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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Russiagate. Ciriani (FdI): M5S non in Aula per stop a Tav?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

“L’immagine di un Senato abbandonato dal partito di maggioranza relativa del governo, mentre parla il presidente del Consiglio dà il senso della situazione drammatica in cui versa questo governo. Se sono queste le condizioni politiche allora meglio tornare al voto”. Così il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, sull’informativa del presidente del Consiglio dei ministri su presunte trattative tra esponenti del partito Lega-Salvini Premier e personalità di nazionalità russa.”Il presidente Conte dovrebbe sapere benissimo che significato ha questa assenza del M5S, da cui dovrebbe trarne le conseguenze. Se poi questa assenza è dovuta alla posizione espressa dal presidente Conte sulla Tav, il M5S piuttosto che uscire dall’Aula abbia il coraggio e la coerenza di votare la sfiducia a questo governo oppure si dimettano tutti. Queste carnevalate non servono a niente” conclude il presidente Ciriani.

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Il rapporto di Mueller: l’insufficienza della parte scritta

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Il notissimo attore Robert De Niro, vincitore del Premio Oscar nel 1974 e 1980, in tempi recentissimi sta interpretando il ruolo di Robert Mueller nel programma satirico “Saturday Night Live”. De Niro ha ricordato questo ruolo in una lettera rivolta a Mueller pubblicata dal New York Times nella quale dissente dall’ex procuratore speciale quando questi ha detto che il suo rapporto parla per lui e che non ha intenzione di dire altro sul soggetto. Va ricordato che Mueller, dopo avere chiuso l’ufficio sulle indagini del Russiagate, ha parlato per otto minuti sintetizzando il rapporto di 448 pagine e alla fine ringraziando i suoi collaboratori per la loro professionalità e “integrità” nel corso delle indagini.De Niro ha colto nella sua lettera che il rapporto di Mueller non rappresenta la fine del lavoro del procuratore speciale. L’attore insiste che i parlamentari e gli avvocati devono leggere il rapporto e capirlo ma l’americano medio ha bisogno di chiarimenti. Ha ragione. Le conseguenze del silenzio di Mueller si sono già viste. Quando lui ha consegnato il rapporto a William Barr, il ministro di Giustizia, il 22 marzo del corrente anno, ha suggerito che i riassunti preparati dalla sua squadra potrebbero essere resi pubblici. Barr ha però preferito preparare una breve sintesi di sua stesura secondo la quale Donald Trump è scagionato di collusione e anche dichiarato innocente di ostruzione poiché Mueller non lo ha incriminato.Questa “traduzione” del rapporto non è stata gradita da Mueller il quale pochi giorni dopo, il 27 marzo per essere precisi, ha inviato una lettera a Barr nella quale dimostrava il suo disappunto con la sintesi perché “non ha colto appieno il contesto, la natura e la sostanza” delle indagini contenute nel rapporto. Barr, testimoniando davanti alla Commissione Giudiziaria al Senato, ha caratterizzato questa lettera di “snitty”, sgradevolmente nervosa, mostrando la sua delusione che il suo “amico” non gli avesse telefonato invece di scrivere la lettera.Mueller ha messo nero su bianco invece di usare il suo cellulare perché sapeva che le parole scritte rimangono mentre quelle orali spesso vengono dimenticate o private del senso originale. In ogni probabilità, Mueller si era visto tradito dalla sintesi fatta da Barr e ha voluto indicarlo pubblicamente. L’ex procuratore speciale ha capito che quando sono gli altri a parlare del suo rapporto le loro interpretazioni non sono necessariamente affidabili.Questa ovvia conclusione ci farebbe credere che Mueller vorrebbe “difendere” l’integrità del suo rapporto poiché se un amico come Barr lo ha frainteso o storpiato per scopi personali o politici, altri potrebbero fare peggio. Ciononostante, Mueller ha deciso di non dire di più e ha anche dichiarato che se il Congresso lo interpellerà a testimoniare lui si limiterà ad additare al rapporto.De Niro ha capito che questa strada presa da Mueller non è quella giusta come ci ha già dimostrato l’interpretazione di Barr, il quale ha creato una falsa narrativa di Trump come innocente. Il rapporto di Mueller non raggiunge questa conclusione ma lo fa con un linguaggio poco chiaro anche se suggestivo. Muller ha scritto che “Se fossimo stati convinti che il presidente non avesse commesso un reato lo avremmo detto”. Si deve concludere che Trump non è innocente e che dovrebbe essere incriminato come nel caso di una trentina di altre persone, alcune delle quali sono già in carcere. Mueller continua a spiegare, sempre con un linguaggio poco accessibile all’americano medio, che il presidente in carica può essere giudicato ma solo dal Congresso.Il Congresso è un organo legislativo ma anche politico. Per giudicare l’ostruzione di Trump, reato su cui Mueller include una dozzina di possibili esempi, i legislatori devono agire ma allo stesso convincere il popolo americano che l’impeachment sarebbe la strada indicata nel rapporto. Per caldeggiare l’opinione pubblica ci vuole qualcosa in più di un rapporto di 448 pagine che parli da sé. È necessario anche ribaltare la falsa narrativa creata da Barr che Trump sia innocente. Al momento, il 76 percento degli elettori democratici crede che Trump meriti l’impeachment. Il 41 percento di tutti gli americani lo considera appropriato. Una cifra significante specialmente se la si compara a quella dell’inizio dell’impeachment di Richard Nixon, prevenuto solo dalle sue dimissioni.
Il numero di parlamentari che si è già dichiarato favorevole all’impeachment ha raggiunto 61 democratici e un repubblicano (Justin Amash, Michigan). Se Trump non può essere giudicato dal sistema giudiziario poiché occupa la carica di presidente, come ha detto Mueller, le due Camere sono l’unico percorso. Bisogna però comunicare chiaramente alla nazione. Ecco quello che ha spiegato De Niro nella sua lettera. L’attore italo-americano ha concluso che “il paese ha bisogno dell’autentica voce di Mueller per fare chiarezza in modo autorevole” poiché il procuratore speciale è la voce del rapporto e il Paese ha bisogno di “ascoltare questa voce”.Nei suoi otto minuti di discorso a conclusione del suo lavoro Mueller ha detto che i russi hanno interferito chiaramente nell’elezione del 2016, il che “merita l’attenzione di tutti gli americani”. Giusto. Anche lui è americano e sicuramente sarà preoccupato. Questa preoccupazione sarà sufficiente a seguire il consiglio di De Niro?
Lo vedremo fra breve. La commissione Giudiziaria alla Camera presieduta da Jerry Nadler, parlamentare di New York, inizierà una serie di audizioni titolate “Lezioni del rapporto di Mueller: l’ostruzione presidenziale e altri reati”. Rimane in dubbio se Mueller si presenterà a testimoniare per chiarire e difendere l’integrità del suo rapporto. Il fatto che il suo “amico” Barr sta investigando gli investigatori, tramite nuove indagini sulla legalità delle azioni che hanno scatenato l’inchiesta del Russiagate, convincerà Mueller a porre fine alla sua reticenza?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Mueller lascia al Congresso USA il giudizio sull’ostruzione alla giustizia di Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

By Domenico Maceri. “Ringrazio il brillante e rispettatissimo avvocato Alan Dershowitz per avere demolito le stupidissime asserzioni legali del ‘Giudice’ Andrew Napolitano”. Questa la reazione di Donald Trump per commentare le recenti prese di posizioni di due collaboratori della Fox News sul tema dell’ostruzione alla giustizia contenuto nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. La colpa di Napolitano è di aver dichiarato che il rapporto di Mueller specifica la colpevolezza del presidente per ostruzione alla giustizia, considerando i suoi comportamenti “illegali, indifendibili e condannabili”. Secondo Napolitano, esistono i presupposti per procedere all’impeachment. Napolitano ha poi fatto dichiarazioni che cercano di colmare il buco nei suoi rapporti con Trump, spiegando in un’intervista alla Fox Business Network che il presidente è un suo amico da trent’anni e lo sarà per altri trenta. Ha etichettato anche normale che il 45esimo presidente lo abbia attaccato personalmente per distrarre l’attenzione dal rapporto di Mueller.
Come ho già scritto in proposito, Mueller ha concluso le sue indagini senza però incriminare il presidente anche perchè vi è una direttiva del ministero di Giustizia dove è precisato che un presidente in carica non può essere incriminato. Nel merito, a questo riguardo, va precisato che non sono state trovate prove inconfutabili di cospirazione fra Trump e i russi nonostante la campagna “sistematica” russa di sconvolgere l’elezione americana del 2016. La stessa sorte non è toccata ad altri 34 soggetti, alcuni dei quali sono già in carcere o hanno in corso dei processi. Da aggiungere pure che Mueller ha indirizzato 14 inchieste ad altri procuratori, 12 delle quali sono finora segrete.
Nel merito Mueller ha spiegato che “un’accusa criminale contro un presidente in carica” inciderebbe negativamente sulle sue capacità di governare. Questo potrebbe spiegare il suo comportamento nelle indagini dirette su Trump. Si ricorda che il 45esimo presidente non è stato interrogato direttamente da Mueller ma si è limitato a rispondere a domande per iscritto che ovviamente sono state preparate con l’assistenza dei suoi legali. A parecchie di queste domande Trump ha risposto di non “ricordare”. Posssiamo supporre che la decisione di Mueller di non insistere sull’interrogatorio faccia a faccia con Trump va ricercata nel fatto che poteva attingere da altre fonti le informazione che reputava utili alle sue indagini anche se nel suo rapporto aveva sottolineato di ritenere “insufficienti” le argomentazioni addotte da Trump. Resta quindi irrisolta la domanda cardine sul perché un candidato presidenziale avesse accettato volentieri l’assistenza russa per la sua corsa alle presidenziali.
La storia ci dice che un procuratore speciale può interrogare un presidente in carica. George W. Bush e Bill Clinton si sono sottoposti a testimoniare in casi di accertata ostruzione. Il primo fu nel caso di Valerie Plame, l’agente della Cia la cui identità fu rivelata da alcuni funzionari del governo. Uno di questi responsabili, Lewis “Scooter” Libby, capo di Gabinetto del vice presidente Dick Cheney a quei tempi, fu condannato per aver mentito agli investigatori, ma alla fine fu graziato in parte da Bush e, in modo definitivo, da Donald Trump. Clinton dovette testimoniare davanti un gran giurì per le indagini di Whitewater, un’inchiesta su investimenti immobiliari della famiglia Clinton e di alcuni collaboratori del presidente.
Ma chi è Mueller? E’ una persona rispettabile e moralmente integra a dispetto degli attacchi ricevuti da Trump durante i 22 mesi di indagini. Secondo un sondaggio (53% favorevoli) gli americani hanno su di lui un’opinione positiva. Il fatto che non abbia incriminato il presidente non lo si deve, tuttavia, intendere come una decisione assunta dal procuratore speciale nel considerare l’inquisito al di sopra della legge. Infatti, il rapporto spiega che il “Congresso può applicare le leggi di ostruzione al presidente” seguendo il principio che “nessuno” ha completa immunità, nemmeno il presidente. Significa, in altre parole, che solo il Congresso ne ha la facoltà.
Mueller difatti, come hanno rilevato parecchi analisti e in particolar modo Laurence Tribe, esperto di diritto costituzionale della Harvard University, ha fornito al Congresso una road map per procedere nel giudicare il presidente. Spetta ora al congresso trarne le conclusioni”.
Ricordiamo ai nostri lettori che Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications. (La Fidest è grata al prof. Maceri per il suo autorevole intervento riguardo questa spinosa questione che vede un presidente Usa coinvolto in un’inchiesta così delicata e divisiva per l’opinione pubblica del suo paese come nel resto del mondo).

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