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I social network ti rubano l’identità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

computer-securityLo studio dei nuovi mezzi di comunicazione porta spesso a conoscere delle conseguenze inquietanti per la possibilità di accedere a dati personali che inevitabilmente vengono a contatto con il loro utilizzo. Sono i social network, però, a costituire uno degli strumenti più invasivi della nostra esistenza, ma anche della privacy, per la capacità di estrapolare informazioni anche nei confronti di coloro che non sarebbero utenti. Ciò è emerso a seguito degli studi effettuati da un ricercatore del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ), David Garcia, che avrebbe appurato il fatto che i social network sfruttano non soltanto i dati dei loro utenti, ma anche quelli di coloro che non ne sono membri. Essi creerebbero profili “fantasma” di persone che non possiedono un account grazie ai contatti privati degli iscritti. È noto, infatti, che le reti sociali, come Facebook, propongono che un utente importi la propria lista di contatti, affinché egli possa facilmente ritrovare un amico. Il problema è che in questo modo vengono raccolgono tutti i dati registrati nelle agende (indirizzi e-mail e postali, numeri telefonici, ecc.) dunque anche quelli dei non affiliati. In seguito, creano un profilo, che include talvolta anche informazioni private. Il ricercatore dell’ETHZ è giunto a tali conclusioni dopo aver studiato gli archivi della piattaforma “Friendster”, che nel frattempo è scomparsa. Ha in particolare osservato se fosse possibile ottenere informazioni sull’orientamento sessuale di un non membro o sulla sua situazione sentimentale. Risultato: la probabilità che le informazioni ottenute siano esatte è molto elevata, rileva Garcia in uno studio pubblicato dalla rivista “Science Advances”. Sempre secondo il ricercatore, questa probabilità aumenta con il passare del tempo, visto che più il numero di utenti della rete sociale è grande più l’accesso alla lista di amici è facilitato. Da notare che Facebook contava in giugno 1,32 miliardi di utenti attivi quotidianamente. Friendster ne contabilizzava 115 milioni prima di essere stata chiusa. L’invito ed il consiglio di Garcia che rilancia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è quello di usare con prudenza le loro informazioni private e rafforzare le disposizioni sulla protezione dei dati.

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Amore: il primato della fede

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

Editoriale. Di tanto in tanto ci giungono riflessioni sulla fede e sull’amore, sulla famiglia e sulla sua tenuta stigmatizzando quanti scelgono di divorziare. Si dice anche, e a ragione, che la fede è costruita sull’amore. Se dunque l’amore è il motore e l’anima della vita anche la fede espressione di religiosità ne è subordinata. Da qui facciamo discendere il nostro ragionamento su questo primato che prevale su ogni atto della nostra vita e per molti versi combacia con gli insegnamenti religiosi là dove dicono non rubare, non uccidere, ecc. Ma vi è qualcosa che li differenzia perché esiste un amore che è comunione e non solo fratellanza. San Francesco amava gli animali e le cose in quanto le considerava creature di Dio con uguale dignità rispetto ai suoi simili. Un amore trascendentale, un amore universale. Ma vi è una particolarità dell’amore dato dal sentimento che può attrarre due persone, spingerle a vivere in comune, a dividere lo stesso tetto, a procreare figli. Questo può diventare nel prosieguo un “amore a tempo”, un sentimento reversibile di cui dobbiamo responsabilmente prenderne atto e restarne conseguenti. E’ come una candela che si accende e ha una sua fine esaurendosi. La sua tenuta dipende da molteplici fattori. La bontà della cera, il suo uso prolungato o meno, ecc. Così potremmo trovarci al cospetto di due persone che pur conservando il loro concetto di amore universale hanno perso quello relativo. E’ giusto, ci chiediamo, pretendere che restino insieme non amandosi, ma a volte disprezzandosi, altre a farsi del male, altri ancora ad ignorarsi o a ricorrere ad amori mercenari o a rinunciare ad un amore che sentono più forte per un altro simile? Dovremmo dire, in questi casi, che occorre offrire a costoro un’altra opportunità non invadendo la loro sfera privata con i rigori di una professione di fede. A ben riflettere la non interferenza nei problemi di cuore ci permette di usare la ragione e l’intelletto per difendere proprio la crisi personale di un istituto matrimoniale di cui non solo le chiese ne difendono la validità ma lo è anche lo Stato nella sua laicità. Perché non diciamo al cospetto di un matrimonio che va in frantumi: non è stato un vero amore, offriamo a chi ha commesso un errore di valutazione l’opportunità di ricostruirlo ritrovando con altri attori il filone dell’amore smarrito. Dopo tutto non è una tragedia né dobbiamo farla ricadere sui figli. Se tutte le parti in causa si lasciassero senza strascichi traumatici non si correrebbe il rischio di una conflittualità permanente anche al di fuori del rapporto matrimoniale cessato con la separazione o il divorzio. In buona sostanza non si intacca l’universalità dell’amore ma solo la debolezza di un amore temporale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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