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Chi è l’uomo nell’infinito? Chi può comprenderlo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Egli potrà riconoscersi solo se individua le cose più delicate. Egli può scorgere in questa “sfera magica” un’infinità di mondi, ciascuno dei quali ha il proprio firmamento, i pianeti, la sua terra in quel modo stesso che è il mondo visibile: in quelle terre animali, e infine insetti, nei quali ritroverà ciò che i primi hanno dato, trovando ancora negli altri la stessa cosa senza fine e senza tregua. E’ possibile che l’uomo si smarrisca in queste meraviglie per la loro piccolezza, ma sono non meno sorprendenti di quelle che sono per la loro estensione. Chi si considera sotto questo rapporto dato da una parte dalle piccolezze rese invisibili all’occhio umano e, dall’altra, dalle grandezze ritenute tali più che viste, stupirà senza dubbio di vedersi come sospeso nell’ammasso che la natura gli ha dato tra i due abissi dell’infinito e del nulla, dai quali egli è ugualmente lontano.
Ogni cosa sembra venire dal nulla e condurci all’infinito. Chi può seguire questo stupefacente cammino senza perdersi del tutto? L’amore ovviamente. E’ il collante della vita, ma lo è anche della morte. Il suo ruolo è universale.
E’ una condizione che ci permette di occupare un posto in mezzo agli estremi, li completa e li definisce. Il resto è vago e indistinto. Noi restiamo in quel luogo di mezzo vasto e sempre incerto e tentennante tra l’ignoranza e la conoscenza. Sono i limiti che non possiamo varcare, incapaci di saper tutto e d’ignorare tutto in assoluto.
Noi, per contro, ardiamo dal desiderio di approfondire ogni cosa e di edificare una torre che si elevi fino all’infinito. Ma tutto l’edificio crolla e la terra si apre sino agli abissi, solo se il nostro animo non si nutre d’amore.
Così l’uomo si divide tra due forze: lo spirito e l’ingegno e l’anima o il cuore. Uno vuol tutto conoscere e comprendere, l’altro non ha bisogno che d’ammirazione e d’amore.
Vi è chi tende alle idee distinte e vi cerca la gloria e chi si nutre d’idee confuse e vi trova la felicità. Uno è un principio di luce, l’altro un principio d’azione.
A fianco dell’essere infinito non ci sono che esseri finiti e limitati. Noi viviamo per diventare esseri infiniti, per cercare nell’amore la sintesi dei nostri valori, il bene ultimo che ci riscatta e ci rende immortali.
Beatrice conduce Dante in Paradiso, ossia verso la conquista della sua immortalità. Qui si compie il destino di tutti gli esseri viventi, dal più piccolo al più grande, dal più saggio al più ignorante. Solo in questo modo possiamo giungere a un grado maggiormente elevato di consapevolezza e di compiutezza. Il genere umano, così procedendo, cammina, ma si può anche incedere senza procedere, si avanza, sotto certi aspetti, e si arretra sotto altri. La barbarie è uno dei cammini a ritroso. Il più grave e il più inquietante. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” decina parte)

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