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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘rivolta’

Algeria. Sbai: “Supporto al popolo in rivolta, ma no a nuova primavera araba”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

«Seguo con apprensione quello che sta accadendo in Algeria, dove infiamma la protesta e si conta il primo morto. Quello algerino è un popolo stremato, che per oltre vent’anni ha subito l’oppressione sia del regime autoritario di Bouteflika che degli estremisti della Fratellanza Musulmana. Il popolo algerino ha ragione nel volersi liberare dell’ancien regime, ma la sua rivolta non deve trasformarsi in una nuova Primavera Araba. Il rischio infatti è che il malcontento popolare venga sfruttato dai gruppi espressione della Fratellanza Musulmana per prendere la guida delle proteste e poi il potere, al fine di stabilire una dittatura fondamentalista. Quello che è accaduto in Egitto e soprattutto in Siria e in Libia non deve ripetersi in Algeria. L’Europa e l’Occidente hanno imparato la lezione della Primavera Araba? Se sì devono intervenire a sostegno del popolo algerino e della sua voglia di cambiamento, sbarrando però il passo alla Fratellanza Musulmana e agli stati canaglia che la sponsorizzano: il Qatar degli emiri Al Thani e la Turchia di Erdogan. L’Italia, in particolare, è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano: in virtù della sua vicinanza geografica, la sicurezza del Paese si troverebbe a dover reggere l’urto di una nuova guerra civile in Nord Africa, dopo quella libica, con l’aggravarsi della minaccia terroristica e della crisi migratoria».È quanto dichiara Souad Sbai, Presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia (ACMID).

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22/23 febbraio 2018, Pubblico impiego in rivolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

La corsa ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, che la banda formata da Governo, ARAN e CGILCISLUIL ha intrapreso con la speranza di guadagnare consenso alle elezioni politiche del 4 marzo e quelle per le RSU del 17-19 aprile, sta dando i suoi frutti, anche se non esattamente quelli che loro si aspettavano.Il pesante arretramento sul piano dei diritti associato ad aumenti equivalenti ad un’elemosina, il tutto dopo otto anni di blocco dei contratti, sta diventando sempre più la goccia che minaccia di far traboccare il vaso. E se nelle assemblee i lavoratori delle Funzioni Centrali stanno sonoramente bocciando il contratto firmato, altri settori del Pubblico Impiego scendono in piazza unendo l’indignazione nei confronti di rinnovi contrattuali a perdere alla rivendicazione della propria funzione al servizio della cittadinanza che risulta sempre più difficile da svolgere. Nasce così questa due giorni di lotta con scioperi e manifestazioni che attraverseranno praticamente tutti i settori del Pubblico Impiego.
Ad aprire le danze sarà la Ricerca, il 22 febbraio, con un presidio al Ministero della Funzione Pubblica per rilanciare la specificità del settore, disconosciuta da un umiliante rinnovo del CCNL, e per difendere le stabilizzazioni dei precari dalle politiche baronali dei presidenti degli Enti.
Il giorno dopo, il 23 febbraio, sarà la giornata degli scioperi di Scuola, Sanità, Educatrici dei Nidi e delle Scuole per l’Infanzia e Vigili del Fuoco.
I lavoratori della Scuola, docenti e ATA, sciopereranno per un contratto vero, per la fine del precariato di maestri, professori ed Ata, per una mobilità che consenta ai colleghi vittime della 107 di tornare a casa. Il presidio che si svolgerà al MIUR vedrà partecipare anche le educatrici dei nidi e delle scuole d’infanzia, anche loro in sciopero contro la mancata stabilizzazione del personale precario e l’introduzione di nuove normative (riforma 0-6 e legge Iori), che con effetto retroattivo, penalizzano i lavoratori che giornalmente si prendono cura dei nostri figli.
Anche la Sanità rivendica la propria funzione scioperando, oltre che per aumenti contrattuali veri e contro le deroghe all’orario di lavoro previste dal nuovo CCNL, contro le croniche carenze di personale, ed i continui tagli dei servizi al cittadino, che assieme alle politiche di esternalizzazione, sono all’origine del progressivo disfacimento di quella che era una delle migliori sanità d’Europa.Infine i vigili del fuoco, quei lavoratori che ad ogni disastro, naturale e non, chiamiamo “eroi nazionali” scendono in piazza e protestano per un rinnovo contrattuale scandaloso, che non prevede aumenti adeguati e neanche il riconoscimento della specificità di lavoro usurante.
Complessivamente, le giornate del 22 e 23 febbraio si preannunciano come la rappresentazione di un pubblico impiego in rivolta, innescata da un rinnovo contrattuale scandaloso e determinato a difendere i propri diritti e la propria funzione contro l’attacco complessivo che non accenna a scemare.Ormai è chiaro che anche quando cambiano i governi il pubblico impiego rimane sempre nel mirino di un’Europa che ne chiede il sacrificio al governante di turno, e l’arrivo del fiscal compact promette di far precipitare la situazione. I rinnovi contrattuali in corso rappresentano uno spartiacque, un cambio radicale nel rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici; chi li ha firmati, o si appresta a firmare quelli che sono ancora aperti, è ormai dall’altra parte della barricata. Quella sbagliata.

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Rivolta a Fiumicino per il volo EasyJet Roma-Nizza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

aeroporto-romaAl gate del volo Roma-Nizza, nella notte tra il 4 e il 5 agosto, è scoppiata una rivolta dei passeggeri. Con quattro ore di ritardo, inizia l’imbarco del volo Easy Jet con le persone che passano i controlli e si assiepano nel finger, aspettando di salire sull’aereo. Dopo aver fatto salire tutti la compagnia all’improvviso cancella il volo, scatenando l’ira dei passeggeri, che vengono lasciati a loro stessi a protestare senza ricevere alcuna informazione. Arriva infine la conferma: il volo è stato spostato al giorno successivo alle 14:00 in seguito al malessere di uno dei piloti. Ma non finisce il calvario dei viaggiatori, che ricevono le loro camere d’albergo solamente alle 3 del mattino, a un chilometro di distanza e nemmeno abbastanza per contenere tutti. Decine di persone, nel frattempo, hanno perso coincidenze, eventuali passaggi a casa e prenotazioni in hotel.AirHelp, società che ha aiutato oltre 3 Milioni di passeggeri ad ottenere il rimborso per i loro voli in ritardo o cancellati, ricorda che gli italiani avrebbero diritto a rimborsi per oltre 94 milioni di euro dalle compagnie aeree per questi disagi e hanno tempo fino a 3 anni dall’accaduto per procedere. Un diritto in molti casi sconosciuto ai passeggeri e omesso dalle compagnie aeree (meno del 2% degli aventi diritto ha richiesto ed ottenuto il risarcimento). Tutte le compagnie aeree, comprese le low cost, devono infatti corrispondere da 250€ a fino 600€ di rimborso a prescindere dal prezzo pagato per il biglietto acquistato. Per facilitare le richieste di rimborso, AirHelp ha lanciato il primo Boarding Pass Scanner al mondo funzionante tramite app. Per usare questa nuova funzionalità, ai passeggeri basta semplicemente scannerizzare il codice a barre sulla propria carta d’imbarco utilizzando la fotocamera dello smartphone.

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Venezuela: Iniziativa italiana urgente per dialogo nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

venezuelaIntervenendo alla discussione relativa alla informativa urgente del governo sulla situazione in Venezuela tenuta dal ministro degli Esteri Alfano, Mario Marazziti (Democrazia Solidale – C.D.) ha affermato:“Occorre un’iniziativa italiana, paese amico e rispettato in Venezuela, per aprire un tavolo di trattativa, accompagnato anche da altri paesi amici come Spagna e Portogallo per costruire un percorso che dia corpo al programma di fine della violenza e uscita dalla crisi indicato dalla Santa Sede: liberazione dei detenuti politici e fine della violenza, centralità del Parlamento regolarmente eletto in Venezuela, protezione e aiuto alla popolazione civile.In Venezuela c’è un grave rischio di involuzione autoritaria contro il popolo, messa in evidenza dal recente referendum non ufficiale promosso dalle opposizioni. Lo dice non tanto il 98% dei voti per fermare l’annunciata riforma della costituzione che prefigura un presidenzialismo a vita, prevedibile nelle proporzioni, ma i 7 milioni e mezzo di venezuelani che sono andati a votare in un clima di insicurezza, violenza diffusa e intimidazioni. Con l’inflazione all’800% e un dollaro che in solo quattro anni costa trecentocinquanta volte di più, salari medi di trenta dollari al mese, l’80% della popolazione dentro carestia, fame e scarsità di medicinali, occorre fare presto per scongiurare un’autentica guerra civile. Un’iniziativa di pace e di pacificazione, un dialogo nazionale è l’unica strada e va intrapresa subito”.

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Scuola: presidi in rivolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneHa fatto rumore la denuncia alla Ministra di oltre 400 dirigenti scolastici che hanno denunciato una «situazione ormai insostenibile», sia per la retribuzione «non proporzionale al nostro carico di lavoro e responsabilità», sia per le «inadeguate condizioni di sicurezza delle scuole», che «per «le continue molestie burocratiche». Perché, «sui dirigenti scolastici si invera il paradosso di essere i dirigenti meno retribuiti della pubblica amministrazione e quelli su cui grava il maggior carico di responsabilità, rischi e oneri lavorativi». Il giovane sindacato non può che condividere, punto per punto, la protesta degli oltre 400 dirigenti scolastici e il loro diniego a svolgere le operazioni di chiamata diretta dei docenti su ambiti territoriali. Sugli stipendi si prevede la beffa, altro che aumenti: la categoria rischia di perdere qualcosa come 350 euro mensili.Marcello Pacifico (Confedir-Udir): temi come quello degli stipendi ridicoli, dei carichi di lavoro sempre più insopportabili, della mancanza di supporto dell’amministrazione centrale, delle responsabilità oltre logica, a iniziare dalla sicurezza, per la quale occorre rivedere con celerità le regole, per non parlare delle molestie burocratiche e della stessa illegittima chiamata diretta, inconcepibile in un sistema d’istruzione pubblico, sono il pane quotidiano di chi è capo oggi delle nostre scuole, dirigendo anche 21 plessi e 3mila alunni contemporaneamente in cambio di indennità che non coprono nemmeno i costi per gli spostamenti.In mancanza di un Governo che sappia finalmente girare pagina, per il sindacato non rimane che la via del tribunale: Udir attraverso apposito ricorso intende recuperare tutti gli arretrati sinora non percepiti. Inoltre, il sindacato ha deciso di avviare ricorso al Tar Lazio anche per l’incremento del Fondo Unico nazionale. La giovane organizzazione sindacale, che opera a tutela dei dirigenti scolastici, è pronta anche a impugnare tutti i Contratti Integrativi Regionali che saranno sottoscritti. Aderisci al ricorso gratuito. Udir mette, infine, a disposizione specifici modelli di diffida, puntando al recupero di una serie di ‘voci’ e diritti sino a oggi negati: Recuperi Erariali, Trattenuta TFR/TFS, Trattenuta ENAM, Indennità di vacanza contrattuale, RIA, FUN.

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Rivolta e malinconia di Michael Lowy, R. Sayre

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

rivolta e malinconiaRivoluzionario e controrivoluzionario, individualista e comunitario, cosmopolita e nazionalista, realista e fantastico, retrogrado e utopista, ribelle e malinconico, democratico e aristocratico: il romanticismo sembra davvero un enigma indecifrabile
che sfugge a ogni possibile definizione. A tal punto che un noto critico americano non ha esitato a invitare i critici letterari a sbarazzarsi di un termine che dà adito a un così gran numero di irritanti contraddizioni. L’invito, però, è caduto nel vuoto. Anzi, a parere della maggior parte degli studiosi, il fatto che da secoli si parli di romanticismo deve corrispondere a una qualche realtà.
Il problema sorge, tuttavia, quando si tratta di cogliere questa realtà, di indicare la fonte che alimenta il romanticismo e lo fa dilagare in ogni direzione. È «l’occasionalismo soggettivo» di cui parla Carl Schmitt, l’abbandono a un lirismo caratterizzato da un’assoluta «deficienza morale»? Oppure è la versione ottocentesca dell’eterna ribellione tedesca contro l’eredità occidentale», ribellione che poi ha condotto al nazismo? O, al contrario, è «la forma più pericolosa di anarchia, l’anarchia dell’immaginazione»? O, infine, è una mera corrente letteraria che riunisce «gli scrittori che all’inizio del xix secolo si affrancarono dallo stile e dalle regole di composizione del classicismo»? Ognuna di queste ipotesi svela, per gli autori di questo libro, un’importante lacuna: non essere un’analisi globale del fenomeno che consideri tutta la sua vera estensione e tutta la sua molteplicità. Le pagine che seguono si propongono perciò di colmare questa lacuna a partire da una definizione del romanticismo come Weltanschauung o visione del mondo, cioè come una struttura mentale collettiva. Struttura mentale che può esprimersi in svariati ambiti culturali: non solo in letteratura e nelle altre arti, ma in filosofia e in teologia, nel pensiero politico, economico, giuridico, in sociologia e in storia ecc. Struttura che fa del romanticismo una radicale critica della modernità in nome di valori e ideali del passato (premoderni). In virtù di questa definizione il romanticismo appare, dalla sua origine in poi, illuminato da una duplice luce: quella della stella della rivolta e quella del «sole nero della malinconia» (Nerval).
Michael Löwy, nato in Brasile da genitori ebrei viennesi, dal 1969 ha vissuto a Parigi. Direttore di ricerca al cnrs, è autore di Rédemption et Utopie. Une analyse du juthisme libertaire en Europe centrale. Robert Sayre è un sociologo e docente di origini americane. Nel 1978 ha pubblicato Solitude in Society (Harvard University Press). Nerval Euro 25,00 352 pagine EAN 9788854514027 I Colibrì. (foto: rivolta e malinconia)

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Rivolta migranti e trasferimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

polizia-e-immigrati“Il trasferimento di cento migranti da Cona all’Emilia Romagna è una misura ridicola, del tutto insufficiente a garantire sane condizioni di vita a questa gente, e spegnere le tensioni sociali che si sono scatenate sul territorio dopo mesi di forzata convivenza. Parliamo di due centri di accoglienza che ‘ospitano’ 3000 persone in frazioni (Conetta) che contano poche centinaia di residenti. Il ministro Minniti vuole curare un’emorragia tamponando con i cotton fioc? Se questo è il criterio d’intervento del Governo Gentiloni è di tutta evidenza la devastante continuità con l’operato del pessimo ministro Alfano, campione d’insuccessi”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, protagonista sei mesi fa di un sopralluogo insieme al collega Walter Rizzetto presso i Cpa di Cona e di Bagnoli di Sopra e al sindaco di Agna Gianluca Piva.
“Qualche mese fa- ha aggiunto Rampelli – Alfano rispose in diretta TV dalla Camera dei deputati, rispondendo a un mio question time, che il Governo avrebbe alleggerito la presenza di immigrati, ammettendo quindi lo stato di emergenza. Bene, non solo i migranti non sono diminuiti, ma ne sono arrivati continuamente altre centinaia. Alfano è corresponsabile del caos che si è manifestato in questi giorni, dell’incidente, della protesta, dell’assedio cui sono stati sottoposti gli operatori e si deve dimettere dall’esecutivo. Ora occorre cambiare strategia e rimpatriare gli artefici della rivolta, per proseguire nei confronti di tutti coloro che non sono profughi.
Occorre stroncare questo vergognoso business della solidarietà che si alimenta sulla creazione di degrado e conflittualità sociale”.
“Una vergogna – ha concluso Rampelli – che esiste solo in Italia creando l’industria della disperazione che, per definizione, può portare solo altra disperazione e povertà”.

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“Rinasce Azione Studentesca, la rivolta comincia dai banchi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

logoGli studenti di Roma, così come quelli di altre città d’Italia, riporteranno tra i banchi e nelle scuole il simbolo di Azione Studentesca, contro la “Buona Scuola” di Matteo Renzi, contro quella visione di scuola statica, anonima, volta a creare degli automi che rispondano al sistema, e non uomini e donne pensanti, con tanta voglia di costruirsi il proprio futuro.«Abbiamo deciso di riprendere la sigla di Azione Studentesca, non per nostalgia, ma perché gli ideali di Rivoluzione e cambiamento, la voglia di creare veramente una scuola nuova, non sono mai cambiati. Gli Studenti sono stufi di vedere le proprie scuole cadere a pezzi, di vedere la loro cultura privata di un’identità, sono stanchi di essere considerati solo come dei sudditi senza dignità.
Ecco perché sin dal primo giorno di questo nuovo anno scolastico, i ragazzi di Azione Studentesca porteranno nelle scuole le idee del cambiamento, anche se le scuole crollano gli Studenti no». È quanto dichiarano in una nota Francesco Todde e Edoardo Stacchiotti, rispettivamente dirigente romano di Gioventù Nazionale (movimento giovanile di Fratelli d’Italia) e responsabile romano di Azione Studentesca. (foto: logo)

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Rivolta cinesi: “Governatore Rossi chieda applicazione leggi antimafia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

“Per fermare l’abusivismo e l’illegalità dei cinesi in Toscana, diventati una vera emergenza nelle zone fra Firenze e Prato, il governatore Rossi chieda al governo la possibilità di applicare leggi antimafia, come proposto oggi nel ‘question time’ al Ministro Alfano da Giorgia Meloni”. E’ quanto afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Toscana Giovanni Donzelli: “Noi di Fratelli d’Italia lo chiediamo da sempre – aggiunge Donzelli – è il momento che il governo e la sinistra abbandonino il buonismo fronteggiando il problema come un fatto di malavita, necessità acclarata dopo i recenti episodi di violenza e le inchieste della Magistratura sull’utilizzo delle organizzazioni criminali”. “In questi casi è necessario poter procedere per il reato di associazione a delinquere – sottolinea Donzelli – le istituzioni hanno colpevolmente fatto credere ai cinesi di poter vivere in Italia con le regole esistenti nel loro paese. Penso che si sia perso troppo tempo: i cinesi di seconda generazione sentono l’Italia come la terra loro, ma sono convinti che per loro le regole non valgano – conclude Donzelli – ora serve la linea dura e chi non rispetta le regole deve essere espulso immediatamente dal nostro paese”.

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Sesto Fiorentino: Rivolta cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

“Quello che sta succedendo in Toscana, a Sesto Fiorentino e a Prato è soltanto la punta di un iceberg che i governi degli ultimi vent’anni hanno voluto ignorare. La denuncia sulla pericolosità delle attività cinesi, a Prato come a Roma nel rione Esquilino, ha perfino avuto conferma nelle risposte del ministro dell’interno ad alcune mie interrogazioni parlamentari: money trasfer, magazzini fuori norma, vendita al dettaglio di merci all’ingrosso, opifici con operai, anche donne e minori, che lavorano 24 ore al giorno… Attività illegali che oltretutto fanno strage dei diritti sociali conquistati dagli italiani in secoli di lotte. La rivolta dei cinesi di queste ore dimostra che allo Stato, avendo favorito di fatto l’illegalità e distrutto tutto il tessuto produttivo locale, non viene riconosciuta più l’autorità delle ispezioni e delle sanzioni. Vogliono l’impunità e pretendono che Renzi, per decenni tollerante come presidente della Provincia e come sindaco di Firenze, si disinteressi dello sfruttamento umano selvaggio che si protrae nelle aziende cinesi”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. In una società evoluta la tolleranza è sinonimo di saggezza e lungimiranza, ma in una società involuta è sinonimo di debolezza e di sopraffazione dei più forti sui deboli. Sta a noi capire in che luogo ci troviamo e le risposte che ne conseguono. Sta di fatto che l’Italia sta diventando a tutti gli effetti un Paese senza rispetto per le regole e in quanto a società “evoluta” ce ne corre, purtroppo.”)

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Latte e produttori in rivolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 febbraio 2015

LatteOltre cento organizzazioni della società civile hanno firmato e diffuso un documento in conclusione dell’ottavo round negoziale del TTIP, che si è svolto a Bruxelles nei giorni scorsi, per denunciare come il meccanismo della Cooperazione regolatoria sia in verità un vero e proprio Cavallo di Troia degli interessi economici a svantaggio dei diritti dei cittadini, del lavoro e dell’ambiente. Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea il capitolo sulla Cooperazione regolatoria mostra come investimenti e commercio avranno la precedenza sull’interesse pubblico, dando un enorme potere a strutture tecniche capaci di bloccare o indebolire regolamentazioni e standard senza che gli organi democraticamente eletti, come i Parlamenti, abbiano il potere di intervenire.
“Il meccanismo proposto è un pericolosissimo precedente” sottolinea Marco Bersani, di Attac e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “che rischia di indebolire ulteriormente i poteri pubblici davanti alle pretese delle lobbies economiche”.
“Assieme al negoziato TISA sulla liberalizzazione dei servizi” aggiunge Bersani, “il TTIP è l’altra grande minaccia ai diritti di cittadinanza”.”Il TTIP rischia di essere un ulteriore grimaldello che può disarticolare le filiere produttive dell’agricoltura familiare, piccola e media” sottolinea Monica Di Sisto, di Fairwatch e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “liberalizzando un mercato come quello agroalimentare dove le aziende più legate al territorio e alla qualità chiudono una dopo l’altra, sembrano non avere vie d’uscita”.
“Le mobilitazioni dei produttori di latte di questi giorni” chiarisce Di Sisto, “è una premessa di quello che accadrà con lo smantellamento delle tariffe e soprattutto delle barriere non tariffarie a causa del TTIP. Un’invasione di prodotti a basso prezzo che entreranno nel nostro Paese a tutto vantaggio delle imprese che trasformano prodotto importato a basso costo e che lo esportano, ma che daranno un colpo mortale ai nostri piccoli produttori e alla filiera italiana. La retorica della difesa delle indicazioni geografiche” conclude Di Sisto, “nasconde in verità una pesante ristrutturazione della nostra produzione a vantaggio di pochi. Di quale Made In Italy parla il Ministro Martina se analisi e stime di impatto del Parlamento europeo parlano di un aumento del 118% delle importazioni di agroalimentare americano nel caso che il TTIP fosse approvato? E quali rassicurazioni può dare sul Trattato transatlantico se negli ultimi anni né l’Europa né i nostri Governi sono stati in grado di tutelare le nostre produzioni dalla fine programmata delle quote latte?”.

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Sanità Lazio: malati di reni in rivolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Palazzo della Regione Lazio

Image by Air Force One via Flickr

I malati di reni, in rivolta, si appellano alla Regione Lazio. Il finanziamento previsto per l anno in corso di 3.700.000 euro sull erogazione gratuita dei farmaci aproteici, prolunganti l attività renale, impegnato con la delibera di Giunta 570 del 4/12/2010, è terminato e le rassicurazioni della Regione che avevano fatto ben sperare le associazioni sono finite nel dimenticatoio. Le preoccupazioni dei pazienti interessati aumentano, perché vedono profilarsi una sostanziosa spesa mensile fissa per curarsi, se possono permettersela , fanno sapere i vertici delle associazioni interessate.
Per questo, è partita una lettera indirizzata alla Governatrice Polverini e all Assessore Aldo Forte, per avere risposte concrete sulla questione. Abbiamo pazientemente atteso, ma tutte le dichiarazioni in tema sembrano essere sfavorevoli , spiegano il Segretario dell associazione Malati di reni, Roberto Costanzi e quello regionale di Cittadinanzattiva, Giuseppe Scaramuzza. Chiediamo di essere informati con urgenza sulle iniziative in atto sia verso i farmacisti sia per reperire nuovi fondi regionali e avere una data certa per il ripristino dell erogazione degli alimenti . In assenza di risposte, ci riserviamo il diritto di qualsiasi tipo di azione a tutela dei malati nefropatici , concludono.
Sull argomento, sono partite due interpellanze al Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, a firma di Giulia Rodano, consigliera del gruppo Idv alla Pisana e Ivano Peduzzi (Fds), il quale invita a considerare anche l allarme lanciato dal Segretario nazionale dell associazione del cittadino Assotutela , secondo cui i pazienti con insufficienza renale cronica non hanno più la possibilità di usufruire del contributo regionale e ciò sta causando dei gravi problemi economici a tutti coloro che ne usufruivano. Rilevato che ad oggi oltre 5.000 malati sono ancora senza una risposta e non hanno, quindi, la possibilità di effettuare la spesa mensile dei prodotti aproteici gratuitamente, indispensabili per ritardare il loro ingresso in terapia dialitica , si legge nel testo del documento redatto, invece, dalla Rodano, si chiede all Assessore alle Politiche Sociali e alla Presidente della Regione, quali provvedimenti la Regione intenda prendere in merito alla situazione e di dare, a tutela dei malati di insufficienza renale cronica, una data certa per il ripristino dell erogazione degli alimenti aproteici .
La spesa per gli alimenti aproteici per persona da parte della Regione è di 120,00 euro al mese; 160,00 per i bambini, mentre il costo di un mese di dialisi è di 2.500 euro.

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La rivolta del mondo arabo e la fine del capitalismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

Alla base delle guerre, in questo esordio cruento del 3° millennio, c’è l’interesse economico, sia di singole multinazionali, che di Stati i cui vertici sono assoggettati a quelle stesse multinazionali che ne hanno sponsorizzato la formazione; questo interesse trova nella globalizzazione dei mercati la sua attualità. La globalizzazione dei mercati, intesa come momento culminante del capitalismo spinto, per essere accettata necessita di essere imposta; il consumismo a cui porta non può essere accettato passivamente dai  popoli, che non vogliono privilegiare i consumi fittizi, ma le necessità  reali. Queste necessità reali sono state mortificate per decenni dall’indipendenza e, precedentemente, per secoli di colonialismo; chi ha pagato per tutti è stato il popolo, succube delle potenze coloniali prima e successivamente di avidi governanti, affascinati dalle promesse del capitalismo. Tra l’altro proprio la globalizzazione provoca l’acuirsi dello sfruttamento del lavoro minorile, del lavoro femminile sottopagato, perché produce esigenze di manovalanza a basso costo, tutto a discapito dei livelli di istruzione, perché gli stessi genitori inseriscono i figli nel panorama sordido dello sfruttamento prima possibile; lo impone la legge della sopravvivenza. Dopo avere usato tutte le leve del marketing avanzato, la politica della globalizzazione deve imporsi con altri mezzi, anche con i mezzi della violenza. Questo capitalismo avanzato e spinto alle estreme conseguenze , promosso indiscriminatamente dall’opulento mondo occidentale, conduce a diverse forme di consumo; oggi non si produce più per soddisfare i bisogni del consumatore, o per migliorare la qualità della vita, oggi si produce e basta, quindi, attraverso l’uso indiscriminato delle leve di marketing, si creano falsi bisogni; il consumatore è solamente un’entità da sfruttare attraverso l’imposizione di falsi bisogni. Possiamo affermare che l’economia capitalistica genera la globalizzazione dei mercati, la loro fusione consequenziale, per affermarsi sempre più, genera le politiche aggressive. Di segno opposto è l’indicazione operativa del cooperativismo, che si realizza nella integrazione fra i popoli, l’integrazione fra i popoli non è altro che la internazionalizzazione del concetto portante del cooperativismo, che a sua volta è l’aggiornamento dell’originario concetto di ‘corporativismo cattolico’. Con il concetto di integrazione fra i popoli viene recuperato il ruolo etico dell’economia, che ritorna ad essere una funzione al servizio dell’uomo, e non,  come accade nel sistema capitalistico, un modo per asservirlo alle esigenze dell’economia, fino alle estreme conseguenze, con lo sfruttamento, con una nuova schiavitù, con l’aggressività camuffata da nobili ideali, ma in realtà finalizzata alla rapina delle materie prime e delle fonti energetiche che servono al capitalismo in maniera sempre più esponenziale, mentre intere popolazioni, che, peraltro, costituiscono la grande maggioranza della popolazione mondiale, covano la ribellione motivata e giustificata dall’indigenza. (Rosario Amico Roxas)

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Libia: interrogazione Vernetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

The former Benghazi Cathedral, which was later...

Image via Wikipedia

In occasione del Question Time alla Camera dei deputati l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia, già Sottosegretario agli Affari esteri ha presentato un’interrogazione urgente con la quale ha sollecitato il Governo a proporre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione per istituire una “No Fly-Zone” sui cieli della Libia, per proteggere la popolazione civile e permettere alle forza di opposizione al regime di Gheddafi di poter realizzare la propria azione militare in condizioni meno impari. “La rivolta in Libia è iniziata ormai un mese fa – ha dichiarato l’on. Venetti – e non dobbiamo deludere le aspettative che migliaia di giovani a Bengasi e in tutta la Libia hanno riposto nell’Occidente”. “Le forze leali al colonnello Gheddafi stanno riconquistando terreno e sono reali i rischi di una rappresaglia militare nei confronti degli insorti e della popolazione civile”. “Serve immediatamente una “No Fly-Zone” per impedire agli aerei di Gheddafi di bombardare la popolazione civile insieme alla realizzazione di un corridoio umanitario e di un blocco navale per garantire l’embargo delle armi. E’ tempo di agire –  ha concluso l’on. Vernetti – non facciamo gli errori che la comunità internazionale ha già commesso a Srebrenica nella ex Jugoslavia, nella regione del Darfur o in Rwanda quando non ebbe il coraggio di intervenire per impedire immani massacri”. (n.r. sorprende l’interrogazione del parlamentare. Fin dallo scorso 4 marzo fu evidente che i ribelli senza una guida carismatica e un preciso disegno strategico-militare avevano solo una possibilità: quella di prendere contropiede la leadership ghedaffiana. Non essendoci riusciti, nelle prime 72 ore, ora sono condannati alla sconfitta ed anche alla inevitabile rappresaglia. D’altra parte è assurdo pensare che la comunità europea e l’Onu con essa potessero intervenire per fermare i bombardamenti contro i ribelli e la popolazione delle città libiche. Gheddafi, checché si possa dire, resta per l’occidente una garanzia rispetto a gruppi di rivoltosi “anonimi”. E la “rappresaglia” fa parte del “danno collaterale” che la comunità internazionale si prepara ad assorbire con solo qualche sterile protesta. Niente di nuovo e di diverso sul fronte libico.)

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Il Crocifisso e la frazione del pane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Lettera al direttore. Alla domanda: “Vuoi una legge che imponga la presenza del crocifisso negli uffici pubblici?”, senza dubbio Gesù risponderebbe negativamente. Il verbo “imporre”, infatti, è estraneo al Vangelo. Il Signore propone, non impone. Ma se la stessa domanda fosse rivolta agli apostoli? La risposta sarebbe identica a quella del loro maestro, sia perché il Decalogo proibiva di fare “scultura e alcuna immagine né di quello che è su nel cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra” (cf Es 20,4), sia perché, se i discepoli avessero voluto raffigurare il Signore, non avrebbero mai scelto il momento terribile della sua agonia e della sua morte, giacché il ricordo della flagellazione e della crocifissione suscitava in loro vivo ribrezzo. Infatti, i due gravissimi atti con cui si conclude il processo a Gesù, sono appena accennati dagli evangelisti. Chi avrebbe il coraggio di ricordare una persona cara, raffigurandola nei momenti della  morte? Perché non il ricordo dei momenti più belli della sua vita? Uno di questi per gli apostoli fu certamente la frazione del pane. Il pane spezzato sull’erba verde, il pane spezzato durante la cena, il pane spezzato sulla strada di Emmaus. Gesù stesso indicò il simbolo per riconoscerlo, per ricordarlo. Ma così va il mondo. (Renato Pierri)

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Rivolta in Libia: l’Italia tace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

«L’Italia in quanto primo partner economico e commerciale della Libia in occidente ed alla luce delle buone relazioni bilaterali rafforzate dall’approvazione del Trattato di Amicizia Italia-Libia, potrebbe avere una grandissima  influenza nei confronti della leadership libica, per indurre il dittatore Ghedafi sulla strada del dialogo». Lo dichiara l’on.Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già Sottosegretario agli Affari Esteri. «Purtroppo il Governo italiano – ha proseguito l’on.Vernetti – ha optato fin qui per la scelta della più totale “non ingerenza” negli affari interni del regime di Gheddafi, decidendo con il silenzio più assoluto di non volere essere protagonista della gestione di una crisi così importante per l’Italia. Colpiscono in tal senso le dichiarazioni del Ministro Frattini che ha invitato la UE a “non interferire” negli affari interni della Libia». «L’Italia – ha proseguito l’on.Vernetti – non può tacere se uno dei suoi più importanti partner economici, massacra civili inermi, quando questi chiedono democrazia e rispetto dei diritti umani».«Auspico che l’Unione Europea possa prevedere un regime di Sanzioni nei confronti della Libia con l’obiettivo di interrompere le violenze e far partire il dialogo. Chiedo quindi – ha concluso l’on.Vernetti- che il Governo riferisca immediatamente alle Camere sulle azioni che intende intraprendere nei confronti del Governo libico e chiedo anche che la Commissione Affari Esteri esamini in una seduta straordinaria l’impatto che la nuova situazione creatasi in Libia potrà avere nell’insieme delle relazioni bilaterali, a cominciare dal Trattato di Amicizia Italia-Libia».

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Il mondo arabo in rivolta

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2011

Nel Mediterraneo imperversa una epidemia proveniente dai paesi a cultura islamica; si tratta della “dimissionite” che già si è manifestata in Tunisia ed Egitto nella sua forma più acuta. Accenni di tale patologia si manifestano anche in Libia, Giordania, Algeria e Marocco, mentre nello Yemen stanno approntando un antidoto. In Arabia Saudita l’antidoto è già funzionante e si basa sul fondamentale principio religioso, ripreso pari pari dall’Iran. Stante la marea di sbarchi nelle coste siciliane nel governo centrale è scattato l’allarme con massima allerta; è allo studio una cintura sanitaria per evitare la disastrosa conseguenza  che potrebbe colpire il nostro amato premier. I massimi esperti sono già impegnatissimi a neutralizzare la paventata ipotesi; si tratta dei noti  cultori della difesa ad oltranza che già hanno operato con successo nel localizzato  virus  “pmmite” che imperversa solo in Italia. Oggi il caso si fa grave perché interviene anche la Svizzera che congela le fonti e le cause  del contagio; si teme, infatti, che il principio del congelamento delle cause possa colpire anche Antigua. (Rosario Amico Roxas)

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Dalla parte dell’Egitto

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2011

Milioni di egiziani coraggiosi si trovano di fronte a una scelta che segnerà il loro destino. In migliaia sono stati arrestati, feriti o uccisi nei giorni scorsi. Ma se continueranno le loro proteste pacifiche, potrebbero porre fine a decenni di tirannia. I manifestanti hanno chiesto la solidarietà internazionale, ma la dittatura è consapevole della potenza dell’unione in momenti come questi, e infatti hanno cercato disperatamente di tagliare le comunicazioni degli egiziani con il resto del mondo e fra di loro spegnendo internet e i cellulari. Le comunicazioni via satellite e via radio possono però ancora sfondare il blackout imposto dal regime: inondiamo quelle frequenze con un grido enorme di solidarietà per dimostrare agli egiziani che noi siamo dalla loro parte, e che chiederemo ai nostri governi di fare altrettanto. Il potere dei cittadini si sta diffondendo in tutto il Medio Oriente. Nel giro di pochi giorni i manifestanti pacifici in Tunisia hanno abbattuto una dittatura che durava da 30 anni. Ora le proteste si sono propagate in Egitto, Yemen, Giordania e oltre. Questo potrebbe essere l’abbattimento del muro di Berlino del mondo arabo. Se la tirannia cadrà in Egitto, un’ondata di democrazia potrebbe inondare l’intera regione. Il dittatore egiziano Hosni Mubarak ha provato ad annientare le manifestazioni. Ma con un coraggio e una determinazione incredibili, i manifestanti non si sono fermati.  Ci sono momenti in cui la storia è scritta non dai potenti, ma dalla gente. E questo è uno di quelli. Le azioni di egiziani comuni nelle ore a venire avranno conseguenze enormi in tutto il paese, nella regione e nel mondo. Salutiamoli con la promessa di stare dalla loro parte in questa battaglia:
https://secure.avaaz.org/it/democracy_for_egypt/?vl?

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Berlusconi, Avetrana e rivolta Tunisia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Lettera al direttore. Che cosa c’entrano mai le squallide vicende di Berlusconi, con la tristissima tragedia di Avetrana, e con la rivoluzione in Tunisia? Eppure una riflessione mi ha fatto mettere insieme elementi così eterogenei. Al popolo tunisino era stata tolta la libertà, e per questo si è ribellato, ed ad ha messo in fuga il dittatore. Ai cittadini era stata tolta anche la libertà di esprimere la propria opinione. Bene.  Ad un numero ben consistente d’italiani non è stata tolta la libertà di espressione, bensì la capacità di giudizio. Ma questi italiani non penseranno mai a ribellarsi, a cacciare magari democraticamente chi li ha privati di questa libertà, semplicemente perché avendo perso la capacità di giudicare, non si rendono conto della propria condizione. Così a loro sembra normale, non scandaloso, il comportamento licenzioso di un uomo di una certa età, presidente del Consiglio. Che male c’è? Alla stessa maniera a loro sembra normale, non scandaloso, che da diversi mesi tutti i santi giorni cinici conduttori televisivi non lascino riposare in pace la quindicenne uccisa ad Avetrana. Che male c’è? Ovviamente si potrebbe fare un lungo elenco di cose che nel nostro paese, agli occhi di molti, appaiono normali, non scandalose. (Attilio Doni Genova) (n.r. ci corre l’obbligo di precisare, riguardo Berlusconi, che siamo stati diffidati dal pubblicare notizie riguardanti i rapporti del premier nella villa di Arcore che non provengano dalla sua fonte, in quanto si ritiene siano solo una montatura “mediatica” e che i magistrati inquirenti fanno parte della magistratura eversiva. Dobbiamo, quindi, convenire che nulla di illecito è stato compiuto e che la figura di Berlusconi ne esce adamantina.)

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Rifiuti: La rivolta di Terzigno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

Dichiarazione rilasciata dal “Movimento difesa del territorio area Vesuviana”:  “Con in testa le donne contro l’apertura di una megadiscarica vicino a quella già esistente, a pochi passi dalle abitazioni e in pieno Parco nazionale del Vesuvio, ha rivelato quanto sia falsa la propaganda governativa della soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Il menefreghismo delle istituzioni e dei governi a tutti i livelli per le condizioni infernali di vita e per il disastro economico, sociale, ambientale e sanitario in cui è stato abbandonato il territorio, sono state l’humus che ha fatto esplodere la vibrante protesta delle popolazioni che vivono sulle falde del Vesuvio. Non hanno ceduto i manifestanti né alle cariche delle “forze dell’ordine” né alle minacce di Maroni, né alle calunnie dei mass-media. Non hanno arretrato di un passo, e i risultati finora ottenuti sono che il Prefetto di Napoli è stato costretto a sollevare dall’incarico la società che gestiva la discarica di Terzigno, quella che i manifestanti definiscono “il buco”, che è stata affidata alla Protezione civile, che si è impegnata a garantire che entro dieci giorni dal sito non proverranno più i miasmi che hanno preoccupato la popolazione. Per Terzigno è prevista una compensazione ambientale da 14 milioni di euro per reti idriche e fognarie e interventi di bonifica e opere di riqualificazione urbana ed altre promesse per compensazioni ambientali sono state fatte agli altri comuni che ospitano impianti di smaltimento. Fumo negli occhi, che non risolve per niente il grave problema”.
E si soggiunge: “Il “Movimento difesa del territorio area Vesuviana”, giustamente, visti i precedenti, non si fida né del presidente del consiglio Berlusconi né del capo della Protezione civile Bertolaso, ed ha spinto i sindaci a non firmare in quanto “la discarica Sari va chiusa immediatamente” e la “cava Vitiello sarà al sicuro solo quando sarà ufficialmente tolta da una legge che sarebbe integralmente da abolire”.” Il PMLI, nel rivendicare l’abolizione della legge del 2008, nel respingere il “Piano rifiuti di Berlusconi”, che non dà sufficienti garanzie sull’impatto ambientale e sanitario delle maga-discariche e che rilancia la politica dell’incenerimento con i due nuovi termovalorizzatori di Napoli e di Salerno, è a fianco della popolazione di Terzigno e la invita ad unirsi con gli altri Comitati in un fronte unico per la difesa della salute e dell’ambiente per sbattere fuori le holding private e camorriste.”

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