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Robeco: Il superciclo delle materie prime è già finito?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist Multi Asset di Robeco. Negli ultimi due anni le materie prime hanno fatto faville. Di fatto, sono l’unica asset class per la quale abbiamo previsto extra-rendimenti rispetto ai rendimenti stabili dell’ultimo anno. Quello che non avevamo previsto, però, era un’altra fase di rialzo dall’agosto 2021, con l’indice GSCI delle materie prime ora in rialzo del 50% rispetto al picco della recessione nel febbraio 2020. Lo slancio delle materie prime si è raffreddato da metà giugno, quando le crepe nella domanda aggregata globale sono diventate più pronunciate e l’attenzione si è spostata dalle preoccupazioni per l’inflazione al rischio di recessione, mentre i mercati hanno iniziato a scontare un percorso di disinflazione più rapido sulla scia delle aggressive mosse politiche da 75 punti base della Fed. La stabilizzazione delle aspettative di inflazione a medio termine negli Stati Uniti solitamente riduce la domanda di materie prime come copertura dell’inflazione.Finora, i rendimenti realizzati nell’espansione post-pandemia sono già ampiamente alla pari con quelli ottenuti alla fine del superciclo delle materie prime del 2001. Questo implica che il superciclo delle materie prime dei cosiddetti “Roasting Twenties” sia già finito? In prospettiva, nel nostro scenario di base prevediamo per le commodity rendimenti simili a quelli di un titolo di Stato stabile al 4% nei prossimi cinque anni.In primo luogo, osserviamo un’offerta relativamente anelastica nei mercati delle materie prime. Con mercati spot rigidi, la distruzione della domanda attraverso prezzi elevati sarà il principale meccanismo di riequilibrio nei prossimi anni. La distruzione della domanda da parte dei consumatori è già in atto, e questi ultimi stanno attivamente razionando il loro consumo di energia. Questo processo di razionamento raggiunge tipicamente il suo apice quando i prezzi della benzina raggiungono il picco prima di una recessione. Negli Stati Uniti i prezzi della benzina sono aumentati perché i crack spread (la differenza tra un barile di greggio e i prodotti petroliferi da esso raffinati) si sono ampliati a causa delle chiusure e delle interruzioni delle attività nelle raffinerie, facendo lievitare i prezzi per i consumatori.In secondo luogo, sebbene le inversioni della curva dei rendimenti abbiano segnalato il rischio di recessione negli Stati Uniti, le materie prime sono un asset di fine ciclo che in media vede un aumento dei prezzi tra l’inversione della curva dei rendimenti e il picco di recessione. L’aumento della bolletta energetica anticiperà la recessione nell’eurozona, soprattutto se la Russia chiuderà completamente il Nord Stream 1 ai clienti tedeschi. Il risultato sarà una maggiore concorrenza globale per il GNL, mentre l’Europa cerca di affrancarsi dal gas russo e di ottenere l’indipendenza energetica nei prossimi anni.In terzo luogo, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari potrebbe continuare anche dopo la prossima stagione dei raccolti. L’aumento dei prezzi del gas fa lievitare i prezzi dei fertilizzanti, il che fa calare la resa delle colture, non solo quest’anno ma anche nel medio termine, e il suolo si impoverisce ulteriormente. Inoltre, una guerra prolungata in Ucraina potrebbe ostacolare la produzione di cereali, anche se il recente accordo firmato da Ucraina e Russia sulle esportazioni di grano attraverso il Mar Nero dovesse reggere.In quarto luogo, con la nostra proiezione a cinque anni sull’inflazione negli Stati Uniti al 2,6% – modestamente al di sopra dei livelli a cinque anni di inflazione di pareggio – riteniamo che la domanda di materie prime come copertura dell’inflazione persista. Sebbene le recessioni, che ci aspettiamo intorno al 2023, siano tipicamente altamente disinflazionistiche e quindi creino venti contrari per l’asset class, nel nostro scenario di base non prevediamo una vera e propria deflazione, né profondi mercati ribassisti delle materie prime.Nel nostro scenario rialzista, le ragioni per investire in materie prime sono ancora più convincenti perché i mercati sviluppati continuano a crescere al di sopra del loro tasso tendenziale di lungo periodo, con una domanda aggregata in grado di sostenere prezzi più elevati più a lungo. Una minore anelasticità dell’offerta rispetto allo scenario di base (anche perché i costi del capitale per le società minerarie e i produttori di petrolio diminuiscono grazie all’accelerazione della transizione verde) contribuisce a riequilibrare i mercati delle materie prime. Con il contributo sul fronte dell’offerta, dunque, gli aumenti dei prezzi sono meno esplosivi e più sostenibili.Poiché i Paesi che rappresentano circa il 67% del PIL mondiale si sono impegnati a risolvere il problema del cambiamento climatico, ci aspettiamo una spinta politica per accelerare la transizione verso l’energia verde e su questa scia aumenterà la domanda di “metalli verdi” come rame, minerale di ferro e alluminio. L’acciaio è il principale fattore produttivo per i produttori di eolico: circa l’84% del peso di una turbina è costituito da acciaio. Secondo l’AIE, un impianto eolico offshore richiede risorse minerarie nove volte superiori a quelle di un impianto a gas, mentre un’auto elettrica media richiede sei volte i minerali necessari per un’auto tradizionale. L’elettrificazione richiede enormi quantità di rame e alluminio.Nella nostra ipotesi ribassista, le materie prime risentono di un calo della domanda aggregata intorno alla recessione del 2023, nonostante i flussi dei safe haven favoriscano l’oro dopo che la Fed avrà raggiunto il proprio picco di politica monetaria. Poiché l’offerta rimane relativamente anelastica e l’aumento del costo del capitale inibisce l’espansione dell’offerta mineraria, il riequilibrio tra domanda e offerta avviene prevalentemente attraverso la distruzione della domanda. Dopo un po’ di tregua intorno al 2024/2025 per le materie prime, quando la ripresa prenderà piede, un secondo ciclo di inasprimento delle politiche per contenere la ripresa dell’inflazione invertirà la tendenza. Con una fase di distruzione della domanda ancora più profonda nel 2027 rispetto al 2023, le materie prime vedono un rendimento complessivo del -2% in euro nei prossimi cinque anni.

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Robeco: Le prospettive sull’obbligazionario migliorano, come adeguare il portafoglio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

A cura di Erik Keller, Client Portfolio Manager Global Credits di Robeco. Il primo semestre 2022 è stato il peggior periodo per l’obbligazionario dal 1788, se prendiamo come riferimento il mercato dei Treasury USA. I mercati obbligazionari globali hanno subito un repricing molto pronunciato nel corso di quest’anno, con un rialzo dei tassi d’interesse e un allargamento degli spread creditizi. Tuttavia, i rendimenti nominali delle diverse asset class obbligazionarie hanno raggiunto livelli che non si vedevano da un decennio. Con l’aumento dei rendimenti, l’opportunità di generare un reddito più elevato nei prossimi anni è cresciuta in misura sostanziale. Di conseguenza, le obbligazioni stanno diventando un’alternativa interessante ad altre asset class. In aggiunta, questi strumenti offrono l’ulteriore beneficio di una volatilità molto più bassa rispetto a quella delle azioni. La storia insegna che, nei periodi come questo, le obbligazioni dovrebbero offrire nuovamente una copertura rispetto alle azioni. Agli attuali livelli, le obbligazioni sono in grado di assorbire ulteriori aumenti dei rendimenti cedolari prima che i rendimenti totali dell’asset class tornino sottozero.Ad esempio, un portafoglio di obbligazioni a breve scadenza di alta qualità offre attualmente un rendimento del 3,9% con una duration di 3 anni (fonte: Bloomberg Global Agg Corp 1-5 years). Sarebbe necessario un aumento del rendimento cedolare di circa 130 punti base (pb) prima che il rendimento totale diventi nuovamente negativo. Anche se nei portafogli a più lunga scadenza la sensibilità all’aumento dei tassi è maggiore, la maggiore protezione offerta dai rendimenti cedolari ha migliorato notevolmente i livelli di pareggio.Vi sono altri motivi per cui riteniamo che le obbligazioni si comporteranno di nuovo come tali, offrendo diversificazione contro la volatilità dei mercati azionari.Se è vero che le obbligazioni non amano l’inflazione, è altrettanto vero che prosperano durante una recessione. Storicamente, le obbligazioni hanno sovraperformato le azioni nelle fasi recessive. Dato che i rischi di recessione sono aumentati rispetto a un anno fa, i prezzi delle obbligazioni dovrebbero godere di maggior supporto, mentre i corsi azionari potrebbero subire ricadute negative. Pertanto, le obbligazioni potrebbero tornare a essere un elemento di diversificazione in un quadro di crescita economica più lenta.Storicamente le obbligazioni hanno offerto una buona diversificazione rispetto alle azioni. Persino nella prima parte del 2022 (da inizio anno al 31 luglio), mentre le azioni hanno archiviato un ribasso del 14%, le obbligazioni hanno ceduto un più moderato 6,7%, dimostrando di poter contribuire a limitare la volatilità anche nelle fasi in cui arretrano insieme ai titoli azionari.Oltre ai potenziali vantaggi di diversificazione offerti dalle obbligazioni, gli investitori riconoscono anche la capacità di questi strumenti di generare rendimento e hanno storicamente assunto un’esposizione all’asset class per beneficiare di questa proprietà. In genere, il rendimento cedolare è la principale determinante delle performance obbligazionarie a lungo termine, ma nel contesto di rendimenti bassi e persino negativi che ha caratterizzato gli ultimi anni, le plusvalenze hanno assunto un ruolo più importante.La buona notizia è che, con l’aumento dei rendimenti, le obbligazioni sono tornate a fornire reddito agli investitori e i rendimenti saranno nuovamente un driver dominante delle performance obbligazionarie. L’attuale aumento dei rendimenti si traduce in un reddito più elevato per gli investitori obbligazionari in futuro. Se da un lato i rendimenti dei titoli di Stato iniziano a sembrare interessanti, dall’altro gli spread creditizi si sono allargati notevolmente e offrono adesso una remunerazione più appetibile per il rischio di credito. Tale remunerazione è giustificata alla luce degli accresciuti rischi di recessione e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie.Vista l’ulteriore incertezza che ci attende, riteniamo che gli investimenti nel credito di alta qualità con un basso rischio di default offrano un discreto valore agli investitori. A nostro avviso, il debito bancario e assicurativo sembra conveniente e anche il credito cross-over (BB/BBB) offre interessanti opportunità d’investimento.L’aumento dei tassi e degli spread creditizi potrebbe consentire alle obbligazioni di fornire un rendimento più elevato agli investitori nei prossimi anni. La storia insegna che, nel lungo periodo, le obbligazioni hanno fornito diversificazione e contribuito a ridurre la volatilità dei portafogli. Ciò è dovuto al fatto che questi strumenti possono offrire performance positive negli anni in cui i mercati azionari sono in calo. Visto il deterioramento delle prospettive economiche, riteniamo molto probabile che le obbligazioni possano tornare a fornire una copertura contro la volatilità dei mercati azionari. Gli investitori dovrebbero quindi considerare la possibilità di ricostituire la propria esposizione obbligazionaria.

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ROBECO: Quattro motivi per cui in Cina il peggio è passato

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

A cura di Jie Lu, Head of Investments China di Robeco. In primo luogo, il crollo del mercato immobiliare e le difficoltà finanziarie dei costruttori continuano a fare notizia. A nostro avviso, il sistema bancario cinese ha tutte le risorse che servono per assorbire questo shock e non presenta alcun rischio sistemico. Attualmente il governo centrale sta incoraggiando le amministrazioni locali a trovare soluzioni per assicurare che gli sviluppatori possano completare quei progetti incompiuti già venduti. Temiamo che questo non sia sufficiente a invertire la tendenza che vede un calo delle vendite di abitazioni e degli investimenti immobiliari. Considerando che il calo dei prezzi degli immobili residenziali è stato causato dalla decisione del governo centrale di porre finalmente un freno agli sviluppatori, e considerando gli attuali problemi di finanziamento di questi ultimi, siamo fiduciosi che le autorità centrali interverranno con un sostegno politico mirato.In secondo luogo, la situazione pandemica si è stabilizzata con l’adozione di una politica di “Controllo zero Covid dinamico” fino alla fine dell’anno; le misure sanitarie diverranno probabilmente meno restrittive nel tempo, specialmente se la politica viene rivista in occasione del prossimo congresso del partito nell’ottobre 2022. Questa svolta è sostenuta da un programma vaccinale più aggressivo, che prevede la vaccinazione dell’80% degli ultrasessantenni entro la fine dell’anno, e dalla maggiore disponibilità di soluzioni terapeutiche a sostegno del settore sanitario. La Cina ha inoltre avviato un’analisi dei dati per valutare la probabile virulenza delle diverse varianti di Covid nel prossimo inverno al fine di orientare la definizione delle policy.In terzo luogo, il governo ha introdotto stimoli economici mirati. A differenza del periodo successivo al 2008, l’attuale programma ha una portata limitata, ma fornirà comunque un notevole sostegno alla crescita economica. Il 25 agosto 2022 è stato annunciato un ulteriore pacchetto da 146 miliardi di dollari destinato a sostenere sia gli investimenti che i consumi. In particolare, la ripresa della spesa in infrastrutture, grazie a nuovi stanziamenti per i finanziamenti alle amministrazioni locali e all’approvazione di nuovi progetti, farà ripartire l’attività edilizia, che era crollata durante la pandemia. Insieme a un moderato allentamento delle condizioni monetarie, queste misure sosterranno la crescita economica fino al 2023, in contrasto con la stretta attuata dalle banche centrali in Europa e negli Stati Uniti. In quarto luogo, l’azione normativa contro la “platform economy” cinese, che ha depresso le valutazioni dei titoli tecnologici, ha fatto il suo corso. Durante una riunione del Politburo a fine luglio, i leader cinesi hanno segnalato l’intenzione di dare il via libera a una serie di operazioni societarie nel settore tecnologico, indicando che quest’ultimo gioca un ruolo importante nel rilancio dell’economia cinese. Si tratta di un importante cambiamento di approccio, che ha risollevato il sentiment nel settore. La lunga disputa normativa con gli Stati Uniti sulla revisione contabile delle società cinesi quotate tramite ADR rimane irrisolto, nonostante l’accordo preliminare annunciato il 26 agosto 2022. Questo accordo costituisce un segnale incoraggiante della volontà delle due parti di giungere a un compromesso, ma la tendenza degli ADR a cercare una doppia quotazione a Hong Kong e/o potenzialmente sui listini cinesi “onshore” è a nostro avviso destinata a continuare, con effetti positivi per il mercato cinese in futuro. Tenendo conto di questi quattro fattori, le prospettive per la Cina sono diventate più favorevoli e prevedibili di quanto non siano mai state dall’alba dell’era Covid all’inizio del 2020. Il mercato delle A-share cinesi presenta in genere una bassa correlazione con i mercati azionari globali e, dato l’allontanamento della politica monetaria dalla traiettoria di Stati Uniti ed Europa, l’assunzione di un’esposizione alla Cina ha ancora più senso in un’ottica di diversificazione.

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Robeco: “L’era della confusione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2022

Rotterdam. Robeco ha pubblicato il dodicesimo rapporto annuale “Expected Returns (2023-2027)”, una panoramica su ciò che gli investitori possono aspettarsi nei prossimi cinque anni per tutte le principali asset class, e le previsioni macroeconomiche. In virtù delle molte variabili e incognite che oggi caratterizzano i mercati – tra cui la crisi energetica e alimentare, l’inflazione a doppia cifra nei paesi sviluppati e la traiettoria della Cina in qualità di paese che più contribuisce alla crescita mondiale – Robeco ha definito gli anni da qui al 2027 “L’era della confusione”. Nel corso dell’anno, la conferma dello stimolo fiscale legato alla pandemia, i problemi della catena di fornitura e la guerra tra Russia e Ucraina hanno spinto l’inflazione verso livelli inaspettatamente elevati. Solo gli investitori veterani hanno già visto gli effetti devastanti che tali valori generano sul potere di acquisto e sui portafogli di investimento. Di conseguenza, per i prossimi cinque anni prevediamo che i rendimenti degli asset in euro si confermino al di sotto delle medie storiche di lungo termine, principalmente a fronte di un basso tasso risk-free. Vale la pena notare che, per la prima volta nei dodici anni di storia della pubblicazione “Expected Returns”, il premio di rischio azionario atteso (3%) sarà inferiore alla sua media di lungo termine (3,5%). Per gli investitori che gestiscono portafogli internazionali operando in dollari USA, le prospettive sono più rosee; prevediamo infatti un apprezzamento delle altre valute rispetto al dollaro USA, con il rialzo del mercato in USD destinato ad esaurirsi nei prossimi cinque anni.

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Robeco: Beni digitali per mondi virtuali

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

A cura di Sam Brasser, Trend Analyst di Robeco. Il desiderio dei consumatori di esprimersi online con beni digitali, come outfit per i videogiochi e sneakers digitali e commeciabili, rappresenta un’opportunità per i brand di rafforzare le loro connessioni con i consumatori e realizzare vendite aggiuntive. I beni digitali sono un concetto in via di sviluppo, che va da una semplice giacca che può essere indossata in un gioco come Fortnite a più complessi non-fungible token (NFT), unità di dati non intercambiabili su una blockchain che possono essere venduti o scambiati. Un modo in cui i beni digitali potrebbero decollare è la vendita da parte dei brand di cosiddetti “digital twin” accanto ai prodotti fisici. Ad esempio, un consumatore che acquista un paio di sneakers potrebbe ricevere anche una versione digitale che può essere indossata in un mondo virtuale come Decentraland o nel videogioco Roblox. Ci aspettiamo che alcuni consumatori, soprattutto quelli più giovani, adottino i prodotti digitali come parte della loro identità online. I marchi potrebbero seguirli e avere l’opportunità di differenziarsi.Riteniamo che le fasce demografiche più giovani siano più propense ad adottare i beni digitali, in quanto tendono a utilizzare spesso i social media e a essere membri attivi delle community online. Circa la metà dei consumatori statunitensi dichiara di essere membro attivo di una community. Secondo Pew Research e Toluna, il 47% dei Millennial e il 43% della Generazione Z riferisce che le comunità di cui sono membri attivi sono online. Sebbene Pew Research e Toluna non forniscano i dati, ci aspettiamo che queste comunità siano composte da amici che si sono conosciuti online, amici offline che comunicano prevalentemente online, persone con interessi simili e gamer. In futuro, potrebbero voler indossare beni digitali nelle loro comunità online per esprimersi e distinguersi.Con l’ulteriore sviluppo di tecnologie come la realtà virtuale, la simulazione 3D e il cloud gaming, ci aspettiamo che emergano ambienti digitali in grado di offrire una migliore user experience e una maggiore interazione. Questo, a sua volta, porterà probabilmente a comunità online più grandi e più attive, in cui le persone socializzano e vogliono anche avere un bell’aspetto. I marchi della moda, del lusso e dello sport stanno già sfruttando il desiderio di avere un bell’aspetto online vendendo NFT e abbigliamento, calzature e accessori virtuali.Probabilmente il miglior esempio della propensione a spendere soldi per il proprio aspetto online è rappresentato dai 5,1 miliardi di dollari di ricavi registrati da Fortnite nel 2020. Il gioco è gratuito, ma per acquisire diversi abiti (skin) per i loro personaggi e le danze che possono eseguire, i giocatori devono spendere dei “V-Bucks”, che possono essere acquistati con valute standard. Questi videogiochi sono prevalentemente fruiti dai bambini, i cui genitori sono disposti a finanziare l’acquisto di tali beni digitali privi di un’apparente funzionalità.Questo è sia un problema che un’opportunità per i brand. Il problema si presenta se i consumatori spostano la spesa dagli articoli fisici ai beni virtuali, con conseguente calo delle vendite. Questo spostamento non sta avvenendo oggi su larga scala, ma la spesa per videogiochi, NFT e cuffie per la realtà virtuale sta crescendo più rapidamente di quella per abbigliamento, calzature e la maggior parte degli altri capi di moda fisici. I marchi che si basano sulla vendita di beni fisici possono affrontare questo potenziale problema realizzando prodotti digitali interessanti e distribuendoli attraverso canali digitali come Decentraland e Roblox.

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Robeco nomina Kees Verbaas Global Head of Fundamental Equity

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2022

Rotterdam. Kees Verbaas è stato nominato Global Head of Fundamental Equity. In questo nuovo ruolo, si occuperà della supervisione dei team Global Equity, Emerging Markets, Chinese Equity e Asia-Pacific Equity. Verbaas entra in Robeco a partire da oggi e risponde a Mark van der Kroft, CIO Fundamental and Quant Equity. Lavorerà dagli uffici di Rotterdam. Kees Verbaas vanta oltre 30 anni di esperienza nel settore dei servizi finanziari. Arriva da Altis Investment Management (Gruppo di gestione fiduciaria di NNIP), dove ha ricoperto il ruolo di Chief Investment Officer dal 2017. Prima di allora, era in Blue Sky Group come Head of Fund Management, responsabile delle performance di investimento di oltre 40 fondi comuni di diverse classi di asset. Oltre ad aver lavorato per Robeco nel 2011 come Client Portfolio Manager per il team Emerging Markets Equity, Verbaas è stato CEO of Global Emerging Markets per Hermes Fund Managers a Londra e Head of Global Emerging Markets per ABN Amro Asset Management. Si è laureato all’Università Erasmus di Rotterdam, ha conseguito la laurea magistrale all’Università di Leida e ha ottenuto numerose ulteriori qualifiche.

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Robeco: Green bonds, il contesto è particolarmente favorevole per l’Asia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

A cura di Michiel de Bruin, Portfolio Manager della strategia RobecoSAM Global Green Bonds di Robeco. Il mercato dei green bond dell’Asia-Pacifico (APAC) ha registrato un boom negli ultimi anni, diventando il secondo mercato più grande dopo l’Europa e prima del Nord America. L’aumento delle emissioni di green bond nella regione APAC riflette la tendenza globale orientata agli investimenti ESG, ma lo slancio è particolarmente forte in Asia. Questo boom è il risultato del senso di urgenza nella politica globale in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici, nonché della volontà dell’Asia di assumere un ruolo di leadership nel campo degli investimenti sostenibili. Sebbene la forte crescita del mercato sia positiva, l’armonizzazione degli standard nella regione sarà fondamentale per mantenere questo slancio.Anche gli sviluppi e le normative legate al clima in altri mercati hanno contribuito all’espansione del mercato delle “obbligazioni verdi” dell’area APAC. Un esempio fondamentale è rappresentato dalle normative dell’UE, come la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), la proposta di una direttiva sulla due diligence orientata alla sostenibilità delle imprese e il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), che hanno indirettamente imposto un nuovo onere “verde” alle imprese e alle società finanziarie asiatiche, che dovrebbero conformarsi agli standard dell’UE per mantenere i legami commerciali con i suoi Stati membri. Un modo per l’Asia di allinearsi al trend di transizione globale è quello di migliorare l’informativa ESG e di rendere più sostenibili gli investimenti attraverso i green bond.Mentre l’UE ha fatto un grande passo avanti con la sua tassonomia verde, molti Stati asiatici come Cina, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Malesia e Thailandia hanno sviluppato grandi iniziative per stabilire le proprie tassonomie green. In questa proliferazione di tassonomie che sfidano l’unificazione del mercato dei green bond, la Common Ground Taxonomy (CGT) rappresenta un barlume di speranza. La CGT è stata pubblicata durante la COP26 ed è il risultato della fusione delle tassonomie dell’UE e della Cina. Pur essendo ancora in fase iniziale, potrebbe diventare lo standard in Asia. La stragrande maggioranza dei Paesi dell’area APAC non ha ancora stabilito requisiti obbligatori di informativa ESG, rendendo difficile il confronto tra gli emittenti e impedendo agli investitori obbligazionari di prendere decisioni informate. Le prime linee guida cinesi per l’informativa ESG delle imprese sono state emanate nel giugno 2022. Queste linee guida volontarie offrono un assaggio di ciò che ci si può aspettare dalla futura disclosure obbligatoria cinese. La Cina ha sottolineato il desiderio di sincronizzare i propri standard con i futuri standard ESG globali dell’International Sustainability Standards Board (ISSB). Questi passi segnano l’inizio del dominio cinese all’interno dell’area APAC sulle questioni ESG. Allo stesso tempo, ciò rafforza la qualità dei suoi emittenti ed evidenzia il suo crescente interesse per il mercato dei green bond. Singapore, Hong Kong e Malesia hanno recentemente reso obbligatorie le raccomandazioni di divulgazione della TCFD. Inoltre, Giappone e Taiwan hanno introdotto l’obbligo del bilancio di sostenibilità. La posizione dell’area APAC nel mercato globale dei green bond potrebbe anche essere un mezzo per dimostrare la leadership della regione in un nuovo sistema finanziario in cui l’ESG è pienamente integrato. A nostro avviso, con la prospettiva di un ulteriore miglioramento e crescita, il mercato dei green bond dell’area APAC rappresenta oggi un’interessante opportunità di investimento. (abstract)

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Robeco rende accessibile la sua PI sugli investimenti sostenibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2022

Rotterdam. Robeco lancia oggi l’Iniziativa di libero accesso agli investimenti sostenibili, che mette a disposizione la sua Proprietà intellettuale (PI) sugli investimenti sostenibili. Come primo passo di questa iniziativa di Libero accesso, tramite un portale i clienti e un gruppo di accademici potranno consultare gratuitamente i punteggi relativi agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle società generati da Robeco utilizzando il suo quadro SDG proprietario.Lo sviluppo del Quadro SDG di Robeco, che permette di misurare il contributo agli SDG delle società investibili, è iniziato nel 2017. La qualità dei dati è una delle maggiori sfide dell’investimento sostenibile e Robeco crede che gli attori del settore debbano collaborare per migliorare i dati e definire gli standard. Con l’Iniziativa di libero accesso agli investimenti sostenibili (SI Open Access), Robeco intende contribuirvi in modo rilevante.L’impegno di Robeco per un mondo più sostenibile significa anche rendere fruibile la sua proprietà intellettuale a un pubblico più ampio, per aiutare i clienti ad assumere decisioni sostenibili più consapevoli. Robeco ricerca attivamente feedback sui dati e intrattiene un dialogo continuo con i propri stakeholder, tra cui accademici, clienti ed esperti di investimenti sostenibili. Di conseguenza, prevede che questa iniziativa migliorerà ulteriormente l’affidabilità dei dati e la metodologia proprietaria. Tutte queste attività servono ad essere parte attiva nell’evoluzione verso un mondo più sostenibile e a contribuirvi. In una fase successiva, Robeco metterà a disposizione di un numero più ampio di stakeholder altri dati di sviluppo sostenibile e contenuti di proprietà intellettuale.Il quadro SDG è utilizzato per molti portafogli dei clienti di Robeco, fra i quali alcuni dei più grandi investitori al mondo – come UBS Global Wealth Management, BBVA AM & pensioenfonds ING – e più convinti sostenitori dell’iniziativa SI Open Access di Robeco.

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Robeco: Le maree rosse minacciano le acque, come reagire?

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2022

A cura di Dieter Küffer, Portfolio Manager della strategia RobecoSAM Sustainable Water Equities di Robeco. Le alghe sono un insieme di organismi acquatici di dimensioni microscopiche che forniscono nutrimento e ossigeno all’ambiente acquatico. Se presenti in quantità moderata, sono salutari ed essenziali per la sopravvivenza degli ecosistemi. Se, invece, la loro presenza è eccessiva, diventano nocive per la vita sia sopra che sotto la superficie dell’acqua. Nelle acque dolci, di solito, le fioriture si manifestano sotto forma di schiuma verdastra e maleodorante, mentre negli oceani la superficie viene coperta da spesse strisce di color arancione, marrone, rosa o rosso. Le famigerate “maree rosse” che invadono le coste sono un tipo di fioriture algali nocive (HAB). Per l’uomo, le fioriture non sono soltanto un fastidio, ma rappresentano anche un pericolo. Oltre a dare all’acqua potabile un colore anomalo e un sapore sgradevole, infatti, le alghe possono scatenare una serie di sintomi più gravi come irritazioni cutanee, problemi respiratori, febbre, vomito e dolori muscolari. Alte concentrazioni delle varietà che secernono cianotossine possono addirittura danneggiare i nostri organi interni. Per gli organismi acquatici, invece, gli effetti vanno dal deperimento all’eutrofizzazione (processo che soffoca letteralmente i corpi idrici). Il ruscellamento dei prodotti agricoli, così come i flussi di rifiuti urbani e industriali, contengono un concentrato di nutrienti che consente alle alghe di prosperare. In un periodo compreso tra una e tre settimane, un’alga può produrre un milione di cellule figlie. Negli USA, nel 2021 sono stati emessi circa 1.700 avvisi di fioriture algali e linee guida per la salute pubblica, in netto aumento rispetto al 2015, anno in cui l’EPA ha formalmente iniziato i rilevamenti e le classificazioni. Molte di queste segnalazioni non costituiscono una seria minaccia per la salute pubblica, ma se lo diventano, il prezzo da pagare è altissimo. Nel 2014, in Ohio, la presenza di HAB nel lago Erie ha contaminato le acque potabili, provocando la chiusura della rete idrica e bollette da capogiro per le utility locali. In totale, i costi di bonifica hanno raggiunto cifre stratosferiche (850 milioni di USD).Le fioriture purtroppo non sono eventi isolati, bensì ricorrenti. Ogni estate, le acque ricche di nutrienti del fiume Mississippi sfociano nel Golfo del Messico, creando un enorme cimitero marino che si estende per migliaia di chilometri quadrati. La superficie più vasta registrata sinora misura quasi 22.000 km2 ed è simile all’estensione dello stato di Israele. Recentemente il Congresso ha ordinato un intervento multi miliardario nella regione della Baia di Chesapeake, finalizzato a contrastare la formazione di HAB e il deterioramento della qualità delle sue acque e dei bacini idrografici costieri. Con l’aumento delle temperature mondiali, il fenomeno si sta diffondendo persino nelle più fredde acque artiche. La frequenza con cui sono state rinvenute specie di alghe tossiche nella flora e nella fauna marina al largo delle coste dell’Alaska è allarmante.Il cambiamento climatico ci sta portando dalla padella alla brace. Modelli meteorologici imprevedibili riducono alla siccità intere regioni e provocano piogge intense altrove. Entrambi i fenomeni contribuiscono alle fioriture algali. Le alluvioni aumentano notevolmente l’immissione nei corsi d’acqua di composti nutritivi di origine agricola, di rifiuti industriali e urbani. La siccità, invece, abbassa i livelli delle acque, aumenta la stagnazione e concentra ulteriormente le sostante nutritive inquinanti, creando le condizioni ideali per una crescita esplosiva delle HAB. Mantenere i bacini idrici dell’entroterra liberi da fioriture algali è essenziale, visto che le comunità provate dalla siccità e dal depauperamento degli acquiferi cercano fonti idriche alternative. Nel frattempo, il bisogno di prodotti alimentari spinge gli agricoltori ad aumentare, invece che a ridurre, l’uso di fertilizzanti ricchi di fosforo e azoto, e la crescita del settore manifatturiero incrementa il carico di nutrienti nei flussi di rifiuti industriali.Prevediamo maggiore interesse a livello municipale, dell’industria e dell’agricoltura nei confronti di soluzioni idriche pensate appositamente per affrontare il problema dei nutrienti e di altri agenti inquinanti. In genere, i metodi tradizionali di trattamento delle acque riducono i livelli di cianobatteri, ma la maggiore gravità delle fioriture algali sta mettendo alla prova moltissime utility idriche, specialmente nelle comunità più piccole. A livello municipale, serviranno grossi investimenti per consentire il filtraggio di volumi maggiori di cianobatteri e di alghe tossiche dalle riserve di acqua potabile.Al momento, quindi, puntiamo sulle utility per il trattamento delle acque da fonti puntuali e delle acque reflue che, nel lungo termine, beneficiano degli investimenti necessari a garantire riserve idriche pulite e protette. Investiamo anche in società fornitrici di tecnologie di utilità, che consentono la rilevazione e la distruzione delle cianotossine. Inoltre, in aggiunta a elementi fisici come bacini di cemento, pompe idrauliche, strumenti di filtraggio e chilometri di tubature, l’ammodernamento delle infrastrutture ricorre sempre più spesso a beni e servizi virtuali per ridurre i costi di costruzione e i successivi costi operativi. Secondo noi, si tratta di un chiaro trend strutturale dei servizi idrici: per questo prendiamo in considerazione i fornitori di software che facilitano la simulazione virtuale e l’ottimizzazione dell’impiantistica da parte degli ingegneri. Puntiamo anche sulle aziende che si occupano di prelievi ambientali, test analitici e costante monitoraggio dei nutrienti per conto delle autorità municipali, per l’industria e l’agricoltura. Le riteniamo infatti destinate a trarre grossi benefici quando verranno imposte normative idriche più severe.

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Robeco: Dobbiamo ripensare il rapporto tra investimenti sostenibili e rendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2022

A cura di Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco. Per molti anni gli investitori e gli esponenti del mondo accademico si sono chiesti se per ottenere valore investendo nella sostenibilità si debba per forza rinunciare al rendimento. Ritengo che la questione sia mal posta. Dovremmo infatti chiederci quale tipo di approccio all’investimento sostenibile abbia maggiori probabilità di soddisfare le esigenze di rendimento dei singoli investitori. La parola rendimento non ha lo stesso significato per tutti gli investitori. Capire le esigenze e le motivazioni di ciascuno (una liquidità di breve termine o un impegno finanziario di lungo periodo) è sempre stato fondamentale per chi consiglia investimenti. Inoltre, oggi sappiamo che non tutti gli investitori hanno come unico obiettivo il rendimento finanziario: per misurare il successo di un investimento, sono fondamentali anche il rendimento sociale o ambientale, la soddisfazione personale, l’unità familiare o il nostro lascito per le generazioni future. Tutto ciò si riflette nel prossimo regolamento europeo, che impone alle società finanziarie di valutare l’adeguatezza di un cliente basandosi sui fattori ESG e sulle preferenze in ambito di governance e di ambiente, anziché limitarsi all’analisi della sua propensione al rischio, della sua capacità di rischio e delle sue competenze finanziarie. È un trend che caratterizza diverse aree della nostra società e non solo il settore degli investimenti. Per esempio, sempre più consumatori ormai sanno benissimo che se un prodotto è troppo conveniente, di solito è perché qualcun altro nella catena di approvvigionamento se ne sobbarca il costo.Nonostante la definizione di rendimento sia sempre più ampia, un numero crescente di investitori sostenibili ritiene di non doversi accontentare di rendimenti finanziari ridotti. Da un sondaggio di PWC del 2021 è emerso che l’80% degli investitori non è disposto ad accettare che gli investimenti sostenibili rendano un punto percentuale in meno rispetto alle strategie non sostenibili. Resta però il fatto che alcuni investitori sono ancora disposti a finanziare attività sostenibili accontentandosi di rendimenti inferiori ai tassi di mercato, forse come alternativa alla più classica filantropia. Pur trattandosi di una condizione che non tutti gli investitori sottoscriverebbero, è comunque indicativa delle diverse esigenze che esistono al momento in fatto di rendimenti. Ci si domanda perché gli studi accademici non riescano a dimostrare che l’investimento sostenibile non sacrifica il rendimento. Questo però presuppone che l’investimento sostenibile sia una strategia a sé stante, che può essere identificata e studiata. Il che non è vero. Oggi il mercato dell’investimento sostenibile è estremamente vario. Alcune strategie si concentrano su società ben gestite (il fattore qualità), oppure su aziende che puntano a risolvere i problemi ambientali o sociali. Altre cercano di combinare i due approcci. Altre ancora, invece, preferiscono ricorrere a informazioni ESG finanziariamente non rilevanti, per allineare i propri investimenti ai propri valori (il cosiddetto approccio del “non far danni”). Infine, a influenzare i settori e le aziende possono intervenire anche tantissime questioni ambientali, sociali e di governance. Vista la grande varietà di approcci, è chiaro che definire un universo di investimenti sostenibili da studiare è forse ancora più difficile che non studiare alcune questioni finanziarie più tradizionali (per esempio se la gestione attiva genera alfa o se l’investimento quantitativo ha più successo dell’investimento basato sui fondamentali). Isolare l’impatto dell’approccio sostenibile da variabili rilevanti come il contesto di mercato e le capacità dell’investitore è estremamente complesso. Ecco perché, nel mondo degli investimenti, i consulenti sono i benvenuti! In qualsiasi approccio di costruzione del portafoglio, le leve principali per ottenere i rendimenti desiderati sono l’allocazione degli asset e la selezione dell’investimento. L’investimento sostenibile non fa eccezione. Le varie asset class rispondono ad aspettative diverse in termini di rischio-rendimento, propongono diversi modi di generare impatto diretto o indiretto e offrono la possibilità di accedere o evitare certi tipi di attività. Oggi esiste una variante sostenibile praticamente per ogni tipo di approccio – passivo, attivo, tematico, di emissioni pubbliche e private, high yield, investment grade, eccetera. Ma nel selezionare gli investimenti, lo stesso livello di attenzione riservato alla selezione del manager o dei titoli va applicato anche per capire se l’investimento è sostenibile o meno. L’approccio è sensato? I gestori fanno affermazioni credibili? Tutti i gestori devono sottostare a determinati vincoli, in materia tanto di liquidità quanto di orizzonte temporale o di sostenibilità. Quello che conta è capire se sono in grado di costruire un portafoglio che rispetti i vincoli imposti e che raggiunga gli obiettivi prefissati. E questo vale sempre, a prescindere dalla sostenibilità dell’approccio. Il nocciolo della questione alla fine è: che obiettivi abbiamo e in che modo l’investimento sostenibile può aiutarci a raggiungerli? È questo l’unico quesito a cui dobbiamo dare risposta.

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Robeco: La moda sostenibile, è un ossimoro?

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2022

A cura di Sam Brasser, Trend Analyst di Robeco. Il modo più efficace per ridurre l’impatto della moda sull’ambiente sarebbe una riduzione in termini assoluti dei volumi di consumo. Ogni anno vengono prodotti circa 100 miliardi di capi di abbigliamento, 14 per ogni persona sul pianeta. Circa il 20% rimane invenduto. Meno dell’1% viene riciclato in nuovi capi di abbigliamento e il settore è responsabile di circa il 2-8% delle emissioni globali di gas serra. A voler essere realisti, è necessario produrre molto meno perché le persone possano ancora permettersi di vestirsi. Quindi, se da un lato è innegabile che la moda apporti gioia e sia un modo di esprimersi per milioni di persone in tutto il mondo, dall’altro l’industria della moda ha anche un forte impatto sociale e ambientale. In sintesi, la situazione è piuttosto critica e un cambiamento è necessario ormai da tempo. Riteniamo che il passaggio a modelli di business più sostenibili e circolari richieda alle aziende di ripensare le modalità di produzione e utilizzo degli abiti. L’industria della moda crea una grande quantità di rifiuti per diverse ragioni, tra cui l’uso di materiali di bassa qualità e il continuo cambiamento delle preferenze dei consumatori. L’adozione di passaporti digitali dei prodotti, riconosciuti a livello internazionale, sarà fondamentale per migliorare la trasparenza e aumentare la circolarità nel settore della moda nei prossimi anni. L’obiettivo dei passaporti digitali dei prodotti è quello di registrare, elaborare e condividere per via elettronica le informazioni relative ai prodotti tra le aziende della filiera, le autorità e i consumatori. I vantaggi attesi dall’adozione su larga scala dei passaporti digitali dei prodotti sono duplici: maggiore trasparenza per le aziende della filiera nonchè per i consumatori e maggiore efficienza in termini di scambio delle informazioni.A partire dal 2018, 130 firmatari della Carta dell’ONU dell’industria della moda a favore del clima si sono impegnati a raggiungere l’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050. Ciò richiederà l’adozione su larga scala di materiali di provenienza responsabile e di materiali riciclati. Attualmente, la produzione di materiali e la preparazione e lavorazione di filati e tessuti sono responsabili di circa due terzi di tutte le emissioni di gas serra del ciclo di vita di abbigliamento e calzature. due materiali più utilizzati nell’industria della moda – poliestere e cotone – comportano una serie di problemi dal punto di vista della sostenibilità. Il poliestere è economico, versatile e affidabile, caratteristiche che lo hanno portato a diventare la fibra di gran lunga più utilizzata al mondo: nel 2021 rappresentava circa il 58% della produzione globale di fibre. Prodotto a partire da combustibili fossili e spesso mescolato con altre fibre, il poliestere vergine richiede molte risorse ed è difficile da riciclare. Anche il cotone, la seconda fibra più utilizzata nella moda, che rappresenterà circa il 24% del mercato globale delle fibre nel 2020, è oggetto di controversie. È tra le colture più bisognose d’acqua, in quanto richiede circa 2.700 litri d’acqua (acqua potabile sufficiente per una persona per 900 giorni) per produrre una quantità di cotone sufficiente a confezionare una sola maglietta. Nei prossimi anni prevediamo ulteriori investimenti nelle infrastrutture necessarie per il riciclo dei materiali, con conseguente aumento della diffusione di diverse tecnologie di riciclo a ciclo chiuso e aperto, tra cui il riciclo meccanico da fibra a fibra, il riciclo rigenerativo della cellulosa, il riciclo rigenerativo di materiali sintetici, il riciclo termomeccanico di materiali sintetici e il riciclo rigenerativo misto. (abstract)

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Robeco: Signore e signori, il Metaverso

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

A cura di Jack Neele, Portfolio Manager della strategia Robeco Global Consumer Trends Equities di Robeco.Il termine Metaverso è attribuito all’autore di fantascienza Neal Stephenson, che, nel romanzo Snow crash del 1992, descriveva uno spazio persistente di realtà virtuale condivisa in cui gli utenti erano rappresentati da avatar. Molto spesso la fantascienza è fonte di ispirazione per gli inventori, ma è più raro che queste idee prendano forma in modo così preveggente. Per quanto molti concordino sulla definizione generale, sembra che chiunque lavori al Metaverso abbia una diversa visione di quello che sarà il suo ruolo, a seconda del mercato in cui opera e della sua idea in merito alla tecnologia su cui potrebbe poggiare. Con lo sviluppo della tecnologia, avremo probabilmente un insieme di Metaversi anziché uno solo, proprio come Internet è costituito da innumerevoli siti web che fungono a vari scopi, come le operazioni bancarie, l’e-commerce, l’intrattenimento e l’interazione sociale. Analogamente, come Internet è accessibile da un’ampia gamma di dispositivi, tra cui computer, telefoni, automobili e orologi da polso, così i punti di accesso al Metaverso comprenderanno una pluralità di tecnologie, dalle cuffie per la realtà virtuale immersiva agli occhiali per la realtà aumentata (AR), dai computer agli smartphone.Mentre la tecnologia della realtà virtuale è ancora in fase di sviluppo, i videogame multiplayer online giocati su console, computer e telefoni cellulari incorporano già molti aspetti di ciò che il Metaverso cerca di realizzare. Giochi multiplayer online come World of Warcraft di Blizzard e, più recentemente, Grand Theft Auto di Take Two e Fortnite di Epic, danno da tempo la possibilità ai giocatori di creare identità alternative persistenti che si evolvono nel tempo. Analogamente, i giochi online sono intrinsecamente sociali: i giocatori comunicano a voce e via chat con gli amici esistenti e con quelli che incontrano durante il gioco. Soprattutto, giochi come Minecraft e Roblox incarnano un tema centrale del Metaverso, ovvero il fatto che l’utente non solo interagisce con il contenuto, ma contribuisce anche a crearlo. Sulla scia del successo dei minigiochi indipendenti giocati all’interno di Minecraft, come Pixel Painters e EggWars, Roblox è costituito da migliaia di giochi prodotti da sviluppatori esterni che generano ricavi dagli acquisti in-game.Per certi aspetti, chi lavora in ufficio vive già l’esperienza del Metaverso dalla primavera del 2020, quando la vita lavorativa e domestica sono diventate un tutt’uno sia online sia offline. La migrazione forzata dall’ufficio al lavoro in remoto ha stimolato l’adozione generalizzata di tecnologie di collaborazione. Dall’essere uno strumento relativamente sconosciuto, utilizzato solo dagli utenti di software aziendali, Zoom Video Communications è diventato da un giorno all’altro un nome noto a livello mondiale. Nel 2020 i minuti di videoconferenza su Zoom sono aumentati di 31 volte, raggiungendo i 3.200 miliardi di minuti all’anno. Per avere un’idea, una persona impiegherebbe più di 6 milioni di anni per guardare un video di questa durata. Le soluzioni per riunioni all’interno del Metaverso cercano di migliorare l’esperienza della videochiamata ponendo maggiore attenzione sull’interattività e la collaborazione. Una dimostrazione del potenziale delle tecnologie adiacenti al Metaverso viene dai cosiddetti “gemelli digitali” (digital twin), in uso già oggi. Da tempo architetti e ingegneri creano modelli sia digitali sia fisici per ideare e perfezionare i loro progetti finali prima che inizi la costruzione o la fabbricazione. Un gemello digitale arricchisce questo processo tramite la modellizzazione al computer di dati esterni, tra cui le condizioni di carico previste, le caratteristiche dei materiali e le condizioni atmosferiche. Seguendo un andamento ben noto alla maggior parte degli investitori tecnologici, l’interesse per il Metaverso ha raggiunto rapidamente un picco nell’“hype cycle” e – comprensibilmente, vista la mancanza di progressi tangibili – si è poi affievolito raggiungendo quella che i ricercatori di Gartner descrivono come la “valle della disillusione”. Nonostante il potenziale a lungo termine, l’interesse del pubblico per il Metaverso è rimasto modesto fino all’anno scorso. Considerando il clamore ancora elevato, la fase iniziale dello sviluppo e l’assenza di una chiara schiera di società leader, gli investitori alla ricerca di opportunità nel Metaverso potrebbero trovare vantaggioso privilegiare le società di supporto e le tecnologie abilitanti con casi d’uso esistenti e flussi di ricavi redditizi.

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Robeco nomina Aliki Rouffiac come Portfolio Manager del team Sustainable Multi Asset Solutions

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

Rotterdam. Robeco allarga il team Sustainable Multi Asset Solutions con la nomina di Aliki Rouffiac a Sustainable Portfolio Manager. Il suo ruolo sarà quello di contribuire all’ulteriore ampliamento dell’offerta multi-asset sostenibile di Robeco.Aliki Rouffiac risponderà a Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions, e sarà basata a Londra, mettendo a frutto i suoi quasi 15 anni di esperienza nella ricerca e nell’investimento obbligazionario multi-asset. Rouffiac arriva da Pictet, dove è stata investment manager multi-asset e si è occupata di selezione titoli, di costruzione e gestione del portafoglio e di ricerca ESG.La sua nomina rafforza ulteriormente il team Sustainable Multi Asset Solutions, in significativa crescita grazie alla continua ricerca di soluzioni sostenibili di lungo termine da parte dalla clientela, nonostante l’attuale volatilità. Il team fornisce soluzioni orientate al risultato e pensate specialmente per i clienti europei, britannici e asiatici, in ambito sia di soli asset, sia di asset/liability matching. Al momento gestisce circa 18 miliardi di EUR di patrimonio globale, inclusi fondi multi-asset, soluzioni discrezionali multi-asset e soluzioni obbligazionarie personalizzate liability-driven e buy-and-maintain.Rouffiac si è laureata in Economia all’Università Nazionale Capodistriana di Atene e ha conseguito una laurea specialistica in Finanza presso l’Imperial College Business School di Londra. Inoltre, è analista finanziario certificato e ha ottenuto la certificazione CFA in investimento ESG. Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions: “Non vediamo l’ora di accogliere una professionista come Aliki, che abbina una pluriennale esperienza nel multi-asset a una profonda conoscenza dell’investimento sostenibile. Ormai ai clienti non basta più che il capitale investito produca soltanto rendimenti finanziari: per loro è importante anche preservare il mondo per le generazioni future. E mentre ci confermiamo leader dell’investimento sostenibile, Aliki arriva in un momento particolarmente interessante, contribuendo ad ampliare la nostra proposta”.

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Robeco: La Sfida delle tre vette: la corsa dei mercati contro il tempo

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

A cura di Colin Graham, Head of Multi-Asset Strategies di Robeco. La crescita globale non riprenderà slancio finché le recenti impennate dei prezzi e gli aumenti dei tassi utilizzati per contrastarle non avranno raggiunto lo zenith. Solo allora il dollaro USA, il cui rafforzamento ha spinto al rialzo il costo del commercio estero e messo sotto pressione le economie emergenti, comincerà a indebolirsi. Proprio come la famosa Sfida delle tre vette del Regno Unito, in cui i corridori devono raggiungere le cime delle montagne più alte di Scozia, Inghilterra e Galles entro un tempo prestabilito, tutti e tre i picchi economici dovranno essere superati nella seconda metà del 2022 affinché i mercati possano stabilizzarsi. a prima vetta da conquistare è l’inflazione, che ha subito un’accelerazione a causa dei cospicui aumenti dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari dopo la fine della pandemia di Covid-19 e per effetto della guerra Russia-Ucraina. Negli Stati Uniti e nell’eurozona l’inflazione ha raggiunto rispettivamente l’8,6%, il livello più alto dal 1981, e l’8,1%, il valore più alto di sempre. Prima della pandemia, l’inflazione era rimasta stabilmente al di sotto del 2% per molti anni. La montagna successiva da scalare è quella dei tassi d’interesse, che sono stati innalzati in tutto il mondo per combattere l’inflazione. All’aumentare dei tassi l’indebitamento diventa più costoso e i consumatori hanno quindi meno soldi da spendere. Il rialzo dei tassi, tuttavia, ha anche effetti collaterali, tra cui l’ulteriore apprezzamento del già costoso dollaro USA. Secondo le proiezioni, il tasso sui Fed Fund statunitensi dovrebbe salire al 3,5% circa dall’1,75% di fine giugno, il che si costituirebbe il maggior rialzo dei tassi in un anno solare dal 1980. Nel 1994, anno in cui si è registrato quello che viene generalmente considerato un ‘atterraggio morbido’, i tassi statunitensi sono balzati al 2,5%. Pertanto, il ciclo di inasprimento oggi è più difficile, perché l’economia ha bisogno di un’analoga reazione. La terza sfida è rappresentata dal dollaro USA, che ha raggiunto un massimo ventennale rispetto alle principali valute mondiali. Tradizionalmente considerato un bene rifugio in tempi difficili, l’apprezzamento del biglietto verde accresce il costo delle materie prime quotate in dollari. Questo a sua volta si ripercuote negativamente sui mercati emergenti che fanno affidamento sulle esportazioni di commodity e hanno bisogno di finanziamenti in dollari.Una volta che le aspettative sui tassi d’interesse e sull’inflazione degli Stati Uniti avranno raggiunto un picco, possiamo aspettarci che il dollaro USA faccia altrettanto. Non sappiamo con certezza se questo avverrà prima, durante o dopo gli altri due picchi. Ma è importante monitorare l’andamento della valuta statunitense, che suscita l’interesse di una gamma quanto mai eterogenea di trader e detentori non orientati alla massimizzazione del profitto.Al momento, i principali driver del biglietto verde – vale a dire i differenziali di interesse, i differenziali di crescita e i flussi di capitali indirizzati verso ‘beni rifugio’ – sono positivi. Con il rallentamento della crescita e il calo delle aspettative sui tassi, l’oneroso dollaro USA dovrebbe indebolirsi.

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Robeco: Riusciranno le banche centrali a tenere a bada lo spauracchio dell’inflazione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

A cura di Martin van Vliet, Strategist Global Macro Team di Robeco Con il crescere dei timori di recessione e il calo dei prezzi di diversi metalli e materie prime agricole, nelle ultime settimane i mercati obbligazionari hanno prezzato un significativo inasprimento dei tassi delle banche centrali. L’ipotesi di fondo è che un rallentamento dell’economia aiuterà le banche centrali a tenere un pò lontano lo spauracchio dell’inflazione.L’inflazione non ha ancora compiuto una decisa svolta al ribasso; proprio per questo motivo, non si dissolveranno in fretta i timori sul fatto che le aspettative inflazionistiche a medio-lungo termine possano essere “sganciate” dagli obiettivi di inflazione delle banche centrali. Ciò potrebbe ostacolare le banche centrali nell’intervenire qualora si dovesse verificare una recessione.Fa eccezione la Cina, la cui banca centrale è ancora orientata all’allentamento, mentre le pressioni e le aspettative di inflazione rimangono contenute. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, ci aspettiamo che la Fed proceda con rialzi aggressivi dei tassi a luglio e settembre, al fine di riportare il tasso sui fed funds a un livello considerato neutrale. Resta da vedere se la Fed sarà in grado di portare i tassi molto oltre il 3%. Nel frattempo, mentre la BCE sta per effettuare il primo rialzo dei tassi in 11 anni, l’attenzione si è spostata su un nuovo strumento anti-frammentazione, che dovrebbe consentire alla banca centrale di procedere con i rialzi dei tassi. Continuiamo ad avere dubbi su quanto scontato dal mercato, secondo il quale la BCE aumenterà in modo sostenibile il tasso di depo da -0,5% a oltre l’1,75% nei prossimi anni.Per il momento, la BoJ è considerata il principale fattore di disturbo del mercato monetario, in quanto mantiene lo stimolo monetario difendendo il controllo della curva dei rendimenti attraverso gli acquisti di obbligazioni. Ma ciò non è privo di rischi, dato il forte deprezzamento dello yen e l’aumento dei rischi di illiquidità nel mercato dei JGB (titoli di Stato giapponesi). Tali rischi evidenziano che la BoJ non può mantenere il controllo della curva dei rendimenti all’infinito e, pertanto, ci aspettiamo dei cambiamenti nei mesi a venire.

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Robeco: Distruzione della domanda, il prezzo da pagare per sconfiggere l’inflazione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2022

A cura di James Stuttard, Head of Global Macro team di Robeco.È sempre più accettato che il processo di distruzione della domanda – con i suoi inevitabili rischi di recessione – sia un prezzo da pagare per contenere i futuri prezzi al consumo che pagheremo tutti. Le banche centrali sono ora determinate a vincere la partita dell’inflazione.La BCE ha ora poco tempo per progettare uno strumento d’emergenza legalmente conforme ed efficace sul mercato per salvare ancora una volta una periferia sempre più indebitata. Per la PBoC, la banca centrale cinese, c’è da considerare l’aspetto macroprudenziale, dato l’estremo livello di indebitamento del settore corporate e le ampie e crescenti crepe dell’ultimo anno nel settore immobiliare, oltre alle persistenti sfide poste dal Covid. La Bank of Japan si trova ad affrontare un mix unico di rischio macroprudenziale e di liquidità del mercato dei titoli di stato giapponesi, in mezzo al tradizionale scontro tra gli ancoraggi al mercato della banca centrale (in questo caso l’ancoraggio del controllo della curva dei rendimenti) e le forze di mercato, dato che la sua politica prevalente è ora apertamente messa in discussione.Per i mercati obbligazionari, ciò significa che rimaniamo in un “regime di tapering” che ha dominato il primo semestre del 2022, in cui i rendimenti reali aumentano in concomitanza dell’allargamento degli spread del credito, e con un dollaro più forte. In tempi recenti, una correlazione positiva tra rendimenti governativi e credito (cioè rendimenti più alti, spread più ampi) è stata osservata in precedenza solo per una questione di uno o due mesi (il “taper tantrum” di maggio-giugno 2013, il “Bund tantrum” di aprile 2015, o il breve ma brusco sell-off del credito USA nel quarto trimestre 2018).Il 2022 ha offerto un periodo molto più prolungato di regime di tapering, che non si vedeva dagli anni Settanta. Alla fine del 2021 abbiamo notato che la volatilità stava aumentando. Ciò significa che ci sono ancora pochi posti dove trovare riparo nei mercati obbligazionari sulla parte lunga, a parte forse i titoli di Stato cinesi, in un contesto di rendimenti profondamente negativi di benchmark, passivi ed ETF.A nostro avviso, ciò significa anche la necessità di rimanere pazienti e prudenti nel decidere quando aprire posizioni lunghe sui tassi e sul credito. La buona notizia è che pensiamo di vedere le cedole nominali delle obbligazioni ai massimi da oltre un decennio prima della fine dell’anno e, dati i bruschi movimenti sperimentati ogni settimana, il necessario repricing è in corso.All’inizio del 2022, il dot-plot della Fed prevedeva solo 4 rialzi dei tassi da 25 bps ciascuno per un totale di 100 punti base per l’anno. Al 20 giugno sono già stati raggiunti 150 bps e, con un potenziale rialzo da 75 bps seguito da uno da 50 bps alle prossime due riunioni della Fed, i Fed funds potrebbero facilmente raggiungere il 3% entro la fine di settembre. Una volta che i tassi dei Fed funds avranno superato i rendimenti dei Treasury a 2 anni, inizieremo a vedere opportunità per posizionarsi sui titoli di duration.Già tre mesi fa abbiamo parlato dell’aumento delle probabilità di recessione. Una visione che sembra attualmente prevalente nei mercati è l’idea che la recessione sia ancora lontana di qualche anno, sulla base dei ritardi della politica monetaria, della forte crescita prevalente, degli elevati livelli dei risparmi delle famiglie, del basso tasso di disoccupazione e dei tradizionali ritardi tra il momento dell’inversione della curva dei rendimenti ad una recessione. (abstract)

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Robeco: Inflazione, meglio concentrarsi sulle prospettive future che sul picco

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

A cura di Bob Stoutjesdijk, Strategist e Portfolio Manager Global Macro Fixed Income di Robeco. L’inflazione è stata oggetto di un acceso dibattito dall’inizio della pandemia. Negli Stati Uniti l’inflazione complessiva potrebbe aver raggiunto il suo picco, ma forse non ancora nell’Eurozona e nel Regno Unito. Inoltre, la discesa dal picco potrebbe essere lenta e all’inizio potrebbe apparire in stallo, mantenendo così le banche centrali preoccupate per la possibilità di una persistente spirale di aspettative di inflazione e salari più elevati. Ciò implica anche che l’incertezza sull’inflazione, soprattutto per quanto riguarda il punto in cui l’inflazione si assesterà, rimarrà probabilmente elevata nei prossimi trimestri.Le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali dovute alla pandemia sono state una fonte di pressione al rialzo per l’inflazione, soprattutto per la componente relativa ai beni, negli ultimi due anni. A nostro avviso, le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno raggiunto il picco nell’ottobre 2021, ma l’allentamento delle strozzature è in fase di stallo da marzo 2022. Le ragioni principali sono il calo della produzione cinese di semiconduttori (-12% mese su mese a marzo) a causa delle restrizioni Covid, e la produzione automobilistica europea che soffre di una carenza di cablaggi a causa della guerra in Ucraina. È probabile che la guerra e le sanzioni alla Russia, limitando la fornitura di fattori produttivi essenziali come fertilizzanti e cereali, amplifichino l’impennata dell’inflazione dei prezzi dei generi alimentari a livello globale.I prezzi delle automobili sono stati un’importante fonte di inflazione, come dimostra l’aumento dei prezzi dei veicoli nuovi e usati e dei costi di noleggio e assicurazione. È quindi incoraggiante che i piani di produzione di auto negli Stati Uniti siano recentemente tornati ad espandersi, raggiungendo i livelli pre-pandemici e discostandosi dalle continue interruzioni che stanno tormentando i produttori europei.La carenza di semiconduttori ha rappresentato un importante collo di bottiglia nella produzione di molti beni. Queste carenze continuano, ma la produzione di semiconduttori ha subito un’accelerazione ed è ora del 19% superiore al livello che ci si sarebbe aspettati sulla base del trend di crescita pre-pandemia. Con la prosecuzione degli investimenti nel settore dei chip – abbiamo assistito a un aumento del 55% delle spese in conto capitale dopo la pandemia – è possibile che entro il 2023 si verifichi un eccesso di offerta di chip per computer. La crescita dei salari negli Stati Uniti (circa 4,7%) sta superando quella dell’Eurozona (circa 2%). Parte di questa differenza può essere spiegata dalla risposta politica alla chiusura delle aziende all’inizio della pandemia. La politica statunitense si è concentrata sul sostegno al reddito, mentre i piani europei erano finalizzati alla conservazione dei posti di lavoro.È difficile in questa fase giudicare quanto sia significativo il rischio di una spirale salari-prezzi, ma riteniamo che tale rischio sia più consistente negli Stati Uniti che nell’Eurozona. L’Eurozona ha una lunga storia di crescita salariale e inflazione relativamente contenute, che potrebbe contribuire a limitare il ritmo di aumento delle richieste salariali da qui in avanti. Se si considerano gli accordi salariali in arrivo, è probabile che la crescita dei salari nell’Eurozona si mantenga all’interno dell’intervallo degli ultimi 20 anni. La situazione è leggermente diversa negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove l’inflazione e la crescita dei salari sono state più volatili negli ultimi dieci anni. Detto questo, l’elevata inflazione complessiva nell’Eurozona ha iniziato a far crescere le aspettative di inflazione, anche quella dei consumatori. Non va quindi trascurato il rischio che l’aumento delle aspettative di inflazione si traduca in una crescita salariale persistente. Sembra che i “falchi” della BCE ne siano sempre più consapevoli.La globalizzazione delle catene del valore e l’integrazione della Cina nell’economia mondiale hanno agito da freno all’inflazione dei prezzi dei beni negli ultimi decenni. Uno scenario di “slowbalization”, ovvero di globalizzazione più lenta, e più ipoteticamente di deglobalizzazione, potrebbe essere un motivo per aspettarsi un’inflazione futura un po’ più alta.Quando si pensa agli effetti inflazionistici complessivi della transizione energetica per raggiungere emissioni nette di gas serra pari a zero, il membro del Comitato esecutivo della BCE Schnabel sostiene che è utile distinguere tra tre shock. Si tratta della “climateflation”, ossia l’aumento dei costi dovuto al cambiamento climatico stesso (come gli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari causati da eventi meteorologici gravi); della “greenflation”, ossia l’inflazione dovuta, ad esempio, all’aumento dei prezzi delle materie prime utilizzate nelle tecnologie verdi, e della “fossilflation”, che rappresenta il costo ereditato dalla dipendenza dalle fonti energetiche fossili. In merito a quest’ultimo shock, l’aumento degli investimenti nelle energie verdi è stato troppo lento rispetto ai disinvestimenti dalle energie fossili negli ultimi cinque anni. Un ulteriore ritardo negli investimenti verdi – l’UE sta discutendo un pacchetto da 200 miliardi di euro per il periodo 2022-2030 – è quindi uno dei canali attraverso i quali la transizione energetica potrebbe contribuire all’aumento dell’inflazione futura.La carbon tax potrebbe essere un modo relativamente efficace per stimolare la transizione della domanda dai combustibili fossili all’energia verde. Riteniamo che un’efficace tassazione del carbonio aggiungerebbe circa lo 0,25% annuo all’inflazione statunitense e lo 0,1% a quella tedesca per un periodo di almeno tre anni. I tetti alle emissioni e una percentuale minima fissata di fonti energetiche rinnovabili sarebbero meno efficaci per realizzare questa transizione e avrebbero un effetto inflazionistico maggiore. Altri canali attraverso i quali la transizione energetica potrebbe essere alimentare le pressioni inflazionistiche includono una potenziale spirale salari-prezzi derivante dalla scarsità di personale qualificato per eseguire il processo di transizione.

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Robeco Soluzioni circolari: la triplice risposta alle sfide della catena di approvvigionamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

A cura di Natalie Falkman, Senior Portfolio Manager di Robeco. Gli effetti dei problemi di approvvigionamento si ripercuotono inevitabilmente su aziende, consumatori ed economie. I contagi da Covid continuano a turbare intere regioni nel mondo, provocando lockdown che impongono la chiusura di fabbriche, intasano i porti, paralizzano gli autotrasporti e riducono il flusso internazionale di merci.I limiti alle forniture sottolineano quanto siano diventate fragili e vulnerabili le catene di approvvigionamento. Queste ultime sono ormai così lunghe, complesse e frammentate che i consumatori finali non hanno idea di cosa provochi i colli di bottiglia e le interruzioni. Di solito i fattori produttivi vengono estratti, processati e assemblati a monte da operatori diversi in paesi diversi, per poi essere spediti ai clienti a valle. Per esempio, la produzione di una cella fotovoltaica inizia estraendo sabbia di quarzo in Cina. Che poi viene fusa in lingotti, sezionata in fette sottili (wafer) e finalmente assemblata a formare pannelli solari da operai che lavorano in varie fabbriche di Malesia, Cambogia, Vietnam e Thailandia.Negli ultimi vent’anni, il potere produttivo della Cina è aumentato in modo considerevole. Oggi il paese è il primo esportatore al mondo e rappresenta il 12% del mercato del commercio globale di merci, valutato 28,5 trilioni di USD nel 2021. Pur consentendo ai consumatori mondiali di godere di un numero maggiore di beni a prezzi inferiori, questo significa che la produzione mondiale è sempre più concentrata e pericolosamente dipendente dai fornitori cinesi.Inoltre, la disponibilità di fattori produttivi più convenienti ha facilitato la diffusione di un modello lineare, che parte dall’estrazione di materiali vergini e termina con la loro eliminazione da parte dell’utente finale. Così non solo si perde il valore insito nel prodotto, ma si avviano nuovi percorsi produttivi che richiedono più materie prime, processi e logistica. E che ogni volta danno vita a un nuovo ciclo di rischi ambientali e di fornitura.Esistono soluzioni circolari di diverse forme e dimensioni, adattabili alle caratteristiche e ai flussi dei vari settori. La rimessa a nuovo delle attrezzature consente ai produttori di aggiustare e rivendere merci di alta gamma in segmenti più bassi del mercato. I modelli PaaS (Product as a service) prevedono il leasing di prodotti fisici, per far sì che i consumatori possano noleggiare un servizio invece di acquistare un prodotto. Le organizzazioni specializzate in produzione e riparazione (MRO) offrono alla clientela una vasta gamma di componenti, affinché un macchinario costoso possa essere riparato piuttosto che sostituito.Al centro di queste soluzioni c’è il principio circolare secondo cui i prodotti vanno utilizzati più a lungo, in modo tale il loro valore sia fonte di soddisfazione per i consumatori e di ricavi per le aziende. Anche perché, mantenendo i prodotti in servizio più a lungo, si ha il vantaggio di dematerializzare le catene di approvvigionamento industriale e di ridurne i rischi.Un metodo simile viene utilizzato sempre più spesso da chi fabbrica prodotti meno sofisticati – ma comunque tecnologicamente avanzati – per i settori della sanità e della ricerca sulle bioscienze. Dai macchinari diagnostici per la risonanza magnetica agli spettrometri di massa per la scoperta di nuovi farmaci, i macchinari rigenerati forniscono a ospedali e laboratori scientifici un’ottima soluzione per contrastare l’aumento dei costi senza sacrificare i risultati. Stando alle previsioni, il mercato globale per le apparecchiature mediche usate raggiungerà i 10,5 miliardi di USD entro il 2027 (CAGR del 10,3%). Inoltre, in alcuni settori, i margini per i prodotti circolari superano quelli dei prodotti nuovi, con alcuni operatori del segmento business-to-business già impegnati ad accrescere i ricavi provenienti dai prodotti circolari.I sensori integrati e le tecnologie cloud consentono a chi usa i modelli PaaS di stabilire una connessione digitale con i propri prodotti fisici, raccogliendo dati e offrendo servizi personalizzati mai visti prima. In questo modo, gli utili vengono generati non tanto dalla produzione di volumi maggiori di prodotti tangibili, quanto dal miglioramento della qualità e del valore di quelli già in circolazione.Come dimostrano gli esempi di cui sopra, le soluzioni circolari sono particolarmente adatte alle industrie con prodotti a margine elevato ed alti costi di proprietà intellettuale e R&D. Per noi le opportunità più interessanti sono quelle a livello business to business. I modelli di economia circolare si stanno rivelando non solo una risposta efficace, ma anche un completo arsenale per combattere molteplici rischi e scoprire nuove opportunità. (abstract)

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Robeco: Outlook favorevole per le obbligazioni delle banche europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Jan Willem de Moor, Senior Portfolio Manager Credit di Robeco. L’accelerazione dell’inflazione, l’inizio di un altro ciclo di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e l’invasione russa in Ucraina hanno incrementato i rendimenti obbligazionari e ampliato gli spread del credito. Nonostante prospettive economiche meno rosee, le banche europee affrontano il rallentamento con buone riserve di capitale e sono ben posizionate per beneficiare della fase di aumento dei tassi. Gli spread dei titoli finanziari subordinati hanno raggiunto livelli mai visti dalla prima ondata di Covid-19 e, secondo noi, oggi il reddito fisso offre un buon valore agli investitori che cercano protezione dai timori di una spirale inflazionistica e di un inasprimento della politica monetaria.Le banche europee hanno affrontato la crisi tra Russia e Ucraina da una posizione solida, con elevate riserve di capitale e sostanziali accantonamenti di bilancio, accumulati per resistere a eventuali perdite sui finanziamenti legati a Covid. La nostra analisi distingue tra impatto diretto e indiretto della guerra tra Russia e Ucraina sulle banche europee. In particolare, prendiamo in considerazione gli effetti dell’esposizione diretta alle attività bancarie e agli asset russi e gli effetti indiretti del rallentamento della crescita economica e dell’aumento dell’inflazione provocati dalla guerra.Per quantificare le potenziali perdite che l’esposizione diretta alla Russia potrebbe provocare alle banche europee, abbiamo effettuato un’analisi comparativa di due crisi precedenti: durante la crisi russa del 1998 è stato cancellato in media il 60% dei prestiti, mentre la crisi economica del 2008-2010 ha fatto perdere il 15% dei finanziamenti concessi. E va sottolineato che laddove i dirigenti avevano accettato di abbandonare le operazioni locali, le perdite sulle operazioni russe hanno riguardato esclusivamente l’investimento azionario.Queste esperienze pregresse possono insegnare alle banche come gestire la crisi attuale. Confermano inoltre che gli effetti diretti per le banche europee sono da ricercare nell’impatto sugli utili più che sulla loro posizione patrimoniale.La nostra conclusione è che, anche nello scenario peggiore, le perdite sui finanziamenti dovute alla diretta esposizione alla Russia non costituiscono un rischio sistemico per il settore bancario europeo.Le conseguenze indirette della guerra Russia-Ucraina potrebbero far rallentare la crescita economica e far aumentare ulteriormente l’inflazione. A seconda della gravità di questi sviluppi macroeconomici, i bilanci bancari ne risentirebbero in termini di elevate perdite su crediti e, in misura minore, di una riduzione dei ricavi. A mitigarne gli effetti contribuirebbe la solidità delle banche alla vigilia della crisi, grazie alle ampie riserve di capitale accumulate rispetto ai requisiti patrimoniali minimi. In realtà, la maggior parte degli istituti di credito aveva previsto di distribuire tali riserve agli azionisti, ma questi piani potrebbero essere abbandonati in caso di marcato deterioramento dei fondamentali.Continueremo a monitorare attentamente la situazione, ma dalla nostra analisi emerge che i bilanci bancari, le riserve e la redditività sono a livelli tali da consentire probabilmente al settore bancario di affrontare la fase di stagflazione senza violare i requisiti di capitale. Pertanto, le cedole dei titoli AT1 sarebbero al sicuro.In linea con i finanziari subordinati, gli spread si sono allargati in modo significativo nel primo trimestre del 2022, raggiungendo livelli mai visti dalla diffusione del Covid-19, dai timori del taper del 2018 e dalla crisi del petrolio del 2016. L’andamento degli spread è indicativo dell’enorme impatto prodotto dalla tragica guerra in Ucraina sulle economie europee, soprattutto a causa dell’inflazione e delle interruzioni della catena di fornitura. Alla luce di questi sviluppi, riteniamo che i rendimenti del debito finanziario subordinato europeo siano molto più interessanti rispetto a quelli del debito corporate investiment grade. (abstract) http://www.verinieassociati.com

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Robeco: L’high yield statunitense invia un segnale di recessione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

A cura di Colin Graham, Head of Multi-Asset Strategies di Robeco. Un’area distinta, ma correlata, che gli investitori tengono d’occhio è rappresentata dal mercato obbligazionario high yield statunitense, l’unica importante asset class che ha registrato deflussi netti negli ultimi 12 mesi. I titoli high yield sono emessi da società che hanno un rating creditizio inferiore a investment grade perché i loro business sono più rischiosi, il che le rende più esposte a un default in caso di recessione. I recenti dati macroeconomici delle economie in via di sviluppo indicano un rallentamento della dinamica di espansione, e l’allarme sull’inflazione si sta trasformando in un allarme sulla crescita; di conseguenza, osserviamo con interesse il mercato high yield statunitense.Il timore che la Federal Reserve non sia in grado di orchestrare un atterraggio morbido trova riscontro nell’analisi storica e, visti gli attuali livelli di inflazione e disoccupazione, ci sentiamo in sintonia con questo punto di vista. L’argomentazione opposta è che la Fed ha qualche margine di manovra per attenuare le eccessive tensioni sul mercato del lavoro, poiché un modesto aumento della disoccupazione sarebbe un fattore positivo ai fini dell’allungamento del ciclo, permettendo alla banca centrale di interrompere i rialzi dei tassi.Un potenziale problema è dato dal fatto che i titoli del settore dei beni voluttuari rappresentano oggi la parte più consistente del mercato high yield, con il 20% degli emittenti, mentre l’energia si colloca intorno al 14%. Di conseguenza, l’high yield si conferma un’asset class molto ciclica, per la quale i livelli di occupazione e di spesa per consumi saranno un fattore chiave. Se si esclude una recessione, gli attuali livelli di rendimento delle emissioni high yield appaiono interessanti e l’allarme sulla crescita è già scontato nelle valutazioni. Se consideriamo il nostro scenario di investimento principale, i bilanci di consumatori e imprese sono in buone condizioni. Gli eccessi che abbiamo riscontrato nelle precedenti recessioni sono assenti dai luoghi più ovvi (tranne forse i bilanci pubblici), il che ci induce a credere che il rischio di recessione su un orizzonte di 12 mesi non sia elevato. Riteniamo che i rischi per l’high yield siano più simmetrici delle prospettive di recessione attualmente riflesse negli spread: le probabilità di default sono ancora basse e la Fed sospenderà i rialzi dei tassi nel corso dell’anno. Quindi, per il momento non siamo eccessivamente preoccupati.

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