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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘rivoluzione’

Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

Il modo migliore per conoscere più da vicino lo smart working è imparare dagli altri, osservare chi ha già adottato con successo questa filosofia e ne ha implementato i vantaggi ed i benefici. Se n’è parlato ieri al settimo appuntamento di “Conosciamoci Meglio”, dal titolo “Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio”, insieme a numerosi ospiti ed esperti del settore: Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano, Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM, Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia e Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0.
“La Settimana del Lavoro Agile è l’occasione, per il comune di Milano di promuovere la cultura che sottende questa nuova ed innovativa forma di lavoro che conquista sempre più spazi ed è una formula win – win-win, per le persone per il aziende e per l’ambiente. – esordisce Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano. Lo smart working consente alle persone di equilibrare i tempi di vita e di lavoro individuali, agisce nella direzione di una più equa divisione dei compiti genitoriali, aumenta la produttività nelle aziende e salvaguarda l’ambiente. I risultati ottenuti in questi anni confermano che la strada intrapresa è quella giusta e ci auguriamo di poter incrementare e perfezionare ulteriormente quanto finora fatto.”
L’appuntamento di ieri è stato l’occasione per offrire un quadro aggiornato di come cambia il lavoro in una società in continua evoluzione e di come lo smart working rappresenta un’incredibile opportunità anche per i lavoratori o per chi vuole approcciarsi a questo mondo in modo smart e attuale. Ad oggi sono sempre più numerose le aziende e le istituzioni che adottano il Lavoro Agile e, più in generale, politiche di flessibilità oraria e di welfare, favorendo sempre di più la conciliazione vita lavoro per donne e uomini che lavorano in realtà professionali sempre più articolate e in contesti urbani ad alta complessità. Come dimostra l’esperienza di Bayer:
“Oggi lo smart working è utilizzato da oltre 620 dipendenti con una media di 3 gg al mese – dichiara Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia. Da una Survey interna risulta che per la quasi totalità aumenta l’engagement (99%), oltre il 70% dichiara che l’organizzazione e la pianificazione del lavoro sono migliorate e che c’è un notevole beneficio nell’equilibrio tra vita personale e lavorativa. Significativi anche i risultati relativi al risparmio di tempo e ai kpi in termini di impatto ambientale”
L’introduzione dello smart working è stata frutto di un percorso costruito lentamente affinché l’impatto per l’organizzazione fosse positivo. A questo proposito è intervenuta Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM:
Ma lo smart working è davvero una rivoluzione? Lo spiega, per concludere, Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0: “Lo smart working può davvero esserlo perché – come ci dice l’esperienza di Bayer Italia – lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio. E una delle grandi sfide del nostro tempo è il welfare inteso soprattutto come work-life balance. È vero che registriamo anche casi di applicazione non felice dello smart working; del resto, ciò richiede un nuovo modo di concepire il rapporto con il lavoro e con l’impresa e un nuovo modello di governance i cui assi fondamentali sono fiducia, responsabilità e autonomia. È tutto ciò che chiamiamo “centralità della persona” ma rendere centrale la persona nel lavoro è, appunto, un grande lavoro. Ad ogni modo, questo è il futuro. E indietro non si torna”. Il ciclo di incontri “Conosciamoci meglio” sono realizzati da Bayer, con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione).

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Giovanni Tria presenta il libro di Bruno Vespa: “Rivoluzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Roma Lunedì 17 dicembre alle ore 19, nello storico Casale di San Pio V, Via del Casale di S. Pio V sede della Link Campus University, davanti a una platea cosmopolita di studenti che provengono dalla Cina e dalla Russia, dall’Europa e dalle Americhe, dall’Africa e dal Medio Oriente il Ministro dell’Economia e della Finanze, Giovanni Tria, presenta il libro di Bruno Vespa, “Rivoluzione”.

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Rivoluzione immobili: ora la casa si vende con l’App

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Torino. Il primo dicembre prossimo Homstate.it, la prima agenzia immobiliare online a basso costo d’Italia, lancerà l’App per vendere casa con lo smartphone, dedicata ai proprietari che vogliono vendere il loro immobile.La prima versione dell’applicazione sarà presto rilasciata sugli store Apple e Android, ed è stata sviluppata per rispondere alle esigenze dei venditori che vogliono essere aggiornati sull’andamento della vendita, sui feedback dei potenziali compratori sull’andamento della vendita, e gestire con efficienza le visite e le trattative.”I proprietari lamentano nei confronti degli operatori immobiliari una carenza d’informazioni su come procede la vendita. Molto spesso il venditore non conosce il parere e le impressioni dei potenziali acquirenti e non viene aggiornato sulle attività di marketing dell’agente immobiliare” spiega Ivan Laffranchi, fondatore Homstate.it.A differenza di tutte le App immobiliari che sono versioni mobili della vetrina immobiliare, Homstate ha sviluppato una applicazione dedicata al property seller, che vuole avere il controllo totale della vendita.Tutti in dati infatti, grazie all’App, sono a portata di mano: quante persone hanno visto l’immobile sui portali immobiliari, quanti hanno scaricato planimetrie e brochure, quanti potenziali compratori hanno richiesto informazioni e visitato l’immobile, ma non solo. L’App di Homstate consentirà di leggere i commenti dei visitatori, entrare in contatto con il proprio assistente personale, gestire i documenti e le offerte per l’immobile con un semplice tocco delle dita, dal proprio telefono.”Abbiamo progettato il software perché possa essere un ottimo strumento per i nostri clienti retail ma anche per clienti enterprise, come imprese di costruzioni e società di property management, desiderose di conoscere in tempo reale l’andamento delle trattative e delle vendite” spiega Laffranchi.
L’applicazione, scaricabile gratuitamente, sarà automaticamente agganciata all’account Homstate attivato al momento della sottoscrizione del primo contratto di vendita, che a differenza delle tradizionali percentuali di mediazione prevede una tariffa fissa di 990 euro pagabili subito o in 3 rate, garantendo un enorme risparmio al venditore.

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OffOff Theatre: La rivoluzione delle sedie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma Dal 30 Ottobre al 4 Novembre 2018 Via Giulia, 19, 20, 21 va in scena “La rivoluzione delle sedie” di Matteo Nicoletta e Massimiliano Aceti con Matteo Nicoletta, Massimiliano Aceti e Maurizio Bousso, Regia Barbara Alesse in una produzione Milleluci Entertainment, che porterà all’attenzione del pubblico la sempre delicata tematica del confronto tra normodotati e diversamente abili. Come ci si comporta se il paraplegico è arrogante e prepotente? Uno spettacolo che svela l’ipocrisia del senso di colpa dei normodotati nei confronti dei disabili, o verso chi vediamo diverso da noi.
All’interno di un ufficio, nelle sale retrostanti il supermercato, il Capo del Personale Luca (Massimiliano Aceti), svolge il suo lavoro in modo inflessibile e autoritario. Nella stanza entra Matteo (Matteo Nicoletta), un cassiere dal fare bizzarro e con richieste altrettanto improbabili. Eppure l’integerrimo capo Luca, stranamente, non lo caccia via. Perché? Sarà forse perché Matteo è fermo nella sua sedia a rotelle? Matteo è un disabile arrogante e provocatorio, che causa in Luca una reazione forzata e da questo loro primo incontro ne accadranno di ogni, fino a che Luca sarà sollevato dalla sua carica di Capo del Personale per retrocedere a semplice cassiere. Questo darà inizio ad una vera e propria lotta di potere tra i due all’interno del supermercato e ad osservarli fra gli scaffali, come un arbitro delle loro battaglie, c’è un giovane magazziniere di colore (Maurizio Bousso), che verrà usato dai protagonisti come un vero e proprio ago della bilancia. “La Rivoluzione delle Sedie” attraverso un turbine di ritmo e divertimento, svela l’ipocrisia del senso di colpa dei normodotati nei confronti dei disabili e verso chi vediamo diverso da noi.
Costo Biglietti: Intero 25€; Ridotto Over65 18€; Ridotto Under35 15€; Gruppi 10€ – Dal Martedì al Sabato h.21,00 – Domenica h.17,00

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La rivoluzione della stampa in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Venezia, La mostra, dall’1 settembre al 7 gennaio 2019 presso il Museo Correr e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, documenta l’impatto della rivoluzione della stampa sullo sviluppo economico e sociale della prima Europa moderna. Un percorso di scoperta attraverso strumenti digitali e metodi di comunicazione innovativi, che permettono di documentare e rendere accessibili decine di migliaia di dati raccolti da un ampio network internazionale – coordinato dal progetto 15cBOOKTRADE dell’Università di Oxford – in anni di rigorose ricerche.
Un’invenzione non è una rivoluzione, ma solo l’inizio di un percorso. La stampa con blocchi di legno debuttò in Cina nel IX secolo; 400 anni dopo, la stampa a caratteri mobili di metallo cominciò a essere usata in Corea, ma fu in Europa che la stampa divenne una rivoluzione, perché è qui che modificò radicalmente la vita di ogni giorno. Fino al 1450 circa i libri erano scritti a mano, ma nel 1455 venne stampata la Bibbia di Gutenberg a Magonza, cambiando la società per sempre. Nei 50 anni successivi milioni di libri a stampa circolarono in tutta Europa, mezzo milione di essi sopravvive ancora oggi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Una ricerca ha rintracciato 50mila di questi libri sparsi oggi tra 360 biblioteche europee e americane con la collaborazione di oltre 130 editors. L’esposizione è il risultato di un grande progetto di ricerca europeo che usa i libri come fonte storica: basato all’Università di Oxford, alla British Library, a Venezia, e finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche, il 15cBOOKTRADE applica le tecnologie digitali alle fonti storiche ampliando la capacità di comprendere la rivoluzione della stampa: è diretto dall’italiana Cristina Dondi, professoressa del Lincoln College di Oxford, che è anche curatrice di questa mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia – Biblioteca del Museo Correr, la Biblioteca Nazionale Marciana e in partnership con Intesa Sanpaolo; con il sostegno di Venice in Peril, l’Ambasciata d’Italia a Londra, Fedrigoni, la Fondazione Giorgio Cini, e la Scuola Grande di San Rocco.Attraverso una decina di sezioni, l’esposizione mette in evidenza come nel 1500 in Europa ci fossero milioni di libri, non solo per le élite, come comunemente si ritiene, ma per “tutti”, con una vasta produzione per la scuola. La rivoluzione della stampa è una delle colonne portanti dell’identità europea perché si è tradotta in alfabetizzazione diffusa, promozione del sapere, formazione di un patrimonio culturale comune. In quei primi decenni (dal 1450 al 1500) la stampa coincise con la sperimentazione e l’intraprendenza. I libri a stampa furono il prodotto di una nuova collaborazione tra diversi settori della società: sapere, tecnologia e commercio. Anche la Chiesa comprese immediatamente l’enorme potenzialità dell’invenzione e ne divenne precoce promotrice. Le idee si diffusero veloci come mai prima. Ora si è in grado di tracciarne la circolazione seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Ciò che rende originale questa mostra è l’incontro di cultura umanistica e sapere scientifico-tecnologico. E così, accanto a decine di libri a stampa del ‘400 provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Museo Correr e della Biblioteca Nazionale Marciana, vengono presentate centinaia di immagini digitali da biblioteche europee e americane oltre a strumenti innovativi che consentono di tracciare la circolazione dei volumi, seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Il Venice Time Machine (diretto da Frédéric Kaplan dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne) fornisce una versione digitale della famosa Pianta di Venezia del De Barbari (1500) sulla quale sono tracciate le oltre 200 officine di stampa della città, mostrando il legame di tanti stampatori alle confraternite a cui appartenevano, ai colleghi con i quali collaboravano, ai libri che insieme producevano: ciò che fece di Venezia la principale città europea di produzione e distribuzione dei primi libri a stampa.
E poi, decine di videostorie che approfondiscono tematiche diverse, tra cui: i libri più stampati nel ‘400, i più venduti e più distrutti, il rapporto tra il costo dei libri e il costo della vita, con le prove che i libri a stampa diventano presto alla portata di quasi tutti (i prezzi di migliaia di libri sono comparati al costo del cibo, salari, e altri beni di consumo), il ruolo fondamentale della Chiesa nella promozione della stampa, donne autrici e tipografe, i libri letti da Leonardo da Vinci, la circolazione di libri fondamentali come la Bibbia di Gutenberg, e la ricostruzione virtuale della collezione ora dispersa di San Giorgio Maggiore di Venezia. Ma anche le prime forme di abuso del nuovo mezzo di comunicazione di massa. Senza dimenticare torchi e materiale per la stampa, portati alla mostra dalla Tipoteca di Cornuda.
Ad ogni sezione il visitatore è stimolato a mettere in relazione quanto presentato con la rivoluzione digitale in corso.

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“Rivoluzione digitale in sanità”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sappiamo bene che la spesa sanitaria è in continua crescita in Italia e che non è facile gestirla. Ad aggravare il tutto vi sono gli sprechi, le pratiche burocratiche oltre il dovuto e più in generale la mala sanità. Eppure posiamo incominciare ad adottare espedienti che ci permettano una riduzione dei costi utilizzando i progressi tecnologici presenti. Penso ai 25 milioni di certificati l’anno gestiti online con il risultato di un risparmio per la collettività di 40 milioni di euro l’anno oltre al fatto che sono stati evitati errori nell’immissione dei dati e consentito la disponibilità in tempo reale dei dati trasmessi. Da qui la considerazione che è un primo step verso una sanità più paperless “per tagliare le spese improduttive al fine di recuperare le risorse per le cure mediche e, al tempo stesso, di dotarsi di strumenti di controllo della spesa sempre più accurati”. Se seguiamo questo ragionamento, gli steps successivi vanno, a mio avviso, percorsi su due distinti fronti.
Il primo è di passare dalla “medicina universale” alla “prevenzione universale” per consentire a tutti la possibilità di controlli sistematici della salute allo scopo di individuare per tempo talune malattie che per la loro caratteristica sono, lungo un loro percorso iniziale, asintomatiche o poco riconoscibili. Il secondo è quello d’offrire al medico di base, o di famiglia a dir si voglia, di diventare il primo attore di un rapporto con i pazienti che vada oltre la sua funzione burocratica. Oggi, infatti, è frequente che di là di una visita specialistica, richiesta per il proprio paziente, il medico di base si ritrovi a gestire unicamente la richiesta dello specialista di accertamenti diagnostici e di prescrizioni di farmaci. Questo discorso potrebbe valere anche nel rapporto con lo specialista, i laboratori di analisi e quanto altro. A questo punto tralasciando l’aspetto tecnico, che va considerato per realizzare tali passaggi, si deve porre l’accento sugli effetti pratici dei vari collegamenti che si possono attuare e i dati e le informazioni che ne deriverebbero. Penso ad esempio a un chip contenuto nella tessera sanitaria dove possa essere trascritto l’anamnesi del paziente. In questo caso il vantaggio è indubbio in specie per un ricovero urgente e anche per il fatto che non sempre gli interessati ricordano la loro storia sanitaria in specie se anziani.
A conclusione possiamo dire che esiste un diverso modo di praticare l’assistenza sanitaria e questo discorso dovremmo già porcelo per valutarne in maniera approfondita i suoi vari aspetti e i mutamenti che ne deriverebbero. E’ tempo che si riconosca la necessità di stabilire un diverso approccio degli addetti ai lavori e dei pazienti con la medicina e la sua pratica nell’interesse generale della salute per un migliore benessere collettivo. Questo percorso è ben chiaro, sia agli addetti ai lavori sia al grosso pubblico, è stato già dibattuto in tutte le sedi sia istituzionali sia nelle assisi congressuali. E tale è restato per l’incapacità della politica di esserne conseguente con opportuni atti legislativi. Manca la forza per vincere le resistenze corporative orientate dal timore che la lasciare la via vecchia per la nuova si sa quel che si ha ma non certo ciò che potrebbe derivarne in termini di profitti e d’interessi settoriali.
Quest’etica civile e religiosa che noi cerchiamo di tenere in piedi per restituire dignità all’uomo la vediamo, purtroppo, perdere mordente anche in ambienti dove dovrebbe essere più alta e solenne la sua tenuta. Non scendo nei dettagli né indico i luoghi di tali devianze, ma chi mi legge può trarne le dovute riflessioni e riferimenti nella cronaca di tutti i giorni e nelle inchieste che riescono, almeno per una breve frazione di tempo, a rivelarci tali e tanti segreti prima di essere di nuovo ammantate dalle logiche perverse della disinformazione. (Riccardo Alfonso)

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Il linguaggio come una tecnologia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

Con l’avvento d’internet devo riconoscere il suo tratto distintivo che lo porta al cambiamento dei paradigmi di conoscenza e di relazione. Se sgrossiamo l’osservazione da quanti, da una parte, affermano si tratti solo di una questione di marketing per vendere qualche computer in più o fare qualche connessione in più e, dall’altra, di chi usa toni di mistica digitale celebrando quella che considera una vera e propria “rivoluzione” ci ritroviamo, più semplicemente, in una sorta di rivoluzione dentro un quadro antropologico che ha, tuttavia, una sua propria ragione d’essere nel modo di esprimersi che è andato maturandosi ancor prima di Internet. In altri termini Internet dobbiamo considerarlo solo un metodo di comunicazione, per altro già insito nella nostra natura. Noi disponiamo di una sorta di cornice mentale secondo la quale il modo con cui comunichiamo delimita anche l’orizzonte di quello che si sta pensando. Si tratta, se non altro, di capire entro quale cornice mentale intendiamo interagire e nella quale restiamo influenzati: la scrittura a mano è una tecnologia, scrivere o leggere in ebraico o in arabo, usare solo le consonanti e leggere da destra a sinistra o vice versa è anch’esso una tecnologia, usare i caratteri cirillici o altri caratteri di scrittura è ancora tecnologia e via di questo passo. Si tratta di un qualcosa di automatico. Semmai possiamo affermare, come la comunicazione, che ci permette Internet, di poter vivere l’esperienza mentale dell’altro che altrimenti rimarrebbe inaccessibile.
Tramite la comunicazione possiamo in un certo senso vivere più vite, perché parlando sappiamo cosa c’è nella mente dell’altro e oggi con Internet lo possiamo fare con più frequenza, di quanto non avveniva in passato, quando ciò si rendeva possibile solo se si prendeva un libro di un certo autore, antico o moderno che fosse, per capire cosa c’era nella sua mente. Era un processo più lento, una ricerca più articolata e soprattutto ci rendeva più astratti rispetto all’attualità del nostro presente. Oggi possiamo più agevolmente condividere o anche solo confrontare con gli amici, ma anche conoscenti e occasionali contatti i nostri passaggi mentali e di essere consapevoli che questa strada ci permette di fare una maggiore esperienza e di comprendere cosa vuol dire, a livello di processi conoscitivi, essere soggetti liberi e non schiavi.
A questo punto non è escluso che si possa essere, contemporaneamente, computerizzati e analfabeti. (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione in Italia nel culto della democrazia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

rivoluzione-franceseQuante volte in Italia e nel mondo abbiamo concepito l’idea che rivoluzione e democrazia sono in antitesi? Questo ha una sua ragione d’essere se non riusciamo a trovare uno sbocco ai cambiamenti che avvengono nella società civile mentre la politica dei partiti rema in senso contrario. Si avverte, quindi, un forte mutamento e si pensa solo a una rottura radicale come lo è stata la rivoluzione francese, quella russa e ancora il nazismo, il fascismo e il franchismo. Eppure una diversa strada esiste e ce la offre la stessa democrazia: il voto. E’ come quando si dice che la parola ferisce più di una coltellata in pieno petto. Se penso al pateracchio germinato in queste ore dai “politicanti” che hanno dato vita a una legge elettorale che non ci porta da nessuna parte, tanto per confondere le idee, mi rendo conto che vi è una ragione: la paura che l’elettore si appropri di uno strumento formidabile che solo la democrazia è capace di germinare: la rivoluzione democratica espressa dalle urne. E’ uno strumento spesso inquinato da chi teme che la voglia di cambiamento stia maturando fortemente e che vi sia il rischio che si possa fare piazza pulita dei vecchi catorci della politica, dei loro intrallazzi, delle loro amicizie equivoche. Oggi forse più che in passato questa opportunità è a portato di mano purché l’elettore senta forte questa ventata rivoluzionaria che lo investe e non si lasci sedurre dalle solite sirene della disinformazione e dalle sottili seduzioni del pifferaio di turno. Se é questa la volontà popolare non lasciamoci tentare nel disperdere il nostro voto e puntiamo solo su una sigla, forse poco nota, forse non del tutto convincente ma è capace di proporre gente nuova e soprattutto diversa dai vecchi schemi e logiche del passato. E’ la rivoluzione che ci resta se vogliamo un reale cambiamento senza forti traumi esistenziali o l’annichilimento della nostra dignità di cittadini. (Riccardo Alfonso)

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Marxismo e rivoluzioni borghesi

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

carlo marxDal XVIII secolo al XX la storia si è caricata di eventi che hanno mostrato le diversità culturali e civili di popoli che si sentivano più proiettati a un’idea di libertà che non avrebbe tollerato i vari legacci che l’avevano imprigionata ideologicamente entro logiche ora capitalistiche, ora religiose, ora anarchicheggianti. Credo che Carlo Marx abbia voluto con la sua monumentale opera “Il Capitale” riequilibrare le sorti di quel proletariato schiacciato tra l’idea nobile e borghese della rivoluzione francese e gli antichi e mai domi privilegi della nuova e arrogante borghesia industriale. Da allora a oggi molti si sono ispirati alle sue idee o le hanno estrapolate per gettare le basi di una rivoluzione come quella di ottobre in Russia che fondava il suo pensiero guida nel riscattare a pieno titolo i servi della gleba delle campagne e il proletariato delle fabbriche. Oggi sappiamo, dopo settanta anni di ubriacatura ideologica, che non avrebbe funzionato. Continua a restarci l’amaro in bocca. D’altra parte la ricerca di una società perfetta, dove l’essere umano è identificato come il centro di tutti valori esprimibili e capaci d’irradiarsi per ogni dove per portare il suo messaggio di uguaglianza, di solidarietà e di civiltà, è miseramente fallita. E’ stato un fallimento ancora più sofferto poiché ci siamo serviti delle belle parole per farne un uso ipocrita e dissoluto.
Vale un esempio su tutti. Penso al colonialismo, allo sfruttamento da negrieri di terre e di uomini fuori dai propri confini nazionali mentre in patria si predicava la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. E il vizietto non l’abbiamo perso quando abbiamo rinunciato alle colonie. Le abbiamo furbescamente, affidate a governanti fantoccio, corrotti e avidi e preda di mercanti senza scrupoli. Ora dopo questi reiterati saggi di malgoverno, di ingiustizie, di cinismo, di genocidi, saremo in grado nel XXI secolo di dare un segno capace d’imprimere una svolta decisiva per la costruzione di una società egualitaria? Oggi, purtroppo, non scorgendo nemmeno in lontananza segnali di fumo, dobbiamo rifarci all’idea di trasferire ai posteri il pesante fardello per buona pace delle nostre coscienze. (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione chi la fa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

paperoneL’idea rivoluzionaria nel vecchio continente ha avuto più volte il suo battesimo del fuoco a partire da quella francese e, per dirne un’altra, parimenti grande, la russa scatenata da Lenin. Ma si fa anche osservare che non è stata infiammata dai servi della gleba ma dalla borghesia, ovvero da quelli che avrebbero potuto, economicamente parlando, farne a meno. Il popolo, alla fine è stato trascinato nel vortice ma non ne è stato il promotore se non nei mugugni e nelle sofferenze. E sin qui il malessere che si trasforma in rivolta di popolo. Oggi è più difficile che questi moti si ripetano in occidente perché nel frattempo sono stati creati degli antidoti per lo più di ordine mediatico imbrigliando scientificamente i malumori delle masse e convincendoli che si tratta di una cura dolorosa ma necessaria per evitare il peggio.
Questo potrebbe spiegare il motivo per il quale il primo atto della manovra del governo Monti anni fa è stato di diminuire le pensioni e le retribuzioni e di favorire l’aumento del costo della vita, ma si è guardato bene di tassare la patrimoniale e d’intaccare le ricchezze private. Tanto è vero che è di oggi la notizia diramata dagli organi ufficiali dello Stato, ma è una circostanza che si perpetua da anni, che i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sono i più tartassati mentre la reazione dei diretti interessati è stata blanda come per dire: è il male minore, dobbiamo farcene una ragione.  Intanto la pressione fiscale ha raggiunto la soglia del 50% dei redditi da lavoro se mettiamo nel conto le imposte dirette con l’Irpef nazionale e le sue addizionali locali ed indirette e occulte. Gli altri, quelle che le imposte le pagano di meno, molto di meno, perché godono di “sconti fiscali autodeterminati”, posseggono barche, ville e Suv. Persino l’enorme spesa sanitaria ad esempio, tanto criticata dai benestanti, viene pagata nei fatti dai più deboli, compresi gli sprechi e le ruberie che l’hanno attraversata. Costoro, i soliti ricchi per intenderci, si sarebbero seriamente arrabbiati se il nostro presidente del consiglio avesse osato intaccare i loro privilegi. Ci saremmo trovati nel bel mezzo di una rivoluzione cruenta e in prima fila, c’è da giurarci, avremmo trovato i pensionati e i lavoratori dipendenti, i disoccupati e i precari, per usarli come carne da macello. Dovremmo, quindi, considerarci fortunati a non avere soldi, a dover fare i salti mortali per vivacchiare e a congratularci per la lungimiranza del nostro presidente del Consiglio pro tempore. Ma questo non è un vivere ma è un sopravvivere e senza voler parlare di rivoluzione, che come la giriamo è sempre una brutta cosa ed è un rimedio peggiore del male, potremmo fare, semmai, la nostra “rivoluzione democratica” mandando, con il voto, in pensione questa novella triplice alleanza dei benestanti fatta dal Pd, Forza Italia et similia e votare gli altri partiti. Forse saranno anch’essi indegni ma per lo meno avremmo il piacere di lasciare a casa i già noti “Paperoni e inciuciari” della politica. Pensateci gente, pensateci. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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Roma e la rivoluzione a 5 Stelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

campidoglioRoma. “Ancora una volta, tanto per cambiare, i giornali riportano dichiarazioni dei consiglieri ‘grillini’ di Roma Capitale. Stranamente risulta che dichiariamo quasi ogni giorno, in maniera anonima, qualche cosa in qualche corridoio. Delle nostre dichiarazioni ufficiali se ne parla poco o male. Le ‘voci di corridoio’ fasulle vengono invece pubblicate tutte. Quasi ogni giorno devo, dunque, mettermi a scrivere per raccontare ai cittadini la verità. NON abbiamo attaccato il vicesindaco Luca Bergamo che gode, invece, non solo della piena fiducia della sindaca ma anche della nostra. NON abbiamo fatto nulla di quello che è riportato oggi su un quotidiano. NON ci sono documenti che smentiscono il vicesindaco né noi li abbiamo richiesti per dargli del bugiardo. C’è invece un caso di omonimia nei curricula che probabilmente ha fatto prendere una bella svista a qualcuno. Andiamo avanti compatti per portare a Roma il cambiamento della rivoluzione a 5 Stelle. Le bugie lasciatele al Pd”. Lo dichiara in una nota Paolo Ferrara, capogruppo M5S del Campidoglio.

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169° anniversario della Rivoluzione ungherese del 1848

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 marzo 2017

ungheriaRoma il 15 marzo 2017 l’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri, via Giulia 1) ha previsto una serie di iniziative in occasione del 169° anniversario della Rivoluzione ungherese del 1848.
Il primo evento in programma, sarà la deposizione di una corona d’alloro al busto di István Türr, eroe ungherese del Risorgimento italiano, uno dei partecipanti alla spedizione dei Mille di Garibaldi. La cerimonia prevista per le ore 17.00 di mercoledì 15 marzo lungo la Passeggiata del Gianicolo, si svolgerà in collaborazione con l’Ambasciata d’Ungheria presso il Quirinale e l’Ambasciata di Ungheria presso la Santa Sede. Indirizzi di saluto a cura di S.E. l’Ambasciatore di Ungheria, Péter Paczolay.
Alle ore 20.30 si proseguirà presso la Sala Liszt dell’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri–Via Giulia, 1) con il concerto del Trio Energico.
Interpreti: Csenge Ilosfai (violino), Eszter Mády-Szabó (violoncello), Mónika Ruth Vida (pianoforte).
Il gruppo si è formato nel 2015 presso l’ambiente dell’Accademia di Musica Ferenc Liszt di Budapest. I membri del trio sono legati oltre che dall’amicizia anche dall’amore per la musica da camera. Il Trio Energico sin dalla sua formazione ha vinto diversi premi, si è esibito in vari contesti tra cui: il Palazzo delle Arti di Budapest, l’Accademia di Musica Ferenc Liszt, la Sala Marmo della Radio Ungherese di Stato/Radio Bartók, l’Expo di Milano, tournée a Venezia e a Padova. Nel 2016 si è esbito su invito negli Stati Uniti insieme al Shanghai Quartet.

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Rivoluzione digitale: tecnologia senza conducente

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

auto futuroLa famosa serie TV degli anni ’80 “Supercar” prefigurava l’auto del futuro con KITT, modello nero corvino a guida completamene autonoma con un incredibile set di dotazioni fra cui un turbo boost, uno scanner medico, una macchina della verità e persino uno spiccato senso dell’umorismo.Trent’anni dopo, i veicoli senzienti popolano ancora il mondo della fantascienza, mentre quelli a guida autonoma sono quasi realtà. Nel film “Io, Robot” Will Smith schiaccia un pisolino mentre la sua Audi RSQ color argento sfreccia indisturbata sull’autostrada; poi si mette alla guida impugnando un volante che sbuca dal cruscotto: uno scenario che potrebbe avverarsi tra non molti anni. Per gli autobus senza conducente e gli autocarri a lunga percorrenza autonomi ci vorrà solo qualche tempo in più.La società di consulenza McKinsey prevede che un buon 15% dei veicoli passeggeri venduti nel 2030 in tutto il mondo sarà a guida completamente autonoma e che i ricavi dell’automotive potrebbero quasi raddoppiare a 6.700 miliardi di dollari grazie alla mobilità condivisa (car-sharing, e-hailing) e ai servizi di connessione dati (incluse app e aggiornamenti di software per auto).

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La rivoluzione della eHealth per la salute del futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2016

dublinoDublino. La rivoluzione digitale sta cambiando radicalmente il mondo della salute. La disponibilità di nuove soluzioni informatiche, trasmissione di dati digitali, applicazioni per smartphone ha un forte impatto sulla vita di medici e pazienti, modificando le loro abitudini sociali e di comunicazione. Una rivoluzione digitale che è stata al centro del congresso dal titolo “eHealth in revolution”, che si è appena concluso a Dublino, Irlanda. Tre giornate di relazioni e dibattiti organizzati da Heartbeat Trust, un servizio di ricerca e clinica per la prevenzione e il trattamento dello scompenso cardiaco che opera in Irlanda, con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini.
«Il settore dell’informatizzazione e della comunicazione tecnologica ha la capacità di rivoluzionare l’assistenza sanitaria a livello mondiale» spiega Ken McDonald, fondatore dell’Heartbeat Trust, cardiologo al St. Vincent’s University Hospital di Dublino e presidente del congresso. «Una larga percentuale di pazienti oggi può essere trattata a domicilio avendo accesso a un’assistenza medica specialistica grazie a sistemi di telecomunicazione. Il congresso è stato un’occasione di confronto e condivisione riguardo ai miglioramenti innovativi e rivoluzionari nella eHealth. Per raggiungere questi obiettivi è necessario il coinvolgimento di diverse figure professionali: medici, amministratori della sanità, informatici, governo e industria».
Una recente indagine europea ha mostrato come sei cittadini europei su dieci utilizzino Internet per ottenere informazioni riguardanti la salute, e allo stesso tempo governi, istituzioni, associazioni mediche e fornitori di salute si stanno impegnando per trovare nuovi strumenti utili nella gestione della salute dei cittadini.
«Gli esempi di applicazione del consulto virtuale sono diversi» prosegue McDonald. «Heartbeat Trust ha avviato da un anno e mezzo un servizio di consulto a distanza tra medici e pazienti. Il servizio ha determinato una riduzione dell’80 per cento dei ricoveri ospedalieri, ma è anche diminuita la necessità di spostamenti per visite in ambulatorio per i pazienti e i loro familiari».
Naturalmente Ia eHealth non ha applicazioni soltanto nella cardiologia, ma per molte patologie croniche che richiedono un controllo continuo. «Da questo punto di vista le malattie respiratorie rappresentano un esempio ideale di come la eHealth cambierà il modo di fare medicina» commenta Seamas Donnelly, del Trinity College di Dublino. «Potremo infatti controllare tempestivamente gli episodi di peggioramento e soprattutto verificare se i pazienti hanno capito come usare gli inalatori utilizzati per fare in modo che il farmaco raggiunga i polmoni e soprattutto se stanno seguendo la terapia. Nelle malattie respiratorie, come in molte patologie croniche, i pazienti tendono nel tempo ad abbandonare le terapie, oppure a dimenticarsi di assumerle. Avere a disposizione uno strumento che aiuti a distanza a controllare il paziente può essere d’aiuto per migliorare la sua condizione di salute».
L’informatica e la trasmissione di dati possono essere utili anche per la diagnosi e il monitoraggio dei pazienti come sottolineato da Alan Maisel, dell’University of California di San Diego, Stati Uniti. «Lo stato di salute di un paziente può essere monitorato sulla base di parametri molecolari e dinamici, nonché biomarcatori efficaci per la diagnosi precoce, la prognosi, il trattamento personalizzato e la progressione della malattia. Per esempio, i peptidi natriuretici atriali, ormoni prodotti principalmente dal miocardio ventricolare del cuore, in futuro potranno essere utilizzati per la prevenzione dello scompenso cardiaco con uno screening dei pazienti a rischio. E ancora, i livelli di troponina, un complesso proteico presente specialmente nel tessuto muscolare, potranno segnalare lo sviluppo e la progressione di un infarto. Tutti dati che monitorati a distanza, inviati ai laboratori, gestiti in banche dati informatiche potranno aiutare i medici a prevenire e controllare diverse patologie».

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Rivoluzione furti d’auto

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 maggio 2016

furto autoRoma 13 maggio, ore 10, (Scuola Superiore di Polizia – via Pier della Francesca, 3) la Tavola Rotonda “Rivoluzione furti d’auto. Così cambiano le tecniche dei ladri: analisi del fenomeno”, promossa dalla Polizia di Stato e da LoJack Italia, società specializzata nel recupero di beni rubati che da 10 anni collabora attivamente con le Forze dell’Ordine. All’evento interverranno Giuseppina Minucci – Servizio Polizia Stradale, Umberto Guidoni – Segretario Fondazione ANIA, Massimo Nordio – Presidente UNRAE, Massimo Ghenzer – Presidente LoJack Italia e Roberto Sgalla – Direttore Centrale della Specialità della Polizia di Stato.
Sarà l’occasione per fare il punto sulla piaga dei furti d’auto nel nostro Paese, sui trend in atto, su come si stanno affinando le tecniche dei ladri, anche attraverso il supporto delle nuove tecnologie, e sui sistemi più efficaci di recupero dei veicoli rubati.

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Da tradizionale a digitale, è in atto una nuova rivoluzione nel business

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2015

montecarloCome può un’azienda tradizionale diventare digitale? Come possiamo agire rapidamente per creare un ambiente di lavoro di successo che favorisca una crescita sostenibile? Il panorama tradizionale degli affari si sta trasformando a causa della convergenza dei settori, del competitivo mercato globale e della rapida affermazione del mondo connesso. Per definire le future strategie di crescita nel mezzo di queste sfide regionali e globali, Frost & Sullivan riunisce una rete globale di leader dei diversi settori in occasione del suo evento annuale per la crescita, l’innovazione e la leadership (GIL). GIL 2015 torna per la sua seconda edizione sulla costa di Montecarlo il 22 ottobre p.v. All’evento, che si terrà al Monte Carlo Bay Hotel & Resort, saranno presenti esperti di Frost & Sullivan e dei diversi settori industriali. “I temi portanti della conferenza saranno connettività e convergenza. Queste due idee avranno un ruolo fondamentale per lo sviluppo del panorama degli affari di domani, – spiega Jan E Kristiansen, Senior Partner e Global Head of Growth Consulting. – Ci aspettiamo la partecipazione di più di 200 imprenditori di primo piano alla conferenza; il focus dell’evento sarà stimolare le menti creative per esplorare e valutare diverse strategie vincenti.” Quest’anno, per la prima volta in assoluto, verrà presentata una nuova analisi di Frost & Sullivan sulle opportunità nell’ambito dei servizi finanziari. Gary Jeffery, Partner e UK Head of Operations, svelerà le ultime macro tendenze di un settore che rappresenta un elemento chiave dell’economia di Monaco. Il congresso offrirà delle presentazioni molto stimolanti. Tra queste, il Ministro delle Finanze e dell’Economia del Principato di Monaco, Jean Castellini, spiegherà in che modo Monaco sta sfruttando il digitale per trasformarsi. Martin Péronnet, Managing Director di Monaco Telecom, l’operatore telefonico del Principato, condividerà i suoi pensieri su come trasformare un operatore di telefonia tradizionale in uno digitale rivoluzionando il modello di business e la cultura aziendale. Un’altra sessione illuminante sulle tendenze globali di connettività e convergenza che influenzeranno le imprese e le nostre vite future sarà moderata da Sarwant Singh, Senior Partner e Head del Visionary Innovation Group di Frost & Sullivan.
Tra gli altri punti salienti di GIL 2015: Monaco c’è anche la sessione interattiva TechVisions 2020, guidata da Ankit Shukla, Practice Director del gruppo Technical Insights di Frost & Sullivan. La sessione presenterà le 50 tecnologie più dirompenti del futuro. La conferenza si concluderà con l’assegnazione dei premi Best Practice Awards di Frost & Sullivan ad alcuni degli operatori del mercato regionale e globale che si sono distinti per leadership, innovazione tecnologica, servizio clienti e risultati ottenuti nello sviluppo strategico dei prodotti.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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La rivoluzione chi la fa?

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Lenin

Lenin (Photo credit: Wikipedia)

L’idea rivoluzionaria nel vecchio continente ha avuto più volte il suo battesimo del fuoco a partire da quella francese e, per dirne un’altra, parimenti grande, la russa scatenata da Lenin. Ma si fa anche osservare che non è stata infiammata dai servi della gleba ma dalla borghesia, ovvero da quelli che avrebbero potuto, economicamente parlando, farne a meno. Il popolo, alla fine è stato trascinato nel vortice ma non ne è stato il promotore se non nei mugugni e nelle sofferenze.
Questo potrebbe spiegare il motivo per il quale il primo atto della manovra del governo Monti è stato quello di diminuire le pensioni e le retribuzioni e di favorire l’aumento del costo della vita, ma si è guardato bene di tassare la patrimoniale e d’intaccare le ricchezze private. Tanto è vero che è di oggi la notizia diramati dagli organi ufficiali dello Stato, ma è una circostanza che si perpetua da anni, che i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sono i più tartassati. La loro pressione fiscale ha raggiunto la soglia del 50% se vi calcoliamo imposte dirette ed indirette e il mare magnum dell’Irpef nazionale e le sue addizionali locali. Gli altri, quelle che le imposte le pagano di meno, molto di meno, perché godono di “sconti fiscali autodeterminati”, posseggono barche, ville e Suv. Persino l’enorme spesa sanitaria ad esempio, tanto criticata dai benestanti, viene pagata nei fatti dai più deboli, compresi gli sprechi e le ruberie che l’hanno attraversata. Costoro, i soliti ricchi per intenderci, si sarebbero seriamente arrabbiati se il nostro presidente del consiglio avesse osato intaccare i loro privilegi. Ci saremmo trovati nel bel mezzo di una rivoluzione cruenta e in prima fila, c’è da giurarci, avremmo trovato i pensionati e i lavoratori dipendenti, i disoccupati e i precari, per usarli come carne da macello. Dovremmo, quindi, considerarci fortunati a non avere soldi, a dover fare i salti mortali per vivacchiare e a congratularci per la lungimiranza del nostro presidente del Consiglio. Ma questo non è un vivere ma è un sopravvivere e senza voler parlare di rivoluzione, che come la giriamo è sempre una brutta cosa ed è un rimedio peggiore del male, potremmo fare la nostra “rivoluzione democratica” mandando, con il voto, in pensione questa novella triplice alleanza dei benestanti fatta dal Pd, Pdl e Fli e votare gli altri partiti. Forse saranno anch’essi indegni ma per lo meno avremmo il piacere di lasciare a casa i prosperi della politica. Pensateci gente, pensateci. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La rivoluzione promessa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2011

Bologna 16 maggio 2011 alle ore 17.30 presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro, 22) verrà presentato il volume di Gianfranco Pasquino La rivoluzione promessa Lettura della Costituzione italiana (Bruno Mondadori editore) Saluto Fabio Roversi-Monaco Ne parleranno con l’autore Paolo Pombeni, Susi Pelotti La Costituzione è ormai un tema costantemente all’ordine del giorno nel dibattito politico. Proprio nel momento storico in cui viene invocata come estremo baluardo a difesa dei valori e dei principi su cui si è fondata la Repubblica, si avvertono sempre più forti pressioni per modificarla e innovarla.
L’attualità politica, dietro gli scandali e le provocazioni, è carica di problematiche che lasciano i cittadini disorientati e confusi. La Costituzione sembra essere il miglior punto da cui partire per comprendere il presente e La rivoluzione promessa. Lettura della Costituzione italiana, attraverso trentaquattro brevi schede, guida il lettore attraverso i temi più caldi della politica italiana. È vero federalismo quello che viene proposto oggi? Ma l’Assemblea Costituente prevedeva un’evoluzione federalista? E poi, perché la legge elettorale non è sancita dalla Costituzione? Ed è un bene o un male questa lacuna? E ancora conflitto di interessi, pluralismo, privacy, referendum, separazione dei poteri… Tanti interrogativi che ce ne lasciano uno più generale: conosciamo davvero la nostra Costituzione? E la sappiamo interpretare? Questo libro offre gli strumenti più efficaci per farlo. Alla lettura commentata del testo costituzionale, infatti, Gianfranco Pasquino giunge al termine di un’introduzione che gli permette di inquadrare storicamente la nascita della Costituzione, anche attraverso il confronto con i modelli stranieri, e che gli consente di discuterne la funzione presente e futura, in rapporto alle istituzioni europee e alle esigenze della globalizzazione.
Gianfranco Pasquino insegna Scienza politica all’Università di Bologna e alla Johns Hopkins University. Tra gli anni Ottanta e Novanta è stato Senatore della Repubblica e componente della Commissione affari costituzionali. Già editorialista di “l’Unità” e di “Il Sole 24 Ore”, oggi scrive per “il Fatto Quotidiano”. Con Norberto Bobbio e Nicola Matteucci, ha diretto il Dizionario di politica (UTET, 3a ed. 2004).

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Antonietta: Storia di passione e rivoluzione

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2011

Napoli 9 maggio (ore 20.30) è in programma al teatro S. Carlo: Antonietta: Storia di passione e rivoluzione, appassionante mise en scène dello storico processo del Tribunale borbonico contro Antonietta De Pace, eroina napoletana del Risorgimento. Dopo Il Segreto di Susanna, Francesco Saponaro firma la sua seconda regia per il Teatro di San Carlo. Firma il testo lo scrittore Maurizio De Giovanni. In scena due straordinarie interpreti: Anna Bonaiuto, nel ruolo della rivoluzionaria, e Betti Pedrazzi nei panni della narratrice. Al loro fianco, il pubblico ministero del Tribunale dei minori di Napoli Patrizia Imperato. Sul palco, il Coro delle Voci Bianche del Teatro di San Carlo, diretto da Stefania Rinaldi, e Luca Signorini, primo violoncello dell’Orchestra stabile.
Per la messa in scena proposta dal San Carlo, il regista Francesco Saponaro ha ideato un allestimento essenziale diviso in due momenti. Sul palco si muovono tre figure: all’inizio, la narratrice Betti Pedrazzi racconta il contesto ed il personaggio, e in seguito si entra nel vivo del duro confronto tra Antonietta (Anna Bonaiuto) e il giudice (Patrizia Imperato).
Il Coro delle Voci Bianche, diretto da Stefania Rinaldi, interpreta Ave verum di Wolfgang Amadeus Mozart, e Inno alla gioiadi Ludwig van Beethoven, mentre Luca Signorini farà da contrappunto ai momenti salienti del processo suonando l’intermezzo da Cavalleria Rusticana di Mascagni, l’intermezzo da Manon Lescaut di Puccini e brani per violoncello di Shostakovich.
“Il processo ad Antonietta vide una sentita partecipazione di pubblico e l’attenzione dei giornali dell’epoca”, spiega lo scrittore Maurizio De Giovanni. “In tale vicenda si scontrano il vecchio sistema borbonico e la modernità di Antonietta, una donna che sognava un mondo nuovo e che ha speso tutta la sua vita per la causa repubblicana e per la difesa dei più deboli. Tale personaggio rappresenta il trionfo della determinazione e l’esaltazione di quei valori che oggi sembrano perduti: la passione civile e la forza delle ideologie”.
Antonietta: Storia di passione e rivoluzione si inserisce nel ciclo di eventi speciali del San Carlo “Viva Verdi, Viva l’Italia” per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e la prima storica rappresentazione a Napoli di Les Vêpres Siciliennes (domenica 15 maggio, ore 19.00) sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Costo del biglietto: da 15 a 20 euro (posto unico)

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729° anniversario della rivoluzione del vespro

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Palermo. 31 marzo alle ore 13, alla chiesa del Santo Spirito, all’interno del Cimitero di Sant’Orsola, – su iniziativa dell’FNS, sarà celebrata la messa in Suffragio dei Caduti della Rivoluzione. Alla cerimonia interverranno anche delegazioni provenienti da tutta la Sicilia. Così come è avvenuto negli anni scorsi, gli emigrati siciliani – o, per meglio dire, i siciliani della DIASPORA –  organizzeranno, nelle rispettive realtà, iniziative culturali e/o religiose, per ricordare la grande Rivoluzione Nazionale Siciliana e la successiva lunghissima Guerra di Liberazione della Sicilia.E’ previsto anche l’intervento del Prof. Corrado Mirto, che è il maggiore storico vivente della Rivoluzione e della Guerra del Vespro, e che è il Presidente del Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente”. Per buona memoria si ricorda che il 31 marzo del 1282, a Palermo, esplose la grande rivoluzione per l’indipendenza della nazione siciliana, e non un moto razzista anti-francese.  La Sicilia, infatti, era stata, con la violenza, “annessa” al regno di Carlo d’Angiò, Sovrano “italiano”, peraltro appoggiato dalla maggior parte degli “STATI” pre-unitari italiani dell’epoca.  Ad iniziare dallo Stato Pontificio. Chiariamo pure che, in quell’epoca in particolare (1282-1372), in Sicilia si parlavano diverse lingue, alcune delle quali del ceppo Gallo-Celtico, senza discriminazioni razzistiche o, peggio, linguistiche.  Il provenzale era una lingua molto usata e non a caso la parola d’ordine del vespro pare che avesse radici provenzali. Precisiamo questi particolari per evidenziare la inconsistenza e la “cattiveria” dell’aneddoto secondo il quale i ribelli siciliani avrebbero ucciso molti francesi (e dagliela!), individuabili per le difficoltà con le quali questi ultimi avrebbero pronunciato la parola siciliana: “Ciceri”. Ricordare, quindi, il Vespro come rivoluzione Anti-Francese è riduttivo e “depistante”. In quanto riflette gli interessi politici del periodo risorgimentale italiano, fra l’altro miranti ad omologare la storia della Sicilia con quella delle regioni settentrionali d’Italia. A qualsiasi costo. Anche a costo della Verità.  La guerra sarebbe durata complessivamente novant’anni.  Nel corso dei quali il Popolo Siciliano avrebbe compiuto prodigi di valore. Su quell’Evento storico, “sopravvissuto” alle manovre depistanti della Cultura Ufficiale (che lo ha collocato fra le pagine BUie della storia manipolata o addirittura negata), sopravvivono, fortunatamente, inoppugnabili testimonianze documentali e storiografiche, anche a livello internazionale. E la Rivoluzione stessa e la successiva guerra, che si sarebbe protratta per novant’anni, rimangono un “Unicum”, che è stato ed è motivo di orgoglio e di riflessione per il Popolo Siciliano, il quale – sfuggendo alla vuota retorica ed alle interpretazioni dei secoli diciannovesimo e ventesimo – vuole oggi recuperare la memoria storica e la verità. Belle o brutte che siano. (Giuseppe Scianò)

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