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Posts Tagged ‘rubbettino’

“Eravamo comunisti” esce per Rubbettino il nuovo libro di Umberto Ranieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2021

In occasione del centenario della fondazione del PCI una riflessione sul ruolo del comunismo nella storia d’Italia e sul riformismo Cosa ha rappresentato il PCI nella storia d’Italia? Un partito che viveva tra la scelta storica per il 1917 e la sua azione concreta nella società nazionale. Mentre spingeva il popolo italiano a misurarsi con i problemi del governo del Paese, rappresentava esso stesso, per i suoi legami internazionali, il maggiore ostacolo all’assunzione di responsabilità di governo. Questa la sua doppiezza, il lato tragico della sua storia. Perché il Pci non poteva gettare il cuore oltre l’ostacolo e imboccare la strada del socialismo democratico? L’interrogativo fu sollevato da Giorgio Amendola già negli anni Sessanta, seguito da Giorgio Napolitano e Emanuele Macaluso (ai quali è dedicato il libro), e da quanti daranno vita all’area migliorista. Merito di Ranieri, aver dato conto, nel suo “Eravamo comunisti”, “sine ira et studio” dei passaggi-chiave della battaglia. Lo fa ricostruendo con passione alcuni momenti cruciali della storia di quel partito ad un secolo dalla sua fondazione.
Il libro di Ranieri non è però solo un libro di storia e di storie, ma vuole offrire una riflessione, importante e necessaria, su quelle alternative che avrebbero potuto essere percorse durante la grande stagione del riformismo di cui l’autore fu una delle figure di spicco. Dalla prefazione di Giuliano Amato. «Quello che si è notato di meno, e che emerge in modo inequivocabile da questo libro, è la ricaduta (lo spillover effect, si direbbe più efficacemente in inglese) del mito sovietico sulle stesse scelte politiche interne. Quel mito, al di là dell’orgoglio di appartenere a un grande blocco di potere mondiale (e questo, lo abbiamo visto, conta di per sé già molto), fece anche da selettore delle politiche interne che potevano apparire o meno meritevoli a chi lo condivideva: insomma, se io sono destinato alla fuoriuscita dal capitalismo, come posso spendermi, sprecarmi per un riformismo che rinuncia a priori a questo scopo, che mi dà qualche miglioramento, ma resta nell’alveo del sistema com’è? Sì, lo so, mi dicono che di capitalismi ce ne sono diversi, alcuni più chiusi e retrivi, altri più segnati dall’idea dell’economia sociale di mercato. Ma per me queste sono varianti minori, io viaggio a un’altra quota, a me col riformismo non mi incantano. L’ho detto con linguaggio non paludato, ma è così, o è anche così, che il Pci ha bruciato tra le proprie file la prospettiva riformista e, quindi, socialista. Ora l’ho capito ed è stato Umberto Ranieri che mi ha aiutato a capirlo con queste pagine. Il mito è sopravvissuto al distacco, che pure c’è stato, dall’Unione Sovietica, perché è penetrato nella cultura interna e l’ha resa ostile al riformismo possibile, arginando e ghettizzando le chiavi fornite dall’idealismo italiano, che pure Gramsci aveva introdotto e Togliatti, a suo modo, condiviso. Grazie a ciò le distanze dai socialisti non sono mai venute meno e ad esse i guai giudiziari di Craxi hanno offerto una scorciatoia per rafforzarsi e darsi una legittimazione che non meritavano. È qui il nocciolo della discussione a cui i miglioristi hanno ripetutamente invitato i loro compagni. Ma la discussione non c’è mai stata, né prima né dopo la fine del partito.
Ora, certo, viviamo in un’epoca diversa. Ora quello che sto scrivendo io qui e che ha scritto Umberto nelle pagine che seguono, può apparire a molti archeologia, interessante solo per gli archeologi. Eppure, dopo anni nei quali i partiti socialisti hanno perso, insieme, capacità di rappresentanza e capacità di governo, cedendo spazio politico tanto ai conservatori, quanto a nuovi movimenti, spesso populisti, il riformismo socialista ha preso a essere predicato, in Europa e negli stessi Stati Uniti, come un metodo di governo di cui avremmo ancora bisogno per governare un mondo sempre meno governabile; e meno governato».

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In libreria per Rubbettino «Il selvaggio di Santa Venere» di Saverio Strati

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2020

Dopo «Tibi e Tascia» e «La Teda», continua con «Il selvaggio di Santa Venere», la riproposta dell’opera omnia di Saverio Strati da parte della casa editrice Rubbettino. Il romanzo, vincitore del premio Campiello 1977 è tra i più noti e apprezzati dello scrittore di Sant’Agata del Bianco. L’edizione Rubbettino è impreziosita dalla prefazione del critico letterario Walter Pedullà, compagno di università di Strati e, come lui, allievo di De Benedetti. Il racconto di strati abbraccia tre generazioni di uomini quella di Dominic Arcadi, il più giovane; di Leo, il padre Leo e del nonno Mico. I temi sono tanti: il rapporto con la terra, con il passato, la fuga nell’emigrazione (tema centrale nell’intera produzione narrativa di Strati) e soprattutto la ’ndrangheta, fotografata mirabilmente da Strati nel momento in cui l’organizzazione si emancipa da quel mondo arcaico che l’aveva vista nascere. Come spesso accade con la letteratura, il romanzo di Strati, riesce ad anticipare molte questioni che saranno al centro del dibattito sulla criminalità organizzata di questi ultimi anni, dai riti di adesione al rapporto tra cultura e criminalità alle ragioni per le quali un individuo finisce per rimanere invischiato nelle trame delle ’ndrine. Come ogni grande capolavoro, tuttavia, «Il selvaggio di Santa Venere» riesce a trasformare questi temi materiale narrativo, senza diventare didascalico. Il “Selvaggio” è un romanzo moderno e potente che irrompe sulla letteratura meridionale anche grazie alla potenza del linguaggio, libero da forme e stilemi usuali: «È difficile che qualche pagina resti al buio – Scrive Walter Pedullà – e ancor meno al freddo: Strati butta nel fuoco un lessico stagionato che brucia tanto a lungo che le ceneri scottano tuttora. Ma forse, invece di linguaggio, dovevo parlare di lingua, che qui spesso si prende tutta la scena, quasi che poco o niente conti il contenuto. È la lingua che Saverio si è procurato – simbolicamente a Firenze – per scrivere narrativa cui affidare la realtà – allegoricamente calabrese – che negli Anni Settanta (o forse nel ventennio circa in cui pubblica – 1959-77 – le tre opere maggiori) tira fuori i mezzi espressivi più sofisticati messi in funzione nei decenni precedenti del secolo che ha inventato o riciclato più tecniche. Il racconto lirico può essere canto a una voce sola, ma non il romanzo realistico (sempre narrativa fantastica, avverte Borgs), al quale serve e non basta un’orchestra. Meno violini e più strumenti a percussione, comunque una musica adatta a marcare i significati univoci o polivalenti di un libretto che narra vicende cui resistono solo le pelli da tamburo. È stato raggiunto lo scopo palese o latente del viaggio di Strati a Firenze. Saverio ha imparato a manovrare l’italiano per dare ricchezza e intensità alla lingua nazionale, l’immissione di espressioni popolari che già furono proverbi dialettali: acquista sapore, densità, e nutrimento. Come i vini da taglio calabresi che alzano la gradazione alcolica del Chianti. È in virtù di questo italiano vigoroso, saporito e sapiente creato da Saverio Strati che Il selvaggio di Santa Venere è uno straordinario romanzo. Se conosco Giacomo Debenedetti, sarebbe piaciuto al massimo critico letterario del Novecento: l’avrebbe riconosciuto come libro scritto a regola d’arte moderna.

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Come sarà il mondo «Dopo»?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Maggio 2020

Rubbettino lancia in forma gratuita un ebook in cui 22 studiosi si interrogano sul mondo che ci aspetta. Se c’è una parola che abbiamo imparato a temere forse più di «coronavirus», è sicuramente «dopo». E, non a caso, è proprio «Dopo» la parola che dà il titolo all’ebook prodotto dall’Editore Rubbettino con il sostegno di Banca Intesa Sanpaolo e che si è deciso di distribuire gratuitamente on line sul sito dell’editore: http://www.rubbettinoeditore.it In «Dopo. Come la pandemia può cambiare la politica, l’economia, la comunicazione e le relazioni internazionali», ventidue studiosi coordinati da Alessandro Campi, direttore della “Rivista di Politica” e docente di Scienza politica nell’Università di Perugia, si interrogano su come la pandemia abbia accelerato alcuni processi sociali e ne abbia inevitabilmente modificati altri: dalla forma stessa della democrazia, ai rapporti con l’Europa, dagli equilibri di potere internazionali alla procedure decisionali dei governi, dall’economia alla comunicazione, senza dimenticare il delicato capitolo relativo alle tecniche di controllo sociale adottate per contenere i contagi e alle preoccupazioni che ne sono nate dal punto di vista della privacy e della tutela delle libertà personali.
Quello che ci aspetta, secondo gli autori di «Dopo», è un domani certamente non sempre roseo ma che, in parte, era già sotto i nostri occhi. Oggi, sono in molti a sostenere che nel “mondo di domani” nulla sarà più come prima e che dobbiamo aspettarci trasformazioni radicali, a partire dalle abitudini relative alla vita quotidiana. Altri credono, cinicamente, che passata la “grande paura” le società torneranno ai loro ritmi abituali. Lo spirito che anima i saggi compresi in questo volume è diverso da entrambi questi atteggiamenti. Non ci aspetta il “mondo nuovo” (distopico o utopico che sia), ma nemmeno torneremo al “mondo di ieri”. La pandemia rappresenta piuttosto una accelerazione della storia destinata, come tutte le crisi storiche del passato, a produrre cambiamenti che, in molti casi, saranno da considerare il punto d’arrivo di tendenze e processi che erano già in atto. Il che significa che il futuro si radica sempre nel passato e nel presente. Ciò vale soprattutto per la sfera politico-istituzionale, per quella economica e per quella politico-internazionale, sulle quali si concentra il libro. Il cui obiettivo – spiega il curatore Alessandro Campi – “è provare a descrivere i cambiamenti che potrebbero ragionevolmente investire, a causa della crisi pandemica, i regimi politici (a partire dalle democrazie), le leadership e le tecniche di governo, le forme della rappresentanza parlamentare, la comunicazione e la propaganda (già oggi pesantemente inquinate dalle fake news e dalla mentalità complottista), le scelte di politica economica e sociale degli Stati, l’Unione europea e, più in generale, le relazioni tra Stati e potenze a livello internazionale”.Senza essere un esercizio di futurologia, il libro tenta lo stesso di guardare al domani che si aspetta in modo argomentato e ragionevole. Un esercizio di “intelligenza collettiva” certamente utile al dibattitto pubblico in corso sugli effetti che la pandemia potrebbe determinare. Da qui anche la scelta dell’Editore (sostenuto in questa decisione dalla Banca Intesa Sanpaolo) di rendere il volume accessibile a tutti in forma gratuita.

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Libro: «Follia artificiale»

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

«Le soluzioni algoritmiche possono salvarci la vita, sia fisica sia mentale: ma vanno maneggiate con cautela e dosate quanto basta» Luca Bolognini è uno dei massimi esperti europei di privacy e diritto dei dati. È avvocato e presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati. Per Rubbettino ha pubblicato un illuminante pamphlet dal titolo «Follia artificiale» sui grandi temi giuridici ed etici posti dall’Intelligenza Artificiale, dal tracciamento continuo di tutto e tutti nell’universo digitale, dalla robotizzazione e dalla tecnologizzazione dei rapporti umani. Nei giorni della lotta al coronavirus, in cui questi temi sono diventati drammaticamente attuali, Rubbettino ha scelto di lanciare l’ebook di «Follia artificiale» sia in italiano che in inglese su tutti gli store perché crediamo possa contribuire in maniera significativa all’importante dibattito in corso.

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L’autobiografia politica del premier albanese in ebook

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Rubbettino lancia l’ebook di “Kurban / Il sacrificio” di Edi Rama su tutti gli store. Il volume è disponibile anche in cartaceo sul sito http://www.rubbettinoeditore.itHa fatto in poche ore il giro del web e suscitato cori di plauso bipartisan il discorso fatto da Edi Rama, primo ministro albanese (già sindaco di Tirana), al “piccolo esercito” di medici e infermieri in partenza per l’Italia.La passione di quelle parole, la capacità di vedere oltre il proprio “particulare” non ha certamente stupito chi conosce già Edi Rama o chi ha avuto modo di leggere la sua autobiografia politica pubblicata in Italia da Rubbettino col titolo “Kurban / Il sacrificio”, un libro che non è solo memoriale ma manifesto politico, strumento di lotta e, soprattutto, un formidabile saggio di antropologia.Rubbettino rilancia in questi giorni di quarantena l’ebook di “Kurban / Il sacrificio” proponendolo a 8,99 su tutti gli store. Il libro è comunque disponibile in cartaceo sul sito http://www.rubbettinoeditore.itEdi Rama è un politico che oggi definiremmo sui generis e il video del suo discorso lo fa capire bene. Non è un tecnico, non è un grigio burocrate, ma un artista che ha applicato all’arte del governo la capacità di immaginare un futuro diverso, la pretesa che solo gli artisti hanno di ricreare il mondo; l’idea – che nell’Europa dei tecnocrati può apparire eretica se non addirittura folle – che la bellezza può cambiare la storia.Nella prefazione, Daria Bignardi, raccontando il suo incontro con Edi Rama lo descrive capace di una «energia quasi titanica e il profondo coinvolgimento nel contrastare il vecchio che ad ogni momento tenta di sovrastare il nuovo, un nuovo ancora in costruzione e quindi di per sé gracile e incerto»

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Pedagogia: Una nuova collana Rubbettino diretta da Mario Caligiuri

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

“Pedagogia anima mundi” è il titolo della nuova collana editoriale appena promossa dalla Rubbettino per contribuire a un profondo cambiamento della cultura nazionale, affidandone la direzione a Mario Caligiuri, uno dei pedagogisti più originali e brillanti degli ultimi anni.“Una novità editoriale di assoluto rilievo – ha dichiarato l’editore Florindo Rubbettino –sia per l’obiettivo di dare un contributo di rinnovamento alla disciplina, sia per il profilo del Comitato Scientifico e del suo direttore”.Direttore della Collana è appunto Mario Caligiuri, ordinario di pedagogia della comunicazione all’Università della Calabria, intellettuale che da anni anima il dibattito culturale nazionale. Del comitato scientifico fanno parte le principali esponenti della pedagogia italiana: Simonetta Polenghi, Direttrice del Dipartimento di Pedagogia dell’Università “Cattolica” di Milano e Presidente della Società Italiana di Pedagogia, la più prestigiosa associazione del settore; e Maria Grazia Riva, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umane per la formazione “Riccardo Massa” dell’Università Milano Bicocca e Presidente della Conferenza Universitaria Nazionale di Scienze della Formazione. C’e poi Raffaella Rumiati della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, una delle più importanti studiose di neuroscienze cognitive a livello internazionale.Seguono Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione “Giovanni Agnelli” che si occupa in modo costante da anni dell’istruzione in Italia; Claudio Gentili che è stato Direttore Education di Confindustria dal 1992 al 2017, occupandosi costantemente del rapporto tra occupazione e lavoro; Piero Dominici, Fellow della World Academy of Art & Science degli Stati Uniti e Direttore Scientifico del Complexity Education Project dell’Università di Perugia.Prestigiosa è anche la componente internazionale del Comitato scientifico rappresentata da Derrick De Kerckhove, dell’Università di Toronto, uno degli allievi più noti di Marshall McLuhan; Concepción Naval, Ordinaria di Teoría dell’educazione e già prorettrice dell’Università della Navarra; Ehrenhard Skiera, professore Emerito di Pedagogia generale all’Università tedesca di Flensburg.

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Giovedì Rubbettino lancia in libreria “Gli artigiani del diavolo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

“Come le sette i santoni manipolano l’Occidente” di Don Aldo Buonaiuto con Giacomo Galeazzi (prefazione del card. Parolin) «Chi non crede in Dio, finisce per credere a tutto» diceva Chesterton e a leggere le vicende raccontate al vaticanista Giacomo Galeazzi da Don Aldo Buonaiuto nel libro «Gli artigiani del diavolo. Come le sette e i santoni manipolano l’Occidente» (Rubbettino) non si può che dare ragione al celebre scrittore britannico.Il libro conduce un’indagine a tutto tondo sul mondo delle sette, svelandone i meccanismi e ricostruendo il profilo psicologico degli adescati anche attraverso il racconto di tante storie drammaticamente vere. Abusi, decostruzione dell’identità, circonvenzione, violenze anche fisiche e sessuali… famiglie distrutte, giovani che alla ricerca di un’agognata serenità psicologica si sono ritrovati a vivere in un inferno.«Sono vicende agghiaccianti ed inquietanti – scrive nella prefazione il card. Parolin – alle quali di primo acchito si stenterebbe a credere (…) gli autori delle trappole psicologiche, sotto svariate apparenze, si propongono quali maestri di salvezza, risolvendosi invece in guide cieche».C’è, ad esempio, la storia di Lucrezia, 23 anni, che per trovare conforto a una situazione di disagio familiare si unisce a un gruppo che pratica meditazione indiana diventando, di fatto, schiava della volontà della sua guru che arriverà a farle somministrare psicofarmaci per distruggere gli ultimi baluardi di resistenza e autonomia. Dopo un tentato suicidio, Lucrezia riesce a ritrovare la famiglia ma la sua vita porta le stigmate purulente di questo lungo periodo di buio.Spesso è una malattia o una questione di salute a portare la vittima tra le braccia del santone di turno. È il caso di Lorenza, 40 anni, che non riesce ad avere un bambino. Grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita rimane finalmente incinta ma al sesto mese un’ecografia rivela che il bambino è affetto da una grave malformazione. Grazie al consiglio di un’amica arriva da un santone che le vende cinque litri di acqua “benedetta” e le chiede di portarla a casa e berla. Non ci vorrà molto a Lorenza per scoprire di essere stata truffata, ma a quel punto il santone sembra dissolto nel nulla.Sono tante le tecniche psicologiche di adescamento e fidelizzazione dell’adepto e sono quasi sempre accomunate da quello che il libro definisce “Love bombing”. « Il malcapitato – scrivono gli autori – viene posto al centro dell’attenzione, lo si abbraccia spesso e tiene per mano, come se avesse incontrato i migliori amici arrivati improvvisamente per risanare i suoi problemi» Le sette, secondo gli autori, sono strumenti diabolici anche quando non si richiamano esplicitamente a satana: «Non tutte le sette sono sataniche – avvertono – ma tutte sono diaboliche, perché separano l’individuo da sé stesso, dal suo ambiente vitale, dai suoi cari, dalla vita, dal lavoro».Eppure, continuano, di sette «si parla poco perché è una categoria minacciosa, per molti aspetti persino più pericolosa delle mafie. Dietro la trappola delle sette ci sono criminali che si beffano dello Stato, guru che si approfittano della solitudine, della debolezza, del bisogno, della sofferenza. E ci sono le vittime, usate e gettate, plagiate. Un mondo invisibile costituito da persone non ascoltate, che si nascondono, che si vergognano, sole e isolate anche dalle istituzioni, derise umiliate. Terreno ideale di caccia per il maligno».

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Tutti i libri per capire il “Savona Pensiero”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Maggio 2018

Si è parlato molto in questi giorni dell’autobiografia di Paolo Savona appena edita da Rubbettino dal titolo «Come un incubo e come un sogno» In realtà il pensiero di Savona è un pensiero articolato (molto più di quanto alcune semplificazioni mediatiche hanno lasciato credere) che, sui temi di politica economica e di rapporti con l’Europa e la Germania si è tradotto in alcune importanti pubblicazioni edite da Rubbettino che riportiamo di seguito:
GERMANIA «La Rivoluzione democratica di Heine e la Costituzione per la pace perpetua di Kant. Una seconda lettera agli amici tedeschi» Dopo aver lungamente negato l’esistenza di una “questione europea”, l’uscita del Regno Unito dall’Unione ha aperto un dibattito sul come recuperare la perdita di consenso che ha colpito la libera circolazione delle persone nel territorio comunitario, l’euro e lo stesso mercato unico. Nel 60° dei Trattati di Roma, che tanto bene hanno fatto ai popoli europei, i media, il Parlamento e la Commissione UE, e i movimenti politici che aggregano le insoddisfazioni popolari avanzano proposte che riflettono la riemersione delle profonda diversità culturali tra le popolazioni del Vecchio Continente. Queste diversità risalgono indietro nel tempo e si erano assopite a seguito dei brillanti risultati raggiunti indistintamente dai paesi-membri, ma sono state riattivate dai persistenti divari di crescita economica e di occupazione intraeuropei e rispetto al resto del mondo, dagli ingenti flussi immigratori extracomunitari e dalla rigidità politica nell’affrontare tutti questi problemi. Queste radici sono state oggetto di due saggi scritti rispettivamente dal poeta Heinrich Heine e dal filosofo Immanuel Kant, quasi interamente riportati in questo lavoro, che servono di base per comprendere le esitazioni della Germania sia ad assumere un ruolo leader in Europa, sia a considerare le diversità culturali come un vincolo sul quale operare con adeguate politiche e non con ulteriori vincoli e proibizioni. L’Autore ne fa oggetto di una Seconda lettera agli amici tedeschi chiedendo di riesaminare la loro posizione partendo dalle idee dei due personaggi per ridare all’Unione la spinta vitale andata perduta.
EUROPA E WELFARE «Dalla fine del laissez-faire alla fine della liberal-democrazia L’attrazione fatale per la giustizia sociale e la molla di una nuova rivoluzione globale» Nel 1926 Keynes scrisse il saggio The end of laissez-faire nel quale sosteneva che il capitalismo senza regole doveva essere considerato finito e, tra il 1944 e il 1946, propose con Beveridge di dare vita al welfare e alle politiche di piena occupazione. Nell’arco di vent’anni la convivenza civile registrò un netto miglioramento delle rilevanti conquiste liberali raggiunte nei secoli precedenti. La tesi di questo lavoro è che il liberalismo, entrato in concorrenza con le forze culturali e politiche che si sono avvalse delle sue proposte propugnando istanze più avanzate in termini di benessere, ha subito a opera della giustizia sociale un’attrazione che si è mostrata fatale e ha condotto alla fine della liberaldemocrazia. Da questi eccessi non sono restate immuni neanche le correnti di pensiero politico alternative che hanno accolto, senza saperle controllare, le spinte crescenti provenienti dalla domanda di assistenza; il combinato effetto di aumenti salariali eccedenti la produttività e di un’azione pubblica sulla redistribuzione del reddito, unita alla negazione dell’utilità del mercato nel contribuire alla crescita e alla giustizia sociale, hanno creato inflazione prima e deflazione poi. Dopo quasi mezzo secolo di conquiste, l’orologio della storia è tornato indietro e ha consentito il ritorno di politiche conservatrici propiziate dall’avvento del processo di globalizzazione, caratterizzato da grandi oligopoli e dall’esplosione di una finanza incontrollata che hanno scacciato il legislatore collettivo e riportato al potere un sovrano in forme dematerializzate che impone le sue leggi alla democrazia. I modi di funzionamento dell’Unione europea riflettono questa situazione nella gestione degli Stati-membri e si è persa la tensione politica verso la ricerca di una giustizia sociale coerente con i mutamenti geopolitici epocali intervenuti, dal crollo del comunismo sovietico, all’incessante progresso tecnologico e alle eterne pulsioni violente dell’uomo.
POLITICA ECONOMICA INTERNA «J’accuse Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta» Facendo seguito alla sua diagnosi delle eresie e degli esorcismi della politica economica italiana, pubblicata nel 2012 per gli stessi tipi, che ha raccolto molti consensi e ricevuto due riconoscimenti autorevoli, con questa nuova raccolta di scritti l’Autore traccia un quadro organico dei problemi urgenti che l’Italia deve affrontare al suo interno e in Europa. Egli muove tre J’accuse ai Governi che si sono succeduti dal 2008, data di inizio della crisi finanziaria mondiale: quella di aver trascurato di riaccendere il secondo importante motore della crescita italiana, le costruzioni, come hanno fatto gli Stati Uniti e la Germania; quella di considerare la crescita reale come il principale problema italiano, mentre lo è la spaccatura economica e politica tra il Nord e il Sud; quella di aver aumentato imposte e tasse per sanare la finanza pubblica, mentre le ha usate per accrescere la spesa pubblica primaria. Completano il quadro quattro lettere aperte destinate ai protagonisti della crisi – Juncker, Draghi, Visco, Padoan – già pubblicate e una nuova rivolta al Governo e alla Banca d’Italia, invitandoli a cambiare obbiettivi perseguiti e strumenti usati al fine di invertire la traiettoria verso il sottosviluppo del Paese.
CRISI ECONOMICA ED EUROPA «Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi Il caso Italia» Il lavoro esamina le decisioni di politica economica susseguitesi in Italia dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica in poi, definendole “eresie”, ossia dottrine contrarie ai dogmi della razionalità economica, le quali hanno dato vita a puri “esorcismi”, riti che hanno lasciato le cose come prima. Infatti, nonostante le promesse di tagli, la spesa pubblica è continuata a crescere imperterrita, come pure, ma meno, la pressione fiscale, facendo così lievitare l’indebitamento pubblico. Lo Stato si è impossessato di metà del reddito annuo del Paese e non pare ancora soddisfatto, dato che va aggredendo in modo indistinto la ricchezza. L’autore individua nella “manovra” la madre di tutti i mali, una pratica di cui si avvale ora anche l’Unione Europea. La crisi che stiamo vivendo è il conto che gli italiani sono chiamati a pagare per gli errori commessi dagli Stati Uniti nel dopo Bretton Woods, non avendo adeguato le regole sul piano della moneta e dei cambi, e dall’Unione Europea nel dopo Trattato di Maastricht, per non aver attuato il disegno di unificazione politica che l’aveva indotta a creare l’euro. Egli ammette che l’Italia ha le sue colpe, ma esse sono solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di squilibri economici e di dissapori mondiali sul da farsi. Il lavoro indica anche le “scelte giuste” da prendere per riportare l’Italia sul sentiero della ripresa produttiva e dell’occupazione. Il lavoro si chiude con un esame critico della Manovra Monti e delle decisioni prese a Bruxelles il 9 dicembre scorso che sono la continuazione della concezione di una “vecchia” Europa.

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Rubbettino al Salone del Libro di Torino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 Maggio 2018

“Un giorno, tutto questo” è il tema ufficiale della 31.ma edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino che si terrà dal 10 al 14 maggio. Un tema che apre alla speranza, al futuro, alla libertà, in una congiuntura non particolarmente favorevole per il nostro Paese e per l’industria culturale.
Come ogni anno Rubbettino sarà presente con il suo stand, uno stand di design progettato ad hoc e rinnovato anno per anno che, nelle edizioni passate, non ha mancato di attirare l’attenzione dei visitatori, tanto da essere segnalato come uno tra i più belli dell’intero Salone.Tante saranno le novità portate in fiera e tanti saranno gli appuntamenti.
L’evento clou sarà la presentazione del libro del Primo Ministro albanese Edi Rama «Kurban / Il sacrificio» che si terrà domenica 13 maggio alle 10,30 presso la Sala Blu del Padiglione 2. A discutere con l’autore, Vittorio Sgarbi.
Giovedì 10 maggio, alle 10,30, presso il Caffè Letterario del Padiglione 2, la presentazione del nuovo romanzo di Marco Ciriello «Un giorno di questi» , romanzo ambientato in una Napoli stralunata ma autentica che è stato tra i volumi presentati al Premio Strega di quest’anno.
Un altro importante appuntamento, sempre giovedì, alle 11.30, presso il Caffè Letterario (pad.2), vedrà protagonisti Giuseppe Baldessarro, giornalista di «Repubblica» e Gaetano Saffioti, imprenditore e testimone di giustizia, che presenteranno «Questione di rispetto. L’impresa di Gaetano Saffioti contro la mafia».Venerdì, alle 18,00, verrà presentata la nuova collana «La bellezza dell’impresa» diretta da Adriano Moraglio e Florindo Rubbettino, interamente dedicata a storie di successo nel mondo dell’imprenditoria italiana. Con l’occasione verrà presentato anche il primo volume della collana intitolato «I custodi della sorgente», di Alberto Bertone e Adriano Moraglio, dedicato alla storia dell’Acqua Sant’Anna. Numerosi saranno poi gli eventi organizzati in collaborazione con la Regione Calabria e ospitati nello Stand Istituzionale dell’Ente:dal libro «Aldo Moro e l’Intelligence», curato da Mario Caligiuri, al vademecum di Domenico Talia «La società calcolabile e i big data»; dal fortunato romanzo «A schema libero» del collettivo Lou Palanca, a «Vent’anni di lotta alle mafie e alla corruzione», pubblicato in occasione del ventennale di «Avviso pubblico». E poi, ancora, ampio spazio alla cultura e alla storia della regione, con il “Cine Tour Calabria” di Maurizio Paparazzo e Giovanni Scarfò, una guida cinematografica della Calabria; «L’ape furibonda» di Claudio Cavaliere, Bruno Gemelli e Romano Pitaro, undici ritratti di “donne di carattere” che hanno vissuto e operato in Calabria; il romanzo storico «InChiostro» di Marco Iuffrida e il pamphlet «Cambia Calabria che l’erba cresce» di Filippo Veltri.In un simile contesto non poteva poi mancare il più celebre pensatore che la Calabria abbia mai avuto: Gioacchino da Fiore, cui verrà dedicato un focus con la presentazione del libro «Gioacchino da Fiore, attualità di un profeta sconfitto» di Massimo Iiritano e la performance teatrale su testi di Adriana Toman «Trilogia gioachimita».Nel ricco calendario degli eventi Rubbettino troverà spazio anche il festival «Sciabaca, viaggi e culture mediterranee», organizzato dalla casa editrice calabrese, che giunge quest’anno alla sua terza edizione e che, di recente, è stato inserito all’interno della Rete dei Festival del Sud.
Proprio ai tanti festival che si svolgono lungo la Penisola è stata dedicata dal Salone di Torino l’area tematica “Superfestival” all’interno della quale Rubbettino, quale anteprima di Sciabaca, ospiterà una conversazione con l’architetto e antropologo Rosario Chimirri su insediamenti e culture dell’abitare dei «Paesi di Calabria» http://www.rubbettinoeditore.it

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«Euxit: Uscita di sicurezza per l’Europa» di Roberto Sommella

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 Maggio 2017

europaPassata la celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma, restano tutti irrisolti i nodi da sciogliere nell’Unione Europea e si fa più pressante la spinta populista. Cosa accadrà alle prossime elezioni in Francia e Germania? I paesi dell’Est verranno davvero emarginati in un’Europa a due velocità? Sono molte le fake news sull’Ue, che Roberto Sommella, direttore delle Relazioni Esterne dell’Antitrust, componente italiano del comitato di sostegno di Stand Up for Europe e fondatore della Nuova Europa, ha cercato di smascherare nel suo ultimo libro Euxit, uscita di sicurezza per l’Europa (Rubbettino), che verrà presentato a lunedì 29 maggio a Milano alle ore 17 presso la libreria Egea in Bocconi con la partecipazione di Giulio Sapelli, Alessandro De Nicola, Vittorio Feltri, Giovanni Pons e Daniele Manca.Noi europei siamo oggi il 7% della popolazione mondiale, produciamo il 25% del Pil totale e consumiamo il 50% del welfare planetario. Viviamo in un contesto di benessere rispetto al resto del mondo ma siamo ancora troppo piccoli e divisi per sopravvivere alla competizione globale. Eppure, sono sempre di più le pulsioni a smontare l’Unione, quando sarebbe invece cruciale rafforzarla per frenare xenofobia, nazionalismi e terrorismo e rilanciare la crescita. Da questo assunto parte il libro di Sommella, scaricabile anche in versione e-Book. Per controbattere le tesi di chi vorrebbe tornare a confini e monete nazionali, in un momento cruciale per l’Ue, dove tutte le prossime elezioni saranno un referendum sull’euro e sull’Unione, Sommella cerca di smontare tre luoghi comuni a proposito dei migranti, dei paesi che guadagnano con le politiche della Bce e di quelli che vorrebbero ritirarsi dopo l’adesione comunitaria.Per quanto riguarda i flussi migratori, l’opera del direttore delle relazioni esterne dell’Antitrust e fondatore dell’associazione La Nuova Europa, sottolinea che non siamo affatto di fronte ad un’invasione, sebbene Germania, Francia e altri quattro paesi del Nord vorrebbero un’ulteriore sospensione dell’accordo di Schengen. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, raccolti nei World Population Prospects, i flussi migratori in Europa dal 2000 al 2010 sono stati di 1,2 milioni di persone per anno. Il che fa lo 0,2% su 500 milioni di abitanti. Una cosa affrontabile, visto che negli Stati Uniti ne arrivavano nello stesso periodo 1 milione. In media tra il 2000 e il 2015, ognuno tra Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna ha accolto tra i 100 e i 200.000 profughi. Solo l’anno scorso c’è stato il picco di un milione di ingressi nei lander tedeschi, amplificato dal fatto che il piano di ricollocamento tra i paesi stabilito dalla Commissione Juncker per orae’ un fallimento. Ma anche in Italia vanno smontati dei luoghi comuni. Nel nostro paese, a fronte dei 3 miliardi di costi per gestire l’emergenza profughi, i benefici derivanti dal flusso migratorio sono rilevanti. Nel 2014 i contributi INPS versati da lavoratori extracomunitari ammontavano a circa 8 miliardi a fronte di prestazioni pensionistiche pari a circa 642 milioni e non pensionistiche (cassa integrazione, disoccupazione, malattia, maternità, assegni nucleo familiare) pari a 2,420 miliardi, con un saldo positivo quindi di circa 4,5 miliardi di euro. Anche a livello fiscale l’apporto finanziario degli immigrati regolari e integrati nel tessuto sociale e produttivo è positivo. I contribuenti stranieri hanno dichiarato nel 2014 redditi per 45,6 miliardi, versando 6,8 miliardi di Irpef.Anche sugli effetti del Quantitative Easing della Bce il libro smonta i miti che vogliono il Belpaese principale beneficiario del bazooka di Mario Draghi. Confrontando le variabili fotografate nel primo mese del 2015 (anno del varo del QE) con le ultime disponibili, sempre dello stesso anno, si dimostra che è invece la Germania ad aver goduto di più dalla politica monetaria di Francoforte. Il Pil tedesco è infatti aumentato dal +1,4% di inizio anno al +1,7% (dato di fine settembre), il debito pubblico è diminuito dal 74,3% del Pil al 71,9% (fine 2014 su fine 2015), la disoccupazione è a livelli americani (è scesa in un anno di QE dal 6,5% al 6,3%) e le esportazioni hanno registrato un boom: da un saldo attivo di 90 miliardi si è passati a 106 miliardi di euro.Euxit fa anche il punto su chi spende di più e chi ha guadagnato di più dalla partecipazione all’Unione. Ogni tedesco ha ‘’speso’’ 1.034 euro per l’Europa, gli italiani si sono fermati a 623 pro-capite, mentre gli spagnoli hanno ricevuto a testa 335 euro, i polacchi 1.522, i portoghesi 2.100, la Grecia 2.960 euro netti a cittadino ellenico. Passando invece alla ripartizione delle risorse strutturali comunitarie, si scopre che cresce la percentuale di denaro spettante all’Europa centro-orientale (177,57 a 180,93 miliardi, +2,6%) rispetto a quella dell’Europa occidentale (169 miliardi a 140 attuali, -16%). Dunque proprio nei paesi dell’Europa dell’Est, dove si erigono nuovi muri contro i migranti, i trasferimenti strutturali comunitari sono diventati sempre più rilevanti, pesando ormai tra il 2 e il 3% del Pil e superando spesso gli investimenti diretti esteri.
Per battere quindi la voglia di Euxit che alberga ormai in ogni paese europeo, Sommella auspica che i governi convochino, in vista dei 60 anni dal Trattato di Roma, una grande Conferenza che abbia all’ordine del giorno tre compiti: la redazione di una Costituzione Europea, il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, la riforma della legge elettorale con espressa scelta del Presidente della Commissione da parte dell’elettorato. Solo così si riuscirà a passare dall’attuale Confederazione ad una vera Federazione di stati, abbandonando una terra di mezzo che ricorda i presupposti che hanno portato all’implosione della ex Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.

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Rubbettino e il Salone del Libro di Torino

Posted by fidest press agency su sabato, 13 Maggio 2017

salone del libroTorino 18 maggio 2017. La liaison fra Rubbettino e il Salone del libro di Torino continua, ininterrottamente da 27 anni. Persino quest’anno in cui la Fiera “Tempo di libri” promossa dalla vicina amica/nemica città meneghina sembrava dover minacciare di offuscare le glorie dello storico Salone dell’editoria italiana, Rubbettino ha preferito puntare su quello che è oramai diventato un presidio importante e imprescindibile del libro e della lettura in Italia. E non ha avuto torto, considerando il ricco cartellone di eventi e di autori che affollerano gli stand del Salone.
Tantissimi gli eventi in programma dalla presentazione del libro di Giovanni Lo Storto, Direttore generale della LUISS, sulla formazione e il mondo del lavoro intitolato “Erostudente”, all’autobiografia dell’economista ed ex ministro Francesco Forte “Se non ricordo male”, al nuovo libro sul delicato tema dei rapporti tra “Intelligence e magistratura” di Mario Caligiuri.
Si continua con il cinema con il libro di Marco Olivieri e Anna Paparcone su Marco Tullio Giordana che verrà presentato in due occasioni (sia all’interno degli spazi del Salone che nella rassegna “diffusa” Salone OFF) con la partecipazione straordinaria dello stesso regista, e ancora tanta letteratura con l’incontro su Hemingway e Fante partendo da due notevoli opere come il romanzo di Stefano Marelli (già premio “Parole nel Vento”) intitolato “A Dime a Dozen” e l’autobiografia tradotta dallo spagnolo e in uscita in questi giorni in libreria di Eduardo Margaretto “Non chiamarmi bastardo, sono John Fante”, con la partecipazione di Francesco Durante, scrittore e critico nonché traduttore delle opere di Fante; e, ancora, la presentazione del nuovo romanzo di Annarosa Macrì “Corpo estraneo”
Tanta attenzione anche alla Calabria con iniziative di grande livello, fra le quali si segnala la presentazione della nuova attesa edizione, curata da Vito Teti, di “Un treno nel Sud” di Corrado Alvaro e la presentazione delle attività editoriali svolte in collaborazione con il Parco Nazionale del Pollino attraverso il dibattito “Pollino. Gli uomini, i segni, il paesaggio”.
Infine non potevano mancare gli incontri di livello internazionale come la presentazione del libro dello scrittore albanese Ylljet Aliçka “Il sogno italiano” con la partecipazione di Alessandro Leogrande e Benko Gjata oppure i due incontri in collaborazione con lo spazio espositivo della Romania sui libri “L’Illusione della modernità” di Alberto Basciani e “Bucarest. La capitale immaginata” di Emanuela Costantini.

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Rubbettino ripubblica “Un treno nel Sud” di Corrado Alvaro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

CCFQ - alvaro - TIPCosenza il 31 marzo alle 18,00 presso la libreria Feltrinelli la nuova edizione Rubbettino di “Un treno nel Sud di Corrado Alvaro”. A discuterne saranno l’antropologo Vito Teti, autore del saggio introduttivo a corredo del volume, e Giuseppe Lupo, noto scrittore e saggista.Il libro, tra i reportage di viaggio più celebri della letteratura italiana, pubblicato originariamente nel 1958 da Bompiani come terza e ultima parte di “Itinerario italiano”, è tra le opere più citate sulla Calabria ma fino ad ora difficile da reperire se non sul mercato antiquario o in biblioteca. L’edizione Rubbettino, arricchita dalla chiave di lettura autorevole di uno studioso di Alvaro del calibro di Vito Teti, colma dunque un vuoto offrendo nuovamente a lettori e studiosi la possibilità di attingere alla ricchezza inesauribile di questo testo che, letto oggi, appare di un’attualità per certi versi sconcertante e di un potere profetico straordinario.
Un treno nel Sud è, innanzitutto, un viaggio di ritorno, racconta un ritorno nell’universo di origine da cui Alvaro era andato via definitivamente nell’ottobre 1915, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, per poi compiere rari e brevi ritorni per trovare i familiari, per la morte del padre, per fare visita alla madre, che abitava con il fratello Massimo. Ritorni concreti che si sommano ai costanti ritorni letterari
Il Sud di cui parla Alvaro, al pari di altri Sud del mondo, è un luogo geografico, ma allo stesso tempo un problema e una questione sociale che va spiegato con riferimento alla geografia e una storia lontana e vicina. È un Sud caratterizzato da una cultura tradizionale agropastorale, che appare come un luogo altro e diverso pure all’interno della nazione di cui fa parte. L’alterità del Sud consiste però anche nelle immagini e nelle narrazioni che gli altri ne hanno offerto e anche nelle forme di rappresentazione che i suoi abitanti ne hanno costruito per rispondere allo sguardo esterno, ora assumendolo ora negandolo, comunque restandone condizionati. Alvaro, che conosce benissimo la letteratura di viaggio sul Sud e la letteratura meridionalistica, non si sottrae al topos letterario e antropologico, alla necessità, di fare i conti con le leggende e i pregiudizi esterni, di confutarli, attenuarli, rovesciarli. Non è un caso che, affrontando la leggenda del dolce «far niente», riprenda uno dei motivi canonici della letteratura sul Sud e sui meridionali: quello dell’ozio attribuito dai visitatori del Nord, almeno fin dal Seicento, a tutte le popolazioni d’Italia.
Una lettura raffinata, mai banale del Sud, che Alvaro può e sa guardare dall’interno, riconoscendone l’alterità. La sua comprensione del mondo di appartenenza gli consente, per esempio, quando parla dei napoletani, di mostrare come ciò che gli altri considerano «servilità» altro non è che «rassegnazione e tolleranza», o anche un senso di intima superiorità spirituale, che si regge sul fatto di capire. E così l’osservato ribalta il punto di vista dell’osservatore. Il doppio statuto di interno ed esterno, di chi è andato via e di chi torna, di chi è rimasto ed è sempre fuggito, consente ad Alvaro di ricondurre i tanti stereotipi sul Sud, non tanto confutandoli o rigettandoli, quanto riportandoli a una storia e un’antropologia che egli conosce profondamente e segnalando anzi, come in un universo mondanizzato, quei modi di essere e quei valori che potrebbero trovare una nuova udienza e un nuovo senso: Solo uno scrittore che ha guardato questa terra con occhio interno e in profondità può restituire il senso che sfugge a qualsiasi riflessione socio-antropologica. (foto: un treno nel sud)

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Presentazione del nuovo libro di Andrea Carandini

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2015

isaiah berlinRoma ospiterà il 3 dicembre alle ore 18,00 presso la biblioteca della Camera dei Deputati la presentazione del nuovo libro di Andrea Carandini “Paesaggio di idee. Tre anni con Isaiah Berlin” edito da Rubbettino. Il dibattito vedrà gli interventi di Giancarlo Bosetti, direttore e fondatore della rivista Reset Dialogues on Civilization; di Dino Cofrancesco, professore emerito di Storia e dottrine politiche all’Università di Genova; di Donatella di Cesare, professoressa di Filosofia Teoretica all’Università La Sapienza e di Giuseppe Vacca, Presidente della Fondazione Istituto Gramsci.Andrea Carandini, presidente FAI e collaboratore dei divulgatori scientifici Piero e Alberto Angela, studioso instancabile e noto per le tante scoperte archeologiche, ci invita a riscoprire, con il suo volume, l’illuminismo romantico di Isaiah Berlin e la tradizione filosofica tra il ‘700 e ‘800 come “risorse culturali per uscire dal buio del fanatismo e del populismo”.
Esiste una strada poco battuta nel lungo processo di costruzione europea. Imboccarla ci farebbe uscire dal vicolo cieco in cui le nostre società e i nostri Paesi sono fermi, mentre i confusi rumori e le angosce del mondo globale ci assediano e ci fanno paura. L’archeologo Andrea Carandini, presidente del FAI, ci guida alla riscoperta di questa via europea alla serenità e forse anche alla felicità, dissotterrando una tradizione culturale ancora viva e pulsante, quella del grande illuminismo romantico di Isaiah Berlin, il cui pensiero introduce alla imperfezione migliorabile, apprezzando finalmente la molteplicità della vita e la tolleranza. Con questa guida autorevole, ripercorriamo la tradizione europea tra ‘700 e ‘800, per ritrovare le idee che oggi servono, se vogliamo risorgere. Non si tratta solo di riformare una liberal-democrazia decadente quale è quella italiana, quanto di appassionare giovani e meno giovani all’uso consapevole della ragione non conformista, perché solo coltivando i sogni della ragione saremo in grado di non generare mostri, o almeno di non averne paura.(foto: isaiah berlin)

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