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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Anziani. Dopo il Covid rimangono i problemi RSA

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2021

“Gli anziani e la loro domanda sociale e sanitaria”, è l’indagine Istat da cui si evincono dati preoccupanti: quasi 100mila over 75 sono soli e collocati nella fascia di reddito piu’ bassa, e 1,2 milioni sono senza aiuto per le cure e le attivita’ quotidiane. Gli anziani, quelli che continuavano a morire per il covid fino a che le autorità politiche si sono rese conto che avrebbero dovuto avere priorità per i vaccini, e che talvolta (Toscana docet – 2) sono stati vaccinati anche dopo gli avvocati. Quelli anziani non autosufficienti, che prima e durante il covid, quando finivano e finiscono in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) o erano benestanti o prosciugavano gli averi di famigliari talvolta costretti a fare debiti per tenerli ricoverati. Con alcuni Comuni e Regioni che, pur di non pagare le rette RSA hanno sviluppato una normativa creativa in dispregio delle leggi nazionali. Il grado di civiltà di un popolo, si sa, lo si valuta dal trattamento riservato ai più indifesi e deboli. Ma qualcuno non si è ancora reso che, a fronte di un sistema sanitario che gestisce l’ospedaliero, l’urgenza e la riabilitazione post acuta, in modo gratuito ed in molte regioni efficiente, la disabilità cronica e l’anzianità, che spesso necessita di assistenza medica intensa continua, ricade, spesso e volentieri, sulle spalle dell’utenza e delle famiglie.La legge prevede che la retta di ricovero sia composta da una quota sanitaria (generalmente il 50% dell’intero) a carico del Sistema sanitario regionale erogate tramite le Asl di appartenenza e da una quota sociale o alberghiera (l’altro 50%) a carico dei Comuni con la compartecipazione del beneficiario della prestazione determinata in base all’Isee, ed in particolare all’Isee socio-sanitario. Ed è proprio nella quota comunale che avviene il pateracchio, perché per valutare chi deve pagare questa parte di retta alcune amministrazioni hanno deciso che non fa testo l’Isee del ricoverato, ma quello della sua famiglia, anche se quest’ultima a stento riesce a far fronte a se stessa. Ed ecco quindi che alcuni anziani si trovano fuori delle RSA. Aduc fa una lotta anche giudiziaria in materia, con alti e bassi (3), ma al momento non sembra che la lezione del covid abbia insegnato sulla tempestività e necessità dell’intervento pubblico.I dati Istat di oggi sono un monito per chi ancora sottovaluta e derubrica la questione anziani a mero calcolo economico. Nella nostra società gli anziani sono sempre di più. Su Covid e RSA si gioca la partita. Per il covid, in ritardo, si è fatto il dovuto. Per la RSA? E’ bene ricordare che i ritardi non fanno fare le cose con maggiore ponderazione, ma in questo caso sono mortali. (fonte Aduc)

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Irregolarità RSA: Si specula sulla vita degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2021

“È gravissimo che in un momento così difficile nella vita del Paese, che vede un grande sforzo unitario per il superamento della pandemia, e l’impegno quotidiano di migliaia di persone, tra medici, infermieri, operatori sanitari, per salvare la vita dei nostri anziani, ci sia invece chi specula sulla pelle di questi ultimi, chi ne calpesta la dignità e addirittura ne mette a rischio la salute e la vita”. Lo dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani in merito all’esito dei controlli effettuati dai NAS in 572 strutture per anziani che hanno portato a rilevare irregolarità nel 25% delle strutture. “Il bilancio dell’azione dei NAS, come sempre puntuale e impeccabile, è pesantissimo: quello che emerge è che in Italia purtroppo tra le strutture residenziali per anziani, a fronte di una maggioranza pienamente rispettosa delle regole, se ne annoverano anche molte poco o per niente sicure, tanto più in un momento delicato come quello che stiamo attraversando. Se in diversi casi possono esservi irregolarità marginali, causate dalla difficoltà che le stesse strutture hanno attraversato in questo periodo, nessuna giustificazione è invece possibile per tutte quelle strutture nelle quali sono emerse situazioni di abbandono, sovraffollamento intollerabile, non accudimento degli ospiti in relazione alle loro patologie o alle loro esigenze fisiologiche e motorie. Abbiamo appreso che ad alcuni pazienti non venivano addirittura somministrati i farmaci essenziali per la loro salute, o ne venivano somministrati di non idonei o di scaduti, come dimostrano i sequestri. Tutte situazioni pericolosissime e potenzialmente letali per persone anziane e fragili. Quale tradimento più grave può esservi della fiducia delle famiglie che non potendo fare altrimenti anche considerata la difficoltà del momento hanno affidato i loro cari alle strutture ricettive aspettandosi il massimo della cura? È chiaro che, pur essendovi in Italia tante strutture serie e tanti imprenditori che fanno del loro meglio, il modello delle residenze attualmente in essere ha bisogno di essere ripensato, creando un sistema sempre più modellato sulle esigenze dei diversi bisogni di cura e di assistenza, integrato nella rete assistenziale territoriale, centrato sulla domiciliarità, con una riforma che consenta di superare l’attuale far west che troppo spesso le cronache ci rivelano. Se le RSA da mero luogo di ricovero si trasformeranno in servizio di supporto alle famiglie e alle persone anziane non autosufficienti in un discorso di continuità assistenziale e di territorialità saranno anche più aperte e quindi più sicure. Quanto alla presenza di operatori non vaccinati, infine, sappiamo che fortunatamente si tratta di una ristretta minoranza, e invitiamo tutte le residenze per anziani del nostro paese al massimo rigore e ad allontanare tempestivamente dal posto di lavoro tutti quegli operatori che rifiutino il vaccino mettendo a rischio tante vite.”

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Codici: i controlli dei Nas nelle Rsa dimostrano la gravità della situazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2021

È un quadro allarmante e sconfortante quello che emerge dalle verifiche effettuate dai Carabinieri del Nas nelle Rsa, culminate nella sospensione o chiusura di 6 strutture. Nel rivolgere un plauso ai militari dell’arma per il lavoro svolto, l’associazione Codici sottolinea la gravità del bilancio dei controlli. “La campagna condotta dai Carabinieri del Nas d’intesa con il Ministero della Salute – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ha prodotto numeri molto preoccupanti. Su 572 strutture sanitarie e socio-assistenziali controllate, 141 hanno presentato irregolarità. E non parliamo di dettagli, ma di inosservanza delle misure di contenimento alla diffusione del Covid19 riconducibili alla mancata attuazione di protocolli per la prevenzione antivirus, delle operazioni di sanificazione ed uso di dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori. Purtroppo, una realtà più diffusa di quanto si possa immaginare – prosegue Giacomelli – e lo diciamo in base alla nostra esperienza, ovvero ai casi che stiamo seguendo su tutto il territorio nazionale, dove siamo impegnati a fornire assistenza legale ai parenti degli anziani ospiti di queste strutture. Abbiamo presentato esposti alle Procure competenti, abbiamo chiamato in causa le aziende sanitarie territoriali e lo stiamo continuando a fare perché le segnalazioni continuano ad arrivare, così come continuano a verificarsi contagi e decessi. I controlli dei Nas sono un’ulteriore spinta ad andare avanti, anche perché emergono nuove irregolarità, come la mancata vaccinazione degli operatori sanitari, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. A tutto questo si aggiungono casi di abbandono di anziani, sovraffollamento, mancanza di trattamenti riabilitativi e personale privo di abilitazione professionali. Ribadiamo il plauso ai Carabinieri del Nas per le verifiche condotte – conclude il Segretario Nazionale di Codici –, ma al tempo stesso rinnoviamo l’invito a tenere altissima la guardia e, rivolgendoci ai parenti degli anziani ospiti, a segnalare situazioni poco chiare per quanto riguarda le misure anticontagio e l’assistenza ai propri cari. Nonostante il passare dei mesi, la situazione delle Rsa sul fronte Covid19 continua ad essere estremamente delicata”. Sono tanti i casi di cui si sta occupando Codici, al fianco dei parenti per fare chiarezza, per ottenere giustizia.

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Rette RSA e normativa ISEE

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

Con la recente sentenza pubblicata il 10 dicembre 2020, la terza sezione del Consiglio di Stato torna a ribadire concetti chiari e semplici in materia di ISEE: il calcolo della situazione economica di una persona disabile o non autosufficiente non può ricomprendere, né direttamente né indirettamente (attraverso artifici) gli emolumenti esclusi dalla tassazione IRPEF, quali pensioni di invalidità o indennità di accompagnamento.I Comuni, si legge, non hanno poteri discrezionali e normativi su come applicare l’ ISEE, che è a tutti gli effetti un Livello Essenziale di Assistenza e pertanto inderogabile, disciplinato dal DPCM 159 del 2013 come riformato nel 2016.Accade invece, che dopo anni di denunce, i Comuni continuano a fare un po’ quel che vogliono, affiancando allo strumento voluto e creato dal legislatore nazionale per valutare le sostanze di una persona, ulteriori, paralleli ed aggiuntivi criteri con cui selezionare chi ha diritto o meno ai benefici socio-assistenziali richiesti.D’esempio fra tutti il Comune di Firenze e di molti altri Comuni toscani, che, non potendo disconoscere la normativa ISEE, prevede che, a prescindere dall’ISEE stesso, coloro che godono del cd accompagnamento, versino circa 15 euro al giorno in più per il proprio ricovero. Che guarda caso, corrisponde proprio all’importo giornaliero dell’indennità di accompagnamento di un cittadino non autosufficiente. Insomma, si fa rientrare dalla finestra quel che è escito dalla porta.Tutto ciò e’ illegittimo, ed è stato più volte oggetto di censura del Consiglio di Stato, ma i Comuni preferiscono continuare a violare la legge, e sono per lo più impuniti. Perché? Perché nel nostro Paese, il sistema della perdurante violazione, da un lato conviene alle casse comunali, dall’altro è blindato da una giustizia settaria e drammaticamente lenta. Ed il cittadino, ma anche molte delle sue formazioni sociali ed appendici quali le libere associazioni e i comitati, non ha lo strumento per reagire prontamente alle illegalità, che, dunque, si perpetua ai danni dei più fragili.E se è pur vero che durante l’inerzia del Tar e delle istituzioni coinvolte (compreso il Difensore Civico, la Regione e i Comuni) gli organi superiori della magistratura amministrativa (Consiglio di Stato) si pronunciano, ciò non basta. Non è, infatti, sufficiente recapitare negli uffici comunali le sentenze in questione, o gridare allo scandalo (come stiamo facendo ogni volta che scriviamo del tema). Le sentenze hanno effetti solo sul cittadino che ha sfidato costi e tempi della giustizia. E così passano gli anni. I regolamenti illegali rimangono lì, i cittadini sono costretti a pagare anche quello che non devono, e questo è quanto. “La collettività è salva, il bilancio non ci consente altro”, si difende l’Ente, che per tutta evidenza ha la coda di paglia. Lo stato di diritto invece langue, dietro ad Amministrazioni pubbliche, coperte ed avallate dall’inerzia di altre Amministrazioni pubbliche.Claudia Moretti, legale, consulente Aduc

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Covid19: nelle RSA del Piemonte si aggrava la situazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2020

La Città metropolitana di Torino attraverso l’intervento del vicesindaco Marco Marocco esprime preoccupazione per la situazione nelle RSA del territorio, sia rispetto alla presenza di contagi tra gli ospiti e tra il personale, sia per la continua assenza dal tavolo di coordinamento dell’Osservatorio permanente regionale sulle RSA dell’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi.”L’Osservatorio permanente regionale sulle RSA si riunisce settimanalmente online – spiega il vicesindaco metropolitano Marco Marocco – e insieme alla Prefettura esaminiamo la situazione comprensiva delle segnalazioni provenienti dalle cabine di regia metropolitana e provinciali, il tema della carenza di personale di infermieri ed oss nelle RSA, la necessità di avere un calendario per la presenza dei medici di medicina generale nelle strutture RSA, i problemi legati al caricamento dei dati sulla piattaforma regionale, la necessità di poter contare sulla mappatura aggiornata delle strutture RSA a rischio contagio. La mancanza della voce politica da parte della sanità regionale è molto preoccupante”.All’interno dell’Osservatorio regionale RSA il vicesindaco della Città metropolitana di Torino Marco Marocco da fine agosto interviene come rappresentante delle Province piemontesi in qualità di vicepresidente della consulta delle aree vaste di ANCI Piemonte: la cabina di regia metropolitana coinvolge oltre a Prefettura di Torino e Regione Piemonte, anche i presidenti delle assemblee dei sindaci e le direzioni ASL del territorio metropolitano, le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali del settore e l’associazione delle vittime per mettere a fuoco le criticità, con particolare riferimento alla diffusione del contagio tra ospiti e operatori, carenza di personale, tamponi e reperimento dei presìdi di protezione individuale, guanti, mascherine, etc.

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Dalle ispezioni dei Nas nelle Rsa emerge un quadro agghiacciante

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Numeri terribili. Sono quelli svelati dai controlli effettuati nell’ultima settimana dai Carabinieri dei Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, per verificare la gestione dell’emergenza Covid19 nelle Rsa. Sulle 232 strutture ispezionate, 37 hanno presentato irregolarità, in 4 casi particolarmente gravi.“Dalle ispezioni – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – emerge un quadro agghiacciante. Sono state riscontrate violazioni in materia di misure di prevenzione alla diffusione del Covid19, per assenza di piani preventivi anticontagio, in alcuni casi addirittura assenti. Sono state accertate anche carenze nell’assistenza agli ospiti e nelle strutture. C’è poi un dato che ci colpisce particolarmente – prosegue Giacomelli – quello relativo alle infrazioni sull’utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale da parte degli operatori. In alcune strutture ai familiari viene impedito di visitare i propri cari per paura di possibili contagi, poi però scopriamo che le strutture stesse non garantiscono una prevenzione efficace. Tutto questo non è tollerabile. Stiamo raccogliendo le segnalazioni di chi ha un parente in una Rsa e si vede negare le visite o, peggio ancora, le informazioni sulle sue condizioni. I familiari hanno il diritto di sapere e di avere un contatto, anche non diretto, esistono tanti modi per comunicare a distanza in sicurezza. Abbiamo avviato azioni legali e, alla luce di quanto hanno scoperto i Nas, andremo avanti in maniera ancora più decisa. La prima ondata della pandemia non ha insegnato nulla, le stragi nelle Rsa evidentemente per qualcuno sono state un semplice episodio e tutto ciò è grave oltre che inaccettabile. Un plauso ai Carabinieri ed un invito a proseguire i controlli, dal canto nostro continueremo a fornire tutta l’assistenza necessaria per garantire il diritto alla salute dei cittadini, calpestato e dimenticato nelle Rsa”.Codici è pronta a fornire assistenza legale ai familiari degli ospiti delle Rsa nel caso di misure di prevenzione non rispettate, scarsa assistenza o visite e informazioni negate.

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Coronavirus e RSA

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Sicuramente uno dei simboli dei luoghi di infezione del coronavirus, tra i tanti, sono le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), luoghi di degenza sanitaria con persone non autosufficienti e bisognose di cure continue. Lombardia e Toscana, più di altre regioni, sono state e sono le regioni dove queste Residenze sono state più frequentemente coinvolte. Questa situazione, anche perché coinvolge persone molto anziane, più deboli e bisognose di cure mediche e di affetto umano/famigliare, sta facendo emergere proposte di chiusura di questi centri. Il motivo conduttore di queste proposte è il fatto che il governo ha da poco istituito le unità speciali di continuità assistenziale per malati di Covid a domicilio… e quindi si ipotizza che si potrebbe fare lo stesso per gli anziani; in considerazione del dubbio che l’assistenza diffusa sul territorio (così come la sanità) non sia necessariamente più costosa di quella istituzionale, e stiamo parlando di costi elevatissimi comunque ininfluenti: non si tratta di una questione di soldi, visto che gli anziani sono morti anche laddove la retta era molto alta. Per questo si auspica un cambio di mentalità: superare l’istituto sarebbe una conquista civile per tutti. Queste considerazioni non sono da sottovalutare, ma vanno affrontate con serenità e razionalità. E’ comprensibile che questi pazienti abbiano bisogno di affetti che una RSA, per quanto bella e costosa e attrezzata possa essere, non potrà mai dare. Ma siamo sicuri che chi va in queste Residenze sia assimilabile a chi va, per esempio, in un ospizio? Un degente in RSA è mediamente non autosufficiente con necessità di assistenza 24 ore su 24, anche di più persone specializzate, con compiti molto diversi tra loro, e presenti in ogni momento. Un tipo di assistenza che in casa, per quanto possa essere incentivata da nuovi e specifici contributi pubblici, non potrà mai essere fornita (infermiere, caregiver o badante che sia… ché altri tipi di supporti, paragonabili a quelli di una Residenza, sono impossibili, a parte qualche ricchissimo). Non è un caso, infatti, che le rette per le RSA siano molto alte (categoria A in Toscana, per esempio, ci si avvicina ai 3.500 euro al mese), e che se non fossero degenti concentrati fisicamente in una struttura, sarebbero costi molto maggiori. Aduc ha in corso da anni un contenzioso con vari Comuni e Regioni per queste rette che, in alcuni casi, dovrebbero essere a totale carico del Servizio Sanitario, ma le amministrazioni locali si inventano l’inventabile pur di non contribuire. E si va avanti con sentenze a favore di una parte e dell’altra. Ma questo non ci porta a “buttar via il bambino con l’acqua sporca”. Dove “acqua sporca” è la furbizia delle amministrazioni per non contribuire a questo tipo di pazienti e, oggi col Coronavirus, la “acqua sporca” si ipotizza stia diventando il fatto che diversi focolai pandemici si concentrano in queste strutture. Ovviamente non sminuiamo quelli che sono i fatti e i focolai, ma ci teniamo a sottolineare che la necessità di una maggiore umanizzazione di queste Residenze non può entrare in conflitto col servizio di eccellenza che lì viene prestato, ipotizzando alternative che non sono praticabili. I focolai nelle RSA sono drammatici come quelli di un ospedale, ma a nessuno verrebbe in mente di dire che, per questo motivo, andrebbe abolito l’ospedale come istituzione. E’ bene quindi concentrarsi per farsi meno male e migliorare, ma non “per buttare via il bambino”. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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M5S: “Chiesta tutela per le RSA, ingressi pomeridiani per gli istituti superiori e test rapidi a scuola e in farmacia”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

“Abbiamo sottoposto al presidente Fontana le nostre proposte, nell’ottica di un dialogo che auspichiamo possa proseguire anche in futuro, in relazione ai possibili scenari legati all’andamento della curva pandemica” spiega il capogruppo del Movimento Cinque Stelle Massimo De Rosa, al termine della riunione fra i capigruppo e il governatore che si è tenuta oggi. “Come Movimento Cinque Stelle abbiamo chiesto innanzitutto un intervento immediato a tutela delle RSA. Occorre agire in tempo, di modo da bloccare gli accessi il prima possibile. Questo perché, durante la prima ondata, abbiamo visto che dove era stato possibile chiudere prima si è potuto contenere i tragici effetti della pandemia.Per quanto riguarda la scuola abbiamo chiesto una soluzione dialogante, fra ministero e Regione. Bisogna ragionare a mente fredda, per il bene comune. Il bene comune in questo momento è limitare il contagio ed evitare il sovraccarico del sistema del trasporto pubblico, allo stesso tempo garantire ai nostri ragazzi un’istruzione completa di tutti i suoi aspetti, anche quelli legati alla relazione. Per noi l’ingresso va scaglionato, utilizzando anche le fasce pomeridiane, naturalmente potenziando i servizi di trasporto pubblico in quelle fasce orarie.Sempre per la scuola abbiamo chiesto di accelerare per quanto riguarda l’utilizzo di test rapidi. Test rapidi che vogliamo siano messi nella disponibilità dei cittadini, a prezzi bassi, anche nelle farmacie. Certo, non saranno affidabili come i tamponi, ma quando si tratta di salute riteniamo sia sempre meglio avere uno strumento in più di controllo in più, piuttosto che uno in meno. Sempre in quest’ottica abbiamo chiesto di valorizzare l’utilizzo dell’App Immuni, anche e soprattutto da parte di chi dovrebbe gestire il servizio. Infine serve maggiore controllo sul territorio, un aspetto in cui in questi ultimi mesi si è un po’ lasciato andare. Controlli che non devono essere visti in un ottica sanzionatoria, piuttosto agire come stimolo all’adeguarsi all’utilizzo dei corretti comportamenti di prevenzione” conclude De Rosa.

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“Il problema delle RSA andava affrontato”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

“La pandemia ha scoperchiato l’esperienza di tale strutture, facendola emergere in tutta la sua fragilità. Un sistema che andava rivisto alla base, portando avanti un ragionamento sul ruolo che queste strutture ricoprivano all’interno del Servizio Sanitario Regionale. Ancor di più se pensiamo che i pazienti, ricoverati in tali strutture, necessitano di accortezze ed attenzioni maggiori, non andando incontro ad una semplice necessità assistenziale, trovandosi in condizioni di non completa autosufficienza.Oggi come Regione ci impegniamo e guardiamo ad un nuovo sistema sanitario, lo facciamo attraverso l’accordo firmato con i sindacati, volto a realizzare un nuovo modello di assistenza pubblica, rafforzando e riportando al centro il sistema di assistenza sanitaria ai disabili e agli anziani.Un’interlocuzione importante che, nella convinzione che il rilancio della salute pubblica non possa che passare innanzitutto per il diritto a un lavoro dignitoso e di qualità, porterà a nuovi passi in avanti nel sistema sanitario: dalla realizzazione di nuove strutture alla riqualificazione di quelle esistenti, dalla previsione di nuovi posti di lavoro, alla sospensione degli accreditamenti fino alla fine del 2020, ad un’attività di monitoraggio costante e meticolosa. Una risposta importante, raggiunta attraverso l’impegno di tutti gli attori coinvolti e attraverso cui la Giunta Zingaretti dimostra ancora una volta di voler guardare alla dignità, alla socialità, ai diritti e al benessere delle famiglie e dei più fragili. Per dimostrare che abbiamo imparato tutti la drammatica lezione che ci è arrivata dalla pandemia”.Così in una nota la Consigliera del Lazio Marta Bonafoni, Capogruppo della Lista Civica Zingaretti e Componente della Commissione Sanità.

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Dopo emergenza Covid 19 avanza la richiesta di rivedere il sistema delle Rsa

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Si poteva e si doveva evitare la “strage dei nonni”. È una frase che pesa come un macigno quella urlata dai sindacati dei pensionati, ritrovatisi fuori dal convitto Principessa Felicita di Savoia per lanciare la campagna unitaria Senza radici non c’è futuro.Anche Graziella Rigolino, segretaria pensionati Cgil Piemonte, sottolinea le gravi carenze organizzative che hanno portato a registrare oltre 700 morti in regione, solo durante il periodo di pandemia. In particolare, evidenzia la mancata fornitura dei dpi (dispositivi di protezione individuale), il ritardo dell’isolamento dai parenti ed il mancato uso dei tamponi.
La segretaria, a cui si associa Lorenzo Cestari, segretario pensionati Uil Piemonte, ritiene responsabile la Regione, ancor di più che le strutture, quasi come se far morire gli anziani fosse stato ritenuto il male minore. Ecco perché, dopo che le Rsa si sono trasformate in veri e propri lazzaretti, i sindacalisti chiedono una revisione di tutto il sistema tramite l’iniziativa Senza radici non c’è futuro. Nello specifico chiedono che nelle Rsa ci siano solo i non autosufficienti di alta intensità, con la maggioranza degli anziani curata in famiglia fino a quando è possibile, grazie agli aiuti delle istituzioni. (fonte: Fondazione Leonardo)

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Fase 2 per tutti ma non per gli ospiti delle RSA

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

«La fase 2 è partita per tutti, ma non per gli anziani ospiti delle RSA. Non è pensabile parlare di Fase 2, infatti, quando parliamo di residenze per anziani, senza avere un supporto trasparente, chiaro e costante da parte delle istituzioni su alcuni punti fondamentali per garantire la ripresa e il mantenimento della rete del welfare – lo dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani – Anzitutto riscontriamo con allarme che manca ancora la capacità del sistema di effettuare costantemente lo screening, ovvero tamponi più test sierologici sia degli ospiti che del personale delle RSA. Ci chiediamo come sia possibile in tal modo mantenere la sicurezza delle strutture e prevenire il contagio. È urgente, inoltre, che la rete ospedaliera possa riprendere a svolgere l’attività di emergenza-urgenza, con la conseguente possibilità di invio in Pronto Soccorso degli ospiti delle RSA in caso di acuzie che lo richiedano. Occorre inoltre una riapertura della RSA al territorio secondo un percorso protetto ma che garantisca la veloce ripresa dell’attività, con linee guida che siano sostenibili. In mancanza di tali provvedimenti urgenti non possiamo pensare che si riesca a contenere il contagio. Col nostro Advisory Board formato dai massimi esperti del settore abbiamo chiesto a gran voce che sia rafforzato il ruolo della sanità territoriale affinché possa gestire anche il trasferimento degli ospiti in ambito familiare ove possibile prevedendo un ruolo di primo piano dei MMG e degli specialisti ambulatoriali nella partecipazione alle attività territoriali, dotati degli indispensabili sistemi di monitoraggio. Occorre intensificare la lotta contro le situazioni irregolari, con il rafforzamento delle attività di ispezione e verifica del rispetto delle norme per accertare ogni responsabilità. D’altro canto non dobbiamo dimenticare quelle strutture regolari, che hanno operato e stanno operando nel pieno rispetto dei protocolli. La dichiarazione di Pandemia dovrebbe avere in sé il riconoscimento dell’impossibilità di evitare il contagio in modo assoluto e distinguere chi opera nel rispetto delle regole da chi non lo fa, altrimenti non faremo altro che fare di tutta l’erba un fascio e portare un intero Sistema di welfare al collasso lasciando le famiglie delle persone non autosufficienti ancora più sole e prive di importanti punti di riferimento per la cura dei propri cari.»

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Stato agitazione per rinnovo Sanità Privata e Rsa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

“Le lavoratrici e i lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa hanno diritto al rinnovo del contratto nazionale. Per interrompere l’assordante silenzio che investe questa vicenda Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl proclamano lo stato di agitazione del personale, con iniziative di mobilitazione in tutti i territori”. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil rilanciano così la mobilitazione della Sanità Privata e delle Rsa per il rinnovo del contratto nazionale, disegnando un percorso per arrivare, in assenza di un riscontro risolutivo, all’indizione dello sciopero generale nazionale.Da oltre 13 anni, scrivono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in una lettera indirizzata ai vertici di Aris e Aiop e, per conoscenza, al ministro della Salute Speranza e al presidente delle Regioni Bonaccini, “le lavoratrici e i lavoratori che operano presso le strutture della Sanità Privata stanno attendendo il rinnovo del contratto nazionale: professioniste e professionisti che, al pari dei loro colleghi che operano nelle strutture pubbliche, sono stati pienamente coinvolti nella gestione dell’emergenza Covid-19, subendone anche loro le conseguenze. A differenza però dei loro pari colleghi del settore pubblico non stanno vedendo riconosciuto in alcun modo il loro ‘lavoro quotidiano’, sia nell’ordinarietà che dovrebbe tradursi nel diritto al giusto rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che nella straordinarietà dell’attuale momento che vedrà riconoscere al personale pubblico ulteriori elementi economici”.Dopo oltre due anni e mezzo di trattativa per giungere al rinnovo del contratto della Sanità Privata, ripercorrono i sindacati, “di accordi raggiunti anche al Ministero della Salute e disattenti dalle controparti Aris e Aiop, pur nella consapevolezza della delicata situazione che il paese sta vivendo, non possiamo più accettare che tale problema continui ad essere rinviato. Siamo in attesa, ormai da diverse settimane, di una convocazione che possa porre fine a questa situazione e consenta la rapida conclusione della trattativa”. Insieme a questa vertenza, continuano, “si aggiunge la situazione nella quale versano i lavoratori delle Rsa che meritano una risposta altrettanto tempestiva, che garantisca anche a loro di vedere rinnovato il contratto collettivo nazionale”.Per queste ragioni, “alla luce dell’assordante silenzio a cui stiamo assistendo, non siamo più disposti ad attendere ancora: i lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa hanno diritto al rinnovo del loro contratto nazionale di lavoro. È pertanto proclamato lo stato di agitazione a livello nazionale, con conseguente sospensione di ogni forma di lavoro supplementare e/o straordinario di tutto il personale delle suddette strutture. In tutte le regioni saranno definite ulteriori iniziative da svolgersi a livello regionale/locale/aziendale. Contestualmente si procede con la formale comunicazione agli organismi preposti di richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione onde poter procedere, in assenza di qualsiasi riscontro che consenta la rapida conclusione della vertenza, all’indizione dello sciopero generale nazionale”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

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Le Rsa sono le strutture più colpite in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Le RSA e più in generale le strutture residenziali per anziani sono state in tutta Europa le realtà più colpite dal Coronavirus a causa della maggiore vulnerabilità delle persone anziane e non autosufficienti ospitate in tali strutture. Per questo Senior Italia FederAnziani ha espresso grande allarme e deciso di costituire un Advisory Board formato dai massimi esperti del settore sanitario alfine di offrire suggerimenti alle direzioni delle RSA sulla gestione dell’emergenza e di avanzare in merito precise proposte ai decisori politici.Ricerca di soluzioni alternative, come gli alberghi, rispetto al trasferimento nelle RSA dei pazienti positivi al COVID-19 paucisintomatici o che hanno superato la fase acuta; esecuzione dei tamponi sia agli ospiti che agli operatori, inclusi quelli in attesa di rientrare in struttura al termine della quarantena; garanzia di adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale agli operatori; formazione del personale alla gestione delle emergenze; supporto psicologico a ospiti e famiglie con una particolare attenzione alla trasparenza nella comunicazione; chiarezza organizzativa e delle responsabilità: sono le indicazioni che emergono nel documento Gestione dell’emergenza COVID 19 nelle strutture residenziali per anziani elaborato dal prestigioso Advisory Board scientifico.Tra le indicazioni per i decisori politici quella di «rafforzare il ruolo della sanità territoriale affinché possa gestire anche il trasferimento degli ospiti in ambito familiare ove possibile prevedendo un ruolo di primo piano dei MMG e degli specialisti ambulatoriali nella partecipazione alle attività territoriali, dotati degli indispensabili sistemi di monitoraggio.
Devono essere fornite alle RSA adeguate informazioni circa le procedure da rispettare per contenere l’infezione, così come avviene negli ospedali pubblici, anche fornendo la consulenza specialistica di pneumologi e infettivologi territoriali e di altre branche specialistiche che, in tale contesto, sono figure fondamentali. Deve essere prevista per le RSA, idonee all’isolamento dei casi positivi COVID 19 clinicamente non complessi e gestibili all’interno delle strutture, la possibilità di utilizzare, attraverso i Servizi territoriali ASL di riferimento, in maniera flessibile e limitatamente al periodo epidemico, sistemi di telemonitoraggio cardiorespiratorio, per individuare precocemente il deterioramento dei parametri vitali e consentire il tempestivo trasferimento dei residenti in ospedali COVID adeguatamente attrezzati.»Non va trascurato poi l’impatto psicologico dell’emergenza, da gestire con un adeguato supporto a famiglie e ospiti, anche attraverso la strutturazione di unità dedicate a questo scopo e incentivando la comunicazione verso i familiari. Particolare attenzione va dedicata alla prevenzione dello stress e del burnout per coloro che lavorano all’interno delle strutture.Occorre, si legge nel documento, «riaffermare con chiarezza ruoli e responsabilità delle direzioni sanitarie rispetto alle procedure e dei medici del lavoro rispetto alla valutazione del rischio del personale» e «riportare la responsabilità precisa delle funzioni a ciascun soggetto. Il medico competente, in piena autonomia e senza condizionamenti, deve valutare accuratamente l’esposizione al rischio biologico del personale nel pieno rispetto dei protocolli.»Fondamentale la lotta contro le situazioni irregolari, con il rafforzamento delle attività di ispezione e verifica del rispetto delle norme. In caso di pandemia, occorre prevedere che la responsabilità dei Gestori e degli operatori sanitari e socio-sanitari sia circoscritta al solo caso di dolo. Un capitolo a parte è quello dedicato alla gestione delle cronicità degli ospiti, per cui è necessario rafforzare tutte le azioni necessarie alla gestione preventiva e terapeutica delle cronicità. Anche la riabilitazione conserva un ruolo centrale nell’emergenza. «Allo stato attuale – recita il documento – è anacronistico oltre che inappropriato e contrario alle linee guida internazionali pensare ad una riabilitazione d’organo. Da queste premesse, ed in considerazione dell’attuale emergenza da Covid19 è importante sottolineare come, sebbene l’interessamento polmonare sia tra le principali manifestazioni di questa patologia, si ha il coinvolgimento di altri organi e distretti. La prolungata immobilizzazione soprattutto nei casi gravi provoca un grave decondizionamento con conseguente disabilità, danno funzionale (miopatia e neuropatia da Critical Illness) danno polmonare e netto peggioramento della qualità di vita. È quindi evidente come, anche nelle RSA, ogni intervento riabilitativo per disabilità di origine differente, anche come esiti della Covid19, debba essere gestito dal Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa come responsabile e coordinatore di un Team multidisciplinare.» Non va dimenticata, infine, la mortalità degli anziani presso il proprio domicilio, che secondo quanto emerso dalle ricerche dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA della LIUC Business School, coinvolto nell’Advisory Board, non va considerato necessariamente un luogo più sicuro delle RSA: «La popolazione anziana rappresenta il segmento demografico che nel suddetto periodo del 2020 registra il più alto incremento dei decessi rispetto alla media dei 5 anni precedenti, anche se le variazioni più alte si sono verificate nelle fasce anagrafiche degli young old (+91,2%) e degli old old (+99,5%), rispetto a quella degli oldest old (+83,8%), al cui interno ricadono in netta prevalenza i tipici utenti delle RSA. Va, infatti, considerato che l’età media di ingresso nelle RSA negli anni si è progressivamente innalzata e, secondo i dati dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA della LIUC Business School, risulta pari a 84,5 anni. È, quindi, evidente che la mortalità registrata negli anziani dei segmenti anagrafici precedenti sia per lo più riconducibile ad anziani residenti al proprio domicilio, che non è, quindi, necessariamente da considerare un luogo più sicuro delle RSA e/o della altre unità di offerta residenziali del territorio rivolte alla popolazione anziana. Queste evidenze vanno tenute in debita considerazione nel ripensare l’attuale sistema di offerta residenziale, soprattutto al fine di evitare di snaturare immotivatamente il ruolo delle RSA all’interno della filiera dei servizi per la non autosufficienza.»

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I dati dell’ATS Città Metropolitana di Milano sulle strage nelle RSA sono reali o manca qualcosa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

Abbiamo accolto con grande perplessità le dichiarazioni di giovedì 23 aprile del Dr. Walter Bergamaschi, rese di fronte alla Commissione Consiliare congiunta Affari istituzionali e Politiche sociali del Comune di Milano, in merito alla situazione delle RSA presenti in città.Innanzitutto, ci risulta che il numero totali di posti letto nelle RSA milanesi sia di 8334, il che indica – in considerazione degli standard regionali per l’accreditamento – come sia sensibilmente basso il numero di 3334 lavoratori in servizio all’interno delle RSA, come indicato da Bergamaschi. Si tratta di un numero che dovrebbe invece essere di poco inferiore ai 4500 e che rivela come i dati forniti non siano del tutto corretti o che in alternativa non venga rispettato lo standard regionale per l’accreditamento (già di per sé molto basso). Sarebbe opportuno chiarire con più precisione i dati forniti, a maggior ragione in virtù del numero dei tantissimi operatori assenti per malattia e/o quarantena.Riteniamo inoltre importante precisare che la ATS di Milano avrebbe informato di non poter più fornire i tamponi per gli ospiti alle strutture RSA e similari, come abbiamo appreso anche durante un incontro con la dirigenza dell’ASP Golgi-Redaelli. Una criticità che, se confermata, andrebbe ad aggravare ulteriormente la drammatica situazione del sistema socio-assistenziale regionale dimostratosi estremamente fragile e che sta pagando un altissimo tributo di vite umane, anche a causa delle scelte messe in atto da chi lo ha amministrato negli ultimi anni.
Infine siamo fermamente convinti che anche l’assenza di un vero controllo istituzionale sull’effettuazione della sorveglianza sanitaria per i dipendenti delle RSA sia uno dei motivi che sta alla base dei 3045 decessi nel 39,3% delle strutture regionali, certificati dall’ISS.Non esattamente un passaggio trascurabile che però temiamo sia mancato nella relazione del Direttore Generale dell’ATS Città Metropolitana di Milano.

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Coronavirus e RSA

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Agire tempestivamente nei confronti delle RSA, delle case di riposo, delle residenze sanitarie per disabili di tutto il territorio nazionale effettuando tamponi a tappeto sugli operatori sanitari e sugli ospiti, anche sulle persone asintomatiche. Questo l’appello che Senior Italia FederAnziani lancia ai Governatori delle Regioni e agli Assessori alla Salute, alla Protezione Civile, al Ministro della Salute Roberto Speranza. Perché quella che sta provocando il Covid-19 in queste strutture è una vera mattanza, come confermano i dati indicativi diffusi in questi giorni dall’Istituto Superiore di Sanità, riferiti a un campione di 1082 strutture residenziali e sociosanitarie (il 33 per cento di quelle contattate, 3042): dal primo febbraio al 14 aprile 2020 in queste strutture ci sono stati in tutto 6.773 decessi tra i residenti, che ben nel 40,2 per cento dei casi (2.724 su 6.773), sono avvenute con infezioni da Covid o con manifestazioni simil-influenzali.“Non è tempo di polemiche – dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina – l’emergenza coronavirus non si ferma e le RSA continuano ad essere la più importante trincea, accanto a quella degli ospedali, nella quale si combatte ogni giorno la guerra contro il Coronavirus. Sappiamo ormai che in tutta Europa la metà dei decessi di Covid 19 è avvenuta nelle strutture residenziali per anziani. La ‘distrazione’ nei confronti di questi luoghi ha generato ovunque una vera e propria mattanza. Per mettere fine a questa eutanasia legalizzata dei più fragili vanno fatti tempestivamente e capillarmente i tamponi, non solo agli ospiti delle strutture ma anche a chi ci lavora dentro con la stessa abnegazione del personale sanitario degli ospedali. E il tema dei costi eccessivi non può rappresentare un limite o un alibi. Stessi provvedimenti devono essere adottati con urgenza nei confronti delle residenze sanitarie per disabili che sono a loro volta delle bombe pronte a esplodere poiché anche qui troviamo soggetti fragili ed esposti al rischio peggiore, sicché tali realtà vanno gestite con la massima attenzione, puntando sulla fornitura dei dispositivi di protezione individuale, quella che fin dall’inizio dell’epidemia è mancata alle strutture per anziani, e sul monitoraggio costante della salute di operatori e ospiti. Verrà il tempo dell’accertamento delle responsabilità, ma quello attuale è il tempo dell’azione necessaria a salvare finché è possibile le vite dei nostri anziani e delle persone disabili. Non continueremo ad assistere inermi al senicidio in corso”.

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Codici: esposti in Procura per indagare sulle stragi nelle Rsa

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

L’associazione Codici ha predisposto una serie di esposti per chiedere che venga fatta chiarezza sulle tante, troppe morti nelle Rsa. Quella delle strutture per l’assistenza degli anziani è una delle pagine più tristi e al tempo stesso inquietanti di questa emergenza, con molti aspetti che necessitano dell’intervento della magistratura.“Riteniamo doveroso – dichiara l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – l’apertura di un’indagine preliminare per accertare quanto accaduto nelle Rsa dove si sono verificati decine di contagi e di decessi. Abbiamo predisposto una serie di esposti con cui chiediamo alle varie Procure territoriali di accertare, ad esempio, se nelle strutture sono stati rispettati i protocolli e le convenzioni per la cura delle infezioni da Covid-19 e di disporre l’acquisizione delle cartelle cliniche delle persone decedute per accertare le patologie di cui erano affette e le cure apprestate per il Coronavirus. Bisogna fare luce sulla gestione dell’emergenza nelle Rsa, sentendo anche i familiari delle vittime, perché ci sono troppi aspetti poco chiari ed inquietanti”. Codici è impegnata a fornire assistenza con i propri legali ai familiari degli anziani ospiti delle Rsa.

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Rsa e Coronavirus: Necessario fare chiarezza e accertare eventuali colpe

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Destano forte preoccupazione le notizie relative al contagio da Covid-19 all’interno delle RSA, ai presunti tentativi di occultamento e alle scarse o inesistenti precauzioni adottate per i pazienti e per gli operatori sanitari. Alle autorità che hanno aperto fascicoli su tali vicende chiediamo di andare fino in fondo nell’accertare le responsabilità di chi poteva intervenire e non lo ha fatto, nonché di chi ha tentato di nascondere la presenza di contagi. Le famiglie degli anziani ricoverati presso tali strutture hanno il diritto di conoscere la verità, hanno diritto alla piena trasparenza da parte di chi gestisce le strutture e, giustamente, vogliono sapere in che modo i loro cari sono tutelati dalla devastante pandemia che attanaglia il Paese.Famiglie che sono protagoniste di una sofferenza nella sofferenza: non solo non possono vede i propri cari in questa grave situazione, ma sono costantemente angosciate dal sospetto che non vengano adottate le precauzioni necessarie ad assicurarne la salute.Quando ci si affida a queste strutture è per assicurare ai propri cari una assistenza continua e attenta, nell’ottica di garantire loro una maggiore sicurezza. Non si può tollerare, invece, che proprio dove dovrebbero essere più protetti, gli anziani si trovino più a rischio.“Ecco perché, come Federconsumatori, siamo pronti a costituirci parte civile in ogni procedimento in cui sarà verificata una carenza o una condotta illegale della struttura.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.Inoltre offriamo la nostra assistenza e la nostra disponibilità di supporto e informazione alle famiglie degli anziani ricoverati ed agli operatori, affinché possano conoscere in che modo far valere i loro diritti in questa delicata situazione.

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Le Rsa non diventino reparti Covid-19, sia garantita cura e rianimazione a tutti gli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Di fronte all’aggravarsi della situazione sanitaria nelle RSA e, più in generale, negli istituti per anziani, la Comunità di Sant’Egidio lancia un appello urgente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute, Roberto Speranza, e ai Presidenti delle Regioni, perché siano garantiti i diritti alla cura per le persone ospitate in queste strutture. Dopo non avere ottemperato, in molti casi, alle precauzioni dovute per proteggere sia il personale che i residenti, è scandaloso che stia passando, nel silenzio generale, un modello che prevede la trasformazione di alcuni istituti o di loro sezioni, in reparti per malati di Covid-19.
Le persone anziane non sono cittadini di serie B: hanno diritto come tutti ad essere assistiti al meglio ed ottenere il ricovero in terapia intensiva se necessario. E’ inaccettabile l’idea di una divisione per categorie di malati di questa emergenza sanitaria. E non si può accettare, rassegnati – o peggio – indifferenti, una strage silenziosa che si sarebbe potuta e dovuta evitare. A causa di un eccessivo ricorso, negli anni passati, all’istituzionalizzazione è stata secondarizzata l’assistenza domiciliare che, oltre a offrire condizioni di vita più dignitose, e allungare le aspettative di vita, può anche contribuire in modo determinante alla riduzione dei contagi e degli sprechi economici nel mondo della sanità.

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Codacons su strage nelle RSA lombarde

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Lombardia: qualcuno la ha chiamata la “strage silenziosa” quella che sta avvenendo nelle RSA di tutta la Lombardia; secondo un articolo apparso su Repubblica intitolato “Coronavirus, focolai nelle case di riposo il picco in Lombardia” sarebbe rimasto ucciso un ospite su dieci. Dati allarmanti, che hanno origine dalla decisione intrapresa dalla giunta regionale lombarda, la numero XI/2906 che chiedeva, tra le altre cose, alle Agenzie di tutela della salute (Ats) regionali di individuare strutture Rsa per accogliere pazienti positivi al Covid-19 “a bassa intensità assistenziale”, ovvero che non necessitano di cure particolari. Decisione così definita da Luca Degani (Presidente dell’associazione della case di riposo Uneba Lombardia): “È stato come accendere un cerino in un pagliaio”; decisione definita “Folle” perché, ha spiegato Degani stesso in un’intervista rilasciata a “Wired”, in caso di inserimento di pazienti Covid in questo tipo di strutture, viste le condizioni degli ospiti che accolgono, “non li si espone al contagio, ma alla morte”.Codacons: “è arrivato il momento che si faccia chiarezza, ci sono troppi aspetti oscuri che devono essere ancora spiegati e che necessitano di risposte, perché in quelle RSA c’erano delle persone, persone che sono state esposte ad un enorme rischio – afferma il Presidente del Codacons Marco Donzelli – necessario che se saranno accertate delle responsabilità qualcuno ne risponda.”

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Lombardia: RSA, errori imperdonabili, a ultrasettantacinquenni no a cure ospedaliere

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

“Con atti di Giunta, approvati senza aver nemmeno interpellato le opposizioni, Regione Lombardia ha condannato centinaia di anziani. Liquidando temi come etica, fine vita e morale a due righe in calce ad un allegato, dopo essersene per anni riempiti la bocca. Quando l’emergenza sarà alle spalle, abbiamo tutti il dovere di non dimenticare e stabilire come, da chi e perché sono state prese simili decisioni”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia commenta la delibera della Lombardia XI/3018 del 30 marzo che per gli ultrasettantacinquenni che hanno una “situazione di precedente fragilità nonché più comorbilità” indica “che le cure vengano prestate presso la stessa struttura” e non in ospedale.“Nella gestione della pandemia all’interno delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) sono stati commessi errori imperdonabili, dagli esiti nefasti. Oggi apprendiamo come quegli errori siano figli non solo di incapacità politica, bensì frutto di scelte tanto ponderate, quanto nefaste. Ora vogliamo sapere chi ha preso quelle decisioni e su quali basi Regione Lombardia ha scientemente valutato come sacrificabili, gli ospiti ultrasettantacinquenni residenti nelle RSA Lombarde”, chiede Massimo De Rosa. “Negli allegati della delibera XI/3018 del 30 marzo si legge: ‘I maggiori di 75 anni che presentano dei valori anomali di saturazione dell’ossigeno e sono in ‘discrete condizioni di salute’, vengono dirottati sul circuito ospedaliero tramite il 112’.Per gli ultrasettantacinquenni che hanno una “situazione di precedente fragilità nonché più comorbilità, è opportuno che le cure vengano prestate presso la stessa struttura per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in Pronto Soccorso”. Quindi a tutti i pazienti over 75 con fragilità e altre patologie, praticamente l’assoluta maggioranza degli ospiti, viene negato l’accesso alle cure ospedaliera. Nei fatti la giunta Fontana, dopo aver deliberato di farli ammalare, nega loro l’accesso alle cure, per non gravare sul sistema ospedaliero. Per loro solo ossigenoterapia in struttura. E se non bastasse Regione Lombardia indica anche in questo caso la strada, mettendolo nero su bianco all’interno di un allegato: “se il paziente è terminale si allegano le linee guida per ‘protocollo di sedazione terminale/sedazione palliativa”, conclude De Rosa.

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