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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

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Rivoluzione negli acquisti, il punto vendita diventa digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2022

Rivoluzione acquisti. Lo dimostrano i dati della ricerca The Global Payments Report di Worldpay from FIS che rilevano come il mondo dei pagamenti sia continuamente ridefinito, rivisitato e ripensato. La ricerca identifica le tendenze nell’utilizzo dei metodi di pagamento fino al 2025 mostrando come le tradizionali linee di confine tra banche, sistemi di pagamento e mondo del commercio si sono praticamente dissolte.Questo cambiamento è visibile soprattutto nel punto vendita dove, seppure l’utilizzo del contante sia ancora molto utilizzato, le nuove tecnologie e l’avvento di strumenti di pagamento elettronici stanno modificando radicalmente le abitudini di acquisto.Il declino dell’uso del contante – accelerato notevolmente dalla chiusura di negozi fisici nel 2020 a causa del COVID – è continuato nel 2021 nonostante la diffusa riapertura degli esercizi commerciali. Nel 2021, il contante ha rappresentato il 25,6% degli acquisti, risultando inferiore sia al 27,4% del 2020 che al 40,2% del 2019. Esistono ampie disparità tra i mercati, da un minimo del 4% in Norvegia a un massimo del 47,1% in Spagna; la Spagna è infatti l’unico mercato europeo in cui si prevede che il contante sarà il principale metodo di pagamento tramite POS fino al 2025. Diversi mercati europei dovrebbero diventare quasi completamente cashless (senza contanti) entro il 2025; tra questi Danimarca (3,8%), Norvegia (2,6%) e Svezia (4%).Per quanto riguarda la sfera dei pagamenti tramite POS, il mercato europeo ha risposto alla recessione causata dalla pandemia con una forte ripresa già nel 2021, recuperando più di quanto perso nel 2020. La crescita regionale dei POS per il 2021 è stimata al 14% su base annua, con le maggiori espansioni prospettate in Norvegia (25% su base annua), Belgio (21%) e Spagna (20%). Le maggiori economie della regione hanno tutte registrato una crescita percentuale a due cifre nel 2021: tra queste Regno Unito (15%), Germania (11%) e Francia (14%).Per gli acquisti tramite POS continuano a dominare le carte di debito che superano quelle di credito in rapporto due a uno. Le carte di debito rimangono il metodo di pagamento preferito in tutta Europa, come si evince dal fatto che ammontano al 39,7% del valore delle transazioni tramite POS nel 2021. Le carte di debito sono il principale metodo di pagamento tramite POS in 10 dei 15 mercati presenti in questo report, con le quote più alte del 2021 in Norvegia (64,4%), Finlandia (62,7%), Paesi Bassi (60,8%) e Danimarca (59,2%).Anche se la percentuale totale di carte di debito a livello regionale dovrebbe diminuire leggermente al 37,7% entro il 2025, si prevede che il sistema di debito diventi il principale metodo di pagamento POS in Germania nel 2022 e in Polonia entro il 2023. Le carte di credito hanno rappresentato il 19,3% del valore delle transazioni POS regionali nel 2021 e si prevede una loro crescita modesta al 22,5% nel 2025. Il calo dell’uso dei contanti sarà compensato dall’uso di mobile wallet e BNPL (Buy Now Pay Later), per i quali si prevede la più grande crescita percentuale tra i metodi di pagamento in Europa entro il 2025. I mobile wallet hanno rappresentato il 7,7% della spesa POS regionale nel 2021, una quota che si prevede raddoppierà quasi fino al 14,7% entro il 2025.I consumatori svedesi hanno adottato tali strumenti al tasso più alto finora, con il 12,9% del valore delle transazioni nel 2021. I BNPL hanno guadagnato l’1,9% di quota in tutta Europa nel 2021 e si proiettano al 2,8% entro il 2025, con quote che dovrebbero superare il 5% entro il 2025 in Danimarca, Germania, Svezia e Regno Unito.Worldpay from FIS fa parte di questo mondo interconnesso e con i propri strumenti è in grado di creare nuove opportunità per modellare il futuro del commercio e dei servizi finanziari. Così come sono cambiati i metodi di pagamento, è mutato anche il modo di pensare ad essi, questo è quanto emerge dal The Global Payments Report che è possibile scaricare a questo link: https://worldpay.globalpaymentsreport.com/it

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Pitirim A. Sorokin: La rivoluzione sessuale americana

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

La rivoluzione sessuale americana analizza in profondità e nella prospettiva della “lunga durata” la società americana degli anni 50’- 60’ del secolo scorso. la società cioè in cui, in modo silenzioso e pressoché inosservato, dice Sorokin, è avvenuta una rivoluzione dagli effetti enormi: “Senza rumorose e pubbliche esplosioni, le sue scene tumultuose sono confinate nella dimensione privata delle camere da letto e coinvolgono soltanto singoli individui. Non segnata da eventi drammatici su larga scala, non è accompagnata da una guerra civile, da lotta di classe e spargimento di sangue. Non possiede un esercito rivoluzionario per attaccare i suoi nemici. Essa non tenta di rovesciare governi. Non ha grandi leader; nessun eroe la pianifica, nessun ‘politburo’ la guida. Senza un piano né una organizzazione, essa è condotta da milioni di individui, ciascuno agendo per conto suo. Non è stata annunciata in quanto rivoluzione, sulle prime pagine della stampa, o per radio o televisione. Il suo nome è rivoluzione sessuale”. Egli dice: L’“iper-erotizzazione della società” costituisce l’epifenomeno di una autonomizzazione della sessualità che alla lunga la svuota di un contenuto e di un senso umano autentici e profondi. Ne è derivato quel “nuovo disordine amoroso” che “disfa uno stato, instaura una crisi, propaga uno smarrimento” (A. Finkielkraut), rispetto al quale oggi sempre più si levano analisi critiche preoccupate e incisive. La “genitalità ossessiva” prodotta da questa rivoluzione ha trasferito, per dirla ancora con Finkielkraut, “il divino in noi dall’anima al ventre”. In pagine geniali e di grande effetto (ad esempio quelle sulla nascita dei cocktail-party), Sorokin analizza le conseguenze sociali di un piacere sessuale completamente privato di ogni regola, mostrando come dall’estrema libertà nasce la tirannia più grave e più feroce. Per Sorokin è necessario recuperare l’idea di un “sano ordine sessuale” fondato sulla “normalità costitutiva di tutti gli esseri viventi”.Pitirim A. Sorokin La rivoluzione sessuale americana A cura di Leonardo Allodi P.A. Sorokin è uno dei massimi esponenti della sociologia culturale del XX secolo. La pubblicazione de La rivoluzione sessuale americana, in prima traduzione italiana, s’inserisce nel quadro di una autentica riscoperta, internazionale e nazionale della sua vasta opera. La vastità e la concretezza della sua analisi storico-sociologica, e, in pari tempo, la portata critica, filosofico-antropologica della sua riflessione fondata sul concetto di “amore creativo altruistico” sono alla base di questo nuovo interesse. Accade oggi, di nuovo, quello che avvenne nel 1968, l’anno della sua morte, quando i giovani sociologi, al Congresso della American Sociological Association, esponevano sul bavero della giacca una spilla con la scritta: “Sorokinlives”, contro l’establishment accademico di allora. Collana Come de Dio fosse Cantagalli 2021 pp. 264 Euro 18,00

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POVERI NOI! Nuovi passi nella “rivoluzione della carità”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2021

Roma lunedì 22 novembre 2021 – ore 18.30 “Il Salotto delle Donne” – Via di Panico, 12 (di fronte al Ponte di Castel Sant’Angelo)Incontro con don Pietro Sigurani, in dialogo con Romano Cappelletto ed Elisa Storace, autori del libro “Poveri noi! Don Pietro Sigurani: la rivoluzione della carità”.Tornano a dialogare gli autori e il protagonista del volume “Poveri noi!”, a due anni dall’uscita del volume che racconta la vita e l’impegno di don Pietro Sigurani, classe 1936, in favore degli ultimi. Un impegno che in 61 anni di sacerdozio ha prodotto molti frutti, non solo a Roma e in Italia, e che oggi si concretizza in due nuovi progetti, già operativi: il nuovo “Ristorante dei Poveri”, che dalla Basilica di Sant’Eustachio si è spostato di pochi metri, nei locali del Ristorante “l’Eau Vive”, e “Il Salotto delle Donne”, un luogo di accoglienza per donne bisognose, dove poter fare colazione, farsi una doccia, leggere un giornale: in altre parole, ritrovare nei piccoli gesti quotidiani e ordinari la normalità e la dignità perdute o rubate.Ad arricchire la conversazione, gli intermezzi musicali di Ludovica Centracchio, giovane e talentuosa violoncellista, che tradurrà in note le parole-chiave di questo incontro.L’evento è promosso dall’Associazione “Non ho né argento né oro”.

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Traent a Internet Festival, la rivoluzione è in corso

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Nel terzo ciclo di appuntamenti organizzato dalla start up Traent all’Internet Festival di Pisa sono stati protagonisti l’arte e il digitale. Due linguaggi in continua evoluzione, sempre più interconnessi tra loro. Una riflessione audace su quello che appare come un profondo cambiamento in corso nel settore.”Il valore dell’arte digitale continua ad aumentare – spiega Serena Tabacchi, Direttrice e Co-fondatrice del MoCDA – La società ha fatto acquisire anche a un file, seppur intangibile, un valore monetario. L’arte digitale farà sempre più parte della nostra vita, in quello che vediamo e percepiamo nelle città. E la decentralizzazione credo che sarà il futuro dei musei: vedere arte digitale diventerà un fatto quotidiano di cui avremo la proprietà e saremo i promotori di questa nuova corrente artistica. Anche in questo incontro che abbiamo tenuto si è parlato di tecnologia, un elemento molto attuale, all’interno di una sede che ha un passato storico come Casino de’ Nobili. Vedremo sempre di più l’unione di fisico e digitale, il “Phygital”. Con l’elemento importante però della certificazione”Sul tema è intervenuto anche Arturo Galansino, Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi: “Firenze è una città che ha già avuto rivoluzioni d’arte nel passato. Non vedo quindi perché non possa accogliere quella rivoluzione artistica che sta avvenendo in questi mesi, legata alla tecnologia, e che si svilupperà maggiormente più avanti. E’ un fenomeno interessante – dice il Direttore – che sta esplodendo davanti agli occhi di tutti, a cui noi operatori del settore artistico guardiamo con interesse. Ci sono già applicazioni importanti nella vita di tutti i giorni. La tecnologia potrà aiutare i musei ad esempio nella documentazione e nella gestione, ma anche a livello artistico presto potremo assistere a qualcosa di molto bello. Non escludo – conclude Galansino all’incontro di Traent – una mostra su questi temi in futuro. L’arte digitale è iniziata più di cinquant’anni fa, come con la videoarte. Ora con le nuove tecnologia è un fenomeno ancora aurorale. Aspettiamo che si storicizzi ancora un po’ e poi torneremo su questi argomenti”.

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Rivoluzione Green a firma 5 Stelle per l’edilizia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2021

“I dati di ENEA, l’Agenzia Nazionale Efficienza Energetica parlano chiaro: grazie agli effetti della manovra voluta dal M5s, il Paese registra 46.19 mila cantieri ed un totale di 7.495.428.322,63 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione”. A spiegarlo è Marco Degli Angeli, consigliere pentastellato di Regione Lombardia che, facendo riferimento ai dati forniti dall’Agenzia, alla data del 30/9/2021, precisa come il Superbonus 110% sia da promuovere a pieni voti: “I numeri, infatti, continuano a crescere assieme ai benefici di efficienza e di maggior sicurezza. Segno che la manovra voluta dal Movimento 5 stelle funziona ed è soprattutto utile all’economia e ai cittadini italiani: nella sola Lombardia si è toccata la cifra di 1.127.015.061,40 miliardi di euro messi a detrazione su oltre 6 mila asseverazioni”. Aggiunge Degli Angeli: stando ai dati forniti da Enea, in Lombardia c’è stato un investimento medio pari a 598.761,63 mila euro per i condomini e di 107.001,02 mila euro per gli edifici unifamiliari. Questa manovra – conclude – non solo ha migliorato e sviluppato l’economia edilizia: ha soprattutto consentito a tanti cittadini di migliorare le abitazioni, rendendole più sicure e meno impattanti da un punto di vista ambientale. Sono ottimista sul futuro di questa iniziativa la quale continuerà infatti a riempire l’Italia di cantieri, proiettando il nostro Paese verso il futuro”.

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Libro: La rivoluzione integrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

Di: Giannozzo Pucci. Editore: Libreria Editrice Fiorentina Collana: Manifesti Pagine: 192 euro 14,00. Una rilettura di mezzo secolo di battaglie ecologiste alla luce della storica Enciclica di papa Francesco per disegnare un nuovo/antico progetto politico. Rivoluzione integrale è rivoluzione culturale, politica, economica, scientifica e tecnica e indica l’immane, entusiasmante lavoro di modifica di ogni aspetto della realtà attuale che dobbiamo affrontare. A differenza delle rivoluzioni degli ultimi due secoli motivate dall’egoismo, la rivoluzione integrale esige a tutti i livelli disegnare e costruire una civiltà comunitaria in simbiosi con la natura animati da uno spirito di gratuità. Il virus del progresso ha infettato tutte le attività umane e sta distruggendo il mondo. Questo libro è un contributo per sviluppare gli anticorpi necessari.

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Data center intelligenti: una rivoluzione verde nel settore immobiliare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

A cura di Zsolt Kohalmi, Global Head of Real Estate and Co-Chief Executive Officer di Pictet Alternative Advisors. Ogni minuto di ogni giorno, 4,6 miliardi di utenti internet in tutto il mondo spendono 1 milione di dollari online, inviano 41,7 milioni di messaggi WhatsApp, fanno 1,4 milioni di telefonate e caricano 500 ore di video. Con l’ampliamento della tecnologia 5G, il volume di dati giornaliero aumenterà ulteriormente.Ciò, a sua volta, determinerà un aumento della richiesta di un tipo di immobile specializzato: il data center.Solo in Europa si prevede una crescita del mercato dei data center di 71 miliardi di dollari nel periodo 2020-2024, con un tasso di crescita annuo composito (CARG) del 15%. Si tratta di un’opportunità di investimento unica per gli investitori immobiliari alla ricerca di una classe di attivi con fondamentali solidi. I data center offrono rendimenti relativamente interessanti, che vanno dal 5 al 7% per le ubicazioni principali e migliori in Europa e, in genere, tendono ad avere contratti di locazione indicizzati all’inflazione di più lunga durata, offrendo una certa protezione dall’inflazione.Ma l’opportunità ha un costo. L’elaborazione e la memorizzazione di un’enorme quantità di dati richiedono molta energia. Secondo il ricercatore svedese Anders Andrae, entro il 2025 i data center potrebbero rappresentare il 20% del consumo energetico mondiale e il 5,5% dell’impronta di carbonio.Fortunatamente, tra le società che possiedono o gestiscono data center, azionisti, consumatori e autorità di regolamentazione, c’è la diffusa consapevolezza che il settore abbia bisogno di ridurre il proprio impatto ambientale attualmente sovradimensionato. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un duplice approccio.Il primo passo consiste nell’ottimizzazione dell’infrastruttura dei dati. La tecnologia ospitata nei data center può essere resa più efficiente, ad esempio installando micro server o utilizzando l’intelligenza artificiale per ottimizzare l’utilizzo di server e di energia. Il secondo passo consiste nel rendere gli edifici più ecologici. È qui che gli investitori immobiliari attivi possono essere coinvolti e, per estensione, capitalizzare a partire da un’opportunità di investimento sostenibile. Come per tutti gli immobili, la posizione è fondamentale. Per i data center non si tratta tanto di collegamenti di trasporto o di affluenza di pubblico, quanto di condizioni climatiche: i climi freddi contribuiscono a ridurre il consumo di energia, gran parte del quale viene solitamente speso per raffreddare le macchine. Non è un caso che l’investimento nei data center nei Paesi nordici sia quasi raddoppiato tra il 2018 e il 2025 (si veda il grafico). Di fondamentale importanza è anche il fatto che la regione sia dotata di reti in fibra ottica ultraveloci, le autostrade del mondo digitale, che utilizzano cavi costituiti da fili di fibra di vetro sui quali i dati vengono trasferiti sotto forma di luce ottica. In secondo luogo, gli edifici. È fondamentale poterli alimentare con energia rinnovabile, ancora meglio se prodotta in loco. Anche l’isolamento termico degli edifici è importante, così come lo stretto monitoraggio del consumo delle utenze per garantire un utilizzo ottimale dell’energia. I data center di nuova costruzione possiedono alcune fra le migliori credenziali ecologiche. Ma l’atto stesso di costruire partendo da zero è tutt’altro che verde: la sola produzione di cemento rappresenta circa l’8% delle emissioni globali di carbonio. In linea di principio, la ristrutturazione e l’ammodernamento rimarranno quasi sempre le opzioni migliori per l’ambiente. Il percorso di ristrutturazione offre inoltre il miglior potenziale di rendimento immobiliare grazie alla creazione di valore aggiunto. La recente acquisizione di Pictet ad Akalla, alla periferia di Stoccolma, ne è un esempio.Tuttavia, per il momento, a causa della rapidità della crescita e della mancanza di locali adeguati, gli investitori immobiliari hanno l’opportunità di generare un ulteriore rendimento riqualificando gli edifici esistenti. La sfida è trovare locali con una metratura sufficientemente ampia (come i grandi centri logistici) in una posizione strategica dove coesistano fibra ottica spenta ed elettricità, e adottare un approccio creativo e innovativo per rendere l’edificio il più ecologico ed efficiente possibile. (abstract https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/idee-di-investimento/04/data-center-intelligenti-una-rivoluzione-verde-nel-settore-immobiliare

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Premio Sakharov: la rivoluzione gentile in Bielorussia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2021

premio sakharovDomenica 17 gennaio ore 18, Internazionale e Parlamento europeo – Ufficio di Milano presentano l’evento La rivoluzione gentile in Bielorussia. Le proteste contro il regime di Aleksandr Lukašenko sono cominciate ad agosto e non si fermano nonostante gli arresti, la repressione e le violenze della polizia. Quali sono le richieste delle persone che manifestano e cosa alimenta la loro determinazione? A confrontarsi su “opposizione democratica contro il regime Lukashenko” vincitrice del Premio Sacharov 2020 per la libertà di pensiero, saranno la presidente della sottocommissione per i diritti dell’uomo al Parlamento europeo Maria Arena, la giornalista bielorussa Hanna Liubakova e l’attivista politica bielorussa Veronika Tsepkalo. Il dialogo sarà moderato dal giornalista di Internazionale Andrea Pipino e sarà disponibile in diretta sulla pagina Facebook di Internazionale e su quella del Parlamento europeo in Italia. L’opposizione democratica in Bielorussia è rappresentata dal Consiglio di coordinamento, nato su iniziativa di donne coraggiose (principale candidata all’opposizione Sviatlana Tsikhanouskaya, Premio Nobel Svetlana Alexievich, musicista e attivista politica Maryia Kalesnikava, e attiviste politiche Volha Kavalkova e Veranika Tsapkala), nonché di personalità della società civile (il video blogger e prigioniero politico Siarhei Tsikhanouski, Ales Bialiatski, fondatore dell’organizzazione bielorussa per i diritti umani Viasna, Siarhei Dyleuski, Stsiapan Putsila, fondatore del canale Telegram NEXTA e Mikola Statkevich, prigioniero politico e candidato alla presidenza alle elezioni del 2010). I finalisti del Premio Sakharov 2020:
Gli attivisti ambientali di Guapinol e Berta Cáceres dall’Honduras
Monsignor Najeeb Michaeel, Arcivescovo di Mosul
Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, chiamato in onore del fisico e dissidente politico sovietico Andrei Sakharov, è stato assegnato dal Parlamento europeo ogni anno dal 1988 a individui o organizzazioni che hanno dato un contributo importante alla lotta per i diritti umani o la democrazia. La rete del Premio Sakharov, composta da ex vincitori, è stata lanciata nel 2008 per collegare i vincitori del passato, consentendo così al PE di sostenere le campagne condotte dai vincitori, che avrebbero svolto il ruolo di ambasciatori per i diritti umani e la libertà di pensiero.

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Il Bitcoin sta vincendo la rivoluzione monetaria scaturita con il Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Niall Ferguson, rinomato storico della finanza che in passato si era detto scettico sul Bitcoin, ha recentemente scritto un editoriale su Bloomberg nel quale ha analizzato tutti gli elementi a sostegno del fatto che il Bitcoin, a suo parere, stia vincendo ciò che lui stesso definisce “la rivoluzione monetaria del Covid-19”. Nel suo articolo, Ferguson arriva a suggerire alla prossima amministrazione Biden di prendere in considerazione i benefici di portare inserire il Bitcoin all’interno del sistema finanziario statunitense. L’attuale crisi sanitaria, insieme con uno scenario di tassi d’interesse a zero o negativi, ha accelerato l’adozione e l’importanza dei servizi digitali e, soprattutto, del Bitcoin. Ciò che avrebbe potuto richiedere anni per verificarsi, è avvenuto in meno di un anno: “la loro natura digitale, l’offerta limitata, prevedibile e non correlata alle politiche monetarie e fiscali, e il trading che non richiede un contatto interpersonale fanno sì che le criptovalute abbiano il potenziale per diventare sempre più attrattive” spiegava il nostro Research Associate, Eliézer Ndinga, all’inizio della crisi. Il tanto atteso lancio di Libra da parte di Facebook nel primo trimestre del prossimo anno avrà senza dubbio un impatto positivo sull’intero mercato delle criptovalute, grazie a una nuova stablecoin il cui valore è ancorato a quello del dollaro americano. Questo faciliterà le transazioni di oltre 2 miliardi di utenti di questo social network. Tuttavia, se Libra e altre stablecoin dovessero diffondersi troppo, potrebbero rappresentare una minaccia per le valute sovrane, così come ha avvertito la presidente della BCE, Christine Lagarde, il che farà aumentare l’importanza di un sistema finanziario resistente alle censure come quello del Bitcoin, che può esistere parallelamente a quelli delle valute sovrane. 21Shares AG è la società leader mondiale negli ETP sulle criptovalute, con ben 11 prodotti dedicati (più di ogni altra al mondo) tra cui i primi indici a replica fisica su Bitcoin, Ethereum, Crypto. Nel 2018 ha costruito HODL, il primo ETP al mondo su un paniere di criptovalute quotato al SIX Swiss Exchange.

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Smart working: ci troviamo di fronte alla nuova rivoluzione industriale?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

A cura di Matteo Scarabelli, Chief Communications Officer di Cariplo Factory Rivoluzione è una parola che spaventa. Innovazione è una parola che affascina. Ma è cambiamento la parola migliore per descrivere le infinite opportunità che lo smart working ci prospetta. Come tutti cambiamenti può fare un po’ paura all’inizio, ma basta guardare al passato per capire che è quasi impossibile resistere. Allo stesso tempo, però, farlo accadere è tutt’altro che semplice. Servono coraggio e disponibilità per riconoscere l’impatto che lo smart working può avere non solo sull’organizzazione del lavoro ma anche sulla società in cui viviamo. La storia ci ha insegnato che le novità più dirompenti arrivano al termine di un percorso, più o meno lungo, di avvicinamento. La pandemia globale, invece, ci ha imposto all’improvviso lo smart working. Cogliendoci impreparati. Durante il lockdown, la preoccupazione è stata allestire mini-uffici domestici, riorganizzare la vita familiare, adottare soluzioni anti-isolamento. Adesso che la fase acuta dell’emergenza è passata, le aziende pianificano il rientro. Ma il punto della questione è: come rientrare? Grazie allo smart working, che finora è stato soprattutto home working, chiunque ha toccato con mano che “andare a lavorare” è un impegno non da poco. D’altronde che il lavoro agile fosse un modello efficace ed efficiente lo dicevano nel 2018 i numeri dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Una ricerca effettuata su un campione dei quasi 500 mila lavoratori italiani che lo praticavano indicava una popolazione più soddisfatta di quella impegnata nel lavoro tradizionale sia per gli aspetti organizzativi (39% contro 18%) sia per quelli relazionali (40% contro 23%). Da questo punto di vista, il COVID-19 rappresenta un punto di non ritorno. . Mentre il lavoro individuale, più operativo, può essere svolto in modo più efficiente da casa, dalla biblioteca, dal bar. E, perché no, dalla spiaggia (a proposito, le Barbados hanno annunciato un visto di un anno per favorire gli smart worker interessati a lavorare dai Caraibi: https://gisbarbados.gov.bb/blog/twelve-month-barbados-welcome-stamp-for-visitors/). C’è dell’altro. Questa nuova organizzazione, basata sulla fiducia e la responsabilità, potrebbe creare i presupposti per una nuova cultura aziendale basata sui risultati, sul merito, sulla qualità del lavoro. Concetti di cui si parla da tempo ma ancora da compiere pienamente. Si tratta di un cambiamento epocale, potenzialmente in grado di trasformare non solo i modelli organizzativi delle imprese e la quotidianità di milioni di persone, ma il concetto stesso di città. Il tessuto urbano potrebbe perdere quella tendenza monocentrica che si è registrata negli ultimi decenni a favore di un modello policentrico che appartiene maggiormente alla tradizione del nostro Paese. E tutto questo sarebbe legato al lavoro da remoto? A una diversa turnazione delle persone in ufficio? Può sembrare eccessivo, sproporzionato. Ma a ben guardare è quello che succede quasi sempre con i grandi cambiamenti. La storia del codice a barre è un esempio perfetto per capire quanto la resistenza al cambiamento sia sempre stata forte. Non c’è da stupirsene. La cosa che deve spaventa, invece, è la prospettiva di perdere questa opportunità che, proprio nei momenti difficoltà come quelli che stiamo vivendo e che ci aspettano nei prossimi mesi, diventa ancora più preziosa. Di storie come quelle del codice a barre ce ne sono moltissime. Una che mi sta particolarmente a cuore è legata alla bicicletta, bollata all’alba del Novecento da parte di Cesare Lombroso come strumento criminale: «Nessuno dei nuovi congegni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa sia come strumento del crimine». Alla base di questo giudizio c’era la velocità che la bicicletta permetteva alle persone che la utilizzavano. Esattamente come lo smart working.

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“Sanità digitale: la rivoluzione obbligata”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

La rivoluzione digitale, fino a oggi sempre rimasta una ‘buona intenzione’, rappresenta un passo non ulteriormente rimandabile. Lo afferma l’autore Gianluca Polifrone nel libro “Sanità digitale: la rivoluzione obbligata”, edizioni LSWR.
“È il momento di aprire i cantieri della #sanitàdigitale – ha affermato Polifrone ieri durante la presentazione del libro -. Così come negli anni Sessanta l’autostrada del sole ha unificato fisicamente l’Italia, la #sanitàdigitale può contribuire a omogeneizzare la tutela della salute tra Nord e Sud. La recente emergenza legata alla pandemia di SARS-Cov-19 ha definito in maniera chiara e incontrovertibile quali sono le debolezze strutturali della sanità nel nostro Paese: se questa emergenza ha rappresentato lo stress test per verificarne la tenuta generale, possiamo dire di essere arrivati realmente vicini al collasso anche e soprattutto nelle Regioni che credevamo più attrezzate”. Lo stesso pensiero è stato condiviso ieri in conferenza stampa dall’Onorevole Nicola Stumpo, Presidente della Commissione Parlamentare per la Semplificazione e autore dell’introduzione del libro. “La pandemia da coronavirus è destinata a lasciare un segno e a fungere da spartiacque per ciò che riguarda il nostro rapporto con la salute, e con il nostro modo di intendere il welfare – ha commentato Stumpo -. Sulla digitalizzazione, al momento, di pratica ce n’è poca. L’unico pezzo del nostro Paese digitalizzato è la provincia autonoma di Trento e abbiamo alcune esperienze positive in alcune zone del Paese ma c’è ancora molto da fare. Sono modelli da cui prendere esempio ma dobbiamo proseguire in questo senso e soprattutto sulla salute, garantire un diritto costituzionale”.
“L’esperienza della pandemia, nella sua drammaticità, ha consentito, quindi, a ognuno di noi, di convincersi del fatto che non è possibile indugiare oltre: abbiamo tutti, come cittadini, bisogno che il sistema venga riformato in termini di maggiore efficienza e sostenibilità. Le idee e le risorse tecnologiche ci sono, quelle economiche si stanno trovando, i dirigenti della sanità di domani si possono adeguatamente formare. Ora è il tempo di maturare e realizzare quelle giuste decisioni che consentiranno anche alla sanità italiana di continuare a svolgere il suo ruolo a pieno titolo nel terzo millennio, in modo da poter gestire le emergenze, certo, ma soprattutto le sfide strutturali, e quotidiane, del futuro”. Sono le riflessioni di Domenico Mantoan, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e commissario dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), che concludono la postfazione del volume. Come afferma Polifrone nel libro: “Il problema non riguarda gli operatori, ma è il sistema, che va ripensato dalle fondamenta se vuole continuare ad assolvere il suo compito costituzionale. La sanità, dunque, va riformata. Ci sono innegabili problemi pratici: dal reperimento delle risorse al grande tema della governance, dal rapporto tra Stato, Regioni e sanità privata, fino alla tutela della privacy. Ma, anche sulla base di esperienze estere, sono tutti problemi che, in realtà, possono essere risolti”. Alla presentazione del libro è intervenuto anche Alfonso Celotto, professore Ordinario di Diritto Costituzionale, Università Roma 3, che ha sostenuto l’idea che “la rivoluzione digitale non solo è obbligata in questo momento, ma è da fare al più presto”.

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Rivoluzioni di idee: pratiche e metodologie per una didattica attiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Roma Venerdì 2 ottobre MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo Via Guido Reni n 4/A Orario: dalle 15:00 alle 18:00 Format per insegnanti, educatori e operatori culturali. Un incontro di formazione per esplorare il MAXXI che con la sua architettura contemporanea ha ridefinito il tessuto urbano e sociale di un’intera area della città di Roma. A partire dall’intervento di Marta Morelli, Responsabile MAXXI Educazione, si rifletterà sulle metodologie della didattica dell’arte contemporanea, sulla funzione aggregante del museo in relazione alla città; si proseguirà con sperimentazioni pratiche e narrazioni partecipate condotte dai formatori specializzati di “Senza titolo” per coinvolgere i partecipanti in attività laboratoriali direttamente davanti alle opere in relazione ai temi trattati durante la giornata.
Tutti gli incontri saranno gratuiti per il pubblico e avverranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid in ottemperanza alla normativa vigente. Gli eventi sono gratuiti e comprendono il biglietto d’ingresso al museo qualora previsto.Prenotazione obbligatoria solo via mail: eduroma@senzatitolo.net fino ad esaurimento postiPrenotazioni da lunedì a giovedì entro le ore 18.00 http://www.senzatitolo.net

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“Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Roma dall’11 settembre al 18 ottobre 2020. Al MACRO (solo il week end dell’11, 12 e 13…) Museo d’Arte Contemporanea Via Nizza n. 138 Orario: dalle 15.00 alle 18.00 workshop, visite animate, visite guidate, incontri di formazione didattica rivolti a pubblico adulto, operatori culturali, pubblico sordo, bambini ed adolescenti, si svolgeranno a Cinecittà si Mostra – Istituto Luce, al MAXXI, a La Galleria Nazionale, al MACRO. L’iniziativa è vincitrice dell’Avviso Pubblico ESTATE ROMANA 2020-2021-2022 e fa parte di ROMARAMA 2020, il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale in collaborazione con SIAE.“Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi” è un progetto ideato durante il periodo di lockdown causato dall’emergenza Covid-19 che intende mettere al centro gli individui e la società. Con questa nuova iniziativa, si vuole offrire un’esperienza sociale, momenti di aggregazione ma anche di svago, di formazione e di crescita socio-culturale. Sarà l’occasione per riflettere, insieme a coloro che operano nel settore culturale e con i destinatari delle proposte culturali, sul ruolo della cultura in stati di emergenza facendo leva su quegli elementi che contraddistinguono la mission di “Scegli il Contemporaneo”.“Scegli il Contemporaneo”, un progetto di “Senza titolo” a cura di Elena Lydia Scipioni, è una piattaforma culturale intermuseale che, dal 2017, attraverso incontri per il pubblico con artisti e divulgatori scientifici, attività didattiche per adulti, bambini, famiglie e pubblico sordo, tesse una rete di rimandi e collegamenti tra le proposte culturali della scena artistica contemporanea di Roma, tra opere, mostre e collezioni, musei. Un progetto interdisciplinare nato per Roma che vuole favorire un nuovo sguardo sulla città promuovendo una fruizione partecipata della cultura e pratiche di cittadinanza e attiva. Il titolo dell’iniziativa “Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi” è liberamente ispirato all’omonima opera del 1972 dell’artista tedesco Joseph Beuys (1921-1986), una fotografia che lo ritrae mentre avanza con decisione verso l’osservatore, firmata dall’artista e con lo slogan “La rivoluzione siamo noi”. La rivoluzione, secondo l’artista, risiede nelle nostre idee, mentre l’evoluzione è possibile grazie al nostro comportamento e alla nostra conoscenza; creatività e libertà rappresentano, dunque, l’approccio ai problemi sociali dell’umanità.
“Scegli il Contemporaneo. La rivoluzione siamo noi” è un progetto ideato durante il periodo di lockdown che intende dare un ruolo centrale all’individuo e alla collettività, diversamente dalle edizioni precedenti che invece si sono contraddistinte per l’approfondimento di uno specifico tema attraverso una rete di narrazioni sulla storia dei musei di Roma, sulle opere e gli artisti sviluppato in percorsi in diversi luoghi della cultura di Roma con l’obiettivo di offrire una lettura trasversale dell’arte contemporanea. L’iniziativa, inoltre, vuole attivare un ragionamento puntuale e un dibattito, in evoluzione nel corso del triennio, sul ruolo che si intende affidare alla cultura e alla didattica nel nostro Paese in un momento di grandi cambiamenti, con l’assoluta consapevolezza che qualsiasi riflessione deve procedere di pari passo con l’esperienza e la condivisione. Il progetto vuole essere un’offerta appositamente ideata per i cittadini di Roma che devono riappropriarsi, dopo l’emergenza, degli spazi culturali della città e attraverso cui si intende contribuire al fondamentale lavoro che spetta alle istituzioni museali che dovranno rispondere alle nuove e diversificate esigenze del pubblico.

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Siamo agli albori di una nuova rivoluzione copernicana?

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Questa pandemia ha suscitato in molti di noi un desiderio di cambiamento radicale sul nostro modo di vivere e di interagire con il mondo esterno partendo dai nostri simili all’ecosistema. Ma il rischio serio è dietro l’angolo e si chiama nella locuzione latina: “hic sunt leones”, ovvero il timore che riaffiori un futuro di cui non conosciamo il percorso. Ciò potrebbe indurci a ristabilire la situazione precedente perché “electa una via, non datur recursus ad alteram”. In effetti se vogliamo seriamente seguire la traccia che oggi ci è stata disvelata dobbiamo mettere in conto un cambiamento altamente traumatico se lo compariamo con quello che è stato, sino a qualche giorno fa, il nostro presente. Non è nemmeno comparabile con quella che è stata, nel sedicesimo secolo, la rivoluzione industriale o le traumatiche rivoluzioni da quella francese alla Russa e le due disastrose grandi guerre del XX secolo. Oggi parliamo di una mutazione in chiave tecnologica che riusciamo appena ad immaginare la sua ricaduta sul nostro modo di vivere. Ci rende consapevoli dei nostri limiti esistenziali dove la natalità, in primis, è messa duramente in discussione. Il nostro pianeta non è più in grado di supportare gli attuali sette miliardi di abitanti. Non sono più necessari per irrobustire gli eserciti, per assegnarli ai lavori umili ma indispensabili, per gestire la ricchezza dei pochi sfruttando le risorse delle masse. D’altra parte, sino a quando sarà possibile resistere con l’attuale andazzo senza implodere? Oggi il segnale ci proviene dall’ennesimo virus pandemico e un domani dovremmo prevedere altre calamità probabilmente più virulente e distruttive poiché non insidieranno solo il nostro sistema immunitario ma anche l’ambiente in cui viviamo. È bene incominciare a pensarci seriamente e a cercare una valida inversione di tendenza e soprattutto a non esorcizzare l’esistenza di questo richiamo alla concretezza volendolo in qualche modo negare. (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione moderna ha un padre nobile?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Il XX secolo sarà probabilmente definito dai posteri non come taluni affermano il “secolo breve” quanto il periodo in cui sono stati messi a frutto le teorie formulate e immaginate per la costruzione di una nuova società civile e libertaria e il suo contrario. Con alle spalle due guerre mondiali e cruenti rivoluzioni da quella russa alla spagnola e all’avvento di due dittature devastanti e altri sovvertimenti minori ad est come ad ovest, a nord come a sud dell’Europa questo continente ha perso la sua centralità storica a dispetto della sua cultura e delle sue tradizioni.
È stato anche il tempo che i grandi ingegni venuti per lo più dal XIX secolo da Einstein a Fermi, da D’Annunzio a Croce e dalle lucide follie da uomini come Stalin e Hitler hanno messo a dimora le forze delle loro idee nel bene come nel male.
È stato anche il secolo che ha esaltato e preso ad esempio le coraggiose asserzioni come quella di Jefferson, a proposito della dichiarazione d’indipendenza americana che disse: “Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali e a tutti il creatore dà gli stessi diritti che comprendono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. I governi sono stabiliti per garantire tali diritti, il loro giusto potere deriva dal consenso dei governanti. Quando una forma di governo si oppone a tali finalità, il popolo ha il diritto di cambiarla o abolirla.” (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione in Italia nel culto della democrazia

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Quante volte in Italia e nel mondo abbiamo concepito l’idea che rivoluzione e democrazia sono in antitesi? Questo ha una sua ragione d’essere se non riusciamo a trovare uno sbocco ai cambiamenti che avvengono nella società civile mentre la politica dei partiti rema in senso contrario. Si avverte, quindi, un forte mutamento e si pensa solo a una rottura radicale come lo è stata la Rivoluzione francese, quella russa e ancora il nazismo, il fascismo e il franchismo. Eppure, una diversa strada esiste e ce la offre la stessa democrazia: il voto. È come quando si dice che la parola ferisce più di una coltellata in pieno petto. Se penso al pateracchio germinato in queste ore dai “politicanti” che stanno cercando di mettere in cantiere una nuova legge elettorale che alla fine non ci porterà da nessuna parte. Nel loro Dna vi è la paura che l’elettore si appropri di uno strumento formidabile che solo la democrazia è capace di germinare: la rivoluzione democratica espressa dalle urne. È uno strumento spesso inquinato da chi teme che la voglia di cambiamento stia maturando fortemente e che vi sia il rischio che si possa fare piazza pulita dei vecchi catorci della politica, dei loro intrallazzi, delle loro amicizie equivoche. Oggi forse più che in passato questa opportunità è a portata di mano purché l’elettore senta forte questa ventata rivoluzionaria che lo investe e non si lasci sedurre dalle solite sirene della disinformazione e dalle sottili seduzioni del pifferaio di turno.
Se è questa la volontà popolare non lasciamoci tentare nel disperdere il nostro voto e puntiamo solo su una sigla, forse poco nota, forse non del tutto convincente ma è capace di proporre gente nuova e soprattutto diversa dai vecchi schemi e logiche del passato. È la rivoluzione che ci resta se vogliamo un reale cambiamento senza forti traumi esistenziali o l’annichilimento della nostra dignità di cittadini. (Riccardo Alfonso)

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Cosa resta della rivoluzione?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

La risposta è in questa commedia diretta e interpretata dall’attrice francese Judith Davis, nelle sale dal 27 agosto con Wanted Cinema. Una riflessione sul mito e sull’eredità che il Sessantotto ha lasciato.
“Cosa resta della rivoluzione”, debutto alla regia dell’attrice francese Judith Davis (interprete in “Viva la libertà” di Roberto Andò) e realizzato dai produttori de “Il giovane Karl Marx”, la Agat Films & Cie di Robert Guediguian, arriva nelle sale italiane giovedì 27 agosto segnando l’avvio della nuova stagione cinematografica di Wanted Cinema.Il film è una commedia in cui Davis indossa anche i panni della protagonista e con ironia e leggerezza indaga e riflette sull’eredità del mito del Sessantotto nell’epoca della crisi, invocando la necessità di un cambiamento per la società contemporanea.
“Cosa resta della rivoluzione” racconta la storia di Angèle, una giovane urbanista parigina che da sempre combatte con quella che è la maledizione della propria generazione: essere “nata troppo tardi”. Lei infatti rifiuta l’attuale tramonto dell’impegno politico e delle utopie e disprezza la generazione che ha “divorato” i trentenni, che come lei sono sottopagati e sfruttati. Tornata a vivere dal padre, rimasto fedele agli ideali maoisti, Angèle va in cerca di un equilibrio e si sforza di cambiare il mondo istituendo un piccolo collettivo civico. La conoscenza del bizzarro Saïd e la scoperta di una verità familiare, porteranno però scompiglio nelle sue certezze.Il film è nato da uno spettacolo teatrale che ho creato ma non è un adattamento – ha raccontato Judith Davis – “Cosa resta della rivoluzione” è un racconto più intimo che risponde al mio desiderio di confrontarmi per l’ennesima volta con l’ingombrante eredità lasciata dal maggio del ’68. Ingombrante perché ogni volta che nasce un movimento di contestazione sembra lo si debba sempre e per forza confrontare con il maggio francese, come se non fossimo autorizzati a reinventare modelli di impegno politico perché sempre al di sotto di quelli nati in quel periodo. La protagonista ha però un lato anacronistico che la porta a sviluppare una rabbia secondo un modello di impegno tipico di quell’epoca. Per lei, tutto ciò che ha a che fare con la propria intimità ha meno importanza rispetto agli ideali, cosa che capisco molto bene in quanto anch’io ho ereditato l’idea secondo cui la famiglia è un valore borghese. Il percorso di Angèle consiste quindi nell’imparare ad accettare la convivenza tra l’impegno politico e la vita privata.

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Renzo Arbore e la rivoluzione gentile

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Renzo Arbore, ovvero “l’uomo che ha cambiato il modo di approcciarsi alla radio, fare la televisione e ascoltare la musica in Italia”. Questo il messaggio principale che accompagna “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”, il libro scritto dal giornalista Vassily Sortino che affronta in modo scientifico, sulla base di testimonianze dirette, la vita del più grande showman italiano.Con uno stile diretto e non cattedratico, Vassily Sortino ci regala un ritratto a tutto tondo di Renzo Arbore: dalle sue passioni da ragazzo fuori dall’ordinario ai suoi attuali progetti. Nelle pagine di “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile” trapelano passione e competenza, si mischiano la venerazione del fan e la critica del giornalista: un connubio che rende questo volume unico nel suo genere e altamente fruibile sia da chi Arbore non lo ha mai conosciuto che per quelli che con la sua arte sono cresciuti, si sono formati e si sono, soprattutto, divertiti.Pagine che raccontano, con dovizia di particolari, la storia di Renzo Arbore, attraversando una vita affrontata senza mai smettere di sorridere e usando parole giuste e mai urlate, cambiando l’assetto mediatico interno ai più grandi mezzi di intrattenimento del Paese.Arricchiscono il testo le interviste inedite a personaggi del mondo dell’intrattenimento come Nino Frassica, Fiorello, Pippo Baudo, Gianni Boncompagni, Linus, Luciano De Crescenzo, Walter Veltroni, Stefano Bartezzaghi, Mario Luzzato Fegiz, e tanti altri. Tutte persone che sono state direttamente, o senza rendersene conto, trama e protagonisti della storia arboriana, diventando “complici” della sua rivoluzione.Ma perché “rivoluzione gentile”? «Perché quella di Arbore – spiega Sortino – è stata una rivoluzione, per avere scardinato e ricostruito le strutture e il senso dello spettacolo italiano. Gentile, per il suo essere educata, non gridata, mai volgare, compiuta con gli anni, dando il tempo al pubblico di capire e di crescere».«Sono contento – dice Renzo Arbore, che interviene nel testo più volte con sue dichiarazioni, e in una intervista-summa sulla sua carriera – di essere protagonista, da vivo, di un libro che racconta storie della mia esistenza che io neanche ricordavo di avere vissuto. Da oggi elevo Vassily Sortino a mio agiografo. Perché ha dimostrato che io da grande volevo fare l’artista e che da grandissimo voglio fare l’artista. Possibilmente, senza fare il pirla».
Vassiy Sortino (Palermo 1980). È giornalista professionista. In questi ultimi anni ha scritto per il quotidiano La Repubblica e altri periodici. È addetto stampa per numerosi artisti e organizzatore di eventi culturali e di intrattenimento. In passato ha insegnato storia della tv e dei tg italiani. Renzo Arbore e la rivoluzione gentile è la sua opera di esordio nata dal rapporto di amicizia che lo lega all’artista.

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La rivoluzione del commercio al dettaglio

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

Secondo i dati Istat dello scorso novembre1, la vendita al dettaglio registra in Italia un andamento positivo principalmente per il commercio elettronico e la grande distribuzione. Rispetto all’anno precedente il commercio elettronico è cresciuto del 4,1% e le vendite al dettaglio per la grande distribuzione del 3,3%, mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato una diminuzione dell’1,4%. In quest’ottica si rivela sempre più necessario attrarre i consumatori verso il negozio fisico attraverso nuove forme di coinvolgimento.Per rispondere a questa esigenza, una nuova ricerca ha scoperto che rendere partecipi gli acquirenti in esperienze dirette sul punto vendita è cruciale per cambiare il comportamento dei consumatori, e potrebbe anche favorire un maggior numero di acquisti in negozio a spese dei giganti online e degli acquisti sul web. L’indagine ha rilevato che ben oltre i tre quarti degli intervistati (84%) cambierebbero il loro comportamento d’acquisto se un maggior numero di negozi proponesse attività con elementi esperienziali, una percentuale che si colloca fra il 90% dei Millennial (nati fra il 1980 e il 1993) e l’83% della Generazione Z (nati fra il 1994 e il 2003).La nuova ricerca europea, commissionata da Epson e intitolata “The Experiential Future”, evidenzia quanto gli elementi immersivi ed esperienziali siano il futuro dei punti vendita, soprattutto quando si tratta di giovani acquirenti. Quasi otto Millennial su dieci (77%) sarebbero più propensi a fare acquisti in negozio se ci fossero attività di tipo esperienziale, seguito dal 70% di coloro che appartengono alla Generazione Z, dal 69% delle persone che fanno parte della Generazione X (nati fra il 1965 e il 1979) e dal 58% dei Baby Boomer (nati fra il 1946 e il 1964).Questi risultati mostrano che per le aziende del commercio al dettaglio è il momento di iniziare a sfruttare le potenzialità offerte da attività con contenuti esperienziali: dalla mappatura delle proiezioni agli ologrammi, dal controllo dei gesti e del movimento fino al tracciamento del viso, le tecnologie immersive possono e devono essere utilizzate dai marchi per fornire esperienze uniche capaci di stupire il cliente e approfondirne il rapporto con il brand.Neil Colquhoun, Vice Presidente CISMEA e Professional Displays di Epson Europe commenta: “Le nuove tecnologie stanno cambiando drasticamente il modo in cui i retailer comunicano con il loro pubblico – ma la tecnologia esperienziale non è più un “nice to have”, bensì una opportunità utile ed efficace per i retailer in difficoltà. I marchi devono utilizzare nuovi strumenti che potrebbero aiutarli a creare e mantenere un vantaggio competitivo. Soprattutto, devono sfruttare le potenzialità offerte dalle esperienze di shopping immersivo ed esperienziale per far rivivere i loro negozi.”

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Dall’immateria il Natale della materia: nel Novecento la più grande rivoluzione di sempre

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Il 99,99% delle persone non ne sa niente. Neppure i fisici teorici, che pure nella materia ci sguazzano, sembrano essersene resi conto. Qualche filosofo? forse. Qualche teologo? vagamente. I più attenti divulgatori scientifici (come il nostro Piero Angela), nulla di nulla. Inspiegabile. Persino nel celebratissimo film “Novecento”, Bertolucci se ne dimostra completamente all’oscuro. Eppure si tratta della più grande rivoluzione di sempre. In silenzio, troppo in silenzio, nel Novecento è avvenuta la madre di tutte le scoperte: la materia ha origine e sostanza immateriale (proprio nel senso etimologico di sub- stantia). La più famosa equazione della storia, quell’ E = Mc2 di Albert Einstein, dice soprattutto questo, sancisce l’equivalenza tra materia ed energia.Ma l’equivalenza non era solo quantitativa. Dalla intuizione dell’atome primitif dello scienziato gesuita Lemaitre, padre del big bang, negli anni venti del XX secolo (questi sì formidabili, altro che nostalgie di bacchettoni sessantottini) – proveniva la conseguenza scientifica che “in principio” era l’immateria (logos? pensiero? Dio?) e da questa, per un fenomeno di cui la scienza non conosce modi e riproducibilità, avveniva il misterioso natale della materia. Il mistero che si realizzava nel big-bang è tale che nessun vocabolario possiede un termine specifico per rappresentarlo. In genere per spiegare il big bang si ricorre al termine “esplosione”, termine del tutto inadeguato, anzi errato, perché l’esplosione tradizionalmente indica trasformazione di materia in energia, mentre nel big bang avviene tutto il contrario. E’ l’energia che vi si trasforma in materia.
Ecco perché con le scoperte del Novecento viene data una spallata definitiva al modo di vedere ultramillenario, con la implicita sentenza di morte di tutte le concezioni materialistiche sfornate nei secoli. La materia infatti si riconosce figlia dell’energia, ma l’energia nessuno sa che cosa sia, tanto che chi scrive s’è visto costretto ad introdurre un neologismo, l’immateria. Perchè la fisica definisce l’energia con un raggiro intelligente: guardando al suo effetto, la definisce capacità di produrre lavoro, guardandosi bene dal prendere di petto la definizione di energia. Nessun testo di Fisica si azzarda a farlo, perché il travaso nell’immisurabile, nell’ascientifico, sarebbe inevitabile.
Quali le conseguenze della incommensurabile scoperta novecentesca? Numerose e terremotanti.Il Natale cristiano, che celebriamo ogni anno, è l’evento mediante il quale Dio si incarna, usiamo dire. Ma incarnarsi significa appunto assumere corpo, assumere materia, materializzarsi. Ebbene, la trasmutazione del big bang, con la trasmutazione dell’energia in massa, dell’immateria nella materia, rivela nel Novecento la sorprendente coincidenza dell’evento scientifico del big bang col mistero dell’Incarnazione, dal Dio all’Uomo-Dio, quale elaborata dalla teologia cristiana. Persino il mistero del Concepimento verginale della giovanetta Maria si apre ad interpretazioni profonde.Ma non finisce qui. La sostanziale appartenenza dell’intera materia, di tutti i corpi all’universo dell’Immateria, provoca terremoti teologici insospettati. Il mistero e le tribolazioni logiche e teologiche della doppia natura umana e divina del Gesù storico potrebbero trovare una pacificazione, nell’accertamento che tutto è fondamentalmente Immateria, e la materia altro non è che un mero carattere avvertibile dai sensi materiali, ossia sensibile, ma dalle strutturale substantia e provenienza immateriale. Fermo l’analisi qui, per brevità, ma forte di questa notizia passo ad augurare la rivisitazione del Natale, oltre all’augurio di un prospero nuovo anno. Chi ha interesse ad approfondire le rivoluzionarie scoperte della Fisica del Novecento, sostenendo qualche impegnativo tecnicismo, può leggere l’e-book o ordinarne il cartaceo su “Amazon”. (Fausto Carratù)

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