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Robeco: Inflazione, meglio concentrarsi sulle prospettive future che sul picco

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

A cura di Bob Stoutjesdijk, Strategist e Portfolio Manager Global Macro Fixed Income di Robeco. L’inflazione è stata oggetto di un acceso dibattito dall’inizio della pandemia. Negli Stati Uniti l’inflazione complessiva potrebbe aver raggiunto il suo picco, ma forse non ancora nell’Eurozona e nel Regno Unito. Inoltre, la discesa dal picco potrebbe essere lenta e all’inizio potrebbe apparire in stallo, mantenendo così le banche centrali preoccupate per la possibilità di una persistente spirale di aspettative di inflazione e salari più elevati. Ciò implica anche che l’incertezza sull’inflazione, soprattutto per quanto riguarda il punto in cui l’inflazione si assesterà, rimarrà probabilmente elevata nei prossimi trimestri.Le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali dovute alla pandemia sono state una fonte di pressione al rialzo per l’inflazione, soprattutto per la componente relativa ai beni, negli ultimi due anni. A nostro avviso, le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno raggiunto il picco nell’ottobre 2021, ma l’allentamento delle strozzature è in fase di stallo da marzo 2022. Le ragioni principali sono il calo della produzione cinese di semiconduttori (-12% mese su mese a marzo) a causa delle restrizioni Covid, e la produzione automobilistica europea che soffre di una carenza di cablaggi a causa della guerra in Ucraina. È probabile che la guerra e le sanzioni alla Russia, limitando la fornitura di fattori produttivi essenziali come fertilizzanti e cereali, amplifichino l’impennata dell’inflazione dei prezzi dei generi alimentari a livello globale.I prezzi delle automobili sono stati un’importante fonte di inflazione, come dimostra l’aumento dei prezzi dei veicoli nuovi e usati e dei costi di noleggio e assicurazione. È quindi incoraggiante che i piani di produzione di auto negli Stati Uniti siano recentemente tornati ad espandersi, raggiungendo i livelli pre-pandemici e discostandosi dalle continue interruzioni che stanno tormentando i produttori europei.La carenza di semiconduttori ha rappresentato un importante collo di bottiglia nella produzione di molti beni. Queste carenze continuano, ma la produzione di semiconduttori ha subito un’accelerazione ed è ora del 19% superiore al livello che ci si sarebbe aspettati sulla base del trend di crescita pre-pandemia. Con la prosecuzione degli investimenti nel settore dei chip – abbiamo assistito a un aumento del 55% delle spese in conto capitale dopo la pandemia – è possibile che entro il 2023 si verifichi un eccesso di offerta di chip per computer. La crescita dei salari negli Stati Uniti (circa 4,7%) sta superando quella dell’Eurozona (circa 2%). Parte di questa differenza può essere spiegata dalla risposta politica alla chiusura delle aziende all’inizio della pandemia. La politica statunitense si è concentrata sul sostegno al reddito, mentre i piani europei erano finalizzati alla conservazione dei posti di lavoro.È difficile in questa fase giudicare quanto sia significativo il rischio di una spirale salari-prezzi, ma riteniamo che tale rischio sia più consistente negli Stati Uniti che nell’Eurozona. L’Eurozona ha una lunga storia di crescita salariale e inflazione relativamente contenute, che potrebbe contribuire a limitare il ritmo di aumento delle richieste salariali da qui in avanti. Se si considerano gli accordi salariali in arrivo, è probabile che la crescita dei salari nell’Eurozona si mantenga all’interno dell’intervallo degli ultimi 20 anni. La situazione è leggermente diversa negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove l’inflazione e la crescita dei salari sono state più volatili negli ultimi dieci anni. Detto questo, l’elevata inflazione complessiva nell’Eurozona ha iniziato a far crescere le aspettative di inflazione, anche quella dei consumatori. Non va quindi trascurato il rischio che l’aumento delle aspettative di inflazione si traduca in una crescita salariale persistente. Sembra che i “falchi” della BCE ne siano sempre più consapevoli.La globalizzazione delle catene del valore e l’integrazione della Cina nell’economia mondiale hanno agito da freno all’inflazione dei prezzi dei beni negli ultimi decenni. Uno scenario di “slowbalization”, ovvero di globalizzazione più lenta, e più ipoteticamente di deglobalizzazione, potrebbe essere un motivo per aspettarsi un’inflazione futura un po’ più alta.Quando si pensa agli effetti inflazionistici complessivi della transizione energetica per raggiungere emissioni nette di gas serra pari a zero, il membro del Comitato esecutivo della BCE Schnabel sostiene che è utile distinguere tra tre shock. Si tratta della “climateflation”, ossia l’aumento dei costi dovuto al cambiamento climatico stesso (come gli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari causati da eventi meteorologici gravi); della “greenflation”, ossia l’inflazione dovuta, ad esempio, all’aumento dei prezzi delle materie prime utilizzate nelle tecnologie verdi, e della “fossilflation”, che rappresenta il costo ereditato dalla dipendenza dalle fonti energetiche fossili. In merito a quest’ultimo shock, l’aumento degli investimenti nelle energie verdi è stato troppo lento rispetto ai disinvestimenti dalle energie fossili negli ultimi cinque anni. Un ulteriore ritardo negli investimenti verdi – l’UE sta discutendo un pacchetto da 200 miliardi di euro per il periodo 2022-2030 – è quindi uno dei canali attraverso i quali la transizione energetica potrebbe contribuire all’aumento dell’inflazione futura.La carbon tax potrebbe essere un modo relativamente efficace per stimolare la transizione della domanda dai combustibili fossili all’energia verde. Riteniamo che un’efficace tassazione del carbonio aggiungerebbe circa lo 0,25% annuo all’inflazione statunitense e lo 0,1% a quella tedesca per un periodo di almeno tre anni. I tetti alle emissioni e una percentuale minima fissata di fonti energetiche rinnovabili sarebbero meno efficaci per realizzare questa transizione e avrebbero un effetto inflazionistico maggiore. Altri canali attraverso i quali la transizione energetica potrebbe essere alimentare le pressioni inflazionistiche includono una potenziale spirale salari-prezzi derivante dalla scarsità di personale qualificato per eseguire il processo di transizione.

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Robeco Soluzioni circolari: la triplice risposta alle sfide della catena di approvvigionamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

A cura di Natalie Falkman, Senior Portfolio Manager di Robeco. Gli effetti dei problemi di approvvigionamento si ripercuotono inevitabilmente su aziende, consumatori ed economie. I contagi da Covid continuano a turbare intere regioni nel mondo, provocando lockdown che impongono la chiusura di fabbriche, intasano i porti, paralizzano gli autotrasporti e riducono il flusso internazionale di merci.I limiti alle forniture sottolineano quanto siano diventate fragili e vulnerabili le catene di approvvigionamento. Queste ultime sono ormai così lunghe, complesse e frammentate che i consumatori finali non hanno idea di cosa provochi i colli di bottiglia e le interruzioni. Di solito i fattori produttivi vengono estratti, processati e assemblati a monte da operatori diversi in paesi diversi, per poi essere spediti ai clienti a valle. Per esempio, la produzione di una cella fotovoltaica inizia estraendo sabbia di quarzo in Cina. Che poi viene fusa in lingotti, sezionata in fette sottili (wafer) e finalmente assemblata a formare pannelli solari da operai che lavorano in varie fabbriche di Malesia, Cambogia, Vietnam e Thailandia.Negli ultimi vent’anni, il potere produttivo della Cina è aumentato in modo considerevole. Oggi il paese è il primo esportatore al mondo e rappresenta il 12% del mercato del commercio globale di merci, valutato 28,5 trilioni di USD nel 2021. Pur consentendo ai consumatori mondiali di godere di un numero maggiore di beni a prezzi inferiori, questo significa che la produzione mondiale è sempre più concentrata e pericolosamente dipendente dai fornitori cinesi.Inoltre, la disponibilità di fattori produttivi più convenienti ha facilitato la diffusione di un modello lineare, che parte dall’estrazione di materiali vergini e termina con la loro eliminazione da parte dell’utente finale. Così non solo si perde il valore insito nel prodotto, ma si avviano nuovi percorsi produttivi che richiedono più materie prime, processi e logistica. E che ogni volta danno vita a un nuovo ciclo di rischi ambientali e di fornitura.Esistono soluzioni circolari di diverse forme e dimensioni, adattabili alle caratteristiche e ai flussi dei vari settori. La rimessa a nuovo delle attrezzature consente ai produttori di aggiustare e rivendere merci di alta gamma in segmenti più bassi del mercato. I modelli PaaS (Product as a service) prevedono il leasing di prodotti fisici, per far sì che i consumatori possano noleggiare un servizio invece di acquistare un prodotto. Le organizzazioni specializzate in produzione e riparazione (MRO) offrono alla clientela una vasta gamma di componenti, affinché un macchinario costoso possa essere riparato piuttosto che sostituito.Al centro di queste soluzioni c’è il principio circolare secondo cui i prodotti vanno utilizzati più a lungo, in modo tale il loro valore sia fonte di soddisfazione per i consumatori e di ricavi per le aziende. Anche perché, mantenendo i prodotti in servizio più a lungo, si ha il vantaggio di dematerializzare le catene di approvvigionamento industriale e di ridurne i rischi.Un metodo simile viene utilizzato sempre più spesso da chi fabbrica prodotti meno sofisticati – ma comunque tecnologicamente avanzati – per i settori della sanità e della ricerca sulle bioscienze. Dai macchinari diagnostici per la risonanza magnetica agli spettrometri di massa per la scoperta di nuovi farmaci, i macchinari rigenerati forniscono a ospedali e laboratori scientifici un’ottima soluzione per contrastare l’aumento dei costi senza sacrificare i risultati. Stando alle previsioni, il mercato globale per le apparecchiature mediche usate raggiungerà i 10,5 miliardi di USD entro il 2027 (CAGR del 10,3%). Inoltre, in alcuni settori, i margini per i prodotti circolari superano quelli dei prodotti nuovi, con alcuni operatori del segmento business-to-business già impegnati ad accrescere i ricavi provenienti dai prodotti circolari.I sensori integrati e le tecnologie cloud consentono a chi usa i modelli PaaS di stabilire una connessione digitale con i propri prodotti fisici, raccogliendo dati e offrendo servizi personalizzati mai visti prima. In questo modo, gli utili vengono generati non tanto dalla produzione di volumi maggiori di prodotti tangibili, quanto dal miglioramento della qualità e del valore di quelli già in circolazione.Come dimostrano gli esempi di cui sopra, le soluzioni circolari sono particolarmente adatte alle industrie con prodotti a margine elevato ed alti costi di proprietà intellettuale e R&D. Per noi le opportunità più interessanti sono quelle a livello business to business. I modelli di economia circolare si stanno rivelando non solo una risposta efficace, ma anche un completo arsenale per combattere molteplici rischi e scoprire nuove opportunità. (abstract)

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Robeco: Outlook favorevole per le obbligazioni delle banche europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Jan Willem de Moor, Senior Portfolio Manager Credit di Robeco. L’accelerazione dell’inflazione, l’inizio di un altro ciclo di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e l’invasione russa in Ucraina hanno incrementato i rendimenti obbligazionari e ampliato gli spread del credito. Nonostante prospettive economiche meno rosee, le banche europee affrontano il rallentamento con buone riserve di capitale e sono ben posizionate per beneficiare della fase di aumento dei tassi. Gli spread dei titoli finanziari subordinati hanno raggiunto livelli mai visti dalla prima ondata di Covid-19 e, secondo noi, oggi il reddito fisso offre un buon valore agli investitori che cercano protezione dai timori di una spirale inflazionistica e di un inasprimento della politica monetaria.Le banche europee hanno affrontato la crisi tra Russia e Ucraina da una posizione solida, con elevate riserve di capitale e sostanziali accantonamenti di bilancio, accumulati per resistere a eventuali perdite sui finanziamenti legati a Covid. La nostra analisi distingue tra impatto diretto e indiretto della guerra tra Russia e Ucraina sulle banche europee. In particolare, prendiamo in considerazione gli effetti dell’esposizione diretta alle attività bancarie e agli asset russi e gli effetti indiretti del rallentamento della crescita economica e dell’aumento dell’inflazione provocati dalla guerra.Per quantificare le potenziali perdite che l’esposizione diretta alla Russia potrebbe provocare alle banche europee, abbiamo effettuato un’analisi comparativa di due crisi precedenti: durante la crisi russa del 1998 è stato cancellato in media il 60% dei prestiti, mentre la crisi economica del 2008-2010 ha fatto perdere il 15% dei finanziamenti concessi. E va sottolineato che laddove i dirigenti avevano accettato di abbandonare le operazioni locali, le perdite sulle operazioni russe hanno riguardato esclusivamente l’investimento azionario.Queste esperienze pregresse possono insegnare alle banche come gestire la crisi attuale. Confermano inoltre che gli effetti diretti per le banche europee sono da ricercare nell’impatto sugli utili più che sulla loro posizione patrimoniale.La nostra conclusione è che, anche nello scenario peggiore, le perdite sui finanziamenti dovute alla diretta esposizione alla Russia non costituiscono un rischio sistemico per il settore bancario europeo.Le conseguenze indirette della guerra Russia-Ucraina potrebbero far rallentare la crescita economica e far aumentare ulteriormente l’inflazione. A seconda della gravità di questi sviluppi macroeconomici, i bilanci bancari ne risentirebbero in termini di elevate perdite su crediti e, in misura minore, di una riduzione dei ricavi. A mitigarne gli effetti contribuirebbe la solidità delle banche alla vigilia della crisi, grazie alle ampie riserve di capitale accumulate rispetto ai requisiti patrimoniali minimi. In realtà, la maggior parte degli istituti di credito aveva previsto di distribuire tali riserve agli azionisti, ma questi piani potrebbero essere abbandonati in caso di marcato deterioramento dei fondamentali.Continueremo a monitorare attentamente la situazione, ma dalla nostra analisi emerge che i bilanci bancari, le riserve e la redditività sono a livelli tali da consentire probabilmente al settore bancario di affrontare la fase di stagflazione senza violare i requisiti di capitale. Pertanto, le cedole dei titoli AT1 sarebbero al sicuro.In linea con i finanziari subordinati, gli spread si sono allargati in modo significativo nel primo trimestre del 2022, raggiungendo livelli mai visti dalla diffusione del Covid-19, dai timori del taper del 2018 e dalla crisi del petrolio del 2016. L’andamento degli spread è indicativo dell’enorme impatto prodotto dalla tragica guerra in Ucraina sulle economie europee, soprattutto a causa dell’inflazione e delle interruzioni della catena di fornitura. Alla luce di questi sviluppi, riteniamo che i rendimenti del debito finanziario subordinato europeo siano molto più interessanti rispetto a quelli del debito corporate investiment grade. (abstract) http://www.verinieassociati.com

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Robeco: L’high yield statunitense invia un segnale di recessione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

A cura di Colin Graham, Head of Multi-Asset Strategies di Robeco. Un’area distinta, ma correlata, che gli investitori tengono d’occhio è rappresentata dal mercato obbligazionario high yield statunitense, l’unica importante asset class che ha registrato deflussi netti negli ultimi 12 mesi. I titoli high yield sono emessi da società che hanno un rating creditizio inferiore a investment grade perché i loro business sono più rischiosi, il che le rende più esposte a un default in caso di recessione. I recenti dati macroeconomici delle economie in via di sviluppo indicano un rallentamento della dinamica di espansione, e l’allarme sull’inflazione si sta trasformando in un allarme sulla crescita; di conseguenza, osserviamo con interesse il mercato high yield statunitense.Il timore che la Federal Reserve non sia in grado di orchestrare un atterraggio morbido trova riscontro nell’analisi storica e, visti gli attuali livelli di inflazione e disoccupazione, ci sentiamo in sintonia con questo punto di vista. L’argomentazione opposta è che la Fed ha qualche margine di manovra per attenuare le eccessive tensioni sul mercato del lavoro, poiché un modesto aumento della disoccupazione sarebbe un fattore positivo ai fini dell’allungamento del ciclo, permettendo alla banca centrale di interrompere i rialzi dei tassi.Un potenziale problema è dato dal fatto che i titoli del settore dei beni voluttuari rappresentano oggi la parte più consistente del mercato high yield, con il 20% degli emittenti, mentre l’energia si colloca intorno al 14%. Di conseguenza, l’high yield si conferma un’asset class molto ciclica, per la quale i livelli di occupazione e di spesa per consumi saranno un fattore chiave. Se si esclude una recessione, gli attuali livelli di rendimento delle emissioni high yield appaiono interessanti e l’allarme sulla crescita è già scontato nelle valutazioni. Se consideriamo il nostro scenario di investimento principale, i bilanci di consumatori e imprese sono in buone condizioni. Gli eccessi che abbiamo riscontrato nelle precedenti recessioni sono assenti dai luoghi più ovvi (tranne forse i bilanci pubblici), il che ci induce a credere che il rischio di recessione su un orizzonte di 12 mesi non sia elevato. Riteniamo che i rischi per l’high yield siano più simmetrici delle prospettive di recessione attualmente riflesse negli spread: le probabilità di default sono ancora basse e la Fed sospenderà i rialzi dei tassi nel corso dell’anno. Quindi, per il momento non siamo eccessivamente preoccupati.

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ROBECO: riparte la spesa dei consumatori cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2022

Commento a cura di Colin Graham, Head of Multi-Asset Strategies di Robeco. La Cina può contare su quattro motori di crescita: la dipendenza dalle esportazioni; i massicci investimenti privati; una platea di consumatori con una crescente capacità di spesa; e la spesa pubblica dello Stato. Tuttavia, il terzo motore è stato duramente colpito da una nuova ondata di Covid-19, la pandemia che ha avuto origine nel paese nel 2020. Le autorità cinesi hanno in programma enormi provvedimenti di stimolo, tra cui la riduzione dei tassi d’interesse in una fase in cui i paesi occidentali hanno cominciato ad aumentarli. L’ultima minaccia posta dal Covid al benessere e alla prosperità della popolazione cinese ha indotto le autorità ad attuare rigorosi lockdown a Shanghai e in altre regioni, mentre a Pechino sono state applicate misure meno draconiane. Le prospettive economiche si sono gravemente deteriorate, come accade ovunque con le chiusure, e i consumatori sono stati mandati in letargo. Il PMI dei servizi cinese ha registrato un valore inferiore a 40, segno di un rallentamento che si traduce in una desincronizzazione dell’economia interna e della politica monetaria con il resto del mondo. Mentre altre banche centrali hanno innalzato i tassi e inasprito le condizioni finanziarie, la People’s Bank of China (PBoC) li ha tagliati e ha alleggerito gli obblighi di riserva delle banche.I piani del governo comprendono anche lo stimolo fiscale. Di recente le autorità cinesi hanno annunciato l’intenzione di aumentare la spesa per le infrastrutture di 45 miliardi di dollari, di sostenere il settore aereo con 52 miliardi di dollari e di offrire sgravi fiscali per 20 miliardi di dollari alla classe media. Gli sgravi fiscali sembrano giungere al momento giusto del ciclo per rilanciare la crescita, a differenza degli Stati Uniti, dove il governo ha riversato ingenti somme di denaro in un’economia già surriscaldata. Anche se l’utilizzo di queste precedenti misure di stimolo è soggetto alla legge dei rendimenti decrescenti, il pacchetto di provvedimenti farà ripartire l’economia al termine dei lockdown. Nel breve termine, l’economia avrà la meglio sull’ideologia; il primo ministro del presidente Xi e il suo vice rassegneranno probabilmente le dimissioni alla XX Conferenza del Partito, permettendo alla leadership di prendere le distanze dalle recenti e dubbie decisioni politiche legate al Covid. Questo significa che la Cina continua a rappresentare un’opportunità di investimento, soprattutto perché la domanda di materie prime rimane essenziale per mantenere lo status di fabbrica del mondo, di cui il paese storicamente gode. Restiamo del parere che la Cina sia investibile sia tramite esposizioni rappresentative della domanda di materie prime, come l’America Latina e l’Asia, sia direttamente nelle società cinesi.

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Robeco: Anche i titoli di stato possono dare soddisfazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2022

A cura di Bob Stoutjesdijk, Strategist e Portfolio Manager Global Macro Fixed Income di Robeco. Al 10 maggio, il benchmark Global Aggregate fixed income registrava un rendimento annuo del -12,1%, con molti mercati sottostanti del reddito fisso che hanno subito perdite ancora più significative. Nemmeno le asset class con copertura della duration si sono rivelate, come molti sostenevano, la panacea all’inasprimento della politica della Federal Reserve, con rendimenti dell’investment grade in euro (rispetto ai titoli di stato) da inizio anno pari a -3,25% e dell’high yield in euro a -5,78%. Evidentemente cicli di inasprimento della politica monetaria rapidi, inattesi dal consenso e che per di più comportano una riduzione dei bilanci delle banche centrali, sono generalmente meno favorevoli per i prodotti a spread rispetto ai periodi di bassa volatilità dei tassi d’interesse e di quantitative easing. I titoli di Stato, nonostante la loro performance storicamente negativa, sono quindi i migliori tra i settori meno performanti nel panorama del reddito fisso. Tuttavia, tutto ciò è relativo.Oggi sul mercato ci sono opinioni divergenti ben articolate sulla questione secolare, e l’esito del dibattito è tutt’altro che scontato: i fattori demografici e i flussi di capitale internazionalizzati prevalenti negli ultimi decenni, a partire dagli anni ’80, continueranno a offrire un vento di coda benevolo? Oppure potremmo entrare in un regime di inflazione più impegnativo, simile a quello del periodo 1965-1981? Con i rendimenti obbligazionari vicini alla parte superiore del loro canale quarantennale di tendenza al ribasso – e vicini ai picchi di rendimento del 2018 dell’ultimo ciclo – la domanda è pertinente, ma potrebbe essere utile essere aperti a ogni possibile esito. Per quanto riguarda la seconda domanda, relativa alle prospettive cicliche, riteniamo che la risposta stia iniziando a diventare più chiara.Un numero sostanziale di rialzi è ora prezzato nelle estremità anteriori di molte curve dei titoli di Stato globali. In alcuni mercati sono stati prezzati quasi 250 punti base, se includiamo i rialzi appena comunicati (Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Ungheria, ad esempio), altri oltre 150-200 punti base (Corea del Sud, Norvegia, Svezia e persino l’Eurozona).Con queste premesse, la domanda sorge spontanea: fino a che punto l’aumento dei costi di prestito crea la massima sofferenza per l’economia? Se Summers e Domash avessero ragione, bisogna considerare il verificarsi di una recessione entro la fine del 2024. Per analizzare al meglio questa possibilità ci concentriamo su quattro fattori: la performance dei rendimenti della parte anteriore della curva quando le curve dei rendimenti si invertono e i tassi di policy raggiungono il picco, la relazione tra i picchi di inflazione su base annua e i picchi dei rendimenti obbligazionari, la struttura del debito delle economie, in particolare alla luce della crescente “intensità dei tassi d’interesse”, l’andamento dei mercati obbligazionari dopo il penultimo rialzo di ogni ciclo.Per quanto riguarda il primo aspetto, con la curva spot nominale USA 2/10 che si è temporaneamente invertita all’inizio di aprile, la nostra analisi mostra che i rendimenti a 2 anni hanno molte più probabilità di finire al di sotto dei loro forward a 12 mesi tra un anno. In altre parole, un’inversione della curva è un segnale a medio-lungo termine per acquistare la parte anteriore.In secondo luogo, mentre l’inflazione ha continuato a sorprendere il consenso raggiungendo un picco più tardi del previsto e a livelli più elevati, gli effetti base suggeriscono una certa moderazione nella seconda metà di quest’anno, almeno negli Stati Uniti. Se gli effetti base superano le evidenti pressioni al rialzo dei salari e gli effetti secondari, questa metrica suggerisce un potenziale picco dei rendimenti nel corso dell’estateIn terzo luogo, la maggior parte delle economie sviluppate si è indebitata ancora di più negli ultimi anni. Nel 1970 il debito delle famiglie e delle imprese statunitensi ammontava a circa il 45% del PIL. Oggi sono circa l’80% del PIL. Anche il debito pubblico era di poco inferiore al 40% del PIL nel 1970, mentre ora è triplicato fino a raggiungere il 120%. Questo è importante per il calcolo del momento in cui i cicli di rialzo della Federal Reserve si concluderanno, perché l’ammontare del debito fruttifero che deve essere ripagato diventa sostanzialmente più alto.Infine, i rendimenti obbligazionari statunitensi tendono a raggiungere il picco in prossimità del penultimo rialzo dei tassi di ogni ciclo. L’incertezza ex ante offusca la visione attuale, ma l’interazione tra le prospettive di crescita e i progressi sul fronte dell’inflazione sarà probabilmente fondamentale. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

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Robeco: Nel breve periodo il mercato è una macchina elettorale, ma nel lungo periodo è una bilancia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

A cura di Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco.Nelle ultime settimane i titoli azionari sono crollati a causa della tempesta perfetta scatenata dal conflitto in Ucraina, dall’inflazione record che ha indotto le banche centrali ad aumentare i tassi più del previsto e da nuovi focolai di Covid-19 che hanno portato a diversi lockdown in Cina.Dal nostro punto di vista, il futuro è più incerto ora di quanto non lo sia stato per molti anni. Per tale motivo, dobbiamo cercare di allontanarci dal rumore quotidiano che circonda molti dei movimenti dei mercati. Dobbiamo pensare davvero a quali sono le prospettive e a dove ci troveremo verso la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo anno. Il fantasma dell’inflazione è apparso e stiamo iniziando a intravedere gli effetti secondari con l’aumento delle richieste salariali, che, a nostro avviso, rappresenta il punto in cui bisogna prestare molta attenzione, perché significa che l’inflazione si sta insinuando e che è necessario un rallentamento molto più marcato per poterla contenere. Sull’altro piatto della bilancia, stiamo già assistendo a un freno alla domanda aggregata attraverso l’aumento dei prezzi delle materie prime, un dollaro statunitense molto più forte e un inasprimento delle condizioni finanziarie per i consumatori. Inoltre, stiamo assistendo a una seconda recessione commerciale derivante dal blocco della Cina.Guardando ai prossimi 12 mesi, la crescita sarà più lenta, ma sarà comunque positiva. Riteniamo che il sostegno fiscale permarrà in Europa e in Cina. Gli utili societari continuano a crescere, mentre la politica monetaria rimane accomodante; inoltre, non dobbiamo dimenticare che le banche centrali hanno a disposizione diversi strumenti per controllare l’inflazione. Questo è uno degli elementi chiave. Se riusciremo a intravedere un picco dell’inflazione, allora significa che avremo un mercato molto più calmo. Le altre economie si stanno ancora aprendo. Riteniamo che i bilanci dei consumatori e delle imprese statunitensi siano in ottima forma e che gli indicatori di recessione saranno ancora piuttosto bassi per i prossimi 12 mesi. Per tali motivi pensiamo che la situazione sia ancora positiva.Da un punto di vista multi-asset, le condizioni di mercato turbolente spesso producono vincitori sorprendenti. Il mercato azionario che ha registrato la migliore performance nel 2022 è stato finora la Turchia. Se all’inizio dell’anno qualcuno avesse chiesto se la Turchia sarebbe stata il mercato azionario più performante in qualsiasi momento dell’anno, non crediamo che molti avrebbero risposto di sì. Quindi dobbiamo ricordare che quando le azioni vengono vendute, poi recuperano, anche se, in realtà, non cambia granché.Il Sudafrica è un altro paese interessante, data la sua produzione di metalli e essendo uno dei maggiori esportatori mondiali di platino e palladio. Poiché anche la Russia è un importante esportatore di entrambi i metalli preziosi, ma ora è soggetta a sanzioni, si può capire come la domanda di minerali dal Sudafrica sia improvvisamente aumentata. Si tratta di una situazione sicuramente da tenere d’occhio nei prossimi tre-sei mesi.Abbiamo però bisogno di vedere un po’ di calma sui mercati del credito per sentirci più fiduciosi anche sui mercati azionari. Quando gli spread creditizi iniziano a stabilizzarsi e poi a ridursi, per noi è un buon segnale sul futuro sentiment verso gli asset rischiosi. A cura di Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco.

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“Robeco: La mancanza di dati ESG non è più una scusa per non essere sostenibili”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2022

A cura di Morgan Williams, ESG Data Strategist di Robeco. La mancanza di una quantità sufficiente di dati accurati riguardo le emissioni o altri ambiti della sostenibilità, come la biodiversità o l’uso delle risorse, ha portato alcuni a chiedersi se si possa davvero ottenere un quadro chiaro sulle attività aziendali. Un’area che si rivelerà probabilmente di fondamentale interesse è la misurazione delle emissioni Scope 3 delle aziende, dato che gli investitori perseguono obiettivi Net Zero. Si tratta delle emissioni che si verificano lungo la catena del valore di un prodotto, come quelle prodotte da un autista o quelle generate da un produttore di automobili (Scope 1), oppure ancora l’energia utilizzata per produrre l’auto stessa (Scope 2), tutti dati piuttosto semplici da raccogliere.Il vero problema è che ancora non sono molte le persone che guardano ai dati Scope 3, e che vi trovano errori e chiedono di migliorarli. Ma non si tratta solo di acquisire i dati, laddove siano disponibili. Tutti i dati, per definizione, guardano al passato, il che non ci aiuta a capire se un’azienda è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di emissioni Net Zero. Una soluzione è quella di utilizzare proiezioni più lungimiranti, ma questo metodo ha i suoi difetti, in quanto i ‘dati lungimiranti’ sono solo previsioni, e non certezze. Tra i cambiamenti che sono stati apportati nell’analisi dei dati figura l’abbandono della misurazione delle emissioni, o di altre metriche di sostenibilità, rispetto al reddito di un’azienda – il cosiddetto “intensity approach”. Gli analisti ora le confrontano con il valore dell’azienda comprensivo di liquidità (EVIC, Enterprise Value Including Cash), ovvero la capitalizzazione di borsa di un’azienda più la sua liquidità e il debito, il cosiddetto “ownership approach”. Ora l’enterprise value è alla base delle nostre decisioni poiché fornisce un quadro molto più chiaro della nostra “ownership” di queste emissioni in tutti i tipi di investimenti, che si tratti di azioni o di obbligazioni. Un ulteriore vantaggio dell’enterprise value è la considerazione delle attività delle aziende indipendentemente dal ciclo economico. Ciò riflette maggiormente le dimensioni delle singole aziende. L’UE sta facendo grandi passi avanti in questo ambito, anche grazie alla tassonomia, che sarà una pietra miliare nella definizione dell’investimento sostenibile. Un’altra svolta è arrivata al summit sul clima COP26, con l’annuncio della creazione dell’International Sustainability Standards Board. Questa organizzazione, parte della fondazione International Financial Reporting Standards, fornirà principi globali completi di standard sulla divulgazione di dati relativi alla sostenibilità, molto simile a quello che esiste oggi con la contabilità finanziaria. Avendo un team sempre più ampio per l’analisi e la comprensione dei dati, e con l’avvento della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) che definisce più chiaramente i requisiti per la sostenibilità, diventerà sempre più chiaro cosa significhi per una società essere un investimento sostenibile. (abstract)

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Robeco: L’azionario rimane il “place to be” anche nel 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

A cura di Arnout van Rijn, CIO Asia Pacifico di Robeco. Il mondo sta affrontando una crisi geopolitica che sembra destinata a cancellare alcuni dei benefici raccolti dalla fine della guerra fredda nel 1989 grazie alla globalizzazione, all’efficienza in termini di costo e ai flussi commerciali internazionali. Il che è chiaramente un aspetto negativo che sta causando una notevole incertezza per gli investitori. Per ora, gli investitori stanno risentendo soprattutto dell’impatto degli eventi in Ucraina attraverso l’aumento dei prezzi dei fattori produttivi in generale e nello specifico dei prezzi delle materie prime. Quale sarà l’impatto combinato di inflazione e tassi più alti sulla crescita economica e sulla redditività? Alla fine del 2021 sembrava che gli utili potessero rimanere solidi, ma nel primo trimestre abbiamo già visto alcune aziende segnalare che la pressione sui loro margini potrebbe intaccarne la redditività. E non dimentichiamo che la redditività delle imprese è il perno che sostiene i mercati azionari globali. Oltre ai margini più bassi, gli utili potrebbero essere sotto pressione a causa del rallentamento della crescita economica reale che probabilmente sarà indotto dalla generale incertezza. Questo è particolarmente vero in Europa, dove i mercati hanno subito le conseguenze peggiori.I tassi d’interesse bassi che sono stati in vigore per oltre un decennio hanno attutito molto la volatilità. Ma quest’era sta per finire. Le autorità di tutto il mondo spingono verso una normalizzazione della politica monetaria, proprio come i cittadini comuni desideravano la normalità durante i giorni bui del lockdown. La Federal Reserve ha già iniziato ad aumentare i tassi e anche la BCE deve fronteggiare quella che viene vista come un’inflazione spaventosamente alta in Europa.Invece, la situazione in Asia è molto diversa perché nelle sue economie più grandi – Cina e Giappone – gli aumenti dei prezzi dei fattori produttivi non hanno ancora portato ad un incremento significativo nei prezzi dei beni al consumo. Storicamente, i titoli azionari asiatici hanno faticato in un contesto di rigidi tassi di cambio con il dollaro, ma questa volta potrebbe essere diverso. Le azioni asiatiche hanno sottoperformato durante il rally guidato dalla liquidità immessa sui mercati degli ultimi anni, ma avranno meno da temere dalle mosse della Fed perché le banche centrali asiatiche non hanno bisogno di adottare una politica monetaria molto aggressiva nel 2022.Ciò che è iniziato nel 2020 con una penuria di container in Asia per spedire le merci in Occidente, nel marzo 2022 si è trasformato in una serie di interruzioni della catena di approvvigionamento. Aggravati dal recente aumento dei prezzi del petrolio e del gas, questi problemi hanno portato a un ripensamento delle interdipendenze globali: i politici si stanno muovendo chiaramente verso la ricerca di un’autonomia nazionale.I governi stanno ora parlando della necessità di sviluppare le proprie catene di fornitura di chip e naturalmente di ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia. Questo ha spostato l’attenzione dalla transizione verde a lungo termine alla sicurezza energetica a breve termine. Sembra ora probabile che il gas naturale e l’energia nucleare rimarranno combustibili importanti, almeno nel medio termine, per aiutarci a gestire la transizione verde verso emissioni zero entro il 2050.Dal punto di vista dell’indipendenza energetica, gli Stati Uniti sono favoriti grazie alla rivoluzione del petrolio di scisto. Inoltre, la crescita americana sembra meno vulnerabile di quella europea al momento; quindi, gli Stati Uniti sembrano un buon mercato per gli investitori azionari.In Europa, la Francia è stata relativamente risparmiata dallo shock energetico, poiché la maggior parte della sua energia proviene da impianti nucleari nazionali. Il “rally of everything” di cui si parlava lo scorso trimestre è chiaramente finito molto presto quest’anno. Gli investitori dovranno essere più selettivi, ma non siamo pessimisti sulle prospettive delle azioni. Esse mantengono il loro fascino perché sono sostenute da attivi reali, che tendono a muoversi, in una certa misura, in linea con l’inflazione. Inoltre, le società generano un margine da questi attivi e adeguano i loro prezzi quando l’inflazione aumenta.

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“Robeco: per i REIT siamo ai tempi supplementari?”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 Maggio 2022

A cura di Peter Van der Welle, strategist del team Multi Asset di Robeco. I REIT (Real Estate Investment Trust) – un tipo di fondo comune che investe in ogni genere di immobile, dai centri commerciali ai grattacieli ai nuovi progetti abitativi – sono strumenti sempre molto apprezzati dagli investitori con un orientamento più difensivo. Oltre ad essere garantiti da infrastrutture immobiliari, generano anche cash flow regolari attraverso i canoni di locazione.Tuttavia, il forte aumento dell’inflazione, i rialzi dei tassi, il quantitative tightening e le tensioni geopolitiche causate in primo luogo dalla guerra in Ucraina hanno dato vita a una tempesta perfetta che richiede un approccio più prudente.Vediamo quattro motivi per cui il deterioramento economico può insinuarsi nella mente degli investitori. In primo luogo, con il protrarsi del conflitto in Ucraina, l’elevata probabilità di un boicottaggio dell’energia russa da parte dell’UE accresce il rischio di coda di una recessione immediata nell’eurozona. In secondo luogo, le banche centrali hanno dovuto svegliarsi dal loro torpore, poiché l’inflazione continua a sorprendere al rialzo sia per velocità che per ampiezza. La stretta monetaria aggressiva che la Fed si accinge ad attuare per raffreddare le pressioni inflazionistiche (cicliche) potrebbe inasprire le condizioni finanziarie e causare un calo dei prezzi degli asset superiore a quanto giustificato da una tipica correzione di metà ciclo.Terzo, il forte appiattimento della curva dei rendimenti dei Treasury segnala che ci stiamo avvicinando alla fase di rallentamento del ciclo economico, in cui il pricing power delle aziende potrebbe presto toccare un picco, poiché la capacità di innalzare i prezzi netti di venditaè superata dai rialzi persistenti dei costi degli input. Infine, la recente decelerazione della crescita in Cina a causa dell’alta intensità dei lockdown nei principali centri manifatturieri potrebbe ripercuotersi sulla crescita globale nei prossimi trimestri attraverso le interruzioni delle catene di fornitura o il deprezzamento del renminbi.Come affrontare dunque questi rischi? Gli attuali timori sulla crescita potrebbero spianare la strada alle prese di profitto e/o alla riduzione del rischio, nonché alla ricerca di una maggiore diversificazione, poiché la marea della liquidità in eccesso tende a recedere proprio quando l’andamento stagionale delle azioni diventa negativo.Possiamo dire quindi che i REIT sono ancora una “scommessa sicura”? A nostro avviso la fase ottimale per la performance dei REIT è passata; tuttavia, finché la tendenza stagflazionistica dell’attuale contesto macro non culmina in una vera e propria contrazione dell’attività reale, l’asset class ha ancora qualcosa da offrire. Con una combinazione di crescita e inflazione caratterizzata da una decelerazione del dinamismo economico nella fase espansiva e da un’inflazione superiore al 3% (la situazione che ci aspettiamo di osservare nei prossimi 6-12 mesi), i REIT tendono a sovraperformare le azioni globali. Questo andamento dei rendimenti avvalora l’idea condivisa che i REIT siano un investimento più difensivo, con capacità di copertura dall’inflazione. Eppure, a giudicare dalla netta correlazione positiva con la performance relativa dei titoli ciclici rispetto ai difensivi, i REIT si comportano in pratica più come asset ciclici. Presentano quindi un’elevata correlazione con l’attività economica, il che li rende vulnerabili alle contrazioni economiche, specialmente quelle che sfociano in una recessione. Un altro problema è che la maggior parte del settore immobiliare necessita di finanziamenti – dai comuni mutui ipotecari alle obbligazioni corporate emesse per costruire centri commerciali o grattacieli – e i tassi d’interesse sono in aumento. I costi di finanziamento per l’asset class dovrebbero salire, ma riteniamo che questo processo sarà piuttosto graduale. Negli ultimi anni l’allungamento delle scadenze del debito favorito dai tassi d’interesse eccezionalmente bassi ha ridotto la suscettibilità dei REIT a un improvviso rialzo dei costi di finanziamento. La loro capacità di resistere a un aumento degli oneri finanziari nel breve termine è ancora intatta, data la discreta capacità di generazione di cash flow sottostante a questi strumenti. I REIT globali evidenziano attualmente una leva finanziaria non eccessiva, con un rapporto debito netto/patrimonio netto di 0,85. Inoltre, con un tasso di copertura degli oneri finanziari di 4,5, i REIT hanno una buona capacità di gestire un onere debitorio crescente. Se consideriamo singole metriche di valutazione come lo sconto rispetto al valore patrimoniale netto, l’asset class presenta valutazioni eque. (abstract)

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Robeco: si torna a parlare di armi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2022

A cura di Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco.L’investimento sostenibile non è mai stato fermo. Ha continuato a evolversi per decenni, includendo una vasta gamma di asset class e di approcci. Alla base di tutto, però, c’è sempre stato un sistema di valori legato al concetto di difesa dell’ambiente e di equità intergenerazionale, nel rispetto dei principali temi identificati. L’arrivo degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) nel 2015 ha ulteriormente contribuito a fornire a chi investe in sostenibilità un quadro di riferimento comune, seppur imperfetto.Oggi viene messo in discussione uno dei più longevi pilastri dell’investimento sostenibile: l’esclusione delle armi dai portafogli sostenibili. Quella di vietare o meno le armi non è mai stata una semplice dicotomia, visto che gli investitori hanno sempre dovuto decidere, per esempio, se bandire qualsiasi arma oppure soltanto quelle vendute agli eserciti, se escludere solo i fabbricanti di armi o anche i loro rivenditori o, ancora, se trattare le armi da fuoco sportive alla stessa stregua delle bombe a grappolo.Solitamente, la maggior parte di chi investe in sostenibilità condivide gli stessi principi fondamentali; inoltre, la pratica di evitare le armi più controverse non è prerogativa soltanto dell’investimento etico o sostenibile. In Svizzera, la Legge federale sul materiale bellico vieta a tutte le banche e ai fondi pensione nazionali di investire in attrezzature concepite specificatamente per il combattimento. Si tratta però di una gamma piuttosto ristretta di attività e, pertanto, l’associazione Swiss Sustainable Finance esclude dalle proprie stime di gestione sostenibile gli asset dei fondi che si limitano a bandire le armi sulla base dei requisiti minimi previsti per legge.La guerra in Ucraina ha riacceso il dibattito, con alcuni investitori e commentatori che invitano a riconsiderare l’esclusione quasi totale delle armi dai portafogli sostenibili. Il nodo della questione è: le armi sono uno strumento davvero necessario a proteggere la pace e la democrazia? Potrebbero contribuire o addirittura essere indispensabili per il raggiungimento dell’SDG16 (Pace, giustizia e istituzioni solide)? A febbraio, il dibattito è stato ulteriormente alimentato dalla proposta di una Tassonomia sociale per la finanza sostenibile dell’UE che definisca in modo esplicito come altamente controverse soltanto le armi davvero in grado di ostacolare gli obiettivi sociali. Si tratta di una definizione molto specifica, proprio come quella svizzera, che ammette la possibilità che armi da fuoco non militari contribuiscano al raggiungimento di altri obiettivi sociali, come la tutela dei diritti umani.Per ora i sentimenti nei confronti delle armi sembrano troppo radicati per poter rivoluzionare i portafogli sostenibili nel breve termine. Un numero maggiore di armi non è garanzia di una società più sicura e pacifica; anzi, probabilmente è vero il contrario, visto lo stretto legame esistente tra un alto tasso di incidenti da arma da fuoco e la permissività in materia di detenzione. Nessuno ha la certezza che le società quotate in cui investe vendano armi esclusivamente per fare del “bene”, né ha modo di verificare che fine facciano realmente. E se è vero che gli obiettivi dell’SDG 16 potrebbero essere difficili da raggiungere, non va ignorato il suo primo traguardo, ovvero “Ridurre ovunque e in maniera significativa tutte le forme di violenza e il tasso di mortalità ad esse correlato”.Non c’è dubbio che la discussione riemergerà in futuro, come spesso accade per molti temi che obbligano a un compromesso tra vantaggi e svantaggi. Mettere in discussione opinioni generalmente accettate è importante, anche se non siamo d’accordo o pensiamo di non esserlo.Considerare punti di vista diversi ci costringe a prestare attenzione ai cambiamenti in atto e a chiederci se le nostre decisioni siano ancora valide e basate sulle evidenze. Alla fine, ne usciremo rafforzando ulteriormente le nostre convinzioni, oppure sviluppando una nuova visione più al passo con i tempi.

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“Robeco – Credit Outlook: ‘Se devi fare un tackle, vuol dire che hai già sbagliato’”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2022

A cura di Victor Verberk e Sander Bus, co-responsabili del team credito di Robeco. Formulare valutazioni economiche era difficile già prima della crisi Russia-Ucraina, a causa delle distorsioni presenti in molte serie di dati dopo due anni di Covid. Con il conflitto ucraino, l’ulteriore rincaro del petrolio e le nuove interruzioni nelle catene di fornitura, è evidente che bisogna considerare una gamma di possibilità ancora più ampia per quanto concerne i fondamentali. I rischi al ribasso per l’economia sono aumentati notevolmente e ora si parla apertamente della possibilità di una recessione. Per quanto concerne il quadro tecnico, la nostra principale preoccupazione è che le banche centrali dei mercati sviluppati siano rimaste dietro la curva. Riteniamo che la Fed abbia commesso un chiaro errore di policy avviando l’attuale ciclo di inasprimento troppo tardi. Rischiamo dunque di assistere a rialzi dei tassi più pronunciati del previsto nei prossimi mesi e a un’inflazione non solo più duratura, ma anche destinata a raggiungere livelli più alti. Questa situazione è simile a quella descritta dal calciatore italiano Paolo Maldini, quando afferma che se una tattica difensiva non anticipa i rischi futuri, è necessario prendere misure di emergenza (ossia entrare in tackle).Nel complesso, accettiamo livelli di beta un po’ più elevati per il credito investment grade. Non ci preoccupa che i beta siano di poco superiori a uno finché rimaniamo nel primo quartile del nostro budget di rischio. Quanto all’high yield, il mercato statunitense, in particolare, ha iniziato a riflettere nuovamente un lieve ottimismo e presenta a nostro avviso valutazioni troppo elevate. Pertanto, preferiamo mantenere la nostra posizione sottopesata sul beta, nonostante il fatto che gli spread dei titoli high yield europei siano diventati più convenienti negli ultimi mesi.L’economia europea sarà duramente penalizzata da questa crisi. L’Europa non solo deve far fronte alle interruzioni delle catene di fornitura ma è anche altamente dipendente dall’energia russa, oltre che dalle materie prime agricole esportate dall’Ucraina.L’economia statunitense, anche se è in ripresa da meno di due anni, ha già cominciato a surriscaldarsi. Il mercato del lavoro si è ampiamente ristabilito, completando uno degli obiettivi del mandato della Fed.L’impennata dei prezzi del petrolio può avere un costo pari al 3% della crescita del PIL su un orizzonte di diversi anni. “In altre parole, oltre ad alimentare l’inflazione complessiva, lo shock energetico agisce chiaramente come un’imposta sulla crescita. Questo mette le banche centrali in una posizione difficile. L’inflazione è semplicemente troppo alta per essere ignorata e la Fed non può che reagire, data la natura del suo mandato. Pertanto, è probabile che si verifichi una rapida serie di rialzi dei tassi in un breve lasso di tempo, possibilmente accompagnata da una riduzione del bilancio della banca centrale, con potenziali ricadute negative sulla crescita economica.Siamo consapevoli che sia il ciclo di rialzi dei tassi che lo shock petrolifero possano innescare una recessione. Riteniamo che la probabilità sia ragionevolmente elevata, ed è senz’altro aumentata.Secondo la nostra analisi, i prezzi di mercato e gli spread creditizi riflettono adesso la fine del QE e il previsto inizio del QT nei prossimi mesi. Abbiamo definito questo lo scenario “2018”. Ci sono tuttavia alcuni scenari che non sono ancora scontati dai mercati.In primo luogo, le conseguenze inflazionistiche e recessive in stile anni ’70 dell’attuale shock petrolifero potrebbero non materializzarsi, ma le analogie tra le due crisi petrolifere, che hanno origine dal lato dell’offerta, ci inducono a considerare la possibilità di un rallentamento più marcato e di una più brusca reazione degli spread.In secondo luogo, non siamo affatto sicuri che i premi al rischio scontino interamente un eventuale default russo, che in termini nominali sarebbe uno dei più grandi della storia. In terzo luogo, riteniamo sempre più improbabile una crescita economica del 5,5% in Cina. Dato che quest’ultima ha fornito oltre il 50% del contributo marginale alla crescita del PIL globale nell’ultimo decennio, anche questo scenario potrebbe essere fonte di delusione.La conclusione per le valutazioni è che gli spread si sono riportati intorno ai valori mediani, ossia su livelli più ampi di quelli registrati negli ultimi sette trimestri. Per questo motivo non vogliamo più mantenere una sottoesposizione al rischio, anche se abbiamo bisogno di un premio al rischio più elevato per assumere una posizione lunga. Siamo focalizzati sulla selezione dei titoli, sulle scelte settoriali e sulle differenze regionali nella composizione degli spread.Nel complesso, le valutazioni suggerirebbero di assumere un atteggiamento un po’ più ottimista sui mercati del credito. Tuttavia, come ha detto una volta Maldini, “se devi fare un tackle, vuol dire che hai già sbagliato”. Noi continuiamo a esercitare una certa prudenza nella gestione di queste allocazioni, poiché i rischi di coda sono dietro l’angolo e lo shock petrolifero deve ancora finire di fare il suo corso.

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Robeco: L’inverno degli investimenti value è agli sgoccioli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

A cura di Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco. La rotazione in uscita dai titoli growth, iniziata con l’avvenuto contenimento della pandemia di Covid-19, è sostenuta dall’aumento dei tassi d’interesse e dall’attrattiva delle minori impronte di carbonio di molte imprese con orientamento value. L’investimento value consiste nel selezionare titoli azionari il cui valore di mercato non riflette il vero potenziale dell’impresa emittente e che offrono dunque un potenziale di rialzo delle quotazioni. Le azioni growth più costose che hanno giocato un ruolo dominante dopo la crisi finanziaria globale hanno spinto gli investitori a cercare “scommesse sicure” per oltre un decennio, ma l’inverno per l’investimento value è agli sgoccioli. Lo stile growth è indefinito da un punto di vista fattoriale, mentre lo stile value ha un approccio chiaro. Lo stile growth ricerca un misto di qualità/prevedibilità degli utili e dinamismo del modello di business nelle aziende con profitti potenzialmente altissimi che sono avviate ad assumere una posizione dominante. Alcune imprese, delle quali conosciamo benissimo i nomi, avranno successo. Tuttavia, molte di queste aziende sono destinate a fallire una volta che il loro modello di business matura e il ‘denaro facile’ finisce. Ciò non vuol dire che lo stile value sia privo di potenziali insidie; come dice l’antica massima “caveat emptor”, è importante che l’acquirente presti attenzione. Lo svantaggio più evidente dell’investimento value è la cosiddetta ‘trappola del valore’, una situazione in cui le imprese non riescono a uscire da un settore in declino attraverso l’innovazione o, in un’ottica di sostenibilità, quelle che si ritrovano con asset inutilizzabili. Si possono citare molti esempi passati e presenti di imprese e settori che rientrano in questa definizione: carbone, tabacco, pellicole fotografiche, ecc. Possiamo osservare anche che i settori e i comparti produttivi all’interno dello stile value cambiano nel tempo: tecnologia e sanità costituiscono oggi il 20% di molti fondi value. Crediamo fermamente che la gestione attiva possa aiutare ad evitare e a mitigare queste insidie. I dati mostrano che la rotazione in uscita dai titoli growth è iniziata nel terzo trimestre 2020, per cui non siamo in presenza di osservazioni recenti. I titoli finanziari hanno iniziato a riprendere quota quando la Federal Reserve ha interrotto il QE post-Covid e gli investitori hanno preso atto che lo stimolo fiscale avrebbe comportato un aumento dei tassi con la riapertura delle economie e il ritorno dei mercati del lavoro verso la piena occupazione. In breve, le curve dei rendimenti hanno cominciato a irripidirsi e poi verso la fine del 2021 ad appiattirsi. Questo ha permesso a una parte dell’universo value di recuperare terreno, anche se alla fine del 2021 gli stili growth e value registravano performance analoghe. Dopo la battuta d’arresto subita dai mercati azionari all’inizio del 2022 a causa dei timori di un’elevata inflazione, i titoli value sono tornati a salire quando la Federal Reserve e la Bank of England hanno innalzato i tassi per contrastare la spirale inflazionistica, e quando la Russia ha invaso l’Ucraina.Questo significa che il rally dei titoli value sembra destinato a perdurare.È infatti molto raro che nei mercati rialzisti si verifichi un cambiamento di leadership. Una persistente sottoperformance dei titoli migliori del mercato toro potrebbe segnalare tempi difficili in vista per i mercati azionari.Abbiamo notato che il segmento value viene trainato dai settori minerario ed energetico, poiché la ripresa economica è rimasta molto vivace e i vincoli dell’offerta sono diventati più stringenti dopo l’invasione russa dell’Ucraina.Gli investitori multi-asset usano asset considerati ‘beni rifugio’ per smorzare la volatilità della performance dei fondi. Tuttavia, dal nostro punto di vista, in questo episodio, i titoli di Stato non hanno fornito la diversificazione auspicata. In altre parole, i prezzi di azioni e obbligazioni si sono mossi nella stessa direzione, cioè verso il basso.Il dollaro USA non ha beneficiato di afflussi provenienti da investitori in cerca di sicurezza; anzi, l’euro si è apprezzato poiché la BCE ha mantenuto un tono intransigente, allineandosi alla stretta monetaria avviata dalla Fed. Con l’escalation della guerra in Ucraina, il biglietto verde si è rafforzato e gli investitori hanno messo in discussione l’allineamento tra le banche centrali.La BCE e la Bank of Japan non sono nella posizione ideale per alzare i tassi, mentre gli Stati Uniti hanno intrapreso un inasprimento della politica monetaria aumentando i tassi e segnalando l’arrivo di altre misure restrittive. L’inverno degli investimenti value è agli sgoccioli; notiamo che l’universo dello stock-picking è diverso da quello dei cicli precedenti, poiché gli investitori ritengono che i titoli informatici e sanitari siano diventati idonei all’investimento nell’ambito dello stile value.

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Robeco: Come accompagnare l’industria dell’olio di palma verso obiettivi sostenibili

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2022

A cura di Peter van der Werf, Senior Manager for Engagement di Robeco. L’olio di palma è un ingrediente contenuto in quasi la metà dei prodotti confezionati che si trovano nei supermercati, dalla pizza al cioccolato, dallo shampoo al dentifricio. Eppure, in pochi si rendono conto che la produzione di olio di palma può avere un costo enorme per l’ambiente e per le persone che lo raccolgono. Il viaggio verso la sostenibilità nella produzione di olio di palma è difficile e presenta molte sfide da affrontare. Ma crediamo che le aziende che sono disposte a cambiare in meglio abbiano bisogno dell’aiuto di vari partner. Per alcuni investitori gli aspetti negativi sono una ragione sufficiente per eliminare del tutto le aziende produttrici di olio di palma dall’universo investibile. Questo porta a chiedersi se l’engagement possa contribuire alla trasformazione del settore. Contrariamente all’opinione pubblica, ed escludendo la soluzione più facile, crediamo che sia possibile, a patto che si osservino regole e principi chiari. Le regole prevedono che per poter entrare a far parte del nostro universo di investimento, infatti, le società che appartengono all’industria dell’olio di palma devono soddisfare alcuni obiettivi chiari. Nel 2019, Robeco ha intensificato gli sforzi nel settore, richiedendo a tutte le società partecipate di diventare membri della Roundtable of Sustainable Palm Oil (RSPO) e di dotare di certificazione almeno il 20% delle proprie piantagioni, ma anche di prepararsi a rigorose tabelle di marcia per arrivare al 100%. Dal 1° gennaio di quest’anno, la soglia per la certificazione RSPO è salita al 50%, con un chiaro percorso che punta ad avere almeno l’80% delle piantagioni certificate entro la fine del 2024. Robeco usa l’engagement per aiutare le aziende a raggiungere questi obiettivi. Per quelle società che si trovano appena sopra il 20% indicato, Robeco ha istituito un programma strutturato di engagement rafforzato per aiutarle a raggiungere l’obiettivo di certificazione successivo. L’olio di palma è un mezzo importante per questi produttori per guadagnarsi da vivere, dando loro accesso alle catene di fornitura globali. Tuttavia, la loro piccola scala rende difficile per loro pagare i costi di certificazione, che invece non costituiscono un problema per le grandi compagnie industriali.Ci aspettiamo che le aziende con cui ci stiamo impegnando usino la loro influenza per sostenere questi gruppi di piccoli proprietari, aiutandoli ad organizzarsi e a farsi certificare, oltre che per fare pressione sui governi affinchè applichino standard più severi e sistemi di gestione del rischio più efficienti. Avere standard di produzione chiari, globali e minimi di sostenibilità a cui aderire è il tassello critico del puzzle. Ecco perché Robeco, come membro della RSPO e attraverso collaborazioni con altre istituzioni, contribuisce attivamente a migliorare ulteriormente i principi del sistema di certificazione. La certificazione RSPO è uno strumento potente per allineare e garantire pratiche di produzione minime, ma il non possederla non significa necessariamente che i terreni non siano in regola. Al contrario, potrebbe semplicemente significare che un’azienda non ha ancora completato il processo di certificazione necessario per garantire che tutti i propri terreni soddisfino gli standard. Per assicurare questa garanzia di sostenibilità in graduale crescita, la RSPO richiede che ogni azienda membro abbia un piano scadenzato per passare alla certificazione al 100% entro cinque anni dall’adesione alla RSPO e dall’inizio del processo di certificazione. (abstract http://www.verinieassociati.com/)

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Robeco: Il Value potrebbe sovraperformare per 5 anni e oltre

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2022

A cura di Arnout van Rijn, CIO Asia Pacifico di Robeco. Le condizioni di mercato dovrebbero essere dominate dalle banche centrali che aumentano i tassi di interesse e rimuovono i pacchetti di stimolo, in parte per contrastare i livelli record toccati dall’inflazione mentre il mondo sta uscendo dalla pandemia. Si prevede che la Fed possa definire fino a cinque rialzi dei tassi nel 2022. Un tale contesto si adatta bene allo stile d’investimento value, che ha sovraperformato i titoli growth da quando si è iniziato ad intravedere un ritorno alla normalità, con lo sviluppo di programmi di vaccinazioni di massa iniziati nel 2021. Durante il sell-off di gennaio 2022, causato dai timori legati all’inflazione, i titoli value hanno notevolmente sovraperformato i loro omologhi growth, poiché gli investitori si sono posizionati maggiormente su beni rifugio. Il Value investing è uno stile d’investimento focalizzato su quei titoli i cui prezzi non riflettono il vero potenziale ed i fondamentali dell’azienda, a volte considerate delle ” perle non apprezzate” dal mercato. Questo stile d’investimento prende diverse forme, ma l’obiettivo finale rimane lo stesso: investire in aziende che sottovalutate dal mercato per una ragione o per l’altra prima che le valutazioni raggiungano i livelli corretti. Rimane importante evitare la “value trap”, ovvero quelle azioni che scambiate a valutazioni interessanti perché l’azienda in realtà non presenta grandi prospettive a causa di uno scarso momentum commerciale. Ci definiamo investitori di value con un futuro. Nei titoli che deteniamo, cerchiamo anche business momentum.Alcuni titoli come quelli bancari, che sono ora sottovalutati, saliranno in concomitanza di un rialzo dei tassi. L’Asia è anche la regione leader per la filiera tecnologica, fortemente impattata dalla scarsità delle materie prime. Il mercato è abbastanza consolidato, quindi queste aziende hanno buone capacità di determinazione dei prezzi. Chiamiamo queste aziende ‘best-in-tech’, in quanto presentano valutazioni interessanti per il settore tecnologico e presentano capacità di determinazione dei prezzi e driver di crescita strutturale. Vediamo anche molte gemme nascoste nel segmento ‘new energy’ e nei mercati di frontiera della regione ASEAN, come Indonesia e Vietnam.In Europa, i titoli value hanno sottoperformato, ma vediamo come la situazione stia cambiando man mano che le banche centrali, compresa la BCE, iniziano ad adottare policy restrittive. Il value europeo potrebbe venir visto come l’opposto del Nasdaq. Il Nasdaq ha avuto una corsa fantastica negli ultimi sette anni, mentre il value europeo è rimasto indietro rispetto a tutti gli altri indici. Questo è abbastanza sorprendente. Gennaio 2022 ha mostrato una bella inversione di tendenza nei rendimenti assoluti, con una differenza di performance del 10% rispetto al growth. Con i tassi di interesse che ora salgono da punti molto bassi, soprattutto in Europa, si potrebbe fondamentalmente dire che siamo ora in un nuovo regime di investimento. (abstract by verinieassociati.com)

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La Climate Survey di Robeco

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Per il secondo anno consecutivo, Robeco ha pubblicato la sua indagine annuale sul modo in cui gli investitori stanno affrontando le opportunità e i rischi associati al cambiamento climatico. L’indagine copre 300 dei maggiori investitori istituzionali e wholesale del mondo provenienti da Europa, Nord America e Asia-Pacifico, che hanno nell’insieme circa 23.700 miliardi di dollari di masse in gestione.Stando alla Global Climate Survey 2022 di Robeco, condotta da CoreData Research, gli investitori ritengono che il cambiamento climatico sia la sfida ESG più urgente da affrontare. Per tre quarti degli investitori (75%), il cambiamento climatico è un fattore centrale o significativo per le politiche d’investimento, percentuale in forte aumento rispetto a due anni fa (34%). Intanto, l’impegno per il Net Zero è diventato mainstream. Quasi la metà degli investitori si è impegnata pubblicamente a rendere i propri portafogli neutrali rispetto al carbonio entro il 2050, oppure è intenta ad assumersi un simile impegno. In Nord America solo l’11% degli investitori si è attivato per ridurre a zero le emissioni di carbonio, in ritardo rispetto ai colleghi di Europa (40%) e Asia-Pacific (31%).Tra i risultati dell’indagine, degna di nota è la spiccata propensione degli investitori a disinvestire dalle società di petrolio e gas che ancora usano i combustibili fossili (dall’11% al 22% nel giro di due anni).Un altro risultato chiave della Climate Survey 2022 è la forte volontà di produrre un impatto sul mondo reale, come dimostra innanzitutto il ricorso a investimenti tematici sul fronte della sostenibilità (ad esempio in ambito di energia rinnovabile o di tecnologia green). Quasi tre quarti degli investitori (70%) ricorrono all’investimento tematico, anche in questo in caso con l’Europa e l’Asia-Pacific davanti al Nord America. Rilevante è anche la crescita dell’azionariato attivo (engagement e voto compresi), che il 73% degli intervistati cita come fattore centrale o significativo per le politiche di investimento (rispetto al 54% di un anno fa). Se è vero che questo trend è forte soprattutto in Europa (si è passati dall’81% al 90% nel giro di due anni), è comunque presente anche in Nord America (dal 60% al 68%) e in Asia-Pacific (dall’80% al 82%). Tra i temi di engagement ambientale percepiti come più urgenti per i prossimi due/tre anni figurano la neutralità delle emissioni di CO2, la riduzione dei rifiuti a livello globale, l’arresto della deforestazione e la protezione della biodiversità.La consapevolezza degli investitori sulla biodiversità cresce rapidamente e la percentuale che la ritiene un fattore importante per le politiche di investimento è più che raddoppiata (dal 19% di due anni fa al 41% di oggi). Stando al 50% degli intervistati, però, l’implementazione rimane complessa, per la mancanza di dati di ricerca, di rating e di informazioni aziendali sulla biodiversità. Inoltre, il 43% ritiene che la carenza di strategie e di prodotti di investimento adeguati sia d’ostacolo a chi vuole prendere sul serio la biodiversità, mentre il 46% lamenta una domanda insufficiente da parte degli investitori finali.

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Robeco: La filiera della carne è una grande minaccia per la salute globale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

A cura di Masja Zandbergen, Responsabile Sustainability Integration di Robeco. La filiera della carne presenta una serie di criticità, dal benessere degli animali alle emissioni. Tali criticità non pongono solo problemi di natura sociale o ambientale, ma se non sono gestite correttamente possono avere un impatto concreto sull’attività d’impresa. Tale impatto non si manifesta solo durante le crisi, come abbiamo visto con le chiusure delle fabbriche di lavorazione della carne seguite all’impennata dai contagi da Covid-19. Il significativo impatto ambientale della produzione industriale di bestiame tende anche a generare un impatto finanziario negativo, poiché il settore è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e andrà probabilmente incontro a maggiori controlli regolamentari e finanziari.La crescita della popolazione, l’aumento della ricchezza e il cambiamento climatico sono solo alcuni dei fattori che influenzeranno sensibilmente il sistema alimentare globale negli anni a venire. La produzione di carne è cresciuta quasi esponenzialmente dagli anni ’60, con la maggior parte dell’aumento imputabile a pollame, suini e bovini.Nel 2014 la persona media consumava circa 43 kg di carne all’anno. Per gli europei e i nordamericani il quantitativo era più che doppio, attestandosi rispettivamente a 80 kg e 110 kg di carne all’anno. Questa media globale è verosimilmente destinata ad aumentare, poiché cambiamenti analoghi nella popolazione, nei redditi e nei tassi di urbanizzazione hanno comportato una crescente domanda di carne e prodotti animali. Si stima che il settore agricolo sia la seconda maggiore fonte di emissioni di gas serra al mondo. In media, una mucca produce 85 kg di metano all’anno. Per ridurre le emissioni, migliorare le condizioni di salute e nutrire un maggior numero di persone, servono cambiamenti urgenti e radicali al fine di conseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dare attuazione all’Accordo di Parigi entro il 2030.Il settore della produzione di carne è chiamato ad affrontare grandi sfide, come i vincoli posti dalla finitezza delle risorse naturali, l’impatto ambientale della produzione su larga scala e le ricadute sulla salute dei consumatori attraverso la diffusione di malattie umane trasmesse dagli animali a causa della resistenza del bestiame agli antibiotici. In definitiva, anche l’eccessivo consumo di carne in generale è considerato problematico per la salute. Per il nostro programma di engagement, abbiamo sviluppato un quadro di indicatori che comprendeva i seguenti obiettivi: benessere degli animali, standard lavorativi, gestione della qualità e della sicurezza dei prodotti e gestione dell’innovazione.

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Robeco: Trend dei consumi 2022 – la subscription economy e il Metaverso

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2022

A cura di Jack Neele, Portfolio Manager della strategia Robeco Global Consumer Trends EquitiesI cambiamenti socioeconomici in corso potrebbero aver subito un rallentamento con la graduale riapertura delle economie, ma nel complesso rimangono intatti perché le nuove abitudini persistono al di là della ripresa a singhiozzo. Per il 2022 ci aspettiamo che queste tendenze proseguano a un ritmo sostenuto, anche a fronte della continua ripresa delle economie dallo shock iniziale dovuto al Covid-19 e della graduale normalizzazione della situazione. In questo inizio d’anno, identifichiamo due promettenti aree di interesse per gli investitori: la subscription economy e il Metaverso.Per subscription economy si intendono tutti i prodotti e i servizi che si può pensare di rendere disponibili attraverso un piano di abbonamento, contrapposto al tradizionale acquisto casuale. Per gli investitori, le imprese con offerte in abbonamento presentano tipicamente una minore incertezza in termini di ricavi e generazione di profitti a lungo termine, rispetto ai modelli di business più tradizionali. Inoltre, queste aziende tendono a generare un flusso costante di dati che possono essere utilizzati per migliorare il servizio, aumentare la soddisfazione della clientela e identificare opportunità di business complementari. Ciò conduce generalmente a una crescita relativamente stabile nel tempo.Secondo Zuora, una piattaforma di gestione di abbonamenti, le imprese del settore sono cresciute quasi sei volte più velocemente delle società dell’S&P Index 500 nel periodo 2012-2020, grazie alla sempre maggiore domanda di servizi in abbonamento espressa dai consumatori. La pandemia di Covid-19 ha accentuato ulteriormente questo divario. Molte imprese con offerte in abbonamento hanno evidenziato una decisa accelerazione della crescita, perché aiutano i consumatori a trasformare i costi fissi in costi variabili e le imprese a focalizzarsi sulle loro operazioni core, esternalizzando il resto. Nel 2020 i ricavi delle imprese con offerte in abbonamento monitorate da Zuora sono cresciuti dell’11,6%, mentre quelli delle società dell’S&P 500 Index sono diminuiti dell’1,6%. Certo, i lockdown e le altre misure restrittive prese nel primo trimestre sono parse inizialmente rallentare la crescita dei ricavi da abbonamenti. Tuttavia, a seguito della reintroduzione dei lockdown nell’ultimo trimestre, la crescita dei ricavi da abbonamenti ha accelerato, suggerendo che queste aziende sono riuscite ad adattare rapidamente la loro offerta.Ci aspettiamo che questo trend continui nei prossimi decenni, sospinto essenzialmente dalla progressiva digitalizzazione dell’economia. Secondo le recenti stime di UBS Wealth Management e Bernstein, l’economia degli abbonamenti digitali costituisce attualmente un mercato da 650 miliardi di dollari ed è destinata a più che raddoppiare le sue dimensioni entro il 2025, portandosi a 1.500 miliardi di dollari. Questo equivale a un impressionante tasso di crescita medio composto del 18%. Le nuove tecnologie permettono ora alle imprese di quasi tutti i settori economici di offrire servizi in abbonamento ai loro clienti. Sul fronte aziendale, la rapida diminuzione dei costi di archiviazione dei dati e l’aumento della potenza di calcolo permettono oggi alle imprese di offrire ai consumatori accesso ai loro servizi a un costo molto basso. Al contempo, l’ubiquità dei servizi online consente ai consumatori di essere sempre in contatto con contenuti, servizi e anche con altri abbonati.Un altro importante fattore d’impulso nei prossimi anni sarà l’inevitabile passaggio generazionale, dato che i millennial e i membri della Generazione Z sono tendenzialmente più inclini ad acquistare piani di abbonamento e di utilizzo rispetto alle coorti più anziane. Le indagini sui consumatori suggeriscono che, per le generazioni più giovani, la promessa di avere sempre l’ultimo prodotto, il venir meno della necessità di manutenzione e le preoccupazioni ambientali giocano spesso un ruolo più importante nelle decisioni di acquisto rispetto alle tradizionali considerazioni sulla proprietà.Il Metaverso è diventato una parola d’ordine popolare nel 2021, dato che i protagonisti del mondo tecnologico hanno annunciato passi importanti in quest’area. Due pietre miliari fondamentali sono state la quotazione in borsa della piattaforma di gioco Roblox e la ridenominazione di Facebook in Meta Platforms. Tuttavia, al di là dell’attuale clamore su questo concetto, pensiamo che il Metaverso rifletta una serie di trend strutturali in atto all’intersezione dell’Internet of Things, dei social media e del mobile computing.Per molti aspetti, il Metaverso può essere visto come il prossimo passo di Internet, una realtà in cui una maggiore connettività favorirà l’ulteriore integrazione delle vite digitali e fisiche. Non è dunque qualcosa di predefinito, ma un concetto in continuo cambiamento. Certo, il Metaverso è ancora in una fase iniziale di sviluppo e richiede quindi un approccio prudente da parte degli investitori. Tuttavia, ci aspettiamo che gli investimenti in quest’area aumentino notevolmente nei prossimi anni, dato che le aziende dovranno far fronte a crescenti esigenze in ambito informatico – inclusi hardware e software – e sviluppare capacità di testing e apprendimento sui potenziali casi d’uso per i clienti sia societari che al dettaglio. I consumatori di tutto il mondo mostrano interesse per i servizi con caratteristiche legate al Metaverso. Le piattaforme di social media vantano già miliardi di utenti in tutto il pianeta, che alla fine potrebbero essere attratti dal Metaverso. Piattaforme popolari come Facebook, YouTube e WhatsApp, ad esempio, contano miliardi di utenti in tutto il mondo. Inoltre, molti di questi utenti trascorrono già una parte significativa della loro giornata sui media digitali, principalmente attraverso i loro dispositivi mobili.Secondo recenti stime degli analisti di Bernstein, anche se i tempi e la portata degli sviluppi legati al Metaverso rimangono incerti, i ricavi annui complessivi dei mercati più rilevanti si attesterebbero già a oltre 2.000 miliardi di dollari. Tra le aree più evidentemente destinate a beneficiare dello sviluppo del Metaverso nei prossimi anni figurano, ad esempio, gli annunci digitali, i semiconduttori, i telefoni cellulari e il software per le infrastrutture. L’impatto, tuttavia, sarà probabilmente di portata molto più ampia, in quanto molti altri segmenti dell’economia, forse meno scontati, sono destinati a trarre vantaggio dall’avvento del Metaverso nei prossimi anni. Tra questi troviamo l’e-commerce, i media, i pagamenti digitali e persino l’istruzione, per citarne solo alcuni. In una recente nota ai clienti, gli analisti di Goldman Sachs hanno stimato che l’opportunità di mercato offerta dal Metaverso potrebbe raggiungere una cifra compresa tra i 2.600 e i 12.500 miliardi di dollari.Anche se i tempi sono ancora immaturi e una certa prudenza è tuttora giustificata, gli investitori non dovrebbero trascurare le promettenti prospettive del Metaverso. Bisogna ammettere che il numero di aziende investibili direttamente coinvolte è ancora relativamente ridotto. Siamo quindi fautori di un cosiddetto approccio “pale e picconi”, che consiste nell’investire in chiave selettiva nelle imprese che rendono possibili questi sviluppi. Tra queste troviamo una vasta gamma di aziende, dalle piattaforme di social media ai produttori di chip.

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Robeco: Sollievo in vista per le forniture di semiconduttori?

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

A cura di Michael Studer, Senior Equity Analyst di Robeco. I chip semiconduttori sono necessari per tutta l’elettronica moderna, dagli smartphone ai computer portatili. Sono anche alla base di molti elettrodomestici meno sofisticati come le lavastoviglie, i sistemi di riscaldamento e i dispositivi per i punti vendita. Le vittime più eclatanti sono le case automobilistiche che sono state costrette a fermare la produzione negli ultimi mesi, perdendo un fatturato stimato di 210 miliardi di dollari nel 2021. La carenza ha colpito anche altre industrie come i dispositivi medici, le apparecchiature di rete e le console di gioco. Più recentemente, anche i settori di PC e smartphone hanno accusato la carenza di chip per aver abbassato gli obiettivi di produzione. Ironicamente, anche le aziende che costruiscono macchine per produrre chip di semiconduttori stanno soffrendo di tale carenza.L’industria dei chip ha storicamente sofferto di cicli di “boom-and-bust” e di “double ordering”, in cui i clienti acquistano più chip del necessario. Quando la domanda e l’offerta si sono normalizzate e la tensione del mercato dei chip è diminuita, la domanda è calata drasticamente. Sulla base delle esperienze passate, la maggior parte degli attori del mercato dei semiconduttori erano comprensibilmente riluttanti a investire in maggiori capacità per soddisfare una domanda temporaneamente alta senza forti impegni di lungo periodo con i clienti. Anche se TSMC, Intel e Samsung alla fine hanno aumentato i loro investimenti in nuove fabbriche, tali moderni impianti di semiconduttori costano più di 10 miliardi di dollari ciascuno e richiedono anni per essere costruiti, dato che la complessità dei chip aumenta. Di conseguenza, la maggior parte della capacità investita sarà disponibile solo nel 2023 o addirittura nel 2024 – dato che la maggior parte dei produttori di componenti ha visto i tempi di consegna allungarsi a più di 52 settimane (il doppio del solito).La capacità viene generalmente aggiunta solo nella fase di avanguardia, il che significa che le fabbriche sono costruite per produrre i semiconduttori più moderni, poiché solo questi chip hanno i margini di profitto necessari per ammortizzare gli alti costi del capitale fisso. Col tempo, man mano che la tecnologia dei chip viene commoditizzata, anche i progetti di chip più vecchi (come quelli per applicazioni automobilistiche meno sofisticate) beneficiano del passaggio a questa capacità di fascia alta. Tuttavia, si tratta di un processo lungo e che non fornisce una soluzione immediata. Per il momento, ci troviamo di fronte all’insolita situazione di chip tradizionali (nodi da 40nm a 90nm) utilizzati per l’automotive e gli elettrodomestici, che soffrono della crisi, mentre la capacità si sta espandendo principalmente per i nodi bleeding-edge (5nm e 7nm).Diversi rischi incombono anche sulla catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori, che è fortemente consolidata. Un lockdown dovuto al Coronavirus a Xi’an, un importante centro di produzione in Cina, sede di molte fabbriche di componenti per chip di memoria, ha fatto sì che le forniture per leader di semiconduttori come Samsung e Micron, siano state temporaneamente interrotte. Inoltre, un incendio al sito di produzione ottica di ASML a Berlino durante la notte di Capodanno potrebbe anche avere avuto un impatto. Incidenti come questi potrebbero esacerbare ulteriormente gli squilibri di fornitura e gonfiare i prezzi. Diverse grandi aziende tecnologiche stanno lavorando duramente per rendere l’intelligenza virtuale e artificiale (VR & AR) mainstream, portando a una domanda potenzialmente enorme di occhiali intelligenti dotati di semiconduttori ad alta potenza. La recente e marcata spinta per un mondo più neutral dal punto di vista delle emissioni di carbonio significa spesso un passaggio dall'”energia stupida” come la combustione di combustibili fossili all'”energia intelligente” come le batterie, le celle solari e le turbine eoliche, che fanno tutte un uso intenso di semiconduttori per controllare e ottimizzare la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di energia. Tuttavia, la storia dell’industria dei semiconduttori indica che, una volta allentata la tensione, la contrazione tornerà ancora una volta.

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Robeco: È più importante la “E” o la “S”?

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

A cura di Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) vengono descritti come “un programma d’azione per la pace e la prosperità delle persone e del pianeta” che mette l’umanità al centro dello sviluppo sostenibile. Gli obiettivi sociali sono leggermente più numerosi di quelli ambientali e compaiono in cima all’elenco. Eppure, sarebbe ingiusto biasimare gli investitori sostenibili perché ritengono che le questioni ambientali debbano essere risolte prima di quelle sociali. La maggior parte dei fondi SI prende ancora in considerazione una vasta gamma di aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG). Con i mercati dell’investimento sostenibile e dell’impact investing ormai giunti a maturazione, gli investitori dedicano molte più attenzioni a temi ambientali come i cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua, la salute degli oceani e la biodiversità, rispetto a questioni sociali come i diritti umani, le condizioni sul luogo di lavoro e l’accesso a servizi finanziari, istruzione e sanità.Anche sul mercato obbligazionario, il primo bond verde “ufficiale” emesso nel 2008 (dalla Banca Mondiale) destinava i proventi esclusivamente a progetti ambientali. L’International Capital Markets Association (ICMA) ha introdotto i principi dei titoli green a inizio 2014. Sebbene le linee guida per i bond con finalità sociali risalgano a soli due anni dopo, in termini di volume le obbligazioni green li hanno surclassati fino al 2020, quando l’emissione dei social bond è finalmente decollata (favorita dalla pandemia da Covid-19). I green bond, comunque, sono ancora gli asset più rappresentati sul variegato mercato delle obbligazioni verdi/sociali/sostenibili.Se è lecito pensare che gli investitori possano essere a caccia di rendimento, è più difficile sostenerlo anche per le autorità. In tema di ambiente, l’evoluzione dei regolamenti SI è stata più rapida che non in ambito sociale. Nonostante l’attenzione che l’SI ha sempre dedicato ai fattori ESG, infatti, i lavori per la Tassonomia della sostenibilità dell’UE iniziati nel 2018 affrontano quasi esclusivamente temi ambientali, relegando quelli sociali a un breve richiamo al rispetto di standard minimi in termini di diritti umani. Finalmente, nel 2021 sono partiti anche i lavori per la Tassonomia degli aspetti sociali. Il recente dibattito sulla possibilità di separare o unire le due tassonomie dimostra come persino gli esperti facciano fatica a rispondere alla domanda che assilla gli investitori: come mantenere il giusto equilibrio tra tutte le questioni che si contendono la nostra attenzione? Di recente, la comunità di investitori si è armata di lente di genere, per studiare da vicino l’interconnessione tra uguaglianza di genere e sfide ambientali. Gli investitori si sono chiesti se una strategia di investimento o di impatto incentrata sull’uguaglianza di genere stia davvero perseguendo i propri obiettivi se non affronta anche le disuguaglianze associate al clima. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto il legame tra uguaglianza di genere e cambiamenti climatici più di un decennio fa.L’interconnessione tra E ed S esiste per tutte le sfide legate alla sostenibilità. A subire gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici saranno i più poveri del mondo; è impossibile garantire la salute di tutti senza capire che il clima e l’accesso alla fornitura di acqua pulita incidono sullo sviluppo delle malattie. Analogamente, la lotta alla fame è inestricabilmente legata alla gestione dell’impatto dei cambiamenti climatici e della biodiversità sulla produttività agricola. Cercare di scindere completamente la E dalla S, soppesandone l’importanza relativa, potrebbe finire col distrarre dall’obiettivo di guidare un cambiamento positivo e di identificare interessanti opportunità di investimento.Esaminare le nostre scelte di investimento attraverso una specifica lente E o S può aiutare gli investitori ad allinearsi a un determinato insieme di valori o di obiettivi. Ma un’efficace strategia di investimento o di impatto deve ammettere che nessuna sfida od opportunità in tema di sostenibilità può essere affrontata in modo isolato. Attraverso il voto, l’engagement e la partecipazione alle iniziative dell’industria finanziaria, chi investe in modo sostenibile può assumere un ruolo importante, garantendo che le aziende, le autorità e i governi rimangano adeguatamente concentrati sulle sfide sociali. (abstract http://www.verinieassociati.com/)

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