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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘rivolta’

Vaccini: Rojc (Pd), no a “rivolta” Fedriga contro Draghi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

“Davvero incredibile e inaccettabile la ‘rivolta’ di Fedriga contro il presidente Draghi. Chi guida una Regione come il Friuli Venezia Giulia in testa ai primati negativi in Italia per morti, contagi e intasamento delle terapie intesive, non può permettersi il lusso di indignarsi, né di deformare la realtà spacciando per successo un fallimento: meglio sarebbe un dignitoso silenzio. Ognuno si prenda le sue responsabilità, non si usino le classifiche e i numeri solo quando fanno comodo”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd), replicando al presidente Fvg Massimiliano Fedriga, il quale, in relazione alle parole del premier Draghi in Senato sulle responsabilità delle Regioni nella campagna vaccinale, ha detto che “è inaccettabile mettere le Regioni sul banco degli imputati”. “Tre su quattro delle nostre ex province – precisa Rojc – sono al vertice in Italia per nuovi contagi giornalieri su 100mila abitanti, il Fvg negli ultimi 7 giorni il FVG è primo in Italia per deceduti sul milione di abitanti, peggioriamo anche nelle vaccinazioni finendo 14^. Tutte le Regioni hanno problemi ma qualcuno fa meglio e altri devono impegnarsi di più. L’umiliazione non va su operatori sanitari e tecnici che stanno dando l’anima, ma su chi per incapacità e arroganza peggiora la tragedia della pandemia”.

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A dieci anni dalla rivolta in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

4 marzo. Nel decimo anniversario della rivolta contro il dittatore siriano Bashar al-Assad, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) traccia un bilancio drammatico. Nei primi anni dopo l’inizio della rivolta, il regime e i suoi alleati Russia e Iran sono stati responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità. Nel frattempo, la Turchia, membro della NATO, e le milizie islamiste sostenute dalla Turchia sono le principali responsabili dei crimini contro la popolazione non sunnita e non araba. Tra queste minoranze ci sono i curdi, gli armeni, i caldei assiro-aramaici, i cristiani, i drusi, gli yezidi e altre minoranze del paese. Oltre al regime di Damasco, quasi tutti i gruppi armati hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra. Non passa giorno senza uccisioni extragiudiziali, arresti, sparizioni, torture, reinsediamenti ed espulsioni forzati. La comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sembrano rassegnati a questa tragedia. Le richieste del popolo siriano per la democrazia e la libertà sono state completamente eclissate. Il popolo voleva solo una cosa: la fine dello spargimento di sangue. Secondo i rapporti di varie organizzazioni per i diritti umani, circa 1.734 civili sono stati uccisi solo nel 2020, tra cui 326 bambini e 169 donne. Ci sono stati 1.882 arresti arbitrari e 157 persone sarebbero state torturate a morte. Sempre nel 2020, centinaia di migliaia di persone sono state sfollate o costrette a lasciare le loro case tradizionali. Il regime di Damasco e i suoi alleati rimangono responsabili della maggior parte di questi crimini. Tuttavia, molti crimini sono responsabilità della Turchia e delle milizie islamiste che sostiene. Queste milizie o i loro delegati politici ricevono anche il sostegno di altri membri della NATO come la Germania. La Russia ha un obiettivo chiaramente definito: mantenere il regime a Damasco. La NATO, nel frattempo, sta agendo senza strategia e senza accordo. Lo sconforto dell’Europa e il vagare dell’amministrazione americana, specialmente sotto Trump, è diventato un disastro per il popolo, specialmente nel nord della Siria. Per anni, i curdi e altri gruppi etnici nel nord della Siria hanno difeso i valori occidentali come la diversità etnica e religiosa, i diritti delle donne e la coesistenza pacifica contro il cosiddetto “Stato Islamico” e hanno chiesto una Siria democratica dopo Assad. L’Occidente, specialmente Donald Trump e Angela Merkel, li hanno consegnati al coltello di Erdogan. Questa politica sbagliata ha rafforzato Putin, Erdogan, Assad e gli islamisti siriani. Gli stati democratici non sembrano capaci di agire. E l’invocazione dei diritti umani universali non può che sembrare cinica nel nord della Siria. È giunto il momento di rivalutare la politica occidentale sulla Siria e prendere contromisure.

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Sono 100 giorni che nel nord dell’Etiopia nella regione del Tigray è in atto una guerra civile

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

Lo è tra forze federali e quelle regionali che sta colpendo soprattutto la popolazione civile provocando una catastrofe umanitaria che le stesse autorità locali definiscono tra le peggiori di sempre: decine di migliaia le vittime civili, più di 2,3 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, oltre 1,3 milioni gli sfollati interni. Una larga parte del Tigray è in situazione di grave insicurezza alimentare con i primi morti per fame, più di 60.000 le persone fuggite nel vicino Sudan dall’inizio degli scontri. Vi è un urgente bisogno di assistenza sanitaria, cibo, protezione per le categorie più vulnerabili, alloggi temporanei, accesso ad acqua e igiene. Preoccupano inoltre la condizione dei circa 96.000 rifugiati eritrei ospitati in diversi campi nella regione alcuni dei quali risultano essere gravemente danneggiati. La guerra colpisce un’area già tra le più povere dell’Etiopia con un alto tasso di malnutrizione e carenza di servizi essenziali. Inoltre la guerra arriva in un momento in cui l’intero paese è alle prese da mesi con altre crisi, quali le invasioni di locuste, la pandemia di covid-19, l’insicurezza alimentare in molte aree. Caritas Italiana sostiene da anni le iniziative di Caritas Etiopia in favore delle vittime di insicurezza alimentare e da catastrofi ambientali che ciclicamente colpiscono il Paese. Continua la vicinanza alla Chiesa locale anche per la crisi nel Tigray per la quale Caritas Etiopia si è prontamente attivata avviando una rete di coordinamento per monitorarne gli sviluppi e garantire una risposta umanitaria adeguata, nonostante le difficoltà di accesso in diverse aree. Un vasto programma di aiuti della durata di un anno è stato lanciato per garantire un supporto nutrizionale ai bambini minori di 5 anni malnutriti e la distribuzione di voucher per l’acquisto di cibo, la consegna di semi e animali per la ripresa di attività di sostentamento familiare. Sono anche in corso distribuzioni di materiale agli sfollati, quali materassi, abiti, coperte, utensili per cucinare, secchi per la raccolta e la conservazione dell’acqua e distribuzione diretta di acqua in attesa che siano ripristinati i sistemi idrici danneggiati dal conflitto. Inoltre, si vuole garantire un supporto medico-sanitario a bambini e anziani, kit per il trattamento del trauma, counselling e supporto psicologico, kit scolastici per gli sfollati. Infine si prevedono attività per favorire il dialogo e la convivenza pacifica. Per poter proseguire queste attività c’è urgente bisogno di fondi, per questo Caritas Italiana invita ad una solidarietà concreta in aiuto alle popolazioni vittime del conflitto contribuendo al sostegno delle iniziative della rete Caritas e si unisce agli appelli della chiesa locale e del Santo Padre affinché cessino le violenze, siano tutelati i civili, sia garantito l’accesso agli aiuti, si torni al dialogo e le popolazioni possano ritrovare la pace.

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Libro: La rivolta della natura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Nel libro dell’autrice best seller Eliana Liotta e del virologo medico Massimo Clementi il nesso tra le nuove epidemie e l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Con la consulenza dello European Institute on Economics and the Environment.
La rivolta della natura abbraccia per la prima volta in un unico sguardo la visione infinitesima dei microscopi e il grande respiro della Terra. A raccontare è la giornalista scientifica e autrice best seller Eliana Liotta, che riflette con uno dei più apprezzati virologi medici della scena internazionale, Massimo Clementi. Gli studi sul rapporto inscindibile tra salute dell’uomo e salute del pianeta diventano materia viva di narrazione, validata dallo European Institute on Economics and the Environment (EIEE), l’istituto europeo impegnato nella ricerca economica e ambientale. Con la chiarezza dei genitori bravi a rispondere alle domande dei figli o di quei professori che sanno spiegare agli studenti, gli autori fanno un punto rigoroso sulle cause reali delle moderne epidemie e sulle cure possibili, con un approfondimento sui cibi che affiancano il sistema immunitario. Dobbiamo imparare dai nostri errori e agire subito per correggerli. Il clima di un futuro che per certi versi è già presente può trasformare lande vaste della terra in incubatori incredibili per le larve di zanzare. Lo scioglimento delle calotte polari può minacciarci con virus giganti che riemergono dai ghiacciai. Negli ecosistemi degradati gli agenti patogeni si adattano alle poche specie selvatiche rimaste e riescono a fare più facilmente il salto da un pipistrello o un roditore a noi. Nelle aree inquinate, i microrganismi trovano autostrade spianate per insediarsi e moltiplicarsi. La natura ci chiede di fare la pace. Ascoltiamola.

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Eliana Liotta e Massimo Clementi: La rivolta della natura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Collana I Fari, uscita prevista: 25 giugno con la consulenza dello European Institute on Economics and the Environment
Per la prima volta in un unico sguardo la visione infinitesima dei microscopi e il grande respiro della Terra. A raccontare è la giornalista scientifica e scrittrice Eliana Liotta, che riflette con uno dei più apprezzati virologi medici della scena internazionale, Massimo Clementi del San Raffaele. Gli studi sul rapporto inscindibile tra salute dell’uomo e salute del pianeta diventano materia viva di narrazione, validata dallo European Institute on Economics and the Environment (EIEE).
Molte patologie infettive degli ultimi decenni, dal coronavirus che ha causato la pandemia del 2020 all’AIDS, da Ebola alla dengue, non sono solo tragedie dettate dal caso. C’è un nesso profondo tra la loro diffusione e i cambiamenti climatici, la deforestazione, l’inquinamento e anche la diseguaglianza sociale, perché povertà e fame sono alleati dei virus.
Dobbiamo imparare dai nostri errori e agire subito per correggerli, ci dicono gli autori. Il clima di un futuro che per certi versi è già presente può trasformare lande vaste della terra in incubatori incredibili per le larve di zanzare. Lo scioglimento delle calotte polari può minacciarci con virus giganti che riemergono dai ghiacciai. Negli ecosistemi degradati gli agenti patogeni si adattano alle poche specie selvatiche rimaste e riescono a fare più facilmente il salto da un pipistrello o un roditore a noi. Nelle aree inquinate, i microrganismi trovano autostrade spianate per insediarsi e moltiplicarsi. La natura ci chiede di fare la pace. Ascoltiamola.

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Luigi Ambrosi: La rivolta di Reggio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

Il 2020 sarà ricordato senza dubbio come l’anno della grande pandemia, eppure è anche un anno di ricorrenze importanti, tra le quali i moti di Reggio, quei sette mesi che scossero l’Italia e misero a soqquadro la Calabria.In previsione dello storico anniversario e in considerazione dell’attuale situazione di stallo delle librerie, Rubbettino ha deciso di lanciare su tutti gli store l’ebook di uno dei libri più importanti e documentati sull’argomento uscito negli ultimi anni: «La rivolta di Reggio. Storia di territori, violenza e populismo nel 1970» di Luigi Ambrosi.L’ebook sarà in vendita al prezzo speciale di 4,99 a partire dalla prossima settimana (30 marzo) e per tutto il mese di aprile per poi tornare al prezzo consueto a maggio. Insieme all’ebook, non appena riapriranno le librerie, sarà possibile acquistare anche il volume cartaceo che è tuttavia già disponibile sul sito http://www.rubbettinoeditore.it
Nel saggio di Ambrosi, la rivolta di Reggio è ricostruita e indagata con rigoroso metodo storico.
Si dà soprattutto, si dà ampio spazio all’analisi di quelle tendenze populiste insite nei meccanismi politici italiani, che già all’epoca caratterizzavano i processi democratici.Che tipo di rivolta fu quella di Reggio? Perché migliaia di reggini considerarono il capoluogo come occasione di riscatto da un disagio sociale di gran lunga preesistente? Quali furono i meccanismi di riconoscimento identitario e di solidarietà che permisero a singoli personaggi e a gruppi organizzati di assumere e mantenere la leadership?A queste e ad altre domande l’Autore risponde giovandosi di una base documentaria ampia e variegata, quasi del tutto inesplorata: carte delle autorità statali (ministero dell’Interno, prefettura, questura e carabinieri) e dei maggiori partiti (Dc e Pci), stampa locale e nazionale, volantini e voci dei protagonisti comuni. Un accurato lavoro di periodizzazione dell’evento si accompagna ad un’impostazione interdisciplinare che si avvale di tre chiavi di lettura qualificanti: identità territoriale, ordine pubblico e retorica populista. Emerge così una rivolta nata sull’onda della grande trasformazione che anche il Mezzogiorno attraversò tra gli anni Cinquanta e Sessanta, senza che il sistema politico dimostrasse di saperla governare. Vengono confutati alcuni luoghi comuni “meridionalistici” sulla natura della protesta, come il campanilismo o l’antistatalismo. Si dimostra che, oltre la fumosa coltre dei misteri eversivi, la rivolta del 1970 possiede altri, visibili e accertabili, significati utili alla comprensione del nostro presente, non solo di Reggio e della Calabria.
Il libro si è aggiudicato per il suo rigore e la sua completezza il Premio Palmi, il premio Premio Ettore Gallo, il Premio Minturnae, e il Premio Rhegium Julii. http://www.rubbettinoeditore.it

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Algeria. Sbai: “Supporto al popolo in rivolta, ma no a nuova primavera araba”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

«Seguo con apprensione quello che sta accadendo in Algeria, dove infiamma la protesta e si conta il primo morto. Quello algerino è un popolo stremato, che per oltre vent’anni ha subito l’oppressione sia del regime autoritario di Bouteflika che degli estremisti della Fratellanza Musulmana. Il popolo algerino ha ragione nel volersi liberare dell’ancien regime, ma la sua rivolta non deve trasformarsi in una nuova Primavera Araba. Il rischio infatti è che il malcontento popolare venga sfruttato dai gruppi espressione della Fratellanza Musulmana per prendere la guida delle proteste e poi il potere, al fine di stabilire una dittatura fondamentalista. Quello che è accaduto in Egitto e soprattutto in Siria e in Libia non deve ripetersi in Algeria. L’Europa e l’Occidente hanno imparato la lezione della Primavera Araba? Se sì devono intervenire a sostegno del popolo algerino e della sua voglia di cambiamento, sbarrando però il passo alla Fratellanza Musulmana e agli stati canaglia che la sponsorizzano: il Qatar degli emiri Al Thani e la Turchia di Erdogan. L’Italia, in particolare, è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano: in virtù della sua vicinanza geografica, la sicurezza del Paese si troverebbe a dover reggere l’urto di una nuova guerra civile in Nord Africa, dopo quella libica, con l’aggravarsi della minaccia terroristica e della crisi migratoria».È quanto dichiara Souad Sbai, Presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia (ACMID).

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22/23 febbraio 2018, Pubblico impiego in rivolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

La corsa ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, che la banda formata da Governo, ARAN e CGILCISLUIL ha intrapreso con la speranza di guadagnare consenso alle elezioni politiche del 4 marzo e quelle per le RSU del 17-19 aprile, sta dando i suoi frutti, anche se non esattamente quelli che loro si aspettavano.Il pesante arretramento sul piano dei diritti associato ad aumenti equivalenti ad un’elemosina, il tutto dopo otto anni di blocco dei contratti, sta diventando sempre più la goccia che minaccia di far traboccare il vaso. E se nelle assemblee i lavoratori delle Funzioni Centrali stanno sonoramente bocciando il contratto firmato, altri settori del Pubblico Impiego scendono in piazza unendo l’indignazione nei confronti di rinnovi contrattuali a perdere alla rivendicazione della propria funzione al servizio della cittadinanza che risulta sempre più difficile da svolgere. Nasce così questa due giorni di lotta con scioperi e manifestazioni che attraverseranno praticamente tutti i settori del Pubblico Impiego.
Ad aprire le danze sarà la Ricerca, il 22 febbraio, con un presidio al Ministero della Funzione Pubblica per rilanciare la specificità del settore, disconosciuta da un umiliante rinnovo del CCNL, e per difendere le stabilizzazioni dei precari dalle politiche baronali dei presidenti degli Enti.
Il giorno dopo, il 23 febbraio, sarà la giornata degli scioperi di Scuola, Sanità, Educatrici dei Nidi e delle Scuole per l’Infanzia e Vigili del Fuoco.
I lavoratori della Scuola, docenti e ATA, sciopereranno per un contratto vero, per la fine del precariato di maestri, professori ed Ata, per una mobilità che consenta ai colleghi vittime della 107 di tornare a casa. Il presidio che si svolgerà al MIUR vedrà partecipare anche le educatrici dei nidi e delle scuole d’infanzia, anche loro in sciopero contro la mancata stabilizzazione del personale precario e l’introduzione di nuove normative (riforma 0-6 e legge Iori), che con effetto retroattivo, penalizzano i lavoratori che giornalmente si prendono cura dei nostri figli.
Anche la Sanità rivendica la propria funzione scioperando, oltre che per aumenti contrattuali veri e contro le deroghe all’orario di lavoro previste dal nuovo CCNL, contro le croniche carenze di personale, ed i continui tagli dei servizi al cittadino, che assieme alle politiche di esternalizzazione, sono all’origine del progressivo disfacimento di quella che era una delle migliori sanità d’Europa.Infine i vigili del fuoco, quei lavoratori che ad ogni disastro, naturale e non, chiamiamo “eroi nazionali” scendono in piazza e protestano per un rinnovo contrattuale scandaloso, che non prevede aumenti adeguati e neanche il riconoscimento della specificità di lavoro usurante.
Complessivamente, le giornate del 22 e 23 febbraio si preannunciano come la rappresentazione di un pubblico impiego in rivolta, innescata da un rinnovo contrattuale scandaloso e determinato a difendere i propri diritti e la propria funzione contro l’attacco complessivo che non accenna a scemare.Ormai è chiaro che anche quando cambiano i governi il pubblico impiego rimane sempre nel mirino di un’Europa che ne chiede il sacrificio al governante di turno, e l’arrivo del fiscal compact promette di far precipitare la situazione. I rinnovi contrattuali in corso rappresentano uno spartiacque, un cambio radicale nel rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici; chi li ha firmati, o si appresta a firmare quelli che sono ancora aperti, è ormai dall’altra parte della barricata. Quella sbagliata.

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Rivolta a Fiumicino per il volo EasyJet Roma-Nizza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

aeroporto-romaAl gate del volo Roma-Nizza, nella notte tra il 4 e il 5 agosto, è scoppiata una rivolta dei passeggeri. Con quattro ore di ritardo, inizia l’imbarco del volo Easy Jet con le persone che passano i controlli e si assiepano nel finger, aspettando di salire sull’aereo. Dopo aver fatto salire tutti la compagnia all’improvviso cancella il volo, scatenando l’ira dei passeggeri, che vengono lasciati a loro stessi a protestare senza ricevere alcuna informazione. Arriva infine la conferma: il volo è stato spostato al giorno successivo alle 14:00 in seguito al malessere di uno dei piloti. Ma non finisce il calvario dei viaggiatori, che ricevono le loro camere d’albergo solamente alle 3 del mattino, a un chilometro di distanza e nemmeno abbastanza per contenere tutti. Decine di persone, nel frattempo, hanno perso coincidenze, eventuali passaggi a casa e prenotazioni in hotel.AirHelp, società che ha aiutato oltre 3 Milioni di passeggeri ad ottenere il rimborso per i loro voli in ritardo o cancellati, ricorda che gli italiani avrebbero diritto a rimborsi per oltre 94 milioni di euro dalle compagnie aeree per questi disagi e hanno tempo fino a 3 anni dall’accaduto per procedere. Un diritto in molti casi sconosciuto ai passeggeri e omesso dalle compagnie aeree (meno del 2% degli aventi diritto ha richiesto ed ottenuto il risarcimento). Tutte le compagnie aeree, comprese le low cost, devono infatti corrispondere da 250€ a fino 600€ di rimborso a prescindere dal prezzo pagato per il biglietto acquistato. Per facilitare le richieste di rimborso, AirHelp ha lanciato il primo Boarding Pass Scanner al mondo funzionante tramite app. Per usare questa nuova funzionalità, ai passeggeri basta semplicemente scannerizzare il codice a barre sulla propria carta d’imbarco utilizzando la fotocamera dello smartphone.

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Venezuela: Iniziativa italiana urgente per dialogo nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

venezuelaIntervenendo alla discussione relativa alla informativa urgente del governo sulla situazione in Venezuela tenuta dal ministro degli Esteri Alfano, Mario Marazziti (Democrazia Solidale – C.D.) ha affermato:“Occorre un’iniziativa italiana, paese amico e rispettato in Venezuela, per aprire un tavolo di trattativa, accompagnato anche da altri paesi amici come Spagna e Portogallo per costruire un percorso che dia corpo al programma di fine della violenza e uscita dalla crisi indicato dalla Santa Sede: liberazione dei detenuti politici e fine della violenza, centralità del Parlamento regolarmente eletto in Venezuela, protezione e aiuto alla popolazione civile.In Venezuela c’è un grave rischio di involuzione autoritaria contro il popolo, messa in evidenza dal recente referendum non ufficiale promosso dalle opposizioni. Lo dice non tanto il 98% dei voti per fermare l’annunciata riforma della costituzione che prefigura un presidenzialismo a vita, prevedibile nelle proporzioni, ma i 7 milioni e mezzo di venezuelani che sono andati a votare in un clima di insicurezza, violenza diffusa e intimidazioni. Con l’inflazione all’800% e un dollaro che in solo quattro anni costa trecentocinquanta volte di più, salari medi di trenta dollari al mese, l’80% della popolazione dentro carestia, fame e scarsità di medicinali, occorre fare presto per scongiurare un’autentica guerra civile. Un’iniziativa di pace e di pacificazione, un dialogo nazionale è l’unica strada e va intrapresa subito”.

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Scuola: presidi in rivolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneHa fatto rumore la denuncia alla Ministra di oltre 400 dirigenti scolastici che hanno denunciato una «situazione ormai insostenibile», sia per la retribuzione «non proporzionale al nostro carico di lavoro e responsabilità», sia per le «inadeguate condizioni di sicurezza delle scuole», che «per «le continue molestie burocratiche». Perché, «sui dirigenti scolastici si invera il paradosso di essere i dirigenti meno retribuiti della pubblica amministrazione e quelli su cui grava il maggior carico di responsabilità, rischi e oneri lavorativi». Il giovane sindacato non può che condividere, punto per punto, la protesta degli oltre 400 dirigenti scolastici e il loro diniego a svolgere le operazioni di chiamata diretta dei docenti su ambiti territoriali. Sugli stipendi si prevede la beffa, altro che aumenti: la categoria rischia di perdere qualcosa come 350 euro mensili.Marcello Pacifico (Confedir-Udir): temi come quello degli stipendi ridicoli, dei carichi di lavoro sempre più insopportabili, della mancanza di supporto dell’amministrazione centrale, delle responsabilità oltre logica, a iniziare dalla sicurezza, per la quale occorre rivedere con celerità le regole, per non parlare delle molestie burocratiche e della stessa illegittima chiamata diretta, inconcepibile in un sistema d’istruzione pubblico, sono il pane quotidiano di chi è capo oggi delle nostre scuole, dirigendo anche 21 plessi e 3mila alunni contemporaneamente in cambio di indennità che non coprono nemmeno i costi per gli spostamenti.In mancanza di un Governo che sappia finalmente girare pagina, per il sindacato non rimane che la via del tribunale: Udir attraverso apposito ricorso intende recuperare tutti gli arretrati sinora non percepiti. Inoltre, il sindacato ha deciso di avviare ricorso al Tar Lazio anche per l’incremento del Fondo Unico nazionale. La giovane organizzazione sindacale, che opera a tutela dei dirigenti scolastici, è pronta anche a impugnare tutti i Contratti Integrativi Regionali che saranno sottoscritti. Aderisci al ricorso gratuito. Udir mette, infine, a disposizione specifici modelli di diffida, puntando al recupero di una serie di ‘voci’ e diritti sino a oggi negati: Recuperi Erariali, Trattenuta TFR/TFS, Trattenuta ENAM, Indennità di vacanza contrattuale, RIA, FUN.

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Rivolta e malinconia di Michael Lowy, R. Sayre

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

rivolta e malinconiaRivoluzionario e controrivoluzionario, individualista e comunitario, cosmopolita e nazionalista, realista e fantastico, retrogrado e utopista, ribelle e malinconico, democratico e aristocratico: il romanticismo sembra davvero un enigma indecifrabile
che sfugge a ogni possibile definizione. A tal punto che un noto critico americano non ha esitato a invitare i critici letterari a sbarazzarsi di un termine che dà adito a un così gran numero di irritanti contraddizioni. L’invito, però, è caduto nel vuoto. Anzi, a parere della maggior parte degli studiosi, il fatto che da secoli si parli di romanticismo deve corrispondere a una qualche realtà.
Il problema sorge, tuttavia, quando si tratta di cogliere questa realtà, di indicare la fonte che alimenta il romanticismo e lo fa dilagare in ogni direzione. È «l’occasionalismo soggettivo» di cui parla Carl Schmitt, l’abbandono a un lirismo caratterizzato da un’assoluta «deficienza morale»? Oppure è la versione ottocentesca dell’eterna ribellione tedesca contro l’eredità occidentale», ribellione che poi ha condotto al nazismo? O, al contrario, è «la forma più pericolosa di anarchia, l’anarchia dell’immaginazione»? O, infine, è una mera corrente letteraria che riunisce «gli scrittori che all’inizio del xix secolo si affrancarono dallo stile e dalle regole di composizione del classicismo»? Ognuna di queste ipotesi svela, per gli autori di questo libro, un’importante lacuna: non essere un’analisi globale del fenomeno che consideri tutta la sua vera estensione e tutta la sua molteplicità. Le pagine che seguono si propongono perciò di colmare questa lacuna a partire da una definizione del romanticismo come Weltanschauung o visione del mondo, cioè come una struttura mentale collettiva. Struttura mentale che può esprimersi in svariati ambiti culturali: non solo in letteratura e nelle altre arti, ma in filosofia e in teologia, nel pensiero politico, economico, giuridico, in sociologia e in storia ecc. Struttura che fa del romanticismo una radicale critica della modernità in nome di valori e ideali del passato (premoderni). In virtù di questa definizione il romanticismo appare, dalla sua origine in poi, illuminato da una duplice luce: quella della stella della rivolta e quella del «sole nero della malinconia» (Nerval).
Michael Löwy, nato in Brasile da genitori ebrei viennesi, dal 1969 ha vissuto a Parigi. Direttore di ricerca al cnrs, è autore di Rédemption et Utopie. Une analyse du juthisme libertaire en Europe centrale. Robert Sayre è un sociologo e docente di origini americane. Nel 1978 ha pubblicato Solitude in Society (Harvard University Press). Nerval Euro 25,00 352 pagine EAN 9788854514027 I Colibrì. (foto: rivolta e malinconia)

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Rivolta migranti e trasferimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

polizia-e-immigrati“Il trasferimento di cento migranti da Cona all’Emilia Romagna è una misura ridicola, del tutto insufficiente a garantire sane condizioni di vita a questa gente, e spegnere le tensioni sociali che si sono scatenate sul territorio dopo mesi di forzata convivenza. Parliamo di due centri di accoglienza che ‘ospitano’ 3000 persone in frazioni (Conetta) che contano poche centinaia di residenti. Il ministro Minniti vuole curare un’emorragia tamponando con i cotton fioc? Se questo è il criterio d’intervento del Governo Gentiloni è di tutta evidenza la devastante continuità con l’operato del pessimo ministro Alfano, campione d’insuccessi”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, protagonista sei mesi fa di un sopralluogo insieme al collega Walter Rizzetto presso i Cpa di Cona e di Bagnoli di Sopra e al sindaco di Agna Gianluca Piva.
“Qualche mese fa- ha aggiunto Rampelli – Alfano rispose in diretta TV dalla Camera dei deputati, rispondendo a un mio question time, che il Governo avrebbe alleggerito la presenza di immigrati, ammettendo quindi lo stato di emergenza. Bene, non solo i migranti non sono diminuiti, ma ne sono arrivati continuamente altre centinaia. Alfano è corresponsabile del caos che si è manifestato in questi giorni, dell’incidente, della protesta, dell’assedio cui sono stati sottoposti gli operatori e si deve dimettere dall’esecutivo. Ora occorre cambiare strategia e rimpatriare gli artefici della rivolta, per proseguire nei confronti di tutti coloro che non sono profughi.
Occorre stroncare questo vergognoso business della solidarietà che si alimenta sulla creazione di degrado e conflittualità sociale”.
“Una vergogna – ha concluso Rampelli – che esiste solo in Italia creando l’industria della disperazione che, per definizione, può portare solo altra disperazione e povertà”.

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“Rinasce Azione Studentesca, la rivolta comincia dai banchi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

logoGli studenti di Roma, così come quelli di altre città d’Italia, riporteranno tra i banchi e nelle scuole il simbolo di Azione Studentesca, contro la “Buona Scuola” di Matteo Renzi, contro quella visione di scuola statica, anonima, volta a creare degli automi che rispondano al sistema, e non uomini e donne pensanti, con tanta voglia di costruirsi il proprio futuro.«Abbiamo deciso di riprendere la sigla di Azione Studentesca, non per nostalgia, ma perché gli ideali di Rivoluzione e cambiamento, la voglia di creare veramente una scuola nuova, non sono mai cambiati. Gli Studenti sono stufi di vedere le proprie scuole cadere a pezzi, di vedere la loro cultura privata di un’identità, sono stanchi di essere considerati solo come dei sudditi senza dignità.
Ecco perché sin dal primo giorno di questo nuovo anno scolastico, i ragazzi di Azione Studentesca porteranno nelle scuole le idee del cambiamento, anche se le scuole crollano gli Studenti no». È quanto dichiarano in una nota Francesco Todde e Edoardo Stacchiotti, rispettivamente dirigente romano di Gioventù Nazionale (movimento giovanile di Fratelli d’Italia) e responsabile romano di Azione Studentesca. (foto: logo)

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Rivolta cinesi: “Governatore Rossi chieda applicazione leggi antimafia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

“Per fermare l’abusivismo e l’illegalità dei cinesi in Toscana, diventati una vera emergenza nelle zone fra Firenze e Prato, il governatore Rossi chieda al governo la possibilità di applicare leggi antimafia, come proposto oggi nel ‘question time’ al Ministro Alfano da Giorgia Meloni”. E’ quanto afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Toscana Giovanni Donzelli: “Noi di Fratelli d’Italia lo chiediamo da sempre – aggiunge Donzelli – è il momento che il governo e la sinistra abbandonino il buonismo fronteggiando il problema come un fatto di malavita, necessità acclarata dopo i recenti episodi di violenza e le inchieste della Magistratura sull’utilizzo delle organizzazioni criminali”. “In questi casi è necessario poter procedere per il reato di associazione a delinquere – sottolinea Donzelli – le istituzioni hanno colpevolmente fatto credere ai cinesi di poter vivere in Italia con le regole esistenti nel loro paese. Penso che si sia perso troppo tempo: i cinesi di seconda generazione sentono l’Italia come la terra loro, ma sono convinti che per loro le regole non valgano – conclude Donzelli – ora serve la linea dura e chi non rispetta le regole deve essere espulso immediatamente dal nostro paese”.

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Sesto Fiorentino: Rivolta cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

“Quello che sta succedendo in Toscana, a Sesto Fiorentino e a Prato è soltanto la punta di un iceberg che i governi degli ultimi vent’anni hanno voluto ignorare. La denuncia sulla pericolosità delle attività cinesi, a Prato come a Roma nel rione Esquilino, ha perfino avuto conferma nelle risposte del ministro dell’interno ad alcune mie interrogazioni parlamentari: money trasfer, magazzini fuori norma, vendita al dettaglio di merci all’ingrosso, opifici con operai, anche donne e minori, che lavorano 24 ore al giorno… Attività illegali che oltretutto fanno strage dei diritti sociali conquistati dagli italiani in secoli di lotte. La rivolta dei cinesi di queste ore dimostra che allo Stato, avendo favorito di fatto l’illegalità e distrutto tutto il tessuto produttivo locale, non viene riconosciuta più l’autorità delle ispezioni e delle sanzioni. Vogliono l’impunità e pretendono che Renzi, per decenni tollerante come presidente della Provincia e come sindaco di Firenze, si disinteressi dello sfruttamento umano selvaggio che si protrae nelle aziende cinesi”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. In una società evoluta la tolleranza è sinonimo di saggezza e lungimiranza, ma in una società involuta è sinonimo di debolezza e di sopraffazione dei più forti sui deboli. Sta a noi capire in che luogo ci troviamo e le risposte che ne conseguono. Sta di fatto che l’Italia sta diventando a tutti gli effetti un Paese senza rispetto per le regole e in quanto a società “evoluta” ce ne corre, purtroppo.”)

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Latte e produttori in rivolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 febbraio 2015

LatteOltre cento organizzazioni della società civile hanno firmato e diffuso un documento in conclusione dell’ottavo round negoziale del TTIP, che si è svolto a Bruxelles nei giorni scorsi, per denunciare come il meccanismo della Cooperazione regolatoria sia in verità un vero e proprio Cavallo di Troia degli interessi economici a svantaggio dei diritti dei cittadini, del lavoro e dell’ambiente. Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea il capitolo sulla Cooperazione regolatoria mostra come investimenti e commercio avranno la precedenza sull’interesse pubblico, dando un enorme potere a strutture tecniche capaci di bloccare o indebolire regolamentazioni e standard senza che gli organi democraticamente eletti, come i Parlamenti, abbiano il potere di intervenire.
“Il meccanismo proposto è un pericolosissimo precedente” sottolinea Marco Bersani, di Attac e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “che rischia di indebolire ulteriormente i poteri pubblici davanti alle pretese delle lobbies economiche”.
“Assieme al negoziato TISA sulla liberalizzazione dei servizi” aggiunge Bersani, “il TTIP è l’altra grande minaccia ai diritti di cittadinanza”.”Il TTIP rischia di essere un ulteriore grimaldello che può disarticolare le filiere produttive dell’agricoltura familiare, piccola e media” sottolinea Monica Di Sisto, di Fairwatch e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “liberalizzando un mercato come quello agroalimentare dove le aziende più legate al territorio e alla qualità chiudono una dopo l’altra, sembrano non avere vie d’uscita”.
“Le mobilitazioni dei produttori di latte di questi giorni” chiarisce Di Sisto, “è una premessa di quello che accadrà con lo smantellamento delle tariffe e soprattutto delle barriere non tariffarie a causa del TTIP. Un’invasione di prodotti a basso prezzo che entreranno nel nostro Paese a tutto vantaggio delle imprese che trasformano prodotto importato a basso costo e che lo esportano, ma che daranno un colpo mortale ai nostri piccoli produttori e alla filiera italiana. La retorica della difesa delle indicazioni geografiche” conclude Di Sisto, “nasconde in verità una pesante ristrutturazione della nostra produzione a vantaggio di pochi. Di quale Made In Italy parla il Ministro Martina se analisi e stime di impatto del Parlamento europeo parlano di un aumento del 118% delle importazioni di agroalimentare americano nel caso che il TTIP fosse approvato? E quali rassicurazioni può dare sul Trattato transatlantico se negli ultimi anni né l’Europa né i nostri Governi sono stati in grado di tutelare le nostre produzioni dalla fine programmata delle quote latte?”.

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Sanità Lazio: malati di reni in rivolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Palazzo della Regione Lazio

Image by Air Force One via Flickr

I malati di reni, in rivolta, si appellano alla Regione Lazio. Il finanziamento previsto per l anno in corso di 3.700.000 euro sull erogazione gratuita dei farmaci aproteici, prolunganti l attività renale, impegnato con la delibera di Giunta 570 del 4/12/2010, è terminato e le rassicurazioni della Regione che avevano fatto ben sperare le associazioni sono finite nel dimenticatoio. Le preoccupazioni dei pazienti interessati aumentano, perché vedono profilarsi una sostanziosa spesa mensile fissa per curarsi, se possono permettersela , fanno sapere i vertici delle associazioni interessate.
Per questo, è partita una lettera indirizzata alla Governatrice Polverini e all Assessore Aldo Forte, per avere risposte concrete sulla questione. Abbiamo pazientemente atteso, ma tutte le dichiarazioni in tema sembrano essere sfavorevoli , spiegano il Segretario dell associazione Malati di reni, Roberto Costanzi e quello regionale di Cittadinanzattiva, Giuseppe Scaramuzza. Chiediamo di essere informati con urgenza sulle iniziative in atto sia verso i farmacisti sia per reperire nuovi fondi regionali e avere una data certa per il ripristino dell erogazione degli alimenti . In assenza di risposte, ci riserviamo il diritto di qualsiasi tipo di azione a tutela dei malati nefropatici , concludono.
Sull argomento, sono partite due interpellanze al Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, a firma di Giulia Rodano, consigliera del gruppo Idv alla Pisana e Ivano Peduzzi (Fds), il quale invita a considerare anche l allarme lanciato dal Segretario nazionale dell associazione del cittadino Assotutela , secondo cui i pazienti con insufficienza renale cronica non hanno più la possibilità di usufruire del contributo regionale e ciò sta causando dei gravi problemi economici a tutti coloro che ne usufruivano. Rilevato che ad oggi oltre 5.000 malati sono ancora senza una risposta e non hanno, quindi, la possibilità di effettuare la spesa mensile dei prodotti aproteici gratuitamente, indispensabili per ritardare il loro ingresso in terapia dialitica , si legge nel testo del documento redatto, invece, dalla Rodano, si chiede all Assessore alle Politiche Sociali e alla Presidente della Regione, quali provvedimenti la Regione intenda prendere in merito alla situazione e di dare, a tutela dei malati di insufficienza renale cronica, una data certa per il ripristino dell erogazione degli alimenti aproteici .
La spesa per gli alimenti aproteici per persona da parte della Regione è di 120,00 euro al mese; 160,00 per i bambini, mentre il costo di un mese di dialisi è di 2.500 euro.

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La rivolta del mondo arabo e la fine del capitalismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

Alla base delle guerre, in questo esordio cruento del 3° millennio, c’è l’interesse economico, sia di singole multinazionali, che di Stati i cui vertici sono assoggettati a quelle stesse multinazionali che ne hanno sponsorizzato la formazione; questo interesse trova nella globalizzazione dei mercati la sua attualità. La globalizzazione dei mercati, intesa come momento culminante del capitalismo spinto, per essere accettata necessita di essere imposta; il consumismo a cui porta non può essere accettato passivamente dai  popoli, che non vogliono privilegiare i consumi fittizi, ma le necessità  reali. Queste necessità reali sono state mortificate per decenni dall’indipendenza e, precedentemente, per secoli di colonialismo; chi ha pagato per tutti è stato il popolo, succube delle potenze coloniali prima e successivamente di avidi governanti, affascinati dalle promesse del capitalismo. Tra l’altro proprio la globalizzazione provoca l’acuirsi dello sfruttamento del lavoro minorile, del lavoro femminile sottopagato, perché produce esigenze di manovalanza a basso costo, tutto a discapito dei livelli di istruzione, perché gli stessi genitori inseriscono i figli nel panorama sordido dello sfruttamento prima possibile; lo impone la legge della sopravvivenza. Dopo avere usato tutte le leve del marketing avanzato, la politica della globalizzazione deve imporsi con altri mezzi, anche con i mezzi della violenza. Questo capitalismo avanzato e spinto alle estreme conseguenze , promosso indiscriminatamente dall’opulento mondo occidentale, conduce a diverse forme di consumo; oggi non si produce più per soddisfare i bisogni del consumatore, o per migliorare la qualità della vita, oggi si produce e basta, quindi, attraverso l’uso indiscriminato delle leve di marketing, si creano falsi bisogni; il consumatore è solamente un’entità da sfruttare attraverso l’imposizione di falsi bisogni. Possiamo affermare che l’economia capitalistica genera la globalizzazione dei mercati, la loro fusione consequenziale, per affermarsi sempre più, genera le politiche aggressive. Di segno opposto è l’indicazione operativa del cooperativismo, che si realizza nella integrazione fra i popoli, l’integrazione fra i popoli non è altro che la internazionalizzazione del concetto portante del cooperativismo, che a sua volta è l’aggiornamento dell’originario concetto di ‘corporativismo cattolico’. Con il concetto di integrazione fra i popoli viene recuperato il ruolo etico dell’economia, che ritorna ad essere una funzione al servizio dell’uomo, e non,  come accade nel sistema capitalistico, un modo per asservirlo alle esigenze dell’economia, fino alle estreme conseguenze, con lo sfruttamento, con una nuova schiavitù, con l’aggressività camuffata da nobili ideali, ma in realtà finalizzata alla rapina delle materie prime e delle fonti energetiche che servono al capitalismo in maniera sempre più esponenziale, mentre intere popolazioni, che, peraltro, costituiscono la grande maggioranza della popolazione mondiale, covano la ribellione motivata e giustificata dall’indigenza. (Rosario Amico Roxas)

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Libia: interrogazione Vernetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

The former Benghazi Cathedral, which was later...

Image via Wikipedia

In occasione del Question Time alla Camera dei deputati l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia, già Sottosegretario agli Affari esteri ha presentato un’interrogazione urgente con la quale ha sollecitato il Governo a proporre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione per istituire una “No Fly-Zone” sui cieli della Libia, per proteggere la popolazione civile e permettere alle forza di opposizione al regime di Gheddafi di poter realizzare la propria azione militare in condizioni meno impari. “La rivolta in Libia è iniziata ormai un mese fa – ha dichiarato l’on. Venetti – e non dobbiamo deludere le aspettative che migliaia di giovani a Bengasi e in tutta la Libia hanno riposto nell’Occidente”. “Le forze leali al colonnello Gheddafi stanno riconquistando terreno e sono reali i rischi di una rappresaglia militare nei confronti degli insorti e della popolazione civile”. “Serve immediatamente una “No Fly-Zone” per impedire agli aerei di Gheddafi di bombardare la popolazione civile insieme alla realizzazione di un corridoio umanitario e di un blocco navale per garantire l’embargo delle armi. E’ tempo di agire –  ha concluso l’on. Vernetti – non facciamo gli errori che la comunità internazionale ha già commesso a Srebrenica nella ex Jugoslavia, nella regione del Darfur o in Rwanda quando non ebbe il coraggio di intervenire per impedire immani massacri”. (n.r. sorprende l’interrogazione del parlamentare. Fin dallo scorso 4 marzo fu evidente che i ribelli senza una guida carismatica e un preciso disegno strategico-militare avevano solo una possibilità: quella di prendere contropiede la leadership ghedaffiana. Non essendoci riusciti, nelle prime 72 ore, ora sono condannati alla sconfitta ed anche alla inevitabile rappresaglia. D’altra parte è assurdo pensare che la comunità europea e l’Onu con essa potessero intervenire per fermare i bombardamenti contro i ribelli e la popolazione delle città libiche. Gheddafi, checché si possa dire, resta per l’occidente una garanzia rispetto a gruppi di rivoltosi “anonimi”. E la “rappresaglia” fa parte del “danno collaterale” che la comunità internazionale si prepara ad assorbire con solo qualche sterile protesta. Niente di nuovo e di diverso sul fronte libico.)

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