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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Al Ministero Esteri incontro su ruolo strategico della Cultural Diplomacy

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

«Finché l’ecosistema globale si reggeva su regole tese a gestire la circolazione essenzialmente di beni e persone, la diplomazia metteva a confronto soggetti simili che condividevano riti, regole e schemi culturali non troppo differenti tra loro. Oggi, in un mondo in cui la circolazione fondamentale è quella delle informazioni e in cui tutte le nazioni e le potenze sembrano più vicine nello spazio pur mantenendo le distanze, la diplomazia diventa essenzialmente culturale. Per fare diplomazia oggi occorre costruire una relazione con un soggetto altro». È questo uno dei passaggi centrali dell’indirizzo di saluto che il Rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli ha rivolto ai partecipanti all’ultima edizione del Corso internazionale in “Cultural and Digital Diplomacy for International Relations” promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e alla folta rappresentanza di Ambasciatori riunitisi oggi, giovedì 12 settembre a Roma, in occasione della consegna dei diplomi a 13 studenti provenienti da tutto il mondo, al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.
Di grande attualità il tema dell’incontro, intitolato “Il ruolo strategico della diplomazia della cultura nell’attuale scenario geopolitico”, organizzato alla Farnesina in occasione del Graduation Day del Master in Cultural Diplomacy, offerto dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) dell’Università Cattolica.
Il Master in Cultural Diplomacy della Cattolica propone un modello formativo che attraverso il linguaggio universale delle Arti, offre a studenti internazionali la capacità di contribuire alla costruzione della reputazione globale di Soft Power per un Paese, di riaprire dialoghi geopolitici interrotti e costruire progetti di riconciliazione fra popolazioni in zone di post-conflitto. Per questa edizione gli studenti che hanno conseguito il Master provengono da Bulgaria, Canada, Coazia, Etiopia, Grecia, Iran, Italia, Nigeria, Perù, Serbia Spagna, Turchia Venezuela. «È questa la ragione – ha concluso Olivares – per cui un grande ateneo come l’Università Cattolica ha dato vita a un Programma internazionale in “Cultural and Digital Diplomacy for International Relations”: un Programma aperto al mondo, frequentato da studenti provenienti da 4 Continenti e 15 Paesi, e che fa parte integrante dell’offerta globale dell’Ateneo. C’è infatti grande bisogno, anche in questo settore, di formazione basata su una ricerca di qualità e di innovazione. E su questo punto il nostro programma può vantare una faculty e relazioni di elevato spessore internazionale».

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Telecom Italia e futuro della rete

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2009

Dopo mesi di indiscrezioni e lo svelamento del piano sul futuro della banda larga in Italia ad opera di un sito Internet, finalmente è stata annunciata la prima presentazione ufficiale delle analisi condotte per conto del Governo da Francesco Caio: il superconsulente riferirà in Parlamento l’8 giugno prossimo. La partita in ballo è grossa: cosa fare per stimolare la reale fornitura di connettività in banda larga a tutti gli italiani? E’ utile che la rete dell’ultimo miglio (a banda stretta) rimanga proprietà dell’ex monopolista Telecom Italia? E’ meglio scorporarla e farla confluire in una nuova societa’ che, grazie anche all’intervento di fondi pubblici, si occupi di stendere fibra ottica in tutto il Paese? E’ più saggio mantenere al centro del sistema proprio Telecom Italia, affinchè non venga ulteriormente indebolita, così da privilegiare l’italianità di una società che ricopre un ruolo strategico nelle infrastrutture del Paese? Finora il Governo, evidentemente, è stato più attento –in ambito di telecomunicazioni- a consolidare le proprie posizioni nella regina della partitocrazia italiana, la Rai. Speriamo che prima o poi prenda la situazione in mano in modo trasparente e con il fine ultimo di favorire tutti gli italiani (famiglie e imprese). A proposito di quali siano gli interessi nazionali, facciamo notare che: – la cordata italiana che ha rilevato Telecom dalle mani bucate di Tronchetti Provera, fa acqua da tutte le parti, e il padrone in pectore della societa’ e’ la spagnola Telefonica; – tutti gli altri gestori che operano in Italia hanno proprieta’ estera (Vodafone-Tele2, Fastweb, Wind, British Telecom Italia); – l’Italia rimane nelle retrovie delle classifiche dei Paesi con le migliori infrastrutture di rete. Il fatto che vari Governi abbiano favorito il permanere di Telecom Italia al centro del sistema, e’ la causa principale di tale situazione. Non si favorisce l’italianita’ delle aziende dando privilegi a societa’ inefficienti e indebitate. Purtroppo e’ una situazione che ci ricorda da vicino la triste esperienza di Alitalia: regali alla cordata ‘italiana’ -a spese del contribuente- che comunque deve scegliersi un alleato/padrone straniero.

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