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Increased investment in Sahel will boost development and resilience of rural populations

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

Rome. About one million rural people in the Sahel region will benefit from a new joint programme, the first of its kind, the International Fund for Agricultural Development (IFAD) announced today. The US$180.4 million Regional Joint Programme will revitalize economic activities and food systems in the Group of Five Sahel countries and in the Republic of Senegal.The financing agreements were signed in Ndjamena during the Ministerial Summit of G5 Sahel by Lassané Kaboré, Minister of Economy, Finance and Development of Burkina Faso, Issa Doubragne, Minister of Economy and Development Planning of Chad, Alousséni Sanou, Minister of Economy and Finance of Mali, Mamadou Diop, Minister of Finance of Niger, Maman Sidikou, Executive Secretary of G5 Sahel and Nadine Gbossa, Regional Director for West and Central Africa Division of IFAD. Ousmane Mamoudou Kane, Minister of Economic Affairs and the Promotion of Productive Sectors of Mauritania and Nadine Gbossa of IFAD also signed a letter of intent. Amadou Hott, Minister of Economy, Planning and Cooperation of Senegal signed the financing agreement with IFAD.This regional joint programme will be implemented together with the UN sister agencies, the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) and the World Food Programme (WFP), as well as the G5 Sahel and the Green Climate Fund. It will strengthen the resilience of rural communities impacted by conflicts, climate change and the current Covid-19 pandemic.The three Rome-based UN agencies’ experience in the Sahel will enable activities to be implemented quickly. Through their synergies, the agencies and their Member States aim to scale-up collaboration to support the Sustainable Development Goals. The Joint Programme with the G5 Sahel+1 stands on the “Resilience” pillar of the United Nations Integrated Strategy for the Sahel (UNISS), and contributes to the “Resilience and Human Development” axis of the G5 Sahel Priority Investment Programme.With some exceptions, most of the countries included in SD3C are undergoing conflict, particularly in border areas, which increases fragility. Terrorist attacks are frequent and often affect non-military targets, such as civilian populations, particularly in remote rural areas. Population displacements have resulted in large numbers of internal and external refugees, whose economic vulnerability has been further exacerbated by the COVID-19 pandemic.SD3C will enhance business partnerships between farmers and pastoralists through training initiatives and by strengthening cross-border markets for agricultural inputs and produce. Marketplaces and rural infrastructure, including roads and small-scale irrigation, will be improved. The promotion of market information systems and cashless exchanges through ICT platforms will enable secure transactions at borders.Women, who typically have limited access to land and finance, will make up 50 per cent of the programme’s participants. About 40 per cent will be young people, who face high rates of unemployment and will receive help in launching productive activities to gain decent incomes. Landless people and transhumant pastoralists will also be targeted. In view of the COVID-19 pandemic, beneficiaries will learn about market management practices and hygiene, and health measures used to mitigate the spread of the virus.
While in Chad, Nadine Gbossa of IFAD will also meet with high-ranking government officials to discuss partnerships and IFAD new investments in the country. She will also visit the IFAD-supported Strengthening Productivity and Resilience of Agropastoral Family Farms Project to see first-hand the impact of IFAD’s investment on small-scale farmers in the rural areas of the country.IFAD has financed 93 programmes and projects in G5 Sahel countries plus Senegal for a total of $ 3.3 billion, including $ 1.6 billion from IFAD’s own resources, directly benefitting nearly 4 million rural households.

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Crescono i bisogni delle popolazioni nel Sahel in seguito all’aggravarsi dell’esodo in corso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, oggi avverte delle disastrose conseguenze che potrebbero colpire la regione africana del Sahel, se non sarà garantito con urgenza supporto agli interventi umanitari necessari per rispondere a quella che è divenuta la crisi col più rapido ritmo di crescita su scala mondiale in relazione a numero di persone in fuga ed esigenze di protezione.Nel Sahel convergono il conflitto armato, l’estrema povertà, l’insicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la pandemia di COVID-19. Nell’intera regione, sono oltre 2,7 milioni le persone che sono state costrette a fuggire dalle proprie case. L’esigenza di accedere ad alloggi, acqua, servizi igienico-sanitari, cure mediche e ad altre forme di assistenza di base è ora enorme.I Paesi del Sahel centrale – Burkina Faso, Mali e Niger – rappresentano l’epicentro della crisi che ha determinato l’esodo in corso. Più di 1,5 milioni di sfollati interni e 365.000 rifugiati sono fuggiti dalle violenze, oltre 600.000 solo quest’anno. Il numero di sfollati all’interno del Burkina Faso è raddoppiato arrivando a più di un milione nell’arco dell’ultimo anno. Il Burkina Faso, tra i Paesi più poveri al mondo e tra quelli più esposti ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici, è alle prese con una grave crisi interna sul piano della sicurezza, situazione che comporta che la quasi totalità del territorio non sia sicura. Il livello di brutalità perpetrate ai danni dei civili è terrificante e sistematico. Con frequenza allarmante si registrano casi di gruppi armati che giustiziano genitori in presenza dei propri figli. Meno di due settimane fa – il 4 ottobre, nel Burkina Faso settentrionale – aggressori armati hanno ucciso 25 uomini di fronte alle loro famiglie nel corso di un’imboscata al convoglio su cui viaggiavano per fare ritorno alle proprie terre, nella speranza che le condizioni di sicurezza fossero migliorate.Gli attacchi ai danni delle scuole rappresentano una tetra realtà in costante aumento in tutto il Sahel. In anni recenti, oltre 3.600 scuole sono state distrutte o hanno dovuto chiudere, danneggiando i percorsi educativi di decine di migliaia di giovani alunni.Nel Sahel si registrano inoltre crescenti rischi climatici, dal momento che l’aumento delle temperature sta modificando l’andamento delle precipitazioni, incrementando la frequenza e l’intensità di inondazioni, siccità e tempeste di sabbia. Le recenti devastanti inondazioni verificatesi nella regione hanno provocato la morte di decine di persone lasciandone centinaia di migliaia – sia tra gli sfollati sia tra i membri delle comunità di accoglienza – nell’urgente necessità di riparo, acqua potabile e servizi sanitari.I governi dei Paesi di accoglienza e le comunità locali, i primi chiamati a rispondere, hanno mostrato una solidarietà rimarchevole. Tuttavia, le loro capacità di risposta sono allo stremo e necessitano di risorse immediate. Gli attori umanitari stanno faticando a rispondere all’impennata delle esigenze delle comunità sfollate e di quelle di accoglienza.Nell’intera regione, i governi di Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger hanno assunto l’impegno di mettere al centro dei propri piani di risposta le attività di protezione delle persone in fuga e delle comunità che le accolgono. All’inizio di questa settimana, questi stessi governi hanno lanciato il ‘Processo di Bamako’, una piattaforma intergovernativa per l’implementazione di azioni rapide e concrete volte a rafforzare il coordinamento tra gli attori umanitari e quelli incaricati della sicurezza e ad assicurare l’accesso degli aiuti umanitari, protezione e assistenza alle popolazioni colpite.

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L’UNHCR assicura assistenza alle famiglie sfollate nel Sahel colpite dalle inondazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, sta intensificando le operazioni volte ad assicurare assistenza alle famiglie sfollate nella regione africana del Sahel, tra più di 700.000 persone colpite dalle devastanti inondazioni che hanno interessato la regione. Decine di persone hanno perso la vita, tra cui una madre incinta e la figlia adolescente. Diverse altre migliaia necessitano con urgenza di riparo, acqua potabile e assistenza sanitaria lungo ampie aree di territorio in Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger.Si ritiene che le fortissime piogge cominciate ad agosto siano le peggiori da oltre un decennio a questa parte. In tutto il Sahel, dove violenze incessanti e indiscriminate avevano già costretto oltre 3,5 milioni di persone a fuggire sia internamente sia oltre i confini dei Paesi della regione, le case sono andate distrutte, le strutture sanitarie danneggiate e le coltivazioni sommerse dagli allagamenti.In tutta la regione, le infrastrutture, tra cui le strutture sanitarie, sono state gravemente danneggiate, condizionando le attività di risposta nazionali al COVID-19 e le capacità di assicurare trattamenti per altre malattie, quali malaria e morbillo. Dati i livelli di contaminazione delle fonti di approvvigionamento idrico e gli allagamenti dei servizi igienici, si teme con sempre maggior frequenza una possibile epidemia di colera.Nel corso delle inondazioni le coltivazioni sono andate distrutte, aggravando la carenza di scorte alimentari e le vulnerabilità degli agricoltori e delle loro famiglie, le cui possibilità di sostentamento dipendono dai raccolti. Nella regione, il Niger è stato il Paese colpito più duramente. Le autorità nazionali hanno registrato 71 persone decedute, 90 ferite e oltre 350.000 interessate dalle conseguenze delle inondazioni, in particolare nella regione di Maradi. L’UNHCR da tempo ha mobilitato aiuti destinati agli sfollati interni che vivono in aree in cui sono costretti a guadare acque il cui livello arriva al bacino o ad attraversarle remando a bordo di canoe.Le inondazioni hanno colpito sei siti che accolgono sfollati, lasciando oltre 9.000 rifugiati e sfollati interni nell’urgente necessità di riparo. L’UNHCR ha già distribuito 1.900 kit per alloggi, nonché beni di prima necessità quali indumenti, coperte e kit igienici. In alcune aree, tali operazioni hanno portato ad esaurire le scorte di emergenza.In Burkina Faso, le inondazioni hanno interessato tutte e 13 le regioni, facendo registrare 41 persone decedute, 112 ferite e lasciando 12.378 nuclei familiari senza riparo. A Kaya, una madre incinta e la figlia, in precedenza fuggite dalle violenze, hanno perso la vita quando la casa del vicino è crollata sulla loro tenda. Le piogge torrenziali hanno provocato danni estesi in un Paese in cui un abitante su cinque risultava essere già sfollato a causa delle violenze. Il Burkina Faso attualmente accoglie oltre un milione di sfollati interni, metà di tutti quelli presenti nell’intero Sahel. In Ciad, dove oltre 236.000 persone sono state colpite dalle inondazioni, UNHCR e partner stanno urgentemente assicurando alloggi, cibo, beni di prima necessità e assistenza sanitaria. Nella provincia meridionale di Gore, sono stati colpiti 1.735 rifugiati e almeno 283 famiglie si sono ritrovate i propri terreni allagati e le coltivazioni distrutte. Le piogge torrenziali hanno reso le strade impercorribili, ostacolando le operazioni umanitarie volte a prestare assistenza ai rifugiati colpiti e l’accesso del personale dell’Agenzia agli uffici di Haraze e Shari.Nel Ciad orientale, la maggior parte delle abitazioni e degli alloggi presenti in sei campi che accolgono migliaia di rifugiati vicino a Iriba è stata distrutta o gravemente danneggiata, costringendo questi ultimi a dormire nelle scuole e all’addiaccio. L’UNHCR ha distribuito aiuti per soddisfare le più pressanti esigenze delle persone colpite. In Mali, sono migliaia gli sfollati interni e i membri delle comunità locali colpiti dalle inondazioni. Centinaia di case sono state distrutte nelle regioni più duramente colpite: Gao, Mopti, Ségou e Sikasso.Il verificarsi di questi eventi moltiplica i pericoli per comunità sfollate e comunità di accoglienza che si trovano già alle prese con situazioni di estrema povertà, insicurezza alimentare, conflitti armati e rischi climatici, quest’anno tutte seriamente aggravate dalla pandemia da COVID-19.

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20 milioni di dollari per contenere gli effetti del COVID-19 nel Sahel

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Banca africana di sviluppo, UNHCR e G5 Sahel si impegnano a sostenere gli sforzi volti ad attenuare l’impatto del coronavirus sui rifugiati e sulle comunità di accoglienza.La salute pubblica e il benessere di rifugiati e comunità di accoglienza nel Sahel sono al centro del più recente accordo tripartito tra Banca africana di sviluppo (AfDB), UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e Paesi del G5 Sahel siglato ieri a Ginevra, Abidjan e Nouakchott. L’accordo permette di implementare una risposta da 20 milioni di dollari di cruciale importanza per contenere gli effetti del COVID-19 nei cinque Paesi della regione del Sahel.Finanziato dal Fondo africano di sviluppo, il progetto consentirà ai governi di Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger – che costituiscono il quadro regionale di cooperazione e coordinamento del G5 Sahel – di rafforzarne le risposte nazionali volte a prevenire la diffusione del COVID-19 e a limitarne l’impatto socioeconomico in una regione in cui la pandemia sta provocando un’emergenza senza precedenti che si somma alle molteplici crisi esistenti. La risposta darà priorità alle attività nelle aree maggiormente colpite da conflitti e violenze, con elevata concentrazione di persone costrette alla fuga e presenza limitata di istituzioni governative.Nel Sahel sono presenti 3,1 milioni di rifugiati, sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno e altre a rischio di apolidia. Ad oggi, nella regione si sono registrati 11.000 casi di COVID-19 e 468 decessi ad esso associati nei cinque Paesi. Se, da un lato, le misure emergenziali volte ad arrestare la diffusione della malattia stanno venendo gradualmente e prudentemente revocate viste le riuscite capacità di contenimento, dall’altro, resta essenziale rafforzare la risposta sanitaria a favore delle comunità più vulnerabili. Il progetto, inoltre, mira a rafforzare i sistemi alimentare e di nutrizione, in una regione in cui, secondo le stime delle Nazioni Unite, 5,5 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare.In campo sanitario, il progetto supporterà la realizzazione di campagne di sensibilizzazione relative agli effetti del COVID-19, rafforzerà le infrastrutture, la sorveglianza epidemiologica e le attività di gestione dei casi. Inoltre, permetterà l’approvvigionamento di forniture e attrezzature mediche essenziali per la prevenzione, il controllo e le cure dei pazienti affetti da COVID-19.Il progetto ricade nel quadro del meccanismo di risposta al COVID-19 della Banca africana di sviluppo che prevede l’erogazione di fino a 10 miliardi di dollari, principale canale previsto dall’istituzione per assistere i Paesi africani nell’attenuare gli impatti economico e sanitario derivanti dalla crisi. La partecipazione dell’UNHCR al progetto sarà in linea coi principi umanitari di neutralità, imparzialità e indipendenza.Partenariati di questo tipo sono incoraggiati dal Global Compact sui Rifugiati, costituendo essi un quadro per una condivisione di responsabilità più strutturata ed equa. Questo progetto congiunto costituisce un esempio di come il Global Compact possa essere applicato, e funge da modello per altri enti finanziari e dello sviluppo decisi a esplorare e impegnarsi nella risposta alle enormi esigenze generate dagli esodi forzati durante la pandemia.

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Aumentano gli attacchi nel Sahel e per i civili il tempo stringe

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è in allarme per l’inasprirsi delle violenze nella regione del Sahel che, nelle ultime settimane, ha fatto registrare la persecuzione di centinaia di civili innocenti, provocato la fuga di numerose persone e sta seriamente ostacolando le attività di assistenza umanitaria.Gli attacchi condotti dai gruppi armati e la conseguente controffensiva delle forze di sicurezza hanno portato un numero ulteriore di persone a fuggire per mettersi in salvo, andando a esercitare nuove pressioni sulle comunità di accoglienza, già alle prese con enormi privazioni derivanti dalla presenza di sfollati, spesso parenti fuggiti da violenze precedenti.L’ultimo attacco perpetrato contro il villaggio di Binedama, nell’instabile regione di Mopti, nel Mali centrale, il 5 giugno, ha provocato la morte di 26 civili.Inoltre, il 31 maggio, gruppi armati hanno colpito un’area che accoglie rifugiati presso Intikane, nel Niger occidentale, uccidendo due rappresentanti della comunità di rifugiati e un rappresentante della comunità locale. L’aggressione ha determinato che oltre 10.000 persone fuggissero in cerca di riparo nell’entroterra, nella zona di Telemces, dove l’UNHCR e i partner hanno contribuito a fornire in tempi rapidi circa 1.180 alloggi temporanei. Tuttavia, le condizioni di vita restano “deplorevoli”, sollevando seri motivi di preoccupazione relativi ad approvvigionamento idrico e salute.
“Gli attacchi continui ai danni dei civili nel Sahel, che hanno paralizzato la vita nei paesi e nelle località a ridosso del confine, sono incommensurabili e incomprensibili. Le persone sono costrette a fuggire a più riprese e hanno disperato bisogno del nostro aiuto. Stiamo facendo tutto il possibile per assicurare loro assistenza, malgrado le difficoltà di questo periodo”, ha dichiarato Millicent Mutuli, Direttrice regionale dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale, in riferimento alla pandemia da COVID-19 e ad alcune delle restrizioni derivanti dalle misure di risposta.I rifugiati presenti nella regione Liptako-Gourma, punto di triplice frontiera in cui Burkina Faso, Mali e Niger convergono, stanno cercando di mettersi in salvo in aree anch’esse flagellate da violenze e povertà. Molti sono dovuti fuggire più volte.In risposta alla situazione, l’UNHCR ha fornito alloggi e assistenza a oltre 25.000 famiglie e mira a concludere la distribuzione di beni di prima necessità per 16.500 famiglie entro la fine del mese. Tuttavia, le attività di assistenza umanitaria sono seriamente ostacolate dalla crescente assenza di sicurezza, dall’impatto del COVID-19 e dalla carenza di risorse adeguate. Dall’inizio del conflitto armato, scoppiato nel Mali settentrionale nel 2011, le violenze si sono estese al Mali centrale, al Niger e al Burkina Faso.In quella che è ormai una delle crisi che registrano un aumento delle persone in fuga tra i più rapidi al mondo, sono milioni i civili fuggiti dalle aggressioni indiscriminate perpetrate da gruppi armati, tra le quali si contano esecuzioni sommarie, la pratica diffusa dello stupro delle donne, e attacchi contro le istituzioni statali, quali scuole e strutture sanitarie.In Burkina Faso, in particolare, il numero di sfollati interni è cresciuto dai 560.000 di inizio febbraio agli 848.000 di fine aprile, vale a dire 288.000 persone in più in circa tre mesi.Per dare risalto alle enormi esigenze che affliggono la regione e continuare a implementare la risposta all’aggravarsi della crisi, l’UNHCR lancerà l’appello per la crisi nel Sahel questo venerdì, 12 giugno.Il personale dell’UNHCR impegnato nella regione, insieme ai partner e alle autorità, sta assicurando assistenza alle popolazioni in condizioni disperate, ma l’incremento dell’insicurezza e le misure anti-COVID-19 compromettono gravemente le capacità dell’Agenza di raggiungere tutti coloro che sono in stato di necessità nelle aree più remote di Burkina Faso, Niger e Mali.
Tutti e tre i Paesi dispongono di infrastrutture sociali inadeguate, pertanto assicurare alloggi, alimenti, assistenza sanitaria e approvvigionamento idrico a rifugiati e sfollati continua a costituire una priorità. Molti arrivano privi di effetti personali e sono accolti da comunità locali che, nonostante dimostrino generosità, patiscono una grave carenza di risorse e necessitano di supporto per poter sopravvivere.

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L’UNHCR chiede alle parti in conflitto di proteggere i civili nelle regioni del Sahel e del Lago Ciad

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede che sia garantita maggiore protezione alle persone coinvolte nelle violenze derivanti dalla ripresa delle operazioni militari contro i gruppi armati nelle regioni del Sahel e nel Lago Ciad, in Africa occidentale.Migliaia di persone sono fuggite quotidianamente dalle proprie case e dai villaggi a partire dal 29 marzo, quando le forze di sicurezza di Niger, Ciad, Nigeria, e Camerun hanno lanciato un’operazione di repressione dei gruppi armati responsabili di attacchi lungo le regioni frontaliere ai danni di civili e militari dei Paesi citati.“La sicurezza delle popolazioni sfollate e delle loro comunità di accoglienza deve costituire una priorità per tutte le parti in conflitto”, ha dichiarato Aissatou Ndiaye, Vice Direttrice dell’Ufficio dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale. “Nelle regioni del Sahel e del bacino del Lago Ciad, sono troppi i civili ad aver già pagato un prezzo elevato e non devono patire ulteriori sofferenze”.Quasi 50.000 persone, tra cui migliaia di donne, bambini e anziani, sono state sfollate nella regione quest’anno, comprese le 25.000 costrette alla fuga quando l’esercito del Ciad ha lanciato l’operazione ‘Ira di Boma’ presso le rive del Lago Ciad, alla fine di marzo, col supporto militare di altri Paesi. Le autorità del Ciad hanno dichiarato i dipartimenti di Fouli e di Kaya zona di guerra a tutti gli effetti.Inoltre, più di 4.000 persone sono state sfollate a causa dei combattimenti scoppiati all’inizio del mese nella regione di Tillaberi, in Niger, mentre a centinaia hanno varcato i confini per mettersi in salvo in diverse aree del Mali nelle quali vigono già situazioni di pericolo.”Attacchi e contrattacchi stanno costantemente spingendo le popolazioni che vivono a ridosso delle aree di frontiera in condizioni di miseria sempre più profonda e rischiano di vanificare qualunque progresso conseguito nel processo di rafforzamento della loro resilienza”, ha aggiunto Aissatou Ndiaye.Altre 6.000 persone, inoltre, sono fuggite dal Niger al Mali andando a unirsi agli almeno 10.000 maliani sfollati all’interno del proprio Paese a causa della serie di rivolte che hanno flagellato la regione del Sahel da gennaio 2020.In Niger, nel primo trimestre del 2020, UNHCR e partner hanno registrato 191 incidenti e 549 vittime in un raggio di 50 chilometri dalle frontiere. Gli incidenti includono attacchi, omicidi, rapimenti, furti ed estorsioni, nonché casi di violenza sessuale e di genere.L’UNHCR richiama i governi a rispettare gli obblighi internazionali e a onorare gli impegni assunti durante i dialoghi regionali di alto livello tenutisi l’anno scorso ad Abuja e a Bamako. In quell’occasione gli Stati hanno rinnovato l’impegno a proteggere i civili per evitare che cadano vittime delle operazioni antiterrorismo.L’UNHCR è pronta a supportare gli sforzi profusi a livello regionale per mantenere la natura civile e umanitaria dell’asilo e agevolare l’accesso degli aiuti. L’Agenzia continua a collaborare con le autorità per individuare una località sicura presso cui trasferire le persone. Per molti anni, conflitti armati e violenze hanno messo a dura prova sia la regione del Sahel sia quella del Lago Ciad. Dal punto di vista umanitario la situazione è estremamente drammatica e l’accesso a tutta l’area è limitato. Circa 3,8 milioni di persone sono sfollate all’interno di entrambe le regioni e 270.000 vivono nei Paesi limitrofi in qualità di rifugiati.

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Oltre 700.000 persone in fuga dal Burkina Faso a causa della violenza nel Sahel

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner si stanno misurando con numerosi ostacoli nel tentativo di avere accesso e poter rispondere alle esigenze di sfollati interni e rifugiati in tutta la regione del Sahel, in seguito all’aumento del numero e della frequenza degli attacchi ai danni della popolazione civile.In Burkina Faso, gli attacchi più recenti condotti da militanti nei confronti di civili e autorità locali dal 1 gennaio hanno costretto una media giornaliera di oltre 4.000 persone a fuggire per cercare di mettersi in salvo. Ad oggi, sono state 765.000 le persone costrette alla fuga – delle quali oltre 700.000 negli ultimi 12 mesi. Si tratta di un numero 16 volte maggiore rispetto a quello registrato a gennaio 2019. Si stima che 150.000 persone siano fuggite solo nelle ultime tre settimane.Le persone in fuga dalle violenze riferiscono di attacchi ai villaggi condotti da gruppi di militanti, omicidi, stupri, saccheggi. Terrorizzati da tali aggressioni, gli abitanti hanno abbandonato tutti i propri averi per cercare rifugio altrove.
Oltre 4.400 rifugiati dal Niger sono arrivati in Mali in fuga dalla recente scia di attacchi nelle regioni di Tillaberi e Tahoua, tra i quali uno condotto a inizio gennaio nel villaggio di Chinagodar. I rifugiati hanno trovato riparo nei comuni maliani di Andéramboukane e Ménaka. Sono andati a unirsi ad altri 7.700 maliani sfollati nella stessa area. Altre persone continuano a varcare il confine tra Niger e Mali.In Niger, oltre 11.000 persone sono fuggite da aree di frontiera non sicure e hanno trovato riparo in diversi villaggi più a sud, nei quali al momento è garantita assistenza. Le regioni di Tillaberi e Tahoua attualmente accolgono 58.000 rifugiati provenienti dal Mali e 82.000 sfollati interni.Più a nord, in Mali, in seguito all’ultimo attacco perpetrato contro il villaggio di Ogossagou il 14 febbraio, nel corso del quale sono stati uccisi 30 abitanti, la popolazione vive nel terrore e desidera solo fuggire per trovare rifugio altrove. Una missione di monitoraggio condotta da partner dell’UNHCR ne ha valutato le esigenze più urgenti. Prima di quest’attacco, gli abitanti dei villaggi vicini avevano a loro volta trovato rifugio a Ogossagou, nonostante il villaggio fosse stato attaccato a marzo dell’anno precedente e 160 persone fossero state massacrate.In fuga da Niono e dalla regione maliana centrale di Segou, altri 1.000 rifugiati maliani negli ultimi dieci giorni hanno fatto ingresso in Mauritania, un aumento notevole rispetto alla media settimanale di cinquanta rifugiati che solitamente arrivano dal Mali settentrionale. In tutta la regione, sopravvissuti agli attacchi, sfollati interni e rifugiati hanno bisogno di sicurezza, riparo, cibo e acqua potabile. Sono inoltre necessari con urgenza indumenti e altri beni di prima necessità, tra cui kit igienici per donne e ragazze. Tra le priorità vi è inoltre la necessità di garantire accesso a servizi igienico-sanitari e medici, tra cui quelli di sostegno psicosociale a beneficio di quanti si sono sottratti o hanno assistito ad atrocità. La risposta, inoltre, è volta a soddisfare le esigenze delle comunità di accoglienza, dato che spesso nelle crisi sono chiamate a intervenire per prime, nonostante vivano esse stesse in condizioni di povertà.Allarmata dal drastico aumento di movimenti forzati in corso nel Sahel, l’UNHCR rinnova l’appello affinché sia garantita la protezione delle popolazioni civili e di quanti fuggono dalle violenze. È necessario garantire accesso in condizioni sicure alle agenzie umanitarie affinché possano assicurare assistenza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha già intensificato le misure di risposta alla crisi garantendo protezione e forniture d’emergenza alle persone costrette alla fuga e alle comunità che le accolgono, assicurando in particolare l’accesso ad alloggi, istruzione e servizi volti a contrastare la violenza sessuale e di genere.

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Crisi alimentare nel Sahel

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

In un contesto di crescente insicurezza alimentare, in cui 4.3 milioni di donne, uomini e bambini rischiano la fame, il Presidente della Repubblica del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta, ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale chiedendo di unificare gli sforzi e mostrare solidarietà in modo da eradicare fame e povertà nel Sahel.Negli ultimi mesi la regione del Sahel è stata testimone di una violenza crescente con attacchi quintuplicati in Burkina Faso, Mali e Niger dal 2016. Queste circostanze hanno creato milioni di sfollati e fatto sì che molte aree si trovino in una situazione di grave carenza di viveri.Durante la conferenza stampa, il Presidente del Mali ha spiegato ai giornalisti che nonostante gli agricoltori abbiamo avuto un raccolto eccezionale, le problematiche legate alle questioni di sicurezza ostacolano la distribuzione del cibo. “Abbiamo avuto un raccolto record di 10 tonnellate, ma non è ancora sufficiente”, ha detto. E ha aggiunto: “Il problema è raggiungere le aree colpite dal conflitto”.Parlando alla cerimonia di apertura della quarantatreesima sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) dal tema “Investire in un Sistema alimentare sostenibile per porre fine alla fame nel mondo entro il 2030”, il Presidente della Repubblica del Mali ha spiegato che “i terroristi” hanno avuto un impatto molto importante sulle aree rurali. Agricoltori e pastori stanno abbandonando i loro campi e il loro bestiame terrorizzati, il risultato è che i mercati locali restano vuoti.La scorsa settimana, le agenzie ONU hanno lanciato l’allarme parlando di milioni di persone affamate in Burkina Faso, Mali e Niger a causa di una situazione di crisi in rapido sviluppo aggravata dai cambiamenti climatici. Cresce il numero di incidenti, inclusi attacchi da parte di gruppi armati e conflitti interni alle communità dovuti alla scarsità di risorse.In Mali il 60 per cento della popolazione vive nelle aree rurali dove allevamento e pastorizia sono le occupazioni principali, e dove il 53 per cento della popolazione si trova in situazione di povertà. Si stima che la produzione agricola possa crollare del 17 per cento entro il 2050. I cambiamenti climatici stanno già colpendo il Mali e altri paesi del Sahel, riducendo le terre coltivabili, i pascoli e le risorse ittiche, inasprendo i conflitti per la terra e spingendo le persone a migrare più a Sud o all’estero. Il Presidente della Repubblica del Mali ha testimoniato però di aver visto maggiore forza e solidità in quelle aree dove l’agricoltura è stata rafforzata da investimenti a lungo termine, come quelli fatti grazie al supporto dell’IFAD. “Il Mali non mollerà mai. Né il Mali, né gli altri paesi del Sahel. Stiamo sanguinando, ma vinceremo. Abbiamo ancora bisogno del supporto dell’IFAD per sostenere un numero maggiore di persone che oggi vive ancora in una situazione di vulnerabilità. L’IFAD ha permesso alle popolazioni in balia dei peggiori attacchi di mantenere i loro valori e la loro dignità”. Oggi l’IFAD ha chiesto ai suoi 177 Stati Membri di aiutare il Fondo a centrare l’obiettivo di duplicare il suo impatto sulla vita delle persone più marginalizzate entro il 2030 con una proposta di un programma di lavoro di 30 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni.Le popolazioni mondiali che soffrono la fame sono cresciute per il terzo anno consecutivo. Nel 2015 i leader mondiali concordarono che eliminare la fame entro il 2030 avrebbe richiesto un investimento annuale di più di 115 miliardi. Durante la prossima decade, grazie a un maggiore supporto degli Stati Membri, l’IFAD userà la sua specificità e la sua esperienza unica per definire e avviare progetti di investimento rurale a favore delle popolazioni più vulnerabili, incluse le donne delle aree rurali, i giovani e le popolazioni indigene.“So quanto già avete aiutato il nostro paese, ci congratuliamo per il vostro constante supporto e per il successo nel supportare i nostri giovani, le nostre donne, gli allevatori e gli agricoltori”, ha detto il Presidente Keïta. E ha concluso: “Il Mali è tra quei paesi che credono che l’importanza del lavoro dell’IFAD meriti risorse commisurate alle sue alte ambizioni”.

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Come creare stabilità nel Sahel

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

By Caroline Chaumont. La trasformazione economica delle aree rurali e la creazione di posti di lavoro per milioni di giovani che vivono in zone rurali sono indispensabili per garantire la stabilità nel Sahel. Questo è il messaggio che Gilbert F. Houngbo, presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), porterà al vertice G7 sullo sviluppo, che si terrà domani a Parigi.“Non può esserci stabilità dove ci sono povertà, fame e nessuna opportunità per milioni di giovani marginalizzati”, ha dichiarato Houngbo prima dell’incontro.Nel Sahel, il numero di giovani ha raggiunto livelli senza precedenti, con oltre il 60 per cento della popolazione sotto i 25 anni. Due terzi dei giovani vivono in aree rurali e sono più soggetti a povertà, mancanza di opportunità di impiego e di accesso a formazione, servizi finanziari e tecnologia rispetto alla popolazione adulta. Si stima che entro il 2050, il numero di giovani con età tra i 15 e i 34 anni aumenterà di 46 milioni.
“I giovani delle aree rurali sono in grado di guidare lo sviluppo economico delle loro comunità, se viene data loro l’opportunità”, ha detto Houngbo. “Ma per essere in grado di attuare ciò occorrono politiche e investimenti adeguati”.
Oggi, il settore alimentare rimane la spina dorsale dell’economia nel Sahel. È il settore che fornisce maggiori opportunità di impiego, generando circa l’80 per cento dei posti di lavoro in Burkina Faso, Mali, Niger e Chad. Di questi posti di lavoro, tre quarti sono impiegati in agricoltura.Secondo l’IFAD, la crescente domanda di generi alimentari, che si stima aumenterà del 60 per cento a livello mondiale entro il 2050, offre l’opportunità di creare nuovi posti di lavoro, non solo nell’ambito della produzione agricola ma anche in quelli relativi a trasformazione, confezionamento, trasporto, distribuzione e vendita al dettaglio dei prodotti.A Parigi, Houngbo parteciperà alla cena di lavoro del G7, incentrata sulla creazione di opportunità di lavoro dignitose per i giovani delle aree rurali nella regione del Sahel. Alla cena parteciperanno i ministri per lo sviluppo del G7 e i ministri del G5 Sahel. Il S., in senso geografico, si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso, per circa 2,5 milioni di km2.

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Humanitarian, rehabilitation and development assistance

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Leaders from United Nations agencies and representatives of affected governments and major donors today called for an urgent scale-up of humanitarian, rehabilitation and development assistance to respond to rising levels of hunger in the Sahel region, caused by the combined effects of drought, high food prices, displacement and conflict. “This is a devastating drought. It’s throwing more than 10 million people into grave food and nutrition insecurity. Today, more than one million children are facing urgent malnutrition which can have devastating long-term consequences,” said UN World Food Programme (WFP) Executive Director Josette Sheeran, following a high-level meeting at WFP headquarters in Rome. Leaders attending the meeting called for a comprehensive, rapid and robust response to the crisis to address the needs of the most vulnerable – especially women and children – among the millions who have been affected by drought. They called for a combination of relief with early recovery and longer term development actions. In addition, they resolved to work together to meet immediate food security and nutritional needs of affected people, while supporting programmes that address the root causes of problems and help to strengthen resilience of communities living in areas that are affected by chronic drought. This would include support to smallholder farmers to improve self-reliance and resilience in the face of difficult climatic and economic conditions.All agreed on concrete steps to pave the way for a successful transition to early recovery and lay the foundation for sustainable development.Participants agreed on the following course of action:
• Support for short-term food security and nutrition crisis response, developed by and between national governments across the region, and regional organizations that can increase access to food, with a positive impact on the nutritional status of the most vulnerable populations. Scale up of existing safety net programmes as part of well-designed social protection systems and leveraging existing national food reserves, while safeguarding the productive assets and income sources of the most vulnerable to boost local food production.
• Delivery of targeted emergency food assistance, including- where appropriate – cash for work programmes, cash transfers and food vouchers, strengthening local markets and linking local production and consumption. Assistance would include delivery of targeted emergency food programmes through nutritionally enhanced products for young children and nursing or pregnant mothers, as well as therapeutic foods for children suffering from severe acute malnutrition.
• Deployment of early warning information management systems that support the repositioning and consolidation of needs assessments and provide regular, timely, and accurate updates on the evolving humanitarian situation. Use of this information to guide targeting of interventions, to help monitor progress to facilitate the development and implementation of comprehensive, integrated plans at the country level to reduce the risk of such crises recurring.
• A quick and effective response to the current internal and external displacement of populations in Mali as a result of fighting between the insurgents and Malian military forces, which will compound the already severe situation, most particularly in Mauritania, Niger and Burkina Faso.
• Development and implementation of plans that simultaneously provide for immediate assistance to avert a more severe humanitarian crisis during the coming lean season, while addressing the underlying causes of the crisis and allowing for early recovery of communities living in areas hardest hit by drought and lack of access to food.
• Continued support to the Governments of the Sahel and regional organizations to strengthen their capacity to address the structural causes of the recurring food crises in the region, including by targeted approaches to overcome obstacles in meeting the Millennium Development Goals, particularly Goal 1: reducing by half, the proportion of people living in hunger and poverty by 2015.
• Development of strategies and approaches that take into account the prevailing insecurity and recognise the need to incorporate disaster risk reduction, community security and conflict prevention interventions as integral to the response to the region.
• Build household, community, national and regional resilience to external shocks by supporting sustainable agricultural development, encouraging investment in smallholder agriculture and livestock systems and the creation and full implementation by ECOWAS of a pilot regional emergency humanitarian food reserve system, complementing the national food security instruments.
• Enhance coordination among UN agencies, national governments, regional institutions, non-governmental organisations, civil society groups, donors and other development partners to support an integrated and efficient response to humanitarian needs and medium to longer-term development needs of affected populations that will constitute an enduring response to the crisis.
• Immediate action by international donor community to mobilise the resources necessary to support the humanitarian, rehabilitation and development response to emergency needs affecting over 10 million people in the Sahel region, as well as longer-term recovery and food security programmes.
• Build partnerships for integrating humanitarian and long-term development approaches as part of a comprehensive strategy to build up resilience in the Sahel countries.
• Mainstreaming of disaster risk reduction into national development frameworks with a special attention to food security, and support for social protection programmes to assist the most vulnerable populations.
At the Rome meeting, participants included, the leadership of the UN World Food Programme (WFP), the Food and Agriculture Organization (FAO), the International Fund for Agricultural Development (IFAD), the UN Development Programme (UNDP),the Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), the European Commission’s Humanitarian Aid and Civil Protection department, joined by senior representatives from the United Nations Children’s Fund (UNICEF), the UN High Commissioner for Refugees (UNHCR), United States Agency for International Development (USAID) , representatives of the African Union (AU), Economic Community Of West African States (ECOWAS), the International Council Voluntary Agencies (ICVA), and a broad representation of donor governments, as well as WFP board members.

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Un milione di bambini del Sahel a rischio malnutrizione nel 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2011

Landscape of Sahel

Image by CIFOR via Flickr

“Si stima che nel 2012, se la comunità internazionale non interverrà un milione di bambini nella regione africana del Sahel occidentale e centrale sarà a rischio malnutrizione”.”Della zona del Sahel sono otto i paesi coinvolti in questa crisi che coinvolgerà soprattutto i bambini. Tra pioggie insufficienti e scarsi raccolti, la “stagione arida” – quando il cibo dell’ultimo raccolto sarà esaurito – potrebbe cominciare in alcuni paesi già dal mese di marzo, invece che dal mese di giugno, come consuetudine.
“Qualsiasi riduzione di quantità e qualità nutrizionale degli alimenti di una famiglia ha un impatto sui bambini, soprattutto sui più piccoli. Un numero significativo di bambini nel Sahel già soffre di malnutrizione, tutto questo lì renderà ancora più vulnerabili. Appositi alimenti terapeutici pronti all’usosono il modo migliore per curare la malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni, in modo da avere la possibilità di sopravvivere e rimettersi. La più grande sfida che dobbiamo affrontare ora è garantire ai bambini una quantità sufficiente di questi alimenti fondamentali, che possa aumentare nei prossimi mesi.
Nel 2010 l’impegno dei donatori, la generosità della comunità internazionale e il duro lavoro degli operatori umanitari hanno evitato una grande tragedia nel Sahel. Insieme possiamo farlo di nuovo. Ma dobbiamo cominciare subito, perché la regione è vasta, la sfida è grande e la finestra si sta chiudendo.
“I bambini a rischio nel Sahel non sono solo statistiche con cui si può misurare la grandezza di un potenziale disastro umanitario. Sono bambine e bambini e ciascuno ha il diritto di sopravvivere, crescere e contribuire allo sviluppo della sua società. Non dobbiamo fallire “.

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