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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘russia’

47 again? Russia out, Kosovo in

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Russia, a nuclear superpower with a population of 146 million and a landmass stretching across nine time zones, joined the Council of Europe in 1996. As a Council of Europe member, Russia waged wars in Chechnya (1999-2000), invaded Georgia (2008), annexed Crimea (2014), triggered war in Eastern Ukraine (from 2014), bombed civilians in Syria (from 2015) and then launched an assault against the whole of Ukraine in February 2022. Kosovo, one of Europe’s smallest democracies with a population of less than 2 million, with a territory that is 0.05 percent that of Russia, declared its independence in February 2008. This was recognised by a large majority of members of the Council of Europe (34 of 46). In October 2008, the General Assembly of the United Nations turned to the International Court of Justice (ICJ) in The Hague with a simple question: “Is the unilateral declaration of independence by the Provisional Institutions of Self-Government of Kosovo in accordance with international law?” In July 2010, the ICJ concluded that “the declaration of independence of Kosovo adopted on 17 February 2008 did not violate international law”. Unlike Russia, Kosovo has seen peaceful transfers of political power following free and fair elections. Unlike Russia, independent Kosovo never had political prisoners. Unlike Russia, it has not waged any wars. And yet, for many years, Kosovo governments have been actively discouraged from applying for Council of Europe membership by other members. The result: Kosovo remains outside. It is today the only European democracy which is not yet a member of the Council of Europe. Russia’s recent invasion of Ukraine, combined with threats by its leaders against other Council of Europe member states, was finally too much.On 15 March this year, the Parliamentary Assembly of the Council of Europe adopted an Opinion. It considered that the Russian Federation can no longer be a member State of the Organisation. The decision was unanimous. That same day, the Russian government announced its withdrawal. After more than a quarter of a century of being a member, Russia was out. Shortly thereafter, Kosovo’s government announced its intention of applying to take Russia’s place as 47th member. On 12 May, last week, Kosovo’s foreign minister submitted Kosovo’s application in Strasbourg.Italy currently chairs the Committee of Ministers. Luigi di Maio, the Italian foreign minister, has often spoken out in favour of Kosovo’s integration into European institutions.

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PE: applicare alla Bielorussia tutte le sanzioni UE contro la Russia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Bruxelles. In una risoluzione adottata giovedì, il Parlamento europeo si oppone con forza al ruolo svolto dal regime bielorusso nell’assistenza alla guerra illegale della Russia contro l’Ucraina, compresi il cosiddetto referendum per ripristinare lo status nucleare del paese e l’uso del territorio bielorusso da parte dell’esercito russo per muovere truppe e armi, utilizzare lo spazio aereo, rifornirsi di carburante e immagazzinare munizioni militari. Secondo i deputati, il regime bielorusso è corresponsabile dell’attacco e deve subirne le conseguenze ai sensi del diritto internazionale. Inoltre, i deputati sottolineano il ruolo crescente della Russia in Bielorussia e la sua influenza finanziaria, e sollevano seri dubbi sulla capacità della Bielorussia di prendere decisioni autonome.Il testo è stato approvato per alzata di mano.Il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione europea per un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia e la Bielorussia e invita i Paesi UE a garantirne la completa e rapida attuazione. I deputati chiedono che tutte le sanzioni UE emesse contro la Russia siano rigorosamente applicate anche alla Bielorussia.Nel testo, si sottolinea anche la necessità di un’indagine completa sui crimini commessi dal regime di Aliaksandr Lukashenka contro il popolo bielorusso. I Paesi UE sono invitati ad applicare attivamente il principio della giurisdizione universale e a predisporre processi contro i funzionari bielorussi responsabili o complici di violenze e repressioni, compreso lo stesso Lukashenka.I deputati condannano fermamente il recente arresto e la detenzione di leader e rappresentanti sindacali da parte delle autorità bielorusse, qualificandoli come un attacco ai diritti umani e ai diritti fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali. Di conseguenza, le persone arrestate devono essere rilasciate immediatamente ed è necessario garantire loro l’accesso a una giustizia indipendente.Il Parlamento denuncia anche le recenti modifiche apportate al codice penale bielorusso che introducono la pena di morte per tentati atti di terrorismo. Questa mossa può essere facilmente utilizzata dal regime contro i suoi oppositori politici, poiché molti prigionieri politici in Bielorussia sono stati accusati, o sono già stati condannati, a lunghe pene detentive in base alle disposizioni sul terrorismo. Infine, i deputati chiedono alla Bielorussia di abolire immediatamente la pena di morte in modo permanente e sottolineano la necessità di rafforzare la cooperazione dell’UE con le forze democratiche bielorusse, anche attraverso vertici regolari e un robusto aiuto finanziario.

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Energia/Russia. Perché fidarsi solo dell’Europa, ed è tutto dire…

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dopo tante dichiarazioni di “isolamento” e “boicottaggio” del gas e del petrolio russo qualcuno in Commissione europea deciderà qualcosa? Impossibile rispondere, soprattutto perché la Commissione non rappresenta e agisce in nome di noi europei, ma in nome e per conto di Stati nazionali che rispondono a chi li ha eletti per una politica nazionale. Pur con le dovute differenze con altri Paesi, il caso Ungheria sul petrolio è sintomatico: contraria a vari provvedimenti contro la Russia, ha lasciato uno spiraglio di sua disponibilità in cambio di 700-750 milioni di euro, oltre a una proroga più lunga per l’entrata in vigore del divieto di importazione di greggio. Questa è lo scenario politico ed economico con cui ha a che fare la Commissione per indicarci e darci le alternative all’energia russa. Ma non ci sono molte alternative. Vedremo come procederanno a Bruxelles. La Commissione – intanto e da tempo – per l’immediatezza ha detto ad ogni Paese di fare molto da sé. L’Ungheria dice che lo fa se gli danno tot milioni…. e se andiamo a guardare al di qua delle Alpi? Alla faccia del “Green Deal” europeo, c’è la ripartenza di centrali in disuso per niente ecologiche o i discorsi su estrazioni marine rinnegate già alcuni fa sempre per motivi ecologici, tutto con tempi jurassici rispetto a togliere proventi economici il più presto possibile ad una Russia che continua i massacri – oggi – in Ucraina… domani, se non la fermiamo, in … Il nostro Paese in teoria non dovrebbe essere messo male con le cosiddette energie alternative, quelle per le quali da anni paghiamo balzelli in bolletta… ma con quali risultati e prospettive? L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, dice (2) “Per una minore dipendenza dal gas, si può e si deve accelerare sulle rinnovabili perché è conveniente e genera occupazione: ma c’è un ‘ingorgo’ per una straordinaria quantità di progetti in attesa di autorizzazione. …. quantità che supera la possibilità di lavoro delle Amministrazioni Pubbliche: un nostro studio evidenzia che servirebbero 2mila persone qualificate per processare i documenti e scegliere i progetti da autorizzare”. A parlare è Enel, gestore energetico nazionale per eccellenza, la cui politica ci ha portato in questo “cul de sac” di oggi. Credibilità limitata. Enel che rimbalza sulla Pubblica Amministrazione lo stallo sulle rinnovabili. Ma, supponendo che questa volta abbia studiato azzeccandoci… quando, dove e come si rendono operative queste 2mila persone qualificate? Immaginiamo già le baruffe politiche e le avance di ogni partito – di governo e opposizione – per i propri fedeli da sistemare… tempi a go-go, ché sono più importanti i sistemandi che non i risultati. Ovviamente non siamo in grado di predire cosa e come accadrà, ma abbiamo abbastanza conoscenza per individuare questi scenari (europeo e nazionale) e ribadire che possiamo fidarci solo dell’Europa, foss’anche solo perché l’Europa è poco responsabile, rispetto agli Stati nazionali, delle politiche che ci hanno portato a dipendere dall’energia russa. Intanto, i consumatori, per non trovarsi spiazzati nei periodi peggiori che stanno arrivando, è bene che comincino, per quanto possibile, a pensare e organizzare metodi “fai da te” per la propria energia. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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A vulnerable Russia might be more scary than a self-confident one

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

Vladimir Putin is not a man who worries about making enemies. You might think given that Russia is a permanent member of the UN Security Council, he would not need to threaten the mild-mannered secretary general, António Guterres. Nonetheless, Mr Putin seemed to offer nothing to his visitor in Moscow last week, and then Russia sent missiles flying into central Kyiv when the UN boss was there to see Ukraine’s government. Presumably the intention was to humiliate his interlocutor and to show how ineffective the international body has been in this conflict.Still, it isn’t clear what Mr Putin gained by making another enemy. Chalk up his action as just the latest mis-step in his deadly misadventure in Ukraine. He has provoked the West into spending ever more on supporting Kyiv’s brave resistance. Joe Biden (and perhaps, soon, Congress) is pledging to give tens of billions of dollars to support the war effort in Ukraine. Other Western countries should follow suit. This week European countries might well agree upon an oil (though not gas) embargo against Russia. Meanwhile America is once again adopting the position of being the arsenal of democracy, though it will struggle to maintain the role.In contrast, Russia is finding that its own military forces are significantly less impressive than Mr Putin once thought—and others used to fear. The sinking of the Russian flagship, the Moskva, in April suggested the navy is not well run. We have asked how deep the rot is within the Russian army, where corruption, poor communication, lack of motivation and other problems explain its chaotic showing in Ukraine. The answer: the rot goes deep indeed.Neither Ukraine, nor the West, should be complacent. A vulnerable nuclear-armed power, after all, might be more scary than a self-confident, well-run one. Mr Putin has various options for extending his conflict. One threat is in Transnistria. Another possibility is that Mr Putin could declare full-scale war in Ukraine, calling for a general mobilisation of men to join the Russian army. It seems the world had better get used to the idea of conflict in Ukraine being one for the long haul, with all the military, economic, humanitarian and other consequences that entails.Beyond Russia and Ukraine, we’ll be keeping close watch on China, in particular Beijing, as officials in the capital try to repress a covid outbreak while avoiding the deeply unpopular shutdown that was imposed on Shanghai. The coming days could bring more infections, plus stricter restrictions on schools, offices and homes, or both. This is proving to be a serious and difficult test for Xi Jinping. As for the economy, we’re focusing on the consequences of the great unwinding of the Fed’s balance-sheet, and the impact this is having on the bond market and beyond. After the unexpected contraction of GDP in America in the first quarter, there are more jitters around than before. Both the Fed and the Bank of England hold meetings this week, where fears over rising inflation are likely to overshadow concerns about slowing economic growth, even concerns that a recession might loom. Further rate rises are widely expected.Last, in Britain, we will be observing the fallout from local elections later in the week. These matter in Northern Ireland, where Sinn Fein could become the largest party in the regional legislature. More generally in Britain the elections are a chance for voters to punish Boris Johnson’s Conservatives. How bad would results have to be to put Mr Johnson’s job at risk? My hunch is that he will be safe however grim the showing for the Conservatives. Many of you wrote to disagree with my praise, last Sunday, for Emmanuel Macron in France (several writers preferred to call him duplicitous or narcissistic rather than decent). Some also disliked my criticism of Marine Le Pen. I’ll stick by my views, but respect yours of course. Thanks to Bern, who wrote to tell me about a factory where he worked, in Britain in the 1980s, where the owners bought a machine that had previously made flechettes and converted it into one that churned out spokes for bicycle wheels instead. A real tale of swords into ploughshares. Bob Hearn in New Mexico disputed our take on the Fed and inflation. He argues that “putting the entire load of controlling inflation on the Fed is unrealistic”, and calls for the Fed this week (and beyond) to sit tight and not raise rates. A bold call, but I suspect the committee won’t heed it. By Adam Roberts Digital editor The Economist

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Russia e Ucraina e non solo: La sfida energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

E’ una delle grandi variabili che sono destinate a guidare il gioco economico e politico del ventunesimo secolo. Il cambio di millennio coincide con una corsa dei prezzi del petrolio. A livello globale, i combustibili fossili resteranno la fonte di energia dominante fino al 2030, a meno che non intervengano netti cambi di consumo e forti avanzamenti tecnologici. Secondo il rapporto Iea, soddisfare la crescente fame di energia del mondo richiede grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche. L’energia non fa eccezione al nesso che lega pace e libertà economica: non è dunque per moralismo, ma per ragioni puramente economiche, che si può affermare ciò che è ovvio, ossia che un mondo pacifico è anche un mondo in cui è maggiore la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. E’ quanto, tra l’altro, ho scritto nel 2000 in un mio libro “L’Osservatore” e oggi appaiono tristemente profetiche con quella che considero la prima “guerra” in Ucraina che si combatte per la conquista delle fonti energetiche. In questo caso si tratta della Russia nei confronti dell’Europa occidentale, nello specifico, dove l’industria risente fortemente la sua dipendenza dalle risorse energetiche della Federazione Russa e costoro dalla mancanza di un valido supporto tecnologico che non possiede ma cerca d’ottenerlo con l’uso delle armi. Ma la partita non è sola quella giocata nel vecchio continente. Nel mezzo ci sono la Cina, da una parte, e gli Stati Uniti dall’altra. Ecco perchè la lotta si fa dura. Vi potrà essere anche una tregua ma la partita finale vedrà un solo vincitore o nella migliore ipotesi i due contendenti più gettonati che si spartiranno il mondo in due aree d’influenza: Stati Uniti e Cina. (Riccardo Alfonso)

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PIMCO: Il grande blocco – Le sanzioni alla Russia sollevano domande sulle altre valute

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist di PIMCO. Il congelamento delle riserve valutarie di una banca centrale non è una novità, ma la Russia è la prima economia globalmente integrata a subire questo destino. Finora, abbiamo visto conseguenze drammatiche per la Russia, con potenziali implicazioni per lo status del dollaro in quanto principale valuta di riserva del mondo e per la forza del renminbi cinese. La potenza delle sanzioni sulle riserve della banca centrale russa è guidata principalmente dalle azioni coordinate di Stati Uniti, Europa, Regno Unito, Canada e Giappone. Questo insieme ha creato de facto una quasi unanimità, tanto che le banche cinesi sono ora riluttanti a trattare con la Russia per paura di sanzioni secondarie. Tuttavia, per la maggior parte dei Paesi al di fuori della Cina, il rischio di sanzioni dovrebbe rimanere basso.Da una prospettiva cinese, le sanzioni potrebbero essere dirompenti, date le tensioni in corso con gli Stati Uniti. La Cina non ha alternative ovvie per i suoi 3,2 mila miliardi di dollari di riserve in valuta estera alle valute di riserva tradizionali e all’oro. Anche se Pechino potrebbe vendere le riserve in valuta estera, ciò appare poco probabile, date le sue grandi passività estere lorde e il suo desiderio di una stabilità valutaria. Le passività estere totali sono salite a 3,6 mila miliardi di dollari alla fine del 2021.Se la Cina dovesse ritenere che le sue riserve non forniscano più molta protezione, una conclusione logica sarebbe permettere al tasso di cambio di fluttuare di più. La People’s Bank of China continua a gestire saldamente la volatilità del renminbi. La convergenza verso livelli di volatilità realizzati in linea con le altre valute G-10 e dell’Asia implicherebbe un aumento del 100%-125% della volatilità storica del renminbi. Il carry potrebbe essere ancora attraente rispetto ai peer regionali ma il suo status di carry trade di punta sarebbe minato.La quota di riserve globali in euro dovrebbe rimbalzare in caso di ritorno dei rendimenti in territorio positivo. I recenti progressi nella riduzione del rischio di disgregazione dell’eurozona sono il presupposto per un aumento dei tassi e una maggiore quota dell’euro nelle riserve globali, attualmente pari a circa il 20%. Riteniamo che lo status di valuta di ancoraggio del dollaro sia stato probabilmente riaffermato dal congelamento delle riserve della Russia, se non addirittura rafforzato. All’ultimo rilevamento, la quota del dollaro nelle riserve globali era del 59%, di poco cambiata rispetto a dieci anni fa. Non intravediamo un elevato rischio immediato di propagazione dalla Russia ad altri Paesi, inclusa la Cina.Tuttavia, prevediamo conseguenze persistenti attraverso tre canali: gli sforzi della Cina per isolare le sue riserve esistenti da potenziali sanzioni; le valutazioni degli esportatori di materie prime su come investire le riserve in valuta estera “fresche di conio” derivanti dall’attuale boom delle materie prime; infine, i ragionamenti degli investitori esteri, sia pubblici sia privati, sui danni collaterali delle sanzioni finanziarie che potrebbero influenzare la convertibilità degli asset onshore in renminbi. Il rischio di sanzioni per la Cina e le politiche economiche sempre più conservatrici della Cina agiscono contro l’ascesa del renminbi come valuta di riserva. La lezione della Russia è che le sanzioni sulle riserve in valuta estera possono essere potenti, costringendo effettivamente il Paese alla non convertibilità della valuta. Il peso del renminbi nelle riserve globali, pur essendo ancora destinato a crescere, sarà probabilmente limitato al 4%. Per i Paesi che temono di essere sanzionati, le riserve potrebbero costituire un buffer di protezione in misura minore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Se la diversificazione non è un’opzione, allora una riduzione dei finanziamenti esterni – un’altra forma di deglobalizzazione secolare – è la logica conseguenza. Infine, se la crescita globale delle riserve accelera di nuovo (per esempio, a causa della persistenza di elevati prezzi delle materie prime che favoriscono gli esportatori di materie prime), i titoli di stato dei mercati sviluppati probabilmente ne beneficeranno più di ogni singola valuta, dato che le riserve vengono riciclate nuovamente in asset sicuri tradizionali. (abstract)

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La Russia di Putin ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria che non hanno, alla scadenza, pagato in rubli

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

In una conferenza stampa il portavoce del Cremlino: “Appena si avvicinerà la scadenza del pagamento, se alcuni consumatori si rifiutano di pagare con il nuovo sistema, il decreto presidenziale sarà, ovviamente, applicato”. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “l’annuncio di Gazprom che sta interrompendo unilateralmente la consegna del gas ai clienti in Europa è l’ennesimo tentativo della Russia di utilizzare il gas come strumento di ricatto”. La situazione si fa più “incandescente” di quanto si prevedeva. Vedremo nelle prossime ore e giorni se, al di là del braccio di ferro politico, siamo in presenza di violazione di contratti e, soprattutto, se la rivendicazione di non tener fede agli impegni possa avere un qualche valore giuridico tra Paesi che ufficialmente non sono in guerra tra di loro. I consumatori qui sono di due tipi: i Paesi Ue che comprano all’ingrosso per poi distribuire sul proprio territorio, i consumatori finali che comprano dal proprio gestore. E’ evidente che, come cittadini e consumatori, i secondi non sono al momento in grado di condizionare né chi compra all’ingrosso per loro e neanche i russi che vendono. Non solo. Visto il lievitare dei prezzi che comunque era partito ad ottobre dell’anno scorso e che al momento non si è ancora aggravato per la guerra, al di là dei provvedimenti del Governo già presi e quelli ulteriori prossimi che hanno ridotto molto il peso degli aumenti… i consumatori finali hanno impossibilità di interloquire col loro diretto referente (autorità italiana ed Ue). Questi ultimi hanno paventato diversi provvedimenti perché tutti si consumi meno, alcune amministrazioni locali hanno già imposto la riduzione dei consumi tramite caldaie e condizionatori. Ma stiamo parlando di piccoli provvedimenti, più simbolici e coinvolgenti che altro. Il problema determinante è che, visto quanto accaduto oggi a Polonia e Bulgaria, sarà difficile, nel breve periodo, scongiurare altrettanto. Certo, finalmente si fa chiarezza e il palese finanziamento miliardario che stiamo dando alla Russia che invade e ammazza in Ucraina (ben presto Moldavia…), dovrebbe venir loro meno. Ma al di là che la Russia regga senza i nostri soldi, e al di là della nostra soddisfazione di non finanziare, rimane un dato di fatto: a parte l’esaurimento delle scorte che abbiamo, a parte l’attivazione di nuovi fornitori e nuove fonti (non dietro l’angolo, e siamo un Paese di 60 milioni di abitanti, non la Lituania, con abitanti pari ad una nostra grande città), E’ ALTAMENTE PROBABILE CHE RESTEREMO A BREVE SENZA GAS E, VISTO COME LO UTILIZZIAMO, ANCHE SENZA ELETTRICITA’. Se siamo consapevoli di questo, è bene muoversi subito individualmente. Abbiamo presente quando il gestore dell’acquedotto ci avvisa che per un tot di tempo non ci sarà servizio e corriamo a comprare secchi, serbatoi, etc e li riempiamo? Bene, il concetto è lo stesso, anche se la pratica è un po’ più articolata e richiede più applicazione ed ingegno. Vista anche la buona stagione e la minore necessità di gas e un clima che facilita qualunque attività, è il caso – individualmente o a livello di condominio o gruppi ad hoc – di cominciare ad informarsi, fare preventivi, organizzarsi e fare partire lavori. Le opzioni sono molteplici e adattabili a diverse situazioni: la pratica base è che deve essere energia prodotta da altre fonti che non siano gas (soprattutto) ed elettricità. Produzione con impianti di diverso tipo, dalle stufe domestiche ai pannelli solari e turbine eoliche. La cosa importante è che, specialmente per sole e vento, essere consapevoli di doversi confrontare con amministrazioni che probabilmente non saranno all’altezza di urgenza e necessità, dovendo in questo caso farsi supportare dalla politica locale e non solo. François-Marie Arouet Fonte Aduc.

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How rotten is Russia’s army?

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

The invasion of Ukraine has been a disaster for Russia’s armed forces. About 15,000 troops have been killed in two months of fighting, according to the British government. At least 1,600 armoured vehicles have been destroyed. The assault on the capital, Kyiv, was a chaotic failure. For Mr Putin this is a crushing setback, because the use of military force is central to his strategy for making Russia count in the world. Russia may be vast, but it is a medium-sized polity that still yearns to be a superpower. To fill the gap between its capacities and its aspirations, Mr Putin has repeatedly turned to the only sphere where Russia can still purport to be world-class: military force. It is a welcome fact that the failure of Russia’s rotten army in Ukraine weakens this claim. Unfortunately, this also leaves the world facing a nuclear-armed power with a point to prove.Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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PIMCO: le ricadute del conflitto tra Russia e Ucraina sul commercio globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO. Ogni volta che in questi giorni gli automobilisti fanno benzina ricevono un doloroso promemoria del ruolo della Russia nei mercati globali del petrolio. Ci si rende invece meno conto della gamma di prodotti grezzi e semilavorati esportati da Russia e Ucraina. Dal palladio al grano, le perturbazioni stanno già ponendo una pressione al rialzo sui prezzi di una serie di prodotti di uso quotidiano, intensificando i rischi macroeconomici e di mercato nei prossimi trimestri. A prima vista, Russia e Ucraina non dovrebbero essere così importanti per l’attività economica globale. La quota dell’Ucraina nelle esportazioni globali è appena dello 0,3%, mentre quella della Russia si attesta all’1,9%. Al contrario, la Cina e gli Stati Uniti costituiscono ciascuno circa il 10% del commercio globale. Eppure, è drammaticamente un’altra storia quando si tratta dei fattori produttivi chiave. Come mostra il grafico, l’Ucraina e la Russia sono grandi esportatori di palladio, nichel, cereali e altre risorse che sono fondamentali per una varietà di beni e settori, dalle automobili ai semiconduttori e i generi alimentari. Se le interconnessioni e gli effetti di trasferimento sono complessi e difficili da quantificare, l’aumento dei prezzi e la distruzione della domanda rallenteranno la crescita e premeranno al rialzo sui prezzi – dando alle banche centrali un incentivo per una stretta in tempi più rapidi di quanto sarebbe stato altrimenti. Naturalmente l’Europa sarà probabilmente colpita più duramente a causa della vicinanza e dei legami economici con i due stati in conflitto. Tuttavia, l’interconnessione dell’economia globale implica che le ripercussioni si diffonderanno, dai prezzi dei prodotti alimentari in Egitto ai prezzi dei giocattoli per bambini negli Stati Uniti. Inoltre, le perturbazioni si inseriscono in un contesto di grande incertezza economica con elevata inflazione, rallentamento della crescita e condizioni finanziarie sempre più rigide, portando a un ambiente di mercato fragile e precario nei prossimi trimestri. Per i portafogli multi-asset, riteniamo che ciò richieda un atteggiamento più difensivo e un’attenzione alla qualità e alla liquidità poiché il rischio di recessione aumenta nell’orizzonte ciclico. Gli investitori potrebbero voler evitare i settori più ciclici nel mercato azionario, soprattutto in Europa, dove il ciclo economico sembra più vulnerabile nel breve periodo, a nostro avviso.Privilegiamo invece i titoli di alta qualità con potere di determinazione dei prezzi e crescita stabile degli utili, in aree come la produzione di semiconduttori e l’assistenza sanitaria. Ci piacciono anche le società che possono offrire un potenziale di rialzo sostenibile in un mondo a crescita più lenta, in aree come l’energia rinnovabile e l’automazione. A livello di asset allocation, la nostra strategia è stata quella di ampliare i potenziali driver di rendimento nei mercati dei tassi d’interesse e delle valute dove vediamo più valore, come il cambio dei mercati emergenti. Puntiamo a mantenere una bassa direzionalità complessiva, pur essendo dinamici nella nostra gestione del rischio. Come sempre, la volatilità presenta sia rischi sia opportunità. (abstract http://www.verinieassociati.com)

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Russia: Sanzioni ed Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2022

Da Mosca ad Hammamet .. con amore.. E’ vero.. un bel numero di mega-yacht russi se ne sono scappati in Turchia.. Erdogan chiude un occhio.. anche perché ha da tempo solidi rapporti di affari e di commercio con gli oligarchi russi.. Ma anche la Tunisia non tiene gli occhi ben aperti.. così come la comunità Europea.. Nessuno vede, ormeggiati ad Hammamet, i mega yacht russi, immatricolati sotto la solita bandiera di comodo tassativamente inglese..Eppure la comunità europea, giusto poche settimana fa, ha “regalato” 20 milioni di dollari proprio alla Tunisia per comprare derrate alimentari in questo mese di Ramadan..Ed a bordo? Probabilmente un nutrito numero di uomini d’equipaggio russi, oppure inglesi? Insomma i solerti doganieri tunisini hanno chiuso un occhio e, magari con l’occasione, brindato con una buona bottiglia di Vodka.. Dopotutto non si può mai sapere se poi dalla Russia, sempre con amore, non arrivi qualche nave di derrate alimentari, a prezzi molti scontati, e pagate con i 20 milioni di euro dell’Europa.

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Le facce toste della Russia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2022

Gli effetti della guerra, dopo l’invasione russa, sulla popolazione e sugli edifici civici dell’Ucraina? Tutto falso, oppure, è una messinscena, oppure è colpa degli ucraini. Così il ministro della Difesa russa, Sergej Lavrov, che rivendica di non aver invaso l’Ucraina. Oggi, la scena si ripete. L’ex presidente e primo ministro russo, Dmitri Medvedev, ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha dichiarato che, con l’entrata della Finlandia e della Svezia nella Nato, “Non possono più esserci discussioni sullo status denuclearizzato del Baltico” e che “nessuno sano di mente, può volere un aumento delle tensioni alla sua frontiera e avere affianco a casa missili e navi con armi nucleari”. Forse Medvedev non conosce la geografia del suo paese, ma è opportuno ricordare che nell’enclave russa di Kaliningrad, sul mar Baltico, situata tra Polonia e Lituania, sono installate 64 testate nucleari, che possono percorrere i 500 km tra Kaliningrad e Berlino in 45 secondi. Quindi, è la Russia che da tempo ha nuclearizzato il Baltico! Primo Mastrantoni, Aduc

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La Guerra d’Inverno tra Finlandia e Russia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2022

Pochi la ricorderanno, ma nel 1939 ci fu una guerra tra la Russia (all’epoca Urss) e la Finlandia, detta Guerra d’Inverno, che terminò con la sconfitta della Finlandia e la cessione del 10% del territorio finlandese alla Russia. L’attacco alla Finlandia fu motivo di espulsione della Russia dalla Società delle Nazioni, organizzazione intergovernativa preludio all’ONU.Motivo del contendere? La Russia non “si sentiva sicura” e quindi dichiarò guerra per acquisire territori che la ponevano in sicurezza. Troviamo analogie con la guerra che si svolge in Ucraina? Si, la Russia non “si sentiva sicura” per cui ha invaso un Paese, l’Ucraina, che non ha armi nucleari e la cui integrità territoriale è garantita dal diritto internazionale. Sono, invece, i miti dell’impero zarista (Putin è chiamato zar invece che criminale) e della terza Roma cristiano-ortodossa (si vedano le dichiarazioni del patriarca russo Kirill) che hanno condotto alla tragedia. Vista la situazione di guerra in Ucraina, la Finlandia ha deciso di aderire alla Nato e, immediatamente, sono arrivate le minacce russe: non si potrà parlare di status denuclearizzato. Già, ma non lo era neanche l’Ucraina, eppure è stata invasa. Bene hanno fatto la Finlandia e Svezia, i due Paesi nordici neutrali, ad avviare le procedure di adesione alla Nato. A garanzia della propria integrità territoriale, della propria libertà e…. della pace. Primo Mastrantoni, Aduc

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La nuova valuta commerciale di Russia e Cina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Può sorprendere quei politici che credono che gli eventi importanti accadano all’improvviso, senza la necessaria e lunga preparazione. La possibile apparizione di una nuova moneta internazionale alternativa al dollaro non è una sorpresa. A metà marzo si è tenuto in Armenia l’incontro “Nuova fase della cooperazione monetaria, finanziaria ed economica tra l’Unione economica euroasiatica (Uee) e la Repubblica popolare cinese”, organizzato dalla Commissione economica euroasiatica e dall’Università Renmin di Pechino per definire i contorni di un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale, almeno per quanto riguarda la parte orientale del mondo. L’Uee è l’unione economica e commerciale cui partecipano la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan, la Kirghisia e l’Armenia con un Pil di circa 1.700 miliardi di dollari. Essa è molto proiettata verso una stretta collaborazione con la Belt and Road Initiative, la nuova Via della seta voluta dalla Cina. Già nel 2020 la Cina aveva aumentato di circa il 20% il suo turnover commerciale con l’Uee, mentre l’utilizzo delle monete nazionali rappresentava solo il15% dell’interscambio totale. Sul tavolo vi è la creazione di una “nuova moneta” basata su un paniere di valute, tra cui il rublo e lo yuan, ancorata anche al valore di alcune materie prime strategiche, incluso l’oro. Pensare che sia solo la reazione disperata alla recente imposizione di super sanzioni nei confronti della Russia, sarebbe una valutazione fuorviante. Si tratta, invece, di un progetto in campo da molti, molti anni, sia in Russia sia in Cina. Il progetto fu reso pubblico già nell’ottobre del 2020 dall’economista russo Sergei Glazyev, membro del consiglio e ministro incaricato dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione economica euroasiatica. Egli aveva sollecitato a creare nuovi strumenti nazionali di pagamento per accantonare l’utilizzo di “valute di Paesi terzi”, intendendo ovviamente soprattutto il dollaro e l’euro, nelle transazioni commerciali e monetarie tra i membri dell’Unione euroasiatica e la Cina. Glazyev affermava che l’idea era la risposta “alle sfide e ai rischi comuni associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli Stati dell’Uee e la Cina”. Si trattava di un piano per superare il sistema unipolare del dollaro, già in atto dopo le sanzioni imposte alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014. L’economista russo sosteneva che l’infrastruttura finanziaria e di pagamento era già stata creata ed era necessario sviluppare un sistema d’incentivi per favorirne l’utilizzo nelle relazioni commerciali ed economiche. Il ministro della Commissione economica euroasiatica proponeva: 1) sviluppare dei meccanismi per stabilizzare i tassi di cambio delle valute nazionali dei Paesi membri, riducendo le commissioni bancarie e gli interessi sui prestiti; 2) creare dei meccanismi per determinare i prezzi delle merci nelle valute nazionali nell’ambito degli accordi tra l’Uee e la Belt and Road Initiative, coinvolgendo in seguito anche altri Paesi, eventualmente quelli della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e quelli dell’Asean.Naturalmente in tale processo s’inserisce anche la recente richiesta di Putin di esigere il pagamento in rubli delle forniture del gas, i cui contorni sono ancora da chiarire. Riconoscendo l’incapacità del dollaro di sostenere l’intero sistema monetario e finanziario globale, già prima della grande crisi finanziaria del 2008 avevamo proposto l’idea di creare, in modo lungimirante e concordato, un nuovo sistema internazionale basato su un paniere di monete importanti, tra cui il dollaro, l’euro, lo yuan e il rublo. In un mondo erroneamente creduto unipolare, purtroppo, non se n’è fatto niente. Il sistema del dollaro, e gli interessi geoeconomici a esso connessi, non l’hanno permesso. La recente proposta russo-cinese di creare una loro nuova moneta basata su un paniere di valute e di materie prime è un dato di fatto da analizzare. Possiamo solo affermare che, in questo modo separato, purtroppo non potrà che approfondire la divisione tra Est e Ovest e aggravare ulteriormente la pericolosa situazione attuale. Pesanti, secondo noi che ne scriviamo da anni, sono le responsabilità dei competenti organismi internazionali, come il G20, che non hanno mai voluto affrontare con determinazione la questione, nonostante le varie crisi finanziarie e le richieste avanzate da più parti. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Oltre Putin. Ripensare i rapporti con la Russia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2022

Distendere la carta geografica della Federazione russa e dei Paesi confinanti per capire i motivi della insensatezza dell’invasione putiniana dell’Ucraina.La federazione russa appare un immenso territorio di 17 milioni di km quadrati, abitato da 146 milioni di persone, con una densità di soli 9 abitanti per km quadrato. Per avere un confronto, basta ricordare che l’Italia ha una densità di 189 persone per km quadrato. Il Paese invaso, l’Ucraina, ha una superficie di 600 mila km quadrati, il doppio dell’Italia, una popolazione di 40 milioni di abitanti con una densità di 72 persone a km quadrato. Dunque, non esiste il problema degli “spazi vitali” di hitleriana memoria. La Nato si è allargata, ha accerchiato la Russia e costituisce un pericolo, afferma Putin. Ricordiamo che l’adesione alla Nato è volontaria. I Paesi dell’Est Europa, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, aderirono nel 1999; Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania, Estonia e Lettonia nel 2004. Dal 1949, data di nascita della Nato (ben 73 anni fa) non c’è stata nessuna occupazione di Paesi terzi, risulta, invece, che la Russia ha invaso la Cecenia (1999), la Georgia (2008), l’Ucraina (Crimea 2014) e, di nuovo, l’Ucraina (2022), oltre a intervenire, come Urss, in Ungheria (1956) e in Cecoslovacchia (1968). Se l’Ucraina entrasse nella Nato avrebbe i missili al confine con la Russia, dice Putin. Logisticamente i missili non si posizionano ai confini perché sarebbero passibili di facili incursioni, e poi, un missile intercontinentale può percorrere 13 mila km, potrebbe, cioè, essere collocato ovunque, anche in Congo.Oltretutto, è dal 2008, cioè da 14 anni, che si discetta sulla adesione dell’Ucraina alla Nato e non se ne è fatto nulla. Comunque, l’Ucraina è uno stato indipendente che decide del proprio futuro. Gli ucraini sono russi, proclama Putin. L’etnia Rus, è scandinava, ed era già presente nel mille d.C a Kyiv, dove si costruivano abitazioni e chiese cristiane, mentre a Mosca c’erano solo boschi di betulle. Semmai sarà il contrario, ma non risulta che l’Ucraina voglia invadere la Russia. Gli ucraini hanno compiuto un genocidio contro la popolazione russofona nel Donbass, afferma Putin. Il Tribunale internazionale dell’Onu smentisce. Semmai è stato Putin a compiere genocidi in Cecenia e in Georgia e ora cannoneggia abitazioni e spara sui civili ucraini. Secondo la Caritas Ucraina, sono migliaia gli ucraini deportati nell’estremo oriente russo. Le atrocità nei confronti della popolazione sono notizie di questi giorni. Bucha, purtroppo, non rimarrà un caso isolato.La forte dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia era stata considerata come garanzia di stabilità ma, evidentemente, le intenzioni del presidente Putin erano altre: tenere la briglia stretta del cavallo Europa e allargare la propria influenza politica in funzione “imperiale”. Qualcuno dovrebbe informarlo che i tempi di Pietro il Grande (1672-1725) o di Caterina la Grande (1729-1796) sono passati e che, comunque, non ne ha la stoffa, neanche quello di un lembo della giacca, difatti l’invasione della Ucraina ha avuto come risultato il rinsaldamento dell’Alleanza atlantica e la prossima adesione di Finlandia e Svezia. Putin è semplicemente un criminale che per una fortuita combinazione della storia si è trovato ai vertici di uno Stato. L’Ue sta avviando un processo di diminuzione della dipendenza energetica. Gli stati baltici hanno già deciso, la Polonia seguirà. La Germania ha ridotto del 25% gli acquisti e il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri a interrompere le importazioni di gas, petrolio e carbone.Insomma, la Russia sta perdendo il suo principale acquirente, oltre a subire sanzioni economiche, le quali hanno una conseguenza anche indiretta: chi investirà più in uno stato canaglia?

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Aggressione della Russia contro l’Ucraina

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

Il bilancio è disastroso: sono ormai quasi 4 milioni le persone fuggite dall’Ucraina, gli sfollati interni hanno superato i 6 milioni e la brutale repressione delle autorità russe nei confronti di coloro che esprimono il loro dissenso riguardo alla guerra ha portato finora a oltre 14.000 arresti.Amnesty International si sta battendo per l’istituzione e il pieno rispetto di corridoi umanitari sicuri per i civili; sta verificando e documentando crimini come gli attacchi indiscriminati contro la popolazione in Ucraina, i sospetti attacchi illegali che hanno distrutto o danneggiato infrastrutture civili e l’uso di armi vietate dalle convenzioni internazionali, allo scopo di favorire la giustizia internazionale e processare i responsabili. L’organizzazione sta inoltre monitorando e denunciando l’arresto dei dissidenti nelle piazze russe e la censura imposta dal Cremlino sui media e sull’opinione pubblica contraria alla guerra.Dal 1961 Amnesty International dà voce a migliaia di persone che vedono minacciate o violate la propria dignità e libertà: una battaglia pacifica ma determinata, che ha consentito all’organizzazione di salvare oltre 50.000 persone, tre vite al giorno. Ma tantissime altre vite possono e devono essere salvaguardate, in Ucraina come nel resto del mondo, e ognuna e ognuno di noi può fare la differenza anche attraverso un gesto semplice e gratuito come inserire il Codice Fiscale 03 03 11 10 582 nella propria dichiarazione dei redditi. Con la campagna #Amnestyisyou, l’organizzazione chiede a tutti di sostenere il suo impegno, perché i diritti umani sono un patrimonio di cui è fondamentale prendersi cura ogni giorno e tutelare la vita di chi li vede minacciati o calpestati non solo è possibile, ma è una responsabilità collettiva. Maggiori informazioni e approfondimenti su https://www.amnesty.it/sostienici/5×1000/

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Banche europee, la Russia è una sfida per le azioni più che per il credito

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments. Nonostante l’incertezza geopolitica attuale e le preoccupazioni per le sanzioni senza precedenti contro la Russia, il settore bancario europeo va avanti. L’esposizione alle controparti russe, a nostro avviso, è relativamente contenuta e la propensione delle banche a concedere prestiti in Russia è diminuita significativamente dal 2014. Anche se dovesse materializzarsi un evento di coda – un totale azzeramento delle esposizioni russe delle banche – i livelli di solvibilità non sarebbero minacciati, e le riserve di capitale rimarrebbero probabilmente solide. Dato che i regolatori e le autorità di vigilanza stanno monitorando strettamente le banche, il tono della narrativa circa i dividendi degli azionisti per gli emittenti colpiti ha iniziato a spostarsi verso un approccio conservativo. Ciò sembra confermare la teoria degli azionisti che subiscono la perdita, mentre le cedole degli Additional Tier 1 (AT1) verrebbero probabilmente colpite solo se i coefficienti di capitale scendessero al di sotto dei requisiti – uno scenario che non è in discussione. Il debito subordinato delle banche può probabilmente offrire valutazioni interessanti, gli investitori beneficiano di un carry elevato in un settore resiliente, con un potenziale rialzo dei prezzi. L’esposizione complessiva delle banche di tutto il mondo verso la Russia è bassa, pari a 121 miliardi di dollari, di cui circa 80 miliardi di dollari per le banche europee – irrilevante nel contesto di circa 50 mila miliardi di euro di asset per il settore bancario europeo. La situazione attuale ci ricorda che gli azionisti probabilmente subiranno nuovamente delle perdite e che gli obbligazionisti sono a rischio solo se è minacciata la solvibilità. I regolatori e le autorità di vigilanza hanno monitorato da vicino la situazione e hanno mantenuto un dialogo quasi continuo con le banche fortemente esposte. Di conseguenza, le banche sono state preventivamente conservative, prendendo la strada della conservazione del capitale a spese delle distribuzioni agli azionisti. RBI ha annunciato la cancellazione del dividendo annuale, mentre UniCredit ha congelato (e potenzialmente ridimensionato) il suo buy-back di azioni da 2,6 miliardi di euro, in attesa degli sviluppi sulla situazione in Russia. D’altra parte, RBI ha dichiarato in una recente call di non vedere la possibilità di uno scenario in cui le cedole AT1 verrebbero cancellate. La modesta vulnerabilità del settore bancario europeo nei confronti dell’incertezza legata alla Russia e la mancanza di outlier per far saltare la stabilità finanziaria è probabilmente ancora una volta un segno che le banche sono potenzialmente uno dei settori più forti. L’elevata volatilità e il sentiment negativo hanno pesato sulle valutazioni – portando, a nostro avviso, a interessanti opportunità. Con gli spread sulle convertibili contingenti (CoCos) AT1 delle banche europee intorno ai 450 punti base – quasi 200 punti base in più rispetto ai livelli pre-Covid-19 – gli investitori possono beneficiare di un elevato carry in un settore solido, combinato con un potenziale rialzo dovuto a una ripresa dei prezzi nel caso la situazione si sblocchi. Abstract by verinieassociati.com

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Dall’Italia materiale bellico alla Russia?

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

“L’Italia avrebbe venduto alla Russia mezzi blindati “Lince” di Iveco e armamenti per un totale di 22,5 milioni di euro. Licenze di esportazione dal governo Renzi a partire dal 2014, nonostante le misure restrittive dell’Ue proibissero l’esportazione alla Russia di materiale bellico. Oggi alcune di queste armi vengono usate contro l’Ucraina. Bisogna accertare rapidamente le eventuali violazioni di legge e le relative responsabilità. Per questo motivo, presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, affinché si faccia definitivamente chiarezza su questa vicenda”. Lo dichiara il Questore della Camera dei Deputati e componente della Commissione Esteri, Edmondo Cirielli.

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Russia and China: The alternative world order

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

We have taken two bites at the story of how Vladimir Putin’s invasion of Ukraine is upending world affairs. Some argue that, because of the war, China will build on a friendship with Russia that knows “no limits”, to create an axis of autocracy. Others counter that America can shame China into breaking with Russia, isolating Mr Putin. In our cover leader, we argue that neither scenario is likely. The deepening of ties with Russia will be guided by cautious self-interest, as China exploits the war in Ukraine to hasten what it sees as America’s inevitable decline. The focus at all times is its own dream of establishing an alternative to the Western, liberal world order. Our second leader explores what that means for the world economy. If you look beyond the chaos, Mr Putin’s warmongering raises a question about globalisation that is uncomfortable for free-traders such as The Economist. Is it prudent for open societies to conduct normal economic relations with autocratic ones, such as Russia and China, that abuse human rights, endanger security and grow more threatening the richer they get? In principle, the answer is simple: democracies should seek to maximise trade without compromising national security. In practice, that is a hard line to draw. Russia’s war shows that supply chains need redesigning to prevent autocratic countries from bullying liberal ones. However, the world cannot afford a self-defeating lurch towards self-sufficiency. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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Crisi Ucraina – Russia: La street artist Laika dedica l’8 marzo alle donne ucraine e russe

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2022

Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, la Street Artist Laika ha affisso a piazzale Ostiense (nei pressi della metro Piramide di Roma) la sua nuova opera dedicata alle donne ucraine e russe. Il poster, infatti, raffigura due donne abbracciate e piangenti vestite coi colori delle bandiere ucraina e russa. “É un 8 marzo drammatico. La guerra che sta imperversando colpisce in modo particolare donne e bambini, le vittime civili si contano a decine di migliaia, dopo anni di conflitto iniziato nel 2014 e che vive in queste settimane un’escalation devastante. Le donne ucraine e quelle russe sono unite dalle atrocità che stanno subendo. Chi ha perso la casa, chi un marito, un figlio, chi la propria stessa vita in una guerra tra popoli fratelli che, tutto ad un tratto, si trovano nemici per gli interessi economici e politici di chi li governa. E poi ci arrivano le immagini dei negoziati di pace in cui non è presente nemmeno una donna. Oggi voglio celebrare tutte le donne russe e ucraine perché nessuna di loro avrebbe voluto questa guerra”, ha dichiarato l’artista. (n.r. E’ un momento drammatico questo. Lo è, tra l’altro, per il cinismo di un uomo che dopo aver scatenato una guerra fraticida, festeggia con le donne l’8 marzo mentre altre donne muoiono con i loro figli sotto le bombe e le distruzioni che ha scatenate.)

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Russia e il resto del mondo. Autocritica e dissenso

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2022

“La Russia si è macchiata di un’infamia di cui noi occidentali siamo stati cattivi maestri per anni, dalla Jugoslavia all’Iraq: ossia, aggredire altri Paesi per distruggere e controllare”, ha detto a Micromega l’economista Emiliano Brancaccio. Ma “un nuovo ‘whatever it takes’ per salvare la pace in Europa è possibile, sancendo la fine dell’espansionismo Nato e Ue a Est”. Nello stesso tempo, bisogna sostenere il dissenso verso Putin. “Alcuni reparti russi stanno sabotando i loro mezzi, per non partecipare a questa guerra barbarica”, ha raccontato Michael Carpenter, ambasciatore americano all’Osce. “I coscritti russi di 18, 19, 20 anni capiscono che non hanno alcuna ragione per invadere l’Ucraina. Dovrebbero tornare dalle famiglie e lavorare per rendere la Russia un luogo più prospero e pacifico, invece di invadere il vicino” (Corriere). La storia forse va avanti anche grazie a chi, in Russia, vede un’alternativa a Putin ed esprime dissenso, ha scritto Andrea Borelli sul Manifesto. Al grido di “No alla guerra!”, in migliaia sono scesi per le strade di numerose città e molti intellettuali hanno apertamente criticato le mosse di Putin. Sono eventi non scontati in un Paese retto da un regime autoritario, che ci ricordano che “la Russia non è semplicemente Putin e il suo regime”. Certo, il regime di Putin non scomparirà da un giorno all’altro. Eppure è più fragile di quanto non fosse il potere sovietico, che pure è poi crollato. Quella Russia, dunque, che non vuole la guerra va sostenuta, aiutata e supportata con tutti i mezzi. L’Europa deve costruire e proporre da subito un’alternativa di pace per il continente europeo. Abstract. (fonte http://www.fondazionefeltrinelli.it)

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