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Democrazia speciale

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2011

Quando i libri di scuola ci parlano poco o nulla di quella che è stata per l’Italia la « democrazia speciale ». Forse è più facile ricordare ai discenti il tempo in cui in Italia fu sperimentato il “compromesso storico”. Fu anche il tempo della “democrazia speciale” ovvero di un disegno teso a rendere quei caratteri stabili, di completarne il profilo istituzionale e si assicurarne così l’irreversibilità. Il tutto ebbe inizio intorno agli anni ’70. Occorreva muoversi  de là del vecchio schema centrista. All’indomani delle elezioni del 1979 Craxi  formulerà il disegno di “una grande riforma” e questo concetto continua a ruotare intorno all’idea della “democrazia speciale”. Diciamo che si stavano maturando i tempi in cui la politica di distensione tra le grandi potenze ci avrebbe fatti traghettare verso un nuovo equilibrio geopolitico mondiale. Le parti ricominciavano a riallinearsi anche in Europa. Ma non tutto filò liscio. Pensiamo alle trasformazioni strutturali dei processi produttivi che avevano incrinato i rapporti di forza nella conflittualità industriale. Un esempio, a tale riguardo, basta per tutti. Tra il 1978 ed il 1985 la Fiat passava, nell’area piemontese, da 340.000 a 160.000 addetti, per continuare a scendere nei successivi anni. Ed era, questo, uno dei presupposti perché si potesse consolidare il progetto della “democrazia speciale”. Ora ci chiediamo se tutto ciò non costituisce, anche per i politici di oggi, un limite invalicabile che pregiudichi in via definitiva la speranza attesa per questa democrazia speciale che avrebbe potuto portare ad un ribaltamento del suo schema centrista ed aprirci la strada per alleanza di tutt’altra natura. Ed ancora se dietro la proposta di un nuovo partito politico (vedasi Pdl) noi dobbiamo intravedervi la volontà di perpetuare la tenuta di uno schema centrista inteso come definitiva chiusura verso questo progetto di democrazia speciale. Il sistema resta quindi centrale per questo difetto innovativo che si è inteso bloccare sul crinale del compromesso storico. Dobbiamo, quindi, convenire che il sogno di Moro e di Berlinguer è, definitivamente, tramontato? Probabilmente si.  (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La scuola e la «democrazia speciale»

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2009

Forse è più facile ricordare per i discenti il tempo in cui in Italia fu sperimentato il “compromesso storico”. Fu anche il tempo della “democrazia speciale” ovvero di un disegno  teso a rendere quei caratteri stabili, di completarne il profilo istituzionale e si assicurarne così l’irreversibilità. Il tutto ebbe inizio intorno agli anni ’70. Occorreva muoversi  de là del vecchio schema centrista. All’indomani delle elezioni del 1979 Craxi  formulerà il disegno di “una grande riforma” e questo concetto continua a ruotare intorno all’idea della “democrazia speciale”. Diciamo che si stavano maturando i tempi in cui la politica di distensione tra le grandi potenze ci avrebbe fatti traghettare verso un nuovo equilibrio geopolitico mondiale. Le parti ricominciavano a riallinearsi anche in Europa. Ma non tutto filò liscio. Pensiamo alle trasformazioni strutturali dei processi produttivi che avevano incrinato i rapporti di forza nella conflittualità industriale. Un esempio, a tale riguardo, basta per tutti. Tra il 1978 ed il 1985 la Fiat passava, nell’area piemontese, da 340.000 a 160.000 addetti, per continuare a scendere nei successivi anni. Ed era, questo, uno dei presupposti perché si potesse consolidare il progetto della “democrazia speciale”. Ora ci chiediamo se tutto ciò non costituisce, anche per i politici di oggi, un limite invalicabile che pregiudichi in via definitiva la speranza attesa per questa democrazia speciale che avrebbe potuto portare ad un ribaltamento del suo schema centrista ed aprirci la strada per alleanza di tutt’altra natura. Ed ancora se dietro la proposta di un nuovo partito politico (vedasi Forza Italia) noi dobbiamo intravedervi la volontà di perpetuare la tenuta di uno schema centrista inteso come definitiva chiusura verso questo progetto di democrazia speciale. Il sistema resta quindi centrale per questo difetto innovativo che si è inteso bloccare sul crinale del compromesso storico. Dobbiamo, quindi, convenire che il sogno di Moro e di Berlinguer è, definitivamente, tramontato? Probabilmente si.

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