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Disastro ambientale in corso in Kamchatka

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

Regione dello Kamchatka (Russia) un team di Greenpeace Russia si è recato nella penisola di Kamchatcka, nell’estremo oriente russo, per raccogliere testimonianze dirette dell’inquinamento del mare, ancora di origine ignota, che sta interessando la spiaggia di Khalaktyrsky e altre baie vicine e che si sta muovendo verso un sito UNESCO patrimonio dell’umanità. Le foto e i video raccolti dalla squadra di Greenpeace mostrano un inquinamento sotto forma di diversi plume (area marina interessata dalla contaminazione) di origine e provenienza ignota, uno dei quali si sta muovendo verso il sito UNESCO “Volcanoes of Kamchatka”. Al momento gli attivisti sono riusciti ad ispezionare le baie a sud di Petropavlovsk-Kamchatsky. “Abbiamo osservato in vari punti una schiuma giallastra sulla superficie del mare. E, oltre a ciò, l’acqua stessa era opaca», spiega Vasily Yablokov di Greenpeace Russia. «In uno dei luoghi ispezionati, abbiamo trovato animali morti. Un certo volume di inquinanti si muove lungo la costa non solo in superficie, ma anche in profondità».Negli scorsi giorni l’oceano nella regione della Kamchatka è stato inquinato in circostanze non ancora chiare: le spiagge erano ricoperte di animali marini morti portati a riva dalla corrente e l’acqua ha cambiato colore e densità.Dopo le prime verifiche, le autorità locali hanno riferito che l’acqua conteneva una quantità di prodotti petroliferi quattro volte superiore ai limiti massimi consentiti e il fenolo in concentrazione 2,5 volte più alta rispetto ai limiti. Vista la gravità della contaminazione sono già stati avviati diverse indagini, mentre l’ufficio del procuratore generale ha annunciato che sta prendendo il controllo della gestione dell’inquinamento in Kamchatka. Le autorità locali e di vigilanza hanno raccolto campioni per le analisi di laboratorio di cui si attendono i risultati. Greenpeace chiede al governo russo di prestare attenzione ai frequenti incidenti e rafforzare le politiche ambientali adottando un programma a lungo termine di trasformazione verde dell’economia russa.

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Coronavirus e vaccini. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi?

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

E’ quanto abbiamo pensato nel leggere la notizia che il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che è pronto il vaccino contro il convid.19. “So che è molto efficace, e che permette di sviluppare una forte immunità e, lo ripeto, ha superato tutti i test necessari”, ha detto il presidente, così come riporta l’agenzia stampa Afp, che continua: il vaccino è stato chiamato Sputnik V (V come vaccino) in onore del satellite sovietico, prima navicella spaziale che è andata in orbita. Mentre Kirill Dmtriev, presidente del fondo sovrano russo coinvolto nello sviluppo di questo vaccino, ha fatto sapere che la fase 3 (1) degli esperimenti comincerà mercoledì 12 agosto.E’ superfluo fare l’elenco dei numerosissimi dubbi che, mentre scriviamo, stanno diffondendo esperti scientifici ed autorità sanitarie che non sono legate politicamente con quella russa. Le informazioni sono tutte facilmente reperibili in Rete. Basti dire che è dall’inizio di questo mese di agosto che, ai reiterati annunci russi di essere quasi a conclusione degli studi e sperimentazioni per il vaccino, l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha manifestato i suoi dubbi, ricordando che ogni prodotto farmaceutico dovrebbe “sottostare a diverse prove e test prima di essere omologato per il suo uso”, sottolineando l’importanza del rispetto di “linee direttrici e direttive chiare” in materia di sviluppo di vaccini.
Ovviamente noi non esprimiamo valutazioni mediche e scientifiche, ma osserviamo e valutiamo politicamente. E ci sentiamo di dire che siamo di fronte ad una non-notizia. Questo vaccino, nonostante le rassicurazione del presidente russo (“ha superato tutti i test necessari”), come ci dicono le stesse autorità russe, deve ancora cominciare la fase finale di sperimentazione prima di passare alla fase di distribuzione.Crediamo che non a caso questo vaccino sia stato chiamato Sputnik. Nella competizione che nella seconda metà del secolo scorso vide russi e americani contendersi le conquiste dello Spazio, il lancio e l’ingresso in orbita dello Sputnik nel 1957, il primo del mondo del suo genere, fu una delle rare affermazioni della supremazia sovietica su quella americana, a cui seguì il primo uomo nello Spazio nel 1961, Jurij Gagarin. Poi i sovietici si fermarono e fu tutta una storia americana, spesso con la collaborazione sovietica.Questa vicenda è bene ricordarla per capire lo spirito con cui i russi oggi hanno battezzato il vaccino col nome Sputnik. E siccome i russi non hanno mai perso (nonostante il crollo dell’Unione Sovietica) questo desiderio di supremazia mondiale dei loro modelli e della loro scienza… ecco che ora ci riprovano. L’occasione è ghiotta, vista la materia e l’attenzione mondiale e scientifica.Ma quando si dice una cosa e nello stesso tempo il contrario… c’è qualcosa che gli è sfuggito.Noi, che siamo solo quelli che dovrebbero usare il vaccino, stiamo attenti ai risultati. E sinceramente, quando ci è venuto in mente che “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi” non ci sentiamo proprio dei marziani.La politica è importante, ma è più importante saperla usare con molta attenzione e, visto che siamo nell’uso dei proverbi, sarebbe meglio “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Così va il mondo: Quanto vale la “caduta di un muro?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Ma cosa avvenne in Russia dopo il disfacimento politico e ideologico del comunismo che fu già di Lenin e di Stalin? Il tutto incominciò nel 1992. Il tentativo fu quello di voler mantenere l’influenza globale nonostante le sue difficoltà economiche e la svolta nell’operare le necessarie riforme per adeguare il paese al superamento della propria antiquata struttura industriale. Questo processo di transizione da un’economia di tipo comunista a una simil-capitalista non fu indolore anche sotto l’aspetto della sua leadership politica e istituzionale. In questo contesto non dobbiamo dimenticare che la Russia restava e resta un paese molto sviluppato nei settori chimico, petrolchimico, militare e meccanico, aero-mobile e spaziale e se il suo gap nel settore alimentare si fece sentire, costringendola ad importare grandi quantità alimentari, restò, comunque, tra i maggiori produttori al mondo di cereali e tra i mercati ittici più abbondanti. Da qui partì la rimonta della Russia e la liberalizzazione e stabilizzazione della sua economia secondo un modello occidentale ma con stile russo e con essa il nuovo processo politico e di leadership del Paese con una nuova costituzione e una “presidenza” forte. Ma la fase che fu in grado di avviare il processo di stabilizzazione della Russia avvenne dopo la crisi finanziaria del 1998. Si susseguirono i primi ministri Evgenij Maksimovič Primakov Sergej Stepašin e per finire, si arrivò a Vladimir Putin. Questi era uomo dell’apparato, già direttore dei servizi segreti (Fsb ex Kgb) sconosciuto ai più ma capace di ricucire l’unità del paese, nel tenere a bada gli stati più recalcitranti della Federazione russa e nel tessere una solida trama di amicizie e alleanze che se in apparenza innocue, come quella con Silvio Berlusconi, si rivelò, ai più attenti osservatori, come un progetto capace di riallacciarsi alla visione che era stata abbozzata in quel lontano 1989 in un appartato ufficio di una torre del Cremlino.
Putin seppe accrescere notevolmente, e continua a farlo, il suo prestigio internazionale e la sua economia riportando la Russia al rango di potenza globale. È stato il primo passo per far acquistare affidabilità al ruolo di un paese guida per una nuova svolta negli equilibri internazionali del potere stabilendo nuove alleanze e nel tentare di sfaldare quelle esistenti per incrinare sempre di più il predominio capitalistico degli U.S.A. e dei suoi alleati, ovunque essi si trovassero. (Riccardo Alfonso)

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Disastro petrolifero in Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

MOSCA. È stato dichiarato lo stato di emergenza a Norilsk e nella penisola di Taymyr, nel nord della Russia, a seguito della fuoriuscita di tonnellate di prodotti petroliferi da alcuni serbatoi. A sversarsi sono state 20 mila tonnellate di gasolio, che stanno contaminando oltre 20 chilometri di fiumi e si stanno muovendo verso il mare, con lo spessore dello strato di prodotti petrolchimici che ha raggiunto i 20 cm. La portata di questo disastro è analoga a quella dell’incidente della petroliera Exxon Valdez, avvenuto in Alaska 30 anni fa.I prodotti petroliferi sono fuoriusciti il 29 maggio, dopo il crollo di uno dei serbatoi in una centrale elettrica appartenente alla NTEC (una società del gruppo Nornikel nella città di Norilsk). La procura ha avviato un’indagine penale sull’incidente. Le barriere situate nel fiume possono raccogliere una piccola parte del gasolio fuoriuscito, mentre gran parte degli idrocarburi rimarranno nell’acqua, dicono gli esperti.«Si tratta di uno dei più grandi incidenti petroliferi nell’Artico e dimostra che il governo russo deve riconsiderare l’attuale modello di economia basato sui combustibili fossili e sull’abuso della natura», commenta Greenpeace Russia.Greenpeace, insieme ad altre ONG russe, ha elaborato un recovery plan verde. In questo programma si stabiliscono i principi da utilizzare per il piano di ripresa nazionale dopo l’emergenza COVID-19, per implementare tecnologie rispettose del clima e per passare a un nuovo modello verde dell’economia russa che non dipende dai fossili. Allo stesso tempo, Greenpeace teme che le misure di tutela dell’ambientale durante la pandemia verranno indebolite dallo Stato per favorire gli interessi delle grandi imprese, compresi i responsabili dell’incidente nell’Artico russo.Gli esperti di Greenpeace stimano che i danni ai corpi idrici potrebbero superare i 6 miliardi di rubli (ovvero circa 77,5 milioni di euro), senza considerare i costi della bonifica del suolo e l’inquinamento atmosferico. Tuttavia, esiste una lunga tradizione di società russe che eludono la piena responsabilità finanziaria per i danni ambientali. Inoltre, alcune di esse hanno utilizzato la crisi COVID per avviare l’indebolimento della legislazione ambientale russa.Il permafrost si sta sciogliendo a causa del cambiamento climatico. Nel 2009 Greenpeace ha pubblicato il rapporto sui rischi per le infrastrutture dell’industria russa del petrolio e del gas, associati al degrado del permafrost a causa del clima che cambia. Le infrastrutture delle industrie a rischio si stanno degradando, il che richiede un maggiore controllo da parte dello Stato e un piano di adattamento. C’è un’alternativa al diesel e al gas fossile: gli impianti di energia rinnovabile. Per Greenpeace, la Russia deve prendere seri provvedimenti per combattere il cambiamento climatico.

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La Russia possiede tre antivirali per combattere il Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

L’Accademia delle scienze russa ha sviluppato tre farmaci antivirali utilizzabili per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19. Lo afferma Vladimir Chekhonin, vicepresidente del Dipartimento di Scienze biomediche. Come riporta l’agenzia di stampa Sputnik russa governativa, stando alle parole dell’esperto, l’antivirale triazavrin è stato brevettato alcuni anni fa dall’Istituto di sintesi organica ed è attualmente in fase di testing da parte degli scienziati cinesi: “Ad oggi un farmaco da inalazione adatto per le infezioni virali è già pronto. Sono sicuro che si rivelerà più che adatto per curare il Covid-19. Ovviamente, avere un’alternativa di questo genere è estremamente importante considerate le circostanze attuali”, ha spiegato Chekhonin.Un altro medicinale, derivato dall’antivirale di produzione giapponese favipiravir, è stato invece realizzato dall’Istituto di Sintesi organica in collaborazione con l’Istituto di Chimica organica Zelinsky di Mosca.”A quanto so, il medicinale è già pronto per essere testato in cliniche specializzate in Russia”, ha spiegato il vicepresidente del Dipartimento di Scienze biomediche.Il terzo preparato, il fortepren, ha già passato i test clinici e dovrebbe essere considerato per il trattamento dei pazienti malati di coronvirus: “Il fortepren ha passato tutti i test clinici ed è anche stato testato sugli esseri umani. Stiamo attendendo che sia registrato, dopodiché dovrebbero essere iniziate le verifiche per valutarne l’efficacia contro il Covid-19”, ha dichiarato Chekhonin, ribadendo che l’individuazione di una cura efficace per il nuovo coronavirus cinese è una delle priorità dell’Accademia delle Scienze russa.Alla fine del suo intervento Chekhonin, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha poi spiegato che in Russia sono già tre i vaccini in fase di lavorazione e che essi dovrebbero riuscire a coprire una vasta gamma di infezioni da coronavirus, incluso il Covid-19: “Sono certo e spero che riusciremo ad avere un vaccino con un ampio spettro di utilizzo. Non solo per questa patologia, ma anche per tutta una serie di altre infezioni da coronavirus”, ha concluso lo scienziato, chiarendo che due dei vaccini sono a base proteica e che uno di essi utilizza le proteine ricombinanti del coronavirus.

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Stati Uniti d’Europa: Unione europea, Turchia e Russia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Presi dalle vicende epidemiche da Coronavirus, l’Unione europea sta trascurando quanto succede nel vicino Oriente, fra Turchia e Siria. La zona contesa è quella di Idlib; la conseguenza è la guerra e un milione di sfollati che si aggiungono ai milioni già presenti in Turchia.A sostegno della Siria c’è la Russia, dietro la Turchia non c’è nessuno. La Turchia fa parte della Nato, quindi dovrebbe essere sostenuta dai Paesi occidentali che ne fanno parte, ma non è così.Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, memore della mancata solidarietà occidentale, quando fu oggetto di un colpo di Stato nel 2016, ha avviato una collaborazione con la Russia che, come noto, è sul fronte opposto alla Nato. Una collaborazione che si è tradotta in un impegno russo per la costruzione di un impianto nucleare e un gasdotto verso l’Europa. Inoltre, la Turchia ha acquistato il sistema missilistico russo S-400, che è in grado di acquisire le informazioni di aerei Nato in vicinanza; a chi trasmetta le informazioni… è intuibile.Il presidente Erdogan tiene sotto pressione l’Europa con la minaccia di aprire le frontiere turche, con relativo afflusso di milioni di migranti, e chiede, contemporaneamente, finanziamenti alla Ue e assistenza militare agli Usa.
Insomma, gioca su più fronti per ottenere il massimo possibile, ma sarà il perdente.La Turchia non è una grande potenza: l’impero Ottomano si è sbriciolato un secolo fa, dopo la Prima Guerra mondiale. Ha problemi economici e con l’etnia curda.Il presidente Erdogan sa che non può vincere una guerra con la Sira, che è appoggiata dalla Russia, né può sperare in un sostegno della Nato, così è costretto a negoziati con il presidente russo Vladimir Putin.
Ieri, Putin e Erdogan si sono incontrati per definire un accordo sulla questione siriana, dopo averlo fatto su quella libica.
Il pallino del gioco, però, lo ha Putin, che tiene in scacco Erdogan, sulla faccenda siriana e lo utilizza in funzione antieuropea.
In tutto questo l’Unione europea è assente.Dopo avere definito la Grecia scudo dell’Europa, in versione antimigranti, non riesce a definire una politica comune sulle questioni che pure la interessano da vicino.Ci vorrebbe una Europa federale con una propria politica estera, come ci vorrebbe una propria politica in materia sanitaria. Ci vorrebbero gli Stati Uniti d’Europa. Non è difficile capirlo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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MEPs call on Russia to stop illegitimate prosecution of Lithuanian judges

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Russia should stop illegitimately prosecuting Lithuanian judges and EU countries should refuse any legal assistance, says European Parliament.In the text adopted by 493 votes in favour, 43 against and 86 abstentions on Thursday, MEPs call on Russia to end the politically motivated prosecution of Lithuanian judges and prosecutors who found 67 Russian, Belarussian and Ukrainian citizens guilty of war crimes against Lithuania, following the events of 13 January 1991 in Vilnius.Parliament denounces Russia’s actions as “unacceptable external influence”, “politically motivated” and a violation of fundamental legal values, especially the independence of judiciary.MEPs ask all member states to not transfer any personal data to Russia that could be used in criminal proceedings against Lithuanian judges as well as to refuse Russia’s requests for related legal assistance. EU countries and Interpol should also ignore all international arrest warrants against the accused Lithuanian officials”, they say. They also call for EU member states to be more consistent in their policies towards Russia.

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A Sochi il primo summit economico tra Russia e Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Dopo la Cina, anche la Russia ha organizzato alla fine di ottobre a Sochi il primo summit economico con tutti i 54 paesi dell’Africa e le sue più importanti organizzazioni regionali. Nel corso di due giorni di discussioni e di intensi negoziati tra le varie delegazioni e i ben 40 capi di Stato, sono stati siglati più di 500 importanti documenti, tra accordi, memorandum e contratti veri e propri per un ammontare di oltre 20 miliardi di euro. Attualmente l’interscambio commerciale tra Russia e Africa è di circa 20 miliardi di dollari, con un aumento del 17% nell’ultimo anno. Ancora molto lontano dai 170 miliardi dei commerci tra Cina e il continente africano. Il presidente Putin, però, ha annunciato l’intenzione di raddoppiare gli scambi entro 4-5 anni. Ha ricordato che in passato la Russia ha cancellato più di 20 miliardi di dollari di debiti che i paesi africani avevano accumulato durante il periodo sovietico. “Non solo per una ragione di generosità, ma anche come una manifestazione di pragmatismo, in quanto molti paesi africani non erano in grado di pagare gli interessi sui prestiti”, ha ricordato, e anche per dare inizio ad una nuova fase di fattiva cooperazione economica e politica basata sul principio dello “scambio del debito con lo sviluppo”. A differenza della Cina, che è in grado di offrire enormi prestiti a condizioni favorevoli in cambio, però, dell’accesso alle materie prime africane e alla costruzione e gestione delle grandi infrastrutture, come ferrovie, strade, porti e dighe, la Russia non ha grande bisogno di quelle materie prime poiché anch’essa ne possiede in grande abbondanza. Ciò vale anche per l’energia e le tante ambite “terre rare”, i materiali di importanza strategica per i delicati settori militari, delle comunicazioni e delle tecnologie più avanzate. Mosca intende rafforzare e valorizzare soprattutto i legami scientifici e culturali con il continente che, secondo le valutazioni di molti, promette di diventare un nuovo centro di opportunità e crescita dell’economia mondiale. Cosa che, purtroppo, spesso l’Europa preferisce ignorare. Una vecchia analisi dei rapporti in essere vorrebbe la Russia semplicemente come un grande fornitore di armi. In verità, molti armamenti provengono ancora da Mosca e personale qualificato riceve un training militare in Russia, ma la Russia è anche tra i primi 10 fornitori di cibo al mercato africano.
Ci sembra che l’intenzione russa sia strategica più che economica. S’intende creare un nuovo meccanismo per il dialogo e la partnership tra Russia e Africa, anche nell’ottica di un ordine politico internazionale multipolare. Quello di Sochi è stato il primo forum dei capi di Stato che dovrebbe ripetersi ogni tre anni, preparato con più frequenti incontri a livello ministeriale secondo le tematiche congiuntamente decise.
Putin, ovviamente, ha ricordato il sostegno russo alla lotta dei popoli africani contro il colonialismo, il razzismo e l’apartheid e ha rinnovato l’impegno per il rispetto e la difesa della loro indipendenza e della loro sovranità. Al riguardo oggi, oltre alla partecipazione nella costruzione delle infrastrutture, Mosca intende continuare l’impegno per il training professionale e scientifico di migliaia di giovani africani presso le università russe, dove già studiano 17.000 studenti africani, ma anche presso i nuovi centri di cultura e di qualificazione professionale che la Russia intende creare in molti paesi dell’Africa. E’ importante notare le nuove aree di cooperazione discusse a Sochi: oltre alle infrastrutture, le risorse energetiche rinnovabili e il nucleare per scopi pacifici, le tecnologie digitali, la sanità, l’information security, e le nuove frontiere dell’ingegneria. Un aspetto non secondario del Forum è stato l’impegno di favorire il rapporto tra l’Unione Economica Eurasiatica e gli stati africani, soprattutto con le sue organizzazioni, come l’Unione Africana. Ciò è ancora più importante se si considera che soltanto pochi mesi fa è stato siglato a Niamey, in Niger, l’accordo per un mercato africano libero dai dazi. Il presidente russo naturalmente ha polemizzato con “certi stati occidentali che stanno esercitando pressioni, intimidazioni e ricatti” nei confronti dell’Africa, dichiarando di volersi opporre a qualsiasi “gioco geopolitico” che coinvolga il continente. Come riportato nella dichiarazione finale, il Forum si è anche espressamente impegnato a “promuovere un rapporto più stretto e profondo di cooperazione e di partnership tra i paesi BRICS e l’Africa per rafforzare i meccanismi collettivi della governance globale all’interno di un sistema multipolare di relazioni internazionali”.Tutto ciò ci induce a chiedere:”Quando l’Unione europea, come istituzione, promuoverà incontri regolari con l’Unione Africana e tutti i capi di Stato dell’Africa per programmare insieme una continua e proficua iniziativa di cooperazione e di sviluppo tra i due continenti?” L’alternativa sono forme striscianti di neo colonialismo, come recentemente è stato stigmatizzato anche dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.Con rare eccezioni finora, purtroppo, la Francia preferisce un rapporto diretto e solitario con i paesi francofoni, l’Inghilterra fa lo steso con quelli anglofoni e gli altri paesi europei, come l’Italia, cercano di infilarsi nelle “fessure” lasciate ancora aperte e inserire le proprie imprese nei vari progetti di sviluppo. Spesso, però, tale comportamento crea soltanto tensioni e liti tra gli europei che minano ancora di più la credibilità dell’Unione europea. (By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Doppia visita istituzionale: Usa – Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Parma L’Ateneo ha ricevuto delegazioni della Delaware Law School della Widener University (USA) e della Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration – RANEPA
Per la Delaware Law School della Widener University sono arrivati in Ateneo i docenti Eileen Greena-Piretti e Anthony P. Doyle, in occasione di un incontro istituzionale programmato dalla Pro Rettrice all’Internazionalizzazione Simonetta Anna Valenti, e coordinato da Malaika Bianchi, docente del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali e componente della Commissione Internazionale del Dipartimento, e da Alessandro Bernazzoli, Responsabile della U.O. Internazionalizzazione.All’incontro hanno partecipato anche i docenti Fabio Salvatore Cassibba ed Emanuele Castelli del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali e Pier Luigi Marchini del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, e Giovanna Colangelo della U.O. Internazionalizzazione.Nel meeting, che si è svolto all’Erasmus International Home, si è discusso sulle possibili opportunità di collaborazione tra le due istituzioni per l’avvio di un programma di doppio titolo nell’ambito della laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, oltre che dell’attivazione di scambi di studenti delle discipline giuridiche ed economiche.È stata inoltre confermata la presenza dell’Ateneo di Parma, nella persona del Prof. Cassibba, alla prossima Legal Scholars Academy in programma dal 21 ottobre nell’Ateneo statunitense.
La delegazione della Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration – RANEPA era invece composta dalle docenti Natalia Abramova, Director School of Public Policy and Mangement, e Elena Prokhorova, Director English Language Undergraduate Programs. L’incontro istituzionale è stato coordinato dal Delegato del Rettore per i Doppi Titoli, Guglielmo Wolleb, e da Alessandro Bernazzoli, Responsabile della U.O. Internazionalizzazione.RANEPA è tra le maggiori università russe e l’unica che vanta il titolo di “Presidential”, in forza della sua diretta dipendenza dal governo russo.

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Il Gruppo Veronesi approda in Russia insieme a Finest

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Quinto di Valpantena (VR) Il Gruppo Veronesi, con il supporto di Finest – società finanziaria per l’internazionalizzazione delle imprese del Nordest – investe circa 11 milioni di euro per l’avvio della sua prima filiera integrata oltreconfine, destinata alla produzione di carni bianche. L’operazione in Russia è un progetto pilota che consente al Gruppo Veronesi di entrare anche in uno dei mercati a più alta crescita e di consolidare il percorso di internazionalizzazione che lo ha già portato negli anni a esportare in più di 70 Paesi in Europa e nel mondo.Il Gruppo italiano leader nell’agroalimentare, che oggi esporta all’estero circa il 16% della produzione dei 23 siti produttivi tutti presenti in Italia, ha pianificato, insieme a un socio di minoranza russo, di implementare in Russia l’intero ciclo della filiera della carne di tacchino. L’insediamento del polo produttivo nel distretto di Belgorod – il primo all’estero della storia del Gruppo – nasce per poter rispondere alla domanda crescente di prodotti avicoli di qualità da parte dei consumatori russi. Grazie al progetto pilota, il Gruppo Veronesi darà vita a una filiera integrata che comprende alcuni allevamenti, il sito di trasformazione, la distribuzione e commercializzazione delle carni fresche. Tutte le carni prodotte in Russia saranno destinate esclusivamente al mercato locale.Commentando l’operazione, Luigi Fasoli, Amministratore Delegato del Gruppo Veronesi ha dichiarato: “Alla base di questo progetto c’è l’interesse del nostro Gruppo ad esplorare nuovi mercati, come la Russia, dove il consumo di carne bianca sta crescendo e crediamo possa svilupparsi in maniera significativa nei prossimi anni. Siamo orgogliosi di questa start up che attraverso la costituzione di una joint venture di diritto locale con Finest – continua Fasoli – ci farà entrare in uno dei mercati più promettenti. Questa è per noi la prima filiera integrata che realizziamo oltreconfine e che ci consentirà, almeno nella prima fase, di offrire anche ai consumatori russi un prodotto freschissimo, uno dei tratti distintivi della nostra azienda” – ha concluso Fasoli.Pur nella consapevolezza della complessità che caratterizza il mercato russo, il progetto pilota permetterà al Gruppo Veronesi di sviluppare al meglio le proprie potenzialità, misurandosi con l’economia russa, che nel 2018 ha visto un interscambio totale di 21,4 miliardi di euro con l’Italia, registrando una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. L’operazione rientra nel più ampio orizzonte dei processi di internazionalizzazione del Gruppo sviluppata anche con una significativa attività di Ricerca e Sviluppo attenta a interpretare al meglio i gusti dei consumatori stranieri. Finest, l’equity partner dell’operazione Veronesi in Russia, ha contribuito come partner tecnico e finanziario con una partecipazione al capitale sociale e un finanziamento estero diretto in accompagnamento all’operazione. Finest detiene il 22% della sub-holding russa del Gruppo, appositamente costituita per questa operazione.

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L’arte religiosa della Grande Madre Russia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Firenze. Avrà un suo spazio dedicato nel cuore di Firenze, nella reggia granducale di Palazzo Pitti: la storica collezione di 78 icone sacre raccolta a Firenze dai Medici e soprattutto dai Lorena nel corso del Settecento e del secolo successivo, sarà infatti per la prima volta esposta in un allestimento permanente. Si tratta di quattro grandi sale affacciate sul cortile al piano terra di Palazzo Pitti e decorate con affreschi seicenteschi: al termine dei lavori, previsto entro Natale, le sale entreranno a far parte del normale percorso di visita della ex reggia. Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt presenta oggi il progetto a Mosca, nell’ambito di una conferenza internazionale. L’insieme di 78 icone costituisce la più antica collezione del genere al mondo al di fuori della Russia e risale in buona parte al secondo quarto del XVIII secolo.
Non è noto quando le icone russe siano giunte in Italia e per quali vie. Si sa però che si trovavano già a Firenze nel 1761: forse dono di qualche ambasciatore al granduca o, più probabilmente, omaggio della comunità ortodossa di Livorno a Francesco Stefano di Lorena, che aveva autorizzato la costruzione in città della chiesa di rito ortodosso della Trinità, eretta fra il 1757 e il 1760. Nel 1796 iniziò una diaspora delle icone: Un tempo accolte agli Uffizi, finirono per la maggior parte depositate prima alla villa medicea di Castello, dove rimasero fino all’inizio dello scorso secolo, per esser poi spostate all’Accademia – dal 1958 al 1968 – quindi a Palazzo Pitti e di nuovo, dal 1984, all’Accademia. Nel 2013 la preziosa raccolta venne di nuovo trasferita agli Uffizi, dove durante la stagione natalizia del 2014 fu esposta in una mostra organizzata dagli Amici degli Uffizi.
Sono da segnalare i due pannelli che compongono il Menologio, ossia il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri, da settembre a febbraio e da marzo a gennaio: ogni icona si compone di venti file orizzontali con scene sacre e e figure di santi, ciascuna identificata da un’iscrizione. Essi sono sempre rimasti agli Uffizi, per la loro evidente importanza, come l’icona con Santa Caterina d’Alessandria, databile al 1693-1694 grazie al punzone nella oklad di argento dorato (il rivestimento metallico che copre alcune parti delle icone). La principessa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli dell’arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L’opera è attribuita all’atelier del Palazzo dell’Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed è affinite allo stile di Kirili Ulanov, uno dei più noti maestri dell’atelier moscovita fra XVII e XVIII secolo.
Solo di un esemplare della collezione fiorentina si conosce l’autore, Vasilij Grjaznov, che firma l’icona della Madre di Dio di Tichvin, datata 16 luglio 1728. Si tratta di una replica dell’immagine miracolosa che secondo la tradizione apparve nel 1383 a Tichvin, nel territorio di Novgorod. Nel dipinto, la data è iscritta secondo il sistema occidentale, introdotto in Russia dallo zar Pietro il Grande (1672-1725) insieme ai numeri arabi e al calendario giuliano, in sostituzione di quello bizantino fino ad allora in uso.
Gli esemplari più antichi della collezione sono l’icona raffigurante la Madre di Dio, del tipo detto “In te si rallegra ogni creatura”, e quella con la Decollazione del Battista. Il loro arrivo a Firenze non è legato al collezionismo lorenese, bensì ai Medici. Le due icone facevano infatti parte degli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II de’ Medici e della sua consorte Vittoria della Rovere.
Un’icona è una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura cristiana bizantina e slava. Il termine deriva dal russo “икона”, a sua volta derivante greco bizantino “εικόνα” (eikóna) e dal greco classico εικών -όνος derivanti dall’infinito perfetto eikénai, traducibile in “essere simile”, “apparire”, mentre il termine eikóna può essere tradotto con “immagine”.

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Botticelli “La Madonna della Loggia” va in Russia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

MadonnaLoggiaBotticelliLa prima tappa della mostra svolgerà il 4 e 5 settembre 2019, quando la Madonna della Loggia sarà esposta all’Eastern Economic Forum, all’Università di Vladivostok. Successivamente, dal 8 settembre al 6 novembre 2019 sarà possibile vederla presso la Galleria Nazionale Primorye di Vladivostok. Per la prima volta la regione dell’Estremo Oriente russo ospiterà un’opera proveniente da un museo italiano.
Dal 17 novembre la Madonna della Loggia sarà esposta all’Ermitage di San Pietroburgo nella sala di Leonardo da Vinci in assenza della Madonna Litta. Nell’anno delle celebrazioni di Leonardo l’Ermitage ha infatti prestato ai musei italiani per delle mostre temporanee entrambi i capolavori di Leonardo – Madonna Benois e Madonna Litta.
La Madonna Della Loggia, dipinto proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, eseguito del celebre Maestro del Rinascimento italiano Sandro Botticelli (1445-1510), sarà esposta per la prima volta in Russia.
Le due tappe di esposizione dell’opera saranno al centro del programma culturale del V Eastern Economic Forum di Vladivostok e del VIII Forum internazionale della Cultura di San Pietroburgo, grazie al sostegno di Sberbank. Le mostre, patrocinate e sostenute dall’Ambasciata d’Italia a Mosca, sono organizzate dalle Gallerie degli Uffizi, dalla Galleria Nazionale Primorye di Vladivostok, dal Museo Statale Ermitage, con MondoMostre e il supporto organizzativo di Roscongress.
Su iniziativa del Partner Generale del progetto, PAO Sberbank, anche le persone non vedenti e ipovedenti avranno accesso al capolavoro: insieme all’opera originale sarà esposta una copia tattile del quadro con l’apposita audioguida. (foto madonna della loggia copyright uffizi)

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Oltre 9 mila italiani emigrati in Russia per lavoro nel primo semestre 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Dal 2019 la guardia frontiera del Servizio di sicurezza federale russo (FSB) ha iniziato a calcolare il numero dei cittadini stranieri che entrano nel Paese per i motivi di lavoro. Nei primi sei mesi del 2019 si sarebbero recati in Russia per il lavoro più di 9 mila italiani. Il servizio statistiche della Russia, Rosstat, ha aggiornato gli strumenti statistici per l’organizzazione da parte dell’FSB del monitoraggio di numero di cittadini stranieri che arrivano in Russia. Nel documento aggiornato, l’elenco dei motivi di soggiorno dichiarati è stato ampliato ed ora include anche “lavoro” e “studio”. Va precisato che il dato presentato fa riferimento ai controlli all’ingresso nella Federazione Russa, per cui viene ogni ingresso o uscita dal paese viene calcolato come dato singolo, tralasciando il fatto che una persona possa visitare il Paese più di una volta. I dati più precisi, saranno quelli resi noti a fine anno da ROSSTAT, l’istituto di statistica russa, che si basa sui registri del Ministero degli Interni, redatti a partire dalla registrazione del domicilio che ogni cittadino straniero temporaneamente in territorio russo è tenuto a effettuare. Quello che oggi sta vivendo l’Italia è un esodo pari a quello del Secondo dopoguerra. Un’emorragia di connazionali che lasciano il Paese, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per cercare condizioni migliori. Tuttavia questi dati raccontano soltanto parte del fenomeno, perché vanno incrociati con le altre statistiche anagrafiche dei maggiori Paesi europei. Da sottolineare che la destinazione Russia, oggi per la prima volta, si aggiunge alla lista ed ai numeri dell’Aire (cioè dell’Anagrafe degli italiani all’estero) anche se la prima destinazione resta la Germania (20mila italiani arrivati a inizio 2018), poi Regno Unito (18.517) e Francia (12.870), anche se con la Brexit le presenze in Uk sono scese del 25,2%.

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Dire d’essere un fascista o un comunista che senso ha ai giorni nostri?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Ancora oggi i nostri politici ricorrono alla parola “magica” del fascista o del comunista per screditare i propri avversari. Non dico che non vi siano ancora dei “nostalgici” ma sono per lo più persone che hanno un’idea confusa su cosa possa rappresentare questa specie di “patacca politica” da assegnare agli avversari o ritenuti tali. In questa congerie di opinioni si finisce con il fare confusione sino ad associare quella che veniva considerata la destra storica, del genere propugnato da Benedetto Croce, dal fascismo sia pure nato da una sua costola. Lo stesso dicasi per i comunisti che ebbero come loro profeta Carlo Marx ma che poi si divisero in tanti rivoli anche se il più robusto è stato il Leninismo e che assurse all’attenzione mondiale con la rivoluzione d’ottobre in Russia. Tutto questo appartiene alla storia con le sue drammatiche devianze che hanno portato il nazi-fascismo ad una guerra fratricida con 50 milioni di morti e con sei milioni di ebrei trucidati nei lager e a milioni di morti in Russia con le “purghe” staliniane. Oggi, sia pure a fatica, si cerca di superare questo steccato ideologico partendo dall’idea che l’umanità si trova al cospetto di una realtà diversa che fa della politica un luogo di scontro culturale tra chi ha e chi è. I miliardi di diseredati di tutto il mondo non sono né comunisti né fascisti. Sono il frutto dell’egoismo di pochi che li schiavizzano, che ostacolano l’dea che tutti noi abbiamo identico diritto a vivere con dignità a prescindere dei natali e dal luogo in cui siamo nati. E dire che è una storia antica se si pensa che già Prassagora, vissuto alla fine del quarto secolo avanti Cristo, aveva così sintetizzato nel suo dialogo con Blepiro: “voglio che tutti abbiano parte dei beni comuni e che la proprietà sia di tutti, da oggi in avanti non ci sarà più distinzione tra ricco e povero, non si ripeterà il caso di un uomo che possiede vaste estensioni di terreno mentre un altro non avrà neppure il sufficiente per scavare la propria sepoltura… E’ mia intenzione che vi sia un solo tenore di vita per tutti… Per cominciare farò in modo che tutta la proprietà privata divenga proprietà comune.” Al che Blepiro risponde: “Ma allora chi farà tutto il lavoro?” E Prassagora: “Per questo vi saranno gli schiavi”. E proprio quest’ultimo aspetto costituisce il punto cruciale sul quale è chiamata l’intera umanità per trovarne la soluzione: Si pensò alle macchine così come ora si pensa alle tecnologie. Sarà la svolta buona per non avere più schiavi? (Riccardo Alfonso)

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Best’s Market Segment Report: Positive Momentum for Russia’s Insurance Market

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Following a period of challenge, Russia’s insurance market appears to have reached a turning point with more diversified premium growth and better profitability reported in 2018, according to a new AM Best report. Nevertheless, in AM Best’s view, the recovery is fragile, and threats remain that could adversely impact market development and performance in the medium term.The Best’s Market Segment Report, titled “Positive Momentum for Russia’s Insurance Market, but Threats Remain,” states that development of Russia’s insurance market has been tempered in recent years by geopolitical instability, economic stagnation and the weak performance of the compulsory motor third-party liability segment. At the same time, more stringent oversight from the country’s insurance regulator, the Central Bank of Russia (CBR), has led to a reduction in the number of market participants, as smaller (re)insurers have been unable to withstand the increase in regulatory scrutiny.In 2018, the market’s total insurance premiums rose by approximately 16%, to RUB 1.48 trillion (USD 23 billion), according to the CBR. Notably, the uptick in gross written premiums was supported not just by growth in the life insurance business, but by higher income from non-life products as well. In terms of profitability, Russian insurers benefited from solid investment returns and improved combined ratios.The report also notes that at year-end 2018, 199 insurers were operating in Russia, down from over 700 companies 10 years earlier. The number of participants has declined each year, as a result of higher regulatory capital requirements, more stringent regulatory oversight and the voluntary exit of some companies. As a result of tougher conditions and a number of mergers and acquisitions, the market has also become more concentrated.

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IFO: Regina Elena e Russia alleate contro i tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

E’ stato appena siglato su terreno russo un accordo tra IFO Regina Elena e il Petrov National Medical Center of Oncology, dopo che lo scorso dicembre era stato siglato a Roma l’accordo e il St. Petersburg Clinical Research and Practical Center for Specialized Types of Medical Care (Oncologic).Il Direttore Generale IFO Francesco Ripa Di Meana e il Direttore Scientifico del Regina Elena Gennaro Ciliberto sono appena rientrati da San Pietroburgo dove hanno visitato entrambi i centri oncologici e siglato il secondo accordo quadro.Gli obiettivi sono migliorare la qualità e la competitività della ricerca scientifica, collaborare nella formazione professionale e sviluppare nuove strategie cliniche per il trattamento dei pazienti oncologici.A parte gli accordi formali, vi sono già collaborazioni avviate tra gli istituti. I vertici dei centri di San Pietroburgo sono particolarmente colpiti dal nostro sistema di ricerca traslazionale, dalle tecnologie per le indagini e gli studi di biologia molecolare, nonché dalle tecniche chirurgiche d’avanguardia. Gli interessi scientifici comuni sono notevoli e le teleconferenze sempre più numerose, in particolare tra i nostri chirurghi toracici, piuttosto che gli specialisti dell’anatomia patologica del Regina Elena e i rispettivi specialisti dei due centri.

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Nuove opportunità in Russia nel settore artigianale

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Prosegue la missione a Mosca di ARTIGIANATO E PALAZZO per presentare ad operatori e associazioni la mostra e il progetto di raccolta fondi “MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE”, allo scopo di promuovere all’estero il settore dell’artigianato italiano e rafforzare il legame culturale tra Firenze e la comunità russa.
Un lungo percorso di oltre 24 anni quello della mostra fiorentina, nata da un’idea di Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani per tutelare arti e mestieri legati alla cultura del fatto a mano, affinché il patrimonio dei territori non vada disperso e sia un’opportunità per le nuove generazioni.”Artigianato e Palazzo è un appuntamento importante per le molteplici iniziative che la mostra persegue: l’esposizione infatti non solo valorizza l’arte e le tradizioni artigiane, ma si impegna, come nell’edizione di quest’anno, all’aiuto per il completamento del restauro e al recupero di opere d’arte legate alla comunità russa che,dall’800 ai primi del ‘900, hanno arricchito Firenze di residenze, chiese e collezioni artistiche”, ha spiegato L’AMBASCIATORE D’ITALIA A MOSCA PASQUALE TERRACCIANO.
La campagna “MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE” ha come obiettivo di raggiungere oltre 308.000 euro per sostenere interventi di restauro e conservazione a favore dei capolavori della Collezione Demidoff conservati al Museo Stibbert; dell’Emiciclo del Cimitero Evangelico agli Allori; e per il completamento dei restauri della Chiesa della Natività di Nostro Signore Gesù e San Nicola Taumaturgo.
Nel corso di un evento organizzato per l’occasione dall’Ambasciata d’Italia a Mosca, Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con personalità e operatori del territorio.
“Le riunioni che abbiamo avuto in questi giorni con associazioni e aziende di diversi settori – dichiarano Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani – ci confermano un grande interesse verso l’artigianato italiano, riconosciuto come valore del made in Italy, e ci stanno dando l’opportunità di individuare nuove forme di collaborazione, culturali e commerciali, che serviranno a favorire lo sviluppo delle piccole imprese artigiane in questo Paese”.

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M5S Lombardia: Stop sanzioni alla Russia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Milano. Stop alle sanzioni alla Russia. Lo chiede il M5S Lombardia con un emendamento a firma dei consiglieri Marco Fumagalli e Raffaele Erba in discussione oggi nell’ambito dei lavori sulla Proposta di risoluzione concernente il Programma della Commissione Europea 2019. L’emendamento chiede di “appoggiare e sostenere l’azione del Governo presso le Istituzioni Europee per bloccare il rinnovo delle sanzioni economiche stabilite dal Consiglio Europeo contro la Russia. Marco Fumagalli, consigliere regionale del M5S Lombardia, spiega: “La Russia è un Paese importante e in crescita. Le aziende lombarde possono esprimere tutta la loro creatività e capacità commerciale in un mercato così premettente. I pregiudizi politici nei confronti della Russia sono un grave limite per le nostre imprese e devono essere superati.Non si possono usare due pesi e due misure nel giudicare i partner economici”.

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PE: la Russia non può più essere considerata un “partner strategico”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

L’UE dovrebbe prepararsi ad adottare ulteriori sanzioni contro la Russia. La Russia deve ripristinare l’integrità territoriale dell’Ucraina. Affrontare le sfide globali comuni solo attraverso una cooperazione selettiva Il Parlamento ha adottato definitivamente un sistema UE di certificazione per la sicurezza informatica, e espresso la forte preoccupazione per gli interessi cinesi nella tecnologia dell’UE.La risoluzione del Parlamento per valutare lo stato delle relazioni politiche UE-Russia è stata approvata con 402 voti favorevoli, 163 contrari e 89 astensioniI deputati hanno rilevato che, dal 2015, sono emerse nuovi tensioni tra L’UE e la Russia, tra cui l’intervento russo in Siria e l’ingerenza in Paesi come la Libia e la Repubblica Centrafricana. Hanno inoltre sottolineato il sostegno del Cremlino ai partiti anti-europeisti e ai movimenti di estrema destra, ad esempio in Ungheria, e come il Paese continui a interferire nelle elezioni politiche e a violare i diritti umani su proprio territorio.Il Parlamento ribadisce che l’UE dovrebbe essere pronta ad adottare ulteriori sanzioni contro la Russia, in particolare contro individui. Le sanzioni dovrebbero essere proporzionate alle minacce poste dalla Russia. Nel dicembre scorso, il Consiglio ha prorogato le sanzioni economiche fino al 31 luglio 2019.L’UE dovrebbe rivedere il suo attuale accordo di partenariato e cooperazione (APC) con la Russia e limitare la cooperazione ai settori di interesse comune come il cambiamento climatico, la sicurezza energetica, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la lotta al terrorismo richiedono un impegno selettivo. Nella risoluzione si afferma che una più stretta collaborazione sarà possibile solo se la Russia attuerà pienamente i cosiddetti accordi di Minsk per porre fine alla guerra nell’Ucraina orientale e inizierà a rispettare il diritto internazionale.

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Sanzioni alla Russia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 dicembre 2018

La scorsa settimana ho seguito con molto interesse il Forum imprenditoriale italo-russo presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – è quanto ha dichiarato la consigliera della Città Metropolitana di Roma Micol GRASSELLI (FdI) a margine del Consiglio italo-russo di Cooperazione economica, industriale e finanziaria / Итало-российский Совет по экономическому, промышленному и валютно финансовому сотрудничеству. Il Consiglio – copresieduto dai Ministri Moavero Milanesi e Manturov – ha visto la presenza dei Rappresentanti dei vari comparti delle Pubbliche Amministrazioni dei due Paesi, vere protagoniste dei lavori. La riunione, ad un anno di distanza dalla precedente tenutasi nella capitale russa, conferma l’importanza che Italia e Russia attribuiscono alle relazioni economiche e culturali bilaterali. Dopo la sessione plenaria del Circeif si è svolta la riunione del “Forum Imprenditoriale italo-russo”, i cui lavori sono stati aperti dagli stessi Ministri Moavero Milanesi e Manturov, alla presenza dei rappresentanti di circa 200 piccole e medie imprese russe e italiane. In una fase di diversificazione delle relazioni economiche e commerciali fra i due Paesi, il Forum guarda oltre la cooperazione nei tradizionali settori dell’industria e del commercio, aprendosi ai nuovi settori, come ad esempio l’economia dell’IT, le “smart city”, la sanità digitale e l’industria meccanica per la trasformazione agro-alimentare. In questa sede – prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia – è stata da più parti ribadita la pesante ripercussione delle sanzioni internazionali contro la Federazione Russa, ma, spiace sottolinearlo, il nostro Ministro ha chiaramente affermato come l’Italia “comprende” e “condivide” il significato delle sanzioni imposte contro la Russia, per il suo ruolo nella crisi in Ucraina, sebbene non considera sempre questo tipo di misure “necessariamente benvenute” (della serie tiro il sasso e nascondo la mano!). Sul punto non sono affatto d’accordo (e neanche la Lega e i 5 Stelle lo erano fino a ieri mi risulta!). E penso alle pesanti ripercussioni economiche per il nostro Paese (il secondo in Europa per esportazioni verso la Federazione Russa) e anche per il territorio provinciale di Roma in seguito alle misure imposte(ci) dall’Unione Europea (ammontano a diversi miliardi di euro i danni subiti dalle imprese italiane!), seppur il quadro politico della crisi ucraina sia estremamente confuso e in divenire.
Noi di Fratelli d’Italia, invece, crediamo nell’importanza della cooperazione con Mosca non solo come nostro partner commerciale, manifatturiero, turistico ed energetico, ma anche in altri campi, ad esempio quale fondamentale strumento di lotta contro il terrorismo internazionale di matrice islamica; di conseguenza, a tutela degli interessi degli Italiani, contrasteremo con forza, in ogni sede, il rischio di compromissione del rapporto politico-culturale e, in senso ampio, morale e civile tra il nostro Paese e il popolo russo!
Ho ritenuto opportuno quindi, insieme agli altri due componenti del gruppo FdI, Volpi e Silvestroni, presentare una mozione che impegni la Sindaca Raggi:
I) ad esprimere la contrarietà della Città Metropolitana di Roma Capitale alle sanzioni in danno alla Federazione Russa;
II) a manifestare formalmente al Governo italiano, mediante invio della mozione, la contrarietà dell’Ente ad ogni ulteriore rinnovo della sanzioni economiche e finanziarie adottate dalla UE contro la Federazione Russa;
III) a richiedere al Governo che l’Italia si opponga nelle competenti sedi europee ad ogni proposta di proroga delle sanzioni economiche e finanziarie ad oggi vigenti nei confronti della Federazione Russa, così come all’applicazione di eventuali sanzioni ulteriori;
IV) ad inviare copia della mozione in discorso all’Ambasciata della Federazione Russa in Italia.
Bene ha fatto allora Giorgia Meloni a ribadire – conclude la GRASSELLI -, nel silenzio assordante del panorama politico nazionale, quello che pensano tanti lavoratori ed imprenditori italiani sulla questione: “Via le sanzioni alla Russia!. Belli gli slogan, le promesse, i proclami. Poi ci sono i fatti, e questi ci dicono che questo Governo ieri ha votato supinamente il rinnovo delle sanzioni, alla faccia delle aziende italiane che aspettavano con ansia la liberazione da una zavorra che sulla bilancia commerciale pesa più di 3 miliardi l’anno”.(Micol Grasselli, Gruppo consiliare Fratelli d’Italia – Presidente Commissione Lavori Pubblici della Città Metropolitana di Roma Capitale)

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