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Gli anni ruggenti del “fascismo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Così abbiamo vissuto i momenti prima e durante gli anni di guerra mentre la lotta s’inaspriva ed entrava di prepotenza nelle nostre case. E dire che la dichiarazione di guerra di Mussolini fu fatta senza consultare il suo gabinetto, il gran Consiglio Fascista, e nemmeno i suoi capi di Stato maggiore. Non poteva essere altrimenti: Mussolini ha sempre ragione! La stessa cosa fece autonominandosi comandante in capo delle forze armate.
Per una simile carica era considerato, a ragion veduta, una nullità. La mancata invasione dell’Inghilterra lo ringalluzzì: era una prova evidente che lui s’intendeva di faccende militari ben più del Fuhrer. Pura illusione. I rovesci militari italiani furono una conseguenza diretta del suo comando. Il diario di Ciano è spesso ricordato in questi frangenti per rilevare il grado di subalternità assoluta, persino umiliante, che si aveva rispetto alle iniziative tedesche e per le quali Mussolini non trovava di meglio che rispondere con dispetti e ricatti. La verità è che noi italiani, in particolare, siamo rimasti vittime di una cultura vagamente machiavellica della politica per la quale la valutazione delle scelte politiche e militari si faceva solo in base alla forza e alla potenza dei possibili alleati. E quella razza di pecore, come Mussolini definiva gli italiani, non poteva certo far lega con chi avrebbe potuto mangiarli con un sol boccone. Stava ora da capire chi fosse realmente il mangiatore di turno: la Germania nazista con il suo travolgente carisma militare che sembrava non avere intoppi e limiti territoriali o l’arroganza dei francesi e dei britannici? Costoro, in effetti, mancarono di tatto e di diplomazia. Tutto ciò non permise loro di trattare, nel giusto verso, la sensibilità del dittatore fascista.
Intanto Ciano annotava, nel suo diario, come a ogni vittoria tedesca il Duce asserisse: “Intendo avere la mia parte di bottino in Croazia e Dalmazia”, “non ci conviene esserci urtati con la Germania poiché anche noi dobbiamo prendere la nostra parte di bottino e così via.” Quest’ansia di arrivare in tempo, e nelle migliori condizioni possibili, per spartirsi con i tedeschi le spoglie delle potenze democratiche occidentali sembrava una costante del pensiero mussoliniano dalle prime ostilità del 1939 alla sua decisione di entrare in guerra e poi ancora negli anni successivi. (Riccardo Alfonso)

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