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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘Romano Prodi’

Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “L’accordo con Bruxelles era ovvio, si scontravano due debolezze”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Sul deficit era chiaro che si sarebbe arrivati al 2 per cento”. Lo ha detto Romano Prodi, ex Presidente della Commissione europea, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. “Lo voleva Tria e l’Europa poteva accettarlo. Poi per motivi di politica interna comprensibili, ma dannosi, si è messa un’asticella più alta, l’Ue l’ha messa più bassa, e infine si è trovato una specie di compromesso intorno al 2 per cento”. “Perché – ha aggiunto Prodi – è debole l’Italia è debole l’Ue ed è debole la Commissione e il compromesso a questo punto diventa necessario”. Infine, Prodi, ha parlato anche del caso Brexit, spiegando che la situazione è molto simile: “si vuole evitare il danno maggiore: cioè la rottura violenta che ponga senza regole l’uscita della Gran Bretagna, per cui ci rimetterebbe moltissimo la Londra, ma un poco anche l’Europa”.
Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “Prima o poi anche Salvini nel Partito popolare europeo”.
“Se il Partito popolare europeo ha un suo candidato, Weber, si sposta a destra, quindi tiene dentro Orban, e prima o poi ci sarà anche Salvini, e il centro sinistra presenta un candidato unico, ci potrebbe essere una grande e bella battaglia alle elezioni europee”. Lo ha detto il presidente Romano Prodi a 24Mattino con Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Rispondendo a una domanda sulla debolezza dell’Europa al cospetto di Stati Uniti e Cina e sulla mancanza di un leader. “Le elezioni fanno i leader. Questo riporterebbe la politica in Europa, perché negli ultimi anni c’è stata solo tecnica e burocrazia – ha aggiunto l’ex presidente della Commissione europea a Radio 24 – E allora potremmo ancora parlare nel mondo.” Prodi ha aggiunto: “Molto molto difficile. Però c’è una strada per tornare a contare nel mondo, se non la percorriamo facciamo come gli Stati italiani dopo il Rinascimento: non hanno contato più nulla”.
Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “Mi arrabbiai molto quando Renzi tolse le bandiere europee da Palazzo Chigi”
“Solo una volta è stata tolta la bandiera europea con mia grandissima rabbia”. Lo ha detto il presidente Romano Prodi a 24Mattino con Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Rispondendo alla domanda di un ascoltatore che gli diceva di non avere intenzione di esporre la bandiera europea ma soltanto quella italiana, Prodi ha spiegato: “Le due bandiere non sono incompatibili, per le elezioni italiane si metta quella italiana, per le elezioni europee si metta quella europea. Sono queste le nostre due bandiere, soltanto una volta sono state tolte quelle europee con mia grandissima rabbia”. “Non ho chiamato Matteo Renzi dopo quell’episodio – ha continuato Prodi – un privato cittadino parla solo se interrogato, non interroga. Credo però che lui debba decidersi o sta fuori o dentro alla politica, non può stare in mezzo all’uscio.”
Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “Non so ancora se andrò a votare alle primarie del Pd, mi facciano prima capire quali sono i programmi. Per ora manca la politica”
“Mi facciano capire qual è il programma allora posso anche giudicare, non è il numero dei candidati di cui abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di idee grandi, sul problema dei giovani, sulle diseguaglianze”. Lo ha detto il presidente Romano Prodi a 24Mattino con Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Andrà a votare ai gazebo? “Non lo so ancora – ha risposta Prodi a Radio 24- se andrò a votare a marzo, occorre far politica, occorre che la gente venga messa di fronte a degli obiettivi. Uno potrà essere contro Corbyn ma ha spiazzato tutti perché ha messo delle idee sul tavolo”

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Politica: I grandi tessitori

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

berlusconi_pensieroso.medium_300In questi giorni assistiamo a due rientri alla grande nell’agone politico. Sono Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Due facce che hanno avuto un passato molto diverso ma che li accomuna il loro carisma che li ha condotti al centro dell’attenzione mondiale anche se con alterne fortune. Prodi è stato tradito dai suoi alleati che lo hanno costretto all’esilio politico e Berlusconi si è affossato nelle sabbie mobili della giustizia. Ora si ripropongono, sia pure a modo loro, sebbene l’obiettivo finale ha lo stesso fine: presentarsi come i “grandi aggregatori” nelle loro rispettive aree di provenienza. Prodi interviene dopo che l’esercito delle cavallette renziane ha fatto terra bruciata nel campo PD, mentre Berlusconi deve vedersela con l’astro nascente Salvini in quanto ha il difetto d’essere un lepinista anche se sembra abbia trovato il modo di “congelarlo” lasciandolo alle sue esternazioni populiste per poi riuscire, alla resa dei conti elettorale, di riportarlo nella sua area di “moderati” come ha già fatto con il suo predecessore Bossi.
Resta il problema non da poco di dover imporre la loro leadership, soprattutto per ragioni anagrafiche, ai giovani “rampanti” che possono vederli come nonni fondatori ma non certo capaci di proiettarsi nel futuro. Ma questo diventa un aspetto irrilevante se non ci rendiamo conto che siamo al declino fatale Prodi Berlusconidelle ideologie e che oggi il confronto si rende sempre più duale tra chi è e chi ha. Siamo al cospetto di due diritti inalienabili e che sono il diritto alla vita e a vivere. Il primo è la naturale continuità del secondo per quanto abbiamo cercato in tutti i modi di volerlo esorcizzare. In altre parole non si può rendere sacro il diritto alla vita per poi negarla nel prosieguo lasciando morire di fame e di malattie milioni di essere umani a partire dalla prima infanzia, rifiutando persino l’assistenza sanitaria, come sta accadendo negli Stati Uniti ovvero nel cuore di un paese ricco, a chi ha redditi di lavoro modesti o è senza un impiego. Se noi neghiamo a prescindere dal colore della pelle, dei natali e da dove si è nati ai nostri simili un’istruzione adeguata, un tetto sotto cui ripararsi dalle intemperie, un lavoro, l’assistenza sanitaria e una vecchiaia serena che senso ha proclamare il diritto alla vita se questa vita ce la giochiamo martoriandola in tutti i modi? E allora non chiediamo un revival della politica dei vecchi e dei nuovi leader senza contenuti ma semmai personaggi che sappiano dimostrarci la via giusta per fare del diritto alla vita e a vivere la loro e nostra principale mission. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Prodi: Luci ed ombre della globalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

romano prodiTIRANA – In un intervento al Panel su “La gratuità e il mercato globale” all’Incontro internazionale “La pace è sempre possibile” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Tirana, l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi ha detto: “Non condanno la globalizzazione senza la quale un miliardo di persone non sarebbe arrivato ad una vita decente”. Tuttavia “con la globalizzazione è aumentata la disuguaglianza, perché da quando si è avuta l’affermazione del modello Reagan -Thatcher per il quale chi mette le imposte perde le elezioni, prima sono state colpite le classi più basse e ora la classe media”. Successivamente Prodi ha sostenuto che “quando il Papa dice che il mondo è troppo regolato dal ‘dinero’, descrive una realtà globale. Noi dobbiamo correggere la realtà, e deve essere lo Stato a regolare il mercato in modo che l’aiuto reciproco vada nella giusta direzione”. Prodi ha parlato anche della questione dei rifugiati, e ha ricordato che “la gratuità viene esaltata quando si vive in un clima di giustizia sociale. Sui rifugiati era tutto fermo. Poi un governante (Angela Merkel, n.d.r.) dà un messaggio politico e si sblocca tutto, perché tutto era dominato dalla paura”.
Nello stesso Panel il Vescovo di Frosinone Mons. Ambrogio Sperafico ha sostenuto che “la logica del dono sembra scalzata dalla logica della finanza e del denaro; il mercato sembra ingovernabile. Una società così non può che vivere di paura e addossare le nostre paure agli elementi di disturbo, come è accaduto con i profughi”. “La dittatura del materialismo – ha aggiunto Mons. Sperafico – si avverte anche in Africa e in Asia, in Paesi poveri nei quali si sviluppa una teologia della prosperità. Per questa mentalità e per questa teologia la vita è un’opportunità da cogliere ed il gratuito qualcosa che non conta. Invece la cultura del gratuito reintroduce l’umano nel cuore della vita degli uomini, emancipa dalla solitudine delle proprie sofferense e ricrea quell’umanesimo di cui abbiamo bisogno ed un nuovo antropocentrismo in dialogo col mondo e non più centrato sull’io”.

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Perché il Pd non è più credibile?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2013

Perché ha fatto cadere per ben due volte il governo Prodi per le proprie faide interne? Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha lasciato che i parlamentari fossero corrotti per far cadere un governo pur essendone consapevole e solo oggi la magistratura ha potuto farlo per merito di altri? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nell’ultima tornata elettorale facendosi quasi raggiungere dal pdl pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania dove siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché permette oggi che si demonizzi la magistratura senza richiamare il paese a raccolta per difendere un’altra giustizia quella sociale e il diritto al lavoro? E i perché dovrebbero continuare all’infinito perché ci troviamo al cospetto di un movimento che sta perdendo importanti pezzi con la storia, la civiltà e la democrazia. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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A carte scoperte

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2013

Un segnale è stato percepito dagli italiani e pare che taluni fatti lo confermino dando ragione a Grillo che sostiene le intese sottobanco tra il Pd e il Pdl. Se andiamo a rivisitare tutta la storia politica italiana dal 1993 ad oggi che è stata caratterizzata dall’ascesa di Berlusconi e le sconfitte subite da Romano Prodi non dalle urne ma dai siluri lanciati dai suoi alleati mi pare evidente che il malessere proviene solo da una parte. Ora sembra che ci risiamo con un “timido” Bersani che lascia l’iniziativa a Berlusconi e sembra voglioso di vederlo vincere per gestire un post-Monti che è tutto in salita per gli enormi problemi che ha lasciato soprattutto sulla mancata equità dei sacrifici imposti agli italiani senza offrire loro l’opportunità di una crescita economica e industriale la sola capace di dare ossigeno alle imprese e porre un freno alla disoccupazione e alla precarietà del lavoro.
Di ricette ve ne sono molte e talune di esse sono valide per tentare un’inversione di tendenza ma ci vuole un “uomo forte” e Bersani senza volerlo, ovviamente, ammettere esplicitamente lo ha indicato in Berlusconi. Questa è la contraddizione che i grillini hanno avvertito e i loro elettori hanno intuito. Ora per far esplodere il sistema occorre che il Pd getti la maschera e si allei con il Pdl e tra qualche anno si ritornerà alle urne dove la resa dei conti si farà tra il Pdl e il Movimento Cinque stelle, mentre il Pd è destinato a sparire.
Se Bersani e i suoi amici della “vecchia guardia” non se ne rendono conto, sebbene molti segnali lo stanno a dimostrare, lo stacco con gli elettori continuerà ad essere vistoso perchè il vizietto degli inciuci alla fine fa il suo tempo mentre non si possono affrontare i problemi e le riforme strutturali con un Pdl che, di là dei proclami di maniera, è votato alla conservazione dei privilegi in primo luogo del suo “padrone”.
Come uscirne? Con un atto di coerenza e di onestà. Bersani dovrebbe ammettere che lui ha creato un capolavoro “vincendo per perdere” ed è giusto che dopo questo pasticciaccio passi il testimone ad altri. Da leader non è riuscito ad essere credibile lo sarà ora per resituire dignità e futuro al suo partito? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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I “brogli” di Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2013

«Ogni volta che parla di brogli riferendosi alle elezioni del 2006 Berlusconi travalica il terreno suo abituale, quello ossessivo delle bugie, per sconfinare nel campo della rimozione della realtà. Con la bufala dei brogli – mai documentata, banalmente perché falsa – l’ex presidente del Consiglio nasconde a se stesso anzitutto il fatto di essere stato sconfitto da Romano Prodi, e neanche una volta sola. Oggi ritorna sul punto. E lo fa per trovare un alibi al pasticciaccio delle liste che compongono la coalizione di centrodestra. Un tentativo di raccattare il raccattabile legittimato, a suo dire, dalla necessità di evitare quanto avvenuto nel 2006. Così questioni serissime finiscono nel calderone della campagna da avanspettacolo di Berlusconi, che mette insieme tutto, da Samorì a Saverio Romano, da Crosetto a Storace, da Stefania Craxi ai pensionati, e per giunta lo condisce con menzogne che addirittura mettono in discussione la legittimità di una tornata elettorale o il ruolo del Viminale. Siamo confidenti che gli italiani bocceranno con un voto pieno e inequivocabile questo ennesimo, gravissimo, schiaffo alla verità, alla decenza e anche alla memoria della nostra storia recente”. Lo dichiara Paola De Micheli, deputato uscente e candidato Pd alla Camera in Emilia Romagna.

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Presidente della Repubblica: Un sondaggio del “Messaggero”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Italiano: Foto con Romano Prodi e Silvio Berlu...

Italiano: Foto con Romano Prodi e Silvio Berlusconi, imitati rispettivamente da Corrado e Sabina Guzzanti. Nel mezzo dei due, Serena Dandini (Photo credit: Wikipedia)

Chi vorreste per presidente della Repubblica dopo Napolitano?
Berlusconi 10,0 %
Bindi 6,1 %
Bonino 10,7 %
Casini 1,5 %
Letta 4,0 %
Monti 13,9 %
Prodi 15,0 %
Nessuno di questi 36,7 %
Quello che viene mostrato è un sondaggio informale del Messaggero, copiato alle h.- 11,30 che precisa:
“le rilevazioni online del Messaggero non hanno un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.”
Ed è proprio quello di esprimere la propria opinione che preoccupa e dimostra l’inconsistenza di ciò che ancora pensa l’elettorato italiano. I dati preoccupanti sono due: il 36% che non opera una indicazione e il 10% che indica in Berlusconi il più gradito dei candidati a succedere a Napolitano.
E’ ormai da settimane che pavento una tale nefasta ipotesi; tutto l’attuale comportamento del cavaliere lo lascia pensare: sparito dalla circolazione non interviene nel dibattito sulle riforme, delegando Al Fano a fare il segretario del PdL come se lo fosse sul serio. Ogni tanto fa sentire un suo bisbiglio, ma solo per approvare le decisioni del governo Monti e partecipare, secondo le sue mire, al consenso che Monti ottiene.
Dietro le quinte non si muove foglia nel PdL che Silvio non voglia e lo si vede dai provvedimenti che via via vengono adottati; provvedimenti penalizzanti sempre le medesime vittime del capitalismo liberista, mentre un timore deferente impedisce di realizzare la tanto dichiarata equità attraverso una rigorosa patrimoniale, con il bando d’asta per le frequenze TV, con le nomine RAI, con la riforma della legge elettorale, con il rispetto rinnovato alla magistratura.
L’operazione di Berlusconi può essere ridefinita come una riverniciatura della carrozzeria di una vecchia auto, che si vorrebbe esibire al pubblico consenso per un’adozione estemporanea; nascondendo però che i freni (specialmente quelli inibitori) sono andati, il motore è fuso, gli ammortizzatori (specialmente quelli sociali) mai funzionanti; nulla è rimasto di quell’auto (ben fornita solo di predellini da dove arringare la claque convenuta) che ha illuso gli italiani promettendo monti (ce ne consegnò addirittura 3, ma per fortuna adesso ne abbiamo uno solo, ma anche lui non soddisfa le reali esigenze della nazione, che non vede provvedimenti di sviluppo, crescita ed equilibrio sociale) e mari.
Nel sondaggio emerge Prodi con il 15% dei consensi, seguito da Monti con il 13,9% e Bonino al 10,7; quindi quel 10% a Berlusconi che genera ansia, fastidio, perché frutto della nuova recita a soggetto che è stata imposta al cavaliere dai suoi esperti di immagine, che lo hanno convinto a non esibirsi in pubblico perché perderebbe ulteriormente la faccia, e non vincerebbe mai le elezioni che rappresenterebbero il solo viatico per imporsi al Quirinale.
Ne vien fuori la logica deduzione che ogni voto espresso per il PdL o partiti associati diventa una spinta che si offre al cavaliere per soddisfare le sue esigenze di impunità penale. (Rosario Amico Roxas)

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“Da moneta unica a unica moneta”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Torino al 09/03/2012 Al 14/04/2012 Via Solferino, 7,Presso: Piemonte Artistico e Culturale Mostra di vignette sull’euro umoristiche per i primi dieci anni dell’euro. La organizza il Consiglio Regionale del Piemonte a Torino, dal 9 marzo al 14 aprile 2012, nei locali del Piemonte Artistico e Culturale di piazza Solferino 7 a Torino.
La mostra “Da moneta unica e unica moneta” è stata curata dal disegnatore Dino Aloi in collaborazione con Amalia Angotti, Milko Dalla Battista, Claudio Mellana e Giovanni Sorcinelli. Oltre 200 vignette compongono la mostra che ha l’intenzione di far sorridere su un argomento particolarmente attuale e delicato, per esorcizzare e nello stesso far discutere di un problema che ci riguarda tutti.Le tavole a colori sono divise in quattro sezioni. La prima “Tracce d’Europa”, è una cronologia storica che parte dall’Ottocento, quando non si parlava di Europa unita ma piuttosto di guerra, ed arriva alla fine delle monete nazionali con l’introduzione dell’euro. In altre due sezioni “Verso l’unità europea” e “L’euro si avvicina” sono raccolte di opere di autori di tutto il mondo realizzate nel 1997, un momento in cui non si vedevano ancora le potenzialità dell’euro. Intanto, anche in paesi lontani come la Cina o le Filippine, la Russia o il Giappone, ci sono autori che disegnano l’euro, parlando di ‘moneta unica’ con sarcasmo e malizia. L’ultima sezione “Buon compleanno euro” espone tavole realizzate appositamente per l’iniziativa con l’apporto di disegnatori di tutta Europa, non solo delle 17 nazioni che hanno introdotto l’euro. Tra gli autori italiani: Bruno Bozzetto (inventore del Signor Rossi), Sergio Staino (ideatore del personaggio Bobo), Fabio Sironi (collaboratore de Il Corriere della Sera, Benny (collaboratore di Libero), affiancati da autori europei come l’austriaco Pismetrovic, i francesi Rousso e Million e il polacco Szumowsky. Il catalogo (edito da Il Pennino) contiene tutte le opere esposte ed è arricchito dagli interventi critici di Nerio Nesi e Claudio Mellana e dai colloqui con i ministri Elsa Fornero e Francesco Profumo, Emma Bonino e Romano Prodi, e con Angelo Miglietta segretario generale della Fondazione CRT e Andrea Beltratti presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.

 

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La politica del conoscere, amare, servire

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

Se limitiamo la nostra riflessione sugli ultimi accadimenti che hanno assegnato alla politica una svolta comportamentale discontinua rispetto al passato dobbiamo necessariamente parlare degli uomini che l’hanno gestita e quelli che lo hanno permesso con il loro consenso elettorale. La grande svolta l’abbiamo avuta con la caduta del muro di Berlino. Con essa si è dissolta una ideologia che aveva celebrato il primato del capitalismo di stato nei confronti di quello privato. Seguì un risveglio di perbenismo con una magistratura che prese di mira chi aveva fatto della politica un mercimonio. Ma crebbe anche la grande paura di una cospicua parte dell’elettorato per il vuoto creato da una Democrazia Cristiana trascinata nel fango dall’indegnità di taluni suoi uomini. Fu l’occasione che permise ad un parvenu dell’imprenditoria della comunicazione, che aveva già assaporato il piacere di gestire la politica nell’ombra, di uscire allo scoperto e fondare un partito sui resti di quelli che si erano dissolti. Creò anche le premesse per alleanze, ritenute proibitive, sia recuperando i voti del Msi, poi destra nazionale del fu già Giorgio Almirante e poi di Gianfranco Fini, sia con la Lega di Bossi con la sua idea della Padania e un vago sentore separatista. Questo nuovo leader non poté, comunque, sottrarsi al suo passato, al suo modo disinvolto di gestire i propri affari che, come tanti nodi, arrivarono puntualmente al pettine. E da 17 anni se li porta dietro non riuscendo a liberarsene del tutto, nonostante i numerosi marchingegni adoperati grazie anche alle acquisite leve del potere esecutivo e legislativo. Ma, pur con il grande potere che si è conquistato, e che lo ha convinto che tutto ora gli è permesso, forse non si è ancora reso conto che i “cinici e rassegnati italiani” non sono gli gnoccoloni che pensa ma lo hanno votato solo per necessità e non per virtù: si sono semplicemente turati il naso. Nonostante ciò vi è stato l’uomo che l’ha battuto elettoralmente e per ben due volte ma se ha gettato la spugna deve dire grazie ai suoi stessi alleati. Quest’uomo si chiama Romano Prodi. Ora neutralizzato il rivale più pericoloso continua a trovarsi con un elettore alle prese con un centro sinistra e la stessa area di centro destra che non riescono a cavalcare il cambiamento senza litigare e autoescludersi con i capricci da primi della classe. E la storia, pur con un clima differente e uomini diversi, continua a ripetersi: nel 1922 prevalse il fascismo di Mussolini perché gli oppositori erano divisi. Nel 1994 di nuovo litigiosi, pur essendo maggioranza sulla carta, e lo stesso si può dire negli anni successivi. Possibile che non hanno capito le lezioni del passato? Ora si vuole andare al voto ma chi sarà il candidato dell’opposizione? Uno, nessuno, centomila. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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