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Posts Tagged ‘rivoluzione’

Smart working: ci troviamo di fronte alla nuova rivoluzione industriale?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

A cura di Matteo Scarabelli, Chief Communications Officer di Cariplo Factory Rivoluzione è una parola che spaventa. Innovazione è una parola che affascina. Ma è cambiamento la parola migliore per descrivere le infinite opportunità che lo smart working ci prospetta. Come tutti cambiamenti può fare un po’ paura all’inizio, ma basta guardare al passato per capire che è quasi impossibile resistere. Allo stesso tempo, però, farlo accadere è tutt’altro che semplice. Servono coraggio e disponibilità per riconoscere l’impatto che lo smart working può avere non solo sull’organizzazione del lavoro ma anche sulla società in cui viviamo. La storia ci ha insegnato che le novità più dirompenti arrivano al termine di un percorso, più o meno lungo, di avvicinamento. La pandemia globale, invece, ci ha imposto all’improvviso lo smart working. Cogliendoci impreparati. Durante il lockdown, la preoccupazione è stata allestire mini-uffici domestici, riorganizzare la vita familiare, adottare soluzioni anti-isolamento. Adesso che la fase acuta dell’emergenza è passata, le aziende pianificano il rientro. Ma il punto della questione è: come rientrare? Grazie allo smart working, che finora è stato soprattutto home working, chiunque ha toccato con mano che “andare a lavorare” è un impegno non da poco. D’altronde che il lavoro agile fosse un modello efficace ed efficiente lo dicevano nel 2018 i numeri dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Una ricerca effettuata su un campione dei quasi 500 mila lavoratori italiani che lo praticavano indicava una popolazione più soddisfatta di quella impegnata nel lavoro tradizionale sia per gli aspetti organizzativi (39% contro 18%) sia per quelli relazionali (40% contro 23%). Da questo punto di vista, il COVID-19 rappresenta un punto di non ritorno. . Mentre il lavoro individuale, più operativo, può essere svolto in modo più efficiente da casa, dalla biblioteca, dal bar. E, perché no, dalla spiaggia (a proposito, le Barbados hanno annunciato un visto di un anno per favorire gli smart worker interessati a lavorare dai Caraibi: https://gisbarbados.gov.bb/blog/twelve-month-barbados-welcome-stamp-for-visitors/). C’è dell’altro. Questa nuova organizzazione, basata sulla fiducia e la responsabilità, potrebbe creare i presupposti per una nuova cultura aziendale basata sui risultati, sul merito, sulla qualità del lavoro. Concetti di cui si parla da tempo ma ancora da compiere pienamente. Si tratta di un cambiamento epocale, potenzialmente in grado di trasformare non solo i modelli organizzativi delle imprese e la quotidianità di milioni di persone, ma il concetto stesso di città. Il tessuto urbano potrebbe perdere quella tendenza monocentrica che si è registrata negli ultimi decenni a favore di un modello policentrico che appartiene maggiormente alla tradizione del nostro Paese. E tutto questo sarebbe legato al lavoro da remoto? A una diversa turnazione delle persone in ufficio? Può sembrare eccessivo, sproporzionato. Ma a ben guardare è quello che succede quasi sempre con i grandi cambiamenti. La storia del codice a barre è un esempio perfetto per capire quanto la resistenza al cambiamento sia sempre stata forte. Non c’è da stupirsene. La cosa che deve spaventa, invece, è la prospettiva di perdere questa opportunità che, proprio nei momenti difficoltà come quelli che stiamo vivendo e che ci aspettano nei prossimi mesi, diventa ancora più preziosa. Di storie come quelle del codice a barre ce ne sono moltissime. Una che mi sta particolarmente a cuore è legata alla bicicletta, bollata all’alba del Novecento da parte di Cesare Lombroso come strumento criminale: «Nessuno dei nuovi congegni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa sia come strumento del crimine». Alla base di questo giudizio c’era la velocità che la bicicletta permetteva alle persone che la utilizzavano. Esattamente come lo smart working.

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“Sanità digitale: la rivoluzione obbligata”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

La rivoluzione digitale, fino a oggi sempre rimasta una ‘buona intenzione’, rappresenta un passo non ulteriormente rimandabile. Lo afferma l’autore Gianluca Polifrone nel libro “Sanità digitale: la rivoluzione obbligata”, edizioni LSWR.
“È il momento di aprire i cantieri della #sanitàdigitale – ha affermato Polifrone ieri durante la presentazione del libro -. Così come negli anni Sessanta l’autostrada del sole ha unificato fisicamente l’Italia, la #sanitàdigitale può contribuire a omogeneizzare la tutela della salute tra Nord e Sud. La recente emergenza legata alla pandemia di SARS-Cov-19 ha definito in maniera chiara e incontrovertibile quali sono le debolezze strutturali della sanità nel nostro Paese: se questa emergenza ha rappresentato lo stress test per verificarne la tenuta generale, possiamo dire di essere arrivati realmente vicini al collasso anche e soprattutto nelle Regioni che credevamo più attrezzate”. Lo stesso pensiero è stato condiviso ieri in conferenza stampa dall’Onorevole Nicola Stumpo, Presidente della Commissione Parlamentare per la Semplificazione e autore dell’introduzione del libro. “La pandemia da coronavirus è destinata a lasciare un segno e a fungere da spartiacque per ciò che riguarda il nostro rapporto con la salute, e con il nostro modo di intendere il welfare – ha commentato Stumpo -. Sulla digitalizzazione, al momento, di pratica ce n’è poca. L’unico pezzo del nostro Paese digitalizzato è la provincia autonoma di Trento e abbiamo alcune esperienze positive in alcune zone del Paese ma c’è ancora molto da fare. Sono modelli da cui prendere esempio ma dobbiamo proseguire in questo senso e soprattutto sulla salute, garantire un diritto costituzionale”.
“L’esperienza della pandemia, nella sua drammaticità, ha consentito, quindi, a ognuno di noi, di convincersi del fatto che non è possibile indugiare oltre: abbiamo tutti, come cittadini, bisogno che il sistema venga riformato in termini di maggiore efficienza e sostenibilità. Le idee e le risorse tecnologiche ci sono, quelle economiche si stanno trovando, i dirigenti della sanità di domani si possono adeguatamente formare. Ora è il tempo di maturare e realizzare quelle giuste decisioni che consentiranno anche alla sanità italiana di continuare a svolgere il suo ruolo a pieno titolo nel terzo millennio, in modo da poter gestire le emergenze, certo, ma soprattutto le sfide strutturali, e quotidiane, del futuro”. Sono le riflessioni di Domenico Mantoan, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e commissario dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), che concludono la postfazione del volume. Come afferma Polifrone nel libro: “Il problema non riguarda gli operatori, ma è il sistema, che va ripensato dalle fondamenta se vuole continuare ad assolvere il suo compito costituzionale. La sanità, dunque, va riformata. Ci sono innegabili problemi pratici: dal reperimento delle risorse al grande tema della governance, dal rapporto tra Stato, Regioni e sanità privata, fino alla tutela della privacy. Ma, anche sulla base di esperienze estere, sono tutti problemi che, in realtà, possono essere risolti”. Alla presentazione del libro è intervenuto anche Alfonso Celotto, professore Ordinario di Diritto Costituzionale, Università Roma 3, che ha sostenuto l’idea che “la rivoluzione digitale non solo è obbligata in questo momento, ma è da fare al più presto”.

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Rivoluzioni di idee: pratiche e metodologie per una didattica attiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Roma Venerdì 2 ottobre MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo Via Guido Reni n 4/A Orario: dalle 15:00 alle 18:00 Format per insegnanti, educatori e operatori culturali. Un incontro di formazione per esplorare il MAXXI che con la sua architettura contemporanea ha ridefinito il tessuto urbano e sociale di un’intera area della città di Roma. A partire dall’intervento di Marta Morelli, Responsabile MAXXI Educazione, si rifletterà sulle metodologie della didattica dell’arte contemporanea, sulla funzione aggregante del museo in relazione alla città; si proseguirà con sperimentazioni pratiche e narrazioni partecipate condotte dai formatori specializzati di “Senza titolo” per coinvolgere i partecipanti in attività laboratoriali direttamente davanti alle opere in relazione ai temi trattati durante la giornata.
Tutti gli incontri saranno gratuiti per il pubblico e avverranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid in ottemperanza alla normativa vigente. Gli eventi sono gratuiti e comprendono il biglietto d’ingresso al museo qualora previsto.Prenotazione obbligatoria solo via mail: eduroma@senzatitolo.net fino ad esaurimento postiPrenotazioni da lunedì a giovedì entro le ore 18.00 http://www.senzatitolo.net

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“Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Roma dall’11 settembre al 18 ottobre 2020. Al MACRO (solo il week end dell’11, 12 e 13…) Museo d’Arte Contemporanea Via Nizza n. 138 Orario: dalle 15.00 alle 18.00 workshop, visite animate, visite guidate, incontri di formazione didattica rivolti a pubblico adulto, operatori culturali, pubblico sordo, bambini ed adolescenti, si svolgeranno a Cinecittà si Mostra – Istituto Luce, al MAXXI, a La Galleria Nazionale, al MACRO. L’iniziativa è vincitrice dell’Avviso Pubblico ESTATE ROMANA 2020-2021-2022 e fa parte di ROMARAMA 2020, il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale in collaborazione con SIAE.“Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi” è un progetto ideato durante il periodo di lockdown causato dall’emergenza Covid-19 che intende mettere al centro gli individui e la società. Con questa nuova iniziativa, si vuole offrire un’esperienza sociale, momenti di aggregazione ma anche di svago, di formazione e di crescita socio-culturale. Sarà l’occasione per riflettere, insieme a coloro che operano nel settore culturale e con i destinatari delle proposte culturali, sul ruolo della cultura in stati di emergenza facendo leva su quegli elementi che contraddistinguono la mission di “Scegli il Contemporaneo”.“Scegli il Contemporaneo”, un progetto di “Senza titolo” a cura di Elena Lydia Scipioni, è una piattaforma culturale intermuseale che, dal 2017, attraverso incontri per il pubblico con artisti e divulgatori scientifici, attività didattiche per adulti, bambini, famiglie e pubblico sordo, tesse una rete di rimandi e collegamenti tra le proposte culturali della scena artistica contemporanea di Roma, tra opere, mostre e collezioni, musei. Un progetto interdisciplinare nato per Roma che vuole favorire un nuovo sguardo sulla città promuovendo una fruizione partecipata della cultura e pratiche di cittadinanza e attiva. Il titolo dell’iniziativa “Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi” è liberamente ispirato all’omonima opera del 1972 dell’artista tedesco Joseph Beuys (1921-1986), una fotografia che lo ritrae mentre avanza con decisione verso l’osservatore, firmata dall’artista e con lo slogan “La rivoluzione siamo noi”. La rivoluzione, secondo l’artista, risiede nelle nostre idee, mentre l’evoluzione è possibile grazie al nostro comportamento e alla nostra conoscenza; creatività e libertà rappresentano, dunque, l’approccio ai problemi sociali dell’umanità.
“Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi” è un progetto ideato durante il periodo di lockdown che intende dare un ruolo centrale all’individuo e alla collettività, diversamente dalle edizioni precedenti che invece si sono contraddistinte per l’approfondimento di uno specifico tema attraverso una rete di narrazioni sulla storia dei musei di Roma, sulle opere e gli artisti sviluppato in percorsi in diversi luoghi della cultura di Roma con l’obiettivo di offrire una lettura trasversale dell’arte contemporanea. L’iniziativa, inoltre, vuole attivare un ragionamento puntuale e un dibattito, in evoluzione nel corso del triennio, sul ruolo che si intende affidare alla cultura e alla didattica nel nostro Paese in un momento di grandi cambiamenti, con l’assoluta consapevolezza che qualsiasi riflessione deve procedere di pari passo con l’esperienza e la condivisione. Il progetto vuole essere un’offerta appositamente ideata per i cittadini di Roma che devono riappropriarsi, dopo l’emergenza, degli spazi culturali della città e attraverso cui si intende contribuire al fondamentale lavoro che spetta alle istituzioni museali che dovranno rispondere alle nuove e diversificate esigenze del pubblico.

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Siamo agli albori di una nuova rivoluzione copernicana?

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Questa pandemia ha suscitato in molti di noi un desiderio di cambiamento radicale sul nostro modo di vivere e di interagire con il mondo esterno partendo dai nostri simili all’ecosistema. Ma il rischio serio è dietro l’angolo e si chiama nella locuzione latina: “hic sunt leones”, ovvero il timore che riaffiori un futuro di cui non conosciamo il percorso. Ciò potrebbe indurci a ristabilire la situazione precedente perché “electa una via, non datur recursus ad alteram”. In effetti se vogliamo seriamente seguire la traccia che oggi ci è stata disvelata dobbiamo mettere in conto un cambiamento altamente traumatico se lo compariamo con quello che è stato, sino a qualche giorno fa, il nostro presente. Non è nemmeno comparabile con quella che è stata, nel sedicesimo secolo, la rivoluzione industriale o le traumatiche rivoluzioni da quella francese alla Russa e le due disastrose grandi guerre del XX secolo. Oggi parliamo di una mutazione in chiave tecnologica che riusciamo appena ad immaginare la sua ricaduta sul nostro modo di vivere. Ci rende consapevoli dei nostri limiti esistenziali dove la natalità, in primis, è messa duramente in discussione. Il nostro pianeta non è più in grado di supportare gli attuali sette miliardi di abitanti. Non sono più necessari per irrobustire gli eserciti, per assegnarli ai lavori umili ma indispensabili, per gestire la ricchezza dei pochi sfruttando le risorse delle masse. D’altra parte, sino a quando sarà possibile resistere con l’attuale andazzo senza implodere? Oggi il segnale ci proviene dall’ennesimo virus pandemico e un domani dovremmo prevedere altre calamità probabilmente più virulente e distruttive poiché non insidieranno solo il nostro sistema immunitario ma anche l’ambiente in cui viviamo. È bene incominciare a pensarci seriamente e a cercare una valida inversione di tendenza e soprattutto a non esorcizzare l’esistenza di questo richiamo alla concretezza volendolo in qualche modo negare. (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione moderna ha un padre nobile?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Il XX secolo sarà probabilmente definito dai posteri non come taluni affermano il “secolo breve” quanto il periodo in cui sono stati messi a frutto le teorie formulate e immaginate per la costruzione di una nuova società civile e libertaria e il suo contrario. Con alle spalle due guerre mondiali e cruenti rivoluzioni da quella russa alla spagnola e all’avvento di due dittature devastanti e altri sovvertimenti minori ad est come ad ovest, a nord come a sud dell’Europa questo continente ha perso la sua centralità storica a dispetto della sua cultura e delle sue tradizioni.
È stato anche il tempo che i grandi ingegni venuti per lo più dal XIX secolo da Einstein a Fermi, da D’Annunzio a Croce e dalle lucide follie da uomini come Stalin e Hitler hanno messo a dimora le forze delle loro idee nel bene come nel male.
È stato anche il secolo che ha esaltato e preso ad esempio le coraggiose asserzioni come quella di Jefferson, a proposito della dichiarazione d’indipendenza americana che disse: “Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali e a tutti il creatore dà gli stessi diritti che comprendono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. I governi sono stabiliti per garantire tali diritti, il loro giusto potere deriva dal consenso dei governanti. Quando una forma di governo si oppone a tali finalità, il popolo ha il diritto di cambiarla o abolirla.” (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione in Italia nel culto della democrazia

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Quante volte in Italia e nel mondo abbiamo concepito l’idea che rivoluzione e democrazia sono in antitesi? Questo ha una sua ragione d’essere se non riusciamo a trovare uno sbocco ai cambiamenti che avvengono nella società civile mentre la politica dei partiti rema in senso contrario. Si avverte, quindi, un forte mutamento e si pensa solo a una rottura radicale come lo è stata la Rivoluzione francese, quella russa e ancora il nazismo, il fascismo e il franchismo. Eppure, una diversa strada esiste e ce la offre la stessa democrazia: il voto. È come quando si dice che la parola ferisce più di una coltellata in pieno petto. Se penso al pateracchio germinato in queste ore dai “politicanti” che stanno cercando di mettere in cantiere una nuova legge elettorale che alla fine non ci porterà da nessuna parte. Nel loro Dna vi è la paura che l’elettore si appropri di uno strumento formidabile che solo la democrazia è capace di germinare: la rivoluzione democratica espressa dalle urne. È uno strumento spesso inquinato da chi teme che la voglia di cambiamento stia maturando fortemente e che vi sia il rischio che si possa fare piazza pulita dei vecchi catorci della politica, dei loro intrallazzi, delle loro amicizie equivoche. Oggi forse più che in passato questa opportunità è a portata di mano purché l’elettore senta forte questa ventata rivoluzionaria che lo investe e non si lasci sedurre dalle solite sirene della disinformazione e dalle sottili seduzioni del pifferaio di turno.
Se è questa la volontà popolare non lasciamoci tentare nel disperdere il nostro voto e puntiamo solo su una sigla, forse poco nota, forse non del tutto convincente ma è capace di proporre gente nuova e soprattutto diversa dai vecchi schemi e logiche del passato. È la rivoluzione che ci resta se vogliamo un reale cambiamento senza forti traumi esistenziali o l’annichilimento della nostra dignità di cittadini. (Riccardo Alfonso)

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Cosa resta della rivoluzione?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

La risposta è in questa commedia diretta e interpretata dall’attrice francese Judith Davis, nelle sale dal 27 agosto con Wanted Cinema. Una riflessione sul mito e sull’eredità che il Sessantotto ha lasciato.
“Cosa resta della rivoluzione”, debutto alla regia dell’attrice francese Judith Davis (interprete in “Viva la libertà” di Roberto Andò) e realizzato dai produttori de “Il giovane Karl Marx”, la Agat Films & Cie di Robert Guediguian, arriva nelle sale italiane giovedì 27 agosto segnando l’avvio della nuova stagione cinematografica di Wanted Cinema.Il film è una commedia in cui Davis indossa anche i panni della protagonista e con ironia e leggerezza indaga e riflette sull’eredità del mito del Sessantotto nell’epoca della crisi, invocando la necessità di un cambiamento per la società contemporanea.
“Cosa resta della rivoluzione” racconta la storia di Angèle, una giovane urbanista parigina che da sempre combatte con quella che è la maledizione della propria generazione: essere “nata troppo tardi”. Lei infatti rifiuta l’attuale tramonto dell’impegno politico e delle utopie e disprezza la generazione che ha “divorato” i trentenni, che come lei sono sottopagati e sfruttati. Tornata a vivere dal padre, rimasto fedele agli ideali maoisti, Angèle va in cerca di un equilibrio e si sforza di cambiare il mondo istituendo un piccolo collettivo civico. La conoscenza del bizzarro Saïd e la scoperta di una verità familiare, porteranno però scompiglio nelle sue certezze.Il film è nato da uno spettacolo teatrale che ho creato ma non è un adattamento – ha raccontato Judith Davis – “Cosa resta della rivoluzione” è un racconto più intimo che risponde al mio desiderio di confrontarmi per l’ennesima volta con l’ingombrante eredità lasciata dal maggio del ’68. Ingombrante perché ogni volta che nasce un movimento di contestazione sembra lo si debba sempre e per forza confrontare con il maggio francese, come se non fossimo autorizzati a reinventare modelli di impegno politico perché sempre al di sotto di quelli nati in quel periodo. La protagonista ha però un lato anacronistico che la porta a sviluppare una rabbia secondo un modello di impegno tipico di quell’epoca. Per lei, tutto ciò che ha a che fare con la propria intimità ha meno importanza rispetto agli ideali, cosa che capisco molto bene in quanto anch’io ho ereditato l’idea secondo cui la famiglia è un valore borghese. Il percorso di Angèle consiste quindi nell’imparare ad accettare la convivenza tra l’impegno politico e la vita privata.

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Renzo Arbore e la rivoluzione gentile

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Renzo Arbore, ovvero “l’uomo che ha cambiato il modo di approcciarsi alla radio, fare la televisione e ascoltare la musica in Italia”. Questo il messaggio principale che accompagna “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”, il libro scritto dal giornalista Vassily Sortino che affronta in modo scientifico, sulla base di testimonianze dirette, la vita del più grande showman italiano.Con uno stile diretto e non cattedratico, Vassily Sortino ci regala un ritratto a tutto tondo di Renzo Arbore: dalle sue passioni da ragazzo fuori dall’ordinario ai suoi attuali progetti. Nelle pagine di “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile” trapelano passione e competenza, si mischiano la venerazione del fan e la critica del giornalista: un connubio che rende questo volume unico nel suo genere e altamente fruibile sia da chi Arbore non lo ha mai conosciuto che per quelli che con la sua arte sono cresciuti, si sono formati e si sono, soprattutto, divertiti.Pagine che raccontano, con dovizia di particolari, la storia di Renzo Arbore, attraversando una vita affrontata senza mai smettere di sorridere e usando parole giuste e mai urlate, cambiando l’assetto mediatico interno ai più grandi mezzi di intrattenimento del Paese.Arricchiscono il testo le interviste inedite a personaggi del mondo dell’intrattenimento come Nino Frassica, Fiorello, Pippo Baudo, Gianni Boncompagni, Linus, Luciano De Crescenzo, Walter Veltroni, Stefano Bartezzaghi, Mario Luzzato Fegiz, e tanti altri. Tutte persone che sono state direttamente, o senza rendersene conto, trama e protagonisti della storia arboriana, diventando “complici” della sua rivoluzione.Ma perché “rivoluzione gentile”? «Perché quella di Arbore – spiega Sortino – è stata una rivoluzione, per avere scardinato e ricostruito le strutture e il senso dello spettacolo italiano. Gentile, per il suo essere educata, non gridata, mai volgare, compiuta con gli anni, dando il tempo al pubblico di capire e di crescere».«Sono contento – dice Renzo Arbore, che interviene nel testo più volte con sue dichiarazioni, e in una intervista-summa sulla sua carriera – di essere protagonista, da vivo, di un libro che racconta storie della mia esistenza che io neanche ricordavo di avere vissuto. Da oggi elevo Vassily Sortino a mio agiografo. Perché ha dimostrato che io da grande volevo fare l’artista e che da grandissimo voglio fare l’artista. Possibilmente, senza fare il pirla».
Vassiy Sortino (Palermo 1980). È giornalista professionista. In questi ultimi anni ha scritto per il quotidiano La Repubblica e altri periodici. È addetto stampa per numerosi artisti e organizzatore di eventi culturali e di intrattenimento. In passato ha insegnato storia della tv e dei tg italiani. Renzo Arbore e la rivoluzione gentile è la sua opera di esordio nata dal rapporto di amicizia che lo lega all’artista.

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La rivoluzione del commercio al dettaglio

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

Secondo i dati Istat dello scorso novembre1, la vendita al dettaglio registra in Italia un andamento positivo principalmente per il commercio elettronico e la grande distribuzione. Rispetto all’anno precedente il commercio elettronico è cresciuto del 4,1% e le vendite al dettaglio per la grande distribuzione del 3,3%, mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato una diminuzione dell’1,4%. In quest’ottica si rivela sempre più necessario attrarre i consumatori verso il negozio fisico attraverso nuove forme di coinvolgimento.Per rispondere a questa esigenza, una nuova ricerca ha scoperto che rendere partecipi gli acquirenti in esperienze dirette sul punto vendita è cruciale per cambiare il comportamento dei consumatori, e potrebbe anche favorire un maggior numero di acquisti in negozio a spese dei giganti online e degli acquisti sul web. L’indagine ha rilevato che ben oltre i tre quarti degli intervistati (84%) cambierebbero il loro comportamento d’acquisto se un maggior numero di negozi proponesse attività con elementi esperienziali, una percentuale che si colloca fra il 90% dei Millennial (nati fra il 1980 e il 1993) e l’83% della Generazione Z (nati fra il 1994 e il 2003).La nuova ricerca europea, commissionata da Epson e intitolata “The Experiential Future”, evidenzia quanto gli elementi immersivi ed esperienziali siano il futuro dei punti vendita, soprattutto quando si tratta di giovani acquirenti. Quasi otto Millennial su dieci (77%) sarebbero più propensi a fare acquisti in negozio se ci fossero attività di tipo esperienziale, seguito dal 70% di coloro che appartengono alla Generazione Z, dal 69% delle persone che fanno parte della Generazione X (nati fra il 1965 e il 1979) e dal 58% dei Baby Boomer (nati fra il 1946 e il 1964).Questi risultati mostrano che per le aziende del commercio al dettaglio è il momento di iniziare a sfruttare le potenzialità offerte da attività con contenuti esperienziali: dalla mappatura delle proiezioni agli ologrammi, dal controllo dei gesti e del movimento fino al tracciamento del viso, le tecnologie immersive possono e devono essere utilizzate dai marchi per fornire esperienze uniche capaci di stupire il cliente e approfondirne il rapporto con il brand.Neil Colquhoun, Vice Presidente CISMEA e Professional Displays di Epson Europe commenta: “Le nuove tecnologie stanno cambiando drasticamente il modo in cui i retailer comunicano con il loro pubblico – ma la tecnologia esperienziale non è più un “nice to have”, bensì una opportunità utile ed efficace per i retailer in difficoltà. I marchi devono utilizzare nuovi strumenti che potrebbero aiutarli a creare e mantenere un vantaggio competitivo. Soprattutto, devono sfruttare le potenzialità offerte dalle esperienze di shopping immersivo ed esperienziale per far rivivere i loro negozi.”

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Dall’immateria il Natale della materia: nel Novecento la più grande rivoluzione di sempre

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Il 99,99% delle persone non ne sa niente. Neppure i fisici teorici, che pure nella materia ci sguazzano, sembrano essersene resi conto. Qualche filosofo? forse. Qualche teologo? vagamente. I più attenti divulgatori scientifici (come il nostro Piero Angela), nulla di nulla. Inspiegabile. Persino nel celebratissimo film “Novecento”, Bertolucci se ne dimostra completamente all’oscuro. Eppure si tratta della più grande rivoluzione di sempre. In silenzio, troppo in silenzio, nel Novecento è avvenuta la madre di tutte le scoperte: la materia ha origine e sostanza immateriale (proprio nel senso etimologico di sub- stantia). La più famosa equazione della storia, quell’ E = Mc2 di Albert Einstein, dice soprattutto questo, sancisce l’equivalenza tra materia ed energia.Ma l’equivalenza non era solo quantitativa. Dalla intuizione dell’atome primitif dello scienziato gesuita Lemaitre, padre del big bang, negli anni venti del XX secolo (questi sì formidabili, altro che nostalgie di bacchettoni sessantottini) – proveniva la conseguenza scientifica che “in principio” era l’immateria (logos? pensiero? Dio?) e da questa, per un fenomeno di cui la scienza non conosce modi e riproducibilità, avveniva il misterioso natale della materia. Il mistero che si realizzava nel big-bang è tale che nessun vocabolario possiede un termine specifico per rappresentarlo. In genere per spiegare il big bang si ricorre al termine “esplosione”, termine del tutto inadeguato, anzi errato, perché l’esplosione tradizionalmente indica trasformazione di materia in energia, mentre nel big bang avviene tutto il contrario. E’ l’energia che vi si trasforma in materia.
Ecco perché con le scoperte del Novecento viene data una spallata definitiva al modo di vedere ultramillenario, con la implicita sentenza di morte di tutte le concezioni materialistiche sfornate nei secoli. La materia infatti si riconosce figlia dell’energia, ma l’energia nessuno sa che cosa sia, tanto che chi scrive s’è visto costretto ad introdurre un neologismo, l’immateria. Perchè la fisica definisce l’energia con un raggiro intelligente: guardando al suo effetto, la definisce capacità di produrre lavoro, guardandosi bene dal prendere di petto la definizione di energia. Nessun testo di Fisica si azzarda a farlo, perché il travaso nell’immisurabile, nell’ascientifico, sarebbe inevitabile.
Quali le conseguenze della incommensurabile scoperta novecentesca? Numerose e terremotanti.Il Natale cristiano, che celebriamo ogni anno, è l’evento mediante il quale Dio si incarna, usiamo dire. Ma incarnarsi significa appunto assumere corpo, assumere materia, materializzarsi. Ebbene, la trasmutazione del big bang, con la trasmutazione dell’energia in massa, dell’immateria nella materia, rivela nel Novecento la sorprendente coincidenza dell’evento scientifico del big bang col mistero dell’Incarnazione, dal Dio all’Uomo-Dio, quale elaborata dalla teologia cristiana. Persino il mistero del Concepimento verginale della giovanetta Maria si apre ad interpretazioni profonde.Ma non finisce qui. La sostanziale appartenenza dell’intera materia, di tutti i corpi all’universo dell’Immateria, provoca terremoti teologici insospettati. Il mistero e le tribolazioni logiche e teologiche della doppia natura umana e divina del Gesù storico potrebbero trovare una pacificazione, nell’accertamento che tutto è fondamentalmente Immateria, e la materia altro non è che un mero carattere avvertibile dai sensi materiali, ossia sensibile, ma dalle strutturale substantia e provenienza immateriale. Fermo l’analisi qui, per brevità, ma forte di questa notizia passo ad augurare la rivisitazione del Natale, oltre all’augurio di un prospero nuovo anno. Chi ha interesse ad approfondire le rivoluzionarie scoperte della Fisica del Novecento, sostenendo qualche impegnativo tecnicismo, può leggere l’e-book o ordinarne il cartaceo su “Amazon”. (Fausto Carratù)

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Di scena a Toronto la rivoluzione ICA

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Toronto (Canada) Un altro grande passo verso i mercati d’oltreoceano. Il gruppo internazionale fondato dalla famiglia Paniccia e leader per le vernici innovative e per le soluzioni avanzate dei suoi laboratori R&S nel campo della sostenibilità ambientale, sarà tra i protagonisti del WMS, (Woodworking Machinery & Supply Conference and Expo) 2019 in Canada. Si tratta di un evento di prestigio mondiale, con alle spalle una storia quarantennale, attento alla ricerca sui materiali e sulle prestazioni di ogni componente e dedicata al settore della lavorazione del legno e ai macchinari. L’approdo nel Nuovo Continente dell’azienda marchigiana rappresenta una nuova tappa, dopo l’avvio della controllata canadese ICA North America e la straordinaria vittoria del “The Visionary New Product Awards by AWFS®” 2019, riconoscimento che premia originalità e attenzione al futuro nelle scoperte della green research. La multinazionale italiana, con sede a Civitanova Marche, si conferma oggi come una delle regine del mercato nordamericano. Attesa è dunque la sua presenza al prestigioso teatro della wood industry che si terrà a Toronto dal 31 ottobre al 2 novembre e dove si incontreranno aziende che attraverso creatività, determinazione, perseveranza e abilità affrontano e vincono sfide competitive ed economiche globali, garantendo la fattibilità e la sostenibilità delle loro attività di prodotti in legno per gli anni a venire. Per l’occasione il colosso del Made in Italy metterà in scena una vera e propria rivoluzione green che consente addirittura di tagliare drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera, grazie ai prodotti realizzati con materie prime rinnovabili e sostenibili in tutto il loro ciclo di produzione: Iridea e Arborea BIO. Ma le novità non finiscono qui. Infatti, nel corso dell’esposizione che vedrà la migliore industria del legno fare tappa nella capitale dell’Ontario, sarà possibile conoscere la sorprendente S-MATT, vernice antigraffio, antimpronta e autoriparante, e ammirare i coloranti concentrati INK, i quali, seguendo semplici indicazioni, permettono di ottenere numerose tinte di grande impatto cromatico. In particolare, partendo da 10 primari, si possono avere più di 150 colorazioni pronte all’uso e molte altre tonalità intermedie. L’appuntamento in America Settentrionale è l’ennesima dimostrazione di una politica vincente che vede il dinamico gruppo italiano in progressiva e costante crescita. Il gruppo ICA vanta infatti un rilevante aumento dell’export, oggi al 57%, e supera i 28 milioni di chilogrammi di vernice prodotta per più di 15 mila clienti su scala mondiale. http://www.icaspa.com

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La rivoluzione digitale sta trasformando la politica e la società

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Ad affermarlo è la ricerca “L’era della democrazia digitale, una sfida per cittadini, imprese e politica, realizzata da Adl Consulting, società di consulenza strategica, public affairs e comunicazione istituzionale specializzata in attività di digital lobbying e advocacy, e presentata oggi all’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma, di fronte a esponenti di spicco della politica e dell’economia italiana.Gli studenti universitari sono i protagonisti assoluti di una delle sezioni della ricerca, in quanto ricoprono il doppio ruolo di cittadini e professionisti del futuro. A sorprendere è l’insufficiente conoscenza e l’inadeguata comprensione dei temi della democrazia digitale, evidenziate dall’indagine. Su un campione di 300 studenti, provenienti da diverse facoltà (Ingegneria 54%, Scienze Politiche 34%, Giurisprudenza 10%, Marketing & Comunicazione, Economia 1%), risulta che il 56% non ha mai sentito parlare di “democrazia digitale”, chi conosce il termine proviene da facoltà giuridico-economiche. Nell’indagine risulta che il 75% non ha mai letto libri o approfondimento sulla blockchain, mentre il 61% è entrato in contatto con articoli e libri sull’intelligenza artificiale. È stato misurato il grado di coinvolgimento nelle decisioni politiche da cui emerge che a livello europeo il 36% non si sente per nulla coinvolto, mentre a livello nazionale il dato scende al 25%, fino ad arrivare a livello locale con la misura del 22%. Il dato positivo emerso dal sondaggio è che gli studenti vedono in modo entusiasta l’applicazione della tecnologia nei diversi ambiti della società (84%).
Ne L’era della democrazia digitale, una sfida per cittadini, imprese e politica, come scrivono gli autori nell’introduzione alla ricerca, si indaga come a fronte di un’innovazione digitale che ha cambiato quasi ogni aspetto della nostra vita privata, la democrazia e le sue pratiche (in primis in termini di legislazione e di governo) siano ancora fortemente ancorate al modello tradizionale della democrazia rappresentativa costituzionale classica; tuttavia, il potenziale innovativo della rivoluzione digitale ha già iniziato a cambiare fortemente la relazione tra istituzioni e cittadini (per esempio attraverso l’uso di piattaforme di partecipazione), così come la modalità in cui gli stessi cittadini, le imprese o i rappresentanti di interessi stanno ripensando il dialogo con i decisori pubblici (per esempio attraverso il cosiddetto digital lobbying). Francesca Bria, Senior Advisor Digital Cities presso le Nazioni Unite e già Assessore alla tecnologia e innovazione digitale Comune di Barcellona ha sottolineato nel suo intervento che per riconquistare la sovranità digitale e garantire i diritti digitali dei cittadini, sono necessarie infrastrutture decentralizzate con gestione e controllo democratico.
Sono intervenuti esponenti di spicco di alcune aziende nazionali e internazionali come Péter Ilyés (CEO E.On Italia) che ha posto l’attenzione su come la tecnologia possa diventare democratica puntando sul tema della fiducia; Andrea Benassi (Head of Public Affairs & Sustainability del Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA), che ha approfondito il ruolo del sistema bancario nell’indirizzare le scelte di investimento con riguardo alle sfide della sostenibilità; Corrado Righetti (CEO di Sharp Italia), che ha mostrato come anche i processi di apprendimento si possono rendere interattivi e smart, e Romano Righetti (Direttore External Affairs di Vodafone Italia), che si è soffermato sull’importanza di adottare e sviluppare standard comuni a livello comunitario in termini di privacy e cybersecurity

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JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

E’ il concorso fotografico organizzato dall’associazione Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea che si propone di selezionare ed esporre le ricerche autonomamente svolte da autori under 35 in Italia ed in Europa, con la finalità di dare visibilità alla sensibilità e all’interesse che le giovani generazioni mostrano ai temi della trasformazione del lavoro e degli spazi della produzione. Con l’economia circolare e la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata, in questi decenni, di sottolineare la scomparsa del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi, tuttavia, da più parti, si avverte la necessità di una visione più approfondita sui cambiamenti che interessano il lavoro e gli spazi della produzione.Entro il 12 ottobre, i giovani autori potranno presentare le proprie ricerche che saranno selezionate da una commissione composta da Antonello Frongia (storico della fotografia, Università Roma 3), William Guerrieri (fotografo, curatore Linea di Confine), Guido Guidi(fotografo), Stefano Munarin (urbanista, IUAV) e da Andrea Pertoldeo (fotografo e coordinatore Master fotografia IUAV).
Le ricerche selezionate saranno esposte all’Ospitale di Rubiera (RE), nel contesto di una giornata di studio e di una mostra di fotografie di autori di rilevanza internazionale a cura di Linea di Confine, che inaugurerà in data 16 novembre 2019.
Per partecipare al concorso i canditati dovranno inviare via email, entro e non oltre il 12 ottobre 2019, all’indirizzo dell’associazione (L’Ospitale, Via Fontana 2 42048 Rubiera, RE info@lineadiconfine.org) un portfolio di un minimo 13 e un massimo di 30 fotografie, in formato digitale, oppure in formato cartaceo, inerente le tematiche del concorso, oltre ai dati anagrafici e fiscali, il curriculum e i propri recapiti postali ed email e una breve presentazione del progetto.
I partecipanti dovranno versare una quota di iscrizione di 20,00 Euro a Linea di Confine, tramite bonifico bancario (IBAN: IT07C0538766470000001031239). Tutti i partecipanti riceveranno una email di conferma del materiale ricevuto. Tutti i progetti pervenuti in regola con le norme concorsuali saranno sottoposti al giudizio della Commissione.
La Commissione selezionerà un minimo di 10 progetti che saranno esposti, con modalità definite da Linea di Confine nelle sale espositive dell’Ospitale di Rubiera, in concomitanza con la giornata di studio e la mostra collaterale di fotografie e documenti che inaugurerà il 16 Novembre 2019. I materiale fotografici, o video o altro, pertinenti ai progetti selezionati saranno prodotti ed inviati a cura dei partecipanti nelle quantità e nelle dimensioni richieste dalla commissione esaminatrice. I materiali inviati dai partecipanti ed esposti nella mostra, rimarranno di proprietà degli autori e saranno rispediti a cura di Linea di Confine ai partecipanti che ne faranno richiesta esplicita, al termine della mostra.
Il bando e maggiori informazioni e materiali di approfondimento sono disponibili sul sito:
http://www.lineadiconfine.org

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Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

Il modo migliore per conoscere più da vicino lo smart working è imparare dagli altri, osservare chi ha già adottato con successo questa filosofia e ne ha implementato i vantaggi ed i benefici. Se n’è parlato ieri al settimo appuntamento di “Conosciamoci Meglio”, dal titolo “Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio”, insieme a numerosi ospiti ed esperti del settore: Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano, Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM, Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia e Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0.
“La Settimana del Lavoro Agile è l’occasione, per il comune di Milano di promuovere la cultura che sottende questa nuova ed innovativa forma di lavoro che conquista sempre più spazi ed è una formula win – win-win, per le persone per il aziende e per l’ambiente. – esordisce Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano. Lo smart working consente alle persone di equilibrare i tempi di vita e di lavoro individuali, agisce nella direzione di una più equa divisione dei compiti genitoriali, aumenta la produttività nelle aziende e salvaguarda l’ambiente. I risultati ottenuti in questi anni confermano che la strada intrapresa è quella giusta e ci auguriamo di poter incrementare e perfezionare ulteriormente quanto finora fatto.”
L’appuntamento di ieri è stato l’occasione per offrire un quadro aggiornato di come cambia il lavoro in una società in continua evoluzione e di come lo smart working rappresenta un’incredibile opportunità anche per i lavoratori o per chi vuole approcciarsi a questo mondo in modo smart e attuale. Ad oggi sono sempre più numerose le aziende e le istituzioni che adottano il Lavoro Agile e, più in generale, politiche di flessibilità oraria e di welfare, favorendo sempre di più la conciliazione vita lavoro per donne e uomini che lavorano in realtà professionali sempre più articolate e in contesti urbani ad alta complessità. Come dimostra l’esperienza di Bayer:
“Oggi lo smart working è utilizzato da oltre 620 dipendenti con una media di 3 gg al mese – dichiara Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia. Da una Survey interna risulta che per la quasi totalità aumenta l’engagement (99%), oltre il 70% dichiara che l’organizzazione e la pianificazione del lavoro sono migliorate e che c’è un notevole beneficio nell’equilibrio tra vita personale e lavorativa. Significativi anche i risultati relativi al risparmio di tempo e ai kpi in termini di impatto ambientale”
L’introduzione dello smart working è stata frutto di un percorso costruito lentamente affinché l’impatto per l’organizzazione fosse positivo. A questo proposito è intervenuta Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM:
Ma lo smart working è davvero una rivoluzione? Lo spiega, per concludere, Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0: “Lo smart working può davvero esserlo perché – come ci dice l’esperienza di Bayer Italia – lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio. E una delle grandi sfide del nostro tempo è il welfare inteso soprattutto come work-life balance. È vero che registriamo anche casi di applicazione non felice dello smart working; del resto, ciò richiede un nuovo modo di concepire il rapporto con il lavoro e con l’impresa e un nuovo modello di governance i cui assi fondamentali sono fiducia, responsabilità e autonomia. È tutto ciò che chiamiamo “centralità della persona” ma rendere centrale la persona nel lavoro è, appunto, un grande lavoro. Ad ogni modo, questo è il futuro. E indietro non si torna”. Il ciclo di incontri “Conosciamoci meglio” sono realizzati da Bayer, con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione).

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Giovanni Tria presenta il libro di Bruno Vespa: “Rivoluzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Roma Lunedì 17 dicembre alle ore 19, nello storico Casale di San Pio V, Via del Casale di S. Pio V sede della Link Campus University, davanti a una platea cosmopolita di studenti che provengono dalla Cina e dalla Russia, dall’Europa e dalle Americhe, dall’Africa e dal Medio Oriente il Ministro dell’Economia e della Finanze, Giovanni Tria, presenta il libro di Bruno Vespa, “Rivoluzione”.

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Rivoluzione immobili: ora la casa si vende con l’App

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Torino. Il primo dicembre prossimo Homstate.it, la prima agenzia immobiliare online a basso costo d’Italia, lancerà l’App per vendere casa con lo smartphone, dedicata ai proprietari che vogliono vendere il loro immobile.La prima versione dell’applicazione sarà presto rilasciata sugli store Apple e Android, ed è stata sviluppata per rispondere alle esigenze dei venditori che vogliono essere aggiornati sull’andamento della vendita, sui feedback dei potenziali compratori sull’andamento della vendita, e gestire con efficienza le visite e le trattative.”I proprietari lamentano nei confronti degli operatori immobiliari una carenza d’informazioni su come procede la vendita. Molto spesso il venditore non conosce il parere e le impressioni dei potenziali acquirenti e non viene aggiornato sulle attività di marketing dell’agente immobiliare” spiega Ivan Laffranchi, fondatore Homstate.it.A differenza di tutte le App immobiliari che sono versioni mobili della vetrina immobiliare, Homstate ha sviluppato una applicazione dedicata al property seller, che vuole avere il controllo totale della vendita.Tutti in dati infatti, grazie all’App, sono a portata di mano: quante persone hanno visto l’immobile sui portali immobiliari, quanti hanno scaricato planimetrie e brochure, quanti potenziali compratori hanno richiesto informazioni e visitato l’immobile, ma non solo. L’App di Homstate consentirà di leggere i commenti dei visitatori, entrare in contatto con il proprio assistente personale, gestire i documenti e le offerte per l’immobile con un semplice tocco delle dita, dal proprio telefono.”Abbiamo progettato il software perché possa essere un ottimo strumento per i nostri clienti retail ma anche per clienti enterprise, come imprese di costruzioni e società di property management, desiderose di conoscere in tempo reale l’andamento delle trattative e delle vendite” spiega Laffranchi.
L’applicazione, scaricabile gratuitamente, sarà automaticamente agganciata all’account Homstate attivato al momento della sottoscrizione del primo contratto di vendita, che a differenza delle tradizionali percentuali di mediazione prevede una tariffa fissa di 990 euro pagabili subito o in 3 rate, garantendo un enorme risparmio al venditore.

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OffOff Theatre: La rivoluzione delle sedie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma Dal 30 Ottobre al 4 Novembre 2018 Via Giulia, 19, 20, 21 va in scena “La rivoluzione delle sedie” di Matteo Nicoletta e Massimiliano Aceti con Matteo Nicoletta, Massimiliano Aceti e Maurizio Bousso, Regia Barbara Alesse in una produzione Milleluci Entertainment, che porterà all’attenzione del pubblico la sempre delicata tematica del confronto tra normodotati e diversamente abili. Come ci si comporta se il paraplegico è arrogante e prepotente? Uno spettacolo che svela l’ipocrisia del senso di colpa dei normodotati nei confronti dei disabili, o verso chi vediamo diverso da noi.
All’interno di un ufficio, nelle sale retrostanti il supermercato, il Capo del Personale Luca (Massimiliano Aceti), svolge il suo lavoro in modo inflessibile e autoritario. Nella stanza entra Matteo (Matteo Nicoletta), un cassiere dal fare bizzarro e con richieste altrettanto improbabili. Eppure l’integerrimo capo Luca, stranamente, non lo caccia via. Perché? Sarà forse perché Matteo è fermo nella sua sedia a rotelle? Matteo è un disabile arrogante e provocatorio, che causa in Luca una reazione forzata e da questo loro primo incontro ne accadranno di ogni, fino a che Luca sarà sollevato dalla sua carica di Capo del Personale per retrocedere a semplice cassiere. Questo darà inizio ad una vera e propria lotta di potere tra i due all’interno del supermercato e ad osservarli fra gli scaffali, come un arbitro delle loro battaglie, c’è un giovane magazziniere di colore (Maurizio Bousso), che verrà usato dai protagonisti come un vero e proprio ago della bilancia. “La Rivoluzione delle Sedie” attraverso un turbine di ritmo e divertimento, svela l’ipocrisia del senso di colpa dei normodotati nei confronti dei disabili e verso chi vediamo diverso da noi.
Costo Biglietti: Intero 25€; Ridotto Over65 18€; Ridotto Under35 15€; Gruppi 10€ – Dal Martedì al Sabato h.21,00 – Domenica h.17,00

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La rivoluzione della stampa in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Venezia, La mostra, dall’1 settembre al 7 gennaio 2019 presso il Museo Correr e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, documenta l’impatto della rivoluzione della stampa sullo sviluppo economico e sociale della prima Europa moderna. Un percorso di scoperta attraverso strumenti digitali e metodi di comunicazione innovativi, che permettono di documentare e rendere accessibili decine di migliaia di dati raccolti da un ampio network internazionale – coordinato dal progetto 15cBOOKTRADE dell’Università di Oxford – in anni di rigorose ricerche.
Un’invenzione non è una rivoluzione, ma solo l’inizio di un percorso. La stampa con blocchi di legno debuttò in Cina nel IX secolo; 400 anni dopo, la stampa a caratteri mobili di metallo cominciò a essere usata in Corea, ma fu in Europa che la stampa divenne una rivoluzione, perché è qui che modificò radicalmente la vita di ogni giorno. Fino al 1450 circa i libri erano scritti a mano, ma nel 1455 venne stampata la Bibbia di Gutenberg a Magonza, cambiando la società per sempre. Nei 50 anni successivi milioni di libri a stampa circolarono in tutta Europa, mezzo milione di essi sopravvive ancora oggi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Una ricerca ha rintracciato 50mila di questi libri sparsi oggi tra 360 biblioteche europee e americane con la collaborazione di oltre 130 editors. L’esposizione è il risultato di un grande progetto di ricerca europeo che usa i libri come fonte storica: basato all’Università di Oxford, alla British Library, a Venezia, e finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche, il 15cBOOKTRADE applica le tecnologie digitali alle fonti storiche ampliando la capacità di comprendere la rivoluzione della stampa: è diretto dall’italiana Cristina Dondi, professoressa del Lincoln College di Oxford, che è anche curatrice di questa mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia – Biblioteca del Museo Correr, la Biblioteca Nazionale Marciana e in partnership con Intesa Sanpaolo; con il sostegno di Venice in Peril, l’Ambasciata d’Italia a Londra, Fedrigoni, la Fondazione Giorgio Cini, e la Scuola Grande di San Rocco.Attraverso una decina di sezioni, l’esposizione mette in evidenza come nel 1500 in Europa ci fossero milioni di libri, non solo per le élite, come comunemente si ritiene, ma per “tutti”, con una vasta produzione per la scuola. La rivoluzione della stampa è una delle colonne portanti dell’identità europea perché si è tradotta in alfabetizzazione diffusa, promozione del sapere, formazione di un patrimonio culturale comune. In quei primi decenni (dal 1450 al 1500) la stampa coincise con la sperimentazione e l’intraprendenza. I libri a stampa furono il prodotto di una nuova collaborazione tra diversi settori della società: sapere, tecnologia e commercio. Anche la Chiesa comprese immediatamente l’enorme potenzialità dell’invenzione e ne divenne precoce promotrice. Le idee si diffusero veloci come mai prima. Ora si è in grado di tracciarne la circolazione seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Ciò che rende originale questa mostra è l’incontro di cultura umanistica e sapere scientifico-tecnologico. E così, accanto a decine di libri a stampa del ‘400 provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Museo Correr e della Biblioteca Nazionale Marciana, vengono presentate centinaia di immagini digitali da biblioteche europee e americane oltre a strumenti innovativi che consentono di tracciare la circolazione dei volumi, seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Il Venice Time Machine (diretto da Frédéric Kaplan dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne) fornisce una versione digitale della famosa Pianta di Venezia del De Barbari (1500) sulla quale sono tracciate le oltre 200 officine di stampa della città, mostrando il legame di tanti stampatori alle confraternite a cui appartenevano, ai colleghi con i quali collaboravano, ai libri che insieme producevano: ciò che fece di Venezia la principale città europea di produzione e distribuzione dei primi libri a stampa.
E poi, decine di videostorie che approfondiscono tematiche diverse, tra cui: i libri più stampati nel ‘400, i più venduti e più distrutti, il rapporto tra il costo dei libri e il costo della vita, con le prove che i libri a stampa diventano presto alla portata di quasi tutti (i prezzi di migliaia di libri sono comparati al costo del cibo, salari, e altri beni di consumo), il ruolo fondamentale della Chiesa nella promozione della stampa, donne autrici e tipografe, i libri letti da Leonardo da Vinci, la circolazione di libri fondamentali come la Bibbia di Gutenberg, e la ricostruzione virtuale della collezione ora dispersa di San Giorgio Maggiore di Venezia. Ma anche le prime forme di abuso del nuovo mezzo di comunicazione di massa. Senza dimenticare torchi e materiale per la stampa, portati alla mostra dalla Tipoteca di Cornuda.
Ad ogni sezione il visitatore è stimolato a mettere in relazione quanto presentato con la rivoluzione digitale in corso.

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“Rivoluzione digitale in sanità”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sappiamo bene che la spesa sanitaria è in continua crescita in Italia e che non è facile gestirla. Ad aggravare il tutto vi sono gli sprechi, le pratiche burocratiche oltre il dovuto e più in generale la mala sanità. Eppure posiamo incominciare ad adottare espedienti che ci permettano una riduzione dei costi utilizzando i progressi tecnologici presenti. Penso ai 25 milioni di certificati l’anno gestiti online con il risultato di un risparmio per la collettività di 40 milioni di euro l’anno oltre al fatto che sono stati evitati errori nell’immissione dei dati e consentito la disponibilità in tempo reale dei dati trasmessi. Da qui la considerazione che è un primo step verso una sanità più paperless “per tagliare le spese improduttive al fine di recuperare le risorse per le cure mediche e, al tempo stesso, di dotarsi di strumenti di controllo della spesa sempre più accurati”. Se seguiamo questo ragionamento, gli steps successivi vanno, a mio avviso, percorsi su due distinti fronti.
Il primo è di passare dalla “medicina universale” alla “prevenzione universale” per consentire a tutti la possibilità di controlli sistematici della salute allo scopo di individuare per tempo talune malattie che per la loro caratteristica sono, lungo un loro percorso iniziale, asintomatiche o poco riconoscibili. Il secondo è quello d’offrire al medico di base, o di famiglia a dir si voglia, di diventare il primo attore di un rapporto con i pazienti che vada oltre la sua funzione burocratica. Oggi, infatti, è frequente che di là di una visita specialistica, richiesta per il proprio paziente, il medico di base si ritrovi a gestire unicamente la richiesta dello specialista di accertamenti diagnostici e di prescrizioni di farmaci. Questo discorso potrebbe valere anche nel rapporto con lo specialista, i laboratori di analisi e quanto altro. A questo punto tralasciando l’aspetto tecnico, che va considerato per realizzare tali passaggi, si deve porre l’accento sugli effetti pratici dei vari collegamenti che si possono attuare e i dati e le informazioni che ne deriverebbero. Penso ad esempio a un chip contenuto nella tessera sanitaria dove possa essere trascritto l’anamnesi del paziente. In questo caso il vantaggio è indubbio in specie per un ricovero urgente e anche per il fatto che non sempre gli interessati ricordano la loro storia sanitaria in specie se anziani.
A conclusione possiamo dire che esiste un diverso modo di praticare l’assistenza sanitaria e questo discorso dovremmo già porcelo per valutarne in maniera approfondita i suoi vari aspetti e i mutamenti che ne deriverebbero. E’ tempo che si riconosca la necessità di stabilire un diverso approccio degli addetti ai lavori e dei pazienti con la medicina e la sua pratica nell’interesse generale della salute per un migliore benessere collettivo. Questo percorso è ben chiaro, sia agli addetti ai lavori sia al grosso pubblico, è stato già dibattuto in tutte le sedi sia istituzionali sia nelle assisi congressuali. E tale è restato per l’incapacità della politica di esserne conseguente con opportuni atti legislativi. Manca la forza per vincere le resistenze corporative orientate dal timore che la lasciare la via vecchia per la nuova si sa quel che si ha ma non certo ciò che potrebbe derivarne in termini di profitti e d’interessi settoriali.
Quest’etica civile e religiosa che noi cerchiamo di tenere in piedi per restituire dignità all’uomo la vediamo, purtroppo, perdere mordente anche in ambienti dove dovrebbe essere più alta e solenne la sua tenuta. Non scendo nei dettagli né indico i luoghi di tali devianze, ma chi mi legge può trarne le dovute riflessioni e riferimenti nella cronaca di tutti i giorni e nelle inchieste che riescono, almeno per una breve frazione di tempo, a rivelarci tali e tanti segreti prima di essere di nuovo ammantate dalle logiche perverse della disinformazione. (Riccardo Alfonso)

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