Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘sacchetti’

Sacchetti: vengono pagati anche se non sono presi!

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

sacchetti plastica“Clamoroso! I consumatori pagano i sacchetti anche se non li prendono. E’ quanto segnalano i nostri iscritti. La famosa foto circolata su vari giornali e social con 4 arance ed 1 scontrino appiccicato sopra ogni arancia, è pericolosissima. Il rischio, in quel caso, è di pagare, infatti, 4 sacchetti … mai presi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Alle casse, infatti, non viene digitato a parte il sacchetto, ma il sovraprezzo scatta in automatico nel momento stesso in cui viene passato il codice a barre della frutta e della verdura. Insomma, dopo il danno, la beffa!” prosegue Dona.”Chiediamo di porre immediatamente rimedio a questa situazione assurda o scatteranno le denunce e le azioni legali a tutela dei consumatori” conclude Dona.L’associazione invita i consumatori a continuare a segnalare allo sportello del nostro sito (www.consumatori.it) tutte le anomalie riscontrate e ad inviarci copia dello scontrino con il prezzo pagato per il sacchetto.

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Sacchetti di plastica: nuove norme per ridurne l’utilizzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2015

sacchetti plasticaSecondo le nuove norme in votazione martedì in Parlamento, i Paesi dell’UE dovranno ridurre drasticamente l’uso dei sacchetti di plastica più comuni e più inquinanti.La relatrice ha dichiarato che il Parlamento ha accettato la sua raccomandazione in seconda lettura che conferma l’accordo con il Consiglio dei Ministri dello scorso novembre.”Questa legislazione creerà una vera e propria situazione favorevole per tutti”, ha detto Margrete Auken (Verdi/ALE, DK), relatrice per il provvedimento. “Stiamo parlando di un problema ambientale immenso. Miliardi di sacchetti di plastica finiscono direttamente in natura come rifiuti non trattati. Danneggiano la natura, i pesci, gli uccelli, e dobbiamo fare i conti con tutto ciò”, ha aggiunto, dopo che il Parlamento ha accettato la proposta di raccomandazione per la seconda lettura che conferma l’accordo raggiunto con il Consiglio dei ministri nel novembre dello scorso anno.”La Commissione europea ha detto che i paesi dovrebbero affrontare la questione da soli, ma in realtà non lo stanno facendo! Si potrebbero risparmiare 740 milioni di euro l’anno, secondo i calcoli della Commissione “, ha aggiunto la relatrice.Gli Stati membri dell’UE saranno in grado di scegliere se:adottare misure per ridurre il consumo medio annuo di sacchetti di plastica a 90 sacchetti leggeri per cittadino entro il 2019 e a 40 entro il 2025;oppure, garantire che, entro il 2018, i sacchetti leggeri non siano più forniti ai consumatori a titolo gratuito.Inoltre, la Commissione europea è tenuta a valutare e proporre misure adeguate per l’impatto ambientale delle materie plastiche oxo-biodegradabili che si frammentano in piccole particelle. Entro il 2017, la Commissione dovrà proporre l’etichettatura e la marcatura per un riconoscimento a livello europeo dei sacchetti di plastica biodegradabili e compostabili.I sacchetti di plastica leggeri più sottili di 50 micron – ossia la stragrande maggioranza dei sacchetti di plastica utilizzati nell’UE – sono meno riutilizzabili rispetto ai modelli più spessi e diventano rifiuti più rapidamente. Sono quindi più soggetti a disperdersi nell’ambiente e a inquinare gravemente i corsi d’acqua e gli ecosistemi acquatici.Si stima che nel 2010 ogni cittadino europeo abbia utilizzato 198 sacchetti di plastica, di cui circa il 90% in materiale leggero. Il consumo dei sacchetti di plastica è destinato a crescere ulteriormente e, inoltre, i dati raccolti suggeriscono che, nel 2010, oltre 8 miliardi di sacchetti di plastica siano diventati rifiuti.

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Sacchetti di plastica

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Saranno i cittadini europei a suggerire come ridurre, o eliminare, l’utilizzo di sacchetti di plastica per la spesa? La Commissione europea ha lanciato sull’argomento una consultazione on line, rivolta a tutti i cittadini dei Paesi membri, per trovare insieme una soluzione. L’obiettivo è quello di raccogliere opinioni e informazioni supplementari sugli impatti ambientali, sociali ed economici che potrebbero derivare da misure volte a ridurre l’uso di sacchetti di plastica e le misure per migliorare i requisiti di biodegradabilità sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e la visibilità del confezionamento di prodotti biodegradabili per i consumatori. La consultazione su Internet è aperta fino ad agosto 2011. Ogni anno il cittadino medio dell’Unione europea consuma circa 500 borse di plastica per la spesa, usandole quasi sempre una sola volta. Il volume complessivo delle borse di plastica prodotte in Europa nel 2008 è stato di 3,4 milioni di tonnellate. Il peso e le dimensioni ridotte delle borse di plastica fanno sì che sfuggano facilmente ai sistemi di smaltimento dei rifiuti e finiscano nell’ambiente marino, dove possono impiegare centinaia di anni per decomporsi. Sull’uso delle buste di plastica l’Italia dà il buon esempio. Il nostro paese infatti è capofila in Europa nel rispetto dell’ambiente, grazie al bando agli shopper in plastica entrato in vigore all’inizio dell’anno.

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Sacchetti di plastica: addio

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

Per legge dal 1° gennaio 2011 sarà vietato commercializzare i sacchetti di plastica usa e getta. Anche l’Italia si affiancherà così ad altre nazioni del mondo, abolendo questo tipo di sacchetti come richiesto anche dal direttore del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) nell’anno dedicato alla biodiversità. Nel frattempo quasi tutte le catene della grande distribuzione, compresi gli hard discount, hanno anticipato la legge e ben 150 comuni hanno già vietato i vecchi sacchetti o hanno attivato iniziative di disincentivo al sacchetto di plastica a perdere. Per capire se un sacchetto è veramente  “amico dell’ambiente”, l’UNI -Ente Nazionale Italiano di Unificazione – ricorda che possiamo affidarci alla norma europea EN 13432 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione – Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi” pubblicata in Italia come norma  UNI EN 13432.
Questa norma, il cui numero si può trovare stampato sul sacchetto stesso, è stata riconosciuta dalla Commissione europea come strumento per garantire la conformità ai requisiti stabiliti dalla direttiva 94/62/CE (e sua modifica 2004/12/CE) sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio. La norma UNI EN 13432 permette di determinare se un materiale può essere definito “compostabile”, ossia biodegradabile e disintegrabile in tempi brevi, o se può essere trattato in condizioni anaerobiche. La norma è un punto di riferimento per i consumatori, i produttori di materiali, le autorità pubbliche e i compostatori.
La UNI EN 13432 considera in particolare quattro caratteristiche:
1)     la biodegradabilità (per essere considerato biodegradabile ogni imballaggio deve essere intrinsecamente e definitivamente biodegradabile)
2)     la disintegrazione durante il trattamento biologico (per essere designato come organicamente recuperabile, ogni imballaggio deve disintegrarsi in un processo di trattamento biologico dei rifiuti senza alcun effetto negativo osservabile sul processo)
3)     l’effetto sul processo di trattamento biologico
4)     l’effetto sulla qualità del composto risultante (per essere designato come organicamente recuperabile, l’imballaggio sottoposto a un processo di trattamento biologico dei rifiuti non deve avere un effetto negativo sulla qualità del composto risultante)
I sacchetti prodotti secondo la norma UNI EN 12432 si decompongono in biossido di carbonio, biomassa e acqua e rispondono pertanto ai requisiti richiesti a livello europeo.

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Sacchetti di plastica: non sono gratuiti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Ciclicamente ritorna la questione sacchetti di plastica nei supermercati: devono essere a disposizione gratuita dei consumatori o no?  Ripetiamo che i sacchetti di plastica possono essere venduti nei supermercati e negozi. E’ fasulla la notizia di una legge di abolizione del costo del sacchetto. L’informazione errata, che ha generato una serie di contestazioni tra consumatori e negozianti, e’ generata da un equivoco che vogliamo definitivamente chiarire. Dal 1 gennaio del 1997, il decreto legislativo n.22 sui rifiuti ha abolito la tassa sul materiale utilizzato per la fabbricazione dei sacchetti, ma non ha abolito il costo dei sacchetti che il commerciante puo’ addebitare al consumatore (decreto ministeriale 14.1.72). Semmai il prezzo puo’ essere diminuito del 10%, perche’ tale era la tassa gravante sul busta, ma non c’e’ nessun obbligo per il venditore di effettuare questo sconto ne’ di fornire gratuitamente il sacchetto di plastica. L’altra questione, la pubblicita’ del supermercato riportata sul “contenitore da asporto” (cosi’ viene definito ufficialmente il sacchetto di plastica), che suscita le risentite proteste del consumatore, rientra nel diritto dell’esercente di pubblicizzare la propria merce. Il consumatore puo’ solo decidere di non acquistare il sacchetto ed evitare di fare pubblicita’. Analoga situazione si ha con tutti i logo, dalle automobili alle camice, alle scarpe ai frigoriferi e cosi’ via. Nessuno chiede di togliere il logo-coccodrillo dalle magliette della Lacoste, anzi possederlo e’ motivo di vanto! Perche’ mai dovrebbe farlo il gestore di un grande magazzino? Il consumatore che non vuole pagare la busta di plastica e fare pubblicità ad un supermarket ha una opzione fondamentale: utilizzare il proprio carrello, o la propria borsa della spesa. Si inquina e ci si accapiglia di meno. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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I romani vogliono la città pulita

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2009

Roma. “Nonostante l’Ama abbia annunciato nuovi provvedimenti, nonché nuove assunzioni per bonificare e riqualificare le aree adibite a verde di Roma, i cittadini stanno ancora aspettando”. Questo il commento polemico di Roberto Soldà, segretario romano dell’Italia dei Valori, riguardo all’ennesimo stato di degrado in cui versano i giardini dei via Sannio. Dopo solo due mesi dalla pulizia straordinaria, l’area, che sorge alle spalle della Basilica di San Giovanni in Laterano, è di nuovo in stato di abbandono. I clochard utilizzano i giardini come dormitorio, e il mattino seguente sul prato sono presenti siringhe, lattine, bottiglie di vetro, sacchetti e altri rifiuti, oltre che escrementi di cani. “È inaccettabile – ha continuato Soldà – che a ridosso di una zona storicamente importante, tra l’altro molto turistica, ci sia un tale non curanza da parte dell’amministrazione comunale. Sarebbe opportuno che chi di dovere prenda dei provvedimenti seri e duraturi, che possano assicurare con costanza ai cittadini uno spazio vivibile e civile. Per quanto riguarda poi i senza fissa dimora, è necessario che si attivino dei programmi di assistenza sociale mirati, in grado di fornire posti letto e soccorso a queste persone”.

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