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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Il nuovo saggio di Vincenzo Vita in presentazione all’AAMOD

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Roma Mercoledì 19 giugno 2019 – ore 18 Sala Zavattini FONDAZIONE AAMOD Via Ostiense 106 Presentazione del libro Rosso Digitale di Vincenzo Vita (manifestolibri) Ne discutono con l’autore Gianrico Carofiglio (saggista e scrittore) Nicola D’Angelo (giurista e magistrato amministrativo) Giuseppe Giulietti (presidente FNSI) Norma Rangeri (direttrice de “il manifesto”) Dall’invasione degli spot alla dittatura degli algoritmi, un’analisi dettagliata sul rapporto politica e comunicazione dalla televisione sul modello Berlusconi ai social media delle campagne politiche e delle fake news attuali. Il berlusconismo, da non intendere come semplice descrizione delle alterne fortune del Cavaliere di Arcore, bensì come sintomo clamoroso del mutato rapporto tra rappresentanza e rappresentazione, è alla base di una ricerca che analizza il processo di globalizzazione mediatica come uno strumento non risolutivo nello sviluppo dei media. Nel saggio viene anche messa a fuoco la figura di un Politico in crisi, in quanto frutto della parabola discendente dei grandi partiti di massa, che si manifesta in modo esplicito con l’epifania della società dell’informazione. Ingresso libero fino ad esaurimento posti con prenotazione consigliata.

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Si presenta a Palermo il saggio «Irredimibile Sicilia?»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Palermo, venerdì 31 maggio 2019 (Ore 17.30) Via Terrasanta, 82 presso la Sala Conferenze della prestigiosa «Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli», presentazione del volume «Irredimibile Sicilia? – L’Isola e il sogno infranto della sua Autonomia speciale» di Fabrizio Fonte (Presidente Centro Studi Dino Grammatico). È prevista la partecipazione di Umberto Balistreri (Presidente Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici) e di Antonino Sala (saggista e storico). Modererà l’incontro il giornalista Giampiero Cannella.«Il volume – afferma Fabrizio Fonte – è il frutto di una lunga serie di interventi pubblici che avevano come tema centrale la Sicilia ed il suo mancato sviluppo socio-economico. Mi sono reso conto, infatti, che in pochi conoscevano, se non superficialmente, lo statuto autonomista siciliano e soprattutto le sue inespresse potenzialità. Ragion per cui ho ritenuto opportuno scrivere questo testo, edito dalla Solfanelli, al fine di consentire un veloce approfondimento. Ed oggi, guarda caso, il tema che impone l’agenda politica nazionale innesca delle serie riflessioni anche sulla Autonomia siciliana. La Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna stanno invocando, non a caso, l’art. 116 della Costituzione (che regola i rapporti Stato-Regione), chiedendo a gran voce una maggiore autonomia sui temi quali la salute, il lavoro, l’ambiente, l’attività internazionale e l’istruzione. Il concetto di irredimibilità – prosegue Fonte – si deve far ricondurre a Leonardo Sciascia che, quando gli chiesero di trovare un aggettivo che in sé bastasse a riassumere l’Isola, rispose: «che la Sicilia è irredimibile, ma che comunque bisogna continuare a lottare, a pensare e ad agire, come se non lo fosse». Anch’io, con questo volume, mi sono posto il quesito. Se la Sicilia sia realmente irredimibile o se magari ci possano essere delle possibilità che questa Terra, invece, abbia delle condizioni di riscatto e di speranza. Ecco il perché del punto interrogativo nel titolo. Il ragionamento si dipana, ovviamente, nella storia recente della sua Autonomia, che doveva consentire all’Isola uno sviluppo di altro genere, ma che purtroppo oggi la vedono terzultima, in termini di sviluppo economico, a livello europeo, con dei tassi di natalità molto bassi ed altissimi tassi di disoccupazione e di emigrazione. Mi auguro – conclude Fabrizio Fonte – che nel futuro, e anche abbastanza prossimo, le cose possano cambiare. Ma tutto è legato alla reale volontà della gran parte dei siciliani di variare, innanzitutto dal punto vista culturale e quindi da quello politico e sociale, per davvero le loro sorti. Tuttavia non sarà un processo affatto semplice!».
Fabrizio Fonte, giornalista, è laureato in «Scienze della Comunicazione». È autore di diversi saggi e di numerosi articoli di natura politica, economica e culturale per diverse testate giornalistiche regionali e nazionali. È stato insignito del Premio alla Cultura «G.M. Calvino» nel 2014, del Premio letterario «La Campana di Burgio» nel 2015, del Premio alla Cultura «Magister Vitae» nel 2017 e del Premio «Gaia» per la letteratura nel 2018. Presiede dal 2014 il «Centro Studi Dino Grammatico». Ha già pubblicato, infine, i saggi Dal separatismo all’autonomia regionale. Storia dell’idea indipendentista siciliana nel XX secolo (Rubbettino, Soveria Mannelli 2011) e L’operazione Milazzo e la mafia. L’inchiesta Merra la prima operazione antimafia nella Sicilia autonoma (Solfanelli, Chieti 2017).

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Dall’uomo osservatore al saggio che medita: non c’è primato ma solo continuità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

E’ un discorso che ci porterebbe molto lontano. Talune scoperte e invenzioni hanno avuto, infatti, più autori e c’è chi l’ha spuntata rispetto al “concorrente” solo per un’incollatura.
D’altra parte, mi faceva osservare un noto pianista, le note musicali sono solo sette e da quando la musica ha incominciato ad accompagnarci nella vita, sono state composte centinaia di migliaia di melodie e non si può dire che talune non risentissero la cadenza, la tonalità e il ritmo di altre già udite.
Mi sembra quasi di riandare a quei filmati che hanno la caratteristica di tenere aperto il finale lasciando al lettore di trovarlo secondo i propri gusti e personali intuizioni. Persino la storia, per la quale molti critici si affrettano a ricordarci che non si ripete, mostra chiari segni di un replicare sconcertante sia pure sotto “mentite spoglie”.
Certo non vi sono gli stessi protagonisti e le situazioni ambientali sono mutate, ma taluni passaggi restano invariati.
In proposito in un altro mio libro ho fatto l’esempio delle scuole militari di guerra in Europa e non solo, dove s’insegnava, tra l’altro, la tattica nelle operazioni militari e il modo di spostare gli eserciti sui campi di battaglia per contrastare l’avversario o per difendersi. Facevo notare, in proposito, che l’insegnamento non differiva di molto da una scuola militare all’altra. E le grandi e impreviste vittorie che si conseguivano erano solo il frutto di azioni militari compiute da condottieri non provenienti dall’apparato militare tradizionale come fu il caso di Napoleone Bonaparte e le “intuizioni” di Hitler nella seconda guerra mondiale. La stessa campagna di Russia condotta dai tedeschi e suoi alleati, nella prima e nella seconda guerra mondiale, fu persa mettendo a confronto, nel primo caso, la tecnica militare tradizionale con una logorante guerra di posizione e dove le sortite dei rispettivi eserciti raggiungevano il misero risultato di una conquista di pochi metri di terreno e al prezzo di enormi perdite in vite umane. Nel secondo conflitto mondiale, invece, si partì molto bene con una guerra di movimento con l’obiettivo di neutralizzare la tattica sia degli eserciti franco-britannici a occidente sia dei russi che era quella di ritirarsi per costringere il nemico di penetrare rapidamente nel suo territorio e con il solo intento di separarlo dalle fonti di rifornimento che, per loro natura, procedevano più lentamente.
I tedeschi in questa circostanza avevano pensato d’ovviare l’inconveniente cercando d’impossessarsi dei vettovagliamenti nemici in termini alimentari, di forniture militari e di risorse energetiche.
L’errore fatale fu, invece, quello d’impantanarsi, a un certo punto del conflitto, in una “guerra di posizione”, nella ridotta russa di Stalingrado, e qui lo sbaglio, a onore del vero, non fu degli stati maggiori tedeschi ma dipese dalla cocciutaggine di Hitler. L’esercito tedesco, infatti, nel tentativo di sbloccare Stalingrado costrinse la quarta armata corazzata a intraprendere una battaglia difensiva a Sud del Don. La logica avrebbe voluto, e gli stati maggiori tedeschi erano dello stesso avviso, che s’imponesse un ripiegamento per due precisi motivi:
1. Mancava il necessario collegamento tra la prima e la quarta divisione corazzata per contenere la forte pressione russa nell’area;
2. il clima rigido dell’inverno russo congelava e paralizzava un’armata costituita per una guerra mobile nelle regioni temperate dell’Europa centrale.
Solo davanti alle evidenti difficoltà riscontrate dall’esercito tedesco Hitler decise di far ripiegare il gruppo di armate, ma oramai la frittata era fatta e la ritirata rischiò di diventare una completa disfatta.

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Siamo in guerra o ci fanno credere di esserlo?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 dicembre 2017

porta nuova milano

Milano lunedì 11 dicembre alle ore 18:30 all’interno dello storico Palazzo delle Stelline, sito in corso Magenta n°61, sarà presentato il libro edito da Carthago, “Che guerra fa. L’Isis e i conflitti armati del XXI secolo tra sociologia e diritto” di Corrado Fatuzzo. Il saggio analizza chi sono i combattenti islamici e perché colpiscono, le difficoltà e gli effetti collaterali che vivono oggi le metropoli occidentali, l’ipocrisia dell’Europa, degli USA e del Vaticano e l’uso, spesso strumentale, di utilizzare questo cambiamento socio culturale, solo come Guerra al terrore. Tutto ciò sfrutta l’emotività collettiva, che senza riflettere attentamente si vede sempre più dentro una terza Guerra mondiale, in realtà solo mediatica. Il testo è scritto da un esperto, infatti Corrado Fatuzzo è un ex funzionario della Polizia di Stato, autore di numerosi lavori scientifici, formatore e security advisor per importanti società. A conferma di ciò le numerose opinioni da parte dei lettori che affermano come il saggio incanti per lo stile scorrevole e agile nonostante la complessità dell’argomento. Relatori dell’incontro saranno i professori universitari Alessandro Papini, dello Iulm di Milano e attuale delegato Ferpi Lombardia, e Francesco Marone, dell’Università di Pavia e analista ISPI dov’è uno dei massimi esperti in radicalizzazione e terrorismo internazionale. Modera l’incontro la giornalista Giuliana Avila Di Stefano.

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Libro di Tania Crasnianski “I figli dei nazisti”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

i-figli-dei-nazistiBompiani Collana Overlook, pag. 268, € 18.00 Traduzione di Francesco Peri. In libreria dal 25 gennaio 2017. Un saggio che racconta in otto storie esemplari la vita dei figli dei fedelissimi di Hitler, nati tra il 1927 e il 1944 e vissuti in un’infanzia dorata, garantita loro da padri pressoché onnipotenti. Molti hanno scoperto la verità sui propri genitori solo dopo la fine della guerra. Le reazioni sono state le più diverse: c’è chi, come la figlia di Himmler, ha dedicato la propria vita alla riabilitazione della figura paterna o chi, come il figlio di Höss, è diventato un fiero negazionista; ma anche chi, come Rolf Mengele, ha deciso di cambiare il proprio cognome per non tramandare ai figli la vergogna, o chi ha scelto la via della fede, diventando missionario o convertendosi all’ebraismo.“Un debutto riuscito su un soggetto particolarmente scabroso.” Le Figaro
Gudrun, Edda, Martin, Niklas e gli altri… Figli di padri che si chiamano Himmler, Göring, Hess, Frank, Bormann, Höss, Speer e Mengele. Cresciuti nel silenzio, sono le figlie e i figli dei criminali che hanno scritto il capitolo
più buio della nostra epoca. Le loro storie, pero, non coincidono con la Storia.
Per alcuni di loro Hitler era “lo zio Adolf” e i sinistri consessi delle SS un caldo ambiente familiare. Si chiamano Himmler, Göring, Hess, Frank, Bormann, Höss, Speer e Mengele. Cresciuti nel silenzio, sono le figlie e i figli dei gerarchi nazisti che hanno scritto il capitolo più buio della nostra epoca. Nati tra il 1927 e il 1944, sono stati bambini come gli altri solo in apparenza. Hanno vissuto infanzie dorate al riparo dalla guerra, in case protette o sul massiccio dell’Obersalzberg, vicino allo chalet del Führer, ed erano ancora giovanissimi quando la Germania capitolò, sconvolgendo le loro vite. Nessuno di loro seppe mai la verità direttamente dai genitori: la appresero solo dopo la guerra. Con una prosa accattivante e rigorosa, priva di giudizi morali, questo libro racconta le loro vite, i rapporti familiari e affettivi, percorsi drammatici segnati da scelte radicali, talvolta inaspettate, mai neutre. Alcuni si sono sentiti
amati dai genitori, soprattutto i figli maschi e le figlie uniche come Gudrun Himmler, Edda Göring o Irene Rosenberg. Queste ultime, divenute donne, sono rimaste vicine a posizioni filonaziste e hanno finito per vivere nel culto del padre. Altri, come Rolf Mengele, figlio dell’“angelo della morte”, hanno deciso di cambiare cognome per non tramandare ai figli la vergogna. C’è chi ha scelto la via della fede, diventando missionario o convertendosi all’ebraismo. Tutti sono accomunati dalla gravosa eredità che sono stati obbligati a gestire: con una società che li ha moralmente ripudiati, con i propri cari e soprattutto con se stessi. Tania Crasnianski, franco-tedesca ma con origini russe, è avvocato penalista. Vive tra la Germania, Londra e New York. “I figli dei nazisti” è il suo primo libro. (foto: i figli dei nazisti)

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Presentazione del saggio di Orazio Parisotto

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2015

Roma 06 Novembre 2015 ore 10 Sala delle Bandiere” Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo Via IV Novembre 149 Presentazione del saggio di Orazio Parisotto Fondatore e Presidente Onorario di Unipax:“Per un Nuovo Umanesimo alla luce del processo di unificazione europea” Diversi sono gli strumenti per poter partecipare attivamente alle varie proposte di sostegno e di mobilitazione, dall’adesione al Manifesto della Rivoluzione Globale attraverso il sito di Unipax, alla firma della Maxi Petizione in 10 punti rivolta ai Capi di Stato e di Governo affinché si avvii un processo di democratizzazione delle Istituzioni Internazionali, che sarà pubblicata sulla piattaforma http://www.change.org
Nel Progetto sono state già coinvolte decine di migliaia di associazioni di tutti i continenti impegnate per la civile convivenza e la pace (vedi la World Directory consultabile sul sito) con l’ambizione di proporre per la prima volta un nuovo modello per organizzare la nostra società nell’era della globalizzazione del 21° secolo, sollevando i problemi ma al tempo stesso indicando anche delle possibili soluzioni, delle vie di uscita dalle emergenze planetarie.“La sfida fondamentale per l’uomo d’oggi” afferma Parisotto “è saper passare da una società economico centrica e stato centrica ad una società umano centrica e bio centrica con una governance internazionale democratica ad alta intensità etica”.A tale riguardo significative sono le espressioni del Segretario di Stato Vaticano S.Em. Cardinale Pietro Parolin che lo ha definito :”Lavoro titanico, ricco di interessanti spunti e di indicazioni concrete volte all’avvio di una società più giusta e più solidale.”
Alla presentazione ufficiale del saggio e del progetto del 06 novembre sono previsti gli interventi di Cedric Boniolo, Presidente di Unipax, di Gianpaolo Meneghini Direttore dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, di Gerardo Pelosi giornalista inviato speciale del Sole 24 ore, di Italo Cucci Direttore editoriale Agenzia di Stampa Italpress, di Claudio Tessarolo giornalista e scrittore e di Franco Malerba, primo astronauta italiano (che interverrà con un suo videomessaggio)
Orazio Parisotto autore del saggio e coordinatore del Progetto ne illustrerà i contenuti e le modalità operative.
Anche l’artista Maurizio D’Agostini http://www.mauriziodagostini.com ha voluto dare il suo personale contributo disegnando l’incisione sulla copertina del libro che vuole rappresentare l’immagine del Nuovo Umanesimo: il titolo dell’incisione “Verso la meta” è volutamente profetico e segna idealmente un percorso virtuoso da intraprendere tutti insieme per tentare di risolvere gli squilibri del pianeta.
Dopo Roma è in programma un tour di presentazione del progetto nelle principali città italiane. Nei prossimi mesi saremo poi a Bruxelles e a New York.

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Torna in libreria il saggio di Nino Amadore

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2011

Mafia II

Image via Wikipedia

“La Zona Grigia. Professionisti ala servizio della mafia”, 3a ristampa, Ed. La Zisa, pp. 144, euro 10 Gli imprenditori siciliani hanno integrato il codice etico con indicazioni precise di non collaborazione con le cosche, di obbligo di denuncia per le richieste del racket. Una strada che dovrebbe essere seguita anche dagli Ordini professionali vista la mole di soggetti coinvolti in inchieste di mafia e spesso condannati. Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici e cosi’ via coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto a presiedere i loro ben avviati studi professionali. Sono pure loro i rappresentanti della societa’ civile cui si e’ rivolto anche il presidente della Repubblica recentemente, con un appello alla solidarieta’ antimafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell’intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di ‘zona grigia’, insomma le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l’oggetto di indagine del libro “La zona grigia, professionisti al servizio della mafia”, scritto dal giornalista del Sole 24 Ore Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su Internet, sara’ in libreria alla fine del mese edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it). Il tentativo dell’autore e’ quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. In Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. “Il mio – spiega l’autore – e’ un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita’”. Responsabilita’ che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessita’ di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato. “Gli Ordini – continua Amadore – hanno un ruolo importante nella nostra societa’. Ecco perche’ io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti”.

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Paolo Ghelfi Metodi ed esperienze per l’organizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Come ottenere il massimo con minor fatica Geva Edizioni pp. 302, € 18,00 Organizzare. È questo l’argomento trattato nelle pagine di Metodi ed esperienze per l’organizzazione. Come ottenere il massimo con minor fatica, un saggio, edito da Geva edizioni, che tratta temi “ever green”particolarmente utili in tempi di ristrettezze economiche, stress e “vita di corsa” e propone ai lettori l’abitudine di interpretare il cambiamento, colto o ricercato, come una opportunità; con gli strumenti più idonei dell’organizzazione. Una sorta di manuale in cui vengono indicati metodi per ottenere il massimo dei risultati ottimizzando le risorse disponibili; nella vita lavorativa, di studio, sociale e nei piccoli grandi fatti che caratterizzano la vita di ognuno.
Paolo Ghelfi,nato a Genova, è consulente di direzione e organizzazione e docente in seminari di organizzazione e metodi di analisi, problem solving e project management. Autore di diversi saggi, già direttore di una rivista specializzata in software (Note di Software, realizzata da Honeywell Information Systems Italia e Università di Milano – Dipartimento di Scienze dell’informazione).
Nella Prefazione del saggio, Sandra Migliaccio evidenzia la volontà dell’autore di“insegnare” alle persone a prepararsi al cambiamento, anziché rifiutarlo; capire e affrontare e proporre l’innovazione con il giusto atteggiamento senza rifugiarsi dietro preconcetti negativi. Per non rimanere spiazzati, per non restare intrappolati nell’ormai comune concetto, come scrive l’autore, secondo cui «ciò che è nuovo non ci appartiene perché non idoneo alla nostra realtà».
Strumenti essenziali dell’organizzazione sono le informazioni e il loro trattamento ed utilizzo, le idee e gli spunti che nascono dal confronto, dallo scambio di opinioni, nell’ambito lavorativo, formativo, familiare, ludico e sociale:un concetto che va a rimarcare la veridicità dell’importanza della conoscenza e del sapere, che consente di guidare e “governare”. Con una prima parte dedicata alle decennali esperienze lavorative nel campo del management e dell’organizzazione imprenditoriale dell’autore, ricca di aneddoti storici e di attualità, il saggio prosegue documentando metodi organizzativi particolarmente efficaci e termina con la presentazione dei risultati di un’inchiesta incentrata sulla percezione che le persone hanno dell’organizzazione.
Il libro può essere acquistato nella propria libreria di fiducia, sul sito dell′editore http://www.gevasrl.com oppure sulle principali librerie on line.

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La moneta tra leggenda e realtà

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

(Parte quarta 2nda sezione) dal saggio: “Il più grande crimine” di Paolo Barnard). Oggi le maggiori monete non sono convertibili in oro. Ok, ma allora che valore hanno in realtà? Nessuno, è la risposta. E questo anche per altri motivi. La moneta moderna è emessa in varie forme, chiamate dai tecnici M1…M2…3…4 ecc., ma tutte queste forme sono o pezzi di carta stampata che valgono solo il prezzo della carta, o monetine che valgono il misero metallo con cui sono fatte, oppure altri pezzi di carta da nulla (es. titoli di Stato) o ancora impulsi elettronici emessi da banche e BC, cioè aria fritta. Sappiate che oggi oltre l’80%-90% in media di tutto il denaro circolante al mondo è solo impulsi elettronici che compaiono sui computer, basta, è nulla di concreto. Dobbiamo fare un salto di coscienza contro natura per capire cosa sia veramente il denaro, perché non esiste idea al mondo più cementata nella mente delle persone del fatto che i soldi siano un valore*. Non sono mai in sé. I soldi, la moneta, sono solo un mezzo, che, in rigoroso ordine di tempo, lo Stato s’inventa per primo, poi se lo inventano le banche e infine tutti lo usano. Il denaro è come un codice di apertura di serrature, che permette di avere accesso a cose e sevizi, proprio come il codice del telecomando del vostro cancello automatico. Il denaro, come quel codice, non esiste nella realtà materiale, esso è impulsi elettronici che viaggiano per banche e computer, oppure è scritto come codice su dei pezzi di carta (banconote e titoli di Stato), e ha valore solo se ad esso si associa qualcos’altro, come chiarisco fra un attimo. Ma si badi bene che quanto ho appena affermato non è un giochetto filosofico sui termini, è immensamente rilevante per capire poi come lo Stato spende, cosa sono veramente le banche, come gira l’economia. Vi faccio un paio di esempi per rendere evidente ciò che avete appena letto, e cioè che il denaro di per sé è solo un codice astratto. Voi andate in banca, e chiedete un prestito di 10.000 euro. La banca vi dice ok, e vi apre un conto corrente (di seguito c/c) con 10.000 euro. Cosa ha fatto la banca? Ha premuto un tasto e ha creato un numero elettronico, 10.000, cioè nulla di valore, solo un numero – la banca si inventa letteralmente quel prestito. Voi a quel punto decidete di prendere quei 10.000 euro e di restituirli il giorno stesso alla banca. La banca cancellerà con un altro tasto il vostro debito. Nulla ha guadagnato, nulla avete perso, nulla è mai esistito, anche se c’erano ben 10.000 euro in un c/c a un certo punto, che a chiunque sembrano una notevole ricchezza. Era aria fritta, in sé, nulla di materiale e nulla di proprietà della banca, né del cittadino, come invece potrebbe essere una casa o un gioiello che non si annullano scambiandoseli. Secondo esempio: immaginate le banche come un sistema unico, che in effetti è ciò che le banche sono. Il Sig. A va in banca e ottiene un prestito di 10.000 euro. La banca si inventa dal nulla quella cifra, e apre un c/c per il Sig. A. Il c/c rappresenta il debito della banca verso A (gli dovrà mettere a  quei soldi). La banca riceve da A una carta con su scritto “devo restituirvi questi soldi”, che rappresenta il bene che la banca ha in mano in cambio del c/c di A. Situazione: la banca ha dato al Sig. dei numeri elettronici creati dal nulla = zero valore, e lui le ha dato un pezzo di carta = zero valore. Poi A spende quel denaro per comprare un’auto, che invece è un valore concreto, che lui possiede non la banca. Il concessionario verserà i 10.000 euro del Sig. A creati dal nulla, cioè aria fritta, nella sua banca, ed essa è costretta ad accettare come validi quei soldi aria fritta inventati da un’altra banca.Situazione a livello di banche come sistema unico: c’è una banca, quella del Sig. A che è a credito di 10.000 euro (A glieli deve ridare), e ce n’è un’altra che è a debito di 10.000 euro (li deve al concessionario che li ha versati). Esiste quindi a livello di sistema bancario un credito che è annullato da un debito. Pari, nessun profitto per le banche finora, infatti quei 10.000 euro per le banche non sono nulla, solo impulsi elettronici inventati da una banca e accettati come buoni da un’altra banca. A dovrà lavorare per restituire quei soldi, ma non lavorerà per pagare la banca, bensì per pagare la sua auto. Allabanca, attraverso le rate pagate da A, ritorneranno indietro gli impulsi elettronici aria fritta che si è inventata. Ovviamente, col meccanismo degli interessi si generano altri codici sia per la banca che per i c/c di A e del concessionario, ma questo di nuovo non è una ricchezza reale, sono solo codici astratti che possono o non possono essere un bene al netto (se la banca è in passivo anche gli interessi scompaiono). Ma allora cosa diavolo dà alla moneta di Stato il suo valore? Cosa la rende così necessaria al punto che (quasi) tutti lavoriamo come muli per ottenerla? Due sono le risposte:
1) Il fatto che lo Stato accetta solamente la sua stessa moneta come pagamento valido delle tasse e delle obbligazioni che i cittadini gli devono corrispondere.
2) Il fatto che le BC e le banche commerciali che hanno emesso la moneta di Stato creata dal nulla, sempre la riconoscono come valida quando gli torna indietro sotto forma di pagamenti dei cittadini. Ecco cosa oggi dà valore al denaro degli Stati, che altrimenti sarebbe solo cartaccia o impulsi elettronicida nulla, facilmente sostituibile con altro.
Spiego il primo punto: chiedetevi perché mai così tanti cittadini lavorano sodo per guadagnare la moneta di Stato, piuttosto che altre monete che si potrebbero inventare. Chiunque potrebbe creare
denaro, ad esempio immaginiamo gli ‘Itali’. Basterebbe stamparli e decidere che da oggi in poi ce li
riconosciamo validi a vicenda nelle vendite e acquisti di beni e servizi. Ma potremmo poi con gli Itali pagare le tasse, le imposte e tutti gli altri balzelli pubblici e di Stato? No, lo Stato non ce li riconoscerebbe. E allora ci toccherebbe lavorare metà giornata per guadagnarci gli Itali e metà per
intascare gli Euro che lo Stato riconosce. Un caos. Ecco che allora tutti noi siamo costretti a riconoscere la moneta di Stato come valido metodo di pagamento del nostro lavoro, e poi anche come valido metodo di pagamento delle cose che compriamo, poiché chi le vende dovrà anch’egli pagare le sue tasse/imposte con quella moneta, per cui la necessita. Insomma, la moneta di Stato la necessitiamo tutti quella dovremo guadagnarci. Il secondo punto è altrettanto chiaro: siete a cena e pagate con la carta Visa. La Visa riceverà un assegno dalla vostra banca. Ma quell’assegno è nulla, carta straccia, proprio perché come detto il denaro in sé non ha valore. Visa lo depositerà in un’altra banca, e ancora quella somma sarà nulla di valore, solo un numero teorico apparso su un computer. Poi accade che la BC verrà informata dell’esistenza di quell’assegno versato da Visa nella sua banca, e provvederà ad accreditare a quella banca l’importo dovuto coi soldi di Stato prelevati dalle riserve della vostra banca. Solo a quel punto il vostro pagamento sarà ritenuto da Visa valido: è accaduto infatti che il vostro denaro che fu emesso da Stato e poi da banche come aria fritta, è stato però riconosciuto come valido sia dalle medesime banche ma soprattutto dalla stessa BC, e questo e solo questo gli ha conferito il valore finale, perché anche in questo caso la BC non avrebbe riconosciuto come valida alcuna altra moneta. Visa è soddisfatta. Ecco quali sono quegli ingredienti che se aggiunti all’inerte e nullo denaro gli danno finalmente valore. E qui rispondo alla domanda posta all’inizio di questa parte: se è vero che la moneta (banconote, impulsi elettronici, monetine, titoli di Stato ecc.) altro non è che una serie di IO VI DEVO emessi dallo Stato ai cittadini, cosa è esattamente che lo Stato deve ai cittadini in cambio di quella moneta (cioè quando i cittadini gliela restituiscono)? La risposta è conseguente a quanto detto sopra nel punto 1: lo Stato, in cambio della sua moneta, ci deve il nostro diritto di saldare tutto ciò che gli dobbiamo usando quella stessa moneta. Solo questo. Si potrebbe obiettare che in ciò lo Stato è tiranno, perché in effetti si inventa una sua moneta, obbliga i cittadini a lavorare per ottenerla col solo scopo di potersi poi liberare delle imposte che lo stesso Stato gli impone. Cioè lo Stato appioppa a ogni singolo cittadino un ‘peccato originale’ (le tasse da pagare) e lo costringe a usare la sua moneta per liberarsi da quel ‘peccato’. Ma non è solo arbitrarietà. Pensateci bene: se non ci fosse questo sistema, chi mai lavorerebbe per il settore pubblico, cioè statale? Pochissimi. Perché i privati potrebbero inventarsi altre monete in concorrenza con quelle dello Stato, e in virtù dei maggiori profitti promettere poi maggiori vantaggi ai cittadini, per cui quasi nessuno finirebbe a lavorare per il settore pubblico e lo Stato medesimo cesserebbe di esistere. Sarebbe il trionfo dei signorotti locali in stile feudale, cioè nascerebbero veri e propri Stati privati con monete private entro lo Stato. Un caos. Ma si badi bene che in virtù degli stessi principi enunciati, anche le eventuali monete private perderebbero ogni valore se non fossero riconosciute come valide per pagare le inevitabili tasse all’interno di quei mini Stati privati. * Cresciamo con un’idea conficcata in testa: il denaro ha valore in sé (sappiamo ora che non è vero), dunque le banche sono ricchissime. Sbagliato, le banche non sono affatto ricchissime, anzi, nel mondo degli affari non svettano per profittabilità. So che in questo preciso istante state pensando “follia pura”, ma non lo è. Il problema è invece l’habitus mentale che abbiamo cementato nella mente secondo cui il denaro ha valore in sé, ergo chi lo maneggia si arricchisce tanto, e che deriva da una profonda incomprensione di cosa esso sia. Vi offro una prova al volo: il motivo per cui siamo arrivati alla terribile crisi finanziaria del 2008-2010 è che tante banche commerciali hanno cercato di trasformarsi in banche d’investimento e hanno preteso poi di fare giochi speculativi azzardatissimi. Ma perché l’hanno fatto? Precisamente perché i banchieri si resero conto che il business della gestione dei conti correnti, prestiti/mutui e piccolo risparmio, cioè essere banche normali, era roba di poco conto rispetto ai profitti di chi giocava in serie A, ovvero gli istituti d’investimento speculativi. Essere banche commerciali significa infatti gestire il denaro per la vita ordinaria di cittadini e aziende, e siccome quel denaro non è una ricchezza in sé, pochi sono i grandi guadagni.(Paolo Barnard)

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Johan Grimonprez: Double Take

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

Milano fino al 31/1/2011Via G. Modena 15, Ierimonti Gallery La Ierimonti Gallery ospita  la seconda mostra personale del video artista belga Johan Grimonprez.  Reduce da una serie di premi e riconoscimenti internazionali, verrà proiettato il film “Double Take”, un saggio che analizza come la nostra visione della realta’ e come la situazione socio-politica siano influenzate dai mass media.
Lo strumento narrativo usato dall’artista e’ la figura del “doppio”, che nel film viene codificato nel personaggio di Alfred Hitchcock e dei suoi sosia e dalle cronache degli eventi della Guerra Fredda, epoca in cui Hitchcock si trasferi’ negli Stati Uniti, utilizzando sia il punto di vista americano che quello russo.  Il film, scritto dal pluripremiato scrittore britannico Tom McCarthy e’ caratterizzato da ritmi imprevedibili, dall’alternarsi di filmati di repertorio e riprese effettuate dall’artista.  Grimonprez mescola realtà e finzione in un modo del tutto innovativo, presenta la storia contemporanea come un contesto multi-prospettico, facilmente manipolabile e lo fa con la sua consueta leggerezza ed un’irresistibile ironia. (double take)

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Sacrifici: un saggio di sadismo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2010

Editoriale fidest. Da tutte le parti politiche il coro è unanime: è necessario fare sacrifici e mi sembra, tanto per cominciare, un appello molto ipocrita in quanto è come dire: armiamoci e partite, ovvero “fateli ma noi siamo esclusi”. Ed è anche un classico del sadismo che vuole sull’altare immolare vittime sacrificali in nome del dio denaro. E lo fa, persino, con raffinata crudeltà allorchè annuncia che i detentori di lauti stipendi sono pronti ad una “elemosina” di qualche centinaio di euro a fronte di prebende dai seimila euro e oltre mensili.  Il fatto che non si alzi una voce più forte e penetrante delle altre di protesta che mostri tutta l’evidenza necessaria e opportuna, in queste circostanze, per far capire ai soliti furbi che i sacrifici si possono anche fare ma prima di tutto vanno eliminati gli sprechi, le isole di privilegi di varia natura, gli interessi corporativi, le evasioni miliardarie e che tutte insieme non ci danno solo l’attuale importo della manovra finanziaria in atto ma potrebbe essere, per lo meno, moltiplicata per quattro. E questo parlamento che sta accingendosi al solito rituale del dibattito e della conseguente approvazione del provvedimento si soffermerà sulle enunciazioni, sullo stracciarsi le vesti in un decadente rituale da ultima spiaggia per toccare la nostra sensibilità emotiva sulla povertà, sulla triste condizione dei disoccupati, dei cassa integrati, dei precari e quanto altro, ma alla fine sono proprio costoro, gli emarginati, ad essere più tartassati, quelli ai quali non è il governo ipocrita a mettere le mani nelle loro tasche ma un esercito di famelici amministratori pubblici locali che come le termiti distruggono ogni cosa al loro passaggio. Ma è il governo a scaricare sulle amministrazioni locali il fardello delle ingiustizie. Così si toglieranno i soldi per l’assistenza sanitaria ma si eviterà che si faccia a meno delle auto di rappresentanza, delle consulenze esterne milionarie, della pletora di consiglieri, delle loro laute retribuzioni, dei disservizi e via di seguito. Cosa farebbe un buon padre di famiglia se il proprio reddito diminuisse? Eviterebbe di comprarsi un vestito nuovo, un paio di scarpe, di comprarsi una nuova auto e persino di rinnovare il parco degli elettrodomestici casalinghi. Ma il padre di famiglia che è lo stato continua a beneficiare di circa settecentomila auto blu, nel dare stipendi da nababbi ai consulenti, nell’ignorare gli sprechi ma poi fa il taccagno sulla salute, sull’istruzione e sulla ricerca e sul lavoro rendendo il tutto sempre più precario e aleatorio. Vorrei che tutto questo si sentisse nelle aule parlamentari come nelle piazze e se vi sono politici coerenti che si dimettessero per sottolineare il valore di una società che sa distinguersi non in ciò che chiede ma in ciò che fa per un’equa ridistribuzione delle risorse, per una perequazione sociale togliendo il superfluo e non sottraendo il necessario a chi ha, tra l’altro, sempre dato e ben poco o nulla ricevuto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Torniamo alla costituzione

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Roma 22 aprile, alle ore 18,30 Presso Spazio Vista Arte & Comunicazione Via Ostilia, 41 (Colosseo) presentazione del libro di Andrea Leccese (pag 112, € 11,00) prefazione di Giuseppe Giulietti postfazione di Luciano Corradini con testi di Michele Gesualdi-Fondazione don Lorenzo Milani, Leo Nodari-Associazione Società Civile, Articolo 53, Demos Agorà, Persone Oneste Con l’Autore interverranno Francesco De Filippo e Roberto Ormanni, giornalisti e curatori de La mia vita dentro. Memorie di un direttore di carceri di Luigi Morsello, il magistrato Diana De Martino, gli avvocati Valentina Lucianetti e Nicola Molino, il Senatore Francesco Pancho Pardi,  Silvia Resta giornalista La7 e autrice de La bomba di Firenze.  Un saggio contro il familismo amorale  di un Paese in cui la democrazia è manipolata.
Andrea Leccese è nato a San Severo (FG) nel 1976. Ha studiato musica al Conservatorio di Foggia. Laureato in Giurisprudenza, Economia e Commer¬cio e Scienze Politiche, nel 2007 ha pubblicato il sag-gio Le basi morali dell’evasione fiscale (Armando). È socio Uciim (Associazione Professionale Cattolica di Insegnanti, Dirigenti e Formatori) e ARDeP (Asso¬ciazione per la Riduzione del Debito Pubblico).

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VII edizione del Premio Giovanni Maria Pace

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2009

Fabio Toscano, con “Il fisico che visse due volte” (Sironi Editore), è il vincitore della VII edizione del Premio Giovanni Maria Pace per la saggistica scientifica italiana, promosso da Sissa e illycaffè. Il saggio di  Fabio Toscano, che racconta della vita del genio sovietico Lev Landau, diventato leggenda tra i fisici nel secolo scorso, è una biografia avvincente che, con una scrittura semplice e chiara, propone l’affresco dei tempi in cui visse questo protagonista della fisica, premio Nobel nel 1962, tanto importante quanto sconosciuto al di fuori della cerchia degli specialisti. Attraverso le vicende di Landau, l’autore mette in evidenza anche le contraddizioni e le difficoltà che dovette affrontare una parte del mondo scientifico sovietico durante il regime stalinista. Nonostante negli anni ‘50 Landau sia già una leggenda nel mondo scientifico, in patria il regime lo ripaga con un anno di prigione per crimini antisovietici. Partecipa al progetto atomico in URSS, ricevendo onori e riconoscimenti, ma non gli è mai consentito di uscire dal Paese. Da questo punto di vista il libro costituisce un meritevole contributo alla nostra memoria storica. Infine, premiare Fabio Toscano significa dare un giusto riconoscimento a un giovane autore che, con le biografie di Gregorio Ricci Curbastro, Evangelista Torricelli e Lev Landau, si è impegnato a far conoscere alcuni grandi protagonisti della scienza moderna al vasto pubblico.

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Contro-prediche tra Europa e Islam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2009

Di Abdelwahab Meddeb L’idea di homo islamicus è divenuta poco a poco frontiera fra verità e menzogna, spiritualità e religione, totalitarismo e libertà”. Il saggio di Meddeb si presenta quale analisi dettagliata sulla questione centrale dell’Islam: il suo urto con la storia e quell’equilibrio sottile tra identità e nazione, identità e integrazione, dialogo e democrazia. “Con quali fantasmi l’Islam ha risposto collettivamente alle contraddizioni della sua condizione storica?” Attraverso quelle luci di riflettore che si sono accese con l’attentato alle Twin Towers di New York dell’11 settembre, queste contro-prediche indagano la storia e nella storia per cercare di rispondere a quelle contraddizioni vissute nell’Islam: “Quel massacro, all’origine del quale si trova un sacrificio, rappresenta l’Islam nella sua essenza o ne costituisce una devianza, un accesso di malattia, il segno di una crisi, di un turbamento, di un disagio, di un degrado? Quella religione è intrinsecamente violenta, destinata a convertire con la costrizione e con la guerra? Esalta il sacrificio e il dono di sé, per propagare la fede e estendere la propria sfera di influenza?” L’Islam, incapace di elaborare il lutto della propria decadenza, non è mai rinato, ha creato un muro all’interno del quale si assiste alla fragilità di un sistema religioso che ignora l’unico elemento fondamentale, la libertà. “Cosicchè nel fondamentalismo islamico si verifica un effetto paradosso: la violenza, il rigorismo, l’intransigenza sembrano fondarsi sul nulla, come se l’edificio potesse crollare ad ogni istante, perché in esso l’Islam è stato incapace di concepire una propria riformulazione, ha respinto ogni forma di libertà, come se non potesse coniugare spiritualità e religione, istituzioni e democrazia, dialogo e identità”. La riflessione sulla relazione fra Islam e Occidente non può prescindere, infine, da una riflessione sui musulmani: perché l’Islam non è una categoria, un oggetto astratto, ma si incarna nella fragilità dell’essere umano e richiede di riflettere sulla sua condizione e le sue frustrazioni, i suoi sogni e i suoi incubi. (Fabiana Spani) Edizioni Cantagalli Via Massetana Romana, 12 53100  Siena 408 pagine 25 euro http://www.edizionicantagalli.com

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Non è troppo tardi

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

E’ un saggio serio-ironico sui tempi moderni di Paolo Favro . Esso offre una visione originale, e a volte dissacrante, dell’Italia odierna.  La politica del nostro paese, in particolare, diventa oggetto di un’analisi non sterile, in quanto fornisce le eventuali soluzioni da adottare per risolvere problemi pratici. L’Autore si concentra soprattutto sugli sprechi della politica e su quel denaro che potrebbe, al contrario, essere impiegato in opere di rinnovamento delle infrastrutture. Tra mito e realtà, storia, malcostume, Costituzione, tempi moderni, donne, fede, Paolo Favro analizza con leggerezza, e talvolta profondità, i punti deboli della nostra società e dell’uomo contemporaneo.  Paolo Favro è nato e risiede a Schio.  Nonostante abbia operato in diversi settori lavorativi, non ha mai abbandonato il suo amore per la scrittura. Appassionato di letteratura fantasy e thriller, di musica e di cinema, come si può notare dalle numerose citazioni a volte evidenti e a volte nascoste presenti nel suo lavoro, è anche autore di “2049 Alien’s Killer” gioco di ruolo frutto della sua lunga esperienza nel roleplay-gaming. (Edito dalla Csa Editrice  Codice ISBN: 978-88-95030-84-5Numero di pagine: 120 Prezzo: 11,00)

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