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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Popolazioni indigene della Russia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Un nuovo rapporto del Comitato internazionale dei popoli indigeni della Russia (ICIPR) evidenzia l’impatto che l’attacco russo all’Ucraina sta avendo sulle popolazioni indigene della regione. Sebbene la guerra in sé non abbia una dimensione indigena diretta, ha serie implicazioni per i popoli indigeni dell’Ucraina e della Russia, nonché per il movimento indigeno internazionale. I popoli indigeni dell’Ucraina, che tradizionalmente vivono principalmente nella penisola di Crimea, sono già stati sottoposti all’aggressione della Russia a partire dal 2014. Nel rapporto pubblicato di recente in inglese “L’aggressione russa contro l’Ucraina e le popolazioni indigene della Russia”, l’ICIPR descrive già gli effetti visibili della guerra sulle popolazioni indigene della Russia e non solo. Il documento affronta le conseguenze politiche ed economiche a breve e medio termine per le comunità indigene e formula raccomandazioni per migliorare la situazione dei popoli indigeni in Russia, nonché per proteggere coloro che continuano il loro importante lavoro sui diritti umani nonostante la crescente repressione. “Il Cremlino sta usando la guerra per restringere ulteriormente lo spazio già molto limitato della società civile in Russia. Questo non vale solo per le proteste contro la guerra”, riferisce Tabea Willi, responsabile della campagna Focus Arctic della sezione svizzera dell’Associazione per i popoli minacciati (APM). “Il movimento indigeno in Russia, un tempo attivo, si è ridotto oggi a una manciata di persone. Devono stare estremamente attenti a ciò che dicono e fanno. Perché chi mette apertamente in discussione le decisioni prese dalle autorità rischia di essere perseguito”. Nel frattempo, è estremamente pericoloso per le voci indigene indipendenti dalla Russia parlare alle Nazioni Unite. Ad esempio, i funzionari del governo russo hanno cercato di intimidire gli attivisti indigeni indipendenti durante la riunione del Meccanismo di esperti delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (EMRIP) nel luglio 2022. Il regime invia anche persone indigene fedeli al Cremlino presso gli organismi internazionali. Nel frattempo, un numero sproporzionato di popolazioni indigene e minoranze etniche sta combattendo e morendo nella guerra delle forze armate russe contro l’Ucraina. Nell’Artico, in Siberia e nell’Estremo Oriente russo, il servizio militare è spesso la via d’uscita dalla miseria. Durante il reclutamento, i giovani sono stati spesso ingannati sui rischi. I rimpatriati e le vittime della guerra non hanno praticamente accesso al sistema sanitario già carente delle loro comunità indigene.

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Are sanctions on Russia working?

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2022

Six months ago Russia invaded Ukraine. On the battlefield a war of attrition is under way along a thousand-kilometre front line of death and destruction. Our cover this week is about the other struggle raging over Ukraine—an economic conflict of a ferocity and scope not seen since the 1940s, as Western countries try to cripple Russia’s $1.8trn economy with a novel arsenal of sanctions. The effectiveness of this embargo is critical to the outcome of the Ukraine war. But it also reveals a great deal about liberal democracies’ capa­city to project power globally into the late 2020s and beyond, including against China. Worryingly, so far the sanctions war is not going as well as expected. Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Putin deve essere preso sul serio, non alla leggera

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2022

Perché tutto quello che ha annunciato negli anni, poi lo ha fatto». Il politologo bulgaro Ivan Krastev, tra i più autorevoli nel Vecchio Continente, ha analizzato la situazione di conflitto in Europa nel corso del dibattito “La guerra della Russia in Ucraina e il futuro delle relazioni transatlantiche”, promosso dal Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University e dalla Temple University Rome Campus, e tenutosi nella sede della JCU. Erano presenti, oltre a Ivan Krastev, Emilia Zankina, dean e docente di scienze politiche della Temple University Rome Campus, il professor Federigo Argentieri, direttore del Guarini Institute for Public Affairs della JCU, e Costanza Hermanin, dell’Istituto Universitario Europeo, che ha moderato i lavori.«La scelta di disintegrare l’Urss fu presa a Mosca, da Eltsin, per contrastare Gorbaciov. Per l’Europa la fine del comunismo e dell’Unione Sovietica rappresentavano la stessa cosa, ma per la Russia e per i russi no: a loro andava bene solo la fine del comunismo. Nell’Urss, la Russia esercitava il suo potere, ma lo faceva in maniera invisibile. Putin ha distrutto il senso identitario che esisteva: gli ucraini di lingua russa, ad esempio, non facevano distinzioni tra il loro essere russi o ucraini», ha spiegato Ivan Krastev.«Ora, la guerra – ha proseguito – non è un tentativo di rimettere in piedi l’Unione Sovietica. Se si vuole sapere cosa farà Putin, si deve leggere il suo saggio di 7mila parole, perché fino a oggi tutto quello che ha detto, poi lo ha fatto».«Non è il messaggio migliore da dare all’Ucraina, quello di dover accettare il suo vicino aggressore», ha aggiunto Emilia Zankina, commentando le dichiarazioni di Henry Kissinger. In merito ai rapporti transatlantici, Krastev ha aggiunto: «Sarebbe stato diverso se questa guerra fosse capitata sotto la presidenza Usa di Trump, perché l’Unione Europea non avrebbe avuto fiducia in lui. Ora, però, si avvicinano le elezioni di midterm, che potrebbero rivelarsi problematiche per Biden, anche a causa dei risvolti dovuti al conflitto in Ucraina».

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La Russia si avvia a diventare l’Urss2

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

Già oggi non se la passano bene, visto che la Russia ha un Pil inferiore a quello dell’Italia, ma il futuro dei cittadini russi non è proprio roseo, anzi. Quest’anno la ricchezza del Paese doveva aumentare dell’2,8%, invece arretrerà al meno 8,5%. Un balzo nel buio. E’ noto che l’economia russa dipende in buona parte dalla vendita di materie prime, in particolare all’Europa. Una consistente diminuzione delle esportazioni e una limitazione dei prezzi delle materie prime farebbe crollare la spesa pubblica russa. Ci riferiamo alle pensioni, stipendi, sanità, assistenza e sussidi. La governatrice della Banca nazionale russa, Elvira Nabiullina, ha dichiarato che “le condizioni esterne sono cambiate per un lungo tempo, se non per sempre”. E’ già iniziato il lungo inverno russo che presto sarà sovietico. Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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Pussy Riot: Russia contro

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

Punk is not dead. Questa frase rimbalza da anni di bocca in orecchio con fare carbonaro. In tanti si divertono a constatare che lo spirito ribelle che nella seconda metà degli anni Settanta prese il sopravvento e conquistò le prime pagine dei giornali è ancora vivo e sentito. Il punk è tra noi. Ma non è solo un fenomeno musicale o di costume. Oggi che la posta è ben più alta, questa è una delle forme ufficiali del dissenso. Specie in Russia. Quando le Pussy Riot decisero di inscenare la loro preghiera irriverente “Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! […] Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista”, occuparono la cattedrale di Cristo Salvatore, il tempio dell’ortodossia moscovita, a pochi metri dal Cremlino. Suonarono e filmarono per un minuto e una manciata di secondi quella performance che le avrebbe rese celebri, condannate per “teppismo e istigazione all’odio religioso” e carcerate nei tristemente famosi campi di rieducazione. I gulag. “Teppismo e istigazione all’odio religioso”. Ci sarebbe da sorridere per l’anacronismo di questa accusa, se non sapessimo con cosa abbiamo a che fare. Qualunque capo di accusa è il pretesto per sbarazzarsi di oppositori, attivisti, semplici pensatori che non si assoggettino al pensiero unico che è imperativo da quelle parti.Desideri una vita normale? Magari una vita agra, difficile, come vivono milioni di persone in Russia oggi, ma pur sempre lontano dalla galera? Baratti il tuo silenzio con la libertà. È quel che la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, ha imparato a praticare. D’altronde che in Russia sia “proibito parlare”, l’aveva scritto (è addirittura il titolo di un suo libro) Anna Politkovskaija, la grande giornalista assassinata nel 2006. Il 7 ottobre, giorno del compleanno di Putin. Mai regalo di compleanno fu più macabro di questo. Anna pubblicava i suoi articoli per la Novaija Gazeta, il quotidiano indipendente diretto da Dmitrij Andreevič Muratov, Premio Nobel per la pace nel 2021. Il giornale oggi è stato costretto alla chiusura, a causa di leggi liberticide emanate proprio allo scopo di mettere a tacere le voci scomode al regime. Ci racconta di Anna e Dmitrij, Galia Ackerman, che di Anna fu traduttrice e amica intima, fu proprio Anna che le presentò Muratov ai tempi della seconda guerra cecena. Tutto si tiene, come una sottile catena che cerca di resistere ai soprusi di un regime autocratico che con gli anni i politologi hanno preso a chiamare democratura, una dittatura travestita da democrazia. Nadežda Tolokonnikova, artista e attivista, membro delle Pussy Riot, scrisse delle lettere al filosofo Slavoij Žižek in cui raccontava le condizioni terribili cui vengono sottoposte le detenute, costrette a lavorare tra le 16 e le 17 ore, con una pausa notturna di 3-4 ore, e un giorno libero ogni 8 settimane. Inoltre testimonia che in caso di lamentela o protesta sono frequenti le punizioni corporali. La pena è estesa, collettiva, in modo che il detenuto che ha protestato venga odiato dai suoi compagni. Inoltre, se vogliono, le autorità possono colpire volutamente parti sensibili dei prigionieri, come per esempio i reni. Oppure, a piacimento, tenere un prigioniero esposto alle intemperie senza vestiti sufficienti a proteggerlo, in modo che il corpo si debiliti e si ammali. La detenzione assume caratteri inumani e di mera prevaricazione come testimoniato anche da Amnesty International. Dopo essere stato avvelenato su un aereo, come fu per Anna Politkovskaija mentre si recava a Bezlan, Alexei Navalnij, attivista, ex oppositore di Putin, è sopravvissuto. Dopo essere stato curato in Germania, nonostante fosse certo di essere arrestato, ha sfidato le autorità russe ed è tornato a Mosca. Dove in seguito a un processo farsa è stato condannato a nove anni, dopo i due già trascorsi in detenzione preventiva.Ol’ga Alexandrovna Sedakova, la maggiore poetessa russa vivente. Considerata l’erede della grande Anna Achmatova, è stata arrestata giovanissima, internata in un ospedale psichiatrico, torturata con farmaci ed elettroshock, nel tentativo, vano, di impedirle di pensare e scrivere in maniera indipendente. Ma le sue poesie hanno circolato sotto forma di samizdat, le autoproduzioni clandestine che ai tempi dell’URSS consentivano la diffusione della letteratura contro. Oggi Ol’ga Sedakova ancora opera e pubblica, tra mille difficoltà.E infine Victoria Lomasko, artista e fumettista russa in esilio. Che ha dovuto imparare a far stare tutte le sue cose in due valigie e dopo diverse minacce e ostacoli burocratici ha dovuto lasciare la sua Russia per vivere in Europa. Lontano dalla sua famiglia, dai suoi amici.Sono testimonianze, quelle che proponiamo. Ritratti di personalità diverse e indipendenti, tutte non schierate con il regime, senza ambiguità alcuna, e che per questo pagano lo scotto della loro scelta. È solo un piccolo contributo, per ringraziare queste persone, che rispettiamo e apprezziamo proprio perché sappiamo che il cammino per difendere una pluralità di sguardi, di posizioni, non è comodo né scontato, ma rimane pur sempre necessario. Indispensabile. Dall’editoriale di Igort Illustrazione di copertina di Alice Iuri, pp. 120, 6 euro

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Prezzi Russia e Occidente. Informazioni false e vere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2022

Il presidente russo Vladimir Putin, citato dalla agenzia Tass, sostiene che ‘Occidente sta creando artificialmente un’atmosfera di “isteria” in merito alle esportazioni di grano dall’Ucraina, che la Russia non sta impedendo. Quanto all’aumento dell’inflazione nei Paesi occidentali, ha affermato, essa e’ il risultato di “politiche macroeconomiche spericolate” da parte dei loro governi. Affermazioni, sull’inflazione, che potrebbero essere valutate per ridimensionare la gravità di quanto accade con l’invasione dell’Ucraina, ma che sarebbe bene passino il vaglio dei numeri. A maggio, l’inflazione in Russia era al 17,1%, in calo rispetto al 17,8% del mese precedente (dati Rosstat – 1). Nei Paesi Ue era 8,1%, cifra record mai raggiunta in zona euro. Quindi le “politiche macroeconomiche spericolate” dei governi occidentali hanno prodotto un’inflazione di meno della metà di quella in Russia, in un contesto di grave pericolo per gli approvvigionamenti energetici e sull’orlo di un conflitto mondiale. I prezzi sono la parte più evidente e delicata dell’economia, la cartina al tornasole su cui si verificano le politiche che reggono il consenso verso lo Stato. I numeri parlano da sé. E soprattutto spiegano meglio le affermazioni di chi ci governa. In Russia e in Occidente.Vincenzo Donvito Maxia : http://www.aduc.it

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La Russia in default

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

Non accadeva dal 1917, quando Vladimir Lenin si rifiutò di pagare i debiti sottoscritti dallo zar Nicola II. Oggi, la Federazione russa è in default perché non ha pagato gli interessi sui titoli di Stato emessi in dollari. Quando uno stato va in default significa che non riesce a pagare i debiti, di conseguenza gli investitori si dileguano. Il caso della Russia è, però, del tutto particolare perché il mancato pagamento è dovuto alle sanzioni che impediscono alle banche sanzionate di effettuare le operazioni necessarie per i pagamenti. Dal tempo dell’invasione, comunque, gli investitori si erano defilati confermando l’isolamento russo dai mercati. L’isolamento è la conseguenza delle sanzioni occidentali in risposta all’invasione dell’Ucraina. Il Fondo monetario internazionale, a gennaio aveva previsto un aumento del Pil russo del più 2,8%, ora, dopo l’invasione, la previsione è del meno 8,5%. Eppure, qualcuno racconta che le sanzioni hanno avuto pochi effetti sull’economia russa. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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“Se tutti gli Stati vicini alla Russia vogliono aderire all’Ue e perfino alla Nato, avranno motivi convincenti per farlo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

Noi conosciamo i francesi meglio di polacchi e finnici, loro conoscono i russi meglio del prof. Orsini. E questo dovrebbe bastare. Per quanto riguarda l’emergenza energetica siamo d’accordo al tetto per il prezzo del gas, ma manca una risposta di sistema che per noi è l’autosufficienza. Draghi ha il potere di sospendere il Pitesai, firmato nel febbraio di quest’anno per riavviare subito le attività estrattive ed esplorative sospese. Ci consentirebbero di avere 300 miliardi di gas domestico, una quantità tale da renderci per oltre 10 anni autonomi dal gas russo, non dovremmo chiedere a Putin neppure una bomboletta di gas da campeggio. Sì al fotovoltaico ma non sulle aree agricole, perché prima dell’emergenza energetica c’è l’emergenza alimentare e dobbiamo coltivare ogni fazzoletto di terra. Ci sono migliaia di superfici coltivabili alternative e il nostro paesaggio è tutelato dalla costituzione. Infine, una domanda sul ddl concorrenza, che mette a bando non solo le nostre coste per gli stabilmenti balneari, le nostre piazze per il commercio ambulante, ma anche i bacini idroelettrici, in una fase drammatica di siccità che richiede urgenti interventi di riconduzione forzata per produrre energia sempre con la stessa acqua. Che cosa mettono sul tavolo della concorrenza le altre nazioni europee? Coloro che non hanno arenili commerciabili, non hanno il clima per i mercati rionali, non hanno le montagne e quindi le centrali idroelettriche… Cosa mettono a disposizione delle imprese italiane e della nostra comunità? Perché l’ideologia liberista prevede la reciprocità, se non c’è reciprocità c’è circonvenzione d’incapace”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia in replica alle comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi intervenuto in aula Montecitorio in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e del 24 giugno 2022.

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UE/Brexit. Perché non siamo Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2022

Anche se il presidente russo Vladimir Putin dice che ha invaso l’Ucraina per un “problema di cuore”, riprendersi territori che fanno parte della Russia di Pietro il Grande per salvare i russofoni presunti perseguitati, le zone che vorrebbe annettersi sono ricche di notevoli riserve di litio e minerarie. E, invece di cominciare una “guerra commerciale” con lo Stato sovrano dell’Ucraina, è passato alla invasione in armi, come se gli ultimi cento anni di storia del continente europeo non avessero significato o insegnato nulla per la soluzione dei conflitti. Non solo, ma per Putin, la “gloria” di questa guerra serve a riaffermare e rafforzare il suo potere interno, in una Russia a suo avviso sempre più incline ai modelli occidentali di vita ed economia. Cosa di meglio del nemico esterno che vorrebbe distruggere la propria identità? In questi giorni sta avvenendo altrettanto nel Regno Unito, senza al momento bombardamenti e distruzioni. Il premier Boris Johnson, molto screditato e dato in declino per i suoi comportamenti durante i lockdown del covid e per un’economia che stenta a portare a termine la Brexit, ha deciso di far leva sull’orgoglio e il primato economico britannico per validare la propria leadership: agnello sacrificale l’Irlanda del Nord che, come da accordi voluti anche da Johnson, di fatto continua ad appartenere al mercato Ue per evitare il ritorno della frontiera fisica con la Repubblica d’Irlanda. Il progetto di legge di Johnson prevede vantaggi per le aziende Uk che esportano in Irlanda del Nord (quindi mercato Ue), ma non altrettanto per aziende Ue verso Irlanda del Nord, escludendo controlli da parte della Corte di Giustizia Ue. Se l’Ue dovesse ragionare e agire come la Russia di Putin dovrebbe schierare le proprie truppe a difesa del mercato Ue in Irlanda del Nord. Nel caso specifico ci sarebbero tutti gli elementi tipici per “passare alle armi” sul modello Putin: violazione degli accordi, interessi economici imposti e non concordati, etc. Ovviamente l’Ue non lo fa, non solo perché le sue “truppe” “lasciano un po’ a desiderare…”, ma perché l’Ue ha fatto tesoro delle lezioni di storia e umanità: mai più risolvere i conflitti con guerre in armi. Questo è uno dei diversi motivi per cui, per esempio, l’Ucraina (e non solo) vorrebbe far parte dell’Ue e non della Federazione russa, o perché i russi preferiscono McDonalds e non i burger locali. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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L’anomalia di un Paese che esporta molto e importa poco. Il caso Russia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2022

Come è possibile che il surplus commerciale di una nazione sia indice di debolezza, anziché di forza? E’ la domanda che ci viene rivolta perché la chiarezza, con i media, fa sempre difetto. Vediamo il caso della Russia che dichiara un surplus commerciale, cioè la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni, positivo.In una normale economia questo è che un segnale positivo, ma non lo è per la Russia odierna. Perché mai? Vediamo. E’ vero che la Russia incassa circa un miliardo di dollari al giorno dalla esportazione di gas e petrolio, ma non può utilizzarli per acquisti all’estero in virtù delle sanzioni; così si crea l’avanzo commerciale russo, ma è un segnale negativo. La Russia ha una forte dipendenza dalle tecnologie esterne che però non può acquistare. Un esempio serve a chiarire: la Russia ha circa 1300 aerei commerciali, dei quali 400 circa di produzione nazionale e 900 esteri. Se non è possibile acquistare i pezzi di ricambio degli aerei esteri, questi non potranno più volare. Si può estendere l’esempio ad altri settori per comprendere come, nel tempo, l’economia russa si affosserà. Perché facciamo queste annotazioni? Perché i media non fanno informazione, ma si limitano alle notizie, che sono sparate nei titoli, generando confusione tra gli utenti. E’ successo anche in altri settori e per argomenti diversi.Il consiglio è quello di non prendere per oro colato ciò che ci viene raccontato: della serie “l’ha detto la tv, o, l’ho letto sul giornale o sui social”. Calma e gesso, si diceva una volta e attivare i neuroni. http://www.aduc.it

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47 again? Russia out, Kosovo in

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Russia, a nuclear superpower with a population of 146 million and a landmass stretching across nine time zones, joined the Council of Europe in 1996. As a Council of Europe member, Russia waged wars in Chechnya (1999-2000), invaded Georgia (2008), annexed Crimea (2014), triggered war in Eastern Ukraine (from 2014), bombed civilians in Syria (from 2015) and then launched an assault against the whole of Ukraine in February 2022. Kosovo, one of Europe’s smallest democracies with a population of less than 2 million, with a territory that is 0.05 percent that of Russia, declared its independence in February 2008. This was recognised by a large majority of members of the Council of Europe (34 of 46). In October 2008, the General Assembly of the United Nations turned to the International Court of Justice (ICJ) in The Hague with a simple question: “Is the unilateral declaration of independence by the Provisional Institutions of Self-Government of Kosovo in accordance with international law?” In July 2010, the ICJ concluded that “the declaration of independence of Kosovo adopted on 17 February 2008 did not violate international law”. Unlike Russia, Kosovo has seen peaceful transfers of political power following free and fair elections. Unlike Russia, independent Kosovo never had political prisoners. Unlike Russia, it has not waged any wars. And yet, for many years, Kosovo governments have been actively discouraged from applying for Council of Europe membership by other members. The result: Kosovo remains outside. It is today the only European democracy which is not yet a member of the Council of Europe. Russia’s recent invasion of Ukraine, combined with threats by its leaders against other Council of Europe member states, was finally too much.On 15 March this year, the Parliamentary Assembly of the Council of Europe adopted an Opinion. It considered that the Russian Federation can no longer be a member State of the Organisation. The decision was unanimous. That same day, the Russian government announced its withdrawal. After more than a quarter of a century of being a member, Russia was out. Shortly thereafter, Kosovo’s government announced its intention of applying to take Russia’s place as 47th member. On 12 May, last week, Kosovo’s foreign minister submitted Kosovo’s application in Strasbourg.Italy currently chairs the Committee of Ministers. Luigi di Maio, the Italian foreign minister, has often spoken out in favour of Kosovo’s integration into European institutions.

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PE: applicare alla Bielorussia tutte le sanzioni UE contro la Russia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Bruxelles. In una risoluzione adottata giovedì, il Parlamento europeo si oppone con forza al ruolo svolto dal regime bielorusso nell’assistenza alla guerra illegale della Russia contro l’Ucraina, compresi il cosiddetto referendum per ripristinare lo status nucleare del paese e l’uso del territorio bielorusso da parte dell’esercito russo per muovere truppe e armi, utilizzare lo spazio aereo, rifornirsi di carburante e immagazzinare munizioni militari. Secondo i deputati, il regime bielorusso è corresponsabile dell’attacco e deve subirne le conseguenze ai sensi del diritto internazionale. Inoltre, i deputati sottolineano il ruolo crescente della Russia in Bielorussia e la sua influenza finanziaria, e sollevano seri dubbi sulla capacità della Bielorussia di prendere decisioni autonome.Il testo è stato approvato per alzata di mano.Il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione europea per un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia e la Bielorussia e invita i Paesi UE a garantirne la completa e rapida attuazione. I deputati chiedono che tutte le sanzioni UE emesse contro la Russia siano rigorosamente applicate anche alla Bielorussia.Nel testo, si sottolinea anche la necessità di un’indagine completa sui crimini commessi dal regime di Aliaksandr Lukashenka contro il popolo bielorusso. I Paesi UE sono invitati ad applicare attivamente il principio della giurisdizione universale e a predisporre processi contro i funzionari bielorussi responsabili o complici di violenze e repressioni, compreso lo stesso Lukashenka.I deputati condannano fermamente il recente arresto e la detenzione di leader e rappresentanti sindacali da parte delle autorità bielorusse, qualificandoli come un attacco ai diritti umani e ai diritti fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali. Di conseguenza, le persone arrestate devono essere rilasciate immediatamente ed è necessario garantire loro l’accesso a una giustizia indipendente.Il Parlamento denuncia anche le recenti modifiche apportate al codice penale bielorusso che introducono la pena di morte per tentati atti di terrorismo. Questa mossa può essere facilmente utilizzata dal regime contro i suoi oppositori politici, poiché molti prigionieri politici in Bielorussia sono stati accusati, o sono già stati condannati, a lunghe pene detentive in base alle disposizioni sul terrorismo. Infine, i deputati chiedono alla Bielorussia di abolire immediatamente la pena di morte in modo permanente e sottolineano la necessità di rafforzare la cooperazione dell’UE con le forze democratiche bielorusse, anche attraverso vertici regolari e un robusto aiuto finanziario.

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Energia/Russia. Perché fidarsi solo dell’Europa, ed è tutto dire…

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dopo tante dichiarazioni di “isolamento” e “boicottaggio” del gas e del petrolio russo qualcuno in Commissione europea deciderà qualcosa? Impossibile rispondere, soprattutto perché la Commissione non rappresenta e agisce in nome di noi europei, ma in nome e per conto di Stati nazionali che rispondono a chi li ha eletti per una politica nazionale. Pur con le dovute differenze con altri Paesi, il caso Ungheria sul petrolio è sintomatico: contraria a vari provvedimenti contro la Russia, ha lasciato uno spiraglio di sua disponibilità in cambio di 700-750 milioni di euro, oltre a una proroga più lunga per l’entrata in vigore del divieto di importazione di greggio. Questa è lo scenario politico ed economico con cui ha a che fare la Commissione per indicarci e darci le alternative all’energia russa. Ma non ci sono molte alternative. Vedremo come procederanno a Bruxelles. La Commissione – intanto e da tempo – per l’immediatezza ha detto ad ogni Paese di fare molto da sé. L’Ungheria dice che lo fa se gli danno tot milioni…. e se andiamo a guardare al di qua delle Alpi? Alla faccia del “Green Deal” europeo, c’è la ripartenza di centrali in disuso per niente ecologiche o i discorsi su estrazioni marine rinnegate già alcuni fa sempre per motivi ecologici, tutto con tempi jurassici rispetto a togliere proventi economici il più presto possibile ad una Russia che continua i massacri – oggi – in Ucraina… domani, se non la fermiamo, in … Il nostro Paese in teoria non dovrebbe essere messo male con le cosiddette energie alternative, quelle per le quali da anni paghiamo balzelli in bolletta… ma con quali risultati e prospettive? L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, dice (2) “Per una minore dipendenza dal gas, si può e si deve accelerare sulle rinnovabili perché è conveniente e genera occupazione: ma c’è un ‘ingorgo’ per una straordinaria quantità di progetti in attesa di autorizzazione. …. quantità che supera la possibilità di lavoro delle Amministrazioni Pubbliche: un nostro studio evidenzia che servirebbero 2mila persone qualificate per processare i documenti e scegliere i progetti da autorizzare”. A parlare è Enel, gestore energetico nazionale per eccellenza, la cui politica ci ha portato in questo “cul de sac” di oggi. Credibilità limitata. Enel che rimbalza sulla Pubblica Amministrazione lo stallo sulle rinnovabili. Ma, supponendo che questa volta abbia studiato azzeccandoci… quando, dove e come si rendono operative queste 2mila persone qualificate? Immaginiamo già le baruffe politiche e le avance di ogni partito – di governo e opposizione – per i propri fedeli da sistemare… tempi a go-go, ché sono più importanti i sistemandi che non i risultati. Ovviamente non siamo in grado di predire cosa e come accadrà, ma abbiamo abbastanza conoscenza per individuare questi scenari (europeo e nazionale) e ribadire che possiamo fidarci solo dell’Europa, foss’anche solo perché l’Europa è poco responsabile, rispetto agli Stati nazionali, delle politiche che ci hanno portato a dipendere dall’energia russa. Intanto, i consumatori, per non trovarsi spiazzati nei periodi peggiori che stanno arrivando, è bene che comincino, per quanto possibile, a pensare e organizzare metodi “fai da te” per la propria energia. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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A vulnerable Russia might be more scary than a self-confident one

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

Vladimir Putin is not a man who worries about making enemies. You might think given that Russia is a permanent member of the UN Security Council, he would not need to threaten the mild-mannered secretary general, António Guterres. Nonetheless, Mr Putin seemed to offer nothing to his visitor in Moscow last week, and then Russia sent missiles flying into central Kyiv when the UN boss was there to see Ukraine’s government. Presumably the intention was to humiliate his interlocutor and to show how ineffective the international body has been in this conflict.Still, it isn’t clear what Mr Putin gained by making another enemy. Chalk up his action as just the latest mis-step in his deadly misadventure in Ukraine. He has provoked the West into spending ever more on supporting Kyiv’s brave resistance. Joe Biden (and perhaps, soon, Congress) is pledging to give tens of billions of dollars to support the war effort in Ukraine. Other Western countries should follow suit. This week European countries might well agree upon an oil (though not gas) embargo against Russia. Meanwhile America is once again adopting the position of being the arsenal of democracy, though it will struggle to maintain the role.In contrast, Russia is finding that its own military forces are significantly less impressive than Mr Putin once thought—and others used to fear. The sinking of the Russian flagship, the Moskva, in April suggested the navy is not well run. We have asked how deep the rot is within the Russian army, where corruption, poor communication, lack of motivation and other problems explain its chaotic showing in Ukraine. The answer: the rot goes deep indeed.Neither Ukraine, nor the West, should be complacent. A vulnerable nuclear-armed power, after all, might be more scary than a self-confident, well-run one. Mr Putin has various options for extending his conflict. One threat is in Transnistria. Another possibility is that Mr Putin could declare full-scale war in Ukraine, calling for a general mobilisation of men to join the Russian army. It seems the world had better get used to the idea of conflict in Ukraine being one for the long haul, with all the military, economic, humanitarian and other consequences that entails.Beyond Russia and Ukraine, we’ll be keeping close watch on China, in particular Beijing, as officials in the capital try to repress a covid outbreak while avoiding the deeply unpopular shutdown that was imposed on Shanghai. The coming days could bring more infections, plus stricter restrictions on schools, offices and homes, or both. This is proving to be a serious and difficult test for Xi Jinping. As for the economy, we’re focusing on the consequences of the great unwinding of the Fed’s balance-sheet, and the impact this is having on the bond market and beyond. After the unexpected contraction of GDP in America in the first quarter, there are more jitters around than before. Both the Fed and the Bank of England hold meetings this week, where fears over rising inflation are likely to overshadow concerns about slowing economic growth, even concerns that a recession might loom. Further rate rises are widely expected.Last, in Britain, we will be observing the fallout from local elections later in the week. These matter in Northern Ireland, where Sinn Fein could become the largest party in the regional legislature. More generally in Britain the elections are a chance for voters to punish Boris Johnson’s Conservatives. How bad would results have to be to put Mr Johnson’s job at risk? My hunch is that he will be safe however grim the showing for the Conservatives. Many of you wrote to disagree with my praise, last Sunday, for Emmanuel Macron in France (several writers preferred to call him duplicitous or narcissistic rather than decent). Some also disliked my criticism of Marine Le Pen. I’ll stick by my views, but respect yours of course. Thanks to Bern, who wrote to tell me about a factory where he worked, in Britain in the 1980s, where the owners bought a machine that had previously made flechettes and converted it into one that churned out spokes for bicycle wheels instead. A real tale of swords into ploughshares. Bob Hearn in New Mexico disputed our take on the Fed and inflation. He argues that “putting the entire load of controlling inflation on the Fed is unrealistic”, and calls for the Fed this week (and beyond) to sit tight and not raise rates. A bold call, but I suspect the committee won’t heed it. By Adam Roberts Digital editor The Economist

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Russia e Ucraina e non solo: La sfida energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

E’ una delle grandi variabili che sono destinate a guidare il gioco economico e politico del ventunesimo secolo. Il cambio di millennio coincide con una corsa dei prezzi del petrolio. A livello globale, i combustibili fossili resteranno la fonte di energia dominante fino al 2030, a meno che non intervengano netti cambi di consumo e forti avanzamenti tecnologici. Secondo il rapporto Iea, soddisfare la crescente fame di energia del mondo richiede grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche. L’energia non fa eccezione al nesso che lega pace e libertà economica: non è dunque per moralismo, ma per ragioni puramente economiche, che si può affermare ciò che è ovvio, ossia che un mondo pacifico è anche un mondo in cui è maggiore la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. E’ quanto, tra l’altro, ho scritto nel 2000 in un mio libro “L’Osservatore” e oggi appaiono tristemente profetiche con quella che considero la prima “guerra” in Ucraina che si combatte per la conquista delle fonti energetiche. In questo caso si tratta della Russia nei confronti dell’Europa occidentale, nello specifico, dove l’industria risente fortemente la sua dipendenza dalle risorse energetiche della Federazione Russa e costoro dalla mancanza di un valido supporto tecnologico che non possiede ma cerca d’ottenerlo con l’uso delle armi. Ma la partita non è sola quella giocata nel vecchio continente. Nel mezzo ci sono la Cina, da una parte, e gli Stati Uniti dall’altra. Ecco perchè la lotta si fa dura. Vi potrà essere anche una tregua ma la partita finale vedrà un solo vincitore o nella migliore ipotesi i due contendenti più gettonati che si spartiranno il mondo in due aree d’influenza: Stati Uniti e Cina. (Riccardo Alfonso)

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PIMCO: Il grande blocco – Le sanzioni alla Russia sollevano domande sulle altre valute

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist di PIMCO. Il congelamento delle riserve valutarie di una banca centrale non è una novità, ma la Russia è la prima economia globalmente integrata a subire questo destino. Finora, abbiamo visto conseguenze drammatiche per la Russia, con potenziali implicazioni per lo status del dollaro in quanto principale valuta di riserva del mondo e per la forza del renminbi cinese. La potenza delle sanzioni sulle riserve della banca centrale russa è guidata principalmente dalle azioni coordinate di Stati Uniti, Europa, Regno Unito, Canada e Giappone. Questo insieme ha creato de facto una quasi unanimità, tanto che le banche cinesi sono ora riluttanti a trattare con la Russia per paura di sanzioni secondarie. Tuttavia, per la maggior parte dei Paesi al di fuori della Cina, il rischio di sanzioni dovrebbe rimanere basso.Da una prospettiva cinese, le sanzioni potrebbero essere dirompenti, date le tensioni in corso con gli Stati Uniti. La Cina non ha alternative ovvie per i suoi 3,2 mila miliardi di dollari di riserve in valuta estera alle valute di riserva tradizionali e all’oro. Anche se Pechino potrebbe vendere le riserve in valuta estera, ciò appare poco probabile, date le sue grandi passività estere lorde e il suo desiderio di una stabilità valutaria. Le passività estere totali sono salite a 3,6 mila miliardi di dollari alla fine del 2021.Se la Cina dovesse ritenere che le sue riserve non forniscano più molta protezione, una conclusione logica sarebbe permettere al tasso di cambio di fluttuare di più. La People’s Bank of China continua a gestire saldamente la volatilità del renminbi. La convergenza verso livelli di volatilità realizzati in linea con le altre valute G-10 e dell’Asia implicherebbe un aumento del 100%-125% della volatilità storica del renminbi. Il carry potrebbe essere ancora attraente rispetto ai peer regionali ma il suo status di carry trade di punta sarebbe minato.La quota di riserve globali in euro dovrebbe rimbalzare in caso di ritorno dei rendimenti in territorio positivo. I recenti progressi nella riduzione del rischio di disgregazione dell’eurozona sono il presupposto per un aumento dei tassi e una maggiore quota dell’euro nelle riserve globali, attualmente pari a circa il 20%. Riteniamo che lo status di valuta di ancoraggio del dollaro sia stato probabilmente riaffermato dal congelamento delle riserve della Russia, se non addirittura rafforzato. All’ultimo rilevamento, la quota del dollaro nelle riserve globali era del 59%, di poco cambiata rispetto a dieci anni fa. Non intravediamo un elevato rischio immediato di propagazione dalla Russia ad altri Paesi, inclusa la Cina.Tuttavia, prevediamo conseguenze persistenti attraverso tre canali: gli sforzi della Cina per isolare le sue riserve esistenti da potenziali sanzioni; le valutazioni degli esportatori di materie prime su come investire le riserve in valuta estera “fresche di conio” derivanti dall’attuale boom delle materie prime; infine, i ragionamenti degli investitori esteri, sia pubblici sia privati, sui danni collaterali delle sanzioni finanziarie che potrebbero influenzare la convertibilità degli asset onshore in renminbi. Il rischio di sanzioni per la Cina e le politiche economiche sempre più conservatrici della Cina agiscono contro l’ascesa del renminbi come valuta di riserva. La lezione della Russia è che le sanzioni sulle riserve in valuta estera possono essere potenti, costringendo effettivamente il Paese alla non convertibilità della valuta. Il peso del renminbi nelle riserve globali, pur essendo ancora destinato a crescere, sarà probabilmente limitato al 4%. Per i Paesi che temono di essere sanzionati, le riserve potrebbero costituire un buffer di protezione in misura minore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Se la diversificazione non è un’opzione, allora una riduzione dei finanziamenti esterni – un’altra forma di deglobalizzazione secolare – è la logica conseguenza. Infine, se la crescita globale delle riserve accelera di nuovo (per esempio, a causa della persistenza di elevati prezzi delle materie prime che favoriscono gli esportatori di materie prime), i titoli di stato dei mercati sviluppati probabilmente ne beneficeranno più di ogni singola valuta, dato che le riserve vengono riciclate nuovamente in asset sicuri tradizionali. (abstract)

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La Russia di Putin ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria che non hanno, alla scadenza, pagato in rubli

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

In una conferenza stampa il portavoce del Cremlino: “Appena si avvicinerà la scadenza del pagamento, se alcuni consumatori si rifiutano di pagare con il nuovo sistema, il decreto presidenziale sarà, ovviamente, applicato”. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “l’annuncio di Gazprom che sta interrompendo unilateralmente la consegna del gas ai clienti in Europa è l’ennesimo tentativo della Russia di utilizzare il gas come strumento di ricatto”. La situazione si fa più “incandescente” di quanto si prevedeva. Vedremo nelle prossime ore e giorni se, al di là del braccio di ferro politico, siamo in presenza di violazione di contratti e, soprattutto, se la rivendicazione di non tener fede agli impegni possa avere un qualche valore giuridico tra Paesi che ufficialmente non sono in guerra tra di loro. I consumatori qui sono di due tipi: i Paesi Ue che comprano all’ingrosso per poi distribuire sul proprio territorio, i consumatori finali che comprano dal proprio gestore. E’ evidente che, come cittadini e consumatori, i secondi non sono al momento in grado di condizionare né chi compra all’ingrosso per loro e neanche i russi che vendono. Non solo. Visto il lievitare dei prezzi che comunque era partito ad ottobre dell’anno scorso e che al momento non si è ancora aggravato per la guerra, al di là dei provvedimenti del Governo già presi e quelli ulteriori prossimi che hanno ridotto molto il peso degli aumenti… i consumatori finali hanno impossibilità di interloquire col loro diretto referente (autorità italiana ed Ue). Questi ultimi hanno paventato diversi provvedimenti perché tutti si consumi meno, alcune amministrazioni locali hanno già imposto la riduzione dei consumi tramite caldaie e condizionatori. Ma stiamo parlando di piccoli provvedimenti, più simbolici e coinvolgenti che altro. Il problema determinante è che, visto quanto accaduto oggi a Polonia e Bulgaria, sarà difficile, nel breve periodo, scongiurare altrettanto. Certo, finalmente si fa chiarezza e il palese finanziamento miliardario che stiamo dando alla Russia che invade e ammazza in Ucraina (ben presto Moldavia…), dovrebbe venir loro meno. Ma al di là che la Russia regga senza i nostri soldi, e al di là della nostra soddisfazione di non finanziare, rimane un dato di fatto: a parte l’esaurimento delle scorte che abbiamo, a parte l’attivazione di nuovi fornitori e nuove fonti (non dietro l’angolo, e siamo un Paese di 60 milioni di abitanti, non la Lituania, con abitanti pari ad una nostra grande città), E’ ALTAMENTE PROBABILE CHE RESTEREMO A BREVE SENZA GAS E, VISTO COME LO UTILIZZIAMO, ANCHE SENZA ELETTRICITA’. Se siamo consapevoli di questo, è bene muoversi subito individualmente. Abbiamo presente quando il gestore dell’acquedotto ci avvisa che per un tot di tempo non ci sarà servizio e corriamo a comprare secchi, serbatoi, etc e li riempiamo? Bene, il concetto è lo stesso, anche se la pratica è un po’ più articolata e richiede più applicazione ed ingegno. Vista anche la buona stagione e la minore necessità di gas e un clima che facilita qualunque attività, è il caso – individualmente o a livello di condominio o gruppi ad hoc – di cominciare ad informarsi, fare preventivi, organizzarsi e fare partire lavori. Le opzioni sono molteplici e adattabili a diverse situazioni: la pratica base è che deve essere energia prodotta da altre fonti che non siano gas (soprattutto) ed elettricità. Produzione con impianti di diverso tipo, dalle stufe domestiche ai pannelli solari e turbine eoliche. La cosa importante è che, specialmente per sole e vento, essere consapevoli di doversi confrontare con amministrazioni che probabilmente non saranno all’altezza di urgenza e necessità, dovendo in questo caso farsi supportare dalla politica locale e non solo. François-Marie Arouet Fonte Aduc.

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How rotten is Russia’s army?

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

The invasion of Ukraine has been a disaster for Russia’s armed forces. About 15,000 troops have been killed in two months of fighting, according to the British government. At least 1,600 armoured vehicles have been destroyed. The assault on the capital, Kyiv, was a chaotic failure. For Mr Putin this is a crushing setback, because the use of military force is central to his strategy for making Russia count in the world. Russia may be vast, but it is a medium-sized polity that still yearns to be a superpower. To fill the gap between its capacities and its aspirations, Mr Putin has repeatedly turned to the only sphere where Russia can still purport to be world-class: military force. It is a welcome fact that the failure of Russia’s rotten army in Ukraine weakens this claim. Unfortunately, this also leaves the world facing a nuclear-armed power with a point to prove.Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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PIMCO: le ricadute del conflitto tra Russia e Ucraina sul commercio globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO. Ogni volta che in questi giorni gli automobilisti fanno benzina ricevono un doloroso promemoria del ruolo della Russia nei mercati globali del petrolio. Ci si rende invece meno conto della gamma di prodotti grezzi e semilavorati esportati da Russia e Ucraina. Dal palladio al grano, le perturbazioni stanno già ponendo una pressione al rialzo sui prezzi di una serie di prodotti di uso quotidiano, intensificando i rischi macroeconomici e di mercato nei prossimi trimestri. A prima vista, Russia e Ucraina non dovrebbero essere così importanti per l’attività economica globale. La quota dell’Ucraina nelle esportazioni globali è appena dello 0,3%, mentre quella della Russia si attesta all’1,9%. Al contrario, la Cina e gli Stati Uniti costituiscono ciascuno circa il 10% del commercio globale. Eppure, è drammaticamente un’altra storia quando si tratta dei fattori produttivi chiave. Come mostra il grafico, l’Ucraina e la Russia sono grandi esportatori di palladio, nichel, cereali e altre risorse che sono fondamentali per una varietà di beni e settori, dalle automobili ai semiconduttori e i generi alimentari. Se le interconnessioni e gli effetti di trasferimento sono complessi e difficili da quantificare, l’aumento dei prezzi e la distruzione della domanda rallenteranno la crescita e premeranno al rialzo sui prezzi – dando alle banche centrali un incentivo per una stretta in tempi più rapidi di quanto sarebbe stato altrimenti. Naturalmente l’Europa sarà probabilmente colpita più duramente a causa della vicinanza e dei legami economici con i due stati in conflitto. Tuttavia, l’interconnessione dell’economia globale implica che le ripercussioni si diffonderanno, dai prezzi dei prodotti alimentari in Egitto ai prezzi dei giocattoli per bambini negli Stati Uniti. Inoltre, le perturbazioni si inseriscono in un contesto di grande incertezza economica con elevata inflazione, rallentamento della crescita e condizioni finanziarie sempre più rigide, portando a un ambiente di mercato fragile e precario nei prossimi trimestri. Per i portafogli multi-asset, riteniamo che ciò richieda un atteggiamento più difensivo e un’attenzione alla qualità e alla liquidità poiché il rischio di recessione aumenta nell’orizzonte ciclico. Gli investitori potrebbero voler evitare i settori più ciclici nel mercato azionario, soprattutto in Europa, dove il ciclo economico sembra più vulnerabile nel breve periodo, a nostro avviso.Privilegiamo invece i titoli di alta qualità con potere di determinazione dei prezzi e crescita stabile degli utili, in aree come la produzione di semiconduttori e l’assistenza sanitaria. Ci piacciono anche le società che possono offrire un potenziale di rialzo sostenibile in un mondo a crescita più lenta, in aree come l’energia rinnovabile e l’automazione. A livello di asset allocation, la nostra strategia è stata quella di ampliare i potenziali driver di rendimento nei mercati dei tassi d’interesse e delle valute dove vediamo più valore, come il cambio dei mercati emergenti. Puntiamo a mantenere una bassa direzionalità complessiva, pur essendo dinamici nella nostra gestione del rischio. Come sempre, la volatilità presenta sia rischi sia opportunità. (abstract http://www.verinieassociati.com)

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Russia: Sanzioni ed Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2022

Da Mosca ad Hammamet .. con amore.. E’ vero.. un bel numero di mega-yacht russi se ne sono scappati in Turchia.. Erdogan chiude un occhio.. anche perché ha da tempo solidi rapporti di affari e di commercio con gli oligarchi russi.. Ma anche la Tunisia non tiene gli occhi ben aperti.. così come la comunità Europea.. Nessuno vede, ormeggiati ad Hammamet, i mega yacht russi, immatricolati sotto la solita bandiera di comodo tassativamente inglese..Eppure la comunità europea, giusto poche settimana fa, ha “regalato” 20 milioni di dollari proprio alla Tunisia per comprare derrate alimentari in questo mese di Ramadan..Ed a bordo? Probabilmente un nutrito numero di uomini d’equipaggio russi, oppure inglesi? Insomma i solerti doganieri tunisini hanno chiuso un occhio e, magari con l’occasione, brindato con una buona bottiglia di Vodka.. Dopotutto non si può mai sapere se poi dalla Russia, sempre con amore, non arrivi qualche nave di derrate alimentari, a prezzi molti scontati, e pagate con i 20 milioni di euro dell’Europa.

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