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Parma: L’Ateneo in missione in Rwanda

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Nell’ambito degli accordi di cooperazione istituzionale tra l’Università di Parma e l’Università del Rwanda, promossi dal Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale (CUCI), in questi giorni è partita per il Rwanda una delegazione composta da Nadia Monacelli, Direttrice del CUCI, Gabriele Costantino, Direttore del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco e Bertrand Tchana, Responsabile della Cardiologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. I componenti della delegazione sono stati invitati dal College of Medicine and Health Sciences dell’Università del Rwanda per svolgere una serie di seminari e lavorare ad un prossimo progetto nell’ambito delle cure primarie, pediatriche e psicologiche.La missione è realizzata nell’ottica di redigere un importante progetto di cooperazione e collaborazione in ambiti di ricerca, formazione, didattica e assistenza con un Paese in piena fase di espansione. Il Rwanda sta infatti diventando un modello di sviluppo e crescita non solo per l’Africa centro-orientale ma per tutto il continente africano. Presenta un sistema di formazione superiore molto diversificato, con un bacino d’utenza esteso a tutta la regione dell’Africa orientale. Per quanto riguarda il sistema sanitario, nonostante alcuni ritardi sul piano della disponibilità di competenze e tecnologie, il Paese sta ponendo le basi per offrire al continente un modello di accesso alle cure a tutta la popolazione.Durante la missione, i partecipanti hanno avuto l’occasione di prendere parte a riunioni di alto livello istituzionale. Il programma degli incontri è stato organizzato e coordinato da Vincent Sezibera, direttore del Centro di Salute Mentale dell’Università del Rwanda. La delegazione ha potuto incontrare, tra gli altri, Charles Murigande, Deputy Vice-Chancellor responsabile dell’avanzamento istituzionale dell’Università del Rwanda (unica Università statale del Paese) e Fabien Hagenimana, Vice-Chancellor dell’Istituto Universitario di Scienze Applicate INES-Ruhengeri.La missione rappresenta uno dei tasselli del mosaico che pian piano si va componendo nei rapporti tra Università di Parma e istituzioni rwandesi, sulla base delle prerogative con cui il CUCI contribuisce ad attuare le politiche di internazionalizzazione dell’Ateneo.

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Burundi: Aumentano i rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2015

burundi_mapIl tentativo di colpo di stato in Burundi è stato sventato, ma la situazione nella capitale Bujumbura rimane tesa, con sporadici episodi di violenza, come quello segnalato questa mattina. Oltre 105.000 persone sono già fuggite dal paese per raggiungere la vicina Tanzania (70.187), il Rwanda (26.300) e la provincia del Sud Kivu (9.183) nella Repubblica Democratica del Congo.
In Tanzania, il numero dei nuovi arrivi è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi giorni. Le autorità locali responsabili dell’immigrazione riferiscono che oltre 50.000 burundesi – forse anche di più – vivono all’addiaccio a Kagunga sulla riva del lago Tanganica. Ci sono anche notizie di almeno 10.000 persone in attesa di attraversare il confine con la Tanzania.
Kagunga è un piccolo villaggio al confine tra Burundi e Tanzania, essendo circondato da una ripida catena montuosa sul lato della Tanzania, è più facilmente raggiungibile in barca. Il 3 maggio, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha noleggiato il vecchio traghetto MV Liemba e ha iniziato il trasferimento dei rifugiati da Kagunga a Kigoma. Il traghetto può trasportare solo 600 persone per volta e l’intero processo di trasferimento richiede fino a 10 ore. Poiché l’imbarcazione è troppo grande per poter attraccare a Kagunga, i rifugiati vengono trasbordati al traghetto con delle barche da pesca più piccole e ci vogliono fino a due ore per farli salire tutti a bordo. Il percorso in barca richiede 3 ore per raggiungere Kigoma, dove, come in partenza, è necessario utilizzare barche più piccole per far sbarcare le persone. Attualmente, l’UNCHR ha identificato una seconda nave che può trasportare fino a 300 persone, ma che non sarà in grado di operare di notte. L’Agenzia sta inoltre valutando un sentiero di montagna che potrebbe essere percorso dai rifugiati che vogliono lasciare Kagunga. Questo comporterebbe 4 ore di cammino per arrivare a Kalinzi, dove l’UNHCR allestirà un centro di transito per permettere ai rifugiati di trascorrere la notte. Il giorno seguente, verranno portati in autobus al campo rifugiati di Nyanrugusu.
A Kaguma è in crescita il numero di persone in arrivo e le condizioni di vita sono diventate estremamente difficili. Molte persone sono riuscite a portare con sé un po’ di cibo ed è possibile pescare nel lago, ma la mancanza di acqua potabile, latrine e alloggi rende la vita molto difficile. I servizi sanitari del villaggio sono fortemente sotto pressione. Attualmente l’UNCHR sta allestendo un centro di accoglienza per far fronte alle necessità più urgenti. L’Agenzia sta anche avviando una procedura accelerata per il trasferimento a Kigoma di donne incinte, bambini, rifugiati anziani e malati.
A Kigoma, le autorità hanno attrezzato lo Stadio del lago Tanganica per accogliere le persone prima che partano per il campo rifugiati di Nyarugusu. Con l’aiuto di partner locali, l’UNHCR ha rapidamente trasformato lo stadio in un grande centro di transito. I rifugiati rimarranno alcuni giorni presso i centri di transito, per sottoporsi a controlli medici, vaccinazioni – se necessarie – e per registrarsi, prima di essere trasferiti nel campo rifugiati. Diciassette camion con migliaia di tende, teli di plastica, zanzariere, coperte, set da cucina, taniche per l’acqua, lampade solari e altri oggetti di prima necessità, sono stati prelevati dai magazzini regionali dell’UNHCR e il loro arrivo è previsto per domenica, mentre l’UNHCR e i suoi partner si stanno organizzando per affrontare un’emergenza su larga scala. Ad oggi più di 18.000 persone sono state trasferite nel campo rifugiati.
I rifugiati burundesi continuano anche ad arrivare in Rwanda, nonostante il tasso di arrivo sia diminuito nel corso delle ultime due settimane. I rifugiati riferiscono che le autorità del Burundi hanno reso difficile la fuga dal paese. Secondo coloro che sono riusciti a raggiungere il Rwanda negli ultimi giorni, ci sono blocchi stradali e checkpoint dove la polizia o le milizie impediscono alle persone in fuga di continuare il loro viaggio verso il Rwanda.
Attualmente il Rwanda ospita oltre 26.300 rifugiati burundesi, la maggior parte dei quali vive nel campo rifugiati di Mahama. Inoltre, un numero imprecisato di burundesi si è stabilito in aree urbane. L’UNHCR inizierà la loro registrazione la prossima settimana.

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