Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

Posts Tagged ‘robeco’

Robeco: Outlook sul credito

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2022

a cura di Victor Verberk e Sander Bus, co-responsabili del team credito di Robeco.Con così tanti elementi di distorsione in gioco, la teoria economica ha poco da insegnare. Visti il potere di determinazione dei prezzi delle aziende, gli stimoli monetari e il comportamento dei consumatori, crediamo che i fondamentali statunitensi ed europei non saranno il motore dei mercati del credito nel primo trimestre del 2022. Per quanto riguarda le valutazioni, abbiamo rivisto al rialzo gli spread. Questa dinamica è iniziata in Europa, seguita a ruota dagli Stati Uniti. Crediamo che il mercato del credito statunitense riuscirà a colmare il distacco, non appena il mercato si renderà conto che, quando si parla della pandemia, ci troviamo tutti nella stessa barca. Ci sono anche molti fattori di rischio che crediamo non siano ancora sufficientemente prezzati, come i rischi geopolitici relativi alla Russia, l’impatto del crollo immobiliare cinese sulla crescita e la volatilità dei mercati emergenti in generale. Gestire questi rischi con un atteggiamento contrarian basato sulla ricerca è più importante che individuare il beta corretto, ammesso che esista. I dati tecnici, caratterizzati soprattutto dall’attività e dalla comunicazione delle banche centrali, potrebbero causare un periodo di avversione al rischio dopo anni in cui gli investitori hanno sempre manifestato una maggiore propensione. Umiltà è ancora il termine più appropriato da usare per valutare l’attuale situazione economica. Ma possiamo affermare alcune cose con certezza. La crescita manifatturiera globale è abbastanza solida nonostante il recente aggiustamento al ribasso delle stime. La domanda di beni di consumo continua a sostenere la crescita, tanto da potersi definire come grande motore, dato che gli investimenti di capitale e l’accumulo di scorte hanno finora contribuito poco. Questo potrebbe essere di buon auspicio per il futuro.È un periodo proficuo per la maggior parte delle aziende e i profitti sono in crescita. L’aumento dei costi di produzione continua ad essere un tasto dolente, ma i margini hanno resistito ed è chiaro che la maggior parte delle società è in grado di trasferire questi sovraccosti al consumatore. Nel frattempo, assistiamo a una contrazione del mercato del lavoro statunitense. La situazione è un po’ confusa: difficoltà nelle assunzioni, un tasso di partecipazione significativamente più basso rispetto all’era pre-Covid, una tendenza al pensionamento anticipato e circa 2,5 milioni di posti di lavoro persi dall’inizio del 2020. La principale fonte di preoccupazione per i mercati rimane ovviamente l’inflazione, in costante aumento. Nonostante le banche centrali abbiano continuato a ribadire che si tratti di un fenomeno transitorio, lo scetticismo è in costante aumento, e la comunicazione della Federal Reserve non aiuta. Inoltre, il tempismo di questi commenti non è stato ottimale, dato che i mercati erano impegnati a digerire la notizia della nuova variante Omicron.In Europa, è ancora troppo presto per parlare di rialzi dei tassi, ma è tempo di prepararsi per la fine del PEPP. Pensiamo che la BCE voglia però mantenere una certa flessibilità, tenendo libera l’opzione di ripristinare il PEPP ogni volta che lo ritenga necessario. Con ogni probabilità il programma di acquisti potrebbe addirittura essere ampliato temporaneamente, per compensare la fine del PEPP. In altre parole, gli acquisti della BCE continueranno anche nel 2022, e il continuo ribilanciamento del portafoglio globale in attività rischiose non è ancora finito.Sui fondamentali, la nostra maggiore preoccupazione rimane ancora la Cina. Con il 25% del PIL e il 40% dei prestiti nazionali legati al settore immobiliare, non ci si può permettere di essere troppo accomodanti. Non sono escluse ripercussioni sulle banche europee. E mentre i politici possono mitigare i contagi, la risoluzione degli squilibri sottostanti potrà richiedere anni.In conclusione, i fondamentali rappresenteranno validi indicatori per gli investitori creditizi dei mercati sviluppati occidentali. Nonostante le difficoltà nella stima della crescita, e salvo grandi errori da parte della Fed o uno scivolone in Cina, i fondamentali non saranno probabilmente il motore a lungo termine per gli spread sul credito una volta trascorso questo difficile inverno. L’inflazione e la comunicazione delle banche centrali determineranno il sentiment del mercato e potrebbero guidare i cicli di rischio a breve termine. Il nostro team Global Macro si aspetta che l’inflazione europea raggiunga il picco nel quarto trimestre del 2021 e il CPI statunitense nel primo semestre del 2022. Dopodiché l’inflazione dovrebbe assestarsi leggermente sopra gli obiettivi del 2% entro la fine del prossimo anno. Più che mai, stiamo investendo sulla base di informazioni e previsioni imperfette. Questo guiderà la volatilità del mercato e creerà opportunità per i gestori attivi.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco: La Cina mostra la sua forza politica, ma saprà ancora reagire alle situazioni più complicate?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco Nel 2022, la Cina sarà probabilmente in cima ai pensieri degli investitori, a prescindere dalle Olimpiadi invernali in programma a febbraio nella città di Pechino. La sola Cina negli ultimi dieci anni ha generato il 30-40% della crescita annuale del PIL globale e nel 2020 ha ricondotto il ciclo economico globale verso la ripresa. Nel 2021, tuttavia, una decelerazione indotta dalla politica interna ha ridotto il contributo cinese alla crescita globale, mentre le economie sviluppate hanno recuperato terreno.In vista dell’atteso ridimensionamento dell’impulso monetario e fiscale in Occidente, a partire dal 2022, la traiettoria di crescita cinese assumerà ancora maggior rilevanza per l’economia globale. Quindi, ora più che mai, con il sopraggiungere del nuovo anno gli investitori devono chiedersi: ‘Cosa c’è nella lista dei desideri di Pechino per il 2022?’ Il potere economico della Cina è tale per cui anche piccole oscillazioni nella sua traiettoria di crescita sono in grado di influenzare gli altri Paesi asiatici. Negli ultimi anni le azioni dei mercati emergenti hanno sottoperformato quelle dei Paesi sviluppati e perso appeal in un portafoglio multi-asset. La prima questione da affrontare riguarda l’iniqua distribuzione della ricchezza prodotta dai circa 1,4 miliardi di abitanti del Paese, che ha portato il governo a introdurre il programma “Prosperità comune”. In termini di disparità della ricchezza, la società cinese è pressoché al livello degli Stati Uniti: l’1% delle famiglie più ricche possiede un terzo della ricchezza del Paese. Il presidente Xi Jinping teme però che l’eventuale perdurare di questa disuguaglianza scaturirebbe in una polarizzazione e aumento del populismo osservato negli Stati Uniti, con potenziali rischi per il Partito comunista. L’establishment politico cinese sa che i maggiori problemi del Paese si annidano al suo interno, considerando l’elevatissimo rapporto debito totale/PIL del 270%, una popolazione che invecchia e che inizia a peggiorare gradualmente l’indice di dipendenza demografica e, infine, i costi ambientali crescenti. Per affrontare queste sfide a lungo termine, il programma ”Prosperità comune” si concentra su tre settori problematici, immobiliare, tecnologico e istruzione nei quali si assiste a forti concentrazioni di ricchezza e potere di mercato. Per esempio, la politica delle “tre linee rosse” della People’s Bank of China (PBOC) – un rapporto passività/attività inferiore al 70%, un rapporto di indebitamento netto inferiore al 100% e un rapporto liquidità/debito a breve termine superiore a 1x – ha imposto un deleveraging forzato al settore immobiliare. A farne le maggiori spese è stata Evergrande, avviata verso un processo di ristrutturazione del debito. Queste restrizioni frenano i prezzi e le vendite immobiliari cinesi e, di conseguenza, danneggiano anche la crescita dei consumi interni perché erodono “l‘effetto ricchezza”. Storicamente, infatti, esiste una forte correlazione positiva tra la crescita dei consumi cinesi e i prezzi degli immobili residenziali nazionali, poiché la ricchezza delle famiglie è in maggior parte costituita dagli asset immobiliari.Nel frattempo, la pandemia da Covid-19 continua a preoccupare il mondo e, data la strategia contro il Covid a tolleranza zero e le prove emergenti circa l’inefficacia del vaccino Sinovac contro Omicron, anche in Cina l’isolamento potrebbe intensificarsi di qui a poco. Ciò potrebbe comportare un’ulteriore riduzione della domanda interna, per di più alla vigilia delle Olimpiadi invernali e, con il Congresso del Partito alle porte, probabilmente il presidente Xi interverrà per salvaguardare la stabilità sociale predisponendo una serie di misure economiche utili nel breve termine.L’allentamento della politica monetaria attraverso ulteriori tagli alla percentuale della riserva obbligatoria (RRR) e un’inversione positiva del credit impulse nel primo semestre 2022 saranno, insieme all’impiego di stimoli fiscali e ad un allentamento della regolamentazione immobiliare, saranno gli strumenti economici applicabili fin da subito.Visto l’acuirsi delle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti (soprattutto riguardo a Taiwan), i vantaggi derivanti al presidente Xi da un ulteriore aumento della produttività interna attraverso politiche fortemente interventiste non sono venuti meno. Il programma “Prosperità comune” non è destinato ad esaurirsi a breve. Per gli investitori ne consegue grande incertezza.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Robeco: “Cerchiamo bellezze inaspettate anziché i soliti sospetti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2022

A cura di Wim-Hein Pals, Portfolio Manager di Robeco. Dopo l’ulteriore allentamento delle politiche monetarie in tutto il mondo sviluppato, il nuovo anno sarà diverso. Dopo un periodo di sottoperformance rispetto ai mercati sviluppati, le azioni dei mercati emergenti potrebbero iniziare a performare meglio delle loro controparti sviluppate. Negli ultimi due anni, le azioni dei mercati emergenti hanno scontato molte notizie negative, mentre nei mercati sviluppati le notizie positive hanno portato i mercati azionari verso nuovi massimi storici. Le buone notizie sono venute dalla riapertura post-pandemia e dagli ottimi risultati degli utili sia nei mercati sviluppati sia in quelli emergenti, sebbene quest’ultimi non abbiano generato rendimento nel 2021. Il declassamento che ne è derivato ha portato ad un rapporto prezzo/utili per l’indice MSCI EM di quasi 12 volte l’EPS 2022, mentre l’indice MSCI World scambia ad un rapporto PE medio di 18 volte l’EPS previsto per il 2022.Le azioni emergenti sembrano aver anticipato del tutto il tapering imminente. Ciò che è diverso dal periodo di tapering iniziato nella seconda metà del 2013 è che i paesi emergenti hanno già iniziato la loro stretta monetaria prima della Fed. A questo proposito, il mercato emergente sta guidando il mercato sviluppato. Le banche centrali dei mercati emergenti stanno riducendo i propri bilanci, mentre quelle dei mercati sviluppati li stanno ancora espandendo.Un paio di cose sono cambiate dall’inizio della pandemia da Covid-19: si viaggia meno frequentemente in aereo o in auto con motori a combustione interna, si viaggia di più in bicicletta e in scooter elettrici, si lavora di più da casa, si sono resi sufficienti uffici più piccoli. Alcuni di questi cambiamenti avranno implicazioni durature per interi settori e titoli. Le compagnie aeree potrebbero aver toccato il numero massimo di viaggi d’affari nel 2019. I produttori di biciclette (elettriche) potrebbero performare molto bene nel 2022 e oltre. Sempre più aziende ridurranno strutturalmente i loro budget per i viaggi e assegneranno ai loro dipendenti obiettivi specifici per limitare le emissioni di CO2.Come nel 2021, anche nel 2022 assisteremo a focolai di Covid-19 in tutto il mondo, ma essi avranno un impatto minore sulle economie reali e sugli utili delle aziende. Le interruzioni della catena di approvvigionamento che stiamo vedendo oggi in settori come i semiconduttori e le spedizioni di container potrebbero continuare anche nel 2022, quindi anche qui la selezione dei titoli rimane qualcosa di fondamentale. Alcune delle società che si occupano di hardware all’avanguardia nell’Asia emergente, per esempio, potrebbero performare molto bene, in termini di ritorni economici. Dopo un decennio in cui i settori e i titoli growth hanno sostanzialmente sovraperformato le loro controparti value, potrebbe essere il momento per il comparto value di tornare a generare rendimenti. La divergenza delle valutazioni tra titoli growth e value nei mercati emergenti non è mai stata così ampia come quella attuale. Quest’anno abbiamo visto alcuni segnali della sovraperformance dei titoli value rispetto a quelli growth nell’azionario emergente, ma niente in confronto alla significativa sottoperformance del decennio precedente.Forse il 2022 sarà un vero e proprio spartiacque rispetto al passato. Dopo il decennio di crescita 2010-2020, il 2021-2031 potrebbe essere un nuovo decennio “emergente” e “value”. Nel complesso, il 2022 sarà un altro anno unico per gli investimenti con svariati vincitori e vinti dal punto di vista della performance relativa. Alcuni dei vincitori degli ultimi due anni diventeranno vinti nel 2022 e alcuni dei vinti diventeranno vincitori. La selettività rimane la chiave in questa affascinante caccia al rendimento per i nostri clienti. Questa selettività vale per i paesi, così come per i settori e titoli specifici. (abstract fonte verinieassociati.com)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

Robeco: Il rischio inflazione e le strategie della Fed spaventano i mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2021

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco Il tanto atteso indice dei prezzi al consumo (IPC) degli Stati Uniti è aumentato del 6,2% su base annua, ai massimi dal 1990. Una delle principali cause fa riferimento soprattutto ai rincari dell’energia e dei beni alimentari, nonostante l’indice segni comunque un incremento del 4,6% al netto di questi fattori. Il timore che al tapering molto più rapido per combattere l’inflazione possa seguire un rialzo anticipato dei tassi, dopo il taglio nel marzo 2020, ha fatto deprezzare le azioni. Al contrario, i mercati obbligazionari hanno invertito la rotta, facendo registrare un rialzo alimentato dal nuovo ceppo Omicron del Covid, e iniziando a scontare un aumento anticipato dei tassi, ora previsto a maggio del 2022.La curva dei futures sui Fed funds è diventata più ripida di fronte all’evolversi della posizione degli operatori di mercato, che hanno anticipato la previsione di un rialzo dei tassi, ritenendo che la riunione del FOMC prevista a maggio 2022 prevederà l’annuncio di nuove politiche relative ai tassi. Sulla base della curva degli swap, le aspettative di rialzo dei tassi sembrano puntare di più verso un livello dell’1,75% (rispetto all’attuale 0,25%). Questo implica un tasso di equilibrio relativamente basso rispetto ai precedenti cicli di rialzi, che sta esercitando una forza di attrazione sui rendimenti dei Treasury a 10 anni. Invece, i titoli azionari si stavano già riprendendo in seguito all’annuncio della variante Omicron del Covid-19, più contagiosa, che ha causato restrizioni nei trasporti e ulteriori misure di contenimento in Europa, danneggiando soprattutto il comparto dei viaggi e degli alloggi per i turisti.In genere, novembre è un mese caratterizzato da scambi vivaci sui mercati azionari, contribuendo a far crescere i rendimenti da inizio anno in media dell’1%. Stavolta non è accaduto, e le azioni globali hanno ceduto l’1,5% nel mese. La doccia fredda è arrivata con l’intervento di Powell al Congresso, che ha colto di sorpresa gli analisti. È un distanziamento molto netto dal mantra di chi ripeteva che “l’inflazione ha natura transitoria”. In questo frangente la Fed sta accentuando i toni aggressivi poiché l’inflazione le sta causando un disagio sempre maggiore. Il livello e la velocità del rialzo dei prezzi aumentano il rischio di effetti secondari sui mercati e di un’inflazione vischiosa.La natura dell’inflazione è importante. In prevalenza l’inflazione attuale non appartiene al tipo “buono” – quello che non provoca un’accelerazione e coincide con un’economia in equilibrio. Al contrario, l’economia globale sta registrando un’inflazione cattiva, causata dai vincoli dell’offerta, che alla fine potrebbe aprire la strada a una ‘pessima’ inflazione. Vista l’attuale forza del mercato del lavoro statunitense, aumentano le possibilità che la natura di questa inflazione prenda il sopravvento; il maggior potere di negoziazione dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro alimenta infatti la spirale salari-prezzi. Powell ha riconosciuto l’errata valutazione della Fed sull’inflazione. Infatti, la domanda è stata artificialmente soffocata dalla pandemia mentre le pressioni dal lato dell’offerta hanno creato effetti non lineari che sono sfuggiti ai normali modelli macro. Il nuovo ceppo Omicron del Covid imprime ulteriore spinta all’ultima svolta di Powell. L’OCSE ha avvisato che l’inflazione non diminuirà fino al termine della pandemia. Una nuova variante potrebbe prolungare la battaglia contro il Covid e di conseguenza con l’inflazione. Ma non giungono solo cattive notizie: negli Stati Uniti il terzo trimestre si è chiuso con utili aziendali stellari, a dimostrazione che le società stanno continuando a guadagnare ‘pricing power’, facendo ben sperare per le azioni. Continuiamo a pensare che la fine del tapering non implichi una transizione fluida verso un ciclo di rialzo dei tassi, perché idealmente la Fed vorrebbe osservare un tasso di attività più alto prima di aumentare il tasso di riferimento. Nel 2022 prevediamo che l’inflazione si attenuerà, offrendo alla Fed un certo margine di manovra per capire se parte del calo del tasso di partecipazione (il numero di persone attive nel mercato del lavoro) sia ciclico. In definitiva, ciò che conta per i mercati azionari non è tanto la data di rialzo del tasso di riferimento, bensì il grado di avvicinamento verso il tasso di equilibrio. Nello scenario di una Fed iper-rigida nel breve termine, l’economia statunitense riuscirà ad assorbire i primi aumenti dei tassi e continuerà a crescere a un ritmo sostenuto nel 2022. Nel frattempo, la crescita delle infezioni e la scoperta di nuove varianti di Covid possono innescare fasi temporanee di avversione al rischio che favoriranno i titoli di Stato.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco: alcuni importanti cambi di rotta nel 2022

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2021

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco. Dopo l’impennata dei prezzi dell’energia nel 2021, l’inflazione inizia ad essere motivo di vera preoccupazione. Il prezzo del petrolio ha raggiunto il suo livello più alto dal 2014; il prezzo dei futures sul gas naturale del Regno Unito è più che triplicato; persino il prezzo del carbone, solitamente poco apprezzato, è più che raddoppiato. Dal momento che le banche centrali di tutto il G7 continuano a rispondere al Covid con una politica monetaria altamente espansiva, non bisogna stupirsi della crescita generalizzata delle pressioni sui prezzi. In parte, questo risultato è frutto di una crescita superiore alla media a seguito della pandemia: il FMI prevede che l’economia globale crescerà del 5,9% nel 2021 e del 4,9% nel 2022, il tasso biennale più elevato da oltre di 50 anni. Il nostro scenario più verosimile sui rendimenti attesi prevede un’inflazione moderata, una pressione transitoria sui prezzi e una crescita ragionevole; lo scenario di stagflazione rimane molto improbabile. Per gli Stati Uniti, condividiamo appieno le stime consensuali che prevedono un dimezzamento dell’inflazione tra il primo e il quarto trimestre del 2022. L’incidenza decrescente degli aumenti dei prezzi dell’energia su base annua farà diminuire l’inflazione primaria e, nel complesso, il calo dell’inflazione core non ciclica si contrapporrà alla crescita dei prezzi causata dai vincoli all’offerta. D’altra parte, sembra che un nuovo adeguamento salariale potrebbe rafforzare l’inflazione core, soprattutto perché il mercato del lavoro statunitense punta a raggiungere la piena occupazione entro la metà del 2022. Sarà interessante vedere quale forza prevarrà, ma nel complesso è probabile che i numeri dell’inflazione scendano dagli attuali livelli elevati.Anche i mercati del lavoro giocheranno un ruolo maggiore, poiché la grave carenza di lavoratori in settori chiave consente ai lavoratori di ambire a salari più alti. Il prossimo anno, secondo noi, i mercati del lavoro influiranno più dell’azione delle banche centrali, almeno nelle economie sviluppate. Le banche centrali dispongono degli strumenti per affrontare l’inflazione attraverso la domanda aggregata, ma contenere la crescita dei salari è molto più difficile perché una volta raggiunta la piena occupazione i lavoratori hanno più potere contrattuale. Molte economie denunciano carenze significative di manodopera, come si è visto con la mancanza di camionisti nel Regno Unito e in Europa, raddoppiando di conseguenza i salari di alcune fasce di lavoratori. È importante ricordare che i prezzi dei titoli value e growth evidenziano marcati scarti di valutazione tra i mercati emergenti e quelli sviluppati. Un cambio di leadership durante una fase rialzista è molto raro; da investitori saremmo quindi più propensi a continuare a puntare sui settori vincenti. Una questione correlata è il ritorno in auge dello stile di investimento value, che dallo scorso anno è presente in certa misura nella maggior parte dei portafogli dei mercati emergenti. Lo stile value consiste in un approccio più a buon mercato di quello growth ma, quando la liquidità abbonda, le valutazioni influenzano in misura inferiore il processo decisionale degli investitori, anche se lo scenario attuale offre poche opportunità di sovraperformance dei titoli growth a questi livelli più onerosi. Data la relativa sensibilità alla duration dei titoli growth, prima di cambiare le allocazioni avremmo bisogno di osservare un aumento più marcato dei rendimenti effettivi lunghi (mentre nel 2022 non prevediamo che un modesto aumento). Intanto, permangono stimoli che favoriscono i titoli growth rispetto a quelli value.Oltre all’esaurimento del ciclo di espansione del credito cinese, vorremmo osservare un deprezzamento del biglietto verde, che potrebbe ugualmente richiedere del tempo. Probabilmente avverrà nella seconda metà del 2022, visti i differenziali di tasso positivi o crescenti che favoriscono gli Stati Uniti alla vigilia della stretta Fed. In definitiva, ci sorprenderebbe molto, nel 2022, osservare una sovraperformance dei titoli dei mercati emergenti rispetto alle azioni dei mercati sviluppati o ai titoli growth. Resteremo fedeli a quello che pensiamo sarà il risultato economico, anche se le cose cambiano molto rapidamente; l’anno prossimo potremmo patire uno shock deflazionistico. Se iniziassimo a rilevare prezzi che non ci convincono, assumeremmo una posizione più contrarian. Bisogna rimanere aperti a diversi possibili scenari inflazionistici, in un clima generale di incertezza macroeconomica ancora elevata da una prospettiva storica. Ciò significa che potremmo assistere a importanti cambi di rotta sui mercati, di cui beneficiare nel 2022 (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco: È probabile che i rendimenti azionari si concentreranno sul breve periodo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2021

A cura di Colin Graham, Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco: Con l’emergere di Omicron, l’ultima e più contagiosa variante del Covid-19, gli investitori sono stati costretti a rivedere le loro previsioni per il 2022. Le azioni sembrano rimanere la scelta migliore, ma è probabile che i rendimenti si concentrino più sul breve che sul lungo periodo, quando le banche centrali inizieranno ad alzare i tassi d’interesse. Per noi, lo slancio economico, i tassi d’interesse e la liquidità volgeranno tutti nettamente a favore degli asset rischiosi, anche se un eventuale lockdown degli Stati Uniti potrebbe indurci a mettere in discussione queste prospettive. Pertanto, i rendimenti azionari arriveranno più facilmente quest’anno, piuttosto che l’anno prossimo o quello successivo – cioè, si concentreranno sul breve periodo. L’eccesso di liquidità che deteniamo ora si ridurrà sostanzialmente una volta che il ciclo restrittivo si troverà nella sua fase più acuta nel 2023 e 2024. Ed è molto probabile che la Banca d’Inghilterra e anche la BCE si accoderanno alla Fed per una stretta entro il 2023 o il 2024. La correlazione tra i rendimenti del mercato azionario e l’espansione del bilancio delle banche centrali è stata molto elevata e positiva. Se l’espansione del bilancio rallenta, anche i rendimenti azionari tenderanno sicuramente a concentrarsi sul breve periodo per le stesse ragioni. Per le azioni, in rapporto alla crescita nominale che sostiene l’azionario e l’obbligazionario, le aspettative di utili sono troppo basse l’anno prossimo. Pensiamo che le aspettative di utili saliranno nel corso del prossimo anno: attualmente i margini sono elevati, ma inizieranno a scendere quando i costi dei fattori produttivi e in particolare del lavoro inizieranno a salire più avanti nel corso del 2022. Almeno per i prossimi trimestri, quindi, intravediamo effettivamente un maggiore potenziale di rialzo nelle azioni, portando con sé premi al rischio più positivi rispetto a quelli obbligazionari. Per quanto riguarda la Cina, permangono tensioni con gli Stati Uniti e un potenziale focolaio di crisi legato alla contesa sull’isola “separatista” di Taiwan. Tuttavia, Pechino deve dare la precedenza alle questioni interne perché il quadro di crescita generale si sta indebolendo e sinora l’aumento dei consumi langue. Il Paese sta ancora cercando di risolvere i problemi del debito e la questione immobiliare. I mercati del credito cinesi sono sotto pressione e il ciclo di espansione del credito si sta deteriorando; quindi, la Cina cercherà di stimolare la crescita e la prosperità. Il governo potrebbe cercare fuori dai suoi confini una causa che unisca il popolo e quindi potrebbe accrescere deliberatamente le tensioni nello stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale, ma non è detto che questa prova di forza si trasformi in qualcosa di più serio. http://www.verinieassociati.com/

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco: come il Covid-19 sta aggravando le disuguaglianze

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

A cura di Masja Zandbergen, Responsabile Sustainability Integration di Robeco. La pandemia ha evidenziato e aggravato le disuguaglianze esistenti in vari segmenti della società, così come tra settori e regioni. Mentre i dati ufficiali sulla disuguaglianza dei redditi sono pubblicati con un ritardo temporale, le rilevazioni riguardanti il mercato del lavoro suggeriscono che il Covid-19 ha avuto un impatto fortemente eterogeneo su diversi gruppi di lavoratori. I lavoratori meno qualificati, i giovani e le donne, sono stati colpiti molto più duramente dei lavoratori altamente istruiti. Questo impatto asimmetrico sull’occupazione, sui redditi e sulla ricchezza ci induce a ritenere che la disuguaglianza sia destinata ad aumentare ulteriormente.Tale sviluppo era già evidente da tempo prima del Covid-19 nella maggior parte delle economie avanzate e nei mercati emergenti più grandi. In effetti, nella maggioranza dei paesi dell’OCSE, il divario tra ricchi e poveri si attesta attualmente al livello più elevato degli ultimi 30 anni. Il 10% più ricco della popolazione guadagna 8,6 volte di più del 10% più povero, a fronte di un rapporto di 7:1 negli anni ’80. L’impatto negativo della pandemia invertirà anche – almeno temporaneamente – una tendenza positiva osservata negli ultimi tre decenni in molti mercati emergenti e paesi in via di sviluppo a basso reddito, dove la disuguaglianza dei redditi all’interno dei paesi era in costante diminuzione, seppur da livelli elevati.Alcuni dati indicano che le ripercussioni del Covid-19 hanno provocato nel 2020 un aumento diffuso della disuguaglianza della ricchezza sia a livello nazionale che internazionale. Inoltre, le disparità di ricchezza sono ancora più pronunciate delle disuguaglianze di reddito. Secondo il Global Wealth Report 2021 di Credit Suisse, la quota di ricchezza del primo 10% della popolazione è aumentata di 0,9 punti percentuali nell’ultimo anno, e quella del primo 1% della popolazione di 1,1 punti percentuali. Con una sola eccezione – la quota del primo 1% nel 2014 – l’aumento della disuguaglianza osservato nel 2020 è stato nettamente più marcato che in qualsiasi altro anno di questo secolo. Il numero di persone estremamente facoltose è aumentato del 24%, mentre il numero di milionari (in dollari) è salito di 5,2 milioni a 56,1 milioni, pari a circa l’1% degli adulti di tutto il mondo. Lo stesso rapporto stima che il primo 10% degli adulti possiede l’82% della ricchezza globale, e che solo il primo 1% ne possiede quasi la metà (45%).Un ulteriore ampliamento del divario di ricchezza nel 2020 potrebbe essere osservato anche su base regionale. Europa e Nord America hanno rappresentato la maggior parte della crescita della ricchezza durante lo scorso anno, mentre India e America Latina sono state tra le regioni penalizzate.L’impatto della disuguaglianza sulla crescita, sulla politica e sulla società è diventato oggetto di un dibattito sempre più animato negli ultimi anni. Certo, la disuguaglianza è parte integrante di un sistema economico basato sulle forze di mercato, ed è il risultato di differenze di impegno, preferenze, fortuna, opportunità o talento. Inoltre, un aumento della disuguaglianza può essere un catalizzatore della crescita, nella misura in cui fornisce un incentivo a investire nel proprio capitale umano, a promuovere il risparmio e gli investimenti, e ad assumere rischi. D’altro canto, si conviene sempre più diffusamente sul fatto che un’eccessiva disuguaglianza, se non mitigata, costituisce una minaccia per l’economia, per il nostro tessuto sociale e per la stabilità politica.Oltre a questo, la disuguaglianza economica incide negativamente anche sulla stabilità politica. Può condurre a disordini sociali, minare le istituzioni democratiche, alimentare il populismo e contribuire al protezionismo, tutti sviluppi osservati in molti paesi negli ultimi anni. Questa disuguaglianza estrema e crescente finirà per danneggiare anche i mercati finanziari e gli investimenti. Uno studio del PRI suggerisce un impatto potenzialmente negativo sulla performance degli investimenti a lungo termine, cambiamenti nella distribuzione di rischi e opportunità nell’ambito dell’universo d’investimento, e instabilità nel sistema finanziario.Nell’area dei titoli di Stato, ad esempio, si rileva a livello nazionale una correlazione tra maggiore disuguaglianza, minore stabilità politica e premi di rischio geografico più elevati. Alla luce di queste implicazioni potenzialmente sfavorevoli per la performance finanziaria dei loro asset, gli investitori farebbero bene a integrare le considerazioni sulla disuguaglianza dei redditi nel loro processo decisionale.Questa forma di disuguaglianza è sempre stata un importante fattore ESG nel nostro Country Sustainability Ranking, un modello proprietario che classifica i paesi in base alla sostenibilità. Questo modello integra le caratteristiche ESG che hanno maggiori probabilità di incidere sensibilmente sulla performance a lungo termine delle obbligazioni governative. Nelle nostre strategie azionarie dei mercati emergenti, questa classificazione è usata anche come elemento per determinare il premio al rischio geografico.Inoltre, la riduzione delle disuguaglianze è essenziale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), con l’SDG 10 che mira a ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno. Quindi, anche a questo proposito, l’investimento sostenibile dovrebbe cercare di promuovere sia la sostenibilità che la performance finanziaria, per allineare gli interessi degli investitori alle preferenze della società nel lungo periodo

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Robeco: Il boom degli utili societari spinge le azioni verso nuovi massimi

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco, Ad ottobre, l’indice S&P 500 ha guadagnato il 7%, raggiungendo un nuovo valore massimo, dopo che l’83% delle società al suo interno ha superato le attese degli analisti nella stagione degli utili del terzo trimestre, mentre l’indice di riferimento globale MSCI World è avanzato del 5,8%. Questi rialzi sono stati registrati al netto dei timori causati dagli effetti negativi del rincaro dell’energia sul potere di spesa dei consumatori, l’indebolimento della crescita cinese e l’inversione del tratto a lunga scadenza della curva dei rendimenti USA, che tradizionalmente segnala un rallentamento imminente. Le turbolenze che stanno caratterizzando il mercato obbligazionario possono essere un cattivo presagio per i titoli growth, altamente sensibili alle aspettative di aumento dei tassi, al peggioramento delle prospettive di inflazione e a qualsiasi riduzione dei programmi di stimolo delle banche centrali. Tutti questi scenari sarebbero teoricamente sfavorevoli per i profitti futuri attualizzati delle imprese. Sono stati evidenziati tre motivi per cui i mercati azionari sono rimasti imperturbati davanti a tutto questo, trainati dalla marcia inarrestabile delle società statunitensi. In primo luogo, la stagione degli utili del terzo trimestre mostra che le aziende si stanno adattando facilmente all’incremento dei costi di produzione, con margini di profitto complessivi in aumento al 12,4%, contro ogni aspettativa. A differenza del precedente trimestre, l’83% delle società dell’S&P 500 che hanno battuto le aspettative ha beneficiato anche di una reazione positiva dei prezzi azionari. In secondo luogo, nonostante le turbolenze del mercato obbligazionario, i tassi reali statunitensi sono rimasti in territorio ampiamente negativo, sostenendo elevati multipli prezzo/utili (P/E) per il comparto azionario.Gran parte della crescita azionaria è imputabile alla ripresa degli utili, favorita dallo sblocco della domanda rimasta inespressa dei consumatori, ora che le restrizioni anti Covid-19 sono state in gran parte revocate, sostenendo i consumatori verso una ripresa nei consumi. Le prospettive per i consumatori dei mercati sviluppati rimangono molto favorevoli, visto il miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro, l’attuale volume di risparmio in eccesso e il livello storicamente elevato della ricchezza netta delle famiglie. Ciò dovrebbe sostenere la crescita dei ricavi aziendali.Non mancano però risvolti negativi, in primis l’erosione del potere di spesa dovuto al rincaro dell’energia, seguito dai problemi della Cina, che esercita un’influenza poderosa in quanto seconda maggiore economia mondiale e motore della crescita globale.L’indebolimento del sentiment dei consumatori suggerisce che alcuni iniziano a scoraggiarsi di fronte agli alti prezzi dell’energia e dei beni di consumo. Inoltre, l’economia cinese mostra segni di crescente contrazione, pur rappresentando il 30% della crescita globale. Non vi sono ancora indicazioni per un significativo allentamento monetario finalizzato a contrastare l’attuale rallentamento derivante dalla stretta normativa in Cina e dalla crisi energetica, per cui questo fattore rimane ancora un timore rilevante per noi nel breve termine. Il mercato potrebbe sottovalutare questo rischio, poiché una contrazione della crescita cinese penalizzerebbe indirettamente i mercati azionari globali. Alcune imprese dei mercati emergenti generano il 25-45% dei propri ricavi in Cina, ma lo stesso vale anche per alcuni settori negli Stati Uniti. Nei prossimi 6-12 mesi le valutazioni azionarie dovrebbero diventare più sensibili a un modesto aumento dei tassi di interesse reali. Stando ai livelli assoluti delle valutazioni, i titoli azionari sono attualmente molto costosi; il CAPE di Shiller si attesta al momento a 39, un livello osservato soltanto all’apice della bolla informatica del 2000. A differenza di allora, i tassi reali dovrebbero rimanere contenuti mentre i premi al rischio azionario sono molto più elevati rispetto ai livelli del 2000, limitando il rischio di ribasso. Ciononostante, prima di rivedere la nostra esposizione azionaria, aspetteremo di avere maggiore chiarezza sulla Fed, di osservare un’inversione positiva del credit impulse in Cina e un’attenuazione dei timori di stagflazione nel mercato obbligazionario. (abstract) http://www.verinieassociati.com/

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco rafforza il team Sustainable Multi Asset Solutions

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

Rotterdam. Robeco ha annunciato l’espansione strategica della sua divisione Sustainable Multi Asset Solutions con la nomina di Colin Graham come Head of Multi Asset Strategies e Co-Head of Sustainable Multi Asset Solutions. In questo nuovo ruolo, Graham sarà essenziale per la crescita del team Sustainable Multi Asset Solutions. Graham porta con sé un track record di oltre 25 anni di performance di investimento, leadership del team e innovazione nelle soluzioni multi-asset globali, europee e asiatiche. Più recentemente, Graham è stato Chief Investment Officer, Multi Asset Solutions presso Eastspring Investments (parte di Prudential plc). In precedenza, è stato Chief Investment Officer, Multi Asset Solutions per BNP Paribas Asset Management a Londra, e Managing Director, Co-Head of Global Multi Asset Strategies presso Blackrock. Questa nomina rafforza ulteriormente il team Sustainable Multi Asset Solutions, affermandosi in una fase di sviluppo con 15 professionisti specializzati in investimenti. Il team fornisce a clienti wholesale e istituzionali soluzioni su misura orientate al risultato per raggiungere i loro obiettivi finanziari e di sostenibilità, sia in un contesto di asset-only sia di asset-liability matching. Attualmente il team gestisce circa 15 miliardi di euro di asset a livello globale, compresi fondi multi-asset, soluzioni discrezionali multi-asset e soluzioni a reddito fisso su misura per le passività e i flussi di cassa.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Robeco: outlook trimestrale sul credito, prosperità comune”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

A cura di Sander Bus e Victor Verberk, co-responsabili del team credito di Robeco. Il cambiamento delle politiche in Cina avrà ripercussioni sul resto del mondo e per i mercati del credito. Riteniamo che l’atteggiamento di umiltà nel formulare previsioni sull’economia sia ancora da mantenere, dato il grado di distorsione e imprevedibilità creato dalle riaperture. A parte le difficoltà insite nel fare previsioni sul contesto attuale, ci si domanda anche se tali previsioni siano rilevanti. I fondamentali hanno ancora importanza in un mondo di repressione finanziaria, in cui i responsabili delle politiche monetarie e fiscali esercitano un’influenza preponderante? Sembra che i mercati sminuiscano da anni il ruolo dei fondamentali; uno scenario in cui la relazione tra fondamentali e mercati potrebbe ripresentarsi è quello in cui le banche centrali allentano la presa sull’economia. L’interrogativo principale per i mercati è quando si realizzerà questo scenario. Con gli spread ancora vicini ai minimi storici, ci sembra ragionevole mantenere un posizionamento prudente nei mercati del credito. Al margine, preferiamo i titoli delle istituzioni finanziarie ad altri segmenti dell’obbligazionario. La strategia che mira all’azzeramento dei contagi da Covid nel 2020 ha avuto successo, ma ora sembra più un’arma a doppio taglio. Il virus continuerà a ripresentarsi, e ogni volta che questo accade le dure misure di contenimento pregiudicheranno la mobilità e i consumi. Tuttavia, dato che il settore dei servizi è più sensibile alle misure di lockdown rispetto al comparto manifatturiero, un rallentamento cinese indotto puramente dal Covid non graverebbe sull’economia in modo troppo grave: il terziario della Cina è in gran parte orientato al mercato interno e i suoi prodotti non sono commerciabili a livello internazionale. Tuttavia, un’applicazione eccessivamente prolungata di questa politica non gioverà a un’economia che deve già affrontare l’impatto di un inasprimento della regolamentazione del settore immobiliare.Tuttavia, il cambiamento avrà ripercussioni significative su alcuni settori come le big tech, i videogames e l’istruzione. Resta da capire quali saranno le implicazioni di questa nuova politica per il ruolo della Cina quale polo manifatturiero mondiale, se dovesse riuscire nell’obiettivo politico di aumentare ulteriormente i salari più bassi e incrementare la quota del lavoro nel reddito nazionale. Rileviamo che questo fenomeno possa contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) 1, 2, 8 e soprattutto 10. In quanto gestori di investimenti sostenibili, accogliamo l’ambizione ufficiale di perseguire la neutralità carbonica entro il 2060.L’inflazione ha catalizzato di recente l’attenzione dei mercati e il dibattito in materia non sarà risolto nei prossimi mesi. Ciò potrebbe causare una certa volatilità, dati gli evidenti rischi bidirezionali. Una metrica fondamentale da tenere d’occhio è l’inflazione dei salari, che potrebbe dare un’indicazione in merito alla persistenza dell’inflazione complessiva e di condizioni tese nei mercati del lavoro. Ciò vale sia per l’Europa che per gli Stati Uniti. Eventuali indicazioni di un’inflazione salariale più strutturale invierebbero alla Fed e alla BCE l’importante segnale che è giunto il momento di accelerare i piani di inasprimento monetario.I mercati degli spread hanno oscillato in un intervallo molto ristretto durante il terzo trimestre. Fa eccezione il segmento high yield cinese, dove i differenziali di rendimento si sono ampliati notevolmente sulla scia dei problemi di Evergrande e dei segni di debolezza dell’economia cinese. Sebbene vada ammesso che l’introduzione di un sottopeso sul beta è stata una mossa prematura, conserviamo con fiducia questa posizione. Alla luce degli attuali livelli di spread, il costo di mantenere un modesto sottopeso sul beta è basso. La ricerca di rendimento si è tradotta in mercati estremamente compressi, dove persino le obbligazioni di aziende in difficoltà hanno archiviato buoni risultati. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Robeco: più prudenza contro la turbolenza dovuta al rischio stagflazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco.Ci si trova in un periodo di stagflazione, ovvero una combinazione di “stagnazione” e “inflazione”, quando il rallentamento della crescita economica e il conseguente aumento della disoccupazione coincidono con una fase di rialzo dei prezzi. La stagflazione è particolarmente sfavorevole per le obbligazioni corporate, dato che l’inflazione ne erode le performance mentre il deterioramento delle condizioni economiche accresce la probabilità di un default degli emittenti. Dato che i mercati hanno rivisto al rialzo le probabilità di stagflazione per l’economia globale, crediamo che questo sia il momento giusto per ridurre in chiave tattica il rischio sovraponderando la liquidità rispetto al credito fino a quando i timori di stagflazione non si placheranno. Il tema della stagflazione che sta prendendo piede nelle discussioni di mercato perderà forza solo se la crescita globale tornerà a sorprendere al rialzo, se vi saranno indicazioni di un alleggerimento delle pressioni sulle catene di produzione, o ancora se le imprese riusciranno ad adattarsi al rincaro delle materie prime e ad annunciare comunque un aumento dei margini nei prossimi trimestri.Purtroppo, la stagflazione pone le banche centrali di fronte a un dilemma, non trovandosi nella posizione di intervenire per contrastare l’aumento dell’inflazione – ad esempio riducendo l’offerta di moneta nell’economia – senza pregiudicare un’incipiente ripresa economica e aggravare ulteriormente la disoccupazione. Da molti anni le valutazioni obbligazionarie sono sostenute in parte dalla liquidità immessa dalle autorità monetarie nell’economia mediante i programmi di acquisti di obbligazioni (QE). Per effetto dell’ingente liquidità in eccesso fornita dalle banche centrali i mercati del credito hanno subito una compressione in termini di ampiezza e di velocità straordinarieAd esempio, negli ultimi 18 mesi lo spread delle obbligazioni high yield (ossia il loro differenziale di rendimento rispetto ai titoli di Stato con rating AAA) è sceso da 900 a 298 punti base. Ci ritroviamo così con mercati del credito che fanno registrare valutazioni elevate in una fase iniziale di espansione del ciclo economico, in modo apparentemente disconnesso dal ciclo finanziario. Le obbligazioni high yield e investment grade evidenziano il tipo di andamento che ci aspetteremmo di norma alla fine del ciclo economico, quando in realtà siamo al principio della fase intermedia. Questo scenario però lascia ben sperare per le azioni appena la situazione comincerà a migliorare. Con i mercati che di solito anticipano il ciclo economico di nove mesi, una svolta nel sentiment sul fronte macro potrebbe essere dietro l’angolo, per cui gli investitori devono adattarsi velocemente. Una volta che le pressioni sull’offerta si alleggeriranno, le sorprese macro inizieranno ad aumentare e la redditività delle imprese si consoliderà, e per questo ci aspettiamo che le azioni continuino a sovraperformare i titoli high yield. Un altro problema è che le banche centrali dei mercati sviluppati non fanno più mistero della necessità di iniziare a riassorbire la liquidità in eccesso, riducendo gli acquisti di titoli che hanno puntellato i prezzi delle obbligazioni corporate. La BCE concluderà probabilmente il suo programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) nel 2022, mentre il famoso “dot plot” della Fed suggerisce un primo rialzo dei tassi nel 2022. In un contesto di riduzione della liquidità in eccesso, e con la Fed che stenta potenzialmente a dissociare il tapering dalla stretta monetaria nella sua comunicazione ai mercati, il rischio di ribasso associato alla duration nel credito è in aumento, mentre il rischio al rialzo di un’ulteriore compressione degli spread è in diminuzione. In caso di crescita del PIL statunitense superiore al trend, le azioni sarebbero in una posizione migliore per trarne beneficio. Se la crescita del PIL USA restasse al di sopra del trend nel 2022 e 2023, i titoli azionari finirebbero plausibilmente per sovraperformare le obbligazioni high yield. La Fed prevede un’espansione del PIL del 3,8% nel 2022, una stima più prudente rispetto alla previsione di consenso del 4,2%. Ciò corrisponderebbe a un livello di 55 punti per l’indice ISM manifatturiero statunitense, dove qualsiasi cifra superiore a 50 implica un’espansione economica. Se però il tanto atteso dato dell’ISM dovesse scendere al di sotto di 55, allora il potenziale vantaggio dell’azionario rispetto all’high yield comincerebbe a diminuire. Nel complesso, preferiamo ridimensionare in chiave tattica il rischio di portafoglio per resistere alla turbolenza associata alla possibilità di una stagflazione, finché dura. Intravediamo però un potenziale in un sovrappeso sulle azioni rispetto alle obbligazioni high yield una volta che i mercati avranno una visione più chiara delle prospettive macro favorevoli per il 2022.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Robeco pubblica il suo rapporto Expected Returns 2022-2026

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2021

Rotterdam. Robeco ha pubblicato l’undicesimo rapporto annuale “Expected Returns (2022-2026)”, una panoramica su ciò che gli investitori possono aspettarsi nei prossimi cinque anni per tutte le principali asset class, e le previsioni economiche post-pandemia. Mentre le economie di tutto il mondo si riprendono da una grande crisi globale, Robeco guarda al 2026 (la fine dell’orizzonte quinquennale del rapporto) con moderato ottimismo. La produttività del lavoro negli USA dovrebbe migliorare e siamo diventati più ottimisti su una spinta dal lato dell’offerta per l’economia globale rispetto all’anno scorso. Robeco prevede una ripresa della crescita della produttività, guidata dagli investimenti, che batta la modesta crescita del PIL pro capite del periodo espansivo del 2009-2019. Un’altra ragione a sostegno di prospettive positive sono i progressi tecnologici.L’ottimismo è però moderato. L’atipica dinamica a singhiozzo nel 2020-2021 ha spinto l’incertezza macroeconomica al suo livello più alto nella storia recente, superando i livelli raggiunti nel periodo di disinflazione nei primi anni ’80 e durante la crisi finanziaria globale del 2008. Attualmente ci si chiede se l’inflazione sarà transitoria o a lungo termine. Questo significa che gli investitori dovrebbero mantenere una mente aperta su come il panorama economico potrebbe svilupparsi nei prossimi cinque anni.Un altro motivo, forse ancora più convincente, per temperare l’ottimismo è la crescente consapevolezza della gravità della crisi climatica. Le temperature globali saliranno di almeno 1,5 ˚C sopra il livello preindustriale entro il 2040, causando eventi meteorologici sempre più estremi e maggiori rischi fisici nelle economie sviluppate. Robeco si aspetta che nei prossimi cinque anni gli investitori incorporino sempre più fattori di rischio climatico nelle loro decisioni di asset allocation. Per aiutarli, abbiamo introdotto un’analisi di come i fattori climatici potrebbero influenzare le valutazioni delle asset class in aggiunta ai fattori macroeconomici. A nostro parere, le considerazioni più importanti sono: La composizione delle asset class potrebbe essere influenzata dal cambiamento climatico più che dai rendimenti attesi, dato che Robeco prevede una maggiore emissione di titoli green in futuro. I mercati azionari emergenti e i mercati obbligazionari high yield consumano più carbonio rispetto ai mercati azionari sviluppati e ai mercati obbligazionari investment grade, il che metterà sotto pressione i prezzi dei primi. Gli investitori attivi possono aggiungere valore integrando la loro visione sul cambiamento climatico e su come le politiche, i regolamenti e il comportamento dei consumatori influenzeranno i profitti aziendali. Il disinvestimento massiccio dalle aziende di combustibili fossili può portare a un premio di rischio per il carbonio.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco lancia il Next Digital Billion Fund

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

Anticipando il trend della prossima ondata di utenti di Internet, che si trovano per la maggior parte nei paesi emergenti, Robeco ha lanciato uno dei primi fondi al mondo basato sul trend della tecnologia nei mercati emergenti. Il Next Digital Billion Fund investe principalmente in società tecnologiche e di Internet in forte crescita quotate in borsa nei mercati emergenti, tra cui piattaforme online innovative presumibilmente destinate a diventare i futuri vincitori del settore tecnologico.Oggi nel mondo si contano circa 4,6 miliardi di utenti di Internet, la maggior parte dei quali in futuro vivrà nei mercati emergenti. Questo aumento spettacolare della connettività online, insieme all’assenza di infrastrutture commerciali tradizionali preesistenti, sta imprimendo uno slancio esponenziale all’adozione della tecnologia e alla crescita dei modelli di business nei mercati emergenti. Migliaia di nuove imprese vengono create per soddisfare il prossimo miliardo di utenti digitali, con una conseguente ondata di IPO e creazione di valore. La strategia Next Digital Billion di Robeco mira a beneficiare di questo trend imponente.Robeco Next Digital Billion perseguirà una strategia high conviction svincolata da benchmark, con un portafoglio di 30-50 posizioni e una selezione di titoli diversificata a livello settoriale e geografico al fine di ottimizzare il profilo complessivo di rischio-rendimento della strategia. Sulla base della profonda esperienza e capacità di ricerca di Robeco, la strategia azionaria Next Digital Billion segue un approccio esclusivo, selezionando accuratamente i futuri vincitori di Internet in modo coerente.La strategia Robeco Next Digital Billion è gestita da un team di professionisti che vantano decenni di esperienza negli investimenti nei mercati emergenti e nel settore tecnologico, non solo nella gestione di strategie azionarie tradizionali, ma anche nell’investimento in società non quotate finanziate con venture capital nei mercati emergenti. Michiel van Voorst e Bryan Satterly sono i co-gestori di portafoglio del fondo.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Robeco: La festa per i profitti volge al termine, ma i giorni a venire appaiono favorevoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco. Le società dell’S&P 500 hanno archiviato un periodo eccezionale, poiché il successo delle vaccinazioni ha favorito una decisa ripresa dell’attività economica, dai minimi del lockdown. Secondo i dati di Refinitiv, la crescita degli utili su base annua per le componenti dell’indice ha toccato un massimo storico del 97% nel secondo trimestre. L’88% circa delle società dell’S&P 500 è riuscito a battere le precedenti aspettative sugli utili, spingendo ripetutamente l’indice verso livelli record. Ora la festa è finita, anche se rimangono molti fattori d’impulso a preservare l’attrattività delle azioni. Con il placarsi del dinamismo macroeconomico sulla scia del recente indebolimento della fiducia dei consumatori causato dall’aumento dei casi di Covid-19, gli effetti delle restrizioni alla produzione dovute ai problemi di approvvigionamento e l’aumento dei costi dei fattori produttivi comporteranno probabilmente una decelerazione della crescita degli utili nel terzo trimestre.Un picco di inizio ciclo nella crescita degli utili globali è suggerito anche dalla forma della curva dei rendimenti. Il differenziale di rendimento tra i Treasury a 10 e a 2 anni tende di solito ad anticipare il ciclo degli utili. Il recente appiattimento della curva dei rendimenti e il calo del premio a termine suggeriscono che i fattori d’impulso per la crescita degli utili sono destinati a indebolirsi nel medio termine, superando il picco di inizio ciclo della crescita dell’utile per azione (EPS). Tuttavia, è improbabile che questo indebolimento da livelli storicamente elevati nei prossimi trimestri culmini in una battuta d’arresto della crescita degli utili societari su un orizzonte di 6-12 mesi.Individuiamo tre motivi per cui la crescita degli utili è avviata ad appiattirsi, senza che ciò causi troppe notti insonni agli investitori. In primo luogo, le restrizioni alla produzione dovute ai problemi di approvvigionamento si allenteranno con l’aumento dell’offerta di lavoro, in quanto i programmi di congedo e le misure di stimolo verranno gradualmente eliminati in molti paesi. Ciò riduce le pressioni sui costi del lavoro e di assunzione, poiché le persone ricominceranno a cercare un’occupazione. Inoltre, i prezzi di alcuni fattori produttivi nel comparto delle materie prime, come il legname e il rame, sono già scesi notevolmente dai picchi del primo semestre 2021, con ricadute positive per il settore immobiliare.In secondo luogo, il recente calo della fiducia dei consumatori, che potrebbe incidere negativamente sulla crescita del fatturato nel terzo trimestre, si rivelerà probabilmente temporaneo, dato che la variante Delta del Covid-19 dovrebbe dimostrarsi gestibile nel corso del prossimo inverno e che le misure di contenimento saranno nuovamente ridotte all’inizio del 2022. Il potere di spesa dei consumatori si conferma robusto, poiché i tassi di risparmio delle famiglie sono ancora elevati, a causa del denaro che hanno accumulato durante i lockdown. Anche gli indici di accessibilità – definiti come la differenza tra gli interessi dovuti in proporzione del reddito netto – sono favorevoli. Inoltre, risulta evidente l’assenza di un ciclo di riduzione dell’indebitamento delle famiglie – a differenza di quanto osservato dopo la crisi finanziaria globale – ragion per cui il potere di spesa dei consumatori darà prova di buona tenuta.In terzo luogo, l’imponente stimolo fiscale che abbiamo osservato nelle principali economie sviluppate nell’ultimo anno avrà ancora effetti positivi ritardati sull’attività economica. In Europa, una spinta all’espansione economica regionale a medio termine arriverà anche dalla prima tranche del Recovery Fund europeo, rilasciata a luglio. In breve, da un punto di vista macro, è probabile che nei prossimi 12 mesi la crescita del PIL nelle economie sviluppate rimanga superiore al trend, favorendo una crescita degli utili ampiamente a doppia cifra.Al contempo, l’FMI prevede una crescita del PIL globale del 4,9% per il 2022, un dato che sarebbe coerente con la decelerazione della crescita dell’EPS rispetto ai livelli raggiunti all’inizio dei programmi di vaccinazione di massa nel 2021. Ciò nonostante, ci troveremmo ancora nella fascia superiore della distribuzione da una prospettiva storica, con una crescita dell’EPS compresa tra il 20% e il 30%. Questa valutazione è rafforzata dalla nostra analisi bottom-up, poiché in questa fase gli analisti aziendali prevedono una crescita dell’EPS a 12 mesi prossima, seppur inferiore, al 20% in diverse regioni. Di conseguenza, la festa per i profitti volge al termine, ma i giorni a venire appaiono favorevoli.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Robeco prosegue l’espansione del team italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

Robeco – società di gestione internazionale fondata nel 1929, leader negli investimenti sostenibili – rafforza ulteriormente il team italiano con l’ingresso di Leonardo Mercuri e Matteo Colosimo, entrambi in qualità di Sales Manager.Leonardo Mercuri, ha iniziato il suo percorso lavorativo a Londra con Royal Bank of Canada come Credit Sales, coprendo clienti istituzionali italiani ed Irlandesi nella compravendita di Corporate Bonds. È seguita una breve esperienza con Kryalos SGR come Real Estate Fund Manager, prima di decidere di tornare nel mondo dei mercati dei capitali con Robeco ed iniziare questa nuova avventura. Leonardo è laureato in Bocconi in Amministrazione Finanza e Controllo.Dopo esperienze maturate nei settori della Consulenza e nel Wealth Management in primarie istituzioni finanziarie, Matteo Colosimo comincia il suo percorso nell’Asset Management nel 2013: dopo un’esperienza di due anni in Amundi, nel 2015 in Pictet Asset Management dove rimane per 6 anni. Inizia il suo percorso di crescita come Client Servicing Manager per poi ricoprire il ruolo di Sales Manager occupandosi in prima persona della commercializzazione e distribuzione dei prodotti sia sul segmento retail che su quello assicurativo. Marcello Matranga, Country Head di Robeco Italia, ha commentato: “L’ingresso di Matteo e Leonardo completa l’espansione della struttura commerciale dell’ufficio italiano iniziata ad inizio anno. L’obiettivo posto era quello di potenziare la squadra con innesti di valore al fine di offrire un servizio sempre più puntuale ed efficiente ai nostri clienti.”

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »