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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

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Robeco: Prospettive favorevoli per il mercato azionario cinese nel 2023

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2023

A cura di Jie Lu, Head of Investments China di Robeco. La drastica svolta politica cinese alla fine del 2022, con l’adozione di un programma pro-crescita e l’abbandono delle misure “zero Covid”, ha creato i presupposti per una ripresa sostenuta dei suoi tormentati mercati azionari. La mossa ha smentito la tesi degli scettici, secondo cui le autorità politiche cinesi avrebbero inaugurato una repressiva era glaciale a livello economico. La flessibilità dimostrata nel quarto trimestre 2022 getta le basi per una crescita della Cina nel 2023, dopo tre anni di stagnazione e incertezza. La strada da percorrere rimane impegnativa, a causa della persistente assenza di fiducia nel mercato immobiliare e delle perturbazioni causate dall’improvvisa “exit strategy” del paese dal Covid. Ciononostante, il pragmatismo e la natura esaustiva delle misure politiche previste per il 2023 ci rendono fiduciosi del fatto che la Cina si sia lasciata il peggio alle spalle nel terzo trimestre 2022. Sulla base del nostro modello a cinque fattori, abbiamo potenziato le nostre prospettive per la Cina in ottica costruttiva, grazie alla confluenza di fattori macroeconomici favorevoli alla crescita come la politica fiscale espansiva, la possibilità di un ulteriore allentamento monetario, la riapertura dell’economia cinese e il sostegno politico complessivo al settore immobiliare. Con le valutazioni di importanti settori ancora ai minimi storici e la ripresa del sentiment degli investitori, riteniamo che sia arrivato il momento giusto per aumentare l’esposizione alle azioni cinesi attraverso una strategia di investimento attiva. Con un’inflazione bassa in Cina, al di sotto del 3%, unitamente a un rafforzamento dello yuan cinese (CNY) rispetto al dollaro USA all’inizio del 2023, ci aspettiamo che la politica monetaria sia orientata verso un allentamento nel 2023, quando l’economia uscirà dall’isolamento causato dal Covid. La necessità di stabilizzare il settore immobiliare rafforza questa convinzione. La tendenza all’allentamento si è riflessa nei dati della Banca Popolare Cinese (PBoC) sulla crescita dei prestiti bancari di dicembre. L’impulso al credito aumenterà, grazie alla ripresa del settore privato e all’impulso politico. Le piccole e medie imprese, la finanza verde e la tecnologia continueranno a godere di un certo sostegno. Dal punto di vista fiscale, si prevede una spesa infrastrutturale costante, finanziata da un aumento degli accantonamenti per le specifiche obbligazioni degli enti locali e, potenzialmente, un ampliamento dell’obiettivo di deficit fiscale per sostenere la crescita. Nel dicembre 2022 il governo cinese ha anche avviato una serie di politiche di sostegno a cascata per sostenere il mercato immobiliare, a differenza delle contenute misure di allentamento attuate in precedenza dagli enti locali. Il governo mira chiaramente ad un atterraggio morbido per il mercato immobiliare e questo implica la necessità di salvare anche i promotori immobiliari. La maggior parte degli interventi si concentra sul lato dell’offerta, affrontando i problemi di liquidità attraverso il sostegno sui finanziamenti obbligazionari e azionari e sulle linee di credito. Per sostenere la domanda, sono state allentate le restrizioni all’acquisto di case nelle città di livello 2, tra cui Hangzhou, Xiamen, Nanjing e Wuhan. Una combinazione di sostegno politico mirato al settore immobiliare e di condizioni monetarie più allentate creerà una soglia minima dei prezzi nel 2023. Riteniamo che il settore immobiliare rappresenti un fattore di oscillazione molto più significativo per la salute macroeconomica della Cina che per il Covid. L’economia digitale è un pilastro dell’economia cinese e negli ultimi due decenni ha svolto un ruolo fondamentale nell’incentivare la crescita, promuovere l’innovazione e ridurre i prezzi al consumo. L’importanza del settore è ben riconosciuta e la digitalizzazione è stata identificata come un fattore chiave di crescita nel 14° Piano quinquennale. Ad oggi, la tempesta normativa è in gran parte finita e vediamo i primi segnali di una possibile distensione del contesto, dato il recente sostegno del governo cinese al settore privato, in particolare al comparto delle piattaforme digitali. Anche se è necessario attendere gli interventi che i politici attueranno per aumentare la fiducia delle aziende private, la regolamentazione del comparto delle piattaforme digitali sta entrando in un periodo più normale con un quadro politico meglio strutturato. Continuiamo a cercare opportunità nel comparto digitale cinese. L’economia digitale cinese rappresenta il 40% della crescita economica, ma la sua penetrazione ha ancora un notevole margine di crescita in settori chiave rispetto ad alcuni paesi leader nel settore tecnologico. Riteniamo che le recenti misure politiche adottate in Cina dovrebbero consentire al Paese di riprendere il cammino della crescita, potenzialmente oltre il 5%. Siamo più ottimisti sul mercato cinese. Allo stesso tempo, ci concentriamo su fattori strutturali di crescita e su driver che guidano il cambiamento dell’economia cinese, investendo selettivamente nelle società che più trarranno vantaggi strutturali all’interno dei temi da noi individuati. I temi a lungo termine in cui riteniamo che si trovi attualmente il valore sono la crescita dei consumi, l’economia verde, l’innovazione tecnologica e la crescita tecnologica della capacità produttiva industriale cinese. Riteniamo che ci saranno opportunità anche nello spazio digitale, dove è già in corso un rimbalzo.

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Robeco: Cosa aspettarsi dal meeting della BCE

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

A cura di Martin van Vliet, Strategist Global Macro Team di Robeco.Come la Fed, anche la BCE ha deciso di rallentare il ritmo di inasprimento dei tassi di riferimento nella riunione di dicembre, aumentando il tasso di interesse sui depositi di 50 punti base (pb) (invece di 75 pb), portandolo al 2,0. Questo valore si colloca all’estremo superiore delle aspettative della BCE sul tasso nominale “neutrale” a lungo termine, in cui la politica dei tassi d’interesse non è né restrittiva né accomodante. Tuttavia, la banca centrale ha riservato una sorpresa di carattere tutt’altro che accomodante ai mercati finanziari. Dopo la precedente riunione di ottobre, il Presidente Lagarde aveva sottolineato che “sono stati compiuti progressi sostanziali nel ritiro di una politica monetaria accomodante” e aveva lasciato intendere che la BCE si sarebbe semplicemente limitata a definire i principi del quantitative tightening (QT) a dicembre. Lagarde ha invece annunciato l’inizio vero e proprio del QT: a partire dall’inizio di marzo 2023, il portafoglio relativo ai programmi di acquisto di titoli pubblici e privati (APP) si ridurrà in media di 15 miliardi di euro al mese fino alla fine del secondo trimestre.Inoltre, Lagarde ha dichiarato che “sulla base di una sostanziale revisione al rialzo delle prospettive inflazionistiche” – lo Staff prevede che l’inflazione core dell’Eurozona rimanga al di sopra del 2% fino al 2025 – un’ampia maggioranza del Consiglio Direttivo si attende che i tassi di riferimento vengano aumentati “significativamente” e questo comporterebbe probabilmente altri rialzi da 50 pb.In prospettiva, il nostro scenario principale prevede che la BCE aumenti il tasso sui depositi di almeno altri 100 pb con le prossime tre riunioni. Temiamo, tuttavia, che un contesto economico e di mercato peggiore del previsto impedisca alla BCE di andare molto oltre il 3%. Inoltre, siamo scettici sulle aspettative dei mercati secondo cui il tasso di interesse sui depositi si manterrà (ben) al di sopra del 2,5% nei prossimi anni, poiché non riteniamo che tutte le economie dell’Eurozona siano in grado di gestire strutturalmente condizioni di finanziamento più rigide associate a questo scenario di tassi.

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Robeco: Nonostante l’inverno delle criptovalute, i progetti sugli asset digitali continueranno a prosperare

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2023

A cura di Patrick Lemmens, Lead Portfolio Manager FinTech e membro del Team Trends Equities di Robeco. I prezzi delle criptovalute sono crollati nel 2022 a causa delle condizioni finanziarie globali più rigide che hanno impattato gli asset più rischiosi dei mercati, attirando un’enorme copertura mediatica e incoraggiando alcuni investitori a liquidare gli asset digitali in quanto fenomeno puramente speculativo.L’ecosistema degli asset digitali è certamente abituato a grande volatilità e le implosioni della terza più grande stablecoin Terra USD (LUNA), delle piattaforme di finanziamento cripto Celsius e BlockFi, dell’hedge fund cripto Three Arrows Capital e dell’exchange di criptovalute FTX stanno rendendo questo inverno cripto problematico. Il periodo compreso tra il 2017 e il 2022 ha ricordato la bolla delle dot-com in cui, in un contesto di forte crescita degli utenti, gli investitori hanno attribuito valutazioni elevate a modelli di business che erano speculativi e talvolta fraudolenti.In realtà sotto la superficie si stanno ancora sviluppando solidi trend connessi alla tecnologia blockchain, un registro delle transazioni che non richiede un’autorità esterna per convalidare l’autenticità e l’integrità dei dati. Questo è diventato noto come Web3 – un termine generico per indicare la visione di un Internet nuovo e migliore o la terza generazione dei servizi Internet – costruito sui concetti fondamentali di decentralizzazione, trasparenza e maggiore fruibilità per gli utenti. Blockchain, contratti intelligenti e token sono utilizzati per restituire il potere agli utenti tramite la ownership. I progressi conseguiti per colmare il gap normativo nel mondo cripto sono stati lenti, soprattutto perché la regolamentazione è sempre in ritardo rispetto all’innovazione e la tecnologia blockchain è relativamente nuova. Nel 2023 riteniamo che le autorità di regolamentazione adotteranno finalmente misure concrete per ripristinare la fiducia e legittimare l’uso degli asset digitali e della tecnologia sottostante in tutto il panorama economico. Gli standard normativi dovrebbero mitigare i rischi di ribasso, promuovendo al contempo l’innovazione.Nonostante le turbolenze del 2022, l’interesse per le criptovalute e il Web3 continua a crescere. Sebbene l’attività degli utenti sia in calo, Coinbase ha riportato 108 milioni di utenti verificati alla fine di settembre, ovvero il 48% in più rispetto a settembre 2021. Cosa ancora più importante, Alchemy, una piattaforma di sviluppo blockchain che supporta gli utenti Web3, ha sottolineato nel suo rapporto sullo sviluppo di Web3 che i download di due librerie Web3 di importanza critica, Ethers.js e Web3.js, sono quasi triplicati nell’ultimo anno, raggiungendo oltre 1,5 milioni di download a settimana. Uno sviluppo interessante dal punto di vista degli investitori è rappresentato dalle potenziali sfide che Web3 sottopone agli attuali operatori storici del cloud computing e dello storage. Mentre aziende come Google, Amazon e Dropbox sono state leader nell’offerta di soluzioni cloud di prim’ordine, l’era di Web3 sta rendendo possibili tali servizi ad una frazione del prezzo e con un’efficienza e una flessibilità esponenzialmente maggiori. Ciò che potenzialmente rende possibile tutto questo è un mercato del cloud computing decentralizzato e open source che mette in contatto coloro che “hanno” capacità di calcolo inutilizzata con coloro che “ne hanno bisogno”, sulla base di accordi trasparenti, convalidati e tracciati tra le parti. (abstract)

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“Robeco: Nonostante l’inverno delle criptovalute, i progetti sugli asset digitali continueranno a prosperare”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2023

A cura di Patrick Lemmens, Lead Portfolio Manager FinTech e membro del Team Trends Equities di Robeco. I prezzi delle criptovalute sono crollati nel 2022 a causa delle condizioni finanziarie globali più rigide che hanno impattato gli asset più rischiosi dei mercati, attirando un’enorme copertura mediatica e incoraggiando alcuni investitori a liquidare gli asset digitali in quanto fenomeno puramente speculativo. L’ecosistema degli asset digitali è certamente abituato a grande volatilità e le implosioni della terza più grande stablecoin Terra USD (LUNA), delle piattaforme di finanziamento cripto Celsius e BlockFi, dell’hedge fund cripto Three Arrows Capital e dell’exchange di criptovalute FTX stanno rendendo questo inverno cripto problematico. Il periodo compreso tra il 2017 e il 2022 ha ricordato la bolla delle dot-com in cui, in un contesto di forte crescita degli utenti, gli investitori hanno attribuito valutazioni elevate a modelli di business che erano speculativi e talvolta fraudolenti. In realtà sotto la superficie si stanno ancora sviluppando solidi trend connessi alla tecnologia blockchain, un registro delle transazioni che non richiede un’autorità esterna per convalidare l’autenticità e l’integrità dei dati. Nel 2023 riteniamo che le autorità di regolamentazione adotteranno finalmente misure concrete per ripristinare la fiducia e legittimare l’uso degli asset digitali e della tecnologia sottostante in tutto il panorama economico. Gli standard normativi dovrebbero mitigare i rischi di ribasso, promuovendo al contempo l’innovazione.Nonostante le turbolenze del 2022, l’interesse per le criptovalute e il Web3 continua a crescere. Sebbene l’attività degli utenti sia in calo, Coinbase ha riportato 108 milioni di utenti verificati alla fine di settembre, ovvero il 48% in più rispetto a settembre 2021. Cosa ancora più importante, Alchemy, una piattaforma di sviluppo blockchain che supporta gli utenti Web3, ha sottolineato nel suo rapporto sullo sviluppo di Web3 che i download di due librerie Web3 di importanza critica, Ethers.js e Web3.js, sono quasi triplicati nell’ultimo anno, raggiungendo oltre 1,5 milioni di download a settimana.Il fatto che l’interesse speculativo per le criptovalute sia diminuito, mentre l’interesse per lo sviluppo della tecnologia sottostante è ancora in rapida crescita, è qualcosa di molto positivo e indica uno spostamento dell’attenzione dai prezzi dei token al potenziale dirompente della blockchain. Uno sviluppo interessante dal punto di vista degli investitori è rappresentato dalle potenziali sfide che Web3 sottopone agli attuali operatori storici del cloud computing e dello storage. Mentre aziende come Google, Amazon e Dropbox sono state leader nell’offerta di soluzioni cloud di prim’ordine, l’era di Web3 sta rendendo possibili tali servizi ad una frazione del prezzo e con un’efficienza e una flessibilità esponenzialmente maggiori. Ciò che potenzialmente rende possibile tutto questo è un mercato del cloud computing decentralizzato e open source che mette in contatto coloro che “hanno” capacità di calcolo inutilizzata con coloro che “ne hanno bisogno”, sulla base di accordi trasparenti, convalidati e tracciati tra le parti. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Robeco: Credit Outlook, dalla corsa dei tassi ai problemi di rating

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

A cura di Victor Verberk, Sander Bus, co-responsabili del team credito di Robeco. In un ciclo di rialzi che si chiude con una recessione, i tassi segnano il livello massimo generalmente prima rispetto agli spread del credito. Più precisamente, di solito i tassi raggiungono il picco più o meno in corrispondenza del penultimo rialzo della Fed. Riteniamo di trovarci ora ad attraversare la valle che separa i due picchi. I tassi hanno iniziato a scendere e in alcuni mercati potrebbero aver raggiunto il picco, mentre l’inflazione sembra stia rallentando. Anche gli spread del credito hanno compiuto un balzo da metà ottobre, ma sono destinati a ridimensionarsi quando i mercati inizieranno ad anticipare una recessione che danneggerebbe la salute delle imprese.Gradualmente la recessione guadagna spazio e viene sempre più integrata nelle prospettive generali, aumentando la dispersione del mercato. Il credito di qualità più bassa dovrebbe registrare un aumento dei tassi di default, mentre la fascia più alta del mercato potrebbe beneficiare di tassi più bassi e di una corsa alla qualità.Una volta pienamente scontata la recessione e concluso il ciclo rialzista degli spread, converrà assumere un posizionamento decisamente lungo, anche nell’universo high yield. In genere, l’inversione interviene ben prima che i tassi di default raggiungano il massimo. Con l’aumento dell’offerta di titoli di Stato europei, prevediamo un ulteriore restringimento dei differenziali sugli swap in euro. Visto il punto del ciclo che attraversiamo e dal momento che gli spread sugli swap incidono fortemente sullo spread totale del segmento investment grade in euro, guardiamo con fiducia a una posizione moderatamente lunga nei mercati investment grade in euro mentre ci muoviamo con grande prudenza su altri mercati scarsamente movimentati. Nel 2023 il nostro scenario di base prevede una recessione sia negli Stati Uniti che in Europa. Prevediamo che le recessioni investiranno simultaneamente queste due regioni, traendone vicendevolmente forza, ma per cause di fondo diverse. Gli Stati Uniti dovrebbero attraversare un tipico ciclo di balzi repentini seguiti da improvvise contrazioni, mentre l’Europa sarà spinta in recessione soprattutto a causa dello shock generato dai limiti di approvvigionamento energetico.La Cina si trova in una fase diversa. Ha appena abbandonato la sua politica di azzeramento dei contagi. Per quanto strano possa sembrare, nel breve periodo la riapertura può portare a una minore attività economica, poiché il virus si diffonderà rapidamente e i consumatori si autoimporranno una riduzione alla mobilità. Entro un paio di mesi, tuttavia, l’economia cinese dovrebbe ripartire. La Cina riuscirà a riconquistare il ruolo di locomotiva ed evitare al resto del mondo di cadere in recessione? Ne dubitiamo. È un mercato nel quale la leva fiscale non ha forza sufficiente e i conti pubblici scoraggiano un aumento della spesa come accaduto in passato, quando l’economia aveva bisogno di una spinta. In conclusione, non vediamo ancora ragioni per valutare positivamente i fondamentali.L’era TINA (“There Is No Alternative”) è definitivamente archiviata. Oggi anche i Treasury a breve scadenza offrono un rendimento del 4% – un livello che un anno fa raggiungevano solo i mercati high yield. Le valutazioni più interessanti si trovano nell’investment grade europeo e soprattutto fra i titoli finanziari. Questo mercato offre spread superiori ai livelli mediani ed è anche conveniente rispetto all’omologo statunitense.Nei mercati sviluppati, dove lo scenario di base è recessivo, la domanda chiave è: quali ripercussioni patiranno i segmenti più rischiosi del mercato del credito? A che livelli gli spread sono abbastanza elevati per iniziare ad acquistare? Sappiamo dal passato che gli spread in genere raggiungono il picco prima dei tassi di default.I tassi di insolvenza hanno appena iniziato a scendere, quindi sembra prematuro iniziare ad incrementare aggressivamente l’esposizione nel segmento high yield. Gli spread high yield sono ben sotto il livello di 1000 pb, in corrispondenza del quale solitamente segnano un picco in contesti recessivi. Con un mercato high yield attualmente di qualità superiore, il tasso di default finirà probabilmente per essere più basso e quindi anche lo spread di mercato segnerà un picco più basso.Mentre la stretta sui tassi potrebbe essere vicina alla fine, il ciclo di inasprimento quantitativo è appena iniziato. La Fed, la BCE e la BoE hanno iniziato a ridurre i propri bilanci. Con la scomparsa di questa domanda, che ora sta invertendo la rotta, c’è urgente bisogno di nuovi acquirenti per i prodotti di credito. Un elemento di aiuto viene dal posizionamento difensivo, che sembra comune tra gli investitori obbligazionari, e dall’elevata liquidità presente in molti portafogli di investimento. Tecnicamente parlando, quindi, sono ancora le banche centrali a guidare i mercati. Finché le banche centrali continueranno a togliere liquidità dal nostro mercato, l’unica indicazione che possiamo seguire è quella della cautela. Giorgia Crespi

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Robeco: Uno stormo di cigni neri, 10 sorprese che potrebbero sovvertire le previsioni per il 2023

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2023

A cura di Colin Graham, Head of Multi-Asset Strategies di Robeco. Il primo scenario è quello di una “rivincita di Riccioli d’Oro”, ossia di una ricetta economica alla giusta temperatura, né troppo calda né troppo fredda. In questo contesto l’inflazione statunitense segna il picco in assenza di una recessione, il dollaro si deprezza e la Federal Reserve può dormire sonni tranquilli, pur rimanendo vigile. L’espansione fiscale post-Covid rallenta, agendo da freno all’eccesso di domanda. Agli occhi degli investitori multi-asset, la riduzione del rischio di default rende molto attraenti le obbligazioni high yield. In alternativa, la Fed potrebbe stancarsi dei bassi tassi di lungo periodo e rivedere il suo obiettivo di inflazione, adducendo una rottura strutturale con il precedente regime che vige sostanzialmente dai tempi della crisi finanziaria globale. Potrebbe sostenere che l’obiettivo del 2% è troppo vicino allo zero, affermando che la prossima recessione rischia di far precipitare l’economia in una vera e propria deflazione. Seguirebbe il panico e, per le obbligazioni denominate in dollari USA, rendimenti negativi per il terzo anno consecutivo. Ancora peggiore è la prospettiva deflazionistica. L’impegno a migliorare il profilo ambientale, sociale e di governance (ESG) delle aziende ha assunto un’importanza enorme. Il problema è che ha portato anche a un aumento dell’ecologismo di facciata, il greenwashing. Un altro problema crescente riguarda l’impact washing o finto impatto positivo, quando cioè le aziende o gli investitori affermano di generare un impatto sul territorio che tuttavia è difficilmente dimostrabile o misurabile. È possibile che le dichiarazioni di sostenibilità divengano soggette a controlli più severi da parte di autorità di regolamentazione, media e investitori. Di conseguenza, le grandi istituzioni finanziarie faranno fatica a dimostrare le proprie caratteristiche di sostenibilità in tutti gli aspetti della loro attività.Una questione meno nota riguarda la propensione al rischio, in cui si chiede agli investitori multi-asset di indicare il livello di rischio che sono disposti ad accettare. Questi fondi vengono in genere suddivisi in tre categorie: “prudenti”, ossia a basso rischio e investiti soprattutto nei titoli di Stato più sicuri; “moderati”, che offrono un mix bilanciato tra azioni ed obbligazioni; oppure “aggressivi”, con un’allocazione azionaria predominante. Il problema è che nel 2022 queste etichette non mostravano grandi differenze. A fine dicembre lo scarto di performance tra questi profili non superava i 20 punti base (in euro. Se ciò dovesse ripetersi nel 2023, avremmo un secondo anno di rendimenti negativi per i fondi bilanciati, analogamente a quanto accaduto allo scoppio della bolla tecnologica del 2001-2002. Ma non ci sono solo cattive notizie. Nella visione consensuale prevale la convinzione che la guerra in Ucraina, che nel 2022 ha causato tanta volatilità sui mercati e ha scatenato una forte inflazione in tutto il mondo, continuerà. Se tuttavia la pace prendesse il sopravvento, ci sarebbe uno stravolgimento più favorevole. Potremmo assistere ad un dividendo di pace: l’Ucraina metterebbe in sicurezza i suoi confini con gli ‘aiuti’ europei e i flussi di grano, petrolio e gas riprenderebbero, ponendo fine alle strozzature. Le economie mondiali, in particolare quelle europee, avrebbero un vantaggio in termini di costi energetici. C’è poi la possibilità di un “cambio di governo shock”, come nel caso del Regno Unito che nel 2022 ha visto avvicendarsi tre primi ministri. Potremmo assistere a un importante cambio di politica al cadere di un governo ‘importante’, come è accaduto a Boris Johnson e un mese dopo a Liz Truss, con conseguenti picchi di volatilità.Infine, l’impegno economico ad azzerare le emissioni nette potrebbe sorprendere in positivo. Non si può fare marcia indietro sul clima: le prove del cambiamento climatico continuano ad aumentare e la COP27 ha evidenziato come la politica giochi un ruolo chiave per determinare l’equilibrio tra ambizione e attuazione climatica. Potremmo assistere alla creazione di un ’super-fondo’ multinazionale per agevolare la transizione verso le emissioni zero, sostenuto da diversi governi.” Nessuno possiede una sfera di cristallo in grado di prevedere perfettamente gli eventi che influenzano i rendimenti di mercato.Siamo pronti ad affrontare un altro anno turbolento con un approccio contrarian, che nel 2022 ha generato valore. (abstract http://www.verinieassociati.com/)

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Robeco: La crisi energetica accelererà gli investimenti nelle soluzioni energetiche intelligenti

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2023

A cura di Roman Boner, Portfolio Manager della strategia RobecoSAM Smart Energy Equities di Robeco.Il settore energetico è essenziale per la crescita economica, ma è dominato dai combustibili fossili. Petrolio, carbone e gas rappresentano oltre l’80% dell’energia primaria necessaria per alimentare le economie mondiali. L’Accordo di Parigi e la transizione verso un’economia a zero emissioni nette implicano che il passaggio alle rinnovabili e ad altre fonti di energia a basso contenuto di carbonio è destinato ad accelerare nel prossimo decennio, e che queste fonti finiranno per soppiantare la preminenza dei combustibili fossili. Nonostante questo maggiore slancio, tuttavia, i progressi non saranno mai abbastanza rapidi.Che il settore energetico sia inquinante, generando l’80% delle emissioni totali di CO2, non è una novità; ma la recente concomitanza di diverse crisi ha messo in luce ulteriori pericoli. Il settore energetico è estremamente inefficiente: il 60% dei combustibili fossili estratti viene sprecato, la metà viene persa nella produzione di elettricità e un’altra metà va perduta quando i combustibili vengono bruciati in modo inefficiente durante la combustione. Il settore è inoltre altamente vulnerabile a causa della pericolosa dipendenza da paesi ricchi di combustibili fossili, ma poveri di diplomazia e di governance. Per finire, è volatile; il conflitto in Ucraina ha colto di sorpresa i mercati dell’energia, amplificando l’aumento dei corsi energetici.Condizione necessaria per la decarbonizzazione è che la combustione degli idrocarburi nei motori e nelle fornaci venga sostituita dalla corsa degli elettroni in un circuito. Questa realtà futura, tuttavia, dipende non solo dalla produzione di energia pulita attraverso le rinnovabili, ma anche da un consumo pulito a valle attraverso l’elettrificazione delle applicazioni finali.Le maggiori economie mondiali hanno già fissato obiettivi ambiziosi per aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix energetico nazionale; tra queste ci sono gli Stati Uniti, dove il recente Inflation Reduction Act (IRA) destina quasi 400 miliardi di dollari allo sviluppo della produzione e dello stoccaggio di energia rinnovabile a livello nazionale e all’utilizzo di energia pulita da parte dei consumatori.Nel breve termine, molti paesi dovranno ricorrere ai combustibili fossili per colmare il divario, ma con l’acuirsi delle tensioni geopolitiche la crisi non fa che evidenziare i pericoli di un’economia dipendente dai combustibili fossili. Consapevole di questo problema, l’UE si è mossa velocemente per imprimere un’ulteriore accelerazione al suo percorso di azzeramento delle emissioni nette. Il piano “REPowerEU” riduce ulteriormente le emissioni del settore energetico, dà impulso l’elettrificazione di edifici e imprese ed espande gli investimenti nelle rinnovabili e nelle infrastrutture di collegamento tra le economie del blocco.Secondo l’International Energy Agency, per azzerare le emissioni nette entro il 2050 gli investimenti dovranno raddoppiare fino a raggiungere i 5.000 miliardi di dollari all’anno. I costi energetici rappresentano una quota significativa delle spese complessive in diversi modelli di business, per cui i risparmi energetici di un’azienda hanno spesso un effetto molto pronunciato sugli utili.Nonostante le sfide attuali, l’elettrificazione è all’inizio di un enorme ciclo di investimenti che si estenderà a tutti i settori. Riteniamo che siamo vicini a un punto di svolta in cui i governi smetteranno di incentivare i combustibili fossili e incoraggeranno l’adozione di tecnologie che facilitano la completa elettrificazione delle economie. Con la diversificazione del mix di combustibili e la maggiore flessibilità concessa ai clienti, la concorrenza tra fonti energetiche non potrà che aumentare. Ciò accelererà ulteriormente il passaggio alle rinnovabili e all’elettrificazione di tutta l’economia. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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“Robeco: Gli SDG al primo tempo. Abbiamo bisogno di più goal”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2023

A cura di Jan Anton van Zanten, SDG Strategist di Robeco. Gli SDG sono stati criticati fin dall’inizio e per una moltitudine di motivi. Al momento della loro introduzione, alcuni ritenevano che ci fossero troppi SDG e altri che ce ne fossero troppo pochi. Alcuni hanno criticato lo spirito astratto di questi obiettivi. Un altro grande problema è che i progressi nel raggiungimento degli SDG sono stati troppo lenti. La conclusione, però, non dovrebbe essere quella di abbandonare gli obiettivi. Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la povertà, la disuguaglianza e la necessità di assistenza sanitaria sono problemi reali. Eliminare gli SDG non risolverà questi problemi reali; mantenerli può essere uno stimolo per affrontare le sfide.

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Robeco: Reddito fisso, investire in un contesto recessivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2022

A cura di James Stuttard, Head of Global Macro team e Portfolio Manager di Robeco. Per tutto il 2022 ci siamo focalizzati su una politica monetaria più restrittiva, soffermandoci sul dilemma delle banche centrali e sulla loro conseguente decisione di dare priorità alla guerra all’inflazione. A partire da marzo 2022, abbiamo sottolineato che la recessione nei prossimi trimestri rappresenta una probabilità piuttosto che un rischio. Più di recente, il consenso del mercato si è spostato proprio in questa direzione.Tuttavia, non tutti i mercati scontano la recessione. Lo scorso trimestre avevamo previsto un calo dei rendimenti dei titoli di Stato e la ripresa della tendenza generale del 2022 all’allargamento degli spread creditizi. La nostra view è rimasta invariata. A partire da ottobre, la maggior parte dei rendimenti governativi è finalmente calata e riteniamo che alcuni mercati abbiano raggiunto un picco in termini di rendimento. Tuttavia, i mercati possono essere incostanti e permane un ampio divario tra i leading e i lagging indicator dell’economia statunitense. Non dovremmo dare per scontato un picco dei rendimenti in tutti i mercati.In Europa e nel Regno Unito le fragilità legate all’energia e lo shock in termini reali per i consumatori fanno sì che il nostro scenario di base sia una recessione con un hard landing.Gli eventi europei e britannici ci ricordano che la buona notizia in un contesto di depressione dell’economia è che le recessioni offrono opportunità nell’ambito del reddito fisso: innanzitutto nei titoli di Stato, poi nel credito. Come abbiamo evidenziato poco prima del recente picco dei rendimenti di ottobre, il 2022 è già l’anno peggiore da anni per i rendimenti totali del reddito fisso. Per il 2023 c’è spazio per un’inversione di tendenza e, a seconda dei punti di ingresso, prevediamo rendimenti a doppia cifra in diversi settori dello spettro del reddito fisso di alta qualità.La recessione che ci aspettiamo è diversa rispetto alle recessioni degli ultimi 35 anni, in quanto è probabile che si verifichi con un’inflazione sostanzialmente superiore al target. Anche se in questo secolo abbiamo assistito a recessioni con un indice dei prezzi al consumo headline elevato (ad esempio nell’estate del 2008), questa volta le differenze sono sufficientemente marcate da rendere più significative la roadmap e le misure sui prezzi delle recessioni negli anni Settanta.Entro marzo 2023, in base ai prezzi attuali, le variazioni annue del prezzo del petrolio saranno negative. Prevediamo un’inflazione prossima allo zero per quanto riguarda i prezzi dei beni statunitensi entro giugno; inoltre, la nostra analisi suggerisce che anche l’inflazione dei prezzi degli affitti comincerà a scendere più tardi, nel primo semestre del 2023. A prescindere da ciò che accadrà all’inflazione nell’orizzonte secolare, il 2023 dovrebbe essere un anno in cui i modelli ciclici domineranno, portando a rendimenti positivi per i titoli di Stato di alta qualità.Continuiamo a distinguere tra i vantaggi della curva dei rendimenti e quelli delle strategie basate sulla duration. È stato ampiamente riconosciuto che le curve dei rendimenti degli Stati Uniti (e di molti altri Paesi) sono ai massimi dell’inversione degli ultimi 40 anni. A nostro avviso, tutto ciò ha un senso, in quanto il contesto inflazionistico ha reso necessaria una risposta della banca centrale che ha portato i tassi al di sopra dei livelli neutrali stimati. Ciò tende a sua volta a portare a curve invertite, proprio come è accaduto tra il 1968 e il 1982. Ciò che è sempre avvenuto in seguito, tuttavia, è stata una reversione media ciclica verso curve con inclinazione positiva. Non vediamo alcuna ragione per cui questo schema possa essere diverso stavolta, soprattutto se la crescita dovesse arrestarsi, portando le banche centrali a dover affrontare questo fronte dei propri mandati più tardi nel 2023 e nel 2024.La seconda strategia sui tassi che preferiamo rispetto alla duration è quella cross-market. Dal punto di vista della filosofia d’investimento, non tutti gli operatori del mercato del reddito fisso sono in grado di considerare, ad esempio, l’Australia rispetto agli Stati Uniti. Non tutti hanno la liquidità o l’agilità per negoziare, ad esempio, la Svezia. E non tutti hanno la flessibilità di mandato per negoziare il debito dei mercati emergenti in valuta locale come il Messico, rispetto ai mercati AAA/AA come il Canada. Sulla scia dell’intervento delle banche centrali nel 2020-2021, a cui ha fatto seguito la volatilità che ha colpito i mercati obbligazionari nel 2022, molti di questi rapporti si trovano agli estremi di due o tre decenni, con conseguenti interessanti opportunità.

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Robeco: Le opportunità sulla rotta verso il Net Zero

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2022

A cura di Aliki Rouffiac, Portfolio Manager del team Multi-Asset Solutions di Robeco (Quasi) niente di nuovo sul fronte egiziano. L’annuale conferenza sul clima, tenutasi quest’anno in Egitto, ha prodotto risultati non sempre positivi per il raggiungimento dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi, cioè limitare l’incremento del riscaldamento globale al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali.Ciononostante, ci sono stati alcuni successi degni di nota. In particolare, la creazione di un fondo per risarcire i paesi emergenti per perdite e danni causati dalla crisi climatica. È stata inoltre riconosciuta la necessità di un’accelerazione nell’adozione delle tecnologie rinnovabili al fine di ridurre le emissioni.La recente crisi energetica ha accelerato gli impegni per l’energia e le tecnologie rinnovabili, sempre più competitivi in termini di costi. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), il mercato delle tecnologie pulite dovrebbero arrivare a 870 miliardi di dollari entro il 2030 nello scenario Net Zero.Si prevede che nel prossimo decennio la crescita dell’eolico e del solare supererà in media il 10% annuo e si stima che il mercato delle batterie crescerà a un tasso annualizzato del 33%. Dal punto di vista geografico, questa crescita è trainata da Nord America e Asia-Pacifico, ma i recenti eventi geopolitici in Europa hanno posto attenzione all’importanza di un più rapido sviluppo delle tecnologie green.I fondi con mandati legati al clima sono esplosi in popolarità, raggiungendo i 408 miliardi di dollari alla fine del 2021, secondo Morningstar. Quasi la metà degli asset in gestione si trova in fondi per soluzioni climatiche e per energia/tecnologia pulita. Questi fondi offrono una maggiore esposizione alle società che sviluppano soluzioni per ridurre le emissioni o investono direttamente nel settore delle energie rinnovabili, come l’eolico e il solare, lo stoccaggio di energia (batterie) e le tecnologie per i veicoli elettrici.Il mercato del debito sostenibile offre un’opportunità di investimento estremamente rilevante. Ad esempio, i green bond puntano a progetti ambientali che possono avere un impatto diretto sul territorio.Nonostante la difficile congiuntura, il mercato del debito sostenibile è arrivato a 4.500 miliardi di dollari alla fine del terzo trimestre 2022. Secondo il recente Sustainable Debt Monitor dell’IIF, i mercati emergenti e di frontiera rappresentano 624 miliardi di dollari in questo segmento.I green bond che finanziano progetti a impatto ambientale ammontano a 1.600 miliardi di dollari, pari a circa lo 0,5% dell’intero universo del mercato obbligazionario globale.In definitiva, per affrontare la questione climatica è fondamentale mantenere questo slancio, anche alla luce dell’attuale anticipo sulle previsioni di un aumento delle temperature entro il 2100.La COP27 ha evidenziato come la politica giochi un ruolo chiave per determinare l’equilibrio tra ambizione e attuazione climatica. Sul lungo termine, raggiungere la sicurezza energetica significa investire di più nelle tecnologie pulite e nelle soluzioni climatiche per colmare il divario tra ambizione e attuazione. Costi più competitivi per le energie rinnovabili e un mercato dei green bond in crescita sono opportunità sulla rotta verso Net Zero. Gli investitori cercheranno opportunità che offrono il giusto mix tra integrazione climatica, liquidità e considerazioni di rischio/rendimento. (abstract fonte: http://www.verinieassociati.com)

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Robeco: Dalle api all’acqua, l’urgenza di tutelare la biodiversità

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2022

A cura di Lucian Peppelenbos, Climate Strategist di Robeco. La tutela della biodiversità è diventata urgente quanto la necessità di affrontare il cambiamento climatico; gli investitori, in questo ambito, possono svolgere un ruolo fondamentale. Gli investitori possono contribuire assicurandosi che le aziende in cui investono aiutino a ridurre o contrastare i fattori che determinano la perdita di biodiversità. Stiamo consumando le risorse del pianeta a un ritmo tale che la Terra non è in grado di rigenerarsi. Poiché dipendiamo dalla natura per tutto ciò che facciamo, questo è un grosso problema per noi. Sta diventando un rischio di investimento sistemico.La nostra economia e società dipendono interamente dalla biosfera, dagli ecosistemi e dai servizi ecosistemici. Se questi servizi si degradano, anche l’attività economica è a rischio. È un problema molto più urgente di quanto si pensi e sta avendo attualmente effetti diretti sull’economia.Un altro servizio ecosistemico vitale è l’acqua. Le recenti siccità, come quelle che si sono verificate quest’anno in tutti i continenti, aumentano il rischio di fallimento dei raccolti e, in alcune zone dell’Africa, di scarsità alimentare. Ma gli effetti non si fermano qui: l’acqua è vitale anche per l’industria e il commercio sui fiumi che si stanno prosciugando. Anche la pesca è una delle industrie più distruttive. I pescherecci a strascico emettono una quantità di CO2 pari a quella dell’industria aerea. Inoltre, il processo di pesca a strascico distrugge tutta la biodiversità presente sui fondali marini.L’UE ha ora il suo Green Deal – un piano piuttosto rigido ma, allo stesso tempo, interessante. Di recente sono state annunciate alcune leggi che fanno parte del Green Deal e che ridurranno del 50% l’uso dei pesticidi e proteggeranno il 20% di tutta la natura europea. Ci aspettiamo che nei prossimi anni assisteremo ad un incremento: limiti reali e severi all’attività economica. Perché il costo del non agire sta iniziando a superare il costo di queste misure di limitazione.I divieti, però, non bastano. Abbiamo bisogno di incentivi politici che premino le attività positive per la natura. L’azione di mercato non progredirà abbastanza velocemente finché ci saranno gli incentivi sbagliati. Questo vale sia per il clima che per la biodiversità.Un’economia positiva per la natura è essenzialmente un’economia circolare, in cui le risorse naturali vengono utilizzate e riutilizzate al posto dell’attuale modello economico lineare di prendere, usare e smaltire. L’economia circolare non solo aiuta il clima e la biodiversità, ma potrebbe aprire un mercato da 4,5 trilioni di dollari per il riutilizzo, la riprogettazione, la riparazione e il riciclo.Cambiare i processi di consumo significa anche cambiare le abitudini umane. Per produrre un solo grammo di carne bovina sono necessari sei grammi di proteine vegetali in terreni agricoli e mangimi. Nel frattempo, i bovini sono una delle principali fonti di emissioni di metano, che contribuiscono per il 14,5% ai gas serra globali.Il consumo di carne nei Paesi industrializzati è insostenibile a livello globale. Ma non si tratta solo di carne. Il sistema alimentare in generale è fortemente inefficiente: un terzo di ogni caloria prodotta si perde nel processo di produzione alimentare, dall’allevamento alla tavola.Ci sono anche inefficienze relative: in Messico occorrono cinque volte più mucche per produrre la stessa quantità di latte di una mucca statunitense al di là della frontiera, mentre in India ne occorrono fino a 20. Come fattore di compensazione, mentre l’India ha una popolazione di 1,4 miliardi di persone, il 40% degli indiani è vegetariano.Quindi, cosa possono fare gli investitori? Essi non hanno il potere dei governi, ma hanno autonomia sull’allocazione dei capitali, oltre a quello della partecipazione attiva, come l’engagement, per fare la differenza. Possiamo sfruttare l’engagement con le aziende e indirizzare il capitale verso le migliori soluzioni esistenti. Un’altra cosa che possiamo fare è orientare sistematicamente i nostri portafogli verso aziende che non sono necessariamente soluzioni per la biodivesità in sé, ma che stanno contribuendo a invertire la perdita di biodiversità. Fonte by http://www.verinieassociati.com

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Robeco: Mantenere la rotta verso il Net Zero entro il 2050

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

A cura di Lucian Peppelenbos, Climate Strategist di Robeco La conferenza sul clima COP27 si è svolta in un contesto che vede i paesi di tutto il mondo alle prese con crisi energetiche e alimentari, inflazione, guerre e tensioni sul debito. Due delle controparti fondamentali per il successo dei negoziati – Stati Uniti e Cina – non sono in buoni rapporti e la leadership dell’UE ha perso credibilità, visto il ritorno all’utilizzo del carbone e dell’aumento significativo dei sussidi ai combustibili fossili.In questo contesto, COP27 si è concentrata su due questioni fondamentali. La prima è quella dei finanziamenti per il clima. Da diversi anni i paesi industrializzati hanno infranto la promessa di aiutare il Sud globale a sostenere i costi dell’adattamento e della mitigazione del cambiamento climatico. La conferenza di quest’anno ha affrontato anche il tema dei danni: le nazioni ricche sono chiamate ad assumersi la responsabilità dei danni che le emissioni passate stanno arrecando ai più paesi vulnerabili. Su questo punto, il vertice ha prodotto un risultato epocale, ossia la costituzione di un fondo loss and damages, anche se, a nostro avviso, ci vorranno ancora molti negoziati prima che diventi operativo. Nell’immediato, potrebbero essere disponibili maggiori finanziamenti per il clima da parte delle istituzioni finanziarie multilaterali che dovranno essere riformate in base all’accordo di Sharm el-Sheikh.Il secondo obiettivo della COP27 era quello di dare impulso all’attuazione dell’Accordo di Parigi. In questo caso, sembra quasi che dovremmo essere grati che la mancanza di progressi non si sia tradotta in un esplicito passo indietro. L’obiettivo degli 1,5°C è sopravvissuto a malapena ai negoziati e non è stato raggiunto alcun accordo sulla riduzione graduale dell’uso dei combustibili fossili senza abbattimento delle emissioni. Insomma, una dolorosa battuta d’arresto.Quindi, conclusa la COP27, a che punto ci troviamo nel percorso verso il raggiungimento del Net Zero entro il 2050? Noi di Robeco vediamo il bicchiere mezzo pieno. Certo, la conferenza sul clima non ha prodotto molti risultati concreti, mentre le emissioni globali continuano ad aumentare e le politiche climatiche sono ancora insufficienti.Cinque anni fa, però, eravamo diretti verso un aumento delle temperature di 4 °C. Si è registrato dunque un progresso: un evidente cambio di rotta. In questo senso, il meccanismo di “ratcheting” dell’Accordo di Parigi, in base al quale le ambizioni climatiche vengono periodicamente riviste al rialzo, si sta dimostrando efficace. La prova del nove sarà il vertice del prossimo anno a Dubai, quando i paesi partecipanti presenteranno nuovi piani basati sui progressi compiuti finora a livello globale. Cosa comporta tutto questo per gli investitori come Robeco? Stiamo mantenendo la rotta verso il Net Zero entro il 2050 e continuiamo a investire nella transizione. La decarbonizzazione del nostro portafoglio è attualmente arrivata a -43% rispetto al livello di riferimento di fine 2019. Avendo iniziato l’anno a -35%, durante il 2022 abbiamo continuato a decarbonizzare i nostri investimenti, nonostante la ri-carbonizzazione del mercato provocata dall’aumento del peso del settore energetico nel benchmark. È altrettanto importante esaminare le aziende stesse e il loro approccio alla gestione della propria transizione. Questo aspetto è misurato dal nostro “semaforo” climatico, che valuta il grado di allineamento dei primi 250 emittenti del nostro universo d’investimento con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.Nella nostra analisi di quest’anno abbiamo riscontrato strategie di transizione robuste per il 27% delle aziende, mentre il 21% ci sta chiaramente lavorando e il 52% non fa ancora abbastanza. La buona notizia è che, nonostante l’aumento delle emissioni globali, l’antagonismo politico e l’ennesima conferenza deludente sul clima, vediamo forti segnali di un’evidente accelerazione della transizione nel mercato.

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“Robeco: Focalizzarsi sui titoli meno amati”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2022

A cura di Christopher Hart, Portfolio Manager della strategia Robeco BP Global Premium Equity. L’aumento dei tassi d’interesse, dovuto alle banche centrali, guidate dalla Federal Reserve statunitense, che stanno cercando di combattere la spirale inflazionistica, promuoverà il value investing, mentre lo stile rivale del growth investing rimarrà sottotono per ancora diversi anni.Il value investing consiste nella selezione di titoli il cui valore di mercato non riflette il potenziale sottostante della società. Questo stile tende ad avere risultati migliori in un contesto di tassi d’interesse normalizzati, in cui il costo del capitale è adeguatamente considerato nei multipli.L’investimento in titoli growth tende invece a sovraperformare in un contesto di bassi tassi d’interesse ed è stato lo stile dominante dei rendimenti di mercato durante gli anni del boom che si sono conclusi con la pandemia di Covid.Nei prossimi anni, non crediamo che l’investimento orientato alla crescita presenterà la stessa forza mostrata nel periodo 2018-2020, dovuta prevalentemente all’espansione dei multipli piuttosto che ad un’accelerazione significativa della crescita degli utili, rispetto alla storia. Ci saranno periodi di sovraperformance del growth che saranno guidati principalmente dal playbook della Fed, la cosiddetta ‘Fed put’, una volta che i tassi di interesse avranno raggiunto il picco e inizieranno a scendere di nuovo. Un esempio perfetto potrebbe essere quando la Fed smetterà di tagliare i tassi, e allora probabilmente avremo un’ondata di sovraperformance dei titoli ad alta capitalizzazione, poiché la politica dei tassi zero (ZIRP) diventerà il nuovo tema da tenere in considerazione.Questo è il modo in cui il mercato è stato condizionato. La politica dei tassi a zero che ha sostenuto la crescita per tanti anni, in particolare nel 2018 e nel 2019, non era sostenibile e non tornerà. Ci aspettiamo che i tassi della Fed salgano forse al 4,5-5%, per poi normalizzarsi al 2,5% circa. Questo impatterà fortementente l’investimento indiscriminato in titoli growth nel lungo termine.Il mercato rialzista che ha alimentato la sovraperformance dei titoli growth si è basato in gran parte sull’aumento dei multipli dei prezzi delle azioni piuttosto che sugli utili sottostanti. C’è stata una massiccia espansione dei multipli dei titoli ad alta capitalizzazione e una compressione dei multipli dei titoli a bassa capitalizzazione, non supportata da cambiamenti sostanziali nella crescita del reddito operativo relativo.Per il growth sarà difficile cercare di replicare questo tipo di performance che ha visto un’ampia deviazione del prezzo dei titoli ad alta capitalizzazione relativamente ai loro utili rispetto ai titoli a bassa capitalizzazione. I tassi d’interesse non arriveranno al punto di sostenere nuovamente questa situazione.I titoli value potrebbero anche fungere da isolante in una fase di volatilità innescata da una futura recessione. Se definiamo i titoli value come titoli dai multipli contenuti, con caratteristiche di qualità e momentum migliori della media, allora potrebbero essere dei rifugi sicuri.Si potrebbe dire che sono un porto sicuro perché sono supportati dai fondamentali e della qualità sottostante. E nel caso il momentum dei titoli a bassi multipli non fosse così negativo come viene spesso percepito dai mercati, allora, con il supporto dall’analisi bottom-up, si potrà contare anche sul supporto del multiplo sottostante.Le valutazioni sono estremamente favorevoli in Europa e nel Regno Unito, sia su base relativa che assoluta. Siamo in grado di trovare aziende molto convenienti, con caratteristiche qualitative e fondamentali simili a quelle delle società statunitensi, ma con valutazioni molto più basse.Nel contesto dei settori industriali e dei beni di consumo discrezionali, i multipli si sono compressi in Europa e nel Regno Unito a livelli molto interessanti. I fondamentali sono stabili o in miglioramento, ma è necessario che il momentum a breve termine inizi a diventare positivo, cosa che sospettiamo sia ancora lontana fino a tre trimestri.Per quanto riguarda i settori, i titoli del settore sanitario che hanno beneficiato ampiamente della pandemia continuano a brillare. Se si considerano le molteplici espansioni e contrazioni dei titoli del settore sanitario negli ultimi 20 anni, probabilmente si tratta di un settore più ciclico di quanto si possa pensare. Crediamo di trovarci al momento in una fase di rialzo.Nel frattempo, per stile di investimento value, facciamo riferimento alla scelta di quelle aziende non amate, le unloved gems, che gli altri ignorano. Il trucco sta nel trovare quel gruppo di nomi che sfidano quello che dice il mercato.In Europa c’è una significativa attività sul value in fase di sviluppo e sarà interessante vedere quanto rapidamente emergerà un’eventuale accelerazione al ribasso negli Stati Uniti dal punto di vista degli utili, perché l’abbiamo già visto in Europa.

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Robeco, prospettive per il 2023: “Difficoltà nel breve e opportunità nel lungo termine”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2022

Nelle sue prospettive annuali, Robeco prevede un notevole miglioramento delle prospettive di rendimento per le principali asset class nel corso del 2023, ma non prima che l’inflazione, i tassi d’interesse e il dollaro americano raggiungano picchi significativi. Questi picchi sono all’orizzonte, ma devono essere ancora raggiunti. Le banche centrali stanno ancora lottando per contenere l’inflazione e sono in procinto di attuare il penultimo rialzo del ciclo di stretta monetaria. I rendimenti delle obbligazioni sovrane a breve termine rimangono superiori ai tassi di riferimento e il dollaro continua a regnare sovrano. L’ultima tappa di una ripida salita comporta difficoltà a breve termine, poiché la spossatezza e la resa prevalgono in tutto lo spettro multi-asset.Per il 2023 Robeco prevede un calo degli utili per azione del 20-30%, che rende le valutazioni dell’high yield più interessanti di quelle azionarie. Tuttavia, in previsione della diminuzione dei tassi reali e di una recessione degli utili che sarà pienamente scontata nel 2023, possiamo aspettarci un importante punto di svolta nelle valutazioni degli asset rischiosi verso il 2024. Secondo Robeco, a metà del 2023 – quando il tasso di disoccupazione raggiungerà il 5% e la disinflazione accelererà – dovrebbero crearsi validi punti di ingresso per assumere un’esposizione lunga alla duration nel reddito fisso, seguiti da ragionevoli punti di minimo nei mercati azionari e obbligazionari rischiosi. Potrebbe essere un anno particolarmente positivo per le azioni dei mercati emergenti, Cina esclusa, essendo un segmento abituato a sovraperformare i paesi sviluppati quando il dollaro entra in una fase ribassista. Inoltre, la flessione del ciclo degli utili nei mercati emergenti è anche più matura perché le banche centrali di questi paesi hanno anticipato le autorità monetarie delle economie sviluppate nella lotta all’inflazione. Nell’affrontare la crisi energetica del 2023, l’Europa dovrà trovare un compromesso tra efficienza e sicurezza economica. L’aumento dell’efficienza energetica non sarà sufficiente a emancipare la regione dal gas russo. I tetti al prezzo volti a garantire la sicurezza energetica delle famiglie a basso reddito possono inoltre stimolare la domanda, intensificando la crisi energetica. D’altra parte, la necessità aguzza l’ingegno e ci aspettiamo di osservare un allineamento degli obiettivi della transizione energetica con l’accelerazione della sicurezza energetica e la riduzione dell’impronta di carbonio.Nel 2023 Robeco prevede che le strategie di investimento sostenibile torneranno a crescere come percentuale di asset in gestione, poiché gli investitori continueranno a cercare soluzioni alle molteplici sfide che l’umanità deve affrontare, tra cui il cambiamento climatico, la crisi del costo della vita e la disuguaglianza di reddito. Fonte Colin Graham, Head of Multi-Asset Solutions e Rachel Whittaker, Head of SI Research By http://www.verinieassociati.com

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Robeco: Ammodernare la rete è una priorità globale urgente

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2022

A cura di Marco van Lent, Senior Portfolio Manager Equities di Robeco. La crisi energetica che ha investito l’Europa e che si sta diffondendo in tutto il mondo a fronte di una siccità da record nell’emisfero settentrionale ci ricorda che la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è necessaria sia dal punto di vista ambientale che da quello della sicurezza. Meno risaputo è il fatto che il fattore abilitante cruciale di questa transizione sarà la riprogettazione e la ricostruzione di reti elettriche sofisticate in grado di accogliere una maggiore generazione e distribuzione di energia elettrica e di gestire dinamicamente la domanda. L’International Energy Agency (IEA) prevede che gli investimenti globali nelle reti elettriche dovranno raggiungere gli 820 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, contro i 260 miliardi di dollari circa del 2020, se si vogliono attivare i progetti di energia rinnovabile necessari per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. L’attuale struttura delle reti elettriche si basa su una capacità di generazione alimentata principalmente da combustibili fossili, situata in luoghi strategici attentamente selezionati e diretta ai consumatori con un flusso unidirezionale. Questo sistema era gestibile perché i combustibili fossili come il carbone erano abbondanti ed economici e si poteva attivare e disattivare la capacità di generazione in tempi relativamente brevi. Tuttavia, l’infrastruttura sta invecchiando e spesso non è in grado di accogliere e distribuire in modo efficiente nuova capacità di produzione, di far fronte a condizioni meteorologiche estreme o di soddisfare nuove fonti di domanda come l’elettrificazione dei veicoli. La rete del futuro includerà probabilmente una fonte di energia come l’idroelettrico o il nucleare, che non dipende dalle condizioni meteorologiche nel breve periodo e che è in grado di fornire la potenza del carico di base. A questo si aggiungono le fonti rinnovabili come l’eolico e il solare su una scala molto più grande di quella attualmente installata. Ciò richiederà nuove linee di trasmissione a lunga distanza, anche in sostituzione delle vecchie, che partendo da luoghi potenzialmente remoti come impianti offshore o aree desertiche si collegheranno ad appositi snodi dove la corrente sarà convertita in bassa tensione per la distribuzione a livello locale. Lo sviluppo della rete prosegue in modo graduale, con l’entrata in funzione delle fonti di energia rinnovabile e la sostituzione dell’attuale infrastruttura obsoleta. Nel corso di questo decennio ci aspettiamo un maggiore coinvolgimento strategico a livello federale negli Stati Uniti e a livello comunitario in Europa per la costruzione di reti più intelligenti, efficienti e resilienti. Qui di seguito abbiamo sintetizzato lo stato attuale della situazione nei tre maggiori blocchi economici. La politica energetica in Europa è attualmente in subbuglio a causa del taglio improvviso delle forniture di gas russo e della conseguente impennata dei prezzi al margine. Questi sviluppi hanno scatenato il panico nell’immediato e accentuato la possibilità di conflitti tra gli Stati membri nell’inverno 2022-2023, ma nel medio-lungo termine questa crisi si rivelerà probabilmente un catalizzatore per l’integrazione a livello europeo del futuro sviluppo della rete, ampliando la capacità di trasmettere energia elettrica tra gli Stati membri.La Cina intende espandere notevolmente la propria capacità di generazione elettrica entro il 2025, portandola a 1,36 volte il livello del 2020, e sa bene che a tale scopo è necessario dotarsi di una rete più flessibile. Le preoccupazioni per la sicurezza energetica, la rapida aggiunta di nuovi progetti di energia rinnovabile e la necessità di trasferire energia dalle regioni occidentali della Cina, meno popolate, alla costa orientale, sono tutti fattori che danno impulso agli investimenti nella rete.La rete degli Stati Uniti, come quella europea, è cresciuta in modo organico senza una pianificazione a livello federale. Alcune leggi recenti, tra cui l’Infrastructure Investment and Jobs Act del novembre 2021 e l’Inflation Reduction Act dell’agosto 2022, hanno previsto stanziamenti per gli investimenti nella rete, che sono tuttavia ben lontani dal livello effettivamente richiesto, per cui l’onere ricadrà sul settore privato. In particolare, non sono contemplati crediti d’imposta per le linee di trasmissione, e gli ostacoli all’infrastruttura di rete, come i permessi di pianificazione a livello statale, continuano a costituire un problema. La costruzione della rete di nuova generazione richiederà molti anni, forse decenni. Alcune opportunità di investimento legate alla riprogettazione della rete elettrica dovranno ancora attendere, ma molte aziende, tra cui imprese di ingegneria e costruzione, produttori di componenti elettrici e utility, stanno già costruendo la nuova rete mattone per mattone e cavo per cavo. Queste aziende possono contare su molti anni di crescita elevata e relativamente ininterrotta, offrendo quindi opportunità di investimento fin da subito. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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“Robeco: La transizione energetica ha un prezzo”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist Multi Asset di Robeco.L’impatto della transizione energetica sull’inflazione dei prezzi al consumo ha subito un forte incremento in molti Paesi negli ultimi anni. Attualmente è un punto focale per i mercati finanziari e per molti consumatori. Esplorando tre scenari principali e studi precedenti sull’impatto inflazionistico della tassazione del carbonio e dei cambiamenti climatici, forniamo una valutazione del possibile impatto sull’inflazione dei prezzi al consumo nell’UE fino al 2050. Dal momento che la decarbonizzazione equivale di fatto a considerare il costo di un’esternalità negativa che prima non era stata presa sufficientemente in considerazione, non dovrebbe sorprendere il fatto che probabilmente i consumatori dovranno pagare un prezzo. Tuttavia, fintanto che l’approvvigionamento energetico sarà salvaguardato e gli effetti sulle famiglie più vulnerabili saranno attenuati, si tratta di un prezzo necessario da pagare per mitigare gli effetti peggiori del cambiamento climatico. Quanto più agevole sarà la transizione, tanto minore sarà la pressione al rialzo sull’inflazione. Gli investitori sono ben consapevoli di doversi preparare a un contesto di inflazione più volatile.Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione della ricerca sulle conseguenze macroeconomiche della transizione energetica dalle fonti energetiche fossili che emettono carbonio, come il petrolio, il gas naturale e il carbone, alle fonti energetiche rinnovabili come l’energia eolica, solare e idroelettrica. Mentre molti studi si sono concentrati sulle implicazioni per la crescita economica, è aumentata l’attenzione – anche da parte delle banche centrali – per l’impatto sull’inflazione dei prezzi al consumo, sia a causa del cambiamento climatico stesso, che delle politiche adottate per facilitare la transizione.Per valutare in modo esaustivo il possibile impatto della transizione energetica sull’inflazione nell’UE, abbiamo definito tre scenari principali: 1. Scenario “Status quo”. Questo scenario presuppone il mantenimento delle politiche esistenti o dichiarate volte a ridurre le emissioni di gas serra del 55% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990. Queste politiche riguardano principalmente la produzione di energia, le attività industriali e l’aviazione. Dei tre scenari, questo è quello in cui si compiono meno progressi verso il raggiungimento del net zero entro il 2050. 2. Scenario “Tassa sul carbonio”. In questo scenario si ipotizza l’introduzione o l’ulteriore implementazione di tasse sul carbonio come principale strumento politico per ridurre le emissioni di gas serra. Queste sarebbero destinate a una gamma più ampia di settori, tra cui la produzione di energia, le attività industriali, l’aviazione, il trasporto stradale e l’edilizia. Mentre l’UE considera questo come un percorso politico separato, l’AIE considera le tasse sul carbonio come parte del suo scenario di politiche “Net Zero by 2050”. In questo caso ipotizziamo una tassa sul carbonio di 100 dollari per tonnellata di CO2, in linea con la maggior parte degli studi, ma superiore ai 60 euro adottati nei calcoli dell’UE. Presumiamo che i proventi della carbon tax vengano reimmessi nell’economia (circa il 50% attraverso investimenti pubblici in energie prevalentemente rinnovabili e il 50% per sostenere le famiglie vulnerabili, per ridurre le imposte sul reddito o sui salari e per rimborsare il debito pubblico). 3. Scenario “corsa alla regolamentazione”. In questo scenario, la principale leva politica è la regolamentazione piuttosto che la determinazione dei prezzi. La politica è finalizzata alla riduzione forzata di specifiche attività ad alta intensità di carbonio. Questo scenario si spinge ancora più in là rispetto allo scenario REG dell’UE e, tra i nostri tre, è quello che dovrebbe portare al maggior numero di progressi verso il raggiungimento del net zero. Si tratta anche dello scenario più dirompente.Mentre l’inflazione climatica e l’inflazione fossile saranno viste principalmente come shock negativi dell’offerta, l’inflazione verde potrebbe essere considerata un segnale di forza della domanda. Ciò suggerisce che la politica monetaria sarà probabilmente più reattiva nello scenario di “corsa alla regolamentazione”, in cui la greenflation è più elevata. Tuttavia, in tutti e tre gli scenari le banche centrali vorranno garantire che le aspettative di inflazione a medio-lungo termine rimangano ancorate al loro obiettivo di inflazione. Gli investitori farebbero bene a prepararsi a uno scenario più volatile per quanto riguarda l’inflazione e i tassi di interesse. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Robeco: Azionario, 3 tendenze nascenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist Multi Asset di Robeco. Da metà giugno il rally in controtendenza dei mercati azionari ha portato un po’ di sollievo a seguito di una prima metà del 2022 alquanto turbolenta, che ha visto i mercati azionari andare in territorio ribassista. L’attuale mercato ribassista ha creato punti di ingresso e opportunità più interessanti. Il percorso dell’inflazione rimane fondamentale per i mercati azionari, poiché spesso si sono osservate significative inversioni di tendenza in corrispondenza dei picchi dell’inflazione, soprattutto in occasione di episodi di alta inflazione come quelli degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta. Ad esempio, l’S&P 500 ha toccato il minimo nel giugno 1970 dopo il picco dell’inflazione nel febbraio 1970; nel dicembre 1974 dopo il picco del novembre 1974 e nell’aprile 1980 in coincidenza con il picco dello stesso mese. I segnali di un picco dell’inflazione nella seconda metà del 2022 stanno aumentando con l’allentamento dei vincoli dell’offerta, mentre l’impulso inflazionistico dei prezzi delle materie prime, dell’agricoltura e dei beni primari si sta affievolendo. In prospettiva, ci sono tre tendenze secolari nascenti che esercitano una pressione al ribasso sui multipli, indipendentemente dalla fase del ciclo in cui ci si trova. In primo luogo, non avevamo previsto che la Fed fosse così in ritardo rispetto alla curva, come testimonia il maggiore aumento dei rendimenti delle obbligazioni dei mercati sviluppati degli ultimi 40 anni. Poiché l’inflazione e, di riflesso, i tassi d’interesse nominali si sono spostati verso un livello più alto, rimanendo al di sopra del 3% nel 2023, nel nostro scenario di base rispetto all’anno scorso, il conseguente aumento del tasso di sconto nominale giustifica un rapporto prezzo-utili terminale più basso. La distribuzione storica delle valutazioni azionarie mostra inoltre che i livelli di valutazione dell’S&P 500 sono tipicamente più bassi nei regimi di inflazione più elevata.In secondo luogo, c’è un’altra argomentazione secolare che suggerisce che gli investitori potrebbero chiedere di pagare meno per i flussi di cassa futuri, proprio perché questi flussi di cassa potrebbero diventare più volatili. Come sottolineano Ang (2014) e Bansal e Yaron (2004), la volatilità dei consumi è un fattore di rischio importante per la determinazione dei prezzi azionari.La volatilità dei consumi nell’arco di cinque anni è aumentata nelle economie sviluppate da meno dell’1% al 6% dall’inizio della pandemia e non mostra segni di attenuazione. Nel nostro scenario di base, invece, entriamo in un regime di elevata volatilità dei consumi, poiché osserviamo uno spostamento delle preferenze di consumo (dai servizi ai beni) e una maggiore frequenza di shock che incidono sulla crescita dei consumi. L’incertezza che ne deriva sui flussi di cassa futuri impone agli investitori di richiedere premi di rischio ex ante più elevati per l’allocazione alle azioni.In terzo luogo, le condizioni finanziarie sono fondamentali per valutare la direzione dei multipli azionari. Il grande cambiamento di regime che i titoli azionari devono affrontare oggi è la transizione da un regime di QE (Quantitative Easing) a un regime di QT (Quantitative Tightening). L’impatto sulla liquidità del QT potrebbe essere doppio rispetto a quello del QE, come si evince dalla fase di QT del 2017-2019, secondo questo studio. Nel nostro scenario di base, la Fed avrà ridotto il bilancio del 20% entro la fine del 2024, con una contrazione pari a 95 miliardi di dollari al mese a partire da settembre 2022. Nella nostra ipotesi rialzista, i recenti shock energetici, climatici e geopolitici hanno un risvolto positivo per il lato dell’offerta dell’economia. Essi determinano una riduzione del costo unitario del lavoro e un aumento della produttività, sostenendo una redditività aziendale superiore al trend, anche sulla scia di una lieve recessione entro il 2023. Con la capacità e la volontà di spesa dei consumatori che tornano a superare i livelli tendenziali entro il 2024 senza esercitare una forte spinta inflazionistica grazie a un’offerta economica più elastica, la volatilità dei mercati azionari rimane contenuta. A causa dei livelli più bassi di avversione al rischio rispetto allo scenario di base, i rendimenti dei dividendi sono più bassi, poiché l’intensità degli investimenti è maggiore e i pay-out ratio calano. Inoltre, anche i rendimenti degli utili sono più bassi, poiché il grado di compressione dei multipli è ridotto. Per un investitore in euro prevediamo un rendimento del 9,25% per le azioni dei mercati sviluppati. I settori con un beta elevato, come le azioni dei mercati emergenti, sovraperformano. Nella nostra ipotesi ribassista, le banche centrali non riescono a eliminare la causa dell’inflazione tagliando i tassi in modo troppo aggressivo durante la recessione successiva. I mercati riconoscono rapidamente l’orientamento inflazionistico delle banche centrali e, quando i tassi di interesse reali tornano a essere profondamente negativi, le banche centrali troppo accomodanti riaccendono un episodio di forte reflazione dei prezzi degli asset. Alla fine del 2025, le banche centrali si rendono conto di essere nuovamente in ritardo rispetto alla curva e intraprendono un ciclo di rialzi più aggressivo, rendendosi conto che è necessaria una recessione più profonda per domare l’inflazione. La recessione del 2027 si rivela altamente disinflazionistica, dato l’ampio grado di inasprimento eccessivo da parte delle banche centrali nel 2026. I mercati azionari sviluppati subiscono il peso maggiore in questi anni e terminano il 2027 con un rendimento quinquennale annualizzato del -2,5% per un investitore che utilizza l’euro. Fonte: http://www.verinieassociati.com/

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“Robeco: La crisi energetica dell’UE sarà istruttiva e distruttiva”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2022

A cura di Roman Boner, Portfolio Manager della strategia RobecoSAM Smart Energy Equities di Robeco. Con le forniture di gas che scarseggiano e i prezzi dell’elettricità che si mantengono elevati, l’Europa si trova nella fase più acuta della crisi energetica. Tuttavia, un inverno mite potrebbe contribuire a evitare nei prossimi mesi blackout e razionamenti drastici. Finora, l’Europa si è assicurata importazioni di GNL (Gas Naturale Liquefatto) diversificando i fornitori e la speranza è di ridurre ulteriormente la domanda attraverso un mix di consumi volontari e obbligatori per l’industria e le famiglie negli Stati membri. Le misure stanno funzionando e le riserve si stanno accumulando. Le importazioni di gas dalla Russia sono passate dal 40% a meno del 10% in meno di un anno. Nel frattempo, le riserve invernali per l’intero blocco dei Paesi europei sono tornate a un rassicurante 90%.Riteniamo che l’UE debba favorire l’approccio discriminatorio olandese, in cui i prezzi sono sottoposti a un tetto massimo, dopo il quale i consumatori pagano il prezzo pieno di mercato. In questo modo si smorzerebbe l’impatto degli alti prezzi dell’energia per le famiglie e si frenerebbero i consumi eccessivi. Inoltre, a meno che non si verifichi un inverno rigido in Asia settentrionale, riteniamo che l’accesso della Cina all’abbondante gas russo e il rallentamento dell’economia interna ridurranno la concorrenza globale e manterranno le forniture di gas verso l’Europa.Nonostante la retorica e i litigi iniziali, emergeranno accordi di condivisione dell’energia che ridurranno ulteriormente i rischi di scarsità per i singoli Paesi.Anche se i blackout saranno probabilmente evitati, lo stesso potrebbe non accadere per eventuali fallimenti. Come per i Paesi, l’impatto dei prezzi dell’energia sarà disomogeneo tra i settori e le aziende e le imprese ad alta intensità energetica sono quelle che stanno sostenendo il peso maggiore di questo periodo di crisi. I profitti dei settori ad alta intensità energetica, come quelli delle utilities, della lavorazione dei metalli e i prodotti chimici, saranno colpiti per primi, con effetti secondari nei settori alimentare, alberghiero e dei trasporti.Le società di servizi “troppo grandi per fallire” si stanno affidando agli aiuti governativi, mentre le aziende più grandi con ampie riserve di liquidità hanno ridotto la produzione. I produttori di prodotti chimici e di metalli di base stanno passando al carbone a basso prezzo per avere energia e stanno chiudendo la produzione non redditizia.La tendenza a trasferire i costi sui consumatori ha protetto in modo particolare le aziende che operano in settori ad alto margine o con prodotti di alta qualità. I settori a basso margine e ipercompetitivi come il settore aereo, l’alimentare e i servizi di vendita al dettaglio, in cui aumentare i prezzi per i consumatori significa perdere quote di mercato, saranno ancora più colpiti. Alcuni hanno abilmente spostato i costi sui consumatori all’improvviso. I produttori di carta e cellulosa – anch’essi tra i principali settori ad alta intensità energetica – stanno rendendo i fogli di carta igienica più corti e stretti, mentre le aziende del settore alimentare – colpite indirettamente dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e delle materie prime – stanno riducendo la quantità di cibo nelle confezioni.È iniziato un periodo di distruzione creativa accelerato dalla scarsità di energia e dalla volatilità dirompente. Chi si è affidato a infrastrutture tradizionali inefficienti e poco flessibili, basate su combustibili tradizionali, avrà sempre più difficoltà a sopravvivere con l’emergere di crisi e rischi imprevisti.Tuttavia gli approvvigionamenti di energia rinnovabile erano già in aumento nel 2021 e la precarietà energetica delle imprese dovrebbe sostenere una maggiore crescita nel medio-lungo termine. Nel frattempo, anche gli investimenti in tecnologie efficienti dal punto di vista energetico, dei fattori produttivi e dei processi dovrebbero accelerare, poiché le imprese e le famiglie si adattano alla scarsità come a un “new normal”. I mandati dell’UE per l’energia solare sui tetti e le pompe di calore ad alta efficienza energetica accelereranno queste tendenze. La cattiva notizia è che i costi dell’energia, dei fattori produttivi e degli investimenti rimarranno elevati, per cui il consumo energetico deve rimanere sotto controllo. Tuttavia, la crisi è spesso un catalizzatore del cambiamento. I governi, i consumatori e le aziende non dovrebbero lasciare che questa crisi vada sprecata. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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Robeco: Le azioni dell’Asia-Pacifico in attesa di emergere dall’ombra del dollaro

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2022

A cura di Joshua Crabb, Head of Asia Pacific Equities di Robeco. Lo scenario per i mercati azionari globali rimane cupo, con l’aumento dell’inflazione che ha portato a forti rialzi dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, la crisi energetica, la recessione in Europa e l’incertezza del mercato immobiliare nella Cina colpita dal Covid. A causa di questa combinazione di fattori e della generale avversione al rischio, il dollaro USA ha raggiunto all’inizio di settembre 2022 i massimi di due decenni. Il divario tra le valutazioni delle azioni dell’Asia-Pacifico e quelle degli Stati Uniti si è attestato su livelli estremi che non si vedevano dalla fine degli anni ’90, quando l’area attraversava una crisi debitoria. Riteniamo che i fondamentali non giustifichino questa divergenza nelle valutazioni e che ciò rappresenti un’opportunità per gli investitori che desiderano diversificare dall’Europa o dagli Stati Uniti, o impiegare un po’ di liquidità. La nostra convinzione a medio termine è che questo divario nelle valutazioni si ridurrà nei prossimi cinque anni e che i titoli value asiatici sovraperformeranno. La tempistica è complicata; tuttavia, da un punto di vista storico, l’opportunità appare chiara. Siamo costruttivi anche su alcuni titoli azionari del Giappone, dove le riforme di corporate governance stanno consentendo di sbloccare valore in un mercato che ha attraversato un lungo periodo di stagnazione. Dal 2016, le società giapponesi sono state indirizzate a puntare a un ROE (Return on Equity, l’indice di redditività del capitale proprio) dell’8%, con gli azionisti incoraggiati a votare contro il reintegro dei consigli di amministrazione che non riescono a raggiungere tale obiettivo per tre anni di fila. La conseguente attenzione alla redditività e all’efficienza dei bilanci ha visto un aumento dei margini di profitto.Con lo yen ai minimi storici rispetto al dollaro, le aspettative di inflazione ancorate, la politica monetaria giapponese completamente svincolata dalla Fed e il “self help” sopra descritto, potrebbe essere proprio questo il momento opportuno per un ingresso o un aumento dell’esposizione. Anche in Cina, che è rimasta bloccata dalla politica “zero-Covid”, riteniamo che le valutazioni riflettano già le prospettive negative. All’interno dell’ampio universo azionario dell’Asia-Pacifico, riteniamo che vi siano società i cui prezzi azionari non riflettono il reale potenziale dell’azienda e che si rivaluteranno a un livello più alto; è su queste società che si dovrebbe concentrare l’investimento, piuttosto che su aziende con valutazioni paragonabili a quelle dei competitor statunitensi. In questa categoria rientrano i titoli finanziari che beneficeranno dell’aumento dei tassi d’interesse, i marchi di prodotti hardware meno alla moda del settore tecnologico e alcune società impegnate a sostenere la transizione energetica. Navigare nell’attuale contesto è impegnativo, perciò il processo dovrebbe iniziare laddove si riscontri del valore in modo evidente.

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Robeco: Credit Outlook: commercio e fiducia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2022

A cura di Victor Verberk, Sander Bus, co-responsabili del team credito di Robeco. Negli ultimi dieci anni circa, le autorità politiche hanno commesso errori madornali nel formulare previsioni sui trend di crescita o di inflazione. Abbiamo vissuto un decennio di inflazione quasi nulla e di quantitative easing, che ha provocato un marcato rialzo dei prezzi delle attività finanziarie. Poi è circolata l’idea che l’inflazione sarebbe stata transitoria.In primo luogo, la storia ci insegna che quando l’indice ISM scende da 60 a 50 gli spread tendono ad allargarsi. Solo quando la recessione diventa conclamata – in genere una volta che gli indici ISM e PMI scendono sotto quota 47-48 – la contrazione viene di solito scontata dai mercati. Se gli indici ISM o PMI offrono valide indicazioni anche stavolta, non siamo ancora arrivati a questo punto. In secondo luogo, la crescita degli occupati tende in media a calare sotto le 200.000 unità alla fine del ciclo di inasprimento. L’economia statunitense è ancora ampiamente al di sopra di questo livello. In terzo luogo, le condizioni finanziarie mediane durante le recessioni del passato sono state molto più rigide di quelle attuali. Sulla base di questa metrica, l’impatto sui tassi, sui prezzi del petrolio e sui mercati azionari non è ancora terminato.Quarto, le componenti vischiose dell’inflazione, come gli affitti, evidenziano ancora una tendenza al rialzo. Inoltre, l’indicatore dei salari della Fed di Atlanta non dà ancora cenni di moderazione.La nostra conclusione generale è che, in termini di ciclo economico, non siamo ancora a un punto di svolta secondo la maggior parte dei parametri.Sappiamo però che storicamente i tassi d’interesse raggiungono un picco prima degli spread creditizi. Sappiamo anche che il picco dei tassi d’interesse coincide in media, più o meno, con il penultimo rialzo dei tassi. Sulla base di questo quadro, la nostra conclusione è che il picco dei tassi potrebbe arrivare intorno a novembre o dicembre di quest’anno.In questo trimestre abbiamo dedicato poco tempo alla Cina. È evidente che non possiamo aspettarci che la vecchia locomotiva dell’economia globale faccia il suo lavoro anche questa volta. Nutriamo serie preoccupazioni, ad esempio, riguardo alle aspettative di crescita, ai livelli di debito e all’altissima disoccupazione giovanile. Inoltre, le restrizioni economiche causate dalle politiche anti-Covid non sono d’aiuto.Non vogliamo sembrare troppo pessimisti, ma al contempo dobbiamo avere ancora pazienza e aspettare che il ciclo del credito entri nella fase conclusiva.Ci sono alcuni rischi di coda positivi che potrebbero modificare lo scenario di base. In primo luogo, una fine inaspettata della guerra in Ucraina o della recessione stessa potrebbero far calare ancora di molto il prezzo del petrolio. Questo sviluppo avrebbe implicazioni favorevoli per l’inflazione e per la crescita e potrebbe dare alla Fed un buon motivo per sospendere i rialzi. In secondo luogo, il pricing power delle imprese potrebbe rivelarsi più robusto del previsto, con ricadute positive sulla salute finanziaria delle aziende stesse. Tutto considerato, crediamo di non aver ancora assistito a tutte le fasi del mercato ribassista, ma che ci stiamo avviando lentamente verso la fine.Una nota di ottimismo è data dal netto miglioramento delle valutazioni favorito dalla dolorosa correlazione positiva tra credito, titoli di Stato e azioni registrata dall’inizio del 2022. Il tipico fondo bilanciato 60/40 ha subito una perdita del 18% e i mercati obbligazionari hanno accusato il peggior ribasso in termini di rendimento totale da molti anni a questa parte. Il rovescio della medaglia è che le valutazioni hanno iniziato a muoversi verso livelli più interessanti.Per il momento crediamo che, che sussiste il rischio di una reazione eccessiva delle banche centrali e che il mercato nel suo insieme non sconta ancora una recessione conclamata. Siamo consapevoli dell’ampliamento degli spread e in alcuni segmenti del mercato abbiamo iniziato ad acquistare, ma è prudente avere ancora un po’ di pazienza prima di assumere una posizione lunga sul beta. (Abstract by http://www.verinieassociati.com)

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