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The National Alzheimer’s Project: From Act to Action

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2012

Official Portrait of President Ronald Reagan.

Image via Wikipedia

Nel gennaio 2011 il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, firmava il “National Alzheimer Project Act”, meglio noto come NAPA, ovvero un piano nazionale con cui il paese si impegnava a trovare una cura in grado di trattare e prevenire il morbo di Alzheimer entro il 2025. In questi giorni, dopo un anno di consultazioni e studi, la bozza finale del piano in questione arriverà sulla scrivania del Segretario alla Salute Kathleen Sebelius. Il progetto è ambizioso, ma Ron Petersen, direttore di un centro studi sull’Alzheimer e presidente del comitato di ricerca del NAPA, si dice fiducioso visti gli enormi passi avanti che la ricerca ha fatto negli ultimi 5 anni. Gli studiosi hanno identificato i geni associati alla malattia e hanno oggi un’idea più precisa di quando essa abbia inizio (vale a dire circa 10 o 15 anni prima della manifestazione dei s intomi). Sono stati anche scoperti i biomarcatori dell’Alzheimer che permettono di diagnosticarlo con sicurezza, laddove fino a poco tempo fa l’unico modo di identificarlo con certezza era tramite un’autopsia dopo il decesso del paziente. Infine gli studi hanno mostrato come i fattori di rischio principali siano certe placche che si formano a livello cerebrale e che distruggerebbero le cellule nervose. Viste queste ottime premesse dunque, secondo Petersen il momento dell’identificazione di una medicina che riesca per lo meno a rallentare il decorso di questa malattia non può più essere molto lontano. Se da una parte dunque il governo dovrà fare carte false per sostenere la ricerca in un momento di recessione come questo, dall’altra parte la “lotta all’Alzheimer” promossa dagli USA prevederà anche un’estesa campagna d’informazione sulla malattia. E gli effetti di tutto questo incominciano ad emergere. Diversamente da quanto succedeva negli anni ’80, quando i personaggi noti che soffrivano di Alzheimer sparivano dalla scena e si ritiravano in una sorta di “isolamento della vergogna” (si pensi al presidente Ronald Reagan), ora la cantante Glen Campbell e l’allenatrice di un’importante squadra di pallacanestro femminile hanno ammesso pubblicamente di esserne affetti.

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La nomination repubblicana e l’estremismo di Perry

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2011

"The Honorable Rick Perry (front right), ...

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“È uno schema Ponzi” e una “menzogna mostruosa”, ecco come Rick Perry ha definito il Social Security. Lo ha detto nel recente dibattito repubblicano a Simi Valley, California, nella biblioteca presidenziale Ronald Reagan. È un’idea che Perry aveva anche espresso nel suo libro “Fed Up” (Adesso basta), dalla quale non si è allontanato nonostante la sua recente candidatura alla nomination del Partito Repubblicano. Si tratta di poco più di un’emozione ma sufficiente per confermare la sua posizione di primo della classe del Partito Repubblicano come indicano i recenti sondaggi. Perry, infatti, poco dopo la sua scesa in campo, ha superato Mitt Romney (27% a 14%), lasciando indietro gli altri candidati, specialmente Michelle Bachmann. La parlamentare del Minnesota era divenuta l’erede di Sarah Palin con il Tea Party e gli evangelici. Non più. Perry è riuscito in pochissimo tempo a creare un corsa a due con Romney, quest’ultimo visto come il candidato dell’establishment repubblicano. Romney, infatti, al dibattito in California, ha preso le difese del Social Security dicendo che nonostante i suoi problemi, è un programma dal quale dipendono molti americani. Romney parlava a un pubblico che includeva l’elettore americano medio. Perry invece si stava indirizzando a coloro che voteranno nelle elezioni primarie molti dei quali condividono le sue idee che il Social Security è in pericolo. La realtà è però molto più vicina all’ex governatore del Massachusetts che non a Perry. Il Social Security ha delle difficoltà come lo hanno tutti i sistemi di pensioni. Qualche ritocco però, come l’aumento dell’età per ottenere la pensione e qualche lieve aumento ai contributi, riusciranno a mantenere il programma vivo per molto tempo. Il fatto che la maggioranza degli americani lo considera importante nonostante tutti gli attacchi dalla destra vuol dire che rimarrà e che le soluzioni si troveranno.
Perry però si sta concentrando sulla vittoria delle primarie. Ecco come si spiegano le altre asserzioni estremiste dell’attuale governatore del Texas. Nel suo libro “Fed Up” Perry ha anche sostenuto idee che fanno piacere all’estrema destra. Ritiene che l’omosessualità è simile all’alcolismo, ossia una scelta personale che tutti potrebbero cambiare. Crede anche che il sedicesimo emendamento alla costituzione, che autorizza le tasse federali al reddito, andrebbe abrogato. Il successo di Perry è in buona parte dovuto all’economia del Texas e la creazione di posti di lavoro. È qui che il governatore del Texas vede il suo forte. Il Lone Star State ha creato un milione di posti di lavoro dal 2011 mentre in tutto il Paese invece si sono perduti 2,5 milioni di posti di lavoro. Ma anche qui si tratta di relazioni pubbliche da parte di Perry. Se si guarda un po’ con attenzione si nota che la crescita nel Texas è dovuta agli incrementi della popolazione, alle tasse ricevute dal petrolio, come pure alle spese del governo federale che Perry continua a demonizzare. Si calcola che il governo federale ha speso venti miliardi di dollari nel Texas, figura che spiega il 47 percento dei nuovi posti di lavoro. Perry non vede che una buona parte di questi nuovi posti di lavoro pagano pochissimo e molti non offrono l’assicurazione medica. Quando si aggiungono i tagli del governo statale alla spesa pubblica sulla sanità si nota che il 27 percento dei texani non ha assicurazione medica comparata alla media nazionale del 17%.
Nelle poche settimane che Perry è stato candidato alla nomination repubblicana ha scavalcato tutti i suoi avversari. Fino ad adesso però non ha subito gli scrutini della stampa né gli attacchi degli altri candidati eccetto per alcune frecciate nel recente dibattito. Una di queste che sembra avere colpito il bersaglio è la visione di Perry della scienza. Secondo il governatore del Texas il riscaldamento globale è una teoria che la scienza non ha ancora dimostrato. Quindi secondo lui non bisogna preoccuparsi e lasciare le aziende fare il suo lavoro senza mettergli i bastoni fra le ruote con regole eccessive che potrebbero avere un impatto negativo sull’economia.
Sia Romney che John Huntsman, uno dei candidati “minori” con poche chance alla nomination, hanno attaccato Perry dicendo che per essere eletti presidenti bisogna fare i conti con la scienza. Secondo la National Science Academy, infatti, il riscaldamento globale non solo esiste ma è causato dall’uomo e le sue attività industriali. Ciò potrebbe spiegare in parte la siccità che ha colpito il Texas quest’estate. La reazione di Perry è stata prima di tutto di tagliare i fondi ai vigili del fuoco dello Stato. Poi ha chiesto ai suoi concittadini di pregare Dio per la pioggia.
Se Perry dovesse ottenere la nomination repubblicana ed eventualmente vincere l’elezione generale forse saranno gli americani a pregare Iddio che ce la mandi buona. (Domenico Maceri)

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