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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘robot’

Istituti scolastici, asili ed università: il robot “killer” PHS può sanificare un’aula soli 8 minuti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

robot sanificatore scuoleSi chiama PHS (Pro Health System), il primo “robot killer” 100% Made in Italy, in grado di aiutare nella lotta contro il Covid-19.
Grazie ad una combinazione di raggi Uv-C e Ozono è in grado di debellare il virus andando a compiere una sanificazione approfondita degli ambienti, senza l’utilizzo di prodotti chimici, debellando sino al 99% dei patogeni presenti sul tutte le superfici.
Ideato e prodotto da RayBotics, neonata start-up, spin-off di due storiche realtà italiane (Klain Robotics e Gruppo Purity) operanti nel settore delle nuove tecnologie e nella robotica industriale, collaborativa e mobile, PHS nasce ad aprile grazie all’intuizione dei due Co-Founder, Fabio Greco e Enzo Catenacci che, in piena emergenza sanitaria, decidono di affrontare una nuova sfida: mettere in campo le loro conoscenze per creare il primo robot sanificatore davvero versatile e utilizzabile in qualsiasi ambiente.
“Dalle crisi nascono sempre le opportunità e noi abbiamo scelto di non stare a guardare – dichiara Enzo Catenacci, Co-Founder RayBotics – Abbiamo lavorato giorno e notte per creare un prodotto non solo utile a tutta la comunità, ma che ci permettesse di non dover mettere i nostri dipendenti in cassa integrazione durante la pandemia e desse loro nuovi stimoli rendendoli partecipi di un progetto ambizioso.In meno di 2 mesi siamo riusciti a fare quello che solitamente richiede quasi due anni: fondato una nuova società, realizzato i primi prototipi, attivato una catena di distributori (nazionali ed internazionali), iniziato la produzione, effettuato i test in location e dato il via alla commercializzazione.”Grazie alla joint venture tra le società, il gruppo conta oggi più di 100 tra dipendenti e collaboratori – e nelle prossime settimane assumerà altre figure tra cui ingegneri elettronici, manodopera specializzata e addetti al backoffice commerciale – produce i suoi robot tra più sedi dislocate sul territorio italiano (Brescia, Viareggio, Navacchio, Modena e Perugia), vanta un fatturato di circa 20 milioni di euro e si avvale di oltre 50 distributori, in esclusiva o autorizzati, sia in Italia che nel resto del Mondo (UK, Spagna, Francia, India, Oman, Libia, Iraq e Romania solo per citarne alcuni).Una tecnologia innovativa che combina raggi Uv-C e ozonoVincente è stata proprio la scelta di mixare queste due tecnologie, rendendo il robot PHS il miglior prodotto disponibile sul mercato e senza nessun concorrente.Fino ad oggi, infatti, tutti i dispositivi di sanificazione utilizzavano solo i raggi Uv-C (noti per la loro azione sanificante contro la maggior parte delle malattie patogene, come SARS, MERS, Epatite C, Ebola, Febbre Gialla, Salmonella, ecc) generati da una lampada a scarica in vapore di mercurio a bassa pressione, in grado di emettere radiazioni elettromagnetiche a corta lunghezza d’onda (da 100nm a 280nm) caratterizzate da un marcato effetto germicida che, penetrando in profondità nelle pareti cellulari di batteri, virus e spore, ne danneggia l’apparato riproduttivo e ne impedisce la proliferazione. (robot sanificatore scuole)

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I robot di telepresenza negli ospedali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’Università di Pisa hanno scelto la tecnologia FRITZ! di AVM per dar vita al progetto LHF-Connect (Low Hanging Fruits) che consente di costruire un robot ‘fai-da-te’ che in tempi di COVID-19 è diventato il prezioso alleato di infermieri, personale medico e tutti i care giver che possono controllare e prendersi cura delle persone in tele-assistenza. Il progetto, che ha visto un pool di partner di eccellenza – tra cui l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM) – è open source e mette a disposizione di chiunque, il software e le istruzioni per costruire un “infermiere” robotico che può assistere il personale ospedaliero ed essere assemblato, in autonomia e in pochi giorni, con l’impiego di comuni dispositivi che si trovano in commercio.
LHF-Connect si muove all’interno delle stanze e degli ambienti grazie all’accesso a Internet e alla stabilità delle connessioni che sono garantite dall’affidabilità e dalla robustezza dei prodotti AVM, in particolare: il modem FRITZ!Box 6890 e il ripetitore wifi FRITZ!Repeater 1200. Il modem dunque, permette il funzionamento del dispositivo e di trasmettere all’operatore che lavora in remoto la visione – tramite lo schermo di un tablet – delle persone e dei pazienti che devono rimanere isolate o senza contatti diretti.Il robot, oltre a monitorare l’ambiente, può anche portare piccoli oggetti e può essere realizzato con costi limitati (circa 1200 €), senza competenze tecniche particolari, assemblando i vari componenti. Una normale aspirapolvere robotizzata (quella che in autonomia pulisce il pavimento di casa) consente il movimento nello spazio e la disponibilità della connessione Internet wifi – che permette al robot di rimanere sempre collegato alla rete e quindi di spostarsi – è assicurata anche negli angoli più remoti delle strutture sanitarie, dei centri anziani e degli ambienti di un’abitazione grazie all’impiego dei repeater AVM che ‘estendono’ il segnale ovunque necessario. Con LHF-Connect è possibile fare video chiamate tra paziente e parente oppure effettuare un consulto medico da remoto.“Abbiamo parlato molto con i medici e il personale sanitario, e abbiamo scoperto che non c’era bisogno di “rocket science” per essere veramente utili – oggi e dovunque serva – in questo momento di emergenza. Ci è stato detto che un semplice robot di telepresenza sarebbe stato di grande aiuto per gli operatori, continuamente esposti a rischi di contagio, e per i ricoverati in reparti Covid-19, che rimangono isolati per settimane senza poter avere contatti con le proprie famiglie”, racconta Antonio Bicchi, ricercatore IIT e professore all’Università di Pisa. “Il nostro obiettivo è dare ora il nostro contributo per la gestione delle strutture ospedaliere e un leggero sollievo ai ricoverati e alle loro famiglie. La ricerca italiana in Robotica, che è una delle più forti al mondo, continua intanto a preparare il futuro”, conclude BicchiLHF-Connect è già operativo presso varie strutture in tutta Italia, tra cui l’Ospedale di Pisa, di Massa, il Centro di assistenza persone anziane di Induno Olona (VA).

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Accordo quadro per la fornitura di 3.500 robot

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

Saranno inseriti nelle nuove linee di produzione e impianti del player con sede a Monaco di Baviera. I robot FANUC saranno utilizzati nella produzione delle generazioni attuali e future di modelli BMW. I primi robot sono stati già installati alla fine del 2019 e nei prossimi anni ne verranno utilizzati ulteriori nei siti di produzione tedeschi e internazionali del Gruppo BMW.“Siamo particolarmente orgogliosi dell’accordo raggiunto”, Marco Ghirardello, Managing Director di FANUC Italia. “Per FANUC questo successo ha una duplice valenza: significa, da un lato, qualificarsi come partner strategico del Gruppo BMW, dall’altro vedere pienamente riconosciuti i propri investimenti in ricerca e sviluppo, nonché l’ampliamento della nostra rete di assistenza per supportare i clienti in tutto il mondo”.Prossimamente il Gruppo BMW utilizzerà diversi modelli di robot FANUC, compresi quelli di nuova concezione che sono stati adattati alle esigenze individuali del cliente. I robot saranno utilizzati principalmente nella costruzione di carrozzerie e per la produzione di porte e cofani. FANUC, in collaborazione con i produttori di imballaggi per tubi flessibili e assi di movimento, sta completando la gamma di forniture al Gruppo BMW con particolare riferimento ai componenti periferici.Con oltre 110 modelli di robot disponibili nel proprio portfolio, FANUC offre la più ampia gamma di robot per applicazioni industriali in tutto il mondo. Questi includono modelli particolarmente potenti come l’M-2000, in grado di trasportare in sicurezza carichi fino a 2,3 tonnellate e spostarli in modo flessibile attraverso i suoi sei assi. Oltre al settore automobilistico, l’azienda ha gia installato a livello globale oltre 600.000 robot FANUC in molteplici settori industriali.“Il mondo dell’automotive si trova oggi in un momento di svolta epocale, tra la conversione ai modelli elettrici e la ricerca sulle auto a guida autonoma, fino alla necessità di ridurre sempre più l’impatto ambientale della produzione. Un insieme di sfide che devono essere intese come opportunità per un rinnovamento tecnologico non più procrastinabile, e che passa da un’automazione sempre più smart, in cui i robot collaborativi, l’Intelligenza Artificiale e l’Internet of Things giocano un ruolo fondamentale”, conclude Ghirardello.

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MusashiAI Launches World’s First Robot Employment Agency

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

MusashiAI, a joint venture between SixAI Ltd. of Israel and Musashi Seimitsu of Japan (a Honda Motor Corporation affiliate company), has launched its fully-autonomous robots to integrate seamlessly with human workers in an industry 4.0 factory environment. Its robots will undertake the often strenuous and repetitive work endured by humans in industrial workplaces.Both of its forklift and visual inspection AI-controlled robots are being tested by Musashi Seimitsu, a global leader in ​automotive transmission parts with 35 manufacturing plants worldwide.The JV also introduces a unique business model by providing industrial employers an option to source needed labour through a robotic employment agency, instead of investing significant capital in purchasing robots.The model allows companies to hire robot labor by the hour or pay a task-completed-based salary rate.These developments represent a major leap forward in the deployment of robots: The robots are genuinely autonomous, opposed to automated – they are given tasks and define their own optimal way to perform them, just as humans do. The new commercial model of hiring robots by the hour or task means that they are now available to support many more companies or organizations. An experienced human quality control inspector checks manufactured parts for defects in approximately 2 seconds per part with 97% accuracy. Traditionally, the better robots took over 20 seconds per component at 70% accuracy. MusashiAI’s robots work at a similar effectiveness to humans at 2 seconds with 98% accuracy.

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I robot antropomorfi saranno creativi e “ruberanno” il lavoro agli umani?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

Cosa ci attende dietro l’angolo, a seguito dello sviluppo a ritmi esponenziali della robotica? Quali saranno gli scenari lavorativi del futuro, con l’avvento degli automi dalle sembianze umane? Quali i problemi o i vantaggi occupazionali? Gli androidi diventeranno creativi come noi, fino a sostituirci?Del «lavoro oggi e domani», e dell’importanza dell’orientamento per i giovani, si parlerà nella tavola rotonda organizzata dalla Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF) e da Osservatorio Cultura Lavoro (OCL), che si terrà a Roma, mercoledì 18 dicembre, alle ore 11, presso la sede FeBAF di via Nicola da Tolentino 72 (piazza Barberini).“Il futuro del lavoro con gli androidi?”, questo il titolo del dibattito. Interverranno: Alberto Gambino, prorettore e direttore master universitario di 1° livello in Intelligenza Artificiale dell’Università Europea di Roma; Andrea Geremicca, direttore dell’European Institute for Innovation and Sustainability (EIIS); Gianfrancesco Rizzuti, responsabile Comunicazione e Rapporti istituzionali FeBAF, nonché direttore di “Lettera f”; Antonella Salvatore, fondatrice e CEO di Osservatorio Cultura Lavoro, docente di marketing e direttore del Centro di avviamento alla carriera della John Cabot University. Modererà la giornalista Anna La Rosa, fondatrice di YourNext. «La ricerca e l’innovazione viaggiano così rapidamente, che anche le università più attente faticano a stare al passo. Il sistema Paese deve ragionare seriamente sull’adeguamento del settore scolastico pubblico e su come orientare i nostri giovani», ha spiegato Antonella Salvatore.

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Il 64% delle persone si fida più di un robot che del proprio manager, a rivelarlo uno studio Oracle

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

I risultati della seconda edizione dello studio annuale AI at Work, condotto da Oracle e Future Workplace (una società di ricerca che forma i leader a ripensare il posto di lavoro e le attività di assunzione, sviluppo e coinvolgimento dei dipendenti) evidenziano che l’intelligenza artificiale ha cambiato il rapporto tra persone e tecnologia sul lavoro e sta ridisegnando il ruolo che i team HR e i manager devono svolgere nell’attrarre, trattenere e sviluppare i talenti. Lo studio è stato condotto su un panel di 8.370 dipendenti, manager e responsabili Risorse Umane in 10 Paesi.
Contrariamente alle comuni paure sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, dipendenti, manager e responsabili delle Risorse Umane di tutto il mondo stanno segnalando un aumento dell’adozione dell’AI sul posto di lavoro e molti la stanno accogliendo con positività e ottimismo fugando le paure sull’impatto di questa tecnologia in ambito lavorativo.L’IA si sta affermando sempre più, infatti, il 50% dei lavoratori attualmente utilizza una qualche forma di AI nello svolgimento del proprio impiego, superando di parecchi misure il 32% dell’anno scorso. I lavoratori in Cina (77%) e India (78%) hanno tassi di adozione oltre il doppio di quelli di Francia (32%) e Giappone (29%).La maggioranza (65%) dei lavoratori è ottimista, entusiasta e grata di avere colleghi robot e quasi un quarto riferisce di avere un rapporto molto positivo e gratificante con l’AI sul posto di lavoro.
I lavoratori in India (60%) e Cina (56%) sono i più entusiasti, seguiti da quelli degli Emirati Arabi Uniti (44%), Singapore (41%), Brasile (32%), Australia/Nuova Zelanda (26%), Giappone (25%), Stati Uniti (22%), Regno Unito (20%) e Francia (8%).
Gli uomini hanno una visione più positiva dell’AI (32%) rispetto alle donne (23%).La crescente adozione dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro sta avendo un impatto significativo sul modo in cui i dipendenti interagiscono con i loro manager, con una conseguente evoluzione del ruolo tradizionale dei team HR e del manager stesso.
Il 64% delle persone si fiderebbe di un robot più del proprio manager e la metà si è rivolta a un robot invece che al proprio manager per una consulenza.
I lavoratori in India (89%) e Cina (88%) hanno maggior fiducia nei robot rispetto ai loro manager, seguiti da Singapore (83%), Brasile (78%), Giappone (76%), Emirati Arabi Uniti (74%), Australia/Nuova Zelanda (58%), Stati Uniti (57%), Regno Unito (54%) e Francia (56%).
Più uomini (56%) rispetto alle donne (44%) si sono rivolti all’AI invece che ai relativi manager.
L’82% ritiene che i robot possano fare le cose meglio dei loro manager.
Alla domanda su cosa i robot possono fare meglio dei loro manager, gli intervistati hanno risposto che i robot sono più bravi a fornire informazioni imparziali (26%), rispettare i programmi di lavoro (34%), risolvere i problemi (29%) e gestire i budget (26%).
Interpellati su cosa i manager sono in grado di fare meglio dei robot, i lavoratori hanno elencato la comprensione dei loro sentimenti (45%), la formazione (33%) e la creazione di una cultura del lavoro (29%).
L’intelligenza artificiale ci accompagnerà per lungo tempo: le aziende devono semplificare e proteggere l’AI per rimanere competitive
L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro è solo all’inizio e per sfruttare gli ultimi progressi in materia, le aziende devono concentrarsi sulla semplificazione e sulla sicurezza dell’AI sul posto di lavoro. Il rischio è di perdere terreno.Il 76% dei lavoratori (e l’81% dei responsabili delle risorse umane) trova difficile tenere il passo con i cambiamenti tecnologici sul posto di lavoro.
I lavoratori desiderano interagire in modo semplice con l’intelligenza artificiale al lavoro, infatti, richiedono una migliore interfaccia utente (34%), una formazione sulle migliori procedure (30%) e un’esperienza personalizzata in base al loro comportamento (30).
La sicurezza (31%) e la privacy (30%) sono le principali preoccupazioni che impediscono ai lavoratori di utilizzare l’AI a scopi professionali.I nativi digitali della Generazione Z (43%) e i Millennials (45%) sono più preoccupati per la privacy e la sicurezza sul lavoro rispetto a coloro che appartengono alla Generazione X (29%) e ai Baby Boomers (23%).

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“Educational Robots Market”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

The report predicts the global educational robots market to grow with a CAGR of 16.2% over the forecast period from 2019-2025.The report on the global educational robots market provides qualitative and quantitative analysis for the period from 2017 to 2025. The study on educational robots market covers the analysis of the leading geographies such as North America, Europe, Asia-Pacific, and RoW for the period of 2017 to 2025.The report on educational robots market is a comprehensive study and presentation of drivers, restraints, opportunities, demand factors, market size, forecasts, and trends in the global educational robots market over the period of 2017 to 2025. Moreover, the report is a collective presentation of primary and secondary research findings.Porter’s five forces model in the report provides insights into the competitive rivalry, supplier and buyer positions in the market and opportunities for the new entrants in the global educational robots market over the period of 2017 to 2025. Further, Growth Matrix gave in the report brings an insight into the investment areas that existing or new market players can consider.

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Le nuove tecnologie possono sostituire le persone?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

I lavoratori non hanno paura dei Robot e dell’intelligenza artificiale: “non ci ruberanno il lavoro”. Il 54% degli interpellati si dichiara favorevoleall’impiego delle nuove tecnologie in azienda e solo il 16% è contrario. Il restante 30%, invece, non esprime una posizione. L’87%, inoltre, esclude la possibilità che queste nuove tecnologie possano sostituire del tutto le persone.Il timore (per il 74%) rispetto alla perdita di posti di lavoro, semmai, è focalizzato soprattutto su una particolare tipologia di lavori e lavoratori: i meno giovani e i meno scolarizzati. Per cogliere tutte le opportunità che i nuovi sistemi offrono, quindi, è fondamentale ripensare il nostro sistema formativo: la pensa così l’83% dei lavoratori. Prevalgono nei lavoratori associazioni semantiche positive (80%) che confermano un atteggiamento di curiosità e interesse rispetto all’utilizzo dei Robot e dell’Intelligenza artificiale anche se il 51% del campione si fa portavoce di sentimenti di preoccupazione, perplessità e timore. Questi i primi risultati del Rapporto 2018 AIDP-LabLaw a cura di Doxa su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, rispetto all’atteggiamento dei lavoratori sugli impatti delle nuove tecnologie sul lavoro. Tra le categorie lavorative quella che si esprime con maggiore positività ed è maggiormente a favore dell’utilizzo dei robot e dell’intelligenza artificiale sono gli operai (78%), seguono i quadri (66%) e infine gli impiegati (60%).
Dal punto di vista degli impatti positivi,per il 70% dei lavoratori riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro, per il 65% le condizioni e i carichi di lavoro e per il 47% gli orari di lavoro. Rispetto agli impatti negativi, invece, per il 48% riguarderanno le retribuzioni, per il 43% la gratificazione e la soddisfazione dei lavoratori, per il 39% le opportunità di carriera.Da sottolineare l’atteggiamento di chi lavora in aziende già robotizzate che risulta essere più positivo rispetto a chi lavora in realtà non robotizzate. Il 72% dei lavoratori di aziende robotizzate ritiene che l’IA e i robot abbiano riflessi positivi sull’occupazione, contro il 53% di coloro che lavorano in aziende non robotizzate. Sempre chi lavora in aziende robotizzate, il 78% (contro il 67%) ritiene che si riduca la quantità di lavoro e migliori la qualità e l’80% (contro il 68%) che si creino le condizioni per la creazione di nuove posizioni lavorative. Complessivamente il 67% di coloro che lavorano in aziende robotizzate valuta positivamente l’utilizzo delle nuove tecnologie contro il 48% di coloro che lavorano in aziende non robotizzate.
Sebbene la maggioranza dei lavoratori si esprime favorevolmente verso le nuove tecnologie, con le differenze tra coloro che lavorano in aziende robotizzate e non che abbiamo visto, rispetto ai manager e agli imprenditori sono meno ottimisti. Tra quest’ultimi, infatti, la valutazione positiva sugli impatti dell’IA e i robot sul lavoro è complessivamente dell’83%.

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Un robot come amico: come la tecnologia ci aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Milano. “Conosciamoci Meglio”, il ciclo d’incontri pubblici che si svolgono presso il Centro Comunicazione Bayer di Viale Certosa 130, nei quali autorevoli relatori dialogano con i cittadini su temi d’interesse e rilevanza sociale, ha affrontato un argomento molto più attuale e vicino a noi di quanto possiamo immaginarci: le applicazioni della robotica e i risvolti nella nostra vita quotidiana.
Nell’appuntamento “Un robot come amico”, il Professor Roberto Cingolani, Direttore Scientifico dell’IIT ISTIUTO ITALIANO di TECNOLOGIA ha approfondito questa tematica dialogando con i concittadini e ragionando sullo stato dell’arte della robotica umanoide, come essa abbia positivi risvolti nella vita di ciascuno di noi, le future applicazioni e innovazioni.Grazie alla moderazione di Francesca Cerati, giornalista UNAMSI, che ha aperto i lavori, è stato presentato un parallelo fra l’essere umano e i più avanzati robot umanoidi sviluppati dall’IIT dal quale è emerso quanto sia straordinario il corpo umano e quanto sia una macchina perfetta. Il nostro corpo, infatti, è costituito da solo sei atomi (principalmente ossigeno, idrogeno e carbonio) e richiede pochissima energia per funzionare e sostenere le performance del cervello che, in media, arrivano a 1016 operazioni al secondo. Alla medesima capacità di calcolo, infatti, arrivano solo pochi mega computer e, per questo, non è possibile immaginare robot umanoidi completamente autonomi che possano in qualche modo far concorrenza all’uomo.Una soluzione che consente ai robot umanoidi di supportarci in maniera smart e basando le risposte su raffinati algoritmi di Intelligenza Artificiale si poggia alle più recenti infrastrutture e reti wireless che con il 5G già consentono scambiare un coesistente flusso di dati fra il robot umanoide e un super computer centrale. In questo scenario il robot è autonomo, grazie a un’intelligenza collettiva che è in grado di interfacciarsi con noi, imparare dall’ambiente circostante e supportarci nella quotidianità. Si tratta di robot cognitivi sociali, con una struttura e dimensioni adatte a muoversi in ambienti caratterizzati da un’ergonomia studiata per l’uomo come la casa e l’ufficio.La robotica, come ampiamente spiegato dal Professor Cingolani, è una scienza multidisciplinare che punta a trovare soluzioni concrete a problemi pratici. L’orientamento alla ricerca e sviluppo, infatti, parte da definire quale sia la strada più efficace per supportare l’uomo e questo approccio consente di meglio comprendere le ragioni che hanno portato allo sviluppo di varie innovazioni.
A seconda delle problematiche, ci sono casistiche dove è più opportuno mettere in campo una applicazione che consente un controllo remoto del drone robotico oppure comandarlo tramite realtà aumentata consentendoci di muoverci in ambienti ostili o in miniaturizzati. Per altre problematiche è più idoneo lo sviluppo di esoscheletri per meglio maneggiare pesi e macchinari o, in altri casi, la soluzione sono robot autonomi che possano lavorare a fianco dell’uomo senza il rischio di urtarlo o metterne e a rischio l’incolumità. Quest’approccio antropocentrico ha permesso all’IIT di sviluppare una serie di innovazioni che consentono alla persona di ritrovare autonomia, indipendenza e, nell’immediato futuro, di poter ricevere in casa assistenti robotici studiati per supportare persone anziane o diversamente abili. In questo campo già esistono esoscheletri che consentono a persone con disabilità di indossarli in autonomia e poter tornare a deambulare e, per persone mutilate, mani bioniche che, comandate dal moncherino grazie a elettrodi, possono afferrare oggetti, ruotare il polso e che consentono di riappropriarsi della propria autonomia. A questo incontro seguiranno ulteriori sei appuntamenti su temi di attualità e rilevanza sociale: bullismo e cyberbullismo, la medicina delle migrazioni, l’impatto dello smart working sulla qualità della vita, vecchie e nuove dipendenze e ruolo e benefici della pet therapy.

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Un Robot come amico. Come la tecnologia ci aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Milano 24 gennaio 2019 ore 18:00 presso Bayer Centro Comunicazione – Viale Certosa, 130. “Conosciamoci Meglio”, il ciclo d’incontri pubblici che si svolgono presso il Centro Comunicazione Bayer di Viale Certosa 130, annuncia il terzo appuntamento che vede ospite il Professor Roberto Cingolani, Direttore Scientifico dell’IIT ISTITUTO ITALIANO di TECNOLOGIA di Genova. L’incontro, moderato dalla giornalista UNAMSI Francesca Cerati, offrirà l’eccezionale opportunità di scoprire quanto la robotica umanoide sia già una realtà consolidata e come innovazione nel campo abbia evidenti risvolti positivi nella vita di ciascuno di noi offrendo soluzioni concrete a problemi legati alle attività quotidiane come il lavoro, la vita domestica, il supporto alla terza età e, infine, le applicazioni di robotica chirurgica e riabilitativa. L’appuntamento è fissato per giovedì 24 gennaio ore 18:00 presso il Centro Comunicazione Bayer di Viale Certosa 130. Ingresso gratuito previo registrazione su Eventbrite – Un robot come amico. Come la tecnologia ci aiuta a vivere meglio.

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Robot e lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Il 61% delle aziende italiane è pronto ad introdurre sistemi di intelligenza artificiale e robot nelle proprie organizzazioni. Solo l’11% si dichiara totalmente contrario. Tra le ragioni principali che spingo le aziende favorevoli ad introdurre tali sistemi la convinzione che il loro utilizzo rende il lavoro delle persone meno faticoso e più sicuro (93%), fa aumentare l’efficienza e la produttività (90%) e ha portato a scoperte e risultati un tempo impensabili (85%). Questi alcuni dei dati di fondo emersi dal Primo Rapporto AIDP-LABLAW 2018 a cura di DOXA su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, che verrà presentato a Roma domani 23 ottobre 2018 presso il CNEL.Le aziende e i manager sono convinti a stragrande maggioranza (89%) che i robot e l’IA non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone e che avranno un impatto positivo sul mondo del lavoro e delle aziende: permetterà, infatti, di creare ruoli, funzioni, e posizioni lavorative che prima non c’erano (77%); stimolerà lo sviluppo di nuove competenze e professionalità (77%); consentirà alle persone di lavorare meno e meglio (76%). Avrà un impatto molto forte nei lavori a più basso contenuto professionale: favorirà, infatti, la sostituzione dei lavori manuali con attività di concetto (per l’81% del campione). I manager e gli imprenditori ritengono, infatti, che al di là dei benefici in termini organizzativi, l’introduzione di queste tecnologie, potrà avere effetti negativi sull’occupazione e l’esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato. In quest’ottica va letto il dato negativo sulle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro indicata dal 75% dei rispondenti.Un dato di grande interesse riguarda le modalità con cui i sistemi di intelligenza artificiale e robot si sono “integrati” in azienda. Per il 56% delle aziende l’impiego di queste tecnologie è stato a supporto delle persone, a riprova che queste sono da considerarsi principalmente un’estensione delle attività umane e non una loro sostituzione. Per il 33%, inoltre, tali sistemi sono stati impiegati per svolgere attività nuove mai realizzate in precedenza. Per il 42% delle aziende, invece, l’IA e i robot hanno sostituito mansioni prima svolte da dipendenti. Questi dati confermano la rivoluzione in atto nelle organizzazioni del lavoro e nelle attività di guida di tali processi che i direttori del personale saranno chiamati a svolgere ed è questa una delle ragioni principali che ha spinto l’AIDP ad investire nella realizzazione annuale di un rapporto che fornisca dati e informazione utili a capire meglio il futuro del lavoro nell’era dei robot e dell’intelligenza artificiale.
In generale l’intelligenza artificiale e i robot migliorano molti aspetti intrinseci del lavoro dipendente perché hanno favorito una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro in entrata e in uscita (38%); la riorganizzazione degli spazi di lavoro/uffici (35%); la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%); il lavoro a distanza e smart working (26%); la riduzione dell’orario di lavoro (22%).Le differenze tra percezione e realtà. Il Rapporto AIDP-LABLAW 2018, inoltre, ha messo a confronto l’opinione delle aziende che hanno già introdotto sistemi di Robot e intelligenza artificiale con quelle che non lo hanno ancora fatto. Le differenza principali che emergono riguarda l’atteggiamento verso queste tecnologie: molto positivo (75%) da parte delle aziende robotizzate, meno positivo (47%) per le aziende non robotizzate. In generale le aziende che non hanno introdotto sistemi di Robot e IA tendono a “sovrastimare” una serie di conseguenze negative che la pratica delle aziende robotizzate, invece, smentisce nei fatti. C’è quindi un tema di percezione delle criticità legate all’introduzione di queste tecnologie eccessivamente elevata rispetto alla condizione reale delle aziende chi le utilizza che al contrario, evidenzia soprattutto gli aspetti positivi.

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Primo rapporto 2018 AIDP – LABLAW su Robot e Intelligenza artificiale e lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Roma 23 ottobre 2018 presso la sede del CNEL (Viale Davide Lubin, 2, Sala Parlamentino) alla presenza di numerosi direttori del personale e relatori istituzionali e associativi Presentazione primo rapporto 2018 AIDP – LABLAW su Robot e Intelligenza artificiale e lavoro in Italia. L’AIDP, la principale associazione italiana per la direzione del personale e LabLaw, tra i principali studi giuslavoristici italiani, hanno promosso il primo rapporto 2018 su Lavoro, Robot e Intelligenza artificiale in Italia a cura di Doxa.Inizio lavori ore 11.00 Saluti Tiziano Treu, Presidente CNEL Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP
Presentazione risultati rapporto AIDP-LABLAW DOXA 2018 Enrico Cazzulani, Segretario Generale AIDP
Il futuro delle relazioni industriali nell’epoca dei Robot Francesco Rotondi, Giuslavorista, Avvocato e Co-founder LabLaw
Robot e direzione del personale: la ricerca AIDP Umberto Frigelli, Coordinatore Nazionale Centro Ricerche AIDP
Intervento di Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministro del lavoro (in attesa di conferma)
Dalle 11.45 alle 12.45
Tavola Rotonda: il l futuro del lavoro tra robot e intelligenza artificiale con:
Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP
Luca Failla, Giuslavorista, Avvocato e Co-Founder LabLaw
Marco Bentivogli, Segretario Generale Fim Cisl
Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice
Andrea Del Chicca, HR Director Ansaldo Energia
Chiusura lavori: ore 13.00

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Automazione: ai robot 75 milioni di posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Entro il 2025 più della metà dei lavori attualmente esistenti sarà svolta da un robot. È quanto prevede uno studio dell’autorevole World Economic Forum, secondo il quale nei prossimi 7 anni oltre il 50% delle attuali mansioni lavorative sarà eseguita da macchine automatizzate, contro il 29% di oggi.Tale trasformazione avrà un profondo effetto sulla forza lavoro globale. «Senza volere entrare nel merito se tale “progresso” porterà o meno ad una crescita della disoccupazione, quello che a noi preoccupa maggiormente è la possibile disumanizzazione dell’essere umano» spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.stefanobenemeglio.com), padre delle Discipline Analogiche, direttore scientifico dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it).Fino a pochi anni fa era impensabile potere indossare uno smartwatch per monitorare la nostra velocità o il nostro battito cardiaco, ascoltando musica, controllando le email e ricevendo nel contempo allerte sul meteo. Oggi invece tutto questo è diventato realtà e presto saranno disponibili sul mercato le prime interfacce uomo-device che sembrano arrivare direttamente da un episodio di Star Trek.A preoccupare gli analisti dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it) non è tanto l’automazione di 75 milioni di mansioni svolte oggi dall’uomo quanto gli effetti a livello psicologico e sociale di un’automazione a così grande scala.«Ed ancora più preoccupante è l’integrazione uomo-macchina. I nostri corpi saranno così trasformati nei controllori biologici dei nostri dispositivi digitali» sostiene puntualizza Samuela Stano, presidente dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it).La tecnologia si sta chiaramente spostando dall’esterno all’interno dei nostri corpi. Si va verso la creazione di circuiti flessibili stampati su pellicola che potranno essere applicati sulla nostra pelle consentendo un’ampia gamma di utilizzi diversi, dal supporto per il business ai sistemi che offrono consigli per la vita quotidiana.«Il cambiamento è tanto radicale da essere in grado di disumanizzare l’essere umano. L’unico modo per affrontarlo è la consapevolezza. Senza consapevolezza tutto questo progresso porterà ad alterare l’equilibrio psicologico, alla dipendenza emotiva, al narcisismo egoico e perfino al delirio di onnipotenza» specifica il padre dell’immenso patrimonio culturale rappresentato dalle Discipline Analogiche, Stefano Benemeglio. (AJ-Com.Net). AJ/LL 24 SET 2018 14:48 NNNN

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Nella società dei robot, fantasia e creatività salveranno economia e lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Tra le nuove professioni legate alla cultura e al turismo che i millennials possono intraprendere, ci sono per esempio le figure del “rigeneratore urbano”, che sta nella comunità e ne ridisegna spazi comuni e funzioni sociali, o quella dell’“audience developer”, in grado di far partecipare e crescere una comunità all’interno del progetto culturale e turistico del luogo. O ancora quella del data journalist, capace di integrare competenze comunicative e di storytelling con altre scientifiche, statistico-economiche e informatiche, leggendo e trovando nuove storie da raccontare dentro l’enorme mole di dati oggi a nostra disposizione. Dall’incontro rivoluzionario tra nuove tecnologie e patrimonio c’è oggi l’opportunità, per chi vuol diventare un professionista della cultura, di sviluppare una missione da “eroi”, intesi come persone con il coraggio di cominciare strade nuove attraverso la fantasia e la creatività che questo mondo robotizzato non può sostituire, persone in grado di avviare e intraprendere avventure inedite per aprire squarci di innovazione anche in realtà finora poco abituate a confrontarsi con il futuro. La riflessione è stata al centro della terz’ultima tappa del Future Forum della Camera di Commercio di Udine, quest’anno concentrato sulle “economie della bellezza”, cioè sulle potenzialità di un territorio come quello friulano, che ha una ricchezza aggiuntiva: cinque siti Patrimonio Unesco nel raggio di pochissimi chilometri, siti che rappresentano una immensa opportunità di sviluppo, anche occupazionale. Nella sede dell’Università di via Gemona a Udine, con tantissimi partecipanti e molti giovani delle scuole superiori e dell’Università, il confronto, moderato dal direttore If di Pisa e Digital strategy advisor di Gedi Gruppo Editoriale Claudio Giua, ha visto succedersi le diverse esperienze di Agostino Riitano, project and cultural manager del progetto Matera Capitale della cultura, Mirko Lalli, fondatore e ceo di Travel appeal, startup sviluppata in H-Farm che porta l’esperienza turistica a un nuovo livello migliorando l’attività tanto del turista quanto dell’azienda che opera nel settore, Marco Antonio Attisani, fondatore e Ceo di Watly, il primo computer, sviluppato in Friuli, che funziona a energia solare, purifica l’acqua, genera energia elettrica e permette la connettività, e Nico Pitrelli, responsabile comunicazione della Sissa di Trieste. Assieme a loro anche Andrea Zannini e Simonetta Minguzzi, direttore e docente del Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Udine. Per Zannini, «parlare di turismo culturale significa riflettere sulla partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria», ed è necessario, ha detto, «farsi carico della bellezza dei posti in cui viviamo con consapevolezza e affetto per la loro cura. L’uso intelligente del patrimonio culturale apre molteplicità di potenzialità che richiedono una formazione superiore». Se per la Minguzzi «l’innovazione tecnologica offre opportunità di rinnovare anche le professioni più tradizionali della cultura», Riitano ne ha portato gli esempi, evidenziando come si stiano consolidando «progetti di innovazione culturale in grado di generare processi di innovazione sociale. Mentre attivo nuovi modi di promuovere un sito culturale, attivo anche la comunità, le persone, il welfare. In Italia abbiamo mappato circa 2500 progetti di questo tipo e lì dentro ci sono professionalità e sensibilità che non provengono da percorsi formazione tradizionali». Professionalità con «l’attitudine a mettere in campo nuove idee, che sanno muoversi in contesti tendenzialmente ostili all’innovazione, che sono “antifragili”, prosperano cioè nel caos con spirito aperto, sapendo gestire anche il fallimento in maniera rapida e senza paura». Pitrelli, responsabile della comunicazione del progetto Trieste città della Scienza ha ragionato sulle potenzialità che proprio la scienza ha di generare nuove professioni, mettendosi oggi in relazione con competenze e realtà totalmente diverse, di cui è chiamata a risolvere problemi. Come nel caso dell’informazione e del giornalismo, messi in discussione dalle nuove tecnologie, cui però proprio l’integrazione con la scienza può aiutare a trovare nuova identità. Attisani di Wotly, ha poi sottolineato che «l’innovazione non risiede nello strumento tecnologico, perché il vero motore è lo spirito umano. Non dovete lavorare – ha detto ai più giovani – ma abbracciare una missione, scegliere un obiettivo per migliorare il mondo e perseguirlo come gli adulti di oggi non sono stati in grado di fare». Come ha rimarcato infine Lalli nel suo apprezzatissimo intervento, «in una realtà in cui «2617 volte al giorno consultiamo il telefono, passiamo il 70% del tempo da svegli guardando media, la nostra capacità di attenzione è crollata da 12 secondi a 8 (un pesce rosso ne ha 9) e il 39% dei millennials dichiara di avere un rapporto emotivo con il proprio cellulare abbiamo l’opportunità unica di valorizzare anche umanità e identità culturale con le nuove tecnologie. Dobbiamo però capirle e padroneggiarle». Per Lalli, sono due le grandi tendenze, già rivoluzioni in atto: «la tecnologia blockchain, non tanto per le criptomonete ma per la sua capacità di rivoluzionare completamente Internet e la fruizione che noi abbiamo dei servizi, e in secondo luogo l’intelligenza artificiale. Nei prossimi 10 anni – ha concluso – sappiamo che spariranno tanti lavori, ma saranno tutti lavori utili per risolvere problemi semplici. Rimangono aperti tutti i lavori in grado di risolvere problemi complessi. E poi la nostra creatività: non c’è in questo momento una intelligenza artificiale che possa sostituirla».

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Symposium présentant le premier robot de préparation de médicaments au monde avec un dispositif de transfert en système clos

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

New York, /PRNewswire/ L’ISOPP 2018 aura lieu à Shanghai, en Chine, au Kerry Hotel Pudong, du 11 au 13 avril 2018. Le symposium d’Equashield se tiendra de 12h30 à 14h le mercredi 11 avril. Son symposium satellite lors de l’ISOPP 2018 se concentrant sur la robotique pour les médicaments cytotoxiques comprendra des experts de premier plan et une présentation en réalité augmentée du robot de préparation de médicaments dangereux Equashield Pro Equashield (equashield.com), fournisseur de premier plan dans le domaine des dispositifs de transfert en système clos (CSTD) pour médicaments dangereux, a annoncé aujourd’hui que la société dirigera un symposium examinant l’utilisation de la robotique dans la manipulation de médicaments cytotoxiques à l’occasion de l’International Symposium on Oncology Pharmacy Practice (ISOPP).
Ce symposium présentera Equashield Pro, le premier robot de préparation de médicaments utilisant la technologie exclusive CSTD d’Equashield. Il abordera également le rôle qu’Equashield Pro va jouer en augmentant la production de médicaments dans les pharmacies, tout en assurant la sécurité des pharmaciens.Le symposium comprendra des présentations d’experts du secteur de premier plan :
Yaakov Cass, pharmacien de district émérite pour le ministère de la Santé israélien, sur le thème La robotique pour les médicaments cytotoxiques : la dernière frontière.
Le Dr Salim Hadad, directeur du département des services pharmaceutiques au Centre médical Rambam, sur le thème Quel rôle peut jouer Equashield dans le maintien de la sécurité des pharmaciens.
Le symposium d’Equashield inclura également une démonstration réalité augmentée du robot Equashield.Employant des technologies robotiques avancées, Equashield Pro permet la préparation rapide d’une variété de doses de chimiothérapie spécifiques au patient grâce à une méthode qui raccourcit le flux du processus tout en réalisant plusieurs tâches simultanées. Comparable en taille à une enceinte de sécurité biologique standard, il s’intègre facilement dans les pharmacies hospitalières, tandis que le logiciel de vérification des doses protège contre les cas d’erreurs d’identification et de dosage de médicaments. https://www.equashield.com/.

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FIBO Group presenta il robot

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

LIMASSOL CyprusLIMASSOL Cyprus/PRNewswire/La Società FIBO Group Holdings annuncia l’inizio del servizio di trading automatico di azioni nell’ambito del servizio Stocks.Ai clienti viene garantito l’accesso a oltre 8.000 strumenti finanziari, molti dei quali rappresentati da CFD per azioni e ETF (Exchange Traded Funds). Ciò consente di guadagnare sia in termini di crescita, sia in caso di ribasso delle azioni, utilizzando la leva finanziaria. Il deposito minimo di un conto di trading per Azioni è solo 1000 Euro.L’automatizzazione del trading, vale a dire l’uso di consulenti di trading, è rappresentata dai robot, i quali consentono di applicare le strategie di trading più complesse, rispondere istantaneamente agli eventi del mercato e agire su un piano attentamente pianificato.L’impostazione di un robot commerciale non causerà la difficoltà a coloro che hanno già utilizzato questa funzione della piattaforma di MetaTrader4. Per impostare una strategia di trading, occorre accedere al proprio account Umstel. La prima pagina del terminale Web mostra il numero personale e il saldo dell’account, indicatori di trading iniziali, grafici delle quotazioni di borsa, un campo per il trading in un clic e una sezione con le azioni preferite. Nella parte inferiore dello schermo è presente la voce Strategies Builder, la quale consente di creare, configurare e testare il proprio consulente di vendita.Nella Strategies Builder sono già state impostate dieci strategie, comprese quelle basate sul rilevamento dei prezzi di Apple e della SPY statunitense. Ciascuna può essere aperta per essere visualizzata, nonché attivata; una volta abilitata la seconda funzionalità, il robot inizierà a fare trading direttamente sul server, non è necessario lasciare il terminale di trading attivo.
Il sistema consente inoltre di modificare le strategie, duplicarle, rinominarle, correggerne le descrizioni o eliminarle. La duplicazione è necessaria per sperimentare diverse versioni di strategie, apportare modifiche e quindi confrontarle con dati storici.Chiunque voglia creare una strategia, potrà farlo impostando un insieme di regole per le operazioni di acquisto e la vendita ed è possibile anche utilizzare gli indicatori disponibili, i quali sono divisi in gruppi: trend, oscillatori, volumi, volatilità.Queste possibilità non sono terminabili: sono disponibili anche i valori dei parametri per gli oscillatori per determinare il livello delle attività di ipercomprato o ipervenduto.
E’ possibile inoltre impostare regole per le quali Stop Loss e Take Profit si azionano (sia in punti che in percentuale).Per testare la strategia si potrà eseguire un backtest, oltre a impostare il livello di Take profit e Stop loss nel valore assoluto del profitto o della perdita, per tutte le transazioni aperte della strategia. E’ anche possibile prendere in considerazione i costi delle commissioni per effettuare transazioni, opzione indispensabile per valutare con precisione la qualità della propria strategia di trading, ottenendo molto rapidamente una valutazione obiettiva del lavoro.
Si può iniziare a fare trading con un account reale o il demo. La piattaforma Umstel non è installabile sul computer e non dipende dal fatto che il browser sia aperto o chiuso, né dal fatto che il trader abbia o meno una connessione Internet. L’account e l’advisor configurato si trovano direttamente sul server Fibo Umstel, che consente di essere costantemente in condizioni di lavoro, e di rispondere molto rapidamente alle variazioni dei prezzi degli strumenti selezionati. È possibile creare diversi consulenti, in base al numero di strumenti di trading, formando un portafoglio di investimenti.SOURCE fibogroup.it

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SEAT illustra l’attività quotidiana dei robot autonomi

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

robotUna luce blu si accende nel magazzino dei motori alle cinque del mattino. È la luce di uno dei 125 robot dell’impianto SEAT di Martorell, che inizia il suo percorso in una delle officine, e che percorre fino a 2.800 viaggi al giorno. Ecco come funzionano questi robot mobili:
– 125 robot e 7.000 dipendenti: Il robot scansiona un codice a barre per verificare quale componente sta trasportando, e un sensore apre la porta del magazzino per consentirgli di proseguire nel tragitto. Ecco come inizia la giornata di alcuni dei 125 veicoli a guida automatica, incrociandosi con altri veicoli e alcuni dei 7.000 dipendenti dell’impianto in quella che sembra una performance di danza sincronizzata. I robot automatizzati trasportano motori, scatole del cambio, ammortizzatori o finestrini, con un carico massimo individuale che arriva fino a 1.500 kg.
– Un viaggio sulla Luna fra semafori e pedoni: Ogni anno, i veicoli a guida automatica percorrono oltre 436.000 km, una distanza superiore a quella che separa la Terra dalla Luna. Nel seguire gli itinerari preimpostati, i robot sanno quando devono fermarsi se vedono un semaforo rosso o se incrociano un operatore, grazie alla visione perimetrale a 360°.
robot1– Muoversi nella “galassia dei robot”: I veicoli a guida automatica dell’impianto di Martorell seguono 40 percorsi guida impostati tramite binari magnetici impiantati nel pavimento. Ogni tragitto ha una durata che va da 1 a 7 minuti. In questi tragitti, i robot seguono i circuiti di guida e riducono automaticamente la velocità in curva per non perdere stabilità quando trasportano carichi pesanti, e sono in grado di mantenere la distanza di sicurezza.
– Controllo a distanza: Cinque dipendenti configurano e, se necessario, modificano a distanza le impostazioni sull’itinerario seguito da tutti i veicoli a guida automatica da una stanza di controllo. Un server centralizzato raccoglie informazioni dal software installato in ogni robot, e la posizione esatta di tutti i robot viene indicata con un simbolo numerico sugli schermi presenti nella stanza.
– Condivisione dell’intelligenza nell’Industria 4.0: La quarta rivoluzione industriale consente agli operatori di controllare i processi per ottimizzare i processi decisionali e fare in modo che siano i robot collaborativi a eseguire le attività più pesanti e ripetitive. (foto: robot)

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La chirurgia ortopedica ai tempi del dr. Robot

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

robot chirurgicoSecondo la definizione corrente, la chirurgia robotica (Robotic Assisted Surgery) utilizza mezzi robotici che consentono all’operatore di praticare un intervento chirurgico manovrando, a distanza, un robot non completamente autonomo, ma in grado di eseguire manovre comandate. Dall’inizio del secolo, quando la FDA americana diede il via libera all’impiego del primo robot chirurgico, si calcola che i robot abbiano eseguito oltre 4 milioni di interventi nel mondo. In Italia, si stima che siano tra i 12 e i 15 mila gli interventi operatori compiuti ogni anno con l’impiego di un sistema robotico. Al momento attuale ne operano nel mondo circa 4 mila, dei quali un’ottantina sono attivi in Italia. Dal 2009 la chirurgia robotica è realtà anche in ambito ortopedico, in particolare per la chirurgia protesica articolare dell’anca e del ginocchio. Introdotta in Italia nel 2011, grazie al sistema con braccio robotico MAKO, si stima siano già stati eseguiti nel nostro Paese 3 mila interventi con questa tecnologia. Il sistema è oggi presente in 12 ospedali pubblici e privati in Italia e in oltre 400 centri nel mondo.“La chirurgia ortopedica e traumatologica hanno, nel nostro Paese, una storia lunga e gloriosa. Basti pensare che la SIOT – Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia è nata nel 1891”, dice Giuseppe Sessa, professore ordinario di Clinica ortopedica e traumatologica all’Università degli studi di Catania e Presidente SIOT. “In questi anni – prosegue – la specialità si è via via evoluta, con l’adozione e l’introduzione di nuovi materiali e nuove tecnologie di intervento, tra le quali la tecnologia robotica”.
La chirurgia ortopedica robotica è stato uno dei molti argomenti scientifici di stretta attualità al centro del 102° Congresso nazionale SIOT, da poco conclusosi a Palermo. “Abbiamo trattato il tema delle fratture complesse dell’arto superiore, che oggi, grazie al miglioramento delle tecniche, all’approccio multidisciplinare ed al ‘timing’ di trattamento, permette di conservare l’arto e recuperarne la funzione in situazioni che, in passato, avrebbero probabilmente richiesto interventi demolitivi”, spiega Michele D’Arienzo, Direttore della Clinica ortopedica e traumatologica dell’Università di Palermo, che ha presieduto il congresso insieme a Ernesto Valenti, Responsabile Ortopedico, Casa di cura “La Maddalena” di Palermo. “Abbiamo affrontato il fondamentale tema delle infezioni, che mettono spesso a dura prova le nostre capacità di chirurgo – aggiunge Valenti. A fronte di oltre 160 mila interventi di protesi e revisione di anca, ginocchio, spalla, caviglie e gomito eseguiti ogni anno in Italia, più di quattromila pazienti devono, infatti, fare i conti con infezioni chirurgiche post-operatorie. Sotto questo aspetto, la tecnologia robotica, grazie alla minore invasività, dovrebbe garantire migliori risultati”.“Il primo intervento di chirurgia ortopedica con tecnologia robotica venne effettuato in Italia nel 2011 applicando una protesi monocompartimentale di ginocchio”, racconta Fabio Catani, Direttore Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia, Dipartimento Scienze mediche chirurgiche materno infantili e dell’adulto, Università di Modena e Reggio Emilia. “I vantaggi del sistema con braccio robotico MAKO attualmente disponibile sono numerosi, per il chirurgo e per il paziente”, spiega Catani. “Consente infatti, interventi più accurati, meno invasivi, con riduzione dei tempi di recupero e delle complicazioni post-operatorie. Infatti, garantisce la massima precisione nel posizionamento della protesi d’anca o di ginocchio (sia monocompartimentale sia totale), le tre applicazioni per le quali è stato sinora validato. Grazie all’esecuzione di una Tac prima dell’intervento, che permette una scansione tridimensionale dell’area in cui andrà impiantata la protesi, il chirurgo può pianificare nel minimo dettaglio le azioni che il braccio robotico eseguirà durante l’operazione. Ciò consente di rispettare al meglio i tessuti ossei, articolari e muscolari coinvolti e di ridurre gli errori di posizionamento della protesi, con una efficacia ben superiore a quella dell’intervento chirurgico tradizionale, in base a indicatori che tengono conto della soddisfazione del paziente, dei parametri clinici e delle complicanze”.In Italia, secondo i dati del report 2016 del Progetto Riap (Registro italiano artroprotesi), coordinato dall’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con Ministero della salute, SIOT, numerose Regioni, Assobiomedica e Apmar – Associazione pazienti con malattie reumatiche, si eseguono annualmente oltre 175 mila interventi di protesi articolare (dati 2014), con una crescita del 70 per cento dal 2001, in cui questi interventi erano stati poco più di 103 mila. Il 56,8 per cento degli interventi (circa 99.500) riguarda l’anca, il 38,4 per cento (circa 67.300) il ginocchio, con il rimanente 3,8 per cento a carico delle altre articolazioni (spalla, gomito, polso, caviglia).

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Sarcos Robotics Awarded SBIR Phase II Contract to Develop a Full-Body Exoskeleton for Logistics Applications

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

robotSarcos® Robotics, a global leader in the production of robots that combine human intelligence and dexterity with the strength, endurance and precision of machines to improve efficiency and reduce occupational injuries, today announced that it has been awarded a Small Business Innovation Research (SBIR) Phase II contract from the United States Air Force to develop a full-body exoskeleton for logistics applications. “We are gratified to have the opportunity to expand the scope of our exoskeleton development efforts with the U.S. military to include a full-body logistics version capable of enhancing strength and endurance for logistics applications, including activities such as pushing and pulling, loading and unloading crates, and carrying payloads over a wide variety of terrains,” said Ben Wolff, chairman and chief executive officer of Sarcos. “The deployment of logistics exoskeletons in the military holds the promise of being a true force multiplier, augmenting human strength and endurance while reducing the risk of injury.”

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Vuoi imparare a programmare un robot?

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

robotLa Settimana europea della programmazione è un’iniziativa organizzata da volontari e coordinata dagli ambasciatori del digitale che mira a far conoscere la programmazione grazie ad eventi in cui persone di tutte le età possono imparare a creare applicazioni e siti web o a programmare un robot. La sua quinta edizione durerà eccezionalmente due settimane, dal 7 al 22 ottobre, e proporrà più di mille attività che animeranno il mondo digitale ai quattro angoli d’Europa e non solo.Nel quadro della strategia per un mercato unico digitale, la Commissione europea sostiene la Settimana europea della programmazione e altre attività indipendenti che mirano a sviluppare le competenze digitali.
Il 9 ottobre al Berlaymont la Commissione organizzerà un evento per festeggiare il quinto anniversario della Settimana europea della programmazione, con la partecipazione della Commissaria per l’Economia e la società digitali Gabriel e del Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport Navracsics. I due Commissari prenderanno parte a un seminario sulla programmazione durante il quale i visitatori potranno testare diversi progetti, dai robot alle stampanti 3D e molti altri strumenti informatici, elaborati da studenti di associazioni come BeCode, Le Wagon, MolenGeek e Techies Lab. Scorrendo la mappa sul sito codeweek.eu puoi trovare gli eventi nella tua regione, organizzati da scuole, organizzazioni senza scopo di lucro, imprese, biblioteche e altri appassionati di programmazione.

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