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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

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“Pan, dio della selva” di Roberto Malini

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

Pan, dio della selva è un libro che parla della vita e del suo mistero. Perché la vita in ogni sua forma è sacra ed è proprio questo che il ‘nostro’ Pan rappresenta. [James Hillman* in una lettera all’autore, 1999]
Nell’ideale immutabile di una vita semplice, pastorale, contadina o selvatica, a stretto contatto con il mondo vegetale e quello animale, l’uomo – devitalizzato dalla frenesia dei contatti sociali, dalla venalità dei gesti professionali, dal vuoto morale dell’esistenza nelle città – ha sempre creduto di riscoprire la propria anima antica, la sacralità della propria missione terrena, la propria fratellanza con gli altri esseri. Così si torna – anche nell’epoca dei culti digitali, del circolo globale della Rete e della Telefonia Mobile, dei viaggi nell’Universo Simulato – al Pantheon degli antichi dei e soprattutto al nume più vicino all’immagine reale del mondo e dell’uomo: Pan, il dio che Francesco Bacone identificò con la Natura stessa; il grande Pan con le sue leggi antiche, i suoi prodigi operati e perfezionati attraverso i cicli del tempo e i meccanismi evolutivi. Lo spirito di Pan e del suo corteggio sono lì, dove il loro corpo – il mondo fisico – è assente. Anzi, sono proprio l’assenza di Pan, la necessità di Pan e dei simboli contenuti nella sua fisicità che chiamano dal vacuum culturale e morale il viandante cerebrale, il pellegrino-utente che vaga nella ragnatela di incorporei spazi multidimensionali – ormai privo di punti di riferimento in un ambiente naturale che è minacciato dalle nuove energie distruttive – alla ricerca di un suo mistero perduto. Il mistero in cui l’essere mortale si riscopre indefinito e sperduto: un agglomerato di molecole e ipotesi in cerca di forma e senso. Le Ninfe (le parole), i satiri (i significati), Sileno (l’informazione), Apollo (la voce), Dioniso (la simbologia), la Grande Madre (l’arcano) e Pan (la sapienza) radunano e guidano verso l’eterna metamorfosi della realtà il gregge delle cose e delle creature viventi, impugnando scettri e bastoni pastorali, dettando l’armonia di ciò che è in esistenza e chiamando i dispersi con il fiato dei sacri strumenti musicali.
Ma questa umanità senza radici non percepisce che un’eco lontanissima, perché si è allontanata dall’ambiente delle origini e i simulacri di Pan e delle altre divinità che ha foggiato – a immagine virtuale del proprio ideale di sé – svilite nella loro inconoscibile maestà, non sono più rappresentativi del sacro. È un pantheon ricostruito a uso e consumo di cittadini stanchi della propria condotta di vita, delusi dalla mediocrità delle proprie leggi, incapaci di emozionarsi di fronte al prodotto delle proprie arti, paurosi solo davanti allo spettro della fine della propria illusione. Eh sì: siamo nell’Ellenismo Digitale. E allora andiamo, andiamo alla ricerca del mondo mitologico di Pan, il dio metà uomo e metà animale, che nasce e cresce prima della Storia. Gli artisti sciamani dell’età della pietra lo raffiguravano con rudimentali pennelli e bulini sulle pareti delle grandi grotte, da sempre e per sempre santuari naturali consacrati al nume capriforme dai popoli di montagna.
Signore degli animali, creatore itifallico di tutti gli esseri, Pan è identico agli egizi Ba-Neb-Djedet, Khnum e Ammone; al cananeo Baal; agli indiani Pasupati e Siva. Se le origini del dio si perdono nella notte della cultura umana, anche il vero significato del suo nome è un piccolo mistero. Venerato in Arcadia come Signore della selva e compagno della Grande Madre, Pan rappresenta il divino pastore che guida il ciclo della materia e l’evoluzione naturale della vita, secondo leggi assai spesso antitetiche a quelle che regolano la civiltà. Ecco perché appartengono alla liturgia del suo culto azioni che le norme morali dell’uomo civile condannano: ebbrezza, nudità, masturbazio- ne, efebofilia, prostituzione sacra, sadomasochismo, esibizionismo, bestialismo. Poderoso archetipo presente negli abissi dell’inconscio umano, il dio può suscitare il panico (timore irragionevole che da lui prende il nome), la demenza, l’isteria, la follia. Invocato con Ecate da maghi e stregoni quale sentinella dei mondi inferi, Pan è anche il dio delle arti occulte ed è proprio questo suo aspetto che indusse i Cristiani ad attribuire le sue fattezze al diavolo. Solo la poesia e la mu- sica possono parlare di Pan e della dimensione che scaturisce dal suo flauto prodigioso. Il fine della musica di Pan è quello di armonizzare l’universo e tutti gli esseri. Ma non solo quello, perché non bisogna dimenticare che oltre la musica di Pan – o meglio: prima e dopo il canto di Pan – c’è il grido di chi, invasato dal dio, apprende la prima parola della lingua divina. E non dice “madre” o “padre”. Emette un urlo che risuona agghiacciante come uno sfogo di follia alle orecchie di chi non è posseduto. I Greci chiamavano quell’urlo kraughé e lo ritenevano simile ora al verso del cane, ora a quello del corvo, ora a quello della capra. Una volta emesso quel suono, l’essere umano diventa Pan.
(James Hillman (1926-2011) è stato uno psicoanalista, saggista e filosofo statunitense, autore dell’opera “Saggio su Pan” (1972) http://www.librivivi.com/audiolibri/pan-dio-della-selva.html

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Lesbica pestata a Milano

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2011

Piazza Farnese,Roma: 50.000 per i diritti

Image by Hedrok via Flickr

Rasato, tatuato, palestrato, sui 35 anni: è l’identikit dell’uomo che la sera del 7 settembre, intorno alle 23, ha pestato una donna lesbica di 29 anni, in un ristorante di via Raffaello Sanzio, a Milano. “E’ l’ennesimo caso di violenza omofobica,” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, “un fenomeno gravissimo che nasce da un rifiorire, in Italia, della cultura dell’intolleranza. La donna è stata insultata e coperta di pugni al volto, senza che nessuno dei clienti del ristorante intervenisse, salvo alcune amiche della vittima. Questo drammatico episodio va sommato alle violenze e intimidazioni che colpiscono nel nostro paese migranti, Rom ed ebrei. Basta effettuare una rapida ricerca su google per comprendere la frequenza e la gravità delle aggressioni”. La vittima è stata curata in ospedale, quindi ha presentato denuncia in questura. “In Italia mancano programmi che educhino i giovani e tutta la popolazione al rispetto delle minoranze e alla tolleranza reciproca,” proseguono gli attivisti, “mentre politici e personaggi pubblici continuano a diffondere ideologie omofobe e razziste, ignorando le leggi nazionali ed europee che proteggono le minoranze e promuovono l’uguaglianza. A cosa servono le parole del Commissario europeo per i Diritti Umani Thomas Hammarberg, che nel rapporto sull’Italia diffuso alcuni giorni fa ha denunciato il clima di intolleranza e le violenze causate dal pregiudizio, se non si attuano piani istituzionali per combattere tale escalation di odio razziale e di genere?” Il Gruppo EveryOne ha inoltre trasmesso una raccomandazione alla Procura della Repubblica di Milano e alle autorità che indagano sull’aggressione della donna lesbica: “Alcune sue amiche hanno potuto seguire l’aggressore fino alla fermata della metropolitana Buonarroti, che è videosorvegliata. Chiediamo agli inquirenti di analizzare senza indugi le riprese successive alle 23.30 della sera dell’evento. Considerate le descrizioni dell’energumeno, non sarà difficile identificarlo e rintracciarlo, evitando che colpisca ancora, spinto da un’omofobia che sembra non conoscere limiti”.

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14 maggio: Israele celebra 63 anni di indipendenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2011

Holocaust Remembrance Day

Image via Wikipedia

Negli ultimi anni ho subito un gran numero di minacce, intimidazioni, agguati e aggressioni mediatiche, insulti e azioni di infimo “dossieraggio” a causa del mio amore per il popolo ebraico, del mio impegno per la memoria della Shoah e l’educazione dei giovani all’Olocausto: un amore legato sia alle mie più antiche radici, sia alla mia vicinanza a tanti sopravvissuti all’Olocausto. Anche oggi, visitando i blog neonazisti o quelli gestiti dagli anarchici italiani (gli estremi si toccano, anche se diverso è l’atteggiamento del movimenti di critica globale in altri paesi, con cui spesso ho un rapporto costruttivo ed eccellente) si possono leggere messaggi offensivi e ostili nei miei confronti, connessi proprio ai miei studi sull’Olocausto e sulla realtà mediorientale. Mi ha particolarmente amareggiato, nel corso di una mia missione al campo Rom del Triboniano, l’essere stato definito – davanti a giovanissimi Rom – da alcuni esponenti del gruppo di “antirazzisti anarchici milanesi” quale “sporco ebreo sionista” e il Gruppo di difensori dei diritti umani di cui sono co-presidente quale “setta di rabbini”. Recentemente, altri sedicenti “noglobal” mi hanno bollato con queste parole “Attenzione, è refrattario alle etichette, sulla canottiera le stacca sempre. Forse la stella gli da fastidio”. Negli stessi blog, altri volenterosi “anarchici” hanno trascorso ore in rete, cercando qualcosa nel mio presente o nel mio passato che potesse servire per screditare la mia persona, non trovando altro di meglio che la pubblicazione del Dizionario Enciclopedico sugli UFO (Giunti Editore), il mio vecchio lavoro di pubblicitario (per uno stipendio da fame che tuttavia mi è servito per soccorrere tanti esseri umani in difficoltà: Santa Pubblicità!) e un mio messaggio di auguri in occasione della nascita della bambina di Gianfranco Fini: auguri di crescere in un mondo tollerante, in mezzo a bambini liberi di tutti i popoli. Contemporaneamente, gli stessi giovani “ribelli” hanno definito la coraggiosa azione civile di Matteo Pegoraro – con cui condivido da anni tante azioni per i diritti umani – per ottenere il riconoscimento del’unione con il suo compagno come un “simpatico e goliardico tentativo di sposarsi”: è chiaro che questi giovanotti dalle idee confuse non hanno la minima idea di cosa significhi lottare con le armi della nonviolenza per evitare che i diritti fondamentali della persona siano calpestati. Altro è la goliardia, altro il livore che obnubila la ragione. Ma il clima che mi circonda non basta a indurmi a sorvolare su una ricorrenza che ha un grande valore civile e storico: il 63° anniversario della nascita di Israele. “Il 14 maggio 1948 in Eretz Israel è nato il popolo ebraico…”. (Roberto Malini)

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Ariella Borghi Candidata Nobel Pace

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani, ha chiesto ieri, con una lettera indirizzata ai giurati del Premio Nobel per la Pace, di valutare la candidatura per il 2011 di Ariella Borghi, sindaco di Treviglio, piccola città in provincia di Bergamo.  “La nostra organizzazione segue da vicino il lavoro di Ariella Borghi da molto tempo” commentano i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “ed esso porta la testimonianza di centinaia di esseri umani che, appartenendo a gruppi sociali emarginati, avrebbero sofferto gravi drammi umanitari a Treviglio, se non vi fosse stato l’impegno di questa donna, volto sempre a tutelarli. Treviglio” spiegano, “è l’unica città italiana in cui vive una comunità Rom che non ha subito, negli ultimi anni, sgomberi né azioni repressive. Il comune di Treviglio, inoltre, ha promosso, dal 2006 (anno in cui fu eletta sindaco la signora Borghi) una cultura della tolleranza, dell’antirazzismo e della pace che ha creato un’atmosfera di solidarietà in tutta la cittadinanza, tanto che la convivenza fra trevigliesi e migranti è decisamente buona, gli episodi di discriminazione sono rari e la gioventù ha un’inclinazione alla convivenza multiculturale. Ariella, inoltre,” aggiungono gli attivisti, “esponendosi in prima persona, si impegna contro le speculazioni industriali che hanno condotto a gravi fenomeni di inquinamento delle faglie acquifere ed è la sola personalità politica che si sia impegnata per risolvere definitivamente il grave problema, battendosi contro poteri forti e a volte oscuri. Infine, è colei che per la prima volta in Italia ha portato un Gay Pride in una cittadina di provincia, tenendo personalmente discorsi pubblici contro l’omofobia, la transfobia e l’emarginazione di genere”. Il sindaco Ariella Borghi ha ottenuto gli elogi di molte organizzazioni per i diritti LGBT ed è candidata al Premio Makwan 2011, assegnato dal Gruppo EveryOne su votazione di una giuria formata da difensori dei diritti umani. Dopo l’invio della mozione rivolta alla giuria del Nobel per la Pace di Oslo, alle personalità politiche e ai vincitori passati del Premio, il Gruppo EveryOne ha ricevuto un contatto da Oslo: la segreteria di un parlamentare norvegese che ha definito “molto nuova, attuale e interessante” la candidatura del Sindaco di Treviglio.

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