetteria. Serve un habitat ibrido, flessibile dove competenze, culture e abitudini diverse si incontrano e si confrontano, scoprendo che la diversità non solo è bella, ma è anche una ricchezza. L’etica del lavoro si traduce quindi in contesti fertili, in spazi personalizzati e scalabili dove le aziende possono crescere, contaminandosi a vicenda. Il workplace non è solo un luogo fisico, ma anche immateriale: open space, luoghi di condivisione, tecnologie, ma anche caratteristiche non visibili come fiducia, trasparenza e responsabilità che, insieme, contribuiscono a rendere etico un posto di lavoro. Nei workplace di oggi convivono imprenditori, professionisti e giovani, a volte giovanissimi, “startupper”, che condividono gli spazi, risparmiano sugli affitti e si incontrano, creando sinergie.È la dimensione umana che conta. Ed è applicando l’etica al lavoro che questa può essere valorizzata. Innovazione oggi non vuol dire solo “nuove tecnologie” e non può riguardare solo l’industria o i servizi: innovazione è soprattutto un fattore umano. L’uomo è al centro.

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Turismo di ritorno a partire dall’Argentina

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

AIG accoglie con entusiasmo la recente iniziativa del ministro dell’Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio e il protocollo sottoscritto col suo omologo argentino Gustavo Santos, per un’attiva cooperazione a favore del turismo di “ritorno” degli italiani di Argentina, parte cospicua di quel “tesoretto” potenziale di 80 milioni di turisti (numero così calcolato dallo studio dell’Enit) a livello mondiale, con la massima concentrazione di italiani in Brasile, Argentina appunto, Canada, Usa, seguiti da Francia, Svizzera, Germania e Australia.
80 milioni di nostri connazionali fortemente interessati a fare ritorno, seppur anche solo vacanziero ed episodico, nel Paese delle origini, per riscoprire le proprie radici e gli elementi portanti e distintivi, alla ricerca di itinerari antropologici, storici, ambientali. Con un movimento economico e un introito potenziale per le casse italiane di oltre 650 milioni di euro. “Il viaggiatore di ‘ritorno’- sottolinea il presidente nazionale di AIG, Filippo Capellupo, una vita nel turismo, nelle istituzioni e nel sociale, e tra l’altro presidente delle Pro loco calabresi, territorio dal quale proprio in Argentina sono emigrate centinaia di migliaia, se non milioni di persone, e sicuramente di origine calabrese sono la gran parte degli italiani della sterminata terra andina – è indubbiamente più sensibile alle origini, al territorio suoi e degli avi: dunque ai piccoli borghi e ai luoghi lontani dal turismo di massa e da quelli solitamente battuti dai tour operators. L’occasione di riportare gli italiani emigrati, a cominciare da quelli di Argentina, in Italia, senza dimenticare che nei confronti degli emigrati italiani esiste sempre un ‘debito’ che il Paese dovrebbe colmare, partendo da questo accordo di governo e col favore delle rispettive compagnie aeree di bandiera, è una preziosa e intelligente iniziativa che può dare grossi e concreti frutti. Auspichiamo, perciò, una nuova e più stretta collaborazione col Ministero, per i ‘ritorni’ dall’Argentina e da altrove, e per iniziative che riescano effettivamente ad incidere sul presente e il futuro del turismo in Italia”. AIG è presente su tutto il territorio italiano con circa 80 tra Ostelli e “punti AIG” e conta su 40.000 soci. Nel 2017, si sono registrate nelle sue strutture oltre 480.000 presenze, il 75% delle quali costituito da giovani viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. E’ poi membro ed unico rappresentante per l’Italia della Federazione Internazionale degli Ostelli per la Gioventù (HI – Hostelling International), massimo organismo mondiale competente per la ricettività dei giovani, con status consultivo presso l’Unesco. Confluiscono in Hostelling International, 90 organizzazioni presenti in ogni continente, con oltre 4000 strutture in tutto il mondo, 32 milioni di pernottamenti annuali, e oltre 3 milioni di associati.“Siamo, insomma, un vero, grande network– chiarisce Carmelo Lentino, segretario nazionale di AIG, anche lui lunga esperienza nel turismo e nel mondo della rappresentanza giovanile – di cui si può beneficiare per costruire ogni interazione possibile e ogni utile partnership. Ci sono, appunto, organizzazioni nazionali gemelle di AIG in ogni parte del mondo, a cominciare da Argentina, Canada, Usa, Brasile, Francia, Svizzera, Germania e Australia: i Paesi dove, come evidenziato, è più alta la concentrazione di italiani e di italiani pronti a fare turismo ‘di ritorno’. La nostra disponibilità organizzativa, tecnica e logistica è totale, e siamo prontissimi appunto a dare il nostro contributo a cominciare dall’Argentina, per generare, favorire e accogliere questi nuovi flussi, anche in ottica di reciprocità e di scambio”.

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La sfida: Il ritorno di Berlusconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

Silvio BerlusconiOramai è una certezza: Berlusconi for Presidential election, del Consiglio, per intenderci. Qualcuno, pensando agli anni che ha, ironizza, ma non dovrebbe, in quel senso intendiamoci. Lasciamo perdere cosa potrebbe dirci la Corte europea dei diritti dell’uomo, oramai è già deciso e nessuno potrà ostacolarlo. L’uomo che più degli altri ha varcato la soglia delle aule giudiziarie subendo qualche condanna, varie assoluzioni e giudizi sospesi per prescrizione è riuscito, nonostante tutto, ad entrare nel cuore, e dicono nelle menti degli italiani, tanto che il suo fido amico e collaboratore Renato Brunetta ci fa notare che in tutta la sua carriera l’illuminato ha accumulato ben 200 milioni di voti da parte dei suoi elettori. E quello che di certo non guasta è diventato un Paperon dei Paperoni nella galassia dei ricconi del nostro tempo passando da palazzinaro in quel di Milano a patron delle televisioni private e dell’editoria, dai libri, con la Mondadori, ai giornali diventando persino il socio “occulto” di quel quotidiano “La repubblica” che tanto lo ha criticato ma che ora per bocca di un altro ottuagenario, Scalfari per la cronaca, gli promette il voto e quello dei suoi lettori. Tutto questo, presumo, è dettato dalla logica del nostro tempo che lo considera un vincente mentre a noi tocca il ruolo non certo esaltante di perdenti.
Ed è davvero un’ironia della sorte che a dargli fama e onori non sono i suoi compagnucci miliardari ma proprio il popolo dei perdenti che si chiamano modesti pensionati, giovani precari, disoccupati, lavoratori in nero e le massaie alle prese con i magri bilanci familiari.
A tutti costoro da venti anni ha promesso pensioni più alte, milioni di nuovi posti di lavoro, tasse più basse per tutti e la gioia di vederlo sorridere con la sua aria di eterno giovane.
E noi da vent’anni e ora per altri cinque continueremo a crederci: E’ Berlusconi. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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